GIORNALI LOCALI
UNIVERSITA'
1 Gelmínì, mercoledì
corteo in San Marco Gli studenti universitari tornano a manifestare, e minacciano di farlo nuovamente in piazza San Marco. In vista della discussione al Senato della riforma Gelmini sull'Università, indetto un corteo alle 16:30 con raduno in piazza San Marco, difronte il Rettorato.
PROTOCOLLO TRA COMUNE E UNIVERSITA'
Camper, bisogna favorire di più l'innovazione sostenibile STIMOLARE e favorire una "innovazione sostenibile", suggerire le innovazioni . Sono gli obiettivi del protocollo sottoscritto anche dal Comune di Barberino e che vede coinvolte l'università di Firenze e le aziende del settore del camper, mobile e arredo, meccanica per le
macchine della lavorazione del legno. A distanza di pochi mesi seguiranno meccanica per le macchine edili, vetro e cristallo, agroalirnentare. Il progetto "Competitività e Innovazione in Valdelsa" analizza il posizionamento strategico delle imprese coinvolte, suggerisce le
innovazioni che potranno essere attuate per migliorare il posizionamento competitivo delle imprese, fornisce indicazioni per nuove opportunità di scelte strategiche verso nuovi prodotti e nuovi mercati. Il tutto in un'ottica territoriale che sviluppi l'innovazione della Valdelsa.
Università Dopo le irregolarità riscontrate al test il tribunale ammette altri ragazzi. Il 23 febbraio l'udienza finale
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Ricorsi , il Tar rimpolp a,' le facoltà 22 studenti vincono il terzo round ed entrano a Medicina. 9 in più a Odontoiatria
1p li test della discordia Raffica di vittorie ai ricorsi al Tar degli studenti Stefania Ressa FIRENZE - "Abbiamo vinto ed ora possiamo ritenerci completamente soddisfatti. Ci dispiace soltanto per coloro che rimarranno fuori". Con queste parole Michele Bonetti - l'avvocato romano che insieme all'Udu (il sindacato degli universitari) ha seguito la querelle intorno alla facoltà di Medicina commenta la vittoria degli studenti all'indomani della sentenza del Tar sulla terza tranche, l'ultima che è stata valutata mercoledì.
Una giornata significativa dun-
que, soprattutto perchè il verdetto tanto atteso è arrivato pure per gli studenti di Odontoiatria che da mesi aspettavano che si sciogliesse il nodo che legava la loro sorte ad un destino incerto. Sono stati più di un centinaio i ricorsi presi in considerazione dal tribunale amministrativo regionale. Su 89 ricorrenti le porte della facoltà del preside Gensini si apriranno per 22 studenti; su 5o ricorrenti di Odontoiatria invece, 9 saranno i fortunati che andranno ad aggiungersi ai 20 che hanno superato il test d'ingresso a settem-
bre. Medicina quindi arriva a quota 48 considerando sia gli ultimi ricorrenti che hanno incassato la vittoria, sia quelli della prima e della seconda tranche. Si conclude così la vicenda dell'università fiorentina più discussa degli ultimi tempi: il 2 e ila settembre quando si è svolto il test di ammissione, in due delle aule adibite per la prova, è spuntata una tavola periodica degli elementi che avrebbe perciò agevolato nei quiz di chimica chi si trovava lì. "Malgrado il Tar abbia riconosciuto la validità solo di cinque domande precisa Bonetti - noi siamo sicuri che siano di più. Lo sostiene anche Ilario Agati, presidente dell'ordine dei Chimici". Avvalora le perplessità del legale poi, il fatto che nonostante l'Università avesse preparato un verbale interno in cui riconosceva le 5 domande che erano state considerate falsate, "il documento è arrivato soltanto pochi giorni fa - fa sapere il legale - costringendo l'Ateneo ad ingenti spese. Si parla di due mila euro per ogni tranche". Non resta che attendere a questo punto il 23 febbraio, giorno in cui è stata fissata la prima udienza di merito in cui saranno i magistrati stessi ad esprimersi sul destino ultimo dei ragazzi.
W1212010, 05:30
La scoperta conferma l'altalena btar9, 31
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La scoperta riassume il lavoro dei ricercatori di 5 paesi europei, quali Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Svizzera.
GIORNALI NAZIONALI
Università, riforma lunedì in Senato tra le polemiche Pd e Italia dei valori annunciano ostruzionismo duro DA MILANO
lta tensione in Senato in vista della ripresa della discussione in aula del ddl di riforma dell'università, prevista per lunedì mattina con voto finale mercoledì 22. Ieri pomeriggio, la Commissione istruzione si è conclusa senza esaminare i circa 500 emendamenti presentati da Pd e Italia dei valori e quindi il testo andrà in aula senza il mandato del relatore, il senatore del Fli, GiuseppeValditara. «Eravamo disponibili a ritirare tutti i nostri emendamenti se ne avessero accolti almeno due o tre di un certo interesse - ha commentato il capogruppo del Pd in Commissione, Antonio Rusconi - ma il ministro Gelmini e la maggioranza hanno ribadito che non vi è la disponibilità a modificare nulla, né a trovare risorse, ammettendo, per la prima volta, il taglio di 300 milioni degli stanziamenti rispetto all'anno scorso». Per questa ragione, Pd e Idv hanno annun-
ciato l'intenzione di fare ostruzionismo in aula, illustrando tutti gli emendamenti al testo. «C'è un paese intero che dice no a questa riforma - ha sottolineato il capogruppo dipietrista in Commissione, Fabio Giambrone -. Anche se è super blindata noi cercheremo di fermarla». A riguardo, il ministro Gelmini ha confermato che sul testo del ddl «è sovrano il Senato», auspicando «una pronta approvazione per poter dar luogo immediatamente ai decreti delegati e bandire i concorsi per associati (1.500 posti ndr.) e individuare i criteri per gli scatti meritocratici (120 milioni in tre anni ndr.)». Inoltre, il ministro ha rinnovato la disponibilità «al confronto pacato e costruttivo con gli studenti». Ai giovani, che hanno già annunciato una nuova mobilitazione per mercoledì, in occasione del voto al Senato, ha anche detto di «non aver paura di una riforma che mette al centro il loro interesse». (P. Fer.)
« Universitari , condividete la pazienza del costruire» IlPapa: serr rn bn o intellettuali azpiaci di soluzioni ccmmte DA ROMA GIANNI CARDINALE
ci nostri tempi si avverte il bi« sogno di una nuova classe di intellettuali capaci di interpretare le dinamiche sociali e culturali offrendo soluzioni non astratte, ma concrete e realistiche». É l'auspicio espresso da Benedetto XVI nell'omelia pronunciata ieri sera durante la recita solenne dei Vespri nel primo giorno della novena di Natale. La liturgiavespertina è stata celebrata insieme agli studenti degli atenei romani accompagnati dal cardinale vicario, Agostino Vallini e dal responsabile della pastorale universitaria, monsignor Lorenzo I.euzzi. Il Papa ha sottolineato come sia proprio l'Università ad essere chiamata a svolgere il «ruolo insostituibile» di creare questa «nuova classe di intellettuali», e «la Chiesa - ha aggiunto - se ne fa convinta e fattiva sostenitrice». «La Chiesa di Roma, in particolare - ha riconosciuto il Pontefice -, è da molti anni impegnata nel sostenere la vocazione dell'Università c a servirla con il contributo semplice e discreto di tanti sacerdoti che operano nelle cappellanie e nelle realtà ecclesiali». A questo proposito il Papa ha espresso «ancora una volta» l'apprezzamento al cardinaleVallini e ai suoi collaboratori «per il programma di pastorale universitaria che, quest'anno, in sintonia con il progetto diocesano, è ben sintetizzato dal tema: "Ite, missa est... nel cortile dei gentili"». «Il saluto - ha spiegato - al termine della celebrazione eucaristica - "Ite, missa est" - invita tutti ad essere testimoni di quella carità che trasforma la vita dell'uomo e così innesta nella società il germe della civiltà dell'amore». Al mondo universitario nel suo complesso il Papa ha indicato la via della «pazienza del "costruire"». «(:ostruire la propria esistenza ha sottolineato -, costruire la società non è opera che possa essere realizzata da menti e cuori distratti e superficiali». Il Papa ha spiegato come «la comunità universitaria romana, con la sua ricchezza di i-
N
«Occorre superare pregiudizi che impediscono lo sviluppo di una cultura autentica»
stituzioni statali, private, cattoliche e pontificie, è chiamata ad un compito storico notevole: quello di superare precomprensioni e pregiudizi che talvolta impediscono lo sviluppo di una cultura autentica». E ha spiegato che «lavorando in sinergia, in particolare con le Facoltà teologiche, le Università romane possono indicare che è possibile un nuovo dialogo e una nuova collaborazione tra la fede cristiana e i diversi saperi, senza confusione e senza separazione, ma condividendo la medesima aspirazione a servire l'uomo nella sua pienezza». Rivolgendosi agli studenti il Papa ha detto: «E molto importante la presenza di giovani universitari preparati e desiderosi di comunicare ai propri coetanei la fecondità della fede cristiana non solo in Europa, ma in tut-
to il mondo». E ha evocato Al ricordo della Croce delle Giornate Mondiali della gioventù». Sottolineando come proprio alla fine della celebrazione l'Icona di Maria Sedes Sapientiae sarebbe stata consegnata dalla delegazione africana a quella spagnola, dando così inizio al pellegrinaggio di questa effigie mariana in tutte le Università iberiche, «un segno che ci orientaverso l'incontro del prossimo mese di agosto a Madrid». Alla celebrazione di ieri sera hanno partecipato anche 150 giovani universitari che hanno deciso di prepararsi al sacramento della Confermazione. A rivolgere il saluto al Papa sono stati il professore Renato Lauro, rettore della Università di Roma TorVergata e una studentessa, PaolaToma, iscritta al quarto anno di Giurisprudenza alla Luiss.
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_ dubbí sulle scarcerazioni e ragioni della polízía di ANTONIO MACALIJSO i capo della polizia, si sa, parla poco. Ma quando lo fa, va ascoltato bene. Se poi in poche settimane lancia due volte lo stesso allarme, bisogna preoccuparsi. Antonio Manganelli è un uomo prudente e un ottimo capo della polizia. Se chiede che i suoi uomini - più in generale tutti gli addetti alla sicurezza - non siano lasciati soli a fronteggiare un'emergenza sociale sempre più evidente, nervosa, aggressiva, bisogna rispondere. CONTINUAA PAGINA 54
MA, LE RAGIONI DELLA POLIZIA E DUBBI SULLE SCARCERAZIONI SEGUE DALLA PRIMA
E, se invece che risposte, a stretto giro arriva la pressoché generalizzata scarcerazione dei giovani arrestati martedì a Roma nel corso dei gravi incidenti, qualcosa non funziona. Su un tema forte come la sicurezza, sul quale si misura la vivibilità di un Paese e si vincono e perdono le elezioni, bisogna investire soldi, evitare chiacchiere e avere un polso democratico ma fermo. I giudici che ieri hanno deciso di rimandare a casa i giovani fermati martedì, tutti tranne uno, avranno avuto ottime ragioni. E, del resto, nessuno vuole una giustizia che punisca a caso, condannando nel mucchio. Certo, però, la decisione stride con quello che abbiamo visto dal vivo o in tv. Possibile che i veri «cattivi» siano fuggiti e le forze dell'ordine abbiano sbagliato praticamente tutti i fermi? Oltre al dubbio, ci chiediamo se così facendo non si aiuti il diffondersi tra i teppisti di ogni risma di un pericoloso senso di impunità. Tutto questo, mentre Manganelli chiede per i suoi uomini vicinanza morale e sostegno concreto. Oggi in Parlamento il ministro dell'Interno Roberto Maroni dirà quel
che è ormai sotto gli occhi di tutti: le cosiddette «zone rosse», quelle dove isolare le Istituzioni, non servono a evitare le scorribande dei violenti. Ci piacerebbe che, con le nuove strategie operative, Maroni potesse annunciare anche un aumento di risorse e di mezzi per la polizia. Che la stessa cosa facesse il collega della Difesa, Ignazio La Russa, per i carabinieri. E che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nella doppia veste di referente della Guardia di Finanza e detentore della «cassa», scovasse un po' di risorse per tutti. Operazione non impossibile. Appena un paio di settimane fa, in sede di approvazione della legge di stabilità, è stato bocciato (col contributo di 45 parlamentari dell'opposizione) un emendamento di BrunoTabacci che toglieva 20 milioni dal finanziamento dei partiti per destinarli ai ricercatori. Senza voler fare facile demagogia, siamo sicuri che esistano altre e più consistenti partite da spostare non solo nelle buste paga dei poliziotti ma anche nei settori che rischiano di diventare veri e propri serbatoi di rancore e rivolta sociale.
Antonio M acaluso 9 RI-RODI ZONE RISERVATA
Le intercettazioni durante gli assalti rivelano che i presunti capi non sapevano cosa stesse succedendo
difesa va aula con i v eo, Ora caccia ai violenti fuggiti
I giovani rimessi in libertà non erano accusati dei fatti più gravi Mostrato filmato su YouTube ROMA - Scrivono i giudici che hanno scarcerato alcuni dimostranti fermati negli scontri di martedì, che «sotto il profilo della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, appare necessario approfondire le posizioni individuali». E nella prosa sempre contorta dei provvedimenti giudiziari spiegano che «non si ravvisano esigenze cautelari, attesa l'eccezionalità dell'evento nel quale le condotte incriminate hanno trovato occasione di manifestarsi, la giovane età e lo stato di incensuratezza degli arrestati, elementi che inducono a ritenere che la pur breve privazione della libertà personale subita abbia avuto efficacia deterrente idonea a dissuaderli dalla reiterazione di analoghe condotte delittuose». Tutti liberi, dunque. Senza neanche l'obbligo di firma che il pubblico ministero aveva chiesto perché, come ha argomentato nella sua requisitoria, «in questa manifestazione in cui ci sono stati comportamenti che attentano all'ordine sociale e alla sicurezza pubblica, non è emersa alcuna capacità di frenare la violenza, e dun-
Nei tre fermi immagine tratti da «YouTube» Riccardo Li Calzi, 26 anni, laureando in Lettere a Bologna, viene preso a calci e a manganellate dagli agenti mentre è già a terra e cerca di riparare gli occhiali. Il filmato è servito al suo legale Francesco Romeo
per farlo scarcerare immediatamente
que sussiste il pericolo che atti simili si possano ripetere». Restano le accuse di resistenza aggravata e lesioni contro i poliziotti e i carabinieri che li stavano fermando, e per questo gli imputati saranno presto processati. Ma sui singoli episodi affiora qual-
che dubbio. Come nel caso di Riccardo Li Calzi, ventiseienne laureando in Lettere a Bologna. Il suo difensore, l'avvocato Francesco Romeo, s'è presentato ai giudici con un video estratto dal sito Internet YouTube. Dura diciassette secondi, e si vede il suo assistito preso a calci e manganellate, mentre da terra si toglie gli occhiali e cerca di ripararsi il capo; i giudici hanno acquisito e valutato le immagini in camera di consiglio, e ad esse hanno fatto esplicito riferimento per motivare la decisione di rispedire a casa l'imputato, senza alcuna prescrizione. Per contro, una diversa sezione dello stesso tribunale ha messo agli arresti domiciliari un imputato, imposto a un altro di presentarsi alla polizia giudiziaria due volte al giorno e ad altri tre il divieto di dimora a Roma. Decretando che «la condotta violenta integra certamente i delitti contestati», e che ci sia «il concreto pericolo che gli arrestati possano commettere ulteriori reati della stessa specie di quelli per cui si procede». Questi giudici sostengono che «d'aggressività concomitante alle agitazioni in corso è di considerevole entità e spiccato allarme sociale». Ma è un fatto che ieri, alla sbarra, non c'erano i presunti responsabili delle devastazioni del
«martedì nero». Non gli autori degli incendi di auto e furgoni blindati a piazza del Popolo e in altre vie del centro di Roma, degli assalti alle banche o alle vetrine dei negozi, e nemmeno i responsabili delle cariche contro gli agenti. Lo si intuisce dai reati contestati - piuttosto lievi, visto il contesto generale - e dalla circostanza che nessuno degli arrestati avesse un casco in testa. Di uno, quello mandato ai domiciliari, la polizia ha riferito che portava addosso tre sampietrini, di un altro che brandiva una cintura. «Autodifesa», s'è giustificato lui. La forze dell'ordine e i magistrati della Procura ritengono che in questo gruppo di arrestati c'erano le seconde e terze file del corteo che in alcuni tratti è diventato molto violento e ha mandato in onda le immagini di una città «a ferro e fuoco». Gli aggressori che hanno picchiato, lanciato oggetti e appiccato fiamme dopo i blitz si sono dileguati per andare a colpire altrove, lasciando il campo alle retrovie trovatesi a fronteggiare poliziotti e carabinieri. I primi, addestrati agli scontri, sono risultati imprendibili sul momento; gli altri, meno esperti e coinvolti nel parapiglia, sono finiti in manette per colpe presunte e reati minori, e perciò rispediti a casa in meno di quarantott'ore. Delle violenze più gravi dovrà rispondere qualcun altro, se le indagini in corso (soprattutto attraverso
l'esame dei filmati) daranno qualche frutto. Indagini dalle quali è già emerso un altro dato abbastanza chiaro a investigatori e inquirenti: gli assalti e le distruzioni di martedì pomeriggio, sebbene innescati da gruppi organizzati e decisi a scatenare la violenza
il caso
L'unico ai domiciliare figlio di un r di AutOp
Mario Miliucci, 32 anni, è l'unico al quale sono stati convalidati gli arresti domiciliari. E il figlio di Vincenzo Miliucci, leader di Autonomia operaia a Roma negli anni 7o (netta foto Contrasto, un'assemblea nella sede di Via Volsci nel 1977), e dell'avvocato Simonetta Crisci. Il ragazzo, difeso dalla madre, è accusato di aver lanciato due pietre da due chili l'una contro i poliziotti. diffusa, non avevano una regia unitaria. Tantomeno ad opera di personaggi noti e, controllati dalle forze dell'ordine. E quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche di militanti che in passato sono stati coinvolti in altri scontri di piazza e sospettati di averli fomentati, ascoltati in diretta durante il corteo e i «corpo a corpo» tra manifestanti e forze dell'ordine. Loro stessi, durante i disordini, facevano fatica a capire che cosa stesse accadendo, e si dicevano perfino sorpresi dalla durezza della
contestazione e della rivolta, alla quale si stavano aggregando molte più persone del previsto. Perlopiù sconosciute, agli organizzatori di cortei e alle forze dell'ordine.
Sconosciuti ai responsabili della sicurezza erano tutti i fermati portati ieri davanti ai giudici. Nessuno di loro aveva precedenti penali, nemmeno una segnalazione per intemperanze durante qualche evento o dimostrazione di stampo politico. «Ma appena fuori di qui io tornerò a manifestare - promette Angelo, barese studente di Lingue, uno degli otto alla sbarra nell'aula al piano terra del palazzo di giustizia di Roma -. Magari avrò l'accortezza di andare in mutande, così non potranno dire che portavo addosso qualche oggetto contundente». Lui sostiene che stava solo correndo durante una carica, di essersi appiattito all'ingresso di un negozio dove ha preso qualche manganellata che gli ha procurato una ferita in testa prima di essere caricato sul furgone della polizia. Accanto ad Angelo, in attesa del verdetto di scarcerazione, c'è Alice, 21 anni. Ha un occhio pesto, e nel fuggi fuggi generale ha perso una scarpa. La accusano di aver lanciato oggetti contro gli agenti, lei si proclama innocente e racconta che dopo l'arresto è stata insultata e provocata. Lo stesso dicono i ragazzi vicini a lei sul banco degli imputati, tutti studenti tranne un ricercatore universitario; suo padre, in attesa fuori, garantisce
Indagini Secondo gli investigatori le distruzioni, innescate da gruppi organizzati, non avevano una regia unitaria che è un tipo pacifico, «ha fatto l'obiettore di coscienza». Nessuno di loro può negare le violenze scatenate dal corteo al quale hanno partecipato, ma adesso che sono finiti sotto processo ne prendono le distanze e rifiutano di essere catalogati tra i violenti: «Le guardie hanno preso noi che eravamo a mani nude, mentre i responsabili delle macchine incendiate e delle vetrine sfondate se la svignavano. Hanno rovinato tutto, gli uni e gli altr ».
Giovanni Bianconi 0 ftiIFHODU ZON EftiISER• AFA
Università usa e getta di Roberto Faenza A ll'indomani di Roma messa a ferro e fuoco, partecipo a un'assemblea alla Sapienza come moderatore. Mi hanno invitato per il documentario che sto producendo dal titolo Autobiografia dell'Università, realizzato in prima persona da studenti ed ex studenti. All'assemblea partecipano centinaia di giovani, ricercatori e docentii. E convinzione comune che gli episodi di violenza siano il frutto non tanto della rabbia dei manifestanti, quanto piuttosto della decisione di blindare il centro città, impedendo la protesta e alimentando la presenza di provocatori e infiltrati. Questi episodi vengono stigmatizzati con convinzione: servono a criminalizzare l'intero movimento, a far emergere le frange estreme anziché la maggioranza pacifista. Cui prodest? Le veglie sui tetti, i cortei gioiosi, il coinvolgimento dei familiari... tutto ciò che abbiamo visto in questi mesi rischia di essere infangato da una giornata tutta ancora da chiarire. E opinione corrente che la riforma Gelmini passerà, specie ora che il governo ha incassato la fiducia. Lungi dal ritenersi sconfitto, il movimento pensa che la legge avrà vita dura per essere attuata, perché priva di adeguate risorse finanziarie e perché fondata su slogan e "loghi" da marketing, anziché su basi sostanziali. Il movimento è agguerrito. IL PRIMO SLOGAN della Gelmini: "Studenti non fatevi fregare dai baroni" dovrebbe servire a separare gli uni dagli altri. Invece mai c'è stata tanta unità e coesione tra corpo accademico e studentesco. Il secondo slogan è: "Battersi perla meritocrazia". Passa invece la certezza che proprio lameritocraziaverràazzerata, perché nessuno studente e nessun ricercatore di valore vorrà restare in un paese dove, dopo circa quindici anni di attesa tra borse di studio, assegni di ricerca e dottorati vari, la sola speranza è un misero stipendio di 1.200 euro mensili, tra i più bassi d'Europa. Basta rovistare tra le righe della proposta di legge e tra i conti della Finanziaria per rendersi conto che questo è lo stato delle cose. Nessuno intende difendere i baroni, né parentopoli: fanno parte di una patologia ende-
mica. Non è la loro riduzione l'obiettivo della riforma. È semmai vero il contrario: riducendo il turnover e al tempo stesso il numero dei concorsi per introdurre nuove leve, sarà proprio il dominio dei baroni a rafforzarsi ulteriormente. Agli slogan da campagna pubblicitaria della ministra, gli studenti oppongono uno slogan ben più veritiero: ci aspetta un futuro senza futuro. E citano le cifre: meno 86% nei fondi destinati al diritto allo studio. Una cifra mostruosa. Dati falsi, replica la Gelmini. Ma se vai a leggere la Finanziaria appena approvata, vedi che la realtà è un'altra. Gli studenti non si lasciano blandire. Citano gli stanziamenti per il fondo integrativo destinato alla borse di studio: 25.731.000 di euro nel 2011, 12.939.000 euro nel 2013. Nel 2011 la copertura su scala nazionale di borse di studio sarà del 54% contro l'82% del 2008. In pratica solo un idoneo su due avrà la borsa di studio che gli spetta. Ministro Gelmini, non le basta? Allora senta queste altre cifre, sul rapporto di investimento tra Italia, Francia e Germania. I due paesi hanno una popolazione studentesca simile allanostra, ma negli ultimi due anni mentre in Italia si sono spesi circa 481 milioni di euro l'anno, in Germania e in Francia ne sono stati spesi 1.400. Dicesi quasi 3 volte tanto. Non sfugge all'assemblea della Sapienza che gli errori dei nostri governi vanno equamente divisi tra centrodestra e centrosinistra. Quest'ultimo, con Berlinguer ministro, pochi anni fa ha progettato la riforma del cosiddetto 3+2, finalizzato a ridurre la moria di laureati. Scarsi sono stati i risultati e poco o nulla si fece allora per rinnovare davvero l'università. Fu una riformicchia, dice un ricercatore. Di questa scarsalungimiranzane paghiamo oggi le conseguenze. Il ministro Tremonti, che Brunetta ancora di recente ha definito giurista e non economista, sottintendendo che di economia non sa abbastanza, ha convinto la Gelmini che la riforma dell'Università è tra le più importanti. Non le ha spiegato però che le riforme non
si possono fare a costo zero. Incurante di questa verità, Tremonti ha poi aggiunto con toni trionfalisti che è stata varata una riforma "a metà strada tra il modello continentale e quello americano". Studenti e ricercatori irridono queste affermazioni, perché la frase "a metà strada" avrebbe un senso se si indicasse quale strada. Invece, di percorsi la riforma Gelmini non ne imbocca nessuno, restando inmezzo al guado tra statalismo accentratore e liberalismo di mercato. Una delle proposte che genera maggiore indignazione è l'ingresso dei privati nel consiglio di amministrazione. Dovrebbero mettere soldi in cambio di servizi e prodotti. Si cita l'esempio americano, dimenticando che laggiù le industrie investono nelle università non per far scappare, ma per far restare. Da noi si riducono gli stipendi ai ricercatori, incoraggiando i migliori di loro a migrare verso paesi più acculturati. In America invece si fa a gara a pagare di più per avere i migliori cervelli, non per mortificarli. Stando a questa indiscutibile differenza, quale potrebbe essere la ricaduta conseguente all'ingresso dei privati nei nostri atenei? Semplice: l'acquisto di forza lavoro aprezzi stracciati, di gran lunga inferiori ai valori di mercato, sfruttando un esercito di precari sottopagati. PRESTO LA RIFORMA Gelmini passerà alvaglio del Senato. La prova di forza di martedì scorso dovrebbe scoraggiare nuove dimostrazioni. Il prefetto di Roma ha già assicurato maggiore durezza. L'assemblea odierna non si lascia intimidire. Studenti e ricercatori scenderanno per le strade ancora più numerosi. Sono uniti da una convinzione comune: basta con la precarizzazione delle future generazioni. Non vogliono finire come un laureato a pieni voti in Fisica, che per sopravvivere fa il potatore a 900 euro al mese, salendo sugli alberi dieci ore al giorno per tagliare i rami in quel di Viterbo. Uno studio della Banca d'Italia ha dimostrato, dati alla mano, che l'investimento nella formazione giovanile è più redditizio di qualsiasi investimento finan-
ziario in titoli sia pubblici che borsistici. Di fronte a questi dati, la cecità dei nostri governanti è doppiamente responsabile. Da una parte ignora dove corre la modernità. Dall'altra prefigura una scuola e un'università pubbliche impoverite ed emarginate, rispetto a quelle private. Non a caso l'attuale riforma toglie alle prime per dare alle seconde. Vedi la scandalosa equiparazione delle università telematiche, in molte delle quali ci si laurea "a distanza", facendo gli esami su una chiavetta da computer, anziché confrontarsi con i docenti e gli altri studenti. Il disegno ultimo di questo progetto di riforma è creare un'università "usa e getta", di nessun peso, dinessunvalore. Per il ministro l'università non è un investimento. È un costo. Come tale, va abbattuto e ridotto quanto più possibile. Del resto, l'ha detto anche Tremonti, la cultura non si mangia. Dunque perché rafforzarla? A che serve studiare, formarsi, crescere intellettualmente? Non a sistemarsi, né tantomeno a trovare lavoro. L'ha ripetuto Berlusconi alle ragazze che gli chiedevano consiglio. Care ragazze, volete sistemarvi? Cercatevi un bel partito, magari uno ricco come mio figlio Pier Silvio. E se non arrivate a tanto, allora guardatevi attorno. In giro è pieno di tanti Lele Mora che possono sempre darvi un passaggio verso Arcore.
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Gelmini da 30 e lode l'università si salva con i tagli e le riforme Il «cervello infuga» che insegna in America: avanti così, meno potere ai baroni e più meritocrazia Eccola lettera che una nostra lettrice, assistente presso l'Università statale della Pennsylavania, ha indirizzato al ministro dell'Istruzione . Pio sfogo di un «cervello in fuga » contro il sistema universitario italiano che penalizza il merito e premia gli amici
di Gloria Alpini* M Gentilissimo ministro Gelmini, credo che sia già molto occupata non solo a lavorare ma anche a difendersi da chi non ama che altri lavorino bene. Ho però una storia da raccontarLe perché temo che il dolore silenzioso sia inutile e perché credo ancora nel potere delle parole e delle coscienze. Un giorno Émile Zola si è alzato e ha scritto un articolo intitolato «J'accuse» e così faccio ora io, che però non ho la sua fama: scrivo un altro j'accuse rivolto al sistema universitario italiano e allo scambio di favori che esiste ed è ormai consolidato dietro i concorsi da ricercatore. Scambi che hanno ucciso la meritocrazia. Sono uno di quei ricercatori aspiranti ed erranti che è fuggito all'estero due volte anche se la mia non è una fuga (perché non ho fatto nulla di male l'ho solo subito) ma un esilio doloroso. Ho fatto gran parte dei miei studi universitari in Inghilterra ma anche in Italia, ho molti titoli di studio, incluso un PhD (dottorato di ricerca) conseguito presso l'Università di Cambridge (UK) e ho molte pubblicazioni in particolare sulla letteratura per l'infanzia anglo-irlandese del 1700. Ho tradotto in italiano per la prima volta racconti per bambine
del 1788 di Mary Wollstonecraft, grande sostenitrice del diritto allo studio e dei diritti delle donne tanto da scrivere al primo ministro francese dopo la rivoluzione del 1789 per convincerlo a creare scuole statali per bambini e bambine. Anche la lettera di Mary Wollstonecraft mi spingere a scriverLe. Come scrisse un altro esule, «Amor patrio mi spira... e a quel modo ch'e' ditta dentro vo significando...» Sono un'esperta di letteratura femminile europea e mi concentro sull'arricchimento reciproco delle culture europee grazie alle traduzioni di donne straordinarie (ho insegnato traduzione anche presso l'Università di Warwick dove insegna Prof Emeritus Susan Bassnett madre del cultural turninTranslation Studies). Credo fermamente nei Translation Studies e nell'importanza della letteratura per l'infanzia come strumento politico, emotivo e spirituale per cambiare le sorti e il futuro del Nostro Paese. Ecco perché ho lavorato per 7 anni, anche se sottopagata e senza tanta speranza per il futuro, alla Facoltà di Scienze della For-
dei baroni. Ma è anche un appassionato invito a proseguire lungo la strada che il ministro ha intrapreso fin dall'inizio del suo insediamento al dicastero: quella dei tagli agli sprechi e delle riforme che rendano più efficienti le scuole e le università italiane.
SELEZIONE Sono stata bocciata al concorso indetto nell'ultimo degli atenei italiani mazione dell'Università di Macerata con condizioni di lavoro spaventose, soprattutto per la paura di non avere il contratto rinnovato ogni anno. I giochi perversi di quella Università mettono paura anche a chi ha coraggio da vendere ma non è mai disposto a vendere la propria coscienza. Il «do ut des» vige imperante e per uno stipendio fisso ho visto fare di tutto. Non io che mi sono rifiutata di regalare agli studenti voti a destra e a manca (sistema che non ha nulla a che fare con il18 politico degli anni `60 ma è legato a interessi economici e alla totale mancanza di scrupoli) e per questo sono risultata scomoda. Ripetevo a tutti ma nessuno ascoltava che a lungo termine l'intera università avrebbe pagato un prezzo troppo alto. Infatti l'Università di Macerata è risultata ultima nella classifica italiana. E invece di rimboccarsi le maniche si è preferi-
to dire che i criteri di valutazione sono stati cambiati! Questo è il mal costume più diffuso negare la verità, distorcerla, far finta. Finalmente esce il concorso da ricercatore e convinta che da dentro le cose si possano cambiare seriamente più che stando ai margini ho fatto domanda (Lingua e Traduzione inglese, 4 giugno 2009). Nel frattempo però sentivo voci di corridoio riguardo scambi tra il futuro rettore e il personale accademico in grado di dare voti al futuro rettore: il concorso non è per te mi viene detto ripetutamente tra le righe. Non ho creduto alle voci e ho
LETTERA Il I11.,IEaIa,.,IE1o.,ao11R1-
continuato per la mia strada convinta che lavorando sodo tutto si sistemi. Tuttavia ho una bambina di dieci anni e così ho deciso di fare anche domanda all'estero e vengo subito selezionata per un posto da ricercatore (post doc) in una delle 10 migliori università statali americane (Penn State University). Ora vivo in una città meravigliosa piena di alberi in una casa di legno del 1840, un sogno e nel giro di pochi mesi sono stata promossa da ricercatrice ad Assistant Professor, sulla base dei miei titoli e delle mie importanti pubblicazioni nel settore della letteratura per l'infanzia e della traduzione, basta vedere la meravigliosa introduzione che il numero uno al mondo esperto nel settore, ProfessorEmeritus JackZipes (editore della prestigiosa Rutledge), ha scritto nel mio libro Translating Social Action Texts (www. arasedizioni.com). Perché le scrivo? Perché sebbene mi senta benedetta dalla Provvidenza per aver trovato un posto speciale e aver realizzato il mio sogno di poter insegnare letteratura per l'infanzia penso spesso almio amato Paese e mi sento responsabile per quei pochi studenti italiani che amavano studiare a Macerata, mi sento responsabile del loro futuro. Vorrei fare qualcosa per loro e così a novembre sono tornata per fare il concorso a Macerata e proprio come mi era stato detto il concorso è stato una farsa. La candidata che ha vinto non ha neanche pubblicato il suo dottorato di ricerca né altri libri ma solo degli articoli ed è una collega di uno dei commissari che dovevano decidere il candidato più adatto (commissario di Bologna). Ha parlato della traduzione dei colori! Il commissario diBologna pur essendo inglese si è adattato al nostro sistema e durante il mio colloquio mi ha interrotto dicendo: non mi importa niente del fatto che tu conosca gli studenti di questa università mi importa solo di linguistica e tu sei un'esperta di letteratura e non di linguistica.
DUBBI La mia bambina: strano, in Pennsylvania dicono che sei brava e invece a Macerata no Persino mia sorella, che mi era alle spalle, ha sentito l'aggressività linguistica che mi è stata riservata durante tutto il colloquio. Ora è apparso il giudizio della commissione che sminuisce con arte tutto il mio enorme lavoro di ricerca condotto presso alcune delle migliori università europee. Tutto questo anche se il mio libro, «Translating Social Action Texts», in realtà è incentrato sulla mia innovativa teoria linguistica che la letteratura per l'infanzia richiede inparticolare una traduzione intralinguistica (termine usato da Roman Jacobson, famosissimo linguista). Ma il mio lavoro è stato ed è anche interdisciplinare poiché cerca di unire letteratura femminile comparata, Translation Studies, Cultural Studies e Letteratura perl'infanzia alla linguistica, unico modo per rendere la linguistica meno tecnica e meno sterile nei confronti degli studenti della Facoltà di Scienze della Formazione (che mi hanno onorato con una targa d'argento «Appassionati» nel doppio senso di «professori appàssionati e tu studente appassiònati»), nei confronti dunque dei futuri insegnanti dei nostri bambini/e e delle generazioni a venire. A me gli studenti importano più di tutto perché sono il futuro del Nostro Paese. Come mi importano i bambini/e. Ma non so ancora rispondere alla domanda di mia figlia: mamma, perché sei abbastanza brava per lavorare per una delle 10 migliori università americane ma non abbastanza per lavorare per l'ultima università italiana? Forse dovrei fare ricorso al Tar ma i baroni sanno come non fartelo vincere. Continui il Suo prezioso lavoro e non si lasci mai scoraggiare perché il futuro è nella conoscenza, nell'amore perla conoscenza della nostra cultura, storia, nella conoscenza delle al-
tre culture (ecco l'importanza della traduzione), delle altre storie che ci aiutano a conoscerci meglio. Grazie alla conoscenza persino la politica potrebbe migliorare e con lei il sistema universitario! Ma senza la giustizia la roccia di Sisifo continuerà a cadere giù. Continui a tagliare gli sprechi. Siamo «tagliati» per il successo noi che combattiamo contro gli sprechi economici e gli «sprechi» dei cervelli nazionali costretti ad andare all'estero. Buon Natale a Lei, alla Sua bambina e a tutti i bambini d'Italia. *Assistente della Pennsylvania State University
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STUDENTI Anche i voti agli esami a volte entrano nel «do ut des»
TUTTI SCARCERATI I TEPPISTI DI ROMA
LIBERI DI BRUCIARE L ' ITALIA Hanno fatto 20 milioni di danni e pestato 50 agenti: dopo 48 ore sono già fuori. Toghe sotto accusa Minacce di morte alla futurista che ha votato la fiducia al Cavaliere. Maroni le dà la scorta di MATTIAS MAINIERO È ufficiale: a Roma, martedì pomeriggio, non è successo nulla. La città è stata spranghe. Una giornata di ordinaria messa a ferro e fuoco, assalti, lacrimo- guerriglia urbana organizzata e realizgeni, auto in fiamme, poliziotti e finan- zata da black bloc e manifestanti infezieri pestati, giovani incappucciati, rociti. Una piccola (mica tanto piccola) Genova del G8 per fortuna senza morto. Venti milioni di danni, (...) segue a pagina 2 BRUNELLA BOLLOLI ENRICO PAOLI all'interno
LIBERI DI BRUCIARE L'ITALIA
i no-Cav all'assalto
LA LEZIONE AGLI STUDENTI
Da un tribunale esce
questo segnale qui: cari giovani, se vi dovesse capitare di perdere di nuovo la testa, nulla di preoccupante per voi
Tutti già fuori i teppisti di Roma I magistrati liberano ventidue dei ventitré fermati per gli scontri nella capitale. Uno temporaneamente ai domiciliari. Motivazione: prove insufficienti. Morale: la violenza è giustificata. Sfasciare le città si può ::: segue dalla prima MATTIAS MAINIERO
(...) venti milioni di euro, non di lire. Una cifra enorme. Ricordate? Avete visto le foto? Avete seguito i filmati? Dimenticate tutto, cassate foto e registrazioni. A Roma sul serio non è successo nulla. Deve essere stato tutto frutto di un'immensa fantasia collettiva. La notizia: tutti i manifestanti arrestati per gli scontri avvenuti dopo il voto di fiducia sono tornati liberi. Tutti tranne uno, ora agli arresti domiciliari. Si è cominciato nella mattinata di ieri. Michele Luciano: libero. Matteo Angius e Leo Fantoni: liberi. Dario Campagnolo, Emanuele Gatti e Fabrizio Ripoli: scarcerati con il divieto di tornare aRoma. Charlie Plaza, francese: in libertà senza alcuna misura. E poi Michele e Martino, Anna Chiara e tutti gli altri. In totale, 22 in libertà, con i parenti e gli amici che alla notizia hanno urlato la propria soddisfazione, il sindaco Alemanno che ha espresso tutta la sua contrarietà e gli italianiincreduli. In libertà perché, secondoigiudici, ènecessario «approfondire il quadro delle accuse». In altri termini: quelle accuse, ad occhio e croce, non erano molto fondate. Forse erano gonfiate. Sicuramente sono da rivedere. E i giudici rivedranno esentenzieranno. Nelfrattempo, resta l'incredibile realtà di un martedì di guerriglia che giudiziariamente parlando si sta traducendo in un nulla di fatto. Resta, autorevolmente certificata, una storia allucinante e tipicamente italiana (nel senso di giustizia italiana): quel martedì pomeriggio, per le strade devastate della Capitale, c'era un unico Rambo che seminava il panico. Ha fatto tutto lui, Mario Miliucci, 32 anni, figlio di Vincenzo, uno dei nomi storici dell'Autonomia operaia romana, e di Simonetta Crisci, avvocato, che difenderà il pargolo dinanzi ai giudici. Rambo Miliucci, l'uomo che da solo distrusse una città. È accusato di resistenza aggravata e danneggiamento anche questo aggravato. Secondo l'accusa, avrebbe usato tre pietre da 2,5 chili l'una. Totale: 7,5 chili. Altre due pietre, se le cronache sono fedeli, gli sarebbero state trovate addosso. Fantastico, strepitoso, inimitabile Miliucci. Con tre pietre tre, e forse due che non han no lasciato le sue capienti tasche, ha fatto un finimondo. Figuriamoci cosa avrebbe potuto fare un giovane del genere se le pietre fossero
state otto o nove. Con una ventina di pietre, questo qui distrugge l'Europa e pure l'Africa. Inchinatevi dinanzi al devastatore solitario, che però, alla fine, potrebbe anche non essere ufficialmente un devastatore. Quando si ha a che fare con la giustizia italiana, purtroppo, non si finisce mai di restare sbigottiti. Sentite questa: superMario Miliucci, unico agli arresti domiciliari, rimarrà nella scomoda posizione solo per qualche giorno. Perlaprecisione, una settimana. Diciamo che è una specie di colpevole protempore. Le cose sono andate così: l'udienza di MisterRambo è stata rinviata. Si terrà i123 dicembre, fra una settimana, appunto. E quel giorno, se i giudici dovessero rimanere coerenti con se stessi (e i giudici sono sempre coerenti), anche Miliucci sarà libero in attesa di giudizio. Presumiamo che la giustizia italiana non lo manderà in viaggio premio in Sardegna, magari per organizzare una manifestazione contro Silvio Berlusconi. Da notare: mercoledì 22, vigilia dell'udienza, in Parlamento si discuterà di nuovo della riforma Gelmini. Voto finale al Senato. Mercoledì 22 sarà un'altra giornata molto difficile per Roma e per la convivenza civile. La speranza, ovviamente, è che non accada nulla di grave. L'esperienza e il pizzico di intelligenza di cui siamo dotati ci dicono che ci saranno nuove barricate. E da un tribunale italiano esce questo segnale qui: cari giovani, se vi dovesse capitare di perdere di nuovo la testa, nulla di preoccupante per voi. La città sarà messa a ferro e fuoco. Voi sarete arrestati. Poi sarete rimessi in libertà. Forse solo uno di voi dovrà trascorrere qualche giorno in più agli arresti domiciliari. Gli altri no, riusciranno ad evitare anche questo fastidio. Ergo, carissimi giovani, distruggete pure. P.S. Ieri, dinanzi all'ingresso principale del Tribunale di Roma, si sono radunati gruppi di giovani in attesa dei verdetti. Uno dei gruppi ha esposto uno striscione: «Reprimete o processate ciò che non potete mai fermare. Libertà per tutti/e». Cori, spintoni e pure qualche tafferuglio tra agenti e dimostranti. E non era in discussione la riforma Gelmini, il Senato non aveva votato. Immaginate un po' cosa potrebbe accadere fra qualche giorno. Ma la giustizia ha sentenziato: cari giovani, tornate pure a casa vostra. E noi ci inchiniamo alla giustizia. Portando dentro tanto rispetto e un'infinita sensazione di ingiustizia.
::: LAVICENDA TUTTI LIBERI
Tutti liberi. Tranne uno agli arresti domiciliari. Così hanno deciso le sezioni dei Tribunale di Roma, dove si sono tenuti i processi perdirettissima nei confronti dei 23 arrestati mercoledì per gli scontri avvenuti martedì nella Capitale, dopo il voto sulla fiducia al Governo. Polemico il sindaco Gianni Alemanno : « Protesto a nome della città di Roma per questa decisione, c'è un senso profondo di ingiustizia perché quello che è successo richiedeva ben altra fermezza». LA DIFESA «Sono stati presi nel mucchio . Questi ragazzi non c'entrano niente con quello che è avvenuto», ha detto l'avvocato Francesco Romeo, difensore di Riccardo Li Calzi. II penalista ha depositato e fatto vedere un video alla IV sezione del tribunale. Le immagini sono state anche «postate» su Youtube. L`AGGRESSORE DEL FINANZI ERE Davanti al gip del Tribunale dei minori comparirà stamattina il ragazzodi 16anni fermato durante gli incidenti e in un primo tempo rilasciato dagli investigatori dopo l 'identificazione. E' il figlio di un esponente della vecchia AutonomiaOperaiachefu protagonista negli anni passati delle lotte di piazza. II ragazzo è anche amico di Mario Miliucci l'unico dei 23 manifestanti al quale oggi il tribunale non ha concesso la libertà disponendo che rimanga agli arresti domiciliari. II ragazzo è accusato di rapina per aver sottratto un manganello e le manette ad un finanziere che era stato aggredito durante la manifestazione. Attualmente è trattenuto in un centro di prima accoglienza e oggi comparirà davanti al giudice che deciderà se lasciarlo in carcere o mandarlo agli arresti domiciliari. L'UNICO IN ARRESTO Mario Miliucci, 32 anni, è l'unico a non aver guadagnato la libertà. È finito ai domiciliari per resistenza aggravata e danneggiamento aggravato perché su di lui grava "il concreto pericolo che possa compiere reati della stessa specie". Perquesto motivo il suo arresto è stato convalidato dai giudici della seconda sezione penale al pari degli altri, che invece sono stati rilasciati : stando al verbale di sequestro, il ragazzo, bloccato in via del Babuino, aveva con sè tre sassi che avrebbe lanciato alla polizia. Fuori dall'aula, il papà, Vincenzo Miliucci, leaderstorico dell'autonomia operaia.
FANTASMI PER LE STRADE
Peri giudici, martedĂŹ nessuno ha messo a ferro e fuoco Roma
Riforma degli atenei, metroledi li voto estudentiinpi di ALESSANDRA MIGLIOZZI
RONZA- «Non ci sono giustificazioni possibili per gli atti di violenza e per i danneggiamenti alle cose e alle persone. Bisogna avere il coraggio di prendere le distanza con fermezza da certi episodi». Il ministro dell'Università Mariastella Gelmini si prepara a incassare il sì alla sua riforma, calendarizzata in aula al Senato da lunedì prossimo con il voto in programma mercoledì 22, e intanto critica con fermezza gli episodi di violenza di martedì. Per il giorno dell'ok alla legge sull'università sono già previste nuove contestazioni. Gli studenti romani, soprattutto quelli della Sapienza, saranno in piazza mercoledì, mentre il 21 i sindacati e le associazioni dei ricercatori e della docenza hanno indetto una giornata di mobilitazione. Il ministro rinnova la propria disponibilità al confronto «pacato» per «accogliere, per quanto possibile, visto che siamo in terza lettura» nuovi suggerimenti degli studenti. Ma invita anche a isolare i I MINISTRO violenti. E intanto auGE LMIN I spica che il senato vari «quanto prima» la riforma perché ci sono «120 milioni da spendere in tre anni» per gli scatti meritocratici e vanno predisposti i decreti per «i concorsi da associato per 1.500 posti». In commissione Istruzione, a Palazzo
«Non si possono giustificaregli atti di violenza contro cose e persone»
Madama, sono arrivati cinquecento emendamenti dell'opposizione, tra Pd e Idv. Ieri è partito il dibattito, con il ministro presente, che ha ripetuto che sul testo «è sovrano il Senato» a chi gli chiedeva se fossero possibili modifiche. Ma il governo, di fatto, ha spinto perché di cambiamenti non ce ne siano. Così ieri la commissione ha chiuso i lavori fermandosi ai primi articoli, senza vagliare tutti gli emendamenti e senza dare il mandato al relatore. La partita si giocherà in aula dove è già annunciato il sì di Pdl, Lega e Fli. Il Pd riproporrà tutti i suoi emendamenti, circa duecento. Lunedì mattina il via al dibattito. La senatrice democratica Mariangela Bastico ha stigmatizzato gli avvenimenti in commissione: «Nessuna proposta migliorativa è stata accettata. Da parte delgoverno c'è stato un atteggiamento di totale chiusura». Antonio Rusconi, capogruppo del Pd in commissione, spiega: «Eravamo disponibili a ritirare tutti i nostri emendamenti se ne avessero accolti almeno due o tre di un certo interesse, ma il ministro Gelmini e la maggioranza hanno ribadito che non vi è la disponibilità a modificare olla». L'Idv preannuncia che farà ostruzionismo in aula «perché questo ddl non lo condividiamo e illustreremo tutti i nostri emendamenti». Il Pd avanzerà alcune pregiudiziali di costituzionalità. Intanto fuori del palazzo ci saranno di nuovo gli studenti, si parla di un corteo cittadino. O NIPROD W IONE RISERVATA
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MARK ELENA VINCENZI ROMA- «Tutti liberi», cantavano gli amici fuori. E tutti liberi lo sono davvero i 23 ragazzi fermati durante gli scontri di martedì a Roma. Tornano nelle loro città, dalle loro famiglie, dai loro amici. Qualcuno con l'obbligo difirma, in tre (tutti genovesi) con il divieto di dimora, uno solo agli arresti domiciliari, Mario Miliucci, figlio dell'ex leader di Autonomia Operaia, Vincenzo, e di un avvocato, Simonetta Crisci, che ieri lo ha difeso davanti alla il sezione del Tribunale di Roma. Convalidati tuttiifermi, iprocessi sono stati aggiornati di qui ai prossimi due mesi. Ieri è stato il giorno degli abbracci e delle lacrime, delle polemiche, di prime decisioni in aule di giustizia che
dividono, di indagini della Procura che camminano in cerca di nuovi nomi e altre responsabilità (la Digos ha acquisito una notevole mole di materiale video per il cui esame sono previsti tempi non brevissimi). L stata una giornata difficile. E non sono mancati momenti di tensione. Quando i sei imputati a processo nella Seconda Sezione sono usciti dall'aula, gliamici harino cercato di fare breccia nel cordone di sicurezza. Ne è natountaf-
feruglio con ipoliziotti (unaragazza è stata identificata e denuncia(a). Chenon scalfisce le convinzioni di mamma Caterina, che aspettava suo figlio, 20 anni, fuori dall'aula: «Altro che terrorista, è solo un ragazzino». E l'impressione nel vedere questi giovani, incensurati e perfetti sconosciuti diventati amici dopo unanotte alfresco, è che non fossero un gruppo preparato alla guerriglia, ma solo persone deluse scese in piazza per manifestare la loro rabbia. Impressione che, a giudicare dalle prime ordinanze che li rimandano liberi, sembrano avere avuto anche i giudici. Delresto, almomente, neppure la Procura ha elementi in grado di sostenere che i fatti di martedì siano figli di una qualche «pianificazione» o «regia». AI contrario, il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, hasin qui constatato che esistono indizi che proverebbero l'opposto. Inconsapevoli di essere ascoltati nelle loro conversazioni telefoniche, martedì pomeriggio, infatti, alcune figure chiave del movimento antagonista presenti in piazza confidavano il loro smarrimento eincertezzasuldafarsinel momento in cui gli scontri hanno avuto inizio.
I primi esiti delle direttissime non sono piaciuti al sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Sono costretto - ha detto - a protestare a nome della città contro la decisionedirimettereinlibertàinattesadi giudizio quasi tutti gli imputati degli incidenti dimartedì scorso. C'è unaprofondasensazione diingiu-
stizia perché i danni provocati e la gravità degli scontri richiedono ben al trafermezzadi giudizio.Non è minimizzando che si dà il giusto segnale per contrastare il diffondersi della violenza politica. Queste persone hanno dimostrato di essere soggetti pericolosi per la collettività. C'è da augurarsi dinon vederli di nuovo all'opera sulla riforma universitaria». Parole che rendono omogenee delle ordinanze per altro non tutte uguali (la seconda sezione, per esempio, ha stigmatizzato che sugli imputati «gravano gravi indizi di colpevolezza») e che hanno mandato su tutte le furie il presidente dell'Anm, Luca Palamara: «La critica ai provvedimenti dei magistrati è legittima, ma non lo sono gli insulti nei confronti dei giudici e dell'istituzione». Immediata la telefonata chiarificatrice del sindaco a Palarara. Toni accesi anche ieri sera ad Annozero dove il ministro della Difesa, Ignazio I.a Russa, ha discusso con uno studente romano. «Vigliacco, è una vergogna che qui non ci sia aparlare unragazzoin divisa», ha ripetuto più volte La Russache haminacciato diandarsene. Prevista per stamattina l'udienza di convalida davanti al gip del Tribunale per i Minori per "L'uomo con la pala", accusato di essere un infiltrato e che, invece, era soltanto un ragazzino di 16 anni. C+ HIPNOOUZ IONE RI3ERVA »
CALPESTA' O DA UN AGt4 I'E LA QUESTURA INDAGA Per il video su YouTube in cui si vede un manifestante fermato dalle forze dell'ordine, preso a calci e calpestato, il questore di Roma, Francesco Tagliente, ha avviato un'indagine interna "per accertare l'identitĂ dell'autore e adottare i provvedimenti del caso" REPULI .IT Sul sito la galleria fotografica completa e i video degli scontri
NichiVendola, leader della sinistra vicina ai movimenti: la politica non faccia prediche, ha dato spettacoli benpeggiori
"Giusto ribellarsi, sono senza fuhuro ma la guerriglia è un vicolo cieco" ROMA - «Ho cercato di evitare di parlare degli scontri di Roma. Mi addolora. Perché vedo i miei cinque nipoti, i tanti ragazzi, la domanda sparpagliata, carsica, di dignità della vita e di cambiamento. C'è una carica di disperazione...». Nichi VVendola, questo dà ragioni alla guerriglia di Roma? Ha scritto Roberto Saviano, in una lettera ai ragazzi del Movimento, che la violenza è una trappola, un favore al Potere, ai vecchi signori che hanno fallito con le loro strategie violente. Lei, leader della sinistra vicina ai Movimenti , è d'accordo? «La violenza è sicuramente una trappola; è entrare in Lui vicolo cieco; èil contrario della radicalità. Violenza è una forma di autodegradazione. Significa lasciare che la brutalità dei mezzi diventi il cannibalechesimangialabontà dei fini. Saviano proponeun dialogo con un movimento nascente e adolescenziale che è una i i mensa speranza in un paese in cui gli adulti hanno adulterato anche la speranza. Ma è tutto il vecchio continente - l'incendio nelle banlieueparigine, la ciclica esplosione di sommovimenti giovanili in diverse metropoli europee - aignorareunagenerazionechenonhanulla da perdere». Giustifica in parte questa violenza, quindi? «Non intendo giustificare, voglio capire. C'è un dato inedito nella condizione giovanile ed è la spoliazione del futuro. In Italia i giovani sono la "generazione del lavoro mai", come peri condannati all'ergastolo, per sempre precari. Ragazzi che vivono in scuole euniversità sempre più dequalificate; assuefatti a immagini di morte, dalla
macchia di petrolio del golfo del Messico al plastico del garage di Avetrana in uno studio tv». Ma lei da che parte sta , da quella degli studenti? «Assolutamente si. Sto con questa generazione. Sempre contro la violenza, sempre con i giovani che si ribellano. Questa è una generazione che ha una repulsione spontaneaverso il Potere che haprodotto l'esecuzione sommaria di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi. Come se i giovani fossero vuoti a perdere. Ecco, lapolitica deve dare risposte a questo passaggio d'epoca; riconnettere la domanda divisa e di libertà. Un lavoratore deve arrampicarsi su una gru per fare vederela sua disperazione ele sue ragioni. C'è una società alla deriva, il nuovo nome della questione sociale èmolto antico ed è povertà». Per i partiti, per i politici c'è indifferenza se non disgusto? «La fanghiglia e il teppismo che abbiamo visto nelle aule parlamentari durante il voto sulla fiducia a Berlusconi, impediscono alla politica di fare prediche. Questa generazione ha trovato forme d'identificazione nell'appartenenza
GOV7R8.3,ATORE II presidente della Regione Puglia Nichi Vendola
allecurvedello stadio, nel tifoidentitan o. Anche lo stadio è un surrogato di ciò che è venuto meno: la scuola la famiglia, la politica, ipartiti, tutto èvenuto meno. Restano la tv e lo stadio». I poliziotti hanno manganellato, la sinistra denuncia la repressione. Ma se lei, che si candiderà alla leadership del centrosinistra, fosse stato al governo , cosa avrebbe fatto? «Questo governo non ha ascoltato nessuno, ha spezzato le gambe alla speranza della scuola e dell'università. Berlusconi avevapro-
messo le tre 'i' (inglese, impresa, informatica) e ha realizzato le tre "p" (paura, povertà, precarietà). Potrei mettere una quarta "p" ma in Italia si preferisce dire escort». Il Pd ha parlato di infiltrati, è stato un errore? «Questa volta a me pare che tutti hanno cercato di capire di più. Lasciamo perdere servizi segreti, poliziotti, infiltrati blackbloc, è accadutauna cosa che noti cancellail fatto che la stragrande maggioranza dei giovani che protestano sonno più studiosi di come è stata la Gelmini e sono pacifici. C'è un humus di violenza che attraversa questa fase della storia italiana e della storia europea, che si determina quando il mondo adulto non sa aprire le finestre e impedisce ai ragazzi di guardare il futuro. B questa la bomba di orologeria in sé».
La rabbia è inevitabile quando gli adulti non sono capaci di dare risposte alle speranze dei giovani
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"In cellaper caso tra botte e insulti ci hanno detto: ricordatevi Bolzaneto" Ifermatisid'fendonoinhibumnle.lfegali: quei video liscagionano ROMA - Nell'aula della quarta sezione penale, Sasha Montanini, Angelo DeMatteis, NicolaCorsini, Gerardo Morsella, Federico Serra, Andrea Donato, Riccardo Li Calzi eAlice Niffoi siedono composti su una doppia fila di panche in legno oltre la balaustra che divide i liberi dagli arrestati. Sono 8 dei 23 di piazza del Popolo. Enon sono lupi che si fanno d'improvviso agnelli. Ad eccezione di Gerardo, che di anni ne ha 37, laureato in fisica teorica, ricercatore universitario alla cattedra di Matematica dell'Università di Tor Vergata a Roma, hanno un'età media di 22 anni. E condividono poche cose: il capo di imputazione (resistenza pluriaggravata all'arresto); unafedina penale immacolata; ventiquattro ore di detenzione che non dimenticheranno. Alice, studentessa di Scienze politiche alla "Sapienza", i capelli lisci di un nero corvino, gli occhi
vispi, l'accento sardo addolcito in cinque anni da fuorisede, si accarezza l'ematoma violaceo che le gonfia lo zigomo e la palpebra destra. Sorride: «Non è qui che ho preso le manganellate. Quelle me le hanno date allaschienae alla testa. Però mi hanno spiegato che dopo unpo'l'ematomascende...». Le manca una scarpa da martedì («l'ho persa cadendo»). Ha fame e freddo. «Abbiamo passato lanotte invia Patini, dove fanno il fotosegnalamento. Ci hanno messo in uno stanzone senza una sedia o una panca in cui hanno tenuto sempre aperte le finestre. Niente damangiare, niente da bere». Non riesce a dimenticare le parole di quando è stata caricata sul pavimento del "cellulare" dopo l'arresto: «Ci hanno legato i polsi con le stringhe di plastica e un poliziotto ci ha detto che ci avrebbero fatto vedere cosa era successo aBolza-
neto. Finché non è arrivato un superiore chehaordinato dinontoccarci». Anche al commissariato "Trevi" ci sono stati momenti complicati.Alicehauna smorfia di pudore: «Diciamo che non ho voglia di ripetere cosa mi ha detto uno degli agenti che ci sorvegliavano». Sostengono i verbali di arresto che Alice, Sasha e Gerardo abbiano lanciato «un oggetto contundente», forse un tondino di ferro, contro i reparti di polizia schierati in via Gol doni. E che i tre, da quel momento, siano stati inseguiti fino alla cattura in piazza del Popolo. Alice spiega al Tribunale di essere stata arrestata da sola, in via del Corso, quando una carica ha travolto il cordone di studenti cui era allacciata. «Non indossavo caschi, cappucci. Avevo solo la sciarpa che mi proteggeva dal freddo». Alice spiega di aver visto perla prima volta la faccia di Sasha, come quella di Gerardo quando li hanno scaraventati sul fondo del cellulare in cui lei era già ammanettata. E Gerardo conferma. Lui, l'hanno acciuffato sul lato dipiazzadelPopolo che dà su piazzale Flaminio, mentre provava a ripararsi dalle cariche. A quasi un chilometro di distanza dal punto in cui avrebbe tirato il tondino che giura di non aver mai afferrato. «Davvero lo hanno inseguito o al contrario lo hanno rastrellato in mezzo a una moltitudine?», chiede il suo avvocato. Riccardo Li Calzi, palermitano e studente fuori sede a Bologna, è accusato di aver «selvaggiamente
resistito all'arresto». Trasecola. Ha dei punti in testa e il mignolo fratturato. Giura di essere stato preso alle spalle da una carica in via del Corso. Che di «selvaggio» c'è stato solo l'accanimento di uno sfollagente sulla sua testa, mentre era ormai sull'asfalto. Il Tribunale lo ascolta perplesso. Finché l'avvocato Francesco Romeo non mostra su un notebook un video pescato su "You tube" ("La Polizia si accanisce sui manif e s t a n t i " http:/ limm.youtube.com/watch?v=mV-3AAXI`V 8). Riccardo si distingue rannicchiato in posizione fetale. Non ha il volto coperto. Implora di non colpirlo ancora, mentre tenta di salvare gli occhiali che stringe nellamano sinistra. Il Tribunale acquisisce le immagini. Anche Angelo De Matteis noci si riconosce nella descrizione del brogliaccio di arresto che lo accusa di resistenza. È uno studente barese di lingue. Ha un bendaggio sullatesta che copre i tre punti che
suturano laferita aperta dallo sfollagente chelohaabbattuto davanti alla saracin esca di un negozio di via del Corso, cui aveva bussato, implorando di aprire, quando le cariche erano cominciate. «Ricordo questo poliziotto corpulento connlamaschera antigas e unbraccio grande come] a mia gamba che continuava a darmele. Ricordo anche che mi hanno sputato».Aggiunge: «In piazza non ho fatto niente. Non ho tirato neanche una cartaperterra. E so chein piazza ci tornerò. Questa vol la in mutande e a mani alzate, così vediamo». Il pm chiede per tutti e 8 la scarcerazione con obbligo di firma quotidiano inun ufficio di polizia. Il collegio si riunisce per decidere. Alle 4 del pomeriggio, la lettura dell'ordinanza che rimanda gli imputati liberi, senza nessun obbligo di firma, mostra che il racconto di Sasha, Alice, Angelo, Nicola, Gerardo, Federico, Andrea, Riccardo ha aperto unvarco. «Sotto il profilo della sussitenza dei gravi indizi di colpevolezza-scandisce ilpresidente Costantini - appare necessario approfondire le posizioni individuali degli imputati alla luce degli elementi acquisiti durante l'odierna udienza». Il processo è aggiornato ametàfebbraio del 20 i L.
RI SC TI Nelle foto a sinistra, alcuni dei giovani fermati dopo gli scontri di martedĂŹ a Roma e rilasciati ieri dopo l'udienza di convalida del provvediment,
PROTESTA Lo strisciane esposto dai collettivi studenteschi a piazzale Ciodio a Roma, davanti al tribunale, per chiedere la liberazione dei giovani fermati negli scontri di martedĂŹ
La violenza, il movimento contro la Riforma Gelmiri e il futuro d` giovani italiani. Roberto Saviano risponde ai
a mia lettera nasce dalla rabbia. Spesso mi capita di scrivere sotto la passione della rabbia, una rabbia c' ie tifa analizzare le cose». Roberto Saviano trova nel sentimento che lo ha ispirato per scrivere la sua lettera ai ragazzi che sono scesi in piazza un tratto che lo accomuna al movimento. Una rabbia che però ha preso una strada sbagliata in quella piazza, quella della violenza, che ha offuscato tutte le lotte e le proteste che avevano visto protagonisti i ragazzii n questi mesi. «D'improvviso mi sono ritrovato davanti a una comunicazione completamente egemonizzata dagli scontri. Noti credevo che potesse accadere anche a questi movimenti, che si sono caratterizzati per il carico di novità che hanno portato. Anche loro, all'improvviso, si sono ritrovati dentro i vecchi, vecchissimi schemi della protesta ridotta a scontro di piazza, dei manifestanti contro i poliziotti. E dentro questo schema li ha schiacciati mia piccola, piccolissimaparte». Caro Roberto. Le tue parole sono come sempre bellissime; ma questa volta, ahimè, sterili. Ho 26 anni, due lauree e tanta voglia di fare. Sono arrabbiata, stufa, sconfortata.
razzi che erano inpiazza il 14 dicembre
Non ho più ragione di credere che con "le buone " si ottenga qualcosa, non a questi livelli. Un anno fa mi sarei indignata per Roma, oggi no, oggi sono felice. Perché è vero che laviolenza è uno schifo, ma è l'ultima risorsa di chi è disperato . Uso questo termine non a caso : disperato è colui senza speranza. E io sono così. Io non ho futuro: ho 26 anni e nonne ho già più uno. Non potrò maicomprarmiunacasaperchénonfarò mai un lavoro che mi permetta di accendere un mutuo, i miei genitori non possono aiutarmi economicamente e non so nemmeno se potrò mai comprarmi una macchina nuova.
SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE
la contestazione alla R ifo a Gelmini, Gli studenti dopo la sua lettera aperta di ieri che condannava gli scontri del 14 dicembre.
e avrò dei figli non riuscirò a pagare le tasse per mandarli all'università, e quando sarò vecchia non avrò pensione. Nonho più niente daperdere e come me tantissimi , troppi altri. martaben Letue sono parole molto amare. Ma ragionare così significa darla vinta a questo tipo di potere. Dire che con le buone non si ottiene nulla e invocare la resa dei conti, vuol dire cadere nella trappola. La trappola degli anni `70, di cui si sente già ilpuzzo, quella che vuole alzare il livello della lotta: «Prendiamo le pistole, facciamogliela pagare», proprio come allora. Ma poi a cadere sotto i colpi di quelle anni sono statele persone che cercavano di cambiare il paese, iriformisti. Perché quelli che hanno impugnato le pistole volevano dimostrare che non si riforma, si abbatte. Il movimento di oggi è ancora sano. Mi piacerebbe dire ai ragazzi che oggi scendono in piazza: «Ascoltateli e ridetene, ridete di questi vecchi signori, o eterni giovani, che hanno fallito cori le loro strategie». Chi non prova rabbia in questo momento? E la rabbia ti cresce dentro, li porta a urlare, a mostrare che non ne puoi più, che non è più possibile vivere in questa situazione. Ma nonla si può risolvere picchiando un finanziere o spaccando una vetrina. Dobbiamo dire ai protagonisti dei movimenti delpassato chenoi siamo altro. Dico noi perché mi sento parte di questa generazione, anche se ho una storia diversa da quella dei miei coetanei. La lettera che ho
magini che descrivono esattamente quello che hanno fatto iviolenti. I violenti, chi ha organizzato le barricate, chi ha bruciato le camionette, sono loro i pompieri del movimento. Non sono io con la mia lettera e le mie riflessioni avoler calmare, sono i violenti a voler
Non ho più ragione di credere che con le buone si ottenga qualche cosa, non a questi livelli. Non ho più niente da perdere martabcn scritto ai ragazzi del movimento è un modo per dire: attenzione, non dobbiamo accettare provocazioni. La violenza non ci appartiene, porta a ununico risultato: terrorizzare quelli che non ancora hanno preso parte alla protesta, le persone non convinte, che sentono il disagio manoniianno ancorascelto. Laviolenza a cui hanno assistito li porterà a scegliere di non scendere in piazza, a non dare espressione a quel disagio. E lasceremo la piazza solo ai violenti. Caro Roby, sono convinta che è in atto la resa dei conti finale dei ricchi contro i poveri, e i primi ricorrono a ogni mezzo pur di schiacciare i secondi, e pur di accrescere stupidamente i loro privilegi. Nonposso credere cheipoveri siano così stupidi al punto di spegnere il fuoco con benzina... lurninal8l La tua è una metafora bellissima. La benzina e il fuoco sono im-
spegnere il movimento. Spaccare una vetrina, bruciare un bancomat, isolare un poliziotto per pestarlo, qualunque gesto violento mette il silenziatore alle domande, alle istanze del movimento. Conquista le prime pagine dei giorn ali per un attimo, e oscura tutto il resto. È una logica daultrà- e di ultràinpiazza ce n'erano, celo dicono leinformative-che si bardada guerrigliero per giocare ilvideogame dello scontro di piazza. Io non ho risposte, non so indi-
Continuare a nascondersi dietro un dito dicendo che è colpa dei blackbloc non serve a nulla Loro non esistono siambamm
care la strada da intraprendere, ma sento di p oter segnalare la strada che non si deve seguire. Questo movirriento ha già dirnostrato di essere capace di inventare le proprie forme di espressione e di protesta. Occupare i monumenti è stato geniale, è stato ilmodo più efficace per parlare al mondo, perché per il resto del mondo l'Italia è i suoi monumenti. E stato come dire che l'Italia che ci rappresenta è la bellezza. Tutto il resto, quello che sta avvenendo è lo schifo, il fango. Noi ripartiamo da lì, dalla bellezza. Lo stesso vale per i book bloc, perl'idea diusare ilibri, laparola corrre forrrra di difesa. Gentile Saviano , condanno le violenze avvenute aRomail 14 dicembre, ma allo stesso modo mi domando: dov' è la reale coscienza di cambiamento ? In un giorno o in qualche manifestazione non si riesce a sensibilizzare l'animo di un popolo. Bisognava essere lì ieri, oggi, domani e tutti i giorni a seguire... mettendosi seduti per via del Corso a parlare continuamente. Bisogna farsi valere. I diritti ci sono. raffvgiraff y86 Molti ragazzi alla prima espe-
rienza sono stati sedotti dall'esposizione mediatica: lanciando un sarripietrino o incendiando una macchinaèfacile conquistare laribalta. La colpa è anche dei inedia che sottovalutano le manifestazioni pacifiche, le relegano alle brevi, e creano l'evento solo quando ci sono gli scontri. La luce che i manifestanti pensano di ottenete conlaviolenza è unaluce effimera e negativa.l o speravo eh e con qu esta manifestazione si potesse dire al Paese: da oggi sempre in piazza, sempre di più. E invece è stato un passo indietro. Tutto il clamore, tutta la visibilità ottenuta con gli scontri può anche far pensare che la strada giusta per essere ascoltati sia questa. Usiamo la fantasia, usiamo l'ironia, sbeffeggiamo il potere, è l'unico modo di protestare efficacemente. Schieriamoci con i poliziotti quando vengono caricati, scudi umani a difesa di altri poveri e frustrati . La poesia di Pasolini 'Ti odio , cari studenti ", adesso tanto declamata dalla destra, mette in luce l'inutile scontro tra due oppressi, e l'unico beneficiario rimane il potere. rntrovato73 Condivido appieno queste pa-
a pensare e a dire: «Ora facciamo i fatti». Sto per andarmene via da questa Italia che non mi appartiene più e che forse non mi è mai appartenuta davvero. Ringrazio i miei genitori che mi hanno fatta studiare e capire le buone cose dell'essere italiana. Ora con questo bagaglio e pochi soldi me ne vado via. E scappare? streghetta84 E un tema che conosco, manon so dare una risposta, non so dire se vale lapenarimanere o andare via. E allo stesso tempo non credo che chi va via tradisce. Questa generazione non ha un futuro. Ma credo che ancora si possa fare qualcosa percambiare questoPaese.Eioho sempre creduto che lo si può ricostruire partendo da una sorta di Comitato di liberazione nazionale. A cui partecipino tutti, anche i ragazzi che vivono all'estero, perché attraverso la rete non sono solo spettatori. Ho 30 anni e ho sbollito la rabbia incontrollata da 18enne, ma è una rabbia nuova quella che la mia generazione condivide, la rabbia per il non essere ascoltati, per l'essere dimenticati . E quella rabbia si sfoga, diventa violenta
stero ne senti parlare come qualcosa dibello, che serveperfare, per costruire. Qui in Italia appena ti ci avvicini ti accorgi subito che è rancido.Anchechilofacoridelleidee, con la voglia e la capacità di cambiare le cose a un certo punto si accorge che esistono i compromessi. B brutto persino il nome che si dà all'impegno in politica: oggi mi hanno scritto "scendi in campo". Come scendi? Semmai salgo. Continuare a nascondervi dietro a un dito dicendo che è colpa del baickbloc non serve a nulla. Il biack bioc neanche esiste! Saviano, guardaci negli occhi, siamo noi, ragazzi normali, senza un futuro, pieni dirabbia. Poveripolitici di sinistra, non capite neanche cosa sta succedendo. slanabarrirri La sinistra è debolissima, è scontato dirlo. E anche questa debolezza è una premessa di quello che sta accadendo. Se non ti senti rappresentato, se non ti identifichi, non riesci a trovare un percorso entro il quale canalizzare le tue idee, le tue energie. E allora finisce che ti ritrovi a fare quello che ti passa per la testa una volta che sei già in strada. Anziché andare in piazza a testa alta, metti il passamonta-
role. Ho provato pena per il ragazzino con lapala, quello che abbiamo visto nelle foto sui giornali e in televisione assaltare il camioncino della Guardia di finanza. Lo ha fatto quando dentro c'era solo l'autista; e poi quando è stato fermato hadetto: «Sono minorenne», come se fosse stato solo un gioco. lo ho una grossa paura che tutto questo si possa trasformare in qualcosa di molto brutto. E che a trasformarsi siano anche i ragazzi, gli studenti. Ho paura che arrivino
perché non c'è un' alternativa. Ci sentiamo imbrigliati in una grossarete, e cosafail pesce imbrigliato? Si dimena, con tutte le sue forze, senza pensare alle conseguenze. Roberto , daccela tu quell'alternativa, scendi in politica e dimostraci che il miracolo di cambiare davvero questo Paese è realmente possibile. dylan79 L.a politican on mi sembra ilmio mestiere, anzi sono terrorizzato da questa politica. Quando vai all'e-
gna. Basta scannarci, basta ragionare con le ideologie. Sentirsi aggrediti, come è successo ame, per aver detto che si può dialogare con una destra legalitaria. O al contrario diventare un rosso pericoloso quando ho detto che una parte della comunità africana sta salvando intere aree del Sud. E un modo di ragionare che non appartiene a noi, alla nostra generazione. (a cura di Lorenzo Maria Falco)
Roberto, daccela tu quell' alternativa: scendi in politica e dimostraci che cambiare il Paese è possibile
Usiamo la fantasia per protestare, usiamo l'ironia, sbeffeggiamo il potere. É l'unico modo di protestare efficacemente
Sto per andarmene via dall'Italia. Mene vado da questo ipocrita, ricco Nord dove molti pensano che la mafia sia un problema degli altri
dylan79
mtrovato73
streghetta84
0RIPR ZONE RI5ERVA fA
La replica degli universitari della Sapienza
La Rete degli studenti medi
"Roberto sbagli e una vera rivolta"
"No, hai ragione basta con le pietre"
aro Saviano, in questi anni abbiamo apprezzato molte delle tue inchieste coraggiose, capaci di dire verità scomode. Ora proviamo noi araccontare una verità scomoda. Il più grande corteo studentesco della storia del Paese si è trovato difronte un potere impermeabile, rappresentato daunParlamento blindato e dall'ennesima zona rossa. Il movimento aveva deciso di violare i divieti per riportare la democrazia sotto i palazzi di una politica sorda alla maggioranza dei cittadini contraria alla riforma universitaria. Alla notizia della fiducia al governo a mezzo di una pratica corrotta, la rabbia è diventata contagiosa. In piazza del Popolo decine dimigliaiadipersone sono esplose sorprendendo chiunque: una rivolta sociale. Tutti Back bloc? Oltre agli studenti in piazza c'erano Terzigno, L'Aquila, i metalmeccanici, i precari. Un Paese senza garanzie, diritti e futuro che interroga la politica, i sindacati e gli intellettuali. Ci sono due possibilità: aprire un dibattito sulle ragioni di questa rivolta o ridurla a problema di ordine pubblico. Siamo sicuri che farai parte di questo dibattito, anche perché in quella giornata il tuo libro, Gomorra, era in piazza ed eraparte di quella rivolta. Sapienza in mobilitazione
aro Saviano, la tua lettera-appello esprime un sentimento diffuso nel movimento tra quanti,lamaggioranza, non si riconoscono e non accettano la violenza come strumento politico. Crediamo sia giusto difendere la dignità di un movimento nato per contrastare le scelte scellerate di questo Governo epermetterlo alle strette. Crediamo sia giusto rivendicare un altro modo di ribellarsi e che il tuo intervento rappresentilucidamente le paure e le speranze di chivede questo movimento come un elemento sano della nostra società e vuole difenderlo da una degenerazione violenta. Gli scontri di martedì offuscano una mobilitazione straordiriariarnente condivisa, le immagini delle violenze di stradasono una sconfitta. La nostra generazione ha un'altra strada da percorrere. La ribellione, quella sana e colorata, che in queste settimane ha paralizzato per intere giornate ilPaese, ha dato una spintapropulsiva e una visibilità inaspettata a un movimento che oggi havissuto dalla società italiana come un elemento di novità, di cambiamento. Una generazione che usa parole più pesanti delle pietre e sa scendere in piazza a viso scoperto. Unione degli Universitari - Rete degli Studenti Medi
Roberto Saviano risponde agli studenti: in queste pagine il colloquio, andato in onda su Repubblica Tv, tra ĂŹ ragazzi del movimento contro la Riforma Gelmini e lo scrittore. Ieri l'autore di Gomorra aveva indirizzato loro su Repubblica una lettera aperta, dopo gli scontri con la polizia nella manifestazione del 14 dicembre
Caro Saviano, la tua lettera è ipocrita DI STEFANO CAPPELLINI
C
e una patina di ipocrisia nella «Lettera ai ragazzi del movimento» pubblicata ie-
ri suRepubblica da Roberto Saviano. La sua forzata lontananza dai fatti del 14 dicembre merita rispetto. Ma per chi vuole cercare di capire cosa è successo in piazza, e non solo oscillare tra l'ovvia condanna delle violenze e l'altrettanto facile assoluzione del movimento, il suo è un contributo di disinformazione. SEGUE A PAGINA 5
Caro Saviano , la tua lettera al movimento è ipocrita SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
ue tesi si fronteggiano da giorni sui disordini di Roma del 14 dicembre. La prima vuole che un gruppo di facinorosi professionisti abbia approfittato dell'occasione di piazza per mettere in atto un piano preordinato di guerriglia urbana a spese della massa pacifica di studenti e manifestanti. La seconda sostiene che tracciare una linea netta tra i "violenti" e i "buoni" non è così semplice, sia perché molti dei protagonisti degli scontri (e delle udienze di ieri al Tribunale di Roma) hanno facce e curricula del tutto analoghi a quelli degli "angeli dei tetti", sia perché le azioni più estreme hanno goduto, se non della partecipazione diretta, comunque del consenso di una larga parte del corteo. Saviano sposa la prima - la più rassicurante, la più "democratica" - delle due tesi. Anzi, la porta alle estreme conseguenze: il movimento è buone cose, buone facce e buoni propositi, poi «ci sono cinquanta o cento imbecilli che si sono tirati dietro altrettanti ingenui sfogando su un camioncino o con una sassaiola la loro rabbia», che hanno agito a danno e dispetto di chi vuole cercare pacificamente di cambiare le cose. Non solo, questi «cinquanta o cento» sarebbero doppiamente estranei al movimento, perché pure Saviano si appoggia sulla comoda etichetta mediatica dei black bloc. «Il blocco nero è il pompiere del movimento», scrive l'autore di Gomorra, additandolo come l'agente di una nuova «strategia della tensione». Qui le sciocchezze sono due in un colpo solo. Saviano, e molti prima di lui, chiaramente non sa di cosa scrive quando parla di black bloc. I quali sono un'area ben definita, con una "ideologia" e un network internazionale. E a Roma non c'erano. Dopo Genova 2001, black bloc è diventato sinonimo di teppista politico e, ogni qual volta si verificano incidenti gravi da parte di manifestanti mascherati, sui media si chiama in causa a sproposito il «blocco nero», con la stessa faciloneria con cui alla fine degli anni Novanta si parlava in casi analoghi di "squatter" e nei decenni precedenti di "autonomi". Sono definizioni a prescindere, è un'informazione un tanto al chilo. E spiace che Saviano se ne faccia autorevole tramite. Anche perché gli sarebbe bastato leggere, proprio su Repubblica, gli informati pezzi di Carlo Bonini, compreso quello pubblicato ieri in contemporanea al suo, per capire che la partecipazione dei black bloc è una leggenda, una bufala. O, per meglio dire, un alibi. Che Saviano ingigantisce evocando addirittura una nuova strategia della tensione.
D
Un professionista delle parole come lui dovrebbe stare più attento a ciò che dice e scrive. In Italia la «strategia della tensione» c'è stata. Ha significato bombe, stragi, depistaggi, collusioni tra pezzi di Stato e criminalità organizzata. E stata una tragedia nazionale. Evocarla a proposito dei fatti del 14 dicembre è ridicolo e serve solo ad alimentare una distorta visione dietrologica, offrendola in pasto a un pezzo di opinione pubblica - i ragazzi delusi, non a torto, dalla politica e dalla sinistra "ufficiale" - in cui già da anni spacciatori a tempo pieno di Complotti e Inciuci producono danni pesanti. Se poi Saviano crede davvero al bau-bau, all'uomo nero e al blocco nero pure lui, allora eviti di scrivere che «carabinieri e finanzieri usano le camionette come esca su cui far sfogare chi si mostra duro e violento in strada». Questa dei manifestanti traviati dalle provocazione delle camionette lasciate ad arte sul percorso del corteo è, nella sua rozza partigianeria, una versione da velina della Questura. E pure una contraddizione: se, come sostiene lo scrittore, in strada c'erano i professionisti della guerriglia, non avevano bisogno di «esche» per darsi alla guerra. Ma se non si vuole essere ipocriti, se non si vuole fare la figura di quei commentatori da Raisport che davanti ai tafferugli allo stadio se la cavano con un «scene che non vorremmo mai vedere», bisogna aggiungere un'altra e più importante considerazione. Non si può evocare e denunciare quotidianamente la crisi, il disagio, l'impoverimento - tutte realtà autentiche dell'Italia del 2010, tutti temi su cui Saviano si è soffermato - e poi avere paura di guardare a quali conseguenze può portare questa situazione. Si badi, non si tratta giustificare la violenza. Ma di fare uno sforzo maggiore di comprensione dei fenomeni, di non chiudersi nelle versioni edulcorate e apologetiche della protesta, di non pensare che la sofferenza produca solo elenchi e ospiti da talk, questo sì, dovrebbe essere obbligatorio per chi vuole raccontare credibilmente il paese. Cullarsi sull'illusione che la violenza venga da fuori, da agenti provocatori e infiltrati, è comodo. Più arduo è farci i conti quando diventa la prassi di ventenni che non sono né black bloc né vecchi arnesi della contestazione. Il conflitto sociale, caro Saviano, non è un pranzo di gala. E nemmeno un format televisivo di prima serata. STEFANO CAPPELLINI
Le Università
spiegano Siena agli studenti con un'agenda A.MAT. SIENA toscana@unita.it
Un'agenda per conoscere meglio Siena. L'hanno realizzata insieme le due università senesi ed è destinata agli studenti che hanno scelto la città del Palio per studiare. «È una chiave per entrare nella città - sottolinea il rettore dell'Università per Stranieri Massimo Vedovelli - realizzata da persone curiose, attente e rispettose della sua identità, eppure vogliose di capire, di condividere i valori che fondano l'identità senese». «Per crescere e far crescere il dialogo con la città - aggiunge il rettore dell'Università Angelo Riccaboni - è indispensabile apprezzare e comprendere il contesto in cui si sceglie di vivere» L'agenda, che è arrivata alla sua seconda edizione, è un modo molto semplice e chiaro per aiutare gli studenti che arrivano da realtà diverse di capire una città molto attaccata alle sue tradizioni. Che spesso li considera però solo come fonte di reddito quando si tratta di affittare una stanza
o un posto letto a prezzi spesso troppo elevati rispetto alla quali-
Un volume pieno di immagini e segreti della città del Palio tà offerta. Una parte importante della pubblicazione, realizzata a costo zero dagli atenei grazie alla sponsorizzazione di vari enti, riguarda le contrade e la festa del Palio con la spiegazione delle parole più utilizzate dai contradaioli. Ma ci sono anche notizie in breve anche sulla storia della città, a partire dalla via Francigena, sull' arte, sulle mostre in programma il prossimo anno, sullo sport, mentre non mancano riferimenti alla storia dell'Unità d'Italia. Ultimo elemento, ma non meno importante ai fini di una fruizione sempre più diffusa, il volume è anche una pubblicazione da leggere e da guardare perché non mancano anche belle illustrazioni e foto della città e delle contrade del Palio. ❖