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Andrea Abodi: «Un cambio culturale all’Italia in favore dello sport di base»
from Stadium n. 6/2023
by Stadium
Stadium intervista il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi.
Riorganizzazione del sistema sportivo, sport a scuola e Giochi della Gioventù tra i temi di grande attualità trattati
di Leonio Callioni e Alessio Franchina
Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, traccia il percorso ideale delle azioni necessarie a realizzare il grande sogno di una nazione attenta allo sport di base inteso quale strumento di cura, educazione e formazione delle ragazze, dei ragazzi e dei giovani, oltre che di aggregazione e prevenzione efficace per i meno giovani.
Un quadro articolato, ampio, a volte addirittura complesso, ma utile per capire quali prospettive possa offrire alla comunità italiana questo Ministero tanto importante eppure per tanti anni inesistente nel contesto delle competenze specifiche del Governo.
Ministro Abodi, lei ha parlato, durante il Meeting Nazionale dei Dirigenti del Centro Sportivo Italiano, della possibilità di riorganizzare il sistema sportivo, trasferendo le attività degli Enti di Promozione Sportiva sotto il Ministero dello Sport e dei Giovani. Quali sono le ragioni di questa proposta rivoluzionaria?
Nei prossimi mesi intensificheremo l’impegno, previa condivisione, per definire un assetto del sistema sportivo che ci consenta di elaborare e qualificare il modello italiano dei prossimi decenni. Quella che ho sommariamente citato è un’ipotesi che merita approfondimenti e, come detto, condivisioni con il Parlamento e il CONI, perché qualunque decisione sia il frutto di un confronto costruttivo finalizzato esclusivamente al raggiungimento degli obiettivi sociali che caratterizzano la nostra azione di Governo per lo Sport. Qualunque sia o sarà il disegno, sarà finalizzato a contribuire al miglioramento della qualità della vita degli individui di ogni età, estrazione sociale, riferimento geografico. E dovrà essere un disegno ispirato da una visione, una definizione e attribuzione chiara di ruoli e funzioni, che si basi sul presupposto della complementarità e della collaborazione. Dopo, tra poco, sarà tutto più facile.
Nelle riflessioni che lei ha condiviso nel corso dell’incontro con il Presidente nazionale Vittorio Bosio e con i dirigenti riuniti a Roma, ha spesso evocato la necessità di riportare l’attività sportiva nelle scuole. Quali progetti ha in serbo per raggiungere questi obiettivi?
Uno dei pilastri del mandato governativo che mi è stato affidato per lo sport, i giovani e gli anniversari nazionali, riguarda proprio il legame che unisce lo sport e la scuola, un rapporto che deve diventare sistemico e non sistematico. Da qui la stretta collaborazione con il Ministro Valditara e il Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Vogliamo velocizzare il processo di implementazione delle ore di educazione fisica e motoria a partire dalla scuola primaria. Oggi solo i bambini e le bambine della quinta elementare praticano un’ora alla settimana di educazione fisica. Vorrei che alla fine della mia esperienza di Governo, grazie al supporto dei miei colleghi ministri, tutte e cinque le classi praticassero almeno due ore alla settimana di educazione fisica. Un altro aspetto che vorremmo cambiare riguarda la collaborazione tra la scuola e le associazioni o società sportive del territorio, per l’utilizzo ottimale delle reciproche infrastrutture. I dati ci raccontano che in Italia una scuola su due non ha una palestra, e questa media, peraltro, non entra nel merito degli squilibri e delle asimmetrie territoriali: nelle scuole del sud ci sono ancora meno impianti.
Quello che cercheremo di fare è limitare questo effetto negativo con la collaborazione esterna, facendo in modo che non solo la scuola possa far praticare lo sport ai suoi alunni nell’impianto del territorio, ma permetta alle società e alle associazioni del territorio di far praticare sport nelle palestre scolastiche con un provvedimento che vada oltre la discrezionalità dei singoli, attraverso una collaborazione strutturata con i due ministeri.
L’attività sportiva di base, diffusa e non selettiva, è spesso citata quale valore indispensabile di prevenzione e di contrasto alle malattie del secolo, legate ad una società e ad una generazione giovanile troppo sedentarie. Lei ha già vissuto importanti esperienze nel mondo dello sport (pensiamo solo alla Presidenza del Credito Sportivo) e quindi ha conosciuto tutte le realtà attualmente operanti. Pensa che il suo Ministero possa finalmente dare una svolta a questa situazione, riportando l’Italia a livelli consoni di diffusione dell’attività sportiva? Pensa di collaborare con il Ministero della Salute?
Sinceramente me lo auguro: è parte della missione affidatami dal Presidente Meloni. Quello che caratterizza questo Governo è la interdisciplinarità, cioè la collaborazione tra ministeri. Sport e giovani sono trasversali e riguardano la maggior parte dei dicasteri, se non tutti. L’emblema di questa collaborazione saranno i Giochi della Gioventù, dove la dimensione dello sport si legherà ai temi dell’alimentazione, della salute, dell’ambiente, della disabilità, delle pari opportunità.
Questa sarà l’occasione anche per costruire un’agenda stabile, strutturale, che riguarderà, appunto, le infrastrutture, i programmi didattici, la qualificazione dei docenti, l’avviamento allo sport, lo screening sanitario e il rapporto tra scuola e territorio. Per poter diffondere la cultura della pratica sportiva, non dobbiamo solo decantarne i valori, ma dobbiamo infondere la voglia e la passione nel farlo, e quale miglior luogo se non la scuola?
Per rispondere alla sua seconda domanda, anche con il Ministro Schillaci c’è una stretta collaborazione. A testimonianza di ciò abbiamo firmato, ed è solo il primo atto, qualche giorno fa, un decreto – che aggiorna il provvedimento precedente – sull’utilizzo dei defibrillatori nelle competizioni e durante gli allenamenti per tutelare ulteriormente gli sportivi amatoriali o non agonistici. Dopodiché, il rapporto tra Sport e Salute ha margini di miglioramento straordinari, sui quali lavoreremo insieme: dal contrasto alla sedentarietà, con i suoi effetti sociali e i suoi vari costi, alla pratica sportiva e all’attività motoria, come strumenti di promozione del benessere, anche in un’ottica di prevenzione e cura di molte patologie, anche attraverso prescrizione medica.
Quanto valore può avere secondo lei la sinergia tra sport di base e sport di vertice per la diffusione di una vera cultura sportiva che annulli le barriere oggi esistenti?
Spesso pensiamo che il fenomeno sportivo si misuri sulle vittorie o sulle medaglie, che sicuramente ci inorgogliscono, ma la verità è che la crescita alla quale dobbiamo aspirare è quella della base. Siamo il Paese del talento e a volte il talento si esprime ancora di più dove si vive nella difficoltà sociale, perché c’è voglia di riscatto, si è più pronti al sacrificio e all’impegno. Per questo è fondamentale che si creino le condizioni per fare sport, anche per fare dello sport una leva anticiclica. Lavorerò, con altri colleghi ministri, perché i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine possano scegliere in un ventaglio di opportunità dove lo sport rappresenti un punto di riferimento forte, con il sogno delle vittorie, ma con l’impegno della politica e delle istituzioni ad offrire opportunità tanto più dove non ce ne sono.
Come lei sa, il Centro Sportivo Italiano nasce dalla volontà di integrare l’attività sportiva con i valori cristiani di crescita umana, quali formazione dei giovani, educazione, integrazione, inclusione, fair play, solidarietà, empatia. A suo parere, è possibile realizzare un’idea di sport che prescinda dal puro risultato agonistico?
Lo sport non può prescindere da tutti questi valori, anzi, ne rappresenta l’essenza. Penso che lo sport sia una delle principali “difese immunitarie sociali”, uno straordinario strumento del quale anche la Costituzione riconoscerà, con la riforma dell’articolo 33, il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico. Noi stiamo dalla parte di quelli che vogliono difendere le “difese immunitarie”, promuoverle e arricchirle di nuovo vigore perché ne avremo sempre più bisogno, non soltanto individuali ma anche sociali. Le patologie alle quali siamo stati sottoposti, e che renderanno sempre di più precario o meno prevedibile il futuro, rendono necessarie difese più ampie, che partano proprio dal fatto di sapere che l’obiettivo principale, al netto delle auspicabili ed affascinanti vittorie o medaglie, sarà per lo sport contribuire sistematicamente alla qualità della vita delle persone e delle comunità, affermando quotidianamente il principio dello sport per tutti e di tutti. La nostra missione, la nostra funzione e la nostra visione in ambito sportivo sono tutte orientate al rafforzamento dello sport dal basso, alla tutela sportiva dei più deboli, al miglioramento dei luoghi di sport, ad accorciare le distanze in un’Italia segnata anche in questo ambito da significative asimmetrie.
Qual è il suo augurio per un futuro del CSI sempre al servizio delle giovani generazioni?
Le agenzie educative hanno bisogno di mantenere e alimentare nel tempo il loro impatto positivo, la loro capacità di occupare “produttivamente” gli spazi sociali per evitare che li occupi in modo meno sano qualcun altro o qualcos’altro. Mi auguro, con una ragionevole certezza che succederà, che il vostro Ente prosegua efficacemente il percorso umano, sociale e sportivo che ha segnato la sua nobile storia e caratterizza il prezioso presente. Sarà fondamentale prestare attenzione alla qualità dei luoghi fisici, alla loro accessibilità ed educazione ambientale, elaborare protocolli educativi che tengano conto dei valori e del tempo nel quale devono affermarsi, attuare un nuovo percorso di sensibilizzazione alla pratica sportiva che parta dalla collaborazione con le scuole che non hanno palestre e operano in prossimità degli impianti gestiti dal CSI.
Si apre una stagione di rinnovate sfide per affermare la necessità di contribuire al benessere sociale attraverso lo sport, per dare un senso compiuto, praticato, diffuso e proficuo all’ingresso, come detto in precedenza, dello Sport nella nostra Costituzione. Il CSI farà molto più della sua parte.
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