IL RICORDO
LEGALITA’
La lotta agli scafisti della morte, parla Di Natale
Totò Amico: le opere, la vita e le emozioni
Dopo il vertice, firmato il protocollo Confindustria-FAI
di V. Pane
di L. Janni
di A. Sardo
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RESS
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Novembre 2013
Mensile di approfondimento Direzione Editoriale: Michele Spena
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redazione: Viale della Regione, 6 Caltanissetta
Anno III Num. 24
- Tel/Fax: 0934 594864
MIGRANTI
Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 conv. N. 46 art. 1 comma 1. Sud /CL
- Stampa: STS S.p.A. Zona industriale Vª Strada, Catania - Reg. Tribunale di Caltanissetta n° 224 del 24/02/2011
Il Fatto del Golfo
nel nisseno
Il Reportage,
Otto pagine dedicate all’immigrazione: il dramma dei disperati
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nvasione. Le coste della Sicilia prese d’assalto dai flussi migratori provenienti dalle zone sub-sahariane: oltre 20.000 ingressi sulle nostre coste nel corso di quest’anno. Cadaveri in mare, le sepolture dei corpi senza numero nei cimiteri nostrani, l’esodo triste dei bambini privi di genitori, le gesta feroci degli scafisti novelli mercanti di schiavi, la criminalità crescente nelle nostre città e Caltanissetta, che suo malgrado, si ritrova in prima linea per la cospicua
presenza di extra comunitari nel territorio cittadino: hanno ‘espropriato’, spinti dal bisogno e dalla disperazione, la struttura sportiva denominata Pian Del Lago ‘2’. Non serve la repressione ma occorre rivedere la Bossi-Fini. I siciliani, a loro volta immigrati di inizio secolo, noti per la loro accoglienza ed ospitalità, iniziano a mostrare segni d’insofferenza. L’Europa è soltanto uno spauracchio lontano, inefficace e nel frattempo i migranti continuano... ad arrivare.
L’INTERVISTA
Ignazio Lunetta, ingegnere “mondiale”. La storia di un successo
Organici da ex Asi ad Irsap, Gela penalizzata
di F. Infurna
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Ornamenti
Nonostante tutto...
...il
SORRISO
Siamo un po’ più ricchi, ma forse anche un po’ più poveri
di I. Baiunco
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Palazzo del Carmine
Saluti in Comune, Pina Frazzica lascia l’incarico
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rima di lasciare Palazzo del Carmine, Pina Frazzica ha radunato pochi intimi per una piccola cerimonia di commiato: i bene informati dicono che in quella occasione non sia stata versata alcuna lacrima. Al Comune ha lasciato soltanto una lunga scia di buone intenzioni , ma niente di concreto. di S. Mingoia
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Il Fatto del Vallone
Il taglio degli alberi, diatriba a Mussomeli
Il racconto dell’epopea motoristica di un nostro concittadino che da ragazzo lavorava in un’ officina nissena smontando carburatori e che da adulto ha vinto un mondiale in Formula Uno con i colori della Ferrari. La ricetta del successo, dalle parole dell’ingegnere, sembra semplice ma necessita di sacrificio e perseveranza: lottare, viaggiare, confrontarsi con realtà differenti ma sempre orogliosi delle proprie radici. di M. Benanti e D. Polizzi
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di G. Taibi
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ISSN: 2039/7070
MEDITERRANEO
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LA VISITA. La speranza “irrompe” al CIE
Il vescovo Russotto abbraccia i migranti di Donatello Polizzi ‘La speranza può allora diventare il grido della nostra anima, l’anelito che perdura in tutta la nostra esistenza senza mai spegnersi, nonostante le vicissitudini e le molte prove della vita’. La citazione è tratta da pagina sessanta della lettera pastorale “L’abbraccio della speranza”, profetica intestazione, scritta da Mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta: non solo parole ma fatti, abbraccio reale e consolatorio che porta conforto e sostegno Il Vescovo si è recato, nella struttura di Pian Del Lago che è composta dai tre centri di accoglienza
(Cie, Cara e Cda) per visitarla e ascoltare i migranti che dentro quei cancelli, vivono la snervante attesa di una vita migliore; la speranza dell’asilo politico, di un’esistenza non martoriata dalla fame, dalle guerre civili, dalla morte. Ha prestato attenzione alle loro domande, alle loro storie di vita, ai loro dolori, ha offerto parole di vicinanza e consolazione. Analoga attenzione ha riservato ai molti operatori, appartenenti alle diverse categorie professionali, che lavorano nel centro: abnegazione, generosità e sacrificio, il contatto quotidiano con una realtà dura,
difficile da affrontare. “Io non penso che dobbiamo cristianizzare la società, più vado avanti nel mio cammino di Vescovo, più penso che il nostro compito sia “umanizzare”. Gesù ha restituito il mondo all’umanità. Quando vedo un fratello, penso che abbracciare un cristiano o un musulmano sia lo stesso: è un ponte di solidarietà che viene dall’alto. Così si costruisce la barca della solidarietà”. La preghiera unisce le diverse religioni. Monsignor Russotto si è fermato per una preghiera con gli ospiti cattolici, cui hanno parte-
cipato con interesse gli immigrati di tutte le confessioni religiose. La speranza è senza paletti ideologici o religiosi, così come il dolore che accomuna le persone, la pietà che veglia sui morti del mar Mediterraneo. “Ormai il mondo è in migrazione, questo è un fenomeno straordinario, soprattutto se pensiamo che più di ventimila persone sono morte nella tomba del Mediterraneo alla ricerca del diritto di vivere. Non dobbiamo dimenticare che noi del Sud lo abbiamo sperimentato in prima persona, prima e dopo le grandi guerre”.
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Fatti & Palazzo del Carmine LA PARTENZA. Giuseppina Frazzica lascia alla chetichella il suo incarico
Bye bye ... di Salvatore Mingoia
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ina Frazzica l’ex capo di Gabinetto del sindaco Michele Campisi ha lasciato il comune. Alla chetichella è partita alla volta di Roma dove è approdata al Ministero della Salute per fare parte dello staff di Beatrice Lorenzin. Prima al Cefpas che ha diretto in assoluto monopolio per diversi anni, poi alla corte del sindaco, di Palazzo del Carmine Michele Campisi ed adesso per chiudere in bellezza al Ministero della Salute a Roma.Una lunga ed interminabile carriera. Prima di lasciare il comune Pina Frazzica ha radunato pochi intimi per un piccola cerimonia di
Carmine. Al posto di Pina Frazzica l’agenda del sindaco dovrebbe passare nelle mani dell’attuale dirigente dalle Risorse Umane, Lito Cucchiara o del dirigente del settore Solidarietà Sociale Irma Marchese. Il posto è attualmente vacante. La surroga dell’ex capo di gabinetto del Sindaco Michele Campisi, potrebbe arrivare sotto l’albero
L’ex Capo di Gabinetto è approdata al Ministero della Salute nello staff di Beatrice Lorenzin commiato: i bene informati dicono che in quella occasione non sia stata versata alcuna lacrima. Al comune ha lasciato soltanto una lunga scia di buone intenzioni, ma niente di concreto. Difficile capire se le capacità gestionali messe in campo dalla Frazzica quando era al Cefpas, si siano infrante con contro il muro dell’alta burocrazia di Palazzo del Carmine o se invece, per propria scelta abbia deciso di tirare i remi in barca. La voce insistente che davano ala Frazzica in partenza per Roma girava da diverso tempo nei corridoi di Palazzo del
di Natale o prima dei botti di capodanno. Prima di allora comunque, secondo l’aria che tira al comune, qualcuno degli attuali assessori sarebbe pronto a gettare la spugna perchè
in procinto di essere dimissionato. Sulla testa dell’attuale assessore alla Pubblica Istruzione e Cultura Laura Zurli si addensano infatti le richieste di dimissioni per presunta incom-
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A Palazzo del Carmine servono le porte girevoli, oltre all’ex dirigente del CEFPAS, previsto il cambio di alcuni assessori
patibilità avanzate dal consigliere comunale Alfredo Fiaccabrino che non soddisfatto dalla risposta fornita dal segretario generale del comune, Eugenio Alessi secondo cui la presenza in giunta della Zurli sarebbe compatibile, ha richiesto un parere legale alla Presidenza della Regione, che però tarda ad arrivare. Da ciò ne deriva il fatto che il primo cittadino stia maturando l’idea di sostituire l’assessore Zurli e nel contempo decidere sulla figura del nuovo capo di gabinetto. Ricambi ritenuti essenziali in vista anche delle prossime scadenze amministrative, allo scopo di dare maggiore vigore alla macchina politica ed all’azione amministrativa
Giuseppi na Frazzica
della squadra di governo accerchiata, solo per adesso, da una pletora di probabili candidati alla carica di sindaco e da una vera e propria brigata di liste civiche e di partito pronti a dare battaglia. A parte rari spazzi, resi difficili dall’at-
Direzione Editoriale Michele Spena
Direttore responsabile Salvatore Mingoia
Il sostituto dovrebbe arrivare sotto l’albero di Natale o prima dei botti di Capodanno tuale e pesante situazione economica, l’azione amministrativa si avvita su se stessa e soprattutto non è in grado di dare risposte concrete ed esaurienti alla città; c’è una infinita conflittualità con i cittadini, famiglie e singoli che vivono in situazione di disagio economico, con i commercianti del centro storico in perenne crisi, e con i professionisti, architetti ed ingegneri che hanno aperto un fronte contro l’idea dell’amministrazione di realizzare il cosiddetto progetto pilota all’interno del quartiere Provvidenza. Alla esiguità dell’azione amministrativa si aggiunge anche l’attuale stato di incertezza economica che sta portando disastri e disoccupazione, costringendo interi nuclei familiari a fare le valige e ad abbassare le saracinesche di molti negozi soprattutto in centro storico. La diaspora commerciale che ha colpito la parte alta di Corso Umberto si è adesso spostata anche in corso Vittorio Emanuele alla faccia di quello che doveva essere il salotto buono della città.
Collaborazioni:
Ivana Baiunco Marco Benanti Liliana Blanco Rino Del Sarto Alberto Di Vita Etico Fiorella Falci Giuseppe Alberto Falci Filippo Falcone Salvatore Falzone Annalisa Giunta Leandro Janni Franco Infurna Leda Ingrassia Lello Kalos Donatello Polizzi Lucilla Rovetto Alberto Sardo Giuseppe Taibi Giovanbattista Tona Michele Spena
Impaginazione Antonio Talluto
Distribuzione
Giuseppe Cucuzza
Redazione Viale della Regione, 6 Caltanissetta redazione@ilfattonisseno.it Tel/Fax: 0934 - 594864 pubblicità: 389/7876789 commerciale@ilfattonisseno.it
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AVVISI LEGALI TRIBUNALE DI CALTANISSETTA ESEC. IMM. N. 11/2011 R.G.E.
LOTTO 1: appartamento in Caltanissetta Viale Amedeo 126, sito al p. seminterrato, della sup. lorda di mq 46, composto da un disimpegno, due vani, un cucinino, un bagno (da demolire in quanto abusivo) e un terrazzo. LOTTO 2: appezzamento di terreno agricolo in Caltanissetta C/da Difesa, della sup. catastale di ha 01.29.07, in pendenza da nord-est verso sud-est e ricadente in zona EF5 “Parco territoriale agricolo naturalistico”. Vendita senza incanto: 06/12/2013 ore 16:30 ss. innanzi al professionista delegato Avv. Fabio Gallo presso lo studio in Caltanissetta, Via Malta, 39. Deposito offerte entro le ore 12 del 5/12/2013 c/o il suddetto studio. Prezzo base lotto uno: Euro 34.375,00; in caso di gara aumento minimo Euro 2.000,00. Prezzo base lotto due : Euro 15.100,00; in caso di gara aumento minimo Euro 1.000,00 Eventuale vendita con incanto: 13/12/2013 ore 16:30 ss. c/o il suddetto studio, ciascuno dei lotti al prezzo base e con l’aumento minimo sopra indicati. Deposito domande entro le ore 12 del 12/12/2013 c/o il suddetto studio. Maggiori info c/o il delegato nonché custode giudiziario tel. 3331652646 e su www.astegiudiziarie.it. (Cod. A243412, A243413).
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Sezione Civile Avviso di vendita. Causa civile n. 1373/2007 R. G. C.
LOTTO UNICO - Appartamento destinato a civile abitazione posto al sesto piano, con ingresso di fronte a sinistra salendo le scale, dell’edifico condominiale sito in Caltanissetta via Fasci Siciliani n. 9/C, con superficie catastale di mq 106 composto da tre vani, cucina, doppi servizi, corridoio e ripostiglio. L’immobile risulta censito al N.C.E.U. del Comune di Caltanissetta al foglio 86, particella 1028 sub 14, categoria A/3 classe 2°, consistenza sei vani. Prezzo base: €. 59.625,00 (euro cinquantanovemilaseicentoventicinque/00). In caso di gara per pluralità di offerenti ciascun rilancio non potrà essere inferiore ad : € 250,00 (euro duecentocinquanta/00); VENDITA SENZA INCANTO: 21/01/2014 ORE 12,00, innanzi al DR. C.D. CAMMARATA (Palazzo di Giustizia, terzo piano stanza n.318). Le offerte di acquisto redatte secondo le modalità e con le indicazioni contenute nell’ordinanza di vendita dovranno essere presentate in bollo in busta chiusa presso la cancelleria civile entro le ore 12.00 del giorno precedente la data per l’esame delle offerte. Cauzione: 10% del prezzo offerto. In caso di mancanza di offerte, VENDITA CON INCANTO: 28/01/2014 ORE 12,00 innanzi al DR. C.D. CAMMARATA (Palazzo di Giustizia, terzo piano stanza n.318). Le domande di partecipazione alla vendita redatte secondo le modalità e con le indicazioni contenute nell’ordinanza di vendita dovranno essere presentate in bollo presso la cancelleria civile entro le ore 12.00 del giorno precedente a quello stabilito per l’incanto. Cauzione. 10% del prezzo base. L’aggiudicatario dovrà versare la differenza del prezzo (detratta dal prezzo di aggiudicazione la cauzione di cui sopra) entro un termine massimo di 60 giorni dalla data di aggiudicazione. Maggiori informazioni, anche relative alle generalità dei proprietari, possono essere fornite dalla Cancelleria a chiunque vi abbia interesse. Il bando, l’ordinanza di vendita e la perizia sono pubblicati sul sito internet www.astegiudiziarie.it. Caltanissetta, 27.09.2013 Il Cancelliere
TRIBUNALE CIVILE DI CALTANISETTA ESTRATTO AVVISO DI VENDITA IMMOBILIARE
Il Professionista delegato, Avv. Calogero Buscarino, con studio in Caltanissetta, V.le della Regione n. 30, avvisa della vendita senza incanto dell’ immobile di cui alla proc. es. imm. n.54/09 R.G. Es.: Lotto 1: appartamento al 2° piano nel Comune di Caltanissetta, Via B. Gaetani n. 55 (ex n. 51); di 87,19 mq; oltre i balconi; censito al CU fg. 125, part. 575/12, cat. A/3 cons. vani 5. L’immobile presenta delle difformità interne da regolarizzare. Prezzo base d’asta €. 31.000,00. La vendita senza incanto è fissata per il giorno 10 dicembre 2013 alle ore 16:30 e ss; l’eventuale vendita con incanto è fissata per il giorno 17 dicembre 2013, alle 16:30 e ss. Avviso di vendita contenente modalità di partecipazione, CTU di stima ed ordinanza di delega visionabili sul sito internet www.astegiudiziarie.it e www.asteannunci.it, per informazioni rivolgersi al professionista delegato in Caltanissetta, Viale della Regione n. 30, tel. 0934-597816, ogni lunedì dalle ore 17:00 alle ore 18:00. Il Professionista Delegato, Avv. Calogero Buscarino.
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA ESEC. IMM. N. 60/11 R.G.E.
Lotto 1 - Comune di Caltanissetta (CL), Via Xiboli, 142. Magazzino di mq 32. NCEU Fg. 93, p.lla 92, sub 1. Prezzo base: Euro 9.975,00. Vendita senza incanto: 15/01/2014 ore 11.30, innanzi al G.E. Dott. Gaetano Sole presso il Tribunale di Caltanissetta Via Libertà, 5. Deposito offerte entro le 12 del giorno precedente in Cancelleria EE.II. In caso di mancanza di offerte, vendita con incanto: 26/02/2014 ore 11.30. Deposito domande entro le 12.30 del giorno precedente. Maggiori info in Cancelleria EE.II., e su www.astegiudiziarie.it. (Cod. A237992).
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Fatti contro la mafia
Storia & Cultura
per non dimenticare
L’antimafia di chi si assume le proprie responsabilità
Il silenzio e le parole di Filippo Basile e di sua moglie Maria Rita
Ninni Cassarà
di Giovanbattista Tona
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l coraggio e l’onestà si misurano a volte con il giusto rapporto tra il silenzio che si sa fare e le parole che si sanno dire. Filippo Basile è ricordato come uno dei più coraggiosi funzionari che la Regione Sicilia abbia mai avuto. Non parlava molto; ma quando era necessario parlava e soprattutto scriveva. Nel 1999 dirigeva l’ufficio del personale dell’Assessorato all’agricoltura; in quell’assessorato c’erano alcuni dipendenti che avevano subito processi e che erano stati condannati. La legge prevedeva (già allora) che l’amministrazione non potesse rimanere indifferente ai comportamenti illeciti dei propri dipendenti, specie quando venivano accertati con una sentenza irrevocabile. Ma di svolgere procedimenti disciplinari e di punire chi, a differenza degli onesti, era stato infedele rispetto agli obblighi di correttezza e di probità, propri di un pubblico impiegato, sembrava non occuparsi nessuno. Nemmeno gli onesti. Filippo Basile invece aveva monitorato il suo personale e aveva già chiesto di deferire all’ufficio di disciplina i condannati per reati gravi; qualcuno tra questi aveva subito l’interdizione dai pubblici uffici. In teoria bisognava cacciarlo immediatamente, perchè la sentenza era esecutiva. E invece no, stava ancora là.
Basile non parlava tanto, ma le cose le faceva. Queste persone esistono ma nessuno si accorge di loro Uno si chiamava Nino Velio Sprio; era stato condannato perchè aveva aiutato una cooperativa ad ottenere, con varie truffe, ingenti somme di danaro proprio dalla Regione, l’ente che dava lavoro a lui. E che avrebbe adesso avuto tanti buoni motivi per cacciarlo via. Filippo Basile non parlava tanto, ma le cose le faceva. Queste persone esistono; nessuno si accorge di loro, perchè tanti altri parlano e tutti ci concentriamo a vedere e a sentire quelli che parlano.
più note di lei; e parlarono, parlarono, raccontarono di quanto era bravo Basile, di quanta stima meritata ricevesse da tutti, di quante norme complicate vanno applicate nei procedimenti disciplinari ai dipendenti regionali. Ognuno espose, con ampia citazione di leggi e di regole di prassi, quanto fosse stato corretto nell’agire come aveva agito: insomma tutti avevano
Per dire le parole con le quali si difendono gli ignavi, non ci vuole coraggio; ci vuole la dimestichezza con l’ignavia
Poi, arriva il momen to in cui si devono fare le cose, e si scopre che ci sono quelli che le hanno fatte, quelli che le sanno fare e quelli che non le hanno fatte, non le sanno fare o non le vogliono fare. La Commissione regionale antimafia decise di chiedere a tutti gli assessorati di verificare se al loro interno vi erano dipendenti condannati con sentenze che prevedessero anche l’interdizione dai pubblici uffici. Filippo Basile fu l’unico che riuscì a rispondere a strettissimo giro e colse l’occasione per sollecitare i suoi superiori a prendere le decisioni del caso su questi dipendenti, tra cui in particolare Nino Velio Sprio. Il fascicolo era istruito e la sanzione
interdittiva sembrava non lasciare discrezionalità; ma da una stanza all’altra le carte giacevano, tornavano indietro, ripartivano, si fermavano. Sprio si era convinto che Basile lo voleva “consumare”, perchè lui spingeva la pratica e gli altri tergiversavano. Sprio aveva a disposizione due killer, che a pagamento gli eseguivano agguati e omicidi; già nel 1990 avevano ucciso su suo ordine un altro funzionario regionale Giovanni Bonsignore, ma nessuno ancora sapeva che era stato lui. Secondo la sentenza della Corte di assise di Palermo, oggi passata in giu-
dicato, Sprio ordinò ad uno di questi killer di andarlo a trovare alla Regione; poi lo accompagnò lungo il corridoio dove Basile aveva la stanza del suo ufficio con la porta sempre aperta e glielo mostrò. Il 5 luglio 1999 Basile salì sulla sua macchina parcheggiata a due passi dall’ufficio; ebbe forse il tempo di accorgersi che erano stati tagliati i pneumatici e che non sarebbe potuto tornare a casa, quando il killer mandato da Sprio lo freddò, lasciandolo esanime al volante. E a casa davvero non tornò più. Maria Rita Bongiorno aveva sposato Filippo Basile. Anche lei non parlava tanto; o almeno nessuno l’aveva sentita parlare, finchè non si celebrò il processo per l’omicidio del marito. Sul pretorio della Corte di Assise sfilarono tante persone più importanti e
ragione, ma intanto Sprio non era stato licenziato. Troppe, troppe parole. Per dirne troppe non ci vuole coraggio. Per dire le parole con le quali si difendono gli ignavi, non ci vuole il coraggio; ci vuole la dimestichezza con l’ignavia. E con l’ignavia non si fa né buona politica, né buona amministrazione, né alcun buon servizio alla società; si riescono a fare bene soltanto i fatti propri. Erano andati tutti a piagnucolare e a sdegnarsi per come erano andate le cose e per come si erano trovati in quella situazione, quasi che fossero loro le vittime non il povero Basile ucciso a colpi di pistola. Le parole di Maria Rita Bongiorno furono invece poche, chiare e colpiscono ancora oggi: “Filippo era solerte e gli altri non volevano assumersi le responsabilità” Il Presidente della Corte le chiese se il marito fece riferimento a qualcuno in particolare. La vedova parlò dei superiori del marito: “Lui portava le pratiche alla firma e loro dicevano che doveva firmare lui”. Le sentenze dicono che la firma sull’omicidio Basile l’hanno messa Sprio e il suo sicario; tutti quelli che hanno lasciato solo Basile, ovviamente, non hanno messo la firma neanche là.
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di Rino del Sarto
Il ritorno di
Europa R
acconta la mitologia greca che Europa era una bellissima principessa fenicia, libanese, di cui s’innamorò Zeus. Fu così che il re dell’Olimpo si tramutò in un meraviglioso toro bianco che accucciatosi ai piedi della ragazza la convinse a montargli in groppa e la rapì. Via mare la portò fino all’isola di Creta, dove diedero origine alla civiltà micenea, da cui discese poi quella greca, quella romana e quella occidentale che molti secoli dopo raggiunse anche le Americhe. E dalle Americhe, paradossalmente, ritorna a noi. Quello che infatti era stato preannunciato da più parti alla fine è successo: il capitalismo di stampo nordamericano si sta sfaldando, rompendo in mille pezzi come un pupo di zucchero. Ne abbiamo già parlato, ma adesso è il momento di chiedersi come e quando tutto questo è iniziato? È possibile poi fare un parallelo o una similitudine con il crollo del Comunismo visto che di mezzo c’è ancora una volta un Papa? Finita la Seconda Guerra Mondiale il cosiddetto emisfero occidentale del pianeta diventa americano-centrico, dalle Hawaii fino a Berlino Est tutto ruota intorno agli Stati Uniti d’America. L’Europa, che grazie all’Italia pur comincia a dimostrare voglia di autonomia con la nascita della prima Comunità europea (la CECA, comunità europea del carbone e dell’acciaio), è tenuta sotto controllo soprattutto attraverso l’alleato Regno Unito,
con lo spionaggio e la testa di ponte economico-finanziaria della Borsa di Londra. E al contempo finanziando ora questo ora quel gruppo eversivo per seminare terrore e disordine. Tecnica questa usata anche nel Mediterraneo e in Medio-Oriente come in America centrale e meridionale, per poi imporre dittatori compiacenti – famosa ad esempio l’Operazione Condor in Sudamerica che portò tra gli anni 60 e 70 all’instaurazione di
Tutta procede a meraviglia, nonostante e forse anche grazie alla presenza del blocco comunista filo-sovietico, un comodo nemico in fondo, utile per giustificare l’imperialismo americano. Se non fosse per quella
tutte le dittature dell’area – in modo da avere accesso esclusivo alle risorse naturali: oro, argento, petrolio, gas ecc.
spina nel fianco rappresentata dalla Cuba di Fidel Castro, che l’aveva strappata ai casini e ai casinò della mafia senza però restituirle gli stessi
fasti e la promessa giustizia sociale. Ma è sul finire degli anni settanta che l’ordine mondiale uscito dalla guerra mondiale comincia davvero a cambiare, sale al soglio pontificio un prete polacco, ex minatore e operaio: Karol Wojityla da Katovice, con il nome di Giovanni Paolo II. E in Polonia, a Danzica, appena due anni dopo la sua
elezione nasce il sindacato di ispirazione cristiana Solidarność guidato da Lech Walesa, che con un serie di scioperi del tutto inediti per un paese comunista acquista coraggio e consensi. Wojityla diventa allora il nemico numero uno del comunismo. E forse segretamente di più di qualcun altro. Nel 1981 il turco Alì Agca attenta alla vita del Papa, che però lo perdona e prosegue nel suo slancio di evangelizzazione, viaggia più di quanto nessun Papa abbia mai fatto, porta Cristo nei luoghi più remoti della Terra e il pontificato fino alle estreme conseguenze, al sacrificio fisico e al lento spegnimento di quel corpo da polacco impavido e coriaceo. Il Comunismo crolla nel 1989 e l’America dopo qualche anno di euforia economica piomba nell’horror vacui per l’assenza di nemici. Allora prova a trovarne un altro, il fondamentalismo islamico, che però dopo i tremendi fatti dell’11 settembre 2001 (si parlò e si parla ancora purtroppo di complotto dei servizi segreti americani) si spegne miseramente fino alla cattura di Osama Bin Laden sotto l’amministrazione Obama. Intanto nel 2008, con il fallimento
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La percezione negativa dell’economia fondata sul debito inizia a farsi strada fra le persone comuni paesi prendono coraggio, nascono le prime timide democrazie: il Cile, il Messico, l’Argentina, la crescita prepotente del Brasile, finanche il picco-
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lo Uruguay del presidente contadino Pepe Mujica. A soffrire insieme agli USA è ora solo l’Europa, che unita monetariamente ma divisa politica-
di poveri, di Chiesa povera, mette mano alla Banca Vaticana, lo IOR, e scuote le coscienze con comportamenti mai visti: gira tra folla acclamante senza protezioni, vive in una modesta abitazione invece che negli appartamenti papali, circola su una Ford Focus, apre al dialogo con i gay, i divorziati e i non credenti, dà fiducia invece di chiederla. Passano poche settimane e arriva un altro colpo di scena, lo storico alleato degli USA, il Regno Unito, di fatto si sgancia: è stato infatti il brillante quotidiano inglese The Guardian a rivelare al mondo lo scandalo delle intercettazioni e dello spionaggio operato in patria e in decine di altri paesi dal-
mente è la prima a ricevere l’influsso negativo della crisi americana. La situazione globale ha un’improvvisa accelerazione all’inizio del 2013. Fiaccato dall’età e dalla lotta contro il relativismo imperante Papa Ratzinger lascia il mondo di stucco dando le dimissioni, ma al suo posto arriva l’italo-argentino Jorge Mario Bergoglio, che assunto il nome di Francesco comincia fin da subito a parlare
la CIA e dalla NSA (National Security Agency), grazie alle rivelazioni di Edward Snowden, scomparso dagli Stati Uniti per ricomparire niente meno che in Russia. Qualche giorno dopo, a sottolineare indirettamente la scelta del Regno Unito per il cambiamento e per l’Europa è la stessa Regina Elisabetta II, che a sorpresa raggiunge gli studi televisivi della BBC comparendo alle
“Europa e il toro” di Henry Matisse. Il dipinto è del 1929 e si trova oggi alla National Gallery of Australia. Matisse impiegò tre anni a dipingere “Europa e il toro”, non era mai completamente soddisfatto del suo quadro e lo si può vedere dai cosiddetti “pentimenti” rimasti impressi nella tela: la coda del toro, le gambe e le braccia di Europa sono stati ridipinti più volte, ma la qualità dell’opera non ne è stata intaccata. Anzi, è la testimonianza di un lavoro sofferto e per questo sentito con grande intensità.
Il Capitalismo nordamericano si sta sfaldando, rompendo in mille pezzi, come un pupo di zucchero della Banca Lehman Brothers, il sistema americano e occidentale entra in quella crisi che patiamo tutt’oggi. Ma quel che è più grave è la percezione negativa dell’economia fondata sul debito che comincia a farsi strada tra le persone comuni, il consumismo a tutti i costi, e soprattutto a rate, non soddisfa più. Le pulsioni antiamericane e anti dittatura del mercato più forti arrivano però dall’America Latina, dietro Fidel Castro sale la stella bolivarista di Hugo Chavez, che nazionalizza tutte le principali imprese a partecipazione straniera del Venezuela e non ultima l’industria petrolifera. E qualsiasi cosa succeda, a torto o a ragione, tuona contro l’imperialismo americano. Grazie al suo esempio anche altri
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spalle dei giornalisti che in diretta stavano leggendo il tg, con un sorrisetto tanto gentile quanto saputo che è tutto un programma. L’America allora prova a rispondere, organizza un dialogo di pace tra Israele e i Palestinesi, poi, tanto per cambiare, chiama gli alleati alla guerra, contro la Siria, ma irretite da una inedita alleanza sottotraccia che dal Regno Unito arriva fino all’Iran del nuovo amabile corso del presidente Hassan Rouhani entrambe le iniziative sono un flop. Mentre intanto la città nordamericana di Detroit, la capitale industriale d’America, dichiara fallimento. Obama arranca, ma la situazione precipita ancora di più, i principali uffici federali d’America entrano in sciopero, Washington è una città spettrale, sembra la Santiago del Cile nei giorni del golpe di Pinochet. Riecheggiano pistolettate e colpi di fucile. Salta fuori addirittura che Gli Stati Uniti d’America sono sull’orlo del fallimento, sono il principale debitore di tutta la storia dell’umanità. Dopo giorni di contrattazione democratici e repubblicani raggiungono un accordo per alzare il tetto del debito pubblico. Ma è solo un palliativo, c’è il rischio che la stessa situazione si ripresenti a breve distanza di tempo e fors’anche aggravata. Dalle carte di Snowden si viene intanto a sapere che gli USA spiavano la Francia. Il presidente francese Hollande protesta formalmente. Lo stillicidio prosegue, salta fuori l’intercettazione del telefono personale di Angela Merkel, dei politici italiani, di quelli spagnoli di milioni di telefonate di privati cittadini. Il cancelliere tedesco chiama Obama, che prima nega e poi ammette che sì, l’avevano spiata. L’Europa sembra ricompattarsi nel rifiuto del decadentismo capitalistico e spionistico americano. Perfino gli osservatori statunitensi parlano di fallimento nelle relazioni internazionali.
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La prospettiva nuova, l’ordine mondiale che si prefigura all’orizzonte è molto diverso rispetto a quello uscito dalla seconda guerra mondiale, è modulare, flessibile, multicentrico: l’America, il Sudamerica, la Cina, l’Africa e un vecchio nuovo protagonista finalmente libero di esprimere tutte le proprie capacità di mediazione e integrazione, l’Europa. Ma la strada per vederla unita, da Lisbona a Varsavia e da Capo Nord a Lampedusa è ancora lunga. Tuttavia i Reali, là dove esiste un regno sembrano ben disposti, anche i popoli. Sono i governi e gli apparati statali che fanno resistenza. Serve un cambio di marcia. Ed è a questo scopo che IlFattoGlobale fa la sua piccola e modesta proposta: vo-
tare con il sistema proporzionale in tutto il continente (Svizzera e Paesi candidati all’Unione compresi) per eleggere un’Assemblea Costituente che scriva una Costituzione europea dei popoli e non dei governi. Per arrivare ad avere, si auspica entro un numero limitato di anni, un solo governo federale, un solo parlamento, una sola Banca centrale, una sola moneta e una sola Borsa valori.
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Fatti & POST SCRIPTUM di Filippo Falcone
Un nisseno da ricordare
Pompeo
Colajanni
comandante partigiano, sottosegretario, parlamentare e dirigente comunista
R
ecentemente ho partecipato a Grugliasco (Torino) ad un convegno sui meridionali e la Resistenza. L’occasione è stata data dalla intitolazione di una spiazzo al comandante partigiano, di origini nissene, Pompeo Colajanni. La sua figura, in Piemonte dove combatté nella guerra di Liberazione, rappresenta quella di un vero e proprio mito.
xista, ne studiò i classici e, nel 1921, aderì al nascente P.C.d’I., affluendo nell’organizzazione dei giovani comunisti della sua città. Di idee aperte ed antisettarie, con il suo impegno politico di quegli anni, favorì in maniera determinate in Sicilia, un’unità d’azione tra comunisti, socialisti, repubblicani, anarchici, di fronte alle prime avvisaglie fasciste. Nel 1925 si trasferì a Palermo per mo-
ti con alcuni ufficiali di orientamento monarchico, ma avversi al fascismo. Trasferito a Firenze con i gradi di sottotenente, la sua opera continuò tra gli ufficiali del suo reggimento. Tutti quei contatti si rivelarano poi molto utili dopo l’8 settembre ’43. Tornato a Caltanissetta nel 1930, intraprese l’attività di avvocato, facendosi notare per la sua avversione al codice penale Rocco e per l’aperta critica nei confronti dei sistemi di polizia fascista. Nel contempo Colajanni si face assertore di una rete antifascista in tutta la Sicilia, che raccoglieva uomini di diversa estrazione politica: intellettuali, laici, cattolici. Tra questi nomi importanti come i deputati “aventiniani”
Sopra la targa celebrativa di Pompeo Colajanni. Accanto una panoramica del largo intitolato al partigiano nisseno. A destra il cippo marmoreo
tivi di studio e qui entrò in contatto con gli ambienti antifascisti di quella città. Da Palermo approdò a Bologna per proseguire gli studi universitari, ed anche qui svolse intensa attività di propaganda antifascista; soprattutto tra gli studenti. Nel 1928 conseguì la laurea il legge e, nello stesso anno, venne chiamato al Corso allievi ufficiali di cavalleria di Pinerolo. Qui stabilì dei primi contat-
Salvatore Aldisio e Giovanni Guarino Amella ed ancora Giuseppe Alessi, allora giovane avvocato, poi primo presidente della Regione siciliana; con il quale rimase sempre in rapporti di grande amicizia, nonostante le diverse posizioni politiche. All’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940, richiamato alle armi nei Cavalleggeri di Palermo, Colajanni avviava collegamenti con altri ufficiali, per
NE
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Pompeo Colajanni era nato a Caltanissetta nel 1906. Già dalla prima giovinezza fu attratto da una forte passione per la politica. Militò nella Gioventù repubblicana, fondando, assieme al fratello Enrico, un circolo giovanile a Caltanissetta e svolgendo intensa attività di organizzazione in Sicilia. In gioventù fu molto affascinato da alcune figure risorgimentali; in particolare da Carlo Pisacane. Ed è questo il motivo perché, negli anni della Resistenza, gli volle dedicare la prima brigata partigiana da lui fondata. Successivamente, attratto dal pensiero mar-
dare vita ad un’organizzazione clandestina nell’esercito, contro l’alleanza italo-tedesca e contro il regime fascista. Erano anni di grande impegno nell’organizzazione clandestina antifascista in Sicilia. Nel 1942 veniva trasferito nuovamente a Pinerolo e, ormai forte di una serie di collegamenti all’interno dell’organizzazione militare, dava vita all’Alleanza Militare Italia Libera. L’8 settembre ’43, data dell’Armistizio, trovava Colajanni a Cavour, sede del suo reparto. Iniziava la Resistenza. Il nome di battaglia scelto da Pompeo era quello di “Nicola Barbato”, guida dei Fasci siciliani a fine ‘800 e martire del socialismo. Già nella notte del 10 settembre il comandante “Barbato” costituiva una prima squadra garibaldina a cui dava il nome “Carlo Pisacane”. Intanto a Torino si prepara l’insurrezione. Gli operai delle fabbriche si organizzavano. Si aspettava solo la liberazione della città, che sarebbe avvenuta proprio sotto la sua guida. Il 27 aprile 1945, la resistenza nazifascista crollava definitivamente. Era il ritorno alla libertà e alla democrazia. Subito dopo Colajanni sarà chiamato a ricoprire l’incarico di vice questore di Torino e poi di sottosegretario alla guerra nei primi governi di unità nazionale. Ma il suo impegno continuerà, negli anni successivi, con il ritorno in Sicilia, a fianco dei contadini e dei minatori in lotta. Vice presidente dell’ARS per più legislature, nel 1975 sarà eletto parlamentare nazionale, proprio nella circoscrizione di Torino. E’ morto a Palermo nel 1987. Come ho avuto modo di dire al convegno a cui accennavo sopra alla presenza di molti studenti - dobbiamo chiederci oggi quali siano gli insegnamenti che ci ha lasciati Colajanni e gli uomini della sua generazione. Il mondo è profondamente cambiato da quel 1945, ma i valori di libertà, de-
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mocrazia, giustizia – io ritengo – siano ancora, e sempre, nel pieno della loro validità. Al di là delle diverse valutazioni che si possono fare sullo sviluppo successivo del nostro Paese, è sempre necessario ricordare che da quelle lotte è scaturito il riconoscimento delle libertà individuali per ognuno di noi. Certo, oggi, in un momento così difficile come quello che stiamo attraversando, a qui valori andrebbero affian-
cati, ancor più marcatamente, anche quelli di giustizia sociale e solidarietà; nei loro più ampi significati. Solidarietà e giustizia sociale, che - come recita l’art. 2 della nostra Costituzione - devono essere anche di tipo economico e sociale. Le indicazioni che ci hanno lasciato i Resistenti ed i Padri costituenti sono dunque anche quelli di far sì si diano, ad ogni uomo e donna, le condizioni di vivere in una società dove uguali siano le possibilità - non solo formali, ma sostanziali - di poter esplicare liberamente la propria personalità, poter progettare il proprio futuro e, soprattutto, per essere messi in condizioni di vivere una vita dignitosa.
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Politica & riflessioni di Giuseppe Alberto Falci
Nel PD si è assistito alla “moltiplicazione” delle tessere. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”
Galeotto
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verse realtà ha sfiorato anche il 200%, al punto da far pensare all’annullamento del congresso, o comunque alla sospensione. Come nella nostra Sicilia, dove il congresso è stato annullato nel capoluogo etneo, Catania. Lì si sarebbe consumato uno scontro fra «potentati» del territorio all’insegna del numero delle tessere. Da una parte il sottosegretario alla Giustizia Giuseppe Berretta, cuperliano di ferro, ma sostenitore
nire eufemisticamente «anomala». Per il semplice fatto che nell’ultimo anno il Partito Democratico non ha certo brillato per i risultati. Basti pensare agli ormai famosi 55 giorni di Pier Luigi Bersani, reo di voler insistere sul governo del «cambiamento» con i pentastellati, o ai 101 franchi tiratori che hanno impedito a Romano Prodi di varcare l’ingresso del Quirinale da Presidente. La guerra delle tessere ha invaso tutta la Penisola con un ingrossa-
fu il “tesseramento gonfiato”
«Dal punto di vista storico, posso dire che nel Pci non sarebbe potuto accadere, non avrebbe avuto senso. Il tesseramento si gonfia se serve a far ottenere vantaggio a qualcuno, se una corrente in modo truffaldino vuole conquistare più delegati per il congresso». Claudio Petruccioli, nato e cresciuto nella sinistra italiana, da parlamentare alla Presidenza della Rai, passando per la guida de L’Unità fondata da Antonio Gramsci, non ne vuol sapere del congresso dei democrat. Un congresso che avrebbe dovuto far risorgere quell’amalgama mal riuscito. Quel congresso che avrebbe dovuto incoronare “senza se e senza ma” il primo cittadino di Firenze, Matteo Renzi, nel segno di un Pd «più cool». Invece, a due settimane dall’inizio del percorso congressuale, nei territori è scoppiata la guerre delle carte bollate. E il congresso Pd si starebbe trasformando in un boomerang per i democratici. Galeotto fu il “tesseramento gonfiato” che, per dirla con il senatore piemontese Stefano Esposito, «ricorda tanto la Dc, e la fine della Prima Repubblica». Un tesseramento “gonfiato” che in di-
La guerra delle tessere ha invaso tutta la Penisola: non ha precedenti nella storia della sinistra italiana
Franceschini, nei corridoi di Montecitorio allarga le braccia con il Fatto Nisseno: «Era inevitabile. Fino a metà settembre il tesseramento era bassissimo. La metà rispetto a quello del 2012». Ecco perché si sarebbe consumata una guerra fra capibastoni dei rispettivi dei territori. Una guerra che non avrebbe coinvolto il solito sud, sempre in fila quando si tratta di «brogli» e «irregolarità». I ritardi nel tesseramento, e il tesseramento fino all’ultimo secondo,
mento dei tesseramenti che non ha precedenti nella storia della sinistra italiana. A Roma si sarebbe addirittura alle mani, e il Presidente del Consiglio del III Municipio è finito in ospedale per trauma cranico, con 5 giorni di prognosi. Problemi anche
A Caltanissetta il PD provinciale ha optato per la candidatura unica, “usato sicuro”. E i renziani? Tanto rumore per nulla
Il senatore Stefano Esposito
del renziano Mauro Mangano. Dall’altra il sindaco Enzo Bianco che insieme alla Cgil catanese spingeva per Jacopo Torrisi, figlio di Giacomo, dirigente del Pci. In questo contesto il numero di tessere sarebbe cresciuto in maniera esponenziale, e in alcuni circoli come quello di Misterbianco si sarebbe registrato «un aumento delle tessere pari al 200 per cento». A Paternò invece, patria di Ignazio La Russa, le tessere sono aumentate del 400 per cento. Secondo alcuni dati rivelati dal Fatto Nisseno, «nella sola Catania il numero di iscritti è passato dai duemila del 2012 ai cinquemila del 2013». Il sospetto è che dietro queste «anomalie» si nascondano anche i «capibastone» del centrodestra catanese che avrebbero tentato di aiutare l’uno, o l’altro candidato. Su tutti l’ombra dell’ex governatore della Regione siciliana Raffaele Lombardo. Del resto, rivela una fonte del settima-
nale nazionale Left, «so per certo che la segretaria del sindaco Enzo Bianco ha convocato i consigliere di maggioranza non appartenenti al Pd, per consegnare loro pacchetti di tessere già pagate, con l’obiettivo di sostenere il suo candidato alla segreteria. Tra loro anche il vicesindaco Marco Consoli, e il capogruppo della lista Bianco Sindaco Alessandro Proto, ex Mpa ed ex Udc». È il Pd, bellezza! O quel che è rimasto, direbbero alcuni. Ed è in questo contesto che si sono mossi i cosiddetti “signori delle tessere”, senza distinzione di latitudine, e, sopratutto, senza distinzione di corrente. Tutti colpevoli, nessuno escluso. Al Nazareno, sede nazionale dei democratici, non hanno dubbi: «Al centro-nord il tesseramento gonfiato agevolato Matteo Renzi, al sud Gianni Cuperlo». Punto. Marina Sereni, vice Presidente della Camera e vicinissima a Piero Fassino e Dario
hanno di certo enfatizzato il fenomeno. Al punto da colpire anche l’onesto, si fa per dire, Nord. Torino, città di Antonio Gramsci, è il caso più emblematico. Addirittura la commissione nazionale per il congresso ha preferito mandare un commissario per vigilare. Del resto nella città di Piero Fassino, renziano della seconda ora, si è passati dai 12 mila iscritti del 2012 alle 26 mila nuove tessere del 2013. Un crescita che potremmo defi-
in un altro circolo di Trastevere dove sono volati gli stracci fra renziani. E con la deputato Lorenza Bonaccorsi, parlamentare romana di rito renziano, che ha fatto notare come «in 7 circoli Lionello Cosentino (sostenuto da Goffredo Bettini, franceschiani e popolari) ha preso il 100%». Per non parlare del successo di Vladimiro Crisafulli, che in quel di Enna avrebbe ottenuto il 90% dei consensi. Lo stesso Crisafulli che nel gennaio scorso venne definito “incandidabile” per uno scranno di Palazzo Madama dalla Commissione garanzia nazionale presieduto da Luigi Berlinguer. Cosa è cambiato in sei mesi? L’incandabilità si è trasformata in agibilità politica nel territorio? Una curiosità: a Caltanissetta il Pd provinciale ha optato per la candidatura unica, ri-puntando sull’usato “sicuro” Giuseppe Gallé. E renziani? Dopo settimane di baccano, i figli nisseni del renzismo si sono ammutoliti e allineati con i notabili della sinistra in provincia. Ma non erano rottamatori? Urge un chiarimento... Twitter: @GiuseppeFalci
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Il ricordo dell’artista nisseno scomparso lo scorso settembre
di Leandro Janni
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otò Amico se ne è andato. Silenziosamente. Come silenziosamente ha vissuto in questa città. Se ne è andato i primi giorni di settembre del 2013. Caltanissetta e la Sicilia perdono un uomo buono e generoso. Un uomo schivo e sensibile. Un uomo persino sarcastico, a volte. Un artista che ha saputo rappresentare la bellezza, la malinconia, l’indomita asprezza della nostra terra. “Solo gli spiriti puri amano il colore” – diceva Vassily Kandinsky. Totò Amico era una spirito puro: amava i colori, i rami contorti e verdi e misteriosi degli alberi, l’odore
mente al Graf i monumenti e i luoghi mitici interessavano relativamente: e se con la parola ne dà ragguaglio, col segno ne dà lievissima e lontana traccia. Le città, i templi greci, l’Etna, si delineano appena sugli sfondi: mentre la campagna, gli alberi soprattutto, si accampano in primo piano assumendo, a contrasto dei profili appena tracciati di paesi, montagne e monumenti, una vibratile qualità di segno, quasi ad animarsi e a stormire. Questa attenzione alla natura è, si capisce, spiegabile nella differenza coi viaggiatori che lo avevano preceduto; ma ugualmente
1929 ma, se si escludono gli anni giovanili, di formazione, ha sempre vissuto e lavorato a Caltanissetta. La sua opere pittoriche sono state presentate e recensite da personaggi di spicco della cultura italiana quali Franco Grasso, Leonardo Sciascia, Sebastiano Addamo. Verso la fine degli anni Sessanta fu invitato ad esporre le sue tele, i sui disegni ad inchiostro di china presso la Galleria Nuova Pesa di Roma, diretta da Antonello Trombadori. Tantissimi sue opere pittoriche sono presenti nelle case, negli appartamenti della borghesia nissena, ma anche all’Ho-
Gli alberi e i volti di
Totò Amico
del mare e il vento. La terra e le pietre. La calda vita della città. Voglio qui ricordare il prezioso testo di presentazione della mostra “Alberi e volti di Totò Amico”. Un testo scritto da Leonardo Sciascia nei primi anni Settanta. “Non sappiamo quanto
Ha insegnato disegno e storia dell’arte all’Istituto Magistrale e al Liceo Scientifico di Caltanissetta come pittore quel Carl Graf che nel 1815 pubblicò a Stoccarda due volumi di impressioni e notizie di un viaggio in Sicilia fatto qualche anno avanti, naturalmente seguendo l’itinerario di Goethe. Non molto, forse: ma le ventisei incisioni che accompagnano il testo hanno una certa immediatezza e felicità, e decisamente si discostano dai modelli, che allora dovevano essere ben presenti, del Saint-Non e dell’Houel quanto, per fare un esempio, un reportage di Cartier-Bresson si discosterebbe dal volume fotografico dedicato alla Sicilia dal Tourig Club. Evidente-
ci sorprende, un secolo e mezzo dopo, che il Graf rappresentando la campagna e gli alberi, per così dire, individualizzandoli, abbia più o meno consapevolmente tentato un discorso sulla Sicilia realistico e insieme simbolico che in un certo senso precorre quello che i pittori siciliani oggi fanno. Guttuso, Caruso, Mirabella (e tanti altri più o meno noti): ciascuno a suo modo, ma sempre cogliendo l’albero come teatro di quella metamorfosi, di quel mito, di quel mistero. E così è negli alberi che Totò Amico disegna e colora, nella campagna, nelle rocce: la natura sembra si sia appena rinchiusa (involgendosi in una vita di radici e di foglie, nodi, schegge, rughe, immemoriali secrezioni e levigazioni) sull’uomo. Per cui sembra poi del tutto ovvio che sui fogli si realizzi come un processo inverso, per cui dalle rughe e dai nodi dell’antico ulivo, dal mandorlo, riaffiori il volto umano, confitto nella pena della vecchiaia e nell’antica pena del vivere. E non voglio entrare, come si sul dire, nel merito, giudicare la sua pittura coi valori della pittura: ma mi pare che le sue cose siano tutt’altro che “facili”, o lo sono nella misura in cui lo sono le cose vere e sentite; e che cioè dicano non soltanto di uno stato d’animo, ma di un modo di essere e di una condizione umana di cui la Sicilia è, dice un poeta brasiliano, “banco di prova”. Totò Amico è nato a San Cataldo nel
tel San Michele e in diverse banche, sempre determinando, generando uno spazio “eterotopico” peculiare e fortemente espressivo. Totò Amico
le campagne venivano quasi cancellate da una inarrestabile colata di cemento (l’edilizia speculativa che ha connotato e connota il nostro spazio esistenziale), Totò Amico ha sempre guardato altrove (la natura, gli alberi, la terra), oppure ha osservato la città, cercando la bellezza, la poesia, la gioia di vivere. E d’altronde, in una intervista del 1983, in cui Franco Spena chiedeva cosa rappresentasse per lui la terra, affermava: “Di quella sono fatto io, e tutto quello che amo”. Dunque dalla terra trae origine e forza il suo lavoro di artista, di intellettuale, di ecologista ante litteram che, dalla fisicità delle cose estrae
lizzano superfici attraversate da segni forti, incisivi e una pennellata che si scioglie, si raggruma, passa su se stessa. Le figure umane dei disegni in bianco e nero, le teste e i volti delle ragazze, le vecchie col loro triangolo di volto che emerge da un cupo sfondo di scialle e di dolore. Ma anche gli sguardi perduti, smarriti, i colori freddi e duri dei volti dei minatori. Oppure, ancora, i volti e i paramenti dei cardinali espressi con colori forti, struggenti, con inesorabile, lucida ironia. “L’arte è lunga, la vita breve” – ha scritto Seneca. Di Totò Amico resteranno le opere e il ricordo indelebile del suo
Da sinistra: Alfonso Campanile, Totò Amico, Leonardo Sciascia e Massimiliano Macaluso. (Caltanissetta, Marzo 1970)
ha insegnato disegno e storia dell’arte all’Istituto Magistrale e al Liceo Scientifico di Caltanissetta. I suoi ex alunni lo ricordano con affetto e gratitudine. Certo è che negli anni in cui le città e
forme, colori, segni. Ricca, ricchissima di colori è la tavolozza di Totò Amico: colori caldi, luminosi, squillanti. A volte freddi, eterei. Oppure opachi. A volte, persino torbidi. Colori che rea-
malinconico, consapevole sorriso. I figli Dario e Fabio condividono oggi il dolore della perdita del padre ma anche la memoria di tanti, preziosi momenti di una vita.
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Il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza cerca il filo rosso che lega minacce e intimidazioni a prefetti, magistrati e rappresentanti istituzionali. Intanto nasce lo sportello del FAI in Confindustria
Q
uello di ottobre a Caltanissetta, è stato il primo Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica nazionale tenutosi in Sicilia dopo le stragi del ‘92. Riunione convocata all’indomani delle minacce al Prefetto di Caltanissetta, Carmine Valente, che poche settimane prima, nel porre attenzione ai settori economici più esposti a rischio di condizionamenti criminali, aveva attivato “l’elenco delle imprese non sottoposte a tentativi d’infiltrazione mafiosa”, un albo che intensifica i controlli ex ante, velocizzando un binario parallelo alle informative antimafia. Un’iniziativa che fa ordine nei settori più esposti in Sicilia (dal trasporto rifiuti al movimento terra) che forse ad alcuni ambienti non è piaciuta. “Se un Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica nazionale si sposta fuori da Roma, a Caltanissetta, non è certo per piccole minacce, ma per questioni molto se-
ieri e di oggi. Appalti in passato gestiti da aziende come la Sirap di Angelo Siino, il ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra, incaricato di realizzare 51 zone industriali e artigianali in
Regione, Rosario Crocetta, denuncia che “il sistema affari, politica e mafia, prende un
Sopra un momento della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica nazionale tenutosi alla Prefettura di Caltanissetta. A destra il prefetto Carmine Valente riceve il ministro dell’Interno Angelino Alfano al suo arrivo in Prefettura
Sicilia. Sirap, “società incentivazioni attività produttive”, azienda mafiosa, anagramma perfetto e opposto di Irsap, “Istituto regionale sviluppo attività produttive”, il cui presidente nisseno, Alfonso Cicero, ha presentato 95 denunce con nomi e cifre del “bottino” rubato nelle Asi, presso diverse Procure siciliane. “Dal 2005 il giorno dopo l’espulsione e l’allontanamento dal sistema associativo di alcuni imprenditori, non solo per mafia ma an-
grosso bottino, non meno di un miliardo di euro l’anno, che sono gli utili della corruzione”. Fiumi di denaro illecito “che potremmo immediatamente colpire e che abbiamo identificato e scoperto e vanno dalla Sanità, attraversano l’Irsap e vanno fino agli enti di formazione e ad altri enti” asserisce Crocetta. “Nel momento in cui stiamo mettendo in discussione fortemente tutto questo e, al lavoro della Regione corrisponde
sizione “delicata”. Quindi le minacce ai magistrati e al Prefetto Carmine Valente che hanno spinto il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano a convocare i massimi vertici nazionali delle forze di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, i Prefetti dell’Isola e, tra gli altri, tutti i procuratori a capo delle Direzioni
Troppi segnali allarmanti
A Caltanissetta i vertici dello stato di Alberto Sardo
Zona franca legalità. Alfano, “Esempio di sussidiarietà in tema di sicurezza. Stato farà la sua parte” rie”, ha spiegato a margine il Presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante. Di minacce a esponenti dell’antimafia, delle istituzioni e della magistratura, negli ultimi mesi a Caltanissetta, ne sono arrivate troppe, tanto da far scattare l’allarme. Il presidente di Confindustria, Antonello Montante, ha illustrato al Comitato per l’ordine e la sicurezza, il quadro di resistenze e avvertimenti pervenuti dopo l’avvio della “riforma Venturi”, che ha eliminato ottocento posti di sottogoverno, abolendo i consorzi Asi e istituendo, a parità di servizi, un solo ente, l’Irsap. Intere aree industriali, come Campobello-Ravanusa (60 miliardi solo per la sede) o Casteltermini-Campofranco, sono state speculazioni di cemento in cattedrali nel deserto, per nulla utili allo sviluppo. Oggi sono archeologia industriale. E’ proprio questo il giocattolo che è stato sottratto a colletti bianchi e mafiosi di
che perchè contigui a organizzazioni e centri di potere, questi imprenditori e pseudo imprenditori, da anni fanno la guerra a noi e non solo, anche ad altre associazioni datoriali come Confesercenti, Confartigianato, Cna e anche perfino ai sindacati e alle parti sociali”, ha detto Antonello Montante, a margine del Comitato del 21 ottobre. “In qualche maniera c’è un’attenzione particolare, secondo noi, da parte di questi centri d’interesse e gruppi imprenditoriali nei confronti di chi ha ripristinato le regole e la normalità”. Percorso verso la normalità e le regole “che ancora è all’inizio, ma comunque il tentativo di ripristinarle c’è ed è ancora in atto”, assicura il presidente degli industriali siciliani. Il punto è questo: c’è la sensazione, da parte del blocco di potere affaristico mafioso che ha governato gli appalti pubblici, che il “nuovo corso” si è affermato, ma che non abbia ancora raggiunto il punto di non ritorno. Ecco quindi che parte la delegittimazione dell’antimafia, per indebolire il consenso sociale verso la legalità. “La storia insegna – ha detto in tal senso il Ministro Alfano a Caltanissetta - che è difficile portare indietro le lancette dell’orologio, quando sono state spinte avanti da un movimento popolare, come quello attivato da Confindustria nissena. E’ un movimento che non ammette un ritorno al passato”. Nel 2013, il presidente della
isolava e quindi si veniva ammazzati”. Infine il capitolo “Zona franca della legalità”. Oltre ad essere un provvedimento, un progetto, la zona franca è e dovrà essere il frutto di più azioni integrate in una governance multilivello. Dalla Regione allo Stato, passando per la comunità europea e, ovviamente, dal livello locale. Il Ministro e vicepremier anticipa quello che farà lo Stato. “Abbiamo parlato con Antonello Montante della zona franca, un accordo sul PON sicurezza relativo al modello Caltanissetta-Caserta. Qui è nato un nuovo modo di affrontare il tema della sicurezza attraverso il coinvolgimento della società civile. Il sistema della sicurezza è affidato allo Stato. A Caltanissetta si è verificato un incar-
Nasce il FAI nella sede di Confindustria. “Niente più alibi, bisogna denunciare”
Antonello Montante (presidente di Confindustria Sicilia) con Ivan Lo Bello (vice presidente nazionale)
un’attivissima risposta delle Procure e delle forze dell’ordine, pensare che la mafia si faccia fregare senza nessuna reazione, sarebbe impensabile”. Per il presidente della Regione, “tra le reazioni ci sono a volte le campagne di delegittimazione, gli attacchi al movimento dell’antimafia: troppa polemica sui professionisti dell’antimafia e pochissima sui mafiosi. Addirittura quando si denuncia si viene criticati”. Nella riunione a porte chiuse, l’avvertimento al presidente dell’Irsap, Alfonso Cicero, è stato definito serio e la sua po-
distrettuali antimafia. “Ci sono alcuni magistrati nisseni che vivono a Palermo – spiega il Procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari - nei confronti dei quali sono arrivati messaggi che li identificano come obiettivi”. Una notizia, questa, che purtroppo arriva da molteplici e diversi segnali, anche confidenziali. Ecco perchè il Comitato Nazionale si è tenuto in città e Alfano ha chiamato l’evento “modello Caltanissetta”. Per evitare di ripetere la storia, ha detto. “Abbiamo memoria. Quando prima si delegittimava, poi si
narsi della sussidiarietà in materia di sicurezza che ha avuto come co-protagonista dello Stato anche la società civile con la ribellione delle associazioni di categoria. E’ questo il modello di Caltanissetta: partecipazione, non a chiacchiere, ma con accordi, protocolli e denunce, di pezzi importanti della società civile, al sistema della sicurezza nazionale”. Martedì 12 novembre, intanto, è stato siglato in Prefettura l’accordo FAI-Confindustria, per uno sportello antiracket nella sede degli industriali. Tano Grasso spiega che lo scopo è ottenere il massimo numero di collaborazioni con la minima esposizione dell’imprenditore, grazie a tecniche ormai affinate. “Nessuno, che ha denunciato con la FAI, ha subito ritorsioni”. Per Antonello Montante oggi “rischia chi fa sul serio e ha un ruolo di coordinamento o culturale, come imprenditori, magistrati, sindacalisti, forze dell’ordine e giornalisti”.
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Il capo della polizia di New Orleans Dave Hennessey, ucciso il 15 ottobre 1891
di Salvatore Falzone
La strage di New Orleans
Giuseppe Prezzolini racconta come furono linciati alcuni immigrati siciliani
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n pogrom perpetrato da una folla imbestialita contro i “siciliani” accusati di aver fatto fuori uno sbirro invadente. Nell’anno 1891, a New Orleans: città dalla morale incerta, tutta portuale, forse anche per questo “calamita” dell’emigrazione isolana. Un eccidio che fece subito scalpore, suscitò inchieste parlamentari, ispirò romanzi polizieschi e addirittura mise in forse le relazioni diplomatiche fra Roma e Waschington. E che stuzzicò l’interesse di un osservatore di vaglia come Giuseppe Prezzolini, dagli anni Trenta professore alla Columbia University, che trovandosi nel 1958 nella città più popolosa della Louisiana si mise a frugare nelle collezioni di giornali locali e tirò fuori un vivace racconto. Una “chicca”, a metà strada fra il reportage di qualità e la ricostruzione storico-critica, adesso pubblicata da Barion col titolo di “La strage di new Orleans”: postfazione di Beppe Benvenuto, che all’intellettuale nato a Perugia (geniale protagonista della rinascita culturale dei primi del Novecento, giornalista, professore, direttore di riviste, intellettuale – lui sì – davvero scomodo) ha già dedicato un ritratto a tutto tondo per i tipi di Sellerio. A partire da quell’eccidio “il nome di mafia è rimasto collegato con quello degli italiani acquistando anzi forza e diffusione con il tempo”, scrive Prezzolini. L’episodio gli consentì di concludere che l’emigrazione è stata una tragedia, che fra popoli e razze diver-
se non ci si intende, che gli uomini non sono buoni fra di loro e che forse sono necessariamente cattivi “quando si riuniscono in gruppi e non pensano tanto a sé quanto agli interessi del gruppo…”. La miccia esplosiva fu l’omicidio del capo della polizia di New Orleans, Dave Hennessey, prima vittima americana della mafia. Hennessey aveva commesso un
ottobre 1891, mentre tornava a casa accompagnato da un amico detective di un’agenzia privata. A disputarsi il controllo del commercio della frutta nel porto erano due famiglie siciliane, i Provenzano (neanche a farlo apposta) e i Matranga. Pare che lo sbirro parteggiasse per i primi, i quali un giorno avevano farcito di pallottole i Matranga mentre tornavano dal porto in carrozza. Non solo. A Hemmessey si attribuiva il trattamento di vitto spe-
Giuseppe Prezzolini seduto al tavolo che legge il giornale (dipinto di Luciano Guarneri)
errore: s’era messo in mezzo a due fazioni di siciliani che si contendevano il “controllo” del mercato della frutta. Un tipo alto, solido, faccia da mastino, baffi neri, capelli appiccicati dalla brillantina, un ciuffo come quello dei “bravi” di manzoniana memoria. Un duro. Uno che sarebbe diventato un gangster, se non si fosse messo dalla parte della legge. E che per colpa dei siciliani lasciò la pelle la sera del 15
ciale che i Provenzano godevano in carcere. Un amico dello sbirro, tale Macheca, siciliano, socio anche lui del club chiamato “Lanterna Rossa” (velato il riferimento alle case di malaffare) mise in guardia Hennessey: fatti i fatti i tuoi, altrimenti finirai “dentro una scatola”. Lo sbirro fece spallucce respingendo con disprezzo l’immagine della bara. Di lì a poco ci sarebbe finito dentro. Quella sera,
Un’antica stampa che riproduce la strage degli italiani
umida e piovosa, una scarica di fucilate e rivoltellate lo colpì all’improvviso. Hennessey rispose al fuoco con la pistola e, anche se i sicari, che sulla faccia portavano il tradizionale fazzoletto a maschera, gli si avvicinarono e spararono ancora, riuscì a raggiungere l’amico detective, a chiedere aiuto e a sopravvivere fino all’indomani. “Sono stati loro” dirà prima di andarsene all’altro mondo. “Loro chi?”. “I dagoes”. Con questo nomignolo dispregiativo erano designati gli stranieri meridionali dalla pelle scura e dall’accento forestiero: spagnoli, portoghesi, italiani, siciliani. Scrive Prezzolini: “Finché i siciliani emigrati a New Orleans si erano contentati di sbrigare fra di loro rivalità d’onore e di commercio, la polizia di New Orleans (così detta, per modo di dire) non se n’era molto preoccupata. Ma quando la mafia fu ritenuta causa dell’uccisione del capo della polizia, Hennessey, già bravaccio e attaccabrighe privato, il risentimento popolare divenne così forte che portò ad un celebre linciaggio”. Matranga Carlo fu il primo a essere arrestato (era del resto il maggiore indiziato). Insieme a lui finirono in gatta buia altri venti italiani, tutti amici suoi, tutti – a differenza sua - pesci piccoli finiti qualche volta nella rete della giustizia. Sedici dei ventuno arrestati furono portati davanti a un tribunale. Il clima, fin da subito, non fu dei più sereni. Addirittura un amico del defunto, un irlandese di nome Duffy, scelse uno degli accusati sul quale vendicarsi e, dopo aver chiesto un colloquio, gli tirò un colpo di rivoltella e lo ferì gravemente (sottoposto a sua volta a processo, se la cavò con pochi mesi di reclusione). In ogni caso, dibattimento a parte, la sentenza era già scritta. Nel senso che tutti (l’opinione pubblica, s’intende) erano convinti che i siciliani fossero colpevoli. E tutti non vedevano l’o-
ra che i giurati li dichiarassero tali. Il processo durò dal 20 novembre 1890 fino al 13 marzo 1891. “Pare che la comunità italiana – racconta ancora Prezzolini -, o almeno quella meglio organizzata e chiamata mafia, avesse sottoscritto somme sufficienti per aver degli eccellenti avvocati e degli investigatori (poliziotti privati). Furono ascoltati 319 testimoni. Il giudice stesso esonerò Matranga. Gli altri furono tutti assolti dai giurati”. La città non perse tempo a organizzare la vendetta. Nacque un comitato di vigilanza che si dichiarò responsabile di tutto quel che sarebbe avvenuto. Vennero distribuite le armi. Non mancarono arringhe incandescenti. Parola d’ordine: ammazzare gli italiani. “La ragione dell’eccidio fu l’indignazione della cittadinanza per il verdetto del giurì”. Osserva il fondatore de La Voce: “Se si potessero discutere le azioni delle masse al lume della ragione e del diritto, ci sarebbe da osservare che il giurì era stato scelto con molta cautela, aveva agito liberamente, e che non vi era dentro, si capisce, neanche una rappresentanza della razza italiana”. L’accusa lanciata al giurì? Quella di essere stato “corrotto”. Gli italiani, cioè i siciliani, cioè la mafia, avrebbero sborsato i piccioli per compare l’assoluzione. Così una folla inferocita di 6000 persone, il 13 marzo 1891, si radunò davanti alla statua del patriota Clay in Canal Street. In venticinque penetrarono nelle carceri dove soggiornavano i reclusi. Il guardiano della prigione aprì le celle. E fu subito carneficina tra il vociare della folla esultante. A proposito di folla, chiosa Prezzolini da par suo: “Una folla è nulla, di per sé. Non credete mai che una folla abbia pensato o deciso o agito: c’è sempre qualcuno che la guida e la dirige. Qualche volta, come un cavaliere folle, prende la mano”.
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Novembre
Ornamenti S
iamo più ricchi, o forse più poveri. Abbiamo un bene in più, abbiamo comprato l’antenna Rai, abbiamo sì, perché ogni atto posto in essere dall’amministrazione comunale è come se l’abbiamo fatto noi, tutti e ciascuno, e se qualcuno non lo sa ancora, lo annuncio ufficialmente: anche tu lettore ignaro sei proprietario dell’antenna Rai hai speso cinquecento
mila euro e magari non sapevi neanche di averli ma intanto li hai spesi . In questo sta il concetto di rappresentanza, si vota, si delega, gli altri fanno le cose ed infine gli elettori giudicano. Al di là, di ogni forma di ironia c’è da dire che il caso dell’ antenna Rai ha fatto scoppiare la polemica, giusto un passo dietro alla vicenda della fontana del Tritone, ma questa è un’altra
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di Ivana Baiunco
L’antenna RAI
e l’identità cittadina
storia. Diamo un po’ di numeri 500mila euro la spesa dell’acquisto, 12 mila euro annui per la manutenzione, 12 mila metri quadri il parco annesso che dovrà essere reso fruibile ai visitatori, un fabbricato con all’interno la famosa radio di Marconi che pare volesse Bologna e noi duri a morire ce la siamo tenuta perché ne abbiamo rivendicato la proprietà, fieri del senso di appartenenza che ci pervade. Peccato che ce ne accorgiamo ad intermittenza restando in tema
di albero di natale. Cosa diventerà questo pezzo di archeologia industriale? L’albero di natale più alto del mondo con delle luci a led , così mi pare di aver letto qualche tempo addietro, i numeri del costo mi spiace, non ve li posso dare, ancora non si sanno, o meglio non sono stati divulgati spero con tutta me stessa che almeno qualcuno che abbia fatto fare un preventivo ci sia. Dunque la collina sopra Sant’Anna diventerà polo turistico internazionale, a proposito ed i finanziamenti della messa in sicurezza della stessa a che punto sono? Lo chiedo a me stessa, domanda retorica che sono certa rimarrà senza risposta, giusto perché l’annuncio del loro arrivo è stato dato più volte ma ancora dei lavori neanche l’odore. Ritorniamo alla nostra antenna che ormai ci rappresenterà, a ciascuno il suo, la nostra identità collettiva è rappresentata da un bene di archeologia industriale saremo anche noi forse, un pò vetusti? Tante domande e poche risposte. C’è anche un’altra opzione, se il progetto non dovesse andare bene l’antenna si smonta si vende e con il ricavato si appianano i debiti. L’acquisto di per sè non è una cattiva idea, se non fosse che sarebbe dovuto essere l’ultima parte di un progetto più ampio di rilancio del turismo cittadino, un progetto di città che dovrebbe essere costituito da tante altre cose che vanno dallo sviluppo
economico alla viabilità. In un dimenticato cassetto di qualche scrivania a palazzo del Carmine ci dovrebbe essere un plico intitolato :”Piano Strategico di Sviluppo” forse tra le pagine se qualcuno avesse l’ardire di leggerlo potrebbe intravedere un’idea di progetto di città, non foss ’altro che è stato stilato pagando degli esperti nel settore e poi se non fosse piaciuto si sarebbe potuto cambiare. Non si può indossare una giacca dal
t a glio sartoriale con i pantaloni della tuta . Dove sono andati a finire però , tutti quelli che in questi anni hanno scritto che sarebbe stato opportuno acquistare l’antenna, dove sono finiti i comitati in favore dell’antenna, adesso perché non scrivono un plauso all’amministrazione. Forse perché siamo in campagna elettorale e siccome questa mossa ha il sapore ed anche l’odore di manovra elettorale e siccome i più non hanno accolto bene la notizia che devono uscire dalle casse comunali 100 mila euro all’anno per cinque anni, allora si fa un passo indietro e per non essere impopolari a ridosso delle elezioni, meglio tacere che sbagliare e appoggiare una scelta impopolare. Il coraggio delle idee. Le cose vanno dette per quelle che sono, le mistificazioni non servono, nascondersi dietro nugoli di parole altisonanti non fanno più presa su nessuno, i cittadini vogliono fatti concreti e tangibili anche cose semplici le buche delle strade asfaltate e le ville piene di giochi per i bimbi e di fiori, meno traffico e la città pulita. Siamo un pò più ricchi, ma forse anche un pò più poveri.
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Gela & dintorni di Franco Infurna
LA POLEMICA. Classificazione e organici da ex ASI a IRSAP
Gela retrocessa Svaniti cinquanta posti di lavoro L
a legge n.8 del 2012 della regione siciliana, con cui sono stati cancellati i consorzi Asi per dar vita all’Irsap, l’istituto per lo sviluppo delle attività produttive, rischia di riaccendere e far divampare la guerra di campanile tra Gela e Caltanissetta. Il pomo della discordia, questa vol-
ta, è la definizione degli assetti organizzativi delle sedi Irsap delle due città, entrambe inserite nell’elenco degli undici uffici periferici previsti dall’articolo 13 della stessa legge istitutiva. Caltanissetta ha ottenuto un doppio riconoscimento: è diventata sede operativa regionale Irsap, con una pianta organica di 58 persone, e la sua zona industriale è stata riconosciuta come ufficio di tipo B con un organico di 15 dipendenti. Insomma, il capoluogo nisseno potrà disporre di una pianta organica globale Irsap di 73 persone. Gela, pur essendo sede di uno degli stabilimenti petrolchimici più grandi d’Europa, anziché essere collocata in fascia C, cioè la prima, con Siracusa, Ragusa, Catania e Palermo, è stata classificata nella fascia A, cioè la minima, passando da 60 a 10 dipendenti, con una perdita secca di 50 unità. “Questo taglio netto, superiore all’80% del personale - dicono i sindacati – riduce pesantemente l’occupazione e impedisce all’ufficio di Gela di potere effettuare adeguati volumi di programmazione di opere e servizi in favore delle imprese esistenti e di nuovi insediamenti industriali”. La vicenda è finita all’ordine del giorno del Il commissario straordinario IRSAP, Alfonso Cicero
consiglio comunale che sente la città “mortificata e defraudata di un diritto fondamentale e indispensabile” per il suo sviluppo economico. Pesanti le accuse rivolte al commissario straordinario dell’Irsap, Alfonso Cicero, e ai suoi “ispiratori politici – come li definisce il consigliere dell’Udc gelese, Guido Siragusa - che operano in Confindustria siciliana”. Il riferimento chiaro è al presidente Antonello Montante. “Dobbiamo stabilire – ha aggiunto provocatoriamente, Siragusa, durante il dibattito consiliare - se qui si deve poter fare politica industriale o se si deve fare politica confindustriale”. In un ordine del giorno proposto
La città del Golfo classificata nella fascia A. Il consiglio comunale chiede la rideterminazione dai consiglieri comunali, Lo Nigro, Di Stefano, Fava, Gallo, Giudice, Gulizzi, Napolitano, Siragusa e Cafà, inviato al governatore Crocetta, all’assessore regionale alle attività produttive, Vancheri, ai sindacati e per conoscenza al presidente dell’Irsap, Cicero, si illustrano le osser-
Guido Siragusa (UDC)
vazioni e le proposte del consiglio comunale gelese per un più corretto inquadramento dell’area industriale di Gela e una adeguata pianta organica. “Non risultano adeguati e coerenti – si legge nel documento - i criteri adottati per l’individuazione delle tre categorie degli uffici periferici” così come “non risultano coerenti i dati comunicati dai singoli uffici periferici riguardanti: il numero di aziende insediate; i ricavi; l’estensione dell’area in cui ricade la zona industriale”. E’ impensabile, infatti, che Caltanissetta risulti una città più industriale di Gela, grazie a dati palesemente parziali che non tengono conto dell’area su cui ricade il petrolchimico dell’Eni, quella dell’ex ditta Cipolla, quella della Smim Impianti, l’area dell’ex Agip mineraria, e l’attuale settore operativo dell’Agip a Ponte Olivo. Con questa verifica si passa infatti dai 129 ettari conteggiati ufficialmente dall’Irsap ai reali 532 ettari occupati. Sul numero delle ditte, poi, chi ha fornito i dati all’Irsap non ha tenu-
E’ impensabile che Caltanissetta risulti una città più industriale di Gela to conto stranamente delle decine di imprese edili, metal meccaniche e dei servizi, che hanno il cantiere all’interno del petrolchimico Eni. Quanto alla produzione industriale in euro, Gela, con i soli prodotti della raffinazione (benzine, gasoli e pet-coke) raggiunge i 360 milioni di euro, pari all’80% della produzione dell’intera provincia che si aggira sui 450 milioni di euro (dati della Camera di Commercio). Invece qualcuno ha fatto scrivere che Gela produce solo 280 mila euro di ricchezza. “Infine – scrive il consiglio comunale - non si tiene in nessun conto le esigenze derivanti dal fatto che Gela è stata individuata come area ad elevato rischio di crisi ambientale” e che “con decreto del Presidente della Repubblica del 17 gennaio 1995, è stato approvato il piano di risanamento ambientale”. Per tutto questo viene chiesta “la rideterminazione della classificazione dell’ufficio periferico di Gela da A a C”, con almeno 19 dipendenti e maggiore autonomia in materia di programmazione industriale.
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SCUOLA E LAVORO. Tinte fosche inerenti al personale docente ed ai servizi
Pianeta istruzione:
organici precari
di Liliana Blanco
R
adiografia dell’istituzione scolastica all’inizio dell’scolastico. Un quadro desolante che mette a fuoco una situazione carente ed un cumulo di problemi che riguarda il personale docente ed i servizi destinati ai ragazzi che dovrebbero usufruire di servizi essenziali per ottenere il diritto allo studio. I docenti gelesi individuati per le immissioni in ruolo sono stati appena 6 su un totale di 30 posti disponibili per tutti gli ordini di scuola nella provincia di Caltanissetta, mentre per il personale Ata, 5 collaboratori scolastici sono stati assunti a tempo indeterminato su un totale di 15 posti vacanti e disponibili. Questa disponibilità è derivata in parte dal numero di pensionamenti: 27 docenti (su 71 complessivi della provincia di Caltanissetta) e 5 Ata (su 22 complessivi della provincia di Caltanissetta). Il contingente di assunzioni non ha coperto tutti i posti vacanti infatti ha interessato meno della metà del totale: il 45% del personale docente della scuola infanzia e primaria e il 35% per la scuola secondaria di primo e secondo grado. La copertura del personale Ata ha riguardato solo il profilo di collaboratore scolastico coprendo il 60% dei posti disponibili e lascia ancora vacanti un numero di posti pari al 40%. Sono ancora sospese le immissioni in ruolo degli assistenti amministrativi e tecnici a causa del decreto della speding review che prevede il passaggio d’ufficio e quindi obbligatorio dei docenti inidonei, degli ITP C555 e C999 nei ruoli degli assistenti amministrativi e tecnici non tenendo conto né della volontà dei singoli, né delle professionalità acquisite, né dei loro titoli professionali e delle loro condizioni di salute. Nei giorni 1317-18-19 settembre l’Ufficio Scolastico provinciale di Caltanissetta ha effettuato le nomine per gli incarichi annuali per l’a.s. 2013/2014;quest’anno nelle scuole di Gela ci sono stati
110 docenti incaricati su 256 totali nella provincia di Caltanissetta, 32 in meno rispetto allo scorso anno scolastico che ne ha dati 288. Per quanto riguarda il personale Ata ed in particolare i collaboratori scolastici il calo è stato notevole, infatti ai 27 incarichi annuali dello scorso anno scolastico
ne contiamo solamente 2 con una diminuzione di 25 posti, mentre per gli assistenti amministrativi e tecnici il numero degli incarichi è rimasto invariato. “Quest’anno scolastico si è aperto con alcuni problemi già presenti negli scorsi anni e non risolti - dicono il Segretario generale Cisl Scuola Rosanna Laplaca e il Segretario territoriale AG-CL-EN Cisl Emanuele Caci - come quello delle “classi pollaio” in particolare in alcune prime classi delle scuole superiori dove si contano un numero di alunni superiore a 35.A questo problema se ne deve aggiungere un altro: i docenti curriculari non sono supportati da un adeguato numero di docenti di sostegno, che risulta inferiore rispetto alle reali necessità scolastiche. Infatti molti genitori degli alunni portatori di handicap hanno dovuto ricorrere alle vie legali per avere riconosciuto il diritto ad avere assegnato al pro-
prio figlio il docente di sostegno. Il risultato di questa situazione è una gestione difficoltosa delle lezioni tale da mettere a rischio il regolare svolgimento delle attività didattiche. L’inizio dell’ anno scolastico è stato caratterizzato anche da alcuni disagi logistici in particolare a causa della
Gestione difficile delle lezioni, tale da mettere a rischio il regolare svolgimento della didattica carenza di aule, un esempio lampante è dato dai lavori di ristrutturazione dell’Istituto “Dante Alighieri” di Gela e di un plesso dell’istituto “S. Quasimodo” di Gela i cui lavori comporteranno negli istituti coinvolti il ricorso ai doppi turni. Ancora oggi non si hanno certezze sulle risorse dispo-
CHILDREN New Collection Fall/Winter 2013-14
cettina bivona Caltanissetta
nibili per il servizio di mensa scolastica, per l’accudienza ai disabili e il trasporto degli alunni. La Cisl Scuola ritiene fondamentale mettere assieme tutti i soggetti presenti nel mondo della scuola (Provincia Regionale di Caltanissetta, Comune di Gela, OO.SS., associazioni dei genitori degli alunni, Dirigenti Scolastici, cooperative sociali ecc) per affrontare tali problematiche responsabilmente perché vuole essere protagonista partecipe nelle scelte locali che riguardano un bene comune quale è la Scuola pubblica . Chiediamo all’Amministrazione comunale l’attivazione di un tavolo permanente sulle problematiche inerenti il mondo della scuola. Si apra una stagione di confronto in e la Cisl scuola è pronta”. Il segretario generale della CGIL, Ignazio Giudice ha posto il problema dell’imminente scadenza del servizio trasporto disabili e proprio la scorsa settimana la stessa sigla sindacale ha ottenuto un incontro con l’istituzione locale alla presenza dei dirigenti dei settori interessati, servizi sociali e bilancio e finanze. “Oggi la CGILesprime soddisfazione per la continuità’ del servizio – dice Giudice - utile a tanti cittadini disabili e nel contempo agli 11 lavoratori impegnati nell’espletamento del servizio trasporto. La CGIL invita l’amministrazione comunale a impegnare il bilancio comunale avendo come priorità il settore dei servizi alla persone ed alle fasce deboli della popolazione quindi dall’assistenza agli anziani e inabili, al rilancio della casa di riposo Aldisio, al trasporto e ai 105 lavoratori ex RMI. Altro settore da incentivare la pubblica istruzione dal quale dipende un servizio utile come la refezione scolastica che dovrebbe essere garantita ai bambini senza alcuna interruzione. Questo l’auspicio della Camera del lavoro CGIL di Gela che continuerà a vigilare sui servizi pubblici al fine di mantenerli e migliorarli”.
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Agro-fotovoltaico da 250 milioni: lavori sospesi. Il progetto a forte rischio revoca
C
inque mesi dopo la posa della prima pietra, a Gela, si è bloccato e rischia la revoca, per mancanza di liquidità finanziaria, il progetto di costruzione del più grande impianto agro-fotovoltaico d’Europa, da 250 milioni di euro, per la produzione di primaticci in serra e di energia elettrica della potenza complessiva di 120 megawatt. L’iniziativa, promossa dalla cooperativa Agroverde e dalla Radiomarelli Spa si sarebbe arenata per il ritiro di un investitore statunitense. L’annunciata sostituzione con un finanziatore cinese non ha avuto riscontro. Così l’impresa costruttrice ha fermato il cantiere e preavvisato di licenziamento 80 dipendenti. Il presidente della commissione municipale per lo sviluppo economico, Terenziano Di
Stefano, ha scritto al presidente del consiglio comunale, Giuseppe Fava, chiedendo la convocazione urgente di una conferenza di servizi alla quale partecipino le aziende interessate, il prefetto di Caltanissetta e il presidente della Regione, Rosario Crocetta, che il 28 giugno scorso pose la prima pietra a un’opera di cui è stato fermo sostenitore. Ci sono da pagare i lavori edili di sbancamento, di urbanizzazione primaria e infrastrutturale dell’impianto agro-industriale e gli espropri dell’area interessata che si estende per 230 ettari nelle contrade S’Antonio, Cappellaio e Bruca, a circa 7 km a nordest della città. F.I.
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Viale della Regione Fatti in Redazione
Immigrazione e scafisti
L’analisi del
procuratore
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Di Natale
in da subito ha voluto sfatare un luogo comune: non è vero che chi soccorre gli extracomunitari in difficoltà in mare viene incriminato. Ci tiene a metterlo bene in chiaro il procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale, magistrato nisseno da cinque anni alla guida dell’ufficio requirente della città dei templi dopo un passato sia da giudice e poi da procuratore aggiunto a Caltanissetta. Con lui abbiamo voluto parlare di alcuni aspetti riguardanti l’argomento immigrazione. CODICE DI NAVIGAZIONE E LEGGE BOSSI FINI. Sull’aspetto del soccorso in mare ai migranti il procuratore Renato Di Natale ha subito messo le cose in chiaro, affermando: “Chiariamo subito che l’art. 12 comma 2 della legge
di Vincenzo Pane
sull’immigrazione, per capirci la cosiddetta Bossi-Fini, prevede che non costituiscono reato le attività di soccorso umanitario nei confronti di stranieri in caso di bisogno. A questo si aggiunge il codice di navigazione, secondo il quale viene commesso un reato se non si soccorrono le persone in stato di bisogno. Io vi posso dire che la Procura di Agrigento non ha mai incriminato pescatori o marinai che hanno soccorso persone in stato di bisogno; ho fatto una ricerca statistica e la casistica di questi episodi è uguale a zero”. Il magistrato nisseno ha ovviamente precisato che ci sono delle eccezioni per questo aspetto, ma che si verificano in circostanze particolari: “L’eccezione riguarda quei casi in cui gli scafisti siano già d’accordo con alcuni pescatori locali ed allora si incontrano in un tratto di mare già concordato e trasbordano i migranti sulle imbarcazioni locali simulando un soccorso. In questo caso si parla di favoreggiamento dell’immi-
subito individuate, nessuno ha infatti cercato di fuggire o rendersi irreperibile, che si sia trattato un fatto occasionale e quindi non c’erano persone che
erano già state espulse dall’Italia ed in terzo luogo il fatto che queste persone sfuggivano da paesi in cui ci sono delle condizioni di vita, politiche ed economiche difficilissime. Su questa vicenda io ho avuto un attacco fortissimo dal giornale Libero, che mi ha accusato di non applicare la norma. Assolutamente no, noi non è che abbiamo fatto finta
è difficilissimo anche per coloro che riescono a trovare lavoro. Se quando è stata approvata questa norma si era pensato che la multa potesse essere un deterrente per bloccare i flussi migratori è sotto gli occhi di tutti che ciò non ha funzionato. Noi siamo ovviamente sottoposti alle decisioni del legislatore, se vogliono lasciare la legge che lo facciano, ma è chiaro che il problema non viene risolto. Certo è diverso il caso in cui un migrante viene espulso e poi tenta più volte di tornare in Italia”. “IL NOSTRO SCOPO E’ INDIVIDUARE E COLPIRE GLI SCAFISTI”. Abbiamo chiesto al procuratore Di Natale se vi siano delle possibilità di risolvere il problema tramite la collaborazione tra le forze dell’ordine e la magistratura italiana e dei paesi africani. “Purtroppo no - ha spiegato il dott. Di Natale - anche perché in quei paesi ci sono situazioni interne particolarmente proibitive. Ricordo ad esempio quando il governo Ber-
grazione clandestina”. La normativa vigente come affronta il tema immigrazione? “La mia valutazione - ha risposto il dott. Di Natale - posso farla alla luce di quelli che sono gli atteggiamento processuali della Procura di Agrigento. Il reato di immigrazione clandestina viene sanzionato con una multa che va da 5 a 10 mila euro ed è di competenza del Giudice di Pace, che può anche dichiarare l’improcedibilità se un fatto viene dichiarato di lieve entità. Nel caso dei sopravvissuti alla recente tragedia abbiamo chiesto al Giudice di Pace l’archiviazione del fascicolo visto che a nostro giudizio sussistevano delle condizioni particolari. Intanto il fatto che queste persone siano state
di nulla, abbiamo chiesto l’archiviazione del reato come previsto dalla legge vista la sussistenza di quelle condizioni speciali di cui vi ho detto”. Il reato di immigrazione clandestina risolve il problema? “Continuando sulla vicenda di Lampedusa - ha proseguito il magistrato nisseno - devo dire che il Giudice di pace di Agrigento ha fatto una valutazione diversa ed ha disposto l’imputazione coatta per questi migranti ed abbiamo dovuto quindi iscrivere un fascicolo a carico di più di duecento persone, e non è stato un lavoro facile. Devo inoltre dire che, nei casi in cui si arriva alla condanna per il reato di immigrazione clandestina, la sanzione non viene praticamente mai pagata. Infatti chi di queste persone può permettersi di sborsare cifre tra i cinquemila ed i diecimila euro;
lusconi concesse in comodato alla Libia alcune motovedette, su cui era presente personale libico e delle forze dell’ordine italiane, per pattugliare il mare e venne aperto il fuoco su alcuni migranti, quindi ecco il perché delle mie perplessità su questo punto. Appena un soggetto entra in Italia è indagabile e lo scopo è quello di colpire gli scafisti ed i componenti di queste organizzazioni di cui fanno parte gli stessi scafisti e che sfruttano la disperazione di chi fugge dalla guerra, dalla fame e da tutte le avversità. Noi inoltre riteniamo che ci siano dei punti di collegamento di queste organizzazioni criminali con l’Italia. Qualche settimana, ad esempio, un natante è entrato tranquillamente a Lampedusa senza che nessuno se ne sia accorto. Capita che diversi migranti o
Dobbiamo colpire queste organizzazioni che sfruttano la disperazione umana
gli stessi scafisti siano in possesso di cellulari da cui chiamano la Sicilia ed a volte anche parenti dei migranti al nord Italia per chiedere loro di chiamare le forze dell’ordine o la guarda costiera per aiutarli a raggiungere la terraferma, ma non appena arrivano i cellulari sono spariti. Probabilmente li gettano in mare per evitare che dai controlli sui tabulati si risalga ai loro contatti”. PROBLEMI ED IMPREVISTI. Magistrati e forze dell’ordine cercano di indagare per identificare chi guida i barconi e che compie eventuali atti di violenza sui migranti, ma le difficoltà sono parecchie. “Innanzitutto anche gli stessi migranti sono indagati di un reato connesso, visto quello che prevede la norma - ha precisato il procuratore - e quindi vengono ascoltati alla presenza di un difensore e possono pure avvalersi della facoltà di non rispondere. Nell’ultimo caso abbiamo ascoltato il presunto scafista con l’unico difensore che era presente a Lampedusa e poi siamo stati costretti ad attendere l’arrivo di una giovane avvocatessa di Agrigento per ascoltare i migranti in quanto il difensore di Lampedusa non poteva assistere anche i migranti per incompatibilità visto che la posizione processuale di questi ultimi contrastava con quella dello scafista. Capita spesso che alcuni di loro forniscano anche delle generalità non vere e noi lo scopriamo dopo molto tempo: capita infatti che dopo essere arrivati in Sicilia alcuni di loro si spostino in altre zone d’Italia e quando ci viene segnalato che la persona “A” è in realtà “B” dobbiamo aprire un fascicolo per false dichiarazioni sulle proprie generalità. Queste persone, inoltre, vengono assistite con il gratuito patrocinio (che prevede che il difensore venga pagato dallo Stato se l’indagato/imputato non ha possibilità di far fronte alle spese legali, n.d.r.); se poi un immigrato si trova fuori dalla sede in cui si svolge il processo e vuole assistere alle udienze perché è suo diritto lo Stato deve farsi carico degli spostamenti”. Dinanzi a queste vicende un uomo di stato come lei ha un approccio diverso sul piano umano rispetto ad altri fatti? “Chi svolge questo lavoro o attività simili da tanti anni ne ha viste di tutti i colori. Io, nei miei 39 anni di carriera, ho vissuto sensazioni che ti procurano grande tristezza, omicidi maturati in determinati contesti, violenze, non posso nemmeno dimenticare le stragi di mafia. Queste tragedie legate all’immigrazione sono un esempio perché non è certo piacevole sentire che sono morte donne incinte o che ci siano stati padri che hanno visto morire i figli”.
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Fatti & territorio
L’umanità è da sempre migrante
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luoghi comuni sugli immigrati presenti in città ci impediscono di conoscere alcune verità importanti per una convivenza più serena, ma anche per metterci in guardia quando necessario. Sono molto diverse tra loro le immigrazioni in città. Rifugiati, profughi, clandestini, comunità di seconda generazione, immigrazione commerciale. Il segreto del successo degli empori
orientali, è dovuto ad esempio agli aiuti dalla madrepatria alle famiglie che vengono ad aprire le attività. Sono famiglie che dalle campagne emigrano nelle città industrializzate della Cina e da lì vengono incentivate a emigrazioni commerciali. Sui profughi di Pian del Lago in tanti ancora credono che ricevano una diaria, frutto di disinformazione. Crescono i numeri dei migranti,
ma non i servizi (e i posti di lavoro). Guardare in faccia l’immigrazione per favorire l’integrazione, cogliere gli elementi di sviluppo. Ma non serve buonismo, indaghiamo, là dove potrebbero esserci, i fenomeni criminali. Violenza sulle donne, che talvolta non sanno di essere vittime, nonostante ne portino i segni sul corpo, spaccio, prostituzione. I segnali di un salto di qualità.
Tanti stereotipi e alcune verità su profughi, clandestini, nigeriani e immigrati cinesi di Alberto Sardo
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ualche settimana fa a Caltanissetta sono arrivati gli osservatori-ricercatori dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, principale agenzia intergovernativa in ambito europeo. Hanno intervistato diversi soggetti istituzionali e sociali che operano nel vasto ed eterogeneo mondo dell’immigrazione. Dal Comune agli operatori del CARA, alle associazioni come l’Anfe o Padre Alessandro del centro Madre Speranza. Una giornata, il team di ricerca, l’ha dedicata agli organi di informazione, per capire, intervistando alcuni giornalisti, come il tema immigrazione finisca sulle cronache di giornali, tv e radio. In particolare c’è la Carta di Roma, dal 2007 adottata dal Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, Fnsi e dai Consigli locali dell’Ordine, con cui i sottoscrittori si impegnano a promuovere una comunicazione scevra da pregiudizi, che rispetti il diritto della persona alla dignità umana che, tradotto per i migranti, significa innanzitutto evitare generalizzazioni e allarmismi. In tal senso la situazione a Caltanissetta non è dissimile dal resto d’Italia. A volte si registrano eccessi, ma tutto sommato siamo più corretti dei grandi media, che utilizzano l’allarme immigrazione a corrente alternata in base alle esigenze politiche o di share. Non di rado, comunque, si assiste ad allarmismi ingiustificati, ovvero alle equazioni sempre più in voga. Migrante pericoloso, nigeriani e prostituzione, i cinesi rubano il lavoro, immigrati commettono reati. A tal punto che lo “sportello immigrati” di via Re d’Italia ha redatto e divulgato un vademecum anti-generalizzazioni, un “libro bianco” sugli immigrati a Caltanissetta. Per quanto riguarda i reati commessi, con l’eccezione di circoscritte sacche criminali di extracomunitari peraltro ben identificate, una minima parte viene commesso da stranieri, stando ai dati della Questura. Eppure, quando un fatto di cronaca riguarda l’immigrato, si sprecano i titoli cubitali. Comunque l’integrazione tra culture diverse, non avviene soltanto nei (o attraverso) giornali. E’ il frutto di azioni inter-
connesse e di regole che riconoscano il ruolo di attore protagonista al privato sociale, responsabilizzando il pubblico, Comune, Regione, Stato, quali garanti costituzionali dei diritti dell’uomo. Per quanto riguarda profughi e richiedenti asilo, la loro presenza a Caltanissetta è correlata all’attività del CARA di Pian del Lago, centro di accoglienza richiedenti asilo. Si tratta in parte di eritrei, libici, tunisini, cittadini dell’Africa
Umanitaria, commerciale, di transito o stanziale Ecco tutte le
“immigrazioni” nissene sub-sahariana, nigeriani, in fuga da regimi oppressivi o vessati per motivi religiosi. Un universo variegato perchè si va dalla comunità presa di mira per motivi religiosi, all’attivista, al guerrigliero. Nella stessa struttura convivono afgani, pakistani ed anche iracheni che provengono da paesi perennemente in guerra e sempre più divisi politicamente. Alcuni hanno militato nei Talebani o contro i Talebani. Poi si aggiungono maliani, egiziani, nigerini etc. Culture molto diverse che coesistono quasi sempre pacificamente, salvo alcuni episodi all’interno del Cara, come le recenti risse tra etnie diverse. Contrasti fisiologici, se si pensa che i posti in accoglienza sono 360, più 96 riservati a richiedenti asilo, liberi di entrare e uscire dal Centro, ma impossibilitati a svolgere un lavoro. Non prendono soldi o diaria giornaliera, ricevono il vitto e qualche sigaretta, stop. Poi ci sono 96 posti nel CIE, il centro iden-
tificazione ed espulsione, la parte blindata e “militarizzata”, poiché da quell’area i migranti non possono uscire e tentano quotidianamente la fuga quando devono essere rim-
I ricercatori dell’OIM in città per verificare come viene trattato l’argomento immigrazione patriati. Nel CARA la proporzione, al momento, vede per 100 africani, 260 afgani e pachistani. Ma i richiedenti asilo e i migranti che presentano la domanda alla commissione
per il riconoscimento dello Status, sono molti di più di quanti non ne possa accogliere il centro di Pian del Lago. Ecco perchè alcune centinaia di migranti hanno occupato alcune strutture sportive attigue al Palacannizzaro e all’ex pista di pattinaggio. Recentemente si sono riaperte le porte del Centro Madre Speranza e di altre strutture, ma è una goccia nel mare. Uno dei principali problemi che nei mesi scorsi ha generato tensioni e incomprensioni tra etnie diverse, sono stati i tempi “biblici” con cui la commissione per lo Status (che si riuniva solo a Siracusa, sic!), vagliava le domande. Adesso, da metà settembre, la Prefettura di Caltanissetta ha fatto in modo di ripristinare l’operatività della sub commissione di Caltanissetta che si riunisce due volte a settimana e velocizza le domande. Purtroppo, ora manca un interprete per gli afgani e i pachistani, che si vedono scavalcati dagli africani (che
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PROSTITUZIONE
e violenza sulle donne
C’è un filo con la Madrepatria
Una nigeriana picchiata selvaggiamente, ritira la denuncia “per avere la coscienza a posto”. Il mondo al contrario delle vittime inconsapevoli
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Molti sono di passaggio. Vogliono il permesso di soggiorno per recarsi altrove parlano meglio inglese) nelle procedure burocratiche senza comprenderne la ratio. La maggior parte degli immigrati “transitano” solamente dal capoluogo e attendono il permesso di soggiorno per recarsi altrove in Italia. C’è anche un’immigrazione svincolata dal centro di Pian del
Lago. Negli ultimi anni è cresciuta la presenza dei cinesi, che a Caltanissetta è quasi esclusivamente di tipo commerciale. Anche per i cinesi, una valanga di luoghi comuni. Sebbene sia corretto chiedere uguali controlli anche presso gli empori orientali, va detto che il successo economico delle attività cinesi ha ragioni molteplici che non sono soltanto i minori costi di produzione. I cinesi che aprono i negozi in Italia e quindi anche a Caltanissetta, non conoscono la schiavitù, è un pregiudizio. Conoscono invece lo sfruttamento. La differenza è sostanziale perchè la cultura cinese pone il lavoro a oltranza quale strumento di mobilità sociale. Più lavori, più meriti, più sali nella scala sociale (discorso a parte i cinesi sfruttati
Sopra uno dei tanti sit-in di protesta inscenati dai migranti dinanzi alla struttura di Pian del Lago. Accanto il dormitorio improvvisato al polivalente “M. Cannavò”
nelle fabbriche americane, quelli si schiavizzati). La Cina, inoltre, incentiva gruppi di emigranti ad andare a impiantare attività economiche in Europa, in Italia e quindi anche a Caltanissetta. I commercianti degli empori cinesi, vengono aiutati dalla madre patria, che riceve le rimesse. Si tratta di famiglie che dalle zone rurali emigrano nelle metropoli cinesi e da lì vengono incentivati a emigrazioni commerciali in Europa.
uò una donna vittima di una bestiale violenza che l’ha condotta in ospedale con ferite e lesioni gravissime, alcune delle quali la segneranno a vita, ritirare la denuncia presentata nei confronti dell’uomo che l’ha ridotta così? E se si, perchè? E’ quanto accaduto a una donna nigeriana finita all’ospedale Sant’Elia con ferite al viso e al corpo provocate da frustate, ricevute con i fili dell’antenna, e alcune costole rotte a furia di pedate e colpi di bastone. L’uomo che l’ha picchiata, per diversi giorni consecutivi, è poi fuggito a Palermo per cambiare aria, mentre la convivente è rimasta segregata in casa per giorni in quelle condizioni, fin quando è riuscita a fuggire e chiamare aiuto. Grazie alla sua denuncia, i Carabinieri hanno avviato le indagini e rintracciato il nigeriano classe ‘85, mentre da Palermo tornava in città per prendere un po’ di vestiti e andarsene di nuovo, almeno fin quando non si sarebbero calmate le acque. E infatti, dopo alcuni giorni di ricovero, con ancora le ferite vive, la donna vittima di tanta violenza ha deciso di ritirare la denuncia “per avere la coscienza a posto”, la motivazione. Le lesioni e la violenza erano tali che il reato contestato al 28enne nigeriano è stato “aggravato”, motivo per cui la Procura persegue d’ufficio indipendentemente dal ritiro della querela, lasciandolo per il momento in carcere. Il problema delle violenze e dei maltrattamenti nei confronti delle donne, certamente non conosce razze ed etnie, ma ogni situazione ha le sue peculiarità e nel caso d e l l e donne nigeriane e più in generale dell’Africa centrale, non è un fenomeno nuovo e non riguarda soltanto Caltanissetta. Vincoli e giuramenti di fedeltà, legami con la madre patria, il filo inestricabile che le unisce alle cosiddette “maman” (alle quali viene conferita l’autorità sul futuro della propria “protetta” e dell’ intera famiglia), riti voodoo, condizionamenti e sfruttamento sono all’ordine del giorno. Un fenomeno collegato a diverse attività, tra cui la prostituzione, sono le “comunità” nate in Nigeria in ambito universitario con lo scopo di appianare le profonde ingiustizie sociali, e che hanno finito con il diventare una specie di clan, con riti di iniziazione a volte violenti anche per le donne. E’ possibile che a Caltanissetta esista un’aggregazione, un’organizzazione, probabilmente rudimentale, che controlla alcune
attività legali e illegali, tra cui la prostituzione? Dalla gestione dei parcheggi abusivi alla questua davanti i negozi, dalla prostituzione allo spaccio, si registra un salto di qualità negli ultimi mesi. Ovviamente questo non basta a dire che siamo in presenza di una organiz-
C’è un salto di qualità nella gestione di attività legali e illegali di alcune comunità di extracomunitari zazione criminale. In tal caso bisognerebbe sapere se vige l’obbligo di versare parte degli incassi e, se si, in quale proporzione. Servirebbe inoltre capire se tali attività, sia legali che illegali, siano spontanee o controllate, se c’è libertà di iniziativa. Si tratta di interrogativi
già al vaglio degli organi competenti. Sul fronte del controllo del territorio e della sicurezza pubblica, le indagini sono intense come dimostrano i recenti arresti di pusher e l’intensificazione dei controlli anti-prostituzione. Nonostante ciò, tra le attività emergenti c’è lo spaccio, soprattutto di marijuana. Negli ultimi mesi, gli arresti sono aumentati e le modalità con cui operano i presunti pusher, sono sempre identiche. Altro fenomeno in crescita è la prostituzione. Alla tradizionale presenza di prostitute in via Rochester e Pian de Lago, nella mappa si aggiungono via Colajanni, la stazione dei bus extraurbani e alcune zone del centro storico, della Provvidenza. Nella prostituzione si innescano i vincoli di tipo familista e l’omertà tipica e torniamo così al punto di partenza: la violenza sulle donne. La donna che “lavora”, deve fedeltà assoluta e fa il voto del silenzio, anche qualora fosse vittima di violenza. Se disobbedisce
viene tacciata di essere una traditrice e se c’è un rito voodoo fatto in patria sulla sua persona, questo coinvolge i suoi più stretti familiari che rischiano la morte, la pazzia o conseguenze nefaste e così la vittima sarà disposta a subire qualsiasi abuso senza fiatare. A volte non riconoscendo la propria condizione di vittima. Se per caso un prostituta viene sottoposta a violenze da un connazionale, è inutile illudersi che presenterà denuncia alle forze dell’ordine. Il legame con la madre patria glielo impedisce e dall’Africa, così lontana, arrivano a volte pressioni capaci di condizionare la decisione. Per intervenire e fronteggiare tali violenze, quindi, la strada è molto più tortuosa e in salita e presuppone innanzitutto un rapporto di fiducia con chi offre aiuto. Nelle città del nord Italia, a Roma, a Napoli, le “confraternite” nigeriane sono ormai dei clan in grado di dare lavoro, fare investimenti, dare una casa o un posto dove dormire a chi ne ha bisogno, e controllano schiere di prostitute che diventano affiliate. Negli ultimi anni alcune operazioni delle squadre mobili si sono susseguite in Lombardia, a Brescia, Caserta, Torino, dove sono state scoperte le confraternite. Nate per il mutuo soccorso tra studenti nigeriani e trasformatesi in clan mafiosi e chi vuole entrarci, si sottopone a riti di iniziazione violenti. Per le donne si tratta di violenze sessuali anche per dieci giorni di seguito. Quando arrivano in Italia connazionali dalla madre patria, che magari non hanno il permesso di soggiorno, questi sono gli individui prediletti dalle “confraternite” per gli incarichi peggiori, come prostituzione e spaccio di droga. Se vengono arrestati, infatti, dovranno scontrare la pena detentiva e poi saranno rimpatriati, dopo un periodo nel Cie e non potranno essere pericolosi per le organizzazioni criminali, ad esempio come testimoni di giustizia. Un vantaggio, quello di utilizzare clandestini per il “lavoro sporco”, che viene sfruttato anche dalle mafie nostrane che non vogliono occuparsi di attività redditizie ma troppo rischiose. Ma questa non è una novità. Così è accaduto a Roma, a Milano, Caserta, Napoli, Torino, dove interi quartieri sono stati “appaltati” dalle mafie “nostrane”, a quelle straniere, per gestire affari comuni. Il problema è capire cosa sta accadendo in territorio nisseno. A.S.
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I Fatti di
Etico
Immigrazione fra
disinformazione e falsità L
a discussione sull’«immigrazione» spesso fa rima con «disinformazione». E’ un dovere delle istituzioni informare i cittadini su tale enorme e delicato fenomeno soprattutto nei posti di maggiore afflusso di extracomunitari e laddove sono ubicati i centri di prima accoglienza, come Caltanissetta. Si parla tanto di integrazione ma questa bella parola si addice poco ai nostri ospiti, perché nella gran parte dei casi si tratta di ospiti momentanei cioè di migranti che non hanno alcuna intenzione di rimanere qui ma che vi sostano in attesa di un riconoscimento o un visto. Purtroppo il numero di presenze va ben oltre quello previsto e i fenomeni ai quali assistiamo non sono di semplice transito ma di invasione vera e propria con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Prendo spunto del caso per evidenziare piuttosto alcune plateali bugie che ci permettono di avere una visione più realistica e meno condizionata dalla nostra comunque pregevole e comune sensibilità: Siamo tacciati, noi italiani, di essere razzisti ma nessuno sa che nel secondo trimestre 2013 la Germania ha respinto il 61% delle 15.455 richieste concedendo 10.350 asili e bloccandone 5.105. La Francia ha respinto addirittura l’81% delle 14.955 richieste. La Svezia, paese simbolo dell’accoglienza, ne ha negato il 51% su 11.610. L’Italia ha invece concluso 6.820 istruttorie accogliendone 3.685 con una percentuale positiva
Purtroppo il numero di presenze va oltre quello previsto: non semplice transito ma vera e propria invasione
del 54%, superiore anche a quella della tanto lodata Svezia. La tanto vituperata legge Bossi-Fini è nulla rispetto a quella danese che nega il diritto al matrimonio agli immigrati se entrambi non hanno compiuto i 24 anni e in nove anni ha fatto diminuire di due terzi gli arrivi. Ma altri paesi si stanno allineando a Copenaghen. In Olanda l’inasprimento dei test linguistici rende difficilissimo l’accoglimento. Il decreto
regolari. In Francia il ministro degli interni Manuel Valls chiede deroghe al diritto di ricongiungimento. Un altro esempio: il nostro paese conta il 7% cento d’immigrati e i matrimoni misti nel 2011 sono stati 26.617, pari a circa il 13 per cento del totale. Dunque la disponibilità a formare una famiglia con un marito o una moglie proveniente dall’estero è simile alla propensione a sposarsi fra connazionali.
clandestinità finiscono i viaggi della speranza. L’impressione se non la certezza è che la gente continuerà a fuggire comunque dalla dittatura eritrea, dall’inferno somalo e dalla guerra in Siria. Non è possibile limitare i rischi di morte prelevando sul posto i disperati in fuga. L’Eritrea governata da Isaias Afwerki, dittatore di formazione marxista ispiratore di un regime in stile polpotiano, ha rotto i ponti con l’Occidente, Italia
legge allo studio in Inghilterra prevede che gli appelli contro i decreti di espulsione siano esaminati dopo l’allontanamento degli immigrati ir-
Sull’onta dell’emozione per la morte continua di tanti profughi vogliono per forza imporre una linea politica dicendoci che Senza il reato di
compresa. In Somalia non abbiamo un’ambasciata. Con la Siria abbiamo rotto i rapporti diplomatici. Chi tenta la fuga continuerà a farlo. E
segue da pagina 2
Parole di conforto e calcio balilla. Russotto: “Il sorriso può accendere i cuori” Il vescovo ha richiamato al senso del dovere dell’accoglienza: “Per questo noi non possiamo non essere ospitali. Il mondo è una casa per tutti se impariamo a condividere. La società del domani dovrà essere una società di convivenza oppure sarà l’esplosione del mondo”. Moniti, richiami, esortazioni all’etica ed al risveglio delle coscienze ma anche tanti sorrisi. Il vescovo si è dimostrato valente anche nel calcio balilla: ospiti e operatori, non sono riusciti a sconfiggerlo. Rivolgendosi agli operatori della cooperativa Auxilium, la società che dall’1 ottobre 2013 gestisce i servizi del Centro di accoglienza agli
immigrati, ha parlato dell’importanza dei piccoli gesti, una carezza, un sorriso che per chi soffre può valere tanto e della necessità di dare a chi ha bisogno “Soprattutto se pensiamo che noi moriamo di “superfluo”, mentre ai poveri del mondo manca l’essenziale. Questo sperpero grida vendetta». Lui, dolcemente, ha tenuto fra le braccia Samir, tre
mesi. La vita che nasce, che cresce, che offre speranza e getta luce su un futuro, forse, migliore. “L’ab br a c cio della speranza” era stato il punto di partenza e adesso è il momento de “La speranza barca di solidarietà”, lettera pastorale per l’Avvento e il Natale 2013, donata in anteprima agli operatori: “Quello che oggi chiedo a tutti voi, è di avere cuore: abbiate cuore, perché è questo che conta. Pensate che dietro ognuna delle persone che avete davanti c’è una storia, probabilmente fatta di morte e di vicende drammatiche. Il vostro sorriso può accendere un calore inaspettato e creare una nuova storia dentro i loro cuori”.
una maggior disponibilità all’accoglienza spingerà molti più disperati a rischiare la vita per raggiungere i porti d’imbarco. La garanzia di salvataggio offerta delle nostre navi diventerà un polo d’attrazione per i migranti che moriranno in numero ancora maggiore durante i viaggi di avvicinamento ai punti d’imbarco. La missione garantirà, invece, guadagni ancora maggiori ai trafficanti d’uomini. La presenza delle navi pronte salvarli non solo spingerà molti più profughi ad accettare il rischio della traversata, ma li indurrà persino a salire su imbarcazioni ancora più fatiscenti ed insicure. E la tanto decantata Europa, efficientissima solo per la difesa dei poteri finanziari, non ci aiuterà certo a smistare i migranti. E’ assolutamente falso e per capirlo basta guardare come si comportano e ascoltare cosa dicono i partner europei. Il ministro degli Interni tedesco, Hans-Peter Friedrich definisce «incomprensibile l’idea che la Germania debba accogliere più rifugiati» in quanto Berlino «ne riceve di più di tutta l’Unione europea: nel 2012 ne abbiamo accolti 80mila e quest’anno saranno più di 100mila, pari a 946 per milione di abitanti» a fronte del rapporto «di appena 260 per milione dell’Italia». Francia ed Inghilterra, che premevano per l’intervento in Siria, hanno respinto la richiesta di Bruxelles di aprire ai rifugiati siriani dichiarandosi pronti ad accoglierne appena 2mila. E noi qui ad avvilirci perché ci hanno espropriato Pian del Lago.
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Gela & dintorni di Franco Infurna
Il dolore senza confini Anche nel nisseno le salme della tragedia La nostra provincia ha accolto alcuni dei corpi del catastrofico naufragio di Lampedusa. Il presidente della Camera Laura Boldrini in visita a Mazzarino
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ieci a Caltanissetta, 6 a Gela, 18 a Mazzarino, 70 ad Agrigento, 3 a … Nessun nome: salma n. 216, salma n. 219 … fino ad arrivare alla cifra di 364. Numeri. Tanti numeri. Una macabra contabilità che rischia di far perdere il senso dell’umana pietà e la portata di quella che appare come la più devastante tragedia del mare dei nostri tempi.
Cerimonia funebre, l’Imam Mufid Abu Touq:“Hanno cercato la vita, hanno trovato la morte” L’isola di Lampedusa, porta dell’Europa sul Mediterraneo, da approdo di pace e di accoglienza, il 3 ottobre 2013, è diventata bara infinita di interi popoli che fuggono disperati da dittature, guerre, carestie. Avremmo dovuto e potuto riceverli da vivi. Li abbiamo accolti da morti senza nemmeno poterli identificare. Uomini, donne e bambini, per i quali la vita è stata avara e breve, hanno trovato sepoltura in terra
straniera, in una diaspora funebre beffarda, che forse separa anche nella morte, in cimiteri diversi e lontani, il figlio dalla mamma, la moglie dal marito, il fratello dal fratello. A Gela, sei di loro, il 17 ottobre, hanno trovato estrema dimora (come impone la tradizione islamica) nella nuda terra, all’interno del camposanto di contrada Farello, con il capo rivolto verso la Mecca, vicino ad altri 11 sfortunati maghrebini, che erano deceduti, l’11 settembre del 2005, a pochi metri dalla spiaggia di Desusino, a Marina di Butera, tra Gela e Licata. “Hanno cercato la vita, hanno trovato la morte”, ha detto, durante la cerimonia funebre congiunta, il capo della comunità islamica di Catania, l’Imam Mufid Abu Touq . “Sono partiti con la speranza nel cuore, hanno lasciato le famiglie nella disperazione. Alle autorità italiane chiedo di aprire loro le porte; invece di farli entrare dalle finestre, invece di lasciarli vittime nelle mani degli scafisti, facciamo entrare chi ha bisogno, anche se per poco tempo e per emergenza. “Ma non parliamo di bisogno di lavoro – ha concluso l’Imam - perché in Italia il lavoro non ce n’è nemmeno per gli italiani”. Per il sindaco, Angelo Fasulo, Gela e l’Italia intera vivono il dramma di
questa gente e ha sollecitato i partners europei a un impegno collettivo perché “l’Europa non può stare a guardare mentre si compiono immani tragedie come quella di Lampedusa”. “Questo è il momento dell’amore – ha detto mons. Grazio Alabiso, vicario foraneo – un amore che è fatto di sofferenza, di condivisione e di solidarietà, ma che talvolta l’uomo dimentica senza tener conto che Dio ama tutti i suoi figli, e non sta a guardare se uno è cristiano e l’altro islamico”. Amministratori, consiglieri comunali, associazioni di volontariato e semplici cittadini hanno voluto salutare, commossi, le spoglie di quei fratelli sfortunati. Da Catania, per partecipare ai funerali, sono arrivati altri immigrati, da mesi in attesa di permesso d’asilo. Vengono dal Ciad, dal Senegal, dall’Eritrea, dalla Siria e da altri Paesi da cui fuggire. Vogliono andare nel Nord Europa per ricongiungersi con un parente, un amico,
per andare a cercare lavoro, dove il lavoro c’è ancora. Ma senza “papier”, senza permesso non si va da nessuna parte. Si resta nei Cara (centro accoglienza richiedenti asilo), nei Cie (centro identificazione ed espulsione), e nei Cda (centri di accoglienza), che scoppiano perché sono in numero
doppio, triplo, rispetto alla disponibilità di posti letto, con problemi di convivenza, di igiene e di ordine
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L’orrore delle bare senza nome. Molti dei corpi non sono stati identificati e si è provveduto a “catalogarli” con dei numeri. Nei nostri cimiteri collocate lapidi che riportavano soltanto delle fredde cifre
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Trentatré bambini a Caltagirone Il più piccolo ha 11 anni, il più grande 17
pubblico. Mineo, Caltanissetta e Pozzallo ne sono esempi eclatanti. Così spesso avvengono disordi-
sempre più massiccia di bambini non accompagnati. Ne ha parlato a Mazzarino, il 20 ot-
Il destino cinico di chi ha lasciato la propria casa per finire sepolto in terra straniera
Sopra il presidente della Camera dei Deputati accompagnata al cimitero di Mazzarino dal prefetto Carmine Valente e dal sindaco Vincenzo D’Asaro. A sinistra un momento della cerimonia funebre congiunta al cimitero di Gela
ni perché esplode la protesta degli ospiti, che sarebbe meglio definire “sorvegliati speciali agli arresti domiciliari”. E nel frattempo, tra gli immigrati che arrivano dal mare si manifesta un fenomeno nuovo, in grande e inquietante aumento: la presenza
tobre scorso, il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, venuta a rendere omaggio alle salme dei 18 immigrati di Lampedusa (11 bambini e 7 adulti) tumulate nei loculi messi a disposizione dal comune. “Ci sono bambini afghani che vengono affidati dai loro genitori a dei sconosciuti quando hanno 8-10 anni – ha detto il presidente, Boldrini - e questi ragazzini viaggiano per altrettanti anni, cioè crescono attraversando il mondo da un Paese all’altro, sfruttati e ridotti allo stato di schiavitù, sottoposti ad ogni umiliazione. “Poi, entrando dalla Grecia – ha aggiunto - passano dall’Italia con destinazione il Nord Europa. Io penso che tutti i Paesi europei abbiano la
responsabilità di non ignorare questo fenomeno. I bambini non sono fantasmi. Sono persone che meritano attenzione e un progetto di vita. “Per sottrarli ai trafficanti bisogna dare loro un progetto di vita serio, più impegno per dare a questi nostri figli una prospettiva.
Nel Calatino sono giunti 33 giovanissimi immigrati. Si tratta di minorenni sopravvissuti al naufragio di Lampedusa del 3 ottobre. Qualcuno è di nazionalità eritrea, qualcun altro di provenienza somala. Il più piccolo ha 11 anni, il più grande 17. Sono arrivati a bordo di un barcone sulle coste lampedusane e da lì, dopo qualche giorno, sono stati trasferiti a Caltagirone, dove la Caritas, in maniera provvidenziale, ha allestito in tempi record una struttura pronta ad accogliergli. L’Ipab che era stata individuata dalle autorità regionali come prima sede di accoglienza, infatti, è risultata inagibile perché commissariata e con i dipendenti in lotta permanente perché non ricevevano lo stipendio da un anno. Poi la disperata ricerca di una soluzione alternativa che la Caritas ha offerto, togliendo tanti dagli impicci. È il personale dell’Ufficio minori
della speranza che dovrebbe portarli a ricongiungersi con parenti e conoscenti che si trovano sparsi in Europa. Uno dei piccoli profughi tentò la fuga la notte stessa del suo arrivo a Caltagirone. Voleva raggiungere il prima possibile il fratello, per questa ragione era finito sul barcone. Su quella carretta era salito per scappare da guerre, fame e miseria ed invece, ha raccontato di aver visto la morte in faccia. Negli attimi concitati del naufragio ha perso il fratello e ha visto morire le persone con le quali era partito. Loro, si raccontano tra le lacrime, ma insieme a chi ce l›ha fatta ed è riuscito con fatica a raggiungere la banchina di Porto Empedocle, ci sono anche i cadaveri di chi non è riuscito a metter piede su quella che considerava una sorta di “terra promessa”, un luogo di libertà fisica e morale. L’assessore regionale alla famiglia, Ester buonafede, visitando il centro di Caltagirone ha detto che sta cercando di “coinvolgere tutte le Ipab della Sicilia ad agibilità piena perché riservino una aliquota di posti da destinare ai minori, per affrontare l’emergenza immigrazione”. “Non bisogna dimenticare – ha ag-
della Divisione anticrimine di Agrigento ad essersi occupato di loro. Ma, ad appena 24 ore dall’arrivo nella casa di accoglienza, in dieci si sono dati alla fuga. Lo hanno fatto per tentare di continuare il viaggio
giunto l’assessore Bonafede - che Dall’inizio dell’anno sono arrivati in Sicilia ben 4200 ragazzini di cui solo 1700 accompagnati”. Un’emergenza nell’emergenza. L. S.
La casa che ospita gli immigrati minorenni a Caltagirone
“Per respingere quella indifferenza che sta diventando globale – ha concluso Laura Boldrini – dobbiamo riuscire a vedere negli occhi dei bambini che arrivano a Lampedusa gli occhi dei nostri figli e nel contempo quelli dei nostri nonni che lasciarono l’Italia per andare a lavorare in giro per il mondo, se non vogliamo cadere nella trappola dell’indifferenza di cui parla Papa Francesco”.
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L’intervista di Donatello Polizzi
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l destino porta gli uomini in posti impensati, in momenti diversi: tutto sembrerebbe frutto del caso ed invece probabilmente non è così. Giovanni Giudice, neo primo dirigente della Polizia di Stato, dal giugno di quest’anno dirige la Divisione Anticrimine della Questura di Agrigento, al cui interno sono inquadrati l’Ufficio Minori e la Polizia Scientifica: l’emergenza migranti si trasforma in un carico di lavoro enorme. Poco dopo il suo arrivo nella città dei templi gli è affidata la direzione del servizio di ordine pubblico del Santo Padre, che l’otto luglio si è recato a Lampedusa. “Le sue parole hanno segnato la mia coscienza. Ha mostrato una sensibilità fuori dal comune, parlato di globalizzazione dell’indifferenza, dell’insensibilità alle grida degli altri. Non ha voluto auto di lusso, hanno usato una ‘campagnola’ per i suoi spostamenti. Ha preteso che non ci fossero passerelle politiche. Ha voluto parlare invece direttamente con i migranti e con i lampedusani. Papa Francesco è un uomo di una straordinaria umiltà, alla fine ha voluto ringraziare personalmente le forze dell’ordine che si erano occupate della sua sicurezza”. L’ufficio da lui diretto si occupa anche di stalking, minori abusati e casi connessi ma attualmente l’emergenza è costituita dalle centinaia di ragazzi extracomunitari non accompagnati (tra gli undici ed i diciassette anni) che partono da soli alla volta delle nostre coste e che approdano a Lampedusa o sulla costa agrigentina. “Non riesco ad utilizzare il termine lavoro parlando dei minori con cui abbiamo a che fare; non
L’identificazione. “Per i ragazzi compresi fra i 14 ed i 18 anni, eseguiamo delle radiografie che ci consentono di stabilire innanzitutto l’età; poi procediamo al foto segna-
lo status di rifugiato in Italia. Il loro obiettivo, in particolar modo quello degli eritrei, è di raggiungere i paesi del nord Europa (soprattutto scandinavi) e ricongiungersi con parenti
Donne e bambini
l’altra faccia del
DRAMMA
lamento (effettuato per esigenze di sicurezza, perché è necessario conoscere l’identità di chi si trova sul territorio italiano) che compren-
e conoscenti”. L’operato dell’Ufficio Minori, nel ricongiungimento con i genitori dei sei bambini scampati alla tragedia del mare del 12 ottobre, è stato determinante. Giovanni Giudice ne parla con orgoglio. In quell’occasio-
8 Luglio 2013, la visita di Papa Francesco a Lampedusa. Accanto l’Ispettore Capo Maria Anticrimine Questura di Agrigento
sono solo pratiche o numeri seriali su un foglio. E’ un confronto quotidiano con il dolore e la speranza. Dietro ogni loro storia vi è una tragedia umana da comprendere e ri-
Giovanni Giudice: “Quest’anno abbiamo collocato 1200 ragazzi non accompagnati. Un lavoro arduo” spettare”. La Polizia di Stato gestisce tutti i servizi di immigrazione e coordina i continui trasferimenti dei migranti in altri centri, provvede a collocare i numerosi minori non accompagnati presso varie comunità di accoglienza della Sicilia e del Sud Italia.
dere la rilevazione delle impronte. Attraverso i sistemi Afis (una banca dati a livello nazione che raccoglie tutti i cartellini fotodattiloscopici degli stranieri già entrati nel nostro Paese) ed Eurodac (una banca dati che si trova a Dublino e che raccoglie tutti i cartellini degli stranieri richiedenti asilo politico), nonché attraverso i contatti con le ambasciate di verosimile provenienza dei migranti, la Polizia Scientifica e l’Ufficio immigrazione risalgono quindi all’identità del soggetto. Per i minori sotto i 14 anni non si procede al foto segnalamento ma si lavora alla loro identificazione solo tramite riconoscimento dei parenti o contatti con le varie ambasciate. Conclusa l’identificazione i minori vengono collocati in varie comunità di accoglienza: ma molti di questi ragazzi fuggono. Alcuni (adesso la maggior parte dei migranti proviene da paesi sub-sahariani) vorrebbero evitare l’identificazione, per non dover ottenere (secondo legge)
ne, nella concitazione del salvataggio in mare, i soccorritori avevano divisi adulti e minori; i più grandi sono stati portati sull’isola di Malta; i bambini, invece, sono stati trasportati a Porto Empedocle. Da quel momento nessuno dei genitori aveva avuto più notizie dei propri figli. Quattro dei sei bambini, che erano stati finora ospitati in una struttura per minori a Menfi, hanno ritrovato entrambi i genitori. Gli altri due, invece, hanno potuto riabbracciare solo il papà. L’incontro è avvenuto a Sant’Angelo Muxaro, presso il Comune. Sono stati attimi di gioia e di emozione fortissima. “La notte prima non sono riuscita a chiudere occhio, troppo forte l’emozione”. Si percepisce il carico emotivo che sopporta l’Ispettore Capo Maria Volpe, in Polizia da 27 anni. “Sono in questo
ufficio dal 1996, anno della sua istituzione: l’ho costruito io, insieme col Questore dell’epoca. Un lavoro duro, stancante, talvolta difficile, ma ricco di soddisfazioni; ogni giorno ci impegniamo per dare il meglio della nostra professionalità. Quest’anno abbiamo collocato quasi 1200 minori non accompagnati. Durante l’emergenza del 2011 sono stati collocati quasi 2200 migranti minori. Ci occupiamo anche di dispersione scolastica e di bullismo, ma inutile nascondere che l’emergenza migranti ci sommerge. Non mi pento mai dei sacrifici che faccio e sono grata a chi lavora con me; da otto anni c’è anche l’Assistente Capo Maria Costabile”. In questa delicata attività la sensibilità femminile risulta essere un’arma in più. “Il ricongiungimento dei piccoli, che avevo preso in carico a Lampedusa e che ero andata a trovare in più occasioni, è una di quelle gioie che ti consente di superare i mille problemi e ripartire con ancor più determinazione”. Giovanni Giudice ci illustra le difficoltà legate all’emergenza: “Emergenza è un sostantivo che talvolta aumenta le difficoltà del nostro lavoro e delle modalità di affrontare le ondate d’immigrati e i problemi successivi al loro accoglimento. Le continue traversate non sono più un’emergenza, sono un unico costante popolo di profughi migranti che vogliono giungere in Occidente per sfuggire
con mezzi idonei e programmazione razionale e costante, chiedendo interventi governativi mirati e l’aiuto della Unione europea. Occorre, secondo me, anche un migliore utilizzo delle forze dell’ordine in cam-
Il problema maggiore è l’identificazione dei soggetti. Determinante l’operato della Polizia Scientifica po, frutto di una vera e propria riforma delle competenze delle stesse. Nel nostro lavoro occorre sempre salvaguardare il concetto di solidarietà. Siamo un Paese occidentale e civile e dobbiamo continuare nelle politiche di accoglienza e di sostegno, migliorandole anzi, evitando sprechi e razionalizzando gli interventi. Il soccorso a mare non si discute, è un principio prima di tutto di “umanità”e quindi di diritto internazionale. Dovremmo riflettere tutti sulle tragedie inenarrabili del 3 e dell’11 ottobre al largo di Lampedusa, con bambini morti affogati nelle braccia dei loro genitori: dovremmo riflettere tutti ed indignarci dinanzi a politici (o cittadini) che ancora oggi non provano vergogna ad affermare che bisogna affondare le navi o sparare contro di esse per fermare questi esodi.
A sinistra l’Assistente Capo Maria Costabile Sopra un migrante riabbraccia la
a fame, povertà e alla negazione dei più elementari diritti civili. Occorre dunque affrontare questo fenomeno
Certo, contemporaneamente bisogna anche dare sicurezza alla collettività, garantendo un pieno controllo sui flussi di migranti e sulla loro origine ed identità”.
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Fatti, storia & territorio
Anche noi siamo stati
migranti
di Fiorella Falci
A
nche noi siamo stati migranti, gli italiani e i siciliani più di tutti, emigranti e “clandestini”, come racconta il film “Il cammino della speranza”, che Pietro Germi nel 1950 girò proprio dalle nostre parti, tra Capodarso e Sommatino,tratto da un romanzo del nostro Nino Di Maria In quel film, uno dei capolavori del neorealismo italiano, un gruppo di minatori nisseni rimasti senza lavoro venivano reclutati da un “mediatore” e vendevano anche i materassi per procurarsi i soldi per il viaggio verso la Francia. Ma il mediatore disonesto li abbandonava durante il viaggio e dopo un’odissea lungo tutta la penisola, tra lavoro “nero” e fughe dalla Polizia, arrivavano sul confine francese, in mezzo alla neve delle Alpi, e i doganieri li lasciavano passare, insieme alla loro speranza di una vita migliore. La Sicilia è stata la regione d’Italia che ha lasciato partire più emigranti, sin dalla fine dell’800. Tra il 1901 e il 1915, più di un milione di siciliani (1.126.513) sono partiti in cerca di lavoro e di fortuna. Partivano sui bastimenti, in terza classe, ammassati anche sui ponti delle navi; e per raggiungere prima il treno che li avrebbe portati all’imbarco, a Palermo, era stata costruita la scalinata Silvio Pellico, dal centro storico, dalla Provvidenza, diritta fino alla Stazione, una cascata di gradini di pietra su cui era più facile trascinare le valige, i fagotti, con le poche cose che si potevano portare via, all’avventura nel “nuovo mondo”. Non tutti arrivavano a destinazione. Anche allora carrette del mare li caricavano sull’oceano Atlantico in condizioni disperate, e i naufragi si susseguivano, spesso in vista della costa, come oggi sul Mediterraneo. E di centinaia di morti italiani affogati nel mare non se ne parlava sui giornali, se non in qualche caso clamoroso. Non “deponeva bene” per l’immagine dell’Italia di allora. Non c’era famiglia nissena, all’inizio del secolo scorso, che non avesse un parente in America. Andavano in Sud America, in Argentina, (dove oggi il 50% degli abitanti è di origine italiana), e negli Stati Uniti, a Brooklyn, passando per Ellis Island, l’isola della statua della libertà, in cui dovevano superare i controlli sanitari, la registrazione dei documenti, l’identificazione della “razza” di appartenenza, spesso definiti “no white”, perché di pelle scura. Le scene di tanti film sono state la storia della vita di tanti nostri nonni, zii, cugini, siciliani e nisseni, costretti a tagliare le proprie radici per vivere, coraggiosi, o disperati. In Italia i governanti tra ‘800 e ‘900 favorivano l’emigrazione: significava un “forte alleggerimento della pressione demografica”, utile a controllare i conflitti sociali, specialmente dopo l’ondata dei Fasci Siciliani, il movimento dei contadini e dei minatori del 1893-96, contro cui il governo del siciliano Crispi aveva mandato l’esercito a sparare sulle piazze,
lasciando sul selciato insanguinato più di un centinaio di morti, anche donne e bambini. Con le rimesse di quelli che erano emigrati, con i soldi che mandavano a casa, interi paesi della Sicilia hanno visto sorgere le case che le loro famiglie riuscivano a costruire, e nei decenni successivi, il tessuto economico del credito locale, le Casse rurali e le banche dei paesi, si sono alimentate dei loro risparmi. L’ondata dell’emigrazione dal Sud e dalla Sicilia si ripeteva a metà del ‘900, dagli anni ’50. Fallita la riforma agraria, sempre più in crisi le miniere, intere famiglie lasciavano i nostri quartieri, i nostri paesi, per lavorare in Germania, in Belgio, in Francia, in Svizzera, oppure al Nord, a Torino, a Milano, nel “triangolo industriale”; manodopera che ha costruito il “miracolo economico” degli anni ’60, il “boom”, l’Italia quinta potenza industriale del mondo. Manodopera spesso “venduta” legalmente con accordi internazionali che ne vincolavano l’ingaggio senza condizioni, in cambio di forniture di carbo-
ne e di energia per le industrie italiane: come i minatori di Marcinelle, quasi tutti italiani, bruciati vivi in uno dei disastri più devastanti della storia del lavoro. Sono stati i primi a costruire l’”Europa”, molto prima di tanti banchieri. Partivano prima gli uomini, e andavano ad abitare nelle baracche di legno, vicino ai cantieri, vicino alle fabbriche, pagando un letto o un turno per l’uso
di un letto, e tirando la cinghia per fare arrivare le famiglie. Non tutti lo facevano, e nei nostri paesi restavano tante “vedove bianche”, mogli degli emigrati risucchiati dal grande Nord, di cui non si erano avute più notizie. Negli USA da Brooklyn alle città industriali dell’interno (i nisseni massicciamente a Rochester), a Torino i nisseni a Venaria Reale, i riesini a Genova, i villalbesi ad Albenga, i deliani in Canada, a Toronto e in Venezuela, i sommatinesi e Grenoble
e a St. Etienne. Si cercava di ricostruire nell’emigrazione una comunità identitaria, un legame di protezione sociale. Nel bene e nel male. Spesso la partenza e l’ingaggio per il lavoro al nord venivano “mediati” da speculatori professionisti. Anche qui, a Caltanissetta, a pochi passi da noi. A Torino, a Milano, in Svizzera, in quegli anni si leggevano spesso i cartelli della vergogna: “Vietato l’ingresso ai
cani e ai meridionali”, “Non si affitta ai meridionali”. Fatica doppia per essere riconosciuti come persone, come lavoratori, per integrarsi in quella società del profitto. Fino a diventare leghisti, come molti oggi, paradossalmente, exmeridionali. Fino al 2009, in Sicilia c’erano più siciliani emigrati che immigrati “extracomunitari”. Ancora oggi 687.394 siciliani risultano “emigrati”. E tra loro tanti giovani laureati, con il computer al posto delle valigie di cartone, figli nostri sui quali abbiamo investito per farli studiare tutto quello che avevamo, che vanno ad arricchire il Nord, e l’Europa, e non ritorneranno. Sui libri di storia si legge: “gli italiani sono stati protagonisti del più grande esodo migratorio della storia moderna”. E oggi l’Italia, e la Sicilia, sono la porta dell’Occidente per le migrazioni africane, asiatiche, dei popoli più poveri che fuggono dalla guerra e dalla fame, preda di speculatori criminali più feroci di quelli che hanno taglieggiato i nostri emigrati tanti anni fa. Si lanciano per mare senza sapere nuotare, su barconi che cadono a pezzi, nelle mani di scafisti che li buttano in acqua per non incorrere nella legge che considera l’emigrazione “clandestina” un reato, tanto da scoraggiare spesso anche i pescatori che incrociano nei nostri mari, che rischiano di essere considerati “complici” se gli salvano la vita. La legge del mare, legge naturale “non negoziabile” che i pescatori sentono come un dovere, come l’Antigone della tragedia greca che doveva seppellire il fratello ribelle anche sfidando la legge della città, impone di salvare i naufraghi, di portarli sulla terraferma, anche se il Creonte contemporaneo, la legge Bossi-Fini che ha istituito il reato di clandestinità, lo vorrebbe impedire. E seppellire i morti ha segnato, dalla preistoria, il passaggio dalle caverne alla civiltà. Oggi nei nostri cimiteri siciliani sono state sepolte le ultime vittime della strage della globalizzazione, senza nome, con dei numeri per identificarle, accompagnate da preghiere delle diverse religioni dei popoli mediterranei ai quali appartenevano.
La piccola corona di fiori lanciata da Papa Francesco nel mare di Lampedusa qualche mese fa, è stato il primo riconoscimento “istituzionale” per migranti morti in mare della dignità di persone umane, la prima indicazione indiscutibilee perentoria delle priorità civili dell’Europa cristiana, oggi. Non bastano il cordoglio e la preghiera: ci vogliono scelte politiche, azioni efficaci in difesa della vita, di tutte le vite, a cominciare da quelle dei poveri. La prima “questione morale” oggi si definisce rispetto alle garanzie elementari di giustizia e di dignità che siamo capaci di promuovere nelle nostre società “avanzate”. E le nostre prospettive di sviluppo obbligatoriamente devono incrociare la globalizzazione dei diritti, del lavoro e della pace in tutte le parti del mondo e in tutti i paesi della comunità internazionale.
Tra il 1901 e il 1915, più di un milione di siciliani partirono in cerca di lavoro I cinesi “clandestini” che lavorano nei sottoscala per pochi centesimi al giorno sono l’altra faccia della crisi che chiude la FIAT a Termini Imerese e “delocalizza” le produzioni industriali in paesi in cui il lavoro delle persone umane si può comprare a poco prezzo, senza tante garanzie. Cancellare la “clandestinità” deve significare anche fare emergere dal buio il lavoro, i diritti, l’uso delle risorse e la valorizzazione delle capacità. Fare finalmente dell’Italia “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Anche la civiltà dell’Europa misurerà su questo la sua modernità; e non sul contenimento dello spread, se vogliamo rendere ancora attuale la tradizione di civiltà dell’Occidente. Dove sono stati inventati i “diritti”, e il diritto, come si legge nei nostri libri di scuola.
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L’intervista
di Marco Benanti e Donatello Polizzi
Da Xiboli a Maranello
la bella storia dell’ingegnere È
Lunetta
stato uno degli uomini chiave per la conquista del titolo della Ferrari nel 2000. Dopo un digiuno di 21 anni, le ultime campane per un mondiale tornato a Maranello erano quelle suonate per Jodie Scheckter. È stato l’alter ego di Michael Shumacher ed uno dei migliori ingegneri progettisti d’Italia, oggi i suoi sistemi di recupero dell’energia sono un punto di riferimento per il motorsport e le
La sua passione nasce nell’infanzia con le auto della Coppa Nissena case automobilistiche di tutto il mondo. Strano per i moderni paradigmi che a rendere orgoglioso quest’uomo ed a farlo emozionare, non sono tanto queste conquiste, quanto piuttosto il ricordo della curva del ‘Quartararo’ di contrada Xiboli o l’officina meccanica di via Napoleone Colajanni dove andava a smontare carburatori di 500 abarth nelle estati della sua infanzia a Caltanissetta.
È la storia di Ignazio Lunetta, ingegnere nisseno noto ai più per essere stato l’ingegnere di pista di Michael Schumacher alla scuderia di Maranello e della conquista del mondiale. E’ la storia di un uomo che mostra come si possa riuscire a conquistare grandi obiettivi anche partendo dalla città ultima in tutte le classifiche, da quella Caltanissetta che diviene per molti, forse quasi per tutti un alibi, quasi una zavorra per chi non è capace di realizzare grandi ambizioni attribuendo a quella provenienza la responsabilità di non essere potuto andare oltre i propri limiti. Di ambizioni Lunetta ne aveva eccome, da quando capì già da bambino spettatore della coppa nissena, che lui, con i motori e con le corse avrebbe voluto vivere, dando il suo contributo. La sua non era una famiglia agiata, anzi tutt’altro, così dopo il trasferimento a Gela per via della crisi del settore, il padre Lunetta ed i suoi avi erano quartarari per tradizione, lasciò la Sicilia per frequentare l’istituto Superiore di Scienze dell’Auto in Emilia nei pressi di Modena, cuore pulsante dell’automobilismo nazionale. Per mantenersi gli studi Lunetta collaborava con alcuni preparatori tra cui OMS, disegnando tecnicamente le auto da corsa. L’esperienza si arresta per via del servizio militare, al rientro Lunetta vince un concorso come doganiere a Carpi, lavoro d’ufficio dunque “per campare”. “Quel lavoro mi stava stretto ma serviva a non pesare sui miei, mantenere un figlio al nord Italia era un’incombenza molto costosa per una famiglia modesta come la mia” racconta Lunetta. “Dopo alcuni mesi ricevo la chiamata di un amico. C’è da disegnare da Osella, mi disse, ed io fui pronto. Andai dal mio capo ufficio, gli chiesi tutte le ferie di un
anno intero, fu benevolo con me, gli devo tanto”. È l’inizio di una grande crescita tecnica, l’esperienza di Osella racchiude in se un bagaglio che oggi pochi progettisti italiani possono vantare. Si iniziava da un foglio di carta bianca e si sviluppava tutto il progetto. “Una bella differenza con i tempi moderni, adesso ci sono gli iper specialisti, che non ri-
escono ad avere la visione globale di un progetto”. In Osella Lunetta disegna la Formula 1 dell’84 progetto impegnativo per via del cambio di regolamento. Dopo la morte di Villeneuve, le vetture mutano notevolmente, vengono tolte le minigonne che determinavano l’effetto suolo e viene introdotto il fondo piatto. Lunetta viene chiamato in Alfa Corse, nel contesto Abarth, struttura che progettava le Lancia dei rally, con una squadra che la Fiat aveva messo insieme unendo tre realtà, Alfa Romeo, Abarth e Lancia. In Alfa c’era un progetto di un gruppo C per Le Mans, anche se la vettura non fu mai messa in pista, “ci bloccarono il programma e la vettura andò al museo; era la SE048 con motore Ferrari 12 Cilindri sviluppato per Alfa Romo”. Nel contesto Alfa Corse e Jolly Club, Lunetta passa al Gran Turismo italiano ed al DTM tedesco
Sopra, nel box Ferrari, Michael Shumacher scherza con Ignazio Lunetta. A sinistra l’ingegnere Sergio Limone
seguendo Alessandro Nannini e Nicola Larini a capo del progetto Alfa 155. In quella squadra lavora fianco a fianco con uno dei più grandi ingegneri italiani, ovvero Sergio Limone, padre della
Ha affinato le sue qualità lavorando con l’ingegnere Sergio Limone Lancia 037, della Delta S4, dell’Alfa 155 vincitrice del DTM tedesco del 93, o ancora nel BTCC inglese nel 94. Lunetta trova il tempo di sposarsi nel 1991 ma dopo appena quattro mesi, arriva la chiamata dalla Scuderia Ferrari. Le porte della Formula 1 per Lunetta si spalancano: l’ingresso
dalla via principale, nel ruolo di responsabile dei test, e come ingegnere di pista di Jean Alesi, dal ‘92 sino al ‘95. Quella che per qualsiasi appassionato di motori poteva sembrare la strada verso l’olimpo, per Lunetta non era invece la massima aspirazione, almeno da un punto di vista tecnico. “Io non sono mai stato uno sfegatato di Ferrari, sono sempre stato molto critico sui loro progetti tecnici, preferivo la pulizia e la realizzazione di scuola inglese, ero più appassionato alla telaistica di Lotus, Williams e McLaren, quelle per intenderci dei tempi di Peterson ed Andretti!”. In Ferrari i ricordi più belli sono quelli legati ovviamente a Schumi ed alla conquista del titolo mondiale del 2000 con la vittoria a Suzuka. L’emozione più intensa, quella dell’arrivo di Michael al primo test
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L’ANEDDOTO. La rivelazione “scottante”: un set di gomme galeotto
L’ errore che poteva costare il Mondiale
S Un tris d’assi: lo stratega di Maranello Brawn, Shumacher e Lunetta
Non solo Ferrari nella sua prestigiosa carriera: dal primo disegno di F.1 in Osella, l’approdo in Alfa Corse, ai trionfi con il “Cavallino rampante” dell’Estoril nel ‘96. “Schumacher salì in macchina e mi disse, eccomi, che devo fare? Quel tedesco di ghiaccio era in realtà un ragazzo normale, quasi timido ed introverso, col suo mostrare umiltà e mettersi a disposizione mia che ero solo un ingegnere. Mi fece ben sperare”. “In effetti, il tedesco era un talento innato, portava la macchina al limite anche quando la messa appunto non era perfetta. Indimenticabile ovviamente la vittoria del titolo. Quella notte a Suzuka non la dimenticherò mai, la festa al muretto e le lacrime al giro di rientro avevano coronato il lavoro di quattro anni,
fatto di cocenti sconfitte, di campionati sfiorati all’ultima curva ed anche qualche piccolo errore”. Oggi Ignazio Lunetta è consulente di Magneti Marelli, responsabile dell’ufficio tecnico e si occupa dello sviluppo della tecnologia del Kers (Kinetic Energy Recovery System) un sistema per il recupero dell’energia cinetica in frenata e per il recupero dell’energia dei gas di scarico. I progetti ed i dispositivi che Ignazio Lunetta sviluppa sono indispensabili componenti per la Formula 1, il motorsport le case automobilistiche di tutto il mondo e la viabilità stradale.
Una veduta di via Lunetta, dedicata agli avi “quartarari” dell’ingegnere
eduto dinanzi a noi serafico e tranquillo, snocciola eventi, date e ricordi che per noi comuni ‘mortali’ appartengono al mondo motoristico per eccellenza. Ci apre le porte del paradiso a ‘quattro ruote’. Gli è stato conferito il “Premio di Nisseno nel Mondo”, nel corso della quarta edizione della prestigiosa manifestazione svoltasi al teatro Margherita, nel capoluogo nisseno, il 25 ottobre. Non batte ciglio ma notiamo la luce dei suoi occhi: Ferrari, Mondiale, Schumacher, Suzuka, Williams; ci sentiamo come nel paese dei balocchi. Il mitico Ignazio Lunetta è innamorato del suo lavoro, dei suoi sogni, dei suoi ricordi. Siamo pronti ad ascoltare l’inizio, immaginiamo eventi rutilanti. Lui parte con la normalità, con i trascorsi di un comune ragazzo nisseno: “Ho ancora negli occhi le auto della Coppa Nissena, ho compreso immediatamente che quello sarebbe stato il mio mondo, la mia vita. Io adoravo, da adolescente, montare e smontare motori: il mio sogno era la 600 preparata”. Possono essere insolite le vie che portano a Maranello. Non sappiamo se tutte le vie portano in Ferrari ma una, ne abbiamo la testimonianza, parte da Caltanissetta.“ Il mio grande rammarico adesso è non potermi spendere per la mia città. Io sono orgoglioso di essere nisseno ma nel capoluogo nisseno non esiste una realtà nella quale potrei trasmettere la mia esperienza e la mia conoscenza. Vorrei poter rendere partecipi della mia professionalità i miei concittadini ma dove? C o m e ? ”. S ch ivo, all’apparenza introverso, contegno anglosassone (comprensibile per chi ama la telaistica inglese) ma appena si parla di motori e telai, …parte a razzo. Un dubbio alberga nelle nostre menti, travolte dalla Lunetta story, ma anche gli ingegneri…sbagliano? Non resistiamo, dobbiamo affrontare questo spinoso argomento: “Ingegnere ma lei ha mai commesso un errore?”. La
sua riflessione dura meno di un decimo di secondo, ragioniamo in termini cronometrici da Formula Uno, sorride e poi risponde lapidario: “Sì, una volta, ho sbagliato”. Quasi increduli, ci apprestiamo ad ascoltare il racconto
natamente anche il commissario che compilò il report, non fu da meno. Erroneamente appose, sul registro, lo stesso numero due volte come se gli pneumatici tolti e quelli montati fossero gli stessi. Se l’errore fosse stato accertato, avrebbe cambiato la storia di quel mondiale”. Abbiamo la certezza della ‘grandezza’ di Lunetta, anche negli errori è al ‘top’. Roboante, come il motore del Cavallino Rampante: probabilmente la vita dell’ingegnere sarebbe stata diversa, tutto il suo futuro avrebbe preso un’altra piega. Plausibilmente noi non avremmo effettuato questa intervista e scritto quest’articolo. In questo caso ‘le gomme’ non hanno cancellato ma anzi hanno scritto una pagina indimenticabile per la Ferrari: ossia il trionfo mondiale del 2000.
La curiosa e storica foto del GP di Malesia del 2000. Il trionfo Ferrari nel Mondiale in “parrucca rossa”
dell’errore: ma che sarà mai? “Gran premio del Canada, nell’anno 2000 quando vincemmo il mondiale. Doppietta Ferrari sul podio, eravamo in piena corsa per il titolo, ma io sbagliai nell’utilizzo di un set di gomme. Abbiamo rischiato la squalifica, in realtà risolvemmo il problema in tempi rapidi ma tutta la notte fummo sub judice. Posso affermare che non fu una notte tranquilla. Ancora ricordo il numero del set di pneumatici: 72. Io commisi l’errore ma fortu-
Adesso serve un progetto da offrire ai nostri ragazzi, serve uno stimolo, un consiglio, una ricetta per realizzare o per meglio dire, per tentare di realizzare i sogni. “Io posso parlare per me, della mia esperienza. Non si facciano scoraggiare dai problemi economici: i sogni costano sacrifici La mia famiglia non era agiata, ho faticato ma sono riuscito. L’elemento più importante, quello determinante, è conoscere le realtà fuori dalla nostra città, confrontarsi, misurarsi. Solo in questa maniera possiamo misurare le nostre capacità”.
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Fatti, personaggi ...
Luigi
Scarnato
...le sue passioni vissute con di Marco Benanti
È
un fiume in piena quando parla della sua vita, dei sacrifici e delle attitudini. Lo è ancor di più però quando racconta del rapporto con i suoi pazienti con quelli che sono il suo vero motivo di vita, insieme ovviamente agli affetti familiari. Lo si capisce già da quel sorriso, quei colori e da quegli arredi che sono p a r t e fondamentale del suo studio, tutt’altro che
CUORE
suppellettili gettati a caso come capita molto spesso, quando si va a farcisi visitare da un medico. Lo studio è quello del libero professionista Luigi Scarnato, cardiologo nisseno, il sorriso è quello di una persona innamorata della vita e del proprio lavoro, considerato piu una missione, che un mestiere. Medico, abile comunicatore, musicista ed anche personaggio, un profilo tutt’altro che nella media, quello di Luigi Scarnato, noto tra i nisseni per essere un cardiologo preparato e stimato dalle cronache regionali per gli eventi ed i convegni che organizza, con notevole contributo alla comunità medica e scientifica. “Chi è luigi scarnato? Luigi è figlio di una famiglia operaia” esordisce così quando gli chiediamo della sua vita, e lo fa parlando in terza persona, come a volerci raccontare una storia, quella della sua famiglia e della sua crescita di cui andare orgogliosi, forse un monito, forse un consiglio per le giovani generazioni, che allo spirito di sacrificio oggi antepongono il privilegio o la strada più breve. E di sacrifici Scarnato ne ha fatti e pure parecchi, a partire da quella voglia di studiare e formarsi anche
in ristrettezza di mezzi economici. “Io nasco da una famiglia operaia, impegnata a cercare di costruirsi la giornata, mio padre veniva dal periodo bellico e lavorava da quando rimase orfano all’età di sei anni. Riusciva ad essere imprenditore di se stesso, anche con pochi strumenti, quali una affettatrice per salumi ed un coltellaccio per tagliare i formaggi”. La salumeria era in via XX Settembre alla punta di Viale Regina Margherita, Don Liborio era un riferimento per le centinaia di alunni della ragioneria e del geometri. Mio padre era conosciuto perchè faceva dei panini mitici, con la mortadella e con lo sgombro, una cosa che
Cardiologo, abile comunicatore, musicista: è un uomo poliedrico non si può dire! Uscivo dalla scuola elementare andavo dai miei, posavo la cartella e papà mi impegnava a fare delle piccole cose che potevano sembrare banali, ma erano mansioni utili per l’attività e per me. Ho sempre osservato le persone, e da piccolo tendevo sempre a stare con quelli più grandi, avevo voglia di imparare, cogliere qualcosa e farlo mio. Un aneddoto che ricordo con piacere è quando mio padre, comprò l’affettatrice elettrica, dismettendo quella a manovella. Mi spiegò che grazie a quel nuovo strumento si potevano fare fette più sottili ma più morbide e gustose al tempo stesso. Morale con quel macchinario moderno, si risparmiava prodotto ma si rendeva un servizio molto più apprezzato”. Il piccolo Gigetto cresceva coltivando
due passioni, la musica e l’astronomia, ma il padre lo convinceva sistematicamente a seguire la strada dell’istruzione tradizionale frequentando le scuole a Caltanissetta prima e l’università a Palermo poi. “Feci un corso per corrispondenza e presi un diploma di radiotecnico. Morale, mentre facevo le visite alle vecchiette mi ritrovavo riparare i loro televisori, così tra una pressione ed un rilievo di frequenza cardiaca mi dicevano, dottore Gigetto mi puoi controllare la televisione che non mi funziona? Stavo due ore dalle signore, non tanto per la visita, quanto per riparare le cose rotte che avevano in casa”. Allo scientifico Scarnato si innamora della medicina, “quello che mi appassionava era il rapporto magico tra il medico carismatico e capace ed il paziente che aveva sete delle sue cure e delle sue amorevoli prestazioni”. Si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia di Palermo. “Ero uno studente fuori sede, ragazzo di provincia, la mamma preparava il borsone coi barattolini di secondo, di contorni di cui sentivo il tintinnio quando andavo sul treno. A Palermo ritrovavo i compagni del liceo che magari andavano in macchina, avevano l’appartamento, mentre io stavo in pensione ma, per quanto non mi facessi mancare nulla, ero in una dimensione comunque diversa. Studiavano una due ore al giorno e si davano le materie, ed io dovevo impegnarmi il triplo per gli stessi obiettivi. Capii soltanto dopo come mai accadesse”. Dopo la laurea Scarnato decide il percorso di specializzazione sempre in base al suo bagaglio tecnico, “mi piaceva il
cuore perchè il suo funzionamento era simile ai circuiti elettrici che conoscevo e con i quali riparavo i televisori. Ma entrare in cardiologia era un problema se eri figlio di nessuno, feci la domanda per la tesi di laurea, ma regolarmente il primario della scuola perdeva la mia immagine ed i miei riferimenti perchè io ero quasi trasparente. Ma chi sei, cosa vuoi da me? Mi diceva, il professore Raineri, la cosa mi ha sempre fatto rabbia. Riuscii ad entrare nelle sue grazie, con un bluff, fingendomi un grande esperto di computer”. Scarnato si specializzò con una tesi sulle cartelle cliniche computerizzate, una delle pochissime in Italia su tale argomento. Lo stesso Raineri tramite il Rotary di Palermo lo insignì del premio per la Migliore Ricerca Cardiologica. Appena laureato fu subito capace di salvare delle vite, i primi furono i suoi vicini di casa. Nel quartiere lo chiamavano Dottore Gigetto. Scarnato tornò a Caltanissetta dopo essere stato contattato da uno stimato cardiologo, vinse il concorso di cardiologia all’ospedale Sant’Elia dove lavorò dal 91 al 96. “Mi sono licenziato, perchè non ho visto la realizzazione dei miei desideri di medico, di curare con amore le persone. Sono contro le ingiustizie del sistema sanitario siciliano”. Luigi scarnato grande appassionato di jazz, è fondatore insieme a degli amici dell’associazione Cuore Chiaro onlus, con cui organizza, in sinergia con la ZeroTre, eventi di natura medica e sociale. “Oggi sono un uomo libero, e sono felice di riuscire a fare cambiare umore ai miei pazienti anche solo con un sorriso”.
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... & hobby La storia di un nisseno che ha trasformato il suo amore per i motori in hobby. E’ diventato un maestro delle realizzazioni in scala
di Salvo Milazzo
Giovanni Torino nel suo laboratorio, mostra orgoglioso i suoi modellini. A sinistra la Ferrari F40 GT Le Mans
I
motori, si sa, sanno generare grandi passioni, che spesso non si estinguono col passare del tempo, ma che anzi si rafforzano, si sublimano. E’ il caso di Giovanni Torino, nisseno classe 1955, ex tipografo,
Da quella grande passione ne è fiorita un’altra non meno grande per Giovanni: quella per i modellini di automobili da corsa, in alcuni casi veri e prorpri gioielli, che accendono la brama di tanti collezionisti. Giovan-
fatti, delle autocostruzioni complete di alta precisione, che non azzardiamo definendole vere e proprie opere d’arte. “In questo periodo - spiega - sto lavorando alla costruzione di una Ferrari 312P a coda lunga in
L’asso del modellismo Giovanni Torino incanta Novegro oggi tecnico di scenografia, che per la Rossa di Maranello in particolare ha nutrito un grande amore. Amore condiviso, sin dall’infanzia, con i fratelli Giuseppe e Alberto: “A casa mia - ricorda - la domenica in cui si correva un Gran premio, la tensione si respirava sin dall’alba per trasformarsi in energia ed entusiasmo allo start e per tutta la gara”. Erano gli anni di una Formula Uno
ni, nel corso dei decenni, ha messo messo sù una collezione invidiabile di modellini realizzati da scatole di montaggio a cui aggiunge però un tocco personale facendoli diventare veri e propri “pezzi unici”. Non solo: Giovanni realizza, in-
scala 1-5, una vettura protagonista nel Campionato Mondiale Marche Sport del 1973 con a bordo i piloti Brian Redman e Jacky Ickx. Peraltro, il pezzo più pregiato della mia collezione è una versione in scala 1-10 di questa stessa vettura, che ho avuto la fortuna di far autografare dal grande Brian Redman durante una sua vista al museo della Targa Florio di Campofelice. Ebbene, questo esemplare, è stato valutato - sottolinea con orgoglio - 12mila euro da un collezionista durante la Fiera del modellismo
A sinistra, il’ex pilota del Campionato Marche Sport Brian Redman autografa una Ferrari 312P
di Novegro, alle porte di Milano, lo scorso settembre”. Questo ennesino riconoscimento del suo talento di modellista ha fatto sì che Giovanni desse corpo ad
l e g g e n daria, quella di Lauda prima e Villeneuve poi, anni in cui il cuore dei piloti pulsava in sincrono con i pistoni dei loro bolidi, ma anche col cuore dei tifosi certamente più di adesso.
un sogno, che ora sembra esserrsi trasfornato in una concretà realtà: realizzare i suoi modellini in serie e commercializzarli. “Insieme ad un amico di Milano - spiega - ho deciso di mettere in produzione 400 pezzi, in scala 1-20, in diversi colori e con diverse numerazioni, della mitica Alfa Romeo 33TT3, giunta seconda alla Targa Florio del 1972. Si tratterà - continua - di un lavoro di assemblaggio e verniciatura che reallizzerò a Caltanissetta; contiamo di commercializzare questi modellini grazie ai contatti presi con dei distributuri proprio durante la fiera di Novegro. Considerando - conclude - che per la realizzazione di un singolo pezzo occorrono 5 giorni, dovrei riuscire a sfornarne un centinaio all’anno”. I progetti di Giovanni Torino non si fermano
qui: “Realizzerò dei modelli unici da donare ad alcuni musei della Targa Florio e, insieme agli amici del Gruppo modellisti nisseni e di approfondimento storico, vorrei anche dedicarmi alla realizzazione di paesaggi tipici del centro Sicilia per la prossima mostra di modellismo ferroviario”. Un altro modo per mettere a frutto la sua grande manualità e la sua creatività, ma forse anche un omaggio alla memoria del padre Paolo, ferroviere di lungo corso, anche lui partecipe della passione dei figli per i motori. “Il modellissmo - chiosa Giovanni - al di là del bu-
sinness che può generare è una passione autentica, al pari di quella per le corse, e per me è anche un collante che lega i vari momenti della mia vita e che l’ha arricchita di tante esperienze e tante emozioni”
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Fatti & San Cataldo
IPAB
A rischio il futuro di 18 dipendenti. In oltre quattro anni la politica sancataldese non ha trovato valide soluzioni alternative
San Cataldo, punto di non ritorno?
di Alberto Di Vita
L
e prossime settimane, se non addirittura i prossimi giorni, saranno probabilmente decisivi per la risoluzione dell’annosa, e sanguinosa, questione Ipab “Canonico Cataldo Pagano” di San Cataldo: e quello che si profila all’orizzonte è un futuro per nulla roseo. È stata protocollata il primo ottobre 2013 la lettera che l’Assessorato della Famiglia delle Politiche Sociali e del Lavoro della Regione Sicilia ha inviato al presidente Cristoforo Amico e con la quale si chiede esplicitamente al Consiglio Comunale un parere in merito all’estinzione dell’Ipab. A firma dell’Istruttore Direttivo Dott.ssa Margherita Valenti, la lettera specifica anche che, trascorsi infruttuosamente 30 giorni dalla data di notifica della stessa, il parere richiesto si intenderà acquisito favorevolmente. Il Comune di San Cataldo ha protocollato la missiva in ingresso il 18 ottobre 2013: entro il 18 novembre c.a., quindi, il Consiglio dovrà esprimersi in merito all’estinzione dell’Ipab. La lettera fa riferimento a due leggi: la 6972 del 17/07/1890 (non è un errore tipografico: è proprio 1890) “Norme sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza”, che all’art. 62 dice che le eventuali “riforme degli statuti organici e delle amministrazioni, le fusioni e le mutazioni del fine” possono essere proposte al Consiglio Comunale di competenza, che devono dare risposta entro 30 giorni. E la L.R. n. 22 del 09/05/1986 “Riordino dei servizi e delle attività socioassistenziali in Sicilia” che all’art. 34 prevede che, in caso di estinzione “i
beni patrimoniali sono devoluti al comune, che assorbe anche il personale dipendente”. Il Consiglio Comunale quindi dovrà decidere in merito alla questione. I tempi sono invero strettissimi: in data odierna per chi Vi scrive (mercoledì 6 novembre) una delegazione dei capi-
Un’altra occasione persa per San Cataldo, dove a patire è sempre e comunque il cittadino gruppo si è recata presso l’assessorato regionale di competenza, chiedendo lumi su potenziali margini di manovra, ma ritornando sostanzialmente con un “nulla di fatto”. Anche perché sembra che la semplice parola “Ipab” crei forti reazioni allergiche alla Regione. Conferenza dei capigruppo e Consiglio Comunale straordinario sembrano i prossimi passi obbligatori. In oltre 4 anni la politica (soprattutto) sancataldese non è riuscita a trovare delle soluzioni alternative, a imbastire (al di là di ogni dichiarazione di facciata) una collaborazione proficua con i commissari per il rilancio dell’ente, un suo recupero per destinarlo ad altre attività, una riconversione delle strutture o altre soluzioni praticabili:
pensare che oggi, in così poco tempo, qualcuno possa prendersi la responsabilità di sospendere la procedura di estinzione, prolungare l’agonia e vedere cosa accade, è cosa oltre i limiti del possibile e dell’immaginabile. Perché sostanzialmente il metodo è stato questo fino ad oggi, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’estinzione sembra quasi inevitabile e apre nuovi scenari, nessuno di questi è rassicurante per il cittadino sancataldese. Perché l’estinzione sembra portare a una sola soluzione: l’acquisizione degli immobili da parte del Comune e consecutivo assorbimento del personale tra le fila dei dipendenti comunali. Cosa che potrebbe ingenerare una
serie di reazioni a catena al momento imprevedibili, mentre sono scontatissimi quelle sulle casse comunali, con un peso enorme che si aggiunge alle difficoltà contingenti: dissesto inevitabile e, dove possa essere ancora possi-
bile, nuove tasse su tutti i cittadini per ricoprire anni di malagestione. Sembra che il totale del disavanzo sia attorno ai due milioni, mentre non è facilmente calcolabile l’impatto annuo dell’assunzione di 18 dipendenti. L’ultimo treno è stata, forse, la possibilità di nomina
gnato e che avrebbe dovuto occuparsi di sentire più pareri tecnici, procacciare fondi, elaborare strategie, approntare piani, era probabilmente l’ultima occasione vera per un rilancio e trovare una sistemazione dignitosa agli attuali dipendenti rimasti. Alcuni dei quali in
di un consiglio di amministrazione ex novo, prerogativa del Sindaco neo-eletto all’atto del suo insediamento: dopo anni di commissariamento e la mancata elaborazione di una risposta concreta, un cda locale, qualificato, impe-
questi anni si potevano destinare, con forme legali tutelate, a strutture vicine come i presidi dell’ASP di Caltanissetta, e che invece hanno continuato la loro vita da “occupati” senza però svolgere mansioni né percepire stipendio, in una struttura fantasma con attività cessate da tempo. Vivendo in un paradosso come solo l’Italia è capace di crearne: senza stipendio da molti mesi ma formalmente occupati e, quindi, impossibilitati ad accedere a ogni sorta di sgravio, aiuto o esenzione, persino per l’acquisto di medicinali che ad alcuni sono necessari. Un’altra occasione persa, dalla Sicilia e da San Cataldo, in cui a patire è sempre e comunque il cittadino: nella figura dell’anziano, che non ha più una
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AVVISI LEGALI Il disavanzo della struttura sembra sia stimabile intorno ai due milioni di euro struttura socio-assitenziale in grado di fornire supporto e cure adeguate; nella figura del dipendente, che vive un’odissea capace di stravolgere intere vite e di segnarle in maniera indelebile; nella figura del contribuente, che dovrà farsi carico di anni di malagestione e malapolitica, dove sin troppo spesso e volentieri il “non scegliere” è stato lo il peggiore degli indirizzi possibili.
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA
PROCEDURA ESECUTIVA
N. 6/2012 R.G.Es Il Notaio Salvatore Pilato avvisa che il 17 gennaio 2014, ore 10,30 e segg., nel suo ufficio secondario in Serradifalco, dia Duca n.6, si procederà alla vendita senza incanto del seguente immobile: LOTTO UNICO: fabbricato in Serradifalco (CL), via Salvatore Fasciana n. 5, della superficie utile di mq. 108,2, al CF di Serradifalco foglio 15, p.lla 3600 sub 10, cat. A/2 classe 2 vani 7,5, r.c. Euro 426,08. Prezzo base E. 87.000,00 rilancio minimo E. 5.000,00 Qualora la vendita non abbia luogo, il Notaio delegato avvisa che il 31 gennaio 2014 ore 10,30 e segg., sempre nel suo ufficio secondario, si procederà alla vendita con incanto del lotto non aggiudicato, al prezzo base e con i rilanci minimi sopra indicati. Per partecipare è necessario presentare, rispettivamente, offerta di acquisto\istanza di partecipazione e depositare cauzione pari al 10% del prezzo offerto\prezzo base, presso l’ufficio secondario del Notaio, entro le ore 12,30 del giorno precedente la vendita. Avviso integrale, CTU e ordinanza di delega su www.astegiudiziarie.it (info allo 0934/932502 - spilato@ notariato.it). Il Notaio Delegato Salvatore Pilato
TRIBUNALE DI CALTANISETTA
TRIBUNALE DI CALTANISETTA
Espropriazione immobiliare n.43/2010 /1992 R.G.E. e n.76/2011 R.G.E. Il funzionario giudiziario rende noto che all’udienza, del 15.01.2014 alle ore 12,30 nella sala delle pubbliche udienze di questo Tribunale, avanti il Giudice dell’Esecuzione, avrà luogo la vendita senza incanto dei seguenti beni immobili: Lotto n.1: “Appartamento in Caltanissetta via Mazzini 30, foglio 301 plla 119 sub 3. Prezzo minimo dell’offerta € 10.434,00; Lotto n.2 “Appartamento in Caltanissetta via Mazzini 30, foglio 301 plle 116 sub 5 e 116 sub 6 07. Prezzo minimo dell’offerta € 28.494,75; Lotto n.3 “Magazzini- in Caltanissetta via Mazzini s.c. foglio 301 particelle 116 sub 8-118 sub 1 -119 sub 4, foglio 301 particella 121 sub 1. Prezzo minimo dell’offerta € 8.314,50; I beni si vendono nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano. Il tutto come meglio descritto in perizia agli atti. Ognuno, eccetto il debitore,è ammesso a fare offerte personalmente o a mezzo di mandatario munito di procura speciale. Ogni offerente dovrà presentare nella Cancelleria delle Esecuzioni Immobiliari di questo Tribunale, entro le ore 12 del giorno precedente la data per l’esame delle offerte, offerta di acquisto in bollo in busta chiusa. accompagnata da assegno circolare non trasferibile intestato alla procedura pari al 10% del prezzo offerto, a titolo di cauzione. Le offerte in carta bollata dovranno indicare il prezzo, il tempo ed il modo di pagamento ed ogni altro elemento utile alla valutazione dell’offerta. In caso di aggiudicazione, il saldo prezzo dovrà essere versato entro il termine di giorni 60 dalla data di aggiudicazione provvisoria mediante assegno circolare non trasferibile intestato alla procedura. Maggiori chiarimenti potranno essere richiesti in Cancelleria. VENDITA CON INCANTO Il Giudice dell’esecuzione comunica inoltre, per il caso di mancanza di offerte di acquisto senza incanto, ovvero in mancanza di emissione del decreto di trasferimento a seguito della aggiudicazione senza incanto, ovvero per qualunque altra ipotesi in cui la vendita senza incanto non abbia luogo , si terrà la vendita con incanto degli immobili per il giorno 29.01.2014, alle ore 12,30 ; Lotto n.1:” :”Appartamento in Caltanissetta via Mazzini 30, foglio 301 plla 119 sub 3 Prezzo base d’asta € 10.434,00; offerta minima in aumento, € 700,00. Lotto n.2 “Appartamento in Caltanissetta via Mazzini 30, foglio 301 plle 116 sub 5 e 116 sub 6 07; Prezzo base d’asta € 28.494,75;offerta minima in aumento. € 1.500,00. Lotto n.3 “Magazzini- in Caltanissetta via Mazzini s.c. foglio 301 particelle 116 sub 8-118 sub 1 -119 sub 4, foglio 301 particella 121 sub 1 Prezzo base d’asta € 8.314,50; offerta minima in aumento, € 600,00. Ognuno, eccetto il debitore, è ammesso a fare offerte personalmente o a mezzo di mandatario munito di procura speciale. Ogni offerente dovrà presentare nella Cancelleria delle Esecuzioni Immobiliari di questo Tribunale, entro le ore 12 del giorno precedente la data per l’esame delle offerte, offerta di acquisto in bollo in busta chiusa. accompagnata da assegno circolare non trasferibile intestato alla procedura pari al 10% del prezzo offerto, a titolo di cauzione. Le offerte in carta bollata dovranno indicare il prezzo, il tempo ed il modo di pagamento ed ogni altro elemento utile alla valutazione dell’offerta. In caso di aggiudicazione, il saldo prezzo dovrà essere versato entro il termine di giorni 60 dalla data di aggiudicazione provvisoria mediante assegno circolare non trasferibile intestato alla procedura. Maggiori chiarimenti potranno essere richiesti in Cancelleria.
Espropriazione immobiliare n.17/2010R.G.E. Il funzionario giudiziario rende noto che all’udienza, del 15.01.2014 alle ore 12,30 nella sala delle pubbliche udienze di questo Tribunale, avanti il Giudice dell’Esecuzione, avrà luogo la vendita senza incanto dei seguenti beni immobili: Lotto n.1:”Edificio adibito a civile abitazione sito in Mussomeli via Barba n.72 e via Militello 23, p. T, p:1° p.2° foglio 29 particella 733 p.t. S1, categoria A/5, classe 2, vani 1,5 rendita € 34,09. Prezzo minimo dell’offerta € 10.200,00. Lotto n.2 “Fabbricato ad uso deposito sito in Mussomeli via Al Bosco n.42 di mq 38 dotato di una piccola corte. Foglio 29 particelle 133 sub 1, piano terra, categoria C/2 classe 1 mq 30 rendita catastale € 79,02.Prezzo minimo dell’offerta € 4.275,00 I beni si vendono nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano. Il tutto come meglio descritto in perizia agli atti. Ognuno, eccetto il debitore,è ammesso a fare offerte personalmente o a mezzo di mandatario munito di procura speciale. Ogni offerente dovrà presentare nella Cancelleria delle Esecuzioni Immobiliari di questo Tribunale, entro le ore 12 del giorno precedente la data per l’esame delle offerte, offerta di acquisto in bollo in busta chiusa. accompagnata da assegno circolare non trasferibile intestato alla procedura pari al 10% del prezzo offerto, a titolo di cauzione. Le offerte in carta bollata dovranno indicare il prezzo, il tempo ed il modo di pagamento ed ogni altro elemento utile alla valutazione dell’offerta. In caso di aggiudicazione, il saldo prezzo dovrà essere versato entro il termine di giorni 60 dalla data di aggiudicazione provvisoria mediante assegno circolare non trasferibile intestato alla procedura. Maggiori chiarimenti potranno essere richiesti in Cancelleria. VENDITA CON INCANTO Il Giudice dell’esecuzione comunica inoltre, per il caso di mancanza di offerte di acquisto senza incanto, ovvero in mancanza di emissione del decreto di trasferimento a seguito della aggiudicazione senza incanto, ovvero per qualunque altra ipotesi in cui la vendita senza incanto non abbia luogo , si terrà la vendita con incanto degli immobili per il giorno 29.01.2014, alle ore 12,30 ; Lotto n.1:”Edificio adibito a civile abitazione sito in Mussomeli via Barba n.72 e via Militello 23, p.t p. 1° p.2°. Foglio 29 particella 733 P.T. S1, categoria A/5, classe 2, vani 1,5 rendita € 34,09. Prezzo base d’asta € 10.200,00 Offerta minima in aumento € 700,00; Lotto n.2 “Fabbricato ad uso deposito sito in Mussomeli via Al Bosco n.42 di mq 38 dotato di una piccola corte. Foglio 29 particelle 133 sub 1 piano terra, categoria C/2 classe 1 mq 30 rendita catastale € 79,02. Prezzo base d’asta € 4.275,00 Offerta minima in aumento € 300,00. Ognuno, eccetto il debitore, è ammesso a fare offerte personalmente o a mezzo di mandatario munito di procura speciale. Ogni offerente dovrà presentare nella Cancelleria delle Esecuzioni Immobiliari di questo Tribunale, entro le ore 12 del giorno precedente a quello stabilito per l’incanto domanda di partecipazione in bollo accompagnata da assegno circolare non trasferibile intestato alla procedura pari al 10% del prezzo offerto, a titolo di cauzione. Le offerte in carta bollata dovranno indicare il prezzo, il tempo ed il modo di pagamento ed ogni altro elemento utile alla valutazione dell’offerta. In caso di aggiudicazione, il saldo prezzo dovrà essere versato entro il termine di giorni 60 dalla data di aggiudicazione provvisoria mediante assegno circolare non trasferibile intestato alla procedura. Maggiori chiarimenti possono essere richiesti in Cancelleria e sul sito internet. www. astegiudiziarie.it. Caltanissetta 06.11.2013 Il Funzionario di Cancelleria F.to Chiolo Ignazia
SEZIONE ESECUZIONI IMMOBILIARI
Caltanissetta, 07.11.2013
Il Funzionario di Cancelleria F.to Chiolo Ignazia
SEZIONE ESECUZIONI IMMOBILIARI
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Fatti & vallone
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Le tematiche ambientali diventano motivo di diatriba politica
di Giuseppe Taibi
P
oint of view. Punti di vista, posizioni soggettive, pareri che non collimano, opinioni che si scontrano, attriti che provocano scintille. A Mussomeli le politiche ambientali diventano motivo di diatriba, terreni di lotta. Per l’opposizione il vice sindaco e assessore all’Ambiente Sebastiano Sorce è un boscaiolo con salopette e accetta; Sorce invece, nella vita funzionario dell’Assessorato all’Agricoltura con tanto di laurea, giudica il suo operato in linea con la salvaguardia ed il
Per l’opposizione il vice sindaco e assessore all’ambiente Sebastiano Sorce è un boscaiolo con salopette e accetta
Nigrelli: “Combatto le azioni amministrative, diversamente ambientaliste, del PD mussomelese. Sono cinici” Nigrelli nella sua disanima-. Questi signori continuano a manifestare
politica, ma uno studio cronografico degli ultimi tre anni di Pd, gruppo che ha sostenuto, e che continua goffamente a sorreggere la giunta guidata dal sindaco Salvatore Calà. Vorrei ricordare il taglio, avvenuto nel 2011, di decine di cipressi secolari al cimitero per fare spazio all’ampliamento cimiteriale. In quell’occasione ci ribellammo, ma mentre noi gridavamo allo scandalo, i “pollici verdi”, nel giro di qualche ora, ci fecero la
Mussomeli, cadono gli alberi
Le polemiche sui “tagli” rispetto della natura. In questi anni l’Amministrazione è intervenuta attraverso un mirato abbattimento di alberi (a sentire il Comune piuttosto pericolosi) e la sostituzione con arbusti più consoni all’habitat.
un arrogante contegno cinico, un atteggiamento sprezzante nei confronti dell’ambiente, una manifestata quanto grottesca esaltazione della malefatta ecologista, come quasi ad esprime la migliore forma
sorpresa: tutto falcidiato. Nel marzo 2013 altra falcidia. Quella volta toccò a due bellissimi alberi che adornavano il monumento ai caduti. Non piacevano all’assessore. Poi lo scempio della villa Madonna delle
assessore all’Ambiente, Sebastiano Sorce, che reputo essere l’antigene del verde pubblico. E da quanti alberi ha fatto tagliare spero soltanto che non abbia attuato un macabro rituale che prevede il taglio di un albero per ogni voto”. Come dicevamo si tratta di punti di vista. Colui che l’opposizione qualifica come omicida ecologico, si autodefinisce invece difensore dell’ambiente. “Quello che questa Amministrazione sta facendo per il verde pubblico penso non lo abbia mai fatto nessuno. Il parco urbano era abbandonato, vi pascolavano gli animali, adesso invece è diventato il polmone verde della città: abbiamo piantumato centinaia di alberi e altri se ne aggiungeranno presto, realizzato un
di paese Abbiamo piantato file di oleandri vicino la Pasticceria Mingoia, la palestra di viale olimpia, in via Palermo, a San Giovanni. Abbiamo recuperato il piazzale di Santa Maria. In piazza Roma il cedro pericoloso è stato rimpiazzato con una jucca e a Germano sono sistemato le aiuole. Al cimitero sono stati posizionati nuovi cipressi nell’ala nuova”. E sula cancellazione della flora dalla villetta della Madonna delle Vanelle, Sorce chiarisce: “Abbiamo dovuto rimuovere quegli arbusti perché perico-
Sorce: “Quello che quest’amministrazione sta facendo per il verde pubblico, non lo ha mai fatto nessuno” Il consigliere comunale Toti Nigrelli
Parere differente quello espresso da Toti Nigrelli, consigliere d’opposizione del Gam, che denuncia una scriteriata opera di distruzione. “Da consigliere comunale avverso le azioni amministrative, diversamente ambientaliste, del Partito Democratico mussomelese- principia
di autoironia”. Il giovane esponente dell’opposizione snocciola il suo rosario fatto di atti da dimenticare: “Il disinvolto falcidiamento della flora urbana, la raccolta poco differenziata, l’utilizzo spregiudicato di erbicidi sono i temi comprovanti che la mia non è una critica meramente
Vanelle. Una ventina di alberi che abbellivano un quartiere sono stati anch’essi tagliati. In quell’occasione mossi una pesantissima critica nei confronti dell’assessore Sorce. I cittadini erano giustamente inferociti. La legna scomparsa. Adesso quella villa somiglia ad un luogo di guerra. Ma anche gli alberi di piazza Santa Maria, quelli di villa Aldisio, e quelli della scuola materna in via Leonardo da Vinci, poi quelli di contrada Germano e molti altri. Questo plotone diversamente ambientalista è composto da un sindaco reduce di un inciucio andato a male e da un
A sinistra il vice sindaco e assessore all’Ambiente Sebastiano Sorce
percorso vita, costruito aiole”. Per Sorce il suo controelenco è lungo: “Accanto al monumento dei caduti abbiamo eliminato le due tuglie selvatiche e le abbiamo sostituite con dei cipressi che si sposano bene con quest’angolo
losi per l’incolumità pubblica. Al loro posto pianteremo dei pini d’aleppo e delle piante variegate. Insomma noi siamo stati davvero attenti al verde con i fatti e non con le parole”. Intanto il punteruolo rosso ha fatto la sua comparsa in centro, distruggendo le palme di via Palermo. Peccato non poterlo intervistare: chissà cosa penserebbe delle polemiche ambientali di Mussomeli.
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CURIOSITA’. A Santa Caterina Villarmosa un gruppo di ragazzi lancia un’iniziativa
“Basta ca tu veni a pigli”
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u Facebook i gruppi sono ormai diventati talmente tanti che c’è solo l’imbarazzo della scelta a condividerne o meno l’adesione. Si appartiene così a questo come a quel gruppo non solo per semplice spirito di appartenenza o perché si ritiene che in quel gruppo si possa trovare qualcosa di particolare, ma anche per condividere passioni, opinioni ed emozioni . Si tratta di gruppi più o meno spontanei, che nascono e coin-
dere di prendersi ciò che non gli interessa. Pertanto, accade che, chiunque abbia oggetti che considera inutili, può pubblicare sulla pagina facebook del gruppo “Basta ca ti lu veni a pigli” un post con descrizione e foto dell’oggetto per lui superfluo offrendolo gratuitamente a chiunque voglia acquisirlo. Una trovata davvero particolare che ha finora riscosso un successo oltremodo notevole. L’offerta, infatti, può spesso rappresentare un vero e proprio affare
facendo rilevare come gli oggetti inutili o da buttare e che ingombrano la casa, anziché essere dirottati in discarica, possono vivere una seconda vita e servire a chi ne ha bisogno o magari cerca proprio quell’oggetto che, invece, per un’altra persona è del tutto inutile. Un libro come la vecchia lavatrice, la Tv come un vestito, una vecchia macchina da scrivere come un video registratore, una gonna come un maglio-
OFFICINA 93018
riporta in auge il baratto
volgono milioni di persone. Tuttavia, quello nato pochi mesi fa per iniziativa dell’Associazione Officina 93018, se non è unico nel suo genere, ci manca veramente poco. Si, perché il gruppo della nota associazione caterinese ha un nome tutto sicilianissimo, ma una finalità che ha la grande capacità di accomunare tantissima gente. Il nome è un sicilianissimo modo di dire, uno di quelli che suole profferire quando non si vuole più qualcosa e si invita chiunque a venirselo a prendere purchè glielo tolga di mezzo. Si tratta della frase: “Basta ca tu veni a pigli”. Espressione che, tradotta, significa semplicemente <Basta che te lo vieni a prendere>. La trovata, tuttavia, è di quelle originali in quanto chi aderisce al gruppo può liberarsi di oggetti che ormai considera inutili oppure può venire in possesso di altri oggetti che invece ritiene utili. Un mercatino virtuale gratuito che, partendo dallo slogan “Basta ca tu veni a pigli”, fa si che in tanti possano chie-
non solo per chi si libera dell’oggetto, ma soprattutto per chi lo acquisisce. Chi intende accaparrarsi un oggetto che, per il proponente, è inutile, gli basta prenotarlo rispondendo alla richiesta di venirselo a prendere, dopo
Grande successo della singolare iniziativa: il gruppo facebook conta già oltre 2000 membri di che il gioco è fatto: l’oggetto, come per incanto, passerà dalle mani di chi non lo voleva più alle mani di chi, invece, lo ritiene utile. E gli organizzatori di questa iniziativa? Loro hanno spiegato lo spirito di questa loro iniziativa
ne, che ormai hanno perso ogni utilità per qualcuno, possono invece diventare oggetti di un certo interesse per altre persone. Regalare gli oggetti diventa “ecologico” perché fa durare più a lungo un oggetto altrimenti destinato a diventare un rifiuto, è “pratico” perché si può fare spazio in casa, ed è “utile” in quanto si può aiutare qualcuno che stava cercando proprio quella cosa che ad un altro non serve più. E già sono state tante le offerte che si sono registrate sulla pagina face book del gruppo “Basta ca tu veni a pigli”. C’è stato chi ha deciso di regalare cagnolini di 20 giorni appena svezzati. E chi, invece, s’è detto disponibile a regalare un Nintendo Ds 3 Giochi per il cervello, o chi alcuni libri sulla storia di Santa Caterina. E non sono mancate la proposta di regalo da parte di una donna che s’è detta disposta a regalare capi d’abbigliamento (Jeans, magliet-
te e giacche) taglia 38/40. E c’è stato chi ha deciso di regalare una Unità magneto-ottica Iomega Zip, interfaccia ScsIIl oppure un Masterizzatore Dvd Dl 16 X Pioneer, utilizzato al massimo 10 ore, o ancora una stanza da letto (armadio, comò con specchiera e due comodini) e un piccolo armadio, oppure un mobile da ingresso in buono stato laccato nero con due cassetti e due sportelli in basso, portaombrelli e appendi abiti. E non manca il divano, “non in buone condizioni”, da ristrutturare, e poi ancora Legnano old style. Ritinteggiata (purtroppo!) e usurata (non eccessivamente). E non sono mancate le mitiche musi cassette di De Gregori o
le borsette più stravaganti, cinture e telecomandi, zaini e videocassette. Una collezione di quelle in grado di far rabbrividire, al confronto, anche il mitico “Portobello”, mercatino del venerdì condotto dal compianto Enzo Tortora. Solo che quello era un mercato televisivo mentre questo è virtuale. Il gruppo conta già 2033 membri. Un successone per una iniziativa che si sta rivelando tanto interessante quanto coinvolgente per quanti sposano la filosofia del “Basta ca tu veni a pigli” o cedendo qualcosa che non interessa oppure acquisendo qualcosa che stava cercando da chissà quanto tempo. M.S.
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CELLULOIDE. Denise Dacquì dirige il suo secondo lavoro
La Putia
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA
AVVISO DI VENDITA DEI BENI DEL FALLIMENTO N. 15/2012 R. FALL.
Il cortometraggio made in Serradifalco di Annalisa Giunta
L
a scomparsa di una bambina - Rita - che allerta il paese, la storia di una vittima, di un carnefice e di un’altra vittima che a sua volta diventa un carnefice quella descritta nel cortometraggio “La putia”, scritto e diretto dalla cineasta nissena Denise Dacquì. Un giallo ambientato a Serradifalco negli anni antecedenti al 1960; 15 minuti di suspense con un finale a sorpresa dove si intrecciano elementi biografici e della sicilianità: dal pettegolezzo, alla religiosità, al pregiudizio.
menti dei nostri genitori e nonni, ma anche un insieme di elementi appartenenti ad un vissuto personale. Non è un caso infatti che la storia sia collocata nel mio paese di infanzia ed il racconto trovi come punto di partenza e di arrivo, un negozio di generi alimentari, allora fonte di sostentamento della famiglia cui apparteneva mia nonna. Non ho avuto infatti grosse difficoltà per la ricostruzione di quel tipo di ambiente”. “Ad ogni quadro – aggiunge la cineasta nissena - preesiste una specifica logica di costruzione,
Un giallo ambientato in paese. Quindici minuti di suspense: una storia intricata, un racconto corale che si sviluppa nel microcosmo di una vecchia bottega
In una realtà quasi malata, pullulante di soggetti custodi di un’anteriorità perduta, una vecchia bottega, da sempre luogo nevralgico della vita sociale in Sicilia, assurge ad emblema del travaglio psichico. Un viaggio tra vuoti e assenze, talvolta latenti, che conduce alla scoperta dei mostri proprio nei luoghi più familiari.
Un racconto corale che non ha un vero e proprio protagonista, se non il mondo visto al femminile, nel quale lo spettatore può ravvisare se stesso in ogni personaggio descritto. Fondamentale nella trama risulta essere l’aspetto piscologico e al quale la regista Denise Dacquì, nella parte inziale del cortometraggio, si inspira traendo spunto da un racconto tratto da “Psicopatologia della vita quotidiana” di Sigmund Freud per estrapolare la sintomatologia di un nevrotico e cucirla sul “mostro” del racconto, la cui identità sino all’ultimo rimane nell’ombra. “Un film - dichiara Denise Dacquì - in cui l’intreccio narrativo funge da pretesto per dipingere drammaticamente un bagaglio mnemonico non solo popolare, e mi riferisco ad un ricordo della Sicilia ancora vivo nelle
AVVISI LEGALI
legata sia ad una serie di norme non scritte, meglio consuetudini sociali, sia ad una simbologia psichica rielaborata secondo l’interpretazione del testo Freudiano. Tutto insomma, all’interno di ogni singola scena, dall’oggetto alla gestualità della recitazione, dal costume alla mimica facciale, risponde ad un determinato significato. Il temperamento della bottegaia, detentrice del potere economico, ne è un esempio: una donna forte, protettiva ma esageratamente buona che oltre ad essere il simbolo per eccellenza della maternità, pur non essendo mamma, incarna la figura dello psicoterapeuta dei giorni nostri. Donna Carmela è infatti il baule di segreti delle clienti e la risolutrice del nodo della questione.” Oltre cento le comparse del cortometraggio, nel cast gli attori professionisti: Francesca Ferro, Annalisa Insardà, Mario Sapienza, Vincenzo Volo. La fotografia è di Alessandro Caiuli, le musiche di Aldo Giordano, mentre la scenografia di Paolo Previti. Si tratta del secondo cortometraggio per la 24 enne nissena, dopo il successo de “L’uomo che non hai mai vissuto” (da La Carriola di Pirandello) grazie al quale ha vinto il premio fuori gara al Kalat Nissa Film Festival come regista emergente Denise Dacquì ha conseguito la laurea al corso Dams della Facoltà di Lettere e filosofia di Bologna con una tesi sulle evoluzioni della rappresentazione femminile nel cinema e soprattutto della donna nei lavori della cineasta milanese Roberta Torre. Studi accompagnati all’esperienza pratica della regia e della sceneggiatura all’ Accademia Nazionale del Cinema di Bologna, attraverso la quale ha raggiunto gli Universal Studios di Los Angeles, approfondendo così le sue conoscenze tecniche. “La putia” sarà presentato in anteprima a dicembre al teatro Bauffremont di Caltanissetta, per poi approdare a Serradifalco e partecipare ai diversi festival cinematografici.
L’Avv. Marco Vizzini, con studio in Caltanissetta, Via Libertà n. 114, nella qualità di Curatore del fallimento n. 15/2012 R. Fall., giusta autorizzazione alla vendita del Giudice Delegato Dr. Calogero Cammarata, rende noto che in data 13 dicembre 2013 alle ore 10,00 presso il suo studio, avrà luogo la vendita dei seguenti beni mobili, nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano: LOTTO N. 25: Autovettura FIAT Panda 1.2 Dynamic benzina, 60 cv (44 KW), targata CJ 473 XZ, di colore giallo limone, 4/5 porte, immatricolata il 30.04.2004, Km. 115.157
LOTTO N. 26: Autovettura BMW 530 D Gasolio, targata DS 235 YY, di colore grigio, immatricolata il 30.01.2009, Km. 36.065, cambio automatico
Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 1.920,00.
Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 15.000,00.
LOTTO N. 27: Autovettura FORD Mondeo 2.0 TDCi, gasolio, 115 cv (103Kw) targata DH 345 GV di colore grigio scuro, immatricolata il 20.07.2007, Km 322.374, cambio manuale. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 4.950,00. LOTTO N. 28: IVECO FIAT 35 8 23HP modello Daily, gasolio, targato AO 204927, di colore bianco, immatricolato il 03/02/1992, con cabina allungata (9 posti) e cassone Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 3.375,00. LOTTO N. 29: IVECO FIAT 35 F 8 B modello Daily, gasolio, targato CL 191337, di colore bianco, immatricolato il 16/01/1989, con cabina allungata (7 posti) e cassone ribaltabile trilaterale. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 2.625,00. LOTTO N. 30: AUTOCARRO FIAT 35101G, modello Turbo Daily, gasolio, targato CL 205492, di colore bianco, immatricolato il 02/03/1990, con cabina allungata (7 posti) e cassone. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 2.625,00. LOTTO N. 31: IVECO FIAT 35 F 8 B modello Turbo Daily, gasolio, targato CA 529058, di colore bianco, immatricolato il 15/04/1987, con cabina allungata (9 posti) e cassone Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 2.250,00. LOTTO N. 32: IVECO FIAT 35 F 8 B modello Turbo Daily, gasolio, trovato in parte smontato e privo di targa, di colore bianco, immatricolato il 20/04/1992 (con targa AO 208026), con cabina allungata (7 posti) e cassone, del quale non si è venuti in possesso del libretto di circolazione ma soltanto del certificato di proprietà. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 225,00. LOTTO N. 33: FORD TRANSIT EBBCDS, autovettura per il trasporto di persone, avente n° 12 posti, a gasolio, targato CT A70883, immatricolato il 03/09/93, del quale non si è venuti in possesso del libretto di circolazione ma soltanto del certificato di proprietà. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 2.250,00. LOTTO N. 43: ponteggio di 90,00 mq circa in cattivo stato e non a norma. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 300,00. LOTTO N. 46: gru a torre marca “Fuochi-Milanesi & C. s.a.s.”, del 1980, tipo 1235 AM, n° fabbr. 7380; macchinario in postazione fissa su stabilizzatori, forza motrice 380 volt – 50 Hz, portata max 2.350 Kg (carico base 30.000 Kg), ultima verifica ASL effettuata in data 26/03/07. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 3.375,00. LOTTO N. 47: gru elettrica a torre marca “Benazzato” serie 1.500 del 1990, mod. 24/28/600, n° fabbr. 2185; macchinario in postazione fissa su quattro lati poggianti su plinti in cls, portata max 1.500 Kg (carico base 18.000 Kg). Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 2.625,00. MODALITA’ E CONDIZIONI: 1) La vendita avverrà, sulla base del prezzo minimo sopra indicato pari al valore attribuito dal Coadiutore del fallimento Arch. Chiara Di Natale nella propria relazione di stima; ai superiori importi andrà aggiunta l’IVA come per legge. 2) Le offerte di acquisto, IN BOLLO, dovranno essere presentate in busta chiusa, entro le ore 12,00 del giorno precedente la data fissata per la vendita, presso lo studio del Curatore Avv. Marco Vizzini; 4) L’offerta dovrà contenere: A) nome, cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, residenza o domicilio del soggetto offerente unitamente alla copia del documento di riconoscimento. Se l’offerente è una società o altro ente dovrà essere allegato idoneo certificato del registro delle imprese da cui risulti l’attuale vigenza della persona non fisica con enunciazione della spettanza dei poteri di rappresentanza legale; B) i dati identificativi del bene per il quale l’offerta è proposta; C) l’indicazione del prezzo offerto, che non potrà essere inferiore al prezzo minimo sopra indicato a pena di inefficacia dell’offerta; 6) Le offerte di acquisto dovranno essere accompagnate dal deposito, mediante assegno circolare non trasferibile intestato a “FALLIMENTO EDILSTRUTTURE SRL”, di una somma, a titolo di cauzione, pari al 10% del prezzo offerto per il lotto cui si intende partecipare; 11) In presenza di più offerte relative al medesimo lotto, il Curatore inviterà immediatamente gli offerenti presenti ad una gara sulla base del prezzo più alto tra quelli offerti con rilancio in aumento pari al 5% del prezzo a base d’asta. Il bene verrà aggiudicato a chi avrà effettuato il rilancio più alto. 12) L’aggiudicatario dovrà depositare il residuo prezzo, oltre oneri, diritti e spese di vendita detratto l’importo della cauzione entro 7 (SETTE) giorni dall’aggiudicazione a mezzo di assegni circolari non trasferibili intestati a “FALLIMENTO EDILSTRUTTURE SRL”i. In caso di inadempimento l’aggiudicatario sarà dichiarato decaduto e sarà pronunciata la perdita della cauzione versata a titolo di multa. 13) Sono a carico dell’aggiudicatario tutte le spese derivanti dalla vendita comprese quelle relative al passaggio di proprietà delle autovetture nonché quelle occorrenti per il prelievo dei beni dai luoghi in cui sono custoditi. Informazioni sul sito www.ilfattonisseno.it o al Curatore Avv. Marco Vizzini 0934/595069. Caltanissetta, lì 05.11.2013
Il Curatore Avv. Marco Vizzini
www.ilfattonisseno.it
Novembre
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Nino
Sidoti
Il suo “calvario” tra sofferenza e fede di Alberto Di Vita
I
l 15 novembre 2013, alle 17.00, nei locali della sala “P. Borsellino”, si presenterà un libro scritto da un portatore di handicap: sarà la prima volta a San Cataldo e già questo potrebbe bastare per farne in qualche modo notizia. Ma è anche una buona occasione per tornare, come ci eravamo ripromessi, ad affrontare l’argomento disabilità, raccontando storie, problematiche, illustrando necessità, facendone parlare i protagonisti. Il libro in questione è “Un viaggio – Esperienze di vita di un uomo viste dal suo ‘pianeta handicap”, scritto da Nino Sidoti. Recuperato grazie alle cure e alla dedizione di Cittadinanzattiva - Tribunale per i Diritti del Malato di San Cataldo e per l’impegno instancabile di Rosetta Anzalone, stampato da Edizioni Lussografica di Caltanissetta, con il contributo della BCC “G. Toniolo” di San Cataldo, non sarà in vendita ma sarà a dispo-
La disabilità fisica non ha intaccato la sua curiosità e voglia di vivere sizione nelle biblioteche comunali locali. Alla presentazione, oltre alla stessa prof.ssa Anzalone, interverrà fra’ Samuele Salis. Modera Giuseppe Giordano, responsabile del T.D.M. Oggi Nino è un disabile grave, non può muoversi, non può quasi neanche parlare, a causa di una anomalia genetica che la medicina ha classi-
ficato con il nome di “Atassia di Friedreich”: nel caso specifico in una delle forme più acute, con paralisi totale, disturbi cardiaci e diabete. Oggi Nino non può fare nulla da solo, è aiutato dal suo “traduttore” Mustafà che si occupa di accudirlo, pulirlo e dargli da mangiare: nulla, se non leggere, attività che porta avanti con una certa frequenza e curiosità, soprattutto su temi scientifici e storici. Perché la disabilità fisica non ne ha intaccato l’essere curioso, una mente sveglia, brillante e di una sensibilità rara. Quello di Nino non è un libro che parla della disabilità e basta: ci racconta il suo “viaggio”, dai primi sintomi fino alla scoperta di un nuovo mondo interiore, fatto di una confortante fede in Dio. Un viaggio che attraversa la sofferenza senza mai approfondirla, come se in realtà non fosse che un piccolo dettaglio della storia, nulla che valga la pena di anteporre all’amore vero per una donna o, di più, per Dio. Nino da giovane vive una vita ati-
pica: figlio di un artificiere, è costretto ad abitare nelle polveriere, dove sono predisposte anche le abitazioni dei militari. Già a quell’età era evidente un diverso contatto con la vita: piuttosto che patire l’isolamento e la quasi totale mancanza di rapporti sociali, Nino ne apprezzava le possibilità di esplorazione e di riflessione, la costante aderenza con la natura. Iscritto alle scuole medie, a 11 anni e mezzo comincia ad avvertire i primi sintomi della malattia: stanchezza, disturbi all’equilibrio, pro-
mesi dopo è costretto a trasferirsi a Caltanissetta dove, a dispetto dei suoi timori iniziali, trova più comprensione e non è più costretto a subire tutte le angherie degli anni precedenti. Nel 1970 consegue la maturità scientifica e decide di iscriversi all’università in Medicina, suo grande sogno. L’esperienza dura poco, il tempo di frequentare una materia e saggiare le difficoltà che il connubio malattia-università gli creava e gli avrebbe creato. Decide, e con quanta sofferenza!, di abbandonare la facoltà. Nel frattempo la malattia fa il suo inesorabile corso senza che fosse possibile una qualunque diagnosi. Il suggerimento di provare la via della pranoterapia lo porta a Napoli nel 1972, dove fa l’incontro più bello e felice della sua vita, Rosanna, che frequenta spesso durante quel soggiorno e con la quale, di ritorno in Sicilia, dà vita a un rapporto epistolare che sfocia
della propria condizione esistenziale: pagine dalle quali traspare un messaggio che, visto dalla sua condizione, si rivela di straordinario coraggio: quello di non arrendersi mai, non rassegnarsi mai. Il libro di Nino è un vero viaggio, breve, scorrevole, emozionante, dal quale travasano profondità e densità di sentimenti, espressi con la semplicità del dialogo con un amico: se ne intuisce l’animo gentile, l’intelligenza vivace e autoironica, una bontà vera che fa la sua apparizione a ogni pagina. È una storia nobile perché è in grado di trasmetterci non solo la coscienza dolorosa di una malattia inesorabile, ma anche e soprattutto perché non affonda nelle secche dello stereotipo del dolore, dell’angoscia di sapere così vicino un destino ostile che procede troppo rapido: Nino affronta il tema della sua malattia con una leggerezza commovente, con una fiducia che
La vita di un sancataldese affetto dall’atassia di Friedreich blemi motori, un’andatura incerta e traballante che gli sono costati la cattiveria, di cui sin troppo spesso i bambini sono capaci. Impossibile, a quel tempo, diagnosticare la malattia di Nino e dargli cure e supporto necessari. Nonostante le difficoltà e un ambiente ostile, anche nella figura di qualche insegnante, Nino supera brillantemente le scuole medie e si iscrive al Liceo Scientifico. Pochi
con naturalezza in “un tenero sentimento ricambiato”. La bellezza e la delicatezza del legame con Rosanna (alla quale il libro è dedicato) innervano da lì in avanti le pagine del libro, in cui Nino racconta con viva emozione anche il grande sacrificio di non volerla legare a un rapporto che le sarebbe costato molto in termini di sacrificio e sofferenza. L’ultima parte ci dice dell’incontro con la Fede, l’accettazione definitiva
solo un cuore puro potrebbe spiegarci davvero. E lo fa con la straordinaria semplicità di chi ha colto l’essenza dell’esistenza e della sua straordinaria irripetibilità, indicando così al lettore il nuovo inaspettato orizzonte della ricerca della bellezza e dell’amore per la vita, capace persino di alleviare, a noi lettori, l’affanno di tanti futili pesi del quotidiano, ai quali troppo spesso dedichiamo eccesso di tempo e attenzioni.
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