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Carabinieri
Quando Conan arrivò a scuola notò con sorpresa che c’era una pattuglia dei carabinieri proprio davanti al cancello.
La macchina era parcheggiata in modo inusuale e due guardie erano di fronte all’ingresso a parlare con alcuni professori. Si avvicinò lentamente e passando vicino alla pattuglia sentì i carabinieri fare domande.
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Rallentò il passo per cercare di scivolare via inosservato e dirigersi verso l’ingresso ma venne subito ripreso.
“Ehi tu, ragazzo!” disse uno dei due in divisa, che aveva la visiera del cappello poggiata sul naso. “Vieni qui un attimo.”
Conan sentì il proprio corpo eseguire gli ordini quasi automaticamente. Si avvicinò di qualche passo quando il carabiniere chiese: “Sei per caso venuto in moto?!”
“No!” rispose Conan. “Hai un motorino?”
Il carabiniere alzò un po’ la visiera fin sulla fronte per vedere meglio Conan che rizzò la schiena e simulò no con la testa.
“Allora vai pure.” gli concesse, scrutandolo con uno sguardo investigativo. Conan entrò a scuola preoccupato. Pensò che i carabinieri stessero cercando i motorini degli spavaldi e capì che doveva essere successo qualcosa.
Sperò soltanto che Pepito stesse bene.
Occhio nero
La 2ª F si riempì in un quarto d’ora e la prof non era ancora arrivata. I compagni di classe erano affacciati alla finestra a bisbigliare e a vedere la pattuglia che intanto andava via. Conan era seduto al banco in prima fila e guardava fisso la lavagna. Dalla porta entravano gli ultimi ragazzi, ma Pepito non era ancora arrivato.
La professoressa Turchino giunse piena di sciarpe e con il registro sotto il braccio. “Seduti!” urlò, ed appoggiò un bicchiere fumante sulla scrivania.
Pepito arrivò subito dopo, fece due passi soltanto, per farsi vedere bene, fermo, poi proseguì al suo posto scivolando tra i banchi.
Conan trascinò indietro la sedia del banco di Pepito cosicché l’amico potesse accomodarsi. In classe cominciò un vociare preoccupato e nessuno riusciva a togliere gli occhi di dosso ai due amici.
“Cosa ti è successo?” disse la Turchino avvicinandosi. Pepito aveva un occhio nero che non si apriva neanche, rosso sui bordi e viola acceso vicino alle ciglia e poi delle occhiaie profonde e un senso di desolazione nei gesti, abitualmente così vivaci. Eppure rispose con insolita compostezza.
“Nulla prof. È stata la cavalla.” E sapeva di non crederci minimamente. “La cavalla?” disse la Turchino, corrucciando la fronte.
“Titania. Quella pesa una tonnellata e mi ha dato un calcio in faccia mentre la spingevo nella stalla.”
La Turchino piegò la testa come fanno i medici con i feriti da operare, ma non insistette con le domande.
“Ragazzi, qualcuno vada a cercare del ghiaccio, così non può stare!” Comandò la docente. “Non serve, professoressa.” disse
Pepito, ma un volontario era già uscito chiudendo la porta e lasciando la classe muta.
Conan sembrava impietrito, mentre osservava un punto lontano fuori dalla finestra e stringeva una penna forte tanto che le mani gli erano cambiate di colore. La Turchino si avvicinò, sfilò la penna dalla stretta di Conan e sfiorò la testa di Pepito con lo stesso gesto, a metà tra una pettinata e una carezza.
“Allora leggiamo qualche bel racconto, ragazzi.” disse, e con il libro aperto in mano passeggiava dondolando lenta accanto ai primi banchi.