IL FATTO DEL GOLFO
PIANETA GIUSTIZIA
La ricetta del neo-comandante Maurizio Parisi
A Gela la nascita asessuata che suscita interrogativi
Fernando Asaro assume la guida di ANM nissena
di D. Polizzi
di F. Infurna
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di V. Pane
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RESS
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Gennaio-Febbraio
Mensile di approfondimento Direzione Editoriale: Michele Spena
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redazione: Viale della Regione, 6 Caltanissetta
Anno IV Num. 26
- Tel/Fax: 0934 594864
2014
Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 conv. N. 46 art. 1 comma 1. Sud /CL
- Stampa: STS S.p.A. Zona industriale Vª Strada, Catania - Reg. Tribunale di Caltanissetta n° 224 del 24/02/2011
Web & società
La corsa a Palazzo del Carmine
L’analisi
CYBERBULLISMO
Adolescenti, social network e molestie: la frontiera dei pericoli e delle minacce di ultima generazione
IDEE E SORRISI U A CINQUE STELLE
n nuovo pericolo si aggira nel web, il cyberbullismo. E’ una devianza che spesso si pone alla base della cultura della prepotenza e della prevaricazione, nasce sovente sui social network per poi trasferirsi sui banchi di scuola. Fondamentale guidare i giovani nel loro percorso di crescita “virtuale”, facendo in modo che lo sviluppo delle competenze concernenti la tecnologia sia accompagnato da una crescente consapevolezza nell’uso di tali strumenti. di A. Giunta
Il Fatto di San Cataldo
L’INTERVISTA Palazzo d’Orleans apre le porte al Fatto Nisseno
Il Governatore racconta la sua “Rivoluzione”
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Il Fatto del Vallone
Querelle strisce blu, contratto in scadenza. I cittadini preferiscono il parcheggio libero
Tagli all’ospedale Longo, Mussomeli si ribella. Abitanti ed Istituzioni solidali nella lotta
di A. Di Vita
di G. Taibi
osario Crocetta, gelese, ex sindaco della città del Golfo ed europarlamentare, da sedici mesi guida la Regione Sicilia. L’estroso e dinamico governatore, che ha da poco traghettato le sessantatré primavere, ha raccontato l’impegno profuso nella guida della nostra amata Isola, i risultati raggiunti, i problemi affrontati e i tanti ostacoli con i quali deve quotidianamente confrontarsi. Non dimentica la sua provincia, non dimentica la sua terra, non trascura i…fatti nisseni. di M. Benanti
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cettina bivona Caltanissetta
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ISSN: 2039/7070
COMANDO V.U.
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Fatti & Palazzo del Carmine
Stazione RAI Dopo il sopralluogo tutti d’accordo: “Posto bellissimo”
di Alberto Sardo
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ari nisseni volete per cinquecentomila euro un parco urbano con tanto verde, praticamente già fruibile con piccoli interventi, cifra che comprende 12 ettari di terreno e gli immobili della “Stazione RAI” di Caltanissetta e anche l’antenna che è “una torre strallata” (si strallata!) in ferro e le attrezzature radio (fabbricate dalla Guglielmo Marconi) di grande pregio per la storia della comunicazione mondiale? Oppure volete che sorgano
graziose villette e un centro commerciale? Potrebbe essere questo il testo di un referendum cittadino per l’acquisto dell’antenna? No di certo quello del Movimento 5 stelle, per il quale la consultazione dei cittadini è una cosa seria, mentre questo incipit è solo un’iperbole
che vuole stimolare una riflessione, se sia utile la consultazione popolare per l’acquisto della Stazione RAI di Caltanissetta, dopo il sopralluogo di mercoledì scorso di forze politiche, istituzionali e stampa, la maggior parte dei quali non aveva mai visitato il posto. Non sarebbe meglio una consultazione per decidere cosa farne dopo l’acquisto? visto che l’attuale amministrazione, il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Legambiente, hanno proposte
diverse, talvolta complementari, talaltra alternative: museo della radio, centro di produzione multimediale, teatro e spazio creativo etc... Funzione nobile della politica è quella di tradurre le istanze della società e della comunità di partenza in decisioni che abbraccino
il bene comune. E la possibilità di dare alla città il suo primo vero parco urbano, a un prezzo che equivale a dieci consulenze o al costo di due mesi di canone per la discarica, è qualcosa che fa parte del “bene comune”. Soprattutto se si pensa che proprio i terreni adiacenti alla stazione RAI di Collina Sant’Anna sono stati lottizzati per costruire villette e un altro centro commerciale, soltanto pochi mesi fa. Quindi l’interesse delle lobby speculative in quell’area non è
solo uno spauracchio. Dopo il sopralluogo del 12 febbraio scorso nella “Stazione RAI”, voluto dal sindaco Michele Campisi, a cui ha preso parte il presidente del consiglio comunale Calogero Zummo e il candidato sindaco del MoVimento, Giovanni Magrì, tutti hanno
concordato: “E’ un posto bellissimo”. La massiccia partecipazione di esponenti politici, consiglieri comunali, futuri consiglieri, in una location così singolare, ci dice che è un tema molto sentito dai cittadini. Si tratta di un’istanza in parte già espressa: la comunità nissena non vuole più villette e centri commerciali. Il rischio non è di perdere “il buon prezzo”. Sul piatto della bilancia va messa soprattutto la speculazione edilizia in agguato. La partecipazione degli attori sociali, della comunità, non si esprime né si esaurisce nella fase deliberativa. Sono l’uso sociale di un bene, la fruizione del verde pubblico, la creazione di uno spazio pubblico come orizzonte di relazioni sociali e umane, che caratterizzano un elemento di “democrazia dal basso”. E questa istanza, se il Comune non acquista la Stazione RAI, se ne va a farsi benedire insieme alle villette dei pochi fortunati che avranno la miglior veduta della città. Il sopralluogo, a cui hanno partecipato i tecnici di Rai Way che hanno aperto le porte, è stato voluto dal Sindaco per far vedere che si fa sul serio. Una raccomandata al Sindaco Campisi, da parte di Rai Way, conferma infatti l’interesse della società a vendere al Comune. A firmare la lettera, l’amministratore delegato di Rai Way Stefano Ciccotti. “Visto l’interesse di Rai Way a liquidare velocemente il bene, il pagamento che il comune dovrebbe prevedere, è in una univoca soluzione contestuale al rogito notarile”, oppure il pagamento del 50% al rogito e saldo a 180 giorni”. La lettera dell’amministratore delegato della “controllata” RAI, è stata
protocollata in uscita da Rai Way il 18 dicembre. Una guerra di protocolli. Perchè soltanto pochi giorni prima il Movimento V Stelle aveva divulgato un altro documento di RAI Way, ottenuto dal portavoce in Vigilanza, Roberto Fico, con cui smentivano i tempi della trattativa (non erano tre anni) e la premura di acquistare. “Il M5S Caltanissetta ha ottenuto e diffuso una nota di Rai Way che dimostra la cattiva fede della nostra amministrazione e le evidenti bugie propinate a tutti i Nisseni”. Così il Movimento 5 Stelle Caltanissetta in una nota di fine gennaio. Un documento che da giorni circolava in rete afferma che: “Rai Way è estranea all’annuncio del Comune secondo cui si sarebbe raggiunto l’accordo di vendita tra le
Prossimamente
a Caltanissetta
Foto: Giovanni Sciandra
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A tratti è sembrata una scampagnata, ma il sopralluogo di istituzioni, politica e associazioni è servito a mettere tutti “quasi” d’accordo interesse a vendere velocemente? L’assessore all’urbanistica Andrea Milazzo aveva spiegato che l’offerta fatta dal Comune serviva a fissare un punto nella trattativa, perchè altrimenti RAI Way venderebbe a privati. Il Movimento 5 stelle dal canto suo, aveva chiesto al Sindaco “come mai non si era provveduto a realizzare una consultazione popolare sulla necessità di acquistare l’antenna e il terreno circostante così da potere realizzare un parco. La risposta fu che non vi era tempo per procedere”, spiegano i 5 Stelle. Forse la Giunta avrebbe fatto meglio a difendere la propria scelta e basta, senza accampare mancanza di tempo. O forse è RAI Way che non ha le idee chiare? Intanto sull’area della Stazione RAI, il Partito Democratico ha dedicato una parte del programma elettorale e una delegazione del circolo Centro Storico vi aveva fatto, precedentemente, un
Riceviamo & pubblichiamo
UIL Pensionati verso la stagione congressuale
“Serve consegnare proposte concrete agli amministratori locali”
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’attuale momento di crisi che interessa da troppo tempo l’Italia, a Caltanissetta e nell’Isola assume un altro valore se si pensa che tolto lo stato sociale si rischia il suono di un ‘campanello’ che potrebbe scomporre ogni quadro di riferimento sinora conosciuto. Un dato, il 45% delle famiglie
aver ragionato con la Confederazione della nostra Provincia, siamo preoccupati per ciò che accadrà nei nostri territori, atteso che il pubblico impiego da tempo non fa più assunzioni, la forestale chiude le graduatorie, i Comuni non fanno alcun intervento neanche con le opere pubbliche esecutive. Siamo in presenza di una realtà priva d’industrie idonee a creare occupazione e dare un minimo di benessere economico. La politica ‘pensante’, dunque, dovrà saper riproporre logiche gestionali, progetti a breve, medio e lungo periodo
Michele Spena
Direttore responsabile Salvatore Mingoia
Collaborazioni:
Ivana Baiunco Marco Benanti Liliana Blanco Rino Del Sarto Alberto Di Vita Etico Fiorella Falci Filippo Falcone Salvatore Falzone Annalisa Giunta Franco Infurna Lello Lombardo Vincenzo Pane Donatello Polizzi Alberto Sardo Lorena Scimé Giuseppe Taibi Giovanbattista Tona
Impaginazione Antonio Talluto
Distribuzione
Giuseppe Cucuzza
Redazione Viale della Regione, 6 Caltanissetta sopralluogo. Da lì è partita la proposta di un parco urbano con interventi “leggeri”, come al Parco Uditore a Palermo, dove grazie a semplici sentieri, staccionate fatte dalla Forestale e qualche panchina, si è reso velocemente fruibile, un importante polmone verde della città.
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Direzione Editoriale
Michele Spena
parti dopo tre anni di trattativa”. La nota precisa ulteriormente “non essendo stato fissato alcun termine per la formalizzazione dell’accordo, la trattativa con il Comune deve ritenersi tuttora in corso”. Come è possibile allora che nel documento successivo, Rai Way parla di
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della nostra realtà vive con un reddito inferiore alla media dei mille euro mensili, ed altri ancora vengono assistiti da anziani che godono di pensione e indennità di accompagnamento, per sfamare il proprio nucleo familiare essendo alla ricerca di un lavoro che non riescono a trovare. Escluso il pubblico impiego, la nostra provincia è da sempre interessata da interventi effettuati dallo Stato e della Regione, il cosiddetto “stato sociale” che negli anni passati ha permesso ad ampie fasce della popolazione di svolgere un’attività di servizio socialmente utile, ammortizzatori sociali o altri strumenti a sostegno di quel reddito che il lavoro che non vi è mai stato, non è stato in grado di produrre. La crisi ha mostrato il volto di uno Stato che non è più in grado di mantenere gli impegni assunti (la riforma delle pensioni, gli esodati, pensioni al minimo, il mancato rinnovo dei contratti del pubblico impiego); emerge con forza tutta la difficoltà nei diversi strati sociali poiché la gente ancora non ha afferrato l’esatta dimensione della crisi in atto vissuta che dura ormai da troppo tempo. Togliere a 100 lavoratori del reddito minimo un possibile salario e dire loro che lo Stato non è in grado di garantirgli la continuità lavorativa, lasciare senza stipendio i lavoratori della SCAT per un lungo periodo, far vivere in ansia i tanti precari che attendono la stabilizzazione da parte delle amministrazioni dove sono in servizio e caricare di tasse un pensionato al minimo che non ha la forza nemmeno di sopravvivere, sono elementi esplosivi che favoriscono lo scontro sociale. Come Categoria dei pensionati dopo
se non vuole rimanere esclusa dal rapporto con i cittadini, alla luce anche dei possibili mutamenti istituzionali del territorio. Non si afferra perché tanta gente voglia fare il Sindaco di molte comunità, se poi non si è in grado di rilanciare il tessuto economicoproduttivo delle realtà dove si va ad amministrare. Imporre solo tasse e la cosa più semplice del mondo. Da parte nostra, stiamo lavorando per aprire dei confronti con le istituzioni comunali, sebbene lamentano la mancanza di fondi, bisogna reperire le somme per le persone anziane e bisognose, per coloro che non sono autosufficienti e per chi necessita d’assistenza. Bisogna definire e avviare le iniziative della 328. Andiamo verso la stagione congressuale assieme alla confederazione e alle categorie e su questi argomenti vorremmo sviluppare un forte dibattito, coinvolgendo quante più gente possibile, compreso i giovani che possono contribuire con le loro idee a far rinascere i nostri comuni e poter finalmente uscire con delle proposte da consegnare agli amministratori locali per aprire un confronto sui temi di carattere sociale. Il Segretario Responsabile Territoriale Dott. Salvatore Guttilla
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L’intervista
il “Rivoluzionario”
La rivoluzione è cambiare l’atteggiamento culturale di Marco Benanti
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n pomeriggio piovoso, uno come pochi a Palermo, nella città delle sirene che cercano di farsi strada nel traffico pomeridiano, specie nei dintorni dei palazzi del potere, tra Orleans e Normanni. Un pomeriggio, incontriamo Rosario Crocetta, il presidente, il sindaco dei siciliani come lui stesso amava definirsi, il primo cittadino di Gela, come lo ricordiamo noi, e adesso a capo di questa sgangherata regione. Davanti Palazzo d’Orleans in pianta stabile due camionette dei Carabinieri, di fronte un cronico gazebo con bandiere rosse di sindacati. Tre ore di attesa, un tempo non perduto se si usa l’occhio da cronista per capire ed immagazzinare cosa ti succede intorno. Mentre aspetto il presidente, scambio battute su Bildemberg e la deriva violenta della politica italiana col deputato del Megafono Antonio Malafarina, siracusano, questore di lungo corso, fedelissimo del presidente. L’attesa si allunga, ci sono i forconi da incontrare, giunti a palazzo senza preavviso, uno stuolo di deputati che vanno e vengono. C’è da lottare coi numeri, impietosi per Crocetta alle prese con una maggioranza esigua e ballerina, tra un PD in crisi di identità, ed un UDC che come da tradizione del suo fondatore, spiega le vele del potere laddove mira il vento più favorevole. Così se il partito di Casini in Sicilia governava con Crocetta ed il PD, a livello nazionale appoggia Alfano e Berlusconi. Ma questa è un’altra storia, o quasi. Il presidente ci riceve. “A noi” dico io,
Presidente, a poco più di un anno dall’insediamento del suo Governo si sente ancora di parlare di rivoluzione? “La rivoluzione non è un fatto statico, non è un’ora X in cui cambia il mondo, è una visione questa retorica della rivoluzione. Un work in progress, qualcosa di dinamico che avviene ogni giorno. La prima rivoluzione è cambiare l’atteggiamento culturale. Quando sono arrivato ho trovato non solo una Sicilia
in piena, sviscera dati e numeri, e lo fa con quell’orgoglio di chi vorrebbe raccontare ai cittadini che non è tutto marcio in Sicilia, o per lo meno, che si sta lavorando sulle macerie di un disastro causato da decenni di corruttele. Tra le battaglie agli sprechi condotti da Crocetta ce ne sono talune parecchio vistose, come la storia dei 21 giornalisti dell’ufficio stampa, assunti senza concorso dall’allora presidente Lombardo, tagli al business della formazione pro-
Il Governatore ha ripercorso i 16 mesi trascorsi alla guida dell’Isola. Crocetta ha sciorinato numeri, dati, idee, problemi e soluzioni che era a rischio di collasso del bilancio, ma anche un isola in cui non c’era alcun dialogo tra istituzioni e società.
fessionale con denunce in procura, e pentole scoperchiate su enti gestiti da esponenti dello stesso partito di Ren-
All’indomani della mia elezione ho trovato lavoratori pip e forestali non pagati da un anno, per 200 milioni. Subito le emergenze. Un buco di bilancio per un miliardo di euro che abbiamo dovuto coprire tagliando sprechi ed avviando una lotta serrata alla corruzione”. Da li il presidente è un fiume
zi in tutta la Sicilia. Di 90 milioni è la maxi inchiesta sulle cifre dell’affaire Ciapi, con un sistema do ut des a personaggi opachi che distribuivano vizi e prebende per aggiudicarsi appalti di comunicazione e promozione. La gara da 75 milioni di euro scoperta ed annullata per la fornitura dei panno-
“Ho rinunciato al 40% del mio stipendio. Guadagno la metà del mio predecessore” la risata di Crocetta che spiega “a noi, ricorda linguaggi di memoria fascista”. Per fortuna non era il nostro caso. Nella stanza del presidente, il suo staff, tanti giovani di animus pugnandi, l’atmosfera è distesa ci sarebbe tempo per una sigaretta ma, qualcuno ha preso l’accendino del presidente. Ci si scherza su.
loni in un noto ospedale palermitano, il taglio di 8 milioni di euro di indennizzi ai dirigenti. L’allontanamento di oltre 50 ditte mafiose che avevano appalti con la Regione e così via. Circa 3 mila erano invece le pratiche arenate all’assessorato Territorio ed Ambiente. Numeri ed ancora numeri. Ma Crocetta, quanto guadagna? “Ho rinunciato al 40% del mio stipendio. Guadagno la metà del mio predecessore, quindi ho stipendio da deputato, e mentre chi c’era prima di me spendeva 4 milioni di euro per le spese di rappresentanza all’anno, io ne ho spesi 50 mila. Credo sia una bella differenza. Dopo tutta la riforma Monti, all’Ars si sono risparmiati 5 milioni. Mentre se si vigila su gare d’appalto, si risparmiano centinaia di milioni di euro. Oggi dobbiamo parlare anche di riconversione della spesa con aiuti alle imprese, all’agricoltura, al turismo, all’artigianato, tutti i settori che
hanno bisogno di credito, ecco perché stiamo quindi rilanciando l’Irfis”. La sua maggioranza? “Tutti si vogliono sentire il centro del mondo. Ma saremmo realmente più forti ragionando insieme con spirito socratico. Non si va lontani se ci si convince che la propria idea sia sempre e solo la migliore. La politica deve diventare un luogo di confronto, progettazione e rispetto degli antagonisti. Quando un presidente viene eletto dal popolo, non deve essere un dato della sola maggioranza ma anche delle opposizione. Non bisogna cercare di paralizzare il lavoro ma contribuire ciascuno con le proprie idee a cambiare le cose”. Il meccanismo della politica è sempre lo stesso comunque, se vuol far passare una sua linea deve me-
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diare con le istanze dei parlamentari. “Io non offro mai contropartite di natura diversa da quelle politiche. Di certo, mi sarei aspettato qualcosa di
La mafia avrebbe condannato a morte il presidente. Questa è la dichiarazione di un pentito più dall’Ars, non si possono approvare dieci variazioni di bilancio in un mese. La finanziaria è rimasta 20 giorni a Palazzo dei Normanni. Tutt’altro rispetto al parlamento europeo, in cui tutto il lavoro si faceva in commissione, la legge in aula la si approvava in brevissimo tempo così come tutte le dichiarazioni di voto, le si facevano dopo il voto”. Avete abbassato le royalties sull’estrazione degli idrocarburi. Un regalo ai petrolieri. “Ci siamo trovati l’anno scorso ad un raddoppio, che non ha avuto equivalenti in Italia. Lo scorso anno in Sicilia le aumentammo di colpo dal 10 al 20%. Le industrie hanno minacciato di voler chiudere e licenziare i lavoratori, delocalizzando. Oggi le abbiamo portate al 13% che è sempre nella media nazionale. I petrolieri hanno portato investimenti per miliardi di euro, io in una situazione occupazionale di questo tipo un tentativo di creare lavoro lo dovevano fare. Prevedono anche miglioramenti ambientali, quindi anche progetti di bonifica. Impugnativa della legge di stabilità da parte del Commissario dello Stato. È il commissario è cattivo o siete stati voi incapaci formulare i provvedimenti? “L’impugnativa non dice
che le norme non siano legittime, né che non ci siano delle norme senza copertura. Esisteva nei bilanci precedenti degli anni scorsi un fondo per il rischio dei residui attivi. Nel risanamento del bilancio ogni anno si cancella una parte di quei debiti. Il precedente Governo ha però cancellato il fondo a rischi di queste mancate entrate. Noi siamo la prima regione italiana che quel fondo lo stava ricostituendo. Abbiamo messo 300 milioni, ma il Commissario valutando un rischio di oltre 2 miliardi e mezzo, ci ha imposto di mettere tutti i soldi in un’unica soluzione. Come dire ad una famiglia di saldare un mutuo di 200 mila euro in un anno. Su questa logica il commissario ha tagliato spese necessarie: Teatri, pensioni, consorzi di bonifica, spese non certo nuove, de-
terminando la possibilità di licenziare circa 30 mila persone. Anche il governo nazionale pensa che questo debba essere fatto ma con un percorso di 15, 20 anni. La cosa che più mi fa rabbia è che una pare della politica siciliana su questo abbia giocato”. Non è quindi colpa vostra? “Colpa nostra di cosa? Sui debiti degli altri?
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Stiamo parlando di situazioni che esulano dalla nostra manovra finanziaria che era perfetta”. Non ritiene di dialogare solo con confindustria? “Una volta c’era la confindustria di Di Vincenzo, era una confindustria collusa con la mafia, che teneva dentro gente che pagava il pizzo e faceva affari con la mafia. Quando io attaccai quel sistema confindustriale da sindaco facevo battaglia solitaria. Il primo che ha avviato quella lotta è stato Rosario Crocetta sindaco di Gela. Ora non posso non tenere conto che il sistema è cambiato con l’arrivo di Montante, Venturi, Lo Bello. Confindustria ha iniziato ad espellere chi fa accordi con la mafia. La battaglia contro le mafie è una battaglia
trasversale, che trascende rispetto ai rapporti di classe, come la lotta contro il fascismo. C’era il radicale, il popolare democratico, il cattolico, persino una parte del movimento monarchico. Tutti stavano insieme perché l’obiettivo era combattere il fascismo. Oggi l’obiettivo è lottare contro la mafia. E quindi c’è Confindustria, ci sono i lavoratori,
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Sono stato io da sindaco di Gela, ad avviare la battaglia contro l’illegalità. Confindustria ha iniziato ad espellere chi fa accordi con la mafia. Il sistema è cambiato con l’arrivo di Antonello Montante le associazioni datoriali e noi dobbiamo trovare larghe convergenze. Sulle politiche di sviluppo, noi possiamo pensare che questo avvenga senza le imprese? In Sicilia le aziende sono 500 mila, vogliamo che un presidente della regione non discuta con 500 mila imprese, piccole, familiari e grandi? Sarei un matto che non vuole lo sviluppo della Sicilia”. Nel caso dell’incidente in cui fu coinvolta la seconda auto della sua scorta, lei disse che era stata la mafia. Le
La sua politica di governo è condizionata da una maggioranza “ballerina” accuse mossegli furono di vedere la mafia ovunque. Ci sono cose che non ha dichiarato perché ci sono atti giudiziari? “Firenze, processo aprile del 2013. parla un pentito di mafia. Dice: Crocetta è stato condannato a Morte. I pm chiedono, ma questo giudizio di condanna a morte non si può cambiare? Non si può cambiare perchè chi lo ha emesso è morto, e quindi il giudizio è irrevocabile. E deve avvenire in modo casuale, deve sembrare un incidente. Mi consentirà che qualsiasi incidente che mi può capitare qualche sospetto mi può nascere. Perché dicono che Crocetta non deve essere riconosciuto come eroe dell’antimafia. Non deve avere neppure queste possibilità. Su quell’incidente assicuro che le modalità erano antipatiche. Non è stato un mio sospetto. C’è stata una relazione un po inquietante della polizia”.
Non le è mai capitato di essere preda dello sconforto, di voler gettare la spugna ossia di dimettersi? “Sono stato alla festa di Sant’Agata ed ho scelto di stare anziché sui terrazzi, sul marciapiede in mezzo alle candelore, mi son trovato in mezzo ai cittadini, ragazzi, anziani, giovani lavoratori, mi dicevano siamo tutti con te, presidente vada avanti. A volte mi chiedo cu mu fa ffare, specie quando sento certi giudizi frettolosi della politica ci sto male, ma quando incontro il bambino che mi sorride e mi dice ciao Crocetta o la signora anziana che mi dice u travagghiu ppi picciotti, quando incontro questa gente, dico chi me lo fa fare? L’amore per questa terra e per l’amore delle vittime di questa realtà, ovvero i siciliani. Ho deciso di fare una scelta diversa della mia vita. E non posso più tornare indietro, come quando o fai parte della mafia e non te ne puoi uscire, o quando fai antimafia e fai cose che non puoi più lasciar perdere. Anche se mi fermassi adesso non finirei di essere a rischio. Al di là di questo, passo anche dei momenti di sconforto e di dolore perché quando ho avviato il Governo e questa azione di risanamento, mi sarei aspettato più solidarietà e meno cinismo. Meno pensieri del tipo: Finalmente lo sgambettiamo Crocetta e se lo possiamo impallinare tanto meglio. Io me ne frego se impallinano me, ma mi preoccupo se impallinano i siciliani. Ed è un senso di irresponsabilità inaccettabile”. La nostra chiacchierata dura due ore. Il Fatto Nisseno precede l’Assessore Lucia Borsellino ed un incontro con nuovi manager per la sanità, l’incontro è rinviato all’indomani. Il presidente visibilmente stanco, riprende le Marlboro e legge compiaciuto l’ultima sortita di Cuffaro che da Rebibbia sentenzia sull’operato del presidente gelese. “Se Cuffaro ci critica- commentano i lavoratori della Presidenza- è l’ennesima spilla di questa esperienza”. @BenantiMarco
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Storia & Cultura
Fatti contro la mafia
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per non dimenticare
L’antimafia “veloce” di Mussolini e quei giudici che volevano sapere
Le camice nere, i colletti bianchi e la
“liquidazione giudiziaria della mafia”
uando il Regime fascista voleva imporre l’ordine, in Sicilia c’era la mafia che l’ordine l’aveva sempre – e a suo modo – perseguito. Ma Mussolini aveva chiaro che solo allo Stato doveva essere riconosciuto il compito di mettere l’ordine e concorrenza su questo fronte non ce ne doveva essere. Il messaggio attraverso la repressione del prefetto Mori fu rivolto forte e chiaro ai mafiosi siciliani. Comanda lo Stato fascista: e nessun altro. Chissà se Mussolini aveva previsto che la mafia poteva accettare che molti dei suoi finissero in galera e persino essere disposta a riconoscere al Fascio ogni potere di ordine; forse però non aveva previsto che si sarebbe trovato il modo per delegarne una parte anche ai mafiosi. Questo potere lo avrebbero esercitato senza dimenticare di fare la riverenza al Regime e di assecondare i suoi desideri, ma al contempo ricavandone per se stessa ogni possibile vantaggio. Tra il 1889 e il 1894 nel triangolo che collegava Gangi, San Mauro Castelverde e Mistretta, in un certo senso, l’ordine era vigente, ma non lo imponeva la polizia sabauda. Lungo le campagne che separavano quei paesi vi era il tracciato che percorrevano gli animali rubati in tutte le altre province e che lì si concentravano grazie alla complicità o all’arrendevolezza dei proprietari terrieri della
entro l’anno 2000 di Giovanbattista Tona
zona, che spesso pagavano il pizzo ma che talvolta si alleavano con i malfattori per trarre vantaggi e potere. Melchiorre Candino era stato classificato, alle sue prime gesta, come un brigante pericoloso. Ma col tempo riuscì a sbaragliare i gruppi rivali, affermando il proprio controllo sul territorio; poi cominciò ad intessere rapporti di collaborazione con i potenti e anche con le forze di polizia,
suoi compagni: “Caro signor direttore vogliamo farle una protesta e la Signoria Sua ci faccia il piacere di darne pubblicità nel suo accreditato giornale. Sappia che noi ci siamo dati a scorazzare le campagne e ammettere terrore per essere vittima di infamie e calunnie di questi tali… che sono loro che mettono il terrore nel paese e che ci godono quando si fanno dei reati. Come per esempio vi è quel brigadie-
Tra il 1889 e il 1894 nel triangolo che collegava Gangi, San Mauro Castelverde e Mistretta, in un certo senso, l’ordine era vigente, ma non lo imponeva la polizia sabauda scambiando con loro reciproci favori. C’erano però uomini fedeli allo Stato che non avevano nessuna intenzione di lasciargli fare il proprio comodo. Nel clima generale di tolleranza o di consenso nei suoi confronti, Candino poteva convincersi che questi uomini fossero dei poveri arroganti, isolati e addirittura meritevoli di pubblica riprovazione. E così poteva capitare che l’ex brigante, ora divenuto uomo della “mafia d’ordine”, scrivesse una lettera al “Giornale di Sicilia”, pubblicata il 28 luglio 1892 e sottoscritta da lui e dai
re dei Reali Carabinieri Petruncolo Michele, il capo di tutti li infami… Sappia signor Direttore che lui ha fatto condannare a vita ed innocente al collega Melchiorre Candino… Il nostro programma è quello di non far del male a chi non ne fa a noi. Noi non abbiamo voluto attaccarne con la forza pubblica e non abbiamo voluto ucciderne uno per non fare onta al governo… Noi non facciamo mali a nessuno, solo agli infami e ai protetti del Pentrungolo Michele e se la fortuna ci porta potere avere a lui nelle nostre mani gli faremo un bel regalo pure al
paese di San Mauro”. Per come la raccontava Candino, il potente cattivo di San Mauro Castelverde era un povero brigadiere che tutto il paese sarebbe stato lieto di vedere eliminato perché dava fastidio a tutti. Ci si poteva credere? E gli altri potenti della zona dov’erano? Erano vittime di Petrungolo o di Candino? Ad un giudice istruttore il boss maurino spiegò perchè era stimato da tutti: “io mi adoperavo perchè i proprietari non subissero sopraffazioni da parte di altri latitanti e quei proprietari, riconoscenti, non mancavano di corrispondere a me e ai miei quanto occorreva al nostro sostentamento”. Mancava lo Stato, diranno alcuni anni dopo i fascisti. E lo scettro di Candino sui Nebrodi e la Madonie, prima che arrivasse il Regime, lo tolse un gruppo mafioso rivale, organizzato da Nicolò Andaloro e da Gaetano Ferrarello, che cominciarono a disobbedire al capo un tempo indiscusso. E, quando ebbero la meglio, in un rapporto di polizia fu scritto che a Gangi “non esiste maffia vecchia con carattere di conservazione, di ossequio all’autorità, mentre esiste una mafia giovane con carattere delinquenziale ed i cui dirigenti sono attualmente latitanti, capeggiata dai fratelli Andaloro e dai fratelli Ferrarello”. Anche loro riuscirono col tempo ad intessere alleanze e a trovare protezio-
ni, tanto da diventare “mafia d’ordine”, come prima aveva saputo fare il bandito Candino. Negli anni “20, prima che Mussolini proclamasse con ampia pubblicità la lotta del Governo contro la mafia, i Ferrarello si trovavano spesso nei feudi dei baroni Sgadari, che al prefetto Mori e ai giudici istruttori raccontarono poi di essere vittime delle estorsioni di quell’”aggregato di malfattori”; al contempo, però a loro i nobili si rivolgevano per farsi consigliare campieri per i loro possedimenti, non potendone trovare diversamente. Frattanto un campiere di Gangi, tale Vincenzo Franco, che aveva lavorato dal marchese Pottino, veniva licenziato in tronco e sostituito da una persona segnalata da un altro boss emergente del paese. In una lettera scritta al Procuratore del Re, Franco denunciava: “l’indole mia non potrà mai compassarsi con quella di certuni (pericolosissimi malviventi) che per ora in Gangi fanno i padroni assoluti. I suddetti signori fecero circolare per ogni proprietario cui potevo rivolgermi di
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Da sinistra le panoramiche di Gangi, Mistretta e San Mauro Castelverde
non accogliermi quale impiegato, sotto pene le più gravi... per non essere il ruba muli, il ruba pecore, mi trovo ad essere disoccupato. E non basta, minacciato perchè dico qualche parola non tanto adulante per loro... e quando non li vedo non li saluto. Pertanto siccome sicari ne hanno quanto ne vogliono... ho scritto la presente per servire di lume, chissà la giustizia vorrà almeno una volta svegliarsi se per loro verrei soppresso...” E l’inquietudine di Franco non era frutto della sua immaginazione, visto che poco tempo dopo fu ucciso in un agguato.
I l senso di impunità era tale che ciò che era stato minacciato da Candino ad un brigadiere fu fatto dal gruppo degli Andaloro addirittura con un carabiniere più alto in grado; nel 1919 a Gangi fu ucciso il maresciallo dei Carabinieri Tiralongo. La reazione dello Stato non mancò.
Fu una brillante operazione del Questore Battioni a scoprire che responsabile dell’omicidio era Nicolò Andaloro, oramai chiamato il re delle Madonie,; e fu poi Battioni ad arrestarlo tirandolo fuori dal suo covo di Gangi dove stava nascosto. Durante le perquisizioni furono scoperte tante carte: alcune erano missive scambiate con esponenti della nobiltà locale, che poi aderiranno al partito fascista. Cominciarono a girare pesanti segnalazioni sul Questore Battioni; una missiva a firma “gruppo di fascisti palermitani” sosteneva che il funzionario non era nemmeno presente all’arresto, che aveva falsificato gli atti e che il suo gruppo di lavoro era “abbastanza inquinato” e “bisognava spurgarlo”. Ci volle più di un anno per sgombrare ogni sospetto su Battioni e i suoi; frattanto alcuni dei documenti, sequestrati nel covo di Andaloro, andarono smarriti. Intorno al 1924 i gruppi mafiosi che operavano tra Gangi, San Mauro, Villadoro, Nicosia e Mistretta raggiunsero un accordo che evitò ulteriori contrasti e violenze. Ma era troppo tardi. Il 20 ottobre 1925 Cesare Mori si insediava come prefetto di Palermo, con poteri straordinari su tutta la Sicilia, e riceveva da Mussolini il famoso telegramma: “Vostra Eccellenza ha carta bianca, l’autorità dello Stato deve essere assolutamente, ripeto assolutamente, ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in vigore la ostacoleranno, non costituirà problema, noi faremo nuove leggi”. Ciò che accadde è noto. Di fronte al pugno deciso e agli arresti
anche sommari del Prefetto di Mori tutti i proprietari terrieri, i nobili e i politici locali, che avevano avuto contatti qualificati con i mafiosi del posto, si proposero come loro vittime. E molti ci riuscirono. Il Regime aveva fretta; la mafia doveva essere sconfitta, definitivamente e presto; anche a costo di immaginarla come un fenomeno di delinquenza organizzata, feroce ma marginale, e
Quegli “appoggi governativi non chiariti e la “liquidazione giudiziaria” che nel 2014 non è ancora esaurita senza legami con le figure più importanti della politica e dell’economia dei territori dove per decenni aveva prosperato. Nel 1927 cominciava così il primo vero maxiprocesso di mafia in Sicilia: davanti alla Corte di Assise di Termini Imerese comparivano 153 imputati accusati di fare parte della mafia dei Nebrodi e delle Madonie. Tutto ruotava attorno ai clan Andaloro e Ferrarello e a quello, oramai perdente, di Candino; alla sbarra non mancavano però figure di rilievo della società gangitana, transitate nei quadri dirigenti del partito fascista. Il processo si concentrò sui “banditi”; i colletti bianchi in camicia nera ricostruivano le loro storie in prospettiva tutta vittimista. E tuttavia di tanto in tanto affioravano le indicazioni del
rapporto compilato dal commissario Spanò, un uomo della squadra di Battioni, e che parlava con chiarezza di “appoggi governativi” alle cosche. L’istruttoria stava prendendo una piega non tanto compatibile con quello che raccontavano i giornali, intenti ad elogiare la forza incorruttibile del Governo. Se poi davvero si volevano approfondire gli spunti sulle protezioni dall’alto ricevute dai mafiosi, bisognava impiegare tutto il tempo necessario. Apparve chiaro che vi erano magistrati e funzionari di polizia interessati a questo filone di indagine; e di lì a poco scattarono indagini riservate su di loro. Frattanto qualcuno fece allarmare il Duce, prospettandogli che il processo potesse avere tempi troppo lunghi. E Mussolini non si fece pregare e “risolutamente” scrisse una lettera al prefetto Mori: “E’ mia convinzione che occorre imprimere un ritmo più rapido, cioè più fascista, al processo di Termini Imerese, altrimenti la liquidazione giudiziaria della mafia non sarà esaurita prima dell’anno 2000. Prenda i necessari accordi con le autorità giudiziarie locali”. Il processo fu concluso con tantissime condanne il 10 gennaio 1928, mentre l’Università di Palermo conferiva la laurea honoris causa in giurisprudenza al Prefetto Mori. L’anno successivo Mori fu trasferito ad altro incarico e la mafia fu dichiarata sconfitta. L’indagine sui rapporti tra i clan e i potenti dell’Isola non fu mai davvero portata a termine. E forse questo è il motivo per il quale nel 2014 “la liquidazione giudiziaria della mafia” non è ancora esaurita.
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L’intervista
Comando via De Gasperi. Faccia a faccia con il nuovo comandante V.U.
Ordine e rispetto delle regole Il “credo” di
PARISI
di Donatello Polizzi
M
aurizio Parisi, palermitano di 51 anni, da sei mesi è alla guida della polizia municipale di Caltanissetta. Appassionato del suo lavoro, così come del tennis, è un giocatore di buonissimo livello, e del Palermo, per anni è stato abbonato allo stadio. Ci accoglie nel suo ufficio, disponibile, sorridente e “incasinato”: “Presenta delle criticità, dirigere un corpo, al comando del quale negli ultimi anni si sono avvicendati diversi comandanti”. Situazione dell’organico: “Siamo in 65 unità, con me 66. Tre sono applicati alla Procura della Repubblica. 16 sono contrattisti, ossia transitati al corpo da altri uffici. L’età media del nostro personale è di circa 55 anni. Il nostro organico, per una città come Caltanissetta, è insufficiente ma comunque riusciamo quotidianamente a mettere sulla strada, per i vari servizi, 26/28 unità: cifra ragguardevole. Non ci aiuta neanche l’enorme estensione del capoluogo nisseno, 431 chilometri quadrati; considerate che Bagheria, con lo stesso numero di abitanti si sviluppa su 31 chilometri quadrati. Il vero problema, ciò che limita fortemente la nostra capacità operativa, sono le troppe incombenze amministrative che incidono sull’organico anche perché noi non abbiamo personale amministrativo. Noi abbiamo la gestione dell’aspetto amministrativo della Scat, forse ci hanno scambiato per un ufficio di ragioneria. Dobbiamo occuparci della gestione dei parcheggi, preparare il bando per i parcheggi, del canile, del randagismo, partendo dal presupposto che quando è segnalata
auto sono posteggiate sui marciapiedi. Abbiamo iniziato ad attenzionare la situazione. Dopo l’apertura del parcheggio in via Medaglie d’Oro, in questo periodo in uso gratuitamente, ipotizzavamo la situazione mutasse. Invece, qualora fosse possibile, è addirittura peggiorata. Non servono le multe ma che si acquisisca un maggiore senso civico. Il cittadino si rivolge a noi per la soluzione di piccoli problemi. Questo comporta la percezione della polizia municipale come impiegato che risolve piccole problematiche. Se svolgiamo un servizio con l’uso dell’Etilometro, qualcuno si meraviglia e ci chiede se noi siamo autorizzati a farlo. Mettono in atto azioni che non compirebbero mai verso un poliziotto o carabiniere, quasi noi fossimo i cugini poveri. Non è così. Sia chiaro anche noi, scontiamo dei problemi, paghiamo il fatto che siamo diventati troppo presto forza di polizia, in taluni casi senza la preparazione adeguata. Per favorire il contato fra cittadini e vigili, ho nuovamente istituito il servizio
ma è una scelta politica. Intensificare il car sharing, anche se a Caltanissetta dove la gestione di parcheggi e bus appartiene a diverse società, è obiettivamente più complicato”. Nonostante il comandante sia di Palermo, e lì risieda, sposato, con due figli, Tancredi 18 anni e Giulia 14, preferisce per amore del suo lavoro, durante la settimana rimanere a dormire a Caltanissetta, presso le suore Mercedarie. Affrontiamo un tema caldo, Chioscopoli. “L’amministrazione mi ha chiesto cosa ne pensassi, ho espresso la mia idea e poi abbiamo iniziato i controlli con un nucleo composto di una pattuglia di annonaria, una di edilizia e gli impiegati tecnici. La situazione è critica. La quasi totalità è irregolare, da un punto di vista
di accoglienza al Comune. Un vigile è presente, così come in tutti i comuni d’Italia, all’ingresso di Palazzo del Carmine”. Suggerimenti per la viabilità: “Io sono un amante dei sensi unici. Caltanissetta ha uno sviluppo urbanistico, apprezzabile, verso l’alto rispetto al centro storico. Alcune soluzioni sono di grande pregio, ad esempio via Costa. Giusto l’utilizzo
Chioscopoli, elevate oltre trenta sanzioni amministrative. A breve potrebbero giungere ordinanze di demolizione alcuni, le ordinanze di demolizione. Tutti si sono meravigliati dei nostri controlli, già perche l’illegalità era evidente e reiterata”. Affidiamo la chiusura all’attualità,
Fatto e Vituperio
Il simbolo della maleducazione stradale in città Vitupèrio (ant. o letter. vitupèro) s. m. [dal lat. tardo vituperium, der. divituperare «vituperare»]. Infamia, grave disonore. Abbiamo voluto ricordare il significato di questo sostantivo maschile perché a Caltanissetta da mesi si consuma un Vituperio Stradale, una nuova categoria che noi nisseni abbiamo creato. Molti lettori ci hanno segnalato, e noi abbiamo poi accertato, che con cadenza quasi quotidiana, ad eccezione dei giorni festivi, in un orario compreso fra le 12:40 e le 13:15 un’auto compattatore,
La nostra operatività è limitata dalle troppe incombenze amministrative delegateci dall’Amministrazione la presenza di un randagio o di un branco, noi non possiamo toccare gli animali, dunque dobbiamo chiamare il veterinario. Le incombenze che vi ho citato, in nessuna città d’Italia sono svolte dalla Polizia Municipale; ci sono state caricate o “scaricate” dall’amministrazione”. Il comandante è preciso, deciso, pertinente, analizza con occhio tecnico tutti gli aspetti. Non esistono, però, solo i dati, ma anche le relazioni umane: rapporto vigili-utenti. “Io sono a Caltanissetta da sei mesi ma ho avuto la sensazione che i rapporti siano non ‘sereni’. Per molti, noi siamo soltanto quelli delle multe. Per parlare della nostra realtà, in via Re D’Italia la mattina è un dramma, le
e a breve potrebbero arrivare, per
delle rotatorie per regolare i flussi anche se qui l’uso ha incoraggiato ‘strane’ realizzazioni. Fondamentale la segnaletica. Sotto questo profilo l’Amministrazione ha recepito il mio suggerimento di utilizzare i proventi delle multe per reinvestirli, in maniera maggiore rispetto agli altri anni, per la segnaletica e la sicurezza stradale. Sarebbe ipotizzabile la chiusura al traffico del centro storico, non inciderebbe più di tanto sulla viabilità,
camion adibito alla raccolta dei rifiuti, è posteggiato con assoluta nonchalance dinanzi alla Cattedrale nissena. Un affronto al luogo di culto, uno spregio assoluto alle regole del codice della strada ed anche alla decenza della città. Ovviamente non si tratta di ragioni di servizio. Nel cuore della città, in piazza Garibaldi, nella mitica grande Piazza, si consuma un irritante rito stradale d’inusuale inciviltà. Metodico, continuato, ed elemento che acuisce il nostro senso di sgomento, privo di qualsiasi utilità per la città ma utile solo al piacere di un gruppo di persone. Del problema abbiamo fatto menzione al comandante della polizia Municipale, Maurizio Parisi, durante la nostra intervista, che dopo aver visionato le foto inviateci con costanza dai nostri lettori, è rimasto visibilmente sorpreso. “Io stesso, alcune settimane or sono, transitando per la piazza mi sono
annonario, soprattutto, come occupazione suolo pubblico molto maggiore rispetto a quella autorizzata; altri non avevano neanche l’autorizzazione. Merce per strada, sui marciapiedi. In una via abbiamo chiesto a un venditore come i pedoni potessero camminare, infatti, erano costretti a spostarsi sulla carreggiata, ci ha risposto ‘ca mai nuddru annu invistuto’ (qui non hanno mai investito a nessuno), come se dovesse essere necessario l’incidente per poi rispettare le regole. Prima abbiamo controllato i chioschi edificati e autorizzati, poi i venditori ambulanti. Dati: elevate una trentina di sanzioni amministrative, molte denunce
accorto di questa situazione anomala. Mi sono fermato, recato nel bar dove sostavano autista e personale del mezzo in questione e li ho invitati, celermente e senza perder tempo a spostare l’auto compattatore. La reazione dei suddetti soggetti non è stata composta e ossequiosa ma io, con insistenza ho ribadito l’invito a spostare il mezzo. Dopo questo episodio pensavo che la vicenda fosse definitivamente risolta. Purtroppo dalle foto dei cittadini mi accorgo che non è così. Provvederemo’”. Non si può sempre ricorrere alle sanzioni o alle forze dell’ordine, necessitiamo tutti di riscoprire, il senso civico. Perché è così difficile osservare le regole? Perché alcuni nisseni non amano la propria città? Perché dobbiamo sempre far prevalere l’egoismo e l’utilitarismo sulla comunità? Perché dovete parcheggiare ogni giorno il camion dei rifiuti dinanzi alla Cattedrale?
all’episodio che si è verificato nella Sala Gialla. “L’episodio ancora brucia. Noi abbiamo fatto dapprima il nostro dovere, aiutando l’assessore Firrone ad uscire da quello che definisco un momento di follia. Poi abbiamo consegnato all’autorità giudiziaria il nostro rapporto. Preferirei non aggiungere altro, perché le indagini sono ancora in corso. A oggi non si è attenuato il senso di dispiacere, come rappresentante del corpo, per l’assoluta mancanza di solidarietà. Non mi spiego perché, però ricordo che alla festa del corpo della Polizia municipale non era presente neanche un consigliere comunale”.
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Pianeta Giustizia
Fernando
Asaro
Il nuovo presidente ANM nissena
“Occorrono scelte politiche, interventi legislativi precisi. Da anni si sopperisce con la buona volontà alle carenze di organico. Vogliamo incontrare i rappresentanti dell’avvocatura”
L
a figura del magistrato come persona impegnata al servizio della collettività, le difficoltà di un settore fondamentale quale è quello della giustizia, i problemi di un territorio anch’esso “difficile” come quello di Caltanissetta, i rapporti tra magistratura ed avvocatura. Una serie di argomenti delicati ed attuali quelli che abbiamo trattato con il neo presidente della sezione nissena dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Fernando Asaro. Cosa si propone di fare l’Anm in termini di tutela della figura del magistrato? “Abbiamo assunto un impegno, per certi versi gravoso, ma che svolgiamo con piacere ed è quello di creare un gruppo di lavoro che operi in collegialità, sganciandoci da logiche corporative e correntizie e da condizionamenti politici, economici ed imprenditoriali. La nostra sezione si vuole caratterizzare in linea con ciò che è stato fatto affinché la magistratura sua vista in un ottica di servizio alla collettività. Non amiamo il magistrato protagonista, presenzialista, ma il magistrato sobrio che svolge il suo dovere con assoluta serenità”. Il fatto che la magistratura dipenda solo dal Csm viene spesso inquadrato come l’appartenenza ad una casta che non vuole rispondere a nessuno. Il vostro punto di vista? “Non essere sottoposti a nessun potere politico o di altro genere è una garanzia per i cittadini, solo così è possibile lavorare in autonomia, seguendo la legge e senza ricevere la chiamata di un esponente politico che desideri indirizzare l’attività. C’è la necessità di far valere un’immagine diversa del magistrato; spesso
passa l’immagine del magistrato fazioso che svolge la sua attività solo per prospettive politiche, ma non è così”. Nel distretto nisseno ci sono difficoltà per le carenze di organico dei magistrati e del personale amministrativo, cosa può fare e cosa intende fare l’Anm in tal senso? “La prima cosa che ci è venuta in mete appena ci siamo insediati è stata quella di recarci nelle sedi del distretto per raccogliere le necessità di ogni ufficio ed è un’attività che stiamo ancora portando avanti. I risultati della nostra indagine non resteranno sulla carta, ma li porteremo davanti ai vertici degli uffici giudiziari ed anche al Ministero della Giustizia affinché si possano predisporre interventi legislativi per affrontare in maniera precisa i problemi del settore”.
Esaminati argomenti delicati ed attuali sui problemi della giustizia nel Distretto Cosa è emerso finora? “Siamo stati ad Enna ed è emerso che dopo l’accorpamento con Nicosia (a causa dei tagli dei piccoli tribunali periferici, n.d.r.) i magistrati sono stati trasferiti tutti nel capoluogo,
di Vincenzo Pane
ma la stessa cosa non è successa per il personale amministrativo. I dipendenti hanno avuto la possibilità di presentare domanda per le sedi desiderate e non c’è stato il trasferimento di tutto il personale verso Enna ed in questo modo le difficoltà aumentano. Non ha senso denunciare la lunghezza dei tempi della giustizia, se poi non abbiamo il cancelliere in aula per svolgere l’udienza. Quali soluzioni si potrebbero adottare? “Occorrono scelte politiche, interventi legislativi ben precisi. Da anni si sopperisce con la buona volontà di magistrati e personale amministrativo, ma se siamo uno Stato dobbiamo esserlo a tutti gli effetti. Non è possibile accorpare Nicosia ad Enna o Niscemi a Gela - dove svolgeremo a breve la stessa attività fatta ad Enna - se non si prevedono gli opportuni interventi”. L’opinione pubblica vede spesso magistrati ed avvocati gli uni contro gli altri armati. E’ così? “Assolutamente no, anzi qui a Caltanissetta la nuova giunta dell’Anm ha chiesto di incontrare i rappresentanti dell’avvocatura di tutto il distretto, quindi anche coloro che arrivano da
Gela, Enna e Nicosia. Intendiamo proseguire nella collaborazione che già esiste tra le nostre categorie per trovare dei temi comuni che possano essere sollecitati a livello legislativo per migliorare la qualità del servizio giustizia. Certo, su alcune cose potremo non trovarci d’accordo, ma è giusto sentire anche le lamentele, le cose che non si condividono, ma c’è una piattaforma comune che va valorizzata”. Quindi i rapporti tra i magistrati e gli avvocati di Caltanissetta sono sereni... “Guardi, io ho svolto il mio primo incarico alla Procura di Caltanissetta dal ‘93 al’99. C’è sempre stato grande rispetto reciproco ed il rapporto mio personale e della magistratura in genere è stato sempre molto sereno. E’ un Foro che si distingue per preparazione e bravura, nel settore civile ed in quello penale. Ho sempre pensato che sia fattibile che si possa essere in due a trovare la soluzione per i problemi”. A Caltanissetta si è parlato tanto di “primavera” con le associazioni imprenditoriali che hanno messo alla porta chi pagava il pizzo. Ma il territorio continua a soffrire da un punto di vista dello sviluppo economico... “Questa è una domanda che andrebbe fatta agli imprenditori. Da parte
nostra possiamo solo dire che è stato fatto un passo in avanti rispetto a prima. Mi riferisco ai tempi in cui Libero Grassi venne lasciato solo, sbeffeggiato addirittura da Confindustria. Adesso ci sono imprenditori che hanno assunto quell’atteggiamento, detto in termini giuridici, da persone offese, che denunciano le estorsioni subite. Mi è successo ad Agrigento, dove ho svolto servizio e considero un bellissimo esempio quello dato dai ragazzi di “Addiopizzo” a Palermo. A Gela si sono smosse le coscienze grazie all’azione trainante della società civile e delle forze di Polizia”.
“Non amiamo essere protagonisti e presenzialisti, ma sobri e lavorare con serenità” La gente vede gli operatori del diritto come figure lontane, poste su un altro livello. Cosa si può fare per mutare questa percezione? “Da parte nostra c’è l’intento di aprire il palazzo di giustizia, che non deve essere visto solo come un luogo istituzionale dove si fanno i processi. Siamo disposti ad uscire dalle nostre stanze per incontrare gli studenti ed i cittadini e per portarli qui, in modo da creare un contatto diretto con questo mondo. Siamo inoltre disposti al confronto con l’opinione pubblica ed anche con chi fa informazione in modo sano e corretto”.
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cettina bivona Caltanissetta
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di Rino del Sarto
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Secondo la leggenda più diffusa, in un’epoca imprecisata vissero tre fratelli: Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Il primo avrebbe fondato la mafia in Sicilia “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano. E come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”, diceva Giovanni Falcone. Ma ammesso che non sia ancora finita quando è nata la mafia? Davvero a fine 800 con il suo ingresso nei documenti ufficiali e nelle indagini socio-economiche del primo Regno d’Italia? Secondo la leggenda più diffusa, raccontata soprattutto in ambienti mafiosi, in un’epoca imprecisata vissero tre fratelli: Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Il primo rimase in Sicilia e fondò la mafia, il secondo andò a Napoli e diede vita alla camorra, il terzo s’insediò in
all’Università di Roma Tre), Francesco Forgione (docente di Storia e sociologia delle organizzazioni criminali all’Università dell’Aquila), e Vincenzo Macrì (Procuratore generale presso il Tribunale di Ancona). A parere degli autori Osso, Mastrosso e Carcagnosso furono i nomi di tre cavalieri spagnoli, appartenuti a un’associazione cavalleresca fondata a Toledo nel 1412, che portarono nel Mezzogiorno d’Italia quelle che sarebbero divenute le regole della mafia in Sicilia, della camorra in Campania e della ‘ndrangheta in Calabria. Una leggenda che è servita a creare un mito, a nobilitare le
orientali. E perfino in Toscana: “La diceria copriva, si vede, l’intera penisola e nessuno poteva salvarsi; in tutte le ca-
Quando diremo
“C’era una volta la mafia” Calabria e creò la ‘ndrangheta. Oltre che dai racconti la fonte di tutto è costituita da un bel libro, edito di recente da Rubbettino, “Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Immagini, miti e misteri della mafia” firmato da tre voci autorevoli quali quelle di Enzo Ciconte (docente di Storia della criminalità organizzata
ascendenze, a costituire una sorta di albero genealogico con tanto di antenati. Tuttavia la maggior parte degli studiosi depone per le origini arabe del termine mafia o maffia. E ne riporta la presenza, oltre che nella Sicilia luogo di una dominazione islamica, addirittura a Venezia, città ricca di influenze medio-
serme ottocentesche maffìa equivaleva a pavoneggiarsi e copriva il colloquio quotidiano così in Toscana come in Calabria, dove i delinquenti portavano i capelli alla mafiosa.” (Pasquale Natella). Se dunque i tre fratelli erano arabi di Sicilia perché due di loro decisero di emigrare? Non potevano restarsene
insieme? Forse allora erano perseguitati o forse furono deportati. Ma i dubbi sulla ricostruzione di Ciconte, Forgione e Magrì non sono finiti. Se Osso, Mastrosso e Carcagnosso erano spagnoli e dunque cattolici perché durante i riti di affiliazione alle consorterie mafiose si bruciano immagini di santi? E se invece si fosse trattato in origine di un giuramento anti-cristiano? Simile a quanto avveniva fino a poco tempo fa nelle piazze dei paesi islamici dove estremisti bruciavano la bandiera degli Stati Uniti d’America identificandoli come il peggior nemico. Domande e dubbi che ci riportano indietro almeno di due secoli rispetto alla pur fondata indagine storica dei tre autori: al 1200, sotto il regno di Federico II di Svevia, Re di Sicilia e Imperatore di Germania. E per tale motivo,
avendolo geograficamente circondato da Sud e da Nord, perseguitato dal Papa, suo primo tutore, con continue scomuniche. Tanto da indurre Stupor Mundi (così fu definito il figlio, nato e cresciuto a Palermo, di Enrico IV Imperatore
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“La mafia non è affatto invincibile. E’ un fatto umano. E come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine” Giovanni Falcone
di Germania e Costanza d’Altavilla figlia di Ruggero II il normanno) a intraprendere una crociata in Terra Santa. Crociata che peraltro fu una delle poche concluse con un vittoria: la liberazione della Palestina dal dominio islamico che permise a Federico II di incoronarsi Re di Gerusalemme. Un fatto che con tutta probabilità suscitò non pochi malumori tra i musulmani di Sicilia. Una componente tutt’altro che minoritaria della
Il detto: “U rispettu è misuratu - recita il vecchio codice mafioso - c’u porta l’avi purtatu” società siciliana dell’epoca, senza la quale cadrebbe per di più anche la stessa definizione data a questo periodo storico: “Arabo-Normanno”. Tra l’altro è notizia di pochi giorni fa che la Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha approvato in via definitiva e trasferito all’Unesco di Parigi la candidatura di Palermo bizantina e arabo-normanna e delle chiese cattedrali di Monreale e Cefalù per l’iscrizione al patrimonio storicoartistico dell’umanità per l’anno 2015. Nulla si sa però circa i malumori dei musulmani di Sicilia verso Federico II, mentre è storicamente accertato che egli al ritorno dalla crociata diede inizio a una violenta persecuzione degli arabi, con assedi di castelli dell’interno e deportazioni anche sul continente. Lo svevo ad esempio rifondò Gela, distrutta mille anni prima dai Mamertini, ribattezzandola Terranova e trasferendovi forzosa-
mente gli arabi, a cui probabilmente fu imposta la conversione al cristianesimo e l’adozione di nuovi cognomi. Come quelli ancora presenti nella città del golfo e che hanno tutta l’aria di essere stati inventati: Trionfante, Vittorioso, Dominante, Glorioso, ecc. Mentre denuncia tutta la sua origine d’Africa o d’Asia quel Missud. Un’altra città, questa volta come paese-caserma, con la deportazione di arabi arruolati come guardie reali, fu fondata dal Federico II sul continente: Lucera, a poca distanza da Foggia dove aveva trasferito la sua reggia, prima di spostarsi più a Sud in Puglia, a Castel Del Monte, dove morì. È quindi forse al Gargano e non a Napoli che va attribuita la maternità mafiogena dell’Italia Meridionale. Mentre forse un discorso completamente diverso, ma tutto da ricostruire, vale per la ‘ndrangheta, il cui nome è di origine greca e bizantina, dunque apparentemente in contrasto con la tesi della “mafia araba”- In greco antico infatti Aner Agathos significa “uomo coraggioso”. Non solo. Agathos è il superlativo di Kalos, bello, che non va letto però come “bellissimo” bensì come “migliore per nobiltà d’animo”. La mafia dunque sembra essere nata come atto di resistenza e di ribellione contro un sovrano oppressore, con un linguaggio proprio e perfino con un codice d’onore e valori propri – come il rispetto, il coraggio, la nobiltà d’animo, lo spirito ribaldo e piratesco, l’attaccamento alla terra e alla famiglia – non attribuibili né al potere politico-militare né a quello religioso. Un atteggiamento che ha subito l’occasione di ripetersi qualche anno dopo, sempre nel 1200, con la rivolta dei “Vespri Siciliani” contro il dominio francese subentrato a quello normanno, ‘finito’ con la decapitazione a Napoli, a furor di popolo, dell’ultimo pretendente al trono, Corrado. È allora nel periodo immediatamente
successivo che si innesta la brillante ricostruzione storica di Ciconte, Forgione e Magrì, con l’avvento della lunghissima (oltre 500 anni) dominazione spagnola, che a tratti al controllo delle Due Sicilie unisce quello sul Lombardo-Veneto, l’America Latina e financo l’Olanda e le Filippine. È quindi plausibile anche che Osso, Mastrosso e Carcagnosso siano stati agenti appartenenti a una consorteria segreta o a un ordine cavallersco simile alla mafia inviati da Madrid nei nuovi possedimenti per prendere contatto con chi davvero aveva il controllo del territorio. E così, complice la durata del dominio spagnolo e quindi di questo presunto patto regno-mafia, quest’ultima lentamente ma inesorabilmente da entità indipendente comincia a penetrare nei gangli dello Stato, attestandosi invece nella società come classe-cuscinetto tra la nobiltà latifondista e il popolo. Ed è proprio in tali condizioni che la trovano i primi inviati del neonato Regno D’Italia, un potere strisciante, una zona d’ombra dove bene e male si confondono e confondono, dove ciò che appare non è e ciò che è non appare mai. Un fenomeno, un “fatto umano” per ritornare alle parole di Falcone, che diventa anche da esportazione, arrivando insieme ai primi emigranti fino nelle americhe. È il
passa al business senza più scrupoli: prostituzione, alcolici, droga, politica e servizi segreti. Sale la stella fortunata di Lucky Luciano, l’inventore della Cosa Nostra e della sua organizzazione. E che ritorna in Sicilia e in Italia al seguito delle truppe Alleate per infilarsi e confondersi subito tra le pieghe della neonata democrazia e dello Stato Vaticano. “E mafia e parrini si dettiru la manu”, cantava Rosa Balistreri. Morto a Napoli Luciano ci pensano i viddani di Totò Riina a rompere l’equilibrio e le uova nel paniere alla mafia inurbata e nobilizzata. Non a caso a Stefano Bontade lo chiamavano “il principe di Villagrazia”. Ma nonostante le quarantennali latitanze, le bombe, le stragi a danno del patrimonio e soprattutto di inermi e onesti servitori
ne quale entità criminale a danno della mafia, della democrazia e del popolo. Cosa rimane allora di tutta questa vicenda in larga parte criminosa? C’è qualcosa che si può salvare? “U rispettu è misuratu - recita il vecchio codice mafioso – c’u porta l’avi purtatu”. E poi: “le donne e i bambini non si toccano”. Sembrano valori ancora attuali e con-
Si può davvero collocare la nascita della mafia a fine 800? Sembra proprio di no
Totò Riina e Lucky Luciano
Nord America infatti qualche decennio dopo, a seguito delle persecuzioni contro la mafia attuate dal Fascismo, ad ereditare lo scettro della criminalità organizzata, che dal caporalato
dello Stato, e anche a motivo di tutta questa bestiale violenza, niente riesce a fermare la repressione attuata dalla partitocrazia e il suo scippo dei metodi mafiosi fino alla propria cooptazio-
divisibili, così come l’originaria riottosità al sopruso e all’ingiustizia. Ma non basta. Serve qualcosa di più. La prova concreta e quotidiana che la mafia, nella sua peggiore accezione, è finita davvero. Si è estinta come aveva preconizzato Falcone. Per questo IlFattoGlobale lancia una proposta provocatoria: dare fiducia ai criminali per vedere come si comportano, se hanno davvero compreso il senso della condanna comminata loro dalla Giustizia dello Stato. Del resto l’ergastolo è più assurdo della pena di morte. La buona condotta in carcere è uno strumento insufficiente per dimostrare alla società che il condannato ha compreso il significato della pena. Ovvio, ma neanche tanto, ricordare che chi sbaglia paga.
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Fatti & POST SCRIPTUM
di Filippo Falcone
Il socialista
Agostino
Lo Piano
Da amministratore locale a parlamentare
protagonista della politica nissena degli inizi del ‘900
U
no degli uomini politici nisseni più in vista nei primi decenni del ‘900 fu sicuramente l’avv. Agostino Lo Piano Pomar. Nato a Caltanissetta nel 1871, figlio di un ingegnere, iniziò prestissimo ad occuparsi di politica, contribuendo in maniera determinante a fondare, nella sua città, il Fascio dei lavoratori, che presto vide la massiccia adesione di
con giornali locali di orientamento democratico (L’Avvenire, La Plebe, Il Rinnovamento, La Fiaccola, La Riscossa ecc.); ma anche attraverso la sua professione di avvocato, sempre vicino alle maestranze nei conflitti con il padronato. Dal suo impegno socialista riformista, maturò l’esperienza della fondazione, nel 1905, della Camera del lavoro di
cando di portare avanti, in quelle esperienze, quel “socialismo municipalista”, che i suoi compagni di partito De Felice Giuffrida a Catania e Garibaldi Bosco a Palermo erano riusciti, in parte, ad attuare. Ma, nel contempo aveva continuato ad occupandosi, nel suo impegno nel territorio, di problemi legati all’economia, allo sviluppo, al cooperativismo, all’industria zolfifera.
“La zolfara”, il dipinto di Renato Guttuso del 1953
minatori e contadini; e che la sanguinosa reazione Crispina, nel gennaio 1894, annientò con la proclamazione dello stato d’assedio. Conclusasi l’esperienza dei Fasci, Lo Piano continuò il suo impegno attraverso una costante collaborazione
Caltanissetta, che fondò con Calogero Paolillo. In quella stessa fase maturò l’esperienza amministrativa negli enti locali. Consigliere comunale della sua città dal 1907 e poi prosindaco dal 1920, fu anche consigliere provinciale, cer-
Presentatosi alle elezioni politiche del 1911, per il collegio di Caltanissetta, tentava con quella sua candidatura di ostacolare l’ancora forte legame tra aristocrazia latifondista, notabilato e chiesa, il cui massimo esponente nel capoluogo era il più volte deputato
Ignazio Testasecca, da quale veniva però battuto. Ciò nonostante, il suo costante impegno in tutta la provincia, gli facevano guadagnare via via una forte base elettore, specialmente tra zolfatari e contadini, che gli avrebbero fatto conquistare il seggio parlamentare nel 1914. Il prestigio ed il sostegno che gli veniva da molte realtà del nisseno deriva, come ricordato, dalle sue lunghe battaglie a fianco dei lavoratori, che più volte aveva difeso, anche nella qualità di avvocato; specie in controversie con proprietari ed esercenti di miniere. Tra i problemi del collegio Lo Piano poneva, tra le sue priorità di parlamentare: la costruzione delle linee ferrate secondarie e l’attenzione alle miniere di zolfo del nisseno, e tra queste la Trabonella, fonte di sostentamento per migliaia di famiglie di Caltanissetta. In quel quadro, importante - riteneva fosse - lo strumento di un consorzio zolfifero, per fronteggiare eventuali crisi del comparto, che avrebbero potuto buttare sul lastrico intere popolazioni. Famosi, negli atti parlamentari, rimangono i sui discorsi contro l’indebito arricchimento dei proprietari delle miniere a danno degli zolfatari, così come le sue prese di posizioni a favore degli agricoltori siciliani, che culmineranno, nel 1920, in una proposta di legge di cui il Lo Piano fu firmatario. Nel corso della sua attività di deputato si batté per numerose leggi in materie di sviluppo industriale e per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori. E proprio in qualità di componente della commissione parlamentare sul lavoro presentò, assieme ed altri, una proposta di legge sul regime del sottosuolo e delle miniere in Sicilia. Altre iniziative riguardarono questioni relative alla riforma agraria nell’isola e alla concessione delle terre incolte ai contadini.
Tra i banchi del parlamento, il politico nisseno, sedette per ben tre legislature, ricoprendo anche gli incarichi di sottosegretario all’industria e commercio nel secondo governo Nitti (1920) e alla pubblica istruzione nei due gabinetti Facta (1922). Memorabile rimane, nell’agosto 1922, la visita ufficiale, in qualità di membro del governo, nella sua città. Lo Piano,
Da deputato si batté per lo sviluppo industriale e per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori in quei mesi, viveva l’apice della sua carriera politica. Appena due anni dopo, nelle elezioni politiche del 1924, sarebbe però arrivato il suo declino, frutto della sconfitta dei Demosociali. La nuova legge elettorale Acerbo, che aveva introdotto le circoscrizioni su base regionale, rompeva i vecchi equilibri politici locali e apriva la strada agli esponenti emergenti del nazionalismo e del fascismo. Ritiratosi dalla scena politica, si iscriveva, nel 1926, al Partito nazionale fascista, seppur su posizioni prudenti, illuso forse che la violenza del regime sarebbe rientrata presto nell’alveo della democrazia. Questo errore di valutazione (che a dire il vero molti fecero), però non macchia la sua storia fatta di tante battaglie per il rafforzarono del movimento dei lavoratori nel nisseno ed in Sicilia. Morì in povertà nel 1927.
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Gela & dintorni di Liliana Blanco
Agroverde: il sogno svanito La politica ha mal gestito la vicenda È durata solo qualche mese la speranza di una scappaioia per la crisi economica. A distanza di sette mesi dalla cerimonia della “posa della prima pietra” il sogno è svanito completamente per la città, anche che i politici continuano a “cavalcare la tigre”, forse per dovere di tenere in piedi una speranza vana o forse per scagliare l’ennesima pietra nel tentativo di evidenziare le responsabilità degli altri. Ognuno scandaglia
Il sindaco continua a sostenere che nulla è perduto e che le contrattazioni continuano i comportamenti della classe politica e trova l’inconsistenza di un progetto che nasce su basi d’argilla, con l’avallo dei grandi nomi della polita regionale e nazionale. Gli unici a pagare un prezzo iniquo sono stati i cittadini: quelli che hanno accarezzato il sogno di un posto di lavoro mai arrivato e quelli che ci hanno rimesso il prezzo dei loro terreni espropriati in “quattroequattrootto” e mai pagati. La Cgil ha occupato simbolicamente l’area di contrada Sant’Antonio, Cappellania e Tenuta Bruca dove sarebbe dovuto sorgere il più grande impianto fotovoltaico d’Europa: il cantiere è stato chiuso prima di decollare qualche settimana fa. “E’ il primo caso del deserto senza neppure cattedrale
- esordisce il segretario generale della Cgil Iganzio Giudice - Bomba ad orologeria o tritolo che in tempi record, degno del migliore orologio, ha modificato la storia, la morfologia di un importante territorio. Un progetto ambizioso, quello dell’Agroverde : 250 posti di lavoro potevano veramente rappresentare per Gela la svolta economica. L’Amministrazione Comunale delibera e sottoscrive un protocollo d’intesa con l’Agroverde, poi il Consiglio comunale approva l’individuazione delle aree nelle quali dovrebbe sorgere l’impianto, nel frattempo si avviano gli espropri di terreni privati che, in nome di nuova occupazione, diventano di utilità pubblica”. C’erano degli investitori possibili: Cinesi e Italiani e una ditta locale pronta a iniziare i lavori, si è parlato anche di investitori americani. Poi è arriva la notizia che investitori della Radiomarelli sarebbero disponibili a rilanciare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese e l’area industriale, lo aveva garantito il Presidente della Regione Rosario Crocetta che sul megaprogetto Agroverde ancora non si sbilancia. Poi è accaduto qualcosa; un mistero che ha fatto fallire il progetto del polo serricolo agro fotovoltaico; ma il sindaco di Gela continua a sostenere che nulla è perduto e le contrattazioni continuano, senza svelare il segreto a cui non crede più nessuno. “Obiettivo primario della nostra amministrazione - ha commentato il Sindaco - è salvare il progetto con o senza modifiche e soprattutto fuori dal quarto conto energia ormai scaduto. Si procederà
dunque in Green Parity e nel masssimo riserbo delle trattative” Poi qualcuno riesuma l’intervento del consiglio comunale che prima ha avallato un progetto che sembrava faraonico ma che si è rivelato fantasioso e adesso dovrebbe salvare la faccio con una nuova seduta: parole al vento e magari il solito “documento” che lascia il tempo che trova; perché i soldi il consiglio comunale non li trova di certo! Il crollo di un sogno propinato ai gelesi non va giù ai gruppi politici dell’opposizione che non si rassegnano al “grande bluff” del polo fotovoltaico, salutato in pompa magna ma non realizzato. Superficialità e misteri. La vicenda Agroverde è stata contrassegnata da questo tipo di gestione della politica tanto da mettere la città alla gogna ed attirare l’attenzione fuori dai confini della provincia nissena. Tuona Massimiliano Falvo di Forza Italia. “A che serve, oggi, chie-
dere la convocazione di un consiglio monotematico su Agroverde? - continua Falvo - Sembra di assistere ad un tentativo estremo di salvare la faccia alla classe politica in una vicenda divenuta il simbolo del pressapochismo sterile che non ripaga i cittadini. Un serio intervento del consiglio comunale avrebbe avuto senso nell’ambito di procedura propedeutica ad un progetto corredato da indagini di marketing. Oggi invece rappresenta l‘ultima spiaggia per una classe dirigente che tenta di annaspare. Il sindaco, la giunta ed il consiglio avrebbero dovuto assumere informazioni dettagliate sui soggetti coinvolti nel progetto e solo dopo, procedere con l’esproprio. Cosi non e’ stato! Individuata la zona di pubblica utilita’ e data per certa la prospettiva dell’impatto occupazionale del parco fotovoltaico, si e’ proceduto agli espropri, incuranti delle conseguenze che questa condotta approssimativa avrebbe e purtroppo ha prodotto. Chi è Radiomarelli? Il comune ha assunto le dovute notizie su
questa SpA, prima di mettere in moto un progetto fotovoltaico di questa portata? Chi, e soprattutto, come sono stati calcolati gli ipotetici sbocchi occupazionali del parco fotovoltaico? A tutto cio’ si aggiunge la situazione ancora poco chiara inerente la fideiussione. Bocche cucite sull’argomento, alimentano il sospetto. Sono bastati pochi mesi di lavoro sui terreni individuati per creare un danno economico non indifferente a molti cittadini che, a vario titolo sono stati coinvolti nell’opera di proporzioni rilevanti. Sono evidenti le responsabilita’ che emergono da una procedura superficiale, come evidenti sono le responsabilita’ politiche di chi ha sponsorizzato il progetto e si è messo in prima fila nella consueta quanto infausta cerimonia della “Posa della
La Cgil ha occupato simbolicamente l’area dove sarebbe dovuto sorgere l’impianto prima pietra””. “Chi è il Responsabile Unico del Procedimento nominato dal Comune di Gela sul progetto Agroverde? – sostiene M5S - Prima di firma-
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Sono bastati pochi mesi di lavoro sui terreni individuati per creare un danno economico a molti cittadini
re la Convenzione con la Coop. Agro Verde per la realizzazione del polo agro-energetico, in cui il Comune di Gela si è assunto la funzione di Ente di coordinamento tra i soggetti pubblici e privati del progetto, è stata accertata la validità finanziaria del progetto stesso e del contratto di finanziamento delle opere relativamente al settore del fotovoltaico da parte del soggetto privato Radio Marelli o invece c’erano solo pezzi di carta con impegni generici? Perché si è dichiarata la pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere previste nel progetto, utilizzando leggi riguardanti la produzione di energia da fonti rinnovabili, Art. 12 D. Leg. 29.12.2003 n. 387, senza l’assoluta certezza che il fotovoltaico fosse stato effettivamente finanziato dal soggetto privato? Perché prima d’iniziare l’attività espropriativa la fideiussione a garanzia degli espropri non era stata depositata presso gli uffici del Comune di Gela, e come è stato possibile iniziare i lavori con tanta enfasi alla presenza del Governatore Crocetta? Sono state intraprese azioni a tutela del Comune di Gela, che, Lei,
Sindaco pro-tempore rappresenta, per non essere travolti dagli eventi ed evitare che le conseguenze di tipo economico possano mettere a rischio la stabilità finanziaria del Comune? ”
“Culpa in vigilando - dice l’Idv - questa è la responsabilità dell’amministrazione comunale che si è buttata troppo preso nell’avallare un’illusione. Eppure stranizza un atteggiamento tanto sperficiale visto che alla guida dell’amministrazione c’è un legale”.
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IL CASO. Dibattuto il valore economico dei fondi agricoli espropriati
La battaglia legale dei “terreni d’oro” A
i proprietari dei 250 ettari di terreno delle contrade Sant’Antonio, Cappellaio e Bruca, ovvero della zona dove dovrebbe sorgere “Ciliegino”, il più grande impianto fotovoltaico d’Europa montato su serre di primaticci, la cooperativa di produttori agricoli “Agroverde” e i suoi soci rappresentati dalla società finanziaria svizzera “Radiomarelli Spa”, dovrebbero pagare un esproprio pari a tre milioni di euro se venisse accettato il prezzo di 1 euro e 20 centesimi al metro quadrato. Ma ci sono titolari che non intendono accon-
tentarsi di una cifra ritenuta niente affatto congrua e che, in attesa di vedersi riconoscere un risarcimento più cospicuo, hanno deciso di aprire un vero e proprio contenzioso. Carte alla mano e con il suppor-
to legale degli avvocati, qualcuno ha persino avanzato una richiesta pesantissima, 63 euro al metro quadrato, sulla base di alcune considerazioni: se Agroverde può costruire nella zona è perché il consiglio comunale di Gela ha proceduto all’approvazione di una variante al piano regolatore comunale, trasformando quei terreni da aree agricole ad a suoli edificabili. Ebbene, una superficie edificabile
n o n può costare un euro e venti centesimi ma molto di più. Considerando una classificazione della zona come B2 (dopo la variante al PRG), il prezzo dei suoli, come sancito da più sentenze del Consiglio di Stato, devono essere adeguati a quella categoria, e dunque – come dicono i ricorrenti - agli attuali 63 euro a metro quadrato. Alcuni proprietari hanno già ci-
tato il Comune di Gela e portato la loro controversia davanti al magistrato e, (nominati i periti di parte e quello del tribunale) si attendono le prime sentenze che potrebbero giungere entro la fine di febbraio. Se passasse questa linea, Agroverde e Radiomarelli dovrebbero pagare per i soli espropri non più 3 milioni ma complessivamente 157 milioni di euro. Senza contare il risarcimento per la demolizione di eventuali fabbricati rurali, che hanno una valutazione a parte. Il guaio è che una linea di pensiero prevede che, nel caso in cui non dovessero pagare ne’ Agroverde, ne’ Radiomarelli, l’onere spetterebbe al Comune di Gela e dunque ai contribuenti gelesi. Una brutta, pesante situazione che non migliorerebbe nemmeno se i terreni venissero restituiti ai legittimi proprietari, perché prima bisognerebbe ripristinare lo stato originario dei luoghi. Prospettiva, questa molto più costosa dell’esproprio perché bisognerebbe ricostruire il volto di una zona che è stata letteralmente sconvolta e trasformata dalle ruspe e dai lavori di urbanizzazione. Franco Infurna
Economia. L’Eni pronta ad investire 140 milioni per la diga foranea
Il Porto rifugio da dieci anni in disuso, a breve i lavori di ripristino
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ela potrebbe dare impulso all’economia sfruttando le proprie potenzialità naturali, a partire dal settore marittimo ma strutture nate sotto una cattiva stella, progetti implosi e calamità atmosferiche ne hanno frenato lo sviluppo. La città del Golfo è dotata di un Porto, inutilizzabile; di una diga devastata dal mare in burrasca ed il pontile sbarcatoio, prima opera in cemento armato realizzata a Gela. In tutti i casi esistono da anni dei progetti ma per renderli concreti servirà ancora del tempo. Era il 2004 quando una
mareggiata distrusse la diga foranea di Gela e da allora si attende ancora di poterla ripristinare. Si tratta di una delle più grandi dighe foranee d’Italia. Prima che possa tornare a proteggere il lungo pontile di 2800 metri dal moto ondoso dovranno passare almeno tre anni. La Regione Sicilia che ne è proprietaria, ha rinnovato per vent’anni la concessione al gruppo Eni. La società si è impegnata ad investire 140 milioni di euro, suddivise in due tranche, per la ricostruzione della diga la cui lunghezza si sviluppa per circa 1150 metri. La struttura si
trova a 3 chilometri dalla costa, proprio nei pressi del polo industriale. L’Eni ha già avviato i lavori che riguardano la rimozione di vecchie parti della struttura; lo sbancamento dell’area di superficie, in via preliminare, il suo successivo consolidamento ed il sollevamento del muro. I lavori dovrebbero concludersi entro il 2017. Una volta tornata funzionale, la diga garantirà una maggiore sicurezza alla Raffineria di Gela ed al suo porto. Fungendo da barriera tornerà a proteggerla dalle mareggiate. Attraverso questa operazione, l’Eni, potrà far arrivare navi di grossa stazza, un esempio è dato dalle petroliere. Attualmente non è possibile consentirne l’ormeggio. Dieci piccole navi devono garantire il trasporto di materiale che fra qualche anno potrà essere trasportato da una sola, con un notevole risparmio di costi. “Di questi lavori – garantisce l’Eni
– non beneficerà solo l’industria perché di riflesso la diga potrà essere utilizzata da tutta la portualità”. Secondo le previsioni, sarà luogo di attracco e riparo per navi e imbarcazioni. E mentre il progetto sembra procedere senza intoppi, almeno secondo quanto dichiarano fonti dell’Eni, un altro importante lavoro continua a rimanere ingabbiato. Il Porto Rifugio di Gela rimane una struttura inutilizzabile. Qualche giorno fa, il presidente della Regione Rosario Crocetta, ha riferito che per dare il via ai lavori occorrerà attendere che arrivi dal Ministero all’ Ambiente la valutazione ambiente, solo dopo si potrà appaltare il nuovo porto. Servono interventi strutturali per consentire alla marineria di poter tornare a vivere. Il problema principale è creato dal braccio di levante, realizzato negli anni ‘80, che determina il continuo insabbiamento dei fondali, spes-
so ridotti a meno di due metri. Ormai sono pochissime le barche attraccate. Anche Legambiente, nel suo ultimo viaggio con Goletta Verde per i porti siciliani lo ha catalogato tra quelli “inutili, insabbiati e dannosi”. La situazione dei fondali non consente l’ingresso e l’uscita delle imbarcazioni ed in passato ha fatto rischiare grosso ad un velista straniero costretto a rifugiarsi a Gela dopo una tempesta. Tornato il bel tempo non riuscì ad uscire, se non dopo tre giorni. Altro progetto interessa il pontile sbarcatoio. Dovrebbe presto diventare una passeggiata e attracco per aliscafi con accesso pedonale coperto, garantendo i trasporti da e per Malta, Lipari e Tunisi. Pare sia avvenuto il collaudo ed ora la documentazione passerà al demanio. Forse, dalla prossima estate, l’opera sarà fruibile. Lorena Scimè
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Gela & dintorni di Franco Infurna
Neonato senza sesso, il caso scuote le coscienze
Trenta famiglie di bambini malformati hanno da tempo citato a giudizio l’Eni e due sue aziende, la Syndial e la Raffineria di Gela
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a notizia è di quelle che colpiscono fortemente l’immaginario collettivo: un neonato con “sesso incerto”, né maschio né femmina. Giornalisticamente “interessante”, la vicenda “fa gola” perché, per la rarità della sua incidenza statistica (un caso ogni cinquemila bambini nati vivi) e per le misteriose cause che hanno potuto innescare una simile malformazione, desta fortemente la curiosità collettiva. Ma l’argomento diventa delicatissimo perché ha come “protagonista” involontario un neonato, verso il quale vanno adottate tutte le tutele e le cautele che il rispetto della privacy impone, soprattutto a noi giornalisti, già autoregolamentati da un importante codice etico, la “Carta di Treviso”, che abbiamo accettato all’unanimità come norma da rispettare. Tuttavia, salvaguardato l’assoluto anonimato del bambino e dei genitori, eliminati i riferimenti che potrebbero far risalire alla famiglia, la notizia (a nostro avviso) va data, perché va garantito anche il diritto-dovere di informazione, sancito dalla Costituzione. Dopo questa dovuta premessa, andia
Il padre è un operaio metalmeccanico di un’impresa dell’indotto della raffineria Eni mo ai fatti. Il primo di febbraio, dalle strette maglie del silenzio osservato dal personale sanitario dell’unità operativa di “Ostetricia e Ginecologia” dell’ospedale “Vittorio Emanuele” di Gela, trapela la
notizia dell’avvenuta nascita, qualche giorno prima, di un bambino (secondogenito di una giovane coppia) il cui sesso è indefinibile con i normali strumenti a disposizione. Troppo poco per definirlo maschio e troppo anomala la conformazione fisica per la definizio-
nato potranno decidere il da farsi: se avviare terapie farmacologiche o intervenire chirurgicamente. Intanto, tutti guardano con sospetto e puntano il dito accusatore sul petrolchimico dell’Eni, come causa delle mutazioni genetiche che a Gela si riscon-
E’ ancora in fase istruttoria invece l’inchiesta penale sulle malformazioni neonatali avviata, anni addietro, dalla procura della Repubblica su richiesta dell’associazione dei genitori di decine di bambini malformati, alla cui guida c’è un combattivo medico, il pediatra
ne “femmina”. Solo apposite analisi sul Dna e sui cromosomi (XX nelle femmine, XY nei maschi) potranno stabilire il sesso con certezza. C’è poi una terza via ipotizzata dal presidente della Regione, Rosario Crocetta, gelese doc ed ex sindaco di Gela, il quale, irritato per la “fuga di notizie” dall’ospedale e per il clamore suscitato, dice: “Spero che non venga fatta violenza su questo bambino. Nell’ipotesi in cui fosse accertato che si tratta di un ermafrodita (ovvero con i genitali di entrambi i sessi) dovrà essere lui, quando sarà in grado di capirlo, a decidere se essere maschio o femmina”. I medici, per adesso, stanno studiando questo caso assai interessante e solo dopo avere accertato il sesso del neo-
trano sempre più frequentemente. Un recente studio scientifico ha permesso di accertare che a Gela è particolarmente alta tra le malformazioni l’incidenza (una su sei) delle “ipospadie”, ovvero l’insufficiente sviluppo dell’uretra. Ma si assiste anche alla nascita di bimbi con sei dita alle mani o ai piedi, senza un orecchio, idrocefali con teche craniche di dimensioni abnormi, ed altro. Per aggirare le lungaggini del processo penale, 30 famiglie di bambini malformati hanno da tempo citato a giudizio l’Eni e due sue aziende, la Syndial e la Raffineria di Gela, allo scopo di ottenere un risarcimento dei danni subiti. E la procura della Repubblica ha messo a disposizione i dati finora accertati.
Antonio Rinciani. Rinciani non emette giudizi affrettati ma chiede “chiarezza”. La chiede alla giustizia, la chiede all’Eni e la chiede alla politica perché tuteli la salute dei cittadini e il diritto a una vita normale dei neonati di Gela e del comprensorio. Ma per un suo collega, Giovanni Corsello, direttore della Clinica pediatrica e del dipartimento materno infantile del Policlinico di Palermo, dove il piccino è stato trasferito, non ritiene che il “sesso incerto” di questo neonato non sia da addebitare a forme di inquinamento ambientale più o meno gravi. “Ogni anno in Sicilia – dice Corsello - nascono una decina di bambini dal sesso non chiaro, in zone sempre diverse e non tutte inquinate”.
La pensa come lui il primario di Neonatologia e Ostetricia di Gela, Michele Palmeri che è stato il primo ad affrontare questo caso. Si sa pochissimo della famiglia del bambino. Solo che i genitori sono giovani e che stanno bene. Il padre è un operaio metalmeccanico di un’impresa dell’indotto della raffineria dell’Eni, la madre una casalinga. Per loro è iniziato un calvario che tanti altri genitori di bimbi malformati stano percorrendo da tempo. A quell’azione legale, di cui parlavamo, se ne aggiungerà presto un’altra che sarà avviata contro l’Eni da una nuova organizzazione ambientalista, la “Green Antinquinamento”, nata recentemente a Gela, sotto la spinta del suo fondatore e presidente, David Melfa, titolare di un’azienda per la distribuzione di metano per autotrazione. Il personale della sua stazione di servizio di Gela, che sorge sulla SS 115 per Vittoria, a ridosso del petrolchimico, è stato più volte costretto ad abbandonare il posto di lavoro per le emissioni gassose dello stabilimento che rendono l’aria irrespirabile quando i venti spirano da sud a nord. Alcuni dipendenti del distributore sono stati costretti a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso per difficoltà respiratorie. E Melfa si è rivolto alla magistratura. Ora ha deciso di coordinarsi in un “movimento nazionale” con altre associazioni di siti ad alto rischio industriale come Milazzo e Taranto per ottenere quello che finora nessuno si è visto riconoscere:” il diritto del giusto indennizzo perchè chi inquina deve pagare”. Questo organismo interregionale è sorto lo stesso giorno in cui si veniva a conoscenza della nascita del bambino dal “sesso incerto”. Un segno premonitore?
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Costume & società
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oi che siamo nati con la televisione abbiamo negli occhi le immagini della storia di questi 60 anni. E’ una memoria condivisa di eventi e di emozioni, un ordine simbolico dell’Occidente che non ha avuto più bisogno della lingua scritta e delle sue culture per essere compreso e decodificato. La cultura dell’immagine ha cambiato i codici e le grammatiche della comunicazione, per cui esiste e ha significato quello che si vede, il ge-
inclusiva, anche se duramente impegnata nella ricostruzione con costi sociali altissimi, l’Italia che con la riforma della scuola dell’obbligo investiva sulla qualità culturale delle sue “risorse umane” come fattore di sviluppo, un’Italia che veniva rappresentata. “La donna che lavora” o “Non è mai troppo tardi” parlavano all’Italia semianalfabeta e le davano in qualche modo la parola. Quando a “Canzonissima” cacciarono dalla
(allora si diceva “romanzo sceneggiato”) portando milioni di persone nel mondo dei narratori russi, del realismo francese, del romanticismo italiano e della migliore narrativa del ‘900. Ungaretti introduceva le puntate de “L’Odissea” scandendo in diretta i versi di Omero e la grande cinematografia mondiale diventava patrimonio condiviso, insieme a Topo Gigio e al Festival di Sanremo. Ma anche “nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il
lo può incontrare “in basso”, come la politica modulata sui sondaggi, che propone alla gente quello che vuole, e non indica più direzioni nuove e prospettive da costruire. Con un linguaggio sempre più semplificato, utile a banalizzare la complessità del reale
Figli della
Televisione di Fiorella Falci
sto, la prossemica, prima e più delle parole e dei loro significati. Dagli spari di Dallas su JFK al discorso della luna di Papa Giovanni, dal cadavere di Aldo Moro al ragazzo col sacchetto di plastica davanti ai carri armati di piazza Tien An Men, dall’uomo sulla Luna ai viaggi nel mondo di Paolo VI e di Giovanni Paolo II: davanti a quelle immagini si è costruita, giorno dopo giorno, la nostra coscienza del farsi della storia e del nostro esserci dentro, in un modo o nell’altro. I telegiornali portavano a tutti ogni giorno l’informazione sui fatti del mondo, anche a chi un giornale non poteva comprarlo o non sapeva leggerlo. Gli italiani
RAI Dario Fo e Franca Rame che parlavano dello sfruttamento dei lavoratori dietro quella censura del
centralismo della civiltà dei consumi” scriveva Pasolini in un celebre editoriale sul “Corriere della Sera”
“Ha toccato! Ha toccato il suolo lunare!”. Questo il celebre annuncio che il giornalista Tito Stagno fece dagli studi della RAI, il 20 luglio 1969, durante la telecronaca dello sbarco sulla Luna In alto a desta la copertina di “TV Sorrisi e Canzoni” del 1962 che ritrae Dario Fo e Franca Rame Nella pagina di destra la famosa immagine di piazza Tienanmen del 5 giugno 1989
prima del TG avevano conosciuto solo i cinegiornali LUCE del ventennio, con la voce stentorea dell’annunciatore che magnificava le opere del regime come se fossero il centro e l’avanguardia del pianeta. Era un’informazione che rispondeva certo all’editore di riferimento, lottizzata dal potere politico di allora, ma che si aveva l’intelligenza di affidare anche ad intellettuali liberi come Vittorio Veltroni, Angelo Guglielmi, Sergio Zavoli, Enzo Biagi, Andrea Barbato. C’era una “narrazione” in quella televisione, anche se censurata, orientata, ma corrispondeva ad una visione del mondo, ad un’idea di società: nell’Italia tra gli anni ’50 e gli anni ’60 si formava una società
potere c’era la presenza leggibile del conflitto sociale e della lotta politica. Dagli schermi televisivi passava tutto il grande teatro italiano ed europeo, che veniva conosciuto così anche da
Sessant’anni di televisione: il valore delle immagini. Il 3 gennaio del 1954 a Milano la prima diretta televisiva chi in un teatro vero non avrebbe mai potuto mettere piede. E la letteratura mondiale diventava “fiction”
nel 1973, indicando nella televisione la responsabile dell’”omologazione distruttrice di ogni autenticità”, del “nuovo fascismo” capace di imporre la sua ideologia edonistica del consumo “ciecamente estraneo alle scienze umane” e capace di disinnescare il radicamento culturale di ogni altra ideologia, compresa quella millenaria del cattolicesimo. Oggi la rete inonda di video in tempo reale i computer e i telefonini dei nostri ragazzi h24, ma sono frammenti senza narrazione, microstorie quasi sempre disancorate da un orizzonte di senso. Nel mezzo di questa mutazione il ventennio della TV commerciale (“Drive-in” il suo catechismo di alfabetizzazione trash): la mutazione antropologica della mentalità del popolo italiano, narcotizzato da uno spettacolo generato e funzionale alle esigenze del mercato, pensato per fare audience-soldi di pubblicità, offrendo al pubblico quello che più
senza spiegarla, non essenziale ma misero. E spesso violento, anche nell’aggressività esibita nei talk-show, adatta a “bucare il video” per chi guarda senza attenzione, capace di creare personaggi di successo, dall’intrattenimento al confronto politico, in una marmellata audiovisiva in cui non si distingue più la destra dalla sinistra, le posizioni legate ai contenuti, (i valori, figurarsi!), ma in cui è vincente la battuta, il look, il frammento-shock. La volgarità come forma e contenuto, valenza maggioritaria della programmazione televisiva, capace di legittimare la volgarità e la violenza nella vita vera come modello egemone nelle relazioni umane, ma soprattutto carisma degli uomini di potere. Substrato di una ideologia iperliberista del “farsi gli affari propri” apertamente, che dalla svolta
costituzionale del dopoguerra non aveva mai costruito una tradizione politica nel nostro Paese. E’ vero che la rete ha nutrito, con l’informazione, i movimenti popolari contro le dittature, le “primavere” arabe e mediorientali, ma non è bastato questo elemento di democrazia me-
I telegiornali portano l’informazione sui fatti del mondo. Il piccolo schermo ancora in auge diatica a costruire le basi di una democrazia politica che ha bisogno di legami sociali e umani non virtuali né massificati, se vuole esprimere
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AVVISI LEGALI TRIBUNALE DI CALTANISSETTA
AVVISO DI VENDITA DEI BENI DEL FALLIMENTO N. 15/2012 R. FALL. L’Avv. Marco Vizzini, con studio in Caltanissetta, Via Libertà n. 114, nella qualità di Curatore del fallimento n. 15/2012 R. Fall., giusta autorizzazione alla vendita del Giudice Delegato Dr. Calogero Cammarata, rende noto che in data 7 marzo 2014, ore 10,00 presso il suo studio, avrà luogo la vendita dei seguenti beni mobili, nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano:
“
La televisione nel mondo globale, rispetto ai new media, potrebbe assolvere il ruolo di approfondimento ricoperto mezzo secolo fa dai rotocalchi
LOTTO N. 26: Autovettura BMW 530 D Gasolio, targata DS 235 YY, di colore grigio, immatricolata il 30.01.2009, Km. 36.065, cambio automatico
LOTTO N. 27: Autovettura FORD Mondeo 2.0 TDCi, gasolio, 115 cv (103Kw) targata DH 345 GV di colore grigio scuro, immatricolata il 20.07.2007, Km 322.374, cambio manuale.
Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 10.000,00.
Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 3.300,00.
LOTTO N. 29: IVECO FIAT 35 F 8 B modello Daily, gasolio, targato CL 191337, di colore bianco, immatricolato il 16/01/1989, con cabina allungata (7 posti) e cassone ribaltabile trilaterale. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 1.750,00 LOTTO N. 30: AUTOCARRO FIAT 35101G, modello Turbo Daily, gasolio, targato CL 205492, di colore bianco, immatricolato il 02/03/1990, con cabina allungata (7 posti) e cassone. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 1.750,00. LOTTO N. 31: IVECO FIAT 35 F 8 B modello Turbo Daily, gasolio, targato CA 529058, di colore bianco, immatricolato il 15/04/1987, con cabina allungata (9 posti) e cassone Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 1.500,00. LOTTO N. 32: IVECO FIAT 35 F 8 B modello Turbo Daily, gasolio, trovato in parte smontato e privo di targa, di colore bianco, immatricolato il 20/04/1992 (con targa AO 208026), con cabina allungata (7 posti) e cassone, del quale non si è venuti in possesso del libretto di circolazione ma soltanto del certificato di proprietà. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 150,00. LOTTO N. 33: FORD TRANSIT EBBCDS, autovettura per il trasporto di persone, avente n° 12 posti, a gasolio, targato CT A70883, immatricolato il 03/09/93, del quale non si è venuti in possesso del libretto di circolazione ma soltanto del certificato di proprietà. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 1.500,00. LOTTO N. 46: gru a torre marca “Fuochi-Milanesi & C. s.a.s.”, del 1980, tipo 1235 AM, n° fabbr. 7380; macchinario in postazione fissa su stabilizzatori, forza motrice 380 volt – 50 Hz, portata max 2.350 Kg (carico base 30.000 Kg), ultima verifica ASL effettuata in data 26/03/07. Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 2.250,00. LOTTO N. 47: gru elettrica a torre marca “Benazzato” serie 1.500 del 1990, mod. 24/28/600, n° fabbr. 2185; macchinario in postazione fissa su quattro lati poggianti su plinti in cls, portata max 1.500 Kg (carico base 18.000 Kg). Il prezzo a base d’asta è fissato in Euro 1.750,00. MODALITA’ E CONDIZIONI:
capacità di proposta, di confronto, di mediazione, e quindi di egemonia. L’informazione senza la responsabilità di una visione non fa crescere l’identità civile di un popolo, la bulimia di immagini non garantisce la capacità critica di chi se ne nutre né l’innocenza di chi seleziona e decide quali informazioni dobbiamo conoscere e quando. La televisione nel mondo globale forse potrebbe assolvere, rispetto alle reti dei new media, il ruolo di approfondimento che mezzo secolo fa i rotocalchi potevano rappresentare rispetto alla stampa e alla cronaca quotidiana. Che lo sappia e lo voglia fare non può dipendere soltanto dagli interessi del mercato, (un mercato peraltro sempre più speculativo e meno produttivo), ma dalle culture che le società democratiche saranno in grado di mettere in campo per qualificare le identità collettive dei propri popoli. Se vorranno essere autenticamente democratiche.
1) La vendita avverrà, sulla base del prezzo minimo sopra indicato pari al valore attribuito dal Coadiutore del fallimento Arch. Chiara Di Natale nella propria relazione di stima; ai superiori importi andrà aggiunta l’IVA come per legge. 2) Le offerte di acquisto, IN BOLLO, dovranno essere presentate in busta chiusa, entro le ore 12,00 del giorno precedente la data fissata per la vendita, presso lo studio del Curatore Avv. Marco Vizzini; 4) L’offerta dovrà contenere: A) nome, cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, residenza o domicilio del soggetto offerente unitamente alla copia del documento di riconoscimento. Se l’offerente è una società o altro ente dovrà essere allegato idoneo certificato del registro delle imprese da cui risulti l’attuale vigenza della persona non fisica con enunciazione della spettanza dei poteri di rappresentanza legale; B) i dati identificativi del bene per il quale l’offerta è proposta; C) l’indicazione del prezzo offerto, che non potrà essere inferiore al prezzo minimo sopra indicato a pena di inefficacia dell’offerta; 6) Le offerte di acquisto dovranno essere accompagnate dal deposito, mediante assegno circolare non trasferibile intestato a “FALLIMENTO EDILSTRUTTURE SRL”, di una somma, a titolo di cauzione, pari al 10% del prezzo offerto per il lotto cui si intende partecipare; 11) In presenza di più offerte relative al medesimo lotto, il Curatore inviterà immediatamente gli offerenti presenti ad una gara sulla base del prezzo più alto tra quelli offerti con rilancio in aumento pari al 5% del prezzo a base d’asta. Il bene verrà aggiudicato a chi avrà effettuato il rilancio più alto. 12) L’aggiudicatario dovrà depositare il residuo prezzo, oltre oneri, diritti e spese di vendita detratto l’importo della cauzione entro 7 (SETTE) giorni dall’aggiudicazione a mezzo di assegni circolari non trasferibili intestati a “FALLIMENTO EDILSTRUTTURE SRL”i. In caso di inadempimento l’aggiudicatario sarà dichiarato decaduto e sarà pronunciata la perdita della cauzione versata a titolo di multa. 13) Sono a carico dell’aggiudicatario tutte le spese derivanti dalla vendita comprese quelle relative al passaggio di proprietà delle autovetture nonché quelle occorrenti per il prelievo dei beni dai luoghi in cui sono custoditi. Informazioni sul sito www.ilfattonisseno.it, www.venditegiudiziali.it o al Curatore Avv. Marco Vizzini 0934/595069. Caltanissetta, lì 24.01.2014
Il Curatore Avv. Marco Vizzini
ESTRATTO AVVISO D’ASTA PUBBLICA PER ALIENAZIONE DI UN IMPIANTO DI DISTRIBUZIONE CARBURANTI DI PROPRIETÀ DELL’AUTOMOBILE CLUB CALTANISSETTA In esecuzione della delibera del C.D. n° 460/2 del 23.12.2013, il Direttore dell’Automobile Club Caltanissetta ha determinato l’indizione di asta pubblica per l’alienazione di un impianto di distribuzione carburanti sito in Gela (CL), Via Butera. comprensivo del terreno identificato con le particelle 380 e 381 al foglio 180 nel Comune di Gela (CL). Prezzo a base d’asta € 118.000,00 (Euro Centodiciottomila/00). Chiunque abbia interesse, può inoltrare all’Automobile Club Caltanissetta Via Pietro Leone, 2 93100 - Caltanissetta, entro e non oltre le ore 12,00 del giorno 10 febbraio 2014 un plico che dovrà, a pena di inammissibilità, riportare la seguente dicitura: «Offerta per l’acquisto mediante asta pubblica di un impianto di distribuzione carburanti sito in Gela (CL), Via Butera, NON APRIRE contiene documenti ed offerta relativi alla partecipazione ad asta pubblica».Copia del bando d’asta e della documentazione allegata ed ulteriori informazioni possono essere richiesti presso l’ufficio Segreteria dell’Automobile Club Caltanissetta, in Via Pietro Leone, 2, a Caltanissetta o scaricati in formato elettronico dal sito www.caltanissetta.aci.it. Il Responsabile del procedimento F.to Giuseppe Attilio Alessi
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Fatti & territorio Molteplici le carenze nelle strutture ospedaliere in provincia
Sanità “Malata” La città prepara la “festa” anche al nuovo manager di Alberto Sardo
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n fuoco di fila che non si era mai visto. Un’azione di sponda tra partiti politici ed
generale dell’ospedale di Cefalù, si sono sprecati i comunicati di esponenti politici che nel fargli gli augu-
Da sinistra: Giorgio Santonocito e Vittorio Virgilio
esponenti di opposti schieramenti, tra rappresentanti istituzionali e del terzo settore. Mai, come in queste settimane, la gestione commissariale dell’ASP 2 di Caltanissetta è finita nel “tritacarne” di critiche e polemiche. I disagi oggettivi, le mancate risposte alle diverse istanze e le carenze gravi di alcuni servizi, dell’ospedale Sant’Elia e della sanità territoriale, hanno determinato il malcontento generalizzato per la gestione del Prof. Vittorio Virgilio. A tal punto che quando il commissario è stato nominato direttore
ri hanno sottolineato come i nisseni non rimpiangeranno la sua gestione. Una situazione incandescente. I nuovi direttori generali non sono ancora stati nominati dall’assessore Lucia Borsellino e l’Asp 2 è stata nuovamente commissariata. Una gestione commissariale comunque in scadenza, visto che giorno 15 febbraio è il termine ultimo dei 45 giorni di tempo, a far data dal 31 dicembre 2013, per nominare i nuovi manager. La comunità nissena ha quindi “preparato la festa” al futuro direttore generale dell’Asp2. Una
festa in senso metaforico, se perseguirà la strada del muro di gomma con le istanze del territorio. Tutto è iniziato con il piano di riordino dei posti letto, contestato in una conferenza stampa dal deputato del UDC, Gianluca Miccichè che da Caltanissetta lanciava l’aut aut a Virgilio, dopo che la Commissione Sanità dell’Ars aveva bocciato la proposta. Il piano dei posti letto toglieva 14 posti per acuti all’ospedale di Caltanissetta, 32 a San Cataldo e Mussomeli, mentre 56 posti aumentavano a Gela. In realtà in provincia di Caltanissetta i posti letto erano 190 in più nelle strutture pubbliche, 655 per acuti e 126 per post acuti. Ma nel distretto Caltanissetta-San Cataldo diminuivano di 54 unità complessive per le urgenze. Per molti, dunque, si trattava di un travaso di posti letto dal distretto di Caltanissetta a Gela. Il piano bocciato dalla commissione salute dell’Ars, peraltro non era neanche arrivato sul tavolo della Conferenza dei sindaci sulla Sanità, come ha ribadito polemicamente il sindaco di Caltanissetta e presidente della conferenza, Michele Campisi, che in questi giorni ha riunito l’organismo. Ma non ci sono solo i posti letto a provocare fibrillazioni che sono divenute poi un terremoto. C’è stata l’ispezione parlamentare a sorpresa dei deputati del Movimento 5 Stelle, tra cui Giancarlo e Azzurra Cancelleri che hanno rilevato nei reparti il disagio dei medici per le ca-
renze in organico, i turni sovrumani e le apparecchiature sottoutilizzate. Si va da problemi logistico-gestionali come l’apparecchio di radiologia diagnostica dell’Asp di via Malta, rimasto guasto per oltre un mese senza che i pazienti avessero fornite alternative, ai problemi organizzativi come il flop del nuovo Cup-Ticket. Inaugurato in pompa magna, il nuovo centro unico di prenotazione ha avuto il merito di dare nuovi locali più confortevoli ai pazienti che prima si accalcavano all’aperto. Ma le modalità di prenotazione, il personale insufficiente, la mancata attivazione di procedure telematiche, hanno ingolfato il servizio sin dai primi giorni di rodaggio. E spesso le soluzioni sono state peggiori del problema. Come la convenzione con Federfarma per effettuare le prenotazioni tramite farmacie. A contestare questo accordo il deputato del Movimento 5 Stelle Giancarlo Cancelleri, tra i primi a chiedere le dimissioni del professor Vittorio Virgilio, sin dal 7 gennaio scorso. Il deputato nisseno ha contestato il pagamento di tre euro per chi vuole
prenotare gli esami e le visite specialistiche tramite il Cup, qualora lo faccia in farmacia, come stabilito dalla convenzione “troppo onerosa per l’utente, soprattutto perché in tutta Italia si pagano al massimo 1,5
La gestione commissariale dell’ASP 2 è finita nel “tritacarne” di critiche e polemiche euro tramite Lottomatica”. Altro capitolo il pronto soccorso, dove a turno operano due medici, totalmente insufficienti. Numerosi reparti senza dirigenti medici e un concorso bandito per quattro primari e diversi assistenti, che i sindacati giudicano inefficace. A scatenare le proteste è stato il pronto soccorso. Tutti in coro hanno sottolineato l’abnegazione e la professionalità degli ope-
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LA PRESA DI POSIZIONE. Bocciata l’azione amministrativa del manager che guidava l’ASP 2
Punti dolenti del Sant’Elia, il pronto soccorso e il nuovo Cup-ticket inaugurato in pompa magna ratori, scagliandosi contro il management dell’azienda sanitaria per quanto riguarda l’organico. Organico che secondo il deputato Cancelleri, la stessa Borsellino aveva chiesto a Virgilio di rimpinguare in tempi brevi, la scorsa estate. Si arriva al consiglio comunale straordinario sulla sanità, tenutosi il 7 gennaio 2014, a cui ha partecipato lo stesso Commissario ASP, la deputazione regionale, diversi primari e dirigenti amministrativi della sanità nissena. Convocato dal presidente del consiglio, Calogero Zummo, il consiglio comunale ha mandato in scena il fuoco di fila di accuse e critiche nei confronti di Virgilio a cui va dato atto e merito di averle affrontate a viso aperto e fino in fondo. Dal civico consesso è uscita un’ipotesi di lavoro condivisa. La creazione di un tavolo tecnico in cui il consiglio comunale, con la sua commissione Sanità, avrebbe raccolto e formulato le istanze dei cittadini e della comunità nissena e l’Asp avrebbe partecipato con suoi rappresentanti tecnici e medici. Il deliberato prevedeva anche la convocazione della Conferenza dei sindaci sulla Sanità. A convocarla, per due lunedì consecutivi, il sindaco Michele Campisi, presidente della conferenza. L’organismo ha anche un potere regolamentare e di valutazione dell’operato dei manager. Dal sindaco di Acquaviva, Caruso, a quello di Campofranco, D’Anna, passando per i sindaci di Mussomeli, Sutera, Resuttano, Milena, Montedoro, si è levata la protesta. Per il sindaco di Resuttano, Carapezza, le persone non verranno più al pronto soccorso nisseno, conoscendo i tempi d’attesa, e si rivolgono altrove. A mancare, ha spiegato il sindaco Plumeri di Villalba, sono anche i servizi infermieristici in ambulatorio perché i cittadini dei paesi del Vallone non possono fare i prelievi e devono recarsi in trasferta anche per semplici prestazioni. Praticamente tutti i sindaci hanno accusato un inspiegabile e inaccettabile de-potenziamento dell’ospedale Sant’Elia, punto di riferimento di un enorme bacino, così come di quello di Mussomeli, che serve un bacino di 70 mila abitanti. Inspiegabile perché in entrambi gli ospedali sono stati fatti investimenti strutturali e spesi soldi pubblici.
Il presidente del Civico Consesso Zummo: “Ex commissario Virgilio, una delusione”
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n tavolo tecnico congiunto, una sorta di commissione parallela, composta da consiglieri comunali della commissione Sanità, dal presidente del consiglio, Calogero Zummo e da rappresentanti dell’azienda sanitaria provinciale, ASP2, per tradurre le istanze e le lamentele dei cittadini in proposte e soluzioni operative adottate dal management dell’Asp. Era questo, in sintesi, il deliberato del consiglio comunale straordinario tenutosi il 7 gennaio 2014 alla presenza del manager, il prof. Vittorio Virgilio, con i dirigenti amministrativi e sanitari, alcuni primari e la deputazione regionale, convocato dal presidente del consiglio, Calogero Zummo, in seguito ad uno stillicidio di notizie, prese di posizione, polemiche e denunce sulle carenze della sanità nissena e dell’ospedale Sant’Elia. Un tavolo tecnico formalmente accetta-
“Auspico che Santonocito dia seguito a ciò che si era stabilito in consiglio comunale” to di buon grado da Virgilio che ne garantì la partecipazione per un’analisi congiunta dei problemi. Ma a distanza di più di un mese non solo Virgilio non ha mai risposto alle sollecitazioni del presidente del consiglio comunale, ma è pure andato via da Caltanissetta senza fare cenno a quell’accordo, costringendo dunque il civico consesso a ricominciare tutto da zero con il nuovo commissario Santonocito. Presidente Zummo, tutto è cominciato con quel consiglio comunale straordinario che ha avuto il merito di portare nel dibattito pubblico, con un vero confronto tra gli attori interessati, i problemi della sanità nissena. Poi cosa è successo?
“Abbiamo dato seguito a quanto deliberato in sede di consiglio comunale, invitando il sindaco ad attivarsi per convocare la conferenza dei sindaci sulla sanità, cosa che regolarmente ha fatto. Auspico comunque che nell’aggiornamento della conferenza dei sindaci, nelle prossime riunioni, siano invitati i rappresentanti del consiglio comunale e delle organizzazioni interessate. Visto che Virgilio non ha dato seguito a quanto deliberato in Consiglio, visto che il Presidente del consiglio aveva chiesto un incontro per pianificare quanto deliberato, ma non si è avuta nessuna risposta, non possiamo che prendere atto di quanto ha combinato il Prof, Virgilio nella gestione commissariale”. Adesso il commissario dell’Asp2 è pure cambiato. “Il consiglio comunale spera che il nuovo commissario, il dottor Santonocito, pur non avendo la bacchetta magica, possa almeno avere la sensibilità di fare un incontro per pianificare quanto aveva già stabilito il suo predecessore, di comune accordo, in consiglio comunale. Capiamo che si è appena insediato, ma siamo a disposizione per fornire tutto il supporto dell’assise comunale”. Ma cosa è stato disatteso del deliberato della seduta di giorno 7 gennaio? “Tutto. Virgilio aveva preso l’impegno di andare ad affrontare tutti i problemi. In Consiglio aveva parlato di numeri e date, ma gli abbiamo subito fatto presente che il Consiglio è l’organo rappresentativo che raccoglie le istanze. Lui ne aveva preso atto e si era quindi impegnato a iniziare un percorso condiviso atto alla risoluzione delle problematiche segnalate. A tal proposito si era impegnato a costituire, da subito, un tavolo tecnico congiunto con il Consiglio, in modo da sviscerare la programmazione che ovviamente lui e solo lui può mettere in atto. Non vogliamo certo entrare nelle competenze altrui. Il tavolo tecnico serviva per tradurre le istanze e le lamentele dei cittadini in atti di programmazione rivolti al management dell’Asp. Io ho
le lettere con cui delicatamente e nel rispetto dei ruoli, per pianificare e iniziare a collaborare, mettendoci a disposizione, ho chiesto un incontro per avviare questa iniziativa, ma non c’è stata nessuna risposta. Adesso, sebbene il deliberato vigente rimanga sempre quello del 7 gennaio, rifarò questa richiesta al nuovo Commissario nella speranza che possa accogliere la disponibilità del Civico Consesso a collaborare e lavorare insieme a risolvere le problematiche nel più breve tempo possibile”. Quali erano le criticità più irgenti segnalate dai cittadini? “Le problematiche sono state elencate nella relazione della Commissione Sanità del consiglio comunale.
risolto. Il Pronto Soccorso è tutt’ora sovraffollato e sotto organico. Ha creato il punto di codice bianco, ma ci sono problemi evidenti di logistica, perchè chi lo stabilisce se io sono un codice bianco, sempre il pronto soccorso e quindi non c’è l’auspicata decongestione. Pare che al pronto soccorso siano stati comandati dei medici, ma molti sono in malattia. Al centro unico di prenotazione, CUP-Ticket è incredibile la fila per arrivare allo sportello. Negli ambulatori di via Malta, dopo un mese la radiologia aveva un apparecchio guasto, non consentendo di fare una semplice radiografia ad una mano e non so neanche se adesso lo abbiano riparato. Parliamo quindi di cose
Calogero Zummo
Noi non entriamo nel fatto tecnico. Comunque sono sotto gli occhi di tutti i reparti senza primario, con poco personale, reparti bistrattati, tutto quello riguarda la pianta organica interna: carenze che portano disfunzioni per i pazienti. La trincea dell’ospedale, gli ambulatori di via Malta, il Pronto Soccorso, il Cup, sono problematiche che lui diceva di avere risolto, ma non ha affatto
elementari”. Quindi una bocciatura su tutta la linea? “Può tranquillamente scrivere che il presidente del consiglio Calogero Zummo condanna l’azione di Virgilio ma spera e auspica che il nuovo commissario Santonocito dia seguito a quello che si era stabilito in consiglio comunale nell’interesse esclusivo della cittadinanza”.
spring - summer collection 2014
cettina bivona Caltanissetta
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Fatti & Vallone I cittadini protagonisti di una protesta civile e risoluta. L’urlo perentorio che si leva è “Giù le mani” L’aula municipale è ininterrottamente presidiata dallo scorso 13 gennaio
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ussomeli si ribella. Mussomeli alza la testa. Mussomeli difende con tutta la sua forza l’ospedale, quel piccolo gioiello di cemento e cuori pulsanti, quell’avamposto di Stato che i burocrati vogliono smantellare perchè è più facile risparmiare soldi brandendo la mannaia che razionalizzare usando il cervello. Per la prima volta il popolo ha scelto di non abbassare la testa, di non accontentarsi dei contentini e delle promesse della politica. E dire che di rassicurazioni nel mese di mobilitazione sono giunte a bizzeffe. Ed anche autorevoli. Come quando la VI Commissione Sanità dell’Ars arrivò in aula per ascoltare sindaci e sindacati e promise di non dare mai e poi mai il via libera ad un piano di ridimensionamento dell’ospedale Longo. E
di Giuseppe Taibi
combeva pesante. Il Piano della Regione non prevede espressamente la chiusura della struttura sanitaria, ma ne incita la sua lenta agonia, accelerando l’epilogo finale; la morte. Perché la logica dei tagli lineari, imprudenti e radicali, servono solo ad anticipare un destino rovinoso. “Questo Pianoripetono come un mantra dal comitato- rappresenta l’anticamera alla chiusura dell’ospedale”. I progetti palermitani sul glorioso Longo prevedono un taglio complessivo di ben 12 posti per acuti ripartiti in modo omogeneo tra i reparti: Chirurgia, Medicina, Ostetricia ed Ortopedia. Da 54 si passerebbe a 42; una condanna a morte bella e buona. E non finisce qui; sempre l’Assessorato alla Salute progetta di ridurre da 28 a 12
t o è in forse), tutti gli altri reparti verranno declassati da unità complesse ad unità semplici. Che per meglio capirci significa che perderanno i primariati. Per farla semplice, ogni settore del “Longo” diventerà una sezione distaccata, una struttura satellite dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. E dulcis in fundo, in barba al sacrosanto diritto alla vita, dal prossimo primo gennaio il nosocomio dovrà dire addio al Punto nascita, a causa del numero di parti inferiore ai 500 l’anno. Sulla nefasta decisione pendono algide regole statistiche. Non si pensa alla posizione geografica del presidio, alla lontananza
Mussomeli difende l’ospedale i posti letto per post-acuzie ripartiti omogeneamente tra le nascenti unità operative di lungodegenza e riabilitazione. Basta un po’ di matematica per comprendere il danno che la burocrazia e la politica palermitana
Punto nascite (chiusura dal 1 gennaio 2014) Pediatria: perdita del primario e declassamento in unità semplice Radiologia perde il primario sotterrarla quale “extrema ratio” nel peggiore degli scenari . Ma il comitato ha risposto picche, opponendo un “no grazie”. Ed infatti l’aula municipale resta presidiata ininterrottamente dallo scorso 13 gennaio. Un’occupazione permanente il cui principio trae origine nella sera resa celebre perché nel corso di una seduta consiliare ci si rese conto che il futuro del nosocomio era stato deciso, e che la minaccia della fine in-
intendono arrecare al presidio mussomelese. Degli ipotetici 82 posti letto complessivi, secondo la proposta dell’allora assessore Russo, al “Longo”, oggi ne rimarrebbero solamente 54 con una perdita complessiva di ben 28 posti letto. Senza poi contare i progetti di declassamento dei singoli reparti. Tranne che per Ortopedia (unica sezione sul cui futuro tut-
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aro Papa Francesco, sono Rosalinda Amico da Mussomeli, le scrivo per esporle il problema mio e di tutti i miei concittadini. A causa della Spending Review l’ospedale di Mussomeli è destinato a chiudere, con la chiusura in primis del Punto
Osvaldo Barba del Nursind: ”Da un lato tagli alla sanità pubblica, dall’altro soldi ai privati”
nonostante la penuria di personale, ha aperto nuovi servizi, centrato obiettivi di crescita ragguardevoli, e riportato i trend in positivo. “Gli indici occupazionali sono i più alti in provincia- sostiene il manageroramai abbiamo ridotto il numero di pazienti che si curano nelle altre Asp. Anzi, adesso sull’emigrazione di utenti si sta registrando un’inversione”. Il punto di vista comune è che, se si inizierà a percorrere la strada dei tagli indiscriminati, alla dalle città principali, alla conforma- fine si finirà per imboccare il vicolo zione territoriale. “Molti bambini- cieco della morte. “Se dovesse chiuragiona Lillo Polito della Cgil- na- dere l’ospedale di Mussomeli- si sgosceranno sulle ambulanze in aperta la Ciccio Amico, leader del comitato campagna, in viaggio verso Calta- spontaneo- si decreterebbe la morte nissetta. E questi saranno i bimbi di un intero territorio. Una scelta più fortuna- disgraziata non solo per Mussomeli, ma anche per i tanti paesi vicini del Nisseno, dell’Agrigentino e del Palermitano che afferiscono alla Incerto il futuro del struttura sanitaria mussomelese. reparto di Ortopedia Sembra quasi che la politica ci chieda di andare via da qui. Vogliono ucciderci la speranza”. Medicina declassamento E se Mussomeli lancia in unità semplice il grido d’allarme, il resto del Vallone e dell’area dei Chirurgia perde il primario e de- Monti Sicani classamento in unità semplice lo raccolgono. Ogni Consiglio comunale ha Il laboratorio analisi approvato una propria perde il primario piattaforma di protesta, ogni Comune ha inviati, perché to il proprio gonfalone alle manifealtri rischieranno di non soprav- stazioni in piazza, ogni sindaco ha vivere”. Il segretario regionale del espresso il suo no convinto ad ogni Nursind Osvaldo Barba riflette scellerata scelta di rimodulazione. sulle priorità della politica sanitaria Perché il Longo oramai è diventato siciliana. “Da un lato si fanno dei un presidio dello Stato in una zona dolorosi tagli alla sanità pubblica troppo lontana da Roma. La politiappellandosi all’assenza di risorse, ca, complice una miope burocrazia, poi però si elargiscono dei fondi alle sembra che voglia aumentarne il distrutture private, come d’altronde stacco. Vuole insomma uccidere la sta accadendo a Caltanissetta con speranza.
La Crociata del Vallone nei giorni delle manifestazioni per strada, come nella celebre giornata dei letti in piazza del 18 gennaio, fior di politici in doppio petto si affannarono a dare la propria solidarietà alla città. Il comitato pro- ospedale, formato da sindacalisti, lavoratori e semplici cittadini, non ha voluto accogliere l’invito del presidente della VI Commissione Digiacomo a seppellire l’ascia di guerra per dis-
i soldi destinati alle due cliniche di San Cataldo e Gela”. Nessuno sembra curarsi degli sforzi e dei piccoli miracoli compiuti giornalmente da medici, infermieri e tecnici coordinati da un entusiasta e appassionato direttore di presidio, Alfonso Cirrone Cipolla, che in pochi mesi,
La lettera al Papa di Rosalinda Amico
nascita e poi pian piano con la riduzione dei posti letti per reparto. Noi cittadini di Mussomeli e di tutto il Vallone che comprende un bacino di altri 15 paesi tra cui Sutera, Campofranco, Milena, Bompensiere, Villalba, Vallelunga Pratameno, Cammarata, San Giovanni Gemini, Acquaviva Platani, Marianopoli, Montedoro, Castronovo di Sicilia, Valledolmo, Casteltermini e Lercara Friddi chiediamo la non chiusura del nostro ospedale perché ciò comporterebbe un pericolo per la vita di circa 70000 utenti che in caso di emergenza devono raggiungere l’ospedale più vicino che è quello di Caltanissetta, a circa un’ ora di strada, distanza che diventerebbe fatale in base al tipo di emergenza. Inoltre ci vogliono privare del nostro Punto Nascita e le distanze, insieme alle pessime condizioni della viabilità stradale, comporterebbe un rischio di non poco conto sia per la futura mamma che per il nascituro. Il quinto comandamento recita “Non uccidere” e questo è quello che sta facendo e farà la nostra politica italiana se permetterà la chiusura dell’ ospedale, in questo modo viene ucciso il nostro diritto alla salute, che è richiamato anche così all’ art. 32 della nostra Costituzione Italiana. Papa Francesco, le scrivo con il cuore in mano, spero legga questo post e che mi risponda in qualche modo o magari spero in suo appello a chi di dovere, perché la vita umana è sacra e la salute viene prima di ogni profitto.
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Gela & dintorni di Liliana Blanco
Radioterapia
dopo quattro anni diventa realtà La struttura comprende due acceleratori lineari di ultima generazione, un tomografo computerizzato di centraggio e un sistema per la gestione delle immagini radiologiche
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ue agosto 2010 , la posa della prima pietra; 24 gennaio 2014 il progetto della Radioterapia è una realtà. Dieci anni fa cominciava il sogno di Crocifisso Moscato: poi l’intervento della politica .Il progetto è stato stoppato diverse volte: quando la Soprintendenza ha posto il veto sul prosieguo dei lavoro per evitare che il portale dell’epoca fascista dell’ex Ospizio Marino dove sorge la struttura venisse distrutto; quando si pensava di avere trovato tesori archeologici nell’area che insiste a pochi passi dall’Acropoli del V secolo a.C. e dal
Crocetta. “I forestali non li ho inventati io – ha aggiunto – come non ho inventato ciò che in altre regioni come l’Emilia Romagna si fa regolarmente per permettere alle coppie non tradizionali si assistersi vicendevolmente. Io devo comunque assicurare gli stipendi ai dipendenti e in ogni caso ho fatto risparmiare un milione e 800 mila euro alle casse della Sicilia”. Quindi uno sguardo alla sua Gela. “Ora, con la realizzazione della rete
“Con il sistema di rete realizzato fra le strutture di Gela e San Cataldo – ha spiegato Virgilio – è possibile trattare in tempo reale un paziente con la consulenza specialistica dei medici dislocati nelle due sedi”. Virgilio ha presentato tutte le attività dell’azienda sanitaria che si è guadagnata da parte della “Join Commission” la dodicesima posizione grazie alle prestazioni offerte dall’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. Il commissario ha fatto una panoramica
La polemica
Il convitato di pietra In alto un momento dell’inaugurazione: il taglio del nastro
Bosco Littorio. E ancora quando è scoppiato il contenzioso con la ditta Alì che si occupava dei lavori tecnologici all’interno della struttura; per non parlare dell’assegnazione del personale che in tempi di crisi diventa un terno a lotto. La Radioterapia è stata inaugurata alla presenza del Presidente della Regione Crocetta che ha ritagliato un pezzetto del suo tempo per potere ricordare ai suoi concittadini le battaglie compiute insieme a Moscato per potere avviare il progetto. Poi, il governatore ha approfittato dell’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e rispondere agli attacchi degli avversari sferrati a seguito dell’impugnazione, da parte del commissario dello Stato, di 33 dei 50 articoli della legge finanziaria della Regione. “C’è in atto un attacco al governo regionale” - ha detto
Con la radioterapia di Gela e San Cataldo siamo la provincia più strutturata della Sicilia e la terza d’Italia
lo di San Cataldo) , un tomografo computerizzato di centraggio, un sistema per la gestione delle immagini radiologiche. Ha chiuso i lavori il sindaco di Gela, Angelo Fasulo con un pensiero su Crocifisso Moscato a cui è intitolata la struttura, sita a ridosso del lungomare Federico II di Svevia, che ha pensato per primo a questo progetto, come paziente gelese ‘condannato’ ai viaggi della speranza.
idrica con un finanziamento di 5 milioni e centomila euro, l’istituzione della zona franca insieme a Erice e Librino, l’approvazione del Prg, la riapertura del pontile – ha sottolineato - la città è proiettata verso un futuro migliore”. Ma prima di concludere ha voluto suonare un campanello d’allarme: “Il vecchio sistema si sta riorganizzando – ha avvertito, Crocetta – dobbiamo reagire. E’ questo l’appello che faccio ai siciliani”. Ma torniamo alla sanità, lasciata da parte dai discorsi politici. Il commissario straordinario dell’Asp di Caltanissetta, Vittorio Virgilio, ha tracciato un quadro delle attività della sanità nel Nisseno che con la Radioterapia di Gela e di San Cataldo è la prima provincia più strutturata della Sicilia e la terza d’Italia.
delle attività di assistenza ai malati terminali con l’Hospice che vanta, nel 2013, 1.000 prestazioni, ma anche dell’assistenza domiciliare che taglia le spese in sanità e la riabilitazione. Ha parlato dell’area maternoinfantile a Gela che dispone di un’area di 2400 mq per i mille parti che conta ogni anno e della prevenzione che rappresenta la vera vittoria nel settore sanitario. Un’attenzione per gli ospedali di Niscemi, Mazzarino e Mussomeli: a Niscemi i servizi di assistenza sono stati accorpati in una solo piano chiamato la ‘Cittadella della salute’ e a Mazzarino potenziati alcuni servizi. Peccato però che gli ospedali piccoli siano destinati a chiudere i battenti. Il direttore sanitario della Radioterapia Giacono Cartìa ha spiegato cosa è la Radioterapia: “ si tratta di un apparecchio radiografico tridimensionale – ha detto – che permettere di vedere la sezione da andare a colpire con la terapia e addirittura, trasferire il paziente da un sito ad un altro per completare un trattamento nell’arco di due ore, qualora se ne presentasse la necessità”. Ogni giorno si possono trattare 30 pazienti. La struttura comprende 2 acceleratori lineari di ultima generazione ( il terzo è quel-
L’Onorevole nisseno Alessandro Pagano (Ncd) non ha digerito il mancato invito all’inaugurazione della Radioterapia della città del golfo. Il parlamentare ha palesato il suo malessere in un comunicato ufficiale che riportiamo di seguito. Sono sorpreso del mancato invito all’inaugurazione della radioterapia e non soltanto perché sia Gela e certo non perchè sia istituzione di questa Provincia quanto perché sulla radioterapia ho svolto un ruolo fondamentale. Da assessore regionale al bilancio attivammo il processo virtuoso all’allora USL2 di Caltanissetta, alla regione e al ministero della salute. Portammo un finanziamento utile alla realizzazione della radioterapia a San Cataldo e a Gela e cosi colmammo un gap nella provincia nissena. Con i poveri pazienti costretti a penosi viaggi della speranza a Catania o a Palermo per non dire nell’Italia del nord. Le due strutture furono concepite geneticamente nello stesso momento, San Cataldo partì prima per maggiore velocità burocratica. Di questo mio impegno mi fu testimone Crocifisso Moscato che dopo tanti scontri e polemiche con la mia persona, ebbe modo di appurare il mio concreto e risolutivo impegno e me ne diede atto candidandosi nella lista del mio partito un mese prima di morire.
Ricordo a tutti voi che Crocifisso morí durante la campagna elettorale delle provinciali 2008. E certamente cosa buona é stata aver intestato al grande Crocifisso la radioterapia di Gela. Perciò mi addolora non essere stato invitato e immagino che ciò sia stato fatto ad arte per lasciare la piazza mediatica ad altri. Di questa ultima cosa lascio ai cittadini le valutazioni etiche e politiche”.
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Fatti & società
CYBERbullismo La molestia corre sul
Web di Annalisa Giunta
i pericoli della rete
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i conoscono tra i banchi di scuola o nelle palestre, tramite il click del mouse, si sostituiscono ai compagni di classe più timidi sui social network, a nome di altri diffondono immagini e informazioni riservate tramite email, sms e mms sui telefonini, raccontano particolari personali o dichiarano disponibilità sessuali a nome delle compagne: parliamo dei cyberbulli, giovani che intenzionalmente o a volte senza rendersene conto attraverso un uso improprio dei social network e dei nuovi mezzi di comunicazione colpiscono persone indifese e arrecano danno alla loro reputazione. Un fenomeno che va sempre più largamente diffondendosi e definito oggi come cyberbullismo e cyberstalking. Il bullismo, pur sempre esistito, oggi si è accentuato infatti attraverso internet e l’uso del cellulare e degli smartphone, con vessazioni che possono avvenire a ogni ora del giorno e della notte da parte di un nickname, una maschera virtuale di cui a volte non si conosce la vera identità. Uno studio di Pew Internet & American Life Project rivela che un adolescente su tre è soggetto a questa nuova forma di bullismo, circa 13 milioni i teen-ager che si trovano nello stato di “vittime”. Sempre secondo questo studio sarebbero le ragazze a essere esposte a maggiori pericoli: in rete il 38% del genere femminile ha trovato “vita dura”, contro il 26% dei ragazzi. Dati allarmanti confermati anche da una ricerca condotta da Ipsos nel gennaio 2013 per Save the Children Onlus Italia per studiare e comprendere l’uso della rete da parte dei giovanissimi, i rischi e la relativa percezione da parte loro, secondo la quale il 50% dei ragazzi intervistati navigano in rete per almeno 4 ore al giorno; mentre il 20% tra le 5 e le 10 ore. Tra i motivi per cui i ragazzi vengono presi di mira sui social network troviamo: le caratteristiche fisiche (67%); la timidezza o se apparentemente “poco sveglio” (67%); se femmina, perché considerata brutta (59%); l’orientamento sessuale
In pagina, momenti di vita a Caltanissetta immortalati dagli scatti di Luigi Leonardi. A sinistra Aldo Rapé
Sexiting, la nuova “mania” Hot scoppiata su Facebook e Twitter
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(56%); le idee e i gusti in fatto di abbigliamento, musica e altro (48%); se maschio, perché considerato brutto (46%) e se straniero (43%). Insulti, offese, prese in giro, voci diffamatorie e false accuse, razzismo, critiche immotivate, minacce, questi alcuni dei comportamenti dei bulli attuati tramite i nuovi mezzi di comunicazione molti dei quali
L’ispettore Salvatore Falzone
contemplati dal codice penale e che si configurano come fattispecie di reato, che possono essere denunciati alle forze dell’ordine o all’autorità penale e che possono arrecare alla vittima un danno morale, biologico o esistenziali. Da qui la necessità di rendere i giovani responsabili e consci dell’utilizzo dei social network e
dei nuovi mezzi di comunicazione che spesso sfuggono al controllo dei loro stessi genitori, ignari delle ombre e delle insidie che si nascondo dietro ai nuovi strumenti di comunicazione e ai comportamenti dei propri figli. Per arginare il fenomeno e prevenirlo occorre dunque educare i più giovani alla legalità, all’uso responsabile dei nuovi mezzi di comunicazione e sensibilizzarli in merito. Su questa strada il Questore di Caltanissetta Filippo Nicastro e il Capo di Gabinetto Alessandro Milazzo hanno programmato per l’anno scolastico in corso, una serie di incontri con le scuole del capoluogo e della provincia sul tema “Cyberbullismo, cyberstalking e sui pericoli del Web”. Circa mille sinora gli studenti raggiunti nel corso degli incontri tenuti dall’Ispettore Superiore Salvatore Falzone, dell’Ufficio Stampa. Gli appuntamenti hanno interessato anche i genitori degli alunni e proseguiranno in altre scuole medie ed elementari della provincia sino a raggiungere entro maggio circa 4000 studenti. Un’attività quella della diffusione della cultura della legalità, al contrasto della dispersione scolastica, alle problematiche legate al bullismo, allo stalking ed all’identità di genere che la Questura di Caltanissetta, attraverso le sue articolazioni preposte (Ufficio Stampa e Ufficio
rmai incontrollabilmente su i social network impazza questa nuova mania, o malattia che dir si voglia, il sexiting. Una nuova moda tra gli adolescenti sempre più meno seguiti dai genitori e lasciati in balia della rete. Ma cos’è il sexiting? E’ la divulgazione online, specie sui Social Network, di foto personali hot e senza veli. Spesso praticato da adolescenti che cercano di sembrare più grandi tramite l’esposizione del loro corpo. La moda esiste da qualche tempo ma solo ora è giunta anche in Italia e la pratica il 30% degli adolescenti che si spinge addirittura fino al nudo. La ricerca è stata condotta dall’Università del Texas Galveston. Qualcosa di impressionante, soprattutto perchè la maggior parte della gente che la pratica è minorenne… Lo scambio di foto senza veli viene visto dai giovani come un semplice gioco di provocazione, fatto per attirare l’attenzione di qualcuno o per dimostrare il proprio amore. Molti lo fanno invece per puro esibizionismo, assuefatti dalla logica di una società in cui l’apparire, scoprendosi il più possibile, è ormai all’ordine del giorno. Quello che spesso i ragazzi però ignorano sono i rischi che si nascondono dietro al sexiting. Quando una foto o un video vengono inviati si perdono nel mare della rete e non è più possibile recuperarli né, tanto meno, cancellarli. Il destinatario dell’immagine può a sua volta copiarla, condividerla con chiunque e pubblicarla on line. Il tutto all’insaputa del giovane protagonista della foto. Inoltre la maggior parte dei ragazzi non è consapevole di stare scambiando materiale pedopornografico, aumentando così il rischio di venire in contatto con persone malintenzionate. Ma c’è di più: il sexting praticato fra minorenni comporta anche conseguenze a livello legale. La rivoluzione digitale a cui stiamo assistendo riguarda quindi tutti gli aspetti della nostra vita. I ragazzi oggi sperimentano la propria sessualità con modalità totalmente differenti rispetto al passato. A nulla serve demonizzare internet e le nuove tecnologie. Piuttosto, si dovrebbe educare i giovani ad un uso consapevole del mezzo, sottolineando i rischi che si possono correre quando si mettono in atto determinati comportamenti. Minori), ormai svolge da oltre un decennio in collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado del capoluogo e della provincia. Incontri durante i quali oltre affrontare il problema si insegna ai ragazzi come organizzare le “impostazioni della privacy” sui social network, come segnalare agli amministratori chi disturba, come bloccare persone indesiderate, il non divulgare i propri dati riservati (indirizzo di casa e di scuola, numero di telefono e altre informazioni che ci rendono rintracciabili) come denunciare reati on-line attraverso il sito www.commissariatops.it e altri consigli.
“Oggi la diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione - afferma l’ispettore Salvatore Falzone - ha reso comune la tematica del digital divide, ovvero il divario tra chi utilizza, non sempre in modo appropriato, i nuovi strumenti informatici come ad esempio i giovani e chi, invece, è escluso da tale mondo. La famiglia, gli educatori e in generale gli adulti di riferimento forniscono ai ragazzi i modelli comportamentali che li aiutano a sviluppare adeguate interazioni con il mondo che li circonda. Per ciò che concerne la vita on-line tali modelli, troppo spesso, vengono a mancare. Se i genitori
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Il parere dell’esperto
Psicologia e Psicoterapia Più comunicazione, meno relazione Il paradosso delle nuove tecnologie e dei social network
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Per arginare il fenomeno e prevenirlo occorre educare i giovani all’uso responsabile dei nuovi mezzi di comunicazione. La Polizia nissena ha programmato una serie d’incontri con gli studenti delle scuole in Provincia sono assenti dai social media, osservano con scarso interesse le potenzialità del nuovo e complicatissimo cellulare o tablet dei figli, in qualche modo rinunciano alla supervisione su questa parte di vita dei ragazzi”.
L’ispettore Falzone: “La diffusione delle nuove tecnologie ha aumentato i litigi, la diffusione di offese e di denigrazioni on line” “I ragazzi contemporanei – prosegue Falzone - vivono ormai in perenne connessione sui social net-
work e sono fortemente influenzati dall’online dishinibition effect, che provoca due aspetti, uno benigno e l’altro tossico, ossia da un lato tendono a comunicare in modo aperto, sincero anche di argomenti molto
personali; dall’altro lato ad assumere comportamenti aggressivi o socialmente sanzionabili. Entrambi gli aspetti presentano dei rischi poiché, nel primo caso, spingono i ragazzi a lasciarsi in confidenze di cui si pentono in seguito; nel secondo caso, invece, l’assenza di scambio faccia a faccia favorisce l’adozione di strategie di disimpegno morale con la conseguente messa in atto di comportamenti di bullismo cyber”. “Litigi via chat, diffusione online di informazioni denigratorie, pubbli
iccoli drammi vanno in scena ogni giorno, soprattutto a scuola, senza che gli adulti si accorgano di nulla. Dalle derisioni alle offese verbali, dalle prepotenze alla vera e propria violenza fisica, sono tanti i gesti racchiusi sotto il nome di bullismo, gesti sistematici che si possono trasformare in un incubo e provocare danni seri. Abbiamo voluto affrontare l’argomento con lo psicologo e psicoterapeuta Pietro Andrea Cavaleri che ci ha spiegato come si sviluppano determinate forme comportamentali e come in un’epoca nella quale paradossalmente lo sviluppo delle tecnologie e dei nuovi sistemi di comunicazione si evidenzi una regressione valoriale e qualitativa in ambito relazionale. “Noi pur nascendo umani – afferma lo psicologo Pietro Cavaleri – diventiamo tali attraverso un sistema di relazioni con gli altri essere umani; sebbene siamo, come diceva Aristotele, ‘animali sociali’ impariamo l’arte di relazionarci attraverso delle relazioni significative ossia gli agenti di socializzazione primaria. L’arte di relazionarsi è qualcosa di estremamente complesso perché si deve imparare a leggere la mente dell’altro, le sue intenzioni, a ge-
stire i conflitti che possono sorgere tra il modo di pensare nostro e quello del nostro interlocutore, si deve imparare a chiedere e a dare aiuto. Dunque pur essendoci un istinto alla socialità, l’arte di stare insieme noi la apprendiamo dagli altri, in primis dai legami primari ossia dalla famiglia”. “Oggi la famiglia – prosegue Cavaleri - è in crisi e gli psicologi parlano della necessità di recuperare le relazioni primarie. Se la famiglia, la scuola, il quartiere, la comunità di appartenenza che fanno da
Piero Cavaleri
sfondo alla crescita del bambino non produco il cosiddetto ‘bene relazionale’ conseguentemente non produrranno menti umani ma esseri dotati di capacità cognitiva ma non empatiche. Lo psicologo americano Goleman sostiene che nella società contemporanea abbiamo bambini di 5 anni che sanno smanettare bene sul pc, conoscono una seconda lingua, sanno leggere e scrivere ma non sanno relazionarsi, perché cresciuti figli unici, davanti a un televisore, con genitori che nel frattempo si sono separati e vanno alla ricerca della propria identità. Sostanzialmente questi bambini sono degli analfabeti emotivi e relazionali, non sanno identificare le proprie emozioni e quelle degli altri”. “Il bullismo aggiunge - nasce da un analfabetismo emotivo-affettivo. Il bullo è una persona che non ha empatia, ossia la capacità di mettersi nei panni degli altri che si sviluppa solo se il bambino riceve gli giusti input necessari. Dunque il bambino avrà l’empatia cognitiva ma non quella emotiva, ossia potrà capire dal punto di vista razionale ma non immedesimarsi nelle emozioni degli altri. Capisce, ad esempio, che per fare male a qualcuno deve dargli un pugno ma non capisce l’umiliazione, la frustrazione, la paura e i sentimenti di chi lo riceve. A sua volta anche la vittima del bullo presenta lo stesso problema perché non sa leggere le emozioni che l’esperienza subita gli fa sperimentare. Dietro ogni forma di bullismo, così come ogni altra forma di violenza, si manifesta un’umanità che si deteriora, che si disumanizza, una società nella quale le relazioni primarie perdono di significato e
valore, dove il rapporto con l’altro viene rifuggito perché l’altro non ha più significato e non è più al centro delle relazioni. Come Asl, 5 anni addietro, abbiamo condotto un’inchiesta sulla qualità delle relazioni a scuola dove è emerso che la relazione comunicazionale è un’emergenza, non solo gli alunni non riescono a comunicare adeguatamente ma anche i genitori e gli insegnati non sanno a
“Il bullismo nasce da un analfabetismo emotivo-affettivo. Il bullo è una persona senza empatia” loro volta comunicare. Il 25% dei genitori, così come emerso dai dati dell’inchiesta, non si ritenevano responsabili del problema che dal loro punto di vista doveva essere affrontato dalle istituzioni”. “La società - conclude Cavaleri - è come un prato che non avendo acqua ingiallisce, dove il giallo dell’umano è rappresentato dal bullismo, dallo stalking, dalle violenze. Dunque per mantenere viva la nostra società occorre ripartire e recuperare la qualità delle relazioni primarie e di comunità. Fare solidarietà, partecipare attivamente agli eventi culturali, avere cura della famiglia e della collettività diventa una strategia fondamentale per difendere l’umano e per evitare che esso regredisca nello stato di barbarie”. A. G.
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Amministrative
2014
Fatti & candidati Proseguono gli appuntamenti con i candidati a sindaco alle elezioni amministrative della primavera 2014. Giovanni Magrì è il nome indicato per la corsa alla fascia tricolore nissena dal Movimento 5 Stelle. Attivista da oltre un anno, grandi competenze nel sociale, il suo nominativo è scaturito da una serie di consultazioni interne e relative
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’ il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, del corpo politico più discusso dell’attuale panorama politico italiano. Un ruolo importante e difficile ma che affronta con inusuale serenità e compostezza. Lui è Giovanni Magrì, 49 anni, nisseno purosangue. La sua grande passione è il surf casting (letteralmente “lancio sull’onda”) che è una modalità di pesca che si effettua dalla spiaggia, con canne capaci di lanciare il complesso terminale (esca e piombo) a distanze considerevoli dalla riva. Iniziamo dal mare. “Amo la pesca, vi ho dedicato parte della mia vita. Nulla mi rilassa e mi permette di allontanare le tensioni, come lo stare in riva al mare. Non è solo questione di fortuna, la sorte incide in minima parte, determinate un’oculata preparazione tecnica, lo studio, l’attuazione di precise tecniche. Purtroppo il mio ruolo attuale mi costringe ad abbandonare il mio hobby preferito. La stessa passione e tena-
votazioni. Mentre ancora altre formazioni politiche temporeggiano, vittime di cruenti guerre “intestine”, il M5S presenta candidato e programma che peraltro è sempre in itinere perchè aggiornato con le istanze dei cittadini. Nostra intenzione, anche nei prossimi numeri del mensile, è far conoscere ai nisseni i candidati e i loro programmi.
di Donatello Polizzi cia, l’ho riversata nel movimento da oltre un anno ed adesso in questa campagna elettorale” La battuta è quasi spontanea, vuoi pescare voti? Sorride: “Potrebbero esserci delle similitudini ma noi non peschiamo, noi vogliamo attuare una rivoluzione culturale che non può prescindere dalla partecipazione del cittadino alle scelte amministrative. Prima di parlare di programmi o ricette, è necessario che tutti tornino ad occuparsi di politica, che diventino protagonisti della vita della città. Solo così possiamo davvero cambiare le cose, tutti insieme. Noi aggreghiamo”.
Il candidato in pillole
delle elezioni e inviteremo i cittadini ad inviare i loro ‘curricula. Poi faremo dei colloqui e voteremo on line, per scegliere gli
chi di tutti. Questo è quello che succede quando le decisioni sono calate dall’alto. Noi, vogliamo che siano condivise con i cittadini. Facciamo un esempio, la chiusura del centro storico, che peraltro io vedo di buon occhio. Qualora fossi io il sindaco, una mia decisione, creerebbe tensioni con chi non è d’accordo.
Il candidato. Il sociologo nisseno è il nome del Movimento 5 Stelle
Giovanni Magrì assessori: ciò non esclude che possa trattarsi anche di appartenenti al movimento. Non scambieremo assessorati con apparentamenti, non è il
Papà di tre figli: Gabriele di tredici anni, Chiara di dodici e Giulia di undici Ha conseguito il diploma presso l’Istituto Tecnico Commerciale “Mario Rapisardi” e si è laureato, dapprima in Scienze Politiche presso l’Università di Palermo, poi in Sociologia presso l’Università di Urbino. Attualmente dirige “Villa Sergio “, una delle strutture dell’Associazione “Casa Famiglia Rosetta”
Il boy-scout a “pesca” di consensi Come convincere chi non ha votato o non vuole votare. “Io, contrariamente alle previsioni, credo che in queste elezioni, molti eserciteranno il proprio diritto. Ormai siamo consapevoli che chi non vota, lascia uno spazio vuoto di cui si appropriano gli altri. Credo che nessuno voglia lasciare le decisioni che incidono sulla propria vita a terzi. Abbiamo sotto gli occhi, i risultati catastrofici dell’Amministrazione, se davvero vogliamo cambiare, dobbiamo votare e far valere i nostri diritti”. Gli apparentamenti. “Noi andiamo da soli, ora ed eventualmente al ballottaggio. I cittadini non devono avere dubbi sulla nostra integrità e sul nostro programma, non ci facciamo condizionare da niente e da nessuno. Sceglieremo il vicesindaco fra i nostri attivisti. Per quanto concerne gli assessori, a breve, emaneremo un bando con scadenza ovviamente prima della data
Giovanni Magrì è nato a Caltanissetta l’11 febbraio 1964, figlio di Salvatore, fuzionario delle Poste in pensione con l’hobby della fotografia e Concetta, casalinga.
Facciamo decidere ai cittadini, con un referendum. In quel caso, qualunque sia il risultato, nessuno potrebbe contestare la volontà dei nisseni”. Interviene Giancarlo Cancelleri: “La forza della nostra scelta, cioè di Giovanni come candidato, voglio ribadirla. Giovanni è un attivista, è espressione del M5S. Non è uno preso e messo lì per le elezioni, vedi Campisi da Pagano. Gli ultimi sindaci della città non rappresentavano le forze che
li sostenevano. Anche per questo noi abbiamo candidato Giovanni a consigliere, perché nel caso in cui non dovesse essere eletto sindaco, vogliamo che sia lui a guidare l’opposizione.” Caltanissetta prima aveva ‘quattru quarteri’, ora purtroppo ha mille problemi. “Andiamo sul concreto, noi abbiamo un programma chiaro, peraltro non chiuso ma in divenire perché è aggiornato in base alle istanze dei cittadini. Ad esempio strutture comunali, teatro Margherita, centro polivalente Michele Abate, e via dicendo. Noi proponiamo dei bandi pubblici biennali, aperti alle associazioni che avendone i requisiti sarebbero allocate nelle predette strutture. Non vogliamo soldi, noi penseremmo alla manutenzione ma servizi. Una scuola di In alto a sinistra Giovanni Magrì all’età di tre anni. Accanto, con papà Salvatore e mamma Concetta. 1992: lo scout Giovanni si appresta a partire per un raduno internazionale a Barcellona in Spagna.
nostro concetto di politica. Io in caso di elezione penso di lasciare il mio lavoro”. Il ricorso alle votazioni on line o comunque ai referendum cittadini, potrebbero essere visti come una vostra debolezza. “Lo sfacelo delle amministrazioni è sotto gli oc-
ballo, tiene lezioni a pagamento, per noi va bene ma almeno due volte a settimana devono organizzare lezioni aperte a tutti. Con i vari soggetti, che fanno teatro, potremmo organizzare un cartellone gratuito: voi state usufruendo della struttura, in cambio ad esempio sei spettacoli gratuiti. Sistema che potrebbe esten-
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“È fondamentale la partecipazione del cittadino alle scelte amministrative. Basta, con le decisioni imposte dall’alto” giunti gli obiettivi programmati, scattano sanzioni, rotazioni, insomma si mettono in atto gli strumenti previsti dalla legge”. Idee chiare, fattibili, pratiche, Magrì ha una visione completa della complessità dei problemi. “Fino adesso,‘cumu veni si cunta’ non è solo il titolo del bellissimo cortometraggio di Luca Vullo ma anche è stato lo slogan di chi ha amministrato. Basta, bisogna programmare e condividere con i cittadini le scelte importanti sul futuro della nostra città”. Citando la famosa frase dei film western in bianco e nero, di tanti anni fa, lo sceriffo è cambiato
dersi anche agli impianti sportivi. Parliamo di Pian del Lago 2, dove oggettivamente la situazione sanitaria è carente e potrebbe degenerare, che deve essere restituito ai nisseni ma dobbiamo dare dignità ai profughi, non possiamo fare finta che lì non ci sia nessuna, questa situazione mi genera rabbia”. Burocrazia, la prigione delle idee. “Valuteremo i risultati raggiunti da uffici comunali, dirigenti e assessori. Una soluzione apparentemente semplice ma che nessuno ha messo mai in atto. Se non vengono rag-
(anzi potrebbe cambiare). Magrì sorride: “Ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescenza con e nei boy-scout. Li consiglio a tutti i genitori, per i loro ragazzi. Io un po’ di esperienza come padre l’ho maturata con i miei tre splendidi figli, Gabriele (13 anni), Chiara (12) e Giulia (11). L’associazionismo sano, la condivisione, la coesione sono valori universali. Concetti e valori attuali, vince il gruppo, il ‘movimento’ che raggruppa cittadini semplici e onesti”.
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Un deputato “amico” all’ARS
Cancelleri a sostegno di Magrì
M5S, il leader nisseno guida la “crociata” per le elezioni Il cellulare squilla con preoccupante cadenza, risponde, sempre con cortesia. Ascolta Giovanni, le nostre domande, continua in taluni momenti a rimanere “vittima” delle conversazioni telefoniche ma non perde una battuta. Attento, incisivo, con disinvoltura passa dalla politica regionale a quella cittadina, in alcuni casi il confine è sottile. E’ un leader, a tutti gli effetti, cresciuto come tale in questi 16 mesi trascorsi all’Ars. Giancarlo Cancelleri è maturato, lo ritro-
viamo con una marcia in più. “Il Palazzo da fuori, è percepito dai cittadini come il male. Io pensavo lo stesso, poi ci sono entrato e ho scoperto che è peggiore di quanto immaginassi. Il problema è l’incancrenimento mentale di burocrati e dei componenti del governo. Quando appresi della vittoria di Crocetta, pensai, in fondo non avendo vinto io, lui è il meno peggio. Assolutamente sbagliato, il governatore è un bravo
comunicatore ma nella gestione si comporta come i predecessori. Esempio i revisori contabili delle Asp; avrebbero dovuto spartirseli partiti di maggioranza e opposizione, ovviamente un concetto assurdo. Noi abbiamo proposto, accogliamo la norma Monti sui revisori dei conti degli enti Locali. Si crea un elenco in cui accedono solo i soggetti dotati dei requisiti previsti, e ogni volta che dovesse servire un revisore, si sceglie per sorteggio, in maniera casuale. Sarebbe bastata una norma di un rigo, che avremmo approvato in un nano secondo ed invece niente”. Si percepisce l’amarezza di chi lotta senza sosta per cambiare il “famigerato sistema” ma sono molti gli ostacoli. “Dobbiamo attuare una rivoluzione culturale, che sarà lenta, ma sulla quale dobbiamo insistere. Parliamo di Caltanissetta, avevamo raccolto 2200 firme con l’iniziativa “Io pago io decido”, che conteneva cinque punti: 1) bilancio partecipativo; 2)referendum propositivi cittadini; 3) abolizione del quorum dei referendum cittadini; 4) gettone di presenza collegato al 75% della presenza in aula; 5) diretta streaming delle sedute del consiglio comunale. Importante il punto 3, i consiglieri comunali, al momento dell’appello rispondono presente e poi vanno via intascando il gettone di presenza. Sarebbe stato logico approvare la norma, invece in due minuti l’hanno bocciata. Questa è la qualità dell’attuale consiglio comunale nisseno. Ricordatevi di questo quando andrete a votare”. La partecipazione dei cittadini è fondamentale. “Attivare i canali giusti e consentire alla gente di partecipare. A Parma, Pizzarotti (sindaco 5 stelle) il sabato mattina, gira per i quartieri ed incontra le persone per ascoltarne le richieste e provvedere. Esempio
semplice, se chiedo al mio sindaco di riparare il marciapiede sotto casa mia e dopo due giorni vedo gli operai al lavoro, sarò invogliato a partecipare alle scelte dell’amministrazione. Ad esempio a San Francisco, sia chiaro non voglio mica paragonare quella metropoli a Caltanissetta, una volta al mese, da una lista alla quale prima si sono iscritti, sorteggiano 5 cittadini per parlare con l’Amministrazione. Il cittadino (parla solo lui), si presenta al consiglio comunale, espone il problema e l’eventuale
“Dobbiamo attuare una rivoluzione culturale, sarà lenta ma dobbiamo crederci” soluzione. Si vede gente che porta studi di fattibilità, preventivi e quant’altro. Poi il consiglio vota, il cittadino lascia l’aula, sapendo se la sua istanza è stata accolta o no”. Caltanissetta nel cuore e nei pensieri di Giancarlo. “Quando venni eletto, l’indomani mi recai nella stanza del sindaco Campisi, alla presenza di consiglieri comunali e Giunta dissi, questo non è un primo cittadino espressione del mio movimento ma io sono il deputato regionale e mi metto a disposizione della città. L’unico a collaborare è stato l’assessore Andrea Milazzo, che stimo e credo la cosa sia reciproca. Sono stati conseguiti risultati pratici importanti come ad esempio la bonifica della miniera Trabonella. Io spero che con Giovanni sindaco, questa sinergia possa essere ancor più marcata e proficua, esclusivamente nell’interesse di tutti i nisseni e della nostra città”.
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Storia & Cultura
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Tre donne e un ragazzo morirono schiacciati dalla folla. I lacrimogeni erano stati lanciati contro la popolazione che protestava per la mancanza d’acqua
Una strage di sessant’anni fa
di Fiorella Falci
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e z z o giorno di fuoco a Mussomeli quel 17 febbraio del 1954: la manifestazione di protesta delle donne del paese, accorse in più di duemila sotto le finestre del Comune a protestare per l’acqua, che manca da sei giorni, viene “dispersa” a colpi di bombe lacrimogene che provocano il panico tra la folla, che si accalca disperatamente nell’unica viuzza di uscita dalla piazza, un budello largo
non più di tre metri. Tre donne e un ragazzo muoiono schiacciati, sotto “un mucchio di corpi pesti e feriti alto circa due metri” (come avrebbe riferito in Parlamento il Sottosegretario agli Interni il giorno dopo). Tutte le generazioni sono state colpite dalla strage: Giuseppina Valenza di 72 anni, Onofria Pellitteri, di 50 anni, madre di 8 figli, Vincenza Messina di 25 anni, madre di 3 figli e in attesa del quarto, e un ragazzo di 16 anni, Giuseppe Cappalonga, andato in piazza a prendere la sorellina per riportarla a casa. Nove i feriti gravi, tra cui un bambino di 7 anni, Baldassare Mistretta, con il cranio fracassato. Cos’era successo? Già il giorno prima migliaia di cittadini avevano protestato al Comune per l’acqua: dopo sei giorni non ne arrivava una goccia in
paese, nemmeno nelle fontanelle pubbliche, nonostante il passaggio, l’anno prima, dell’acquedotto comunale all’Ente Acquedotti Siciliani, che aveva garantito 8 ore d’acqua tutti i giorni, ed entro un anno l’acqua corrente 24 ore su 24. Ma l’acqua non era arrivata mai. Invece il messo comunale aveva cominciato a notificare ai mussomelesi bollette esorbitanti per il consumo dell’acqua degli ultimi due anni da pagare all’EAS, anche per chi non aveva ancora l’acqua corrente a casa, conteggiando 500 lire l’anno per chi andava ad attingere per strada, alle fontanelle pubbliche. L’esasperazione popolare aveva inve-
gno per muratori lungo 4 metri e largo 3 centimetri. Malamente il regolo di legno, dato che allo sbocco di via della Vittoria si aveva un punto largo poco più di tre metri, rimase all’estremità attaccato al muro. Sull’ostacolo inciamparono e venivano travolti decedendo sul posto: Giuseppa Valenza, Vincenza Messina, Giuseppa Cappalonga e Onofria Pellitteri.” Quello stesso giorno si presentava alla Camera per la fiducia il nuovo Governo, presieduto da un siciliano, l’unico a ricoprire questa carica nella storia repubblicana: Mario Scelba, già tristemente famoso nei primi anni del dopoguerra da Ministro degli Interni per la sua repressione poliziesca delle manifestazioni operaie e contadine, in cui i reparti della “Celere” avevano sparato sulla folla provocando numerosi morti.
A sinistra la foto d’epoca che ritrae il giorno dei funerali. A destra un disegno di Renato Guttuso.
sciopero per settimane nel sottosuolo per qualche lira in più di salario al giorno. Nelle aule del parlamento quel conflitto si trasformava in una battaglia politica ad alta tensione, anche morale, in cui tutti i leader si impegnavano quotidianamente sui problemi delle
Sete d’Acqua e di Giustizia Mussomeli 17 febbraio 1954 stito il Sindaco, che aveva promesso di dare risposte chiare il giorno dopo, anche rispetto alle richieste di sospensione dei pagamenti. Ma l’avvocato Sorce il 17 febbraio non si era fatto trovare in Municipio, e, dalla Pretura dove si era asserragliato, aveva ordinato al maresciallo dei carabinieri, Sturiale, di procedere d’autorità a disperdere i dimostranti sulla piazza. Il lancio dei candelotti lacrimogeni aveva provocato effetti devastanti. Il Governo avrebbe riferito alla Camera dei Deputati il giorno dopo, la versione ufficiale dei fatti: “Furono lanciati 7 candelotti di lacrimogeni contro la folla, i dimostranti impauriti sbandarono e cercarono rifugio tra la via della Vittoria e Piazza Chiaramonte. Lì per un tragico caso si trovava un giovane manuale, Francesco Spoto, che portava un regolo di le-
Quando Scelba aveva preso la parola, dopo un dibattito infuocato in cui parlamentari di tutti i partiti avevano chiesto al Governo di individuare con chiarezza le responsabilità di quello che era accaduto, tutti i deputati dell’opposizione, dopo un intervento di Togliatti in persona, avevano lasciato l’aula in segno di protesta. Era il clima incandescente di un Paese in cui il conflitto sociale si manifestava con tutta l’asprezza di un dopoguerra il cui costo pesava sulle spalle dei più poveri, dei lavoratori del Sud, dei contadini che avevano lottato per la riforma agraria (a Mussomeli era stata epica la battaglia per l’assegnazione del feudo di Polizzello, in cui i gabelloti mafiosi avevano accolto con i mitra spianati la marcia dei contadini per la quotizzazione del latifondo), e degli zolfatari che si asserragliavano in
periferie del Paese, e l’eco di quelle lotte dei lavoratori risuonava nel Palazzo e scandiva i tempi dell’”agenda politica”, molto diversamente da quanto avviene oggi. La lettura della società era il pane quotidiano di quella politica, e il dibattito della Camera del 3 giugno 1954 sui fatti Mussomeli, sollecitato da nuove interrogazioni di tutti i gruppi, avrebbe fatto emergere trame inquietanti dietro alla strage per l’acqua del febbraio. “Chi è il sindaco di Mussomeli? – si chiedeva in quella seduta il deputato nisseno Guido Faletra – E’ un uomo di paglia della mafia, messo a quel posto, non per tutelare e difendere l’interesse dei suoi concittadini ricchi e poveri e di qualunque colore politico, ma per vigilare affinchè l’interesse degli agrari e della mafia non venga leso.”
AVVISI LEGALI TRIBUNALE DI CALTANISSETTA ESEC. IMM. N. 91/08 R.G.E. Lotto unico - Comune di Caltanissetta (CL), Via Leonardo Da Vinci, 24. Piena proprietà di appartamento al p. quarto composto da soggiorno, 2camere, cucina, bagno, corridoio, lavanderia e ripostiglio. Sussistono irregolarità sanabili. Prezzo base: Euro 137.787,50 in caso di gara aumento minimo Euro 6.900,00. Vendita senza incanto: 06/05/2014 ore 12.00, innanzi al professionista delegato Not. Girolamo Scozzaro presso lo studio in Caltanissetta, Viale della Regione, 61. Deposito offerte il 05/05/2014 ore 12.00 presso lo studio del delegato. In caso di mancanza di offerte, vendita con incanto: 13/05/2014 ore 12.00 allo stesso prezzo e medesimo aumento. Deposito domande e/o offerte entro le 12.00 del giorno non festivo precedente le vendite c/o suddetto studio. Maggiori info presso il delegato nonché custode giudiziario, tel. 0934/552861 e su www.astegiudiziarie.it. (Cod. A252871).
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA ESTRATTO DI VENDITA - PROCEDURA ESECUTIVA n. 11/07 R.G.E.
Il professionista delegato Avv. Antonietta Calabrese rende noto che in data 01/04/2014 alle ore 17.00 presso il suo studio sito in Caltanissetta Via Sardegna n.17, avrà luogo la vendita senza incanto di: LOTTO UNICO: Fabbricato di antica costruzione destinato a civile abitazione sito in Vallelunga Pratameno via R. Pilo 106 prospiciente anche sulle vie Verdi e Castrogiovanni formato da un primo piano con cinque vani oltre cucina, bagno e doppio servizio della superficie di mq. 159,00 e da un secondo piano formato da quattro vani sottotetto destinato a soffitta della superficie di mq. 142,56 con annesso terrazzo della superficie di mq. 19,07. Vi è difformità tra la planimetria catastale e la reale consistenza dell’immobile. Censito nel NCEU del predetto comune al foglio 25/A, particelle 1104 sub 2, 1105 sub 2 2 1106 sub 2, p.I, categoria A/3 , classe 2, vani 7, rendita € 169,91. L’immobile non è dotato di certificato di qualificazione energetica, per il cui rilascio si prevede il costo di € 1.000,00 circa. Prezzo base € 52.147,50 con rilancio minimo pari ad € 3.000,00. Deposito offerte in bollo in busta chiusa entro il giorno antecedente alla data della vendita ore 12 presso lo studio del delegato. Eventuale vendita con incanto si terrà il 08/04/2014 ore 17.00. Deposito domande entro il giorno antecedente alla data della vendita. Maggiori informazioni presso il professionista delegato, tel/fax 0934.553458 e su www.astegiudiziarie.it. Il Professionista Delegato
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA – ESEC. IMM. N. 11/11 R.G.E.
Lotto 1 – Comune di Caltanissetta (CL), Viale Amedeo, 126, appartamento sito al p. seminterrato, della sup. lorda di mq 46, composto da un disimpegno, due vani, un cucinino, un bagno (da demolire in quanto abusivo) e un terrazzo. Lotto 2 – Comune di Caltanissetta (CL), Contrada Difesa, appezzamento di terreno agricolo della sup. catastale di ha 01.29.07, in pendenza da nord-est verso sud-est e ricadente in zona EF5 “Parco territoriale agricolo naturalistico”. Vendita senza incanto: 08/04/2014 ore 16.30, innanzi al professionista delegato Avv. Fabio Gallo presso lo studio in Caltanissetta, Via Malta, 39. Prezzo base lotto 1: Euro 34.375,00 in caso di gara aumento minimo Euro 2.000,00. Prezzo base lotto 2: Euro 15.100,00 in caso di gara aumento minimo Euro 1.000,00. Eventuale vendita con incanto: 15/04/2014 ore 16.30 ciascuno dei lotti al prezzo base e con l’aumento minimo sopra indicati. Deposito domande e/o offerte entro le 12 del giorno precedente le vendite c/o suddetto studio. Maggiori info presso il delegato tel. 333/1652646 e su e www.astegiudiziarie.it. (Cod. A243412,A243413). Il Professionista Delegato
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I fatti di
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Etico
Poco coraggiosi contro il male
B
A Mussomeli i morti per l’acqua non avevano avuto giustizia. Anzi, nella notte del 1° aprile un rastrellamento notturno aveva prodotto 60 arresti tra i familiari delle vittime e dei manifestanti, accusati di “adunata sediziosa”, e di avere assaltato il Municipio minacciando di invaderlo. “Cosi’ Mussomeli è stata punita severamente una seconda volta, dopo i morti e i feriti – incalzava alla Camera il deputato Calandrone – punita la popolazione di Mussomeli per avere osato protestare contro l’ingiustizia atroce, contro il danno e la beffa di dovere pagare profumatamente quell’acqua che essi non avevano avuto!” Ne sarebbe seguito un processo paradossale, dopo indagini condotte dallo stesso maresciallo dei carabinieri che aveva ordinato il lancio dei lacrimogeni responsabile della strage; con carabinieri che in aula sbagliavano ad indicare i manifestanti che dovevano dire di riconoscere, con un collegio di difesa dei parenti delle vittime composto dai principi del foro della Sicilia e guidato da Umberto Terracini, (il Presidente dell’Assemblea Costituente che ha apposto la sua firma in calce alla Costituzione), ma in cui la sentenza era prevedibilmente scontata, a tutela del Sindaco e dei Carabinieri:
un processo concluso con 27 condanne, la più pesante delle quali, (nove mesi di reclusione), al Segretario della Camera del lavoro, Salvatore Guarino, che non era stato neppure presente in piazza quel giorno. Le condanne dell’ottobre 1954, confermate in appello, avrebbero rappresentato, per anni, l’”epurazione politica” del paese: decapitato il movimento sindacale e politico dei contadini, e poi, fallita la riforma agraria, un’ondata di emigrazione avrebbe portato lontano, all’estero e al nord, migliaia di lavoratori e di famiglie. In quel 1954, d’estate, morto a Villalba don Calogero Vizzini, aveva preso il suo posto di “capo dei capi” della mafia siciliana proprio il boss di Mussomeli, Giuseppe Genco Russo, già sindaco del paese nominato dagli anglo-americani nel 1943, che qualche anno dopo, nel 1960, sarebbe stato eletto a furor di popolo consigliere comunale e assessore nella lista della Democrazia Cristiana. E ancora per tanto tempo, i cittadini di Mussomeli avrebbero desiderato l’acqua come una grazia del cielo e non come un diritto ad un bene comune. Che un referendum recente, già dimenticato dal Palazzo, ha persino stabilito che debba essere gratuito.
ene e male sono stati spesso considerati diametralmente opposti e incompatibili, anche se questo punto di vista è semplicistico e poco realistico, quasi inapplicabile oggi più che mai nel campo della politica. Perfino il più malvagio dei criminali può possedere un grande sentimento di amore e compassione verso i suoi genitori o i figli. Una persona del genere è buona o cattiva? Un politico spregiudicato ma che accontenta il popolo un è un uomo buono o un uomo cattivo? La verità è che bene e male sono aspetti inseparabili e connaturati alla vita. Questa visione rende impossibile catalogare un particolare essere vivente come “buono” o “cattivo”. Quindi il bene e il male, non sono da considerare assoluti, ma relativi: il positivo o il negativo di un’azione di un uomo politico viene valutato in base all’effetto dei suoi provvedimenti sulle vite nostre o degli altri, non certo in base ad astratte regole di comportamento che di tanto in tanto, ma sempre più frequentemente, forze estranee alla politica ispirano. Le azioni malvagie sono quelle fondate sull’egoismo; egoista è un politico o un amministratore che pensa a se stesso o ai suoi amici. Lo chiameremmo volentieri ladro ma andremmo al di la del bene e del male, anzi solo del male. Le azioni malvagie nascono dall’illusione che la nostra vita sia separata da quella degli altri e che noi possiamo trarre benefici a discapito degli altri. Il “male” considera la vita come uno strumento da usare, considera la politica come un mezzo per raggiungere potere e quasi sempre ricchezze, illegalmente. Il “bene” è ciò che crea un legame tra noi e gli altri, sanando e recuperando i legami profondi nelle comunità. Un Sindaco che lega con la sua comunità dando risposte stabilendo un contatto con essa agisce nel bene; se lo fa svogliatamente o non lo fa addirittura certamente non è nel bene. Il bene è il sorriso, è illuminazione è gioia e tale e sempre deve essere chi amministra o fa politica in una comunità. Il male invece è oscurità, è tristezza, nega la gioia di vivere causando sofferenza non solo a gli altri ma soprattutto a se stessi. Una società triste, una classe politica triste non deve comunque trarre in inganno e generare confusione relegandole nel recinto del male; ma non possiamo nasconderci dietro
una mediocrità morale collettiva che scarica di responsabilità chi invece le ha. E il politico ne ha tante. Oggi si parla tanto di casta personificandola col male. Forse è così ma il rischio di cadere in un’assurda e aberrante ambiguità morale ci porterebbe, come spesso avviene, in giudizi sommari e superficiali verso tutti. E invece è la qualità degli uomini e il loro senso etico ad essere discriminante. L’ambiguità di cui vi parlo ci porta a distinguere i buoni dai cattivi (il bene ed il male): i buoni sono sempre quelli che stanno dalla nostra parte i cattivi sono, guarda caso,
altro non è che un peccato mortale, è perfettamente riciclato (proprio come il denaro della droga). L’assuefazione al male e la perdita del senso del peccato sono perfettamente la stessa cosa. La diffusione di questa combinazione non intacca solo la sfera della moralità e dei comportamenti individuali. Investe pericolosamente i processi di socializzazione, disorienta i nostri figli ma droga e trasforma l’interpretazione del diritto e delle regole da parte delle istituzioni e della pubblica opinione. Questo decadimento pericoloso e assurdo insomma ci mette nelle condizioni di non capi-
quelli che non ci piacciono, cioè gli altri. Il decadimento morale della nostra società fa scivolare verso il basso il livello di educazione, di rispetto, di etica di ogni fascia sociale. Aumenta il campo del male rispetto al campo del bene. “Che c’è di male?” E’ una frase che riecheggia costantemente ogni giorno nelle nostre orecchie. “Che cosa c’è di male” a parcheggiare un attimo in seconda fila? Che c’è di male a corteggiare una donna pur essendo sposati entrambi; “Che male c’è’” a favorire un amico a discapito di un altro povero cristo? A poco a poco si sta svuotando il male della sua natura maligna, si incomincia a guardarlo come una semplice differenza di gusti estetici, di preferenze, di priorità esistenziali, di strategie per raggiungere uno scopo o, peggio ancora, per raggiungere il potere. Vi dice qualcosa la parola legalità usata, anzi abusata, alle nostre latitudini? Insomma, alla fine di questo metabolismo dell’assuefazione il male ce lo stiamo ritrovando incredibilmente anche come una risorsa: del successo, dell’astuzia, del potere. Una volta insediato fra le pieghe della scelta individuale questo male che
re cosa sia giusto o sbagliato, quale linea divide il bene e il male. Chi si appresta a concorrere ad un posto politico o amministrativo nel prossimo maggio dovrebbe essere osservato dal popolo sotto questa ottica. Pochi e decisivi segnali possono orientare l’elettorato: la storia dell’uomo, la sua coerenza, la sua passione e, fisicamente, il suo sorriso, la sua stretta di mano, il suo linguaggio lungi dall’essere politichese, ma schietto e diretto. Caltanissetta non ha avuto il coraggio di contrapporsi a tanti atti malvagi o incoscienti che la politica e non solo essa, hanno perpetrato, non ha mai reagito all’applicazione quasi scientifica di metodi tipicamente espressione del male. Se la nostra società è decaduta questo è successo perché questi aspetti negativi si sono diffusi approfittando dall’apatia e del disinteresse dei nisseni e senza una reazione decisa e ferma saranno destinati a diffondersi indisturbati nella nostra società. La nostra generazione dovrebbe pentirsi non solo per aver delegato molti politici che hanno fin qui rappresentato, anche inconsciamente, il male, ma per lo spaventoso silenzio dei buoni. Non dobbiamo mai smettere di affrontare il male.
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Fatti & San Cataldo
di Alberto Di Vita
Via i parcheggi a pagamento
È vera gloria? I
l 23 Febbraio scadrà il contratto con la “Sis” di Perugia, azienda che gestisce i parcheggi a pagamento a San Cataldo: sarà l’ultimo giorno di una gestione ormai decennale. È quello che è venuto fuori da uno degli ultimi consigli comunali, dove è stato bocciata la proposta di una nuova gara ad evidenza pubblica per l’affido del servizio. A nulla è servito il chiarimento del Commissario Licia, che ha chiarito che l’intento era di non interrompere un servizio che comporta un’entrata, soprattutto in un periodo in cui le entrate comunali si assottigliano sempre di più. Il consiglio comunale boccia la proposta e decide per l’istituzione del disco orario, con un monitoraggio da parte del comando di Polizia Municipale.
gran parte dei sancataldesi, e in effetti all’inizio nulla era stato fatto per renderle digeribili: le soste a pagamento erano praticamente ovunque nelle vie nevralgiche della città. Nel tempo vengono ripristinate alcune aree di sosta libere con l’obbligo del disco orario, cosa che calma un poco gli animi… ma non troppo. I numeri del 2004 e 2005 sono importanti: dai parcometri si fatturano oltre 140mila euro (comprensivi di iva) in due anni, con circa 30mila euro che affluiscono nelle casse comunali. Sfiora i 150mila euro l’importo delle
LA STORIA Sembra chiudersi un’epoca la cui alba è datata 24 dicembre 2012, con una delibera della Giunta (Sindaco in carica era Torregrossa) con cui si individuano le aree di sosta da assoggettare a pagamento. Due mesi dopo, il servizio viene affidato alla ditta S.I.S. srl, che ha sede nella provincia di Perugia, in via sperimentale per un periodo di 12 mesi, ufficialmente perché “evento innovativo di cui a priori non si conoscono gli effetti sia al traffico e sia soprattutto nel comportamento dei cittadini di cui occorre verificare la pratica accettazione della citata sosta a pagamento soprattutto da parte degli operatori economici delle zone interessate i quali a riguardo pur apprezzando l’iniziativa hanno manifestato qualche perplessità”. L’accordo è tacitamente rinnovabile per altri 12 mesi. Le strisce blu però non piacciono a
Strisce blu, negli anni le proteste si sono infittite sopratutto da parte dei commercianti multe (4.390 in due anni), di cui oltre 76mila vanno al Comune, sebbene solo 27mila effettivamente incassati e circa 50mila da riscuotere coattivamente. Dal punto di vista del traffico qualcosa migliora, anche se non nella misura attesa: economicamente parlando, però, l’esperimento è più che riuscito, con oltre 100mila euro di introiti in più (e altri 50mila da recuperare) che a un paese relativamente povero come il nostro fanno più che bene. Nel 2006, il servizio viene prorogato
per 72 mesi con voto favorevole del consiglio comunale, sebbene la S.I.S., meno di un mese dopo, comunica di non poter accettare la proroga alle condizioni precedenti. Tra luglio 2006 e febbraio 2007 si sviluppa tutto l’iter burocratico per bandire l’asta e vederla aggiudicata alla… S.I.S. srl. Da quel momento in poi il servizio è stato erogato senza interruzioni, con contratto che, scaduto a maggio 2013, di volta in volta è stato prorogato, ultima scadenza il 23 febbraio 2014. Negli anni le proteste si sono infittite, soprattutto da parte dei commercianti, che hanno attribuito parte della loro crisi anche a questo balzello che, pur piccolo, sembra infastidire e condizionare i consumi. Nel La più clamorosa è del giugno 2013, quando circa 400 commercianti scrivono al Sindaco Raimondi chiedendo di non rinnovare il contratto con la S.I.S. srl e lasciarlo decadere: protesta che però, a differenza di altre volte, non li vede protagonisti nel consiglio comunale successivo, che si presenta come in una normale seduta: con gli spalti semivuoti. A fare le spese di queste “proteste” sono stati gli ausiliari del traffico, spesso additati come intransigenti (nella versione più eufemistica e cortese): non sono state insolite aggressioni verbali e
situazioni incresciose che hanno anche fatto temere il peggio agli ausiliari del traffico. Ha provato a dirimere la il Sindaco Raimondi, con un accordo con la stessa S.I.S. srl che prevedeva una “tolleranza” di 10 minuti: soluzione che non ha eliminato momenti di deprecabile inciviltà. Si arriva così a un punto che sembra accontentare i più. Del mancato introito nelle casse comunali non sembra preoccuparsi nessuno, nonostante sia attestato da più parti che la situazione sia più che critica. Poca sensibilità anche nei confronti di quei lavoratori che adesso rischiano di perdere il posto di lavoro. Perché nel calcolo di quelli che spesso sono stati definiti come “soldi che vanno a Perugia”, non si è mai tenuto conto di 5 stipendi, con contributi e integrazioni, che nel migliore dei casi sono 70-80 mila euro l’anno per il solo personale. È vera gloria? Il commercio rifiorirà e la gente tornerà ad acquistare felice per le vie del corso? San Cataldo è piuttosto disordinata, sia dal punto di vista del traffico che scorre, sia per l’abitudine al parcheggio selvaggio: basta guardare cosa accade giornalmente nei pressi del Monu-
mento dei Caduti o, a qualunque ora del giorno e della notte, in via Kennedy (per fare due degli esempi più eclatanti), per capire che certe cattivissime abitudini non sono facili da rieducare. Le strisce blu non sono state, comunque, un gran deterrente ma almeno garantivano quel minimo di pedonabilità veicolare ai bordi delle strade che consentiva di accedere ai negozi del corso: basta percorrere certe vie di domenica, quando non c’è obbligo di pagamento, per capire a cosa andrà incontro la città nei prossimi mesi… con qualche negoziante che, come avviene tutt’ora, è il primo nemico di sé stesso, con la sua stessa auto parcheggiata esattamente di fronte al punto vendita, giusto davanti o dietro quella dei suoi commessi. E siccome San Cataldo è anche un paese contraddizioni, talora felici, altre più sventurate, in qualche caso con un lato farsesco imprevedibile, non ci stupiremmo nello scoprire, fra qualche mese, che quelle strisce non erano poi così negative. E che forse era persino meglio tenercele. A. D.V.
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San Cataldo,
una città piena di
D
a qualche anno si fregia del titolo di “città d’arte”. Eppure, entrare a San Cataldo non è sempre uno spettacolo piacevole. Non che la città sia brutta in sé (in Sicilia si vedono posti decisamente peggiori): ma più o meno ogni suo angolo qualche lampo di luce non riesce a vincere i tanti riflessi di un oscuro abbandono che, anno dopo anno, la rendono più stanca e sempre meno piacevole. Al suo esterno non sono poche le ex scuole rurali e svariati edifici che ormai non sono più neanche un ricordo del passato che li visse: sono molti, troppi, e enumerarli sarebbe impossibile. Il Comune di San Cataldo, infatti, ha scarsa memoria, così alcuni edifici abbandonati di sua proprietà entrano in un buco nero dove perdono identità. Non c’è un censimento e molte proprietà sono destinate a rimanere qualcosa più che ruderi: per il resto, buona parte degli immobili sono ormai messi all’asta. E se non bastasse quello che accade nel suo circondario, se non bastasse neanche lo stato in cui versano alcune strade, villette, angoli che altrimenti avrebbero ben altra capacità attrattiva, San Cataldo si distingue anche per una corposa dotazione di strutture che fanno bella mostra di sé in piena città: costruzioni in disuso, ormai ai limiti del fatiscente. Se non oltre. Usati fino a qualche anno fa, poi abbandonati e lasciati a sé stessi. In pieno centro, in corso Vittorio Emanuele, c’è il locale della vecchia posta. Chiuso ormai da diversi anni, più volte se ne è parlato come di luogo probabilmente destinato al un nuovo comando della Polizia Municipale, sebbene la centralità e il tipo di struttura potrebbero consigliare usi diversi. Facendo un salto dall’altra parte, all’ingresso della città, poco sotto la chiesa di Santa Maria di Nazareth, c’è una struttura colorata di uno strano rossiccio, una vetrata ampia di fronte, sputata lì in mezzo al terreno come se qualcuno avesse deciso di sbarazzarsene e
RUGHE
lasciarla a casaccio nel posto più improbabile: nessuna insegna all’esterno. Qualche tempo fa, un anno o due, si sono visti dei movimenti all’interno e all’esterno, probabilmente il collaudo finale, che sarà andato benissimo ma che non ha di fatto concluso alcunché: quella che, in teoria, doveva essere una casa famiglia per anziani è ancora lì, orgogliosamente sputata in mezzo al terreno, con il colore rosso che comincia a cedere alle muffe. Poche centinaia di metri più avanti c’è il vecchio asilo “Belvedere”, probabilmente anche la struttura più “interessante”. Chiuso qualche anno fa (ormai
si è parlato più volte di una destinazione come comando della Polizia Municipale (viene da chiedersi perché tanta voglia di cambiare casa…), potrebbe essere uno dei tanti luoghi ideali da aprire alla cultura e alle associazioni. Da qualche giorno, invece, sembrano esserci ottime notizie per due edifici che da diversi anni sono uno spettacolo poco piacevole ad abusare del contesto urbano in cui si inseriscono. Nel quartiere di Cristo Re c’è l’ex mattatoio: un progetto presentato sotto l’amministrazione Raimondi è stato ammesso ai fondi comunitari nell’ambito del Psr-Sicilia 2007-2013.
quella piazza Falcone-Borsellino che al momento accoglie attività simile. Il caso più eclatante, però, è stato senza dubbio quello della ex scuola “De Amicis”, in pieno corso Vittorio Emanuele, giusto un po’ più in là del palazzo municipale. La struttura, inaugurata nel 1916 (con una cerimonia che vide madrina la baronessa Baglio), ha cominciato a chiudere i battenti ormai una ventina d’anni or sono a causa di diversi cedimenti. La struttura sembra pericolante già dall’esterno, alcune transenne provano ad avere l’aria minacciosa per distogliere l’eventuale curioso dall’avvicinarsi troppo. Quello
continuo sguardo dei passanti: non c’è ala dell’edificio che non sia pericolante, e il retro offre anche un pietoso spettacolo di un cortile ormai conquistato dalle piante, nonostante si sia qualche volta provato a estirparle. Nel 2011 il Sindaco Di Forti dava notizia che il progetto di consolidamento e recupero dell’immobile era stato ammesso al finanziamento regionale con fondi comunitari. È notizia di questi giorni che questi soldi siano in arrivo, sebbene si attenda una conferma ufficiale: sono 2,8 milioni che serviranno a farla diventare una struttura polivalente, per la felicità della innumerabi-
Svariati edifici ormai non sono più neanche un ricordo del passato che li visse
il comune stipula convenzioni con gli asili privati, sembra costino meno), anch’esso è destinato al ruolo di derelitto in piena città. Anche in questo caso
Un finanziamento di circa 180mila euro che servirà per riqualificare l’area e ospitare un’area mercato agroalimentare, destinazione migliore di
che un tempo è stato uno dei luoghi simbolo della cultura sancataldese, ricordo per molti suoi cittadini, è in totale abbandono e esposto più di tutti al
le cifra di associazioni no-profit che innervano il micro-tessuto culturale sancataldese. San Cataldo sarà anche città d’arte, ma al suo interno ha rughe profonde e impronte chiare e inequivocabili di incuria e trascuratezza. Paesaggi desolati che una volta conobbero risate e vita e adesso lasciati morire quasi nell’indifferenza generale. Gestire i due progetti, sempre che i soldi arrivino davvero, e recuperare le altre strutture; fare un censimento reale di tutte le strutture di proprietà del Comune. Sono anche queste alcune delle grandi e impegnative sfide per la prossima amministrazione. Un compito di certo difficile e spinoso, ma che va affrontato a tutto tondo per trovare soluzioni accessibili e per non dissipare definitivamente luoghi dalla memoria storica importantissima per una città come San Cataldo. A. D.V.
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Ornamenti
di Ivana Baiunco
Baricco, santo, poeta e forse ministro...
C
hi legge questa rubrica con assiduità ricorderà che in uno dei numeri estivi ho scritto una pagina dedicata ad una diatriba letteraria, o meglio su di un letterato, che era nata con un mio amico intellettuale radical–chich sul valore della scrittura di Alessandro Baricco. Gli lanciai quasi una sfida come nei duelli di un tempo, una sorta di guanto lanciato “ ‘A fe’ di Dio” come da prassi. Nel mio articolo argomentavo sulle mirabilia dello stile “baricchiano” . Nello stesso giorno in cui il tam-tam su una probabile nomina a ministro della cultura ribalzava su tutti i mezzi di comunicazione, con mio immenso giubilo, la risposta alla mia provocazione e’ arrivata, inaspettata quanto attesa. Dunque ospito con piacere un pezzo a mio parere di sapiente bellezza, e intelligente ironia, come si dice in gergo giornalistico: “scritto di penna”. Con la speranza che non sia il punto finale di un botta e risposta ma magari l’inizio di una serie di piacevoli ospitate .
ne, mi consentiranno la difesa dell’onore, il diletto di mezz’ora e un quarto d’ora di popnotorietà. Accade, talvolta, di litigare furiosamente con un amico o Pagina 30 di Luglio 2013 consultabile su www.ilfattonisseno.it
La risposta di Michele Il “Dizionario Larousse dei Nomi e dei Santi” riporta che il martirologio romano contava oltre 40.000 mila nomi. Lo spazio e la decenza mi impediscono di elencarli tutti. Ciò nonostante 4 nomi, appena un decimillesimo tra quelli a disposizio-
furiosamente per un amico. Accade, talvolta, di parlare con uno sconosciuto ed avere la sensazione di sentire una storia familiare. Accade, talvolta, di prendere un caffè e pentirsene perché fa veramente schifo. Accade, talvolta, ma non sempre, di chiamarti Michele ed essere un impiegato, di produrre carte e inseguire altro. Accade a volte, ti chiami Michele e sei uno dei più grandi cestisti del mondo, altre, sempre chiamandoti Michele attendi in carcere una condanna, neanche certa, senza conoscerne le ragioni. A volte accade, ma non sempre, di chiamarti Ivana ed aver sposato un miliardario per poi la-
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sciarlo e vivere una vita oltre ogni aspettativa. Magari ti chiami sempre Ivana e, seguendo altre illusioni, giochi con le parole per divertimento, per divertire e per campare. A volte accade, ma non sempre, di chiamarti ancora Ivana e sognare una laurea insegnando danza ai bambini. Accade, talvolta, di chiamarti Giorgio e di essere stato Re, non una ma, decine di volte. A volte ti chiami Giorgio e nonostante la cecità e ti ritrovi scrittore di fama. Accade, non sempre, di chiamarti Giorgio ed aver rubato soldi pubblici. Accade, anche e per fortuna, di chiamarti Alessandro di proteggere uomini e condurre eserciti. Con la stessa fortuna, o anche maggiore, puoi chiamarti Alessandro e perdere le gambe per passione. E sempre con
la stessa fortuna, sennonché insuperata, ti chiami Alessandro e sei un grande scrittore. La mia difesa e il mio diletto finiscono qui. Sono finite, invece, nel 1986 le velleità artistiche di un Giorgio, non sono ancora finite quelle di un Alessandro. Il mio esercizio invece non è ancora finito. Mancano le precisazioni di rito. Mancano due righe per descrive la béatitude che mi assale quando leggo che “oltre quattrocento milioni di tonnellate di fango insultano annualmente il Golfo del Messico, in cui si riversano.” Mancano due righe per descrivere la distanza che mi separa dall’uomo, (che) come un pendolo, corre instancabile avanti e indietro dalla casa alla strada. Infine mancano due righe per rammentare che il piacere non sta nelle cose ma in ognuno di noi. E mancano due righe per celebrare, magari tinte di rosa (suggerimento tipografico), il trionfo della litigiosità fine a se stessa. In fondo perché rinunciarvi.
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L’irriverenza dei commenti anonimi on-line, è fonte di polemica. In tanti lanciano la pietra e ritirano la mano
di Salvatore Falzone
Vigliacchi & Bamboccioni
C
ari commentatori anonimi del Fatto nisseno, siete un po’ vigliacchi. Ve lo dico bonariamente e, com’è mio costume, mettendoci faccia nome e cognome. Perciò mi assumo, a differenza vostra, la responsabilità di ciò che penso e scrivo. Vigliacchi, e anche bamboccioni. Perché spargendo le vostre irrintracciabili chiose in calce agli articoli pubblicati sul sito del giornale, non fate altro che baloccarvi con la vecchia infantile pratica del lanciare la pietra e ritirare la mano… Non nego che a volte sia interessante, e spesso divertente, leggiucchiare qua e là i vostri fendenti (ve ne sono di gustosi, soprattutto quelli che glossano i verbosi comunicati dei professionisti della politica). Ma alla fine ne traggo sempre una sgradevole sensazione, come un cattivo odore. Anche le note più argute puz-
zano. E perfino quelle più veritiere (cioè quelle che raccontano le cose “vere” della piccola, forse troppo piccola atene, in cui tutti sappiamo tutto di tutti). Col risultato che finiscono per trasformarsi in bugie. Diceva lo scrittore Carlo Levi che le parole sono pietre. Quelle firmate, aggiungerei. A me sembra che le parole anonime siano solo aeroplanini di carta, anche se lanciate a mo’ di missili. Ci sono cose che non è possibile scrivere se non col volto coperto dal passamontagna? Qui vorrei fare una considerazione un po’ più problematica, prendendo spunto dalla tesi di un mio amico (del quale, per restare in tema, non svelerò l’identità). Il quale sostiene che vi sono argomenti su cui non è possibile intervenire criticamente senza che l’autore non incorra in ritorsioni di varia natura. Dunque il mio amico
si chiede: è meglio scrivere la verità con l’anonimato oppure tacere
Che nessuno si nasconda dietro la scusa della libertà di pensiero, di critica e di opinione e accettare le menzogne? Sostiene inoltre che questo tipo di commento anonimo mira a smontare falsi miti, a distruggere certe imposture. E nasce dalla rabbia contro la prepotenza del potere. Insomma, un anonimato – sempre secondo il mio amico - mosso da nobili intenti. Mosso quasi da impegno civile.
Roba da silente rivoluzione delle coscienze… Eppure la tesi non convince. In fondo, la questione è semplice: chi ha coraggio, esca allo scoperto. Chi non ne ha, lasci perdere. Comunque sia, per tornare alle postille del nostro giornale, non è tollerabile questo far west da asilo, questa festa dell’insignificanza (Kundera non me ne voglia), questo uso protetto e sistematico dell’ingiuria, questi schizzi di fango alle spalle che dicono il disinteresse dei commentatori anonimi verso un dibattito serio e un confronto responsabile. Insomma, cari commentatori anonimi, siete proprio dei vigliacchi. E, per favore, risparmiateci la tirata sulla libertà di pensiero, di critica e di opinione (costituzio-
nalmente garantita, s’intende). E soprattutto non vi offendete. Piuttosto, riflettete. Se il fine del commento non è la denigrazione ma la manifestazione di un’opinione o il desiderio di confronto, perché non firmarsi? Perché? Perché continuare a giocare a nascondino? Propongo all’editore di censurare una volta per tutte i commenti anonimi e pubblicare soltanto parole vere, parole di pietra. PS: Con questo articolo non intendo prendere le difese della recente legge regionale sull’editoria, altrimenti detta “bavaglio”.
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Febbraio
AVVISI GIUDIZIARI
Comitato Sviluppo Area Gelese - Unione Associazioni: “L’idea che i nove consorzi debbano ricalcare le attuali province, non è condivisibile”
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA SEZIONE FALLIMENTARE
di Lorena Scimé
D
alle Province ai Consorzi. La Sicilia ha l’ambizione di cambiare e per voltare pagina tagliando sui costi e gli sprechi, opta per la cancellazione degli Enti provinciali. C’è ancora molto da fare e tanti sono i punti da chiarire, dalle funzioni dei nuovi apparati alla collocazione dei dipendenti (dovrebbero essere acquisiti dalle amministrazioni comunali e dalla Regione), per non parlare poi delle funzioni. Questi aspetti, però, appaiono ancora lontani rispetto alla vera
a Palazzo dei Normanni. Ai d u e deputati regionali locali, Giuseppe Arancio e Pino Federico, hanno chiesto di presentare degli emendamenti condivisi dai parlamentari. Con uno di questi si chiede di “cancellare dall’art.1 del ddl governativo le parole “le province assumono la denominazione di liberi consorzi di comuni” e sostituirle con: “le province sono soppresse, la Regione istituisce i Liberi Consorzi tra comuni”. Anche il Presidente della
le elezioni di secondo grado: i presidenti dei consorzi saranno eletti dalle assemblee formate da sindaci e consiglieri. In base alla popolazione in questione sarà stabilito quanti consiglieri potrà esprimere ogni Comune in assemblea. Eppure, c’è chi teme che si
gna capire quale percorso porterà alla semplificazione dei livelli territoriali di Governo”. Secondo il Ministro servono “più efficienza, meno costi per i cittadini ed una maggiore trasparenza. Questo va fatto rispettando lo statuto della Regione, ma deve essere fatto. In questo momento, un ruolo fondamentale svolgono i deputati, il loro lavoro è molto importante per fare in modo che ciò avvenga”. Anche il componente regionale dell’Udc, l’avvocato Tonino Gagliano, si è espresso con
A Gela non piace la riforma
Da modificare il progetto sui Liberi Consorzi
questione che in queste settimane tiene banco e che riguarda: il contenuto della riforma. Il testo approvato dalla commissione Affari Istituzionali, presieduta dal componente del Pd Antonello Cracolici è stata criticata e aspramente contrastata, anche dall’intera amministrazione comunale di Gela, perché considerata “limitante alla nascita di
nuovi Liberi Consorzi”. Il sindaco, Angelo Fasulo, l’ha addirittura definita “incostituzionale” ed ha annunciato di essere pronto a presentare ricorso in caso di un mancato intervento. Martedì 11 febbraio, dalla città di Crocetta, è partita una forte protesta. Consiglieri comunali, giunta e componenti del Comitato per lo Sviluppo dell’Area Gelese hanno fatto sistema e dopo aver simbolicamente occupato l’Aula consiliare di Gela si sono recati a Palermo per dar vita ad un consiglio comunale straordinario e monotematico dinanzi
Regione, Rosario Crocetta, ha definito “imprescindibile una variazione al testo perché il disegno di legge, così com’è, va contro lo Statuto. I capoluoghi di Provincia vanno tutelati ma non si può intervenire impedendo nuove iniziative”. Sul ring c’è il disegno di legge che istituisce Liberi Consorzi di Comuni e tre città metropolitane: Pa-
lermo, Catania e Messina. Il testo, all’esame dell’Aula introduce la possibilità per i Comuni di istituire, entro e non oltre sei mesi dalla entrata in vigore della legge di riforma, nuovi liberi consorzi ma con un numero di abitanti non inferiore a 150.000 e con aree territoriali contigue. A garanzia di un percorso di piena democrazia è stato stabilito che la delibera di adesione del Consiglio comunale ad un altro Consorzio debba essere adottata con maggioranza qualificata dei due terzi dei consiglieri comunali aventi diritto. Sono previste
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possa andare incontro ad una modifica apparente, è il caso dei componenti del Comitato per lo Sviluppo dell’Area Gelese-Unione di Associazioni. “L’idea di pensare ai nove consorzi di Comuni che ricalcano le Province attuali non è condivisibile. Il capofila sarà l’attuale capoluogo mentre per le province con aree metropolitane sarà la città più grande. Per tutti gli altri comuni che si vogliono cimentare nella costituzione di un Libero Consorzio, ci sono sei mesi di tempo, lo possono fare mettendo insieme un minimo di 150.000 abitanti. A distanza di 28 anni dall’ultima riforma delle province, oggi si “scopiazza” per spacciare come riforma un semplice cambio di denominazione, con la previsione, entro sei mesi, di poter costituire nuovi Liberi Consorzi – afferma Filippo Franzone, portavoce del Comitato in un documento – Purtroppo, non nascerà nessun nuovo Libero Consorzio, come non è nata nessuna nuova provincia, il tutto è studiato per non cambiare nulla. I Liberi Consorzi nasceranno d’imperio, dalla volontà di 90 Parlamentari siciliani, contro ogni elementare regola di democrazia, è più opportuno forse chiamarli “Liberi Consorzi Obbligatori perché costringe i centri più popolosi a rimanere ingabbiati nei confini di quei vecchi territori provinciali”. Sull’argomento è intervenuto anche l’Udc che a Gela ha organizzato un convegno per dibattere sulla riforma degli enti locali, alla presente del Ministro della Funzione Pubblica Giampiero D’Alia. “Le province si sopprimono o no – ha dichiarato – non le si sopprime solo per cambiargli nome. Per cui, biso-
misurata fiducia. “E’ importante avere le idee chiare su come devono nascere e crescere i Liberi Consorzi. Perché possano essere libere associazioni di Comuni legate all’effettività
Il Ministro D’Alia: “Soppressione delle Province, non è solo un problema di nome. Occorre chiarezza” ed alla ottimizzazione della gestione dei servizi sovracomunali, serve un sistema normativo che metta al centro la libertà di pattuire, stabilire contratti tra Comuni. Gela può giocarsi un ruolo da protagonista. Solo se restiamo legati a schemi e gabbie mentali rischiamo di rimanere ingabbiati”. Secondo Gagliano bisogna far valere un principio: “non dovranno essere apparati burocratici, centri di potere, stipendifici, se restiamo di questa idea non andiamo da nessuna parte. Non servono palazzi di potere. I liberi consorzi dovranno essere snelli, duttili, flessibili e devono dare ai Comuni di associarsi tra vicini ma anche a geometrie variabili. Questo deve avvenire stabilendo i ruoli senza sovrapposizioni, così da gestire in maniera ordinata i servizi e ripartendo in maniera adeguata i costi. Gela può fare da traino”.
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Meridiano
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