Ricerca storica “La comunità del pascolo di Fouzargo è documentata nel 1237 e risulta già fusa con quella di Ambrizola nel 1318; nel 1331 i consorti congregati in generali regula in col de sub taiaio, sulla piazza della chiesa sotto il tiglio, laudaverunt viva voce, approvarono parecchie disposizioni.” “I pascoli ed i boschi costituivano la proprietà comune e indivisa dei regolieri. Sul fondovalle i terreni erano in gran parte proprietà privata.” “Essi eleggevano il nuovo marigo di Ampezzo … Gli eletti restavano in carica per un anno soltanto. Ad ogni modo il Comune non va paragonato a quello moderno; veniva preso alla lettera il significato latino: bisogna compiere il proprio munus (ufficio, dovere) cum insieme agli altri consorti, se si vuole avere diritto ai benefici. Coscienti di non poter fare a meno dell’aiuto reciproco, gli ampezzani prendevano in comune, nello spirito di una vera democrazia, decisioni a cui tutti dovevano attenersi per il bene generale.” “Veramente sbalorditivo è leggere che già alla fine del 1300 esisteva un regolamento edilizio con quale non si scherzava: Deliberiamo che nessuno di Ampezzo o altri osi costruire una casa o qualunque edificio fuori dei limiti imposti dal Comune, come risultano dettagliatamente dagli scritti della Comunità. Chi contravvenisse viene privato delle libertà (dei diritti) della Comunità e l’edificio viene asportato.” “Inizi del commercio del legname e del rodolo. In questo periodo cominciò a prendere consistenza il commercio del legname; nel 1383 un Riccobon (consigliere del Cadore) vendete mille taies a Pietro Persicisi di Belluno, a 16 soldi l’una. Gli ampezzani boscavano anche in Misurina… A quei tempi si dava più importanza al pascolo che non al legname; in una lite sorta nel 1394 gli auronzani permisero agli ampezzani di tagliare alberi a Misurina, ma non di segare ivi l’erba per far fieno, neppure da settembre in poi; solo ai buoi adoperati per il trasporto era concesso di pascolare ragionevolmente. Già a quei tempi deve esserci stata la menada o fluitazione dei tronchi nel Boite ingrossato dallo sciogliersi delle nevi. La località Ra Stua prese il nome da una diga provvisoria (stua) eretta per formare un piccolo lago artificiale, sul quale galleggiavano i tronchi. La diga veniva aperta d’un colpo, rendendo possibile una menada de ra taies.” “Il legname che veniva venduto nella pianura veneta, si radunava sotto Reis, sotto le scuole elementari, dove veniva messo in scento. Cioè venivano fatte delle cataste. Nel piano di Reis si trovavano fino a 150-200 mila taies tronchi; c’erano anche quelle che venivano dalla Pusteria, ciò fino alla costruzione della ferrovia di Dobbiaco (1871). Veniva pagato al Comune il posteggio del legname il cui totale ammontava a circa 60 mila fiorini. Quando la Boite era in piena si facevano scendere i tronchi lungo la scarpata e cominciava ra menada, la fluitazione. I menadasc, gli uomini addetti a questo lavoro, accompagnavano i tronchi stando sulla riva e cercando con lunghe pertiche munite di uncino dette anghier, di farli scorrere se era necessario. Muniti di grife, ramponi a sei punte, e legati e trattenuti dai compagni, dovevano camminare sui tronchi e disincagliarli. I tronchi erano accompagnati ad ogni tratta del fiume dai boscaioli del posto. Ogni Comunità forniva i suoi e questo fino a Perarolo; pertanto i menadasc ampezzani lavoravano fino a S. Vito, poi si ritrovavano a Perarolo per la cernita, in base ai segni di famiglia o dei mercanti che li avevano precedentemente acquistati. A Perarolo cominciava la costruzione degli zatteroni che avrebbero fluitato fino alla Laguna dove, alla fondamenta delle Zattere, il viaggio finiva.” “La menada partiva dallo stàzio (deposito) di Reis, quel pianoro subito a sud del cimitero. Alcuni avevano provato a fluitare i tronchi anche dal Pian de Loa e il Ru de Traenanzes, ma avevano provocato guai alle rogge dei mulini e delle segherie, così il Maggior Consiglio – l’organo che si occupava, tra l’altro, dei boschi – aveva emanato un decreto che vietava la fluitazione a monte di Reis. Qui, nel corso dell’inverno, venivano accumulate quasi tremila taies (tronchi), provenienti in parte dalla Pusteria con le slitte. La menada sfruttava r’aga granda, la piena di giugno, creata dal disgelo. In autunno ci poteva essere la menada pizora se le pioggie erano state abbondanti.” “Reis è il corpo della frana su cui è sorta Cortina; il nome è documentato dal 1333. Reis è stato importante anche per altri motivi: vi passavano tutte le processioni e quando, nel 1857, vi venne installato il bersaglio, divenne luogo di ritrovo e di svago.” “La stua del Padola, complessa macchina idraulica ideata da Vittorio Maria Gera ed entrata a far parte della letteratura tecnologica ottocentesca; serviva a produrre piene artificiali del torrente in modo da spingere a valle il legname raccolto lungo le sue sponde.” “Il cidolo sul Piave a Perarolo nasce nella seconda metà del secolo diciassettesimo.” “Un altro cidolo era sul Boite… La prima menzione, a noi nota, è del 1823, quando era di proprietà dell’uomo politico e storico cadorino Taddeo Jacobi. La terribile alluvione del 13 ottobre 1823 lo distrusse. Fu ricostruito su progetto del geometra Michele Calotta del 2 marzo 1838, per conto del Capitolo dei negozianti di legname e rovinato da un masso che vi cadde nel 1899. Ripristinato, esisteva ancora ai primi del secolo, come testimonia il già citato Lorenzoni. Era tra Carsiè e l’attuale ponte ferroviario. Venne smantellato durante la realizzazione di tale manufatto nel 1913.” “Non risulta che i Caminesi abbiano disposto dei boschi; ad ogni modo alla loro estinzione, creata la Comunità del Cadore, gli originari, richiamandosi a diritti più antichi (la Allmende dei longobardi) si dichiararono padroni in comune dei boschi.” “Perciò la gestione dei boschi in quanto legname fu assunta dal Comune di Ampezzo (anche le Regole si autodefinivano Comune).” “I boschi comuni. Essendo il pascolo di gran lunga più antico del commercio del legname, i confini dei pascoli, cioè delle Regole, erano già ben precisi e non si tolleravano intrusioni. Invece i limiti del buscare erano ancora fluidi per le zone periferiche più lontane e scomode. Restarono così dei boschi promiscui o comuni agli uomini di Cadore in cui tagliava chi arrivava primo o in cui si tagliava insieme.”
“La fine dei boschi comuni. Dal 1590 in poi (nuova generazione) ripresero le lagnanze di Auronzo contro il boscare in comune. Nel 1593 furono citati a Pieve per aver fatto danni nei boschi di Auronzo altri tre ampezzani: Oliviero de Fiori di Pecol, Antonio di Olverado, Pietro di Giovanni di Grava. L’anno 1594 mi sembra quello che, se non in teoria, in pratica però pose fine al taglio promiscuo. Il capitano di Cadore (per ordine di Venezia?) proibì nuovamente ai mercanti di comprare legname tagliato dagli ampezzani a Misurina. Perciò gli auronzani scacciarono con la forza dal loro territorio i boscaioli ampezzani e non permisero il transito del legname attraverso Auronzo. Alle proteste del governo austriaco, Venezia rispose che non riconosceva altri trattati all’infuori di quelli fatti dai suoi commissari e approvati dal governo; ed alle pretese ampezzane ribatté seccamente … di non veder ragione alcuna con la quale gli ampezzani possano pretendere il diritto di tagliar nei boschi di Misurina e Popena… e disse chiaro che intendeva levar le comunanze. Così, dopo circa trent’anni di calma, questo ordine di Venezia mise praticamente la parola fine al taglio promiscuo, all’usanza del buscare in comune. Da allora in poi ogniqualvolta gli ampezzani riprovarono a tagliare in Misurina ne furono inesorabilmente cacciati, finché i commissari del 1605 sospesero tutto anche ufficialmente.” “Gli alberi venivano ridotti in taies di metri 4,18 (piedi di Vienna 13 e mezzo); unità di misura pratica era la taia dal pié cioè del diametro di un piede (di Vienna: cm. 31; di Ampezzo: cm. 32) corrispondente pressappoco ad un terzo di metro cubo. Le taglie, accumulate per lo più a Reis, presso la riva del Boite, venivano ispezionate dai mercanti all’ingrosso veneti e vendute al miglior offerente. Fino a Perarolo venivano fluitate nel torrente, al momento della sua massima portata allo sciogliersi delle nevi. Il prezzo del legname era al piede di lire 10 (del Regno d’Italia) nel 1810, di lire 12 nel 1813, di lire 17 nel 1824 (anno eccezionale). Una taglia valeva da 4 a 5 fiorini nel 1837, cinque fiorini nel 1852. Riguardo alle quantità delle piante tagliate, vediamo nel:1815 accumulate a Reis 2850 taglie, a Valdorié 4330.; nel 1817 un vento orribile ha sradicato 20.000 alberi in Saresin; nel 1824 vendute 3319 taglie, che hanno dato piedi 1969; nel1837-1838 taglie accumulate a Reis 41.324.” “Dopo il 1852 si pensò che, riducendo il legname in assi in paese invece di venderlo greggio, se ne sarebbe ottenuto un doppio vantaggio: posti di lavoro in più e maggior guadagno. Si mandarono Silvestro Franceschi e Angelo Apollonio a Norimberga e Stoccarda per vedere le grandi segherie tedesche. Fra il 1858 ed il 1860 Franceschi costruì a Socol presso il Boite per conto del Comune due segherie all’uso di Ampezzo e le infrastrutture per le due segherie ordinate da Cromer-Clett di Norimberga. Le segherie private di Alverà, di Fiames e di Reis dovettero chiudere, non potendo reggere la concorrenza di Socol, e furono comperate dal Comune (fiorini 800 per Reis, 2150 per Fiames; un’altra segheria restava a Pontejeja)… Ma il beneficio risultò molto minore di quello che si era sperato. Le taglie rendevano meno, ma si facevano fluitare sul Boite, mentre le assi bisognava trasportarle con carri e quindi restavano spesso invendute. Dato l’imponente capitale impiegato, ci vollero molti anni prima che le segherie diventassero attive, se mai lo diventarono. Perciò, dopoché furono spazzate via dalle tremenda alluvione del 1882, nessuno pensò più seriamente a ricostruirle.” “Il progresso. … Nel 1897 i fratelli Manaigo aprirono la prima piscina; nel 1894, per rendere il paese più attraente fu fondata una Società di abbellimento a cui seguì la Commissione d’ornato del Comune nel 1900.” Nel 1907 fu costruita la “Strada delle Dolomiti” e quindi il Ponte Corona; nel 1908 fu costruito l’edificio attuale Hotel Franceschi; il cosidetto “corpo di fabbrica storico principale”, di cui si deve mantenere volume ed estetica è stato costruito in questo periodo (tra 1907 ed il 1915); (sulla foto dell’incendio dell’Hotel Franceschi del 1918 lo si intravede sullo sfondo); però, ciò che viene definito “ corpo di fabbrica aggiunto” (art. 7) del Bando per Concorso di idee è in realtà il vero volume storico, o perlomeno lo sono i muri perimetrali, così come documentato dalle fotografie e dalle planimetrie catastali antiche. (Vedi qui accanto il probabile sviluppo cronologico degli interventi edilizi). Si ipotizza che la vecchia segheria, forse solo in legno e non in muratura, esistesse almeno fin dal ‘700 (vedi sistema costruttivo dei toulà in telaio e tavole e non più a “Blockbau”), ma probabilmente veniva impiegata per “uso interno”, cioè per segare tavole da impiegare in costruzioni in Ampezzo, e non da commercializzare; la nota su “Tete Dane” dimostra che egli possedeva casa con mulino a Pontechiesa; crediamo che l’intera proprietà sia stata venduta (o permutata) alla “Comunità d’Ampezzo”, attuale Comunanza Regoliera. Il vero “pian dei scente” del Comune era a “Reìsc”(dove si potevano fare rotolare le taglie nella Boite) e non a Pontechiesa; quest’ultima zona però si sviluppò, enormemente, in quanto, accanto a magazzini del legname (le tavole venivano disposte “in piedi”), da poco era sorto il piccolo centro industriale denominato “sò dai Apolonie”, cioè la più grande falegnameria di Ampezzo (v. nome Via dei Marangoni); questo divenne il vero centro finanziario di Ampezzo almeno fino intorno all’anno 1950 circa. Il legname segato e disposto in cataste orizzontali di tavole su una foto del 1902 ne sono la dimostrazione. Qui a fianco si rappresenta il verosimile sviluppo della zona. La maggior parte degli Alberghi (tanti proprio della famiglia Apollonio) viene costruita in questo periodo, anche grazie alla costruzione della Strada delle Dolomiti. I muri del retro del magazzino (il tetto forse bruciò proprio durante la prima guerra mondiale), rimasero a rudere fino a circa 45 anni fa. Il resto è storia recente: 1959: transazione Regole/Comune ed istituzione della “Comunanza Regoliera”; ente provvisorio di gestione del territorio della Comunanza (ASCOBA); 1971: riconoscimento della Comunanza Regoliera con Legge dello Stato; 1985: fine dell’attività della segheria anche per “l’uso interno”; 1990: istituzione del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo.
Silvestro Franceschi. Qui a Cortina, accanto al suo campanile, è doveroso ricordare Silvestro Franceschi. Nato a Cianpo nel 1792, cominciò come falegname, apprese vari mestieri e fu imprenditore di vari lavori: strada maestra da Lienz a Monguelfo, strade in Ampezzo, argini sul Boite, restauro della vecchia casa del Comune, della casa degli uffici, del tetto della Parrocchia; fu sotruttore del Casino del Bersaglio, del ponte Regnera, del ponte di Stefansdorf presso Innsbruck, in parte del teatro di Innsbruck, delle segherie di Socol, di vari altri macchinari. Costruì per esempio una teleferica che sollevava il legname da Pederù fino a un colle presso Fodera Vedla, in Senes, senza nessuna fatica muscolare: una ruota mossa dall’acqua, con un meccanismo avvolgeva la fune traente e sollevava i tronchi fino al colle, che fu battezzato allora Col de ra Machina e si chiama ancora così. … De Zanna scrive: era uno spirito vivace ed eclettico… dotato di genialità e di inventiva… impresario, costruttore, disegnatore, progettista… di grande esperienza e prestigio… Aveva anche il tempo di dedicarsi alla vita pubblica: fu capocomune dal 1848 al 1850, per molti anni consigliere, comandante della massa (difesa territoriale) nel 1848, commissario di patria difesa nel 1859… Il suo capolavoro resta il campanile, che seppe condurre a termine in modo perfetto, costruendosi da solo le impalcature e tutti i macchinari necessari, disegnandosi i particolari e badando a tutto, di modo che non si ebbe il minimo incidente. Silvestro Franceschi sarà ricordato finché resterà in piedi il campanile di Cortina. Nessuno è profeta in patria, dice il proverbio; anch’egli infatti raccolse ben poca gratitudine. Nel 1858 il comune respinse un suo progetto di ingrandimento della casa con mulino che possedeva a Pontejeja; ma Franceschi si rivolse alle autorità superiori e l’ebbe vinta. Perciò sorsero altre lunghe beghe per il saldo di quanto gli spettava per la costruzione del campanile e per le seghe di Socol, con riduzioni e dilazioni dei pagamenti. Solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1870, il Consiglio deliberò di erigergli un monumento per fl. 200, per meriti nel promuovere il bene della patria; ma non risulta la sua esecuzione.”
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