RESS a pagina 17
Febbraio
Mensile di approfondimento Direzione Editoriale: Michele Spena
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redazione: Viale della Regione, 6 Caltanissetta
- Tel/Fax: 0934 594864
Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 conv. N. 46 art. 1 comma 1. Sud /CL
- Stampa: STS S.p.A. Zona industriale Vª Strada, Catania - Reg. Tribunale di Caltanissetta n° 224 del 24/02/2011
Sanità: Riduzioni dolorose, C.R.I.M. è “vera” gloria?
Società di D. Polizzi
Gastronomia da strada e Settimana Santa, matrimonio “difficile” La sistemazione dei venditori di cibo da strada nel percorso dei riti della Settimana Santa è una questione che si ripresenta annualmente. Difficile contemperare le esigenze degli imprenditori “del gusto” (che de-
Anno II Num. 19
Il servizio sanitario regionale colpito dalla scure dei tagli: tolti 200 milioni di euro. ASP CL: è emergenza di O. Barba
vono essere giustamente tutelati) con l’aspettativa dei nisseni che vorrebbero maggiore decoro. L’ultima parola spetta all’Amministrazione Comunale: ha la “forza” di mediare e decidere? Aspettiamo una risposta.
alle pagine 28 e 29
Ambiente
Si Muos, no Party! Sicilia vs USA, come finirà?
di L. Ingrassia
alle pagine 8 e 9
Cultura
Museo della Zolfara “La vita è una avventura colorata”
a pagina 21 di F. Falci
Fatti & Quartieri
Centro storico decadente, per la Provvidenza è il momento del rilancio?
I
l quartiere Provvidenza, uno dei più antichi della città, nasce dopo gli “Angeli”, intorno al ‘500. Alla Provvidenza abitavano gli artigiani, quella che
oggi potremmo definire la piccola borghesia. Il rione oggi risulta più che mai degradato, decadente e spesso succube della micro criminalità.
segue a pagina 38
alle pagine 14 e 15
Politica
Povera P GIUSTIZIA
di S. Mingoia
Concorso blindato & caffè “vietato”
alazzo del Carmine non vive un momento di grande feeling con i “suoi” lavoratori. Dapprima una circolare che disciplina la pausa del caffè, poi il concorso di 44 posti riservato ai precari ed oggetto di molte critiche ed infine, la “sparizione” dell’ex premio incentivante.
di V. Pane
I Fatti di Etico
Il ponte non si deve fare!
Si tratta di delirio collettivo? Di epidemia di irrazionalità? Il sogno a volte non svanisce all’alba a causa di un naturale risveglio; qualche volta invece si materializza in amara realtà per colpa dell’ignoranza, della malafede, della stupidaggine e perfino per
prese di posizioni politiche ottuse e meschine. Se all’uomo si toglie il privilegio di sognare l’uomo è morto, strangolato dalla realtà.
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ISSN: 2039/7070
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Fatti & Palazzo del Carmine
In Municipio
“Tutti felici e contenti” di Salvatore Mingoia
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e legioni dei dipendenti comunali di Palazzo del Carmine, sotto la pressione della recente circolare del dirigente del settore Risorse Umane, il vice Segretario Angela Polizzi, che ha regolamentato anche la pausa caffè, vanno alla guerra in ordine sparso. Un drappello, circa un centinaio si sono autotassati per affidare ad un legale il ricorso al Tar per l’annullamento in autotutela della selezione interna a quarantaquattro posti, riservato in via esclusiva ai precari, bandito dall’amministrazione del sindaco Michele Campisi che rischia di scontentare tutti; i precari da stabilizzare ed i dipendenti di ruolo che aspirano a mansioni superiori. La selezione, come è noto, prevede l’assunzione di cinque lavoratori con la qualifica di istruttore amministrativo categoria D, diciassette posti di agente di polizia municipale categoria C, ventuno posti di istruttore amministrativo categoria C e un posto di vigilatrice d’infanzia categoria C. Un bando che ha generato dei malumori tra i dipendenti e i disoccupati esterni di altri comuni dell’isola. Il primo ricorso al Tar infatti reca la firma di tre altrettanti aspiranti concorrenti di un comune del palermitano. In buona compagnia dei tre concorrenti esterni adesso c’è anche
il piccolo esercito di dipendenti comunali, ex precari di categoria B, per cui dopo la raccolta dei quattrini hanno solo da scegliere a chi affidare l’incarico del ricorso. Il concorso così come concepito blinda i lavoratori precari del comune attraverso il meccanismo della valutazione dei titoli che assegna ai dipendenti comunali un punteggio altissimo nella qualifica di appartenenza. Alla guerra contro amministrazione e dirigenti vanno pure una nutrita schiera di comunali che reclamano l’ormai ex premio incentivante: voce che tradotto in cifre per i lavoratori del comune significava percepire un sorta di “una tantum” equivalente ad una mensilità che annualmente veniva versata come incentivo per l’attività svolta. Di colpo è stato cancellato. Qualcuno dei dirigenti, che si è alzato di buon mattino, ha deciso di cancellare quella voce a sostegno dei lavoratori del comune. Anche questi defraudati hanno deciso di andare davanti al giudice. Va detto che in prima istanza la richiesta
do anche lo spauracchio di pesanti provvedimenti disciplinari nei confronti dei trasgressori. Non si entra prima delle 7,45 e l’accesso all’edificio comunale è soltanto dall’attuale ingresso del municipio (locali ex Torregrossa). Andiamo adesso alla famosa pausa caffè. I dipendenti che entrano
dei lavoratori è stata respinta da giudice del lavoro. Adesso si è aperto il secondo fronte con la decisione di ricorrere in appello. A mettere del sale nelle ferite dei comunali ci ha pensato il vice segretario generale Angela Polizzi con la recente freschissima circolare che limita la pausa caffè e l’orario di ingresso e di uscita dal posto di lavoro, agitan-
dopo la timbratura “devono immediatamente raggiungere senza indugio il posto di lavoro”. Per cui non è consentito timbrare ed uscire per parcheggiare l’auto lasciata in via provvisoria o per andare al bar per il consueto caffè. “La
2.000.000 di visite: grazie! D
ue milioni di visite. Due milioni di volte grazie, ai nostri lettori. Il 31 gennaio 2012 alle 11:14 il nostro sito ha registrato la due milionesima visita. Non neghiamo un sussulto di gioia e soddisfazione, di aver raggiunto in due anni, un risultato statistico così importante ma altrettanto corposo è il senso di responsabilità che guida ed indirizza il nostro agire. Ricordiamo con un pizzico di tenerezza il “nostro” primo giorno on-line, il 31-01-2011; in quella giornata ricevemmo ottanta visite: eravamo emozionatissimi, ci parve una cifra “spaventosa”. Il pezzo più letto fu quello che riguardava la serata conclusiva del ventesimo Festival Città Di Caltanissetta (8 visite), seguito da un articolo in cui Scarpinato (destino vuole che sia in prima pagina nel numero di questo mese), in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario parlava di un modello della legalità da esportare (6 visite). Molto acqua è passata sotto i ponti anzi sono passate centinaia di migliaia di visite. Informare è un compito arduo, ricco di difficoltà che cerchiamo di attuare con il massimo impegno, serietà ed imparzialità. Non siamo stati esenti da errori e ce ne scusiamo ma nelle occasioni in cui abbiamo sbagliato, lo abbiamo fatto per eccesso di zelo, per maniacale scrupolosità ma mai per parzialità o volontariamente. Crediamo che almeno “due milioni” di ragioni plausibili, confermino
la bontà del nostro agire. Ogni notizia tentiamo sempre di documentarla con i fatti, quando ci troviamo a dover parlare di un qualsiasi argomento e auspicabile un’adeguata preparazione, non servono conoscenze straordinarie, ma almeno quelle basilari per sostenere ciò che scriviamo. Crediamo che il ruolo dell’informazione sia quello di informare, come dice la parola stessa, senza se e senza ma. In questo inizio di secolo siamo passati da un sistema con mezzi di comunicazione che inviavano informazioni a un pubblico “rassegnato” solo a riceverle, ad un sistema diverso e rivoluzionato. Oggi chiunque abbia nozioni di base nell’uso del computer e della rete internet può aprire un blog collegato a profili Facebook e Twitter, e la propria webtv su Youtube per convertirsi in “mezzo di comunicazione”. Anche i siti dei principali media si sono trasformati con l’inserimento di spazi, dove il pubblico può commentare e intervenire attraverso i social network, integrando l’informazione contenuta negli articoli. In alcuni casi può aggiungere foto e video. E’ cambiato il lavoro del giornalista, cui si richiedono articoli che possano essere completati ed implementati dai lettori. Quasi fosse un “work in progress”. Il vostro aiuto, i vostri commenti, le vostre indicazioni, sono per noi basilari. In due anni abbiamo registrato ben 12.467 commenti; questa non è l’unica cifra che sottoponiamo alla vostra attenzione. Due milioni di visite;
pausa caffè che si riferisce ad un breve break, è consentita soltanto dopo un congruo periodo di lavoro”. La circolare della dirigente richiama alcuni recenti pronunciamenti del Tar secondo cui la pausa caffè al primo turno di lavoro è da ritenere non giustificabile. In ogni caso anche per la pausa caffè i lavoratori non potranno fare a meno di timbrare ed indicare la motivazione dell’uscita dal posto di lavoro. Un altro aspetto da non sottovalutare sono i ricorsi, moltissimi, e il contenzioso aperto da altri impiegati che reclamano il riconoscimento delle mansioni superiori; cioè di una promozione per l’attività che sono stati chiamati a svolgere rispetto a quella originaria. La risposta immediata, da parte del dirigente del settore o del segretario generale, a fronte di una simile richiesta non si è fatta attendere: ridimensionamento dell’incarico e trasferimento immediato in altro settore. Questo per la parte che riguarda il comune in attesa del pronunciamento del giudice. Ci avevano abituati ad una antica locuzione latina “promoveatur ut amoveatur”. A Palazzo del Carmine nemmeno la soddisfazione della promozione; tutto il contrario, ridimensionamento e trasferimento, ma niente frusta grazie a Dio.
è rappresentato da un’informazione libera, che sia di spunto per la riflessione dei cittadini e per la crescita della nostra amata città. Questo non è punto di arrivo ma una stazione di transito. La nostra azione editoriale si arricchisce di nuovi contenuti e di tante novità. Ricordiamo infine l’applicazione per smartphone che può essere scaricata dal nostro sito www.ilfattonisseno.it
Direzione Editoriale Michele Spena
Direttore responsabile Salvatore Mingoia
Collaborazioni:
Ivana Baiunco Osvaldo Barba Alessandro M. Barrafranca Rita Cinardi Alberto Di Vita Etico Fiorella Falci Giuseppe Alberto Falci Filippo Falcone Salvatore Falzone Gaia Geraci Annalisa Giunta Leda Ingrassia Lello Kalos Donatello Polizzi Laura Spitali Giovanbattista Tona
Disegno grafico Michele Spena
Impaginazione
Claudia Di Dino
674.987 visitatori unici; 5.282.858 visualizzazioni di pagine; due minuti e 49 secondi la durata media di una visita; 7180 articoli pubblicati. Un fluire di numeri che, da un lato, ci travolge, ma dall’altro ci spinge ad impegnarci ancora di più; desideriamo che abbiate la certezza che la fiducia, che avete in noi, sia ben riposta, sia un investimento che deve fruttare: il frutto
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I fatti di
Etico
“Il male dei mali”
Se poi i sogni appartengono ad un’intera civiltà, o a intere civiltà, se appartengono alla storia millenaria di un popolo, se realizzandoli si afferma il sacrosanto principio della supremazia dell’uomo in quanto tale ed invece vengono infranti come una banale storiella di una remota contrada insignificante allora possiamo parlare senza timore di smentita di delitto e mortificazione. Una sconfitta senza possibilità di rivincita. Morte. E’ questo sentimento di mestizia e vergogna che dovrebbe pervadere ogni siciliano, ogni italiano, ogni uomo del mondo di fronte alla ostinata volontà di dire NO al Ponte di Messina. Fanno tutti a gara
dell’opera è stato firmato dalla capogruppo mandataria Impregilo S.p.A. e da altri soggetti di grande caratura. - I tempi di realizzazione previsti sono di poco più di 5 anni. - Nei 3,88 miliardi di costo del Ponte sono già inserite parecchie opere di riqualificazione delle infrastrutture nelle zone circostanti, ossia, dalla strada statale 106 Ionica, alla parte finale della Salerno-Reggio Calabria, con un occhio di riguardo alle autostrade siciliane. Stesso discorso dicasi per l’ambito ferroviario. - Nel 2009 il Cipe ha deliberato uno stanziamento pari a 1,3 miliardi di euro in sostituzione dei fondi ex Fintecna, in
politici, opinionisti, sindacalisti, e tutti gli “isti” autoreferenziali a favore di telecamere a stracciarsi le vesti per dimostrare che l’opera delle opere, il vero autentico mito della nostra civiltà, l’unica vera grande opera utile e intelligente della nostra epoca, sia da annullare. E lo fanno con cattiveria, con cinico giustizialismo, con acredine come se il Ponte costituisse il male dei mali, l’unica vera sciagura dell’Italia e della Sicilia. Nella migliore delle ipotesi si afferma che la costruzione del collegamento fra Scilla e Cariddi è una spesa enorme e insostenibile. Ignoranti! Incolti! Disinformati! E anche in malafede! Allora diamo delle informazioni precise trascurando quelle di carattere tecnico, affascinanti, che si possono ricavare da centinaia di siti web: - Nell’ottobre 2005 l’Associazione Temporanea di Imprese Eurolink S.C.p.A. ha vinto l’appalto di General Contractor per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. L’iniziale valore della gara di 4,4 miliardi di euro si è ridotto, per effetto del ribasso offerto, di circa il 12% pari a 3,9 miliardi di euro. Il Contraente Generale si è assunto anche il rischio tecnico della realizzazione dell’opera. Il contratto di assunzione dell’obbligazione alla realizzazione
precedenza destinati al Ponte e successivamente versati al bilancio dello Stato per altri scopi. Quindi a oggi l’impegno dello Stato per la realizzazione delle opere è pari ad un terzo dell’importo totale. In pratica quanto il costo del raddoppio della Caltanissetta-Agrigento, o uno dei lotti della Salerno Reggio Calabria, un quinto (!) del Mose di Venezia, quanto il passante di Mestre, giusto per fare degli esempi. Il resto dei soldi lo mettono i privati che addirittura interverrebbero ben oltre la percentuale prevista. E invece no! Il Ponte non si deve fare! In un delirio che ormai accumuna tutti si va verso uno dei più grandi contenziosi della storia. Perché i contratti fino ad ora firmati si devono onorare e i costi sostenuti si devono pagare. Il Decreto del Governo Monti che fissa massimo al 10% il tetto massimo delle penali non si regge in piedi e da più parti ormai si da per scontato che il costo dell’eventuale contenzioso possa pesare quanto il costo della realizzazione del ponte stesso. La domanda sorge spontanea. Ma si tratta di delirio collettivo? Di panico diffuso? Di epidemia di irrazionalità? E cosa racconterebbe oggi Plinio il vecchio che già secoli prima di Cristo raccontava di un ponte su barche che servirono ai romani per portare in Continente 140 elefanti rubati ai Cartaginesi? Etico
Il mondo corre veloce. E le informazioni ancora di più. Si dice infatti che il battito d’ali d’una farfalla in un luogo qualsiasi del pianeta Terra possa causare una tempesta da tutt’altra parte. È la teoria della globalizzazione. Ma
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è davvero così? Quali sono realmente le persone, le idee e i fatti internazionali in grado di influire sulla vita di una fin troppo tranquilla cittadina dell’entroterra siciliano? IlFattoGlobale nasce per scoprirli. Un contributo libero, disinteressato e perchennò ironico e disincantato, ma sempre umano, alla presentazione di personaggi, all’analisi dei fatti e alla circolazione delle idee. Come la finestra di un qualsiasi stabile abbandonato nel centro storico di Caltanissetta, ma affacciata su un curtiglio più grande: il mondo.
La mafia desnuda S
i sono pentiti tutti. Addirittura 38 in un colpo solo. Lo scorso mese di novembre i componenti di una delle più note famiglie di Nuova York si sono dichiarati colpevoli davanti a una commissione d’inchiesta. Probabilmente il più grosso pentimento di tutta la storia della mafia. E proprio per questo non faremo né nomi né tantomeno cognomi. Quasi inutile poi ricordare l’estrema soddisfazione del Federal Bureau of Investigation. Roba da far rivoltare nella tomba Lucky Luciano, che la “Cosa Loro” l’aveva inventata, organizzata ed esportata, mettendoci a capo uno tutto casa e ‘cosa’ come Joe Bonanno, l’ultimo a morire dei big boss americani. Quindi con una visione di lungo periodo degna di un Papa. Ma questo è soltanto uno dei motivi per i quali Luciano, nel numero di fine millennio (dicembre 1999) della rivista Time, è stato inserito tra le 20 personalità più influenti del ‘900. Il primo della lista era Albert Einstein. Nel gennaio del 2012, tra l’altro, sono ricorsi i 50 anni dalla morte (per attacco cardiaco all’aeroporto di Napoli, nel 1962) dell’uomo venuto da Lercara Friddi (PA), che all’America fu obbligato dal padre, un operario tutto casa e lavoro, a cambiare il cognome da Lucania in Luciano per non disonorare la famiglia con la sua condotta di vita. Lucky poi, fortunato, perché sopravvisse a un atroce liscebusso durante il quale fu menato, sfregiato e lasciato appeso per la scapola a un gancio da macellaio. Tuttavia, un anticipo sul dividendo della soddisfazione l’FBI l’aveva avuto qualche mese prima, nell’aprile del 2011. Quando un collaboratore di giustizia raccontò
davanti al tribunale di New York la vicenda della sua affiliazione. Un fatto già intuito sia dagli inquirenti che dalla magistratura giudicante. Mai nessuno però lo aveva confermato né descritto così nel dettaglio. Il giorno prestabilito il candidato venne prelevato a Manhattan e portato in un bar del
Bronx,dove gli chiesero di depositare gli effetti personali: orologio, braccialetti, collana, documenti, soldi e pistola. Poi incappucciato lo portarono in un appartamento dove un picciotto facente funzioni di usciere lo fece ‘accomodare’ nel bagno, sostenendo che le altre stanze erano occupate da altri candidati. Nella camera d’affiliazione, intanto, la scena era la solita di sempre, carica della sua ritualità: a finestre sbarrate due uomini d’onore stavano seduti a un tavolo sul quale era posata una pistola, una candela accesa, qualche ago e immaginette di santi. Arrivato il suo turno il candidato viene raggiunto in bagno
dall’usciere che gli intima di spogliarsi nudo: “ti devi spogliare!”. “Ma come?”. “Vabbé le mutande te le puoi tenere. Quando hai finito mettiti questo accappatoio”. Incuriosito – e malcelatamente divertito insieme al resto dei presenti in aula – l’avvocato dell’accusa ha chiesto al pentito il perché di questa messa in scena anche umiliante per chi la deve subire. Ha risposto che secondo lui era un accorgimento per
evitare che i candidati avessero addosso un registratore o peggio una telecamera. Mutande a parte resta da chiedersi dove stia andando la mafia americana. La cui parabola se non affaristica quantomeno ‘morale’ è in evidente fase discendente da 50 anni a questa parte. E la scena criminale americana è sempre di più in mano ai e alle latinos. Nell’attesa di un nuovo codice d’omertà non ci rimane che “quello che le donne non dicono”, che potremmo battezzare “donnertà”, quella sì ancora in grado di confondere e depistare l’avversario, sia vestita, sia tanto più desnuda.
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Pianeta Giustizia Il Ministero della Giustizia ha proposto di eliminare 8 posti di magistrato a Caltanissetta, 8 ad Enna e 4 a Gela
Previsti tagli negli organici La Giustizia rischia la paralisi 15.982
di Vincenzo Pane
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idurre il già esiguo numero dei magistrati in servizio a Caltanissetta, chiusura dei piccoli tribunali periferici come quello di Nicosia. Sono alcuni dei “regali” che l’attuale classe politica o tecnico-politica, sta meditando di fare o ha già fatto al territorio del Distretto della Corte d’Appello di Caltanissetta. La chiusura del Tribunale di Nicosia è cosa praticamente fatta, ma a breve il Tribunale di Caltanissetta potrebbe perdere 6 posti di magistrati in organico (da 26 si scenderebbe a 20), 2 salterebbero in Procura (dagli attuali 14 a 12). A Gela verrebbero tagliati 3 posti in Tribunale (da 12 a 9) ed uno in Procura (da 5 a 4 posti). Ad Enna verrebbero tagliati 6 posti in Tribunale (l’organico è di 9 posti di giudice) e 2 posti di sostituto in Procura (la pianta organica attuale ne prevede 4). Il tutto sulla base di una revisione delle piante organiche che trae origine da un mero calcolo statistico che tiene conto del rapporto tra popolazione e procedimenti sopravvenuti a carico di soggetti noti. Non va nemmeno dimenticato che il Tribunale e la Procura Minorile hanno organici ancora più esigui con 3 posti di giudice ed un solo sostituto, oltre al presidente del Tribunale per i minorenni ed al procuratore capo dei Minori. E dire che poco tempo fa gli uffici giudiziari del distretto avevano chiesto l’ampliamento della pianta organica, che verrà invece concessa a Tribunali del nord Italia che vivono una situazione dei loro territori ben diversa da quella siciliana, In Sicilia, in totale, verranno tagliati 69 posti di magistrati. Sorge spontanea una domanda: ma quante indagini - anche per reati come omicidi, associazione mafiosa, per non parlare di usura ed estorsione - nascono a carico di soggetti che inizialmente sono ignoti? Basti pensare solo alle nuove inchieste sulle stragi di Capaci e via D’Amelio.
meglio con i trasferimenti e le applicazioni di magistrati al penale ed anche lì si allungano i tempi di definizione dei procedimenti, che già di per sé non sono certo brevi. Gli avvocati ed i magistrati del distretto stanno cercando di avviare delle iniziative per sensibilizzare le Istituzioni al
i procedimenti civili definiti negli uffici del distretto
2.426 i procedimenti penali conclusi in dibattimento
E’ normale non tenere conto di certi aspetti? E’ normale non tenere conto dei procedimenti di Misure di Prevenzione, ovvero quelli che mirano ad aggredire i patrimoni costruiti grazie ad attività illegali fino troppo spesso riconducibili alle attività delle cosche mafiose presenti sul territorio? E’ normale, inoltre, non tenere conto del fatto che gli organici dei magistrati non sono mai coperti al massimo e che spesso i Tribunali devono fare i salti mortali per comporre i collegi giudicanti e lo stesso deve fare la Procura con i sostituti per le attività di udienza, che si affianca a quella di indagine? A Governi e Ministeri questo non sembra importare molto e raramente, per la verità, è sembrato importare molto a tanti componenti della classe politica locale e nazionale che sui temi di giustizia spesso intervengono per parlare di processi di loro colleghi ritenuti “perseguitati”, per parlare di lobby riferendosi sia agli avvocati che ai magistrati, per ipotizzare tagli sulle intercettazioni e sugli strumenti a disposizione di Procure e forze dell’ordine, invece di affrontare i reali problemi del settore. Basta fare un giro al Palazzo di Giustizia di Caltanissetta in determinate giornate per sco-
prire che il Tribunale penale fa udienza con tre collegi diversi: ma si tratta di collegi presieduti da tre magistrati diversi, ma con i giudici a latere che spesso coincidono. Succede così che i tempi delle udienze si allungano: testimoni ed
L’avvocatura distrettuale “Si rischia la paralisi”. L’Anm: “Crocetta intervenga” problema. L’avvocatura - rappresentata dai Consigli degli ordini forensi del distretto, dalla Camera Penale, dalla Camera Civile nissena e dall’Organismo
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i fallimenti pendenti
50
quelli definitivi
Sopra da sinistra il presidente del Tribunale Claudio Dall’Acqua, il presidente della Corte d’Appello Salvatore Cardinale e il presidente dell’Ordine degli avvocati di Caltanissetta Giuseppe Iacona. In alto il procuratore generale Roberto Scarpinato
imputati sono costretti ad attese di ore e spesso non viene loro data la benché minima indicazione dell’orario (quantomeno approssimativo) in cui verrà
Scarpinato: “Garantire una giustizia rapida ed efficiente è segno di credibilità” chiamata l’udienza che li interessa. Basta andare in Corte d’Appello per vedere che spesso ci sono incompatibilità di consiglieri e presidenti di sezione e ogni giorno devono cambiare anche lì diversi collegi. Il settore civile non sta
unitario dell’avvocatura - ha indetto una conferenza stampa durante la quale il problema è stato avanzato e non è escluso che possano essere intraprese forti iniziative di protesta. Su questo si sono espressi gli avvocati Salvatore Daniele, Francesco Panepinto, Giuseppe Iacona, Giuseppe Spampinato e Michele Riggi. L’associazione nazionale magistrati, la cui sezione nissena è guidata dal dott. Giovanbattista Tona, sta cercando di fare lo stesso ed ha lanciato un appello al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, che può partecipare ai Consigli dei ministri con dignità di ministro, di intervenire e far sentire la voce della Sicilia. Nei giorni scorsi sia il deputato nazionale del Pdl Alessandro Pagano ed il sindaco Michele Campisi hanno affermato che una cosa del genere non è tollerabile.
Intanto avvocati e magistrati si sono incontrati diverse volte nelle ultime settimane ed i problemi della giustizia nissena sono stati ribaditi dal presidente della Corte d’Appello Salvatore Cardinale, dal procuratore generale Roberto Scarpinato, dal presidente del Tribunale Claudio Dall’Acqua e dal procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari. Adesso però è necessario fare qualcosa, o si rischia la paralisi dell’attività giudiziaria e questo comporterebbe, come hanno sottolineato avvocati e magistrati, il rischio di non potere garantire una giustizia rapida ed efficiente al cittadino con il rischio che diminuisca sempre di più la fiducia nella giustizia stessa ed il ricorso a pratiche illegali per vedere garantiti i propri diritti. Che in quel caso non sarebbero più diritti, ma sarebbero quasi da considerare dei privilegi. E’ normale?
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Giustizia & società L’INTERVISTA. Il sostituto procuratore fa il punto sui reati minorili nel territorio
Simona
Filoni “Ogni fascicolo
di Leda Ingrassia Reati e criminalità in genere sempre più in aumento: cronaca sempre più piena di storie di ragazzi, molto spesso minori, protagonisti dei più efferati delitti. Per affrontare questo delicato argomento non potevamo che rivolgerci a chi quotidianamente dei più giovani e dei loro crimini si occupa: Simona Filoni, magistrato della Procura per i minorenni di Caltanissetta. Di origini leccesi, ha lavorato per la prima volta nel capoluogo nisseno nel settembre’99. Una donna dal pugno duro, determinata, una che non molla, che crede nei valori dello Stato, che ama il suo lavoro e a cui dedica l’intera giornata: in altre parole un “terremoto”, come la chiamano i suoi collaboratori. Laurea a 21 anni, Consigliere di prefettura a Mantova a 23, magistrato dal ’97 in varie parti d’Italia: una carriera importante quella della Filoni che, dopo aver ricevuto vari incarichi, dal marzo 2010 è proseguita stabilmente come sostituto procuratore nella Procura
Prima della rieducazione è necessario che i giovani criminali affrontino un periodo di seria riflessione nissena dove, dal 10 gennaio 2013, ha inoltre assunto le vesti di procuratore facente funzione. Nel corso della lunga chiacchierata insieme, si parla inevitabilmente delle soddisfazioni ma anche delle difficoltà e dell’importanza di un lavoro che decide della vita di altre persone, della scarsezza di mezzi e delle pesanti carenze di organico. La Procura dei minori nissena si occupa di un bacino abbastanza vasto e purtroppo anche molto critico, ovvero quello di Enna, Gela, Nicosia e Caltanissetta. A tal proposito, il procuratore ci fa come una fotografia della realtà criminale minorile di questi territori.
è una vita e merita rispetto”
“Negli ultimi anni c’è stato un aumento esponenziale del numero di reati commessi da minorenni: in media vengono registrati 60-70 arresti in flagranza annui. Si è inoltre abbassata l’età in cui i minori delinquono per la prima volta ed è aumentata la gravità del primo crimine: non ci si aspetterebbe, ma spesso accade, a differenza di qualche anno fa, che un ragazzino a 15 anni abbia già compiuto una rapina, un omicidio o si sia reso autore di una violenza sessuale. Un forte aumento hanno avuto anche i furti e lo spaccio di sostanze stupefacenti: delitti per i quali Gela batte di gran lunga Caltanissetta”. L’aumento dei crimini commessi dai minori, come ci conferma il sostituto procuratore, è inoltre legato alla cattiva ed erronea convinzione, diffusa tra i grandi ed ingenerata nei più piccoli, secondo cui i minorenni non possono rispondere penalmente. “A Caltanissetta abbiamo più arrestati della Procura minorile di Palermo e la Comunità Penale Minorile dell’Amministrazione, dove i ragazzi studiano, lavorano e fanno volontariato, è piena. Purtroppo però spesso accade che i minori, una volta rientrati nel territorio di appartenenza e ripresi i contatti con l’ambiente esterno, tornino a delinquere: questo può verificarsi anche dopo sei-otto mesi dalla fine del percorso che li ha visti, dapprima attinti da misure cautelari e poi da misure tese alla loro rieducazione ed al reinserimento sociale, anche per l’assenza di una valida alternativa, a causa della difficoltà nel reperire un’attività lavorativa”. Filoni sottolinea poi le peculiarità del sistema penale minorile che prevede misure di sostegno e recupero ad hoc. “Mentre con l’adulto che compie reati la nostra missione di requirenti si limita a quella social-preventiva e repressiva, col minore, oltre a questi aspetti, è importante soprattutto tenere presente l’obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale. A mio avviso, però, prima di parlare di rieducazione è necessario che i giovani che delinquono affrontino un periodo di seria riflessione che si può fare, nei casi di reati gravi, necessariamente in una
prima fase solo in carcere: lì c’è tutto il tempo per meditare e capire ciò che si è fatto, per riflettere sull’errore compiuto e comprenderlo e per porre i presupposti indispensabili per l’avvio di una reale opera di rivisitazione interiore. Non si aiuta il minore dicendo semplicemente “poverino” ed assumendo nei suoi confronti un ruolo dannosamente protettivo: spesso, infatti, gli adulti sono troppo tolleranti e non capiscono che così fanno del male al ragazzo, che non capirà mai di avere sbagliato. Sono dell’idea che un minore che sbaglia vada sin da subito aiutato a rendersi conto di ciò che ha fatto perché solo così vi è la possibilità che non ripeta più gli errori commessi e che possa, un giorno, tornare ad avere una vita normale come i suoi coetanei”. I problemi e la situazione di tanti giovani sono poi, inevitabilmente, come ci conferma il magistrato leccese, il frutto della realtà anche familiare in cui sono inseriti. “Pur non mancando casi di reati messi a segno da figli di famiglie benestanti e sconosciute al sistema penale - come la cosiddetta “banda dei fighetti”, di cui la dottoressa Filoni si occupò a Lecce, ponendo fine ad una serie di gravissimi danneggiamenti commessi in danno delle scuole - tanti minori che intraprendono il circuito penale sono già strutturati ed hanno alle spalle famiglie disagiate o già note alle forze dell’ordine. Essere genitori oggi è sicuramente difficile ma è pur vero che nelle famiglie d’un tempo c’era più rigore, educazione, rispetto e meno permissivismo. I giovani dovrebbero avere sogni, speranze, dovrebbero lottare per ottenere ciò che desiderano o a cui ambiscono: le nuove generazioni invece, il più delle volte, non sperano più, non hanno idee per il futuro, hanno tutto perché i loro genitori, spesso a costo di grossissimi sacrifici, si fanno in quattro per farli stare bene. Tutt avia, in
molti casi, nonostante gli sforzi degli adulti di riferimento, i minori delinquono pur di ottenere ciò che vogliono, anche laddove si tratti di impossessarsi di beni futili. Bisogna invece comprendere il valore delle cose, del denaro, il sacrificio connesso al lavoro e la sua importanza, cosi come quella dello studio e della cultura: solo così i giovani riusciranno ad apprezzare e a dare il giusto valore ad ogni conquista, anche alla più piccola. Certo, ammettere che il proprio figlio si sia reso autore di un reato o che possa commettere crimini, talvolta efferati, significa ammettere il proprio fallimento come genitori ed educatori: la prima educazione viene impartita dalla famiglia e poi dalla scuola e genitori ed insegnanti devono
Togliere un giovane che delinque dal circuito criminale per noi è fondamentale camminare di pari passo nella consapevolezza della non delegabilità del ruolo educativo. Per questo motivo rivolgo un appello ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e a tutti gli operatori del sociale: dinanzi anche ad un pur minimo sospetto occorre segnalare ogni situazione di disagio o devianza agli organi competenti. In caso contrario, oltre a non fare il bene dei minori e a commettere omissioni gravi, si rischia di non impedire che minori si trovino a vivere in situazioni limite, che vengano assorbiti dalla micro e macro criminalità o, al contrario, che possano essere vittime silenziose di reati mai denunciati”. Un grande contributo alla crescita della criminalità minorile è dunque dato pure dal venir meno di valori sociali forti. “Se si perdono i riferimenti importanti come la famiglia, la scuola, i centri di aggregazione, i giovani crescono senza orientamento, esposti ai pericoli. Disinteressati alla cultura, apatici, sfacciati e standardizzati: i giovani d’oggi - per fortuna non tutti - spesso non hanno rispetto per gli altri, cosi come per gli anziani e per i soggetti più deboli. Alcuni di loro ignorano il senso dello Stato, delle regole e della Autorità e non potranno averlo se, da un lato, non apprendono a monte il perchè dell’esistenza di regole in una società civile e se, dall’altro, non distinguono il limite tra il punto in cui finiscono i propri diritti e quello in cui iniziano i propri doveri. Allontanare dal circuito crimi-
nale un giovane che delinque è per noi fondamentale. Occorre dare ad ogni giovane che sbaglia una seconda chance e far capire, allo stesso tempo, che la vita è un treno con un biglietto di sola andata. Con i minori ci si deve saper fare, si deve conquistare la loro fiducia con i mezzi, il linguaggio ed i modi appropriati”. Nel corso della conversazione il procuratore, che mostra di avere un’incredibile mappatura del territorio e della gente, non manca di sottolineare la grave situazione criminale gelese. “Mentre Caltanissetta e i paesi vicini sono realtà meno deviate, a Gela esiste un sistema statale ed un sistema contrapposto, i cui protagonisti diventano una sorta di miti in negativo, di eroi di carta, dove vige l’idea del maggior guadagno al minor costo. Abbiamo collaboratori di giustizia gelesi che da minorenni hanno commesso anche diversi omicidi. I giovani più intraprendenti vengono poi spesso avvicinati e selezionati dalla criminalità organizzata e per loro il capo clan diventa una sorta di protettore”. Il magistrato spende anche parole di elogio e di gratitudine nei confronti delle Forze dell’Ordine. “Noi e le Forze dell’Ordine combattiamo la stessa battaglia, sospinti dagli stessi ideali, al solo fine di ricercare la giustizia e la verità, sempre, comunque, ad ogni costo. Ringrazio i Carabinieri ed i Poliziotti e tutti quei Servitori dello Stato che mi sono stati e che mi sono sempre vicino e che, come me, combattono ogni giorno battaglie silenziose, condividendo lo stesso pezzo di trincea, fedeli allo Stato, alla Costituzione e al Tricolore”. La Filoni fa anche riferimento ai procedimenti civili di cui si occupa il suo ufficio. “Sono numerose le segnalazioni di bambini emarginati, denutriti, privati dei più elementari bisogni, che vivono in totale stato di indigenza e che, anche per tali ragioni, non vanno a scuola, per assenza di mezzi o, peggio ancora, per vergogna. Questo, in una società moderna e che si definisce civile, non dovrebbe esistere. Per questo i tantissimi procedimenti civili avviati nel nostro territorio devono servire ad aiutare i genitori nel difficile compito connesso alla funzione genitoriale, a tutelare i minori ed a sostenere le loro famiglie”. Dopo qualche ora di piacevole conversazione, il magistrato leccese, che continua a mostrarsi come un fiume in piena, svela la sua natura di donna concreta e determinata, che crede nell’onestà e nell’etica. “Occorre portare avanti il proprio compito e, se necessario, affrontare ostacoli, anche quelli che appaiono insormontabili, pur di vivere, sempre, da cittadini onesti, con lealtà, dignità e umiltà. Ai giovani chiedo di avere coraggio e fiducia e di andare avanti, sempre. Chi svolge una professione come la mia non deve mai dimenticare che ad ogni fascicolo corrisponde una vita umana e che, solo per questo, merita rispetto. Chi salva una vita umana salva il mondo intero, diceva qualcuno prima di me: io la penso esattamente così”.
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L’ appello di Fiorello ai media nazionali: “Parlatene” Anche Fiorello, nella sua “Edicolafiore”, affronta la delicata questione del Muos, il sistema di telecomunicazioni satellitare della Marina militare statunitense in costruzione a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. “Mi sono arrivati tantissimi messaggi – dice lo showman siciliano – . Del caso del Muos, che tanto fa discutere in Sicilia, non se ne parla a livello nazionale. Mi sono informato. Ho dato un’occhiata sul web. Invitiamo tutti i nostri follower a informarsi”. “Ci ri-
“Quando di mezzo ci sono gli americani e decidono di fare una cosa, la fanno”
volgiamo – dice Fiorello – ai tg e ai media nazionali che tante volte ci hanno mandato in onda per cose frivole. Amplifichiamo il caso del Muos a livello nazionale”. “Il governatore della Sicilia Rosario Crocetta ha fatto un’ordinanza per bloccare i lavori, – sostiene lo showman siciliano – ma a quanto pare, non è stato ‘cagato de pezza’. Diciamolo, quando ci sono gli americani di mezzo e decidono di fare una cosa, la fanno”.
Niscemi urla: Muos... go out! La mega antenna americana mette paura agli abitanti di decine di paesi. Territorio sotto minaccia di Leda Ingrassia “No Muos”. Sono queste le parole d’ordine che gli abitanti di Niscemi, così come quelli di altre cittadine siciliane, pronunciano ormai da diversi anni. Parole che sono riportate anche nei nomi di tanti comitati, associazioni, gruppi di cittadini che sono nati per dire no alla realizzazione di questo sistema di telecomunicazioni satellitari che tanto sta a cuore agli Americani. Da quando sono venuti a conoscenza del progetto volto all’istallazione nel loro territorio, non distante dalle loro case, di nuove antenne ancora più potenti e sofisticate, i Niscemesi hanno cominciato a lanciare il loro grido di allarme contro quello che viene definito il nuovo “ecomostro”. Un territorio che da oltre 20 anni, e precisamente dal ’91, patisce già la presenza e gli effetti di 41 antenne a bassa frequenza della base americana. Un progetto quello del Muos di cui i Niscemesi sono venuti a conoscenza solo nel settembre del 2008 dagli organi di informazione: in quella circostanza scoprirono che in una conferenza di servizi di qualche giorno prima l’amministrazione comunale aveva dato parere favorevole alla Regione in ordine all’incidenza ambientale dell’impianto. Da quel momento, giusto il tempo di rendersi conto di quanto stava accadendo, è cominciata la mobilitazione di tanta gente, non solo adulti ma anche giovani, studenti, che negli anni si sono resi protagonisti di una battaglia civile fatta di scioperi, di lettere inviate all’ambasciata americana e allo stesso presidente degli Stati Uniti, di petizioni, di audizioni alla Commissione Ambiente del Senato, di raccolta firme, di riunioni e manifestazioni simboliche, di denunce e richieste di avvio di indagini alla Procura. Perché? Per due motivi principali.
Il primo “no” è legato agli effetti dannosi che, secondo vari studi ed analisi, il Muos e le sue parabole ad altissima frequenza avrebbero per la salute delle persone - oltre 300 mila - abitanti di quattro province siciliane ed in particolare di: Gela, Vittoria, Caltagirone, Niscemi, Butera, Riesi, Mazzarino, Acate, Mazzarrone, Piazza Armerina, San Cono, Mirabella Imbaccari, Chiaromonte Gulfi, San Michele di Ganzaria e Vizzini. Un comprensorio peraltro già definito Area ad elevato rischio di crisi ambientale dallo Stato Ita-
liano. Oltre a questo, il fronte del “No Muos” cita anche i danni e le ripercussioni che l’inquinamento elettromagnetico rischierebbe di portare all’agricoltura e di conseguenza all’economia del territorio. Il secondo motivo alla base dell’opposizione al progetto del Muos è legato poi al fatto che tale impianto dovrebbe sorgere in una zona dove insiste un forte vincolo, ovvero all’interno della riserva naturale orientata “Sughereta” di Niscemi, definita sito di importanza comunitaria. Una cosa assurda, come sostenuto da chi in
questi anni non si è fermato davanti a niente e nessuno per tentare di garantire un futuro sereno a se stesso e ai propri figli. Nonostante le tante iniziative portate avanti dal 2008 ad oggi, i lavori in contrada Ulmo a Niscemi sono proseguiti. A nulla è valsa nel 2009 la revoca del parere favorevole del Comune in autotutela dopo 14 mesi di pressioni e proteste dei cittadini: a nulla sono valse le analisi tecniche condotte e documentate circa la pericolosità delle antenne esistenti a Niscemi e ancor più di quelle che dovrebbero essere istallate. La cosa che fa ancor più rabbia ai pa-
permesso l’avvio del progetto americano in Sicilia. “Ci hanno obbligato a stare in silenzio e hanno cercato di far sgonfiare l’indignazione di un popolo. Tutti i governi ci hanno abbandonato”: questo è quello che sostengono in tanti. Dito puntato dunque contro l’inerzia o meglio contro l’agire di passerella della politica italiana e americana, ma anche contro tutti quegli enti, colpevoli, a detta dei gruppi “No Muos”, di aver dato le autorizzazioni a costruire in una zona di riserva naturale. Nel corso di questi anni, inoltre, diversi sono stati gli studi condotti sulle antenne e sul territorio, che non sempre hanno portato agli stessi risultati. Una ricerca del Politecnico di Torino, condivisa anche da tante associazioni ambienta-
mato ad esprimersi sul Muos. Dall’altra parte invece, qualche tempo fa ciò che venne fuori da uno studio condotto dal Dipartimento di Ingegneria Elettrica dell’Università di Palermo fu che: “Il Muos si presenta come sistema migliorativo sia dal punto di vista di progetto elettronico sia in termini di valori di campo elettromagnetico cui può essere sottoposta la popolazione. Inoltre il sistema Muos non comporta condizioni di rischio per la salute dell’uomo”. Posizioni contrastanti, dunque, anche se da anni a sostenere la pericolosità del nuovo “eco-mostro” è la maggior parte degli studiosi. I tanti del “No Muos” comunque non si fermano, organizzando presìdi stabili in contrada Ulmo e nuove manifestazioni per le prossime setti-
MUOS, no MUOS this is the problem
(foto di Fabio D’Alessandro)
dri e alle madri di famiglia di Niscemi è che invano sono state le parole pronunciate e le promesse fatte da tanti amministratori e politici locali e nazionali che negli anni si sono alternati, senza distinzione di partito, colpevoli anche di aver nascosto le carte, i documenti che hanno
liste, ha sostenuto che le onde ad alta frequenza del Muos costituiscono un rischio per la salute e l’ambiente e ha sottolineato le problematiche legate alle interferenze create dal Muos alle comunicazioni radar dell’aeroporto di Comiso con tutto ciò che ne comporta. Maggiore rischio di leucemie, anche e soprattutto infantili, infertilità, interferenze con strumenti salvavita come i peacemaker, tumori del sistema linfatico: questi gli effetti che le radazioni di queste antenne potrebbero causare alla popolazione, secondo il professore Angelo Levis, docente di mutagenesi ambientale all’Università di Padova, chia-
mane: continuano a crederci, a credere che davvero potrà evitarsi la costruzione di questo grande impianto di telecomunicazioni satellitari nella loro terra. Lì dove ormai da anni sono tanti anche i medici che denunciano una situazione molto grave: troppi casi di tumori e leucemie. Proprio per questo, e data l’assenza del Registro Tumori nel loro paese, alcuni medici niscemesi stanno addirittura realizzando, autonomamente, un elenco dei morti di cancro nell’ultimo periodo. Dati allarmanti, numeri che fanno riflettere, affermano i medici, ancor più se rapportati alla media nazionale.
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Provato nesso tra emissioni Radar e tumori Sono “gia’ dimostrate” le responsabilita’ delle emissioni radar sull’incidenza dei tumori al cervello, al testicolo e alla mammella, anche maschile. Lo ha detto il professore Angelo Levis, docente di Mutagenesi ambientale dell’universita’ di Padova, intervenuto in videoconferenza alla riunione congiunta delle commissioni Ambiente e Salute dell’Ars sul Muos, il sistema di comunicazione
satellitare che la Marina militare degli Usa sta realizzando a Niscemi. L’esperto ha anche indicato il melanoma oculare, le leucemie e i tumori del sistema linfatico, nonche’ la riduzione della fertilita’ maschile. “Sono dati ormai assodati -ha aggiunto- e gli studi raccomandano come urgente la riduzione a esposizioni a queste radiazioni i cui livelli ammessi oggi sono ritenuti eccessivi”.
Il professore Angelo Levis
LA SCHEDA. Ecco cosa si cela dietro al tanto famigerato acronimo
Crocetta revoca le autorizzazioni Dopo tanti proclami, riunioni e battaglie, uno spiraglio di luce all’orizzonte sembra intravedersi. Il presidente della Sicilia Rosario Crocetta ha dato mandato infatti all’assessore al Territorio, Mariella Lo Bello, e al dirigente Giovanni Arnone di revocare le autorizzazioni concesse nel Giugno 2011 per la realizzazione del Muos di Niscemi: proprio quelle carte alla base del protocollo d’intesa siglato due anni fa tra l’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa e il governatore siciliano Raffaele Lombardo per il via libera al Muos. “L’11 gennaio – spiega l’assessore Lo Bello – abbiamo inviato una lettera agli Americani per comunicare l’inizio del procedimento di sospensione dei lavori. Non ci hanno mai risposto. Stavolta, non appena
saranno passati trenta giorni, notificheremo la revoca delle autorizzazioni ambientali rilasciate senza le dovute certificazioni e senza aver mai chiesto il parere dell’assessorato alla salute”. Si procede dunque con la revoca delle autorizzazioni dopo che nei giorni scorsi aveva sollevato alcune critiche la decisione del governatore Crocetta di volersi rivolgere alla magistratura, presentando un ricorso sulla vicenda Muos e appellandosi all’art 700 c.p.c.. A Gennaio, inoltre, la giunta regionale aveva sospeso le autorizzazioni per la mancanza di indagini circa le interferenze alla navigazione aerea e l’assenza di studi sui danni alla salute, anche se in tale occasione la Marina Usa non ha sospeso i lavori. Un atto, quello del governo regionale, che giunge anche dopo che nel Settembre 2012 la Procura di Caltagirone aveva chiesto e ottenuto il fermo dei lavori e il sequestro preventivo del cantiere: provvedimenti questi ultimi annullati però dal Tribunale di Catania e su cui si attende il verdetto della Corte di Cassazione. Cosa potrà succedere adesso? Difficile dirlo con certezza. Gli Americani potrebbero decidere di smantellare l’impianto, ricominciare l’iter autorizzativo o ricorrere alla garanzia del Governo italiano. Dato però l’enorme investimento economico, lo stato avanzato dei lavori e un clima politico regionale in direzione opposta, le prime due opzioni sembrerebbero da scartare. Se si verificasse la terza possibilità, invece, potrebbe preannunciarsi un potenziale scontro di competenze tra il governo regionale e quello nazionale che di recente ha dichiarato la base americana di Niscemi “sito d’interesse strategico per la difesa militare”. “Siamo pronti a un’impugnativa da parte dello Stato”, fa sapere il governo Crocetta. In questo caso la palla passerebbe alla Corte Costituzionale.
Ma cosa significa Muos? Il Muos, acronimo di Mobile User Objective System, è un nuovo sistema potentissimo di telecomunicazioni satellitari a disposizione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ed in particolare della marina militare americana. Si basa su comunicazioni ad altissima frequenza (UHF, Ultra High Frequency, da 300 MHz a 3 GHz di frequenza) del sistema SATCOM e a banda stretta: è composto da quattro satelliti operativi e uno di riserva in orbita, oltre a quattro stazioni di terra, una delle quali è quella che dovrebbe essere realizzata a Niscemi. Un sistema di parabole e antenne giganti (tre trasmettitori parabolici basculanti e due antenne elicoidali con un diametro di
venti metri ciascuno), orientato per le piattaforme aree, navali, veicoli di terra e soldati appiedati, che andrà a sostituire il vecchio sistema UFO (UHF Follow-On) prima che questo sia dismesso: l’obiettivo è quello di fornire agli utenti nuove funzionalità e maggiore mobilità, accesso, capacità e qualità del servizio. In altre parole, il sistema Muos integrerà forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo e ha lo scopo di trasmettere la voce degli utenti, i dati e le comunicazioni video, operando come un fornitore globale di servizi cellulari. Per farla semplice, qualsiasi militare da un semplice telefonino attraverso il Muos e le sue antenne potrà condividere file multimediali, ovvero inviare dati e video ai centri di comando e di controllo in tutto il mondo. Il Mobile User Objective System non fa altro che convertire
nesso Comitato esecutivo del programma (PEO) per i sistemi spaziali a San Diego sono gli sviluppatori a capo del programma Muos. Lockheed Martin è il Prime Contractor del sistema e progettista del satellite del Muos che ha visto la luce il 24 settembre 2004. Il costo per il Muos, definito in un periodo-base di esecuzione di sette anni, è di $ 2’110’886’703. Il lancio in orbita del primo satellite era stato previsto per la fine del 2009 con il raggiungimento della capacità in orbita nel 2010 ma, dopo molti ritardi, il primo satellite Muos, MUOS-1, è stato lanciato nello spazio il 24 febbraio 2012. La base americana di Niscemi che dista solo
dunque un sistema telefonico con connessione commerciale di terza generazione (3G WCDMA), in uno militare radio UHF del sistema SATCOM utilizzando satelliti geostazionari al posto di torri cellulari. Operando nella banda di frequenza UHF, inferiore rispetto a quella utilizzata dalle tradizionali reti cellulari terrestri, il Muos permette ai militari di comunicare in ambienti svantaggiati, come le regioni boscose, in cui i segnali di frequenza più elevati sarebbero eccessivamente attenuati dalla volta della foresta o da ostacoli di altro genere. Il programma Muos, gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, è ancora nella sua fase di sviluppo e si prevede la messa in orbita dei quattro satelliti entro il 2013. L’“Ufficio per il Programma delle Comunicazioni Satellitari” della Marina Militare degli Stati Uniti d’America e il con-
60 km da quella di Sigonella vanta già la presenza di 41 antenne di comunicazione usate dai militari statunitensi, cui si dovrebbero aggiungere altre tre parabole del Muos. Nel mondo esistono quattro impianti di terra di Mobile User Objective System: le selezioni dei siti sono state completate nel 2007 con la firma di un “Memorandum of Agreement” tra la marina degli Stati Uniti e il Dipartimento della Difesa australiano. Oltre quella che dovrebbe sorgere a Niscemi, le stazioni di terra, ognuna delle quali serve uno dei satelliti attivi, sono già sistemate in zone pressocchè desertiche ed in particolare presso l’Australian Defence Satellite Communications Station a Kojarena (nell’Australia dell’ovest), nel Sud-Est della Virginia e nel “Naval Computer and Telecommunications Area Master Station Pacific” nelle isole Hawaii.
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Fatti & POST SCRIPTUM
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“Dicono che per conoscere la Sicilia bisogna andare verso l’interno”. Così scriveva Leonardo Sciascia in un passaggio de “Il giorno della civetta”. E, tra ex feudi e zolfare, castelli e incompiute cattedrali nel deserto, la provincia di Caltanissetta, di quella Sicilia interna, costituisce proprio l’epicentro per eccellenza. Si tratta di quell’area dell’isola che potremmo paragonare ad un’anatra. Si, proprio così, avete capito bene: un’anatra. Ovvero, un’area arretrata che non è mai riuscita a volare, se non a piccoli saltelli. Così, almeno, rilevano tutte le classifiche degli indicatori socioeconomici degli enti più accreditati nel settore statistico. Una realtà, dunque, che - sempre di più, di fronte alla grave crisi che ci sta attanagliando - rimane ben lontana dal resto dello stormo. Caltanissetta e la sua provincia, fino a qualche decennio fa, inseguivano l’una il sogno della città dei servizi, il suo territorio provinciale quello dell’epopea dell’Ente minerario siciliano. Sogni che però, a lungo andare, sono irreversibilmente svaniti, portando con sé più delusioni che aspettative. Ciò, peraltro, è stato ancor più aggravato dalla totale mancanza di un progetto organico di sviluppo, che ha fatto inevitabilmente naufragare il nostro territorio; specie dopo l’avvio della attuale crisi che ha travolto anche ogni flebile speranza. Ma, in tutto ciò, non si può non dire anche col rischio di sembrare retorici che una grossa fetta di responsabilità va data a quella classe politico-parlamentare, mediocre, quanto non del tutto assente, i cui rappresentanti qualcuno ha giustamente definito i “muti di Sicilia”. Costoro, in effetti, pur di difendere il proprio seggio elettorale, spesso hanno
di Filippo Falcone
Il volo dell’
anatra
Ovvero delusioni e speranze di un territorio
scelto di astenersi da ogni battaglia, di non mettersi m a i contro i poteri centrali romani; quelli delle segreterie di partito o dei ministeri. Nessuna lotta se- r i a sullo stato deplorevole delle nostre strade, delle ferrovie, per la disoccupazione, per i perenni problemi idrici, per il completamento delle incompiute, in ultimo per fare in modo si spendessero i fondi assegnatici dalla Comunità europea. Tutti “zitti e mosca”, acconten-
Parafrasando le parole di Nelson Mae, la nostra terra un “paradiso abitato da diavoli” tandosi solo di qualche strapuntino. Quello che è mancato sino ad oggi alla Sicilia, al nostro territorio, è stato, dunque, un vero programma politico complessivo, fatto di obiettivi, strategie, strumenti. Una politica cioè senza progetti, slanci, passione; insomma senz’anima. In merito scriveva, in un suo libro di qualche anno fa dall’emblematico titolo
“Comandare è meglio…”, il giornalista Roberto Ciuni, che la nostra provincia conosceva bene (il padre, originario di Sommatino, era stato importante editore nel periodo fascista): “A Caltanissetta, da Romano, (…) gli ammiccamenti nascondono verità conosciutissime e mai rivelate ad alta voce. In questa sala, in questo marciapiede, scorre la fauna politica nissena, i suoi variopinti protettori”. Ed in effetti, in Sicilia, nella nostra stessa provincia, gli uomini politici sono sempre stati come le querce: grandi e solenni, ma che attorno a sé non hanno mai fatto crescere neppure un filo d’erba. Anche quando ci sono state le condizioni, essi sono rimasti immobili: dal periodo dalla Cassa per il Mezzogiorno negli anni ’50-’70, alla più recente stagione dei Fondi comunitari, per fare solo qualche esempio. Tutto ciò ha reso la nostra terra, per parafrasare le parole di Nelson Mae, un “paradiso abitato da diavoli”. E noi siciliani, di fronte a questo andazzo,
ci siamo sempre girati dall’altra parte o, spesso, di quel sistema abbiamo cercato di trarre solo qualche piccolo vantaggio personale (la logica delle raccomandazioni, per intenderci). Adesso pare che il vento stia cambian-
Il giornalista Roberto Ciuni e la copertina del suo libro “Comandare è meglio”
do. Da qualche mese alla guida della Regione siciliana c’è un’icona della legalità, Rosario Crocetta, ma per dare giudizi complessivi è ancora troppo presto.
Tra qualche settimana si tornerà alle urne, questa volta per le politiche. L’augurio (anche se, nei decenni, dalle nostre parti, buoni auspici se ne sono fatti sin troppi; a litania), è quello che - nonostante questa pessima legge elettorale (non a caso definita Porcellum) possano andare a sedere tra i banchi del parlamento nazionale, un nuovo drappello di politici siciliani capaci, questa volta, di dare il loro fattivo contributo per il superamento della crisi attuale; che in Sicilia è ancor più amplificata da una arretratezza di fondo. Certo, per realizzare questi propositi c’è bisogno di una classe politica dalle forti radici culturali (cosa niente affatto facile da reperire in Sicilia), a cui va aggiunto un sovrappiù di standard di moralità (cosa altrettanto difficile). Ma la speranza non deve mai venir meno. E noi siciliani, quelli di questo territorio, che possiamo fare? Quale impegno per fare in modo che la nostra provincia non sia più un’anatra, ma che possa trasformarsi, se non proprio in aquila o falco, almeno in rondine? Potremmo anche scegliere di continuare a colpevolizzare i governi, i parlamenti (ne avremmo tutte le ragioni), ma è anche vero che dobbiamo guardare più vicino. A come contribuire anche noi al cambiamento. Scongiurare, in qualche modo, a noi stessi e ai nostri figli, quel declino che - su questa strada - potremmo trovarci presto di fronte. Immaginiamo allora un mondo dove nessuno creda più al potere di un’idea, di un gesto e poi immaginiamone un altro dove ognuno di noi possa ancora credere alla stessa idea e poi cercare di agire su di essa. Ad ognuno di noi sta la scelta.
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Fatti contro la mafia
Storia & Cultura
per non dimenticare
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L’incontro lassù in cielo tra Giorgina e Paolo Giaccone, il nonno-eroe che la mafia le aveva ucciso nel 1982 I due angeli custodi di
Milly Giaccone
figlia di Paolo, mamma di Giorgina
di Giovanbattista Tona
el mese di giugno del 1982 Camilla Giaccone, Milly, come la chiamavano gli amici, faceva fatica a tornare la sera a casa, quando il traffico di Palermo impazziva attorno alla Nazionale che giocava ai Mondiali di Spagna. Lei andava a studiare con una collega e poi rientrava, attraversando una città che si abbandonava ai frastuoni esultanti per ogni goal di Paolo Rossi e che dimenticava, in quei giorni, le esplosioni dei proiettili con cui la mafia insanguinava le sue strade. Il papà di Milly su quelle esplosioni lavorava ogni giorno: si chiamava Paolo Giaccone. Era un professore dell’Istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo, un Policlinico che allora non aveva nome. I magistrati si fidavano moltissimo di lui; lo consideravano chiaro, concreto, competente, ma soprattutto affidabile. A quei tempi affidabile significava soprattutto inavvicinabile. La mafia riusciva a fare omicidi, senza che si potesse risalire ai colpevoli; rendeva difficili le indagini e, se le difficoltà potevano essere superate, cercava di indurre a più miti consigli coloro i quali erano in grado di aiutare gli investigatori, avvicinandoli, corrompendoli o minacciandoli. Paolo Giaccone era uno che non solo conosceva bene il suo mestiere, ma che
voleva farlo ogni giorno meglio. Seguendo le difficili indagini sulla guerra di mafia dell’epoca aveva messo a punto anche un nuovo metodo per la diagnosi delle polveri di sparo e per le analisi comparative sulle impronte. E così era in grado di riferire con estrema chiarezza ai magistrati particolari decisivi per ricostruire la dinamica dei delitti e per metterli in relazione tra loro.
Medicina, Paolo Giaccone lavorava sugli omicidi che avevano insanguinato Bagheria alla fine del 1981 e in una dettagliata perizia aveva raccolto precisi elementi a carico di un pericoloso e potente
Il Policlinico di Palermo “Paolo Giaccone”
Quando sua figlia Milly preparava gli esami durante i Mondiali di Spagna e si avvicinava sempre di più alla laurea in
capomafia. Al Professore Giaccone non piaceva parlare in casa del suo lavoro e poi gli
dava fastidio allarmare la moglie con le tristezze di Palermo, che tanti fingevano di non vedere, ma che lui conosceva bene. Tuttavia da quando la figlia si era iscritta in Medicina aveva preso a raccontarle della sua complicata professione. “Cara collega”, la chiamava scherzosamente; e poi le diceva tante cose di cui non le aveva mai parlato prima; dei suoi studi, delle sue perizie, del suo lavoro con gli investigatori, di quegli investigatori che con lui avevano lavorato e poi erano stati uccisi. Quelle sere dei Mondiali, quando tutti si riversavano in strada e Milly rimaneva bloccata dal traffico e ritardava, tanti palermitani si divertivano ma Paolo Giaccone era molto preoccupato; una volta avvisò la Polizia proprio perché Milly non era rientrata. Al suo studio erano arrivate delle telefonate e la figlia gliene aveva chiesto il significato, sperando che la mettesse a
parte anche di quelle. Ma lui non volle dirle nulla: “sono scherzi”, diceva, “succedono continuamente e comunque non ne parlare con la mamma”. Una volta non riuscì a nascondersi. Gli avevano telefonato per chiedergli di alleggerire una perizia, proprio quella cui aveva lavorato per gli omicidi di Bagheria e che lo aveva portato ad individuare con precisione le impronte digitali di un capo mafia, ma lui non aveva alcuna intenzione di cambiare una parola di quello che aveva scritto. Glielo chiesero con insistenza, tanto che chiuse la conversazione telefonica sbattendo energicamente l’apparecchio fino quasi a romperlo. A quel punto dovette spiegare alla moglie e ai figli cos’era successo e disse: “vogliono farmi dire al giudice quello che non devo”. E andò avanti così. Era passato un mese da quando l’Italia aveva vinto i Mondiali e, mentre il generale Dalla Chiesa denunciava di non avere ancora ottenuto i poteri necessari per coordinare la lotta alla mafia, l’11 agosto 1982 due killer si avvicinarono a Paolo Giaccone, mentre stava chiuden-
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Un centro studi per ricordare Paolo Giaccone Il 14 giugno 2012 è stato costituito a Palermo il “ Centro Studi Paolo Giaccone”, per onorare la memoria e mantenere vivo il ricordo del medico legale prof. Paolo Giaccone, nato il 21.03.1929 e ucciso per mano mafiosa l’11.08.1982. Gli scopi sono: t QSPNVPWFSF JOJ[JBUJWF QFS DPOUSBstare la devianza mafiosa e le altre forme di illegalità e il rischio di emarginazione socia-
do lo sportello della sua macchina parcheggiata di fronte all’Istituto di medicina legale del Policlinico, e gli spararono. Il maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino dimostrerà che il delitto fu voluto proprio da quei boss che venivano incastrati dalle perizie del professore e quel Policlinico senza nome fu intitolato a Paolo Giaccone. Milly non riuscì a laurearsi presto, come aveva sognato insieme a suo padre, e nonostante le restassero poche materie, dovette fare un grande sforzo per riprendere. E quando alla cerimonia di laurea le fecero leggere il giuramento di Ippocrate, lei lo volle dedicare a suo padre, tra la commozione di tutti. Quando il 23 maggio 2012 furono commemorati i vent’anni dalla strage di Capaci, si approssimavano i trent’anni dall’omicidio di Paolo Giaccone. Milly venne al palazzo di giustizia di Caltanissetta e partecipò alla manifestazione organizzata dall’ANM come testimone del ricordo e dell’impegno nel contrasto alla mafia. Fece un breve intervento e parlò di suo padre, raccontandolo non come un eroe della lotta alla criminalità, ma come il suo eroe personale; non sottolineò il dolore di averlo perduto, ma l’orgoglio e il privilegio di averlo avuto. Solo un rammarico nelle sue parole
si intravedeva, quando pensava a tutte le cose che con il padre non aveva potuto condividere, dopo che la violenza mafiosa gliel’aveva portato via quando aveva solo 53 anni. Paolo Giaccone non riuscì a vivere l’esperienza umana dell’essere nonno. Tra i suoi nipoti avrebbe potuto godersi la compagnia di una bambina giovale e allegra, come era Giorgina, la figlia di Milly. Milly se l’era cresciuta con la stessa determinazione e con tutta la passione con la quale ogni giorno seguiva le orme del padre nella professione di medico e nella testimonianza contro la violenza mafiosa. E proprio a trent’anni da quel terribile agguato che le aveva tolto il padre, Milly dovette subire la dura prova di vedere colpita sua figlia Giorgia da una leucemia improvvisa e fulminante che l’ha lasciata in coma per sei mesi e che poi il 29 dicembre del 2012 gliel’ha portata via. Tutti coloro che conoscono Milly e che le vogliono bene si sono chiesti come si possa reggere a tutto questo e nessuno ha saputo dare una risposta, perché una risposta non c’è. C’è però il miracolo, umano e sovrumano insieme, della forza insopprimibile di una mamma e di una figlia che riesce a dimostrare che bisogna andare avanti, se davvero si vuole bene a coloro che abbiamo amato quando erano vivi e che ci sono stati
L’intervento di Milly Giaccone al Palazzo di Giustizia di Caltanissetta per la commemorazione dei 20 anni della strage di Capaci (23 Maggio 2012)
strappati senza un comprensibile perché. C’è la lezione di Milly che dalla somma di tutti questi dolori tira fuori una forza e una serenità che in tanti non riuscirebbero ad avere, nemmeno dinanzi a situazioni meno grandi di questa.
E c’è la potenza dei suoi due angeli custodi, Giorgina e nonno Paolo, che lassù in cielo, mentre le lacrime di amici e parenti salutavano il feretro di una bambina, hanno potuto realizzare quel tenero abbraccio che sino ad allora la violenza dei mafiosi non aveva reso possibile.
le, in specie tramite attività, pubblicazioni e percorsi didattici rivolti a scuole di ogni ordine e grado, Università, scuole carcerarie, centri di giustizia anche minorili e servizi sociali connessi; t TWJMVQQBSF MB DVMUVSB BOUJNBĕB BOche promuovendo analisi e ricerche per diffondere la conoscenza dei fenomeni mafioso/criminali e di devianza, in tutte le loro manifestazioni e le azioni di contrasto sviluppate dallo Stato e dalla società civile; t PSHBOJ[[BSF EJCBUUJUJ TFNJOBSJ EJ studi, convegni, curare pubblicazioni ed altre manifestazioni; t TPTUFOFSF JOPMUSF PHOJ BMUSB BUUJWJUË in linea con gli obiettivi statutari anche in concerto con altre Istituzioni. Il Consiglio Direttivo del “Centro Studi Paolo Giaccone”, presieduto da Luigi Furitano, è composto tra l’altro dal prof. Ignazio Buttita e dai magistrati Domenico Gozzo e Fabio Licata. Presidente onorario è il Prof. Matteo Marrone. Tra i soci vi sono Agnese Piraino Borsellino, moglie di Paolo, Alfonso Giordano, già Presidente del primo maxiprocesso di Palermo, Roberto La Galla, Rettore dell’Università di Palermo. Il “Centro Studi Paolo Giaccone” opera con il patrocinio morale della sezione distrettuale dell’ANM di Caltanissetta. Per conoscerne le attività: www.centrostudipaologiaccone.blogspot.it
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Storia & Cultura
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Rosso di San Secondo
“La vita è un’ avventura colorata!”
Il museo della zolfara può essere la prima pietra di un modello di sviluppo secondo i canoni della green economy di Fiorella Falci Un museo che si apre è una storia che ritorna a vivere, superando i limiti del tempo e dello spazio, tornando ad abitare nella memoria e nel cuore delle persone che lo visitano, riannodando i fili spezzati della trama di una società che ci consegna la sua testimonianza, la sua eredità, la pagina di storia che ha saputo scrivere e la porzione di realtà che è riuscita a trasformare. Il nostro Museo della Zolfara “paleontologico e mineralogico”, che
Sarebbe interessante concepire una sezione antropologica e un laboratorio della memoria storica finalmente è stato inaugurato dopo quasi trent’anni di lavori, sembrerebbe legato ai reperti più lontani, fossili, minerali, privi di vita. E invece le migliaia di pietre e i frammenti di roccia che si presentano ai nostri occhi nella luce suggestiva delle vetrine, sanno parlare
di un mondo che ha generato la società in cui viviamo, l’ha collega-
ta, a partire dal ‘700, alle dinamiche globali della rivoluzione industriale
europea, ha portato per due secoli lo zolfo dal cuore della Sicilia alle fab-
briche di tutto il mondo, e ha prodotto una cultura e un’antropologia che già Leonardo Sciascia definiva “fondativa” della grande letteratura del ‘900: Pirandello senza la zolfara non si comprende, e così quasi tutti i grandi autori a lui contemporanei. Il sottosuolo generatore di ricchezza e sfruttamento, il mondo buio in cui il lavoro aveva sempre il colore della notte, il rischio della morte dietro ogni roccia da picconare, stanno alla base ancora oggi di tanti nostri atteggiamenti e mentalità: l’indifferenza e la rassegnazione insieme al coraggio di sperare l’impossibile, il “carpe diem” di chi non ha più niente da perdere insieme alla profondità di una memoria che non ci abbandona, nonostante i nostri sforzi passivi per rimuoverla. Di una memoria che possiamo investire in un progetto di costruzione del futuro. Il Museo della Zolfara può essere la prima pietra di un modello di sviluppo fondato sul territorio come risorsa: uno sviluppo moderno, secondo i canoni della green economy, che la smetta di consumare ed inquinare il suolo, il territorio e sappia valorizzare spazio e tempo, cultura e paesaggio, natura e storia come patrimonio vivo da proporre ad una fruizione
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Comunicazione Pubblicitaria
“L’ arte di costruire il futuro” al liceo “A. Manzoni” di Caltanissetta
turistica ragionata, ecosostenibile, destagionalizzata e costante, in cui la centralità del territorio nisseno ritrovi senso produttivo al centro di una rete regionale di comunicazione culturale non elitaria, ma rivolta ad un target vasto e mondiale che esprime una domanda di conoscenza che si alterna, con le “vacanze”, ai ritmi alienanti dei sistemi economici in cui il lavoro si svolge. Le miniere-museo (già realizzate con ottimi risultati in altri luoghi d’Europa), il tessuto urbanistico e il patrimonio monumentale, le tradizioni popolari e religiose e la cultura enogastronomica che la civiltà dello zolfo ha generato nei secoli, possono essere riconvertiti, in un tempo breve, in un contesto di grande interesse turistico che non da solo, ma scelto come snodo di sosta o di transito, più economico e funzionale, possa attrarre a Caltanissetta la visita degli itinerari più classici del turismo isolano. Il Museo della Zolfara può candidarsi ad impostare l’avvio di questo percorso. L’originalità della sua gestione, il rapporto con la scuola e la formazione legata all’energia e alle risorse ambientali del territorio, possono fare emergere una idea nuova di struttura culturale capace di promuovere la crescita e la reinvenzione del territorio. Per questo sarebbe interessante costruire nel Museo una sezione antropologica e un laboratorio della memoria storica; uno spazio fruibile in cui raccogliere ed esporre, accanto alle pietre preziose estratte dal sottosuolo, tutto il patrimonio culturale ed umano che da quel sottosuolo si è generato: opere letterarie e teatrali, studi storici, riviste, opere d’arte,
film, documentari, cultura materiale e fotografie e soprattutto, prima che sia troppo tardi, raccogliere la memoria e la voce di chi in quella civiltà delle zolfare è vissuto, ha lavorato, ha costruito la propria dignità umana e la propria coscienza sociale, e percorsi di conquista dei diritti fondamentali e di liberazione democratica di intere generazioni del popolo siciliano. Le foto dell’inaugurazione del Museo parlano di questo. A tagliare il nastro, insieme alle autorità di oggi (poche per la verità), presenze significative di quella storia e di quel mondo: insieme ai nipoti di Sebastiano Mottura, lo scienziato piemontese fondatore della scuola mineraria che gli è stata intitolata, e che ha raccolto i primi materiali del Museo in tutte le miniere della Sicilia, il senatore Emanuele Macaluso, che in quella scuola ha studiato, i figli di Calogero Boccadutri, il leader leggendario delle lotte dei minatori sotto il fascismo che ha ispira-
sieme economia e democrazia, conquiste sociali e promozione umana, deve poter trovare oggi uno spazio per potersi rielaborare come tradizione e offrire il proprio patrimonio di valori alla costruzione di un futuro possibile che non sia l’apnea interminabile e angosciosa di un presente vuoto di senso che non riesce a superarsi e a voltare pagina. E quando i nostri ragazzi sapranno riconoscere nella letteratura e nei segni della civiltà questa eredità concreta, nostra, di una storia che ha saputo collegarci con il mondo che rimane tramandato dai libri, allora il Museo non sarà più soltanto una splendida sinfonia luminosa dei colori dei cristalli della terra, ma il nostro album di famiglia, lo scrigno e il passaporto della nostra identità, la chiave di lettura di un DNA collettivo altrimenti incomprensibile. E forse potremo comprendere il
senso profondo della battuta del Nero della zolfara, il protagonista disperato e coraggioso, nel finale della “Bella addormentata” di Rosso di San Secondo: “La vita è un’avventura colorata!”.
to a Elio Vittorini il personaggio dell’arrotino Calogero di “Conversazione in Sicilia”. La trama delle relazioni umane che hanno dato vita, con la zolfara, ad una società conflittuale e solidale, che ha costruito in-
Il liceo “A. Manzoni “ di Caltanissetta, con i suoi due indirizzi – Liceo delle scienze umane e Liceo economico sociale – trova la sua identità nell’incontro tra la tradizione umanistica e pedagogica dell’ex istituto magistrale e l’impianto scientifico delle moderne discipline in campo psicosociale. Questo liceo si riconosce nello slogan “L’arte di costruire il futuro” in quanto i piani di studio dei due indirizzi rispondono ai nuovi bisogni sociali e preparano alle nuove professionalità nell’ambito del terzo settore. Pensiamo alle attuali forme di disagio, alle problematiche legate al mondo del lavoro, alle più recenti forme di marketing e comunicazione legate ai “new” media, ma anche all’incontro tra le culture e alla marginalità sociale. Rispetto a queste realtà i nostri giovani devono essere in grado di leggere la complessità sociale e di sviluppare una mentalità solidale e aperta al nuovo. A questo fine il liceo “A. Manzoni” offre, accanto ad una solida preparazione umanistica e scientifica, lo specifico contributo delle scienze umane - psicologia, pedagogia, antropologia culturale, sociologia, diritto
ed economia – consentendo ai suoi allievi l’accesso a tutte le facoltà universitarie ed ai concorsi pubblici e privati e fornendo, allo stesso tempo, un insieme di competenze specifiche, relative alla mediazione culturale e linguistica, alle relazioni d’aiuto, all’analisi dei fenomeni socio-economici della società globale, al campo della formazione e dell’educazione professionale ed alle indagini in campo psicologico e sociale. Per questo motivo, il Piano dell’Offerta Formativa della scuola, offre un percorso di studio che coniuga il sapere con il saper fare, tramite una sintesi armonica di contenuti teorici di carattere disciplinare ed esperienze sul campo finanziate dalla scuola o dalla comunità europea.
A tal proposito si citano alcune delle esperienze formative più significative, attuate nel tempo dal Liceo “A.Manzoni” sul territorio nazionale ed estero; attività di volontariato presso il CESVOP di Caltanissetta; stage formativo presso il Centro di Riabilitazione di Troina; stage musicale all’ospedale Meyer di Firenze (come usare la musica in ospedale): stage di animazione a Kastalia, località presso la città di Ragusa; stage
L’istituto offre un percorso di studio che coniuga il sapere teorico con il saper fare linguistici ad Hall, Malta e Londra; stage presso il centro di accoglienza “La Rupe” di Bologna; stage di comico terapia presso l’ospedale di napoli; stage presso l’azienda pubblicitaria “Aurealab” di Caltanissetta. Tramite tali
esperienze, i nostri alunni hanno avuto la possibilità di sviluppare una maggiore conoscenza del mondo del lavoro ed anche una maggiore consapevolezza di ciò che realmente vorrebbero fare nel futuro, in una prospettiva di studio o lavorativa. L’Istituto, inoltre, nel solco di una tradizione musicale ormai consolidata, fornisce corsi di strumento musicale (canto, clarinetto, pianoforte) ed ha già ricevuto parere favorevole per l’attivazione del Liceo coreutico-musicale che, con buone probabilità, partirà già dal nuovo anno scolastico. La segreteria offrirà un servizio di assistenza alle famiglie per le iscrizioni on-line per il nuovo anno scolastico fino al 28 febbraio 2013.
Istituto Statale “A. Manzoni” Viale Trieste, 169 Caltanissetta Tel. 0934/598909
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Fatti & comunicazione
Nemo profeta in patria Quando non te lo aspetti arriva Sala d’Ercole
di Donatello Polizzi “Da piccolo giocavo a condurre il telegiornale. Mi sedevo alla scrivania con una penna in mano ed un ipotetico microfono, e ‘lanciavo’ i servizi. L’altra mia grande passione era l’automobilismo”. I ricordi d’infanzia di Marco Benanti, 30 anni, giovane rampante giornalista, originario di Palermo ma nisseno d’adozione, rappresentano un chiaro esempio di come talvolta i sogni e desideri possono realizzarsi. La passione, i sogni, con il tempo si sono trasformati in professione ed attualmente Benanti è l’addetto stampa del vicepresidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Antonino Venturino, del Movimento 5 Stelle. “Durante la campagna elettorale per le elezioni regionale mi sono occupato della comunicazione del M5S. Impegno duro ma quanto mai soddisfacente, sotto il profilo personale, e proficuo, considerati i risultati elettorali raggiunti. Gestire un movimento che non partecipa alle tribune politiche elettorali televisive, è stato quanto mai complicato. Dire talvolta no a importanti redazioni nazionali, per interviste, ha rappresentato una palestra di dialettica e diplomazia non indifferente. Il rapporto con il Movimento si è poi cementato con l’attuale incarico che ricopro”. Come e quando hai iniziato a cimentarti con l’informazione? “Innanzitutto per corroborare con criterio il mio sogno, ho conse-
guito la laurea in Scienza della Comunicazione”. L’inizio è degno della migliore aneddotica. “Mentre frequentavo l’università, durante i week end a Caltanissetta, lavoravo la sera in una pizzeria. Una sera conobbi Tony Maganuco, che allora curava gli interessi di un’emergente tv locale al quale chiesi se fossero interessati ad una mia collaborazione anche come stagista. Lo stage si trasformò in un rapporto lavorativo stabile ed in breve, in sostanza, iniziai ad occuparmi di tutto. Ritengo sia da rilevare come il mondo del lavoro in questo settore, la cosiddetta pratica, sia totalmente difforme dalla teoria, a meno che non si abbiano le possibilità economiche per pagare iscrizioni e rette ad università altamente specializzanti nel campo della comunicazione, magari del nord Italia”. In questo settore come avviene la ‘crescita’ professionale? “Con quell’emittente il mio rapporto si è protratto per circa cinque anni ma talvolta, risulta veritiero il detto Nemo propheta in patria. Nonostante il mio contributo corposo alla crescita di quel
gruppo editoriale, sono stato messo alla porta (senza tanti complimenti) per riduzione del personale nonostante il “personale” poco dopo sia stato aumentato. Ricordo con piacere però le indicazioni e i consigli di Alessandro Silverio, direttore del Tg, sempre disponibile e prodigo di consigli. Ancora oggi, ogni volta che compongo un titolo, faccio tesoro delle sue dritte. Poi sono stato accolto da TVR Xenon, più che un luogo di lavoro, una seconda famiglia, dove sono stato coccolato e stimolato; ho ricambiato con la massima abnegazione nel lavoro. Questa tv non aveva un grande seguito nella nostra provincia, il riferimento editoriale e di pubblico era sul versante ennese-calatino ma siamo riusciti a realizzare un Tg che ha avuto gradimento altissimo”. Sicuramente un periodo, quello iniziale, ricco di sacrifici ma anche di tante soddisfazioni? “Accumulavo esperienza con una serie di uffici stampa. Ricordo con piacere l’esperienza con una squadra di basket con la quale viaggiavo in bus per seguirne le trasferte e poi il realizzarsi, in maniera totalizzante, del mio desiderio
più grande ossia occuparmi di automobilismo con il mio lavoro. Episodio determinante un mio pezzo sul Motor Team Nisseno scritto per Sicilia Motori nel 2008. Poi un crescendo di uffici stampa nel settore; lo Slalom del Borgo, il Rally di Caltanissetta, il Festival Città di Caltanissetta ed il coordinamento
Giornalista in ascesa con molteplici interessi e doti professionali: competenza, passione, abnegazione e intuito della Settimana Santa, vorrei citarli fra tutti più che altro perché inerenti alla mia città. Nel frattempo accrescevo la mia predisposizione alla conduzione degli spettacoli con molti eventi cittadini e non solo; a Bruxelles ho presentato una serie di eventi celebrativi del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. La cosa più bella di questo mio percorso è che non devo niente a nessuno e posso con orgoglio affermare che non sono mai stato al seguito di segreterie politiche di questo o quell’altro esponente”.
Il tuo presente ed il tuo futuro? “Adesso il mio nuovo ruolo di addetto stampa del vicepresidente dell’Ars Venturino, del Movimento 5 Stelle mi offre nuove opportunità di crescita personale e professionale. I contatti quotidiani con le redazioni dei Tg nazionali Rai, Mediaset e Sky, rappresentano un incentivo alla mia attività. Sono passato da un contesto provinciale ad uno nazionale: l’impatto è stato non indifferente. Seguo con attenzione la vita politica regionale, ascolto molto e tento di rubare i segreti dei miei colleghi, di maggiore esperienza e caratura. Anche il ruolo è diverso. Prima ero un giornalista che ‘cercavo’ la notizia adesso, attraverso i comunicati, ‘creo’ la notizia. Equilibrio, attenzione nella scelta dei termini, accuratezza nella preparazione del testo, studio costante dei sistemi legislativi, rappresentano per me delle regole inderogabili. Ovviamente non tralascio le mie collaborazioni precedenti e la mia attività di conduttore. Non nego che mi manca la mia giornata da cronista di Tg, in giro per la città ad intervistare persone. Mi manca vivere la strada e tutto ciò che ad essa è connessa. Il mio lavoro vive di cambi di ruolo e bisogna essere bravi ad adeguarsi ed a trarne esperienza”. Marco Benanti è davvero una stella nascente del giornalismo nisseno, anzi un “Cinque Stelle”
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L’informazione, la sfida del futuro La disamina di Pier Paolo Olivo, addetto stampa del Comune I giornalisti, «cani da guardia della democrazia» (la definizione è della Corte europea dei diritti umani). Qual’è attualmente lo stato di salute dell’informazione? Indicazioni utiline ne traiamo dalla discussione con Pier Paolo Olivo, 44 anni, giornalista pubblicista, laureato in Relazioni Pubbliche all’Università di Catania, nato sotto il segno del cancro, sposato e con due figlie, Giovanna, di 5 anni e Cecilia di 3. Socio fondatore della Skerma, società di comunicazione, condirettore di CorriereInformazione.it, un giornale nazionale on-line e addetto stampa del Comune di Caltanissetta. Il mondo dell’informazione e della comunicazione ha caratterizzato l’ultimo ventennio della tua vita lavorativa, e rispetto alle esperienze non si può dire che fai questo mestiere per caso. Quando e come nasce questo interesse? Sin da piccolo sono sempre stato affascinato dalla radio e, soprattutto, dalla televisione, questa scatola che faceva vedere e conoscere, ad un’infinità di persone, quello che succedeva in qualche parte dell’universo. Crescendo ho iniziato a interessarmi alla lettura e all’informatica, facendomi folgorare dall’immensa potenzialità del web, questa rete in grado di mettere in comunicazione, in tempo reale, da qualsiasi parte del mondo, chiunque vi fosse collegato. Il tempo non ha fatto altro che rafforzare questi miei interessi, convincendomi sempre di più dell’importanza che riveste l’informazione e la comunicazione anche rispetto alla stessa esistenza del genere umano e alla sua sopravvivenza. Que-
sti strumenti, se usati con criterio e coscienza, possono servire a far comprendere meglio gli interessi e risolvere i conflitti. In tempi di sfiducia e disaffezione nelle istituzioni, come si riesce a rendere funzionale un ufficio stampa di un Comune, rendendolo vero punto di incontro con i mezzi
di comunicazione? La legge 150 del 2000 disciplina le attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni e ad oggi rappresenta il caposaldo normativo della comunicazione pubblica. Con essa l’informazione e la comunicazione delle amministrazioni pubbliche divengono obbligatorie e ne vengono definiti strumenti e soggetti. Però, purtroppo, una legge da sola non può sortire gli effetti sperati se non è portata avanti da amministratori consapevoli dei principi in essa contenuti. L’Ufficio Stampa è l’ul-
L’informazione istituzionale ha precisi obblighi da rispettare ma può contenere contributi creativi timo anello di una catena che deve essere composta innanzitutto da un progetto ben definito sugli obiettivi che l’Ente intende raggiungere, da un chiaro piano di comunicazione e da un efficiente comunicazione interna. Se mancano questi presupposti, con tutta la buona volontà, da solo un Ufficio Stampa non può fare miracoli. L’informazione istituzionale è spesso limitata da obblighi e precisi obbiettivi da rispettare, mentre quello della comunicazione lascia maggior spazio alla creatività. Quali dei due settori pensi rispec-
chi maggiormente la tua personalità e i tuoi interessi? Sia l’informazione istituzionale che la comunicazione hanno entrambi obbiettivi precisi e obblighi da rispettare. Indubbiamente il settore della comunicazione è quello che più permette di dare libero sfogo al proprio estro e alla propria creativi-
tà. Però è anche vero che oggi, grazie all’avvento di internet e, soprattutto, alla diffusione dei social network, l’informazione istituzionale può contenere contributi creativi. Sono due universi che, se fatti convivere con buonsenso, possono migliorare le relazioni umane, rendendole più gradevoli. La tua generazione è quella che ha vissuto appieno i rampanti anni ’80, anni di divertimento e di vivacità culturale, ma che sembrano distanti anni luce dalla Caltanissetta dei giorni nostri. Cosa si è perso secondo te, e quanto può essere recuperato? Gli anni ’80 visti oggi, con gli occhi del quarantenne, fanno certamente pensare ad un epoca in cui ci si divertiva con poco e si coltivavano sogni. È anche vero però che la mia generazione non sarà ricordata per chissà quali grandi cose, purtroppo non siamo riusciti a incidere quasi su nulla e il rischio, sempre più concreto, è che questi anni siano ricordati semplicemente come anni rampanti ma, di fatto, inconsistenti. Come disse un noto politico, che per la par condicio è meglio non citare, c’è un salto generazionale che ha scavalcato proprio chi ha vissuto la propria giovinezza negli anni ’80. La cosa più importante che i giovani di oggi hanno sicuramente perso, rispetto a quelli di ieri, è il sogno di poter vivere un domani migliore, fatto di ambizioni e certezze. Noi siamo cresciuti guardano in TV programmi come “rischiatutto” o “lascia o raddoppia”, dove, per vincere, dovevi essere preparatissimo su qualcosa. Oggi i giovani crescono con programmi tipo “affari tuoi” o “uomini e donne” dove per vincere conta solo la fortuna o la bellezza esteriore. Mi auguro che il salto generazionale non coinvolga anche loro. Sei condirettore del giornale online CorriereInformazione.it, un progetto ambizioso che nel giro di tre anni si è ritagliato un suo piccolo spazio nel panorama dell’informazione italiana. Quali sono i punti di forza di questo progetto editoriale? CorriereInformazione nasce quasi per gioco. Un giorno Andrea Cafà, l’editore del giornale CifaNews, un organ house rivolto esclusivamente a 90mila aziende associate all’omonima confederazione, che usciva sporadicamente solo in versione cartacea, mi parlò della difficoltà delle piccole imprese a far sentire la propria voce tramite i media nazionali. Gli proposi allora, di trasformare CifaNews in un giornale on-line, modificando il nome e strutturando la piattaforma in modo da consentire alle aziende di poter gestire autonomamente un loro spazio dove caricare i comunicati stampa e approfondire argomenti specifici. L’idea piacque e così, il cinque ottobre 2009, fu messo on-line Corriere
Informazione. L’obbiettivo era quello di riuscire ad avere circa mille visitatori al giorno. Dopo un anno il giornale contava più di 200mila visitatori al mese. Per ragioni editoriali abbiamo ampliato gli argomenti trattati. Oggi il giornale conta più di 300mila visitatori unici mensili e si occupa non solo di imprese, economia e formazione, ma anche di politica e attualità. Da addetto stampa del Comune hai una posizione che ti permette di osservare in maniera approfondita le dinamiche della nostra città. Quali sono secondo te i punti di criticità che la nostra classe politica deve affrontare per creare uno sviluppo sostenibile? Quello che sta avvenendo a Caltanissetta non è molto differente da quello che sta avvenendo in tutto il resto del nostro paese. Si assiste quotidianamente a scontri durissimi tra le diverse posizioni partitiche, se ne dicono di tutti i colori, però, sembrerebbe paradossale, l’opinione diffusa tra la gente è di massificazione della classe politica. La ragione secondo me sta nel fatto che, negli anni, il consociativismo, nell’accezione negativa del termine, l’ha fatta da padrone, creando in tutti noi la convinzione che non esistano differenze all’interno della classe politica. Purtroppo devo dire che non si fa molto per sfatare queste convinzioni, in un momento dove invece
La mia generazione non sarà ricordata per grandi cose, non siamo riusciti ad incidere quasi su nulla la cosa che tutti noi dovremmo fare è quella di rimboccarci le maniche, mettere da parte gli interessi particolari, e lavorare tutti assieme ad un progetto di rilancio del territorio. Se fossi un politico quali azioni strategiche metteresti in atto per ridare dignità e sviluppo economico alla Sicilia? E quali per la nostra provincia? Lo diciamo tutti, forse ne siamo tutti convinti, ma nessuno fa quello che realmente andrebbe fatto. La Sicilia e i siciliani potrebbe vivere esclusivamente di turismo e agricoltura, però si continua a depredare il ter-
ritorio con scellerate politiche industriali e senza una reale progettualità a medio e lungo periodo. Capisco che per un politico è difficile attuare delle strategie che vedrebbero i loro frutti solo dopo anni. Però è anche vero che siamo arrivati ad un punto dove è necessario invertire la rotta, sperando che non sia troppo tardi. Se fossi il Presidente Crocetta bonificherei tutto il perimetro della regione, eliminando tutto quello che è in contrasto con il termine “vocazione turistica”. Cosa diversa per l’entroterra. Una volta, tempo fa, si parlò per Caltanissetta di interporto, che la legge definisce come “un complesso organico di strutture e servizi integrati, finalizzati allo scambio di merci”. Credo che il territorio compreso tra Caltanissetta e Dittaino potrebbe svolgere egregiamente questo compito, sviluppando un indotto economico per tutto il centro Sicilia. Peccato che di questo progetto nessuno ne abbia più parlato. Tra pochi giorni ci saranno le elezioni politiche. La campagna elettorale è già entrata nel vivo e ripresenta la sfida già messa in atto durante le elezioni siciliane: i movimenti popolari contro i partiti tradizionali. Siamo di fronte ad un cambiamento epocale o è sempre la solita demagogia che mira al potere sfruttando questa volta la crescente corrente del malcontento popolare? Sono fermamente convinto che, fino a quando non verrà inventato un sistema migliore della democrazia, i partiti siano lo strumento essenziale per la gestione della società ma, come tutti gli strumenti, bisogna stare attenti a non utilizzarli male e a maneggiarli con cura. È successo ieri, sta succedendo oggi e, probabilmente, succederà anche domani che, in momenti come questi, i movimenti proliferano, assumendo una funzione importante al fine di ricordare agli uomini politici la vera natura sociale dei partiti.
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Fatti & tradizioni
La storia e i gruppi sacri, le grandi passioni di Alessandro Barrafranca di Annalisa Giunta
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n grande amore quello del nisseno Alessandro Maria Barrafranca per Caltanissetta, per le sue tradizioni e una grande voglia di tramandarle alle generazioni future e a chi spesso le ignora. “La mia passione per la storia di Caltanissetta - afferma Alessandro Maria Barrafranca - nasce da bambino, in parte tramandata da mio padre che aveva acquistato diversi volumi sulla storia cittadina e che io irrefrenabilmente spinto da grande curiosità ho letto. Una curiosità cresciuta negli anni scolastici, in particolare in quelli della scuola elementare, che mi ha poi portato ad approfondire i mie studi fino alla stesura nel 2006 del mio primo libro sui piccoli gruppi sacri in cui attraverso la storia dei piccoli simulacri si evince uno spaccato della società nissena non più esiste. Un’ispirazione nata anche dal legame di amicizia con una famiglia, proprietaria di un pic-
Sono legato alla scoperta di alcune sculture inedite di Francesco e Vincenzo Biancardi colo gruppo sacro, e il cui avo fu uno dei promotori della processione del mercoledì santo. “Un libro che nasce – prosegue - dal mio desiderio di fare qualcosa per la città e di non far disperdere le tradizioni legate al nostro territorio. Molte volte i nisseni sono pronti a criticare e a lamentarsi che in città non si faccia nulla, in realtà pen-
so che occorra fare un ragionamento inverso e chiedersi cosa ognuno di noi faccia per la città. La città è nostra, ci appartiene e chi la amministra lo fa temporaneamente, pertanto, i beni della collettività appartengono a tutti ed è per questo che vanno preservati e tramandati alle nuove generazioni, non come surrogato di un passato ormai lontano, ma come “memoria” dell’identità del nostro territorio” . Quattro i libri scritti in questi anni: “Le varicedde”, edito nel 2006, la cui prefazione è stata curata da Mons. Giovanni Speciale; “Il sinedrio”, edito nel marzo 2007 e che riporta la storia del simulacro di proprietà del Comune; “Il pescatore d’anime”, edito nel novembre 2007, la cui prefazione è stata curata da mons. Andrea Muscarella (cancelliere della curia), e che narra le origini della processione di Gesù Nazareno nella domenica delle Palme; “Insignum gratitudinis” edito nel dicembre del 2008, che invece ripercorre le origini della processione dei tre Santi.
Libri che sono stati donati al sommo pontefice Benedetto XVI, al presidente della repubblica Giorgio Napolitano, all’arcivescovo di Cracovia S.E. Rev.ma card. Stanislao Dziwisz, al presidente del senato on. Renato Schifani, al segretario generale della conferenza episcopale italiana mons. Mariano Crocetta e all’arcivescovo di Messina mons. Calogero La Piana; i quali hanno risposto con lettere di apprezzamento al lavoro di recupero della memoria storica delle tradizioni dell’autore nisseno spingendo lo stesso a proseguire nel suo operato. In seguito alla stesura del libro “Le varicedde” è stato nominato socio onorario della stessa associazione piccoli gruppi sacri e per la quale per due anni ha svolto la funzione di segretario. Numerosi i riconoscimenti e i premi in questi anni per il lavoro di ricerca storica svolto da parte delle associazioni e diverse le mostre organizzate, una delle quali, realizzata con Luca
Paolillo intitolata “I volti della passione”, riproposta a Agordo in provincia di Belluno all’interno della mostra organizzata dalle rispettive Soprintendenza di Belluno e di Caltanissetta e dall’Associazione Piccoli gruppi sacri dal titolo “Uomini e miniere: radici comuni. La realtà mineraria zolfifera sici-
Progetto attraverso il quale si sono volute raccontare le origini, la storia e le tradizioni legate alla “Settimana Santa”. Un’idea che ha riscosso un notevole successo e che si è potuta realizzare grazie anche alla collaborazione di alcune associazione legate alla Settimana Santa”. Alessandro Maria Barrafranca collabora con il giornale “la Sicilia” nella pagina “Cultura e società”, per “Il Fatto nisseno” e il periodico diocesano “L’Aurora”. Nel settembre del 2011 è stato inserito in qualità di ricercatore di storia e tradizioni popolari nel comitato esecutivo dei festeggiamenti di San Michele patrono di
liana a Valle Imperina”. Quali i progetti portati avanti per tramandare le tradizioni alle nuove generazioni? Con la collaborazione di Gioacchino Ricotta cerimoniere dell’associazione “Real Maestranza “ – afferma Alessandro Barrafranca - ho ideato il progetto “Riscopriamo le nostre radici”, patrocinato dal Comune di Caltanissetta e rivolto agli alunni delle quinte classi delle scuole elementari.
Caltanissetta e sempre nello stesso periodo è stato chiamato a far parte del comitato culturale del coordinamento della Settimana Santa. Nel 2012 ha anche accompagnato in visita per la città - e in particolare per i gruppi statuari del giovedì santo - il presidente nazionale
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DECORO URBANO. L’ amministrazione comunale “deve” intervenire: basta rimandare
NO
Wurstel
Simenza e palloncini
di Donatello Polizzi
Ha scritto quattro libri sull’argomento. Numerosi riconoscimenti e premi per il lavoro di ricerca storica dell’azione cattolica Franco Miano, madre Cristina Beffa, direttrice dell’editoriale Paoline audiovisivi e vicedirettrice della rivista “Famiglia oggi” e l’attrice Claudia Koll, personaggi in visita alla città in occasione del festival delle comunicazioni. Una delle cose a cui è più legato è la scoperta di alcune sculture inedite degli artisti napoletani Francesco e Vincenzo Biancardi, autori delle vare del giovedì santo e di ulteriori notizie sulla vita degli stessi. Quali i progetti in cantiere? “Tra le iniziative future – conclude Barrafranca - vi è il progetto di restauro del gruppo scultoreo del giovedì santo di Caltanissetta, raffigurante l’Ultima Cena, la cui presentazione sarà effettuata 11 marzo del 2013. Maquillage, svolto dopo Pasqua, che si prefigge il recupero di un’importante testimonianza storicodevozionale della comunità nissena, volta non solo alla stabilizzazione dei fenomeni di alterazione delle strutture del manufatto, ma come punto di forza per la rivalutazione di una tradizione, in un momento culturale di aggregazione che caratterizzerà, tutto il 2013 e i primi mesi del 2014.
Questa volta il quesito lo poniamo con largo anticipo per evitare che chi di dovere possa rispondere: ci pensiamo il prossimo anno! La sistemazione dei punti ristoro e della vendita di dolciumi e giocattoli, lungo il percorso dei Gruppi Sacri è una risalente disquisizione che interessa la Settimana Santa da anni. Riteniamo non adeguata l’opportunità che una celebrazione religiosa abbia come contorno gli “aromi” derivanti da fritture e tostature, persone che mangiano e bevono birra, palloncini e giocattoli, “calia e simenza” e chi più ne ha…più ne metta; crediamo sia poco consono con l’evento che interessa l’animo dei cristiani che partecipano alle festività pasqua-
li. Sgombriamo il campo da ogni dubbio, il dilemma è sul luogo, dove organizzare un punto, anzi più punti ristoro, non di eliminare “paninari” ed affini. Questi ultimi, in un certo senso, fanno parte della festa, è giusto che abbiano la possibilità di offrire i loro servizi e di ricavarne un utile ma è opportuno che ciò avvenga in posti più idonei. Luoghi che possano offrire
supporto sanitario, logistico (leggasi bagni chimici), tavoli e panchine per riposarsi ed con un controllo discreto ma costante delle
forze dell’ordine. Senza dubbio tale sistemazione gioverebbe sicuramente ai profitti dei venditori e gli consentirebbe di assumere più personale innescando un volano proficuo per la nostra asfittica economia. L’attività imprenditoriale non va ostacolata ma incoraggiata in ogni modo possibile; bisogna tentare di creare le condizioni affinché la ristorazione da strada,
durante la Settimana Santa, sia implementata ma senza incidere sulla dignità del culto e la religiosità dell’animo. Determinante, fondamentale è l’opera dell’amministrazione cittadina che in ogni decisione che assume, almeno teoricamente, dovrebbe pensare alla maggioranza e non alla minoranza. La creazione di svariate aree di sosta pedonale sarebbe anche un risultato di acquisita civiltà. Nei due anni precedenti il nostro mensile, a più riprese, ha sottolineato la questione. Abbiamo pubblicato foto, realizzate durante le processioni che invece sembravano, scattate durante fiere o mercatini rionali. Immagini che non giovano alla credibilità dei riti, che sorprendono, in maniera fortemente negativa, i turisti che vi assistono e coloro i quali vedono determinate “scene” in televisione. Non tralasciamo che noi nisseni talvolta assistiamo alla Settimana Santa, che è una festività religiosa, con comportamenti che sa-
rebbero più appropriati ad uno spettacolo o ad un evento mondano. La partecipazione dovrebbe avere modi e tempi in cui rispetto e riflessione, siano elementi preponderanti e peculiari. Invece, sovente, si assiste al classico “passio” (N.d.R. camminare avanti e indietro, possibilmente abbigliati in maniera elegante non per partecipare ma per “vedere” e farsi “vedere”). La nostra città e i suoi abitanti, speriamo abbiano la voglia, il desiderio, la capacità, di essere i primi a cambiare il modo di approcciare i riti religiosi storici che contraddistinguono ed esaltano le nostre radici, la “nissenità”. Il sindaco, la Giunta, i consiglieri hanno sempre tergiversato e rinviato la possibilità di interloquire sulla disputa della sistemazione dei punti ristoro, adducendo come motivazione che ormai era troppo tardi per cambiare “le cose”. Quest’anno poniamo il quesito in tempo utile, dunque ci aspettiamo che ci sia un responso da parte dell’amministrazione cittadina. Che la risposta possa essere negativa o positiva, lo demandiamo alle loro facoltà ma PRETENDIAMO che una risposta sia data. Se ancora una volta il silenzio o il rinvio, dovessero essere l’unico riscontro, vorrebbe dire che da parte di chi amministra la città non vi è la voglia di rispondere o ancor peggio che vi sono dei motivi di opportunità (politico-elettorale, leggasi voti) che incrinerebbero l’attendibilità di Palazzo del Carmine e dei suoi residenti. Riteniamo sia giusto che chi voglia assistere alla Settima Santa, possa farlo in una cornice più religiosa e dignitosa possibile.
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L’Italia al voto
La campagna elettorale
infinita...
di Giuseppe Alberto Falci
P
assano le settimane, scorrono i mesi, e siamo sempre in campagna elettorale. Una campagna elettorale infinita: prima le comunali di Palermo, poi le elezioni regionali dello scorso 28 ottobre, e adesso le elezioni politiche targate 24 e 25 febbraio. Ma come ci siamo arrivati a questa nuova competizione elettorale? Dal 2008 ad oggi è successo di tutto: il Pdl non è più il primo partito di maggioranza relativa, Gianfranco Fini ha rotto con Silvio Berlusconi, e nel frattempo è nato ed è morto il “Terzo Polo”. E poi dulcis in fundo sembrava che Silvio Berlusconi fosse
completamente uscito di scena. Nel luglio 2011 il Cavaliere aveva dato carta bianca al delfino, al prescelto. E il nome del prescelto era proprio quello del siciliano Angelino Alfano, acclamato primo segretario politico del Pdl in un Auditorium della Conciliazione stracolmo. Ma “Angelino” ha perso tutte le occasioni: prima le comunali di Agrigento e Palermo, e poi le regionali di Sicilia. Al punto che i suoi colleghi di partito si sono scagliati contro arrivando a dire: «Ma se Alfano non riesce a vincere a casa sua come pretende di fare il leader nazionale del partito e della coalizione?». Ma Angelino ha insistito,
perdendo anche un’altra battaglia: «Faremo anche noi le primarie, e saranno primarie vere», ripeteva a squarciagola l’ex Guardasigilli. Anche in questo caso sembrava fatta: «Saranno a dicembre», spiegava a giornalisti. Poi un bel giorno il fuoriclasse, l’inventore di Forza Italia, il primo premier della Storia della Repubblica Italiana con tre reti tv si è stancato dell’allievo delfino, ed è tornato in campo. Come? Alla sua maniera, convocando un sabato pomeriggio una conferenza stampa fiume in una delle sue residenza, scagliandosi contro la magistratura, ed evocando per l’ennesima volta la
riforma della Giustizia. Poi un altro giorno, rientra nel personaggio, il Cavaliere di Arcore decide di fare mezzo passo indietro: «Se Monti decidesse di essere il leader dei moderati farei un passo indietro». Il premier Mario Monti non risponderà mai alla chiamata alle armi del Cavaliere. Anzi. Rilancerà, e scenderà in campo con i nemici giurati del Cavaliere: Pierferdinando Casini e Gianfranco. In questo contest si è mossa l’ultima discesa,
qui a poco più di dieci giorni dalle elezioni politiche probabilmente fra le più importanti della storia del nostro Paese a ragionare di chi vincerà sulla base delle legge elettorale, l’ormai famoso Porcellum. Quella legge perversa nella quale vige un sistema differente fra Camera e Senato. Ormai lo dicono tutti: «Il distacco sembra invariato. Alla Camera vincerà l’asse Pd-SeL, ma al Senato, seppur di poco, il centrosinistra non avrà la maggioranza». E allora? Si prefigu-
o se preferite ri-discesa in campo, di Silvio Berlusconi. L’ultimo sacrificio. “Silvio” se la vedrà con Pier Luigi Bersani, fresco vincitore di primarie, e dato per superfavorito. Con Oscar Giannino, leader di “Fare per fermare il declino”. Ovviamente con Mario Monti, come scrivevamo sopra. E per finire con il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, quel M5S che è il primo partito in Sicilia con il 15%. «Ma la forza di Grillo sta scemando», tuonavano i ben pensanti nei corridoi del palazzo. «Ormai è sotto il 3% su base nazionale. È finita la grillite-mania», rilanciavano altri. Tutti a sottovalutarlo: la sinistra sicura di sé, «siamo in testa ben saldi», e il centrodestra in rimonta, «vedrete, il gap da Bersani si è ridotto». Tutti ad occuparci dell’eventuale/ probabile inciucio Monti-Bersani. Tutti a preoccuparci delle sparate di Berlusconi: «Restituirò l’IMU ai cittadini in contanti». E intanto Beppe Grillo era è ed è l’unico a riempire le piazze. Sì le piazze, una parola non più appartenente al vocabolario dei grandi partiti. Pd e Pdl organizzano eventi nei teatri, nei cinema, nei palasport. Mai nelle piazze, non si può mai sapere. «Sfigurare mai», è il motto dei grandi partiti. Ed eccoci
ra un mega accordo post voto fra il “centrosinistro” Pier Luigi Bersani e il “tecnico” Mario Monti. Ma Nichi Vendola, alleato di Bersani, ci starà? Oggi Nichi dice “no”. Ma domani, chissà. Ovviamente tutto ciò dipenderà anche dalla nostra amata Sicilia. Perché dopo la Lombardia l’altra regione in bilico al Senato è proprio la nostra amata Sicilia. E chi vincerà in Sicilia? L’asse politico siciliano sembra essersi spostato a sinistra. Il presidente della Regione è di centro-sinistra, e diversi esponenti del centrodestra siciliano, ad esempio Pippo Gianni, Michele Cimino, Edi Tamajo, Titti Bufardeci e altri meno noti, hanno voltato le spalle a Silvio Berlusconi e alla coalizione di centrodestra per aderire al progetto politico del centrosinistra di Pier Luigi Bersani. Insomma sarà una partita all’ultimo voto. Nel frattempo i big nazionali scendono in massa in Sicilia per occupare la scena. E il 15 e il 16 febbraio prossimo ci sarà il ritorno nell’isola di Silvio Berlusconi. A distanza di cinque anni il Cavaliere vuole ri-conquistare quello stesso popolo che gli diede fiducia nel 2001, nel 2006 e nel 2008. Ci riuscirà? Ah, saperlo.... @GiuseppeFalci
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Fatti & San Cataldo
Un viaggio alla scoperta di una diversa normalità di Alberto Di Vita
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on è mai semplice scrivere di disabilità: è facile scivolare sulle insidie di una banale e fastidiosa superficialità, che va a braccetto con una abusata demagogia. Si percorre inoltre un sentiero fatto di trappole linguistiche, che spesso sono inavvertibili, ma che possono far torto a chi con la disabilità vive e ne subisce ogni giorno i condizionamenti: diversamente abile, invalido, disabile, portatore di handicap, normale... sono parole che si usano spesso quando si discute di disabilità, sembrano comuni, innocue ma non è così. Anche se spesso sono usate con buone intenzioni, sono paro-
le sbagliate e in molti casi nascondono un retaggio culturale piuttosto vuoto e diseducato sull’argomento, e manifestano lo scarso livello di attenzione verso i più deboli. Perché attribuiscono alla persona una implicita condizione di “inferiorità” o la descrivono secondo termini di “diversità” che è lontano dal concetto di disabilità... che non è “diversità”, ma semplice condizione di vita. Possono sembrare questioni di poca importanza (“disabile” all’individuo è termine da non usare, “disabili” per indicare un gruppo sì), ma per chi vive quella condizione esistenziale non lo sono.
Raramente scrivo di cose personali, ma è importante per capire quanto sia facile “scivolare” anche armati di buone intenzioni: una volta dissi a un amico con disabilità della vista “ci vediamo dopo”. Mi sembrò una gaffe imperdonabile e chiesi scusa. Lui mi sorrise e disse che l’avevo offeso dopo, quando mi ero scusato: “se modifichi il tuo modo di parlare a causa della mia disabilità, mi discrimini”. Un giornalista che stimo molto e con cui condivido la passione del tifo calcistico (Franco Bomprezzi, che cura un blog per il Corriere sulla disabilità, “Gli Invisibili”) si arrabbia moltissimo se qualcuno osa pensare che lui sia “costretto su una sedia a rotelle”: per lui quello è un mezzo di libertà, di mobilità, è un’estensione del suo corpo, lui “vive” su quella sedia. Ha anche scritto un “elogio della carrozzina”.
L’argomento è troppo spesso ignorato da istituzioni e media, il che rende sempre più complicata la diffusione di una “cultura del rispetto”, cosa che
al momento sembra una vera utopia. Così abbiamo deciso di affrontare l’argomento qui su “Il Fatto Nisseno”, dedicando alla disabilità una serie di articoli di approfondimento sperando siano uno stimolo per istituzioni, associazioni e cittadini: ritaglieremo uno spazio al giornalismo sociale, parlando nello specifico di San Cataldo, anche se i principi ed i bisogni relativi alla disabilità sono generali, quindi mutuabili da qualunque altra realtà comunale. “Disabilità” è una parola che abbraccia una quantità di tematiche inattese per chi non ha mai avuto modo di avvicinarsi all’argomento. La principale, che coinvolge tutti indistintamente, riguarda la consapevolezza che esistono persone che hanno difficoltà ad affrontare situazioni che ad altri sembrano comuni e semplicissime, cosa che spesso ci fa sottovalutare molti dei nostri comportamenti (come nell’esempio fatto prima). È un problema culturale profondo: prova ne è che è datata 2006 la “Convenzione O.N.U. sul diritto alle perso-
ne con disabilità”, convenzione che è stata adottata dall’Assemblea Generale dopo un lunghissimo periodo di consultazioni e burocrazie: in Italia ratifi-
cata nel 2009. La Convenzione segna un passo fondamentale, perché diventa vincolante per gli Stati membri non perché istituisce “nuovi diritti”, ma perché definisce i principi generali per “promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità”: 1) il rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone; 2) la non discriminazione; 3) la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società; 4) il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa; 5) la parità di opportunità; 6) l’accessibilità; 7) la parità tra uomini e donne; 8) il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori con disabilità a preservare la propria identità A questi principi segue una serie di articoli che abbracciano campi molto vasti a descrivere i settori di applicazione della Convenzione, umani, sociali, lavorativi, culturali, organizzativi: uguaglianza e non discriminazione, donne e minori con disabilità, accrescimento della consapevolezza, diritto alla vita, accessibilità ai luoghi pubblici o a fru-
izione pubblica, libertà di movimento e di cittadinanza, vita indipendente e inclusione nella società e tanto altro ancora. Proveremo a raccontare una città, San Cataldo nel caso specifico, mettendola alla luce di questi principi, raccontando
Da questo numero racconteremo la disabilità affrontando argomenti diversi storie di famiglie e associazioni, vicende umane, situazione generale. Provando a emanciparci da eredità culturali pesanti, a dare a ciascun lettore l’idea che la “diversità” è insita in ogni essere umano, che il concetto di “normalità” in realtà non esiste ed è solo finzione buona per renderci la vita più semplice; provando a guardare alla disabilità con occhio più sano e mente più aperta, coltivando l’idea che le persone con disabilità hanno tutto il diritto di far emergere le loro peculiarità umane, lavorative, sociali, le loro capacità, che sono “diverse”... come tutte le altre; provando a dare voce e spazio a chi, troppo spesso, vive in uno spazio di inaccettabile “invisibilità”.
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IL REPORTAGE. Troppe le barriere architettoniche che rendono difficile la vita ai disabili
San Cataldo, una città accessibile?
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no degli argomenti più spinosi che riguardano le persone con disabilità è quello della “accessibilità” ai luoghi pubblici, o a fruizione pubblica. La materia è ampiamente trattata nella “Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità” con più articoli, e uno specifico, l’articolo 9: “Al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita, gli Stati Parti adottano misure adeguate a garantire alle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o forniti al pubblico, sia nelle aree urbane che in quelle rurali”. Il punto fondamentale riguarda la base di “uguaglianza con gli altri”: l’introduzione del concetto di accessibilità ha come obiettivo di rendere ogni posto praticabile da tutti, senza distinzione, nella maniera più diretta e trasparente possibile. Chi deve misurare ogni azione, anche quella apparentemente più semplice, con la propria disabilità o con quella di un familiare è troppo spesso costretto a cercare vie e soluzioni alternative a quella più diretta: è il tipico caso dei “pulsanti di chiamata”, posti all’ingresso di edifici pubblici e di attività commerciali. Già l’ essere obbligati a chiamare qualcuno, attendere, farsi aiutare per avere accesso a un locale qualunque è di per sé un motivo di discriminazione
inaccettabile e un peso che si aggiunge alle difficoltà di ogni giorno. In questo senso a San Cataldo è emblematica la situazione della Biblioteca Comunale, teorica sede della cultura a disposizione di tutti, insediata in quella che era inizialmente una costruzione per uso abitativo. Già per accedere ai locali del piano inferiore ci sono gradini, mentre due rampe di scale impediscono ai disabili l’utilizzo del piano superiore, dove sono collocati la maggior parte dei libri. L’argomento era già stato sollevato un paio di anni addietro da un consigliere comunale, al quale l’assessore di turno rispose precisando che il personale della biblioteca è sempre stato molto disponibile, attento e pronto ad aiutare chiunque abbia bisogno di superare i gradini: la risposta voleva essere rispettosa ma, come illustrato nella premessa, il linguaggio nasconde insidie inattese. La risposta è stata data in termini inesatti,
Dalla Biblioteca al municipio Ecco la mappa. dei luoghi off limits per non dire proprio sbagliati, perché l’obiettivo principale dell’abolizione delle barriere architettoniche è proprio quello di non rendere necessario nessun intervento terzo, causa di disagi interiori meno tangibili ma più dolorosi e duraturi nel tempo. Altro esempio è l’accesso al Municipio. Il piazzale è facilmente accessibile per
via di alcuni scivoli che consentono un facile attraversamento del gradino, anche se sarebbe auspicabile che l’intero marciapiede venga con-
vertito in scivolo (non sembra esserci alcuna ragione ostativa). Il problema nasce poco dopo: per accedere alla cancellata del Palazzo di Città si deve superare un gradino. In realtà ci sono due punti percorribili, ma la loro collocazione è cervellotica: si trovano alle estremità della piazza, non facilmente accessibili, posti dietro delle aiuole, difficile da trovare. Anche attraversandolo, comunque, da quel momento in poi diventa un percorso a ostacoli che nulla ha a che vedere con il concetto di “accessibilità”. Altro esempio facilmente individuabile è quello costituito dalla Scuola Materna alle spalle del Monumento ai caduti, in Corso Unità d’Italia. Nessuno scivolo frontale per un accesso facilitato e, anche dopo aver parcheggiato l’auto a sinistra, in una zona non asfaltata e senza marciapiede, dopo aver percorso diversi metri, ci si trova di fronte tre gradini per avere accesso all’immobile. Guar-
diamo a destra e vediamo un recinto, guardiamo a sinistra e vediamo un bel prato non attraversabile. Dal via Donatori di Sangue sembra esserci un altro cancello con ingresso a livello della strada, ma anche qui non si tratta di ingresso principale ed è probabilmente necessario chiamare qualcuno per aprirlo. Sono solo tre esempi e potremmo continuare a lungo: basti pensare agli ambulatori dei medici di famiglia o a quanti marciapiedi non sono accessibili per via di parcheggi selvaggi (alcuni li vedete nelle foto). Anche se è vero che a livello strutturale si sono fatti passi importanti, con l’ultimo intervento per la ripavimentazione dei marciapiedi del Corso principale che ha posto rimedio e reso facilmente raggiungibile ogni marciapiede... fatta eccezione per quelli infestati da automobilisti maleducati (vedi zona Monumento ai caduti, vero e proprio luogo di sosta indiscriminata). Non è questo il luogo adatto per fare un censimento degli interventi necessari. Esiste uno strumento normativo, che si chiama “PEBA” (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architetto-
niche) di cui ogni Comune deve dotarsi per registrare tutti gli interventi necessari, fare un progetto di intervento a medio-lungo termine, stabilire delle priorità per intervenire non appena ci sono le disponibilità economiche. Questo lavoro dovrebbe essere fatto in collaborazione con le numerose associazioni di volontariato che operano nel settore, vere e proprie benedizioni per le famiglie di persone con disabilità, ma anche motivo di “deresponsabilizzazione” degli Enti Pubblici preposti alla rimozione delle barriere architettoniche: le associazioni troppo spesso svolgono un ruolo che eccede la loro stessa natura, lasciando che le Istituzioni si abbandonino ad una posizione di sussidiarietà che spesso coincide con la passività e l’indifferenza. L’abolizione delle barriere architettoniche, inoltre, avrebbe anche risvolti per tutte quelle persone che possono avere problemi nello spostarsi: donne in gravidanza, anziani, bambini, persone con disabilità temporanee a causa di infortuni/incidenti. Il PEBA passa anche da una serie di iniziative fondamentali per la risoluzione dei motivi di discriminazione. Al momento, per esempio, non c’è nessun registro e nessun censimento delle persone che hanno bisogno di assistenza: sarebbe il primo passaggio fondamentale per la programmazione degli interventi strutturali e per adottare politiche sociali mirate e utili. Darebbe anche benefici alle associazioni e alle famiglie, che ancora non hanno avuto la forza, la voglia, la capacità o la possibilità di rivolgersi alle associazioni, e costituirebbe l’atto iniziale di una pratica di governo finalizzata ad un sostegno vero alle stesse. A. D. V.
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Fatti & Personaggi
Salvatore
L’intervista
Pasqualetto Il sindacato non è il mio lavoro...
è la mia vita
di Donatello Polizzi I sindacati visti da dentro, da chi si spende quotidianamente in un’attività che mescola professionalità e solidarietà, ed è costretto a confrontarsi con la difficoltà di separare il lavoro dalla vita personale; l’attività sindacale, occupa ogni meandro della giornata. Salvatore Pasqualetto,
….anni, segretario Generale della camera sindacale Provinciale Uil di Caltanissetta, ci racconta una vita al ‘servizio’ degli altri. Come spiegare cosa è un sindacato? Ci affidiamo alla definizione che è offerta dal dizionario: “Associazione di lavoratori per la tutela dei diritti e degli interessi di categoria sul posto
di lavoro e nell’ambito della società”. Come ti sei avvicinato al mondo dei sindacati? Avviai i primi passi nel movimen-
Mi sono ritrovato in tante battaglie pur di difendere un ideale, momenti belli e tristi
to sindacale, non appena venni assunto nell’amministrazione cui appartengo. Avevo da poco superato i venti anni. Era la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ’80, l’Italia era invasa da un fermento politico e ideologico, il ‘68 aveva lasciato un segno indelebile, l’avevamo vissuto con grande partecipazione, sino ad essere coinvolti da un travaglio pragmatico e politico. In una città del nord avevo avviato gli studi delle scuole superiori. Proprio lì, la contestazione studentesca era più forte arrivava fino al picchettaggio dei cancelli del ‘lingotto’, si protestava contro la ‘catena di montaggio’. Come gran parte dei ragazzi della mia età, fui assorbito dapprima dal movimento, dopo dal partito e, infine, dal sindacato. Entrai nel sindacato per un semplice caso, non avevo l’idea cosa significasse diventare rappresentante di qualcosa. I colleghi, a quel tempo, vollero insistere e, quasi, mi obbligarono ad assumere la responsabilità aziendale. Da quel momento, ho vissuto con la partecipazione dei tanti compagni e amici di viaggio momenti belli e tristi, secondo del periodo storico e delle
difficoltà della nostra terra. Quanto è coinvolgente emotivamente, e non soltanto professionalmente, una scelta come la tua? L’impegno nel Sindacato mi ha assorbito ed appassionato, sin da quando iniziai cosciente che in quel tempo e in quelle condizioni non era per niente facile affermare un’idea, un principio, un diritto. Nelle grandi organizzazioni di massa, esisteva il senso dell’appartenenza seppur tra persone diverse accomunate dalle stesse necessità e dagli stessi bisogni. Ritrovarsi in tante battaglie, magari caricati dalla Polizia, pur di difendere un ideale o esprimere un semplice
sentimento: la “solidarietà”, non capita tutti i giorni specialmente se ti limiti a passeggiare per le vie della tua città. Il tuo primo ricordo nitido di “attività sindacale”? Avevo 28 anni e fui chiamato ad essere relatore in un convegno organizzato da una scuola elementare del territorio. Le domande rivoltemi da quei bambini, così entusiasti del loro impegno, mi impressionarono favorevolmente. Rimasi entusiasta di quell’esperienza e mi convinsi che di continuare a seguire la strada intrapresa. Oggi qual’ è il ruolo del sindacato? Nella nostra realtà, si registra un fenomeno anomalo e strano. Tutti invocano lo sviluppo, nessuno fa niente per progettarlo e programmarlo nel tempo. Si ha quasi l’impressione
che nessuno lo voglia e che in fondo, va bene così. Stiamo attraversando un’era dove le difficoltà dei tanti prevalgono sulle poche ricchezze. Aziende che chiudono o chiedono ai lavoratori e alle lavoratrici di diventare titolari di partita iva; cassa integrazione in forte aumento sino a quando Stato e Regione troveranno i soldi per pagare il contributo. I petrolchimici che sono serviti alla industrializzazione della Sicilia, si trasformano in raffinerie e chiedono che venga riorganizzato “l’indotto”. Programmazione negoziata che ha portato una massa di denaro che poteva lasciare ‘benessere’, non è riuscita a creare nulla di concreto. Ha solo illuso coloro che pensavano di aver trovato un lavoro, durato troppo poco per essere apprezzato. Invertire la tendenza, è un’urgente necessità se non si vuole diventare un deserto produttivo. A questo, si aggiunga che nel recente e nel lontano passato, nessuno ha costruito le basi per uno sviluppo possibile, non esiste in Sicilia
gazzo, mi portava nella sezione del PSI in assemblee colme di persone che fumavano sino a riempirne la stanza. Grandi discussioni, forti di-
Mia madre era responsabile delle donne socialiste del mio paese battiti, vivi ideali per arrivare ad una società più giusta, animi accalorati e pieni di passione, presentazione di documenti e, infine, a tarda notte,
A sinistra il ventottenne Salvatore Pasqualetto muove i primi passi da sindacalista (1983)
un piano industriale e un’idea di sviluppo fattibile da realizzare, ed oggi si registra in tutta la sua crudeltà, il vuoto di ogni iniziativa. Amarcord: i tuoi genitori hanno influito sulle tue scelte di vita? Ricordo mio padre quando già ra-
arrivava quasi sempre la decisione. Mi piaceva sentire mia madre, che raccontava il giorno del suo arresto. Era la responsabile delle donne socialiste della sezione del mio paese. A quel tempo era imposto il divieto di macina del grano che la milizia fascista aveva fatto affiggere sui muri della città e mia madre aveva deciso di violarlo. Quell’ordine fu trasgredito e lei venne arrestata. Il tuo futuro: sempre e ‘solo’ attività sindacale? L’attività nel sociale è nata per caso, si è trasformata in un ‘impegno’ e dura da troppo tempo. Nonostante i miei studi, non ho trovato la forza di mollare per occuparmi di altre attività. Coltivo un sogno che spero di realizzare, anche per onorare la memoria di mio padre. Cercherò di chiudere l’esperienza lavorativa esercitando la professione di avvocato.
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Fatti & salute
La sanità nissena
cronaca di una “morte” annunciata di Osvaldo Barba
Ospedali a rischio chiusura ed elisoccorso con le “ali tarpate” passano inosservati agli occhi dei politici dell’ultima provincia italiana nella qualità della vita
40 posti di riabilitazione dell’A.S.P. 2 di Caltanissetta vengono consegnati all’A.S.P. di Enna. L’atto deliberativo passa totalmente inosservato davanti gli occhi dell’intera classe politica nissena, “impegnata” in tutte quelle attività di salvaguardia del territorio, grazie alle quali Caltanissetta è l’ultima provincia italiana nella qualità della vita. Solo grazie alla denuncia del Nursind e poi successivamente
alla task-force del Comune e delle organizzazioni sindacali di categoria, il problema viene discusso in un tavolo tecnico convocato dall’Assessore alla Salute dott. Lucia Borsellino. Un’ora e mezza di intenso dibattito per riaprire e rimettere in ballo il discutibilissimo decreto Russo che, indirettamente, segna la fine o quasi di ospedali quali Niscemi e Mazzarino . Ma qual è lo stato attua-
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l 7 dicembre del 2012, per la sanità nissena, dovrebbe rappresentare una data tristemente indimenticabile. Una vigilia dell’Immacolata tanto fatidica quanto nefasta equiparabile, per i possibili risvolti, all’11 settembre del 2011 per l’America. Nella G.U.R.S. infatti viene pubblicato un decreto a firma del dott. Massimo Russo con il quale
L’assessore della sanità Lucia Borsellino
In alto una foto l’ospedale di Mazzarino. A destra l’ospedale di Mussomeli.
le della sanità nissena? Sembrerebbe quasi retorico definire “malata” la sanità della provincia di Caltanissetta, ma l’ossimoro rende esattamente il quadro delle condizioni in cui versa. Il prossimo 1° aprile dovrebbero definitivamente entrare in vigore i decreti assessoriali n.1372/10 e n. 1373/10 di riordino, rifunzionalizzazione e riconversione della rete
ospedaliera e territoriale, con i quali sono stati approvati i piani di riordino della rete ospedaliera delle ASP di Caltanissetta. Tutto viene rimesso in discussione ed il futuro dei piccoli ospedali come Mussomeli, Mazzarino e Niscemi diventa inevitabilmente nero, specie per le scelte che interesseranno ogni singolo nosocomio. Proviamo ad analizzarli uno alla volta. L’ “Immacolata Longo” di Mussomeli, potrebbe perdere, anche imminentemente, reparti quali Ostetricia e Ginecologia e Pediatria. E’ un ospedale con quasi 300 parti all’attivo nel 2012 e con l’unica Pediatria della zona Nord della provincia che serve un’utenza che allo stesso afferisce da ben 3 province quali Caltanissetta, Agrigento e Palermo. A tutto ciò va aggiunto anche che, ben 16 dei 40 posti letto di ri-
abilitazione del decreto Russo, erano stati assegnati proprio a questo presidio. Che rimarrebbe dunque? Peggiori se non addirittura disperate, le condizioni del “Basarocco” di Niscemi e del “S.Stefano” di Mazzarino che, alla presunta quanto incontrovertibile chiusura delle Chirurgie, dell’Ostetricia e della Pediatria, vedono sfumare, sempre “grazie” al decreto del 7 dicembre, le esigue speranze di riconversione e riqualificazione. A tutto ciò va aggiunto che, molto presto, l’eliambulanza di Caltanissetta sarà disponibile solamente per 12 ore al giorno. Tradotto in numeri 272.289 abitanti di questa “sventu-
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rata” provincia, senza considerare Agrigento ed Enna, potrebbero andare incontro a prolungati tempi (anche a dismisura) negli interventi primari. Se poi si riflette anche sulle condizioni disumane dell’intera viabilità nissena, particolarmente di quella irraccontabile e vergognosamente tangibile che collega Mussomeli a qualunque ospedale di eccellenza, ognuno di noi avrà l’esatta misura di quello che ci aspetta. E la politica? Assen-
te quasi del tutto. Come sempre. Del resto, la nostra è una provincia “virtuosa” che ritiene indispensabile avere ben 45 auto blu a disposizione degli enti pubblici piuttosto che un elisoccorso h 24. E di fronte ai 200 milioni di euro tagliati al bilancio
zio tra auto blu (quelle con autista con cilindrata superiore a 1600cc) e auto grigie (senza autista o con cilindrata inferiore a 1600cc). La Sicilia è al quinto posto in classifica tra le regioni italiane, quanto ad auto pubbliche, ma non ha i soldi per i servizi di emergenza ed urgenza. Un ambulanza, spesso vetusta e moralmente ed eticamente impresentabile, sarà l’unica e sola alternativa all’elicottero impiegato dalla S.E.U.S. per i servizi primari. Del resto da qualche parte bisogna tagliare: e quindi si pensa bene di iniziare dalla salute. Il problema, o meglio, il risvolto ineluttabile, potrebbe diventare la sommossa popolare. Gli abitanti del nisseno, specie quelli del Vallone, non sono più disposti a scendere a patti e l’idea di insurrezione popolare ini-
zia a prendere sempre più forma e soprattutto sostanza. Ci sente traditi dalla politica e, le conseguenti scelte impopolari che riguardano la sanità del nisseno, sono frutto dell’assenza di qualunque carica
Sopra la struttura di Pergusa (Enna) che avrebbe dovuto ospitare il Centro Riabilitativo Interdisciplinare Motorio
della sanità siciliana, con conseguente penalizzazione di territori disagiati come la provincia di Caltanissetta, la Trinacria supplisce alimentando le 3.158 auto di servi-
istituzionale. Tra il dire e il fare, non c’è più di mezzo il mare. Solo il voto. E le prossime politiche potrebbero già esserne una testimonianza.
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CRIM: Centro Riabilitativo Interdisciplinare Motorio
il Grande Bluff ?
Focus sulla struttura indicata dal decreto Russo come destinataria dei 40 posti letto di riabilitazione tagliati all’A.S.P. 2 di Caltanissetta. Tantissime ombre e nessuna luce Stante a quanto pubblicato pochissimo tempo fadagli organi di stampa a proposito del C.R.I.M. si legge che: “un cospicuo finanziamento pari a 3.400.000 mila euro è stato concesso per effettuare i lavori di completamento e per l’acquisto di attrezzature per il centro di riabilitazione ex Ciss di Pergusa per il quale in passato sono stati già spesi 8.359.510,81 euro, con i fondi dell’ex art.20 della l. 67/88, posti a carico del ministero della Salute per il 95% e della Regione Sicilia per il restante 5%. Nello specifico, il finanziamento è così suddiviso: un milione e 400 mila per lavori di completamento e due milioni per la dotazione di apparecchiature all’avanguardia”. Un’altra nota stampa dice invece che: “Nello specifico i 3 milioni e 400 mila euro serviranno per completare i lavori esterni ed arredare lo stabile, è di circa 3, 400 mln, suddivisi in 1,200 mln per lavori esterni compreso lo svincolo autostradale e la restante parte per l’arredo e le attrezzature necessarie al funzionamento”. Due versioni contrastanti che convergono inevitabilmente su un unico punto: il C.R.I.M. è un complesso iniziato negli anni 50 e mai completato, definito da sempre come emblema di sperpero di denaro pubblico, che improvvisamente
viene individuato come (im)probabile polo di eccellenza per la riabilitazione. Ed a farne le spese, ancora una volta, è sempre quella sanità nissena che si vede privata della possibilità di riconvertire quegli ospedali, oggi più che mai, a rischio chiusura. Di fronte ad ospedali funzionanti e “pronti” all’uso il decreto Russo privilegia una struttura da completare e
co. La questione è stata affrontata ampiamente il 1 febbraio scorso a Palermo in un tavolo tecnico tra le OO.SS. del nosocomio mussomelese accompagnati dal sindaco e l’Assessore alla Salute dott.ssa Borsellino. Si sono aperti ampi margini di revisione e ridiscussione del decreto. Adesso i fari sono puntati sul nuovo Commissario Straordinario dell’A.S.P. 2 Professor Virgi-
rendere viariamente fruibile. Già perché mentre la delibera regionale del 7 dicembre rende esecutivo l’atto, ancora rimane da stabilire come e quando il C.R.I.M. “vedrà la luce”. Per rendere l’idea di quanto deleterio e paradossale possa essere questo decreto immaginate che un paziente che si sottopone ad un intervento di protesica o di traumatologia a Mussomeli, deve compiere ben 82,4 Km percorribili in non meno di 1 ora e 22 minuti (dati A.C.I.) per riabilitarsi a Pergusa, piuttosto che essere assistito all’interno del proprio ospedale a Km 0 senza subire nessun altro disagio, sia economico che fisi-
lio, a cui spetta l’onere (e si spera l’onore) di riavere quei 40 posti di riabilitazione che, sia in termini occupazionali che economici, diventano indispensabili nell’ottica di quella rimodulazione ospedaliera che potrebbe ufficialmente essere varata già il prossimo 1° aprile. Non sarebbe malvagia l’idea di un intervento comunitario dei politici di questo territorio su questa vicenda che, per molti versi, ricorda l’accorpamento delle due province in questione. Solo che in quel caso, venivano meno i “posti al consiglio provinciale”. Quello si che … “è un vero dramma!!!!”. Non rimane che auto-augurarci: “ibuenasuerte”.
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di Salvatore Falzone
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n orribile pupo, un miracoloso crocifisso dipinto su tavola, una bella fanciulla, una fattucchiera, un esorcista francescano: magia e devozione popolare nel centro della Sicilia. Da un inedito manoscritto del Settecento conservato nella Biblioteca comunale di Caltanissetta emerge la vicenda di una ragazza indemoniata ed esorcizzata, poi finalmente liberata per intercessione del Crocifisso dello Staglio venerato in una cappella del convento di Santa Maria degli Angeli, a due passi dal castello di Pietrarossa. “Mentilumifer”: così s’intitola il manoscritto. E così s’intitola adesso il sessantunesimo volume della collana “Sintesi e Proposte” del Centro Studi Cammarata (edizioni Lussografica) diretto da don Massimo Naro che lo ha riportato alla luce. L’autore, il nisseno Michele Mendolia Calella, storico dell’arte, insegnante nelle scuole medie del Veneto e dell’Alto Adige, ripercorre la storia delle due comunità francescane nissene facendo anche una ricognizione dei beni artistici e librari tuttora conservati in altri siti ma provenienti dai due conventi che i frati osservanti e riformati possedettero in città fino al 1866. Tra le testimonianze, anche la suggestiva cronaca conventuale dell’esorcismo. Questi i fatti raccontati da fra’ Francesco e fra’ Giovan Battista di Caltanissetta. A dodici anni una fanciulla di nome Giulia Salamone venne data in sposa dai suoi genitori a un uomo assai devoto che faceva il “mastro”, Paolino Lo
r e Magia e f i devozione popolare
Piano. Dopo sei mesi di matrimonio Giulia fu vittima di una fattura da parte di una maga gelosa. La “magara” voleva generare la ripulsa della povera fanciulla nei confronti dello sposo. E ci riuscì, operando il suo maleficio su un pupo con due teste, una nera e l’altra bianca, e con due busti, uno nero e uno bianco, cuciti l’uno con l’altro. L’oggetto fu ritrovato
sotto il portico della casa della giovane. Le “magare”, del resto, come sostiene il Pitrè, nascondevano questo genere di fatture sulle tegole o in luoghi reconditi della casa delle vittime. E il Mongitore racconta la storia di una certa Giovanna Zinna, straziata da terribili dolori, che scavò nel muro di casa, come le aveva detto la Madonna di Trapani di cui aveva invocato l’aiuto, e trovò un bambino con chiodi, spine e aghi. Tornando a Giulia, furono gli stessi spiriti che si impossessarono della fanciulla a rivelare la simbologia di questo pupo. Il busto nero rappresentava il de-
Il libro di Michele Mendolia Calella tratto da un antico manoscritto
nell’ entroterra siciliano
monio, quello bianco la giovane. Il pupo aveva anche un chiodo grande quanto un chicco di grano conficcato in gola e fuoriuscente da sotto i reni, e un altro chiodo sotto le braccia. All’interno vi erano degli spilli piccolissimi, sterco e topi, e pezzi di ferro. Da quel momento Giulia non riuscì a unirsi col suo sposo. Non fu più capace di usare la propria libertà. Era stata “affatturata”, e per questo non agiva più secondo la sua volontà ma secondo quella della maga… E i demoni si placarono, l’ossessa riuscì a unirsi col marito e passarono cinque anni. Ma il 28 settembre 1710, alle ore sedici, i demoni
Dio intense preghiere. Fissarono anche una solenne processione. Era il 28 novembre dello stesso anno. Giulia era ancora tormentata dai demoni, ma non gridava né gemeva. I fedeli piangevano di gioia. Ma il miracolo non avvenne durante la processione. Al padre Nicasio, con la stola viola indosso, un demone parlò e disse: “Non mi percuotere alla presenza di molta gente!”. Allontanati subito e recati nel portico della casa della fanciulla: troverai il pupo e, non appena lo prenderai tra le mani, noi ce ne andremo immediatamente secondo la volontà dell’Altissimo”. Così fu. Tornato al convento, davanti a
mostrò ai fedeli atterriti il malefico fantoccio; poi lo bruciò sopra l’altare del Crocifisso, scucendolo filo per filo e staccando a uno a uno i chiodi e gli spilli. Le campane suonarono a festa. E la cappella fu inondata di fumo e canti. Così si risolveva lo strano caso della fanciulla ossessa. “Ma questo racconto – osserva Michele Mendolia Calella – assume una connotazione più seria nella quale si manifesta appieno il sincretismo magico-religioso: si tratta infatti di una possessione diabolica subita dalla vittima, in cui l’interno da parte degli spiriti che la invasarono è quello di compiere la volontà
riaprirono le loro bocche. Parlarono per tre giorni ai genitori di Giulia. Dissero che il padre spirituale della giovane, padre Nicasio di Caltanissetta, avrebbe dovuto trovare per volontà divina il pupo maledetto. Poi non parlarono più. I frati del convento rivolsero a
un centinaio di persone l’esorcista pregò la miracolosa immagine del Crocifisso e scacciò i demoni maligni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. A quelle parole Giulia spalancò gli occhi, uscì la lingua e invocò il nome di Cristo. Allora il padre Nicasio
divina. Infatti essi affermano che la fanciulla sarà liberata solo dopo l’esorcismo del padre Nicasio, e grazie alla particolare devozione che essa coltivava per l’immagine del Crocifisso dello Staglio, pregandolo e buttando lacrime tutti i venerdì dell’anno”.
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Registro tumori: finalmente i dati ufficiali!
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abato 16 Febbraio 2013 con inizio alle ore 9,30 si terrà a Caltanissetta presso la sala convegni di Villa Barile sita in via delle Calcare un convegno per presentare i risultati del progetto “Conoscere per prevenireConoscere per curare” attraverso il quale è stata implementata la registrazione dei tumori nella provincia nissena. Da tanti anni la popolazione attendeva l’istituzione del “Registro tumori” e soprattutto i relativi dati. In tanti sono convinti che in alcune aree della nostra provincia vi sia un tasso d’incidenza molto alto rispetto alla media regionale e nazionale e in tanti hanno anche ipotizzato quali potrebbe essere i fenomeni connessi alle relative cause ma senza i dati di un Registro Tumori validati scientificamente non è mai stato possibile andare oltre alle leggende di paese e alle ipotesi avanzate da più parti. Tre anni fa grazie ad una innovativa proposta progettuale elaborata e presentata dallo staff del Consorzio P.S.G., presieduto dall’Ing. Culora Carmelo, la Provincia Regionale di Caltanissetta, a seguito dell’interessamento dell’On. Gianluca Miccichè, già Assessore provinciale alle politiche sociali e alla sanità, ha finanziato l’intervento per un triennio. Il progetto si è svolto, in collaborazione con l’ASP di Caltanissetta, a cura dell’Associazione Temporanea di Scopo “Stili di vita positivi” costituita dal proponente Consorzio PSG, dal Registro Tumori Integrato CT-ME-SR-EN, dal Parco Scientifico Regionale della Sicilia e dall’ASP di Ragusa che ha il ruolo di capofila essendo stata incaricata dalla Regione Siciliana per la registrazione dei tumori nella provincia di Caltanissetta attraverso lo storico Registro di Ragusa. Durante il convegno i suddetti partners illustreranno le attività svolte relative al raggiungimento di due importanti risultati nella nostra provincia: 1) L’implementazione della registrazione dei tumori grazie alla quale sarà possibile studiare i fenomeni connessi alle cause tumorali, migliorare la qualità della vita e il programma d’interventi di cura e di prevenzione oncologica; 2) La realizzazione d’interventi di sensibilizzazione, comunicazione, informazione, formazione, prevenzione ed educazione rivolti in particolar modo ai giovani al fine di promuovere l’adozione di stili di vita sani e migliorare le conoscenze dei cittadini e degli operatori sui tumori e sulla relativa registrazione, sui fattori di rischio e sui relativi metodi di prevenzione. In particolar modo saranno diffusi i dati inerenti la registrazione dei tumori relativi al triennio 20072009 già presentati all’AIRTUM (Associazione Nazionale Registri Tumori) che a breve dichiarerà l’accreditamento del Registro e la validità scientifica dei dati raccolti ed elaborati. Il risultato ottenuto è molto importante in quanto per ottenere l’accreditamento di un triennio sono necessari almeno 5 anni ma grazie alla realizzazione del progetto e all’intenso lavoro svolto è stato possibile anticipare i tempi di circa 3 anni e avviare contemporaneamente anche la registrazione dei dati del triennio successivo 2010-2012
che si trova già in uno stadio molto avanzato. “Un sogno che diventa realtà” è stato lo slogan che ci ha accompagnato in questo triennio, oggi è proprio il caso di dire che il sogno è adesso realtà: da oggi la provincia nissena può vantarsi di avere un Registro Tumori che va a gonfie vele riuscendo a bruciare i tempi relativi alla raccolta e alla lavorazione dei dati; l’unico Registro Tumori che dispone di dati molto recenti scientificamente validati e che dispone di un piano di comunicazione che
consente attraverso metodologie innovative il contatto diretto con il territorio. Da oggi possiamo e dobbiamo avviare uno studio approfondito sui fenomeni connessi con le cause di alcuni tumori maggiormente diffusi in alcuni Comuni e per migliorare il programma di cura e di prevenzione oncologica in quanto emergono dei dati che meritano molta attenzione e che confermano che in alcune aree della nostra provincia ci sono dei tassi d’incidenza relativi ad alcune patologie tumorali più alti
rispetto a quelli attesi. Durante il Convegno interverranno: Dott. Paolo La Paglia, Direttore scientifico del Centro Tumori e Stili di vita positivi, Sezione provinciale del Registro Tumori di Caltanissetta e Ragusa; Mons. Giuseppe La Placa, Vicario Generale della Diocesi di Caltanissetta Dott. Arcangelo Lacagnina, Presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Caltanissetta; Dott. Mancuso Renato, Dirigente
Settore X - Ufficio Servizi Sociali e Culturali della Provincia Regionale di Caltanissetta Ing. Carmelo Culora, Presidente del Conzorzio P.S.G., Progettista e Project Manager del progetto; Prof. Melchiorre Fidelbo, Responsabile organizzativo del Registro Tumori Integrato CT-ME-SR-EN; Dott. Rosario Tumino, Direttore del Registro Tumori di Caltanissetta e Ragusa; Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito internet www.centrotumoricl.it
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Fatti & curiosità
Tè
La signora del
La passione per il tè e l’ arte del ricevere diventano business di Ivana Baiunco
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er lei l’arte del ricevere non ha misteri, sa tutto delle ultime tendenze, di ciò che piace agli altri e soprattutto di ciò che piace a lei, offrire il te in una tavola apparecchiata con le fogge più ricercate, momento che si trasforma in un piacevole rito. Sabrina Lo Vullo, la signora del “Bon Ton”. Una laurea in lingue e la passione per l’Inghilterra, i suoi usi e costumi, che conosce nel dettaglio sublimandoli con degli adattamenti del tutto personali. Ripete continuamente di non essere una maestra del te, titolo che si ottiene dopo un corso di studi, però l’amore per questo mondo risale ai tempi dell’università, primo viaggio a Londra, prima teiera acquistata. Una collezione che ha composto nei suoi viaggi, c’è chi compra le cartoline, le calamite, lei le teiere. L’ultimo acquisto: la teiera presa in Austria il giorno di capodanno. Il suo
lavoro è altro, project manager in un’azienda di consulenza per molti anni e adesso da libera professionista un progetto all’estero del quale ancora per scaramanzia non vuole
parlare, sempre comunque legato all’arte del ricevere. L’esperienza ed il buon gusto l’hanno fatta diventare una “Te party staylist”. Le sue tavole tematiche, le più apprezzate, basta darle un colore, un tema o soltanto un fiore ed in ventiquattr’ore la tavola è pronta. Certo è
raro pensare che nell’era del “fast” ci sia ancora qualcuno che ama abbinare i tovaglioli alla tovaglia e ci studia pure sopra. C’è un odore di buono nel suo salotto, di biscotti appena sfornati ed infusi aromatici, accogliente come una baita di montagna, elegante e ricercato
“Secret Tea”: la bevanda della meditazione Che il tè sia una bevanda antichissima, gradevole e dalle mille proprietà benefiche è risaputo. Ma sapevate anche che esistono i tè da meditazione e che sono una specie di piccolo miracolo che si svela davanti a voi? Io l’ho scoperto per caso in un negozio di tè di Cracovia, qualche anno fa. Curiosando tra scaffali pieni di sacchetti e scatole, tazze e tisaniere, filtrini e zuccheri aromatizzati, fui colpita da un cestino con quelli che a prima vista, mi sembrarono dei bulbi. La graziosa commessa, che parlava sottovoce come fossimo in un luogo sacro, mi si avvicinò e in un inglese semplice e chiaro , quale quello che di solito si sente parlare dai non nativi che stu-
diano l’inglese sin da piccoli, mi spiegò che si trattava di tè da meditazione o “Secret Tea”. Sono meravigliose creazioni, frutto di una particolare e accurata lavorazione delle foglie di tè bianco, la qualità più pregiata di tè, tanto pregiata e ricercata che anticamente era destinata solo agli imperatori e coltivata nelle loro riserve. Il tè bianco prende il nome dalla lanuggine che ricopre i boccioli, quando sono ancora giovani. È allora che si raccolgono con una molta attenzione e dedizione. Per realizzare quei piccoli capolavori, le foglie delicate del tè bianco vengono legate insieme in modo da creare il bocciolo di un fiore che, una volta immerso nell’acqua calda della tazza, preferibilmente di vetro, per potersi godere al meglio lo spettacolo, lentamente si schiude rivelando la parte interna: un piccolo fiore rosso o bianco a seconda
della zona di provenienza. È una piccola magia che da più di mille anni, dalla lontana Cina, ha il potere di regalare un’emozione unica, che ha il suo coronamento nella profonda tranquillità che deriva dalla sua degustazione.
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La chiamano e le chiedono di trasformare un pomeriggio normale in un evento eccelso come ogni cosa pensata da Sabrina. Niente è li per caso. Ci fa trovare una tavola apparecchiata con co-
lori e sapori invernali e si racconta con naturalezza e timidezza, non è abituata a parlare di se e questo si percepisce. Quello che fa è rendere belle le tavole altrui, per i ricevimenti pomeridiani o meglio i “Te party”. La chiamano e le chiedono
di trasformare un pomeriggio normale in un evento eccezionale. Non è una maestra del te, ma conosce alla perfezione tipologie, tempi, infusi. Ci offre il te dei monaci tibetani, prezioso e costosissimo, dal gusto delicato e conturbante. Le si illuminano gli occhi quando racconta la storia: “Secondo una leggenda il tè arrivò in Tibet nel 641-dice- quando la principessa Wen Cheng, della dinastia cinese Tang, sposò il re tibetano Songtsen Gampo. La famiglia reale e i nomadi tibetani presero l’abitudine di bere il tè perché era una bevanda calda in un paese dal clima freddo dove le alternative erano rappresentate soltanto dalla neve sciolta, il latte di yak o di capra, il latte d’orzo o il chang (birra d’orzo). Una tazza di tè al burro di yak costituiva un piccolo pasto per i pastori che si riscaldavano davanti ai fuochi nell’entroterra ventoso del Paese”. Conosce anche altre storie sui dolci e l’arte di apparecchiare la tavola negli anni.
Anche i dolci sono una passione, quando gli invitati sono pochi li cucina lei, arricchendoli magari con i colori della tavola o secondo le stagioni. Addirittura durante i suoi viaggi fotografa le vetrine delle pasticcerie, lo ha fatto ovunque dall’Inghilterra alla Slovenia, dice che prende spunto, così le vengono le idee. Il te per lei è sempre stato un momento di aggregazione, ha cominciato per divertimento con le amiche e adesso è diventato un vero lavoro; dai te party più chic agli incontri formali di lavoro il “fil
rouge” è lo stupore, le sue tavole colpiscono e stupiscono. Le sensazioni, le emozioni che degustare un buon te danno sono tutt’altra cosa. Lei degusta e sceglie i te da offrire per il giorno e per la sera, sa quali sono i sapori giusti per ogni occasione. La tendenza del momento sono le tisane e gli infusi tutti i tipi e maniere che vanno serviti nelle apposite tisaniere. Durante la conversazione ci racconta anche degli abbinamenti che si fanno con il te, come i tramezzini bianchi con crema di banana di tipica provenienza inglese, quelli che si preparavano ai bambini nell’800. Numerosissimi gli aneddoti dei quali veniamo a conoscenza, sembra un fiume in piena la signora del te, parla dell’argomento come si racconta di un amore, con passione e trasporto. La sua famiglia sa e “sopporta”. Il marito ormai accoglie di buon grado
le incursioni delle amiche per il te o i continui acquisti di tazze, teiere e vettovaglie varie per le sue tavole e per i “te party”. Però ancora non è riuscita a convertirlo al rito del te, che comunque nell’immaginario collettivo è una cosa da donne, ma lei non dispera. La vita l’ha portata verso una strada impervia e comunque una nicchia del lusso, però ci racconta che riesce a fare anche con poco, soprattutto in tempi di magra come questi. “Quello che nel Regno Unito è già un’abitudine qui non è ancora entrato nella nostra mentalità -dicema lei non si scoraggia, ha tenacia da vendere, dettata dalla passione. Ci saluta con una frase di Orwell: “Ci si sente più saggi e più ottimisti dopo una tazza di te”.
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Sport equestri
Circolo ippico “Le Fontanelle” Caval piazzato...risultato meritato
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nche quest’anno il circolo ippico Le Fontanelle ha portato sul podio del Campionato Assoluto regionale a squadre ben due team che si sono piazzati al quinto ed al sesto posto su ben ventidue squadre provenienti da tutta la Sicilia. Questo risultato premia gli sforzi e la perseveranza della dirigenza del circolo e dello staff tecnico che si avvale della preziosa collaborazione dell’istruttore di II livello Giovanni Gioè e del tecnico di base Gaetano Ficarrotta. Ovviamente merito soprattutto degli allievi che con costanza e impegno praticano questa meravigliosa disciplina la cui tradizione nella nostra città risale addirittura a diversi decenni orso-
importanti manifestazioni regionali con grande afflusso di atleti e pubblico da buona parte della Sicilia. Tanti i nomi degli atleti di buon livello che hanno iniziato la loro attività a Fontanelle ma probabilmente uno tra tutti è quello che ancora oggi tiene alto il nome del salto ostacoli nisseno. Palermitano d’origine ma nisseno d’adozione il tecnico Giovanni Gioè è ancora uno dei migliori cavalieri nel panorama regionale con risultati e piazzamenti di tutto riguardo nei concorsi e nei gran premi di questi ultimi anni. Atleta eclettico e naturalmente portato a questa disciplina ha montato sin da giovanissimo nei più importanti maneggi italiani ed è stato apprezza-
sione e naturalmente un grandissimo amore per i cavalli… questo il segreto per avere successo !!!”. Poi ci saluta e
Sopra il maestro Gaetano Ficarrotta. In alto a destra Giovanni Gioè. Nella foto a fianco la premiazione dei campionati regionali, da sinistra Gaetano Ficarrotta, Laura Marchese, Gaia Volo, Giorgia Lunetta.
no quando la famiglia Vassallo avviò questa pratica fondando il primo circolo ippico riconosciuto dalla Federazione Italiana Spor Equestri.Da allora diverse gestioni si sono avvicendate e nel corso di quasi trent’anni centinaia e centinaia di ragazze e ragazzi hanno calcato i campi dello storico maneggio della nostra città. Erano i tempi in cui anche a Caltanissetta si organizzavano
tissimo istruttore anche in prestigiose strutture come il CIT di Firenze una delle più esclusive strutture del panorama nazionale. Da sempre accompagna i migliori allievi del circolo ippico Le Fontanelle verso l’impegno agonistico attirando nella nostra città atleti di altre province che vogliono crescere in questa meravigliosa disciplina. “Impegno, tanto impegno e tanta pas-
torna a montare i suoi “amici” cavalli. Insieme a lui l’instancabile e preziosissimo Tecnico di base Fise Gaetano Ficarrotta istruttore di base e buon cavaliere anche lui. Messinese d’origine e anche lui nisseno d’adozione, da un paio di anni segue i ragazzi più giovani e le giovani leve del circolo nei corsi si equitazione di base e nel quotidiano lavoro “in piano” fondamentale per acquisire tecnica e controllo del cavallo. Insieme a lui e all’amazzone Giorgia Lunetta, che lo assiste costantemente, il circolo ha conosciuto una nuova stagione di entusiasmo e decine di giovani cavalieri si stanno preparando per avviarsi all’agonismo ed affrontare i primi concorsi. Il maneggio pulsa ogni giorno di nuovi entusiasmi ed i tanti ragazzi che numerosi continuano ad avvicinarsi a questa disciplina sono la prova che la passione per questa disciplina conti-
nua a crescere anche nella nostra città. Grazie anche alla passione della dirigenza del circolo che in questi anni ha vinto con costanza perseguito l’obiettivo di rendere questo sport accessibile a tutti sfatando il mito che vuole sport destinato a pochi e necessariamente esclusivo. “Abbiamo deciso di accompagnare i ragazzi verso l’agonismo con costi analoghi alle altre discipline sportive … per noi è importante diffondere la pratica di questa disciplina e promuovere l’amore per l’equitazione e soprattutto per i cavalli.” In questa logica abbiamo partecipato a progetti di promozione sociale che hanno dato a molti la possibilità di avvicinarsi gratuitamente a questo mondo e a muovere i primi passi in sella ai cavalli della scuola, abbiamo promosso attività ludico ricreative a cavallo per ragazzi diversamente abili insieme anche con alcune scuole e questo ci rende parti-
colarmente orgogliosi del nostro impegno”. Poi ci sono i tanti ragazzi e le tante ragazze che ogni giorno si avvicendano sui campi del maneggio e che partecipano alle prove dei diversi concorsi regionali e che si apprestano a conquistare il “primo grado”, la patente di cavalieri agonisti, che consentirà loro di cimentarsi nelle categorie più impegnative riservate a coloro i quali saltano ostacoli di altezze superiori al 1,20 metri. Grazie al loro quotidiano impegno ed alla loro passione la tradizione del salto ostacoli nisseno continua ad essere un punto di riferimento sulla scena regionale e non c’è gara in cui i colori del circolo non siano rappresentati sul podio delle principali strutture siciliane. A guardare bene ci colpisce il fatto che a praticare questo sport siano in maggior parte ragazze e gli istruttori ci spiegano: “ ..a dispetto di ciò che si potrebbe pensare nel nostro sport la forza fisica non è tutto e la differenza tra uomo e donna è praticamente inesistente; ai massimi livelli le donne spesso vincono quanto gli uomini o addirittura di piu…!!!” Nella nostra provincia il salto ostacoli si pratica anche in altre strutture tra le quali spiccano il circolo di Niscemi animato dalla passione della famiglia Militello ed il circoli ippico di Feudo Musta della famiglia Alù. Altre significative esperienze si trovano a San Cataldo presso il maneggio della famiglia Territo o l’associazione Amici del cavallo dove è possibile praticare anche altre discipline come la monta da lavoro e la riabilitazione equestre a cavallo.
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Ai
Trifase piace
“viaggiare” di Alberto Di Vita Quando una canzone riesce a rimanerti impigliata tra i pensieri già dal primissimo ascolto in genere è segno che è riuscita a raggiungere uno degli scopi primari della musica. Se poi riesce a farlo nonostante non sia stata scritta giusto per essere ruffiana ma, anzi, nasce da una buona dose di sperimentazione e con un testo non semplice né autoesplicativo, vuol dire che alle spalle c’è della stoffa sulla quale si spera che qualche buon sarto discografico illuminato possa decidere di lavorare. È quello che succede ascoltando il brano “a Sara non piace viaggiare” dei “Trifase”, che ormai da qualche settimana circola con insistenza tra Youtube e social network. Il brano è composto da Sergio Zafa-
rana (voce e chitarra dei “Trifase”), è prodotto da “Stigma Agency” e da Salvo Calvo, registrato al Metropolis Studio di Milano e Mixato da Alessandro Marcantoni, il tutto con la collaborazione di “Muddy Waters Musica”: brano, ambizioso e accattivante, nasce sul solco di un cantautorato moderno che tutte le stimmate della buona musica impegnata e che troppo spesso in Italia è sacrificata all’altare dell’easy listening e del facile successo commerciale. Ma è anche un brano non facile da collocare e che vive sui confini di diversi generi musicali, nuovi e meno nuovi, trovando una sua originalità espressiva sia nel testo che nell’arrangiamento. L’arrangiamento è curato, intelligente e ammicca senza timidezza a un certo
moderno rock inglese, che fa da solido telaio a un testo impegnativo, capace di piantare semi di riflessioni sulle inquietudini della vita di ogni giorno, sulle persone che incontriamo, quanto sappiamo di loro e quanto loro sanno di noi: il “viaggio” qui è metafora del cambiamento insito in ogni scelta, inteso come quella metamorfosi interiore che ci impone ogni azzardo verso un orizzonte di cui non conosciamo fattezze e confini. A “Sara” non piace viaggiare e rimane impigliata, come tanti di noi ogni giorno, in un limbo tra il fare e la paura del fare, quello in cui “forse è meglio credere così, chiudi gli occhi e vai” senza scegliere né restare davvero. Il brano ha anche un videoclip realizzato dalla regia illuminata ed estrosa di
Salvatore Pellegrino, che ha alternato video e sequenze in “stop motion”, capace di dilatarne le suggestioni e farsi parte emozionale del testo stesso. Protagonista del clip la brava attrice nissena Stefania Zigarella. “A Sara non piace viaggiare” dice molto ma non è esaustiva delle qualità della band nissena. Formata da Sergio Zafarana (voce e chitarra), Paolo Gioè (basso) e Andrea Savattieri (batteria), è in attività ormai da 5 anni. Nasce, infatti, nel 2008, quasi casualmente, per onorare un impegno con un locale di Troina, dove due componenti avrebbero dovuto suonare con un’altra formazione, sciolta da qualche giorno. I tre avevano alle spalle appena un paio di prove e improvvisano, letteralmente, una prova quasi come fossero band vera e in attività da tempo. Fin lì senza nome, optano per “Trifase” a poco dall’inizio dell’esibizione, che scorre via senza intoppi: il gruppo decide di proseguire e da lì germoglia l’idea della band che conosciamo oggi. I primi tempi sono contrassegnati dalla ricerca di una “diversità” in grado di fare emergere il gruppo, caratteristica che non è mai mancata ai Trifase, con un repertorio è moderno ma poco battuto: Radiohead, Negrita e Muse, tra gli altri. Ma l’intento, già evidente dagli inizi, è quello di trovare un percorso personale e originale che possa dare sfogo alla creatività e alla loro voglia di esprimersi. La passione di Zafarana per il cantautorato italiano apre nuove strade: da una parte il desiderio di avvicinarsi a quel mondo, dall’altra il legittimo desiderio di non perdere la propria dimensione e quel sound costato impegno e fatica. La soluzione percorre una strada piena di rischi, scivolosa e complicata:
re il naso di fronte a quello che sembra un eccesso: l’esempio più lampante è “Bocca di Rosa”, di De Andrè. Va detto che l’ esperienza musicale dei Trifase è tutto fuorché autoreferenziale: molte delle band nascono acquisendo acriticamente dei modelli ascoltati per anni, provando a riproporne pensieri e stili come adepti di una setta privilegiata, da presunti cultori della “vera musica”, con la continua ricerca di rassicurazioni e geografie musicali sicure, conosciute, bussole per indicare una direzione, con l’atteggiamento tipico della più semplice imitazione, che troppo spesso sfocia nello scimmiottamento involontario. I Trifase sfuggono a questa tendenza: rischiano, e lo fanno con consapevolezza, alla ricerca del sound più adatto alla
sperimentare e fondere le due cose, trovare una personalissima via espressiva. Seguirli dal vivo significa ritrovarsi sorpresi nell’ascoltare brani più o meno conosciuti (De André, Buscaglione, Tenco, Mina, Paolo Conte) con “abiti musicali” completamente diversi, alcuni azzeccati, altri meno, ma sempre con quella dose di audacia che te li fa ascoltare con interesse. Si percepisce la presenza di influenze derivate dall’ascolto dei cantautori italiani più interessanti (Paolo Benvegnù, Morgan, Cesare Basile, Umberto Palazzo etc...) ma sono più contaminazioni che veri e propri modelli di riferimento. Ai Trifase, al contrario di “Sara”, piace rischiare, e in alcuni casi qualcuno può anche storce-
riesce felicemente a ripetersi. Il trio ha avuto già delle belle affermazioni: finalisti dell’edizione 2011 del “Rock Targato Italia”, prestigiosa manifestazione nazionale per artisti senza contratto discografico da cui sono emerse band come i Marlene Kuntz, Timoria e Scisma; e vincitori del premio “Città di Milano”, come gruppo più votato dai cittadini milanesi, premio che ha consentito loro di avere il brano nella compilation del Rock Targato Italia, con autori come Little Tony, Jannacci e Celentano. Inoltre, sono stati scelti per registrare un brano (“Così lontano”) presso la scuola di formazione per ingegneri del suono, il SAE Institute di Milano.
Una band originale sul confine tra sperimentazione e azzardo musicale canzone e dell’impossibile connubio di segno (l’atmosfera) tra significato (del testo) e “significante” (la musica). Venir fuori, quindi, dai cliché dei generi musicali e adattarsi alla canzone stessa. Non è un’operazione semplice e non sempre è riuscitissima, ma ne va riconosciuto il valore e la genuinità, e soprattutto la funzione “propedeutica” alla composizione di brani inediti (tra cui ricordiamo: “Gioco”, “Dea Primavera”, “Così lontano”) in cui l’intento
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Fatti & quartieri
AVVISI GIUDIZIARI
La Provvidenza attenzionata dai Comitati di quartiere, dalla Parrocchia e dall’Amministrazione Comunale
Che sia la volta buona? di Carlo Campione
L
a Provvidenza, croce e delizia del capoluogo nisseno. Il centro storico oggi risulta fatiscente, soggetto a continui crolli che mettono in pericolo l’incolumità degli abitanti e spesso preda della delinquenza “spicciola” che sfugge ai controlli delle forze dell’ordine. La Provvidenza va e deve essere recuperata. Pochi sanno però che, nel dopo guerra, la Chiesa dedica-
mente il dopo-scuola, universitari che seguono giornalmente 40 ragazzini. Il sabato, i commercianti del mercato ortofrutticolo regalano alla parrocchia frutta e verdura per le esigenze del quartiere. Una testimonianza determinante per passare dalle parole ai fatti, che ci aiuta, dice don Salvatore, “ad essere Comunità”. Il nostro intervento è nelle case, dove ascoltiamo i disagi,
Ultimamente anche l’Amministrazione Comunale ha attenzionato le problematiche del quartiere Provvidenza e lo ha fatto ribadendo l’importanza di valorizzare da un punto di vista strutturarle il quartiere. L’ufficio tecnico comunale ha lavorato per trovare una soluzione architettonica che renda vivibile il centro storico affinchè vengano garantiti spazi fruibili da tutti i
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA ESEC. IMM. N. 162/88 R.G.E.
Lotto Unico - Comune di Riesi (CL), Via Mirisola, 56. Unità abitativa sviluppantesi su 2 piani composta da ripostiglio di mq 34 al p. terra e vano, cucina, bagno e balcone di mq 37 al p. 1º. In catasto Fg 34, part. 1479, sub 9. Prezzo base: Euro 23.899,15. Vendita senza incanto: 19/04/2013 ore 17.00, innanzi al professionista delegato Avv. Rita Iannello presso lo studio in Caltanissetta, Via M. Guttadauria, 6. Deposito offerte entro le 12 del 18/04/2013 presso lo studio del delegato. In caso di mancanza di offerte, vendita con incanto: 10/05/2013 ore 17.30 allo stesso prezzo base aumento minimo Euro 1.193,00. Maggiori info presso il delegato, tel. 0934/565538 e su e www.astegiudiziarie. it. (Cod. A207681).
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DIVISIONE GIUDIZIALE N. 2206/2007 R.G. ESTRATTO AVVISO DI VENDITA Il professionista delegato Avv. Marco Vizzini avvisa che in data 16 maggio 2013, alle ore 11,00 presso il proprio studio sito in Caltanissetta Via Libertà n. 114, procederà alla vendita senza incanto, del seguente immobile: LOTTO Unico): la piena proprietà di un appartamento sito in Mussomeli, Via Giovino n. 3, composto da un piano terra ed un piano primo. Censito al C.F. del Comune di Mussomeli, al foglio 29, particella 3806 sub. 2, cat. A/5, cl. 2^, cons. vani 2,5, R.C. Euro 56,81. Prezzo base: Euro 7.680,00. Offerta in aumento non inferiore ad € 500,00. Domande di partecipazione in bollo entro le ore 12,00 del giorno precedente la data fissata per la vendita presso lo studio del professionista delegato, Avv. Marco Vizzini. Cauzione: 10% del prezzo base del lotto mediante assegni circolari non trasferibili intestati a “Avv. Marco Vizzini n.q. Divisione n. 2206/2007 R.G.”. Versamento residuo prezzo entro 60 giorni da aggiudicazione. Eventuale vendita con incanto si terrà in data 23 maggio 2013 alle ore 11:00, al prezzo base sopra indicato con offerte in aumento non inferiore a Euro 500,00. Domande di partecipazione in bollo da depositare entro le ore 12:00 del giorno precedente la vendita con assegni circolari non trasferibili di importo pari al 10% del prezzo base a titolo di cauzione. Versamento saldo prezzo entro giorni sessanta dall’incanto, salvo aumento di quinto a norma dell’art. 584 c.p.c. Bando integrale, ordinanza di vendita e relazione di stima degli immobili consultabili sul sito www.astegiudiziarie.it .Per ogni ulteriore informazione rivolgersi presso lo studio del professionista delegato, Avv. Marco Vizzini, ogni Lunedì e Giovedì dalle 17,00 alle 19,00. Caltanissetta lì, 04.02.2013 Avv. Marco Vizzini
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DIVISIONE GIUDIZIALE N. 2206/2007 R.G. ESTRATTO AVVISO DI VENDITA
ta alla Madonna della Provvidenza era un riferimento per i cittadini nisseni che attraverso la raccolta di vivande aiutavano i carcerati. Ed è per questo che il Comitato di quartiere Provvidenza insieme al Coordinamento dei comitati di quartiere ha organizzato un Convegno presso la Chiesa, con il titolo “Storie, colori e futuro della Provvidenza”; per ribadire l’importanza di conoscere le radici dei nisseni per programmare bene e meglio il futuro di Caltanissetta. Nel quartiere Provvidenza è nato, in Via Danesi, il giudice Gaetano Costa,poi divenuto procuratore a Palermo, grande simbolo di lotta alla mafia. I residenti del quartiere risultano 10.051 in una superficie di 793.092 mq. Il quartiere è abitato da varie etnie. Se è importante riqualificare il quartiere da un punto di vista murario è anche vero che il quartiere deve aprirsi alla città, per avviare un percorso di riqualificazione umana. Il giudice Giovanbattista Tona, in un suo recente intervento ha spiegato che tanto più un quartiere è degradato quanto più aumentano i reati nel quartiere e parallelamente in tutta la città. Il disagio degli abitanti del quartiere Provvidenza diventa il disagio di tutti i nisseni che non possono chiudere gli occhi. Il parroco don Salvatore Lo Vetere ci spiega che nel quartiere sono circa 200 le famiglie italiane e 300 le famiglie extracomunitarie (marocchine, nigeriane, rumene). La parrocchia opera tra gli abitanti del quartiere , non facendo distinzioni di etnie. Tanti sono i volontari che animano giornal-
le difficoltà, i drammi in un rapporto vero che non illude ma che garantisce sostegno e solidarietà. La parrocchia attraverso l’aiuto di benefattori riesce a sostenere alcune incombenze economiche delle famiglie più povere, pagando le bollette della luce. Don Salvatore gestisce una Casa di Accoglienza, ristrutturata dalla parrocchia che può ospitare una famiglia. Anche questa una testimonianza evangelica di condividere le difficoltà. E’ importante creare una cabina di regia tra le forze dell’ordine, i vigili urbani, i Servizi Sociali, i club-service, presenti nel quartiere per le feste natalizie e pasquali, il Comitato di quartiere, per fare squadra, programmando gli interventi, istituzionalizzando gli incontri a cadenza mensile. Il presidente del Comitato di quartiere, Vittorio Gallo, ritiene che “la politica deve rendere appetibile gli investimenti dei privati nel centro storico, esonerando l’esercente dal pagamento di alcune tasse e tariffe per rendere il Centro storico fruibile e abitabile”. Non ha senso continuare a decentrare gli Uffici pubblici al Cefpas che rischia di diventare un’agenzia di locazione. Sarebbe utile decentrare gli uffici pubblici alla Provvidenza. Le associazioni di volontariato devono operare alla Provvidenza, e già nel futuro immediato l’Associazione Alzheimer aprirà un Centro di Ascolto nel quartiere. E’ necessario organizzare una conferenza dei Servizi, che vede coinvolte tutte le associazioni del terzo settore,per trasformare il disaggio in risorsa.
cittadini e non soltanto dagli abitanti. “Il Centro storico vive soltanto se vissuto dai nisseni”. Pertanto è stato annunziato dal Sindaco e dagli assessori al ramo: Giarratano (lavori pubblici) e Milazzo (urbanistica) che l’appalto dei lavori di riqualificazione urbana del quartiere Provvidenza sarà assegnato entro il mese di Settembre 2013 per un importo di circa € 3.500.000 da spendere entro il 2014, fondi già utilizzabili perché presenti nella “contabilità speciale” del Comune di Caltanissetta. Fondi comunitari reperiti dal FERS 2007-2010. Il Progetto Pilota vede la parziale demolizione di alcuni immobili pericolanti, la salvaguardia di immobili monumentali, la costruzione di un’edilizia sociale diretta a giovani coppie ed anziani, una piazzetta con posti auto e un arredo urbano che valorizzi il principio della coltivazione dell’orto urbano dove i cittadini possano coltivare il proprio orto in città, sottolineando così l’importanza della cittadinanza attiva, dei cittadini che in prima persona rendano gradevole la città in cui vivono, diventando così soggetti attivi nel processo di decentramento che responsabilizza tutti e garantisce il principio di appartenenza e sussidiarietà orizzontale:idee condivise dai comitati di quartiere che ne hanno fatto, in questi ultimi anni, il proprio cavallo di battaglia. L’Assessore Milazzo ha ribadito l’importanza del valore aggiunto che le associazioni e i comitati di quartiere potranno dare a una struttura che a breve assumerà una propria fisionomia visibile.
Si rende noto che in data 15 aprile 2013, alle ore 12,30 presso la Cancelleria del Tribunale di Caltanissetta in Via Libertà si procederà alla vendita senza incanto, dei seguenti immobili: Lotto Uno: La piena proprietà di un appezzamento di terreno sito in agro di Santa Caterina Villarmosa, cda Musciarello, di ha 1.60.19 ricadente in zona E. -Distinto in catasto terreni del predetto Comune al foglio 26, particella 121 (seminativo, cl. 2, di ha 00.19.70) e al foglio 27, particelle 50 (mandorleto, cl. 3, di ha 00.05.60); 121, (seminativo, cl. 4, di ha 00.19.40), 149 (sem. arbor., cl. 3, di ha 1.11.90), 202 (sem. arbor., cl. 3, di ha 0.01.00), 203 (fabbr. rurale della superficie catastale di ha 0.00.54) e 204 (seminativo,cl. 4, di ha 0.02.05). Prezzo base €uro 6.087,22. Offerta minima in aumento €uro 350,00. Lotto Due: La piena proprietà di un fabbricato sito in Santa Caterina Villarmosa via XXVII Maggio,3, 5, 7, composto da un vano a piano terra con accesso dal civico 7, adibito a magazzino, della superficie di mq.17 circa, due vani al primo piano aventi superficie complessiva di mq. 78 circa ai quali si accede dal civico 3 e due vani al secondo piano della superficie complessiva di mq.78. Il fabbricato è stato realizzato in epoca antecedente il 1967 e versa in cattivo stato di manutenzione. Distinto in catasto al foglio 73, particelle 262 sub 6 (piani 1° e 2°, categoria a/4, classe 1, vani 4) e 262 sub 8 (piano T, categoria C/2, classe 1, mq.17) Prezzo base €uro 19.350,00. Offerta minima in aumento €uro 1.000,00 Domande di partecipazione in bollo, contenenti la indicazioni del prezzo, del tempo e modo del pagamento ed ogni altro elemento utile alla valutazione della offerta, da depositare entro le ore 12,00 del giorno precedente la data fissata per la vendita presso la Cancelleria del Tribunale di Caltanissetta. Cauzione: non inferiore al decimo del prezzo proposto mediante assegni circolari non trasferibili intestati alla Cancelleria del Tribunale di Caltanissetta – Sezione Civile – Procedimento di divisione endoesecutivo iscritto al n. 978/2012 RGAC Versamento residuo prezzo entro 60 giorni da aggiudicazione. Eventuale vendita con incanto si terrà il 29 aprile 2013 alle ore 12:30, al prezzo base sopra indicato con offerte in aumento non inferiore a €uro 350,00 per Lotto Uno ed €uro 1.000.00 per lotto Due. Domande di partecipazione in bollo da depositare entro le ore 12:00 del giorno precedente quello stabilito per l’incanto con assegni circolari non trasferibili intestati come sopra, di importo pari al 10% del prezzo base d’asta suddetto a titolo di cauzione ed in conto prezzo di aggiudicazione. Versamento saldo prezzo entro giorni sessanta dall’incanto, salvo aumento di quinto a norma dell’art. 584 c.p.c. Il tutto nello stato di fatto e di diritto in cui si trova. Avviso di vendita, elaborato peritale ed allegati consultabili sul sito www.astegiudiziarie.it.Per ogni ulteriore informazione rivolgersi alla Cancelleria del Tribunale Civile di Caltanissetta. Caltanissetta lì, 11.02.2013 Il Funzionario di Cancelleria (Maria Cagnina)
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