Uomini e dei - Il '600 genovese dei collezionisti

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“PER ORNAMENTO DELLE PROPRIE CASE E PALAZZI” IL SEICENTO GENOVESE DEI COLLEZIONISTI Anna Orlando

“Le loro case abbellite de Pitture preggiatissime” “Radunando insieme le opere de più stimati Pittori a costo d’un tesoro, adorne & ammirabili se ne rendono le proprie Gallerie”. Sono i “Gentiluomini” genovesi “intendenti di Pittura” ricordati qua e là nel volume di Raffaele Soprani, Le Vite de’ Pittori, Scoltori, et Architetti Genovesi..., stampato nel 16741. Egli accenna al ruolo del collezionismo privato, lasciando intendere, già a partire dal suo testo introduttivo “A chi legge”, come esso abbia costituito una componente fondamentale per alimentare e far crescere la scuola pittorica locale, al pari della committenza pubblica. Nei capitoli di queste importanti biografie artistiche, che il Soprani stila perché ha “voluto per animar li Pittori al ben operare” ... “protegger(li) contro il tempo, che li divorava”, com’egli stesso spiega nel Proemio, sono complessivamente rari i casi i cui conosciamo il nome del committente per una specifica opera. Per lo più, lo storiografo descrive i quadri visibili in pubblico e decide, per non “tediare” il lettore, di evitare lunghi elenchi, accennando solo o alludendo alla ricca produzione per la committenza privata, in vario modo e con diverse espressioni. “Si come di troppo tedio al lettore se tutte le opere nominar’io volessi di questo Pittore, così d’inestimabil gusto sarà all’istesso d’andarle vedendo dove framischiate con le altre de’ più valorosi adornano i palaggi più nobili e i musei più curiosi. Perloche tralascierò di narrar agli orecchi, ciò che agl’occhi d’ognuno le stesse sue tavole palesano”, scrive a proposito di Sinibaldo Scorza2. “Oltre di che riuscirebbe di troppo tedio al Lettore al quale sarà di maggior diletto l’andarle di mano un mano vedendo ne’ più preggiati Gabinetti, e famose Galerie”, afferma nella biografia del miniatore Giovanni Battista Castello3. Per non annoiare chi legge dunque, ma anche perché l’elenco dei dipinti a destinazione privata sarebbe troppo lungo e incompleto. Non si contano quelle di Bernardo Castello: “Fece inoltre quantità innumerabile di tavole ad oglio, che per non essere in luoghi pubblici tralascerò di nominarle, bastando solo il dire, che pochi sono coloro, che dilettandosi di pittura, non habbino ricche le loro stanze di qualche tavola del Castello”4. Idem per Giovanni Andrea De Ferrari: “Non penso già di tutte queste sue fatiche di13


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