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Jim Houser • Mattia Turco • 2501 • Alvvino
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b a s t a rd • Spring Summer 2013
Death or glory Quel pazzo di Jep, irriverente e fuori da ogni schema, come i Clash. Fino all’ultimo, e oltre. Jep indossa la camicia Clash (PAG 39) con grafica disegnataa da Fritz Conti, Il costume si chiama Strummer (PAG 57)
b a s t a rd • Spring Summer 2013
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Stripes and stripes Gessato 100% fatto a mano, in casa, con il pennarello, come una volta. Viva l’artigianalità, viva l’ignoranza! Da sinistra: Nicola con la t-shirt Fast-T (PAG 64) e a destra con la felpa Fast (PAG 33)
b a s t a rd • Spring Summer 2013
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Copacabana Ivan Fernandez, rilassato e solare, anche quando non sorseggia caipirinha sul lungomare di Rio. Da sinistra: Ivan con la t-shirt Mar (PAG 64) a fianco con la camicia Copa (PAG 39). Il costume correlato è il Rio (PAG 59)
b a s t a rd • Spring Summer 2013
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JIM HOUSER Nato nel 1973 a Philadelphia, Pennsylvania, la città in cui tuttora risiede, Jim Houser è artista autodidatta, chitarrista, padre e marito. Assistere ad una istallazione di Jim Houser significa essere proiettati in un mondo rosso e blu dove tratti semplici si rifanno all’arte incondizionata dei bambini. I suoi lavori riflettono personali stati d’animo e visioni proprie della realtà: tristezza e disagio si alternano a felicità e amore in un immaginario dove acqua, animali e piante recitano in un palcoscenico adornato da chitarre e vecchie radio. Abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo personalmente durante la sua prima mostra personale italiana, a Milano, dove, morbosamente attratti dai suoi lavori, è per noi stato impossibile non proporli di collaborare con noi. Risposte di Jim Houser
Ciao Jim e benvenuto al bastard dealerzine. Visto che che si tratta della tua prima apparizione, potresti presentarti ai nostri lettori? Ciao a tutti! Mi chiamo Jim Houser, Vivo a Philadelphia con mia moglie Jessica e nostro figlio Seamus. Nella vita dipingo e faccio musica! la più banale delle domande, come hai cominciato a dipingere? Ho cominciato a disegnare e a dipingere da bambino e non ho mai smesso. Credo sia una prerogativa della gente che dipinge, si comincia da bambini. Quando e come dipingere è diventato un lavoro? Nel 1998 ho organizzato una mostra dei miei lavori allo Space 1026 (NDR: uno spazio gestito da una comunità di artisti di Philadelphia). La mostra ha avuto dei buoni riscontri e mi ha spinto a dedicarmi completamente alla pittura. Ai tempi lavoravo in un negozio di macchine fotografiche, mi occupavo dello sviluppo delle foto. E’ stato l’ultimo lavoro “vero” che ho avuto. Da li in poi in poi mi sono impegnato per poter far diventare la pittura il mio lavoro. Sei conosciuto per il tuo stile essenziale. I tuoi disegni sono davvero molto semplici, riuscendo però ad essere emozionanti. Hai sempre avuto lo stesso stile o quello che vediamo ora è il risultato di un percorso? Tendenzialmente lo stile dei miei dipinti è sempre stato lo stesso. Certo con il tempo si è evoluto. Negli anni ho imparato a essere più pulito: l’esperienza mi ha b a s t a rd • Spring Summer 2013
insegnato a dipingere nella maniera più semplice possibile. Credo il mio percorso artistico possa essere riassunto in un credo: “dire di più con meno” Dedichi giornalmente tempo alla pittura o dipingi solo quando sei inspirato? Raccontaci del tuo modo di lavorare. Lavoro a casa. Il mio studio non è altro che il piano superiore della casa in cui vivo. Mia moglie è un infermiera e nei giorni in cui lavora io passo il tempo con nostro figlio, giocando con lui tutto il tempo in cui la madre è assente. Nei giorni in cui mia moglie è a casa dipingo il più possibile. Generalmente dipingo dalle nove del mattino fino alle tre del pomeriggio, faccio un sonnellino, ceno e poi dipingo fino a che riesco a rimanere sveglio. La tua palette di colori è forse la caratteristica più riconoscibile dei tuoi lavori! Quale è la storia della scelta delle tue tinte? Come ti ho raccontato prima, tutto nasce dall’esigenza di semplificare il più possibile. La mia palette di colori si è ridotta negli anni riducendosi al minimo indispensabile. Generalmente lavoro con le sfumature del rosso e le sfumature del blu. Rosso e blu sono colori opposti, in più sono i colori dell’acqua e del sangue.
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Come ti senti riguardo al fatto che un sacco di gente che non conosci e non conoscerai mai, amano (e comprano) i tuoi lavori? Pensare al fatto che che ci sia qualcuno a cui piace quello che faccio al punto da spendere soldi per poterlo avere mi lusinga e mi incoraggia a proseguire nel mio lavoro. Non sono sicuro riuscirei a fare qualcos’altro per vivere che non sia quello che già faccio. Posso affermare di sentirmi molto fortunato. Hai lavorato per Toy Machine. Il suo boss Ed Templeton è a sua volta un artista. È stato difficile lavorare con un altro artista? Assolutamente no. Ed è una persona con cui è molto piacevole lavorare. Con Toy Machine avevamo stipulato un ottimo accordo dove io proponevo quello che volevo quando mi venivano delle idee, e se Ed gradiva la proposta, usava la grafica che mi veniva
b a s t a rd • Spring Summer 2013
pagata. Non si trattava quindi di un vero e proprio lavoro, ma di una collaborazione. Comunque avere a che fare con Templeton e Toy Machine è stato una bella esperienza. Sappiamo che sei anche un chitarrista. C’è una connessione tra la tua musica e la tua arte? Credo ci siano connessioni tra tutte le attività che ogni singola persona svolge. La musica che suono è molto semplice e ripetitiva, proprio come i miei dipinti. Consideri la musica un possibile lavoro o solo una passione? Sia dipingere che fare musica per me sono principalmente forme di meditazione. Farlo mi permette di organizzare i miei pensieri, mi aiuta a rilassarmi. Sono appassionato di musica quanto di pittura, con la differenza che con la pittura ho un miglior feeling.
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Dipingere mi viene molto più naturale, fare musica mi è più difficile, quando suono ho la sensazione di parlare una lingua non mia di cui conosco poche parole. A dirti la verità la cosa mi crea qualche frustrazione. Arte, musica, skateboarding, cosa altro ispira la tua vita? Il linguaggio! Il modo in cui le parole suonano e appaiono quando le scrivi (o disegni...). Inoltre mi piace molto la natura, è per me grande fonte di ispirazione, ma per chi non lo è? Sei cresciuto a Philadelphia, dove tuttora vivi. Philadelphia è una città che amo. Ci ho passato tutta la mia vita. E’ posto che tutti dovrebbero visitare Cosa mi dici dello SPACE 1026? Lo spazio è una cooperativa di artisti che alcuni miei amici hanno fondato nel 1997/98. E’ una cooperativa da cui sono passati almeno un centinaio di artisti. Su internet potete trovare un sacco di materiale che meglio vi spiega come è strutturato lo spazio. Di sicuro SPACE 1026 è stato qualcosa di molto importante per diversi artisti. Ti abbiamo conosciuto a Milano un paio di anni fa, come è stata la tua esperienza italiana? Ho conosciuto Patricia (Armocida, gallerista milanese, NDR), da Colette, a Parigi, dove mi ha chiesto se volevo allestire una mostra nella sua galleria. Io e mia Moglie eravamo in luna di miele e siamo passati per l’ Italia, dove abbiamo fatto la mostra. Patricia è stata squisita e ci ha permesso di passare dei bei momenti. Credo ci sarà una mia tela in una mostra che terrà nella sua galleria questo autunno. Piani per il futuro? Pianifico di fare quello che sto facendo adesso! Essere un buon marito, crescere un figlio e cercare di fare del mio meglio per fare arte che mi possa rendere felice.
Avventurati nel suo magico mondo a tinte rosse e blu di visitando il sito jimhouser.com La t-shirt disegnata da Jim si chiama Rabbithole e la trovate a pagina 65
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MATTIA TURCO Conosciamo Mattia da molto tempo. E’ uno skater dall’attitudine di altri tempi, tutto sangue e sudore, di quelli che skateano più con il cuore che con le gambe, fino a quando la tavola si rompe e le scarpe si aprono. Mattia è però anche persona dalla sensibilità sviluppata, attento alle persone, cordiale nei modi e delicato negli atteggiamenti. Negli ultimi anni, tra le sue diverse passioni, la pittura ha preso un ruolo importante assorbendo la maggior parte del suo tempo e portandolo ad intraprendere un percorso, a tratti gioioso, a tratti doloroso, che lo sta definendo come artista. I suoi lavori da incisore dalla pazienza certosine sono una porta sul suo pensiero ed un mezzo per poter conoscere il lato più cerebrale di Mattia. Parole di Mattia Turco Fotografie di André Lucat
Sei una nostra vecchia conoscenza, ma ti conosciamo come skater, raccontaci come sei approdato all’arte. Ho incominciato da bambino. Ho in mente un’immagine di me seduto su di un grosso congelatore, in una stretta e lunga cantina. Seduto nel lato corto, con le gambe a penzoloni ed un cavalletto davanti ad occupare la spazio fra me ed il muro. Diciamo che non era esattamente occuparsi di arte, ma un modo di esprimere ciò che sentivo e non vedevo chiaramente. Non che questo sia cambiato, ma poi si incomincia a crescere, cambiano i pensieri, si dimentica, si ride, si ricorda e si soffre. Un bel giorno ti svegli e capisci che non ne puoi più fare a meno, forse nemmeno fare altro. Come stregato dalla mano che ti permette di scavare e di esprimere ciò che trovi. Non ho studi scolastici alle spalle. Solo studi personali e analisi di tecniche pittoriche. I tuoi temi sono piuttosto particolari, in molti dicono che la metafisica sia il minimo comune denominatore di tutti i tuoi soggetti ma so che in realtà questa affermazione ti indispettisce. Io non cerco di rappresentare ciò che è al di là dell’esperienza dei sensi. Oppure oltre una realtà empirica. Cerco di entrare dentro me stesso. La mia è una ricerca delle domande
e dei pensieri nascosti nel mio inconscio, nel mio passato, nelle emozioni che ho provato e che provo. Mi fido molto delle visioni notturne e giornaliere, per aiutarmi a scavare. Cerco domande, o risposte senza domande. Trovarle insieme è molto difficile. Lo stesso con il rapporto con le persone (sempre di esperienze e di sensi si parla). Personalmente sarebbe stupido non viverle come uno specchio rivolto a me. Insomma, può sembrare, ma non mi sento affatto legato alla metafisica o alla pittura metafisica. Se uno non ti conoscesse guardando i tuoi lavori non direbbe che tu sia proprio un allegrone. Penso che quando una persona sente il bisogno di andare a fondo di se stessa, al principio dei pensieri, risulta difficile che si ritrovi realmente allegra. Lo stesso avviene se si tengono gli occhi ben aperti. Certo le fette di salame aiutano a viver meglio. La tua tecnica, nella sua semplicità, è molto particolare. Cosa ti ha portato a sceglierla? Ho sempre dipinto molto usando gli olii ed ero approdato pressapoco a questo tipo di spazi e d’immaginario per descrivere il tutto. Poi un giorno una coppia di amici mi ha regalato un set di pastelli ad olio. Piano piano
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ho iniziato ad integrali nel mio lavoro, fino al pensiero di quella tecnica che si usa da bambini con i pastelli a cera: strato di colore, strato di nero ed incisione. L’idea di coprire il colore per poi farlo riaffiorare mi dava un certo senso di spinta, quasi di speranza. Mi ci sono buttato a capofitto. L’idea di estremizzare questa tecnica così semplice, da un certo punto di vista, mi affascinava e mi affascina molto. Questa tecnica la sento molto vicina al mio percorso ed alla mia vita. Il nero si fa sempre più nero ed il colore per quanto in minima parte visibile, sempre più acceso. Quanto tempo dedichi al tuo lavoro? Praticamente tutto il tempo. Tolto il lavoro per il pane b a s t a rd • Spring Summer 2013
e le ore di sonno minime per rimanere in piedi. Ma penso che sia normale, se ti approcci alla vita con una qualsiasi tipologia d’arte. Ti ripeto, non puoi farne a meno. Qualsiasi cosa fai, il pensiero è incollato al tuo lavoro. Da piemontese trapiantato a Milano stai ritornando a Torino. Questa tua scelta è stata influenzata dal tuo percorso? Si può dire di si. Per quanto adoro Milano la trovo una città in fase di spegnimento. Al contrario, in questo ultimo periodo ho la sensazione che Torino stia diventando sempre più attiva, vivace e disponibile, senza troppe maschere.
Quali progetti e speranze hai per il futuro? La speranza è quella di potermi occupare a pieno del mio lavoro e di trovare il modo di muovermi liberamente in altri paesi del mondo e nella mia vita. Non ho bisogno di molto. Ma bisogna lavorare molto.
Potete fare un viaggio nel mondo di Mattia visitando il suo blog mattiaturco.tumblr.com la t-shirt realizzata da Mattia si chiama soloecontro e la trovate a pagina 65
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b a s t a rd • Spring Summer 2013
2501 Jacopo Ceccarelli, aka 2501, vive e lavora tra Milano, Berlino e San Paolo del Brasile. Pioniere della street art italiana, con radici piantate nel writing milanese degli anni ‘90, con le sue righe bianche e nere ha coperto giganteschi muri in giro per il mondo. Jacopo è un ragazzo di mondo, viaggiatore e pensatore. Se mai avrete la fortuna di conoscerlo preparatevi ad essere inondati dalla positività di una persona dal karma ben nutrito che con sorridente umiltà non esiterà a farvi complice della sua arte. Intervista di Serena Valietti
Veicolo Adamantino, il titolo del tuo show rimanda alla filosofia Buddhista, nel testo d’artista che accompagna la tua mostra scrivi che dipingere è antidoto, è continuità e pratica meditativa. Dipingere è antidoto nella maniera più banale del termine, perché è una pratica, un modo di esprimersi con il corpo e con la mente, un rituale ripetuto. E questa ripetizione conduce alla continuità, che è poi quella del percorso che sto seguendo ininterrottamente da oltre quindici anni. Infine il dipingere si trasforma in pratica meditativa, nel momento in cui l’attività pittorica crea uno spazio interiore di raccoglimento in cui nascono tipo di idee e di suggestioni. Questo tipo di impostazione deriva dai rituali e dalle pratiche della filosofia buddista, che studio da sempre e che mi ha fatto rendere conto della profonità della pittura sacra orientale, Tibetana in particolare. A questa base filosofica poi si sono aggiunte motivazioni personali e una ricerca artistica portata avanti in modo indipendente: io non ho fatto studi artistici, l’evoluzione è arrivata sempre passo dopo passo da autodidatta. Il risultato è una reintepretazione tutta personale di questa tradizione religiosa, che si declina in ambito visuale tramite immagini cariche di suggestioni e dense di simboli da decifrare.
quando ho cominciato a lavorare indoor mi sono dovuto confrontare con le tecniche tradizionali come l’olio o l’acrilico: per me erano un limite, non mi davano quell’immediatezza e quella spontaneità che ritrovavo in strada con lo spray. La soluzione mi ha trovato da sé, quando ho scoperto i colori a base alcolica, trattati con alcool etilico e tirati con pennello o aria compressa su varie superfici plastiche. Questo mi ha permesso di trasferire il gesto del dipingere in strada nel lavoro in studio, ricontestualizzandolo in un contesto molto più intimista. La costante resta la tensione, il movimento, quegli stessi elementi che caratterizzano la divinità rappresentata in mostra, Vajrapani.
Fine artist e street artist. Grandi muri in strada e lavori radicalmente diversi in studio. Puoi parlare delle due anime di 2501? Fino al 2007 non ho mai dipinto un quadro, ho cominciato con i graffiti da adolescente, facevo treni e lavoravo sui muri con gli spray. Non mi è mai interessato replicare in studio quello che facevo in strada, così
Oltre ad aver studiato alla Bauhaus di Weimar e vissuto in Germania, ci sono due città chiave per la tua ricerca artistica. Milano, la tua città natale e San Paolo del Brasile, dove hai vissuto per alcuni anni. Cosa ti ha dato una e cosa ti ha dato l’altra? San Paolo è un po’ la Milano del Brasile, ma è una megalopoli rispetto a Milano che è una città piccola
Nel manifesto presente sul tuo sito web 2501.org. uk si legge che 2501 sceglie il contesto urbano come spazio privilegiato per scambiare idee, puoi commentare questa dichiarazione poetica? Lavorare in uno spazio pubblico ti offre la libertà e un grande margine di improvvisazione, che viene stimolato dagli spunti offerti dall’ambiente, rendendo l’arte viva e vibrante. Credo che qualsiasi processo artistico che funziona debba far nascere nel pubblico la necessità di uno scambio, di un confronto personale con l’opera, che sia stimolo, arricchimento e riflessione.
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e provinciale dell’Europa. Dipingendo con gli street artists in Brasile mi sono reso conto dell’estrema libertà che si respira lì, un mix di sperimentazione, giocosità ed espressività, a cui si aggiunge la volontà di non fermarsi alle cose assodate. Milano invece è la memoria, la mia personale e quella artistica, una tradizione di storia dell’arte più che centenaria, che è sia base a cui attingere, sia un’eredità che spesso rallenta. Queste profonde differenze tra l’altro ritornano anche nella mia pittura: quando lavoro in Brasile ottengo dei risultati radicalmente differenti da quelli che avrei se facessi le stesse cose a Milano, sia per attitudine, che per scelte cromatiche e espressive. In mostra da The Don Gallery per questa tua personale ci saranno anche una grande istallazione e un video, puoi parlare dell’aspetto installativo della tua ricerca artistica e dell’interesse per la componente visual? Dopo essermi diplomato montatore alla Scuola Civica di Cinema di Milano, ho avuto la fortuna di finire in Box e Studio Sunwukung, che si occupava di video, grafica e motion graphics ed era un progetto di cui facevano parte artisti come Tatiana, GGT, Riccardo Arena, Nunzio Cicero, a cui si aggiungono Bo130, Microbo e Claudio Sinatti. Lavorare a contatto con loro è stato decisivo per plasmare la mia attitudine nei confronti dell’arte e del medium video. Oltre a questo fin da piccolo ho sempre costruito oggetti, poi la prima vera installazione è nata grazie alla collaborazione con il mio gallerista brasiliano Billy Casthillo. Da quel momento in poi, accanto alla pittura ho sempre portato avanti anche il discorso delle installazioni e del video, fino ad arrivare a New York, dove nel 2009 ho vinto lo Street Art Award per il Babel Gum’s Metropolis Art Prize con il video della performance Mask, che è stato proiettato in Times Square. Volete avere un’ idea di quello che significa essere un artista giramondo? Fatevi un giro qui: 2501.org.uk la t-shirt realizzata da Jacopo si chiama Dorje e la trovate a pagina 65
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ALVVINO Per chi non lo conosce, Alvvino è il tipico secchione intrufolato tra i bulli, col golfino di cachemire legato sulle spalle e il Booster parcheggiato all’uscita d’emergenza. È uno di quelli rispettato da tutti, buoni e cattivi. Ha fare schizzinoso e autentico, burbero e damerino, ed inoltre è dotato di occhi da buono e naso da condor. Alvvino è uno al di là del bene e del male, come se fosse il piccolo principe, ma con pulsioni sessuali. L’ho conosciuto nel mio errare berlinese, sotto una coltre di nuvole spioventi. Era perfetto, con l’ombrellino in tinta con la giacchetta e vestito di tutto punto, come se fosse appena arrivato da Santa Margherita Ligure. Ma Alvvino non è solo eleganza e snobbismo, è tutto un progetto di design, di featuring con i migliori brand europei, di pubblicazioni editoriali importantissime e di esposizioni alzabandiera. Intervista di Zamoc
Alle medie eri davvero secchione e stavi coi bulli? Ciao Zamoc, volevo prima di tutto ringraziarti per la tua disponibilità e gentilezza nel prestarti come intervistatore, significa molto per me. E anche per te. Secchione decisamente no, mi piaceva la geografia e il disegno e odiavo il francese. E il Booster? Booster Track bianco e viola, ciao. Rubato come un babbo sotto casa. Dimmi, in percentuale, quanto sei composto da una parte giovane e quando da una parte anziana, e perché. Conoscendomi sai che la mia parte anziana è molto sviluppata, decisamente preponderante.. ma sai anche che non è una questione di età ma più un’attitudine. Penso faccia parte del mio essere ligure. Esempio Z: “ Mills stasera Berghain! ci becchiamo con gli altri alle 4:00 am, vieni?” A: “No.” Il tuo errare ti ha portato a Berlino ma tutti sappiamo che il tuo cuore è in italia... Il mio cuore è in Italia e il mio commercialista è in Germania. Cosa dovrei fare? Ora il pendolo oscilla tra Milano e Finale Ligure. Punti positivi e negativi del campari e del pesto alla genovese. Milano: zanzare e sudore, disagio hipster, fixed spinte a mano, birrette care, amici cari, il lamentarsi di essere a Milano, la figata di essere a Milano. Finale Ligure è: The Family, i pansotti e le sagre estive, il mare d’inverno e gli amici di una vita. b a s t a rd • Spring Summer 2013
Conoscendo le tue debolezze, mi permetto di sputtanarti (se no a cosa servono gli amici?). Raccontami la tua passione per i mercatini turchi, e soprattutto, spiegami perché non sei mai andato a Berghain* locale techno storico della movida berlinese Al mercato non sono capace di contrattare: riescono a vendermi di tutto a tantissimo. Per il Berghain credo faccia parte del mio essere anziano (vedi sopra) e del fatto che la techno mi faccia cacare. So che chiedere l’origine del nickname a un artista è come chiedere l’età a una Milfona, ma qui sono tutti skater e col politically correct ci si puliscono il buco. Perché Alvvino? Alvvino deriva da “çé)°ç°$ ))/(/$£çç; $&/(£”&”. Potrei definirti il Nip&Tuc dell’illustrazione. Quando inizia la passione per il collage? Nella giovinezza, quando ho capito che Gente e Oggi oltre ad essere degli autorevolissimi settimanali erano anche una miniera di immagini incredibili che potevano essere tagliate e ricostruite per creare nuove storie. Parlaci di “Picnic in the Dolomites”? Cosa è?
Si tratta forse del titolo di una puntata di Pollon? Picnic in the Dolomites è un tumblr che uso per appuntarmi robe belle dell’internet. Il lavoro del quale vai più fiero, in assoluto. Il primo manifesto commissionato da mia mamma per la compagnia teatrale del paese. Avanguardia pura. Sei felicemente sposato da parecchi anni, ma come tutti hai sicuramente qualche cosa da farti perdonare. Vuoi approfittarne per dedicare due paroline alla mujera? www.youtube.com/watch?v=N1Lc2UmFHl0 Già che ci sei dedica una roba anche a Geppo! Ciao Geppo, con questa foto qui dovresti darci il paginone centrale! Gasati a bomba con le illustrazioni di Alvvino! Tuffati a pesce nel suo sito : www.alvvino.org La t-shirt realizzata da Alvvino si chiama Glorious e la trovate a pagina 65
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Jackets
b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUGL092
ERIK
BSUGL101 XS - S - M - L - XL
100% cotone
black
grey - blue
S - M - L - XL
esterno: 100% cotone cerato interno: 100% cotone
black
BSUGL095
KAME
PHISHERMAN
BSUGL100 XS - S - L - M - XL
100% poliammide
PARK
S - M - L - XL
100% cotone
black
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Sweatshirts
b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUFS126
STEADY
XS - S - M L - XL
60% cotone 40% poliestere
black - chili pepper - pepper green - olympian blue
BSUFS131
DUAL
XS - S - M L - XL
60% cotone 40% poliestere
olympian blue - chili pepper - pepper green
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b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUFS127
SURSIDE
XS - S - M L - XL
60% cotone 40% poliestere
charcoal - heather grey
BSUFS132
FAST
XS - S - M L - XL
60% cotone 40% poliestere
heather grey
BSUFS128
NIP
XS - S - M L - XL
60% cotone 40% poliestere
heather grey - black
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Backstage Nina Zilli è un’assidua frequentatrice della bastard bowl, anzi diciamo che ha contribuito più lei alla costruzione di molti degli attuali utilizzatori :) Per cui quando ci ha chiesto una tuta comoda e figa per polleggiarsi allegramente nei backstage a fine concerto non abbiamo potuto tirarci indietro dal realizzarla.
BSUFS130
UPTOWN
XS - S - M L - XL
60% cotone 40% poliestere
black
BSUPL088
DOWNTOWN black b a s t a rd • Spring Summer 2013
XS - S - M L - XL
60% cotone 40% poliestere
Old skull Max Bonassi: le sue ossa sono su uno skateboard di più di 30 anni. Un mito vivente, vero fino all’osso! Esiste qualcosa più old school che skateare indossando una tuta con tanto di ossa stampate sui fianchi? 100% Max Bonassi approved!
BSUFS130
TOP BONE
XS - S - M L - XL
60% cotone 40% poliestere
charcoal
BSUPL087
BOTTOM BONE
XS - S - M L - XL
60% cotone 40% poliestere
charcoal
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Shirts
b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUCC079
IRWIN Ogni dettaglio adottato nel design del pantalone Cargo è stato testato, studiato e perfezionato nel corso dei tanti anni di storia di questo pantalone strepitoso. Per questo potete stare certi che la camicia Irwin, che riprende ogni dettaglio tecnico e stilistico dai Cargo, non vi abbandonerà mai in qualsiasi situazione vi troverete. La compagna ideale per Cargo o Amazon. XS - S - M L- XL
100% cotone
mirage - pitch black - scarred forest
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b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUCM073
BSUCC074
COPA
S - M - L - XL
100% cotone
CLASH
natural
mil. green
BSUCC078
BSUCC072
KIP
light grey
S - M - L - XL
100% cotone
X
S - M - L - XL
S - M - L - XL
100% cotone
100% cotone
black
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b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUCM040
BSUCC077
ACORN
S - M - L - XL
100% cotone
BRUCE
purple
red
BSUCC075
BSUCC076
BUDDY yellow
S - M - L - XL
100% cotone
LAFFER
S - M - L - XL
S - M - L - XL
100% cotone
100% cotone
red
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Shorts
b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUPC078
SCIPIO Pantaloncino corto in twill di cotone, fit relaxed per stare a proprio agio anche nelle giornate più calde dell’estate. Disponibile nella versione più sobria con risvolti mimetici oppure nella versione green camo, per chi usa la città come una giungla. 28 -30 - 32 34 - 36 - 38
100% cotone
sand - green camo
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BSUPC077
WALES Pantaloncino corto con fit chino in tessuto twill di cotone elasticizzato. Il comfort dello stretch unito allo stile del chino, sarĂ il pantalone perfetto? 28 -30 - 32 34 - 36 - 38
98% cotone 2% elastane
grey - sand - brown
b a s t a rd • Spring Summer 2013
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BSUPC079
COURT
28 -30 - 32 34 - 36 - 38
80% cotone 20% poliestere
black - charcoal
BSUPC060
NEOSHIN black
b a s t a rd • Spring Summer 2013
28 -30 - 32 34 - 36 - 38
98% cotone 2% elastane
BSUPC073
CHOP black
28 -30 - 32 34 - 36 - 38
98% cotone 2% elastane
BSUPC076
ANDREW
28 -30 - 32 34 - 36 - 38
98% cotone 2% elastane
red - green
BSUPC075
ANDER
28 -30 - 32 34 - 36 - 38
98% cotone 2% elastane
dirty
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AMAZON Cos’altro possiamo aggiungere a questo modello che da anni è il pantaloncino corto di maggior successo dell’estate? Da questa collezione vi proponiamo sei varianti colore anche nella versione Crop, più slim e con fondo pre-arrotolato.
b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUPC019
AMAZON
28-30-32 34-36-38
100% cotone
black - grey - brown - mud - mil. green - sand
BSUPC018
AMAZON CROP
28-30-32 34-36-38
100% cotone
black - grey - brown - mil. green - sand - mud
BSUPC018
AMAZON CAMO
28-30-32 34-36-38
100% cotone
pitch black
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Pants
COMFORT I nostri capi Comfort sono pensati per ottenere una lieve elasticità e agevolare i movimenti nell’uso. Sono composti da una piccola percentuale di Spandex (dal 2 al 5%) che viene unita al tessuto principale del capo come denim, cotone o fibre sintetiche. Daniele Galli FS Rock fotografato da Giuliano Berarducci b a s t a rd • Spring Summer 2013
Stretch Your Performance!
BSUPL086
CHAIRMAN L’unico modello chino della collezione bastard non poteva che essere curato nei minimi dettagli. Realizzato in robusto bull denim di cotone COMFORT lavato a pietra. 28 -30 - 32 34 - 36 - 38
98% cotone 2% elastane
grey
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BSUJN043
CLOUD Jeans dal fit relaxed in denim di cotone COMFORT e lavato a pietra 28 -30 - 32 34 - 36 - 38
dirty - soot
b a s t a rd • Spring Summer 2013
98% cotone 2% elastane
BSUJN042
JINGO Jeans slim fit e tapered in denim di cotone COMFORT e lavato a pietra 28 -30 - 32 34 - 36 - 38
98% cotone 2% elastane
blackest - strenght
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BSUPL050
CARGO Pantalone cargo in cotone ripstop lavato a pietra. Disponibile nella versione classica in sei varianti colore. 28-30-32 34-36-38
100% cotone ripstop
black - grey - mil. green - brown - mud - sand
b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUPL083
CARGO SLIM Versione slim del pantalone Cargo. Disponibile in sei varianti colore. 28-30-32 34-36-38
100% cotone ripstop
black - grey - mil. green - brown - mud - sand
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Boardshorts
b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUBS056
STRUMMER
28-30-32 34-36-38
100% polyester 4 Way Stretch
mil. green
BSUBS054
PAT
28-30-32 34-36-38
100% polyester 4 Way Stretch
black
BSUBS055
FREEDOM
28-30-32 34-36-38
100% polyester 4 Way Stretch
rasta
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b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSUBS057
BALANCE
28-30-32 34-36-38
100% nylon
green/yellow - black/red
BSUBS059
RIO
28-30-32 34-36-38
100% nylon
black - white
BSUBS058
DIVISION
28-30-32 34-36-38
100% nylon
black/green - black/yellow
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T-Shirts
b a s t a rd • Spring Summer 2013
STEADY-T
COLOSSO
BSUMC300
BSUSC093
white - black - olympian blue - pepper green - chily pepper - sunflower
charcoal - dark olive
SKULLEXICO
JAKE
BSUMC308
BSUMC301
BIGSKULL
BSUMC302
white - sunflower - pepper green
black - olympian blue - pepper green - chily pepper - white
black - chili pepper - sunflower - aqua sea
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b a s t a rd • Spring Summer 2013
OLDSKULL
CHECKMATE
GETMAD
BSUMC311 black
BSUMC316 red - blue
BSUSC095
black - olympian blue - pepper green - chili pepper
FAST-T
FINGER
BSUMC314 heather grey
BLOCK
BSUSC087
BSUMC313 dark olive
black - sunflower
realizzata in cotone tinto filo
ANGLER
BSUMC302
charcoal - white
SPORTY
BSUSC097
black - chily pepper
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UNATHLETIC
SPICY
BSUSC098
BSUMC306
SLOGAN
MAR
BSUMC309 white - black
GUMMY BEARD
LEFTY
heather grey - pepper green
chily pepper - olympian blue
BSUMC307 black - olympian blue
BSUSC096
BSUSC094 white
FLASK
BSUMC304
white
GETOUT BSUMC314 realizzata in cotone tinto filo
b a s t a rd • Spring Summer 2013
aqua sea - heather grey
grey
GLORIUS
BSUMC305
SOLECONTRO
heather grey - white
realizzata in collaborazione con ALVVINO
RABBIT HOLE
BSUMC311 black
realizzata in collaborazione con JIM HOUSER
BSUMC312 black
realizzata in collaborazione con MATTIA TURCO
DORJE
BSUMC310
black - white
realizzata in collaborazione con 2501
CLASSIC FIT
t-shirt dalla vestibilità classica, con doppie cuciture, collo e maniche a costina e fascia interna parasudore interamente realizzate in cotone pettinato 130gr/m2
t-shirt dalla vestibilità asciutta e extra lunga, con collo ampio a costina sottile e fascia interna parasudore interamente realizzate 100% cotone pettinato 130gr/m2
T-shirt del progetto Jammin! Non si tratta di normali collaborazioni ma di una condivisione di pensieri, punti di vista ed esperienze. bastard è così, razza mista, senza mischiarsi non può esistere.
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Accessories LUKS
WARRIOR
HISTORY b a s t a rd • Spring Summer 2013
FIST
BSXAC026 black
BSXAC025 brown
BSXAC022 black
BSXAC020B black - purple - bordeaux - avio
COW
BSXAC019 brown
SKATE SOCKS
SNEAK SOCKS
BSUAS001 black
SK8 BAG
WALLIE
BSXAT055 assorted
BSUAS003 red
BSXAT055 black
SLIV
BSXAT055 black - orange
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b a s t a rd • Spring Summer 2013
BSXAT034
POUFF DADDY La poltrona sacco Pouff Daddy è realizzata con lo stesso collaudato tessuto ripstop della linea cargo di bastard, in produzione da oltre dieci anni.
tessuto esterno: 100% cotone ripstop imbottitura: perle vergini in polistirene espanso brown - mil green - black - pitch black - city night - wavestorm
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b astard ® è prodotto e distribuito da:
Comvert S.r.l. è una società italiana con sede a Milano che dal 1994 progetta, produce e distribuisce snowboards, abbigliamento e accessori sviluppati da/per skateboarders e snowboarders. Per informazioni e richieste per favore contattaci utilizzando gli indirizzi di e-mail appropriati elencati qui sotto. Siamo anche raggiungibili normalmente via posta o telefono. INDIRIZZO
COMVERT S.r.l. via Scipio Slataper, 19 - 20125 Milano Italia WEB
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sales@c omver t.c om Scrivi al nostro ufficio vendite per listini prezzi, cataloghi dealer, appuntamenti, ordini e supporto alle vendite.
p ro d es @c omver t.c om Scrivi al nostro ufficio design per informazioni, approfondimenti e suggerimenti relativi ai prodotti di questo catalogo. TELEFONI
Ufficio centrale ℡ +39 02 40708037 SHOWROOM / bastard store
Vieni a trovarci a Milano nella nostra sede direttamente connessa con il bastard store. CATALOGO AL RIVENDITORE DEALERZINE #32 Questo catalogo e tutte le informazioni sulla collezione #32 (Primavera Estate 2013), riservate ai rivenditori, li trovi a questo link: www.comvert.c om/b a st a r d /32
Prodotti e linee possono cambiare senza preavviso. b a s t a r d è un marchio registrato di COMVERT S.r.l. Stampato in Italia. 5 Settembre 2012 - Stagione 32
www.ba sta rd.it b a s t a rd • Spring Summer 2013
Nicola Giordano BS Nosebluntslide fotografato da Giuliano Berarducci
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In copertina Nicola Giordano alle prese con il T-rex.
b a s t a rd • Spring Summer 2013