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Lac, cresce l’attenzione alla compliance

Da sinistra: Nicola Del Din, amministratore delegato di Blackfin, l’assessore della Regione Veneto Elena Donazzan, Giancarlo Recchia, direttore finanziario dell’azienda, e la fondatrice Maria Luisa Pramaor

che diventasse un tutt’uno con quello già esistente: un continuum architettonico e storico che tenesse conto dell’evoluzione, nel solco del Dna produttivo dell’azienda. La forma è di un monolite, lo skyline del tetto ricalca il profilo delle Dolomiti circostanti, le facciate sono rivestite di lamiera di alluminio dipinta di nero come la copertura, senza apparente soluzione di continuità. Il rapporto con le montagne si specchia sulle ampie vetrate che cambiano colore col passare delle stagioni. Il calcestruzzo lavato è prodotto con gli inerti del torrente Cordevole che scorre a circa venti metri dalla nuova sede, il legno di larice proveniente dai boschi del territorio è usato per rivestire totalmente la “stanza del silenzio” e per la pavimentazione, assieme all’erba, della terrazza panoramica. Black Shelter testimonia, dunque, l’intento di continuare a migliorarsi, da sempre punto forte di Blackfin. Dall’idea della fondatrice Maria Luisa Pramaor di usare il titanio, appunto nel 1971, fino all’incontro del figlio Nicola Del Din, ora amministratore delegato, con Giancarlo Recchia, direttore finanziario, e la brillante ripresa dopo un periodo difficile. «A tutti gli effetti questo nuovo edificio è una dichiarazione d’amore verso il nostro passato, le nostre persone e le loro grandi competenze, ma è anche una dichiarazione d’intenti in favore dei tanti progetti e obiettivi che ancora sogniamo di realizzare», ha raccontato Del Din. «Solo chi tenta l’impossibile può ottenere il possibile», è la frase di Max Weber che ha ricordato Recchia nel discorso agli ospiti. «Persino nelle difficoltà iniziali non è mai venuto meno l’entusiasmo che cercavamo anche nelle piccole imprese quotidiane, per poi trasmetterlo a tutti i nostri collaboratori - ha detto il manager, in Blackfin dal 2007 - Collaboratori appunto, e non dipendenti, perché ho sempre ritenuto che siamo noi, in quanto proprietà, a essere dipendenti dal loro lavoro. È nostro preciso impegno proseguire in questa direzione con la passione e l’entusiasmo che ci hanno sempre contraddistinto. Oggi, questi 50 anni e Black Shelter non rappresentano un traguardo, ma il consolidamento di una realtà importante per l’economia del territorio e il punto di partenza per una nuova e avvincente sfida all’insegna dell’eccellenza, un sostantivo che ci viene attribuito, che riteniamo di meritare e di cui andiamo orgogliosi». Guardare oltre sempre è la strategia di Blackfin. «Non basta un capannone, anzi un “capannon”, per produrre occhiali, bisogna creare valore e cultura - ha aggiunto Del Din - Oggi festeggiamo anche la follia che ci è stata attribuita da molti per aver deciso di costruire la sede proprio qui e la follia di Giancarlo per aver deciso di credere in quest’azienda, che agli occhi dei più sembrava prossima alla sua fine economica». Un tema, quello del fare le cose bene, anche «sapendo rompere le righe», che ha ribadito l’assessore regionale a Istruzione, formazione, lavoro e pari opportunità, Elena Donazzan, presente all’evento insieme a Silvia Tormen, sindaco di Taibon Agordino. Ospite d’eccezione dell’inaugurazione è stato Paolo Nespoli, che ha coinvolto i presenti in un emozionante viaggio personale nello spazio, attraverso concetti e valori che l’astronauta ha voluto condividere con la storia di Blackfin: la determinazione nel raggiungere i propri obiettivi nonostante le difficoltà, la sensibilità e il rispetto nei confronti dell’ambiente e in generale del nostro pianeta, il valore di eccellenza italiana, che lui rappresenta e cui l’azienda aspira da sempre. E, non ultima, la collaborazione tra i due: in occasione dell’ultima missione di Nespoli sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2017, Blackfin ha realizzato delle montature utilizzate in orbita per alcuni test scientifici. L’applaudito intervento dell’astronauta si è concluso con la proiezione del filmato girato “da lassù” sulle note di The sound of silence di Simon e Garfunkel. (con la collaborazione di Luisa Espanet)

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a cura della redazione

È quanto emerge dall’indagine di Assottica e Tfos, in collaborazione con alcuni ricercatori dell’Università di Roma La Sapienza e dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, realizzata tra giugno e luglio scorsi e diretta a mille ametropi

La ricerca ha evidenziato che l’attenzione alla salute e all’igiene su cui ci si è focalizzati durante la pandemia ha portato favorevoli conseguenze per i portatori di lac, che hanno dimostrato una maggiore diligenza nel seguire molti dei comportamenti di corretta gestione delle lenti a contatto. «I risultati sono molto incoraggianti e mostrano un incremento di sensibilità degli utenti nei confronti dell’igiene e della cura delle lac - spiega Stefano Barabino, responsabile del Centro Superficie Oculare e Occhio Secco dell’Ospedale Sacco di Milano e ambasciatore della Tfos - La campagna di sensibilizzazione verso il rispetto delle corrette regole di uso e manutenzione delle lenti a contatto si è infatti contestualizzata in un momento storico dove l’attenzione alle norme igieniche e alla salute in generale ha assunto un ruolo fondamentale nella vita quotidiana». L’indagine si è basata su mille questionari online, compilati da ametropi portatori (70%) e potenziali portatori di lenti a contatto (30%). La novità di questa edizione della survey, denominata “Contattologia: nuove sfide e opportunità”, «consiste nella scelta di segmentare per fasce di età i consumatori coinvolti, focalizzando maggiormente l’attenzione della ricerca per l’80% su un target che va dai 18 ai 45 anni e un 20% sulla fascia 45-55 anni - spiegano da Assottica Gruppo Contattologia - Il panel è rappresentato da 50% donne e 50% uomini. A distanza di tre anni dall’ultima indagine, realizzata con la stessa metodologia di comparazione bidirezionale, si è sentita l’esigenza, in questo periodo caratterizzato dalla pandemia, di poter mettere a disposizione del settore un aggiornamento sui mutamenti intervenuti nei comportamenti e nelle aspettative dell’ametrope e nella pratica contattologica». Attraverso un ampio questionario, che ha toccato anche altri temi d’interesse per il portatore, si è, dunque, indagato su determinate condotte coincidenti con quelle di corretta gestione pubblicate nel vademecum dell’associazione confindustriale, prodotto per la campagna “Occhi sani nelle tue mani”, lanciata un anno fa. La frequenza di 11 diversi comportamenti di buona compliance è stata misurata su scala Likert a 10 stadi compresi tra “mai” (0) e “sempre” (10). Secondo quanto riferito dai promotori, tra il 22 e il 40% degli intervistati ha dichiarato di seguire con maggiore frequenza le indicazioni di corretta gestione delle proprie lenti a contatto nel periodo dell’emergenza sanitaria rispetto al precedente, mentre meno del 5% del campione ha diminuito la frequenza. «Abbiamo rilevato un grosso impulso positivo nello specifico comportamento del lavaggio delle mani prima di manipolare le lenti a contatto, probabilmente legato alla generalizzata attenzione all’igiene e a questo specifico aspetto che la pandemia ha richiamato - sottolinea Piera Versura, responsabile del Laboratorio Analisi Superficie Oculare e Ricerca Traslazionale alla Alma Mater Studiorum Università di Bologna - Ma la cosa davvero interessante è che questo incremento di oltre il 40% durante tale periodo storico fa riferimento sia al momento in cui si stanno per indossare sia a quello in cui si tolgono le lenti a contatto: una differenza molto rilevante rispetto a quanto succedeva nel

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