La prima di Bruce Vladimir Burns
La notte di halloween non è mai tranquilla, ma se c’è una cosa che Bruce disprezza, quella è proprio la tranquillità. Cresciuto a film, telefilm e fumetti carichi di violenza, investigazioni degne di film gialli, si imbarca in un’ avventura al limite del televisivo. Tra allupati mannari, teste di cazzo mozzate e killer dell’ultimora, un viaggio nella nera Bologna del vero giorno dei morti.
Capitolo 1 Il telefono squillò proprio nel momento meno opportuno; come sempre. Avevo appena finito di lavare tutti i piatti accatastatisi in una settimana, incrostati di uno sporco leggendario che avevo dovuto distruggere col sudore di sette magliette, visto che non uso camice. Avevo anche sistemato la montagna di vestiti che teneva ostaggio il mio letto, e per festeggiare mi ero stappato una gran birra, adagiato sul letto, creato l’atmosfera giusta spegnendo la luce principale e lasciando accesa solo la lampada sul comodino ed ero pronto a leggermi l’ultimo numero di Dylan Dog acquistato il giorno prima, ma che mi ero tenuto in serbo apposta deciso a passare la notte di Halloween immerso nell’unico vero orrore italiano alla faccia (mascherata probabilmente) di questa festa americana, che come tale, ci sta invadendo. Una bella nottata di solitudine. Fuori chissà cosa sarebbe successo tra allupati mannari, teste di cazzo mozzate e infermierine mozzafiato… non mi importava! Mi piace la solitudine; cioè, me la sono fatta piacere nel corso degli anni serata dopo serata passata da solo; me la sono fatta piacere così tanto che adesso ne sono quasi
geloso: ora, quando mi capita di passare un periodo sempre in giro, in compagnia, indaffarato, guardandomi allo specchio mi sgrido per essere così “puttana” e per non passare abbastanza tempo con me stesso. E così eccomi lì, nella classica occasione in cui si suppone si debba stare in compagnia a divertirsi, da solo: Halloween, la notte degli orrori; e cosa c’è di più spaventoso della solitudine? L’amarla forse… Mi ero organizzato in tutto e per tutto per passare la nottata in tranquillità, a leggere sotto le coperte mentre fuori diluviava, sorseggiando litri di birra scadente comprata al mio discount di fiducia, con sottofondo a tema dei Cypress Hill, avvolto dalle tenebre che solo l’impavida lucetta della mia lampada osava sfidare ed incredibilmente vincere. Una nottata da gustare fino in fondo a cui non avrei rinunciato per nulla al mondo. Fu appunto in quel momento che il telefono squillò. “Che problema c’è?” si direbbe, basta non rispondere; purtroppo per me non è così facile: IO NON RIESCO A NON RISPONDERE AL TELEFONO. E’ questa la condanna che il cielo ha gettato su di me , insieme a molte altre, il giorno della mia nascita. Quando sento il telefono squillare, anche se sono appena uscito di casa magari chiudendo a chiave, o in doccia, o agonizzante sul pavinmento, non riesco a sbattermene il cazzo: devo sapere chi mi cerca! Il non rispondere lo vedo come buttare via un’ occasione che mi auguro arrivi a portare una ventata di avventura in questa eistenza troppo piatta. Ovviamente di solito si tratta solo di gente che ha sbagliato numero, di pubblicità e di minacce, ma la mia speranza non dermorde. La prossima volta potrebbe sempre essere una modella in cerca dell’uomo della strada, o un miliardario impazzito che ha deciso di regalare il suo patrimonio al primo che passa. Solo una volta non risposi: erano le dieci di mattina e visto che ero andato a dormire solo un paio d’ore prima pensai che la mia priorità fosse la salute del mio corpo, e che se era davvero importante avrebbero richiamato. Era la telefonata di un agenzia che voleva ingaggiarmi per un lavoro dopo il colloquio che avevo superato brillantemente. Non richiamarono. E allora eccomi qui ancora disoccupato, con l’acqua alla gola, ma con un sacco di tempo libero. Mi ero appena adagiato sul letto, bevuto una bella sorsata della bionda tedesca, aperto il Dylan Dog quando sentii: “La vida loca è malata/La gente lo sa ma ne è innamorata/Va dal madama fino al pusher di strada…”. La mia suoneria. - E mo chiccazzo eh?! - mi venne da esclamare. La mia ragazza era tornata a casa sua in Francia per il ponte dei morti, i miei amici erano proprio morti, in senso figurato ovviamente, ed ero l’unico che conoscessi rimasto in città. Chi poteva essere? Guardai il display: numero sconosciuto. - Chi è? - risposi. - Pronto? - Si sono proprio pronto a sapere chi è! - Si pronto.. parlo con il detective Bruce? - Ehh?? - Proontoo? Signor Bruce?
Fu a quel punto che fui folgorato dalla rivelazione. Non potevo crederci. Qualche mese prima, in estate, vincendo un concorso letterario a cui avevo erroneamente partecipato visto che non prevedeva un conguaglio in denaro, con il primo premio mi ero aggiudicato il diritto ad un’ inserzione gratuita sulle Pagine Gialle 2008, e non sapendo che farmene, vi avevo fatto scrivere: DETECTIVE BRUCE Specialista in casi logicamente rifiutati a prezzi rifiutati dalla logica umana Bologna (BO) 333/3325466 A dire il vero me ne ero bello che dimenticato probabilmente il giorno stesso a causa della classica sbronza della vittoria. Mi ricomposi, e senza neanche sapere perchè ressi il gioco. - Oh si, mi scusi, non la sentivo bene. Mi dica pure, sono Bruce! Una voce di donna, che putroppo ancora una volta non apparteneva né a una modella né tanto meno a una miliardaria, rimandando ogni minima spegazione, mi diede un appuntamento mezz’ora dopo in una villa dispersa sui colli. Nulla di più irragionevole e sconsiderato. Ovviamente accettai.
Capitolo 2 Si guardò allo specchio: nessuno l’avrebbe potuto riconoscere così vestito, nemmeno sua madre, come si dice. Tanto più che giaceva a terra senza vita e con gli occhi cavati. Indossava una maschera da teschio, un camicione da boscaiolo sporca di sangue che per una volta non era un trucco, guanti di pelle, jeans, e un pesante impermeabile nero come la notte. In qualsiasi altro giorno dell’anno certo avrebbe dato un pochino nell’occhio, ma non quella sera. Raccolse il pesante machete e uscì dalla casa. La festa era appena cominciata.
Capitolo 3 In mezz’ora fui sul luogo dell’appuntamento. Con mezzora di ritardo. Una grande villa stile 50cent si ergeva di fronte a me, corcondata da sempreverdi invalicabili tranne che per un viottolo di piastrelle che penetrava il bosco magico. Suonai il citofono. - Chi è? Non resistetti - Dolcetto o scherzetto? Il cancello si aprì. Attraversai il sentierino di piastrelle che penetrava il muro di alberi e mi trovai di fronte all’entrata di quella che più che una casa sembrava un tempio. Era enorme, più alta dei pini che la circondavano, apparentemente infinita. Due piccole fontanelle poste ai lati del portone sorvegliavano il ciglio del quale un maggiordomo mi aspettava. Credetti di essere in un film. Io che ho sempre cercato di vivere la mia vita come se fossi il protagonista di un movie forse finalmente ce l’avevo fatta? Guardai il pinguino e sfoderai un bel sorrisone. - Chi ho il piacere di introdurre? - disse. - Sono Bruce… ho un appuntamento con i signori. - Si, ce l’aveva trenta minuti fa… - aggiunse acido. - Attenda qui un momento
Dalla mia postazione potei notare che l’interno della villa era arredato in stile liberty, molto english. Soffitto in legno, parquet, tende ricamate, lunghissime scale che portavano al piano di sopra e a chissà quali segreti. Fui tentato di cercare da qualche parte il ritratto di Doryan Gray ma fui interrotto dal ritorno del mio nuovo nemico. - Mi segua - mi disse con tono sprezzante. - Ma certo, Ambrogio - replicai. Mi condusse proprio su per le fantomatiche scale, dopodichè percorremmo un corridoio zeppo di ogni tipo di decorazione che aveva tutta l’aria di valere un mucchio di soldi, fino a che ci fermammo di fronte ad un ampia porta. Ambrogio bussò e gli fu intimato di entrare, ma egli rimase sulla porta e mi spinse con lo sguardo a precederlo. Entrai così in quello che sembrava l’ufficio del dottor Jekyll e vidi i due cogniugi seduti ad una scrivania ingombra di mezzi busti e bigiotteria del genere. Il maggiordomo se ne andò chiudendo la porta alle mie spalle.
Capitolo 4 - Prego si accomodi - mi disse Jekyll - e lasci che mi presenti. Piacere - disse stringendomi la mano - Cletus; e questa è mia moglie Guendaline. - Piacere Bruce… - e mi guardarono come a dire “Bruce e poi?” - Ehm.. Bruce. - Detective giusto? - Oh si si certo. - Mmm, sembra piuttosto giovane. Dimostra quasi vent’anni! - Ahh si, molto me lo fanno notare. No, in realtà ne ho ventuno - fortunatamente la presero come una battuta. - Ah ah ah… Prego si sieda pure - intervenne la moglie - E’ stato difficile trovare la casa? - Ehm, no non direi. Sarebbe difficile non trovarla - ormai ero lanciato. - Ah ah, è proprio simpatico Bruce. Gradisce qualcosa da bere? - Una birra grazie! - l’abitudine quasi mi tradì. Mi guardarono piuttosto esterefatti, salvo poi mettersi a ridere ancora. - Ah aha hahahaha… esilarante davvero - fortunatamente ormai erano miei. - Che ne dice di uno scotch invece? - Oh si, andrà benissimo - ero proprio finito in un poliziesco. - Dunque, veniamo a noi. Mi dica pure di cosa si tratta - decisi di prendere subito l’iniziativa per sembrare pratico di situazioni del genere. - Bene. Signor Bruce deve sapere che la nostra piccola Paris è scomparsa! Fu una rivelazione abbastanza agghiacciante. Cosa stavo facendo? Prendendo in giro due poveri (beh, in senso figurato) genitori spacciandomi per un detective,
quando invece non c’era tempo da perdere! - Come? Sparita? - risposi con tono forse più allarmato dei miei clienti. - Si, scomparsa! Questo pomeriggio, verso le cinque! Ero in panico completo. Ma la cosa che più mi disturbava era il perchè un coppia di borghesi dalle infinite possibilità economiche si stesse rivolgendo a un ciarlatano come me! - Avete avvisato la polizia? - Si, ma ci hanno risposto che hanno cose più importanti a cui pensare. Ma come? Cosa c’è di più importante della sparizione, forse il rapimento di una dolce bambina!? - Ma aspetti! Ecco, le mostro una foto della nostra povera creatura. Rimasi pietrificato. - Signora, poteva dirmelo subito che Paris è un cane!
Capitolo 5 Si stava truccando. Mancava poco alla festa ed era in ritardo, ma non se ne preoccupava. Sarebbe stata la fatina più bella della pista da ballo. Qualcuno entrò in casa, e lei sentì i passi dal bagno. - Kendra sei tu? Hai dimenticato qualcosa? Nessuna risposta. Continuò a truccarsi e quando ebbe finito uscì dal bagno in cerca di consensi. - Hey… Kendra?? Che ne dici? Ma dove sei? Si diresse nella camera della coinqulina, ma al suo posto trovò un poco accogliente machete che, abbattendosi su di lei, invece di fare apprezzamenti sul suo costume lo rovinò, sporcandolo col sangue delle sue cervella. Purtroppo per lei non morì sul colpo; in fondo lo aveva sempre saputo di avere la testa dura, e in preda al delirio causatogli dalla mazzata si mie a barcollare gridando e agitandosi, dando fondo alle sue corde vocali, andando a sbattere contro le mensole, la scrivania, e tutto ciò che c’era da colpire in quella stanza mentre l’assassino se ne andava velocemente, non lasciando alcuna traccia di sè. Povera fatina, se almeno per una volta fosse stata in orario non si sarebbe trovata in casa da sola, a quell’ora, ad affrontare il suo destino.
Capitolo 6 Ora ero più calmo e rilassato. Non ero più un ciarlatano che stava prendendo in giro due poveretti bisognosi, ma un ciarlatano che in fondo poteva dare una mano a due ricconi in cerca del loro cane viziato. Feci mente locale alle mie conoscenze nel settore dell’investigazione, ovvero i film e telefilm, i libri, i fumetti. - Bene. Cioè, male. Insomma… dov’è stato avvistata l’ultima volta Paris? - Questo pomeriggio: l’avevamo portata con noi per la passeggiatina pomeridiana e passando di fronte a un negozio di vestiti di halloween abbiamo pensato che alla povera Paris sarebbe piaciuto un vestitino da principessina. Nostra nipote Mary Ann ci aveva informato dell’esistenza di quel negozio, e che aveva anche dei travestimenti per animali. Purtroppo però paradossalmente non erano ammessi cani all’interno del negozio, così abbiamo lasciato Paris legata fuori, ma solo per poco! La voce le si ruppe dal pianto. - E quando siamo usciti lei non c’era più! - e scoppiò del tutto in lacrime. - Calmati cara - intervenne il marito. - Sono sicuro che Paris sta bene, e che il signor Bruce ci aiuterà a ritrovarla. Vero? Siamo disposti a pagare molto bene! - Certamente! Non potrei mai tirarmi indietro davanti a una simile sciagura! - Ohh la ringrazio, lei è un eroe! - ora si stava esagerando. - Di quanto consiste il suo ingaggio? Questa domanda mi lasciò spiazzato. Non mi ero preparato a questo, e non avevo tempo per pensarci sul momento, avrei fatto la figura dell’approfittatore! Mi venne così in mente la mia unica referenza in materia. - Cinquanta sterline al giorno più spese - Dylan Dog. - Sterline? - mi ero lasciato prendere la mano. - Ehm, euro, volevo dire euro. E’ che ho lavorato tanto in Scozia - salvo per un pelo. - Davvero? Abbiamo dei parenti in scozia! - merda! - Ah si? E dove di bello? - ero riuscito ad anticiparli su quella domanda; forse l’avevo
scampata. - Glasgow. - Ah no mi spiace, io ad Edimburgo. - Ahh abbiamo anche degli altri cugini a Edimburgo! - cazzo! - No quelli sono di Inverness - stavo rischiado troppo, dovevo cambiare discorso. - Bhe poco importa, in fondo non c’è tempo da perdere. Se non avete altre informazioni da darmi io comincerei subito le mie indagini. Fu così che mi congedai finendo lo scotch in un sorso, e mi dileguai in poco tempo promettendo che mi sarei fatto sentire non appena avessi avuto qualche notizia e rassicurandoli sul fatto che non c’era niente da temere. Quando fui di nuovo in strada feci chiarezza nei miei pensieri annebbiati dalla botta dell’alcol: non avevo la minima idea da che parte cominciare.
Capitolo 7 La polizia fu in fretta sul luogo del delitto, avvisata dai vicini di casa allarmati dalle urla della povera vittima che era finalmente spirata. Si scoprì che era un appartamento di studentesse, una delle quali, un anno prima, era stata vittima di violenze da parte del ragazzo il quale però non era mai stao incriminato per mancanza di prove. Visto il disordine proprio nella camera della ex abusata, il commissario concluse che l’idea più plausibile fosse quella che fosse stato l’ex boyfriend venuto in cerca della sua ex ragazza, e non avendola trovata si fosse sfogato contro la coinquilina. Probabilmente si era introdotto in casa con facilità dato che in passato aveva avuto tutto il tempo di farsi una copia delle chiavi, o forse si era semplicemnete fatto aprire. Il problema ora stava nel rintracciare la ragazza, e in una serata in cui tutti sono mascherati per non farsi riconoscere, sarebbe stato davvero difficile.
Capitolo 8 Conclusi, con un ragionamento che stupì anche me stesso, che dalle parole dei cognugi si evinceva che il negozio davanti al quale era sparita la cagna era il più rifornito della città, nel quale si era probabilmente servita la maggior parte dei babbi che ora stavano festeggiando quella che sarebbe diventata la numero uno in cima alla lista delle feste da me odiate. Decisi di chiamare il mio contatto con la B.B. (la Bologna Bene) per saperne qualcosa di più. - Pronto? La calda voce di Selly mi rinfrancò; forse ero proprio tagliato per quello che stavo fingendo di fare. Tutti i veri investigatori hanno i loro informatori, e io, un finto investigatore, avevo la mia finta informatrice. Finta perchè il nostro rapporto non è quello classico tra un informatore e un detective. L’avevo conosciuta un anno prima in un discopub, e ovviamente ero stato io ad approcciarla. Si, ovviamente volevo provarci. Non so perchè al tempo ero fissato con l’idea di volermi trovare una tipella molto cool, decisamente IN, rispetto alla Bologna che conta. Niente di più pacco. Ero andato incontro solo a menose del cazzo, finte intellettuali, e troiette strafatte. Lei era diversa. Forse è per questo che non ci stette. Rimanemmo comunque in contatto, e nell’ultimo anno, visto il suo ingresso nel mondo universitario, la sua popolarità era cresciuta ancora ed era una perfetta referenza per sapere cosa pensasse la massa. - Pronto, ciao Selly. Puoi parlare o sei già sbronza? - Macchè! Non sono neanche le dieci! Sono a casa, mi sto preparando. - Uuu quindi sei nuda! - See, ti piacerebbe… - Ovvio. Ascolta ho bisogno di chiederti un favore. - Dimmi pure caro. - Cosa mi dici del negozio di vestiti di halloween del centro? Mi pare si chiami All’ovale Carneween (bel gioco di parole tra l’altro). - Eh missà che sei in ritardo bello mio.. - Ehm no, non hai capito. Non ci voglio andare, mi servono informazioni su di lui. - Ahh sempre in cerca di lavoro eh? Dunque… E’ as-so-lu-ta-men-te FANTASTICO! Dovresti vedere che vestito che mi sono comprata! - Guarda vorrei proprio vedere come non ti maschera bene, ma intendevo dire, è una
cosa di nicchia o ci vanno tutti? - Tutti tutti! Dagli sfigati liceali alla créme dell’università. - Mmm, chebbello. E cosa mi dici di questa sera? - Ahh allora anche tu che fai sempre lo scontroso alla fine hai deciso di divertirti un po’ eh? - Ehh… ehggià. - Allora devi assolutamente venire al Century, c’è la festa più cool della città! Da fare invidia agli americani! - Cacchio non vedo l’ora… - Dai allora a dopo, devo sbrigarmi. - Aspè, un ultima cosa. Cosa mi dici di una certa Mary Ann? - Ahh è una sciaqquetta del mio ex liceo. Si c’è anche lei non ti preoccupare. Dunque non sono più io la tua preferita? - Come no! Era solo per farti ingelosire. Grazie mille, a dopo! - Ciao amore mio. Ok, ora sapevo cosa mi serviva. Se qualcuno aveva preso la povera cagnolina fuori dal negozio sicuramente lo avrei trovato a quella dannata festa. Avrei potuto anche chiedere alla nipote dei cogniugi. Purtroppo non avevo tempo per travestirmi e ci dovetti andare al volo, sapendo che comunque sarei arrivato tardi: mi trovavo dall’altra parte della città, e aveva ricominciato a diluviare.
Capitolo 9 Camminava a un paio di metri da un cane che lo precedeva. Aveva ricevuto molti complimenti dai passanti per il suo travestimento, soprattutto per l’effetto del sangue sulla camicia e il machete. Aveva fretta. Non vedeva l’ora di arrivare alla festa più IN della città.
Capitolo 10 Solitamente mi piace la pioggia. Quando sono in casa o in macchina. Non quando sono in giro a piedi a farmi kilometri per raggiungere una cazzo di festa piena di universitari di merda travestiti da coglioni, quando neanche ce ne sarebbe bisogno, che si atteggiano a persone più felici del mondo. Meno male che Bologna ha i portici, ma non dove serve. Venni infatti accolto da una interminabile fila per entrare nel cazzo di locale, che si estendeva interamente sotto una pioggia battente. Fanculo, ne valeva la pena? Probabilmente quel cane del cazzo aveva semplicemente colto l’occasione di una vita per svignarsela da quei due psicopatici e io ero lo stronzo che lo avrebbe riportato in gabbia. Stavo quasi per abbandonare la missione, più per scoglionamento che per motivi etici, quando intravidi un cagnolino farsi largo tra le gambe dei babbi in fila ed entrare nel club. Cazzo! Era Paris! Non potevo perdere l’occasione, né tanto meno avevo voglia di farmi un’ ora di fila sotto la pioggia bastarda.Mi accorsi contemporaneamente di una gentil donzella che solitaria stava in fila sotto un grande ombrello attraente almeno quanto lei. Mi avvicinai furtivamente e la colsi di sorpresa. - Ehilà, bel travestimento! - Ma se non sono vestita da niente! - Neanch’io! Vedi che abbiamo già qualcosa in comune? La feci ridere ancora un po’ grazie alla tecnica imparata nei libri di Pinketts e affinata in innumerevoli occasioni, col segreto scopo di ripararmi sotto il suo ombrello. E come piano ancor più segreto, quello di provarci con lei. - Allora come mai non sei vestita? - Aspetto una mia amica, dobbiamo vestirci assieme. - Ahh capisco. E’ una di quelle cose che le donne fanno in coppia; come andare in bagno. - Esatto - aveva un minimo di umorismo. - Come ti chiami? - Mary Ann, tu? Tra tutte le tipelle che affolavano questa merda di festa, guarda te se non dovevo incontrare l’unica che mi avrebbe colmplicato il lavoro. Ero in dubbio sul mantenere la mia identità segreta e continuare a provaci, o dirle la verità per avere qualche informazione in più sul caso. Da bravo stakanovista, e con la consapevolezza che non ci sarebbe mai stata, svuotai il sacco. - Mary Ann! Wow, lo sai che io lavoro per i tuoi zii? - Coosa??
- Si bhe insomma non da molto. Da stasera. - E che cosa fai? Sei l’ennesimo schiavo di quegli esponenti della classe borghese? doveva avere qualche rotella fori posto. - Ehm, non proprio. Indago sulla scomparsa di Paris, la loro cagnolina. Mi sa che la conosci. - Oddio, è scomparsa finalmente? - lo disse con una strana eccitazione; il che fece eccitare me ancora più del dovuto. - Perchè finalmente? - Perchè ora è libera dalle catene dell’oppressore umano! Ogni animale ha il diritto a vivere in natura, mentre loro la costringevano a vestirsi, lavarsi, pettinarsi e altre diavolerie del tutto contronatura per un cane! Non aveva tutti i torti ma anche lei mi sembrava un po’ contronatura. Cacchio, allora mi vedrai come un orco che la vuole riportare in prigione. - Più o meno, ma so che non ce la farai - disse quest’ultima frase con un po’ di malizia e scomparendo di botto tra i due enormi buttafuori che sorvegliavano l’ingresso. Senza neanche accorgermene avevamo fatto tutta la file ed era finalmente arrivato il momento di entrare. - Un momento - disse uno degli energumeni - è una festa in maschera questa, e tu non mi sembri vestito da niente. - Come no? Sono vestito da Vladimir Burns! Il personaggio della serie tv. Non mi riconoscete? - Ed è un personaggio dell’orrore? - Il peggiore! - probabilmente per non fare la figura degli ignoranti mi lasciarono passare.