SPECIALE SLOWPHOTO 2022
Questo numero ha come immagine redazionale la fotografia del Ponte Garibaldi sul fiume Misa a Senigallia, realizzata in stenopeica nell’estate 2022. Un’immagine assai bella, solo alcune settimane dopo quella zona così caratterizzante della nostra città adriatica, sarebbe stata sconvolta dall’ennesima alluvione. Una drammatica realtà che ha coinvolto l’intera valle del Misa e del Nevola. Nonostante l’ormai frequente periodicità del fenomeno, non riusciremo mai ad abituarci a questi sconvolgimenti. Il nostro territorio reagisce comunque con il solito impegno ad anni di interventi antropici non proprio assennati ed ai cambiamenti climatici che ormai condizionano stabilmente la nostra normale vita quotidiana. Oltre alle inevitabili necessità di ripristino e ricostruzione materiale, siamo alla ricerca di un nuovo equilibrio individuale, nel rinnovare percorsi progettuali, idee e prospettive future. Cosa possono i linguaggi dell’arte oltre a documentare costantemente il reale? Sicuramente continuare, potenziando le nostre attività creative, sviluppando il lavoro di ricerca documentazione e proposta, utilizzando al meglio le strutture museali ed espositive del territorio.
PROGETTO REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL COMUNE DI SENIGALLIA
La città di Senigallia mantiene una proposta di qualità, con una politica culturale che si esprime nelle sue iniziative di alto profilo. In questo 2022 abbiamo avuto il piacere di visitare l’importante mostra a cura di Massimo Minimi, Roger Ballen The Place of the Upside, incontrando l’autore per una inedita visita guidata nelle due sedi espositive: le sale di Palazzo del Duca e del Palazzetto Baviera con una inedita selezione di immagini a colori. Nella sempre affascinante Rocca Roveresca, luogo della memoria espositiva cittadina, abbiamo visitato l’installazione fotografica An Atlas of Persistence di Claudio Gobbi a cura di Francesca Fabiani
Le Associazioni cittadine, sempre molto attive, continuano a vivere storicamente il linguaggio e le tecniche fotografiche attraverso le loro attività laboratoriali ed espositive che presto auspichiamo, potranno svilupparsi con il coordinamento istituzionale dell’Amministrazione Comunale e del Musinf. Un progetto complessivo ed integrato quello di Senigallia Città della Fotografia, che la Regione Marche riconosce legislativamente e che rimane fondamentale per ogni aspetto delle politiche del settore.
Per l’interazione fra le varie associazioni, @rtLine, con il patrocinio del Comune di Senigallia, ha proposto e realizzato una mostra collettiva presso la sala espositiva Expo-Ex, coinvolgendo appunto fotografi delle altre associazioni . La mostra “il tempo non esiste” è stata impostata sulla SlowPhoto, termine che indica un modo pensato di fare fotografia tramite strumentazione e metodi analogici.
Sempre nelle sale del Palazzetto Baviera, l’estate è stata caratterizzata dalla mostra Icons di Eliot Erwitt a cura di Biba Giacchetti.
Hanno partecipato i fotografi delle associazioni:
• F7 storico gruppo fotografico senigalliese
• Proloco Senigallia
• SlowPhoto Cadore-Dolomiti
• @rtLine
La mostra è stata caratterizzata anche dalla partecipazione come artista di Paolo Simonetti, Sindaco di Zoppè di Cadore, cittadina con la quale Senigallia è legata artisticamente anche per progetti fotografici realizzati nel recente passato durante i quali il Cadore ha ospitato artisti Senigalliesi.
Stefano Schiavoni
Direttore del Museo “Nori De Nobili“ di Trecastelli e del Museo della Mail Art di Montecarotto
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Aspettando la biennale
Un positivo impatto sulla fotografia senigalliese è senz’altro quello avviato dall’Atelier 41 di via Fratelli Bandiera Senigallia, numerose le iniziative dedicate alla fotografia realizzate nel 2022, in attesa della Biennale del 2023. Il progetto nel 2019 ha presentato le mostre “C’era una volta la fotografia” a cura di Serge Plantureaux con la collaborazione di Francesca Bonetti e “Cavalli, Ferroni, Giacomelli” scatti inediti con materiale proveniente dagli archivi degli eredi dei fotografi, quindi successivamente “Piccoli tesori dell’800 callotipi, dagherrotipi e variazioni”, un nutrito programma caratterizzato da incontri, laboratori e ambientazioni. Alla Rocca Roveresca si ricorda la mostra “Mario Cresci l’oro del tempo” a cura di Francesca Fabiani con una serie di opere utili ad una particolare riflessione sulla nascita del linguaggio fotografico nel contesto della cultura europea.
* Al Palazzetto Baviera e alla Biblioteca Antonelliana, una doppia mostra che esplora il tema della Rivoluzione Culturale in Cina, con fotografie a colori molto particolare di Solange Brand dell’epoca ( 1966-1967);
* Selezioni di foto antiche da diverse collezioni internazionale
* Una fiera di fotografie d’arte
* Un’asta di fotografie antiche di Roma del primo ventennio della fotografia su carta
* Un concerto di musica classica, jazz, che si terrà al teatro La Fenice
* Una serie di laboratori e incontri per tutti, anche bambini e ragazzi, che offrono l’opportunità di scoprire l’arte e la creatività in modo divertente e coinvolgente;
* Una serie di conferenze e dibattiti all’auditorium San Rocco su temi di storia della fotografia e la vita dei galleristi d’arte, che coinvolgeranno esperti e opinionisti di rilievo. In particolare sul tema “Distruggere? Conservare? Fertilizzare? Cosa fare delle archivi fisici dopo la loro digitalizzazione?”. Queste conferenze saranno tenute da esperti del settore e affronteranno il problema sempre più pressante di come gestire le grandi quantità di documenti e di archivi che vengono digitalizzati ogni giorno.
Verranno esaminate diverse opzioni, come la conservazione delle copie fisiche, la loro distruzione, o la loro trasformazione in risorse per nuove ricerche e progetti.
Siamo convinti che questo programma offrirà a tutti i visitatori momenti indimenticabili di arte e cultura. Non vediamo l’ora di darvi il benvenuto alla Biennale di Senigallia 2022!
Vi presentiamo inoltre una nuova iniziativa in preparazione della prossima edizione della Biennale : il concorso di fotografia “La Muta”, un’opportunità unica per raccontare una storia molto personale attraverso le immagini.
Il tema di questo concorso è « Raccontaci una storia », vi invitiamo a presentare una serie di almeno 2 e al massimo 9 fotografie che raccontino una storia unica e personale, che possa toccare il cuore dei nostri giudici e del pubblico.
Le fotografie dovranno essere inviate entro il 15 aprile 2023, e verranno giudicate da una giuria di esperti in base alla creatività, all’originalità e alla capacità di raccontare una storia.
Pubblichiamo volentieri un comunicato inviatoci dalla direzione dell’Atelier 41
Cari lettori della rivista, @rtLine News
Siamo lieti di presentarvi il programma delle prossime esposizioni e degli eventi della Biennale di Senigallia. L’inaugurazione della nostra prossima edizione si terrà dal 18 al 21 maggio 2022 e promette di essere ricca di emozioni e di arte di alta qualità.
Tra gli eventi principali della Biennale di Senigallia vi segnaliamo:
*Una mostra fotografica che include diverse esposizioni di fotografi internazionali provenienti dagli Stati Uniti, dal Brasile e da altri Paesi.
Inoltre, ci sarà una mostra speciale sulla storia della fotografia del formato rotondo, che esplorerà come questa forma particolare sia stata utilizzata da fotografi di fama mondiale nel corso degli anni.
I vincitori verranno premiati con soggiorni e residenza a Senigallia e la loro serie di fotografie sarà esposta in una mostra speciale.
Non perdete questa occasione per far conoscere il vostro talento e raccontare la vostra storia attraverso le immagini. Inviate le vostre fotografie a “La Muta” e fatevi conoscere nel mondo della fotografia!
Vi ricordiamo che la partecipare al concorso di fotografia “La Muta” è gratuito per gli abitanti di Senigallia Speriamo di vedere le vostre fotografie alla prossima edizione di “La Muta”!
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ATELIER 41 via Fratelli Bandiera 41 Senigallia
Roger Ballen
IL caos dell’universo
Roger Ballen
Roger Ballen riceve la prima Nikon Ftn il giorno del diploma, aveva già una grande passione per la fotografia, ma non poteva di certo immaginare che nella sua vita sarebbe diventato uno dei fotografi più importanti e influenti del mondo.
Ballen nasce nel 1950 a New York ed entra fin da giovane a contatto con l’ambiente fotografico della metropoli. Sua madre era membro dell’agenzia fotografica Magnum, per questo il ragazzo rimane fin da subito affascinato dal mondo degli scatti e arriva, nell’estate del 1969, a fotografare il festival di Woodstock in una serie che sarà pubblicata per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’evento. Frequenta psicologia a Berkley e si laurea in geologia alla Colorado School of Mines, avvicinandosi al pensiero di Jung e iniziando a indagare il concetto di follia nella società moderna. Alla morte della madre nel 1973 decide di allontanarsi dal paese, deluso soprattutto dal dilagante materialismo che iniziava a imperversare in ogni angolo del paese.
Si stabilisce così nei sobborghi di Johannesburg cominciando a lavorare a contatto con la realtà del luogo nei panni inizialmente di geologo. Il suo ruolo lo porta ad
esplorare i limiti della capitale, permettendogli di entrare a contatto con realtà nuove, lontane dalla contemporaneità e spesso nascoste a molti. Inizia così a raccontarle con l’arte che gli era più vicina, la fotografia, stabilendosi definitivamente nel paese dove vive tutt’ora assieme a sua moglie.
Nell’arco di una carriera che prosegue da mezzo secolo Ballen non è mai riuscito a fossilizzarsi in un solo stile. Ha cominciato a scattare concependo la fotografia come mezzo per raccontare una determinata realtà storica, seguendo quella che era stata l’idea materna di racconto documentario. La sua idea muterà una volta raggiunta l’Africa, dove la testimonianza si affianca a una ricerca più particolare, decisa a indagare la singolarità degli individui che vengono ritratti dai suoi scatti. Incontrerà e interagirà in questo senso con soggetti emarginati, colpiti da malattie mentali, reclusi in abitazioni dismesse lontano dalle grandi città. Cerca quindi di restituirgli una sorta di dignità, restituendogli una voce che altrimenti non avrebbero mai avuto e parlando a tutti di un diverso tipo di apartheid, quella dei malati mentali. Inizia a scattare nel suo grande capannone lontano dalla città imbastendo piccole scene dal sapore teatrale con tinte grottesche e oniriche, usando animali impagliati, oggetti dimenticati e recuperati nelle discariche, intervenendo anche con altre arti come il disegno o la scultura all’interno della stessa fotografia. Realizza in questo orizzonte delle composizioni complesse per la loro simbologia recondita ma perfettamente leggibili dall’occhio umano grazie a un attento studio delle proporzioni; si tratta di foto armoniche e bilanciate, dove la realtà stessa dei soggetti fotografati dovrebbe, di norma, allontanare le tipiche idee che saremo di solito portati a identificare col bello. Eppure, non possiamo evitare di fermarci ed osservare come i toni di bianco si contrappongano per creare armonia, o come l’inclinazione di un cane che morde una zampa di gallina riesca a imprimere una profondità rara e ricercata.
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“My best Pictures are the ones I don’t understand.”
Col tempo Ballen approderà agli antipodi di quella fotografia documentaria con cui aveva cominciato, realizzando opere che prendono a piene mani da una tradizione primitiva, stilizzando i soggetti in maschere e raccontando gli aspetti più oscuri della psiche umana. Si tratta spesso di incubi della mente che prendono le sembianze di personaggi insoliti, come quello della patata Spiky, o le numerose figure racchiuse dentro gabbie geometriche che rendono la composizione attenta e proporzionata. Sembra quasi che l’artista abbia raggiunto l’essenza più pura della sintesi fotografica, quella che muove il segno percettivo in modo puntuale e pulito, evitando inutili orpelli e puntando all’essenza stessa della materia visiva. I suoi sono lavori che indagano la condizione dell’essere umano e la profondità del subconscio; sono quindi opere mai chiare e sempre piene d’interrogativi per chi scatta e chi osserva, in grado di porci di fronte alle domande più profonde e terribili sui misteri dell’universo.
Negli ultimi anni l’artista continua a sperimentare scattando a colori, ricordando per certi versi quei teatri dell’assurdo che ora, senza il bianco e nero che ha caratterizzato tutto il suo lavoro, ci appaiono sotto una luce nuova e in grado di comunicare a un pubblico quanto più vasto possibile. Nella sua lunga carriera l’autore ha pubblicato oltre venticinque libri, partecipato a importanti mostre in tutto il mondo e finendo, come succede solo ai più grandi, per dare involontariamente vita a un aggettivo che porta il suo nome, il Ballenesque. Accanto alla carriera di fotografo ha poi svolto anche quella di illustratore e regista, girando e realizzando la scenografia anche di video musicali, come quelli per il duo sudafricano Die Antwoord.
Roger Ballen è stato il protagonista della mostra “The Place of the Upside Down”, svoltasi a Senigallia dal 14 aprile al 31 ottobre 2022. L’evento ha raccolto oltre sessanta scatti provenienti dalle sue serie più famose come Outland, Shadow Chamber, Boarding House e Asylum of the Birds, oltre a dodici scatti a colori, un inedito assoluto per il nostro paese. La mostra, a cura di Massimo Minini e promossa dalla Regione Marche e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, ha caratterizzato per lungo tempo le giornate dei numerosi visitatori che hanno deciso di confrontarsi con l’artista e la sua particolare poetica.
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Alessandro Diambra
Alessandra Gutierrez
Francesco Tarantelli
Volontari servizio civile per i Musei di Senigallia
Senigallia e gli Artisti italiani Luigi Cipparrone
In questa rubrica cerchiamo di conoscere meglio i personaggi importanti nel mondo della fotografia analogica che hanno interagito in modo significativo con Senigallia, tra i principali c’è senz’altro Luigi Cipparrone.
contemporanea “Dal Due L’Uno” e nel 2002 progettato e realizzato la rassegna “Minimalia”
Negli anni 2002-2004 ha promosso e realizzato due importanti laboratori didattici “L’immagine dello spazio” che hanno affascinato e avviato alla fotografie molti giovani allievi che tuttora, ormai adulti, si dedicano con passione e ottimi risultati a questa pratica.
Nel 2005, a Parigi, ha partecipato alla collettiva “Le Polasér immaginaire”.
Nel 2008 ha partecipato alla VII edizione del Festival Internazionale di Fotografia di Roma e nel 2009 alla Quinta edizione della Giornata del Contemporaneo dell’AMACI. Numerose le mostre personali e collettive, i progetti ed i laboratori didattici, i diatapes, le pubblicazioni.
Intensa è stata la sua collaborazione con il MUSINF di Senigallia. Luigi Cipparrone era stato, infatti, uno dei protagonisti della fondazione dell’Osservatorio Nazionale della Fotografia Stenopeica e dell’Archivio della Fotografia Stenopeica del Musinf. Nel primo convegno nazionale di fotografia stenopeica, tenutosi a Senigallia, il suo intervento era stato ritenuto tra i più importanti e costruttivi.
Luigi Cipparrone, nato a Napoli il 24 luglio 1947 da genitori calabresi trasferitisi temporaneamente nel capoluogo partenopeo, ha frequentato la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna e di Napoli dopo aver conseguito la licenza liceale classica al Liceo Bernardino Telesio di Cosenza Pur essendo nato a Napoli ha vissuto quasi sempre a Cosenza. Sin da ragazzo si è occupato di fotografia dedicandosi alla ripresa e alle stampe delle sue foto allestendo una casalinga camera oscura, dimostrando una passione non comune verso la sperimentazione delle immagini. Passione che ha sempre coltivato e che pian piano lo ha condotto a compiere studi sempre più approfonditi per avviarsi alla ricerca e alla sperimentazione fotografica.
Nel 1984 ha fondato il Centro Sperimentale Produzione Audiovisivi, avviando una personale sperimentazione sulla fotografia con la camera stenopeica e sulle tecniche della fotografia off camera. Negli anni 1997-98-99 ha ideato, progettato e realizzato il progetto “AdA agenda d’artista”. Una agenda all’avanguardia che ha visto protagonisti artisti contemporanei di fama nazionale e non solo; un progetto grafico sperimentale in cui Luigi Cipparrone è riuscito a fondere insieme creatività e praticità, un connubio non sempre attuabile
Nel 1999 con il video Via ha partecipato alla XLVIII Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia e sempre del 1999 ha inaugurato la personale Così vicino Così lontano a Bruxelles. Nel 2001 ha organizzato la collettiva residenziale d’arte
È stato il responsabile della casa editrice le nuvole, editoria e arti visive e fondatore di “Fuoriquadro”, rivista di approfondimento sui beni culturali della Calabria. Numerose sono le pubblicazioni e per questa occasione se ne citano solo alcune relative alla fotografia: “La camera obscura”, ovvero “il negativo di carta”, 1989; “L’immagine dello spazio”, 2003; “Percorsi di fotografia”, 2004; “Sono stato alla 51a Biennale di Venezia”, 2006; “Meccanica fotografia. Alla ricerca di un’idea”, 2006; “Linea di confine”. “Fotografie in tempo reale” in Cassano allo Jonio il 22,23,24 agosto 2007, 2008; “Sul buco’”. Riflessioni e considerazioni sulla fotografia stenopeica, 2008; “Didattica della fotografia stenopeica” (con V. Marzocchini), 2008. Inoltre ha pubblicato numerose edizioni dedicate alla Pinhole Photography,
Grande studioso di Camera obscura e fotografia stenopeica ha condotto una personale sperimentale ricerca sull’identità e sulla determinazione/autodeterminazione dei luoghi e dell’io in relazione a riproduzione/produzione fotografica.
Luigi Cipparrone è stato un attento osservatore e un acuto interprete della realtà che ha trasferito sulle sue immagini; era un ricercatore, uno studioso della fotografia, delle immagini e della loro semantica. Era curioso, era un vivace“intellettuale” che amava sperimentare.
Ha collaborato per anni con il compianto Prof. Marcello Walter Bruno nell’ambito del suo corso universitario, di Storia della fotografia al DAMS dell’ Università della Calabria, svolgendo seminari dedicati alla fotografia sperimentale.
Per alcune ricerche e sperimentazioni è stato un vero precursore.
Illustrazione di Luigi Cipparrone per il suo libro ”la camera obscura”
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Luigi Cipparrone e Carlo Emanuele Bugatti Convegno stenopeico Senigallia 2012 (Ph Anna Mencaroni)
La studiosa di teoria e storia della fotografia Caterina Martino che ha approfondito lo studio dell’archivio fotografico di Luigi Cipparrone, della sua arte e della sua attività concettuale ed editoriale, attraverso il progetto svoltosi nel 2021 “Luigi Cipparrone (1947-2013) la fotografia come archivio del territorio calabrese” a cura dell’Associazione culturale “Fata Morgana” definisce Luigi Cipparrone una figura importante nella fotografia contemporanea calabrese. Maggiormente noto come sperimentatore e teorico della stenopeica e dei procedimenti off camera, la sua attività fotografica è connotata da alcune importanti e rilevanti esperienze: Ma la sua attività fotografica ha riguardato diverse aree: fotografo concettuale; autore di progetti audiovisivi e diatapes; curatore di progetti didattici ed eventi culturali; editore e altro ancora. L’opera fotografica di Cipparrone, continua la dottoressa Martino, ha delle radici profonde nel e sul territorio calabrese e, in particolare, nella sua città, Cosenza. Come tutti i fotografi contemporanei italiani che gli sono stati coevi e che hanno lavorato tra gli anni Ottanta e Novanta, l’opera di Cipparrone è guidata da una costante ricerca del genius loci. Osservare con un nuovo sguardo – uno sguardo mediato da pratiche fotografiche innovative e concettuali – la terra di appartenenza, libero da ogni stereotipo o pregiudizio, significa affrontare una ricerca su se stessi, sul paesaggio circostante che rischia di passare inosservato, sui mille volti di un territorio intriso di storia ma ancora impervio”.
Alcune iniziative postume a svolte per ricordare la figura e il lavoro svolto da Luigi Cipparrone.
L’Associazione Culturale “Fata Morgana” e le dottoresse Caterina Martino e Loredana Ciliberto hanno inteso omaggiarlo con un ciclo di seminari a lui dedicati attraverso
il progetto “Luigi Cipparrone (1947-2013) La fotografia come archivio del territorio calabrese”; dal 27 Aprile al 3 giugno 2021 esperti a livello nazionale hanno discusso e approfondito le tematiche oggetto dei suoi studi favorendo uno scambio culturale che era sempre stato un obiettivo da raggiungere. L’iniziativa si è conclusa nel giugno 2021 con una mostra presso Villa Rendano, sede della Fondazione Attilio e Elena Giuliani, un tempo casa del fotografo nella quale sono state esposte fotografie di Cipparrone sul centro storico di Cosenza.
La famiglia Cipparrone insieme ad un gruppo di amici ha istituito una borsa di studio Per approfondire temi legati alla fotografia stenopeica. Il premio vuole costruire e rappresentare un ponte in continuità con le aspirazioni di Luigi Cipparrone che tanti giovani aveva avvicinato alla fotografia affinché il patrimonio di conoscenza e di competenza non venga disperso nel tempo.
Sue opere sono state esposte a Milano nel 2017 nell’ambito di “sottese attese” una mostra allestita dall’associazione quintocortile.
Alcune iniziative postume hanno avuto Lugi per ricordare la figura e il lavoro svolto da Luigi Cipparrone
Marcello Walter Bruno - Ricordo di Luigi Cipparrone, fotografo e teorico, (Corriere della Calabria) 23 maggio 2014.
www.corrieredellacalabria.it/2014/05/23/alla-luce-dellombra-ricordo-di-luigi-cipparrone-fotografo-e-teorico/
Daniela Santelli, Luigi Cipparrone e l’arte della fotografia, in cosenza.italiani.it, 25 aprile 2021.
https://cosenza.italiani.it/scopricitta/luigi-cipparrone-e-larte-della-fotografia/
Domenico Ritorto, “La fotografia come archivio del territorio calabrese” (1947-2013). , in (Cosenza Chanell), 28 maggio 2021.
https://www.cosenzachannel.it/2021/05/28/progettoluigi-cipparrone-la-fotografia-come-archivio-del-territorio/
Art Tribune - Sottese Attese Milano - 22/05/2017 : 07/06/2017 – in mostra le opere fotografiche di quattro autori d’eccezione che utilizzano elementi reali per suggerire ipotetiche trasformazioni.
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Foto Stenopeica di Luigi Cipparrone
lI progetto, ideato e realizzato dall’associazione Confluenze, prevede una serie di iniziative per la riscoperta e la tutela del territorio di Senigallia tanto caro al Maestro, ottenendo il contributo della Regione Marche attraverso un bando di accoglienza turistica promosso dal Dipartimento Sviluppo Economico Settore Turismo.
Si è partiti dall’analisi di alcune foto “paesaggistiche” scattate da Giacomelli nell’entroterra senigalliese, confrontando il luogo com’era e com’è adesso per comprendere i cambiamenti del paesaggio, nelle tecniche colturali e non solo, cambiamenti dovuti a fattori geologici e a cambiamenti nello stile di vita. Il suggestivo risultato è la scoperta dei punti precisi dove il Maestro scattava che permette di capire, attraverso i suoi occhi, come il paesaggio si è trasformato. Un viaggio nella memoria del territorio dal punto di vista agricolo, geologico e sociale. Il progetto attualmente contempla un itinerario composto da 4 stazioni, in ognuna delle quali si troveranno pannelli con alcune fotografie che lì il Maestro aveva scattato, importanti sia per comprendere come il suo occhio vedeva quello specifico luogo e come è mutato, sia per il loro valore artistico.
Gli amanti del paesaggio avranno l’opportunità di conoscere le colline senigalliesi con occhi nuovi.
Gli obiettivi del progetto riguardano in particolare la possibilità di andare a scoprire e presentare i mutamenti che nel tempo hanno cambiato non solo il paesaggio delle campagne attorno alla città, bensì gli stili di vita, la cultura contadina, le aspettative, il modo di coltivare i terreni, le mutazioni sociali avvenute; il tutto per fare il punto della situazione e poter illuminare i problemi che stiamo vivendo come cittadini e come fruitori del territorio stesso.
Si partirà dall’analisi di alcune foto “paesaggistiche” scattate da Giacomelli nell’entroterra senigalliese, confrontando quindi il luogo com’era e com’è attualmente, da tale analisi verranno poi approfonditi vari temi al fine di capire e far luce sui cambiamenti avvenuti, in particolare: Cambiamenti del paesaggio
• Variazione del profilo dei terreni e cause
• Situazione dei beni immobili (case scomparse, nuove case e tipologia, case dismesse)
• Situazione delle colture (presenza e/o assenza di storiche colture: canapa, viti, etc.)
• Situazione della presenza di flora e fauna (com’era e com’è ed impatto sul territorio)
Cambiamenti dovuti a fattori geologici
• Analisi dei cambiamenti del paesaggio e del territorio legati a fattori geologici (attivazione argille profonde, idrologia, influenza dei prodotti chimici, etc.)
• Cambiamenti dovuti a eventi naturali (terremoti, frane, inondazioni) e relativi effetti (condizioni strutturali dei casali agricoli)
Cambiamenti nello stile di vita
• Analisi delle nuove norme sulla sicurezza nei lavori agrari e modifiche dello storico “mutuo soccorso” che rendeva vitale la vita sociale in campagna
Il linguaggio fotografico di Mario Giacomelli tra interpretazione creativa e rappresentazione artistica del paesaggio
• La terra che muore
• Cos’è il paesaggio e come lo rappresentano i fotografi
• Il passaggio senigalliese di Mario Giacomelli
• Rappresentazione trasfigurazione del reale in Giacomelli
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Mario Giacomelli Terra e Luce Escursione nei luoghi di Giacomelli.
Il percorso ad anello si sviluppa per circa 10 km in una vasta zona della campagna senigalliese nei dintorni della frazione di Sant’Angelo nella zona sud di Senigallia, a 5 km dal centro, lungo la Strada Provinciale Sirolo Senigallia, in direzione di Ostra.
Si parte dalla prima stazione (A, B) situata nella frazione di Sant’Angelo, all’inizio di Borgo Marzi, nella piazzola di fronte alla scuola primaria.
Per proseguire, si va verso la strada provinciale, si svolta a sinistra e, dopo 100 m, a destra si imbocca Strada del Ferriero. Dopo 30 m si svolta ancora a destra su Strada Costa dei Fabbri e la si percorre fino in fondo dove si trova il B&B Sant’Angelo. Siamo così alla seconda stazione (A, B).
Per raggiungere la terza bisogna tornare sulla strada provinciale e percorrerla verso monte per almeno 1,5 km fino ad imboccare a destra Strada della Querciabella, dopo circa 1,2 km sulla sinistra si trova la terza stazione.
Per raggiungere la quarta ed ultima stazione bisogna proseguire lungo Strada della Querciabella e, al bivio, svoltare a destra su Strada del Crocifisso. Si scende a questo punto per circa 500 m e si raggiunge il luogo in cui l’itinerario si conclude.
Per ritornare al punto di partenza proseguire lungo Strada del Crocifisso per circa 500 m e poi imboccare, sulla destra, Strada della Ruffina che ci condurrà fino alla strada provinciale. Da lì svoltare a sinistra e, dopo circa 400 m, si raggiunge il punto di partenza nella frazione di Sant’Angelo. Le singole stazioni sono segnalate sul posto.
Quest’anno, in una delle tappe, gli escursionisti hanno potuto partecipare a un workshop sulle antiche tecniche di stampa, al termine del quale hanno avuto come ricordo una foto stampata da loro stessi, seguendo le direttive dei docenti del gruppo fotografico F7.
Una nuova versione del percorso, con parte del tracciato attraverso i campi, in 4 lingue, verrà presentata a gennaio 2023, in tale occasione verrà presentato anche un filmato sull’itinerario, realizzato da Lorenzo Cicconi Massi.
Associazione Confluenze
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L’itinerario “Mario Giacomelli Terra e Luce”
La stampa con il metodo della Cianotipia
Con un filmato si è voluto fare una piccola guida a questa antica tecnica di stampa, una delle meno difficili da utilizzare, ma senz’altro una delle più affascinanti per i risultati ottenuti.
Per questa tecnica si sono tenuti moltissimi workshop a Senigallia, ma sono tantissime le richieste per un approfondimento.
Il progetto, realizzato dall’associazione @rtline, ha visto come docenti Massimo Marchini e Alberto Polonara, la regia del filmato è di Anna Mencaroni che, assieme a Maurizio Montironi, ha realizzato le riprese. Alcune settimane di lavoro hanno portato alla realizzazione del filmato che è disponibile gratuitamente on-line al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=Bee1dZDG4t8
E’ possibile modificare la sua particolare tonalità ricorrendo ad un viraggio a base di acido tannico che modifica la stampa da blu a bruno/seppia; oppure con l’ immersione della stampa in acqua e tè ( in questo caso però si colora tutta la stampa , anche le parti bianche)
La tecnica per la realizzazione dei cianotipi è semplice ed economica, due sono le sostanze che si utilizzano : ferricianuro di potassio e ferro ammonio citrato in parti uguali su ogni tipo di carta che non necessita di “collatura”; si sviluppa in acqua corrente e, dopo l’asciugatura, la stampa è pronta. La fonte di luce deve necessariamente essere ultravioletta (lampade per abbronzatura domestica o bromografi specifici ) la migliore delle quali ,quando è possibile, è il sole Cosa occorre per la stampa metodo Cianotipia
• Per protezione, camice, guanti e occhiali
• Torchietto
• Recipiente in vetro
• Pennelli
• Bacinelle
• Carta
• Luce solare o lampada UV
• Componenti chimici per l’emulsione: Ferricianuro di potassio 8 g. in 100 mL di acqua distillata Ferramonio Citrato 243 g. in 100 ml di acqua distillata La stampa avverrà a contatto ed avrà le stesse dimensioni del negativo, perciò ne servirà uno di grande formato, se non lo si ha si può realizzare con una stampante, utilizzando fogli di acetato molto trasparenti. Per un risultato di buon livello, occorre un negativo ben contrastato.
Tecnica di stampa fotografica tra le più antiche, (contemporanea della Carta Salata ) trae il suo nome dalla particolare colorazione blu delle stampe finite ( dal latino Cyanus, derivante dal greco Kyanos “= azzurro”).
La sua invenzione si deve all’illustre scienziato inglese John Herschel che, durante i suoi molteplici esperimenti, notò la reattività del ferricianuro alla luce, e successivamente mise a punto questa tecnica con l’aggiunta del citrato ferrico ammoniacale.
La Cianotipia venne prontamente usata dalla botanica Anna Atkins agli inizi degli anni quaranta del 1800 per il suo volume “British Algae” realizzato sovrapponendo i suoi soggetti (alghe essiccate) ai fogli di carta sensibilizzati. Nel corso degli anni la Cianotipia ha avuto alterne fortune : la particolare colorazione blu di queste stampe a molti non piaceva, però, aveva ed ha il non trascurabile vantaggio della notevole stabilità nel tempo (le prime Cianotipie realizzate presenti in molti archivi fotografici sono conservate in modo quasi perfetto)l
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La realizzazione
Mettere nel recipiente di vetro i componenti chimici per l’emulsione in parti uguali e mescolarli bene.
Prima di utilizzare la carta emulsionata, occorre farla asciugare in un luogo buio, l’emulsione non è molto sensibile alla luce normale, ma una esposizione lunga ne provoca l’annerimento. Per accelerare il tempo di asciugatura si può usare un fon, senza stare troppo vicini alla carta.
Prendere un foglio di carta, possibilmente in puro cotone, perché resistente all’immersione all’acqua. Le dimensioni del foglio devono essere compatibili con il negativo.
Quando la carta è asciutta si posiziona il negativo sulla carta emulsionata e si inserisce il sandwich sotto al vetro del torchietto, così, durante l’esposizione, il negativo sarà ben pressato a contatto con la carta.
Con un pennello e spalmare uniformemente l’emulsione sulla carta, è bene inumidire il pennello con acqua prima di utilizzarlo, per evitare che si inzuppi troppo le sostanze chimiche.
Le pennellate devono essere rapide ed uniformi, si può scegliere se spalmare l’emulsione fino ai bordi, oppure lasciarli sfumati.
Ora occorre impressionare la carta emulsionata, per farlo c’è bisogno di una sorgente di raggi UV. Quella più potente ed efficace è senz’altro il sole, quindi se è una bella giornata il modo migliore per esporre la fotografia è quello di posizionare il torchietto al sole in modo perpendicolare alla sua luce.
I tempi di esposizione variano secondo dell’ora in cui si effettua l’esposizione, dall’intensità del negativo e anche da come è stata applicata l’emulsione sulla carta, perciò per una corretta esposizione occorrono fare delle prove al momento. Indicativamente i tempi vanno da 2 a 4 minuti.
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Qualora non ci sia la luce solare si può utilizzare quella di una lampada UV, tipo quelle usate per l’abbronzatura. Queste lampade sono facilmente reperibili nei mercatini dell’usato. Anche con la lampada UV occorre effettuare varie prove per determinare l’esposizione ottimale.
Se si vogliono avere dei toni più duri con un semplice procedimento si può effettuare una intensificazione della foto.
Attraverso il vetro è possibile verificare l’annerimento e continuare ad esporre se ancora non sufficiente.
Immagine sviluppata prima della intesificazione
Per l’intensificazione si utilizza perossido di ossigeno, la comune acqua ossigenata, si diluisce al 10% in acqua e si distribuisce sopra la fotografia che ancora è nella bacinella.
Appena annerita a sufficienza si inserisce la carta impressionata in una bacinella con acqua, va bene quella del rubinetto.
L’immagine da blu celeste si scurisce fino a diventare blu di prussia. Si può anche non intensificare tutta la foto, ma solo alcune parti per creare diverse intensità.
Si agita la bacinella per muovere l’acqua sulla superficie della carta, si tiene in ammollo fino a che si notano parti in eccesso sciogliersi in acqua, per verificare si solleva la fotografia e si osserva se del liquido bluastro ancora cola.
Immagine intensificata
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Per ottenere una immagine stabile, si deve mettere la foto sotto acqua corrente per altri 5 minuti circa.
Si agita la bacinella per far scorrere il liquido sopra la foto, il tempo di infusione, varia secondo l’effetto desiderato e verificabile visualmente.
Si possono variare le tonalità della foto sottoponendola ad un viraggio, una sostanza che produce dei bei effetti e l’acido tannico disciolto al 2% in acqua, ma un buon risultato si può ottenere anche usando del comune tè. La differenza è che con l’acido tannico si variano solo i colori di tonalità blu, con il tè si cambia anche il colore della carta. Con il viraggio al tè si cambierà la tonalità del blù a circa color seppia. Si immerge la fotografia in una bacinella contenente acqua e si versa il tè.
Immagine virata al tè
Speriamo di essere stati esaustivi, per un approfondimento vi consigliamo di guardare il filmato sul canale Youtube “storie di fotografia Senigalliese” al seguente link: https://www.youtube.com/@storiedifotografiasenigall7545
Gli antichi metodi di stampa sono affascinanti, permettono di ottenere quello che possiamo definire, “opere d’arte” ogni risultato è fine a se stesso e non riproducibile, perciò unico, inoltre è un gran divertimento sperimentare, provare e vedere la magia dell’immagine che si manifesta, ci si sente creatori.
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Massimo Marchini e Alberto Polonara, autori del “filmato Workshop” sulla stampa con il metodo dell Cianotipia
Storie di fotografia senigalliese
Con questa rubrica vogliamo riportare quanto viene raccontato nel canale youtube “Storia della fotografia senigalliese”
Questo canale raccoglie filmati con interviste, workshop e documenti, del vissuto fotografico senigalliese.
C- Parlare del Gruppo Misa vuole dire parlare di Giuseppe Cavalli, parlare di Giacomelli, parlare di Ferruccio Ferroni. La signora Baruca che è qui con noi, era la moglie ed è la custode delle memorie e delle collezioni di Ferruccio Ferroni. La signora può parlare a buon titolo del Gruppo Misa, perché lei ha conosciuto non solo Giuseppe Cavalli, ma anche Emanuele Cavalli e li conosceva anche prima di sposarsi con Ferrucco, quindi parliamo con lei di cosa ricorda di questa vicenda. Io premetto di ritenere Ferruccio Ferroni autentico erede del Gruppo MIsa che ne ha sempre mantenuto la linea e l’idea di forme e contenuto che erano proprie di Giuseppe Cavalli anche essendo anche uno dei teorici e uno dei soci fondatori.
L- Io ho incontrato Cavalli nel 1945, frequentavamo entrambi la chiesa del Portone, in quell’anno lui aveva fondato una filodrammatica nella quale ho recitato anche io. Così ho conosciuto Cavalli. In seguito l’ho frequentato ancora di più quando lo ha conosciuto anche mio marito.
La raccolta si sta ampliando, sono presenti i sesuenti filmati:
• Il Gruppo Misa Intervista di Carlo Emanuele Bugatti a Lidia Barucca, moglie di Ferruccio Ferroni, che racconta, con una vista esterna, la storia del “Gruppo Misa”
• Workshop Polaroid di Beppe Bolchi
• Vincenzo Bianchi intervistato da Carlo Emanuele Bugatti
• “La visione Chiara” Presentazione al Musinf del fim di Lorenzo Cecconi Massi
• Manifestazione Cartcanta del 2011 work shop sulle Antiche Tecniche di stampa
• Stati della fotografia del MiBACT con le relazioni di Carlo Emanuele Bugatti, Stefano Schiavoni, Lorenza Bravetta e Francois Hebel MAis de la Photo du Grand Paris che parle della nascita del festival di Arles.
• Donne in guerra riprese realizzate alla inaugurazione della mostra al Museo Nori De Nobili
• Ricordi di casa Cingolani, intervista ad Umberto Solazzi, che ci parla dello studio delle famose fotografe senigalliesi
• Workshop Antiche tecniche, due filmati che illustrano la stampa con i metodi Van Dyke e della Cianotipia
• La fotografia come professione, filmato del Gruppo F7 con interviste a fotografi senigalliesi
Proponiamo il dialogo informale tra Carlo Emanuele Bugatti e Lidia Barucca Ferroni su come quest’ultima ha vissuto il rapporto tra i vari componenti del “Gruppo Misa”
C- l’ incontro fra Cavalli e Giacomelli è avvenuto nel punto di riferimento Senigalliese per la fotografia, presso i fornitori ed i laboratori, quindi Tarini e Leopoldi erano punto d’incontro per i fotografi .
L’Intervista comincia con una introduzione di Carlo Emanele Bugatti, per semplificare indicheremo con C i dialoghi di Bugatti e con L quelli di Lidia Baucca Ferroni.
L- furono appunto Tarini e Leopoldi che suggerirono a mio marito, che, alle prime armi, andava da loro per comprare il materiale, di contattare Cavalli perché avrebbe saputo dare preziosi suggerimenti. A quel tempo Cavalli abitava in via Anita Garibaldi, vicino la chiesa del portone, quindi anche vicino alla casa di mio marito e anche vicino casa mia. Tra Ferruccio e Giuseppe si stabilì un rapporto non soltanto basato sulla fotografia, ma anche sulla cultura, parlavano di tutto, erano entrambi Crociani, parlavano di poesia, avevano conosciuto ed apprezzato le poesie di padre David Maria Turoldo, che è venuto anche qui a Senigallia. anche Giacomelli amava le sue quelle poesie alle quali si è ispirato per le sue fotografie, tutti conosciamo il lavoro “io non ho mani che mi accarezzino il volto”. Io ho conosciuto padre Maria Turoldo attraverso un suo libro che mio marito mi ha regalato nel 1948. Loro parlavano anche di queste cose, Cavalli è diventato amico di famiglia, è anche è stato anche testimone al nostro matrimonio, è diventato amico di famiglia, come anche Mario Giacomelli, che mio Marito aveva conosciuto come tipografo, Giacomelli era un uomo con grande valore estetico,. I suoi lavori, ad esempio le partecipazioni per i matrimoni, erano molto belle, scritte all’inglese, era un uomo di grande cultura, per questo mio marito lo frequentava, in seguito ha scoperto che era anche appassionato di fotografia. A Giacomelli piaceva la motocicletta, cosa che piaceva anche a Cavalli. Una volta hanno fatto una cosa molto spiritosa, Cavalli era un meridionale spiritoso, sono andati ad una gara di motociclismo che facevano qui intorno, nella via del Cavallaro, però per entrare ci voleva il biglietto d’ingresso, Cavalli aveva sempre al sua macchina fotografica, era un uomo distinto, sempre con il cappello, faceva una bella figura, assieme a lui c’erano mi io marito e Mario Giacomelli, Cavalli, andò avanti e con fare imponente disse a quelli che stavano di guardia all’ingresso “questi sono con me” riferendosi a Ferruccio e a Mario, ed entrarono senza che nessuno facesse obiezioni. Mio marito me lo ha sempre raccontato, Cavalli era un uomo di prestigio.
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Giorgio Pegoli
Maestro del fotogiornalismo
Per noi fotografi senigalliesi Giorgio Pegoli è da sempre un punto di riferimento, molti di noi sono stati suoi allievi ai corsi di Fotogiornalismo da lui tenuti al Musinf. Giorgio ama trasferire le sue conoscenze, difatti presenta così il suoi corsi: “Sono convintissimo e fiero del fatto che Senigallia sia riconosciuta come città della fotografia, perciò vivo come mia missione quella di contribuire a formare e specializzare fotografe e fotografi. Ciò nella speranza di trovare sempre nuovi giovani talenti. Mi impegnerò nel coordinare il corso di fotogiornalismo per l’iscrizione al quale non sono richieste pregresse esperienze in campo fotografico. Io da giovane avevo cercato, ma, purtroppo, non avevo trovato, un’occasione didattica gratuita per essere aiutato a entrare davvero nel mondo della fotografia, per conoscerne da vicino gli autori, la storia e le tecniche anche attraverso incontri, workshop, laboratori di alto livello professionale”. Tutti abbiamo passato ore presso il suo studio, incantati ad ascoltare i suoi racconti di guerra, ma lui non parla di guerra, parla di arte e di vita, parla delle persone che ha incontrato, parla di cosa sentiva quando scattava quelle fotografie. Nei suoi racconti ci sono sempre aneddoti, alcuni scherzosi altri più seri, molte volte ha rischiato la vita.
Non solo noi fotografi senigalliesi frequentavamo il suo studio, vari artisti di passaggio a Senigallia facevano tappa alla sua bottega di via Carducci. E’ stata una perdita la chiusura del suo studio, per fortuna siamo ancora tutti in contatto e possiamo contare sui suoi suggerimenti e sulla sua amicizia, si amicizia, anche nelle uscite fotografiche dei workshop. Giorgio, più che da insegnante, si comporta da amico.
Quello di Pegoli è un messaggio che lui vuole trasmettere attraverso la fotografia canalizzandola sulla comunicazione di massa, facilmente leggibile. Le sue immagini ci mostrano la sofferenza dando voce a chi la subisce. Il suo è un “reportage umanitario” cosi come lo definiva Charles Henri Favrod che ha raccolto gli scatti di Pegoli presso il museo da lui fondato a Losanna. La ricerca umanitaria si denota anche dai principali lavori di Giorgio, sfociati in libri e mostre, tra cui:
•“donne e guerra” dove le immagini mostrano le donne in scenari di guerra, con il loro valore, espresso nei vari ruoli. Senza questi scatti fotografici, il dolore e la sofferenza che esprimono, sarebbero nascosti sommersi dal rumore della guerra.
•“Bambini nelle guerre dei grandi” dove gli occhi dei bambini, nelle fotografie di Pegoli, mostrano la sofferenza scatenata da chi forse ha meno cognizioni di loro.
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Fotografi europei del progetto Frames in visita allo studio di Giorgio Pegoli
Giorgio Pegoli nel suo studio di via Carducci
Giorgio Pegoli durante un suo workshop al Musinf
Russia, Golpe 1992. Foto di Girogio Pegoli
Giorgio Pegoli spesso racconta anche i lavori fotografici che ha realizzato lontano dalla guerra, il suo modo di descrivere l’accaduto, fa immaginare la scena e il momento che viveva, ad esempio: impressa mi è rimasta la storia che accompagna un suo lavoro fotografico “L’ultimo eremita” quando parla di questo vecchio, schivo ma fiero che lui ha fotografato e descrive l’ambiente frugale dove viveva. Vedo, sicuramente immaginando, tutti i particolari e mi sembra di essere lì avvolto dall’umanità che il personaggio esprimeva. A proposito di questo racconto sull’eremita, mi sembra che ancora Pegoli non lo ha pubblicato, speriamo di vedere presto stampate queste bellissime foto. Altro suo lavoro dedicato alla gente e alle storie del territorio è “La Sciabica” che è la pesca con il metodo della tratta, per anni Pegoli ha frequentato i pescatori fotografando il loro lavoro, i loro gesti, ma soprattutto ha fotografato un mondo che ora è perduto, interessante è la sua intervista al “Re della sciabica” Nello Curtatoni.
Alberto Polonara
Giorgio Pegoli, classe 1938, è fotoreporter di guerra free lance per diverse testate italiane ed internazionali, è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, alla “International Federation of Journalists” ed ha ricevuto per il suo lavoro l’onorificenza di” Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana”. Alla XV edizione del MYSTFEST di Cattolica (1994) ha ricevuto il premio come giornalista dell’anno.
Nel corso della sua carriera, Pegoli, ha realizzato i seguenti reportage: Vietnam (1978), Germania est (1978), Brasile (1981), Canarie (1982), India (1984), Nepal (1985), Perù(1986), Cina (1986)/Ciad (1987), Nicaragua (1987), Laos (1988), Cambogia (1988), Salvador (1989), Libano (198990), Romania (1990), Iraq (1991), Giordania (1991), Palestina (1991), Israele - durante la Guerra del Golfo(1991) , Croazia (1991-92), Russia (1992), Bosnia (1993-96), Ucraina (199394), Russia (1994), Albania (1995), Polonia (1995), Pakistan (1996), Afghanistan (1997), Albania (1999), Bosnia (1998 /2008/2010), Israele-Palestina (2009), Francia-Lourdes (2012)
Pegoli ha realizzato vari reportage anche in Italia, tra cui: “Colori e contrasti delle colline marchigiane” (1970-1982), “Il nostro Sud un mondo che scompare” (1978-1985), “Carnevale Veneziano. lo specchio delle maschere” (19811985)
Viaggio in Puglia (1982-1984), “Il mare. Colori e sensazioni” (1989), “Scanno” (1978, 1979, 1989, 2010)
L’archivio di Giorgio Pegoli è di notevole interesse, costituito da oltre 50.000 immagini tratte dai reportage nel mondo, 1.400 immagini storiche “Campagna di Russia 1941-43, 1.600 negativi in B/N di “Senigallia com’eri”
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Giorgio Pegoli in una sua missione giornalistica in territorio di guerra