2.0 CAHIERS du C I N E M A
RESNAIS & MARKER
CON TENTS
ALAIN RESNAIS About him
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Filmography
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Style
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CHRIS MARKER About him
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Filmography
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Style
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RESNAIS & MARKER About them
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Productions
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ABOUT HIM
Alain Resnais
Alain Resnais nacque il 3 giugno 1922 a Vannes, in Francia. Sin da giovane, la madre lo incoraggiò a interessarsi alla cultura, iniziandolo specialmente alla musica classica. Si appassionò poi anche alla fotografia, al fumetto e alla letteratura. A quattordici anni girò il suo primo cortometraggio, L’aventure de Guy. All’avvento della seconda guerra mondiale si stabilì a Parigi, dove venne ammesso all’IDHEC (Institut des Hautes Études Cinématographiques) nel 1943, anno della sua fondazione. Nonostante arrivò secondo nella graduatoria per l’ammissione, rimase profondamente deluso dall’insegnamento e decise così di lasciare l’istituto nell’anno successivo. Iniziò così la sua carriera nel cinema documentaristico: girò una ventina di documentari che vennero subito acclamati dalla critica, tra i quali Van Gogh (1948), Guernica (1950) e Nuit et Brouillard (1955). Nel 1953 diresse insieme a Chris Marker Les statues meurent aussi, pamphlet sulla mercificazione dell’arte africana ad opera dell’occidente, che venne poi sequestrato e modificato dalla censura.
Dopo aver dedicato più di dieci anni alla produzione di film documentaristici, realizzò il suo primo lungometraggio, Hiroshima mon amour (1959), considerato ancora ad oggi uno dei primi film della Nouvelle Vague, movimento cinematografico che prenderà piede in Francia sul finire degli anni cinquanta. Due anni più tardi girò L’anno scorso a Marienbad (1961), con la collaborazione di un altro brillante romanziere, Alain Robbe-Grillet. Queste due pellicole gli valsero una grandissima fama mondiale. I suoi film successivi furono caratterizzati da un forte impegno politico, come accade in Muriel, il tempo di un ritorno (1963) o in La guerra è finita (1966). Verso gli anni 80, le sue pellicole subirono un grande cambiamento: dopo La vita è un romanzo (1982), il regista iniziò a concentrarsi sulla messa in scena di complessi congegni narrativi in cui si intrecciano diversi piani temporali e addirittura differenti generi cinematografici (commedia, storico, fantasy). Durante il festival di Cannes del 2009, Resnais ricevette un premio alla carriera. Morì il 1º marzo 2014 a Parigi, all’età di 91 anni.
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FILMOGRAPHY
Je t’aime, je t’aime (1968) (Je t’aime, je t’aime - Anatomia di un suicidio)
Alain Resnais
(Muriel, il tempo di un ritorno )
Muriel, ou le temps d’un retour (1963)
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hirosima mon amour (1959)
Alain Resnais
(La guerra è finita)
La guerre est finìe (1966)
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L’Année dernière à Marienbad (1961) (L’anno scorso a Marienbad )
Alain Resnais
(Je t’aime, je t’aime - Anatomia di un suicidio)
PROVIDENCE (1977)
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Mélo (1986)
Alain Resnais
Smoking/No Smoking (1993)
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STYL E L’opera di Alain Resnais rimette in causa i codici della narrazione cinematografica tradizionale: il regista abolisce il racconto a intrigo per esplorare le combinazioni narrative, le analogie, le realtà aleatorie e non lineari. Le varie costruzioni narrative fanno così incrociare diversi personaggi, percorsi temporali o piani di realtà nello stesso luogo o in universi volutamente artificiali e teatrali. La costruzione artificiale e anti-naturalistica del racconto permette al regista di indagare nel dettaglio la condizione umana dei suoi personaggi, studiati come animali in gabbia, come succedeva col cineocchio. A questa ricerca si aggiunge il minuzioso lavoro di montaggio (sempre curato o supervisionato dal regista, che iniziò la sua carriera proprio come montatore) che giustappone spazi e tempi per sondare la memoria e l’immaginazione collettive o individuali. Questo processo permette a Resnais di illustrare il caos di esistenze fatte di immagini contraddittorie, frammenti di ricordi, avvenimenti vissuti o immaginati, uniti in modo più simile alla realtà sensibile che all’ordine e alla regolarità della narrazione classica.
Alain Resnais
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ABOUT HIM Chris Marker, nome d’arte di Christian François Bouche-Villeneuve, è stato un regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, produttore cinematografico e fotografo francese. Le informazioni riguardanti i suoi primi anni di vita sono davvero poche e non molto sicure. Nacque il 29 luglio del 1921 a Neuilly-sur-Seine, una cittadina fuori Parigi. In giovane età seguì i corsi di filosofia di JeanPaul Sartre (famoso filosofo, scrittore, drammaturgo e critico letterario francese, considerato uno dei più importanti rappresentanti dell’esistenzialismo), per poi ottenere una laurea. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, si unì alla resistenza francese, dove ottenne il soprannome “Marker”, col quale lo conosciamo ancora oggi. Finita la guerra, si arruolò poi come paracadutista nella US Air Force. Iniziò poi a lavorare come impiegato nell’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization). Questo impiego fu molto importante all’interno della vita di Marker, dato che gli aspetti che vide viaggiando li riversò poi all’interno del suo cinema e delle riviste per le quali collaborò. Negli anni Cinquanta lavora per i “Cahiers du Cinéma” e poi come assistente e coautore di
Alain Resnais, per la pellicola Les Statues meurent aussi, del 1953, e successivamente per Nuit et brouillard, 1955, celebre documentario sulla tragedia dell’Olocausto. La fama internazionale arrivò nel 1962, con il cortometraggio sperimentale La jetée, che racconta una storia di fantascienza ambientata in una futura era post atomica; questa pellicola venne particolarmente apprezzata dalla critica a causa della sua grande innovazione tecnica: l’intera pellicola infatti non è formata da un vero e proprio filmato in movimento, bensì da una sequenza di fotografie ed una voce fuori campo come narratore. Nel 1982 realizzò Sans Soleil, un documentario sulla natura della memoria umana e l’incapacità dell’uomo di ricordare il contesto e le sfumature della memoria e, di conseguenza, come la percezione di storie personali e globali sia artificiosa. Chris Marker ha continuato la sua produzione trascorrendo la sua vita a Parigi, senza concedere interviste e coltivando il mistero che circondava il suo personaggio. Morì il 30 luglio 2012, all’età di 91 anni.
Chris Marker
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FILMOGRAPHY
La jetée (1962)
Chris Marker
(Lontano dal Vietnam)
Loin du Vietnam (1967)
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Le Fond de l’air est rouge (1977) (Il fondo dell’aria è rosso)
Chris Marker
La Solitude du chanteur de fond (1974)
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SANS SOLEIL (1983)
Chris Marker
Le Joli Mai (1963)
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level five (1997) (Traduzione in Italiano del titolo)
Chris Marker
a.k. - akira kurosawa (1985)
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style
Sin dalle prime produzioni, l’opera di Marker ha influenzato e segnato il cinema della seconda metà del ventesimo secolo a livello di riflessione intellettuale sull’immagine e sul montaggio, e di sperimentazione del dispositivo cinematografico attraverso differenti tecniche audiovisive. Egli è sempre andato alla ricerca di nuove possibilità espressive, dalla fotografia al CD-Rom, dal video alla televisione, dall’immagine di sintesi alle video-installazioni, e costituendo così un nuovo tipo di rapporto tra regista e spettatore. L’opera di Chris Marker si propone dunque come una sorta di “sala d’esposizione audiovisiva”, dove elementi appartenenti a realtà geografiche completamente distinte si uniscono perfettamente. André Bazin fu il primo a utilizzare l’espressione “Essay-Film” (Film-saggio) riferendosi all’opera di Chris Marker, indicando un testo audiovisivo, che però non sia totalmente riconducibile al documentario o alla video-intervista, nel quale al collage di immagini fosse associata una voiceover rappresentativa di una prospettiva unitaria. L’io narrante di Chris Marker prende spunto da un’ampia tradizione letteraria, che spazia da Jules Verne a Marcel Proust, dalla filosofia e dalla poesia, e si rivela sempre in grado di toccare la realtà delle cose. È proprio il carattere personale dell’enunciazione che differenzia il saggio dai trattati o dai manuali.
Chris Marker
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ABOUT THEM Alain Resnais e Chris Marker furono entrambi due grandi esponenti del movimento cinematografico francese della Nouvelle Vague (letteralmente “Nuova Ondata”). In vita, entrambi produssero una serie di documentari sperimentali, attraverso i quali essi parlarono di storia, politica e cultura. Negli anni in cui iniziarono a realizzare pellicole, l’Europa stava uscendo da un periodo di profonda crisi economico – sociale, e spesso dovettero affrontare varie censure a causa dell’ideologia diversa da quella europea dell’epoca. La prima collaborazione dei due registi ed amici risale al 1953, con il documentario Les statues meurent aussi. Nonostante questa pellicola venne inizialmente ritirata dalla censura francese, più tardi riscosse un grande successo da parte della critica. Successivamente, Resnais chiese più volte a Marker di collaborare, ma non ci fu più una collaborazione che li vide entrambi come registi. Tra i film diretti da Resnais ai quali colaborò anche Marker troviamo Nuit et Brouillard del 1955, Toute la mémoire du monde
Resnais & Marker
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Les statues meurent aussi Les statues meurent aussi (Anche le statue muoiono) è un film saggio, frutto della collaborazione registica di Alain Resnais e Chris Marker. Tra il 1950 e il 1953 i due, ormai diventati amici, girarono in Africa e in Francia questo breve film-saggio, sotto la commissione della rivista letteraria francese Présence africaine. Marker e Resnais parlano di un’unità stilistica perduta reintroducendo una triplice divisione all’interno del continuum estetico-formale universale: antropologica, riguardante la separazione tra oggetto museale esposto e pratica contestuale a cui il manufatto rimanda; storica, relativa alla ferita che la colonizzazione ha inferto alle culture africane; e politica, inerente la lotta degli africani per la loro emancipazione. Si tratta di un’osservazione acuta, nonché di una preziosa testimonianza dell’insensibilità con la quale il colonialismo ha piano piano distrutto il senso contestuale e culturale dell’arte africana. Questo film, una sorta di collage audiovisivo, ha poi portato a una riflessione sul valore storico-antropologico che i manufatti possiedono per le società che li produce, denunciando la mancanza di considerazione dell’arte indigena in ambito coloniale. Dopo la sua prima proiezione al Festival di Cannes nel 1953 e malgrado si sia aggiudicata il premio Jean Vigo nel 1954, per via del suo carattere contestativo e anti-imperialista la pellicola è stata censurata in Francia dal Centre National de la Cinématographie dal 1953 al 1963. La condanna è un’evidente conseguenza del fatto che i due registi palesano nel pieno della crisi coloniale attraversata dalla Francia, che da lì a un decennio avrebbe assistito all’indipendenza delle terre occupate (Algeria, Marocco, Tunisia, Africa occidentale, Africa equatoriale e Madagascar), una politica volta ancora alla prevaricazione dell’altro che, nonostante il recente dramma dell’Olocausto, andava in ogni caso velata.
Resnais & Marker
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nuit et brouillard
Resnais & Marker
Notte e nebbia è un documentario storico originale che affronta in modo non convenzionale il tema della Shoah. Il film-saggio è costituito da una serie di contrapposizioni: vengono alternate inquadrature in bianco e nero con altre a colori. Le prime costituiscono la maggior parte del film e sono riprese brevi e quasi prive di movimenti di macchina da presa. Le seconde sono invece inquadrature lunghe e dinamiche, girate da Resnais in Polonia durante la realizzazione del film. L’alternanza di immagini in bianco e nero e quelle a colori evidenzia l’opposizione tra passato e presente. Mentre le immagini si fanno più drammatiche, la musica di commento sempre più dolce.
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“ The present and the past coexist, but the past shouldn’t be in flashback.
ALAIN RESNAIS
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“ It was repugnant, but it was the only way to communicate.
ALAIN RESNAIS
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An interdisciplinary project by Davide Santillo