Stadium n. 0/2021

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La nuova

Riforma dello sport E quella del lavoro sportivo in vigore (forse) nel Duemilamai DA ONESTI A VELTRONI; DA MELANDRI A GIORGETTI; FINO A SPADAFORA E VEZZALI. CRONISTORIA DALLE ORIGINI DEL COMITATO OLIMPICO NAZIONALE AD OGGI DI UNA VERA E PROPRIA RIVOLUZIONE PER IL MOVIMENTO SPORTIVO, PER CERTI VERSI MOLTO ATTESA, PER ALTRI TEMUTA E CRITICATA.

di Felice Alborghetti

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D

ella necessità di una riforma del sistema sportivo si parla praticamente da sempre, sin da quando, all’indomani della seconda guerra mondiale, le neonata Repubblica confermò l’ordinamento sportivo voluto dal fascismo, che aveva individuato nel CONI l’organo cui era affidato, su delega del Parlamento, il governo dell’intero sport nazionale. Il CONI continuava quindi ad essere un organismo permanente (negli altri paesi si scioglieva e si rinnovava ogni quadriennio olimpico), che gestiva e finanziava lo sport nazionale in totale autonomia usando i proventi di concorsi e lotterie sportive, su tutti ricordiamo il Totocalcio. Lo stesso CSI del fondatore Luigi Gedda vide in questo ordinamento una minaccia per il libero associazionismo sportivo, costretto a dipendere dal CONI, e cominciò a chiedere inutilmente una riforma che distingueva tra sport agonistico, sport scolastico e sport ricreativo. La richiesta di riforma riesplose negli anni ’70, quando l’istituzione delle Regioni affidò a questi nuovi organismi anche il potere della legislazione e della politica sportiva.


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