Australia Nuova Zelanda 2023 Un’edizione da record
“Born To Amaze” PAVIA ACADEMY
MEGAN RAPINOE addio al calcio
LIEKE MARTENS sogna il mondiale
Madeleine Boll icona del calcio femminile
I sogni di MARTINA LENZINI
INTRO
di Giuseppe Berardi
Da Francia 2019 ad Australia e Nuova Zelanda 2023
Sono passati quattro anni da quando Barbara Bonansea segnò una doppietta contro l’Australia a Francia 2019 dando una spinta enorme al movimento italiano del calcio femminile. Erano i giorni delle “Ragazze Mondiali” e l’Italia, per certi versi, scopriva il calcio delle donne.
Un quadriennio dopo siamo alla vigilia di un altro Mondiale con la Nazionale femminile che per la prima volta partecipa all’evento iridato per due edizioni consecutive. Basterebbe questo per accendere più di un riflettore su queste atlete, per dar loro ulteriore mediaticità ma anche un maggior rispetto per questo movimento, considerando anche il fatto che i colleghi uomini hanno mancato la qualificazione alla Coppa del Mondo due volte di fila, anche questo un record ma in negativo, percchè non era mai successo prima. Da Francia 2019 ad Australia e Nuova Zelanda 2023 sono cambiate tante cose, molti passi avanti sono stati fatti ma molti di questi non hanno prodotto i risultati aspettati.
È arrivato il tanto atteso professionismo, la Serie A femminile ha cambiato pelle, o meglio dire format, le televisioni hanno iniziato ad acquisire i diritti delle partite, qualche sponsor ha iniziato a investire. Tutti aspetti positivi ma che non hanno inciso appieno per far decollare questo sport.
Forse un’altra doppietta di una calciatrice azzurra sotto i cieli oceanici della Nuova Zelanda potrebbe nuovamente fare tanto, molto più di riforme e strategie; perfette sulla carta ma difficili da attuare, e obiettivi inseguiti ma non tagliati.
Forza Azzurre sempre!
Serie A Femminile, tutto cambia
Il tabellone completi dei mondiali di calcio femminile
Le Azzurre sono pronte per un’altra avventura mondiale
Quindici anni fa la Nazionale Femminile Under 19 sul tetto d’Europa
Addio al calcio di Megan Rapinoe
Lieke Martens sogna il Mondiale
Madeleine Boll, icona del calcio femminile
Project work sul calcio femminile: L Football al fianco degli studenti della 24 Ore Business School
IL MONDO DI MARTINA LENZINI - tra sogni, Juventus e Nazionale
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Torino.
Numero registro stampa 58 dell’08//11/2019
Editore: Associazione L Football
Direttrice Tiziana Pikler
Project manager Giuseppe Berardi
Fotografie: Live Media, FIGC, UEFA, Smed
Shooting Martina Lenzini a cura di Federica Scaroni
Il magazine è stato chiuso il 20/07/2023
Pavia Academy, “Born to amaze”: storia di una promozione 38
Tutti gli articoli contenuti su L Football sono da intendersi a riproduzione riservata ai sensi dell’Art.7 R.D. 18 maggio 1942 n° 1369
Hanno collaborato alla stesura di questo numero:
Tiziana Pikler
Giuseppe Berardi
Elisa Ravasio
Martina Pozzoli
Federica Iannucci
Rita Ricchiuti
Federica Scaroni
Serie A Femminile Tutto cambia
di Tiziana Pikler
Un anno di professionismo e tutto cambia. O quasi. La Serie A femminile, che prenderà il via il prossimo 16 settembre per concludersi il 19 maggio 2024, avrà un nuovo title sponsor. Non sarà più Tim ma eBay, colosso dell’ecommerce statunitense. Il contratto ha una durata biennale. Il rapporto tra la Federazione Italiana Giuoco Calcio e l’azienda americana era iniziato lo scorso anno quando eBay era diventata Premium partner del campionato di Serie A femminile e delle due competizioni organizzate dall’ex Divisione calcio femminile, la Supercoppa e la Coppa Italia. Non solo. Nella scorsa stagione, eBay ha assegnato mensilmente anche un premio, l’eBay Values
Award, alla calciatrice tra le dieci squadre di Serie A che si è particolarmente distinta per due differenti dimensioni valoriali, dimostrate dentro e fuori dal campo: in ambito sportivo premiati gesti di impegno, coraggio, tenacia e sacrificio, dimostrazioni di leadership morale, gesti di correttezza e rispetto verso gli arbitri e le avversarie, gesti di lealtà, passione e attaccamento rivolti a tifosi e appassionati o giovanissime praticanti; nella sfera personale, invece, valorizzati i
A sinistra l’esultanza della Roma dopo un gol messo a segno da Valentina Giacinti. In alto Amanda Nilden della Juventus e Angelica Soffia del Milan che si contendono il pallone (Foto Live Media)
Cambia l’organo di governo della Serie A femminile. La Divisione calcio femminile lascia il posto alla Divisione Professionistica Serie A femminile, l’anticamera di una Lega, che dovrebbe vedere la luce il 1° luglio 2024
legami con la famiglia e gli amici, l’impegno sociale, i pensieri e le posizioni su tematiche di grande rilievo come l’ambiente, la pace e l’inclusione.
Il cambio di title sponsor ha rimesso in gioco anche la questione dei diritti tv della prossima stagione. Lo scorso 13 luglio, infatti, la Figc ha reso nota la documentazione per i
diritti audiovisivi nazionali e internazionali del campionato di Serie A, Coppa Italia e Supercoppa. Due i pacchetti previsti: uno in chiaro e l’altro non esclusivo pay. Pochi giorni prima, in occasione della presentazione dei palinsesti di La7, il presidente Urbano Cairo aveva dichiarato di non aver esercitato l’opzione per la trasmissione della partita in chiaro per la prossima stagione aggiungendo però che “non è una cosa data per persa al 100%. Possiamo sempre partecipare alla gara per l’assegnazione dei diritti”. Nell’intervista in esclusiva rilasciata a L Football alla vigilia dell’esordio mondiale dell’Italia, il presidente Gabriele Gravina ha detto di puntare a migliorare tutti gli obiettivi dell’anno passato “perché abbiamo previsto un’offerta innovativa per i pacchetti, con una gara free di campionato e le coppe in chiaro, oltre al pacchetto con tutto il campionato pay. Aumenterà anche la qualità, con l’introduzione per i cosiddetti top match di un sistema di produzione più tecnologicamente elevato”.
Le offerte, che avranno la durata di anno come richiesto dai Club, dovranno pervenire in Figc entro le ore 12 di martedì 25 luglio 2023. Cambia anche l’organo di governo della Serie A femminile. La Divisione calcio femminile lascia il posto alla Divisione Professionistica Serie A femminile, l’anticamera di una vera e propria Lega, che dovrebbe vedere la luce il 1° luglio 2024. Questo è anche il motivo per cui le società della massima serie hanno chiesto che la durata dei diritti tv fosse solo di un anno.
A sinistra Federica Cappelletti (Foto FIGC), eletta presidente della Divisione
Professionistica Serie A femminile.
Sopra Veronica Boquete della Fiorentina. (Foto Live Media)
A capo della nuova Divisione non c’è più Ludovica Mantovani, che aveva guidata la precedente dal settembre 2019, ma Federica Cappelletti, giornalista, vedova del compianto campione del mondo di Spagna 1982 Paolo Rossi, presidente anche della fondazione che porta il nome della leggenda del calcio italiano. Il nuovo Consiglio Direttivo è formato da Stefano Braghin (Juventus e capodelegazione della Nazionale maggiore), Alessandro Terzi (US Sassuolo) ed Elena Turra (ACF Fiorentina, vice presidente). Non eletto Carlo Stigliano, dirigente
dell’AS Roma, neo campione d’Italia. Rimane invece invariata la formula del massimo campionato, sempre a dieci squadre. Prima fase con tradizionale andata e ritorno e poi suddivisione della classifica in due poule, scudetto per le prime cinque classificate e salvezza per le secondo cinque. Non ci sarà però la Sampdoria, che dopo aver acquisito il titolo sportivo della Florentia San Gimignano al termine della stagione 2020-21, ha rinunciato alla partecipazione alla prossima Serie A a causa delle ristrettezze economiche della nuova proprietà, in seguito al fallimento della vecchia gestione. “U.C. Sampdoria
comunica il proprio disimpegno dal calcio femminile professionistico”, si legge nel comunicato della società, “La Sampdoria tornerà a investire nel calcio femminile, che sarà anche cardine dei futuri progetti sociali per la città. La società sarà presente nelle scuole per favorire l’integrazione delle ragazze nel calcio, con inclusione e senza pregiudizi. Purtroppo le situazioni economiche ereditate e i costi eccessivi della gestione di una squadra femminile professionistica in Serie A non ci permettono di continuare in questo momento. Tutto ciò anche per rispetto ai creditori e ai dipendenti della Sampdoria che hanno sostenuto diversi sacrifici negli ultimi mesi e continuano a farlo per garantire il futuro del club”.
Grande il dispiacere soprattutto da parte delle calciatrici che avevano conquistate la salvezza sul campo nella stagione appena conclusa. “Non doveva finire così”, ha scritto Stefania Tarenzi sui suoi account social, “penso che avremmo meritato tutt’altro. Abbiamo lottato e fatto degli enormi sacrifici per questa maglia e per questa
società. Abbiamo difeso e messo il cuore per questi colori fino all’ultimo respiro, senza percepire lo stipendio per diversi mesi, eppure raggiungendo l’obiettivo. Abbiamo dimostrato cosa sia il vero sport, quello puro, giocato con amore e passione”. L’attaccante lodigiana, in maglia blucerchiata da due stagioni, ha guidato le squadra di cui era anche capitana al sesto posto in classifica nella scorsa stagione e alla salvezza di quest’anno, agguantata all’ultimo respiro grazie a una sua doppietta contro il Pomigliano. “Non riesco ancora a realizzare che da oggi la mia squadra non esisterà più, sparita nel nulla. Assurdo! È tutto molto triste. Ma ci rialzeremo, come siamo abituate a fare, senza alcun dubbio e lotteremo per far sì che non accada mai più una cosa simile a nessuna giocatrice”, conclude a calciatrice. Ilaria Pasqui lascia la carica di Head of Women Football all’Inter, ruolo che ricopriva dal settembre del 2018. Scelta personale la sua. Al suo posto Marco Ieradi che sarà affiancato da Leonardo Bonomi in qualità di Direttore Sportivo.
In foto Gloria Marinelli e Tabitha Chawinga dell’Inter. Sopra le calciatrici della Sampdoria in esultanza.
(Foto Live Media)
Le Azzurre sono pronte per un'altra avventura mondiale
La Nazionale italiana di calcio
femminile partecipa per la quarta volta alla fase finale della Coppa del Mondo in Australia e Nuova Zelanda.
L’obiettivo è passare il girone e accedere alla fase a elimnazione diretta
di Giuseppe Berardi
Foto::Live Media
In Australia e Nuova Zelanda va in scena la nona edizione di mondiali di calcio femminile organizzati dalla FIFA. Per la prima volta nella storia della kermesse iridata al via ci sono 32 squadre, divise in 8 gironi da 4 squadre. Si parte il 20 luglio con la gara inaugurale tra Nuova Zelanda e Norvegia per poi terminare il 20 agosto con la finalissima a Sydney all’Australia Stadium.
Le Azzurre della Nazionale italiana femminile sono inserite nel Gruppo G insieme alla temibile Svezia, all’Argen-
tina e al Sudafrica.
Le prime due squadre classificate nel girone accedono alla fase ad eliminazione diretta. L’Italia è alla sua quarta partecipazione, la seconda consecutiva. La squadra allenata da Milena Bertolini vuole dimenticare il brutto Europeo disputato lo scorso anno e cerca in Oceania il pronto riscatto per ripetere l’exploit del 2019 in Francia quando raggiunse i quarti. Un girone quelle delle Azzurre non semplice con la testa di serie Svezia favorita per il primo posto e l’Italia che dovrà affrontare due squadre come Argenti-
In alto Cristiana Girelli in azione nel corso dell’amichevole tra Italia e Colombia. La numero 10 ha ereditato la fascia da capitana da Sara Gama. Nella pagina accanto Milena Bertolini e la formazione iniziale azzurra scesa in campo nell’ultima amichevole contro la Nuova Zelanda
Col giusto mix tra vecchia e nuova generazione, la ct Milena Bertolini vuole far dimenticare la delusione dello scorso anno agli Europei
na e Sudafrica in crescita. Le africane hanno vinto la Coppa d’Africa mentre l’Albiceleste è, probabilmente, insieme al Brasile, la squadra più forte del Sudamerica.
La ct Milena Bertolini, prima di stilare l’elenco ufficiali delle 23 Azzurre per il Mondiale, con sincerità, ha più volte
dichiarato che non è stato semplice fare delle scelte. In effetti ci sono state esclusioni eccellenti, le più roboanti quelle di Sara Gama, un’istituzione
in azzurro, Aurora Galli e Martina Piemonte.
Allo stesso tempo ha sorpreso tutti convocando giovani di talento dando
L’eenco delle convocate dell’Italia
Portieri: Rachele Baldi (Fiorentina), Francesca Durante (Inter), Laura Giuliani (Milan);
Difensori: Elisa Bartoli (Roma), Lisa Boattin (Juventus), Lucia Di Guglielmo (Roma), Maria Luisa Filangeri (Sassuolo)*, Martina Lenzini (Juventus), Elena Linari (Roma), Beatrice Merlo (Inter)*, Benedetta Orsi (Sassuolo), Cecilia Salvai (Juventus);
* Aggregate alla squadra per il periodo di preparazione
loro una grande possibilità, ma soprattutto un’iniezione di fiducia non da poco. Una su tutte la giovanissima Giulia Dragoni classe 2006. Si gioca il tutto per tutto la ct, non ha nulla da perdere. Con tutta probabilità dopo il Mondiale lascerà la panchina azzurra, ma non ci sta a recitare la parte della vittima sacrificale. Sa benissimo che superare il girone è l’obiettivo minimo, ma non è scontato. Le avversarie sono temibili, il livello e l’intensità del gioco è alto e serve la miglior Nazionale per riuscire nell’impresa. Col giusto mix tra vecchia e nuova generazione, Bertolini vuole far dimenticare la delusione degli Europei dello scorso anno in Inghilterra. Ci sono stati degli errori, sia da parte
dell’allenatrice che da parte delle calciatrici, ma con tutta probabilità la lezione l’hanno imparata.
Eguagliare il risultato di Francia 2019 sarebbe una vera impresa, ma il gioco del calcio è bello anche per l’incertezza del risultato. Vincere non è mai facile ma l’importante è aver dato tutto.
FIFA WOMEN’S
WORLD CUP 2023:
Un’edizione da record
Sarà con tutta probabilità il Mondiale di calcio femminile più seguito di sempre sia dal vivo che da casa. Diverse gare hanno già fatto registrare anzitempo il tutto esaurito e il presidente della FIFA Gianni Infantino ha giugno aveva annunciato che le vendite avevano superato il milione.
L’ultimo aggiornamento riportato da Associated Press che ha contattato la FIFA parla di 1,35 milioni di tagliandi venduti.
Sarà un’edizione record dei Mondiali
L’edizione della Coppa del Mondo di calcio femminile in Australia e Nuova Zelanda sarà ricordata anche per l’aumento del montepremi complessivo messo
In alto Giulia Dragoni giovane promessa del calcio italiano che milita nel Barcellona B. A sinistra Chiara Beccari in azione e sotto Lena Oberdorf nella gara tra GermaniaSpagna degli Europei 2022. Nella pagina accanto Valentina Giacinti durante l’amichevole Italia-Marocco terminata a reti inviolate.
a disposizione dalla FIFA che pagherà un montepremi di 152 milioni di dollari in totale, più del triplo rispetto ai 50 milioni di dollari della passata edizione del 2019 in Francia. Ma un’altra svolta epocale per il calcio femminile è che per la prima volta le giocatrici che
Keira Walsh in azione seguita da Kosovare Asllani.
La centrocampista dell’Inghilterra la scosa estate è passata dal Manchester City al Barcellona per la cifra record di 460 mila euro.
Si tratta del trasferimento più costoso ad oggi nel calcio femminile
Per la prima volta le giocatrici che parteciperanno al Mondiale verranno pagate direttamente dalla FIFA e ogni singola calciatrici che parteciperà alla fase a gironi riceverà
30.000 dollari
parteciperanno al Mondiale verranno pagate direttamente dalla FIFA Il massimo organo di governo del calcio ha accettato le richieste delle calciatrici ed ha annunciato che pagherà in modo diretto le calciatrici impegnate nella Coppa del Mondo in Australia e Nuova Zelanda.
Ogni singola calciatrici che parteciperà alla fase a gironi guadagnerà 30.000 dollari. L’importo aumenterà man mano che la squadra andrà avanti nella competizione con cifre che in in gran parte dei casi, superano di gran lunga, quella degli stipendi delle giocatrici nei rispettivi club. Infatti, come riporta la stessa FIFA in un report, lo stipendio medio delle calciatrici è di 14.000 dollari. A ogni singola calciatrice che accederà agli ottavi di finali verrà corrisposta la cifra di 60.000 dollari. Per chi arriverà sino ai quarti la somma arriva a 90.000 dollari. L’accesso alle semifinali garantisce alle calciatrici 165.000 in caso di quarto posto e 180.000 per il terzo. Per la finalista l’importo sarà di 195.000 dollari mentre le giocatrici che alzeranno al cielo la Coppa del Mondo nel prossimo torneo iridato riceveranno 270.000 dollari ciascuna. Fifpro, il sindacato dei giocatori, ha elogiato l’azione della FIFA dicendo che è “il risultato di una grande azione collettiva globale da parte di oltre 150 calciatrici delle nazionali”.
Le squadre favorite
Gli Stati Uniti, campionesse in carica in carica, sono la squadra da battere. Le calciatrici della USWNT hanno
trionfato per la quarta volta in Francia e in Oceania vanno a caccia del quinto titolo. Ripetersi però non è facile e tra le avversarie ci sono squadre attrezzate per arrivare fino in fondo e alzare la coppa al cielo di Sydney. In primis le nazionali Europee di Germania, Inghilterra, Svezia e Olanda. A queste si aggiunge ora la Spagna con gli enormi progressi registrati proprio negli ultimi quattro anni.
Non sottovalutare Canada, campione olimpico in carica, il Giappone vincitrice nel 2011 e la Norvegia di Ada Hegerberg.
Dove si possono vedere in tv le partite del Mondiale di calcio femminile? Dopo una lunga trattativa che si è protratta per mesi, i diritti audiovisivi dei Mondiali di calcio femminile sono stati acquisiti in Italia dalla Rai. È stato infatti siglato il 14 giugno l’accordo tra la Fifa e Rai per i diritti di trasmissione multipiattaforma, free-to-air, in esclusiva per l’Italia. Il pacchetto però comprende solo 15 partite, ma sono comprese tutte le partite della Nazionale femminile italiana, il match inaugurale, le semifinali e la finale del 20 agosto.
Inizialmente la richiesta della FIFA era molto più elevata e i broadcaster non erano intenzionati a spendere una grossa somma per un evento che avrebbe creato problemi con il fuso orario dell’emisfero australe. Il presidente Gianni Infantino più volte a minacciato il black out in Italia ma anche in altri Paesi europei. Alla fine ha prevalso il buon senso, perché la mancata messa in onda nei 5 principali mercati calcistici europei sarebbe stato un autogol clamoroso, in primis per la stessa FIFA alle prese con l’obiettivo di far crescere il prodotto calcio femminile. Le partite dell’Italia di calcio femminile ai Mondiali in Australia e Nuova Zelanda 2023 saranno trasmesse in diretta tv su Rai 1 e in streaming su Rai Play. Le altre gare saranno visibili su Rai Sport e in alcuni casi anche su Rai 1. Tutte le sfide del Mondiale che non andranno in onda sulla Rai potranno essere seguite su FIFA+.
Quindici anni fa la Nazionale
Femminile Under 19
sul tetto d’Europa
Ripercorriamo il cammino delle Azzurrine nel 2008 che portò al trionfo dell’Europeo Under 19
Gli appassionati di storia del calcio femminile e della nazionale sanno che c’è stato un tempo in cui l’Italia femminile era una delle squadre più forti del panorama europeo e mondiale. Erano gli ultimi sgoccioli degli anni ’60 e poi gli anni ’70 e ’80.
In quel periodo le Azzurre hanno vinto 2 Europei, 3 Mundialiti e hanno
di Martina Pozzoli - Foto: UEFA
giocato una finale mondiale. Nessuno di questi tornei è però riconosciuto ufficialmente da UEFA e FIFA, e dunque non hanno alcun valore. Dalla nascita degli europei e dei mondiali ufficialmente riconosciuti da UEFA e FIFA, la nazionale maggiore italiana non ha più vinto nulla.
Le Azzurre della stella Carolina Morace hanno sfiorato 2 volte il tetto d’Europa, nel 1993 e nel 1997, perdendo in finale rispettivamente 1-0 contro
la Norvegia, nell’edizione giocata in Italia, e 2-0 contro la Germania. Ciò che non è riuscito alla nazionale maggiore negli anni ’90 è invece riuscito alla selezione Under 19, nel 2008. La spedizione delle Azzurrine capitanate da Sara Gama, infatti, dalla Francia ha portato in Italia quello che rimane ancora oggi l’unico trofeo vinto dalle nazionali femminili italiane.
A 15 anni da quella vittoria, ripercorriamo il cammino azzurro in quell’Eu-
ropeo Under 19, a cui hanno preso parte alcune giocatrici che si sarebbero affermate in Serie A e anche in nazionale maggiore.
Il percorso dell’Italia all’Europeo Under 19 del 2008
“Non partiamo da favorite, anzi. Fra le altre squadre, c’è chi ci guarda con una certa superiorità” scrive Gama a proposito di quell’Europeo nella sua autobiografia La mia vita dietro un pallone.
“Nessuno pensa che possiamo ottenere chissà quali risultati” aggiunge, considerando anche che le Azzurrine avevano ottenuto la qualificazione solo per un pelo come miglior seconda (si qualificavano solo le vincitrici dei giorni di qualificazione e la miglior seconda). In quell’Europeo in Francia, le Azzurrine hanno vinto il Gruppo A con 6 punti guadagnati. La squadra allenata da Corrado Corradini ha fatto il suo esordio il 7 luglio, vincendo 1-0 contro la Norvegia grazie a un gol di Tatiana Bonetti al 90’. Il 10 luglio, invece, le Azzurrine hanno avuto la meglio sulle francesi padrone di casa, per 3-1. In una partita in cui la Francia
come favorita e con anche il pubblico dalla propria parte, secondo Gama le Azzurrine hanno giocato “una partita molto tecnica, intelligente, sfruttando ogni occasione e rimanendo compatte, tanto in attacco quanto in difesa”. A regalare la vittoria all’Italia ci hanno pensato le reti di Alessandra Barreca, Pamela
Le Azzurrine dopo aver ottenuto due successi contro Norvegia e Francia perdono contro la Spagna ma accedono alle semifinali dove battono la Svezia.
una giornata di anticipo. Nell’ultima sfida, dopo 2 sconfitte consecutive, con un moto di orgoglio la Spagna ha battuto 3-0 l’Italia con le reti di Rocio Ruiz, Silvia Meseguer e Sara Tui. Il ct azzurro aveva scelto di fare turnover, per far riposare le titolari. Nella semifinale del 16 luglio, l’Italia ha superato la Svezia con un netto 4-0 grazie ai gol delle già citate Gueli (doppietta) e Bonometti e al rigore di Alice Parisi. Gama descrive questo match come “la partita della vita: una gara praticamente perfetta, senza sbavature, con pochissimi errori”.
In finale un gol di Alice Parisi regala il titolo all’Italia
Gueli e Cristina Bonometti. Inutile per le transalpine il momentaneo pareggio di quella Eugenie Le Sommer che sarebbe diventata la miglior marcatrice della storia della nazionale maggiore francese e del Lione, con il quale ha vinto svariati titoli tra cui 8 Champions League. Grazie alle vittorie contro Norvegia e Francia, le Azzurrine hanno passato matematicamente il turno con
La finale dell’Europeo Under 19 Il 19 luglio, in finale le Azzurrine hanno incontrato di nuovo la Norvegia, capitanata da Maren Mjelde, esperta giocatrice del Chelsea e della nazionale maggiore del paese scandinavo. In tribuna allo Stade de la Valle du Cher di Tours tra i 2500 spettatori c’era anche Gigi Riva, ex leggenda del Cagliari e della nazionale. Gama descrive il match come una partita in cui “non succede niente”. Entrambe le squadre hanno infatti paura di scoprirsi e di conseguenza rinunciano ad insistere
veniva descritta da tutti
in attacco. “I minuti passano con una lentezza infinita, mentre in campo La tensione è pesante”. La svolta è arrivata al minuto 71. L’Italia ha infatti ottenuto un calcio di rigore per un fallo di una norvegese su Gueli. “In quel momento, l’emozione è davvero alle stelle” si legge nell’autobiografia di Gama. “È un’occasione unica, da non sprecare”. A prendersi quella che Gama definisce una “responsabilità enorme” è Parisi, rigorista della squadra, che secondo la capitana della Juventus “sembra tranquilla”. Parisi non ha sbagliato, portando avanti l’Italia. Mentre tutte esultavano, Gama esortava le compagne a rimanere con centrate per quel finale di partita che ha descritto come “folle”. La Norvegia ha messo in piedi un vero e proprio assalto, ma dopo 20 minuti “che a noi sembrano lunghi come ore” è arrivato il triplice fischio. Italia-Norvegia 1-0: le Azzurrine sono campionesse d’Europa! “Ora non dobbiamo più trattenere la gioia. Possiamo correre, urlare, rotolarci per terra, piangere, ridere… tutto” scrive Gama, che ha ricevuto il premio di miglior giocatrice del torneo.
Di seguito, ecco la formazione dell’Italia nella finale (4-3-3): Sara Penzo; Eleonora Bussu, Sara Gama (C), Fran-
Le Azzurrine del 2008 che hanno giocato in nazionale maggiore
Del gruppo azzurro che ha vinto il titolo europeo U19 nel 2008 ci sono sette giocatrici che hanno giocato in Serie A nell’ultimo campionato e sono: Bartoli, Gama, Rosucci, Fusetti, Parisi, Bonetti e Vitale
Delle 19 convocate di Corradini, 10 hanno poi disputato almeno una partita in nazionale maggiore: Penzo, Crespi, Gama, Rodella, Bartoli, Rosucci, Barreca, Parisi, Fusetti e Bonetti. Di queste, 6 hanno rappresentato l’Italia anche in almeno una edizione dell’Europeo con la nazionale maggiore: 1 Fusetti (2017); 2 Parisi e Penzo (2009, 2013); 3 Bartoli e Rosucci (2013, 2017, 2022) e 4 Gama (2009, 2013, 2017, 2022). Infine, solo 5 hanno giocato anche almeno un mondiale con la nazionale maggiore, ovvero quello del 2019: Bartoli, Fusetti, Gama (che ha capitanato la spedizione in Francia, proprio come nel 2008), Parisi e Rosucci. Solamente Bartoli giocherà anche la Coppa del Mondo 2023.
IL MONDO DI MARTINA LENZINI
tra sogni, Juventus e Nazionale
Intervista esclusiva al difensore bianconero
“Giocare il Mondiale è uno dei traguardi più alti” di Elisa Ravasio
Foto: Federica Scaroni e Live Media
Ha gli occhi accesi e sorridenti, Martina Lenzini. Gli stessi di quella bambina che sui campi di Fanano, dove è cresciuta, ha chiesto al futuro di diventare una calciatrice. Di quella ragazza che ha sognato la Serie A, la Juventus, la Nazionale. Sogni per cui ha tanto lottato che ora, a distanza di qualche anno, sono realtà e le ricordano di non aver sbagliato, quando ha creduto di poterli realizzare.
Sogni che sono stati per lei e la sua famiglia motivo di sacrifici, ma che l’hanno fatta diventare la persona e la calciatrice che è, modello di perseveranza e grandi valori.
Così, sicura e felice, si muove tra il centro di allenamento e le strade di Vinovo, raccontandosi tra passato, presente e futuro.
Il viaggio della Juventus Women inizia nell’estate del 2017 e nella prima rosa della storia della squadra c’è anche il tuo nome. Quali sono state le emozioni al momento della chiamata?
“Non ci credevo. Per me, juventina sin da piccola, ricevere la chiamata della Juventus è stato quel sogno che hai da bambina e credi non si possa mai realizzare. Fino a quando la Juve ha deciso di investire nel femminile.
Sono corsa da mio padre, che mi ha trasmesso la juventinità, e dalla mia famiglia. Non ho mai pensato, nemmeno per un secondo, di non accettare”. Ci racconti il tuo primo giorno in bianconero?
“È stato in agosto, quando noi ‘piccole’ siamo arrivate dopo l’Europeo Under-19. Il gruppo era già un po’ formato e avviato, ma prendere e indossare il primo kit d’allenamento, anche solo per le visite mediche, è stato incredibile, emozionante. La Juve è questo per me”.
E le tue sensazioni dopo il primo gol, arrivato questa stagione contro il Milan?
“Nella mia testa è stato: “Finalmente”. Lo volevo da tanto, quest’anno ancora di più e ci avevo già provato un paio di volte prima. Segnare con la propria squadra del cuore è bellissimo”.
La parentesi di tre anni in prestito al Sassuolo ti ha permesso di crescere e trovare una continuità importante. Tornata a Torino nel 2021, che ambiente hai incontrato?
“Un ambiente decisamente più maturo, soprattutto con più esperienza
“La chiamata della Juventus è stato quel sogno che hai da bambina e credi non si possa mai realizzare”
europea avendo giocato qualche partita di Champions League. Anche dal punto di vista dell’investimento della società, una svolta totale: il primo anno, noi non eravamo a Vinovo, ma in un altro centro. Quando sono tornata, ho calpestato i campi da cui sono passati campioni come Del Piero, Buffon, Trezeguet, Marchisio. La possibi-
lità di allenarsi nel cuore della Juventus è stata un’opportunità immensa dataci dalla società”.
La Juve ha mantenuto la propria supremazia in Italia per ben 5 anni consecutivi.
Qual è stata, più di tutte, la vera forza di tanti traguardi?
“Lo spirito della Juve, semplicemente, quello che è stato trasmesso dal primo giorno: ‘Vincere non è importante: è l’unica cosa che conta’.”
Il 7 marzo 2020, l’esordio in Nazionale maggiore. Quanto hai aspettato quel momento?
“Parecchio. Ho fatto la giusta gavetta di tanti raduni con la Maggiore, perché la prima convocazione è stata nel 2019, quindi l’esordio è arrivato a un anno di distanza. È stato tanto, tanto atteso”.
E ora, la convocazione per il prossimo Campionato del Mondo “È un sogno. Credo che giocare un Mondiale sia uno dei traguardi più alti nella carriera di un giocatore, soprattutto perché si rappresenta la propria Nazione. E l’atmosfera che si crea attorno all’evento è a dir poco incredibile”.
I Mondiali del 2019 sono stati una meravigliosa pagina della storia del nostro calcio. Quest’Italia si può ripetere?
“Lo spero”. Cosa servirà?
“Innanzitutto, penso che servirà qualcosa di più rispetto all’ultima esperienza degli Europei. In questo momento, l’unione è la cosa principale. Siamo ragazze forti e possiamo competere con tutti, ma la vera differenza la fa
il gruppo: questa è stata la forza della magia creata nel 2019”.
Dai primi calci sui campi di Fanano alle partite allo Stadium; dalla
“Il Mondiale è uno dei traguardi più alti nella carriera di un giocatore, rappresenti la tua Nazione. L’atmosfera che si crea attorno all’evento è a dir poco incredibile”
provincia alla Nazionale. Nel mezzo, quanti sacrifici?
“Tantissimi, miei e soprattutto della mia famiglia. Mi hanno sempre scarrozzata in giro per l’Italia, ogni volta, e senza di loro non ce l’avrei mai fatta. Fanano è bellissima, ma è lontanissima da tutto e qualche anno fa, essendo il calcio femminile ancora troppo poco conosciuto, bisognava fare tantissimi sacrifici e chilometri solo per potersi allenare”. A proposito di questo: come sono cambiati il calcio femminile italiano e la sua percezione, nel Paese e nel mondo, da quando hai iniziato?
“Penso che con l’avvento delle squadre professionistiche sia arrivata anche più visibilità. Le bambine ora vedono che ci sono più squadre femminili, hanno delle calciatrici come idoli e il calcio diventa anche per loro un’alternativa più concreta in mezzo agli altri sport. Ci sono stati tanti investimenti e i progressi si vedono anche nelle province, nel piccolo. Ad esempio, in estate ci sono diversi camp e fino a poco tempo fa i cartelloni che li sponsorizzavano raffiguravano solo maschi. Ora, vi figurano anche bambine e ragazze. È un segnale che fa davvero ben sperare”.
La stagione appena conclusa è stata la prima per la Serie A con il professionismo. Impressioni, perplessità, aspettative future?
“In verità, per noi – calciatrici qui alla Juve – è cambiato solo il contratto, fondamentalmente. Quanto a impegno, sacrifici, lavoro e servizi a disposizione siamo sempre state pro-
fessioniste. Comunque, è un bel passo in avanti”.
Qual è stato, fino ad ora, il momento più emozionante della tua carriera? E quello più doloroso?
“La scorsa stagione è stata la più emozionante per me. Tutto, dai gironi di Champions League ai quarti di finale, alla vittoria dello Scudetto e delle coppe: è stata un’annata davvero impeccabile.
Quest’anno, invece, è stato probabilmente il più difficile, ma anche le difficoltà portano alla costruzione di qualcosa di ancora più grande”.
Come trovi la giusta concentrazione prima di una partita?
“Dipende dalla partita. Ci sono volte in cui ho più bisogno di essere socievole, scherzare, parlare con le compagne; altre in cui sto per conto mio e ascolto la musica. Varia anche a seconda di come mi sento, perché se sono più spenta cerco qualcosa che mi attivi – e viceversa. Non ho una routine fissa, piuttosto vado a emozioni, a sensazioni”.
C’è qualche compagna con cui hai
legato maggiormente? E condividete altri momenti e spazi al di fuori del campo?
“Mi trovo molto bene con tutte. Le compagne con cui ho più legato sono Cernoia, Caruso e Salvai. A dire il vero, al di fuori ciascuno coltiva i propri interessi. Quando escono nuovi film della Marvel andiamo insieme al cinema a vederli; con Cernoia è capitato spesso di trovarci a giocare in qualche sala giochi o a bowling, così, per puro sfogo, per svagarci un po’”. Tu, personalmente, coltivi qualche altra passione?
“Mi piace giocare alla PlayStation. Qualche volta leggo, ma in genere occupo il mio tempo con serie TV e poco altro, in relax, perché stanca dagli allenamenti. Se ho il giorno libero, invece, mi piace girare: difficilmente rimango a Torino e, se ci resto, vado a scoprire la città”.
Hai mai pensato di continuare gli studi?
“Non ho mai iniziato l’università perché non ho avuto un bellissimo rapporto con la scuola, anche perché il calcio e lo sport in generale non vengono riconosciuti a livello scolastico come un’opportunità per il futuro dei ragazzi, ma piuttosto come una perdita di tempo, e a volte mi sono vista mettere i bastoni tra le ruote dalle stesse professoresse. Così mi è passata la voglia. Nell’ultimo periodo, però, sto iniziando a guardarmi un po’ intorno per vedere se trovo l’input giusto, un’università che mi possa stimolare, che non mi vincoli”. E c’è qualcosa che ti suggestiona, anche per un ‘post’?
“Mi sto chiedendo proprio questo, cosa mi piacerebbe fare poi, quale direzione prendere. Diciamo che
sono in una fase di valutazione”. Torino è frenetica, mentre tu vieni dagli Appennini, luoghi sicuramente meno affollati. Quanto è importante per te il silenzio e cosa fai per ritagliarti, anche qui, attimi di tranquillità?
“Il primo anno l’ho vissuto a Torino semplicemente per la comodità dei mezzi, non avendo la patente e dovendo concludere gli studi. Poi ho preso casa fuori città, non ho avuto dubbi al momento della scelta – e già questo dice qualcosa. In verità, anche qui dipende: a volte ho voglia di stare nel silenzio che mi riporta a dove sono cresciuta; altrimenti, se devo frequentare il centro, preferisco sempre farlo di sera, perché il troppo baccano poi mi stanca. E Torino di sera è meravigliosa tra Piazza Castello, Piazza San Carlo, Piazza Vittorio Veneto”.
MEGAN RAPINOE
La calciatrice americana ha annunciato che al termine della stagione 2023 in NWSL si ritirerà dal calcio giocato
Èdi Rita Ricchiuti
la fine di un’era per il calcio femminile internazionale: Megan Rapinoe ha infatti annunciato il suo ritiro dai campi a fine stagione NWSL 2023.
L’icona calcistica statunitense chiude così una carriera straordinaria cominciata in Nazionale nel 2006 e coronata non solo da successi e trofei ma anche e soprattutto da momenti significativi per l’intero movimento.
Dal coming out pubblico nel 2012 al supporto attivo alla protesta della Black Lives Matter, Megan Rapinoe non si è mai risparmiata, in campo così come nella vita di tutti i giorni. In prima linea nella lotta per l’Equal Pay
In prima linea nella lotta per l’Equal Pay contro la Federazione USA, Rapinoe ha vissuto pienamente ogni fase della sua longeva carriera. Con 63 gol e 73 assist finora realizzati entra di diritto nella leggenda della USWNT
contro la Federazione USA, la calciatrice ha vissuto pienamente ogni fase della sua longeva carriera.
Bandiera dell’OL Reign in NWSL, in cui milita dalla fondazione del club nel 2013, Rapinoe è la memoria storica della terza lega professionistica negli Stati Uniti.
In Nazionale, nell’arco di ben 17 anni, la giocatrice ha collezionato 199 presenze e diventerà presto la 14esima calciatrice a indossare la maglia della Uswnt per 200 volte. Con 63 gol e 73 assist finora realizzati, la storica numero 15 degli USA entra di diritto nella leggenda di
una squadra iconica. Pronta a partecipare alla sua quarta edizione dei campionati mondiali, Rapinoe ha conquistato ben 2 delle tre coppe del mondo finora inseguite.
Proprio in seguito all’imponente trionfo ai Mondiali di Francia nel 2019, in cui mise a segno 6 reti e servì 3 assist, Megan Rapinoe fu insignita del Pallone d’Oro.
Rivoluzionaria, innovativa, scomoda, inarrestabile, Megan Rapinoe ha lasciato la sua firma indelebile nel calcio femminile e la sua eredità rappresenterà la base del futuro di questo sport.
LIEKE MARTENS
La calciatrice alla vigilia dei mondiali in Australia e Nuova Zelanda:
“L’Olanda può fare qualcosa di bello”
Tdi Federica Iannucci
anti trofei in bacheca per Lieke Martens, vera e propria fuoriclasse olandese. La calciatrice classe 1992, già campionessa europea nel 2017 e vice campionessa del Mondo in Francia 2019, si dichiara impaziente di affrontare l’imminente esperienza in Australia e Nuova Zelanda.
La miglior giocatrice FIFA nel 2017, guiderà l’attacco delle oranje per cercare la rivincita rispetto all’ultima kermesse internazionale.
In un’intervista rilasciata a pochi giorni dall’inizio della Coppa del Mondo, Martens non si nasconde sugli obiettivi: “Si, sogno la vittoria. Penso sia positivo il provare a trasformare i sogni in realtà. Se dovessimo vincere, la mia carriera sarebbe completa perchè avrei vinto tutto quello che ho sempre sognato di vincere”.
Sognare non costa nulla, ma ciò che fa la differenza è avere i piedi ben saldi a terra: “Sarà una sfida dura ma nulla è impossibile. Darò tutto il possibile per essere preparato e pronta, confido tanto in questa squadra”.
L’obiettivo di quest’anno per Martens è già ben chiaro: “Giocheremo una partita alla volta. Bisogna partire con il piede giusto ma soprattutto creare il giusto clima tra noi in poco tempo. Questo ci garantirà il giusto entusiasmo per arrivare lontano in questo torneo”.
“Se dovessimo vincere la mia carriera sarebbe completa perchè avrei vinto tutto quello che ho sempre sognato”
Sfogliando l’album dei ricordi, l’attenzione cade sul suo primo gol in Nazionale, nella vittoria a Canada 2015 contro la Nuova Zelanda. “Allora ero molto giovane e con poca esperienza. Ora riesco a controllare le mie azioni. La Lieke di adesso ha più esperienza e conosce bene le sue qualità. Non so quale sia la versione migliore di me, ma entrambe hanno aspetti positivi”.
La mente torna inevitabilmente alla vittoria dell’Europeo nel 2017: “Dopo il trionfo europeo l’aspettativa nei nostri confronti è cresciuta improvvisamente. Penso che come squadra l’abbiamo affrontata bene, continuando a crescere step by step, nonostante le pressioni esterne”. Tante le differenze nel gruppo che oggi va in Australia e Nuova Zelanda: “La vittoria dell’Europeo è arrivata grazie a un determinato stile di gioco. Dopo un paio d’anni abbiamo dovuto modificare qualcosa perché i nostri avversari conoscevano il nostro stile. Abbiamo ora un buon mix di giovani e giocatrici esperte, la qualità è alta e spero che questo Mondiale possa essere speciale”.
12 anni di Nazionale nel quale ha collezionato quasi 150 presenze: “Raggiungere l’apice è facile, ma rimanerci è difficile. Devi continuare a lavorare sodo, pretendendo sempre di più alla ricerca della perfezione”.
Al Mondiale mancherà un perno fondamentale per l’Olanda, Vivienne Miedema: “Vivienne è una giocatrice molto importante, ci mancherà molto dentro e fuori dal campo. È un vero peccato per la squadra ma soprattutto per lei”. A cercare di sopperire alla sua assenza ci sarà Esmee Brugts: “Esmee
è un grande talento e un’ottima calciatrice. Dribbling, velocità, tecnica e cinismo sono le sue qualità migliori”. Un girone di qualificazione non facile, insieme a USA, Portogallo e Vietnam. “Penso che ogni paese abbia ormai sviluppato un grande calcio. Il Portogallo ad esempio ha ottenuto risultati contro squadre forti. Sarà il nostro match di esordio, non sarà facile ma sappiamo che sarà la partita più importante” commenta Lieke Martens.
Dopo il Portogallo ci sarà il Vietnam e poi gli Stati Uniti che in Francia si portarono a casa la vittoria finale: “Le ultime due finali giocate contro di loro non sono andate bene, sia in Francia che nelle Olimpiadi di Tokyo. Da allora abbiamo fatto grandi passi avanti, come loro d’altronde. Sarà una sfida dura ma che non vedo l’ora di giocare”.
Pavia
Piccoli passi fanno grandi cammini. Così, giorno dopo giorno, traguardo dopo traguardo, il Pavia Academy Femminile ha dimostrato di meritarsi un posto di tutto rispetto nel campionato di Serie B della prossima stagione. Grande tra le grandi della Serie C 2022/2023, il club ha concluso l’annata al primo posto del Girone A, con 70 punti totali e a quattro distanze dalla seconda classificata.
di Elisa Ravasio
Foto: Pavia Academy
La promozione è il coronamento di un sogno collettivo iniziato qualche anno fa e i cui primi frutti sono arrivati
Nella foto sopra la squadra del Pavia Academy che festeggia la promozione in Serie B femminile
nel 2019 con la vittoria del campionato lombardo di Promozione. Poi, nel 2021, il trionfo del campionato d’Eccellenza ligure – unica squadra lombarda tra le nove totali – e la conseguente conquista della Serie C. Il primo anno nella suddetta categoria, sotto la guida di coach Corrado Martinotti, ha portato in terra pavese un ottimo quinto posto e solide basi per un ulteriore salto di
qualità.
A fine stagione, dopo un felice percorso insieme, fatto di scalate importanti, le strade tra il tecnico e il club si sono divise. Il Pavia si è quindi affidato all’esperienza di Roberto Salterio, specialista delle promozioni in Serie B, precedentemente centrate con la Riozzese e il Cortefranca.
La missione gli riesce anche sulla panchina del Pavia: Salterio e le sue ragazze si rendono sin da subito protagonisti di un viaggio che ha dell’incredibile. Un viaggio fatto di alti e bassi, strade più e meno dissestate, ostacoli e trampolini di lancio, ma sempre coerente e mai distante dalle aspettative e dagli obiettivi prefissati.
Un viaggio a colori, riassumibile nel docu-film “Born To Amaze 2”, realizzato dalla società e pubblicato lo scor-
Il Pavia Academy
femminile ha concluso la stagione 2022/2023 al primo posto del Girone A di Serie C con 70 punti conquustando la promozione in B
so 15 giugno. Nel video, le immagini scorrono e ricostruiscono la storia di una stagione da ricordare. Nelle fatiche degli allenamenti, nello sconforto delle sconfitte, nella gioia dei gol, nell’orgoglio di chi ha sempre creduto nelle potenzialità di questo gruppo: ovunque traspare la consapevolezza della bellezza disegnata dal Pavia.
“Nato per stupire” e capace di dimostrarlo. Ma soprattutto: pronto a ribadirlo. Appuntamento alla prossima stagione.
Voce ai protagonisti
Una grande storia non si potrebbe scrivere senza grandi autori. Anche per questo, la bellissima avventura del Pavia Academy Femminile è la storia di piccole, grandi persone che insieme hanno costruito qualcosa di importante; qualcosa che merita di essere raccontato. Lo facciamo qui attraverso le voci di alcuni dei protagonisti della cavalcata del club lombardo, promosso in Serie B per la stagione 2023/2024. Alla guida dell’ambizioso progetto ci sono il Presidente Giorgio Benaglia e la Vice Katiuscia Niscardi, i quali, all’unisono, dichiarano senza velare l’orgoglio: “Siamo fieri di questo percorso che ci ha portati alla promozione in Serie B. Dal 2019, abbiamo subito cercato di portare in alto la società e il progetto di calcio femminile. Per farlo, ci siamo circondati di persone competenti, professionali e buone d’animo. Sicuramente non siamo perfetti, ma crediamo in una gestione sana, fatta di valori concreti che possano lasciare un bel ricordo di
Sopra Katiuscia Niscardi, vicepresidente del Pavia Academy. Nella foto in basso Andrea Invernizzi Responsabile della Comunicazione del club
noi a tutte le persone che passano da Pavia Academy. Vogliamo un futuro importante, all’altezza delle ragazze che ci hanno portato qui e di tutti coloro che credono in quello che stiamo costruendo”.
Alle loro parole si aggiungono quelle del Direttore Sportivo Alessandro Albani: “È stata una promozione importante per noi e per tutta la città. Il lavoro fatto in questi anni ha dato i suoi frutti. Ci siamo impegnati e, con passione e determinazione, abbiamo seguito un progetto sportivo e societario ambizioso. Sono fiero di tutto il gruppo squadra, dello staff e degli addetti ai lavori che agiscono dietro le quinte. Mister Salterio ha portato l’organizzazione perfetta e ci ha aiutati a trovare il passo giusto per primeggiare in serie C. Nel futuro ci saranno lavoro, lavoro e ancora lavoro: solo così potremo raggiungere la salvezza in una categoria difficile come la serie B”.
Nella pagina accanto la calciatrice Biancamaria
Codecà. In alto a destra l’esultanza dopo un gol della squadra.
Sotto il direttore sportivo
Alessandro Albani, Katiuscia
Niscardi e il presidente
Giorgio Benaglia
Anche Andrea Invernizzi, Responsabile della Comunicazione del club, parla del progetto in termini di un lavoro di squadra, fedele a valori importanti, e di un traguardo che altro non è se non il risultato dell’unione di più forze in cammino verso lo stesso orizzonte. “Si è raggiunto questo obiettivo – commenta – grazie al sacrificio e al lavoro che ripagano sempre. Ogni persona all’interno di questa grande famiglia ha dato un contributo importante, anzi: fondamentale. Le ragazze hanno scritto la storia sotto la guida di un
tecnico tra i più preparati del settore. In questi anni, la società è cresciuta anche fuori dal campo grazie a un lavoro sull’immagine, sulla comunicazione e sui messaggi sociali che vogliamo trasmettere: i valori di sport nelle accezioni di lealtà e rispetto verso l’altro”.
La palla passa quindi a una delle trascinatrici del Pavia nella scorsa stagione: Biancamaria Codecà che, grazie ai suoi 43 gol in campionato (52 stagionali), è stata incoronata capocannoniere di tutti i gironi di Serie C Femminile. Il giaguaro – questo il suo soprannome in squadra – parla così della splendida annata: “È stata una stagione lunga e intensa: l’ho vissuta serenamente, ma con la concentrazione necessaria per raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Questo è stato il mio terzo anno al Pavia Academy e, come ho sempre detto, qui mi sento a casa. La società è molto seria e ambiziosa, formata da persone con grandi valori, che non è mai un aspetto scontato. Come attaccante, tengo molto anche al raggiungimento di risultati individuali e per questo sono molto felice per il titolo di miglior marcatrice della Serie C, anche se l’obiettivo principale non poteva che essere la promozione in B”.
Madeleine Boll, icona del calcio femminile, compie 70 anni
In occasione del compleanno di Madeleine Boll riviviamo la carriera di un mito del calcio femminile
Thomas Edison diceva che “sono gli errori dei grandi uomini che creano le opportunità di cambiamento e progresso nella storia”. A cambiare la vita di Madeleine Boll e la storia del calcio femminile svizzero non è stato l’errore di un grande uomo ma quello di un uomo qualsiasi, ovvero un funzionario della Federcalcio Svizzera (SFV).
di Martina Pozzoli
L’ingresso nel Sion per un errore
Classe ’53, Boll ha sempre avuto la passione per il calcio ma è nata e cresciuta in una Svizzera in cui il calcio veniva considerato uno sport esclusivamente maschile e, dunque, solo ai maschi era concessa la licenza per potervi giocare. Ha però potuto giocare con la squadra giovanile del Sion perché il funzionario della federazione le aveva concesso la licenza in quanto
pensava fosse un ragazzo. Così, per quell’errore, Boll è diventata la prima ragazza ad avere la licenza da parte della SFV.
Boll ha cominciato a giocare nel settore giovanile del Sion nel 1964, a 11 anni. Il suo compagno di scuola Gilbert aveva iniziato a giocare per i biancorossi e, poiché anche Boll voleva giocare nel Sion, Gilbert aveva chiesto all’allenatore se potesse far entrare in squadra anche lei, ottenendo risposta affermativa.
Il match contro il Galatasaray
Il clamore attorno al suo tesseramento è scoppiato nel 1965. Quell’anno la prima squadra (maschile) del Sion ha partecipato alla Coppa delle Coppe, affrontando il Galatasaray nel primo turno. Prima del match del 15 settembre 1965, vinto 5-1 dagli svizzeri, si è disputata una partita tra le formazioni giovanili.
Ad attirare l’attenzione è proprio la dodicenne Boll, che giocava centrocampista sinistra. “[Lui] ha una buona tecnica” aveva detto l’allora calciatore della prima squadra Norbert Eschmann, che l’aveva scambiata per un
ragazzo.
Poiché il match contro il Galatasaray era il primo ufficiale in campo internazionale, erano presenti molti giornalisti. La vicenda di Boll, dunque, ha attirato l’attenzione non solo della stampa svizzera, ma anche quella di paesi stranieri, tra cui l’Italia. La federazione si è quindi resa conto dell’errore commesso dal funzionario e ha tolto la licenza a Boll.
Anche se ha dovuto lasciare il Sion ha continuato a giocare a calcio. Grazie a degli amici dei suoi genitori, infatti, ha trovato una scuola a Losanna dove poteva far parte della squadra scolastica. Anche lì ha dovuto affrontare i pregiudizi dell’epoca (“Se questa ragazza segna un gol mi faccio prete” aveva detto uno degli insegnanti), ma ha potuto continuare a giocare.
La carriera di Boll in Italia
In anni in cui per le ragazze il calcio non era permesso, Madeleine Boll venne tesserata per errore e fu la prima donna in Svizzera a ottenere la licenza per giocare
Per poter giocare in una vera squadra femminile ha dovuto aspettare una chiamata dall’Italia. Nel 1969, infatti, ha ricevuto una telefonata da un avvocato ticinese che per conto del Gommagomma voleva sapere se fosse disponibile ad andare a giocare in Italia.
Boll all’epoca aveva 16 anni e non aveva ancora completato gli studi. Vista la giovane età, i suoi genitori non erano convinti di lasciarla partire per andare a vivere da sola in un altro paese. Per superare questi ostacoli, la società le ha proposto di rimanere in Svizzera e andare in Italia solo una volta a settimana per giocare le partite.
E così Boll si allenava con i suoi amici che giocavano in terza divisione e la
domenica raggiungeva il Gommagomma quando giocava in casa, mentre partiva il venerdì e tornava in patria il lunedì quando dovevano giocare in trasferta. Ha fatto così per tutto il suo periodo in Italia dal 1970 al 1975, indossando le maglie del già citato Gommagomma e poi di Real Juventus, Falchi Crescentinese e Franchi Astro. Nel corso dei suoi anni in Italia ha vinto 3 trofei: lo scudetto FFIGC del 1970 col Gommagomma, lo scudetto FICF del 1971 con la Real Juventus e la Coppa Italia del 1973 col Falchi Astro. Nella finale di Coppa Italia il Falchi ha battuto 2-1 in rimonta la Lazio, con Boll che ha segnato il gol del pareggio in risposta al vantaggio biancoceleste con Luciana Meles. Falchi ha poi ribaltato il risultato grazie al gol di Elena Schiavo.
Il ritorno in Svizzera
Nel 1974 Boll ha deciso di tornare a giocare in Svizzera, indossando la maglia della prima squadra femminile del Sion. Nonostante il livello del calcio femminile elvetico fosse più basso di quello italiano, ha scelto di fare ritorno in patria in quanto vivere in Svizzera e dover andare ogni weekend a giocare in Italia era diventato troppo pesante.
Con il Sion ha vinto la prima edizione in assoluto della Coppa di Svizzera nel 1976, in cui le biancorosse hanno battuto 5-1 l’Aarau. L’anno seguente il Sion si è ripetuto, superando 7-2 il Seebach.
Nel 1977 Boll ha deciso di lasciare definitivamente il calcio giocato, a soli 25 anni. Come spiegato nell’intervista su Gli Eroi del Calcio, ha preso tale decisione sia perché il campionato di basso livello rispetto a quello italiano le dava pochi
stimoli sia perché avere tutti i weekend impegnati la costringeva a rinunciare a vedersi con gli amici al di fuori del mondo del calcio.
La carriera di Boll con la nazionale svizzera
Parallelamente a militare nelle squadre di club, ha giocato anche con la nazionale svizzera. Nel 1970 ha partecipato al primo mondiale non ufficiale, tenutosi in Italia. La rappresentativa rossocrociata, oggi non riconosciuta come nazionale elvetica ufficiale, ha esordito l’8 luglio 1970 perdendo 2-1 contro l’Italia. Come raccontato da Boll sempre a Gli Eroi del Calcio le svizzere sentono di aver subito dei torti arbitrali, con il direttore di gara che avrebbe avuto un atteggiamento favorevole nei confronti delle Azzurre. Boll ha poi segnato la sua prima rete con la nazionale non riconosciuta in un’amichevole giocata l’8 novembre 1970 a Sciaffusa e vinta 9-0 contro l’Austria. Quel giorno la centrocampista classe ’53 ha segnato una tripletta. Ha anche disputato la prima partita ufficiale della nazionale svizzera. La
selezione elvetica ha infatti esordito ufficialmente il 7 maggio 1972 allo Stadion Rankhof di Basilea davanti a circa 4.500 persone. Le rossocrociate hanno pareggiato 2-2 con la Francia e Boll ha giocato tutta la partita, che contava 2 tempi da 35 minuti. Successivamente, ha segnato il suo primo gol con la nazionale svizzera ufficiale il 24 settembre 1972, quando ha aiutato le elvetiche a imporsi 5-2 sulla Francia mettendo a segno una doppietta.
In totale, con la Svizzera, nelle partite ufficiali, ha disputato 14 partite segnando 6 reti. Considerando anche i match non ufficialmente riconosciuti, il conto sale a 16 gare e 9 gol. L’ultima l’ha giocata il 20 maggio 1978, in un’amichevole persa 2-0 in casa del Belgio. Nel luglio 1974, Boll ha anche preso parte a un paio di particolari match che hanno visto contrapposte la nazionale italiana e una selezione chiamata “Resto d’Europa”. La gara del 18 luglio è terminata 2-2, con la centrocampista svizzera che ha segnato uno dei suoi pochissimi gol di testa. Il match del 21 luglio ha invece visto le Azzurre imporsi 4-1.
Project work sul calcio femminile: L Football al fianco degli studenti della 24 Ore Business School
In occasione della 27esima edizione del Master “Sport Business Management” della 24 Ore Business School, L Football ha coordinato con gli studenti un project work dedicato al calcio femminile.
Il team di studenti, Francesco Marini (coordinatore), Marta Baroni, Andrea Forante, Marco Palladino e Matteo Saviotti si sono cimentati in due lavori sul calcio femminile. Nell’ultimo giorno di corso, gli studenti hanno presentato il doppio lavoro svolto nei
mesi scorsi. Prima un’analisi dei quarti di finale di Uefa Women’s Champions League e poi alcune proposte di sponsorizzazione per due calciatrici della Juventus, Sara Bjork Gunnarsdottir e Arianna Caruso.