SILVIA CIACCI Portfolio progetti progetti d’esame e collaborazioni in fase studi
2008.2001
comunicazione_ viaggio_ ricerca_ lettura|racconto_ osservazione|punti di vista_ emozione|sentire_ abit(o)|(are)_ paesaggio_ materia_ intangibile_ segni_ misura_ eventi_ tempo_ acqua_ terra_ aria_ effetti sociali_ dinamismo|flessibilitĂ _ cura_ energia|forze_ decifrazione|trasmissione_ recupero_ memoria_ sostenibilitĂ _ sviluppo_
grado di attinenza
PAROLE CHIAVE DI INTERESSE E RICERCA
Progetti d’esame e collaborazioni in fase di studi 2008 | 2001
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“ WATERisLAND Ri-marginare paesaggi d’acqua fra città in espansione e aree periurbane: il caso del villaggio di Xiaozhou all’interno della metropoli cinese di Guangzhou “ Progetto di tesi. Relatore prof. Arch. Daniela Moderini, correlatore : Feng Jifeng. Ruolo: Ricerca, Ideazione,progettazione, elaborazione grafica delle tavole, elaborazione del book. (con Federica Pennacchini) Il villaggio di Xiaozhou è uno degli ultimi villaggi d’acqua nella metropoli cinese di Guangzhou che ancora mantiene il suo rapporto con il paesaggio produttivo dei canali. Sopravvive però come un isola, una espressione della cultura tradizionale dimenticata nel boom economico ed edilizio che sta vivendo la città. La diversità fra il villaggio e la città si esprime a diversi livelli: nel tessuto urbano, nell’economia, nella giurisdizione politica ed economica, nel paesaggio. Quale può essere il nuovo ruolo di Xiaozhou?La tendenza attuale è quella di omogeneizzare i villaggi al tessuto urbano operando una tabula rasa, una semplice sostituzione del tessuto o tagli brutali che rendono improduttivo il tessuto produttivo agricolo dei villaggi. Il nostro progetto propone invece di preservare questo punto di differenza, come opportunità per la città di rincontrate la fisicità e la memoria del suo territorio. Il progetto va a riconfigurare i limiti d’acqua del villaggio, costituendo una barriera difensiva significante alle espansioni esterne ed un elemento direzionante le espansioni interne al villaggio. Gli elementi utilizzati sono: un intervento di lagunaggio che aiuta il vicino depuratore cittadino, insieme parco naturalistico con aree balneabili, un nuovo canale navigabile, il recupero del watersystem, il collegamento della città al villaggio con nuovi moli, aree di espansione fluviale, nuovi waterfront, un sistema di monitoraggio delle acque. Le aree di intervento sono state selezionate rileggendo il sistema dei flussi delle acque e dei venti disegnato in passato dalla cultura tradizionale del Feng shui, il sistema dei campi resi improduttivi, individuando i punti di rottura ed andando a riequilibrare il sistema con i nuovi interventi d’acqua. Il risultato è un paesaggio culturale nuovamente produttivo.
24 “Basso profilo, diagrammi di cucina” Casa del popolo margherita, Cassana, ferrara” workshop tenuto dal prof. Arch. Luca Emanueli (facoltà di architettura di Ferrara),dal prof. Arch. Federico Soriano e dalla prof. Arch. Dolores Palatios (Madrid) Ruolo: ideazione, progettazione, allestimento, preparazione pietanze, comunicazione del progettotramite un eventi/cena. L’Istituto Case del Popolo, giunto ad una data significativa di esistenza, si interroga su quali devono essere gli indirizzi da seguire. Perchè per trovare risposte non usare il cibo come terreno di sperimentazione e come strumento di comunicazione? Questi i presupposti del workshop, al quale ho partecipato nel gruppo di cucina... Problema|Riflessioni|Domande: La casa del popolo è uno spazio il cui legame con la contemporaneità si sta sempre di più affievolendo. La forte memoria che questo luogo possiede è un freno che limita a comportamenti ripetitivi, convenzionali...Possiamo convertirlo in un contenitore di nuove possibilità adatte ai nostri tempi? Puo’ un vecchio contenitore diventare nuovo contenuto? Volontà: Dobbiamo sovvertire gli schemi! Ingannare vecchie memorie di imprinting! Riutilizzare! Coinvolgere! Innescare nuove coesioni! Far collidere passato e presente,situazioni e pensieri diversi, volontà contrastanti! Catalizzare imprevisti! Facilitare modi informali, spontaneità! Vogliamo sorprendere! Vogliamo sorprenderci! Vogliamo libere associazioni! Vogliamo che si generi qualcosa dinuovo! 1CENA Traduzione|Esperimento culinario: Un contenitore che susciti una memoria sbagliata....Un inussuale Kit sensoriale. Niente posate. Sottocontenitori. Sovraofferta di cibi... non finiti. Due possibili dinamiche di cottura... oppure a crudo...la cena NON è servita! 2CENA Traduzione|Esperimento culinario: Si cucina con gli avanzi…e con le donazioni alimentari dei vicini… La cena questa volta è servita ma...bendati. 3 portate. Ogni portata lavora con un unica forma e consistenza …Ma nello stesso piatto trovi sapori diversi. Portate invertite. Consistenze che ti rimandano ad aspettative illusorie. Fidati…e lasciati sorprendere. 3CENA-EVENT0=ESPERIMENTO CULINARIO1+ESPERIMENTO CULINARIO2
23 “Under construction - Giardino delle Duchesse” Collaborazione con LandscapeAgency per la progettazione, la realizzazione, la comunicazione dell’allestimento per l’evento di riapertura del Giardino delle duchesse, promossa dal Comune di Ferrara. Ruolo: collaborazione nella progettazine e nell’ideazione dell’allestimento, realizzazione allestimento, ricerca, comunicazione grafica. (Con Landscape Agency: arch. Daniela Moderini, arch. Roberta Fusari, Paolo Mennea, ) Nel giugno 2007, Il giardino delle duchesse, una corte retrostante al comune, antica residenza ducale, viene riaperto al pubblico per una settimana. I Beni Monumentali, incaricati del restauro, chiedono a Landscape Agency di ideare un allestimento flessibile ai vari eventi in programma per la settimana di apertura, e allo stesso tempo comunicativo dell’identità del luogo e degli studi preliminari da loro compiuti. Ristudiando il materiale fornito, documentandoci ulteriormente, osservando questo spazio così ricco di modificazioni, stratificazioni e singolarità, siamo giunti alla conclusione che l’idendità di qel luogo fosse quella di un grande” cantiere”, che ogni volta si era adattato alle esigenze e alla personalità del nuovo proprietario, una grande ed effimera macchina teatrale, un luogo testimone di storie e personaggi affascinanti. L’allestimento figurativamente e funzionalmente, esprimeva queste idee. Tappeti e pedane di pochi semplici materiali edili, ghiaia, e doghe di legno, andavano a individuare piccole spazi e mettevano in sicurezza alcune aree. Lo sfalcio sapiente della vegetazione spontanea, che nel tempo si era appropriata del luogo, definiva limiti oltre che affascinanti scenari. Architetture mobili di casse di legno da spedizione e finti tozzetti in cemento armato, in realtà movibili, si adeguavano agli eventi in programma. Gli alberi, testimoni dello scorrere del tempo, raccontavano storie e informazioni, con tasche contenenti cartoline tematiche liberamente consultabili. Un allestimento di vasi e piantine testimoniava la ricerca sulle specie che avevano occupato il luogo. Una pedana di legno centrale con getto di vapore, andava a suggerire l’antica configurazione rinascimentale del luogo, al cui centro c’era una fontana dorata, attraverso la piacevole sensazione di raffrescamento. Di notte, proiezioni video dell’artista Paolo Mennea, donavano ulteriori suggestioni.
22 Realizzazione e progettazione dell’allestimento della mostra “ Xiaozhou Village Workshop” per la Facoltà di Architettura di Ferrara. Ruolo: Ricerca, ideazione e progettazione dell’allestimento, realizzazione allestimento, comunicazione grafica. (Con Federica Pennacchini, Giulia Tardini, Luca Ladinetti, Giuseppe Crispino, Irene Toselli, Giovanni Santachiara, Michele Peretto, Daniele Iodice.) Trascorsi alcuni mesi dal workshop sul villaggio di Xiaozhou,(Guangzhou-Cina), da cui poi è scaturita l’esperienza di tesi, siamo stati incaricati di organizzare una mostra esplicativa dei lavori. L’occasione è stata da noi accolta come esperienza di nuova ricerca, volta a introdurre e spiegare meglio gli elaborati, e allo stesso tempo, come organizzazione di un piccolo allestimento. L’obbiettivo era evidenziare la forte disparità di crescita, di sviluppo, di realtà, presenti fra Città e Villaggi nelle città. La formalizzazione è stata in una proiezioni autogestibile di dati. Procedendo per temi si mostravano come questi si differenziavano contestualizzati a 3 scale:nazionale-Cina, metropolitana-Guangzhou, del villaggio-Xiaozhou. La volontà di catturare e sensibilizzare lo spettatore distratto, si era concretizzata, scegliendo di esporre in uno spazio normalmente frequentato, il bar della facoltà, attirando e deviando flussi tramite segnalazioni grafiche sui pavimenti e attraverso manifesti volanti, fluttuanti lanterne rosse sostenute da palloncini.
20 Concorso di idee “il fiume e la citta’” il collettore padano polesano a Porto Viro. Promosso dal Comune di Porto Viro. Partecipazione come collaboratrice dell’arch. Roberta Fusari. Ruolo: ideazione, progettazione, elaborazione grafica delle tavole, collaborazione alla stesura della relazione. (Con Luca Ladinetti e Federica Pennacchini) La riqualificazione è stata da noi proposta, leggendo una potenzialità: il Collettore è una vera infrastruttura paesaggistica. Infatti, realizza fisicamente il collegamento tra il braccio del Po di Levante ad ovest e le valli del delta ad est, incrociando l’abitato di Porto Viro e il nuovo progetto di un polo sportivo, e allo stesso tempo, intreccia elementi importanti narranti l’identità di questo luogo: le chiuse , un oasi naturalistica, le dune fossili, le valli. Il progetto propone la “sottolineatura” del collettore, calamitando nuovi percorsi attrezzati e realizzando una spontanea messa in rete dei punti di interesse con il piu’ ampio sistema del parco del delta. Inoltre potenzia i caratteri ecologici, ludici, ecologi e produttivi, andando a inventare un nuovo ruolo per il canale. Esso è ricaratterizzato come corridoio ecologico tramite la rinaturalizzazione delle sponde, creando un sistema a verde continuo che segue il canale e da esso si apre lateralmente verso la campagna tramite il riuso di campi incolti; una vera e propria “spina” ecologica. La vegetazione introdotta è di tre specie diverse e va a evidenziare la struttura del paesaggio. Sul canale salici (Salix alba, S. viminalis, S.purpurea, S.caprea), costiuiscono un sistema di masse di verde che permette l’apertura o la chiusura di visuali sul paesaggio circostante; sui tracciati della campagna bonificata i pioppi (Populus alba, P.nigra) sottolineano la forte geometria esistente, permettendone la lettura a distanza; i punti di contatto tra i due sistemi vegetazionali e territoriali (terra e acqua/bonifica e canale) si caratterizzano per la presenza di olmi (Ulmus minor) che, per la loro visibilità nel paesaggio, andranno a costituire dei landmark. Inoltre il progetto prevede la riconfigurazione del tratto del canale ad ovest del centro abitato come area di fitodepurazione delle acque. L’area si caratterizza come elemento di attrazione per l’avifauna e eventuale nuova area di interesse didattico. Dopo un area di inerzia corrispondente al tratto combinato del canale, l’acqua depurata resa balenabile, sfocia di fronte alla nuova città dello sport, permettendo così nuove potenzialità ludiche e ricreative. Un sistema di monitoraggio visualizza la qualità dell’acqua e mira a creare un piu’ consapevole contatto con l’elemento.
19 “HypernaturalHarbour” Parteciapzione al workshop “Sealine. Riccione international design workshop. Isole”promosso da: Università degli studi di Ferrara, Facoltà di Architettura. con: Syracuse University School of Architecture, Florence program, Comune di Riccione, Arenaria Srl, gestione sabbie marine. ruolo:ideazione,progettazione, elaborazione grafica delle tavole. (con sara Cuccu, Maria Olivia Mansilla) Sulla costa Adriatica non c’è piu’ spazio per una crescita qualitativa e diversificata della città, come del resto non vi si trova piu’ traccia di natura. Questa linea è un elemento totalmente artificiale che sta arrivando al suo collasso a causa della congestione abitativa delle coste, il declino del turismo e ai fenomeni di erosione causati dalle correnti marine. Il workshop internazionale indagava la possibilità di andare a reinventare il rapporto fra città e mare, di aprire nuovi scenari, al largo di Riccione, attraverso la creazione di isole. La nostra visione è stata quella di un isola economicamente ed ecologicamente sostenibile. Una linea artificiale a sfumare, che nel tempo creasse nuovi ambienti “naturali” e al contempo dialogasse con le dinamiche, e le necessità del territorio. Il progetto è quello di un paesaggio in progress: prima una barriera artificiale, costituita da un porto per grandi navi, pale eoliche ed elementi che captassero l’energia delle maree, per instaurare nuove dinamiche economiche e al contempo ostacolare l’erosione e favorire l’accumulo di sabbia. In secondo luogo, l’ammorbidimento di questa linea con nuove “nature”, spiaggie e isolette, create appunto dalle dinamiche di accumulo o grazie al reinvestimento dei nuovi input economici innescati dalla barriera artificiale.
17 Progettazione e riqualificazione del Polo Tecnologico della Facoltà di Ingegneria, Ferrara. TPV Tecniche di progettazione delle aree verdi, Prof. Arch. Roberta Fusari, Prof. Arch. Barbara Stefani Ruolo: ideazione, progettazione, elaborazione grafica delle tavole, elaborazione grafica del book. (Con Federica Pennacchini) Gli spazi aperti del polo tecnologico della facoltà di Ingegneria di Ferrara sono un’area particolarmente problematica: a carattere monofunzionale, si attivano solo in determinati orari e giorni della settimana, non vengono vissuti dagli abitanti della zona. I margini infrastrutturali netti impediscono relazioni significative con l’intorno. Gli unici spazi di cui le persone parzialmente si appropriano sono spazi interstiziali o di risulta, scale anti-incendio o vuoti tra i diversi edifici, o ancora, aree poste ad una quota elevata rispetto al contesto, quasi a ricercare luoghi che facciano riprendere misura umana alla scala altrimenti sproporzionata. Il progetto parte da queste osservazioni e si configura come una ri-connessione del luogo alla città, una progressiva ri-appropriazione del luogo nel tempo tramite interventi dilazionati, ecologicamente sostenibili ed economicamente autofinanziabili. In fasi si prevede la realizzazione di: - parcheggi posti su piccoli livelli di quota diversi con canali di raccolta dell’acqua reflua piovana collegati ad un sistema di fito-depurazione lungo la riva del fiume, - un circuito di percorrenza ciclabile e pedonale lungo il limite dell’area che riallacci i suoi rapporti con l’esterno, - aree con piantumazioni per la produzione di biomassa che creino un rientro economico, - strutturazione di spazi interstiziali multifunzionali, che riconoscano il sistema di appropriazioni già presente nel luogo e le vadano a potenziare, - strutturazione di spazi comuni ad uso non solo del polo tecnologico, ma anche dei cittadini di Ferrara. I principali elementi progettuali sono : - la gestione di quote e livelli per individuare spazi, incoraggiare diverse funzioni, riequilibrare la percezione del luogo, - l’uso dell’asfalto declinato in varie colorazioni e finiture, a creare “tappeti tattili” di funzioni diverse,- un primo paesaggio caratterizzato della vegetazione delle aree umide e della fitodepurazione/ sistemi di raccolta delle acque (salix caprea, typha),- un secondo dato dalla appropriazione nel tempo dell’area da parte di grandi alberi (salix alba, carpino betulus, quercus robur).
15 “IO MIGRO”- PAR - Progettazione architettonica per il Recupero Urbano. Prof. Richard Ingersoll,Prof. Arch. Maurizio Bonizzi, Prof. Arch. Cristina Tartari. ruolo: ideazione, elaborazione grafica. Questo è un elaborato, che pur non essendo un vero progetto, ritengo molto importante: è infatti una sorta di mio alternativo curriculum di formazione. All'interno del corso di PAR tenuto dal prof. arch. Richard Ingersoll ci è stato richiesto di presentare una riflessione sul tema "Io migro". Il mio lavoro è stato quello di ricomporre tutti i miei spostamenti, la frequenza , il tempo e le modalità di questi. Il risultato è stato quello della ricostruzione di una identità, la mia, in continuo sviluppo.
14 Riprogettazione degli spazi aperti dei Giardini della Biennale, Venezia. APE Architettura del paesaggio, Prof. Ippolito Pizzetti, arch. Natascia Tassinari. Ruolo: ideazione, progettazione, elaborazione grafica delle tavole. (Con Federica Pennacchini, Luca Ladinetti) I giardini della Biennale di Venezia, sono attualmente uno spazio chiuso, privo di rapporto con la città e i suoi abitanti. Attivi solo nel periodo della biennale, sono oltretutto anche in questo periodo, uno spazio disordinato e disorientante, poco flessibile nel rapporto con i padiglioni e le esposizioni, dall’accessibilità limitata e scadente. Il progetto propone di invertire questa situazione andando in primo luogo a ridisegnare i marini dell’area nei diversi periodi di utilizzo. Durante la Biennale si vanno ad ampliare gli affacci pubblici sulla biennale con innesti di flussi in luoghi riconosciuti a vocazione pubblica: il paglione Electa e il percorso lungo canale laterale al paglione Italia, potenziale molo per dirigersi via acqua all’Arsenale. Nel restante periodo si prevede la totale fruizione pubblica dei giardini a parco. Lo strumento progettuale per andare a definire questi limiti flessibili di dialogo fra pubblico e privato, in linea con l’identità di Venezia, sono un sistema di bacini di raccolta dell’acqua e canali allagabili secondo le necessità. La riorganizzazione dello spazio interno è stata operata andando a individuare tre ambiti/macroaree di pertinenza degli edifici, in base alle caratteristiche morfologiche del suolo e degli affacci dei padiglioni. Questi spazi, potenziali estensioni delle esposizioni, elementi d’orientamento, possibili nuove aree di suddivisione del biglietto per una visione dilazionata della biennale, sono caratterizzati formalmente dalla vegetazione e dalla pavimentazione. A ogni ambito corrisponde un albero, che nel periodo autunnale della biennale, assume una colorazione diversa e incisiva: ginkgo biloba, acer palmatum, platanus occidentalis. Un tappeto di ghiaia di colore corrispondente alla chioma rimarca la suddivisione e costituisce un tappeto uniforme e facilmente riconfigurabile per le esposizioni. L’orientamento dei flussi è facilitato dalla disposizione dell’illuminazione e da guide di metallo. La fruibilità dell’area è incoraggiata inserendo copertura wireless e arredi digitalizzati flessibili alla configurazione pubblica/privata : i punti di sosta informatizzati, nel periodo di esposizioni, sono punti informativi-biglietterie automatiche, nel periodo di fruizione pubblica, banche dati consultabili sull’organizzazione Biennale.
13 Concorso di idee “ Ai confini del mare / concorso di idee. Configurazioni possibili per un nuovo paesaggio del litorale romagnolo.” Sezione3 Le foci dei fiumi. Promosso dalla Provincia di Rimini. ruolo: ideazioneù(con con Alberto Verde, Michele D'ariano, Matteo Ferrari, Anna Malaguti, Stefan Rier, Stefano Spada) L'assoluta dipendenza di Rimini dal turismo ha fatto si che essa organizzasse la sua urbanizzazione in un sistema il cui unico fine era l'ottimizzazione della ricezione alberghiera sul litorale. Questo ha fatto si che la costa diventasse una unica distesa di alberghi, negozi, ristoranti turistici, compromettendo la leggibilità del territorio e scindendo ogni legame fra questo e i suoi abitanti. Il progetto propone la riqualificazione delle foci e degli argini dei fiumi con l'inserimento di percorsi differenziati a seconda delle caratteristica e l'identità del fiume stesso. Questi percorsi rappresenterebbero l'occasione di una riqualificazione del litorale che attraverso questi sistemi potrebbe ritrovare una diretta connesione fra entroterra e mare, interromepndo lo snaturante schema di urbanizzazione per fasce paralelle alla linea di costa. Il progetto affronta anche il problema dell'orientamento,della riaggregazione e della riappropriazione dei non luoghi presenti sul litorale. I sistemi adottati pensati come sistemi puntuali e reversibili, vogliono evidenziare il territorio ai fiume e sono consistiti in due diverse tipologie : nelle colonie e in vuoti urbani da riqualificare concentrandosi nelle vicinanze delle sponde sono stati inseriti "punti blu",spazi aperti che ripropongono sensazioni e caratteristiche dell'acqua; lungo la costa il sistema di orientamento è stato pensato come semplice inserimento di un unico gradiente di colorazione delle strutture turistiche, gradiente che andrà ad itensificarsi in prossimità delle foci dei fiumi, segnalando così la loro presenza naturale e l'imbocco di un percorso alternativo verso l'entrotera.
12 “INNESTI” Partecipazione al concorso di idee “ City Readings: Venice. I Giardini della Biennale”. Un nuovo ingresso per la Biennale. Promosso dallo IUAV. ruolo: ideazione,progettazione, elaborazione grafica delle tavole. (Con: Marta Bianchi,Valentina Dilani, Mario Assisi, Mario Lamber.) I giardini della Biennale e Venezia, risultino in questo momento realtà disgiunte. I primi infatti, proprio dalla biennale, sono stati isolati resi un'area destinata a una sorta di grande fiera globale delle arti, finora pensata e organizzata solo in funzione del visitatore pagante e non certo del cittadino di Venezia. All'invito di ripensare l'ingresso abbiamo dunque risposto creando un elemento che anziché separare, unisse Venezia ai Giardini, un innesto di spazio pubblico all'interno del privato, una grande piazza che andasse ad allacciare il padiglione Electa, proprio nel cuore della Biennale, di fronte al padiglione Italia. Con questa grande finestra, restituita ai cittadini per esposizioni indipendenti,conferenze, proiezioni o per il puro relax all'aperto, si intende conseguire un duplice risultato: arricchire la Biennale di un vero dialogo con Venezia, e portare quest'area fra i luoghi di frequentazione dei Veneziani. Il progetto prevedeva inoltre la possibilità di replicare l'intervento in altri punti strategici, con il risultato finale dell'intero riassorbimento dell'area nella vita cittadina e con la definitiva riorganizzazione spaziale dei giardini e delle pertinenze dei padiglioni stranieri.
11 “STRATIFICAZIONI VITALI” Progetto di riqualificazione urbana del centro storico di Rovigo - LAP4 Laboratorio di progettazione 4 prof. arch. Alessandro Massarente, arch. Paolo Iotti, arch. Marco Pavarani. ruolo: ideazione, progettazione,elaborazione grafica delle tavole,elaborazione del plastico.(con Sara Cuccu) Il progetto investiga il rapporto fra città e memoria. In Italia spesso i centri storici diventano una vuota vetrina di un passato senz'altro ricco e importante ma riservato sempre piu' a turisti e curiosi. I cittadini tendono a trasferirsi nella piu' "comoda" città diffusa, sede della costruzione dei nuovi centri di servizi e delle attività produttive, recidendo il legame con la loro storia e la loro memoria. Il progetto in controtendenza organizza la riqualificazione del centro storico di Rovigo inserendo nuove funzioni sociali su quelle che risultano le principali aree di memoria e pregio storico della città innervandole di nuovi flussi vitali. Le tracce storiche sono così conservate e valorizzate tramite un dialogo serrato con i nuovi segni che grazie a un processo di stratificazione, di smaterializzazione e riflessione innescano un continuo rimando fra ciò che la città è stata e ciò che questa diventerà.
08 “We are such stuff / as dream are made on...Un padiglione sogno e riflessione sulla LEGGEREZZA” Progetto di un padiglione da realizzarsi con materiali alternativi e/o di recupero. LCA2. Laboratorio di costruzioni 2. prof. arch. Mario Cuccinella. ruolo: ideazione,progettazione, elaborazione grafica, allestimento, realizzazione, coordinazione gruppo di lavoro Il padiglione vuole essere una riflessione e concretizzazione del concetto di leggerezza, sempre invocato parlando di tecnologie alternative. Ma cosa significa leggero? Indagando nella letteratura si sono evidenziate connessioni con diversi aspetti:l'elevazione, il vuoto,il sollevarsi, il candore, la luminosità, la mutevolezza, l'evanescenza, il riuscire a vedere le cose con un altro occhio cambiando prospettiva.Il progetto è la diretta materializzazione di questi aspetti: l'elevazione è stata tradotta in una torre di 13 m, il vuoto si è concretizzato in una cavità centrale, il candore e l'evanescenza nella scelta di una pelle bianca e semitrasparente in agrivelo, l'evanescenza e il sollevarsi nella scelta di un sistema portante che sfruttasse la forza di Archimede innescata da palloncini gonfiati ad elio, che creasse un elememento basato piu' sulla instabilità che sulla stabilità , che registrasse le mutazioni atmosferiche e si muovesse con il vento. Si sono aboliti dunque tutti i sistemi di irrigidimento.L'unica garanzia non era la stabilità ma la certezza di poterla recuperare, data dalla particolare disposizione dei palloncini che concentrati alla sommità consentivano il "tiraggio" della torre in seguito ad eventuali folate di vento. E il vedere le cose con un 'altra ottica? Se tutto il progetto non vi sembra improntato in questa direzione, l'ulteriore passo è stato quello di rendere la torre una macchina scenica: entrandovi si poteva apprezzare la rara esperienza di entrare in tunnel fluttuante,il cui unico punto prospettico aperto era quello verso il cielo.
06 “FLEXIBLE HOUSES” - Progetto per nuovi modi di abitare in progetti di edilizia economico popolare. Quartiere Barco, Ferrara. PE. Progettazione esecutiva. Prof. arch. Luca Emanueli, prof. arch. Vittorio Anselmi. ruolo: ideazione, progettazione,elaborazione grafica delle tavole, elaborazione del book, elaborazione del plastico. (con Giuseppe Crispino) Il progetto propone una nuova tipologia di alloggi in risposta alla scarsa flessibilità e qualità degli alloggi economici popolari, in particolare, dando risposta alla necessità di adattabilità che il fruitore potrebbe dimostrare all'ingresso nella casa o nel tempo. Si sono progettati una serie di alloggi con tre diverse metrature di partenza,ognuno con un piccolo spazio aperto privato. Ogni appartamento è progettato per essere modificato dal proprietario comprando una espansione pre-progettata da costruirsi con tecnologie a secco scegliendo fra tre soluzioni: una espansione chiusa (a prevalenza vetrata o meno) o una espansione aperta consistente in un giardino pensile. Questa flessibilità di espansioni esterne, unite al sistema di modificabilità interna data da pareti mobili, fa si che le configurazioni e la variazioni possibili dell'alloggio, anche in tempi brevi, siano pressochè infinete, permettendo così di soddisfare le sempre piu' svariate esigenze che ognuno di noi proietta sul concetto dell' abitare.
05 “FABBRICAre SENSIBILMENTE”- Progetto di una fabbrica di metacrilato sulla nuova tangenziale Ferrara-Bologna. LAP3 Laboratorio di progettazione 3 . prof. arch. Antonello Stella. ruolo: ideazione, progettazione,elaborazione grafica delle tavole,elaborazione del plastico. (Con Federica Pennacchini, Giulia tardini) E' possibile leggere le caratteristiche del paesaggio ed evidenziarle, rispecchiandole nel progetto di un nuovo edificio da introdurvi? Questo progetto di fabbrica sperimenta questa possibilità, registrando nel lotto varie attitudini: la relazione con la velocità, la vocazione a mostrarsi,a nascondersi e nascondere, l'attitudine ad essere direttamente vissuto. L'intreccio dell'attività produttive è dunque scomposto in una serie di percorsi che vanno a collocarsi nel lotto in base alle loro esigenze funzionali e prorio in base alle attitudini rispetto alle stesse categorie che descrivevano l'area. La sezione e la matericità dei percorsi stessi esprimono queste caratteristiche , declinando in maniera differente pochi materiali : vetro, cemento, pietra , erba. Il risultato è una fabbrica che presta la stessa attenzione sia alla funzionalita e al benessere lavorativo dei suoi dipendente,che all'inserimento nel paesaggio .
04 “Progetto di riqualificazione dell'area della darsena”, Ferrara. LAU Laboratorio di urbanistica. prof. arch. Carlo Nepi. ruolo: ideazione,progettazione, elaborazione grafica delle tavole, elaborazione del book. (con Sara Cuccu, Anna Alessio) Il progetto utilizzando le stesse strategie sperimentate nel progetto prodotto nell'ambito del laboratorio di progettazione 2 si arricchisce di un nuovo e importante aspetto: una piu' profonda e attenta lettura dell'area di inserimento. Il programma di riqualificazione dell'area della Darsena e del' ex Mof, è stato preceduto dallo studio del sistema di qualità riconosciuto nella città di Ferrara, un sistema che intreccia diverse possibilità di fruizione, da quelle turistiche a quelle abitative, e riesce a rendere possibile esperienze diversificate anche delle sue singole componenti, dalle aree commerciali,ai monumenti,alle università, agli spazi aperti. Le logiche individuate in questo sistema, la differenziazione e sovrapposizione di diverse funzioni, l'aggregazione di questi lungo visuali orientate da landmark urbani o monumentali, sono state riproposte , scendendo di scala, nel programma di riqualificazione, andando così ad allacciare l'area a un piu' ampio sistema urbano di qualità.
02 “GENETICHE URBANE” - Progetto di un nuovo quartiere residenziale lungo via Bologna, Ferrara. LAP2 Laboratorio di progettazione 2 . prof. arch. Antonio Ravalli. ruolo: ideazione,progettazione, elaborazione grafica delle tavole, elaborazione del book, realizzazione plastico. (con Sara Cuccu, Rosario Carotenuto, Anna Alessio, Cristina Vannucci) In questo primo progetto di pianificazione di un nuovo quartiere lungo via Bologna ci siamo trovati a rispondere al difficile interrogativo su come creare un vero sistema di qualità urbana, su come creare uno spazio che non divenisse un non luogo. Gli aspetti principali del progetto sono stati: una metodica e molto olandese definizione qualitativa e quantitava dei programmi, una combinazione "genetica" di questi secondo logiche di compatibilità, continuità d'uso nel tempo e attivazione di meccanismi sociali, la definizione di una maglia urbana che negasse la preponderanza dello spazio costruito-pieno e anzi desse la precedenza allo spazio pubblico-vuoto. Alcune delle parole d'ordine del progetto sono state appunto densità e congestione, strategie per assicurare la fruizione dello spazio soprattutto quello pubblico, per incentivare a non sfruttare il territorio con una città diffusa che presenta altissimi costi ambientali e sociali, per creare una città sentita e quindi viva.
01 “ CASA MOBILE ” Progetto di una abitazione all'interno del plan Obus, Algeri. LAP1 Laboratorio di progettazione 1. prof. arch. Giovanni Corbellini. Ruolo: ideazione,progettazione, elaborazione grafica delle tavole, elaborazione del plastico. Questo prima riflessione sul concetto dell’abitare ha inaugurato un tema poi diventato ricorrente: quello della flessibilità. In particolare si era determinata questa necessità analizzando quanto la chiusura di alcune funzioni abitative in spazi chiusi, ne determinasse lo spegnimento in specifici momenti della giornata causando sprechi di spazio. Inoltre la particolare situazione di operare nel plan obus, obbligava a una attenta gestione dell’elemento luce, proveniente da un unico affaccio. La frammentazione degli spazi avrebbe facilmente creato luoghi bui. Il progetto si è concretizzato in un volume opaco di servizi perpendicolare all’affaccio e in un grande open space traslucido in u-glass, la cui riconfigurabilità era data da arredi e stanze mobili. Gli spazi aperti era stati concepiti anch’essi in due modi differenti relazionandosi ai due blocchi. Da un lato un grande spazio aperto,prospiciente al volume vetrato,ideato come suo prolungamento naturale. Dall’altro un piccolo giardino d’acqua, un corridoi contemplativo, a fiancheggiare il volume dei servizi, una spina per portare e riflettere la luce piu’ in profondità,in ambienti privati.
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