arcireport s e t t i m a n a l e
a
c u r a
d e l l ’ A r c i
anno IX - n. 15 19 aprile 2011
www.arci.it report@arci.it
Mala tempora currunt + Brutti tempi questi, duri da sopportare. Quando vediamo un attivista per i diritti umani ammazzato da sedicenti difensori di quello stesso popolo a cui aveva dedicato la vita; quando l’umanità sprofonda nella barbarie, sopraffatta dalle ingiustizie e dalle ipocrisie; quando fra il fanatismo ideologico e il cinismo degli interessi sembra non esserci più lo spazio della ragione. Tempi bui, se centinaia di disperati in fuga dalla fame e dalla miseria muoiono in fondo al mare senza che nessuno si preoccupi di loro, morti senza nome, numeri da aggiungere alla contabilità dell’orrore; e chi invece raggiunge le nostre coste non ci trova un briciolo di solidarietà, ma solo ostilità e rancore. Tempi bui se tutto questo non basta a risvegliare la nostra indignazione e farci ritrovare un barlume di umanità. Stiamo diventando un paese senza memoria e senz’anima, anestetizzato dal dolore, indifferente alle sofferenze altrui nell’illusione che tanto toccherà sempre a qualcun altro. Sono proprio tempi bui se un paese di lunga storia e consolidata democrazia come il nostro non riesce a liberarsi di un folle dittatore in preda al suo delirio, che ogni giorno produce macerie morali e materiali. Quell’uomo fa male all’Italia, con le sue leggi che fanno scempio dei capisaldi della Costituzione, con le sue parole che offendono la dignità dei cittadini migliori. Non ci sono aggettivi per commentare le dichiarazioni con cui si accanisce contro la scuola pubblica, irride lo stato sociale, vomita addosso ai magistrati infamanti accuse di sovversione, in spregio alla memoria di chi diede la vita nella lotta al terrorismo. Quando un capo di governo demolisce lo stato di diritto e offende le istituzioni che dovrebbe rappresentare siamo già in un regime autoritario. Cos’altro deve succedere perché si trovi la forza di reagire? Certo, è difficile, perché con le sue televisioni hanno anestetizzato tante coscienze, perché coi soldi si sta comprando il consenso di un Parlamento popolato di personaggi indegni. Ma tutto ciò non può essere un alibi. Ciascuno deve avere il coraggio di fare la sua parte. Come hanno fatto i giudici del processo Tyssenkrupp, con quella sentenza che equipara all’omicidio volontario la responsabilità delle imprese nelle morti sul lavoro. Una sentenza storica, un passo avanti per la sicurezza e i diritti dei lavoratori. Finalmente un po’ di giustizia dovuta a quelle vittime. Proprio quella giustizia che col processo breve non ci sarebbe stata.
Vittorio non è mai stato così vivo come ora isogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla mente il Vittorio del Natale 2005, imprigionato nel carcere dell'aeroporto Ben Gurion, le cicatrici delle manette, i contatti negati con il consolato, il processo farsa. E la Pasqua dello stesso anno quando, alla frontiera giordana, la polizia lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele, lo caricò su un bus e in sette lo picchiarono. Vittorio era un indesiderato in Israele. Troppo ‘sovversivo’, per aver manifestato l'anno prima con le donne e gli uomini nel villaggio di Budrus contro il muro della vergogna, insegnando e cantando insieme ‘Bella ciao’, il nostro più bel canto partigiano. Non vidi allora televisioni, nemmeno quando, nell'autunno 2008, un commando assalì il peschereccio al largo di Rafah, in acque palestinesi e Vittorio fu rinchiuso a Ramle e poi rispedito a casa in tuta e ciabatte. Certo, ora non posso che ringra-
B
ziare la stampa e la tv che mi hanno dato l'occasione per parlare di Vittorio e delle sue scelte ideali. Questo figlio perduto, ma vivo come forse non lo è stato mai, che come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. Lo sento già dalle parole degli amici, soprattutto dei giovani, alcuni vicini, altri lontanissimi che attraverso Vittorio hanno conosciuto e capito, tanto più ora, come si può dare un senso a ‘Utopia’, come la sete di giustizia e di pace, la fratellanza e la solidarietà abbiano ancora cittadinanza e che, come diceva Vittorio, «la Palestina può anche essere fuori dell'uscio di casa». Eravamo lontani con Vittorio, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal suo amato Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il testimone. Restiamo umani. Egidia Beretta Arrigoni
Ultim’ora
Il governo decide l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel paese. Una prima importante vittoria del Movimento antinucleare