EDITORIALE DI ADOLFO URSO
Gianfranco FINI
fini@ farefuturofondazione.it
Segretario generale
Adolfo URSO
urso@ farefuturofondazione.it
Segretario amministrativo
Pierluigi SCIBETTA
scibetta@farefuturofondazione.it
Consiglio di fondazione Alessandro CAMPI, Rosario CANCILA, Mario CIAMPI, Emilio CREMONA, Ferruccio FERRANTI, Gianfranco FINI, Giancarlo LANNA, Vittorio MASSONE, Daniela MEMMO D’AMELIO, Giancarlo ONGIS, Pietro PICCINETTI, Pierluigi SCIBETTA, Adolfo URSO
Direttore scientifico Alessandro CAMPI
Direttore Mario CIAMPI
campi@farefuturofondazione.it
ciampi@farefuturofondazione.it
eichberg@farefuturofondazione.it
Segreteria organizzativa fondazione Farefuturo Via del Seminario 113, 00186 Roma - tel. 06 40044130 - fax 06 40044132 info@farefuturofondazione.it
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Nuova serie Anno V - Numero 5 - settembre/ottobre 2010
Direttore relazioni internazionali Federico Eichberg
Poste italiane S.p.a. - Spedizione in abbonamento postale - 70% /Roma/Aut. N° 140/2009
Presidente
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L’economia scopre la felicità
Farefuturo è una fondazione di cultura politica, studi e analisi sociali che si pone l’obiettivo di promuovere la cultura delle libertà e dei valori dell’Occidente e far emergere una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide della modernità e della globalizzazione. Essa intende accrescere la consapevolezza del patrimonio comune, di cultura, arte, storia e ambiente, con una visione dinamica dell’identità nazionale, dello sviluppo sostenibile e dei nuovi diritti civili, sociali e ambientali e, in tal senso, sviluppare la cultura della responsabilità e del merito a ogni livello. Farefuturo si propone di fornire strumenti e analisi culturali alle forze del centrodestra italiano in una logica bipolare al fine di rafforzare la democrazia dell’alternanza, nel quadro di una visione europea, mediterranea e occidentale. Essa intende operare in sinergia con le altre analoghe fondazioni internazionali, per rafforzare la comune idea d’Europa, contribuire al suo processo di integrazione, affermare una nuova e vitale visione dell’Occidente. La Fondazione opera in Roma, Palazzo Serlupi Crescenzi, via del Seminario 113. Èun’organizzazione aperta al contributo di tutti e si avvale dell’opera tecnico-scientifica e dell’esperienza sociale e professionale del Comitato promotore e del Comitato scientifico. Il Comitato dei benemeriti e l’Albo dei sostenitori sono composti da coloro che ne finanziano l’attività con donazioni private.
L’economia scopre la felicità Bimestrale della Fondazione Farefuturo Nuova serie anno V - n. 5 - settembre/ottobre 2010 - Euro 12 Direttore Adolfo Urso
Oltre il Pil, la lezione della crisi Il Pil e il debito pubblico erano i due parametri che scandivano la vita economica, sociale e politica dei paesi e dei popoli sino alla Grande Crisi. Il Prodotto interno lordo ne stimava le dimensioni e le potenzialità di crescita, con il suo conseguente reddito pro capite; il debito pubblico ne misurava lo stato di salute e le sue possibili criticità. L’Italia non brillava per quanto riguarda la crescita del Pil, troppo debole e comunque inferiore a quasi tutti i paesi europei, per non parlare di quelli emergenti; ed era in testa alla classifica – negativa – per quanto riguarda il debito pubblico, con il secondo più alto al mondo in rapporto alla propria popolazione. Sino a qualche giorno prima del fallimento della Lehman Broters, tutti paventavano la crisi Argentina e tenevano d’occhio i due parametri, e c’era chi puntava il dito contro i paesi con alto debito pubblico e con bassa crescita, e le due cose spesso ma non sempre coincidevano. In Italia coincidevano: altissimo debito pubblico e bassissima crescita del Pil. Sappiamo come sono andate le cose. Mentre tutti erano attenti al debito pubblico ed ogni cosa veniva ad esso rapportato, la fonte della crisi avveniva sul fronte avverso: su quella del debito privato e nel paese occidentale con la più alta crescita e con il più alto indice di consumi. La fonte della crisi si manifestava non dove si aspettava, non tra coloro che arrancavano, ma in quel paese che trainava la crescita: appunto negli Usa. Tutti erano attenti Certo, anche negli Stati Uniti il debito pubblico era schizzato alle stelle, già dual debito pubblico, rante l’era Reagan, quella della massima ma la crisi è scoppiata a causa di quello privato espansione, e poi ancora con Clinton e i Bush, ma sembrava ampiamente compensato dalla forza e dalla dinamicità della società e del sistema produttivo capace di consumare e quindi di produrre e comunque di importare. La crisi si è manifestata sul fronte del debito privato, delle famiglie e delle imprese, a cominciare da quello che altrove, e certamente nella nostra cultura, è invece il settore più solido, le fondamenta d’ogni cosa o, se volete, più semplicemente il bene rifugio: il mattone, cioè la casa. E infatti da noi si parla e si costruisce con i mattoni, mentre lì si costruisce con il legname, come a indicare la diversa solidità del bene primario. Anche questo ha portato a riconsiderare quali siano i veri indicatori della crescita e quindi della società e dell’economia: le fondamenta dello sviluppo. Oggi si parla sempre più di indicatori di benessere e non meramente di prodotto. Gwb (General well being) e non meramente di Gdp (Gross domestic product). Ne abbiamo parlato altre, tante volte negli anni passati, su Charta e anche nei documenti politici che realizzammo nell’ultima fase di An (cfr Ripensare il centrodestra nella prospettiva europea e il documento di indirizzo della Convention produttiva di Brescia). Allora, in pochi ne condividevano lo spirito, i più pensarono al solito vezzo del “futuristi”. Oggi, molti hanno cambiato idea choccati da quel che è accaduto.