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Crostata con farina tipo 1

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Focaccia pugliese

Focaccia pugliese

Procedimento

Lavorare zucchero e burro a temperatura ambiente. Unire le uova poi la farina, quindi scorza di limone e lievito. Avvolgere nella pellicola e far riposare in frigorifero per almeno 30 minuti. Stendere la pasta su un piano leggermente infarinato per ottenere un cerchio spesso circa 1 cm. Disporre la pasta su una tortiera di diametro 22 precedentemente unta e infarinata. Ritagliare la pasta in eccesso con un coltellino. Bucherellare con i rebbi di una forchetta la base della crostata e disporre al suo interno la confettura desiderata. Stendere la pasta avanzata ad uno spessore di circa 1 cm per ricavarne delle strisce di pasta larghe circa 2 cm da disporre sulla marmellata per formare delle losanghe. Infornare in forno statico preriscaldato a 180°C per 30 minuti.

Ingredienti

Farina Tipo 1 W 210 g 400 Zucchero g 150 Burro a temperatura ambiente g 100 2 uova 1 tuorlo Scorza di 1 limone Un pizzico di sale 1 bustina di lievito per dolci Marmellata a piacere

Master Martini:

convention “itinerante”

Master Martini, main brand con cui Unigrà, in Italia e nel mondo, presidia il mercato artigianale della pasticceria, cioccolateria e panifcazione, ha voluto coinvolgere i suoi distributori più importanti in una convention "itinerante" tra Italia e Spagna con il celebre pasticcere e cioccolatiere Eduard Bechoux, testimonial del brand Ariba.

Un'occasione unica di scambio professionale ed umano che, oltre a mostrare il grande impegno dell’azienda per la valorizzazione del brand, ha permesso un incontro ravvicinato con i nuovi prodotti volto a mostrarne la grande qualità e le numerose applicazioni possibili. Questo l'obiettivo della convention Master Martini, svoltasi nel mese di giugno tra l'headquarter di Unigrà, a Conselice (RA), e la città di Siviglia. La prima parte della quattro giorni è stata infatti dedicata alla presentazione degli ampliamenti di gamma e alle nuove linee pronte ad arricchire diverse categorie merceologiche. Tra le novità illustrate anche quelle sulle creme spalmabili Caravella - la linea Crunch con golose inclusioni croccanti, la linea Gran Frutta, che sprigiona tutto il gusto della frutta - e i tre nuovi mix per la produzione dei panificati, ovvero Pan Rustique, Multi-Cake Yogurt e Bliss. Presentata in anteprima anche la revisione della linea gelatine con il marchio Brill, potenziata e completata nell'offerta. La convention è poi proseguita nell’incantevole città andalusa, con un percorso di gusti, sapori e profumi, in cui si sono alternati momenti di degustazione a visite turistiche della città. E così i Clienti hanno avuto l'opportunità di degustare le preparazioni fatte dalla squadra di tecnici Master Martini con i nuovi prodotti attraverso ricette pensate per diverse occasioni di consumo. Particolarmente apprezzate la colazione guidata, il pranzo interattivo ma, soprattutto la cena di gala, preparata dal Maestro Cioccolatiere Edouard Bechoux, celebre pasticcere e cioccolatiere belga con cui recentemente Master Martini ha avviato una partnership, per operare a sostegno del brand Aribanella veste di ambasciatore. Protagonista indiscusso del menù ideato dal Maestro, non poteva quindi che essere il cioccolato Ariba, che ha impreziosito una proposta gastronomica d'eccellenza, attraverso creazioni in cui gusti più classici della cucina si sono incontrati con i sapori del cacao e del cioccolato, dando vita ad una vera e propria esperienza sensoriale.

Modica Igp

Il cioccolato di Modica, il celebre prodotto della città siciliana avrà il marchio di indicazione geografca protetta: gli stati europei non si sono opposti alla decisione della Commissione Ue e questo conclude in pratica l’iter per l’assegnazione del marchio: è il primo cioccolato in Europa.

Il cioccolato di Modica conquista il marchio Igp. Scadeva infatti il 7 agosto il periodo di tre mesi in cui gli stati membri dell'Unione Europea potevano opporsi alla decisione presa dalla Commissione. Entro l'autunno il celebre prodotto della località siciliana si chiamerà ufficialmente "Cioccolato di Modica". I lavori per raggiungere questo storico traguardo erano stati avviati a giugno 2017. Sarà la prima cioccolata ad ottenere il riconoscimento comunitario. A giugno il Ministero delle Politiche agricole aveva presentato alla Commissione Europea la domanda di iscrizione del cioccolato di Modica al registro dei prodotti tutelati dal marchio di Indicazione geografica protetta (Igp). Dopo questo primo passo si dovevano attendere i canonici tre mesi entro i quali gli stati membri avrebbero potuto presentare eventuali istanze di opposizione all'ottenimento del marchio. Ora che i tre mesi sono trascorsi, il Cioccolato di Modica sarà catalogato nel registro europeo delle denominazioni di origine protetta e delle indicazioni geografiche. Per essere "Cioccolato di Modica Igp" dovrà essere prodotto nella cittadina in provincia di Ragusa. Inventato alla fine del XVI secolo, si differenzia dagli altri prodotti a base di cioccolato per la lavorazione a freddo: la pasta di cacao infatti viene cotta a una temperatura compresa tra i 35 °C e i 40 °C. Ciò consente ai cristalli di zucchero di sciogliersi solo in parte, conferendo alle tavolette di Modica un sapore inconfondibile e una consistenza granulosa. A regolare il procedimento finora c'era solo un disciplinare della Denominazione Comunale, che ne tutelava e garantiva la produzione nel territorio in modo esclusivo.

Mietitura

a porte aperte

Compag a Roma per raforzare il Protocollo d’intesa della fliera del grano duro: l’Italia deve continuare a essere leader mondiale della pasta. Una fliera da 61 miliardi di euro, con il coinvolgimento della metà dell’industria agroalimentare nazionale. Si sono incontrati a Roma lo scorso 6 luglio i principali protagonisti della fliera grano - pasta.

“Mietitura a porte aperte” il nome del convegno in cui i rappresentanti del mondo agricolo e dell’industria di trasformazione hanno incontrato i media per fare il punto della situazione a sei mesi dalla firma dello storico Protocollo d’intesa volto a valorizzare il grano italiano di qualità e rendere la pasta una filiera più integrata e competitiva. In un contesto di dialogo costruttivo ed estrema apertura, sono stati presentati i risultati ottenuti finora, le prospettive del raccolto 2018 del grano duro e le misure previste per l’immediato futuro affinché l’Italia continui a detenere il titolo di leader mondiali della pasta che le spetta. Il protocollo d’intesa della filiera individua 5 punti d’intervento per rendere più competitiva la filiera e valorizzare la qualità del grano duro italiano: incrementare in modo sostenibile la disponibilità e la qualità di grano duro nazionale per venire incontro alle esigenze dell’industria molitoria e della pasta; incentivare

e sostenere l’agricoltura virtuosa (anche attraverso premi di produzione legati al raggiungimento di determinati standard qualitativi del grano); concentrare progressivamente l’offerta di grano duro e censire i centri di stoccaggio idonei alla conservazione del grano duro di qualità, stimolare formazione, ricerca e innovazione nella filiera italiana granosemola-pasta e, infine, promuovere e difendere in maniera coesa un’immagine forte della pasta italiana, garantendone la sicurezza anche attraverso la tracciabilità informatica dei vari passaggi della filiera. Tra i relatori intervenuti Fabio Manara, Presidente Compag, che ha colto l’occasione per sottolineare che “i soci di Compag sono un punto di raccordo strategico tra agricoltori e trasformatori,

perché forniscono alle aziende agricole non solo i servizi di post-raccolta ma anche quelli agronomici per il raggiungimento dei requisiti di qualità richiesti. La creazione di valore lungo la filiera che gli accordi tra operatori dovrebbe garantire potrà portare benefici diretti a tutti i protagonisti, concentrando le risorse sulla persecuzione di obiettivi comuni e condivisi. Inoltre”, ha continuato Manara, “auspichiamo che la valorizzazione del grano duro italiano possa non solo conservare ma anche ampliare le attuali superfici”. Si sono susseguiti poi gli interventi di Paolo Barilla, Presidente Aidepi, Giorgio Mercuri, Presidente Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Franco Brazzabeni, Presidente sezione Cereali a paglia, Assosementi, Massimiliano Giansanti, Presidente Confagricoltura, Gianmichele Passerini, Giunta Nazionale Cia-Agricoltori Italiani, Franco Verrascina, Presidente Copagri, Cosimo De Sortis, Presidente Italmopa, Giuseppe Scarascia Mugnozza, Dibaf Università della Tuscia. Con il supporto del moderatore Roberto Pippan, Direttore Gr Rai, i relatori sono stati invitati ad entrare nel merito del protocollo per capire le motivazioni e le opportunità che esso rappresenta. Il Protocollo, infatti, è stato una risposta concreta, volontaria e “di squadra” dell’intera filiera alle criticità individuate come ostacoli alla crescita del settore, e come tale ha ottenuto un consenso generale a cui ha fatto seguito un naturale impegno. È emerso inoltre come la Filiera grano-pasta, sempre più coesa anche grazie alla recente adesione di Assosementi e Compag al Protocollo; abbia stretto una partnership triennale con l’Università della Tuscia che si occuperà si occuperà di mappare il grano duro italiano e definire disciplinari e contratti-quadro di coltivazione. Non poteva mancare, all’ordine del giorno,

il punto della situazione della mietitura ancora in corso: per quest’anno sono previste 4,2 milioni di tonnellate di grano duro di buona qualità, ma permangono i timori relativi alle forti piogge e alle importazioni che, sebbene in calo, sono tuttora necessarie per soddisfare la domanda di mugnai e pastai. Si è sottolineato, infine, che l’Italia rimane il leader mondiale della pasta con la sua produzione di 3,3 milioni di tonnellate, ma la concorrenza di Turchia ed Egitto è forte e il Protocollo rappresenta una vincente strategia di difesa congiunta. Tutti i relatori hanno avuto modo di sottolineare, ciascuno per l’ambito di propria competenza, i notevoli vantaggi rappresentati dal Protocollo per la soluzione delle criticità che attualmente interessano l’intero settore. Emblematico ancora l’intervento di Fabio Manara, che ha spiegato come la “polverizzazione dell’offerta e la mancanza di strutture di stoccaggio adeguate abbiano finora reso difficile la valorizzazione e la classificazione del grano duro italiano. In Italia ci sono circa 1.000 centri di stoccaggio, ma il grano duro rappresenta solo il 26% del totale dei cereali conservati. Per i fabbisogni attuali e futuri di agricoltori, mugnai e pastai bisogna garantire stoccaggi differenziati per classi di qualità della granella.”

Fonte: Compag

Il Gruppo Casillo migliore grande impresa di Puglia al Premio Industria Felix

Giunto alla quarta edizione, si è svolto il Premio Industria Felix che ha visto sflare le eccellenze industriali ed economiche della Puglia. Un evento nato dal lavoro di ricerca del giornalista Michele Montemurro, sviluppato in collaborazione col Centro Studi di Cerved sui bilanci di 10.970 società con sede in Puglia e fatturati sopra il mezzo milione di euro.

Un momento di incontro e confronto sullo status quo del settore produttivo di una regione che sta vivendo un nuovo rinascimento grazie alle imprese che la rendono sempre più viva e attiva. Il Premio Industria Felix acquista maggiore importanza perché consente di mettere in luce tante realtà imprenditoriali al di fuori della Puglia. Tra le 25 aziende premiate, spicca il Gruppo Casillo di Corato (Ba) che per la quarta volta consecutiva si è aggiudicato l’Alta Onorificenza di Bilancio come migliore grande impresa di Puglia, miglior impresa per Mol delle province di Bari, oltre ad aver ricevuto la Menzione di Bilancio come miglior azienda regionale per ricavi con poco più di 1,5 miliardi di euro. Leader nella trasformazione e commercializzazione del grano, l’azienda coratina, ha raggiunto un primato assoluto che ha visto salire sul palco Beniamino Casillo, presidente del Gruppo Casillo a ritirare il premio. “Siamo molto orgogliosi e onorati per questo premio che conferma l’impegno del nostro grande Gruppo. Il mercato ci pone sempre davanti a grandi sfide e noi stiamo rispondendo nel migliore dei modi consci del fatto che la crescita debba sempre passare attraverso uno sviluppo sostenibile” afferma Beniamino Casillo presidente Selezione Casillo. La nostra strategia industriale si inserisce in una dimensione economica, ambientale e sociale all’interno di una regione, quale è la Puglia, ricca di eccellenze, fucina di talenti e per noi è fondamentale stare sempre in prima linea per portare il nostro contributo” chiude Casillo. “Alimentiamo Passione” è il motto che contraddistingue il Gruppo Casillo e questo riconoscimento non fa altro che stimolare l’azienda a proseguire nell’obiettivo di creare valore condiviso, diversificando l’offerta. Il Gruppo Casillo, fondato nel 1958 da Vincenzo Casillo a Corato (Ba), è oggi leader mondiale nella trasformazione e commercializzazione del grano duro, ed è un importante player internazionale nel trading di commodities agricole.

Barista&Farmer,

vince la Colombia

Il colombiano Diego Campos vince la quarta edizione di Barista & Farmer Per la prima volta, il talent è stato vinto dal rappresentante del paese ospitante. “Per la prossima edizione del talent, abbiamo già ricevuto le candidature di svariati paesi, come Ecuador, Costa Rica, El Salvador, Santo Domingo e la Cina”, dicono gli organizzatori

Rilevati da Nielsen e presentati da AssoBio, gli ultimi dati di scenario confermano un trend assai positivo per il biologico, che supera per la prima volta il miliardo e mezzo di vendite in Gdo e vede aumentare in un anno del 18% le referenze presenti a scaffale. Nei primi cinque mesi del 2018 i prodotti bio si consolidano sempre più tra le abitudini di acquisto degli italiani e si posizionano su una crescita del 10.5% nelle vendite (rispetto al +2.8% dell’alimentare nel suo complesso), con il biologico che entra ormai ogni settimana nel carrello di 6.5 milioni di famiglie (26% del totale). Numeri significativi, che sottolineano l’importanza crescente del settore, che trova in Sana la sua principale vetrina e punto di riferimento. Giunto alla 30a edizione, il Salone internazionale del biologico e del naturale si appresta ad accogliere un numero crescente di espositori, grazie a un layout rinnovato e più ampio, composto da 7 padiglioni, 4 dei quali riservati all’alimentazione biologica per dare spazio e visibilità a prodotti alimentari, macchinari per la lavorazione e il packaging, attrezzature per l’agricoltura, servizi, enti di certificazione e a tutti i protagonisti della filiera agroalimentare bio.

Professione Cuoco.

Innovarsi per crescere.

Unilever Food Solutions e l’edizione 2018 di Professione Cuoco: incontri di aggiornamento sulle ultime tendenze in cucina e nuovi ricettari. L’edizione 2018 propone 2 moduli: il primo rivolto ai ristoranti con approfondimenti su abbinamenti e salse, il secondo per gli operatori di hotel per la realizzazione del bufet perfetto.

Unilever Food Solutions (www.unileverfoodsolutions.it) inaugura la 5° edizione di Professione Cuoco, il progetto formativo, che si rivolge agli chef con la proposta di un calendario di incontri di aggiornamento per conoscere e approfondire le nuove tendenze della ristorazione. L’edizione 2018 di Professione Cuoco, ideata e gestito da Giuseppe Buscicchio, Chef Executive Unilever Food Solutions e dal suo team, si sviluppa in 2 moduli. Il primo si rivolge agli operatori degli hotel e tratta l’offerta ristorativa con incontri dedicati alla realizzazione del buffet perfetto; il secondo si rivolge ai ristoranti con un focus sui giusti abbinamenti e salse. Il progetto fa ogni anno il punto sui trend emergenti nelle cucine professionali e sviluppa occasioni di condivisione con gli chef di tutta Italia, in collaborazione con i principali partner distributivi di Unilever Food Solutions. I contenuti affrontati durante i corsi sono raccolti in 2 ricettari, Ricettario Professione Cuoco “Abbinamenti e salse” e Ricettario Professione Cuoco “Per un buffet perfetto”, e sono a disposizione dei professionisti della ristorazione, accessibili e scaricabili su www. unileverfoodsolutions.it nell’area Ricettari e Guide della sezione “Ispirazione per gli Chef”. Il Ricettario Professione Cuoco “Abbinamenti e salse”, in particolare, propone allo chef del ristorante ricette e utili consigli per creare gli abbinamenti giusti in cucina. Regole

di base, tecniche e approcci diversi, raccolti in 5 punti: Abbinamenti di ingredienti per habitat. Si abbinano prodotti che crescono e vivono nello stesso ambiente. Per esempio la carne di cinghiale che vive nel sottobosco sposerà funghi, frutti di bosco, miele selvatico, erbe aromatiche, tuberi e radici. Abbinamento di ingredienti per colore. Si utilizza l’abbinamento monocromatico. Pensiamo al rosso e a tutti gli ingredienti della stessa tonalità: pomodori, rape, frutti rossi, tonno, manzo, che in termine di gusto possono sposarsi perfettamente tra loro. Abbinamento di ingredienti per stagionalità. Con questo approccio non si sbaglia. Naturalmente prediligiamo ricette legate alla stagione, di cui ricerchiamo gusti e sapori. In inverno, ad esempio, ci si aspetta di gustare una ricette a base di castagne o un piatto di fave, perché la leva psicologica-emozionale interagisce con le proprie aspettative personali e ambientali. Abbinamento di ingredienti per gusto. Nella cucina moderna questo approccio è sicuramente il più utilizzato. Possiamo classificare la quasi totalità degli ingredienti come “basici” (più neutri) o come “acidi” (più aspri). Recenti ricerche hanno individuato 5 tipi diversi di recettori gustativi: dolce, amaro, acido, salato e umami (parola giapponese che significa letteralmente “sapore delizioso”). L’umami corrisponde alla sensazione di sapidità presente in particolare nel dado per brodo. Partendo da questi raggruppamenti, in cucina è uso comune abbinare ingredienti per similitudine o per contrasto. Abbinamento di ingredienti storici, della tradizione. In questo caso parliamo di abbinamenti e ingredienti ereditati e tramandati da sempre. Una sorta di consuetudine, nata dal popolo per il popolo, legata a fattori territoriali, culturali o reali esigenze di “sopravvivenza”. Nascono così i piatti della nostra tradizione, come fave e cicoria in Puglia, la cassoeula in Lombardia, i canederli in Trentino Alto Adige, la pasta con le sarde in Sicilia, la cima di vitello alla genovese solo per citarne alcune. Nel Ricettario Professione Cuoco “Abbinamenti e salse”, insieme a tante informazioni utili sugli abbinamenti, anche molti consigli sulle salse per completare le proprie preparazioni. E infime 40 ricette originali, gustose e con ingredienti di qualità, sviluppate da Giuseppe Buscicchio e dal suo team, per sperimentare gli abbinamenti e le salse proposte, tra elaborazioni di ricette di carne, pesce, verdura, farinacei, cereali, legumi e, per concludere, dolci.

Fonte: Ufficio stampa UFS/Manuela Pozzi

Alma Talks:

la ristorazione italiana nel mondo.

Un nuovo appuntamento per gli “Alma Talks”, questa volta presso il Centro Congressi di Fico Eataly World, per conoscere i risultati della ricerca commissionata da Alma, la scuola internazionale di cucina con sede in provincia di Parma, a Deloitte relativa allo sviluppo e alla difusione della ristorazione italiana a livello internazionale.

Sotto il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si è svolto il quarto appuntamento del ciclo “Alma Talks”, gli incontri di Alma volti a formare la Next Generation Chef a tema: “La ristorazione italiana nel mondo. Trend e impresa nel mercato internazionale”. Location per questo evento è stata la grande realtà di Fico Eataly World. A fare gli onori di casa Tiziana Primori, Ceo di Fico, che ha dato il suo personale benvenuto agli ospiti. In questa cornice è stata presentata la ricerca sulla ristorazione italiana nel mondo commissionata da Alma e sviluppata da Deloitte. L’indagine non si configura solamente come uno strumento di inchiesta. Come afferma il presidente di Alma Enzo Malanca: “Abbiamo ritenuto opportuno condurre un’analisi approfondita circa il vasto e crescente mondo della ristorazione italiana, orientandola ad un’ottica internazionale con la quale Alma si sta confrontando sempre di più. Con il progetto MAM e con gli incontri Next Generation Chef la mission della Scuola è quella di rispondere all’esigenza di formare cuochi e professionisti consapevoli tramite una didattica aggiornata e moderna, comunque basata sulla tradizione italiana dell’ospitalità. Sostenibilità,

sovranità alimentare e benessere legato alle abitudini di consumo sono i temi cardine attorno ai quali Alma si impegna nel formare la futura generazione di professionisti. Il Next Generation Chef è un esperto responsabile, con precise conoscenze e abilità tecniche. Essere un professionista nel campo della ristorazione, oggi, significa essere custodi di un sapere immateriale. Il cuoco e i professionisti del gusto diventano così anche ‘figure di riferimento’ in grado di dettare le nuove abitudini di consumo a tavola”. A questa riflessione si aggiunge quella di Cristiano Musillo, impegnato sul lato istituzionale nel promuovere l’Italia nel mondo: “la cucina italiana di qualità e tutte le attività di ristorazione collegate rappresentano un grande patrimonio culturale ed economico del nostro Paese, un asset che la Farnesina è impegnata a tutelare e far conoscere attraverso la sua rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura all’estero. La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, che ha visto la realizzazione nel corso delle sue due passate edizioni di 2.500 eventi in 110 Paesi, è divenuto un appuntamento annuale del ‘Vivere all’Italian’, in grado di veicolare un’immagine del Paese legato ai territori, alla tradizione e, allo stesso tempo, alla manifattura e all’innovazione”. Tommaso Nastasi di Deloitte Financial Advisory Italia, presentando i risultati della ricerca ha affermato: “La cucina italiana nel mondo risulta la seconda a livello globale dopo quella cinese con il 13% di quota di mercato in termini di numero di transazioni con un volume d’affari generato pari a 209 miliardi di euro. La principale sfida della ristorazione Italiana è quella di adattarsi ai nuovi trend di consumo fuori casa orientati a una cucina meno codificata senza perdere quei caratteri distintivi del Made in Italy”. Ma vediamo dieci 10 punti chiave emersi durante l’esposizione della ricerca. Il mercato della ristorazione mondiale ha raggiunto un valore 2.210 miliardi euro nel 2016, con l’area AsiaPacific che copre il 46% del totale ed il canale FullService Restaurant (ristoranti con servizio più o meno formale al tavolo) che pesa per il 52%. I canali distributivi in maggiore crescita sono quelli dello Street Food e Quick Service Restaurant (ristoranti di bassa/media qualità con assenza di servizio al tavolo), rispettivamente +6,1% e +5,3% di tasso annuo di crescita composto 2011-2016 (ndr da ora abbreviato nella sigla inglese di Cagr). Il canale FullService Restaurant rappresenta il principale canale e cresce del + 4,9% Cagr 11-16.

In termini di aree geografiche, Asia-Pacific e Nord America guidano la crescita (rispettivamente +5,6% e +4,0% Cagr 2011-16), mentre l’Europa è stabile (+0,4% Cagr 2011-16). Tra i fattori trainanti la crescita del mercato in AsiaPacific vi è l’aumento dei consumi fuori casa; i consumatori assidui (più di tre pasti fuori dall’ambito domestico alla settimana) sono passati dal 27% al 30% (2012-16). Nei prossimi anni si prevede una crescita del mercato (+3,1% Cagr 2016-21), trainato principalmente dalla performance del Nord America (+4,1% Cagr 201621). L’Europa torna a crescere con un ritmo superiore rispetto all’andamento storico a fronte di uno scenario macroeconomico complessivamente più positivo (+ 3.3% Cagr 16-21). All’interno del canale Full-Service Restaurant, i primi 10 Paesi per dimensione rappresentano quasi il 90% del mercato globale; l'Asia-Pacific è il principale mercato a valore e in termini di crescita (+6,7% Cagr 2011-16); il Nord America mostra un trend migliore rispetto all’Europa (+3,6% vs +0,3% Cagr 2011-16); l’Italia è il quinto Paese con una quota del 4% (42 miliardi di euro il volume d’affari generato). La cucina italiana risulta la seconda a livello globale dopo quella cinese (13% di quota di mercato), mostrando una penetrazione più elevata in termini di numero di transazioni in Usa (15%), UK (15%), Brasile (13%) e India (13%). Secondo il giudizio degli esperti di settore, la cucina italiana è prevista in forte crescita, favorita dalla qualità percepita delle materie prime e dall’effetto positivo e dalla diffusione nei programmi tv.

A livello mondiale il volume d’affari generato dalla cucina italiana si stima pari a 209 miliardi di euro, di cui 60 miliardi in Cina e 56 miliardi negli Usa. L'occupazione nel settore della ristorazione è tendenzialmente in crescita in particolare nei principali Paesi emergenti, con i ruoli di Chef e Cuoco che rappresentano il principale impiego per i diplomanti in Culinary Art Education (54% e 23% rispettivamente).

Fonte: Davide Paterlini/Mind the Pop

Mercato

Giornata internazionale birra, record storico dei consumi a 1 miliardo: quasi 32 litri all’anno per ogni italiano è il consumo medio pro capite. Anche il 2018 sta andando bene, il mercato cresce ancora dopo il +7% del 2017. Ottimi risultati anche per le birre artigianali, con 55 milioni di litri prodotti.

Record storico per la birra sulle tavole degli italiani con un balzo del 3% nel primo semestre 2018 con oltre 238 milioni di litri bevuti e con un’ulteriore progressione rispetto al +8% registrato nel 2017. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti su dati Ismea/ Nielsen in occasione dell’International Beer Day, la giornata internazionale della birra, alla fine della settimana più rovente di questa estate 2018. La birra – sottolinea la Coldiretti – piace a quasi la metà degli italiani adulti con un consumo pro capite medio di 31,8 litri all’anno il più alto sempre di sempre con una spesa totale delle famiglie che nel 2018 si stima raggiungerà per la prima volta il miliardo di euro se sarà mantenuto il trend di crescita del primo semestre. L’estate è il periodo in cui si concentra il 40% dei brindisi a base di bionde, rosse e scure. Il consumo – spiega Coldiretti – è diventato negli anni sempre più raffinato e consapevole con la ricerca di varietà particolari e una produzione artigianale Made in Italy – sottolinea Coldiretti – che si è molto diversificata con numerosi esempi di innovazione, dalla birra aromatizzata alla canapa a quella pugliese al carciofo di colore giallo paglierino ma c’è anche quella alle visciole, al radicchio rosso tardivo Igp o al riso. Il 77% degli italiani bevitori di birra – spiega la Coldiretti – è favorevole a sperimentare nuovi ingredienti e sapori secondo una ricerca Doxa. Una voglia di gusto

Mercato spumeggiante

che è andata di pari passo – spiega Coldiretti – con il boom dei birrifici artigianali, quadruplicati negli ultimi dieci anni, passando da poco più di 200 a oltre 860 fra brew pub, dove è anche possibile consumare sul posto la birra prodotta e micro birrifici di cui 1 su 4 agricolo con 55 milioni di litri prodotti. Numerose infatti – continua la Coldiretti – sono le iniziative progettuali agricole che si basano sull’impiego dell’orzo aziendale in un contesto produttivo a ciclo chiuso garantito dallo stesso agricoltore. La regione in cui sono presenti più micro birrifici artigianali è la Lombardia, a seguire la Toscana, il Veneto e il Piemonte. Fra birre artigianali e industriali la filiera della birra in Italia vale complessivamente circa 6 miliardi di euro e offre, fra diretti e indiretti, 140mila posti di lavoro. Oltre a contribuire all’economia, la birra artigianale rappresenta anche una forte spinta all’occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore con profonde innovazioni che – afferma la Coldiretti – vanno dalla certificazione dell’origine a chilometri zero al legame diretto con le aziende agricole ma anche la produzione di specialità altamente distintive o forme distributive innovative come i “brewpub” o i mercati degli agricoltori di Campagna Amica. Stanno nascendo anche nuove figure professionali – conclude Coldiretti – come il “sommelier delle birra” che conosce i fondamentali storici dei vari stili di birre ed è capace di interpretarne, tramite opportune tecniche di osservazione e degustazione, i caratteri principali di stile, gusto, composizione, colore, corpo, sentori a naso e palato e individuarne gli eventuali difetti, oltre a suggerire gli abbinamenti ideali delle diverse tipologie di birra con primi piatti, carne o pesce e anche con i dolci. La birra è sempre più bevanda di degustazione con richiami al territorio e al Made in Italy, due caratteristiche evocate, non sempre a proposito – conclude la Coldiretti – da etichette e pubblicità anche dai grandi marchi industriali.

Fonte: Coldiretti

Sana 2018,

da 30 anni al centro del bio

In programma dal 7 al 10 settembre a Bologna la trentesima edizione del Salone internazionale del biologico e del naturale, che si presenterà con un layout rinnovato per fare spazio a un’oferta in ulteriore crescita. Quattro i padiglioni dedicati all’Alimentazione biologica, vetrina di un comparto di cui l’Italia è tra i maggiori leader in Europa.

Rilevati da Nielsen e presentati da AssoBio, gli ultimi dati di scenario confermano un trend assai positivo per il biologico, che supera per la prima volta il miliardo e mezzo di vendite in Gdo e vede aumentare in un anno del 18% le referenze presenti a scaffale. Nei primi cinque mesi del 2018 i prodotti bio si consolidano sempre più tra le abitudini di acquisto degli italiani e si posizionano su una crescita del 10.5% nelle vendite (rispetto al +2.8% dell’alimentare nel suo complesso), con il biologico che entra ormai ogni settimana nel carrello di 6.5 milioni di famiglie (26% del totale). Numeri significativi, che sottolineano l’importanza crescente del settore, che trova in Sana la sua principale vetrina e punto di riferimento. Giunto alla 30a edizione, il Salone internazionale del biologico e del naturale si appresta ad accogliere un numero crescente di espositori, grazie a un layout rinnovato e più ampio, composto da 7 padiglioni, 4 dei quali riservati all’alimentazione biologica per dare spazio e visibilità a prodotti alimentari, macchinari per la lavorazione e il packaging, attrezzature per l’agricoltura, servizi, enti di certificazione e a tutti i protagonisti della filiera agroalimentare bio.

L’approfondimento professionale è un momento essenziale di Sana; fra gli appuntamenti particolarmente interessanti per gli operatori, l’annuale appuntamento con l’Osservatorio Sana, lo studio curato da Nomisma per BolognaFiere, con il patrocinio di FederBio e AssoBio. Tema del 2018 sarà “Tutti i numeri del Bio: i driver del consumatore e le novità del canale specializzato”, un focus sulle abitudini di acquisto e sulle ragioni alla base della scelta di prodotti biologici da parte dei consumatori, e sulla risposta che il canale specializzato, i circa 1.400 punti vendita con assortimento interamente biologico, ha messo in campo per rispondere a queste nuove esigenze in termini di offerta, strategie di vendita e gestione commerciale nel nuovo ambente competitivo. Appuntamenti che riscuotono una crescente attenzione da parte di operatori e visitatori anche quelli di Sana Academy, la rassegna di convegni professionali tenuta da docenti, ricercatori universitari ed esperti su argomenti di grande attualità. Due gli appuntamenti dedicati all’alimentazione: “Diete vegetariane per la salute, lo sport e la patologia” - a cura di Iacopo Bertini, vicepresidente dell’Associazione Italiana Nutrizionisti e membro della Sinu - Società Italiana di Nutrizione - e “Nutrizione e longevità - Relazione tra malattie croniche e alimentazione” - con relatore Mario Mirisola, docente di Biologia e Genetica presso l’Università degli Studi di Palermo. Sana è anche Cura del corpo naturale e bio (padiglioni 25 e 26) - settore in crescita che propone le ultime soluzioni in fatto di cosmetici biologici e naturali, prodotti per la bellezza e la cura del corpo, integratori alimentari, prodotti e servizi naturali per la cura della persona e tutto ciò che riguarda il benessere - e Green Lifestyle (padiglione 19) con le proposte per una vita che sia ecologica e sostenibile in ogni ambito. Oltre alla sezione espositiva torneranno nel 2018: Sana Novità, occasione per il pubblico di scoprire i prodotti innovativi segnalati dalle aziende; Sana Shop, l’area dove acquistare dalle aziende espositrici una ricca selezione di articoli biologici e naturali; Sana City, il calendario di iniziative green organizzate in collaborazione con FederBio, Eco Bio Confesercenti e Confcommercio Ascom; e il VeganFest, l’evento di riferimento in Italia per il mondo vegan, organizzato in collaborazione con Veganok.

Sial Paris innova con Future Lab

Circa il 10% dell’innovazione mondiale del food passa da Sial: e da quest’anno con Future Lab Sial Paris andrà ancora più lontano, creando uno spazio di anticipazione che permetterà di avere una visione futuristica delle possibili evoluzioni del mondo del food nel corso dei prossimi anni, che vedranno probabilmente forti cambiamenti.

Prima dell'innovazione, ci sono riflessioni, perplessità e test condotti dai ricercatori, divisioni R&S ... E poi, mistero, improvvisamente la creazione prende vita. L'invenzione. Quella in cui crediamo è sugli scaffali dei punti vendita di tutto il mondo. Questa materia grigia ha trovato il suo posto in un grande appuntamento dedicato all’alimentazione. Un anello vitale mancava nella catena. Quello che è all'inizio, e qualche volta ancora prima. Un laboratorio pieno di straordinaria materia grigia ... che aspettava solo di emergere! E se fosse il momento di accendere i riflettori su Future Lab? Sial Paris, primo appuntamento mondiale per l'innovazione alimentare, luogo in cui si inventa l’alimentazione di domani, vuole mettere in luce questo lato nascosto del food. Nel 2018, con Future Lab, questo laboratorio sarà in fermento! Un nuovo centro nevralgico dell'evento. Future Lab, fa eco al Sial Innovation. Il primo passo, senza dubbio. "Volevamo guardare oltre il concorso Sial Innovation e capire la storia e persino la preistoria dell'innovazione del Food", afferma Nicolas Trentesaux, direttore del brand Sial. #Sialfuturelab, temi o idee verso il futuro

dell'innovazione alimentare: una proiezione nel futuro! Si entra in uno spazio in cui sogno e realtà si intersecano. Benvenuti nel pianeta Food di domani! Questo spazio sarà posizionato nella zona all'ingresso del padiglione 6. #Sialfoodlab, un tunnel immersivo per affrontare i temi che saranno al centro delle nostre preoccupazioni alimentari in un futuro non troppo lontano. Ad esempio, quali proteine alternative saranno necessarie per nutrire 8,6 miliardi di persone entro il 2030? Se alcune persone si affidano alla carne "coltivata" in laboratorio dalle cellule staminali, altre stanno considerando soluzioni vegetali ... l'avventura di proteine alternative ci promette ancora delle belle innovazioni! Tra gli altri argomenti trattati nell’ambito di #Sialfoodlab, il "fatto in casa" digitalmente assistito o in che modo l'intelligenza artificiale rivoluzionerà - qualunque sia la tecnologia o lo scenario che prevale - le nostre pratiche alimentari. #Sialrisingstartup, lo spazio delle start-up europee innovative: la seconda dimensione di Future Lab ... uno spazio che offre l'opportunità a una cinquantina di nuove aziende europee, di partecipare a Sial Parigi 2018. #Sialrisingstartup metterà in luce dei giovani designer, che sono arrivati quasi al traguardo della loro avventura per la quale stanno combattendo: trovare soluzioni per l’alimentazione del futuro in termini di nuovi prodotti, servizi, packaging ... #Sialrisingstartup sarà il primo spazio europeo prospettico dedicato alle start-up nel settore agroalimentare. Selezionati per la loro audacia e inventiva, in collaborazione con il network universitario europeo, questi giovani avranno un’ampia visibilità, in una fase cruciale della loro esistenza: la nascita. #Sialrisingstartup darà loro l'opportunità di condividere le loro esperienze con un gruppo di imprenditori, investitori, potenziali clienti e mass media ... per conquistare un giorno - chi lo sa - il pianeta Food! #Sialvrlab, infine, sta per Virtual Reality Lab! Creata in collaborazione con Laval Virtual/EasyCom, questa animazione offre un viaggio di realtà virtuale nel settore dell’alimentazione, per capire come questa tecnologia rivoluzionerà la nostra alimentazione quotidiana, al ristorante, al lavoro o a casa. #Sialvrlab offre 4 animazioni di realtà virtuale, con diversi tipi di cuffie, usi e applicazioni settoriali. Le sfide della realtà virtuale dell’alimentazione presto non avranno segreti per i visitatori!

Fonte: Ufficio stampa Sial

Cucinare senza sale,

il segreto è nelle spezie

Le spezie sono l’alternativa migliore per dare sapore ai piatti e per chi ricerca gusto ed equilibrio arrivano tre nuovi mix di ingredienti pronti da portare in tavola. I primi tre set di spezie frmati Amc sono senza sale, senza additivi o aromi artifciali e a base di in-gredienti biologici attentamente selezionati. Puro, Intenso e Pepe Trio sono un’aggiunta sana e naturale a ogni piatto

Cinque grammi al giorno è la quantità massima di sale (2mila mg di sodio) che una per-sona adulta dovrebbe consumare, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ridurre la presenza di sodio nella propria dieta, però, non è sempre sempli-ce perché spesso il sale è nascosto negli alimenti che acquistiamo già pronti. Le spezie sono l’alternativa migliore per dare sapore ai piatti e per chi ricerca gusto ed equilibrio arrivano tre nuovi mix di ingredienti, selezionati e senza additivi, pronti da portare in tavola: si chiamano Puro, Intenso e Pepe Trio e li propone Amc, una delle più importan-ti aziende di sistemi di cottura, parte di un gruppo internazionale, che distribuisce i pro-pri prodotti con la vendita diretta tramite dimostrazioni. “Insaporire è la parte più creativa della cucina e le nuove Spezie Amc non solo intensifi-cano il gusto in modo naturale ma possono essere un’aggiunta sana a ogni piatto”, af-ferma Snezana Kiki Stojanovic, responsabile marketing di Amc. “Al contrario di tante altre spezie, i mix Puro, Pepe trio e Intenso di Amc sono totalmente senza sale, creati con ingredienti naturali e senza additivi né aromi artificiali. Da salse, insalate, a risotti, uova, pesce o piatti grigliati, le spezie Amc completano perfettamente ogni piatto e so-no senza grassi, senza glutine e senza lattosio”. Con i sistemi di cottura Amc in acciaio inossidabile gli amanti del cibo cucinano piatti de-liziosi e sani nel modo più semplice possibile, per sé e per la propria famiglia. I tre mix di spezie sono perfettamente in linea con la filosofia dell’azienda “Mangiare meglio. Vive-re meglio” e sono pensati per rendere ogni ricetta ancora più gustosa, donando impor-tanti benefici per la salute. Visto che molti cibi confezionati e in scatola possono già contenere quantità nascoste di sale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di ridurre la quantità di sale giornaliera per evitare danni alla salute. Grazie a queste proprietà le spezie Amc aiutano a mantenere una dieta bilanciata senza dover rinunciare al gusto.

Fonte: Alfa Metalcraft Corporation

Un gioiello di etichetta 2

Con questo articolo continuiamo il nostro viaggio nel mondo delle etichette, l’abito che caratterizza le bottiglie di vino, ce ne sono di tutte le fogge, eleganti, storiche, romantiche, cool, stilizzate, colorate, bianche, nere, dorate … Ognuna racconta una storia, la storia del vino, del terroir, delle persone che ogni giorno lavorano in vigna, dietro ogni etichetta si celano storie a volte incredibili, curiose, strane, molto spesso rappresentano i sogni di coloro che le hanno ideate.

Nel cuore pulsante dei vini di Toscana non possiamo non citare una donna imprenditrice: Donatella Cinelli Colombini che nel 1998 lasciò la fattoria della sua famiglia per fondare la propria azienda composta dal Casato a Montalcino e dalla Fattoria del Colle a Trequanda. Insieme alle vigne e alle case da ristrutturare, Donatella aveva ricevuto una quantità di

Rosanna Dal Santo

ENOGASTRONOMIA

Brunello e quindi le serviva un cantiniere per curarlo durante l'affinamento in botte. Telefonò alla scuola di enologia di Siena chiedendo di assumere un bravo studente ma le risposero che bisognava prenotarlo con anni di anticipo; c'erano però molte “enotecnico donna” perché nessuna cantina importante le assumeva. Nasce da questo episodio il Progetto Prime Donne. Brunello Prime Donne È la prima realizzazione del progetto. Nel 1998 Donatella Cinelli Colombini di fronte alla constatazione che gli assaggiatori delle guide italiane dei vini erano solo uomini decise di riunire un gruppo di 4 grandi esperte donne chiedendo loro di degustare, in modo bendato, il futuro Brunello '93 delle diverse botti, per scegliere quello che a loro piaceva di più. Sull'etichetta di questo vino venne scritto “Progetto Prime Donne” e fu il primo rosso a lungo invecchiamento selezionato dalle donne e destinato a consumatrici donne.

Donatella Cinelli Colombini considera il Brunello Prime Donne la bandiera delle sue cantine, le prime in Italia con un organico interamente femminile. L’etichetta riproduce il disegno contenuto nello stemma di famiglia, in doppia fila, il blu che si ripete in ogni etichetta dell’azienda e il rosa a caratterizzare il vino prodotto da sole donne.

Cenerentola Il Cenerentola è un blend di Sangiovese 65% e Foglia Tonda 35%. Era il 2000 quando Donatella Cinelli Colombini si innamorò di questo vitigno senese quasi estinto: il Foglia tonda. L’etichetta del Cenerentola è stata disegnata da Adriana Avignonesi; riproduce la scala della fiaba ai piedi della quale c’è una donna senza volto con indosso un vestito ispirato alle creazioni del più grande sarto italiano, Capucci e sullo sfondo le colline della Val d’Orcia. Per restare fra i vini “potenti” della nostra bella Italia andiamo a Leverano nel cuore del Salento dove la famiglia Conti Zecca si può definire un’istituzione. Ed è su queste terre e in questa azienda che hanno preso vita due capolavori il Nero e il Rodinò. Nero è la punta di diamante dell'Azienda Conti Zecca e il suo vino più conosciuto all'estero. Conti Zecca fu una delle prime aziende salentine a provare un assemblaggio di Negroamaro con un vitigno internazionale, ossia il Cabernet Sauvignon. 'Nero' rievoca il nome del vitigno base di questo vino nato da un’intuizione dei Conti Zecca negli anni Ottanta: il termine negroamaro, infatti, deriva dal latino niger a dal greco mavròs, entrambi significanti, appunto, 'nero'. La prima annata del Nero, il 1997, fu subito una rivelazione per i pochi che hanno potuto valutarla. Con l’annata 1998 si confermò l’assemblaggio definitivo. La grafica, un’etichetta diventata un culto anche fra i giovani, era essenziale, innovativa, moderna, per un mercato nazionale ed internazionale. Quasi un manifesto, un poster a forte impatto visivo. Nero, avendo una storia più lunga alle spalle, ha conosciuto un'evoluzione e un perfezionamento non solo nel gusto ma anche nel packaging. Dopo alcuni restyling avvenuti negli anni, l'etichetta si rifà alle origini guardando, però, al futuro. L'Azienda ha deciso di riprendere lo stile minimal della prima versione, con degli accorgimenti grafici che la rendono più contemporanea. Rodinò è l'ultimo nato dell'Azienda, lanciato a fine 2016 con l'annata 2014. È un Primitivo in purezza prodotto da pregiati cloni di questo vitigno salentino. ‘Rodinò’ significa ‘rosso’ in griko, il dialetto neo-greco parlato nella regione storica della Magna Grecia nel sud della Puglia. Il significato del naming è rappresentato nell’etichetta da un mantello rosso, sintetizzato in chiave grafica. È il mantello di Rodinò , personificato da un essere misterioso, il folletto più popolare della tradizione salentina conosciuto come carcaluru o lauru a seconda della zona. Sull’etichetta, infatti, si può leggere: “Nelle notti salentine i vicoli e le strade risuonavano dei passi di Rodinò. Egli, avvolto in un mantello rosso come il fuoco, portava un vino purissimo, famoso per dolcezza e bontà.”

L’etichetta ha alle spalle un attento studio grafico e creativo (a cura dell'agenzia CaroselloLab): risalta il triangolo rosso, riferimento al significato di Rodinò e al mantello scarlatto indossato dal folletto. Le bottiglie, rigorosamente numerate a mano, si presentano avvolte in un’elegante velina. Da sud a nord in un’altra terra di vini potenti, approdiamo alla Cantina Zymè nella culla della Valpolicella.

Il nome Zýmè proviene dal greco e significa “lievito”, elemento fondamentale nel mondo dell’enologia, ma anche elemento simbolico che richiama la naturalità, valore basilare nel percorso lavorativo ed esistenziale di Celestino Gaspari e il fermento, inteso come attitudine continua alla trasformazione. In sintonia con questa filosofia, il logo dell’azienda rappresenta una foglia di vite in cui è inscritto un pentagono, simbolo dei cinque elementi principali per la produzione del vino: uomo-vite-terrasole-acqua. Le due etichette più rappresentative sono quelle dei vini Harlequin Igp Rosso Veneto e Amarone Riserva La Mattonara. Il nome del vino si ispira dichiaratamente al personaggio di Arlecchino, storica maschera della commedia dell’arte Italiana. Il fondo bianco rimanda al canovaccio, linea guida su cui l’attore recita a soggetto e per il vino progetto su cui il vignaiolo interpreta di anno in anno le genialità di un territorio e le bizzarrie delle stagioni. Sullo sfondo si intravede quindi la maschera di Arlecchino mentre le chiazze rosse in basso ricordano le macchie di sugo che caratterizzavano l’abito di questo personaggio sempre affamato e alla ricerca di un piatto di gnocchi al pomodoro. La lacrima infine, del colore del vino, richiama la vena tragica del teatro così come della vita e della vigna. La dicitura “massima espressione d’identità ” rimarca l’idea di fedeltà alla tradizione per l’amatone La Mattonara. L’etichetta raffigura una foglia di vite le cui linee linfali sono state sostituite dalle linee di un’impronta digitale a sottolineare quanto l’impronta del vignaiolo e l’interazione natura/cultura siano determinanti per la realizzazione di questo vino. All’interno della foglia si intravede un pentagono, figura emblematica per Zymé che rappresenta i cinque elementi del vino: vite, sole, acqua, terra e uomo. Il nome “Mattonara” infine è un omaggio alla cava in pietra arenaria in cui risiede la cantina, adibita un tempo all’estrazione dei mattoni utilizzati per la costruzione di chiese e ville.

Il nostro viaggio si conclude all’estremo nord, in Alto Adige e precisamente a Cornaiano dove sorge la cantina Colterenzio gestita da circa 300 soci. L’etichetta racconta la storia di questa Cantina. Il nome Lafóa richiama alla mente l’inizio della rivoluzione qualitativa in Alto Adige e il lavoro pionieristico portato avanti dalla Cantina Colterenzio negli anni ‘80. All’epoca, il pioniere Luis Raifer sull’omonimo vigneto non piantò solo nuovi vitigni, ma ha allo stesso tempo introdotto nuovi standard di qualità: meno resa per uva e vino di miglior qualità. Fu proprio su questo vigneto pilota che nacque “l’idea Lafóa”: l’introduzione di nuovi standard di qualità che ancora oggi vengono seguiti rigorosamente sia dai soci viticoltori che dai collaboratori in Cantina. Oggi Lafóa è sinonimo di bianchi e rossi dalla struttura forte, raffinati e con grande potenziale di invecchiamento. Inconfondibile e immutata nel tempo anche l’etichetta della linea Lafóa, disegnata nel 1990 dall’artista toscano Paolo Guardenti. Al centro della grafica è raffigurata una scultura dello scultore e pittore gardenese Guido Muss, custodita presso la tenuta Lafóa. Concludo questo piccolo viaggio nel grande mondo delle etichette citando alcune etichette che hanno ricevuto il premio Packaging al 22° Concorso Internazionale Packaging al Vinitaly. Premio Speciale “Etichetta dell’anno 2018” al Benaco Bresciano Igt Merlot “Notte a S. Martino” 2014 - Società Agricola Olivini Ss - Desenzano del Garda; Premio speciale “Packaging 2018” Carlo Pellegrino &C. Spa Marsala (TP); Premio speciale “Immagine coordinata 2018” Azienda Agricola Fontefico dei F.lli Altieri Ssa Vasto (CH). Categoria vini bianchi tranquilli Doc e Igt: Etichetta d’Oro: Collio Doc Sauvignon “Cormons” 2017 - Cantina Produttori Cormons; Etichetta d’Argento: Vermentino di Sardegna Doc “Chlamys” 2016 - Accademia Olearia Srl; Etichetta di Bronzo: Abruzzo Doc Pecorino Superiore “La Canaglia” 2015 - A.A. Fontefico Categoria: Vini Rosati Tranquilli Doc e IGT: Etichetta d’Oro: Salento Dopo Primitivo Rosato “Aka” 2017 - Produttori Vini Manduria Sca Etichetta d’Argento: pugliaIgt Troia Rosato Vino Biologico “Caiaffa” 2017 - A.A Le Torri Srl Cerignola (FG) Etichetta di Bronzo: Cerasuolo d’Abruzzo Doc Vino Biologico “Chiamami Quando Piove” 2017 Valori Srl Società Agricola - San Martino sulla Marrucina (TE)

Per le premiazioni delle altre categorie si può consultare il sito www.vinitaly.com.

Cooperazione con il pane

Ad Addis Abeba un progetto di Aidos con la partecipazione delle Lady Chefs della Federazione Italiana Cuochi per insegnare alle donne locali le basi della panifcazione e pasticceria: l’obiettivo è metterle in grado di far partire una propria azienda, migliorando il proprio reddito e contribuendo all’economia locale.

“Oggi pizza e, visto che il forno faceva capricci, abbiamo provato a cuocerle in padella”: può succedere, se ti trovi ad Addis Abeba nell’ambito di un progetto internazionale. In Etiopia sono arrivate Maria Campagna e Sara Guadagnoli del comparto Lady Chef della Federazione Italiana Cuochi, in missione per Aidos – Associazione italiana donne per lo sviluppo, per il progetto "Ponti: inclusione sociale ed economica, giovani e donne, innovazione e diaspore", cofinanziato dal ministero degli interni e realizzato da un consorzio di ong con capofila Arcs. Le due chefs si sono recate a insegnare un corso base di panificazione e pasticceria: durante la stagione delle piogge in Etiopia, in un'afosa cucina in cui due cuoche toscane e venti aspiranti cuoche etiopi, piccole imprenditrici nel campo della ristorazione, creano torte, pane, pizza e lasagne. Le donne che partecipano alla formazione vendono cibo per strada, lavorano in mense, in piccoli negozi e vorrebbero fare questo di mestiere; partecipano per migliorare o creare la loro impresa formandosi anche attraverso la cucina italiana o varianti della cucina locale. Un lavoro di base ma allo stesso tempo pieno di nuove, complesse sfide anche per Sara e Maria che si sono dovute confrontare con tipi di farina mai visti, margarina invece del burro, cereali differenti, frutta, sapori nuovi. “Questo progetto è qualcosa di straordinario e vedere la passione che ci mettono le persone che lavorano alla sua realizzazione riempie il cuore”, racconta Campagna a cui fa subito eco Guadagnoli, sottolineando come “in tutto il mondo le donne sono incredibili, la loro voglia di farcela, la determinazione a migliorarsi ... Abbiamo conosciuto donne e ragazze fantastiche che siano beneficiarie, organizzatrici o quelle incontrate per caso”. I progetti della ong etiope Wise sostenuta da Aidos sono rivolti alle donne più svantaggiate che cercano un’alternativa di vita, a volte anche alla costrizione della migrazione irregolare e per coloro che sono rientrate in Etiopia dopo un’esperienza migratoria.

Afa Tomassini SpA

www.afaspa.net Pag. 4

Beer Attraction

www.beerattraction.it IIIa di Cop.

Falegnameria Dori

www.lineadori.com IIa di Cop.

Gift Fair

www.giftfair.eu Pag. 17

Levante Prof

www.dmpsrl.eu IVa di Cop.

Pavesi Forni Professionali

www.pavesiforni.it Ia Romana

PuntoIT

www.portalegelato.it Pag. 6 e 8

Sigep

www.sigep.it Pag. 46

Fare pane - alchimia di un’arte di Fabrizio Nistri D.M. Pubbliespo Editore Euro 45,00

PER ORDINARE: manda una e-mail a info@dmpsrl.eu oppure via fax 066634333

La straordinarietà del pane italiano di Paolo Fulgente D.M. Pubbliespo Editore Euro 30,00

16 - 19

febbraio 2019

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