il Fatto Nisseno - dicembre 2014

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RESS ISSN: 2039/7070

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Dicembre 2014

Mensile di approfondimento Direzione Editoriale: Michele Spena

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Anno IV Num. 34

redazione: Viale della Regione, 6 Caltanissetta

- Tel/Fax: 0934 594864

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 conv. N. 46 art. 1 comma 1. Sud /CL

- Stampa: STS S.p.A. Zona industriale Vª Strada, Catania - Reg. Tribunale di Caltanissetta n° 224 del 24/02/2011

Per il

2015

tanti Auguri “partecipati”

di Marco Benanti

Guidati da operosità e buon senso, con onestà e fermezza, affronteremo con voi lettori il nuovo anno La Redazione

GIUSEPPE PIGNATONE

“Senza paura e senza vanità” C’è un nisseno che lavora in uno dei Palazzi più importanti di Roma, dopo essere stato a Reggio Calabria e a Palermo, è il Procuratore della Repubblica, e da qualche settimana con la sua inchiesta “Mafia capitale” ha fatto saltare un sistema gigantesco e pervasivo di affari e corruzione tra criminalità e politica che ha svelato il back-stage sconvolgente dell’economia della spesa pubblica, destra e sinistra a 360°, senza sconti per nessuno.

Richelieu a pagina 3

Fatti contro la mafia

L’inchiesta

Mai sotto i riflettori, Minori e abuso di alcool, eppure servono lo Stato spesso regole “tradite” in silenzio come pochi nei bar e pub nisseni I.M.D. è un poliziotto siciliano che ha trascoso vent’anni alla sezione “Catturandi”. Nei suoi libri racconta i sacrifici, i successi, le difficoltà, i dolori degli uomini dello Stato impiegati nella caccia ai latitanti. di G. Tona a pagina 4

Abbiamo voluto vivere la movida nissena con gli occhi di chi non ha ancora compiuto 18 anni. I minorenni nisseni abusano di alcool, venduto loro in spregio alla regole. Un viaggio surreale compiuto con l’’apporto di 4 “complici”. scrivi alla redazione: lettere@ilfattonisseno.it

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Fatti & Palazzo del Carmine

di Salvatore Mingoia

“Povero Natale” Q

uello di quest’anno sarà un Natale di crisi. La spending review in formato famigliare taglierà anche i regali sotto l’albero. La parola d’ordine è “speranza”, l’unica che fa l’albero più bello attorno al quale si stringe la famiglia, condizionata dall’incertezza del futuro e dal fardello della pressione fiscale che proprio in questi giorni arriva puntuale con i balzelli delle tasse comunali. Tari, Tasi e Tarsu: sigle che suonano come grido di guerra nelle famiglie alle prese con una crisi galoppante. Sotto l’apparente quiete, si cela la protesta di numerose categoria di lavoratori comunali. Il tappeto di luci natalizie che illumina il centro antico della città ed in parte anche la periferia, non riesce a diffondere quel clima di serenità che dovrebbe ispirare il Natale. Resta la speranza; l’unico sentimento che anima i commercianti del centro storico, le famiglie povere, i giovani disoccupati, chi ha perso il lavoro e chi il lavoro ce l’ha ma, non prende il becco di

un quattrino. La speranza dei lavoratori dell’Ato ambiente, senza stipendio da tre mesi e con la tredicesima a rischio; dei precari del comune il cui contratto

Precari, lavoratori Ato ed ex Asu: tanti i problemi legati a mancate retribuzioni, scadenza contratti e concorsi

...più ombre che luci scade alla fine del mese di dicembre e, tanto per aggiungere un pò di pepe anche la speranza di quei lavoratori del comune che chiedono una busta paga più dignitosa. Tra qualche ora i sindacati chiameranno a raccolta in assemblea, tutti i lavoratori per decidere il percorso da seguire: se non arrivano gli stipendi per i 136 lavoratori è quasi certo che i nisseni si ritroveranno sotto l’albero anche i sacchetti della spazzatura. La riunione dei lavoratori e è stata programmata dai rappresentanti sindacali di Cgil,

Cisl. Non percepiscono lo stipendio dal mese di ottobre; l’amarezza prende il sopravvento e la speranza che si possa trascorrere un Natale sereno comincia

a svanire. I Comuni soci dell’Ato, capoluogo compreso, non deliberano il pagamento delle spettanze dovute alla società di ambito per cui le casse dell’Ato sono

vuote. Sotto l’albero anche la preoccupazione dei precari del comune, una quarantina circa, che proprio venerdì scorso si sono riuniti in assemblea per rivendicare l’applicazione del contratto di lavoro a tempo indeterminato in scadenza alla fine del mese. Sono i lavoratori che rientrano nei così detti progetti di pubblica utilità collettiva (Puc) che da anni svolgono servizio al comune con ruoli e mansioni diverse: 33 dipendenti sono di categoria C, cinque di categoria D ( carriera direttiva) e sei lavoratori Asu ( attività socialmente utili) sempre di categoria C con la qualifica di funzionari Amministrativi. Nelle more delle direttive che saranno impartite dalla Regione, il comune aveva prorogato il loro contratto che per alcuni scade alla fine dell’anno mentre per altri entro il prossimo gennaio. La complessa macchina comunale arranca, con i vertici della burocrazia che

si affannano attorno ad un piano di riorganizzazione che ancora non decolla e lascia ampia spazi di malcontento. Resta ancora sul tappeto la protesta del personale ex Asu, che chiede l’aumento delle ore lavorative, da trenta trentasei, e anche il riconoscimento delle mansioni svolte. Attualmente, infatti, tutti i lavoratori ex Asu, stabilizzati, rivestono il profilo di esecutore amministrativo ( categoria B) per cui chiedono un avanzamento di carriera tramite l’espletamento di concorso interno o il riconoscimento d’ufficio del lavoro che svolgono. E qui toppa l’asino. La richiesta del concorso interno riaprirebbe il vecchio contrasto all’interno dei lavoratori, innescando un vero proprio braccio di ferro tra precari e lavoratori a part time. Una contrasto che ha portato già i comunali nella aule della magistratura dove è ancora pendente la lite tra precari a lavoratori ex Asu proprio a causa di un concorso che era stato bandito dal comune in favore dei precari, ma che precludeva agli ex Asu la possibilità di un avanzamento di carriera. A tutti: precari, lavoratori Ato ed ex Asu non resta che seguire la stella della speranza che dovrà anche illuminare il cammino di questa amministrazioe che oggi vive più di ombre che di luce.

Direzione Editoriale Michele Spena

Direttore responsabile Salvatore Mingoia

Collaborazioni:

Ivana Baiunco Marco Benanti Liliana Blanco Rino Del Sarto Etico Fiorella Falci Giuseppe Alberto Falci Filippo Falcone Salvatore Falzone Annalisa Giunta Franco Infurna Lello Lombardo Donatello Polizzi Cardinale Richelieu Alberto Sardo Giuseppe Taibi Giovanbattista Tona

Disegno grafico Michele Spena

Impaginazione Antonio Talluto

Distribuzione

Giuseppe Cucuzza

Redazione Viale della Regione, 6 Caltanissetta redazione@ilfattonisseno.it Tel/Fax: 0934 - 594864 pubblicità: 389/7876789 commerciale@ilfattonisseno.it


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il Fatto diRichelieu

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è un nisseno che lavora in uno dei Palazzi più importanti di Roma, dopo essere stato a Reggio Calabria e a Palermo, è il Procuratore della Repubblica, e da qualche settimana con la sua inchiesta “Mafia capitale” ha fatto saltare un sistema gigantesco e pervasivo di affari e corruzione tra criminalità e politica che ha svelato il back-stage sconvolgente dell’economia della spesa

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Il magistrato nisseno, con “Mafia capitale”, ha fatto saltare un gigantesco giro di affari e corruzione

pubblica, destra e sinistra a 360°, senza sconti per nessuno. Giuseppe Pignatone è un signore poco appariscente, lontano dalle telecamere e dai riflettori, fisionomia antieroica e sguardo mite, ma capacità di ragionamento affilata sui fatti e determinazione inflessibile nel trarne le conseguenze giudiziarie. Senza cercare lo scoop, il colpo di scena. Senza intrupparsi nelle “comitive della legalità”, mediatiche e ambivalenti, in cui qualche volta guardie e ladri si scambiano i ruoli. E’ nato a Caltanissetta 65 anni fa, in quella generazione cresciuta con la ricostruzione del Paese in una Sicilia che cambiava vorticosamente nel vento nuovo della democrazia e della politica. Suo padre Francesco, il più giovane deputato del Parlamento italiano nel 1948, cattolico solare e pugnace, capace di giocarsi il futuro politico per inseguire il so-

to, per la prima volta, le indagini con 300 arresti in Calabria e a Milano, dimostrando il legame tra la criminalità calabrese e le istituzioni della regione più ricca d’Italia, rivelando scenari inediti, equilibri più avanzati e imprevedibili nell’insediamento criminale. Come quando ha individuato in Romania, nella più grande discarica di rifiuti d’Europa, una struttura di riciclaggio di 115 milioni di euro provenienti dal tesoro ancora sommerso di Vito Ciancimino. O come quando ha disegnato la mappa mondiale degli insediamenti ‘ndranghetisti in Svizzera e in Germania, in Canada e in Australia. E anche su Roma, nell’inchiesta di oggi, ha scompigliato i luoghi comuni anche giudiziari delle analisi consolidate sulla criminalità mafiosa. Non ha avuto bisogno dei cadaveri e dei kalashnikov per indi-

Antimafia, ragionando con pacata lucidi- tà, come a Roma convergano mafie diverse e lottizzate, “laicamente” interfacciate con la Banda della Magliana, capaci di articolare le iniziative e le relazioni criminali e di condizionare i poteri con la forza pervasiva del denaro, valore assoluto, valore identitario, fondativo dell’etica dell’individualismo speculativo. Tutto questo senza squilli di tromba mediatici, senza frasi ad effetto, ma coniugando con serietà rigorosa competenza giuridica e intelligenza sociale, nella riservatezza più totale, e senza frequentare salotti alla moda. “È una persona che non gioca, questo butta all’aria Roma, ha cappottato tutta la Calabria” così aveva detto Carminati, il capobanda di Roma, commentando la sua nomina a Procuratore della Repubblica, in quell’ufficio che un tempo

re da solo sotto il piombo mafioso non lo ha portato a fare il magistrato accomodante, o almeno mediatico, “tutto chiacchiere e distintivo”. E’ con loro che vorremo augurare buon anno ai nisseni. Augurando di saper essere nisseni come loro nell’anno che verrà, ognuno al suo posto, piccolo o grande, facendo il proprio dovere ad occhi aperti, senza evitare le proprie responsabilità, senza pensare che tocchi a qualcun altro togliere le castagne dal fuoco, o “esporsi”. Il nisseno mediamente qualunquista, mediamente accidioso e sarcastico, autoflagellante e lamentatore, rassegnato all’annientamento, purchè sia impercettibile e indolore, si trova smentito senza scampo da questo magistrato tenace e ragionatore, riservato e competente, che sta portando sui giornali di tutto il mondo il nome di Caltanissetta con

Giuseppe Pignatone

Senza paura e senza vanità gno dell’Autonomia radicale, uscire dalla DC e sostenere il Governo Milazzo, fondare un partito nuovo, i Cristiano Sociali, portatori di un’idea di politica, di un progetto alternativo per le istituzioni regionali. Pignatone figlio ha lavorato sodo per tutta la vita: in magistratura da 40 anni, poche parole e molte inchieste importanti, di quelle che per qualcun altro possono valere la Presidenza del Senato. Ha incriminato Vito Ciancimino, Totò Cuffaro, ha coordinato le indagini che hanno portato all’arresto di Bernardo Provenzano. A Reggio Calabria ha incriminato il presidente della Regione, Scopelliti (condannato a 6 anni di reclusione) e fatto sciogliere per mafia il comune di Reggio. La ‘ndrangheta gli ha fatto trovare un bazooka davanti l’ufficio, e lui ha coordina-

viduare nel legame tra grandi affari, intimidazione criminale e complicità col potere politico i connotati fondamentali, antropologici, del sistema mafioso, che nella capitale ha scelto di non controllare il territorio, ma solamente tutti i grandi affari con la pubblica amministra-

si chiamava “il porto delle nebbie”, dove scomparivano puntualmente i fascicoli scottanti sugli scandali e i misteri del potere politico italiano. Ricorda lo stile di Gaetano Costa, un altro magistrato nisseno di cui non gli auguriamo però di condividere la fine tragica, che non aveva mai rila-

Il nisseno mediamente qualunquista, accidioso e sarcastico, autoflagellante e lamentatore, rassegnato all’annientamento, è smentito da questo magistrato che porta sui media il nome di Caltanissetta con onore zione, le forniture, le consulenze, la gestione delle aziende partecipate. E ha incriminato l’ex sindaco Alemanno con il 416 bis. Spiegando anche, come ha fatto nella seduta con la Commissione

sciato un’intervista in vita sua, ma era stato capace di incriminare persino il Governatore della Banca d’Italia. Pignatone ha conosciuto Costa, ha lavorato con lui sia a Caltanissetta che a Palermo, e averlo visto mori-

onore inaspettato. Forse non saremmo sempre gli ultimi nelle classifiche di tutti i tipi se tutti noi diventassimo capaci di vivere così, con la dignità di chi sta facendo del suo meglio sempre, senza paura e senza vanità, capace di “essere” e non soltanto di apparire. Grazie Procuratore Pignatone, orgoglio nisseno di una città che Lei ha dimostrato ancora viva, anche se lontana da se stessa. La scommessa del 2015 è essere nisseni svegli qui, ogni giorno, senza l’eccezionalità dell’emergenza e la retorica della decadenza inarrestabile, alibi consolatorio per i filosofi da bar. Senza barare, facendo finta di essere quello che non si è. Perché la legalità non è un “brand” del marketing della politica, ma è l’onesta profonda e rigorosa di chi costruisce la giustizia tutti i giorni, senza compromessi, spendendo tutte le proprie energie senza chiedersi prima “cosa ci guadagno?” ma sapendo testimoniare ai propri figli come si può vivere senza superbia, e senza vergogna.


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Storia & Cultura

Fatti contro la mafia

per non dimenticare

Quell’antimafia che non potrà mai salire su un palcoscenico di Giovanbattista Tona

N

on è uno che vuole restare anonimo I.M.D. Come si legge sulla copertina del suo ultimo libro (a caratteri piccolissimi e tra parentesi), I.M.D. è “un poliziotto in incognito”. E’ insomma una di quelle persone che ha fatto cose straordinarie, catture di latitanti epocali, indagini delicate, rischiose e importanti, ma che non può spararsi alcuna posa sul giornale. Perchè non è prudente per lui farsi fotografare o farsi riprendere da una TV. Perchè è meglio che la sua foto non circoli e che il suo nome e cognome non si conoscano. I.M.D. nel 1993, quando entra nella Polizia di Stato, è un giovane siciliano, che sente ancora nelle narici l’odore pregno di bruciato che avvolse Palermo il 19 luglio dell’anno prima, quando in via D’Amelio un’autobomba aveva ucciso Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. I.M.D. aveva compiuto appena vent’anni quando gli proposero di entrare nella Squadra Mobile di Palermo, alla sezione investigativa denominata Catturandi. Non aveva nessuna esperienza, ma, come ricorda lui stesso, aveva la testa e il cuore tesi verso un unico scopo: “trovare i responsabili delle stragi e riscattarmi agli occhi del mondo”. Alla Catturandi il “poliziotto in incognito” fece i suoi successivi vent’anni di vita. E con i suoi colleghi scovò i latitanti più pericolosi della mafia siciliana e ne consegnò alle patrie galere 28: tra questi Giovanni Brusca, Gaspare Spatuzza, Pietro Aglieri, Benedetto Spera, i fratelli Lo Piccolo, l’”imprendibile” Bernardo Provenzano. Risultati straordinari, che consentono oggi a I.M.D., quando gli si chiede quanti latitanti circolano a Palermo, di rispondere: zero. L’unico vero latitante ancora imprendibile sembra Matteo Messina Denaro, ma visto come sono andate le cose per tutti gli altri che, come lui, si sentivano invincibili, è questione di tempo e la partita la perderà anche lui. Ognuna delle catture eseguite dalla squadra di I.M.D. è stata accompagnata da conferenze stampa, dichiarazioni di compiacimento sull’efficienza delle forze dell’ordine, sottolineature sull’efficacia delle politiche antimafia. Si è sentito parlare dell’impiego di tecnologie, di legislazione avanzata, di riforme che hanno risolto qualche

cosa che prima altri non hanno risolto. I.M.D. ha raccontato in maniera molto semplice come effettivamente stanno le cose. E lo ha fatto scrivendo dei libri, di facile lettura. Il primo è uscito nel 2009. Si intitola “Catturandi. Da Provenzano a Lo Piccolo: come si stana un pericoloso latitante”.

“noi rimaniamo bloccati a fargli la posta”. Poi ci racconta che per fare questo ci vuole passione e ci vogliono ore e ore di lavoro, spesso impiegate senza contare se saranno o meno considerate straordinario da retribuire. Quindi scopriamo che, nonostante i dichiarati e fragorosi

La fatica quotidiana degli investigatori nella caccia ai latitanti Nell’introduzione l’autore in incognito confessa che sentiva forte l’esigenza di raccontare la sua esperienza: “per uno come me, che per mestiere passa giorni e notti in assoluto silenzio, ad ascoltare le conversazioni dei ricercati, era venuto il momento di parlare, di scrivere”. Ma la questione non era solo quella di compensare con la scrittura il silenzio prestato in servizio. I poliziotti come I.M.D., oltre a tacere sentendo le conversazioni dei ricercatori, spesso tacciono sentendo tutti quelli che raccontano sciocchezze sulla mafia senza fare nemmeno una millesima parte di quello che fanno loro. Quest’anno I.M.D. ha pubblicato un altro volume che ha un titolo molto significativo: “La Catturandi. La verità oltre la fiction”. E sì. Perchè acchiappare un latitante è una gran fatica, ma ha poco a che fare con la mitologia moderna dei racconti mediatici o televisivi. E anche la realtà della mafia, quella vera, vale la pena raccontarla così com’è, non con le approssimazioni e i luoghi comuni che servono solo a fare finta antimafia. E così I.M.D. comincia con il ricordarci che la tecnologia può essere avanzata o raffinata quanto si vuole, ma un latitante lo si prende solo se

impegni dei governi sul fronte antimafia, tante volte i poliziotti che hanno catturato un latitante, non hanno avuto mezzi a disposizione, hanno usato quelli propri o hanno anticipato spese per non perdere tempo con le lentezze della loro amministrazione. Eppure, nonostante i successi suoi e dei suoi colleghi siano conseguiti senza alcuna gratificazione economica; nonostante di questi successi si potranno fregiare altri che stanno in posizione di vertice e non lui e i suoi colleghi, che devono rimanere nell’ombra; ebbene nonostante questo a I.M.D. e a tutte le figure di poliziotto che egli rappresenta, non passa l’entusiasmo. Un entusiasmo consapevole e non ingenuo; perchè quelli che l’antimafia la fanno concretamente e senza risparmio, le cose le capiscono “oltre la fiction”. I.M.D. ci aveva già spiegato in un suo

precedente volume del 2010, intitolato “100% sbirro”, che “paradossalmente, ora che i boss sono in galera, ora che le strade dovrebbero essere più al sicuro, ora che ci si aspetta il colpo di grazia, la mafia sta rifiorendo”. E aveva aggiunto: “la rigenerazione è continua e richiede interventi diversi da quelli esclusivamente repressivi”. I fatti stanno dando ragione a questo piccolo poliziotto che, quasi profetico,

nel suo ultimo libro, uscito alcune settimane prima degli arresti dell’operazione “Mafia Capitale” che ha scosso tutti, ha scritto: “agevolata da una certa retorica politica, l’idea che i mafiosi al sud sparassero e al nord investissero è semplicemente una gran fesseria a vantaggio di corrotti e corruttori”. Parla in proposito di “operazione fumogena” I.M.D., che, per acciuffare latitanti, ha dovuto anche imparare a difendersi da chi butta fumo negli occhi di investigatori; ma non tutti possono pensarla come lui e come quelli che l’antimafia la vogliono sul serio, oltre il fumo e per cercare l’arrosto. A molti invece piace solo l’antimafia del fumo, che si fa facilmente anche quando di mafia non si capisce niente, ma che soprattutto è utile a chi della realtà attuale della mafia non vuole fare capire niente.


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Fatti & POST SCRIPTUM

Politica e Religione negli anni ‘50-’60

Quando la Chiesa scomunicava

i Comunisti di Filippo Falcone

L

’immediato secondo dopoguerra fu caratterizzato nel nostro Paese da una forte contrapposizione tra cattolici e comunisti. La Chiesa, temendo una possibile affermazione elettorale dello schieramento comunista, che avrebbe potuto - a suo parere - aprire un pericoloso varco verso i paesi dell’est, innescò un vero e proprio “scontro di civiltà”, paventando - nel caso di una vittoria comunista - un sicuro avvicinamento all’allora blocco sovietico stalinista. La battaglia, in vista dei primi confronti elettorali dopo la caduta del fascismo, assunse, via via, un vero e proprio duello di propaganda. Contrapposizioni si verificarono anche dalle nostre parti e si spinsero, a “colpi” di comizi e di prediche, anche sin dentro le par-

ovunque in Sicilia e nella stessa provincia nissena: a Caltanissetta, Gela, Mazzarino, Resuttano, Delia, Riesi. In quest’ultimo paese, gravi tafferugli portarono, sempre in quell’anno, alla morte di un militante Dc, Giuseppe Lo Grasso. Per la chiesa siciliana quella fase di tensione diventava una vera e propria battaglia ideologica e religiosa. Secondo precise direttive delle curie siciliane, nessuno dei fedeli, uomini e donne, avrebbe dovuto astenersi dal voto, riversandosi in massa alle urne e sostenendo l’unico partito “autenticamente cattolico”: la Dc. Votare Dc assumeva - per la chiesa siciliana, sotto la guida del card. Ernesto Ruffini - un “alto dovere religioso”, per sbarrare la strada ad un eventuale successo di schieramenti “antisociali ed anticattolici”. I n effett i , gli

XII, in merito, aveva apertamente invitato tutti gli italiani a scegliere se stare “con Cristo o contro Cristo, con la sua Chiesa o contro la sua Chiesa”. Per le elezioni costituenti di quell’anno, i buoni risultati dei comunisti in Sicilia avevano rappresentato uno dei punti di maggior preoccupazione degli americani; come emerge dal “carteggio” tra l’allora segretario di Stato Usa gen. George Marshall e l’ambasciatore americano in Italia James Dunn. Ma, se la Dc siciliana riusciva a ottenere, comunque, buoni risultati in quella circostanza elettorale, per il partito dello scudocrociato il peggio sarebbe arrivato l’anno dopo, quando, in occasione delle elezioni regionali nell’isola del 1947, la lista del “Blocco del popolo” raggiungeva uno straordinario consenso. Ed in effetti, il Blocco social-comunista in quelle consultazioni era il più votato. Nel solo nisseno il risultato era

eccezionale, con punte che raggiungevano addirittura quasi il 60%; come nel caso di Riesi. Per la Dc si trattava invece di una vera e propria disfatta, con oltre 240 mila voti in meno rispetto alle consultazioni dell’anno prima. Nella conferenza episcopale siciliana di quell’anno, la chiesa isolana - in vista delle successive politiche dell’anno

Dal canto loro i comunisti ribattevano che “i veri nemici della religione erano i democristiani, colpevoli di svilire la fede a mero strumento di lotta politica” e ancora con argomentazioni del tipo “Gesù ed i cristiani primi veri socialisti della storia dell’umanità”. Dalle urne del ‘48, anche in Sicilia, il dato che usciva era quello di una pe-

Il cardinale Ruffini in visita al Villaggio S. Barbara (foto Buccoleri) A sinistra Papa Pio XII

rocchie. Uno dei casi più clamorosi si verificò, durante le elezioni amministrative del 1946, a Butera, dove - come tra l’altro riportato in un rapporto dei carabinieri - un sacerdote, durante una messa, arrivò ad invitare i fedeli a non votare per i comunisti perché “contro Dio, matrimonio e religione”. Nei giorni successivi ne scaturirono momenti di forte tensione tra gli opposti schieramenti, tanto da far decidere al prefetto di rinviare le elezioni. Analoghi scontri si verificarono un po’

iscritti al Pci in quella fase erano in crescita e nella sola provincia di Caltanissetta, nel ‘46, raggiungevano quota 7000. Già nel suo discorso natalizio papa Pio

dopo - tornava a sostenere che “l’unico partito a rappresentare un programma cristiano in Italia è la Dc; non v’è quindi dubbio che tutti i cattolici devono appoggiarla”. Durante la campagna elettorale dell’aprile ‘48, il cardinale di Palermo Ruffini, si spingeva a disporre precise direttive ai vescovi siciliani circa “momenti di preghiera” nelle parrocchie per la “salvezza della cristianità minacciata dal comunismo”. Sul piano materiale invece venivano persino predisposti degli elenchi di fedeli che non si erano ancora recati a votare; contattati, nelle ultime ore di consultazione, da apposite “squadre parrocchiali”. Fondamentale, in quell’occasione, era anche l’azione dei Comitati civici in tutte le nove provincie siciliane, così come dell’Azione cattolica. A queste organizzazioni era demandato il molteplice ruolo di propaganda (la c.d. “battaglia dei manifesti”), di distribuzione di immagini sacre (casa per casa), di certificati elettorali e finanche il trasporto alle urne delle persone invalide ed altri “servizi” di questo tipo. Ciò, all’insegna dello slogan cattolico: “Per l’avvenire cristiano della Patria”.

Votare Dc assumeva un “alto dovere religioso” per sbarrare la strada agli antisociali e anticattolici santissima sconfitta del Fronte popolare social-comunista ed una schiacciante vittoria della Dc. Ma, a quel punto, le tensioni tra i due schieramenti - non solo in Sicilia, ma in tutto il paese - si acuivano a tal punto che la chiesa, nel luglio 1949, decretava la famosa scomunica contro i comunisti, rendendo pubblico il decreto del Sant’Uffizio che così riportava in alcuni suoi passaggi: “E’ peccato grave iscriversi al Pci e votarlo (…) chi ammettere la dottrina marxista, atea ed anticristiana va incontro a scomunica con il pericolo della stessa salvezza dell’eternità”. La scomunica era stata anticipata, l’anno prima, da proclami ed anatemi dal


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Dicembre lora arciprete don Alessandro Salvo. Il corteo religioso, partendo dalla vicina chiesa Madre, avrebbe dovuto attraversare proprio la piazza principale. Al sindaco comunista del paese, Giovanni Valenza, era stato assicurato che gli orari non sarebbero coincisi e che quindi non si sarebbe posto nessun problema. I problemi invece ci furono, perché gli orari coincisero e il comizio non poté, come programmato, avere luogo in piazza (peraltro ormai affollatissima di militanti e sostenitori). Ciò scatenò una forte tensione tra il sindaco e il funzionario mandato dalla Questura per la circostanza; mentre il parlamentare comunista aspettava all’interno dell’at-

Nel 1946 a Butera un caso clamoroso. Un prete invitò durante la messa i fedeli a non votare per i comunisti tigua sezione. A quel punto la soluzione che i comunisti sommatinesi trovarono fu quella di prendere “di forza” il palco e trasportarlo nella vicina piazza regina Elena, dove si poté svolgere, con

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partecipazione e successo, il comizio. Molti anziani del paese ricordano ancora che, in quelle occasioni, le suore del Pio Istituto “Canonico Burgio”, sito proprio di fronte la sezione del Pci, nella piazza principale, temendo si potesse verificare, da un momento all’altro, una sorta di “deriva comunista”, con l’occupazione dello stesso istituto religioso, vi si barricavano impaurite all’interno. Il clima tra i due schieramenti, a livello nazionale, si sarebbe disteso con le nuove posizione di Giovanni XXIII, che succedeva a papa Pio XII, ed il cui pontificato si sarebbe caratterizzato, negli anni ’60, per maggiori aperture da parte della Chiesa.

AVVISI LEGALI TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Procedimento fallimentare 03/2002 R.F.

sapore “biblico”, sia dalla Chiesa che dalla Dc. Si invitavano gli italiani a continuare a combattere contro il comunismo per evitare “che la maledizione di Dio cadesse sulle famiglie”. L’allora capo del governo De Gasperi, dichiarava, catastroficamente, addirittura di non voler vedere il giorno in cui, caduta l’Italia in mano ai comunisti, le navi americane, carichi di aiuti, sarebbero

definitivamente tornate in patria”. Ma gli Usa, in realtà, erano disposti a molto di più. Anni dopo Mario Scelba, allora ministro dell’Interno, avrebbe rivelato che già prima delle elezioni del ‘48 il Viminale, d’accordo con i servizi segreti statunitensi, aveva predisposto un piano di intervento militare anticomunista, che avrebbe potuto entrare subito in azione, in caso di vittoria del Fp nelle elezioni di quell’anno. L’intensificarsi della contrapposizione

dei due blocchi del Patto atlantico e di Varsavia (ovvero sovietico) - che nella sfera occidentale vedeva in Italia il partito comunista più forte d’Europa - negli anni a seguire accentuava lo scontro tra Chiesa e Dc da un lato e Pci dall’altro; che si sarebbe fatto sempre più forte e coinvolto, pressoché, ogni città e paese d’Italia, per tutti gli anni ’50. Emblematico è il caso di Sommatino,

allora il più importante centro minerario della Sicilia, quando nel giugno 1959, in occasione della campagna per le politiche, si ebbe la presenza dell’esponente del Pci Pietro Ingrao per un comizio. In quel clima - che ricorda vagamente i personaggi guareschiani di don Camillo e Peppone - così andarono i fatti. Nello stesso giorno in cui doveva comiziare in piazza l’on. Ingrao si sarebbe dovuta svolgere anche una processione liturgica, guidata dall’al-

Si comunica che il Giudice Delegato al fallimento in epigrafe 03/202 R.F. ha disposto procedersi alla vendita senza incanto del MAGAZZINO facente parte del “Condominio GURRERA” di via Malta n.ri 25/27 in Caltanissetta, al quale si accede dalla strada condominiale che comunica con il viale della Regione altezza civico 100. Il magazzino è costituito da un unico ambiente con superficie di mq. 225 e presenta due aperture a serranda che prospettano sul cortine interno di detto condominio. L’immobile risulta censito al catasto fabbricati del comune di Caltanissetta al foglio 119, particella 11, sub 103, z.c. 1, cat. C/2, cl. 4, consistenza mq. 225, rendita €. 766,94, Piano Terra La vendita è stabilita avanti il Giudice Delegato al prezzo base €. 54.709,00- senza incanto per le le ore 12:00 del giorno 03.02.2015 (Palazzo di Giustizia terzo piano stanza 318 – Giudice C.D. Cammarata), ed eventualmente con incanto per le ore 12:00 del giorno 17.02.2015 - rilancio minimo €. 500,00; Ogni ulteriore informazione, anche relativamente alle generalità della ditta proprietaria fallita ed alle condizioni di vendita, potrà essere ottenuta presso la Cancelleria fallimentare o direttamene presso il Curatore avv. Salvatore Emma telefax 0934 571420 – email: avvocatoemma@virgilio.it – P.E.C. salvatore.emma@avvocaticl.legalmail.it Il bando, l’ordinanza di vendita e la perizia saranno pubblicati nei prossimi giorni sul sito internet: www.astegiudiziarie.it Caltanissetta, 04 dicembre 2014 Il Curatore Fallimentare Avv. Salvatore Emma

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Estratto di vendita - Procedura n. 65/13 R.G.E. Il professionista delegato Avv. Antonietta Calabrese rende noto che in data 20/12/2014 alle ore 17.00 presso il suo studio sito in Caltanissetta Via Sardegna n.17, avrà luogo la vendita senza incanto di: Lotto Unico:-. Piena proprietà di terreno agricolo sito in Sutera Contrada Piana della superficie catastale di Ha 8.09.30. Censito al catasto terreni del predetto Comune al foglio 9 particelle 1, 3, 8, 12, 23, 24, 25, 26, 50, 53. Piena proprietà del terreno agricolo della superficie catastale di Ha 0.79.80. Censito al catasto terreni di detto Comune al foglio 9 particelle 58, 60. Urbanisticamente detti terreni sono destinati dal PRG vigente a Zona Agricola. Le particelle 1, 50, 24, 25, 26, 3, 58 e 60 allo stato sono concessi in locazione giusta contratto di affitto di durata decennale sottoscritto il 25 ottobre 2004 e registrato l’11 novembre 2004.. Eventuale vendita con incanto si terrà il 27/12/2014 ore 17.00. Deposito domande entro le ore 12 del giorno precedente le date stabilite per le vendite.Il prezzo minimo a base dell’offerta di acquisto è di € 66.381,34 con rilancio minimo pari ad € 3.500,00. Maggiori informazioni presso il professionista delegato, tel/fax 0934.553458 e su www.astegiudiziarie.it. Il Professionista Delegato

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Procedura esecuzione immobiliaren. 71/2011 R.G.E. Lotto unico - Comune di San Cataldo (CL), Via Croce Vecchia 25/27. Fabbricato composto da un p. terra adibito a deposito e da un p. 1º formato da 3 stanze, in pessimo stato di conservazione e da demolire. Prezzo base: Euro 11.643,75. Vendita senza incanto: 02/02/2015 ore 09.30, innanzi al professionista delegato Avv. Rita Iannello presso lo studio in Caltanissetta, Via M. Guttadauria, 6. Deposito offerte entro le ore 12 del 01/02/2015 presso lo studio del delegato. In caso di mancanza di offerte vendita con incanto: 12/02/2015 ore 09.30 allo stesso prezzo base aumento minimo Euro 582,18. Deposito domande entro le ore 12 del 11/02/2015. Maggiori info presso il delegato tel. 0934565538 h. 16.30 - 18.30 e su e www.astegiudiziarie.it. (A239600).

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Esecuzione immobiliare n. 70/2012 R.G.E. Lotto unico - Comune di Mussomeli (CL), Via Compagnia dei Verdi, 35 - 37. Unità imm. composto da p. terra e 1º. Prezzo base: Euro 46.800,00. Vendita senza incanto: 02/02/2015 ore 17.00, innanzi al professionista delegato Avv. Rita Iannello presso lo studio in Caltanissetta, Via M. Guttadauria, 6. Deposito offerte entro le ore 12 del 30/01/2015 presso lo studio del delegato. In caso di mancanza di offerte vendita con incanto: 12/02/2015 ore 17.00 allo stesso prezzo base aumento minimo Euro 2.340,00. Deposito domande entro le ore 12 dell’11/02/2015. Maggiori info presso il delegato tel. 0934565538 e www.astegiudiziarie.it. (A282333).

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA

Avviso di vendita causa civile n. 1373/2007 R.G.C.

LOTTO UNICO: - Appartamento destinato a civile abitazione posto al sesto piano, con ingresso di fronte a sinistra salendo le scale, dell’edifico condominiale sito in Caltanissetta via Fasci Siciliani n. 9/C, con superficie catastale di mq 106 composto da tre vani, cucina, doppi servizi, corridoio e ripostiglio. L’immobile risulta censito al N.C.E.U. del Comune di Caltanissetta al foglio 86, particella 1028 sub 14, categoria A/3 classe 2°, consistenza sei vani. Prezzo base: € 44.719,00 (euro quarantaquattromilasettecentodiciannove/00) In caso di gara per pluralità di offerenti ciascun rilancio non potrà essere inferiore ad € 250,00 (euro duecentocinquanta/00); VENDITA SENZA INCANTO: 11/02/2015 ore 12:30; VENDITA CON INCANTO: 25/02/2015 ORE 12.30, innanzi al Giudice dr. Cammarata (Palazzo di Giustizia, terzo piano stanza n. 318). Le domande di partecipazione alla vendita senza incanto, redatte secondo le modalità e con le indicazioni contenute nell’ordinanza di vendita, dovranno essere presentate in bollo, in busta chiusa, presso la cancelleria civile entro le ore 12.00 del giorno precedente a quello stabilito per la vendita, mentre le domande di partecipazione alla vendita con incanto, redatte secondo le modalità e con le indicazioni contenute nell’ordinanza di vendita, dovranno pervenire entro le ore 11.30 del giorno precedente a quello stabilito per l’incanto. Cauzione: 10% del prezzo base, a mezzo di assegno circolare non trasferibile, intestato alla Cancelleria Civile del Tribunale di Caltanissetta. L’aggiudicatario dovrà versare la differenza del prezzo (detratta dal prezzo di aggiudicazione la cauzione di cui sopra) entro un termine massimo di 60 giorni dalla data di aggiudicazione, a mezzo di assegno circolare non trasferibile, intestato alla Cancelleria Civile del Tribunale di Caltanissetta. Maggiori informazioni, anche relative alle generalità dei proprietari, possono essere fornite dalla Cancelleria a chiunque vi abbia interesse. Il bando, l’ordinanza di vendita e la perizia sono pubblicati sul sito internet www.astegiudiziarie.it. Caltanissetta, 06/12/2014 Il Cancelliere Simona Ferrara

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Esecuzione immobiliare n. 70/2012 R.G.E.

Il sindaco comunista di Sommatino Giovanni Valenza in un comizio

Lotto 1 Comune di San Cataldo (CL) C.da Torre. Fabbricato con corte su 2 elevazioni f.t. e p. seminterrato insistente su appezzamento di terreno di mq. 3.015 oltre terreno adiacente di mq. 790 sul quale insistono 6 alberi di ulivo e fabbricato diruto. Prezzo base: Euro 152.376,00 in caso di gara aumento minimo Euro 8.000,00. Vendita senza incanto: 13/01/2015 ore 11.00, innanzi al professionista delegato Not. Gaspare Mazzara presso lo studio in San Cataldo, P.zza della Repubblica, 7. Deposito offerte entro le ore 12 del 12/01/2015 presso lo studio del delegato. In caso di mancanza di offerte vendita con incanto: 20/01/2015 ore 11.00 allo stesso prezzo base e medesimo aumento. Deposito domande entro le ore 12 del 19/01/2015. Maggiori info presso il delegato nonché custode giudiziario, tel. 0934571264 ogni lun. - mar. e gio. h. 16.30 - 19.30 e su e www.astegiudiziarie.it. (A271427).


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Politica & riflessioni

Ildell’illusione videogame

di Giuseppe Alberto Falci

rivoluzionaria

«A

desso basta. Qualcuno - Matteo Renzi, Beppe Grillo? - dica basta, perché l’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque ma in Sicilia no, è un flagello e trascina nel baratro l’Italia. Lì l’autonomia regionale, fonte di sprechi e burocrazia, è l’acqua che nutre l’arretratezza economica e sociale di un pezzo importante del Mediterraneo. Ed è la fogna in cui nuota la mafia. Basta, dunque. È urgente, infatti, come chiede da tempo Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, nominare un commissario dello Stato al posto del governo regionale di Rosario Crocetta; è fondamentale - per come ha reclamato Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia avere nell’isola un plenipotenziario che metta mano alla spesa e al bilancio [...]». Le parole di Pietrangelo Buttafuoco - giornalista, scrittore, intellettuale di destra sdoganato in tempi recenti anche dai circuiti dei benpensanti di sinistra, e autore di

ca, alle nomine cencelliane delle partecipate, ai congressi “farsa” del Pd, alle tessere gonfiate del sistema di Francantonio Ge- n o v e s e , all’inconsistenza di una destra che vive ancora nel ricordo del “61 a zero”. E non importa che un intellettuale come Buttafuoco abbia macinato chilometri in tutta l’isola raccontando le nefandezze della “Buttanissima Sicilia”. La campagna “lettorale” dell’autore, dove in luogo delle sezioni c’erano le librerie, ha animato sì il dibattito in continente, ma non in Sicilia. Dove, invece, ha prevalso il principio del doroteo Toni Bisaglia. Il quale era solito rimbrottare i suoi con queste parole: «State sempre sempre in maggioranza». Ecco, in un anno di politica siciliana sono più i crocettiani convertiti, che i crocet-

La Sicilia dell’era Renzi somiglia da vicino a quella della prima e della seconda Repubblica. Il terzo rimpasto ne è la prova

un libello che ha sbancato al botteghino delle Feltrinelli di mezza Italia, ma non dell’isola dorotea - rimangono sospese nell’aria di una terra, la Sicilia, ormai assuefatta agli sprechi, agli scandali della formazione professionale, alla munnizza in discari-

tiani s-convertiti. E persino il Pd di via Bentivegna che a un certo punto del cammino sembrava volesse spodestare il “rivoluzionario”, al terzo “rimpasto” si è calato le brache riuscendo ad ottenere, come conviene alla tradizione dei democrat di Sici-

lia, un paio di assessorati di peso. E l a rottamazione? La rott amazione, come suggerirebbe qualcuno, si è fermata a Eboli. La Sicilia dell’era Renzi somiglia da vicino a quella della prima e della seconda Repubblica. Dunque, dopo un altro anno ancora di crocettismo rivoluzionario, in Sicilia non è successo alcunché. Nemmeno le famigerate province sono state eliminate, con il povero governatore a ri-nominare, sempre cencellianamente, i commissari delle “ex provincia” di Sicilia. Persino la Calabria ha surclassata l’isola degli sprechi. E la dimostrazione si è avuta qualche giorno fa all’Assemblea nazionale del Pd, all’Hotel Parco dei Principi nella Capitale. Ad un certo punto un ispirato Matteo Renzi, per l’occasione nella veste di segretario, si è lasciato andare: «Abbiamo vinto cinque regioni su cinque. Ma la Calabria è la madre di tutte le vittorie. Ecco perché un grande in bocca al lupo va a Mario Oliverio, neo governatore della Calabria». In sala stampa al solo sentire il nome e il cognome di Mario Oliverio si è levato un sussulto di stupore. «Mario Olive-

rio?», sussurra una cronista di fede renziana di un noto quotidiano nazionale. Sì, Mario Oliverio. «Ma Mario Oliverio - si domanda ancora la nota cronista - mica è Dario Nardella, Maria Elena Boschi, Francesco Bonifizi, Anna Ascani, o Luca Lotti?». Mario Oliverio da San Giovanni in Fiore (provincia di Cosenza) è una sorta di Mirello Crisafulli di Calabria: da ben trentacinque anni sulla cresta dell’onda della res pubblica locale. Una carriera politica iniziata nel 1980 con l’ingresso al congresso regionale nelle file del Pci. Oliverio, inoltre, vanta ben quattro legislature a Montecitorio dal 1992 al 2006. E poi ancora due mandati da presidente della provincia di Cosenza dal 2004 al 2014. Uno che, per dirla con un vecchio Dc di Calabria, «a Cosenza vincerebbe con il proporzionale, con il maggioritario e con il sorteggio». E pensare che una volta, non molti anni fa, non si faceva o disfaceva

compagine di governo nazionale senza la presenza di una folta delegazione siciliana. Del resto, l’isola era il “laboratorio” d’Italia. Era la regione che segnava le sorti di una vittoria a Palazzo Madama, o a Palazzo Montecitorio. Oggi, invece, tra una conferenza con le slides e una presenziata a Porta a Porta il premier delega ogni questione isolana a Lorenzo Guerini, o tutt’al più a Graziano Delrio. “Matteo” si tiene a debita distanza ed evita il selfie con Crocetta. Scherza Buttafuoco con ilFattonisseno: «Già il povero Renzi ha dovuto sopportare il selfie con quella specie di Crocetta che si chiama Ignazio Marino». E allora meglio Oliverio con il panzone che Crocetta con l’abito di sartoria. Meglio la Calabria dell’ ‘ndrina che la Sicilia di Cosa Nostra. Ebbene, è consigliabile e preferibile qualsiasi scenario. Purché si esca dal videogame dell’illusione rivoluzionaria. Buon Natale e buon 2015. @GiuseppeFalci


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Gela & dintorni

Palazzo di Città

sommerso da inchieste A

fine mandato l’amministrazione comunale di Gela che si prepara alle nuove elezioni, sta subendo un colpo dopo l’altro. Nell’arco di un mese tre terremoti hanno interessato il Palazzo di Città. Il primo riguarda una Residenza sanitaria assistita per la quale sarebbero state fatte carte false pur di avviare l’attività. L’inchiesta mira a fare luce sull’accreditamento emesso per competenza dall’Assessorato alla Sanità della Regione, dopo regolare bando pubblico, di 100 posti letto, con una convenzione con l’ASP 2 di Caltanissetta per 58 posti, per re-

magistrati ipotizzano i reati di abuso d’ufficio, concussione, falso e truffa in danno di Enti Pubblici. I magistrati della Procura stanno scandagliando una serie di ipotesi di reato particolarmente gravi che avrebbero reso possibile la realizzazione della struttura di assistenza agli anziani, spianando la strada attraverso la velocizzazione degli iter burocratici in un quadro ben congegnato e perfettamente funzionale dove ognuno avrebbe svolto il suo compito come nei pezzi di un puzzle che si intersecano perfettamente: i

L’Amministrazione comunale si prepara alle nuove elezioni in un clima tutt’altro che sereno sidenze sanitarie assistite per anziani, di cui 38 posti sono stati assegnati in regime di convenzione alla società SST Srl, presso RSA Caposoprano legata al direttore generale del Comune di Gela Renato Mauro. Nel mirino ci sono funzionari del Comune di Gela e dell’Azienda sanitaria di Caltanissetta, società finanziarie, rappresentanti politici gelesi e della Regione Sicilia, ispettori della ex Provincia di Caltanissetta, funzionari della Regione che, a vario titolo sarebbero coinvolti nell’inchiesta che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gela diretta dal Procuratore Lucia Lotti ha avviato sulla Residenza sanitaria assistita che ha trovato sede presso l’ex Hotel Caposoprano. I

di Liliana Blanco

funzionari dell’ Asp avrebbero forzato documenti attestando il falso per produrre gli atti di idoneità, destinazione d’uso e la conformità urbanistica, in favore della struttura di via Palazzi che nasce come un albergo negli anni ’60; questo sarebbe avvenuto con la complicità presunta di personaggi politici della Regione. Le perquisizioni delle

forze dell’ordine non si sono limitate agli uffici pubblici quali quelli del Comune di Gela (Affari generali, Suap), dell’Asp di Caltanissetta e del distretto di Gela, del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, nonché dell’Assessorato alla Sanità della Regione siciliana, ma si sono estese alle abitazioni delle persone inscritte nel registro degli in-

dagati e a persone ritenute compiacenti, delle sedi delle società che fanno capo alla RsA. Di inchiesta in inchiesta nell’arco di pochi giorni. Sotto la lente di ingrandimento è finita anche l’assegnazione di appalti ‘allegri’ Dopo l’inchiesta sulla RsA si è dimesso subito il direttore generale, spunta un bando assegnato con procedura negoziata senza rispettare le norme del Testo Unico degli appalti Pubblici al comune di Gela. Coinvolti la società di parcheggi Blu Line Service e il dirigente Generale pro tempore. Ed è di nuovo terremoto al comune di Gela a seguito di alcune perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza qualche giorno fa, che ha eseguito i decreti emessi dalla Procura della Repubblica. Gli uomini della Guardia di Finanzia hanno effettuato dei controlli a tappeto con accertamenti vedrebbero coinvolti una società di parcheggi, la Blue Line Service s.r.l., e il dirigente generale del comune di Gela all’epoca dei fatti Mauro. Le indagini riguardano infatti l’affidamento con procedura negoziata,

ovvero priva della pubblicazione di bando prevista dal Testo unico degli appalti pubblici, per il servizio di sosta a pagamento e parcheggi multipiano assegnati alla Blue Line Service s.r.l. L’attività di perquisizione ha riguardato i locali della sede della società coinvolta e gli uffici del comune di gela. Il reato ipotizzato è abuso in atti d’ufficio. Gli accertamenti riguardano in particolare la regolarità della procedura di affidamento del servizio e l’accertamento del possesso dei requisiti previsti dalla normativa in capo alla predetta società. La vicenda ha risvolti complessi e proprio per avere piena cognizione degli atti ante e post affidamento, si è reso necessario acquisire presso i competenti uffici del •comune di Gela i documenti indispensabili per la ricostruzione esatta dei fatti e per accertare che tutti i pubblici Funzionari abbiano rispettato le norme e i principi di diritto amministrativo di imparzialità ed indipendenza della P.A. sia con riferimento ai procedimenti in materia di appalti pubblici di servizi, sia nell’accertamento della sussistenza dei requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi in capo alle società partecipanti alla procedura negoziata. Sulla vicenda dei parcheggi, i consiglieri comunali Terenziano Di Stefano (art 4) e Giudo Siragusa (Udc) prima dell’inchiesta avevano presentato un’interrogazione contestando che l’affidamento della gestione parcheggi del Comune rimane subordinato al vecchio regolamento. Ciò significa che, la nuova ditta, potrà anche non attenersi alle indicazioni che oggi giungono dalla commissione Annona del Comune di Gela. “Barricate” dichiara Di Stefano nel caso in cui la nuova ditta non terrà conto dei parametri minimi richiesti al Sindaco dalla commissione comunale. Ancora da approvare il nuovo regolamento


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Nell’arco di un mese tre “terremoti” giudiziari hanno interessato il Comune della città del Golfo

che metterà nero su bianco le nuove disposizioni di cui il precedente regolamento del 2005 risultava mancante. L’amministrazione ha affidato una gara per un lasso di tempo limitato il che

non supera neanche la metà dell’investimento. Quella che avrebbe dovuto essere l’eccezione, insomma, è diventata ancora una volta la regola nel modus operandi dell’ amministrazione

Il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Gela, Lucia Lotti

non induce le ditte ad investire sul territorio. Le multe elevate in questo periodo agli automobilisti restano valide, anzi aumentano sempre di più perché il comune deve fare cassa a tutti i costi. E poi c’è il “caso” del mercato settimanale, denunciato dai consiglieri di opposizione. Un’indagine è stata avviata dalla Guardia di Finanza che ha acquisito la documentazione dell’ appalto della sede mercatale di Settefarine, di proprietà della ditta Missud, utiliz-

zata a seguito di una gara di 12 mesi. il contratto, ormai scaduto, ha ricevuto clamorose proroghe per oltre un anno e mezzo facendo di fatto “collassare” l’intero sistema. Il canone che il Comune paga alla ditta - 195 mila euro annui - è insostenibile a fronte di un incasso minimo ( quello dovuto dai venditori ambulanti al Comune) che

comunale. A sollevare la questione, l’arch. Emanuele Tuccio, insediatosi lo scorso luglio alla dirigenza del settore Urbanistica, “stravolgendone” le dinamiche .”Una situazione insostenibile quella del mercato - per il dirigente Tuccio - dove si deve necessariamente mettere un punto e voltare pagina. Adesso è necessario valutare come procedere per individuare una nuova area e porre una soluzione a questo modo di procedere. Non si può as-

solutamente proseguire così con infinite proroghe che non risolvono la questione”.La Commissione preposta ad individuare una nuova area si è già insediata alla ricerca del sito: tra tutte, l’ipotesi privilegiata sarebbe quella del quartiere Marchitello nonostante l’ostruzionismo di qualche rappresentante politico.

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Occupazione

La rabbia degli ex lavoratori dell’indotto aumenta di giorno in giorno

Proteste a raffica: lavoro che non c’è o malpagato U n bollettino di guerra. Una polveriera pronta a scoppiare. La rabbia degli ex lavoratori dell’indotto sta montando di giorno in giorno, si rischia la tensione sociale e disordini. In una settimana le vertenze lavoro si stanno moltiplicando a dismisura e con esse le manifestazioni di protesta. L’accordo green presentato come la salvezza dell’economia di Gela non convince i lavoratori gelesi che si misurano con la scadenza degli ammortizzatori sociali e con le commesse che non

lavoro. Presenti anche il Sindaco di Gela e il presidente del consiglio comunale. Un sindaco “lasciato solo” dalla deputazione regionale dinnanzi una crisi dell’indotto senza precedenti e davanti una rabbia con cui diventa sempre più difficile dialogare. I lavoratori dell’indotto si sono presentati in aula in numero massiccio: rappresentavano tutte le ditte che hanno lavorato a supporto dell’Eni e che adesso non lavorano più. C’è chi non percepisce lo stipendio da sei mesi, chi da quattro, chi nel frattempo ha svolto

che ha tentato di stemperare i toni nonostante il clima rovente. “L’accordo di Roma ha salvato la Raffineria – ha detto il Prefetto – e di questo dobbiamo essere contenti. L’alternativa era la chiusura come è avvenuto in altri siti. Dobbiamo salvare e sperare in quello che abbiamo e chiedere ai sindacati di avviare le richieste sulla dichiarazione dell’area di crisi che prevede una serie di vantaggi per il tessuto economico. I lavori per l’indotto dovrebbe partire non prima della prossima estate. Gli ammortizzato-

un altro lavoro anch’esso finito. La rabbia continua a salire e il grido comunitario è sempre uno: ‘lavoro’. Ma non si chiede lavoro al sindaco o al consiglio comunale, si manifesta contro quell’accordo green, presentato come una vittoria ma che viene percepito dai lavoratori come l’ennesima beffa. Di fatto l’indotto è fermo e i padri di famiglia non voglio saperne di prospettive. Pensano all’oggi e l’oggi è ‘fame’. In aula consiliare hanno rumoreggiato , a tratti conferivano col sindaco suggerendogli di tentare la strada dell’attivazione di una linea della raffineria. I presidi hanno bloccato il consiglio per tre giorni fino a quando è arrivato il Prefetto

ri sociali, al momento, sono l’unica soluzione”. ”. Dopo due giorni si è assistito all’ occupazione del consorzio di bonifica da parte degli stessi lavoratori che attendono il versamento di 8 mesi di stipendio e ancora l’occupazione della stanza dei gruppi consiliari da parte delle ditte subappaltatrici del progetto agrofotovoltaico supportato dal Presidente della Regione. E poi ci sono i lavoratori del progetto Vita che aspettano 5 mesi di stipendio e quelli della Casa di risposo Antonietta Aldisio con 14 mesi e quelle delle case famiglia che fanno andirivieni dalle redazioni di giornali e televisioni locali per chiedere i ‘loro’ stipendi.

Le vertenze si stanno moltiplicando a dismisura e con esse le manifestazioni di malcontento si sono più e temono per il futuro delle famiglie. Il lavoro non c’è più e con esso i mesi di stipendio mancato che aumentano. La mattina i lavoratori presidiano quel che resta dell’industria ed ad ogni consiglio comunale i cittadini senza lavoro dell’indotto – fantasma si presentano puntuali per rivendicare il loro diritto. Una protesta decisa quella iniziata davanti la raffineria, resa ancor più dura dal fatto che i lavoratori hanno scelto di non scendere in sciopero sotto i vessilli dei sindacati che hanno firmato l’accordo. E’ accaduto ad ogni appuntamento del consiglio comunale che avrebbe dovuto discutere il bilancio del Comune di Gela e relativi debiti. Ancora una volta, però, gli operai dell’indotto di Gela bloccano i lavori del consiglio presidiando l’aula consiliare. Venti i consiglieri presenti in aula contro un centinaio di lavoratori che invocano


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Comunicazione Istituzionale

Fatti & istituzioni

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L’intervista di Alberto Sardo

Camera di Commercio,

“Sistema” vincente al servizio del territorio N on si nasconde la crisi, ma si sottolinea come in un momento difficile, un Ente pubblico come la Camera di Commercio, e più in generale il sistema camerale, riescano a garantire servizi e assistenza alle imprese. Un fattore, quest’ultimo, indispensabile per la “tenuta” del sistema economico nisseno, pur con tutte le difficoltà e le barriere all’ingresso di nuovi attori. E’ un confronto aperto, senza limiti a domande o chiarimenti, quello che ci attende con il Segretario Generale Guido Barcellona della Camera di Commercio di Caltanissetta presieduta da Antonello Montante,. In un momento in cui le Camere di Commercio sono costrette alla difensiva da alcuni provvedimenti del Governo, in tema di diritti camerali e di accorpamenti, il nostro interlocutore non manca di sottolineare i servizi che il sistema camerale offre alle aziende e allo Stato, tenendo presenti due aspetti: le funzioni amministrative e le funzioni di supporto alle imprese. “La verità – spiega il dott. Barcellona - e’ che nemmeno gli addetti ai lavori a volte sanno cosa sono l e

Camere di Commercio”. “Nel solo 2013 – spiega Barcellona - il Sistema Camerale ha versato allo Stato 84 Milioni di euro. Il sistema ha fornito, ad un prezzo irrisorio per ogni impresa (5-15 euro), oltre 40 milioni di Visure, oltre 2 milioni di copie di atti, 3,5 milioni di copie di bilanci, 4,3 milioni di pratiche evase entro cinque giorni (quale ente pubb-

lico lo fa?). Inoltre il sistema ha anche consentito l’accesso da parte delle autorità giudiziarie e delle Forze dell’Ordine: più di 6,5 milioni di accessi per il contrasto alle truffe ed alla criminalità organizzata”. In tal senso il sistema “RiVisual”, applicazione a servizio delle imprese, voluta dal presidente della Camera di commercio di Caltanissetta, Antonello Montante, utilizzata in alcune indagini antimafia. Il sistema rende visibili le connessioni tra società, proprietà, comproprietà, controllate, quote societarie partecipate, rendendo più agile risalire ad eventuali infiltrazioni nel tessuto economico. “Tra le attività della Camera di commercio nissena ordinariamente in linea con le altre realtà italiane – prosegue il dott. Barcellona - ci sono anche alcune eccellenze come il Pat-Lib, l’ufficio brevetti e marchi, risultato il migliore in Italia nel 2013. Il Pat-Lib ha fatto segnare anche quest’anno il tasso di crescita maggiore nel primo semestre 2014, come numero di registrazioni e soddisfazione degli utenti per il riscontro che trovano in termini di professionalità del personale”. “Le Camere di Commercio erogano servizi ad altri enti pubblici e articolazioni dello Stato, INPS e INAIL hanno richiesto oltre

Camere lavorano oltre 11.889 pratiche al giorno, 42 mila arbitrati e conciliazioni/mediazioni, 30 mila misurazioni di prodotti (gasolio, grano, farina, etc) e strumenti metrici (bilance, benzinai etc). Hanno rilasciato oltre 1 milione di carte tachigrafiche per la sicurezza dell’autotrasporto, e destinato 86 milioni di euro per l’accesso al credito. 96 mila pratiche di deposito brevetti e marchi con 17 mila utenti per la tutela dei relativi diritti. Le Camere hanno destinato 42 milioni per le idee innovative e le start up giovanili, coinvolto 23 mila studenti nell’alternanza

scuola-lavoro e collocato 5.200 studenti in stage/tirocinio. In un anno, 8.300 imprese sono state coinvolte per la tutela delle filiere e dei marchi di origine e di qualità. 11.554 imprese nella valorizzazione delle produzioni locali. Oltre 6.500 strutture turistiche hanno conseguito il marchio di qualità. 1.500 ristoranti italiani

prezzi estero. Oltre 68.344 visti richiesti da Stati Esteri. Oltre 281.835 visti di conformità di firma su operazioni estere. Oltre 127.558 imprese coinvolte nel marketing territoriale. Oltre 326 progetti europei di acquisizione fondi comunitari POR, FESR, FSE, con il coinvolgimento di oltre 31.250 imprese. Il sistema camerale ha finanzi-

ale della Cciaa nissena, Guido Barcellona, chiedendosi: “in alternativa chi dovrebbe svolgere questi servizi?”. “Letta così sarebbe un’attività burocratico amministrativa, ma dietro questi numeri ci sono dei mondi. Se prendiamo semplicemente la registrazione e certificazione delle imprese, è quello che oggi garantisce dalle truffe. Se ci fosse una deregulation assisteremo a situazioni pazzesche dove si apre una saracinesca, si truffano cento persone e il giorno dopo lì non c’è più nessuno. Il sistema camerale, partendo da quello siciliano, con il Registro imprese, ha consentito di creare archivi informatizzati che di fatto sono lo strumento della legalità dei Tribunali. Oggi, qualunque attività ha una sua storia che nasce nella notte dei tempi, perchè le Camere di commercio hanno realizzato questi archivi nel corso del tempo. Ma sarebbe riduttivo dire che le camere fanno questo”. Il sistema ‘camera’ è uno dei pochi enti che non produce povertà e disavanzi. Ha un miliardo e mezzo di liquidità presso i tesorieri e oltre due miliardi di euro di infrastrutture realizzate in

3,4 milioni di Visure, l’Agenzia delle Entrate oltre 2,8 milioni di Visure. Le

all’estero hanno conseguito il marchio di qualità presso le 75 camere italiane all’estero. Oltre 3.107 imprese italiane e 2.348 operatori stranieri coinvolti in 244 iniziative B2B e marketing turis-

ato e realizzato anche opere pubbliche, come porti, aeroporti, strade e snodi di interscambio. “Ci sarebbero altre venti pagine da snocciolare”, spiega il Segretario gener-

Italia ed è proprietario (o ha finanziato), il 50% circa delle infrastrutture quali porti, aeroporti, tratti autostradali, interporti, teatri e palazzi. E nel 2013 ha versato allo Stato 84 milioni di euro”.

tico e territoriale. Oltre 74.200 utenti accompagnati “chiavi in mano” per l’internazionalizzazione. Oltre 728.461 certificati d’origine rilasciati per l’estero. Oltre 43.017 legalizzazioni di firme all’estero. Oltre 9.383 visti di congruità

Il segretario generale della C.C.I.A.A. di Caltanissetta, Guido Barcellona, snocciola i dati del sistema camerale italiano e nisseno. “Le cifre evidenziano un sistema efficiente che produce ricchezza”.


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Comunicazione Istituzionale

Istituzioni & territorio Il “Sistema Camerale”

Dicembre

di Alberto Sardo

Criticità e prospettive Nuovi servizi per superare l’abbattimento dei diritti camerali

È

ormai noto che la legge 114 dell’agosto 2014, che prevede la riduzione in tre anni del 50% del diritto camerale, determinerà le più gravi conseguenze sulle Camere di Commercio siciliane, ponendole in una situazione finanziaria insostenibile a far data dal 1 gennaio 2015. Le nove camere di commercio siciliane hanno un grave handicap che deriva dalla riduzione del diritto camerale del 50% in tre anni. Le prime risorse che verranno a mancare sono quelle che le Camere impiegano per pagare i propri pensionati. Caso unico in Italia, le Cciaa fanno anche da ente previdenziale e oltre a pagare stipendi, i contributi e i servizi, erogano le pensioni ai propri ex dipendenti. Per le Camere di Commercio, la principale fonte di finanziamento ordinario è rappresentata dal diritto annuale, seguito dai diritti di segreteria, mentre non sono rilevanti quelli da altre fonti, non essendo enti finanziati dallo Stato o dalla Regione. “Chiaramente il fatto che questa somma viene improvvisamente a mancare dall’anno prossimo, crea un dissesto finanziario per legge, non certo gestionale”, spiega il segretario generale Barcellona. “Le camere fino ad ora avevano realizzato utili o pareggi di bilancio, creando ricchezza per i territori. Con questa riduzione del diritto camerale si trovano a non poter di fatto realizzare bilanci in pareggio”. Le competenze in materia pensionistica, si sarebbero dovute trasferire all’Inps (ex Inpdap) dal 1995, ma una serie di norme e disposizioni regionali succedutesi sino ad oggi, hanno

impropriamente lasciato questi oneri in capo al sistema camerale siciliano. “Siamo rimasti in questo limbo – spiega il segretario generale – quando anche la Corte dei Conti, ha espressamente detto che già nel 2000, la Regione avrebbe dovuto provvedere. Oggi il Decreto Legge 90 di giugno, convertito in legge ad agosto, obbliga

Con la legge del governo Renzi, vengono abbattuti del 50% in tre anni i diritti camerali che le imprese iscritte pagheranno alla Camera di Commercio. Ma in Sicilia l’anomalia di un sistema pensionistico a carico dell’ente camerale (e non dell’Inps), rischia di produrre dissesto. la Regione a trovare una soluzione, altrimenti le camere di commercio vanno in dissesto”.

“Dal 1 gennaio 2015 le Camere Siciliane potrebbero non essere più nella condizione di garantire l’ordinaria continuità delle funzioni istituzionali, ma anche l’erogazione delle stesse pensioni e degli emolumenti ai dipendenti oggi in servizio”. Unioncamere Regionale, con il Presidente Antonello Montante, si è at-

A breve una riforma generale dell’Ente: portarà all’accorpamento delle Camere siciliane in tre nuclei

tivata presso gli organi competenti della Regione Siciliana ottenendo la convocazione di 2 Commissioni dell’ARS con l’Assessore alle Attività Produttive e l’Assessore al Lavoro. Ne è nato il tavolo tecnico cui partecipa l’Assessorato regionale, la Presidenza della Regione Siciliana, associazioni imprenditoriali e sindacat. Una delle strade individuate, è quella di ampliare le competenze delle Camere di Com-

mercio nell’ambito del riordino degli Enti intermedi in Sicilia. Sul fronte del personale e dei livelli occupazionali, l’assessore Vancheri, intervenendo in III Commissione all’Ars, si è impegnata a “porre in essere ogni azione utile alla tutela delle CCIAA siciliane ed alla salvaguardia di tutto il personale”. Mentre il presidente della Regione, Rosario Crocetta ha manifestato, in sede di Unioncamere Sicilia, la propria disponibilità per sostenere il sistema

camerale siciliano non in termini di assistenzialismo ma affidando alle camere di commercio nuovi servizi alla collettività. Alla luce del grave rischio occupazionale, è chiaro che tali misure vanno accompagnate dall’adozione di provvedimenti legislativi, in considerazione delle esigenze specifiche delle Camere di Commercio siciliane. Provvedimenti che consentano anche il rifinanziamento delle dotazioni necessarie alla prosecuzione dei rapporti con il personale a tempo determinato e successivamente alla sua stabilizzazione. “In questo ambito – conclude il segretario generale Guido Barcellona - non potrà sottrarsi l’Assessorato Regionale

La “Dieta Mediterranea” Patrimonio dell’Unesco, candidata ad Expo 2015 La Camera di commercio è impegnata con il mondo della scuola e delle imprese per lo sviluppo del territorio, con l’obiettivo finale di incrementare la presenza nissena nella delegazione siciliana di “Expo 2015”. Mettere insieme gli interessi di chi produce e di chi vive nel territorio nisseno, con particolare attenzione alla formazione degli studenti è ciò che la Camera di Commercio di Caltanissetta, con il presidente Montante, ha voluto attivare con progetti concreti, come la partecipazione di una delegazione di imprese, scuole ad “Artigiani in Fiera” di Milano, in uno stand dell’Ente. Le pietanze servite sono state preparate da studenti e docenti di tre Istituti agrari ed un Istituto alberghiero in vere e proprie sessioni di showcooking dal vivo all’interno dello stand dell’ente camerale. I ragazzi hanno vissuto un’esperienza lavorativa in un contesto molto stimolante. I primi a misurarsi con successo con il giudizio dell’attento pubblico milanese sono stati i ragazzi dell’Istituto Carafa di Mazzarino e Riesi, a seguire gli studenti del Virgilio di

Mussomeli, quindi i ragazzi dell’IPSSAR di Gela, per finire con studenti e docenti dell’Istituto “Di Rocco” di Caltanissetta. I docenti-masterchef dei quattro istituti si sono sfidati a colpi di ricette e preparazioni “a vista” che hanno incuriosito, interessato e fatto conoscere agli avventori le storie della cucina mediterranea e del-

Opportunità unica per valorizzare il brand Made in Sicily e nisseno la provincia nissena. “La Camera di Commercio crede fermamente nella formazione e nell’alternanza scuolalavoro come chiave per lo sviluppo dei territori e investe per la creazione di un nesso tra scuola e future professioni, creando esperienze di crescita

per gli studenti del nisseno”, afferma il Segretario Generale della Camera, Guido Barcellona. Un progetto integrato anche sotto il profilo “multimediale”. Sulle p are t i degli stand, infatti, campeggiava il codice QR del ricettario dei prodotti tipici e gli appassionati, tramite smartphone, hanno acquisito l’intero ricettario ed una guida ai prodotti d’eccellenza delle terre nissene. Tutti i piatti proposti, dalle lenticchie alla caponata, dalle marmellate al macco di fave, avevano come filo rosso l’appartenenza alla dieta mediterranea. La degustazione, con i suoi momenti di convivialità e di condivisione ne ha rispettato appieno lo spirito. Il modello alimentare della

Dieta M e diterranea è divenuto un modello a limentare per limitare l’incidenza di determinate malattie. Il riconoscimento della Dieta Mediterranea come patrimonio Unesco nel 2010 rappresenta una grande opportunità di valorizzare il brand Made in Sicily e quindi anche del territorio nisseno. Prodotti rappresentati anche da una rappresentanza di aziende che hanno risposto con entusiasmo al bando pubblicato dalla Camera. Le aziende hanno portato

all’Artigiano in fiera alcune delle eccellenze del territorio, dalla ricotta ai pesti a base di pistacchio, dai panettoni artigianali alle ceramiche, dal vino alle lenticchie di Villalba, un vero e proprio presidio slow–food all’insegna della Dieta Mediterranea. Come sappiamo nel 2015 l’Italia ospiterà il più grande evento sulla nutrizione mai organizzato: Expo 2015. La Camera di Commercio di Caltanissetta, in collaborazione con tutti gli attori del sistema produttivo e della società civile, attraverso queste iniziative sta scaldando i motori per partire con il piede giusto e cogliere tutte le opportunità di sviluppo che partiranno da Milano e si propagheranno nei territori del Paese, a patto che tutti diano il loro contributo.


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Dati forniti dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio per il “Flash Economia”

La situazione economica. Crescono le imprese giovanili e straniere

Gli accorpamenti hanno una logica di scala. Unioncamere è pronta a realizzarli, sulle ipotesi lavora la consulta regionale dei segretari.

al Lavoro, alla Famiglia ed alle Politiche sociali che gestisce i fondi per i precari di cui all’art.30, comma 9 della Legge Regionale 28 gennaio 2014, n.5”. Il ricorso contro la legge è ancora pendente, ma intanto dal 1° Gennaio la Camera di commercio incasserà il 30% in meno dai diritti camerali a fronte di una spesa per stipendi e pensioni che sarà invariata. Altro capitolo è l’accorpamento delle Camere di Commercio in Sicilia. Il sistema camerale nazionale aveva già ipotizzato di ridurre le spese attraverso degli accorpamenti, aumentando l’efficienza del sistema. Unioncamere nazionale suggeriva una riduzione del 50% delle 109 camere di commercio in Italia. L’ipotesi iniziale del governo Renzi era invece quella di una sola Camera per ogni Regione. Unioncamere si è detta pronta agli accorpamenti sul territorio per ridurre i costi, in un’ottica economie di scala, ma senza dimenticare la specificità delle economie nei vari territori. Camere di commercio a vocazione industriale non possono ad esempio

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accorparsi con altre a vocazione prettamente agricola, perchè hanno approcci e attività di promozione assolutamente diversi, se non addirittura escludenti uno per l’altra. Inoltre, fare gli accorpamenti senza una soluzione del problema pensionistico, vanificherebbe l’operazione. Gli accorpamenti sono frutto delle linee guida in via di elaborazione da parte della consulta dei segretari generali siciliani di cui fanno parte tre delegati di Unioncamere tra cui il presidente Montante. Dall’analisi strutturale dei dati economici, numero e tipologia delle imprese, l’ipotesi in campo è quella di tre nuclei accorpati nell’Isola. Ne uscirebbero una Camera della Sicilia-nord con Palermo, Enna e Messina, una Camera del distretto sud ovest con Trapani, Agrigento e Caltanissetta, che da poco è diventata una realtà, e una Camera Sicilia est con Catania, Siracusa e Ragusa. L’orientamento nazionale è di portare il limite minimo ad almeno 80 mila imprese insediate per gruppo camerale.

Il 2013 per l’economia nissena è stato un anno di contrazione della ricchezza. Lo stipendio di un nisseno è meno del 67% della media nazionale, i consumi di una famiglia nissena sono meno del 72% di una famiglia del centro nord.

Sono quasi 21 mila le aziende attive in provincia di Caltanissetta. Oltre 5 mila nell’agricoltura, quasi duemila nella manifattura, energia e minerarie, 2.370 imprese di costruzioni, 6.581 del commercio, 1.160 nel turismo, uno dei comparti che

fa registrare un tasso positivo di crescita del 3,3%. Da aumentare il peso dell’artigianato sul totale, il 17,7%. Il 65% è un’impresa individuale. Il totale di addetti supera le 38 mila unità.

Andamento imprese in provincia di Caltanissetta - III trimestre 2014 - Variazione percrntuale

Aziende giovanili, Sicilia da record A livello nazionale, nel primo trimestre, la Camera di commercio di Caltanissetta ha registrato l’incremento più alto in percentuale delle aziende giovanili. Soddisfatto per la voglia di fare dei giovani siciliani, il Presidente di Unioncamere Sicilia, Antonello Montante: “Fa ben sperare che ci sia ancora voglia di rischiare”. “Soprattutto nel Mezzogiorno per chi ha meno di 35 anni, mettere in piedi un’impresa rappresenta un’al-

ternativa al lavoro dipendente. Nonostante i numeri scoraggianti della disoccupazione, l’andamento delle imprese giovanili fa ben sperare, dimostrando come ci sia ancora voglia di fare impresa ed essere produttivi. Questo è un segnale importante soprattutto in una regione come la Sicilia dove troppe volte si sente parlare di clientelismo e assistenzialismo. Queste parole devono essere cancellate per dare finalmente spazio al merito e alla competenza.”

Guardando alla tabella che riguarda le imprese giovanili su Caltanissetta e provincia, su questo indicatore si traccia uno degli elementi di vitalità che fanno ben sperare, in un quadro di crisi. Sia nel 2012 che nel 2013, il saldo tra iscrizioni e cessazioni di imprese under 35 è stato positivo.Una vitalità che si conferma anche nel III° trimestre 2014 con il 155% di incremento in agricoltura e un 36% nel commercio di imprese “giovani”.

Iscrizione imprese giovanili III trimestre 2014

L’INIZIATIVA

Un’inversione di tendenza a partire da giovani e studenti. “Interventi educativi per tutelare ciò che abbiamo”

L

a Cciaa di Caltanissetta, da qualche anno ha operato un’inversione di tendenza, stabilendo che tra gli obiettivi statutari ordinari, vi fosse la legalità a 360 gradi, individuata come elemento di sviluppo dei territori, prevenendo gli effetti distorsivi che invece comporta la criminalità. La distorsione dei mercati avviene quando non c’è trasparenza, in contesti in cui le imprese sane vengono aggredite e distrutte. In questo senso, da tempo la Camera di commercio presieduta dal Cav. Antonello Montante, ha avviato un percorso di diffusione e informazione nelle scuole, seminando germogli a partire dai bambini e continuando con gli studenti. “Insegnare che la legalità

Insegnare che la legalità premia, serve a stimolare un protagonismo sociale positivo premia, serve per andare oltre l’aspetto formale, e stimolare un protagonismo sociale che si oppone alla prevaricazione del più forte”. Il percorso avviato in simbiosi con i rappresentanti delle associazioni di categoria, i sindacati e Confindustria, che ha portato alle espulsioni delle imprese colluse, si traduce quindi nell’impegno per la promozione dei prodotti del territorio, nella tutela dalla contraffazione, nel rapporto con gli studenti e la Scuola.

In questi giorni è partito il progetto: “Uso responsabile del denaro, come prevenzione dell’usura”. Si tratta di una serie di incontri negli istituti superiori Liceo Scientifico di Caltanissetta, Istituto Secondario “Leonardo Da Vinci” di Niscemi, Istituto “Virgilio” di Mus-

Imprenditoria Femminile: esprime vitalità nel nisseno Nel III° trimestre 2014, la nascita di 31 imprese agricole “rosa” è un dato che sebbene parziale, fornisce un’indicazione chiara di quanto

l’imprenditoria femminile sia dinamica in un anno di crisi per la Sicilia, il 2014. Nello stesso periodo, con 104 nuove iscrizioni, l’im-

prenditoria femminile fa segnare un +76% rispetto all’anno precedente. Un andamento che era già positivo nel 2013.

Andamento imprenditoria Femminile in provincia di Caltanissetta

someli, in cui la sensibilità dei giovani ai temi dell’usura e del racket, viene stimolata a partire dalla loro realtà quotidiana. Ecco perchè l’uso responsabile del denaro. “Si tratta di fenomeni strettamente collegati ad un uso illecito del denaro e che oggi forse più di ieri, incombono sulla nostra società per la profonda crisi economica che sta attraversando il nostro paese ma anche per il mutato panorama culturale”, afferma il presidente Antonello Montante. Il modo più efficace per combattere l’usura è quello di fare prevenzione attraverso interventi educativi all’uso responsabile del denaro. “Ci interessa moltissimo questa collaborazione con le scuole, perchè gli studenti imparano e le risorse che abbiamo le possiamo con loro diffondere. In un momento di crisi è fondamentale tenerci stretto e tutelare ciò che abbiamo”, gli fa eco il segretario della Camera di commercio, Guido Barcellona.

Imprenditoria straniera. Espansione che può portare ricchezza Imprenditoria straniera: nel nostro territorio è importantissima e continuerà a trainarci nei prossimi anni. Abbiamo interesse che gli

stranieri vengano qui a lavorare e a portare ricchezza. L’integrazione degli stranieri nel nostro territorio è di fondamentale importanza. In

Imprenditoria straniera Gap 2012 - 213

un territorio come il nostro che fa registrare il trend più alto di aumento di imprese con titolari stranieri rispetto alla Sicilia.

fonte Stockview - Infocamere 2013


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Viale della Regione Fatti in Redazione

“ U

di Annalisa Giunta

Ordinato prete dal vescovo Mons. Alfredo Maria Garzia all’età di 25 anni. Il prossimo 29 giugno festeggia i 30 anni di sacerdozio: una vita da prete

n parroco vicino ai giovani e ai più bisognosi, forse un po’ lontano dagli schemi tradizionali, parliamo di padre Alessandro Giambra, che per certi versi può essere definito un antesignano di papa Francesco e del suo messaggio di non aver paura di incontrare, di scoprire le novità, di parlare della gioia del Vangelo a tutti per cambiare il mondo a partire dalle periferie così come fece Gesù, uomo di periferia di quella Galilea lontana dai centri di potere dell’impero romano e da Gerusalemme. Padre Alessandro, 30 anni di sacerdozio il prossimo 29 giugno, nasce infatti come parroco per la periferia della povertà, accogliendo nella sua chiesa - per alimentare la mensa degli italiani meno fortunati - gli immigrati, un esempio di integrazione tra diverse culture. Nato il 6 maggio del 1960, gemello di Carmela, figlio di un minatore Rosario e di Cristina Di Graci, entrò in seminario all’età di 15 anni per poi uscirne e rientrarvi all’età di 17 . Si diploma al liceo classico “Ruggero Settimo” di Caltanissetta, si laurea in Sacra Teologia e si specializza in catechetica. Diventa diacono il 1 giugno del 1984 e fu ordinato prete dal vescovo Mons. Alfredo Maria Garzia all’età di 25 anni. La sua prima chiesa fu quella di San Biagio dove vi rimase per due anni, successivamente la chiesa Regina Pacis per altri 7 anni e da 21 anni è alla guida della chiesa

di San Pio X, oltre ad essere cappellano del carcere dei minori di Caltanissetta, professore di religione al liceo classico Ruggero Settimo e membro della congregazione dei figli dell’Amore Misericordioso: tre esperienze diverse l’una dall’altra ma accomunate dal legame e dalla vicinanza verso i più i giovani. Ed è proprio la vicinanza ai giovani,

nasce in un periodo storico che vede la caduta del muro di Berlino, la disgregazione del blocco sovietico e l’arrivo dei primi albanesi che vengono così accolti in una casa accoglienza in via Palermo, aperta anche ai poveri delle vie del centro storico. Si trattò del primo sportello della carità in città in risposta ai bisogni dei meno fortunati. Proget-

“E fu la chiesa di San Pio X che nel 2003, anno nel quale si creò un gruppo di Vincenziane - aggiunge padre Giambra - accolse nelle aule di catechismo i primi cento immigrati giunti in città in cerca di un futuro migliore. Progetto di accoglienza proseguito nel 2005 grazie alla volontà

Padre

Alessandro

Con Dio, ma controcorrente il voler frequentare i loro luoghi di ritrovo, le discoteche che in un primo momento agli occhi della gente, ma non per lui, rappresentano un ostacolo alla vita sacerdotale di don Alessandro Giambra, così come lo stesso racconta: “nessuno mi vedeva come prete e pensava che potessi diventarlo e proprio nei primi anni del mio sacerdozio durante i quali frequentavo le comitive del viale numerose le segnalazioni che giunsero a Mons. Garzia sulla mia reputazione. Un modo per screditarmi e allontanarmi dalla chiesa ma che non hanno influito nella corso della mia crescita spirituale e sacerdotale”. Durante gli anni alla guida della chiesa Regina Pacis, frequentando i giovani del viale della Regione, decide di fondare nel 1989 assieme a loro l’associa-

to poi proseguito negli anni alla guida della chiesa San Pio X, che all’inizio del suo insediamento in sostituzione di padre Pietro Piangiamore, malato da anni, appariva come una chiesa di periferia di cui bisognava costruire le fondamenta nel vero senso della parola dato che era stata da poco costruita. Una chiesa e una comunità religiosa cresciuta negli anni e che grazie alla beneficienza dei fedeli è stata completata sotto l’aspetto strutturale ma anche decorativo. “Ricordo che quando arrivai a San Pio X – racconta padre Giambra – la chiesa non aveva neanche i banchi, l’unico bene prezioso che ho ricevuto in eredità se così possiamo dire è stata la presenza del cappellano don Michele che in questi anni mi è rimasto vicino e fedele. La

Chiesa durante i quali padre Alessandro ha visto cambiare la città giorno dopo giorno e svuotarsi dei tanti giovani che frequentavano le comitive e le vie cittadine, oltre a un modo diverso di relazionarsi: “il viale si è svuotato quando c’è stato l’avvento dei telefonini e delle nuove tecnologie il vero male del secolo, infatti se da un lato portano il mondo a casa accorciando anche le distanze dall’atro isolano le persone. Oggi si entra in crisi se non c’è connessione, secondo me bisogna riscoprire l’altro, vivere la vita, i rapporti veri e non virtuali per riscopre la solidarietà in un mondo chiuso ed egoista come il nostro”. Padre Alessandro, che ama definirsi come un’ottimista sfegatato, vuole lanciare per natale un messaggio di speranza alla città e ai giovani: “c’è tanto bene nascosto che se fosse coor-

Off-Record

Tentazioni e diavolerie varie... Off - record, a margine dell’intervista, Padre Alessandro, paladino di schiettezza e sincerità, non lesina “frammenti” di ricordi curiosi, confidenze amichevoli, che aiutano a capire il percorso dell’uomo che si consacra a Dio: la strada

talvolta è in salita. “In giovane età non sono mancate le uscite, i mitici anni ’90 del leggendario viale Della Regione, la comitiva e gli amici, le gite al Banacher di Acitrezza”. Sorride, racconta la sua vocazione, il suo cammino: “Non mancarono talvolta le tirate d’orecchie dell’allora vescovo Alfredo Maria Garzia”. Ogni sua parola dimostra come virtù dell’uomo sovente provengano dalle sue esperienze; sorride: “U’ sacciù chi è duci u miele”. dinato e legato alla capacità di sentirci più uniti potrebbe essere messo a disposizione degli altri. Io credo nella speranza che non delude e nella fede che aiuta ad andare avanti e a sognare.

Guida la chiesa di San Pio X da 21 anni: “Ai giovani dico di valorizzare i propri talenti e impegnarsi” zione intitolata San Filippo Apostolo, in memoria di Agostino Sanfilippo prematuramente scomparso alcuni giorni della costituzione ufficiale dell’associazione a seguito di un incidente stradale nei pressi di Buonfornello e che il prossimo 4 dicembre compirà 25 anni. Un’associazione che

prima cosa che feci fu quella di fa posizionare nella rotatoria del ponte Bloy il crocifisso che era stato abbandonato in un garage”. “Una chiesa – prosegue che si popolò anche di quei giovani che frequentavano il viale della Regione che venivano di proposito per seguire i corsi in preparazione al matrimonio”.

del vescovo mons. Mario Russotto di donare l’istituto del povero per realizzare il centro di accoglienza “Madre speranza” oggi realtà, sostenuta da tanti volontari, e luogo di ricovero per tanti poveri e immigrati”. Anni quelli trascorsi a servizio della

Ai giovani dico di valorizzare i propri talenti, impegnarsi senza aspettarsi nulla dall’altro. Se l’altro sente freddo è perché io non sono capace di abbracciarlo, Dio di fatti in un’umanità fredda si è fatto carne per portare il calore all’umanità”.


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“Seicentoquaranta” Un grande progetto... di solidarietà

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Natale si può fare solidarietà acquistando un vino pregiato che piace anche ad Andrea Camilleri. “Un vino fatto nella strada degli scrittori è un vino diverso”, ha detto il papà del Commissario Montalbano. E’ il “seicentoquaranta”, un vino Doc Sicilia, Nero d’Avola affinato in barrique di rovere francese, che si potrà apprezzare anche nel tempo, grazie alla sua possente struttura ed ai tannini nobili che lo avvolgono. Un vino austero, dal colore rosso granato intenso, con sentori fruttati di ciliegia e marasca, avvolte da note terziarie balsamiche, di tabacco e pepe nero. “Al palato – assicurano gli esperti - armonico, con tannini vellutati ed un retrogusto piacevolmente fruttato”. Il progetto della Cmc di Ravenna, l’impresa capofila dell’Empedocle2, il Consorzio che sta realizzando, per conto dell’Anas, la nuova strada statale “Agrigento – Caltanissetta”, è ambizioso. “Vogliamo lasciare un segno al territorio collegandolo al nome della strada che stiamo realizzando”, ha detto l’ingegner Pierfrancesco Paglini, project manager dell’Empedocle2, in occasione della presentazione del vino che si è svolta lo scorso 4 dicembre per la grande festa di cantiere dedicata a Santa Barbara. Il “seicentoquaranta”, che si può acquistare presso l’enoteca “ArteVino” di Canicattì, in primavera sarà al Vinitaly di Verona, tra i vini pregiati siciliani, nell’ambito delle iniziative dedicate alla “strada degli scrittori”, il progetto turistico-culturale ideato dal giornalista Felice Cavallaro e subito sposato dalla Cmc, dalla Regione Sicilia, dall’Ars e dai Comuni interessati. E intanto continuano i lavori in tutto il tracciato. Il cantiere è nel pieno delle attività. E anche “Barbara”, la mega talpa tra le più grandi d’Europa, lavo-

ra a pieno ritmo. Scava quella che sarà, prima della prossima estate, la prima canna di quattro chilometri della Galleria Caltanissetta. Col suo traguardo importante raggiunto nei mesi scorsi, la TBM, dal diametro di 15,08 metri, è già tra le macchine più potenti per lo scavo meccanizzato di una galleria. “Stiamo lavorando per consegnare al Committente e alla Sicilia una strada moderna e sicura che farà crescere questo territorio, la sua economia, il circuito del commercio e del turismo – dichiara Paglini – Siamo consapevoli dell’importanza del nostro lavoro quotidiano e ci inorgoglisce l’obiettivo che raggiungiamo ogni giorno e cioè consolidare il rapporto positivo con chi vive e opera in Sicilia”. “Se il nostro lavoro e in particolare i risultati che ci arrivano dalla TBM sono punto di riferimento nazionale – aggiunge – vuol dire che stiamo lavorando bene. Questi successi li dobbiamo alle tante eccellenze presenti in cantiere, dai tecnici agli operai. In tutti i settori registriamo professionalità e competenze che mettiamo a disposizione del Committente, l’Anas, che tra l’altro ha fortemente voluto l’utilizzo della TBM per i lavori della 640”. “Barbara”, lo ricordiamo, è tra le più importanti macchine attualmente a disposizione per eseguire lo scavo di

tiene a precisare Pierfrancesco Paglini – un progetto corale che racconta una nuova Sicilia fatta di forze giovani con

no raggiunti. La mappa della nuova “Agrigento – Caltanissetta” è adesso più visibile anche ai cittadini. E anche

Un vino pregiato prodotto dalle uve del territorio per il sociale. Un progetto della CMC che sta realizzando la nuova 640. Caltanissetta registra un primato nazionale: la TBM “Barbara” ha già scavato due chilometri in pochi mesi. Il 2015 sarà un anno importante per il cantiere tanta voglia di costruire un futuro migliore”. L’anno nuovo, per il cantiere, sarà importante per gli obiettivi che saran-

i progetti della Cmc di Ravenna – che informa i cittadini sulle attività svolte attraverso il BLOG CMC SICILIA iniziano ad essere più visibili.

Tante competenze diverse contribuiscono a realizzare grandi progetti. È questo il significato più profondo del cooperare.

Comunicazione commerciale

Ogni opera è un grande progetto corale

una galleria e al tempo stesso prevedere la messa in posa dell’opera. Un anno fa i pezzi della “talpa” siciliana sono arrivati sotto la collina Sant’Elia dal porto di Porto Empedocle, dove è arrivata dalla Francia, grazie a numerosi trasporti eccezionali, fino al cantiere di contrada Bigini. Una macchina enorme, lunga 115 metri, pesante 4000 tonnellate. I cittadini di Caltanissetta si sono subito resi conto dell’importanza del grande lavoro svolto in sintonia con le Istituzioni della città, anche per i controlli effettuati grazie al Protocollo di legalità siglato con la Prefettura. Grandi soddisfazioni anche per la realizzazione della Galleria Papazzo, per i nuovi viadotti in corso di realizzazione. “Il nostro è un lavoro collettivo –


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Fatti & Territorio

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’inchiesta

La “vita” in un bicchiere Ragazzi

nisseni

trascinati da fiumi di alcol L

’alcoolismo giovanile è una piaga della società moderna che assume contorni statistici, mostruosi, crescenti e preoccupanti. Inutile si sta rivelando alla prova dei fatti almeno nella nostra nazione ed in particolare a Caltanissetta, la legge che vieta di vendere o ’somministrare’ alcool ai minorenni. Abbiamo deciso di renderci contro praticamente e direttamente della situazione che si vive nel capoluogo nisseno. Tutto è nato in un freddo mercoledì di novembre, quello che alcuni definiscono il mercoledì da Champions con la stragrande maggioranza delle persone attaccate allo schermo per sostenere gli eroi calcistici delle formazioni italiche.

Un viaggio nella movida nissena: minorenni ai banconi di bar e pub che non rispettano la legge Sono circa le 22.30, abbiamo concluso l’ennesima giornata di lavoro in redazione, ci avviamo verso casa, ma decidiamo di concederci una birra. Ci dirigiamo verso un locale e la nostra attenzione viene calamitata da uno strano trio: lui è uno spilungone biondastro, timido ed impacciato, al massimo avrà 15 anni, che accompagna due ragazzine, una molto magra e con le trecce, l’altra più robusta e con un look più appariscente, non più di 16 anni a testa. Entrano nel locale, le due fanciulle spigliate e dirette si rivolgono al titolare: il tono è sommesso, ma la gestualità è inequivocabile. Parlottano sommessamente qualche secondo, si dirigono verso lo scaffale delle bottiglie dei superalcolici, è ripongono

all’interno di una borsa, modello vecchio zaino militare, una bottiglia di gin ed una di rum. Pagano estraendo un gruzzolo di monete, da un sacchetto di plastica e si dirigono divertiti verso l’uscita. Non resistiamo ed immediatamente ci rivolgiamo all’uomo: “Ma lei ha venduto due bottiglie di alcool a dei minorenni?”. Lo sguardo del nostro interlocutore è dapprima perplesso, poi diventa infastidito: “Non è per loro, è per i genitori. Ma poi a voi cosa interessa?”. Da lì nasce la nostra idea, e complici quattro minorenni, due ragazze e due ragazzi, dalle fattezze evidentemente adolescenziali, abbiamo visto cosa accade nei locali della movida nissena, nel week end: il quadro si tinge di una cupezza che va al di là di ogni più pessimistica previsione. Riteniamo utile ricordare che il Ministero dello Sviluppo Economico, con la risoluzione 18512/13, ha definitivamente chiarito che l’applicabilità del divieto di vendita di bevande alcoliche ai minori di anni 18, previsto dall’art. 7 del DL 158/2012, vale anche per la somministrazione sul posto, in linea con analogo parere del Ministero dell’Interno. Il codice penale già prevedeva per chi somministrava in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici, l’arresto fino a un anno, mentre il predetto DL 158, meglio conosciuto come “decreto salute”, ha stabilito il divieto di vendita di bevande alcoliche ai minori di anni 18, sanzionato però amministrativamente con la pena pecuniaria da 250 a 1000 euro. Il primo dato da evidenziare è l’assoluta mancanza di rispetto della normativa da parte dei gestori dei locali ed anche la più totale mancanza di controlli di un fenomeno che, abbiamo ‘toccato’ con mano, è evidente, molto, troppo evidente. Purtroppo in nessuno dei lo-

abusive, dove con cifre minime si può ottenere l’accesso al “paradiso” dei beoni: l’open bar. Perché l’importante non è la qualità ma la quantità: vogliono riempirsi, stordirsi e assentarsi. Facile sconfinare nel famigerato binge drinking, ossia l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve: lo scopo principale di queste “abbuffate alcoliche” è l’ubriacatura immediata nonché la perdita di controllo. I “binge drinker” bevono maggiormente cocktail, birra e vino mentre in misura minore i liquori. Sono attenti alla moda dell’”happy hour”. Nel rapporto epidemiologico

cali che i ‘nostri complici’ hanno visitato, mai nessuno ha chiesto i documenti o avanzato dubbi sulla loro maggiore età. Camerieri e barman, si sono sempre limitati a prendere le ordinazioni, servirle ed incassare il dovuto: flussi inarrestabili di coca e rhum, gin tonic, birre. Un ‘fiume in piena’ che coinvolgeva la quasi totalità dei ragazzi; sovente i nostri complici, hanno incontrato compagni di scuola o amici, tutti intenti a bere. Siamo rimasti sorpresi dalla loro naturalezza nel districarsi tra i vari cocktail e la competenza sulle ‘marche’ o quantità degli ingredienti: in alcuni locali, alcuni ragazzini si sono avvicinati al bancone chiedendo “il solito”. Truppe irrigimentate in comportamenti omologati, stessi sorrisi, stessi selfie e l’insolita abitudine di rimanere in giro fin quasi all’alba. Tre sono i week-end che abbiamo dedicato al nostro giro, tentando nei limiti del possibile, di andare nei locali per almeno due volte per renderci conto dei comportamenti dei giovani: bar, pub, locali, in diversi punti di Caltanissetta, dalla periferia al centro storico. Il copione è rimasto sempre sostanzialmente

inalterato. Le serate, in genere, per i minori, iniziano presto, con l’aperitivo o come lo si definisce adesso apericena. Altri ragazzini, legati alla mancanza di contanti, fanno il pieno di bottiglie per poi stordirsi in abitazioni privati o garage o feste, spesso

2014 dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità appena pubblicato sul sito di Epicentro riporta che in Italia, sei studenti su sette (86%) hanno dichiarato che è “abbastanza facile” o“molto facile” procurarsi bevande alcoliche se vogliono. Questi dati servono per esplicitare che il fenomeno non è


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di Donatello Polizzi

La Famiglia

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RIFLESSIONI

è in crisi,

crollo di un “modello” prettamente nisseno, ma purtroppo perfettamente allineato al resto dello stivale. Il consumo e l’abuso di alcol fra i giovani e gli adolescenti è un fenomeno preoccupante se si considera che l’OMS raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol al di sotto dei 16 anni di età e i risultati della ricerca scientifica ci dicono che chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio 4 volte maggiore di sviluppare alcoldipendenza in età adulta rispetto a chi inizia non prima dei 21 anni. Il primo bicchiere viene consumato a 11-12 anni; l’età più bassa dell’intera Unione Europea (media UE 14,5 anni). Sono oltre 3 milioni i bevitori a rischio ed 1 milione gli alcolisti; 817.000 giovani di età inferiore ai 17 anni hanno consumato bevande alcoliche e circa 400.000 bevono in modo problematico (alcolismo). In un occasione ci siamo casualmente seduti con i ragazzi vantando una parentela, gli zii simpaticoni, con le ‘nostre truppe’: al tavolo, 2 ragazzi e 4 ragazze (oltre ai ‘nostri). In poco più di un’ora e mezza hanno consumato più di due cocktail a testa, preparandosi, per vivere al meglio la serata. Fioccano i bicchieri di plastica e le bottiglie di birra. Il tempo è trascorso tra bevute e smartphone: ondate di sms e “whatssappate” di massa. Non neghiamo il disagio che abbiamo percepito per l’assenza, quasi totale di dialogo, mai un silenzio è stato più ‘fastidioso’. Quando alzavano lo sguardo dal cellulare, era soltanto per riferire di terzi che si facevano vivi tramite l’etere. In un’occasione la ragazza addetta ai tavoli ci ha anche lanciato un’occhiataccia: probabilmente le sarà risultato stonato che degli ultraquarantenni erano seduti ad un tavolo con dei minorenni. Già, forse per lei, non è etico; invece, lo è stato servire alcool senza limiti a dei minorenni ed incassare un totale di poco più di 86 euro in 90 minuti e senza rilasciare lo scontrino.

“N

el mondo occidentale abbiamo costruito una società dove la famiglia non esiste più”. Diretto, efficace, spiazzante. Pietro Cavaleri, 63 anni, assessore alla Solidarietà e Interculturalità del Comune di Caltanissetta, laureato in Filosofia e in Psicologia, dirigente psicologo del consultorio familiare CL 1, è un sagace interlocutore, che disegna un quadro generale sulle ‘dipendenze’. “La mia idea: nel mondo occidentale la famiglia non esiste più. Esistono aggregati di individui che cercano di gestire la vita, lo dicono grandi studiosi, ma che non sono più famiglia: non esiste più come l’abbiamo vissuta nella tradizione occidentale”. Parole ostiche, dure d a

ascoltare, ancor più se pronunciate da un padre di due figli. Ci conduce per mano nel ragionamento che dipana il nesso tra la caduta della famiglia e l’alcolismo giovanile. “Paradossalmente, a fronte della morte della famiglia, la psicologia, e gli studi in ambito neuro scientifico, ci dicono che non basta avere un cervello da essere umano, per diventare psicologicamente un essere umano; per sviluppare il bagaglio genetico in maniera umana, deve identificare le proprie emozioni e quelle degli altri, per un reciproco riconoscimento. E’ un esito non scontato. Tutto dipende dalle qualità delle relazioni. Se vivo in un contesto che non mi riconosce, che non mi supporta, io crescerò analfabeta dal punto di vista emotivo”. Cavaleri, articola con cura le parole, tratteggia le linee di un disegno, ampio, fosco, ma nitido e comprensibile. “La vita è complessa, dolorosa, piena di criticità. Soltanto la condivisione è in grado di permetterci di sopravvivere. La capacità di aiutarci e farci compagnia, ci permette di sopravvivere. Creiamo una società fatta di individui,

aggregati umani come le città e le famiglie, tendono a sfilacciarsi: abbiamo perso la strategia di esistenza dell’umanità. In termini psicologici tutto ciò produce un disagio. La dipendenza risponde a questa esigenza; mi concentro sull’alcool o sul gioco o sulla pornografia: si tenta di semplificare tutto dipendendo da un’esperienza che totalizza la vita. La dipendenza è oltre che una semplificazione, anche un anestetico; si combatte la sofferenza non sentendola: per non sentirla, la ubriaco. L’oggetto della dipendenza diventa

Pietro Cavaleri disegna i tratti di una società “malata” che esalta l’individuo e mortifica le relazioni surrogato di un soggetto che non c’è. Proviamo a contestualizzare, mettiamo tutto dentro un quadro e leggiamolo come un disagio molto più complesso che ha come elemento unificante l’assenza della relazione”. Dipendenze che aiutano a sopportare la vita. “I giovani che crescono in famiglia disgregate, sono fragili. Hanno paura della vita. Bere li anestetizza, trovano forza, cercano di avere

più disinibizione, andare a bere insieme per tirarsi su insieme”. Affascinati da una descrizione che ci ‘spaventa’, Cavaleri configura un modello di società autodistruttiva. Siamo lì lì, per chiedergli un lume di speranza, una ‘probabile’ soluzione, ma con inusuale anticipo, è un passo avanti a noi. “Ecco perché mi sono messo in politica a 63 anni; non solo perché me lo hanno chiesto, ma per non rimanere con le braccia conserte. Forse non potrò cambiare granchè, ma potrò e dovrò dire, io ci ho provato. Se ognuno di noi, invece di chiudersi nel negativismo, nel privato, nella maldicenza, se ognuno di noi provasse a fare la propria parte, potremmo evitare ai neo feudatari, qualcuno li ha definiti così, di dominarci. Invece ci rendiamo sempre più servi della gleba, se consentiamo ai neo feudatari di fare i signori assoluti”. Un ragionamento, ben sviluppato, che giunge alla sua logica conclusione. “Il mio obiettivo è creare aggregati, reti. Quello che ho fatto con ‘Caltanissetta per Caltanissetta’: riscoprire la gratuità delle relazioni. L’ex scuola di Xiboli diventerà la casa del volontariato, desidero che fisicamente si faccia rete. Non dimentichiamo, il protocollo d’intesa Comune-Asp per favorire integrazione socio-sanitaria. Dare più forza al distretto socio sanitario che comprende sei comuni, cioè la gestione politiche sociali della legge 328, in termini sovra comunali”. Siamo partiti dalla crisi della famiglia originata dalla crisi di una società che esalta l’individualismo, in cui siamo sempre più soli, connessi con il mondo ma disconnessi da noi stessi, per giungere alle dipendenze che anestetizzano “la vita”. Cavaleri, non ci ha soltanto aiutato a capire, ma anche spiegato come agisce nel suo ruolo politico. Da chi beve, a chi ha fede nelle relazioni e nell’umano: condividiamo e confidiamo nel noi.


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Gela & dintorni di Marco Benanti

Morire di lavoro

A Gela la battaglia contro il reparto killer del Clorosoda

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na strage silente, impunita ed omertosa. Gli operai muoiono e nessuno sa perché, i bambini nascono malformati e nessuno sa perché. La gente si ammala e nessuno sa perché. Le famiglie piangono e nessuno sa perché. Possibile? Pare proprio di si, ed accade che a Gela per la giustizia,

almeno in questa fase, la morte abbia il solo nome delle centinaia di morti ed ammalati del “reparto killer” nella raffineria Eni di Gela, ma non ha ancora un responsabile. Potrebbe essere il petrolchimico il nome dei perché appena citati? Per loro, i familiari di chi è morto, il perché un nome ce l’ha ed è Cloro soda-dicloroetano dell’ex Ancic. A Gela da 50 anni lavoro significa Eni, il petrolchimico voluto da Enrico Mattei negli anni 60 che ha cambiato per sempre il volto ed il dna della città. Lo sa bene Daniele Esposito Paternò, 31enne gelese con la passione per il ciclismo. Si definisce “un precario a tempo indeter-

minato”. Lavori saltuari dal nord Italia all’est europeo. Un giovane come tanti in una terra sempre più arida di promesse e di sogni. “Fino a qualche anno fa – dice - speravo in una raccomandazione per entrare allo stabilimento. Oggi ho una guerra aperta con loro”. Il motivo? Il padre di Daniele, Fran-

co, aveva lavorato per oltre 20 anni proprio all’interno del reparto Clorosoda del petrolchimico di Gela, con mansione di capoturno. Poi la terribile scoperta: un tumore al polmone che nel 2006 dopo sei mesi lo stronca. “Da quel momento la mia vita è cambiata” aggiunge Daniele. Insieme a Massimo Grasso, figlio di un altro operaio morto per le stesse cause e ad un ex capoturno ha fondato un comitato spontaneo per gli ex lavoratori dell’impianto. Ha portato in tribunale l’Inail ed al primo grado di giudizio il giudice del lavoro del tribunale di Gela Luca Solaino ha riconosciuto la malattia professionale

quale causa della morte del padre di Daniele, condannando

l’Istituto Nazionale contro gli Infortuni sul Lavoro ad erogare alla famiglia del defunto la quota di indennità reversibile spettante. Il problema però non è di carattere economico ed un indennizzo non cancella certamente il dolore, anzi suona come una vera beffa. Alla ricerca di verità e giustizia, Daniele ha fatto causa anche alla Syndial, l’ultima società che ha assorbito il reparto Clorosoda, il classico esempio di scatole cinesi. Poi ha deciso di divulgare la sua storia, piena di ferite, testimonianze scomode, scrivendo un libro, fatto stampare con gli ultimi risparmi. “Grande storia di un piccolo uomo”. Questo il titolo

che campeggia sulla copertina completata dalle torri del petrolchimico ed una maschera bianca. Un testo scorrevole ma impegnato in cui si racconta della vita semplice di un ragazzo siciliano alle prese con la ricerca dell’occupazione e la minuziosa descrizione del reparto in cui il padre “spazzava il mercurio” sul pavimento caldo. Un libro di palese denuncia che non è sfuggito all’attenzione della Procura di Gela. Il gip Lirio Conti all’inizio del 2013 ha infatti disposto l’incidente probatorio. Inoltrando 17 avvisi di garanzia con l’accusa di omicidio colposo e di lesioni aggravate, tra ex dirigenti Eni e Clorosoda. La prossima udienza è il 19 dicembre e l’incidente probatorio è iniziato a dicembre 2012 ascoltando Salvatore Mili per le precarie situazioni cliniche, nel frattempo deceduto un anno fa. “Ho dovuto trasformare il dolore per la morte di mio padre in ingegno, per cercare di avere ragione su un sistema malvagio, lo stesso sistema che affermava che gli operai sono tutti morti per cause naturali, lo stesso sistema che ci prende in giro facendo nominare periti che lavorano per una strutture, il Gemelli di Roma, finanziata dall’Eni attraverso il progetto “Gemelli insieme”, creando così un eviden-

te conflitto di interessi . Ci sono voluti quasi due anni per far si che i Consulenti Tecnici di Ufficio depositassero la loro relazione peritale, sarebbe stato impossibile effettuare delle considera-

La dolorosa epopea di Daniele Esposito Paternò. Un libro per raccontare le battaglie di giustizia e la ricerca di verità zioni puntuali e dettagliate in appena 10 giorni. Morale i 4 CTU medici non hanno una specifica competenza per effettuare le ricostruzioni dei corretti cicli produttivi dell’impianto cloro soda-dicloroetano. Incarico che sarebbe dovuto essere ricoperto da tecnici industriali altamente specializzati. In poche parole l’intera perizia, secondo me, rischia di essere viziata proprio perché è svolta in assenza di competenza. In questi anni di battaglie, viaggi, visite mediche, processi e morti, ho potuto constatare quanto sia difficile dimostrare le verità scomode da semplice ed umile cittadino. Sono ormai 8 anni che gli ex dipendenti del cloro sodadicloroetano di Gela combattono per aver giustizia. Aver appreso che secondo i CTU di questo procedimento l’impianto cloro soda-dicloroetano di Gela fosse un “ambiente di lavoro sano” ci ha offeso e sconvolti! Purtroppo però chi ha gioito per questa CTU ha fatto i conti senza l’oste perché oggi siamo un gruppo di persone ancora più unito ed ancora più voglioso di vincere. Per questo motivo e grazie al lavoro dei nostri avvocati e dei nostri consulenti di parte, per rendere giustizia a chi c’è e a chi non c’è più, anche lavorando giorno e notte, sono certo che riusciremo a ripristinare la verità”. Per Daniele Esposito Paternò la morte del padre rappresenta “l’inizio di una nuova vita, di un fuoco di nome Giustizia e Verità che esplose così tanto da far creare un vero e proprio incendio di Rabbia e Amore. Per la mia gente, per tutti quelli che soffrono, che ridono, che muoiono – conclude Paternò- per tutti quelli che hanno voglia di vivere”. Chissà che proprio sotto il Natale 2014 il concetto di giustizia per chi combatte questa causa, possa avere un significato diverso.


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CALTAMBIENTE Nelle strade per Voi, a Natale con Voi, nel 2015 a servizio della Città come sempre Buone feste

Società Consortile a Responsabilità Limitata per la Gestione Unitaria e Congiunta di Servizi di Igiene della Città di Caltanissetta

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Letizia Colajanni

Storia & Cultura

Cento anni fa nasceva Letizia Colajanni

“Madre della Città” A

vrebbe avuto cento anni, Letizia, in questo 2014, e la sua città avrebbe potuto ricordarla meglio, probabil-

mente. Letizia Colajanni, donna politica, intellettuale mai esibita, è stata memoria storica e coscienza critica del movimento democratico nisseno, per tutta la seconda metà del ‘900. Nessuna meglio di lei avrebbe meritato il titolo di “Pasionaria” (come Dolores Ibarruri,

secca, ma le donne del popolo, analfabete, che abitavano nei tuguri del centro storico, stremate dalla miseria e da nidiate di bambini senza scarpe, affamati, che giocavano per le strade, se avevano avuto la fortuna di non andare a lavorare in miniera, come “carusi”, a caricarsi sulle spalle quintali di pietre di zolfo, per sopravvivere. Quelle donne dei minatori le aveva conosciute da bambina, quando, nel 1919, i cortei che andavano verso la Prefettura passa-

di Fiorella Falci

(Unione Donne Italiane) a Caltanissetta, girando per i quartieri a organizzare le donne con una esperienza di volontariato politico straordinaria, raccogliendo migliaia di firme per la pace, contro le minacce di una nuova guerra nucleare che agitavano il mondo ormai diviso dalla guerra fredda. La “Signorina della Pace” la chiamavano tutti, e quando si era candidata per il Consiglio Comunale, l’avevano eletta con una valanga di voti, da tutti quartieri più poveri della città. Aveva guidato donne e bambini nelle manifestazioni a sostegno delle lotte degli zolfatai, affrontando anche le manganellate delle cariche della Polizia; e aveva girato i paesi di mezza Sicilia a fianco delle donne dei contadini che occupavano le terre incolte e chiedevano “pane e lavoro” come riscatto della propria dignità. Quando le donne che scendevano in piazza venivano chiamate “strafalarie”, come diceva lei con un sorriso ironico quando raccontava alle donne più giovani la lunga storia delle sue esperienze politiche, trasmettendo una narrazione oggi preziosa della memoria storica del nostro territorio. Dal 1960 al 1964 sarebbe stata anche deputata regionale, senza perdere mai il suo legame profondo, materno, con il popolo. Senza smettere mai di viaggiare in autobus: il suo “sondaggio” quotidiano, che le permetteva di condividere i pensieri e le parole della gente, senza filtri, senza elucubrazioni. E di restituirne l’ironia disincantata, nelle sedi ufficiali della politica, quando era capace con una battuta, con una espressione micidiale, di disinnescare la retorica di chi si prendeva troppo sul serio. Cattolica praticante, aveva sofferto per tutta la vita della scomunica inflittale perché “comunista”, nel 1949, di quel negarle la Comunione all’altare; una ferita che non sarebbe stata sanata neppure quando, con Giovanni

politici, le associazioni e i sindacati, guidando battaglie storiche per le donne nissene. A cominciare dalla conquista dei primi asilinido e del Consultorio familiare. Non avrebbe mai perduto l’attenzione affettuosa di una madre per i più piccoli e i più deboli della società, in una città quasi da sempre orfana di padri politici che ne avessero cura. Il trascorrere del tempo non l’avrebbe fermata, instancabile dirigente del Sindacato

XXIII e il Concilio Vaticano II, la Chiesa avrebbe cercato il dialogo per valorizzare, come diceva allora il Papa Santo, “più quello che ci unisce piuttosto che quello che ci divide”. Negli anni ‘70 Letizia si confrontava con il femminismo, e pur essendo critica verso le posizioni più “estreme” non rinunciava mai al dialogo. Per costruire uno spazio concreto per la comunicazione tra le donne lavora all’istituzione della Consulta Femminile Comunale, insieme alle donne di tutti i partiti

dove si trova oggi custodito in alcune casse, in attesa di essere catalogato come archivio, e aperto alla consultazione. Se n’è andata un 2 giugno, nel 2005, nell’anniversario del primo voto alle donne italiane, una delle battaglie più importanti della sua giovinezza: quella che le aveva rese cittadine, con pari dignità, responsabili nella società come nel lavoro e nella famiglia. Come era stata lei: voce, intelligenza e memoria delle donne nissene. Madre della Città.

Fondò l’Unione Donne Italiane a Caltanissetta appena finita la guerra: tutti la chiamavano “signorina della pace” pensionati della CGIL e dell’AUSER, le “pantere grigie” come diceva ironicamente, che vogliono aggiungere vita agli anni e non solo anni alla vita, facendo anche della terza età una condizione positiva per la battaglia politica, per un welfare a misura di persona: sua l’idea di una casa-albergo per anziani nel vecchio Ospedale Vittorio Emanuele, idea che non riuscirà a vedere realizzata. Non aveva mai rinunciato alla sua libertà, alla sua autonomia, anche nel voler vivere da sola nella vecchia casa di campagna dei suoi genitori, fino alla fine, circondata dai suoi libri e dalle sue amatissime “carte”, un patrimonio prezioso di documentazione delle battaglie civili delle donne nissene che ha voluto donare alla Biblioteca Comunale,

La Zolfara di Renato Guttuso, 1953. A destra Letizia Colajanni (cerchiata in rosso) alla guida del corteo per il NO all’abrogazione del divorzio, era il 1974

l’eroina della guerra di Spagna che lei aveva conosciuto personalmente), per la passione civile e la tensione morale che hanno sostenuto sempre la sua vita dedicata agli altri con amore spontaneo, mai retorico, sempre disponibile ad ascoltare, ad osservare e ad interpretare “politicamente”, con uno sguardo più ampio, le “gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” del popolo in cui si riconosceva, e che l’ha riconosciuta, sempre, come propria espressione. Lei che era nata in una delle famiglie più importanti della Sicilia del secolo scorso, i Colajanni, protagonisti nei Parlamenti e nella società: il nonno Pompeo era stato il fondatore in Sicilia del sindacato obbligatorio contro gli infortuni nelle miniere, il prozio Napoleone, leader nazionale dell’opposizione ai governi liberali tra ‘800 e ‘900, il padre, Luigi, apostolo della cooperazione umanitaria nel primo dopoguerra, il fratello Pompeo, il leggendario “Barbato”, comandante partigiano liberatore di Torino, in quell’aprile del 1945 in cui l’Italia usciva dalla dittatura fascista per cominciare una nuova storia democratica, nell’orizzonte pieno di speranze in una giustizia vera, finalmente, per tutti, uomini e donne. E Letizia alle donne aveva sempre pensato, nel suo impegno sociale, prima ancora che politico: non alle donne aristocratiche o alto-borghesi che aveva conosciuto da crocerossina, negli anni della guerra, quando curava i feriti dei bombardamenti nell’ospedale militare organizzato all’Istituto Testa-

vano sotto casa sua, a palazzo Trabonella, e centinaia di madri e di mogli si toglievano lo scialle nero e si scioglievano i capelli, gridando, lungo la strada, tutta la loro disperazione. Aveva imparato a non avere paura di quella rabbia, di quella disperazione, e aveva sentito che poteva, doveva, fare qualcosa, in quella città dell’ingiustizia e dello sfruttamento in cui la storia aveva deciso che dovesse vivere. Appena finita la guerra aveva fondato l’UDI


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il Fatto Fenninile

di Rosario Neil Vizzini

La Provvidenza è

Fimmina

I Fatti di

Etico

“Tu chiamale se vuoi emozioni”

Beatrice Giammusso, imprenditrice dell’ospitalità di successo nel quartiere più difficile di Caltanissetta

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n quartiere che è la storia stessa di Caltanissetta, la Provvidenza. Da salotto buono della città a postribolo fino a rione malfamato e simbolo del degrado e dell’abbandono del centro storico. Solo la caparbietà di donna poteva immaginare di avviare un’attività imprenditoriale in questo luogo. E realizzarla con successo. Inizia così, con Beatrice Giammusso, socia di Italia Nostra, Dama di Malta e titolare del Bed&Breakfast “Antichi Ricordi”, IlFattoFemminile, una rubrica nata con l’intento di scovare e dare visibilità a imprese e iniziative al femminile nel territorio nisseno. “Non sono nata alla Provvidenza, ma qui ho vissuto per tanti anni. Quando sono andata via da Caltanissetta questo quartiere

infati si possono facilmente raggiungere la Valle dei Templi, Cefalù, Piazza Armerina, oppure i grossi centri come Palermo e Catania”. Di quante unità abitative dispone? “Come Bed&Breakfast abbiamo cinque locali, come affittacamere sei”. Conta di realizzarne altri? “Ho iniziato con tre locali soltanto, non sapevo come sarebbe andata, ma invece la nostra attività decollò da subito grazie al fatto che offrivamo

zioni c’è la volontà di valorizzarlo”. Per le ristrutturazioni si è rivolta a dei professionisti, a maestranze locali? “Sì mi sono rivolta a maestranze locali. Anche per altri tipi di fornitura, perché voglio che i soldi che spendo rimangano a Caltanissetta. Ma non ci sono architetti, solo un ingegnere a cui mi rivolgo per l’iter amministrativo dei progetti. Perché ritengo di avere molta fantasia e buon gusto. I

qualità. Il nostro target è alto. I nostri ospiti non devono assolutamente sentire la mancanza del grande albergo, anzi devono trovare un’accoglienza e un calore quasi superiori a quelli che può offrire un hotel a quattro stelle a un prezzo accettabile. Così iniziai pian piano ad allargarmi con l’obiettivo di diventare un albergo diffuso”. Qui dove siamo oggi è molto elegante, gli altri appartamenti, le altre unità abitative, sono tutte nello stesso stile? “Quando faccio gli acquisti delle varie casette non voglio locali già ristrutturati e abitabili, anzi più diroccate sono e meglio è. Perché devo personalizzarle. E poi punto molto sul recupero, per me il restauro deve essere conservativo, non deve stravolgere quelle che sono le caratteristiche sia architettoniche che dell’epoca di costruzione dell’immobile”. Conta di ampliare ancora l’offerta di ospitalità? “Certo. Abbiamo tre cantieri aperti, che però sono fermi e non per mio volere ma dell’amministrazione comunale, in quanto gli oneri di urbanizzazione sono molto alti e io non li posso sostenere, perché il quartiere è quello che è, anche se nelle mie inten-

cantieri li seguo personalmente”. Mentre per la gestione dell’accoglienza ha dei collaboratori, sono del quartiere? “Sì sì, eh, da sola non potrei farcela. La mia più stretta collaboratrice abita a 50 mentri dal Bed&Breakfast. Le ripeto, è stata una scelta voluta fin dall’inizio, solo persone del quartiere o comunque di Caltanissetta”. Al di là del successo della sua iniziativa, secondo lei Caltanissetta ha le carte in regola per diventare una città dell’accoglienza? “Ah sì, sì sì. Il mio obiettivo ultimo, generale, è di portare gli stranieri a Caltanissetta. Per questo contatto i tour operator e le agenzie di viaggio straniere e giro spesso in Italia e all’estero per partecipare agli eventi dedicati al turismo, per promuovere la nostra città. Voglio che Caltanissetta sia conosciuta in tutto il mondo. Non m’importa se vengono da me, non m’interessa, l’importante che le persone siano incuriosite e vengano a vedere questa città perché merita”. Lei come li incuriosisce gli stranieri, ha un piccolo segreto? “Sì certo, lì porto in giro di notte. Caltanissetta è magica di notte, rimangono affascinati”.

Il mio obiettivo principale è portare gli stranieri a Caltanissetta: la città di notte è magica insieme al corso Umberto era il salotto della città, tornando, dopo 38 anni, ho trovato un degrado allucinante. La caparbietà, la voglia di fare, la voglia di cambiare questa città sono quello che ancora oggi mi fa restare qui. Ho preso un impegno con me stessa. E intendo portarlo a termine”. Dove è stata in tutti questi anni? “Ho fatto una vita da zingara...” Proprio come il vecchio nome della Provvidenza: Zingari... “No, si sbaglia. E’ solo una questione d’accento. Il vecchio nome è Zingàri non Zingari, perché qui c’erano gli artigiani che lavoravano lo zinco. Sono stata in giro con mio marito, direttore del Banco di Sicilia con compiti ispettivi e sempre in viaggio. Poi quando avevamo raggiunto la serenità, e perchennò l’agiatezza economica, vivevamo in una bella villa in provincia di Catania, un infarto me l’ha portato via a soli 48 anni. E sono passata come si suol dire dalle stelle alle stalle”. Non ha pensato di rifarsi una vita sentimentale? “Sì ma decisi di no, avevo due figli piccoli da crescere, entrambi maschi, e uno era gelosissimo. Oggi sì, ho un compagno, anzi un’amicizia particolare, ma anche lui è sempre in viaggio per lavoro: si vede che era proprio destino che dovessi fare tutto da sola. Ma i miei figli, che con grandi sacrifici ho fatto studiare e sono entrambi sistemati, sono i miei più stretti collaboratori”. Quando ha aperto il Bed & Breakfast? “Nel 2007, dietro suggerimento di mio figlio, è laureato in marketing, e con un’indagine di mercato ha stabilito che Caltanissetta è il posto ideale per mettere sù un’attività ricettiva, sia per l’ampiezza e la bellezza del suo centro storico, sia per la centralità della sua posizione. Da Caltanissetta

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l mio pensiero di Natale è rivolto ai giovani; voi, apatici ma anche sognatori, illusi e disillusi, innamorati e disamorati, forti e deboli, taciturni e loquaci, impegnati e disinteressati; voi, tutti vi vorrei accanto a me e insieme ascoltare Lucio Battisti. Lo fate ancora ma distrattamente, lo suonate e lo cantate nelle gite, a casa, al karaoke. Ma voi e forse anche i vostri genitori, non avete probabilmente raccolto il messaggio di quel mito irraggiungibile. Un canto libero attualissimo, una vera stella cometa anche per la generazione studentesca di oggi. Vorrei dirvi che anche per noi genitori, suoi contemporanei, Lucio fu un mito e anche un pezzo della nostra autobiografia collettiva. La sua voce, la sua musica, i testi delle sue canzoni, scritte con Mogol, non sono figli del ‘68 né della colonizzazione musicale americana, ma furono frutto genuino di un cantautore italiano, di un singolo che esprime la sua irrepetibile singolarità. Dei miti non interessa la storia, ma la mitologia. Bisogna ascoltarlo senza pensare alla sua collocazione politica che generò e genera solo sterili discussioni. Di sicuro oggi come allora In un mondo che non ci vuole più era l’incipit di una sua canzone ma anche della nostra vita di scontenti, noi, voi giovani e noi che no lo siamo più. E l’immensità si apre intorno a noi, s’innalzano purissime…alludeva per noi a scelte eroiche, come le discese ardite e poi le risalite…che non devono oggi passare inosservate e devono avere un senso e una speranza. E poi, la destra dei fantasmi del passato cadendo lascia il quadro immacolato, a noi parve una straordinaria allegoria della militanza ideale nel nobile regno dei vinti, cari al cielo e maledetti dalla storia. Ma oggi la si legge come una incredibile premonizione. Come l’imbarazzante planando sopra boschi di braccia tese. E poi ancora in alto e con grande salto e laggiù il deserto, ci pareva d’ascoltare e sognare, quel sogno che anche oggi non deve svanire. Ma Come può uno scoglio arginare il mare ci richiamava all’amara realtà mentre già incalzava e incalza (in una pazzesca attualità) Mi ritorni in mente che evocava allora ma anche oggi e in futuro, nei fondamentalisti liceali, la reminiscenza platonica. Illusioni ottiche e acustiche, infondate associazioni, ma così nacque il mito. Nell’epoca dell’invadenza del politico e della vita collettiva, ci attaccammo a quel lieve evocare le emozioni e i mondi interiori; ci attaccammo a

quelle storie d’amore, a Linda, Francesca, per cantare le nostre e riabilitare l’universo a due in piena orgia collettiva. Ma oggi, vi chiedo, cosa c’è di diverso? Battisti fu per noi qualcosa di più di un cantante. Fu il ponte tra la trasgressione e la tradizione, fra la leggerezza dei diciott’anni e l’intensità di alcune passioni adulte. Ci riconciliò con la modernità senza farci perdere l’amore dell’antico, ci riportò al presente senza allontanarci dal mito, anzi accompagnandoci col mito nei ritmi, nelle parole e nel vestire di quegli anni; dimostrandoci che era possibile essere romantici nell’epoca cinica della tecnica o nell’era ideologica della destra e della sinistra militante. Ci aiutò a riannodare il rapporto con il nostro tempo, pur non amandolo. Battisti accompagnò i primi balli appassionati, tu chiamale se vuoi emozioni… Lasciamo quel mito a i ricordi bellissimi della nostra adolescenza o giovinezza in una città ancora raggiante, quella voce magica che ci stregò e continua a stregare dopo più di trent’anni. Battisti era amato e seguito in modo speciale da una generazione controcorrente che tramite lui collegava il romanticismo grande, pubblico e politico, al romanticismo piccolo, privato, intimo e amoroso. Ma erano sentimenti che appartenevano a noi, non importa che appartenessero pure a lui. Da un cantante non bisogna aspettarsi lezioni filosofiche o ideologiche, ma belle canzoni ed emozioni. Diffidate dai cantanti che vogliono darvi lezioni di morale e di politica. A un cantante permettete soltanto di fare risvegliare la vostra anima. Battisti lo fa ancora oggi e non vergognatevi di emozionarvi come succede ancora a me e ai vostri genitori ascoltando quelle magiche canzoni. Questo voglio dire a voi ragazzi così uguali a noi ma così miopi oggi da essere colpiti da una maglietta di Che Guevara o da un tatuaggio inutile e sfregiante o ancora da capelli cotonati, dalla moda della birretta in mano o peggio da pilloline che vi prendono e poi vi buttano come uno straccio vecchio. Questi non sono miti o luoghi di rifugio. La salvezza può essere la musica di Battisti, quello che vi dice in qualche centinaio di delizie musicali che possano non solo allietarvi il Natale ma indicarvi modestamente e dolcemente un se pur minimo riscatto della vostra vita per uscire da quella apatia e che rischia di attanagliare anche noi, nisseni preoccupati, che vi osserviamo.


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di Salvatore Falzone

A Mussomeli, sessant’anni fa la rivolta

degli assetati

Dalla tragedia al processo celebrato nel Tribunale di Caltanissetta

N

e hanno rinviati a giudizio 44 e, di questi, 28 sono in carcere da sei mesi: alcuni accusati di avere «offeso l’ onore e il prestigio dei militari dell’ Arma dei Carabinieri e del sindaco di Mussomeli». Altri di aver «deteriorato i vetri delle finestre e del balcone del palazzo municipale mediante lancio di pietre, oltre che usato violenze e minaccia ai militari comandati in servizio di ordine pubblico». Tutti sono chiamati a rispondere di «organizzazione e partecipazione a pubblica riunione senza preventiva autorizzazione». Primo ottobre 1954, sezione penale del Tribunale di Caltanissetta: comincia il processo per i «fatti dell’ acqua», riassunti in apertura dal presidente Gaetano Piscitello. La mattina del 16 febbraio 1954 gli abitanti di Mussomeli - che con la morte di don Calò Vizzini e l’incoronazione di Genco Russo ascende al top della geografia mafiosa dell’Isola - si radunano davanti al municipio per chiedere la sospensione dei pagamenti e la revisione del contratto con l’Eas. L’anno prima, infatti, per risolvere l’ annoso problema dell’ acqua, il comune aveva stipulato una convenzione con l’Ente Acquedotti Siciliani. Che si impegnava a rimettere in sesto le condutture e a fornire ogni giorno 8 ore di acqua non solo ai privati ma anche alle fontanelle pubbliche. In cambio, gli utenti avrebbero pagato dei canoni annui: 3000 lire chi aveva l’ impianto in casa, 500 tutti gli altri. Sta di fatto che in paese, alla faccia della convenzione, di acqua ne è arriva poca e solo di tanto in tanto. Col risultato che il malcontento nella popolazione è cresciuto di giorno in giorno, prima di sfociare nella protesta di piazza del 16 febbraio. Il sindaco, il democristiano Giuseppe Sorce, si affaccia al balcone e rassicura tutti: l’

indomani saprà dare risposte precise. L’ indomani la gente ritorna davanti al municipio, ma il primo cittadino non ha nessuna intenzione di uscire dalla sua stanza e, visto che le proteste cominciano a lievitare minacciose, si rivolge ai carabinieri per ristabilire l’ ordine pubblico. Alla folla di manifestanti - all’ incirca 2.500 - viene intimato per tre volte di sciogliersi e, quando per tutta risposta inizia il lancio delle pietre, il maresciallo ordina quello dei lacrimogeni. E’ subito tragedia. La gente, che non ha la più pallida idea di cosa siano i lacrimogeni, è convinta che i carabinieri stiano buttando delle bombe. Si scatena una terribile ressa. Con una fuga disperata attraverso le due viuzze che si dipanano dalla piazza. Alla fine, sull’ acciottolato di via della Vittoria rimangono a terra numerosi feriti - tra i più gravi un bambino di sette anni con frattura del cranio - e quattro morti, tre donne e un ragazzo: Giuseppina Valenza, 72 anni; Onofria Pellitteri, 50 anni; Vincenza Messina, 25 anni e Giuseppe Cappalunga, 16 anni. Il processo. Siedono al banco della difesa avvocati tra i più quotati a livello locale e regionale (Giuseppe Savagnone, Vincenzo Terenzio, Michelangelo Salerno, Vincenzo Vizzini, Salvatore Arcarese, Francesco Spataro, Filippo Siciliano, Matteo Sanfilippo) e qualche pezzo grosso arrivato da Roma: tra questi Umberto Terracini, senatore comunista, che il partito ha deciso di inviare in soccorso dei “compagni” mussomelesi. Pubblico ministero è Gaetano Costa, ucciso dalla mafia 26 anni dopo. Fin da subito gli imputati confermano la loro assoluta innocen-

za: alcuni spiegano addirittura di non essere stati in piazza il giorno della manifestazione, mentre altri dichiarano di non aver preso parte attiva alla dimostrazione pur trovandosi nelle vicinanze per svariati motivi. Viene ascoltato il maresciallo Giuseppe Sturiale, che batte sul fatto che la folla avrebbe di certo invaso il municipio se i suoi uomini non l’avessero fermata in tempo. E che precisa: «Non è mi venuto in mente che il lancio dei candelotti potesse provocare un panico eccessivo fra la popolazione». Poi comincia la martellante raffica di domande dei difensori: quali precise disposizioni sono state date alle guardie? Quanto tempo è passato tra l’ ultima intimidazione e il lancio dei lacrimogeni? E soprattutto: sono state lasciate ai manifestanti effetti-

ve possibilità di deflusso? Dopo il maresciallo tocca al sindaco, che si limita a ricostruire la vicenda burocraticoamministrativa dell’ acqua in paese. E dopo ancora, ai carabinieri presenti in piazza, che ora dovranno testimoniare e riconoscere alcuni dei dimostranti chiusi in gabbia. Sono momenti di confusa agitazione: anche perché un carabiniere sbaglia nell’ individuazione, provocando una polemica furiosa sull’ attendibilità dei riconoscimenti effettuati. Non mancano dichiarazioni contrastanti e vivacissime contestazioni, anche da parte del pubblico, che il presidente Piscitello è costretto più volte a far uscire dall’ aula. Il collegio di difesa, intanto, chiede e ottiene che venga effettuata un’ ispezione sui luoghi dei fatti: si vuole dimostrare che, siccome l’ edificio comunale è servito da altri ingressi, la folla avrebbe potuto accedervi dalle entrate secondarie se avesse davvero voluto invadere il palazzo. Poi tocca al pubblico ministero che con una dura requisitoria cerca di far leva sulla disobbedienza della folla ai richiami dei carabinieri, sugli insulti pesanti e reiterati, e sulla resistenza aggravata culminata in una pericolosa sassaiola. Alla richiesta di condanna a 5 anni e 9 mesi di reclusione

avanzata da Costa, il difensore palermitano Di Matteo ribadisce la mancanza di prove sufficienti a carico degli imputati, individuati peraltro con criteri «discutibilissimi», e l’ avvocato Terenzio si sofferma sulle oggettive difficoltà di sbocco dei manifestanti dalla piazza. Viene anche eccepito il reato di resistenza e si insiste sul fatto che le pietre sono state lanciate contro l’ edificio comunale, non contro i carabinieri. Terracini ripercorre tutte le fasi della vicenda, indugiando sulle responsabilità dell’ Eas. E alla fine, dopo il riepilogo delle tesi difensive da parte dell’ avvocato Trigona della Floresta - il quale contesta i capi d’ imputazione e invita tutti ad abbandonare «demagogia e speculazioni di parte» - il collegio giudicante si ritira in camera di consiglio. Il verdetto arriva dopo tre ore: 27 condanne, 17 assoluzioni. La pena più pesante - 9 mesi di reclusione - viene inflitta al segretario della Camera del lavoro di Mussomeli, Salvatore Guarino: il caso diventa politico, più di quanto non lo sia già. A sinistra parlano di «autentica punizione politica». Degli imputati condannati quasi tutti sono comunisti, con tanto di tessera del partito. Le polemiche non si placano, e volano pesantissime accuse nei confronti del ministro Scelba. Eppure in appello, il 22 luglio 1955, la sostanza della sentenza - che giustifica l’ operato del maresciallo dei carabinieri e del sindaco - non cambia. E l’ anno dopo la Cassazione rigetta definitivamente il ricorso dei condannati.


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Ornamenti di Ivana Baiunco

Quelli che E

a Natale...

poi ci sono quelli che amano le canzoncine di Natale, che non vedono l’ora di comprare i regali, che con cura maniacale si preparano per allestire l’albero e cercano tutte le novità dell’anno tra piume (anche io ho ceduto), fiocchi, pizzi, nastri e luminarie, per una sorta di gara tra amiche a chi ha l’albero più chic, di tendenza alla moda. E poi c’è chi: ”Questo natale solo pensierini”. E poi c’e’ chi: ”Ma a Capodanno si va in montagna, perchè Natale con i tuoi….” Ed invece ci sono quelli che non amano l’atmosfera melensa, che odiano i preparativi per il cenone, che non sopportano il vischio, le campane che suonano a festa ed il finto buonismo che come per magia (ovviamente quella del Natale) arriva ed infrange i cuori di tutti. Si comincia a pensare dove andare a cena il 24 e poi il 25 e con chi. Ho assistito a rotture familiari per aver deciso di andare dalla mamma piuttosto che dalla suocera, la notte del 24 o per il pranzo del 25. Di solito incontri i parenti che non vedi tutto l’anno,

che non vedresti mai se non fossero parenti. Si pensa a cosa cucinare in un tripudio di preparazioni da chef che invece risultano spesso esperimenti a volte quasi chimici. Una mia amica un anno cucinò la “Paella” versione originale con tanto di pesce fresco, richiesta specifica del fratello, pomeriggio intero in cucina e commensali nicchianti sul fatto che non è il tipico piatto natalizio e dunque numerosi furono i mugugni. Morale della favola: amarezza e stanchezza. Ma allora ne vale la pena? E poi ci sono i regali, molti dei quali vanno a finire nel reparto riciclo, buoni per tutte le evenienze. C’è chi ha uno stock di palle colorate con la neve dentro, l’apoteosi del chic, ci vuole una grossa dose di coraggio per esporle su una qualsiasi mensola della casa, con la speranza intrinseca che hai fatto un grosso torto a Paola Marella e a tutti gli arredatori professionisti, una sorta di offesa, uno schiaffo estetico. Cosa mi metto per la sera del cenone è la domanda di routine. Allora vai a cercare

nell’armadio quell a splendida gonna di velluto di Armani che hai comprato qualche anno addietro e ti accorgi che se prima l’avevi presa perché metteva in mostra le tue splendide rotondità adesso ti sta letteralmente stretta, ma tipo guaina del dottor Gibaut e realizzi che non sarai mai quella strafiga con collana di perle e marito sorridente al seguito che si vede nelle pubblicità, che apre i regali trova un diamante mentre una schiera di bambini biondi e riccioluti sorridono e ringraziano per il trenino di legno. Ti accorgi invece, se hai bimbi nella tua famiglia che se non regali un tablet di ultima generazione, terranno il muso fino a Natale prossimo.

E mentre pensi che vorresti tanto partire, ricordi che le Maldive sono un pò troppo costose per i comuni mortali a Natale e non solo. Sui social da qualche giorno gira una frasetta carina che racchiude il senso di ciò che scrivo in poche righe, che recita più o meno così: “Se siete d’accordo possiamo passare direttamente al 7 gennaio.” E poi c’è tuta la pantomima di Babbo Natale soprattutto dedicata ai bambini, la maggior parte dei quali hanno contezza del fatto che non esiste, ed è il papà o lo zio che si traveste pensando di essere credibile, ma stanno al gioco, perché tanto si beccano i regali e fanno gabbati e contenti i parenti. Mia nipote Viola ha 4 anni ed è sulla buona strada, già sa che il principe azzurro non esiste. E sfido chiunque a dire il contrario in sua presenza. Certo il padre mi detesta perché, sono

una cattiva maestra, ma, meglio svezzarli subito. Le illusioni sono poetiche solo nei romanzi degli scrittori latino americani, per noi europei è un’altra storia. Su Babbo Natale ci stiamo lavorando ma non vorrei rischiare di non vedere più la bambina, perché il padre me lo impedirebbe. Il Natale è quel periodo nel quale le famiglie fanno finta di volersi ancora bene e di avere motivi per stare insieme, che se fosse vero lo farebbero nel resto dell’anno ed invece non lo fanno mai. E’ anche il periodo nel quale facciamo finta di essere buoni, cosa che non è perchè nel resto dell’anno siamo i soliti egoisti e ce ne sbattiamo dei problemi del mondo, ma se facciamo qualche regalo, meglio se stupido e a buon mercato, così poi possiamo continuare a tenere in piedi il bluff della nostra umanità.


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cettina bivona

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Fine pena sempre di Rino del Sarto

“H

anno ragione a chiamarle morti silenziose, vite a perdere. Nelle carceri italiane si continua a morire, per scelta o per malattia, per vecchiaia o per stress. E non si muore solo al di là delle sbarre. Si uccidono anche poliziotti penitenziari logorati nella testa e nell’animo. E se no ce la fanno più loro, figuriamoci noi detenuti”. Sono le parole crude e pacificate con cui l’ergastolano Giuseppe Grassonelli descrive lo stato delle carceri italiane in Malerba, scritto a quattro mani con il giornalista Carmelo Sardo e Premio Leonardo Sciascia 2014 per la Letteratura. Chi è Giuseppe Grassonelli? E’ entrato in carcere nel novembre del 1992, a seguito dell’Operazione Leopardo, a 27 anni e da semianalfabeta. In carcere si è laureato in Lettere e filosofia con 110 e Lode e ha deciso di raccontare la sua storia. Senza falsi pentimenti interessati, senza illusioni, e con la calma lucidità e la risolutezza spietata che avevano caratterizzato la sua vita fuori dalle regole. Ascoltiamolo. Perché le sue parole sono quelle di tanti, troppi detenuti che non le hanno, che non le trovano per esprimere quello che sentono. “Lo confesso, sono stato un criminale piuttosto spietato, ma non avevo alternativa. Non conoscevo altre vie d’uscita. Ho ucciso uomini, mi sono macchiato di numerosi crimini e avrei continuato a commetterne se non mi avessero arrestato. Sono sempre stato, fin da ragazzino, un delinquente, ma paradossalmente non sapevo di esserlo”. Eppure qualcosa è cambiato. “Però, alla fine, ho capito quanto fossero importanti i legami per mantenere la legalità in ogni società - annuncia Grassonelli. Oggi credo nello Stato, nelle sue leggi - posso anche non condividerle, ma le rispetterò sempre - e nella società civile. Voglio che i miei figli crescano e vivano in una società senza mafie”.

Ma entriamo in medias res, in mezzo alle cose, e parliamo dell’ergastolo, del quale chiediamo fin da adesso l’abolizione e la conversione delle pene nel massimo previsto dalla legge, 30 anni di carcere. Ascoltiamo ancora Grassonelli. “Non so quanti sappiano cosa sia l’ergastolo ostativo. Non so quanti sappiano che in Italia la condanna all’ergastolo non è uguale per tutti. C’è chi viene condannato all’ergastolo comune e chi, come me, all’ergastolo ostativo, l’articolo 4-bis dell’Ordinamento Penitenziario. Qual è la differenza?”. L’ergastolo ostativo viene applicato solo a chi si macchia di omicidi commessi nell’ambito di una guerra di mafia. Se io, per esempio, avessi ucciso un poliziotto o un carabiniere, o un direttore di banca, o un gioielliere per rapina, o

Grassonelli sia quelle c h e raccontano la sua pena mettono involontariamente in rilievo la logica distorta della legislazione antimafia. Quella sui pentiti, infatti, premia solo la chiamata in correità, non il pentimento vero, facendo così passare il pericoloso concetto che l’infamità è la regola, mentre la resipiscienza, il ravvedimento sincero non è neanche l’eccezione, ma un comportamento disdicevole e perfino da stupidi. Non solo. Se l’omicidio di un mafioso è

E’ il dramma di queste persone IlFattoGlobale di Natale 2014. Globale perché quello della pena di morte, dell’ergastolo che la equivale se non peggio, delle torture, dell’isolamento, dell’affollamento carcerario non è un problema soltanto italiano. Pochi giorni fa è stato reso noto dal Senato degli Stati Uniti d’America il rapporto sulle torture e le violenze gratuite perpetrate dalla CIA nel mondo. Per non parlare poi dei tanti immigrati rinchiusi in condizioni disumane nei Centri cosiddetti d’accoglienza e il loro essere trattati da merce, carne da macello, come è emerso a seguito dello scandalo Mafia Capitale. Forse possiamo dare ragione a Beppe Grillo una volta tanto. Nel senso che

peggio un bambino, mi sarei beccato l’ergastolo comune. Chi è condannato all’ergastolo comune dopo vent’anni di detenzione può iniziare a far richiesta di permessi per uscire, per passare le feste a casa, ma anche per ottenere la semilibertà o andare a lavorare fuori. Noi condannati al 4-bis no. non abbiamo diritto a nessun beneficio”. Sia la parte relativa al pentimento di

punito con l’ergastolo ostativo mentre quello di un poliziotto o un bambino con l’ergastolo comune vuol dire drammaticamente che per la legge, per lo Stato italiano la vita di un mafioso vale di più di quella di un tutore dell’ordine pubblico o di un innocente. E si finisce dunque per dare importanza e prestigio a ciò che più si vuole combattere e perseguire: la mafia, appunto.

c’è un’etica tacita anche in un patto criminale. Ma qualcuno lo ha violato senza ritegno alcuno, è stata la politica, sono stati i partiti, già colpevoli di averlo siglato quell’accordo. “La mafia non ha vinto - Il labirinto della trattativa” s’intitola il saggio di Salvatore Lupo e Giovanni Fiandaca pubblicato proprio quest’anno da Laterza. Guarda caso poco tempo dopo comincia a

scricchiolare il muro dell’omertà che proteggeva tanto i mafiosi quanto i politici. E a parlare non è uno qualsiasi ma Totò Riina. Prima se la prende con Nino Di Matteo, pubblico ministero titolare dell’accusa nel processo sulla Trattativa. Poi rivela che il detonatore della strage di Via D’Amelio, che costò la vita a Paolo Borsellino e alla sua scorta, stava nel citofono. Infine attacca Don Ciotti, responsabile dell’Associazione Libera contro le mafie coinvolta nella gestione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. Il messaggio è chiaro. Attacca il giudice per motivarlo. Sembra dire “chiamami perché ho dichiarazioni bomba da fare”. Perché? I soldi. Secondo indiscrezioni infatti mancherebbero all’appello svariati miliardi di euro di provenienza illecita, che non sono più nella disponibilità delle mafie e neanche di chi dovrebbe restituirli alla legalità. Soldi che in forza di quell’accordo sarebbero stati dati dalla mafia a imprenditori e professionisti compiacenti in cambio di riciclaggio e impunità. Lasciamo infine l’ultima parola ancora a Giuseppe Grassonelli. “Chi non è stato rinchiuso all’Asinara non può avere idea di cosa fosse negli anni Novanta: l’inferno in terra. Un giorno venne a trovarmi in quell’isolamento atroce un magistrato molto importante. Mi parlò con toni pacati, garbati, come se parlasse a suo figlio. Provò a convincermi a collaborare con la giustizia. Mi prospettò sconti di pena, protezione ai miei familiari, e una vita nuova con generalità nuove e perfino uno stipendio. Voleva però che parlassi di politica, che facessi nomi. Ma io non avevo niente da offrirgli. Lo lasciai parlare e lui, come era venuto, se ne andò”. Chi sa parli dunque. Affinché ci sia finalmente verità, pace e giustizia. Affinché uomini che hanno sbagliato, che hanno pagato e si sono pentiti davvero siano restituiti alla società come prevede la Costituzione. Affinché ci sia fine pena sempre.


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Fatti & San Cataldo

Il Natale

non ha “colore”

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n una società come la nostra nella quale, ultimamente, il presepe è stato addirittura vietato in alcune scuole in quanto taluni dirigenti scolastici lo considerano un simbolo discriminatorio che rischia di offendere la sensibilità dei fedeli di altre religioni e di impedire l’integrazione tra persone di credi religiosi diversi, la storia che arriva da San Cataldo dimostra invece che la natività con le sue scene non solo non urta la sensibilità di chi ha un credo religioso diverso, ma rappresenta, esso stesso, strumento di unione tra persone di lingua e condizione sociale, momento di integrazione di popoli e culture diverse. Il fatto poi che in que-

La tradizione del presepe, dell’albero e della novena rendono possibile dialogo e integrazione ste ultime settimane che hanno preceduto l’avvento del Natale, San Cataldo sia stato oggetto di forti ed accese polemiche sull’opportunità di accogliere o meno i rifugiati all’interno del proprio centro abitato, conferma come, laddove luoghi comuni e pregiudizi figli di intolleranza e discriminazione sembrano poter trionfare sulle logiche dell’accoglienza e della integrazione, il Natale, con la magia del suo presepe, riesce a compiere miracoli che nemmeno un fiume di buoni propositi e belle parole è forse in grado di fare. Potenza misteriosa di quel presepe che è e resta la vera essenza non solo del Natale in quanto tale, ma anche di quanti, senza appartenere alla stessa religione, gli riconoscono la magia che solo i simboli

autentici posseggono. In una San Cataldo dilaniata recentemente da polemiche sui rifugiati, in una cittadina nella quale c’è chi considera il rifugiato “reo” di avere il telefonino o qualche spicciolo in tasca, il Natale, tramite il presepe, ha fatto il miracolo di creare integrazione, di dimostrare che, proprio partendo dal suo simbolo per antonomasia, è possibile fare i primi passi verso una integrazione non di facciata. La scintilla che ha fatto scoccare questo miracolo è stata la donazione di un presepe che il gruppo del Gazebo della Solidarietà ha fatto ai rifugiati dell’Ipab Canonico Pagano. La donazione è avvenuta proprio nel giorno stesso dell’Immacolata. Un dono semplice ma autentico: un presepe con il Bambin Gesù, Giuseppe, Maria, l’asinello, il bue, i pastorelli, le pecorelle, le piccole scenette attorno alla capanna della natività. Loro, i rifugiati, gente fuggita da paesi come il Pakistan o la Somalia, quel dono non lo hanno visto come un momento discriminatorio o come il tentativo da parte di una popolazione prevalente su un territorio di imporgli la propria volontà e le proprie credenze, ma come un momento di condivisione. Quel presepe non solo lo hanno accettato, ma davanti ad esso hanno anche dato vita ad un vero e proprio momento di condivisione arrivando ad intonare una preghiera di ringraziamento e benedizione sia in lingua inglese che nella lingua d’origine. Alla fine, laddove sembrava difficile riuscire ad avviare un momento di condivisione tra cittadini e rifugiati, quel presepe è invece riuscito nell’impresa. Il

presepe del gruppo del Gazebo della solidarietà, formato, tra gli altri da Salvatore Riggi, Marco Saporito, William Tumminelli, Giovanni Cirasa, Salvatore Pilato, Ignazio Pirrera e Maria Sardo, ha fatto il miracolo. Nell’Ipab, laddove un tempo c’erano gli anziani che attendevano l’arrivo del Natale con i canti tipici delle novene e con preghiere tramandate di padre in figlio, si è lavorato per realizzare non solo un grande albero di Natale, ma anche il presepe. E a lavorarci non sono stati solo i sancataldesi, ma anche i rifugiati; ci hanno lavorato i pakistani come gli eritrei, i somali come i keniani e ghanesi. Il presidente dell’Ipab Michele Falzone ha fatto ristrutturare a sua spese un vecchio presepe contenuto in una nicchia della Casa d’ospitalità e rimasto senza i personaggi. Ognuno ha cercato di dare il suo piccolo contributo alla realizza-

zion e d i quel presepe; nessuno s’è tirato indietro, nessuno ha detto no. E dopo sei anni, come per magia, sono anche tornate le statuette del presepe all’Ipab, è tornato il natale proprio in quella casa che ospita rifugiati che, prima di allora, non sapevano cosa fosse un presepe! Ognuno ci ha messo di suo: quello s’è messo a pulire, l’altro, con una statuetta in mano, l’ha posizionata nel presepe, un altro ancora ha curato le luci. Anche la compagnia teatrale Medea s’è offerta di suonare ogni sera la novena con gli strumenti necessari per animarla. Con loro i rifugiati, coloro che sono fuggiti via da guerre, morte, violenza e distruzione, quanti non sapevano, fuggendo, dove sarebbero finiti, gente che ha rischiato di morire attraversando il mare aperto sopra imbarcazioni insicure, gente che,

tuttavia, nei suoni e nelle immagini del Natale potrà trovare quel minimo di pace e gioia che le tristi vicende vissute nei loro paesi hanno purtroppo spento. A volte bastano piccole cose per grandi miracoli. Questa vicenda l’ha dimostrato. A volte i piccoli gesti valgono più di mille parole e di altrettante buone intenzioni: e così ecco che, nel presepe con la sua semplice magia, nel canto della novena natalizia ecco compiersi il senso di un ringraziamento condiviso ad un Dio che, per una volta, non ha steccati. Musulmani e cristiani insieme a condividere il presepe, a cantare insieme la novena intonando vocalizzi e suoni che mai avevano sentito prima e che, da quest’anno, gli diventeranno più familiari. Per i rifugiati, in definitiva, quello che sta per arrivare non sarà il solito 25 dicembre che hanno sempre vissuto finora, ma sarà un momento speciale frutto di condivisione, un momento di arricchimento non solo per loro che lo vivranno per la prima volta ma anche per quei sancataldesi che, anche loro per la prima volta, lo festeggeranno con gente che, sino a qualche mese fa, non sapeva nemmeno cosa fosse il Natale. Alla fine, all’Ipab tornerà il presepe, tornerà la magia del Natale condivisa con rifugiati che, nella casa che li ospita, hanno accolto la tradizione del presepe, dell’albero, della novena per un miracolo che deve far riflettere quanti ritengono sia impossibile integrare con la semplice forza del dialogo e dell’integrazione.


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Dal Vallone Sviluppo per l’entroterra siciliano

Riflessioni e proposte a Mussomeli C

arrellata di personalità molto importanti della politica, delle istituzioni e delle imprese al seminario organizzato dall’On. Daniela Cardinale e dai sindaci di Mussomeli, Caltanissetta, Canicattì e Villalba a Villa Cardinale nella contrada Mappa di Mussomeli. Il salone del convegno è stato per tutta la giornata di venerdì 12 dicembre gremito di deputati regionali,amministratori locali, sindaci,commissari straordinari delle provincie regionali di Palermo, Agrigento e Caltanissetta e dirigenti della pubblica amministrazione provenienti da diverse province dell’isola. Un parterre d’eccezione. Due le sessioni di lavoro: quella mattutina presieduta dal Sen. Lumia e poi conclusa dal Sottosegretario al MIUR On. Daniele Faraone e quella pomeridiana presieduta dall’ex ministro Salvatore Cardinale e conclusa dal presidente Rosario Crocetta. Al podio, politici, funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione: tra gli altri, oltre a vari esponenti del governo Crocetta, il direttore generale della programmazione regionale, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Sanità, il consulente per l’Internazionalizzazione della Presidenza della Regione, l’imprenditore agricolo Lucio Tasca d’ Almerita, il commissario dell’Ente di Sviluppo Agricolo, il Presidente della Rete Ferroviaria Italiana e tutti i capi-

Daniela Cardinale: “L’agricoltura e le attività ad essa collegate, unica strada di sviluppo” gruppo e segretari regionali dei partiti di maggioranza. Proposte, progetti e idee a confronto per ridare fiato all’asfittica economia delle aree interne della Sicilia. Non a caso nelle prossime settimane il governo regionale

R.N. MOTORS SPA CONCESSIONARIA RENAULT

darà il via libera alla manutenzione straordinaria della rete stradale delle aree interne con un impegno finanziario di circa cinque milioni di euro. Si tratta di un reticolo di strade interne che spesso rappresentano le uniche vie di comunicazioni per raggiungere la grande viabilità. Inoltre il Presidente di Rete Ferroviaria Italiana, Dario Lo Bosco, e il Presidente Rosaria Crocetta con l’Assessore Pizzo, hanno per l’occasione comunicato in via ufficiale e definitiva che l’alta velocità della strada ferrata Messina Catania Palermo passerà da Caltanissetta Xirbi mettendo così la parola fine ad una querelle che ha animato il dibattito politico nisseno nelle scorse settima-

ne. Visibilmente soddisfatta Daniela Cardinale, in veste di padrona di casa che non ha voluto perdere l’occasione per dare il suo contributo al dibattito su quelle aree interne “che – ha detto – rappresentano il vero punto nodale di un progetto di sviluppo rurale che ha appassionato e impegnato a partire dalla fine degli anni 60 economisti politici ed esponenti delle istituzioni. Nel cuore della Sicilia – ha concluso – proprio qui, a Mappa, dove oggi noi siamo a discutere di aree interne, l’ agricoltura e le attività ad essa collegate rappresentano e sono l’unica strada in grado di portarci fiori dal tunnel della depressione economica. Non c’è dualismo tra aree interne ed aree costiere,

il tema è unico: entrambi sono e costituiscono, pur nella loro diversità, lo scheletro di una economia. Infatti, - ha concluso - le aree interne hanno risorse proprie (da quelle economiche a quelle culturali) che si prestano in un quadro di semplificazione amministrativa, a integrazioni, sinergie e interscambio con le risorse delle aree costiere”. Le conclusioni del convegno sono state affidate al Presidente Rosario Crocetta che, per l’occasione, in un faccia a faccia con Emanuele Lauria, giornalista di Repubblica, ha rivendicato la piena autonomia dal governo nazionale pur apprezzandone la fattiva disponibilità e la proficua collaborazione. Crocetta ha ricordato che grazie al suo impegno in questi due anni sono stati eliminati molti rami secchi e malati della pubblica amministrazione regionale ed è stata avviata una politica di sviluppo che potrà continuare nei prossimi tre anni per cui una particolare attenzione, nella programmazione regionale, sarà riservata alla situazione economica delle aree più povere e più degradate della Sicilia e quindi in direzione delle aree interne.

C.da Savarino, Caltanissetta - Tel. 0934.582250 - Fax 0934.581028


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Dicembre

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-il sogno

Aspettiamo le vostre mail

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I

di Alessandro Rossi

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scendo dalla mia abitazione nel Centro Storico, in serata, alzo lo sguardo e ammiro un lungo tappeto di luci natalizie che si estende per tutto Corso Vittorio Emanuele. Un’immensità di luci e colori che ravvivano l’aria dando la vera impressione di un’atmosfera natalizia a tutti gli effetti. Varco la soglia del portone e mi incammino verso Piazza Garibaldi e noto subito un misto di rosso, verde, bianco e blu di luci natalizie, avvolgere gli alberi di Natale posti negli angoli della piazza. Mi guardo attorno facendo un giro di 360° e mi sento a casa perché sono emozionato nel vedere un grosso tappeto di luci che scende giù dai palazzi del Corso. Una

sensazione di tranquillità, di quieto vivere e di... un vero Natale! Ma è arrivata l’ora di girare per tutta la città: in via della Regione, un altissimo albero di Natale sovrasta quasi i maestosi palazzi del viale, e tutti, turisti, cittadini, non possono fare a meno di alzare lo sguardo e di osservare l’albero, riflettendo, sulla bellezza del Natale e soprattutto sulla bellezza del Natale

a Caltanissetta. E poi un grosso fiocco rosso che circonda il palazzo della banca in Via Conte Testasecca dando una vera e

propria sensazione fiabesca. Da via Rosso di San Secondo fino al Corso Umberto, ai lati delle strade sono presenti vasi bianchi, che sembrano fatti di neve,dove al proprio interno si trovano dei piccoli alberelli di Natale tutti addobbati. Per tutta la strada, inoltre, tanta e tanta gente che passeggia facendo tanti acquisti nei negozi, nelle gioiellerie, negli ottici, che finalmente,dopo un lungo periodo di carenza di acquisti,sono ritornati a funzionare, contribuendo al ricircolo di denaro in città. E poi tanti, davvero tanti bambini che giocano in tutta la città rallegrandola... In ogni quartiere, invece, da quello

l Fatto dei Piccoli ha bisogno dell’aiuto, dei contributi, delle idee, delle emozioni dei nostri piccoli lettori. Raccontateci delle vostre scuole, dei vostri successi nello sport o nello studio, delle vostre idee per rendere migliori la città, fate gli auguri ai vostri amici, scrivete alla “vostra” e-mail: redazione@ilfattodeipiccoli.it

di San Luca a quello di Santa Lucia, c’è un grande albero pieno di addobbi dove il caro “Babbo Natale” fa trovare i regali ai bambini e questi, al rintoccar della mezzanotte del 25 dicembre, escono dalle loro calde case per recarsi attorno all’opera per scartare i regali. Una sensazione di bellezza, di felicità ma anche di tanto amore, avvolge i bambini facendoli sentire a casa propria. Un vero e proprio Natale coi fiocchi... Ma, oops, perdonatemi... Purtroppo era solo un sogno !

TECNOLOGIA E BAMBINI

Videogiochi si, videogiochi no L’esperto: con qualche accorgimento fanno bene ai bambini

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videogame stordiscono i bambini e li rendono stupidi”. “I bambini non devono navigare su web perché ci sono i pedofili”. Sono le paure più diffuse fra le mamme e i papà dei ‘nativi digitali’, ovvero coloro che sono nati in una realtà permeata dalla tecnologia: dai videogiochi a internet, dai social network agli smartphone. Il professor Paolo Ferri,ordinario di Teoria e tecniche dei nuovi media e Tecnologie per la didattica presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca, sfata luoghi comuni e timori con il suo libro I nuovi bambini – Come educare i figli all’uso della tecnologia, senza diffidenze e paure (BUR). Una guida per risolvere i “dubbi digitali” dei genitori e per scoprire risorse e potenzialità offerte dai nuovi media. Perché, come ci rivela in questa intervista, anche i tanto bistrattati videogiochi possono far bene alla crescita dei bambini. A che età inizia oggi il rapporto dei bambini con le nuove tecnologie? Prima della nascita. Uno studio ha

rivelato che circa il 25% delle mamme europee mette l’ecografia su Facebook prima di partorire. Il rapporto con le tecnologie, quindi, comincia in quel momento. I bambini ne apprendono infatti l’utilizzo dai genitori per imitazione. Ecco perché sono molto più reattivi rispetto alle vecchie generazioni. L’uso dei videogiochi è dannoso per i bambini o è una leggenda? C’è un bellissimo report dell’Accademia delle scienze francesi che giunge alla conclusione che i videogiochi non solo non fanno male, ma migliorano il ragionamento ipotetico e anche quello deduttivo dei bambini. Un uso sensato delle tecnologie sviluppa le prestazioni cognitive dei piccoli. Cosa intende per uso sensato? Bisogna farglieli esplorare poco tempo al giorno e sotto il controllo della mamma e del papà. Loro

toccano tutto. E i touch risultano particolarmente utili a farli famigliarizzare con il mondo digitale. Tipologia di giochi come Supemario, per esempio, fanno sì che il bambino si muova come un piccolo scienziato: esplora uno spazio, fa errori, avanza alcune ipotesi, capisce come usare determinati strumenti. Apprende, per esempio, che per aprire un cancello ci vuole una chiave. Quest’attività sviluppa le capacità cognitive. E lo mette nella condizione di esplorare il mondo. Quali sono, invece, gli errori che i genitori non devono compiere?

N o n devono lasciare in mano al bambino il tablet senza la propria guida. Altrimenti non serve a nulla. Bisogna invece esplorarle con loro e fargli vedere come funziona. I videogiochi poi vanno scelti in base allo schema di classificazione indicato dai

produttori, che è attendibile. Mi sento di consigliare ai genitori quelli di fascia intermedia, dove c’è esplorazione e un po’ di combattimento, ma senza esagerare, e poi quelli che hanno un’estetica interessante, così i bambini cominciano a riconoscere il bello dal brutto. Il sistema della proibizione è inutile. Quindi è meglio guidarli. Quali sono le principali paure delle mamme che lei definisce ‘tecnofobiche’? Ci sono vari tipi di ‘tecnofobie’: si va dalla paura che faccia male il wi-fi a quella che l’esposizione sia nociva per gli occhi. Poi ci sono quelle legate al sesso. In generale i

genitori dominano poco questi strumenti e sono bombardati da messaggi terroristici legati alla pornografia e alla pedofilia on line. Esiste per i bambini un reale pe-

ricolo di cadere nelle trappole di pedofili on line? Se i genitori danno un settaggio corretto alle tecnologie che i piccoli usano, cioè attivano il parental control sul computer, mettono su youtube la visione protetta, questo pericolo non c’è. Il problema è che, dai dati Nielsen, solo il 25% dei genitori in Europa attiva tutti i filtri dei contenuti necessari per salvaguardare i bambini. Molti non sanno nemmeno dell’esistenza di queste funzioni di sicurezza. Quindi sono spaventati dai messaggi terroristici. Così scatta la ‘tecnofobia’. Quale può essere il contributo della scuola e dei docenti nell’educazione all’uso dei nuovi media? Potenzialmente la scuola dovrebbe essere la prima fonte di apprendimento. Il problema è la mancanza di investimenti che non permettono a tutti gli istituti di avere una connessione internet. C’è poi il fatto che l’età media dei professori è molto alta e, tra l’altro, sono i meno pagati d’Europa. In questa condizione non puoi pretendere da loro che adesso imparino a usare le tecnologie. Comunque la scuola, al netto delle mancanze infrastrutturali e degli insegnanti non adeguatamente formati sull’argomento, in futuro dovrà rappresentare la prima fonte di conoscenza per l’uso e la diffusione della cultura dei nuovi media.


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Dicembre

Natale con il Bignè

Per il Gambero Rosso 2015 è tra le dieci migliori gelaterie italiane

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radizione e voglia di sperimentare si fondono nell’arte pasticcera e della gelateria del Bignè. Una passione tramandata

dal padre Luigi Salerno, 50 anni, al figlio Nicola 23 anni, quest’ultimo specializzato nell’arte della gelateria: artigianalità, dedizione nel lavoro e ingredienti di qualità che da sempre contribuiscono a creare quel mix di sapori che fanno riscoprire al cliente il gusto per i dolci. Tra le novità proposte per le festività natalizie l’albero di natale realizzato con i savoia, oltre ai tradizionali panettoni artigianali farciti con diverse creme da quella al pistacchio di bronte, a quella con alla nocciola Igp Piemonte sino ad arrivare, per i palati più esigenti, alla farcitura in gelato e

Nicola Salerno parteciperà a Gennaio al “Sigep Gelato d’Oro 2015” di Rimini la glassatura al cioccolato fondente o al latte oppure con creme pasticcere. Il gelato infatti rimane una delle specialità del Bignè curate da Nicola Salerno, che ormai da 5 anni affianca il padre realizzando ogni mese un gusto nuovo per invogliare i più golosi a scoprire nuovi accostamenti. Tra i nuovi gusti proposti agli amanti del gelato che hanno avuto un riscontro positivo da parte dei nisseni e non solo lo stramandorlato con mandorle caramellate e arance e il

caramello al sale rosa dell’Himalaya. Ricotta con canditi e cioccolato il gusto del mese di dicembre che ben si sposa con il periodo natalizio. Nel l’am bito della gelateria Nicola

versatilità delle diverse stagionature già più volte è stato utilizzato nel gelato artigianale – uno dei protagonisti della prova obbligatoria di preparazione del gelato gastronomico, oltre al gelato alla crema, alla frutta e dei pezzi duri di gelato. “E’ sempre una grande emozione – afferma Nicola Salerno – partecipare a questo grande evento e confrontarsi con altri gelatieri provenienti da tutta l’Italia. Sono entusiasta di essere stato selezionato per il terzo anno con-

Salerno è stato di recente selezionato tra altri 20 migliori gelatieri d’Italia per partecipare al “Sigep gelato d’oro 2015” il gran premio che si terrà dal 17 al 21 gennaio a Rimini e che selezionerà i membri della squad r a i t a liana c h e parteciperà alla Coppa del Mondo della Gelateria nel 2016. In questo panorama, che rappresenta la filiera di una grande eccellenza del made in Italy, in un settore che vive un positivo processo di internazionalizzazione, spicca la presenza del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, marchio che sarà abbinato al gelato artigianale per rappresentare il successo che il Sigep da anni si propone, ossia la presenza del gelato artigianale nei piatti della gastronomia eccellente con abbinamenti gustosi ed innovativi. Sarà infatti proprio il Parmigiano Reggiano – che grazie alla

secutivo e di poter dimostrare la mia passione per quest’arte t r a m a n d at a da mio padre. La pasticceria e la gelateria r ap p r e s e nt a no per me infatti l’arte allo stato puro. Non c’è niente di più bello che vedere il prodotto realizzato e apprezzato da chi lo degusta e avere tanti riconoscimenti per il lavoro portato avanti con tanti sacrifici e tanta pazienza oltre che con creatività e passione”. Per il terzo anno consecutivo il Bignè è stato inserito nella guida “Pasticceri & pasticcerie” del Gambero Rosso 2015, un vademecum per riscoprire le sfaccettature dell’arte pasticcera italiana, un riconoscimento per i maestri Salerno che si aggiunge a quelli ottenuti in questi anni con l’inserimento della loro attività nella guida gastronauta del sole 24 ore del 2012, il riconoscimento da parte di Davide Oltolini critico del gusto che ha inserito la gelateria nelle 10 migliori d’Italia e la classificazione nelle dieci migliore gelaterie in Sicilia nella guida “Scatti di gusti”.

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AVVISI LEGALI TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Procedura esrcutiva immobiliare 59/2010 R.G. Il professionista delegato Avv. Giancarlo Longo avvisa che in data 27 Gennaio 2015, alle ore 17,00 presso il proprio studio sito in Caltanissetta Via Gaetano Scovazzo n. 2, procederà alla vendita senza incanto, dei seguenti immobili: LOTTO UNO: piena proprietà di fondo rustico in territorio di Caltanissetta, C.da Santa Rita – Pisciacane, esteso Ha 03.59.20 coltivato a grano e foraggio. Censito nel N.C.T. del predetto Comune al Fg.257 p.lle 252 (seminativo, classe 4 di Ha 01.23.20, R.D. €.19,09 e R.A.€.5,09) e 197 (con porzione AA, seminativo classe 4 di Ha 1.90.00 R.D. €.29,44, R.A.€.7,85 e porzione AB, pascolo classe 2 di Ha 00.46.00, R.D.€.4,75, R.A.€.1,43). Entrambe le particelle ricadono, in base al vigente P.R.G., in Zona Territoriale omogenea “E2 - Verde Agricolo” ricadente nel paesaggio locale n-9 con livello di tutela I nell’ambito del Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta. Prezzo base: euro 17.958,42. LOTTO DUE: piena proprietà di fondo rustico sito in territorio di Caltanissetta, C.da Santa Rita – Pisciacane, esteso complessivamente Ha 06.61.80 coltivato a grano e foraggio. Censito nel N.C.T. del predetto Comune al Fg.256 p.lle 168 (con porzione AA, seminativo classe 3 di Ha 03.68.00, R.D.€.114,03, R.A.€.47,51 e porzione AB, pascolo classe 3 di Ha 00.12.00, R.D.€.0,62, R.A.€.0,31) e 173 (seminativo classe 3 di Ha 02.81.80, R.D.€.87,32, R.A.€.36,38). Entrambe le particelle ricadono, in base al vigente P.R.G., in Zona Territoriale omogenea “E2 - Verde Agricolo” ricadente nel paesaggio locale n-9 con livello di tutela I nell’ambito del Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta ed all’interno del Piano per l’Assetto Idrogeologico del Fiume Imera Meridionale con livello di pericolosità P2 Medio. Prezzo base: euro 34.140,87 LOTTO TRE: piena proprietà di fondo rustico sito in territorio di Caltanissetta, C.da Santa Rita – Pisciacane, esteso complessivamente Ha 01.51.01 coltivato a grano e foraggio. Censito nel N.C.T. del predetto Comune al Fg.256 p.lla 174 (con porzione AA, seminativo classe 3 di Ha 01.40.00, R.D.€.43,38, R.A.€.18,08 e porzione AB, pascolo classe 3 di Ha 00.11.00, R.D.€.0,57, R.A. €.0,28). Il fondo ricade, in base al vigente P.R.G., in Zona Territoriale omogenea “E2 - Verde Agricolo” ricadente nel paesaggio locale n-9 con livello di tutela I nell’ambito del Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta ed all’interno del Piano per l’Assetto Idrogeologico del Fiume Imera Meridionale con livello di pericolosità P2 Medio. Prezzo base euro 7.670,16. LOTTO QUATTRO: il diritto reale di piena proprietà su fondo rustico sito in territorio di Caltanissetta, C.da Santa Rita – Pisciacane esteso complessivamente Ha 02.96.80 censito al N.C.T. del predetto Comune al foglio di mappa 256, particella 164, con porzione AA seminativo classe 3 per Ha 02.42.26, con Reddito Dominicale € 75,07 e Reddito Agrario € 31,28 e porzione AB pascolo classe 3 per Ha 00.54.54, con Reddito Dominicale € 2,82 e Reddito Agrario € 1,41. Il fondo ricade, in base al vigente P.R.G. in zona Territoriale omogenea “E2 -Verde Agricolo” ricadente nel paesaggio locale n-9 con livello di tutela 1 nell’ambito del Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta. Prezzo base euro 25.954,08. LOTTO CINQUE: il diritto reale di piena proprietà su fondo rustico sito in territorio di Caltanissetta, C.da Santa Rita – Pisciacane esteso complessivamente Ha 01.04.60 censito al N.C.T. del predetto Comune al foglio di mappa 256, particella 184, con porzione AA seminativo classe 3 per Ha 00.85.96 e porzione AB uliveto classe 2 per Ha 00.18.64 con Reddito Dominicale € 10,59 e Reddito Agrario € 6,74. Il fondo ricade, in base al vigente P.R.G. in zona Territoriale omogenea “E2 -Verde Agricolo” ricadente nel paesaggio locale n-9 con livello di tutela 1 nell’ambito del Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta. Prezzo base: euro 10.673. LOTTO SEI: il diritto reale di piena proprietà su fondo rustico sito in territorio di Caltanissetta, C.da Santa Rita – Pisciacane, distinto al NCT del predetto Comune al foglio di mappa 257 particella 206, qualità seminativo, classe 4, di Ha 00.52.50 e foglio di mappa 257 particella 283, con qualità seminativo classe 4, per Ha 00.52.50, entrambe con Reddito Dominicale € 8,13 e Reddito Agrario € 2,17. Le sopradette particelle ricadono in base al vigente P.R.G. in zona Territoriale omogenea “E2 -Verde Agricolo” ricadente nel paesaggio locale n-9 con livello di tutela 1 nell’ambito del Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta. Prezzo base: euro 9.678,90 Le offerte di acquisto, in bollo, contenenti generalità dell’offerente, dati identificativi del bene e prezzo offerto, non inferiore a quello base, dovranno essere depositate, in busta chiusa, entro le ore 12,00 del giorno precedente la data fissata per la vendita, presso lo studio del professionista delegato, Avv. Giancarlo Longo, in Caltanissetta Via Gaetano Scovazzo n.2. Cauzione, non inferiore al decimo del prezzo offerto, da versarsi mediante assegni circolari non trasferibili intestati a “Avv. Giancarlo Longo n.q. Procedura esecutiva n.59.2010 R.G. e indicazione del lotto per il quale si partecipa”. Versamento residuo prezzo entro 60 giorni da aggiudicazione. Eventuale vendita con incanto in data 3 Febbraio 2014 alle ore 17:00, al prezzo base sopra indicato con offerte in aumento non inferiori a euro 1.000 per i lotti uno, tre, cinque e sei e non inferiori a euro 2.000 per i lotti due e quattro. Domande di partecipazione alla vendita con incanto, in bollo, di contenuto analogo alle offerte di acquisto, con esclusione del prezzo, da depositarsi entro le ore 12:00 del giorno precedente la vendita unitamente ad assegni circolari non trasferibili di importo pari al 10% del prezzo base, a titolo di cauzione, come sopra intestati. Versamento saldo prezzo entro giorni sessanta dall’incanto, salvo aumento di quinto a norma dell’art. 584 c.p.c. Bando integrale, ordinanze di vendita, relazione di stima degli immobili e relativi allegati consultabili sul sito www.astegiudiziarie.it .Per ogni ulteriore informazione rivolgersi presso lo studio del professionista delegato, Avv. Giancarlo Longo, tel. 0934 22733; 3292378514 – nei giorni di Lunedì, Martedì e Mercoledì dalle ore 17,00 alle ore 20,00, previo appuntamento telefonico. Caltanissetta lì, 28.10.2014 Avv. Giancarlo Longo

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Esecuzione immobiliare N. 162/88 R.G.E. Lotto unico - Comune di Riesi (CL), Via Mirisola, 56. Unità abitativa su 2 piani composta da: vano e ripostiglio di mq. 34 al p. terra; vano, cucina, bagno e balcone di mq. 37 e balcone, al p. 1º. In catasto Fg 34, part. 1479, sub 9. Prezzo base: Euro 17.924,00. Vendita senza incanto: 15/01/2015 ore 16.30, innanzi al professionista delegato Avv. Rita Iannello presso lo studio in Caltanissetta, Via M. Guttadauria, 6. Deposito offerte entro le ore 12 del 14/01/2015 presso lo studio del delegato. In caso di mancanza di offerte vendita con incanto: 29/01/2015 ore 16.30 allo stesso prezzo base aumento minimo Euro 896,00. Deposito domande entro le ore 12 del 28/01/2015. Maggiori info presso il delegato nonché custode giudiziario, tel. 0934565538 e su e www.astegiudiziarie.it.(A207681)


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