Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03
ANNO 9 N.238 prossima uscita 10 ottobre
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Selin Fashion
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la donna veste chic
naugurata appena una settimana fa, la boutique Selin Fashion, a Roseto degli Abruzzi, lungo la Nazionale (n° 287) a due passi dall’Arena 4 Palme, ha già saputo catturare l’interesse e il fascino della donna che veste solo ed esclusivamente il Made in Italy. Ed è proprio l’assoluto Made in Italy il punto di forza di Selin Fashion, di Maria Rosaria Sfredda, con una solida esperienza nel settore dell’abbigliamento, che ha puntato tutto su marchi come No-Nà, More Fashion Curvy, Siste’s, Beatrice, Sfizio e Guitare, griffe che nel campo della moda si stanno ritagliando importanti fette di mercato. L’arma
vincente è l’assoluta competitività dei prezzi a fronte di un prodotto di qualità tutto italiano. Un modo per combattere l’invasione del falso Made in Italy. Selin Fashion veste dalla ragazza alla signora giovanile, dalla taglia 40 alla 54. Un total look che va dall’eleganza raffinata, al mondo più casual per l’urban chic, ovvero il modo di essere elegante anche tutti i giorni, non solo in occasioni particolari. Ma la boutique di Maria Rosaria Sfredda, che si avvale della collaborazione della sorella Chiara, offre anche l’occasione per vestire in modo ancora più elegante per cerimonie indimenticabili. Difficile trovare un
negozio di abbigliamento dove la qualità del prodotto viene garantita a prezzi più che concorrenziale. Quindi perché non approfittarne subito? Essere chic per una donna del nuovo millennio diventa sempre più difficile, soprattutto in una società dove la volgarità è di moda, dove c’è chi addirittura è convinto che sia da prendere a esempio. La donna chic però non tramonta mai e se decidete di attenervi a questo modello, Selin Fashion saprà darvi il giusto consiglio (pagina facebook Selin Fashion Roseto). Essere chic vuol dire anche avere classe. E indossare un abito di Selin Fashion è classe.
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Roseto
scatta l’ora
X per i controlli notturni
Contro l’abbandono dei rifiuti il Comune ha deciso di affidare alla Polizia Municipale il controllo notturno delle zone più a rischio del territorio. Il sindaco Pavone: “Facciamo opera di prevenzione e non di repressione. Ma guai a chi viene sorpreso ad abbandonare il pattume in strada”
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l conto alla rovescia è ormai iniziato. In attesa che su tutto il territorio comunale di Roseto scatti la raccolta differenziata porta a porta (ad ottobre anche il resto delle frazioni verrà coinvolto col nuovo sistema), l’amministrazione rosetana ha deciso per un giro di vite importante contro l’abbandono del pattume lungo le strade. E guai ad essere sorpresi perché nonostante gli appelli dei mesi passati, i soliti incivili hanno continuato a lasciare la spazzatura lungo le scarpate, nelle zone periferiche o lungo strade di campagna. Saranno i vigili comunali, in borghese e con auto civette a pattugliare di notte l’intero territorio rosetano per scoraggiare chi ha intenzione di gettare la spazzatura lungo le strade. Entro il prossimo mese gli uomini della polizia municipale entreranno in azione. E per i trasgressori, qualora dovessero essere identificati, saranno infatti dolori. “Non vogliamo agire in forma repressiva”, ha spiegato il sindaco
Enio Pavone, “in realtà è solo una strategia di prevenzione che vogliamo adottare per fare in modo che ci sia rispetto nei confronti della nostra città. Non sarà facile. Abbiamo un territorio di 54 chilometri quadrati, molto vaso quindi non sarà facile. Però concentreremo le nostre energie laddove il fenomeno in questi anni è stato particolarmente accentuato”. Pavone smentisce chi nei giorni scorsi ha insinuato il fatto che il Comune voglia incassare soldi facili aumentando il numero delle multe per infrazioni al codice della strada o per abbandono dei rifiuti. Nei giorni scorsi tra amministratori e comandante della polizia municipale c’è stato un incontro per fare il punto della situazione. La richiesta del sindaco è stata chiara: meno agenti negli uffici e nel capoluogo più uomini nelle aree periferiche e di campagna per scoraggiare i malintenzionati. “Abbiamo anche ap-
provato un regolamento di polizia rurale”, ha ricordato il primo cittadino rosetano, “che però non viene rispettato. Faremo controlli anche in tal senso, in materia di pulizia dei terreni incolti, dei canali di raccolta delle acque piovane. Se i fossi saranno mantenuti in ordine, quando avremo piogge abbondanti non correremo il rischio di allagamenti”. Per per quanto riguarda l’impiego di agenti municipali, è pur vero, tuttavia, che il numero di vigili è limitato e quindi bisogna fare anche di necessità virtù. Ma contro l’abbandono dei rifiuti a Roseto è tempo di usare il pugno duro. “Abbiamo gli uomini contati”, ha concluso il sindaco, “con il comandante abbiamo comunque fatto un quadro della situazione. Io credo che nessuno si può permettere di svuotare la propria casa dai rifiuti, lasciandoli poi lungo le strade e in campagna. Questo non deve più accadere”. I controlli dunque dovrebbero scattare già dal prossimo fine settimana. Agenti in borghese pattuglieranno le zone considerate “a rischio”.
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Roseto le grandi manovre in vista delle
elezioni del 2016
Il Pd lancia le “primarie della città”. Chi volesse proporre la propria candidatura in occasione delle primarie per la scelta del candidato sindaco sarà libero di farlo. Ai rosetani, inoltre, il compito di avanzare proposte e suggerimenti per l’elaborazione di un programma elettorale. Nel centro destra l’unica certezza è la proposta dei Liberalsocialisti di ricandidare Enio Pavone. Roseto Tricolore però vuole schierare Alessandro Recchiuti, mentre Fi-An Fabrizio Fornaciari
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l Partito Democratico di Roseto lancia le “primarie della città”. I rosetani saranno chiamati a scegliere il candidato sindaco per le elezioni amministrative della prossima primavera, saranno loro stessi ad avanzare proposte per l’elaborazione di un valido programma elettorale e soprattutto chi lo desiderasse potrebbe proporre la propria candidatura alle primarie. Ad otto mesi circa dal ritorno alle urne per la scelta del sindaco che dovrà governare la città per i 5 anni successivi, in casa Pd iniziano le prime manovre. E per il partito del premier Matteo Renzi proprio i cittadini dovranno essere i veri protagonisti nella scelta del candidato. Il segretario dell’Unione Comunale, Simone Tacchetti, ha presentato recentemente le “primarie della città”, un’apertura a 360 gradi verso la cittadinanza, dando modo a chiunque volesse scendere in campo, di presentarsi per le primarie che si terranno a novembre. “I rosetani torneranno ad essere i veri protagonisti della politica di questa città”, ha sottolineato il segretario Tacchetti, “chiunque abbia intenzione di presentarsi potrà farlo. Non sono primarie chiuse e che interessano solo il Pd. Sono appunto primarie della città”. Gli aspiranti candidati dovranno avere quanto meno il sostegno di firme pari al 10 per cento dei tesserati Pd. Una strategia, quel-
la dei Democrat, che punta innanzitutto al compattamento delle forze di centro sinistra. Perché i candidati delle primarie potranno essere anche espressione di altri partiti della coalizione. Gli “sconfitti” avranno l’obbligo morale (ma dovrà essere anche sottoscritto un documento in tal senso) di non presentarsi poi da soli nella corsa al Municipio per la carica di primo cittadino, ma comunque saranno inseriti nelle liste per l’elezione a consigliere comunale. I cittadini avranno quindi un ruolo fondamentale nella scelta del candidato sindaco, ma anche nel proporre argomenti da inserire nel programma elettorale. Una novità assoluta dunque, anche per evitare gli errori di 4 anni fa che costarono la sconfitta al Pd e all’intero centro sinistra. Entro il 30 settembre il Partito Democratico di Roseto approve-
rà il regolamento delle primarie. Chi andrà a votare dovrà versare una somma simbolica che servirà per far fronte alle spese di cancelleria che verranno sostenute in occasione dell’iniziativa. Per tutto il mese di ottobre inizieranno gli incontri con i cittadini rosetani, nelle frazioni, nei luoghi che dovranno anche ospitare i seggi per le elezioni. Quelli che attendono il Pd saranno due mesi di fuoco, ma che consentiranno di giocare in anticipo rispetto agli avversari degli altri schieramenti. Tra i possibili candidati anche Rosaria Ciancaione, dirigente dell’ufficio ragioneria del Comune di Roseto, di chiara area piddina. Era alla conferenza stampa del Partito Democratico per la presentazione delle “primarie della città”. In casa centro destra la certezza per adesso è che i Liberalsocialisti hanno indicato nel sindaco Enio Pavone quale candidato sindaco. Una proposta fatta in occasione dell’ultimo tavolo politico della maggioranza che governa la città ma che ancora non ha permesso agli altri alleati di esprimersi in pieno. O meglio, c’è chi sta valutando un’alternativa a Pavone. Roseto Tricolore è pronta a proporre l’attuale assessore alle politiche sociali Alessandro Recchiuti. Mentre Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale vede di buon occhio Fabrizio Fornaciari, attuale assessore ai lavori pubblici.
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Cirsu
un sogno che rischia di andare in frantumi Un investimento di circa 4milioni di euro per rilanciare gli impianti di Grasciano. Il polo tecnologico è tornato operativo dallo scorso mese di aprile, quando vennero inaugurati i nuovi macchinari. Ma la sentenza di fallimento potrebbe scrivere la parola fine sulla struttura, nata negli anni Novanta. Intanto i legali hanno approntato il ricorso in Appello contro la decisione del tribunale fallimentare di Teramo
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a fabbrica di materiali al rischio di dover chiudere per sempre i battenti o che un privato possa acquisire l’intero complesso. Il Cirsu è ad un passo dal baratro. Sul consorzio intercomunale per i rifiuti solidi urbani di Grasciano pende come una spada di Damocle la sentenza, dello scorso 10 settembre, di fallimento. Restano pochi giorni per salvare il complesso di lavorazione e trattamento del pattume, interamente pubblico di cui fanno parte i Comuni di Giulianova, Roseto, Notaresco, Mosciano, Bellante e Morro D’Oro. Sono al lavoro già da un paio di settimane i tre curatori fallimentari nominati dal giudice Giovanni Cirillo, della sezione fallimentare del tribunale di Teramo. Sotto la lente di ingrandimento lo stato patrimoniale del consorzio intercomunale per i rifiuti solidi urbani che, stando ad alcune indiscrezioni, sarebbe solvibile nei confronti della Deco Spa di Rodolfo Di Zio che vanta un credito di circa 2milioni e 250mila euro. Somma dovuta per via della compartecipazione di Di Zio in Sogesa, la società considerata il braccio operativo del Cirsu stesso fallita 3 anni fa. Cirsu sarebbe dunque solvibile, pertanto il fallimen-
Il presidente del Cirsu Angelo Di Matteo to potrebbe ancora essere evitato se in appello verrà accolto il ricorso che i legali depositeranno a breve. Ma il vero problema è legato alla liquidità. Il Cirsu deve incassare soldi dal CSA, il consorzio aquilano che ha in gestione una parte degli impianti. Soldi che però ancora non sono in cassa. E si parla di cifre interessanti che andrebbero a coprire il debito con Di Zio. Insomma Cirsu avrebbe potuto pagare la Deco, ma non lo ha fatto. Perché? La risposta l’ha data lo stesso presidente del consorzio Angelo Di Matteo: a suo dire è Cirsu che vanta crediti
nei confronti della Deco. Sta di fatto, però, che il tribunale ha dato ragione al re dei rifiuti in Abruzzo. Almeno per il momento. In attesa che in appello venga discusso il ricorso che gli avvocati del consorzio stanno per completare. Due dovrebbero essere i punti di forza: il primo riguarda proprio la solvibilità di Cirsu, il secondo è che l’impianto di Grasciano è assolutamente operativo. Mentre nella sentenza del 10 settembre si parla di inattività della struttura. Anzi, gli stessi curatori in questi giorni hanno potuto verificare l’operatività della nuova fabbrica di materiali. C’è un altro aspetto che dovrebbe essere considerato nel ricorso: il fatto che Cirsu vanterebbe crediti con Di Zio. Prima del 15 dicembre, data entro la quale i curatori dovranno consegnare al giudice lo stato patrimoniale, creditizio e debitorio del Cirsu, si discuterà del ricorso in appello contro la sentenza di fallimento. Insomma, la situazione per certi aspetti è drammatica per il consorzio. Ma per i legali esistono gli elementi affinché il ricorso possa essere accolto. Intanto, la struttura continua a lavorare con una procedura di esercizio provvisorio che al momento consente ai curatori di evitare di applicare i sigilli.
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Mai un’estate così dinamica a Roseto. Una serie di eventi, grazie al mitico Francesco Marcellini, che hanno acceso le serate di luglio ed agosto. grazie anche all’amministrazione comunale (assessorato al turismo) che ha creduto in questa iniziativa. Un turismo vivo, frizzante che ha richiamato giovani anche da Pescara, L’Aquila, ascoli piceno e San Benedetto del Tronto. Ma a qualcuno (pochissimi per la verità) non è piaciuto perché avrebbe preferito un animo silenzio per riposare senza essere disturbati
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n’estate da incorniciare per Roseto, almeno per quanto riguarda le iniziative organizzate dai privati che hanno animato le calde serate di luglio e agosto. Una movida come mai negli anni passati, con Aperistreet, Frontemare, “Abbiamo fatto la frittata” e altre iniziative di questo genere, tra la pineta Savini, via Latini, piazza Dante. Tanti giovani, con tavoli prenotati anche da comitive provenienti da Pescara, L’Aquila, Ascoli Piceno e persino San Benedetto del Tronto dove la movida di certo non è mancata. Un’estate dunque diversa dal solito, sicuramente più movimentata, grazie anche ad una stagione che sotto il profilo meteorologico è da considerare la migliore degli ultimi 170 anni, almeno secondo gli esperti e stando alle carte
in possesso dei climatologi. Ogni fine settimana migliaia di giovani hanno avuto modo di divertirsi, tra balli, aperitivi, musica live, cene a tema. Franceschiello Eventi, alias Francesco Marcellini, è stato colui che ha organizzato molti degli appuntamenti estivi rosetani. Roseto che inverte la rotta per quanto concerne il divertimento dei giovani, ma anche meno giovani. Questo grazie all’intuizione di chi ha saputo trasformare un piccolo angolo di città in un punto di incontro, di ritrovo. Va anche detto che il tutto è stato possibile grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale, che ha creduto fortemente in queste iniziative; inoltre in tutte le serate organizzate non si sono mai registrati episodi di violenza e risse. Ma ogni cosa ha il suo lato negativo. In questo caso, il negativo non è le-
gato all’organizzazione degli eventi e alle serate di divertimento, bensì alle lamentele di una piccola, piccolissima porzione di gente che considera le vacanze estive, le ferie da un anno di lavoro, solo ed esclusivamente per il riposo. Qualche lettera di protesta in Municipio, al sindaco Enio Pavone è arrivata. Poche firme per la verità, una ventina in tutto. Di persone che lamentavano il fatto che la notte, all’una, ancora c’era divertimento, rumore. Ma se bisogna fare di Roseto una città dormitorio per accontentare i pochi a danno di molti, allora il concetto di nuovo turismo non verrà mai sviluppato come si deve. Quindi bene così, con le iniziative dei giovani. Anche perché per Roseto quella del 2015 è un’estate da ricordare sotto il profilo delle presenze turistiche visto che il trend è stato più che positivo.
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Società
Senza conoscere la Storia,
il fenomeno dell’immigrazione sfocia nella più bieca demagogia Si sente spesso che l’Italia è stato un paese di emigranti e che non può non capire cosa si provi vivere fuori dai propri confini. Ma se i nostri connazionali avessero avuto un lavoro qui, sarebbero partiti?
di William Di Marco L’ETICA DEI PRINCIPI E DELLA RESPONSABILITÀ - Oggi parlare di immigrazione non significa solo toccare uno dei temi più scottanti che l’Unione Europea (ma anche tante altre Nazioni del mondo) deve affrontare, bensì aprire una riflessione di portata epocale che segnerà la vita di tutti noi nelle prossime decadi. Per affrontare bene questo problema non si può soltanto agire con i numeri, con i dati, con i flussi economici o ancor peggio con un sentimentalismo di facciata, spesso solo utilitaristico ai fini di un’immagine politica positiva che nulla ha a che vedere con la risoluzione dei problemi. Bisogna entrare nella dimensione che Max Weber contrapponeva quando parlava di “etica della convinzione o dei principi” e di “etica della responsabilità”. Se da un lato sappiamo benissimo che esistono dei popoli che soffrono per gli sconvolgimenti economici, politici e militari dei loro Paesi e hanno bisogno di un deciso e risoluto aiuto (questa è l’etica dei principi), dall’altro sappiamo che i rimedi devono essere a lunga gittata e non dettati dall’emotività del momento. In questo dobbiamo essere risoluti per dare risposte convincenti, attuabili e durature (etica della responsabilità), sapendo che a ogni azione c’è una reazione che può essere molto devastante. Il Novecento ci ha consegnato i totalitarismi (fascismo, nazismo e comunismo) che hanno depauperato l’uomo della sua dignità e centralità a favore di uno Stato etico che tutto inglobava e tutto risolveva. Sappiamo come è finita, non solo per la barbarie delle dittature, ma soprattutto per il frutto malvagio che ne è venuto fuori: la II Guerra Mondiale. Oggi non possiamo commettere lo stesso errore e far proliferare un totalitarismo di tipo diverso, fatto di un mix micidiale di integralismo religioso, di senso dello snaturamento dell’uomo e di masse che prendono il sopravvento sul concetto di persona. E i grandi spostamenti di migranti stanno creando tutto ciò. LA STORIA CI PUÒ AIUTARE - Si sente spesso che l’Italia è stato un paese di
emigranti (dalla fine dell’800 milioni sono partiti per l’estero) e che non può non capire cosa si provi vivere fuori dai propri confini. Per tale motivo deve sapere accogliere, non foss’altro per una questione di nemesi (compensazione) storica. È tutto vero e certi flussi, all’inizio del ‘900, videro addirittura flotte di nostri connazionali recarsi in America. Ma la Storia ci deve venire incontro, non tanto perché i dati accennati non siano veri, quanto per far capire che sono le dinamiche sociali che vanno approfondite, oltre ai numeri. Se qualcuno avesse chiesto a quegli emigranti: “Preferite lasciare il vostro paese d’origine?” oppure “Vorreste separarvi dalla storia dei luoghi dove siete cresciuti o abbandonare i vostri cari?”, nessuno avrebbe risposto positivamente. Le ambizioni dei nostri “fuoriusciti” erano quelle di intraprendere qualcosa di produttivo nei territori di appartenenza, ma purtroppo lì c’era solo fame e povertà. Quindi lo sradicamento dai paesi natii fu una vera violenza che questi individui subirono, avendo quasi tutti un’intenzione illusoria di tornare nella loro terra d’origine. Il grave danno che in oltre cento anni abbiamo fatto al nostro mezzogiorno è facilmente riscontrabile con la decrescita demografica, che ha visto il Sud Italia impoverito in modo progressivo. Eppure le sovvenzioni al Meridione non sono mai mancate, però si è seminato su un terreno arido, poiché privo di quelle persone che erano più intraprendenti e disponibili a mettersi in gioco. Quell’area dello Stivale oggi vive una condizione ancora di arretratezza e di sussistenza pubblica (pensioni, posti statali a iosa e sovvenzionamenti a pioggia), perché è venuto meno nel corso di un secolo il corpo di popolazione attiva, che avrebbe potuto cambiare l’esito di tantissimi investimenti comunque realizzati. Dopo il terremoto dell’Irpinia furono investiti così tanti capitali che, si disse allora, avrebbero costruito da capo Manhattan per una trentina di volte. Eppure quella forza imprenditoriale e d’intrapresa della gente più disposta a mettersi in gioco non
c’era più. Come conseguenza di tale politica c’è stato l’abbandono di molte zone del Sud (anche in Abruzzo è successo questo con i Comuni interni del chietino e dell’aquilano), un progressivo disinteresse dei problemi del suolo e un impoverimento delle campagne e delle montagne dal punto di vista abitativo, creando problemi non solo di carattere sociale, ma anche ambientale e di tipo antropico. LA VERA POLITICA SUI MIGRANTI? AIUTARLI A FAR CRESCERE I LORO PAESI Ospitare milioni di migranti economici e qualche decina di migliaia di rifugiati in Europa (il rapporto è questo e anche qui c’è molta ipocrisia su chi deve essere aiutato) è un rimedio ottuso e deleterio, molto improvvisato e di facciata, utile solo a trasmettere nell’immediato un messaggio fortemente retorico, a vantaggio per lo più alla politica. Un esempio eclatante è stato quello della Merkel che prima ha fatto piangere una bambina extracomunitaria, dicendole che per la sua famiglia non c’era posto in Germania, poi ha aperto le frontiere a 800mila rifugiati siriani (discriminazione assurda: perché solo di quel Paese?) e infine le ha richiuse, dopo che il messaggio buonista era passato. L’unico modo vero che la Storia ci insegna è quello di far crescere le Nazioni povere del pianeta, far in modo che questi “deportati” possano svilupparsi e vivere nei luoghi che loro amano e che non abbandonerebbero mai, se non costretti. Ma questo significa investire. Perché non farlo? Se accoglierli in Europa vuol dire spendere somme ingenti, per quale motivo non riversiamo questi soldi direttamente nelle zone depresse per creare i presupposti di una crescita “felice” in quei luoghi? E qui subentra l’egoismo di noi Occidentali. Questi Paesi sarebbero dei concorrenti sui mercati internazionali ed è sempre meglio tenerli sotto il giogo delle nostre industrie e dei nostri interessi. E poi ci dovremmo privare di una parte del benessere. Lo scrivemmo tempo fa su Chorus: “Indignados” o “Egoistas”?
ROSETO
CI PIACE
Nuovi affreschi del maestro Vico Calabrò a Cologna Paese Gli affreschi del maestro Calabrò sulle pareti del borgo di Cologna Paese. Prosegue, dopo la fortunata e proficua esperienza dello scorso mese di aprile, l’opera del maestro affrescante Vico Calabrò. Dopo la prima dimostrazione tecnica e pratica dell’arte dell’affresco, che richiamò nel borgo tantissimi appassionati e curiosi, nei giorni scorsi “nuovi muri a Cologna Paese hanno preso vita”. Dal 6 al 13 settembre grazie al lavoro del maestro,
dei suoi assistenti e dei volontari, con la collaborazione dell’amministrazione comunale di Roseto ed alla Pro Loco, sono stati realizzati due nuovi progetti, con il filo conduttore del tema “paesaggi d’Abruzzo ed il fantastico del teramano”, che hanno avuto quale soggetto le eccellenze del territorio. Come sempre nutrita la partecipazione degli appassionati locali, con volontari giunti anche da altre regioni d’Italia, alcuni dal Veneto, per avere la possibilità di lavorare a questo progetto e scoprire questa affascinante forma d’arte.
NON CI PIACE
Rifiuti, ora ci si mettono anche i camperisti Hanno trascorso la loro bella e breve vacanza a due passi da mare, a bordo del loro camper. Ma prima di ripartire hanno lasciato sacchetti della spazzatura, bottiglie di plastica, di birra e barattolame nascosti a ridosso di un canneto, nella zona nord di Cologna Spiaggia, lungo via
del Mare. A denunciare il malcostume di alcuni camperisti sono stati i residenti della zona che all’indomani hanno ritrovato il cumulo del pattume. Il tutto a meno di 10 metri dalla battigia, su una zona ghiaiosa. Il problema è stato segnalato all’amministrazione comunale qualche giorno fa. Ma l’opera di bonifica non è ancora scattata.
PINETO
tizianoabbondanza@gmail.com
La società sportiva A. S. D. Calcio Pineto è sempre al passo con i tempi: infatti con i suoi 53 anni di storia ha dimostrato di esserci sempre e comunque. Con la crisi economica di questi anni diversi sponsor hanno dovuto allontanarsi dal sostegno economico alla squadra, ma la passione, la coerenza e l’attaccamento ai sani principi che si fondono con lo sport hanno evidentemente stimolato gli attuali componenti della società ad andare avanti. Il presidente dott. Silvio Brocco è sempre presente nello stadio pinetese che ogni anno viene migliorato sempre più. Grazie all’esistenza di questa società, tanti giovani hanno la possibilità di iniziare a tirare i primi palloni assistiti da allenatori molto preparati ed è sicuramente questo il risvolto sociale più rilevante per la nostra comunità. A gran voce ribadiamo allora un concetto: non tifare la seria A, tifa la squadra della tua città.
di TIZIANO ABBONDANZA
CI PIACE
Una società sportiva all’avanguardia
L’unico centro sportivo all’aperto del paese, e per giunta in pieno centro, risulta abbandonato per buona parte. Fatta eccezione per i due campi da tennis, il resto, vale a dire il campo da pallavolo, da calcetto, da basket, da bocce ed il pattinodromo son fermi “con le quattro frecce”, come direbbe il televisivo Brumotti. Il campo da pallavolo oltre ad avere ormai il fondo pieno di crepe, manca anche della rete e persino le auto ci parcheggiano, lasciando chiazze di olio. E pensare che per costruirlo, circa dieci anni fa, fu dirottato un finanziamento che invece era destinato alla copertura di un campo da tennis, il quale avrebbe permesso di giocare anche d’inverno. A pensarci bene non sarebbe male interpellare il Brumotti di “Striscia”: è possibile che lui possa smuovere una situazione di parziale abbandono.
INFORMATIV A PER I CITTADINI
AR
Legge Regionale del 10 agosto 2012 n. 41 (BURA), che disciplina la materia funeraria e di polizia mortuaria cambia in modo radicale gli assetti dei compiti e delle funzioni in merito al trattamento del caro estinto. Ad esempio ora, per il periodo di osservazione, il trasporto del defunto – dall’ospedale a casa - è consentito prima delle 24 ore, previa documentazione. A riguardo, l’azienda Antonio Ruggieri S.r.l. garantisce il servizio di trasporto a costi contenuti, determinati in base all’impegno e, soprattutto, mette a disposizione presso i locali della sua azienda una sala di commiato a titolo gratuito. Inoltre, per ceneri e cremazioni ci sono tariffe ben definite, non elevate, se non inferiori a quelle di un funerale normale. La nuova Legge Regionale permette di conservare le ceneri privatamente o, se lo si desidera, è possibile disperderle in luoghi adatti. La nuova regolamentazione definisce, quindi, in modo chiaro le procedure in ambito mortuario. Pertanto è opportuno rivolgersi sempre a strutture specializzate che offrono servizi adeguati per tutte le esigenze, diffidando da chi non conosce le procedure e alimenta i costi ingiustificatamente.
Antonio Ruggieri S.r.l.
Via Brasile Zona Ind.le Voltarrosto - Rosrto Ufficio 085-8932081 . Fax 085-8932769 Info. 338-8602828 - e-mail antonioruggierisrl@gmail.com
NON CI PIACE
Un centro sportivo abbandonato
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CUR IOSIZIEizie)
Not (tra Curiosità &
15 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor
I Ragazzi di una volta - 33
Gli “allievi” della Rosetana del 1984 allenata da Fabrizio Ciriolo Ci sono stati dei periodi - è una semplice questione ciclica - in cui alcune squadre giovanili sono state particolarmente dotate e che si sono fatte valere in campo provinciale e regionale. Tale tendenza riguarda un po’ tutti gli sport e non se ne sottrae quello più diffuso, vale a dire il calcio. In questo gli allenatori sono dei veri indicatori oggettivi che stanno a rafforzare il concetto espresso in apertura. Certe annate sono così piene di talenti che vanno a compensare quelle meno fortunate. Ovviamente le squadre vengono allestite lo stesso, perché in fondo il concetto è che quando si è ragazzi la prima cosa che bisogna fare è divertirsi.
Nella foto che pubblichiamo c’è una buona squadra (con delle eccellenze) del campionato Allievi, che seppe farsi valere nelle diverse competizioni. Siamo nel 1984 e il tecnico di allora, tuttora grande appassionato della disciplina, nonché professore di Educazione Fisica (oggi Scienze Motorie), è Fabrizio Ciriolo, uno dei più spiccati talenti calcistici espressi dalla nostra comunità. La squadra: da sin. Fabrizio Ciriolo (all.), Umberto Di Pietro, John Fossemò, Adriano Limone, Alfio Speziale, Carlo Maggitti, Vincenzo Di Giacinto; sotto: Attilio Marcone, Roberto Budiani, Marco Lucantoni, Marcellino Di Giuseppe, Lucio Ciriolo.
L’attuale presidente della Rai Monica Maggioni, quando nel 2005 venne a Roseto, visitò la sede della Cerchi Concentrici Promotor e di Eidos La giornalista Monica Maggioni, nominata presidente della Rai lo scorso 5 agosto, si aggiudicò nel maggio del 2005 il Premio di Saggistica Città delle Rose con il volume “Dentro la guerra”, per la sezione Micol Cavicchia, dedicato alle tematiche giovanili. «Il libro - fu a suo tempo il commento di Vincenzo Cappelletti, presidente della giuria del premio - ci parla di una inflessibile volontà di esserci, di un impavido colloquio con l’imprevisto che poteva avere il nome della morte, atroce, dilaniante, se il convoglio che trasportava esplosivi per le truppe americane e al cui seguito un certo giorno si era imbarcata anche lei, fosse stato centrato da un colpo di cannone o da una bomba». Il commento della Maggioni, che incontrò gli studenti di Roseto, fu il seguente: «È la prima volta che mi capita di presentare
il libro davanti a un pubblico che lo ha letto; è una soddisfazione doppia perché so che conoscete quello che ho scritto e quindi potete capire fino in fondo le mie riflessioni». Nell’occasione la giornalista fece una visita nella sede della redazione della Cerchi Concentrici Promotor e di Eidos, sita in piazza S. Cuore, divenuta in seguito piazza Beato Piamarta. Nella foto sono ritratti al Centro Giovanile Piamarta Federico Centola (Eidos) e Monica Maggioni, presente al Campo Interforce della Protezione Civile, organizzato il 21 maggio 2005 dall’associazione Cerchi Concentrici Promotor. Tornando al premio di saggistica, i finalisti della specifica sezione furono, oltre la Maggioni, anche Pietro Ferrucci con il libro «La forza della gentilezza» (Mondatori, 2005) e Francesca Paci con «L’Islam sotto casa» (Marsilio, 2004).
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(tra Curiosit Ma quanto è bello! - 5
à & Notizie)
Un “dinosauro” all’Istituto Moretti di Roseto Niente paura. È vero che da poco è uscito il film “Jurassic World”, che tanta paura incute negli spettatori con le vicende di una saga giurassica, arrivata al quarto episodio e che all’inizio portò la firma prestigiosa di Steven Spielberg. E poi non va nemmeno dimenticata, dal momento che stiamo parlando di qualcosa inerente alla scuola, la recente scoperta dell’”Homo Naledi”, una nuova specie di ominide che rivoluzionerà gli studi sulla fase evolutiva dell’umanità. Pertanto dinosauri (scomparsi 60milioni di anni fa) e ominidi (apparsi più di recente, cioè 5-4milioni di anni indietro nel tempo) in
questa foto non c’entrano nulla e niente hanno da temere i tanti studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Moretti” di Roseto, la scuola superiore più antica del territorio. L’albero che vi proponiamo è soltanto curioso. La sua forma ha dell’incredibile e le fattezze dei grossi pachidermi è proprio lampante. Per il momento i ragazzi si avvicinano incuriositi, per niente impauriti, anzi con il vezzo di affidare un nomignolo a questo raro essere vivente. Sono aperte le proposte, anche per chi non è un frequentatore della scuola rosetana. Chissà, potrebbe uscirne anche un gadget!
Altobrando Rapagnà, con i suoi 106 anni, tira la volata ai longevi di Montepagano
Mese di agosto, borgo medievale tra i più belli della zona, vale a dire Montepagano. Pomeriggio assolato, ma non caldissimo. Ecco che di passaggio il nostro collaboratore vede seduti in una panca del centro un concentrato di esperienza (chiamiamola così!), dove campeggia il caro amico di Eidos Altobrando Rapagnà, primo personaggio ritratto nella rubrica dei “Ricordi”. La formazione dei longevi è presto detta: da sinistra Olga Rapagnà di quasi 90 anni, al suo fianco la “star” Altobrando “Balduccio” Rapagnà (non scherziamo quando diciamo così: molti turisti vanno appositamente
nel paese apicale a trovarlo e vedere come vive una persona che a febbraio scorso ha compiuto 106 anni). A seguire il figlio di Altrobrando, Giancarlo (diciamo che era fuori concorso) e poi Grazia Liberata di 91 anni. Un bel concentrato di decadi. Che cosa c’è di particolare a Montepagano dove vive un così alto numero di ultraottantenni? Sarà l’aria, l’alimentazione o un sano modo di vivere? Un po’ di tutto questo, all’insegna, crediamo, del buon vino, come ci insegna la rinomata “Mostra dei Vini”, fiore all’occhiello del borgo che prende vita proprio nel mese di agosto.
Arti Marziali e Discipline Orientali al Lido delle Rose In occasione della prima fiera del Open Space svoltasi a Roseto degli Abruzzi durante la scorsa estate, manifestazione organizzata per approfondire le tematiche inerenti al mondo dello sport e promuovere tutte le attività ad esso legate, sono stati presentati molti eventi sportivi tra cui Arti Marziali e Discipline Orientali che hanno visto la presenza della ILMAS Iobbi Luigino’s Martial Arts School di Giulianova, una delle pochissime Scuole di Kung-fu dello Stile della Mantide Religiosa Sette Stelle (Qi Xing Tang Lang Quan) riconosciute in Cina e iscritte nell’albo ufficiale del Tang Lang Quan. Durante
la tre giorni il M° Iobbi ha presentato tutto il programma della scuola che prevede un corso di difesa personale brevettato dallo stesso Iobbi, denominato Mastering Power Fighting, un corso di “Systema” arte marziale russa basata sull’allenamento degli SPETSNAZ (le Forze Speciali Russe), Kung Fu e Taijiquan. Attiva è stata la partecipazione dei visitatori alle lezioni esclusive presentate dalla ILMAS ed anche al convegno svoltosi sabato mattina. Grande successo ha ottenuto l’esibizione finale alla quale hanno partecipato, oltre al M° Iobbi, gli istruttori, gli allievi principianti e i gradi avanzati della ILMAS.
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Roseto dal Belvedere
Una camminata in collina per guardare il sottostante panorama è stata da sempre un’attività e una meta appagante. Intanto perché una bella passeggiata fuoriporta, anche nel passato, permetteva di uscire dal centro abitato e ritrovare i profumi e i suoni della natura. Ma spesso perché queste sortite erano legate a incontri “furtivi” con le ragazze o i ragazzi e solo per questo valeva la pena tentare la mini scampagnata. Roseto annovera molte foto di questi “fuoriporta”, cioè del paese visto dall’alto di un colle. Nel caso che vi proponiamo, l’immagine è una delle più conosciute perché ritrae il belvedere appena sopra la zona centrale cittadina, esattamente nei pressi dove c’era (e c’è tuttora) l’abitazione conosciuta come “la casa gialla”. L’altezza della visuale non è eccessiva, ma basta a far vedere sullo sfondo il campanile della chiesa di S. Filomena (oggi Ss. Maria Assunta): la foto dovrebbe risalire agli anni tra le due guerre. Le balaustre sono nello stile littorio, che richiamavano in quegli anni i parapetti del lungomare. Oggi le protezioni belle e preziose del tempo non ci sono più, sostituite da una ringhiera in ferro: mancano anche le panchine, ma in compenso ci sono... le carte per terra.
Abruzzo Irish Festival: che successo! Nella seconda edizione più di 30mila presenze e tanto divertimento
di Arianna Mazzitti
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uccesso più che meritato per la seconda edizione dell’Abruzzo Irish Festival: i ragazzi dell’organizzazione erano certi dell’ottima riuscita. Più di dieci brand di birra, un catering organizzato e tanto street food. Musica folk irlandese e italiana, con un gruppo d’eccezione durante la serata di sabato: i Flidder’s Green. Una irish breakfast di tutto rispetto e un boccale di birra scura per iniziare al meglio le giornate irlandesi a Notatesco. Pullman organizzati sono partiti proprio dall’Irlanda, dalla Germania e da tutta Italia. Un successo scritto, considerando la grinta e la determinazione degli organizzatori. Marco Pacifico, presidente dell’associazione Innocent Smith, ha raccolto tutti i complimenti e le approvazioni da parte del grande pubblico.
L’evento è in lizza per il Premio “Italive” per le manifestazioni di qualità. Le critiche negative, di certo, ci sono state, ma se non sono costruttive muoiono nella bocca di chi le smuove. (Foto di Domenico Di Giandomenico)
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Inchiesta: D-Day
Oltre la metà dei lampioni del lungomare Sud non è in regola Solo il 45% è in buono stato: gli altri sono arrugginiti oppure pericolanti o addirittura sono già caduti e mai rimpiazzati
I
l lungomare di Roseto è la cartolina da offrire al turista. Non diciamo nulla di nuovo, tanto è importante quel tratto di strada e di passeggio: appare pertanto anche pleonastica l’affermazione iniziale. Da sempre le varie Amministrazioni comunali hanno cercato e cercano di tenerlo al meglio, alle volte riuscendoci e altre meno, a seconda della centralità che si dà a questa parte della città e dei fondi che a essa vengono dedicati. Spesso quando si parla di lungomare l’accento è posto al tratto tra le due rotonde, tralasciando (ingiustamente) e ponendole in seconda linea le due zone periferiche, che ormai non lo sono più da decadi, dal momento che sia in viale Makarska sia nell’area del porto turistico insistono numerosi campeggi, frequentati da diversi “globetrotters” delle vacanze. La nostra inchiesta ha “fotografato” da vicino i tanti lampioni da viale Marche fino alla zona della foce del Vomano. Il focus è stato volutamente indirizzato in questo tratto di strada, dal momento che l’unica illuminazione pubblica arriva da questi pali, a
differenza di altri tratti del lungomare in cui c’è anche l’ausilio di lampade più basse poste nella zona del passeggio. Non abbiamo guardato tanto il funzionamento delle lampade, quanto la struttura stessa del supporto per vedere in che condizione è attualmente. E qui sono venute fuori molte sorprese, alcune decisamente negative. Dei 64 lampioni solo 29 (45,32%) hanno avuto il bollino verde, cioè appaiono
(almeno esteriormente) integri e spesso sono stati sostituiti rispetto a quelli originali collocati alcune decadi fa. Risultano arrugginiti alla base ben 19, cioè il 29,68% (bollino giallo), mentre 8 (12,5% bollino rosso) sono pericolanti, con la ruggine perforante che sta minando la base: il rischio è che i lampioni stessi possano cadere da un momento all’altro. L’incolumità delle persone, in questi casi, è veramente a rischio. Infine altri 8 pali (bollino nero) non ci sono più, nel senso che c’è solo la buca dell’installazione, poiché già abbattuti per cedimento della base. Si evince, così, che la situazione non è affatto delle migliori, con oltre la metà delle strutture che presenta problematicità e che il rischio caduta è dietro l’angolo. Occorre un intervento mirato, in cui ai pali arrugginiti venga posto un anello di rinforzo, cambiate del tutto le strutture malandate e rimpiazzate quelle già cadute. Passeggiando da quelle parti i turisti (ma anche i locali) potrebbero avere una brutta impressione, vale a dire pensare che ci siano persone che trascurano la parte più importante della città. (WDM)
LEGENDA DEI LAMPIONI:
= = = =
in buono stato; arrugginito alla base; pericolante; inesistente.
D-Day è per gli americani il giorno più lungo. La definizione fu usata per descrivere lo sbarco in Normandia del 1944 e la doppia “D” iniziale è una specie di onomatopea che allunga la dizione (come la cantilena dei bambini) e questo dà il senso della dilatazione del tempo. Per noi, invece, sta a significare il “giorno lungo dell’inchiesta”, un modo per relazionarci con il territorio. Le altre inchieste del “D-Day” sono state (tra parentesi il numero di Eidos in cui sono state pubblicate): Strade comunali (40); Cassonetti (53); Scuole rosetane (124); Giardini pubblici (125); Piazze (126); Campi da calcio (127); Palestre e campi da basket (128); Asili nido (129); Luoghi d’incontro (130); Palme abbattute (202).
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ks r a h S seto
Ro
foto: Andrea Cusano
SQUALI CON POCO RODAGGIO
ti Maggit di Luca
Venerdì 25 settembre amichevole al PalaMaggetti contro Latina e presentazione della squadra, domenica 4 ottobre esordio in campionato in casa contro Treviso
A
Yankiel Moreno
ncora una settimana e poi sarà di nuovo campionato per il Roseto, ai nastri di partenza del Girone Est della Serie A2. Finora il precampionato degli Sharks è stato andato benino quanto a risultati, visto che ci sono state le affermazioni contro le squadre di
Bryon Allen
Serie C Silver del Teramo, di Serie B di Pescara, Vasto e Ortona e di A2 di Rieti, mentre due sconfitte sono arrivate prima dalla squadra di A2 del Siena e poi da quella di Serie B del Campli. Più dei risultati, però, in precampionato conta la quantità di giorni in cui la squadra lavora insieme e al completo e su questo aspetto, purtroppo, le notizie non sono buone. Infatti, dal raduno del 19 agosto, la squadra ha praticamente sempre lavorato a ranghi incompleti, sia a causa della mancanza del secondo giocatore straniero sia a causa di giocatori acciaccati. Il primo allenamento con anche Kyle Weaver, secondo giocatore statunitense firmato dopo Bryon Allen, c’è stato soltanto lunedì 14 settembre, anche se la squadra ha lavorato a ranghi comunque incompleti, stante l’assenza degli acciaccati Marulli e Borra. Il play Marulli ha giocato le amichevoli contro Teramo e Pescara, saltando poi quelle con Vasto, Rieti, Siena, Campli e Ortona. Il centro Borra, invece, ha giocato soltanto contro il Teramo, prima di bloccarsi per
Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere
Kyle Weaver e Sylvere Bryant
una sospesa ernia lombare. L’ultima amichevole è prevista contro la squadra di A2 del Latina, allenata da Franco Gramenzi, venerdì 25 settembre al PalaMaggetti alle ore 19. Sarà l’occasione di vedere a Roseto per la prima volta Kyle Weaver, che nel torneo di Campli ha mostrato sprazzi di classe pura. Nell’occasione, la società ha comunicato che avverrà anche la presentazione della squadra, essendo stata cancellata la classica serata all’Arena 4 Palme. Poi, domenica 4 ottobre al PalaMaggetti, sarà tempo di campionato contro il forte Treviso di coach Pillastrini e del figlio d’arte Davide Moretti, che quando non gioca vive con papà Paolo, mamma Mariolina e il fratello Niccolò proprio a Roseto.
Tony Trullo
Basket foto: Ciamillo & Castoria
ti Maggit di Luca
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& Arbi
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LUIGI LAMONICA: L’ARBITRO DIVENTATO UN SIMBOLO Il rosetano d’adozione ha diretto Spagna-Lituania, la sua quinta finale di Campionato Europeo
on sono solo i bomber alla Cristiano Ronaldo a potersi permettere la “manita”. Domenica scorsa l’ha sfoggiata anche un arbitro di basket, fuoriclasse assoluto nel suo lavoro. Parliamo dell’abruzzese Luigi Lamonica, pescarese di nascita e ormai da qualche anno cittadino rosetano, che il 20 settembre ha diretto da primo arbitro la finale del Campionato Europeo fra Spagna e Lituania, vinta dagli iberici allenati dall’italiano Sergio Scariolo, al quale Lamonica non ha esitato ad affibbiare un tecnico durante la partita. L’internazionale, che ha esordito fra i professionisti a 28 anni e diretto la prima finale Scudetto a 31, il prossimo 18 dicembre compirà 50 anni e andrà in pensione per limiti di età al termine della stagione 2015/2016. Quindi il campionato continentale – la cui fase finale si è giocata a Lille, in Francia – è stato il suo ultimo, incoronandolo ancora una volta “Mister Europa” degli arbitri, visto che ha diretto la sua terza finale europea consecutiva (dopo Lituania 2011 e Slovenia 2013) e la quinta in totale, tenendo conto anche della prima in Svezia nel 2003 e di quella a Belgrado del 2005. Numeri eccezionali, che diventano incredibili se si pensa che nessun altro arbitro italiano oltre lui ha diretto una finale di campionato europeo maschile. Lamonica, in compenso, ha fatto di più, molto di più, visto che ha anche diretto – fra le gare più importanti – una finale del Campionato Mondiale (Turchia 2010, USA-Turchia, anche in questo caso unico italiano finora ad avere l’onore), 2 Semifinali Olimpiche (Pechino 2008 e Londra 2012), 21 Finali Scudetto e 8 di Coppa Italia. Ci sarebbero poi le finali delle cop-
Lamonica, Belosevic e Ryzhyk il giorno della finale
Lamonica con Pau Gasol
Lamonica e il fallo tecnico a coach Scariolo in finale
pe internazionali minori e dei tornei giovanili, ma l’elenco è troppo lungo. Insomma, un palmares più unico che raro, per un professionista orgoglio italiano, abruzzese e rosetano che non ha ancora finito. Infatti, lo attende la sua ultima stagione nazionale in Serie A e quella internazionale, fra Eurolega e altre coppe continentali. Poi, teoricamente, potrebbe esserci anche la chiamata per le Olimpiadi
di Rio 2016, anche se è difficilissimo che la federazione internazionale lo chiami ancora dopo Pechino e Londra. Comunque, è probabile che Luigi Lamonica un pensierino all’olimpiade brasiliana lo stia facendo, anche perché al suo sterminato elenco di allori, che a oggi lo vede aver diretto oltre 650 gare in Serie A e 550 in competizioni internazionali, ne manca uno solo: la finale olimpica.
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Luigi Lamolinara
È stato tra i più bravi meccanici rosetani, con officine all’avanguardia. Le vicende dei campi di concentramento germanici lo segneranno, soprattutto quella volta che non riuscì a trattenere un bisogno impellente di fronte a un militare tedesco di William Di Marco
Da ragazzino si formò dal maestro Guido Recinelli, che gli insegnò i primi segreti dei motori. Poi venne la guerra e l’esperienza come meccanico vissuta in Francia. Quando tornò, aprì subito un’attività sotto casa e da lì partì l’avventura delle riparazioni. Altri tempi, anche perché negli anni ‘50 e ‘60 la diatriba era tra alfisti e lancisti, le auto che facevano sognare gli Italiani. E il nostro Luigi era pronto a tenerle sempre a puntino
ricordi L Luigi Lamolinara
a vita è una cosa seria, ma ha anche dei risvolti ilari. È qualcosa che va presa con coscienza per la sua complicanza, però le sfaccettature più divertenti ci danno un po’ il senso di ciò che stiamo facendo. Apparentemente è un forte contrasto, tuttavia stiamo parlando della stessa medaglia in cui le due facce più che contrapporsi, si completano. Così se si è rinchiusi in un campo di concentramento in Germania e si è nel periodo dopo l’8 settembre del 1943, ciò che si prospetta davanti è solo cupezza e tristezza, dolore e rabbia. Soprattutto se per arrivarci ti sbattono sopra un vagone bestiame, dove si è stipati come sardine e l’unico sostentamento è un pezzo di lardo con un tozzo di pane, gettato come se di colpo la trasformazione in porci omerici della maga Circe si fosse avverata in un drammatico presente. Ebbene, se la vita ci riserva questo tratto di esistenza, allora bisogna essere forti e trovare anche l’aspetto gioioso per non essere sommersi dai brutti ricordi. Luigi Lamolinara (leggete Gino che è meglio) tutto questo l’ha vissuto veramente e quando oggi rammenta quei momenti, ha ancora la forza di riderci su, come se fosse stato un alunno dispettoso, che per vendicarsi di qualche maestra intransigente ne combina una veramente grande. E il fatto è questo. Giunto in quei lager tedeschi - dopo che fu fatto prigioniero a Venezia, lui appartenente alla Marina Militare italiana - che molto avevano di girone dantesco, doveva d’urgenza espletare un bisogno fisiologico. Non urinava forse da un giorno intero e appena vide la latrina, cioè una distesa di paglia, diede sfogo alla sua esigenza. Non sapeva, il povero Gino, che quei luoghi si potevano utilizzare solo di notte. A quel punto arrivò un soldato tedesco, munito di mitra, che con voce minacciosa lo riprese e lo strattonò. Il nostro si girò di scatto e bagnò il germanico controllore, non potendo fermare quella inarrestabile fuoriuscita liquida. Oggi ci ride e lo fanno anche i familiari che sentono per la prima volta questi racconti, ma allora il povero rosetano deportato fu preso a male parole e minacciato: per
questo trascorse dei momenti drammatici. Subito dopo fu fatta un’adunata e Gino era convinto che fosse per ciò che aveva commesso, ma per sua fortuna il militare colpito dal gettito non lo riconobbe e la cosa finì lì. Ecco, Lamolinara è stato un po’ tutto questo condensato di vita vissuta, di esperienze drammatiche che sono state prese anche nel verso giusto. E se c’era da soffrire per ciò che stava avvenendo, di contro in lui prendeva corpo l’idea che bisognava trovare, anche nel dramma, l’aspetto positivo. È un dato caratteriale che non tutti hanno, ma che per il nostro protagonista risulterà determinante per farlo diventare non solo uno dei primi meccanici sulla piazza rosetana, ma anche uno dei più bravi. Sapeva riconoscere bene un difetto del motore al solo sentirne il rumore. “Allora le macchine si sfasciavano con molta facilità - ci dice con il sorriso che non lo abbandona mai e sfatando uno dei tanti luoghi comuni delle automobili di una volta - e per noi era tutto lavoro in più che dovevamo fare”. Ricorda così tutti i passaggi, dalla prima officina in cui ci entrava a malapena una sola vettura, alla realizzazione della sua casa con annesso un grande laboratorio al piano terra, per poi passare a una struttura di ben 450 mq. cosa veramente avveniristica se pensiamo che stiamo parlando degli anni ‘70. Il racconto ha inizio e il nostro Gino adesso assume i panni del protagonista. Il microfono è pronto e il taccuino pure. Via Bologna a Roseto ha rappresentato molto per lei. Sono nato il 27 marzo 1923 in una casa al numero civico 6, cioè quasi a ridosso di via Nazionale. Mio padre Orazio, muratore, era originario di Rosburgo. Mia madre, Regina Caldarelli, era invece di Torre de’ Passeri e faceva la sarta a casa. Si erano conosciuti tramite una cugina di mio padre e così, dopo sposati, vennero ad abitare in quella che era la casa paterna. Misero al mondo quattro figli, vale a dire Matilde nel 1921, poi c’ero io, dopo nel 1926 Antonio e infine Vania nel 1928. Erano anni difficili, ma non si stava male, anche se il nostro futuro era un po’ segnato, nel senso che dovevamo andare a imparare un
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Roseto, inizi anni ‘30, via Bologna: la famiglia Lamolinara. Da sin. Vania e Luigi Lamolinara, Regina Caldarelli, Orazio, Matilde e sotto il piccolo Antonio Lamolinara. Seduta nonna Anna
Venezia, 1942. Luigi Lamolinara al centro con due commilitoni
mestiere. Ma prima venne la scuola. Certo e sono anni che mi ricordo. Frequentai la scuola Elementare di via Milli, tranne l’ultimo anno in cui ci trasferirono nell’odierna via Tevere, di fronte la Tercas e vicino la ferrovia. I maestri furono Mataloni, Di Furia e Angelini. Devo dire la verità: a me la scuola non piaceva e spesso venivo anche cacciato dall’aula. Mi sembrava una perdita di tempo e così me ne andavo a caccia di uccelli e in giro per il paese. Quando i maestri mi espellevano, mio padre mi riprendeva e mi portava di nuovo a scuola, dove avevo stretto amicizia con Vittorino D’Eugenio e Pasquale D’Eustacchio, che rimarranno miei compagni per tutta la vita. Comunque arrivai con grande sacrificio alla V Elementare e non vedevo l’ora di finire. Così giunse il momento di trovare il mestiere del mio futuro. Scelsi di fare il meccanico, anche perché allora era una professione che molti volevano intraprendere: lo sarà anche per le decadi future. Andai “sotto mastro”, come si diceva allora, e la scelta ricadde su uno veramente bravo, cioè Guido Recinelli. Avevo già tredici anni e rimasi con mastro Guido fino al militare. L’officina si trovava in via Triboletti, nei pressi del supermercato che in seguito aprirà la famiglia Zitti. Da lì ci trasferimmo vicino via Latini, di fronte all’attuale calzolaio. Gli spazi erano stretti, ma allora le esigenze erano minime. Le macchine in circolazione erano veramente poche e si riparava tutto, compreso i camion. Avevamo bisogno di più spazio e così ci trasferimmo vicino la Villa Ponno, poi Villa Comunale, dietro l’abitazione del dott. Di Donato. Gli spazi erano maggiori e l’officina di Racinelli lì ci rimase per parecchi anni. Intanto stava per arrivare la chiamata militare. Avevo 19 anni e partii per Venezia. Eravamo nel dicembre del 1942 e mi assegnarono alla Marina, esattamente al Maridepo (Deposito Crem Marina). Dopo ci trasferirono a Pola alla scuola sommergibili e vi rimasi per circa sei mesi. La destinazione successiva fu Fiume e incominciammo a fare delle incursioni notturne per individuare i sommergibili inglesi. Di giorno dovevamo studiare, ma né io né i miei compagni eravamo entusiasti di farlo. Un giorno il Capo mi chiamò e da un libro che ci avevano dato da leggere, estrasse delle domande: “Come fa un sommergibile a immergersi?” era il quesito e io di rimando: “Non lo so”. Mi mandò in cattedra e ancora insisteva: “Hai aperto mai il libro?” e io: “Sì, l’ho aperto, ma per vedere le figure”. Capii di che pasta ero fatto, tuttavia non mi risparmiò una dose doppia
Francia, 7 maggio 1947. Luigi Lamolinara, a destra, con il proprietario dell’officina in cui lavorava
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III serie
Roseto, chiesa della Ss Maria Assunta, 21 ottobre 1953. Il giorno del matrimonio tra Luigi Lamolinara e Maria Riti
di esercitazioni. Il nostro era un compito molto delicato e bisognava essere integri sotto il profilo fisico. Non bisognava avere difetti alla vista, avere dei denti sani e tante altre cose, perché una volta che ci si immergeva, non ci si poteva permettere di stare male, soprattutto per delle cose che si potevano evitare. Così fummo mandati a Napoli per una visita accurata e per avere l’idoneità: divenni cannoniere armarolo. Stiamo intanto nell’estate del 1943. Ritornammo a Pola, ma in pochi giorni cambiò veramente tutto. Venne l’8 settembre e i Tedeschi ci fecero prigionieri. Ci riportarono a Venezia e a quel punto inizia un’altra storia. All’orizzonte ci sono i campi di concentramento in Germania. Sì è così, ma ovviamente non lo sapevo. Ci caricarono su un treno, esattamente un vagone bestiame, ci chiusero come se fossimo animali. Verso l’Austria ci diedero un pezzo di lardo e un tozzo di pane nero. Lo divorammo, tanta era la fame. Quando fummo in Germania, dopo un lungo viaggio, ci fecero scendere e ci sistemarono nelle baracche. Arrivammo di sera e dormimmo per terra. La mattina dopo eravamo distrutti e io avevo delle esigenze corporali impellenti. Così trovai una latrina e feci il mio bisogno. A quel punto arrivò un soldato tedesco che era di guardia, con il suo mitra: mi diede una spinta. Non feci in tempo a fermare la fuoriuscita di urina e così lo bagnai tutto. Si mise a urlare e a strattonarmi. Rientri nella baracca e subito dopo ci fu un’adunata. Credevo che fosse per me, per punirmi, ma quando fecero la rassegna, il militare non mi riconobbe e me la scampai. Furono giorni terribili. Rimase sempre nello stesso posto? No, all’inizio ci misero a lavorare lungo i binari di una ferrovia in costruzione. Poi cambiai zona e andai in un posto nei pressi di un fiume. Non mi ricordo come si chiamasse, so che noi eravamo impegnati in uno zuccherificio e dopo la raffinazione, dovevamo portare il carico sui treni merci. Intanto eravamo all’inizio del 1944 e fummo trasferiti in un altro campo di concentramento, questa volta in Belgio. Eravamo controllati direttamente dalle SS. Il nostro lavoro consisteva nello scavare per un cantiere forse stradale. Di quel periodo belga ricordo che cominciammo a mangiare il pane bianco, portato dai civili che lavoravano con noi. Come paga ci davano un marco al giorno e quindi ci potevamo permettere una focaccia più raffinata. Ma avevamo sempre fame, così andavamo nelle fosse dove buttavano i resti del mangiare delle truppe tedesche e prendevamo la pasta e le patate che erano ancora buone.
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Roseto, 2006. La famiglia Lamolinara al completo. Da sin. in piedi: Maria Riti, Piero, Mauro; sotto Luigi e Regina
Dello sbarco in Normandia si ricorda qualcosa? Agli inizi del 1944 fui trasferito ancora. Questa volta ci toccò un campo di concentramento posto in Normandia. Anche lì facevamo lavori di consolidamento delle strade. Tre mesi dopo, siamo nei primi giorni di giungo, gli Americani e gli Inglesi sbarcarono e noi fummo costretti alla ritirata. Mi ricordo che con un cingolato dovemmo trainare un carro armato che era stato bombardato, con dentro ancora i cadaveri rimasti imprigionati. Erano scene frequenti in quei frangenti. Mi ricordo che i bombardamenti erano fitti e dovevo cambiare sempre la posizione, per ripararmi dalle incursioni aeree. Bisognava essere svelti nel capire da dove arrivavano i velivoli, per trovare protezione dietro i muri. Dopo poco, per fortuna, fummo liberati e così per noi la guerra finì. Fu uno strazio, ma io non mi ero mai perso d’animo. Nonostante tutto, non rientrò a Roseto. Andò proprio così. Rimasi in Normandia in una masseria di un contadino che, in cambio del mio lavoro in campagna, mi dava da mangiare. Poi andai ad abitare da un Bergamasco che coltivava i funghi e io spaccavo la legna. Sapendo che in Italia avevo fatto il meccanico, mi trovò il lavoro presso un’officina. Così andai ad abitare in una pensioncina e il mio soggiorno si prolungò fino agli inizi degli anni ‘50. D’estate tornavo a Roseto, anche perché sapevo usare la trebbiatrice e mi chiamavano per questo. Non mi facevo pagare e tutto quello che mi dovevano lo tramutavano in farina, che lasciavo alla mia famiglia. Poi giunse il momento di aprire un’officina per conto suo. Esatto. Era il 1952 e sotto casa, sempre in via Bologna, aprii il mio primo laboratorio. Quegli anni furono veramente difficili, con poche macchine e un Paese da ricostruire. La strada davanti la nostra abitazione non era asfaltata e finiva in aperta campagna. La chiesa del S. Cuore ancora non era stata costruita e io, quando dovevo riparare le auto, mi mettevo all’aperto, con la schiena direttamente sui sassi, per vedere da sotto il motore. Giunse il momento di metter su famiglia. Accadde un po’ tutto all’improvviso. Conoscevo da piccola Maria Riti che abitava proprio di fronte a noi, nella dipendenza di villa Filippone. Era la figlia dell’autista. Poi, quando tornai, vidi che si era fatta bella, per me più graziosa e formosa della sorella gemella (i familiari - compresa la moglie - ridono all’unisono, perché Gino spiega quali erano le forme a cui faceva riferimento). Ci sposammo il 21 ottobre 1953 e il 28 luglio dell’anno successivo arrivò il primogenito Mauro. Poi l’8 settembre 1955
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III serie
Roseto, Hotel Liberty, 2014. I nipoti con i coniugi Lamolinara. Da sin. Stefano Irelli, Luigi e Barbara Lamolinara, Maria Riti (sopra), Francesca e Luigi (sopra) Lamolinara, Anna Chiara e Marianna (sopra) Lamolinara, infine Caterina Irelli
nacque Piero e infine il 5 gennaio 1966 venne al mondo Regina. Intanto il lavoro cresceva. È vero. Così nel 1960 decisi di fare una nuova officina. Comprai un appezzamento di terra vicino a dov’ero, ma in via Nazionale numero 474, dove oggi mio figlio ha un negozio di ricambi per auto. Sotto inaugurai un moderno laboratorio e sopra costruii l’abitazione per la mia famiglia. In quel tempo le macchine iniziarono a diffondersi e va detto che si rompevano con facilità. I lavori principali erano quelli del cambio dell’olio e delle marmitte, del rifacimento del motore e delle testate. A differenza di oggi, la componente meccanica era molto più fragile. Divenni officina autorizzata Autobianchi e poi Innocenti. Riparavo anche i camion e avevo clienti che venivano da tutta la provincia. Poi nel 1972 feci un altro passo importante. Costruii ex novo un grande opificio di 450 mq dietro il palazzo di Monti, con sopra degli appartamenti. Divenni riparatore ufficiale dell’Alfa Romeo, una marca che ho sempre apprezzato, anche se la Lancia la ritenevo più innovativa. Una macchina veramente robusta era la Fiat 1300-1500, indistruttibile. Tanti ricordi della sua Roseto e tanti giovani apprendisti che sono passati sotto di lei. Roseto nel tempo è cambiata e secondo me in meglio, anche se il rischio delinquenza è aumentato. Dei giovani penso che spesso non hanno voglia di lavorare. È la cosa che dico soprattutto ai miei sette nipoti: occorre sacrificarsi. Una volta venivano i genitori a chiedermi di far lavorare gratis i loro figli, pur di imparare loro un mestiere. La domenica addirittura mi portavano a casa i polli. Ho avuto tanti lavoranti, ma uno è rimasto più degli altri. Parlo di Marino Di Sante che in seguito, insieme al cognato Attanasio Berardinelli e al nipote Giuseppe, ha aperto una sua officina, oggi molto conosciuta. Quindi, chi ha voglia di lavorare si fa strada da solo. L’ultima frase non è di certo una massima, ma è il sunto di un’esperienza lunga e articolata. Luigi Lamolinara ha trovato sempre una soluzione ai tanti problemi, sia che venissero da quei luoghi cupi e tetri della Germania nazista sia che giungessero dalla ridente Rosburgo che gli diede i natali. È il carattere dei tipi forti di una volta.
P. S. L’intervista è stata realizzata il 12-8-2015. L’1-9-2015 Luigi Lamolinara è deceduto. Ai familiari vadano le condoglianze della redazione di EidosNews.
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Intervista doppia - 2
Le due nuove presidi degli Istituti Superiori
si presentano alla comunità rosetana Anche le Scuole Superiori del luogo, tra le più grandi in assoluto dell’intera provincia, da quest’anno hanno due donne alla guida dirigenziale. In pratica oggi Roseto ha quattro dirigenti scolastici “rosa”, se consideriamo anche le altre due degli Istituti Comprensivi (Elementari e Medie) delle quali parlammo l’anno scorso. Adesso è il momento delle proff. Sabrina Del Gaone (oggi al Moretti, ma proveniente dall’Istituto C. di Alba Adriatica) e di Elisabetta Di Gregorio (oggi al Saffo, ma proveniente dal Moretti)
1) Dove è nata e quando è venuta a Roseto? Del Gaone - Da sempre abito a Roseto, anche se ho aperto gli occhi all’ospedale di Giulianova. Per tanti anni sono stata a S. Lucia con i miei, poi quando mi sono sposata sono andata a vivere un anno a Ferrara e di nuovo nella nostra città, questa Sabrina Del Gaone volta nella zona nord del paese. Di Gregorio - Sono nata a Notaresco, ma da quando mi sono sposata, cioè il 9 dicembre 1984, abito a Roseto nella zona della rotonda sud di fronte al mare, a due passi dalla spiaggia, luogo che frequento d’estate con assiduità. 2) Quale è stato il suo percorso prima di diventare dirigente scolastico a Roseto? Del Gaone - Ho insegnato per sedici anni nella Scuola Primaria di Scerne e un anno a Pagliare di Morro d’Oro. Nel frattempo avevo fatto il concorso da dirigente, che mi ricordo molto accidentato, in quanto prima annullato e poi ripristinato. La prima sede come preside l’ho avuta l’anno scorso ad Alba Adriatica e quest’anno eccomi al Moretti, una scuola importante e complessa che sto imparando ad apprezzare. Di Gregorio - Ho iniziato a insegnare Educazione Fisica, oggi Scienze Motorie, nel 1979. Il primo incarico lo ebbi a Como, poi Ancona, Ascoli e infine Atri. Dal 1989 fino al 2007 sono stata docente al Liceo Saffo, per poi, una volta superato il concorso, diventare dirigente scolastico al Moretti di Roseto. Quest’anno ho voluto cambiare e tornare al Saffo, una realtà che conosco bene e che mi ha dato la possibilità di formarmi come insegnante. 3) A scuola qual era la sua materia preferita? Del Gaone - Un po’ tutte, ma amavo particolarmente la Filosofia, grazie alla prof.ssa Conversano. Apprezzavamo questa disciplina, perché lei ci spronava a porci continuamente delle domande. Di Gregorio - L’Italiano: mi dava la possibilità di esprimere tutte le mie intime emozioni e sensazioni con quello che
allora era il tema tradizionale. 4) Quante ore al giorno, di media, studiava? Del Gaone - Tantissime, soprattutto all’università prima a Teramo e poi a Camerino. Alle volte andavo avanti senza orario, in prossimità degli esami. Di Gregorio - Alle Superiori almeno quattro ore al giorno. Me lo Elisabetta Di Gregorio ricordo bene perché ero in collegio a Teramo dalle suore e lì c’erano veramente poche alternative. 5) Qual è stato il suo percorso scolastico? Del Gaone - Le Elementari le ho seguite a S. Lucia con la maestra Palmerina Valentini, le Medie alla Romani e le Superiori all’Istituto Magistrale “Silone” di Roseto. Poi due anni a Teramo a Giurisprudenza e altrettanti a Camerino dove mi sono laureata con il massimo dei voti. Prima dell’insegnamento ho ottenuto il praticantato notarile (notaio Di Gianvito) e il praticantato legale (avv. Fabio Celommi), dopo ho conseguito anche l’abilitazione all’insegnamento nelle Superiori in Diritto ed Economia. Per il periodo dell’insegnamento mi preme ringraziare alcune figure di riferimento, come Gaetano e Pasquale Avolio e Iolanda Iannetti. Di Gregorio - Ho frequentato la I Elementare a Notaresco, poi mi sono trasferita a Teramo, dove ho completato il ciclo di studi delle primarie e le Medie alla Savini. In seguito mi sono iscritta alle Magistrali della Milli, sempre nel capoluogo aprutino. Successivamente mi sono laureata a L’Aquila, conseguendo il diploma Isef, integrato con la quadriennale a Urbino. Poi ho seguito il Master per dirigente scolastico presso l’Università di Teramo, frequentando il corso ad Atri, ottenendo l’abilitazione nel 2005. Due anni dopo, come già accennato, la mia prima esperienza da preside all’Istituto d’Istruzione Superiore “Moretti” di Roseto. 6) L’aspetto che più di tutti le piace della scuola. Del Gaone - Il rapporto con gli alunni, soprattutto in quei casi difficili che avevamo a Scerne con la “Casa Famiglia
Madre Ester”. Voglio esprimere un grazie a due colleghe di allora, Gabriellina Montani e Adele Spinelli. Di Gregorio - Da sempre il contatto umano con i ragazzi, con i quali riesco a stabilire un feeling positivo, sdrammatizzando le situazioni dove è possibile, ma al contempo spronandoli. 7) L’aspetto che le piace meno. Del Gaone - I canali burocratici nei quali siamo stretti. Con essi la spersonalizzazione della scuola, dove sempre più si diventa numeri e dati. Di Gregorio - L’aspetto formale, in cui trionfa la burocrazia, spesso problematica da seguire e farraginosa. Tutto questo, spesso, significa una perdita di tempo prezioso. 8) Qual è la differenza tra i giovani della sua generazione e quelli di oggi? Del Gaone - Credo che la differenza maggiore sia nella comunicazione e nei rapporti umani. I ragazzi potrebbero dare molto, ma sovente si schermano dietro l’incomunicabilità. Sembra che non ci sia più un positivo passaggio di sentimenti tra loro, come se non desiderassero nulla. Di Gregorio - Tante. La principale, tuttavia, è che la mia generazione aveva uno stimolo maggiore verso lo studio, visto come rivalsa sociale. Adesso si vuole tutto e subito, senza il giusto spirito di sacrificio. Insomma, lo studio è sempre meno un traguardo importante. 9) Una cosa che introdurrebbe subito nella sua scuola. Del Gaone - Un servizio di psicologia scolastica a disposizione di studenti e famiglie. E poi, ma è un mio cruccio, introdurrei la “didattica degli scacchi”, un modo per far
33 riflettere gli alunni. Di Gregorio - Scuola aperta la mattina e il pomeriggio come luogo di incontro e di crescita personale, dove non fare solo lezioni e creare uno spazio per una comunità aggregante. 10) Se dovesse definire oggi, con un solo termine, le famiglie degli alunni direbbe che sono: più esigenti; più competenti; più rassegnate; più accomodanti verso i figli; oppure... Del Gaone - Più accomodanti e allo stesso tempo troppo miopi. La verità è che c’è una richiesta di aiuto da parte dei nostri figli e non sempre questa viene recepita. Di Gregorio - Molto esigenti e accomodanti verso i figli. Pretendono molto dalla scuola, come la risoluzione dei loro problemi. Ecco perché c’è una emergenza educativa. 11) Il nostro sistema scolastico crescerà se... Del Gaone - Se la scuola torna ad essere centrale nel pensiero di molti, dalle famiglie agli amministratori. Di Gregorio - Se lo Stato decide di investire risorse nella scuola, al di là dei proclami dei politici. Importante è la formazione del personale docente. 12) Che cosa rappresenta per lei Roseto? Del Gaone - È il paese dove sono cresciuta. Mi piace al punto che ho portato un friulano di Udine, cioè mio marito, a stabilirsi qui, sottraendolo prima a Bologna e poi a Ferrara. Di Gregorio - Roseto è il luogo dove ho scelto di vivere ed è depositaria dei miei affetti familiari. Con il tempo mi sono affezionata in modo totale. (WDM)
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Intervista doppia - 2
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Premiazione del 6° Concorso Letterario Nazionale
Città di Cologna Spiaggia
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abato 29 luglio nella bellissima cornice della Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi, alla presenza dell’amministrazione comunale, dei rappresentanti della Provincia e di un pubblico numeroso si è concluso con la premiazione dei vincitori il 6° Concorso Letterario Nazionale “Città di Cologna Spiaggia” patrocinato dal Comune di Roseto degli Abruzzi, dalla Provincia di Teramo e dalla Regione Abruzzo. Novità di quest’anno, la sezione racconto breve: in gara non solo poesie in lingua e in vernacolo ma anche racconti di vasta tipologia, passando dal genere drammatico a quello di guerra e di critica sociale. Non sono mancati riferimenti a tematiche che hanno evidenziato i più svariati aspetti dell’emotività umana. Il concorso si è chiuso con oltre 300 elaborati di alta qualità letteraria pervenuti da tutta Italia, molti dei quali scritti da giovani autori.“L’importante è che i giovani ci siano al richiamo della scrittura - afferma la componente della giuria Santina Rampa - perché la loro presenza è garanzia di futuro per la nostra letteratura e per le funzioni che essa svolge come riflessione sulla vita, sui costumi, sulla lingua e sulle forme espressive”. Sono risultati vincitori per la sezione in lingua i seguenti poeti: 1° Maria Rosaria Perilli di Firenze con la poesia “Nuda in tacchi”; 2° Marinella Paoletti di Colli Del Tronto con la poesia “Brividi d’amore”; 3° Roberto Mestrone di Torino con la poesia “Missili in giardino”. Per la sezione in dialetto: 1° Roberto Ciavarro di Roma con la poe-
sia “Quanno er sole scotta”, 2° Alessandro Valentini di Roma con la poesia “Erberpaese”, 3° Ireneo Gabriele di Caterina Diani Recchia di Pianella con la poesia “Puhesije de speranze”. Per la sezione racconto: 1° Enzo Quaranta di Torremaggiore con l’opera “Il passaggio a livello”, 2° Paola Marrancone di Bellante con il racconto “Il fior di loto”, 3° Marco Bottoni di Castelmassa “Articolo 18”. Il premio speciale giovani è andato a Chiara Screpanti di Montegranaro con la poesia “Fragile”. L’Associazione, unitamente all’Amministrazione comunale e all’associazione Il Faro conferisce alla poetessa Franca Prosperi un riconoscimento per meriti letterari acquisiti in campo nazionale, consegnandole la Rosa d’argento simbolo di Roseto degli Abruzzi. Come per le edizioni precedenti, la selezione delle opere è stata affidata ad una giuria competente ed imparziale, composta da: il professore e poeta Vittorio Verducci di Notaresco, la dirigente scolastica Santina Rampa di Roseto degli Abruzzi, la poetessa Fulvia Marconi di Ancona, la scrittrice Lorena Marcelli di Roseto degli Abruzzi, la professoressa Addolorata Di Giallorenzo di Roseto degli Abruzzi, la poetessa Elisabetta Freddi di Senigallia ed il poeta Giovanni di Girolamo di Bellante. “Si è evidenziato un contenuto nuovo, diverse le opere nelle quali vengono trattati temi a sfondo erotico-sensuale mai defluenti nella volgarità - afferma la presidente dell’associazione Il Faro Irene Gallieni - ciò denota una tendenza letteraria sempre più diffusa. Un ringraziamento va agli enti patrocinanti e a tutti i soci che si sono adoperati per la buona riuscita dell’iniziativa”. Maggiori informazioni sul sito www.associazioneilfaro.org.
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Lamentele di una turista Cara redazione di Eidos, ho sovente pensato che Voi foste la “parte” buona di Roseto, incaricata di illuminare il bello di un passato cui dobbiamo certezza valoriale e capacità autentiche cui si guarda con rinnovato rispetto... Io, che da quando sono nata vengo al mare in questa bellissima cittadina, mi sento invece il “pezzo” cattivo e ve ne spiego le ragioni: ho trovato i Rosetani “ignoranti” più di sempre! Nullo o quasi il rispetto delle regole (bici contromano e sui marciapiedi, toni di voce molto alti al mattino presto o durante la notte, senza quindi il più piccolo rispetto verso chi considerava Roseto un luogo in cui riuscire a riposare, rumori di ogni tipo quali, ad esempio, quelli per risistemare i contenitori per la raccolta differenziata...). Ho trovato una Roseto più sporca di sempre! Come è pensabile, d’estate, che l’organico sia ritirato solo due volte a settimana (anche dopo il Ferragosto)? Come si può consentire che le strade non siano regolarmente spazzate? Via Matteotti, che costeggia la Villa Comunale, ha radici che hanno divelto la strada ed aiuole divenute lettiere! E siamo in centro! Il 16 agosto, alle 11, non è stato più possibile avere il piacere di mangiare i bomboloni, come da tradizione... Terminati! Il peggio, però è
stato constatare il mancato garbo degli “addetti ai lavori”, scocciati sufficientemente per aver lavorato molto! Poi sacchetti della spazzatura lasciati un po’ ovunque. La noia dell’imposizione di Palo Alto: comprendo l’utilità dell’informazione pubblicitaria, ma al mare si gradirebbe essere rilassati e non stressati da forti volumi che impediscono la naturale conversazione. Poi ancora mamme che dicono ai bimbi: “Fai la piscia al mare”. Poi due soli impiegati agli sportelli della Posta centrale, nessun supermercato in centro che osservasse orario continuato. E chi non avesse disposto di un’automobile o di una bicicletta per andare da Oasi o alla Conad o chissà dove? Pattumiere del lungomare ancora “colme” alle ore 10 del mattino. Cantieri e martelli pneumatici alle 7 o alle 14. Qual è il riposo? Eboli, non Roseto! Sempre peggio, cara redazione! Ineducazione a tutta! Voi potete fare molto! I Vostri scritti arrivano nelle case ed hanno modo di sensibilizzare i rosetani che dovrebbero sentire il piacere di tornare al rispetto di “quel” modo antico, ma capace di veicolare buon senso ed identità precisa. Un saluto a tutti Voi, sperando che le cose possano veramente cambiare. Lettera firmata
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Bilancio positivo per gli
“Infopoint” turistici a Roseto L’iniziativa è stata realizzata dal Comune in collaborazione con l’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Vincenzo Moretti” e con il locale Ufficio di Informazione e Accoglienza turistica (I.A.T.)
È
stata un’esperienza molto proficua e positiva quella del servizio di “Info Point Turistico” realizzato dal Comune di Roseto degli Abruzzi in collaborazione con l’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Vincenzo Moretti” e con il locale Ufficio di Informazione e Accoglienza turistica (I.A.T.) della Regione Abruzzo. Come confermato durante un’apposita conferenza tenutasi presso l’Aula Magna del “Moretti”, sono stati numerosi gli accessi ai quattro punti informativi (in Piazza Olimpia, nei pressi del Palazzetto dello Sport; sul Lungomare Celommi, dinanzi al Lido “La Lucciola”; all’inizio di viale Makarska e a Cologna Spiaggia) nel periodo dal 1 al 31 agosto 2015. A gestirli, lungo tutta la giornata, sono stati oltre una ventina di studenti seguiti dai loro tutor che, grazie alla convenzione stipulata tra il Comune e la scuola per il progetto di alternanza scuola-lavoro, hanno “intercettato” i turisti in arrivo a Roseto degli Abruzzi fornendo loro informazioni utili e generali, prima accoglienza, materiale informativo su storia e iniziative varie presenti sul territorio. “Sono convinto sia stata una valida occasione di crescita e formazione che ha consentito agli studenti coinvolti di mettere in pratica le competenze acquisite nel campo dell’accoglienza turistica” ha sottolineato il Sindaco di Roseto degli Abruzzi, Enio Pavone. “L’Istituto “Moretti” si conferma, ancora una volta, un valido partner ed una scuola di alto livello sia per quanto riguarda l’offerta formativo che per quanto concerne la qualità del corpo docente che non ha mai fatto mancare, seppure fosse piena estate, il proprio supporto ai ragazzi. Per la nostra città è stato un piacere essere rappresentata da questi
giovani studenti che vogliamo ringraziare, assieme ai loro tutor ed ai docenti, per il contributo offerto”. Sono stati circa 300 gli accessi unici ai vari Info Point con quello sul Lungomare Celommi che è stato il “più gettonato”. Tra le domande più frequenti quelle sugli eventi estivi a Roseto degli Abruzzi e nei comuni limitrofi, sugli spostamenti, con particolare attenzione agli orari dei mezzi pubblici e privati, richieste di informazioni sui ristoranti e sui piatti tipici, con approfondimenti sui prezzi dei vari locali. Qualcuno ha chiesto di poter prenotare il servizio taxi, altri hanno voluto saperne di più sulle spiagge libere e sui servizi offerti dai balneatori. In generale, come confermato dai ragazzi impiegati, turisti e rosetani hanno molto gradito il progetto. “Siamo molto soddisfatti dei risultati e delle prospettive del progetto di alternanza scuola-lavoro e vogliamo ringraziare il Comune e lo I.A.T. per la bella opportunità che hanno dato ai ragazzi di confrontarsi sul campo nell’accoglienza turistica”. Questi i nominativi degli studenti dell’Istituto “Moretti” che hanno prestato servizio presso gli Info Point e hanno ottenuto l’attestato di partecipazione ed i crediti formativi relativi al progetto: Del Bono Dino (4^B Sia), Orsini Alessia (3at), Fanì Martina (4^A Graf), D’Ambrosio Claudia (3at), Fidani Fernando (4^B Cat), Iannetti Gloria (3at), Pigliacelli Vanessa (3^A Tur), Montese Sara (2^B Afm), D’eugenio Sabina (3^B Tur), Rimbotti Gaia (2^A Graf), Pela Giulia (2^A Graf), Locoverde Letizia (4^B Pia), Frezza Martina (4^B Pia), Quaranta Gloria (4^B Pia), Amico Giorgia (5^A Tur), D’Attanasio Giusy (3bt), Snoriguzzi Giada (3^A Tur), Vagnozzi Martina (4^A Graf), Pichler Sefora (3^A Tur), Barigelli Lorenzo (5bt).
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Musica
A Pineto, il primo Campus Musicale Estivo, ha fatto scoprire i migliori talenti in erba del sassofono Una serie di concerti, nei luoghi più importanti della città
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al 28 agosto sino al 3 settembre si sono tenuti i concerti di sassofono, nell’ambito del primo Campus Musicale Estivo che si è svolto nella cittadina e precisamente nei locali della Scuola Media di Scerne, organizzato dall’associazione musicale “Nuove Vedute”, con la collaborazione del Comune di Pineto. Per otto giorni, i giovani musicisti si sono esercitati durante la mattina e il pomeriggio con docenti provenienti da vari conservatori d’Italia, sotto la direzione artistica del prof. Luciano Ciavattella, in tutte le attività che riguardano il sassofono, mentre la sera si sono esibiti in varie performance. “La musica è il vero linguaggio universale. Siamo pertanto lusingati di aver ospitato nella nostra cittadina questa iniziativa - ha dichiarato il Vicesindaco Cleto Pallini - che auspichiamo sarà la prima di un lungo percorso da portare avanti assieme anche per gli anni a venire”. “Il 1° Campus Musicale estivo ha donato un valore aggiunto alla Città di Pineto - ha aggiunto il Consigliere Sabrina Pavone - abbiamo, inoltre, molti luoghi suggestivi dove i ragazzi hanno
potuto esprimere al di Martina Franchi meglio le proprie performance”. Tra queste il concerto del “Trio di sax e pianoforte” tenutosi il 28 agosto nella splendida cornice di Villa Filiani. Un trio tutto abruzzese all’interno del quale spicca il nome di una cittadina pinetese, Valeria Vignola che, assieme ad Aurora Merciaro e Francesco D’Astolfo, anch’essi talentuosi studenti del conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara, ha eseguito un mix di alcuni brani del repertorio di musica classica per sassofono ed alcune delle più note colonne sonore di famosi film; il pubblico per l’occasione era formato da oltre 300 persone. “Accomunati dalla stessa passione - hanno dichiarato i ragazzi del trio - desideriamo portare la musica classica oltre le mura del conservatorio, per far conoscere le caratteristiche di uno strumento che coniuga le qualità di chiarezza del suono degli strumenti ad ancia con la potenza degli ottoni”. In occasione del Campus, è stata, inoltre, allestita a Villa Filiani la mostra di sassofoni d’epoca realizzati a fine ‘800 nella Maison Sax in Belgio, a cura del M° Gilberto Monetti. (Foto di Stefano Vignola e Roberto Santoprete)
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Musica
Uno tsunami di Musica ha inondato la
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usicisti da tutto il mondo hanno dato una nuova veste alle Abbazie con musiche di ogni epoca e stile, creando quel filo diretto di emozioni tra musicista e pubblico che vive nelle grandi sale da concerto. Di volta in volta sono emersi aspetti nuovi e strumenti diversi che hanno permesso di godere della fenomenologia del suono come di un viatico costante ed emotivo. Dall’alchimia sonora del Duo Scaramouche (Massimo Di Gaetano- chitarra e Angelo Turchi- sax) al pianoforte di Asia Di Gianvittorio e Danila Tomassetti, al concerto delle sinestesie delle arpe di Benedetta De Simone e Sara D’Amico, al ciclo per violino solo con le giovanissime Veronica Bogic (Ser-
bia), Maria Kutagina (Siberia), Belle Ting (Taiwan), Gaia Trionfera (Italia), al concerto della provocazione con la fisarmonica di Fernando Mangifesta, al ciclo per pianoforte solo con Simone De Baptistis e Carlo Michini e con l’imminente Masterclass del M° Aquiles Delle Vigne (a Canzano dal 26 settembre al 3 ottobre), è stato riscoperto ogni aspetto della Musica. L’invito del Direttore artistico M° Carlo Michini a godere dell’ascolto con passione e generosità è stato accolto favorevolmente da un pubblico che ha avuto modo così di contrapporre la lentezza dell’ascolto alla frenesia e al rumore della quotidianità. La manifestazione è stata realizzata dall’Associazione Luzmek-Arte e Cultura e dal Cenacolo della Musica, in collaborazione con ITACA-Associazione per lo sviluppo locale e promossa dall’Unione di Comuni Colline del Medio Vomano. Scenario dei Concerti è stato il territorio che racchiude l’itinerario turisticoreligioso di “Valle delle Abbazie” www.valledelleabbazie.it e le sue splendide architetture. Musica e spiritualità si sono intrecciate in questi luoghi ricchi di storia e di arte dando vita a esecuzioni che, come ricorda il Maestro Aquiles Delle Vigne, sono “un’attività divina che non si realizza solamente al di sotto delle nostre dita ma, anche e soprattutto, al di sopra delle nostre teste”.
Segui la Valle delle Abbazie su
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ricominciano gli allenamenti per la
minibasket roseto
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opo l’estate, ed i fasti della XXIV Edizione del Trofeo Ministars nella mitica Arena 4 Palme, ricominciano gli allenamenti per la scuola Minibasket Roseto. Tantissimi sono stati quest’anno i nuovi iscritti, giovanissimi appassionati che non hanno saputo resistere al richiamo della palla a spicchi. Lo Staff, diretto dal Professor Saverio Di Blasio, è oramai super collaudato, e pronto a seguire i giovani “baskettari” anche in questa nuova avventura stagionale: ci sono gli allenatori Elena Cherenkova, Gianluca Di Gianvittorio, Antonio Evangelista, Salvatore Gullotto, Piero Tulli, e la new entry Luigi de Bernardi, che ricoprirà il ruolo di coach dell’Under 16; con loro, anche la fisioterapista Nicoletta Barone, ed il dirigente accompagnatore Franco Biraghi. Con così tanti partecipanti, anche quest’anno sono state composte squadre molto nutrite, per tutte le categorie giovanili previste, grazie anche alla collaborazione con la Virtus Roseto del Presidente Sergio Maggetti: Baby, Pulcini, Scoiattoli, Aquilotti ed Esordienti per quanto riguarda il minibasket; per il settore giovanile invece, l’Under 13, Under 14 Under 15, Under 16 ed Under 18. Siamo così diventati nel corso degli anni, un gruppo numeroso ed unito, dove bambini e bambine, ragazze e ragazzi, possono coltivare la loro genuina passione per la pallacanestro, e perché no, magari anche il loro piccolo sogno di diventar un giorno, campioni. Quel che è certo per ora, è che i tanti momenti di allegria, stanno pian piano cementando le amicizie non solo tra i ragazzi, ma anche tra tutte le famiglie coinvolte, col risultato di esser sempre presenti nei vari tornei con i nostri ragazzi, che sul parquet raccolgono spesso grandi soddisfazioni. Sicuramente questo è l’aspetto migliore della nostra attività. E se volete far provare ai vostri figli il brivido della palla a spicchi… venite a trovarci in Palestra! Per informazioni: Saverio Di Blasio: 339/166.9250 info@minibasketroseto.it
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di MARIO GIUNCO
Cultura
CONCISI E PRECISI Quando si parla e si scrive, la chiarezza è un dovere etico. Il “Breviario di scrittura civile” di Gianrico Carofiglio insegna a schivare i pericoli più insidiosi
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erché lo slogan di Berlusconi “ho scelto di scendere in campo” ha funzionato e quello del senatore Mario Monti “ho deciso di salire in politica” no? Perché l’immagine bersaniana del “partito –ditta”, esemplificata sul berlusconiano “partito-azienda”, si è rivelata controproducente per la sinistra? Perché altre similitudini spiritose, sempre di Bersani, come “tre prosciutti non ci vengono fuori da un maiale” (per mostrare scetticismo verso la legge finanziaria) o “una mela attaccata al ramo, che viene giù quando c’è un cestino nuovo che la prende su” (sul concetto di consenso), suscitano ilarità? C’è in proposito un gustoso articolo di Umberto Eco, “Il senso di Bersani per la metafora”. Perché “yes, we can” “sì, noi possiamo”, lo slogan di Obama, creato per giunta all’indomani di una sconfitta elettorale, è un colpo di genio, di rara efficacia, a differenza della pallida e poco felice pseudotraduzione italiana, attribuita a Veltroni, “si può fare”. Che, solo per la sostituzione dell’impersonale “si può fare” alla prima persona plurale “sì, noi possiamo”, è un’imitazione mal riuscita, che tende ad allontanare, più che a coinvolgere, l’elettore? Perché Matteo Renzi usa tante/troppe metafore ( la metafora è una specie di paragone: invece di dire “la luna è ‘come’ una frittata in cielo”, si dice che “la luna è una frittata in cielo”) che si riferiscono a soluzioni energiche, se non violente, del problema: “caterpillar”, “rullo compressore”, “asfaltare”, “rottamare”? A questo e a simili quesiti risponde, tra l’altro, il libro di Gianrico Carofiglio, magistrato, ex parlamentare e scrittore di successo (l’avvocato Guerrieri è una delle sue creature più riuscite), “Con parole precise. Breviario di scrittura civile”, appena pubblicato da Laterza . E’ un libro che fa onore all’editore: la carta è degna di questo nome, i caratteri sono chiari e leggibili, è rilegato, soprattutto le pagine sono cucite e si possono aprire tranquillamente, senza che si squadernino alla prima lettura. Si legge con piacere e divertimento. Non solo, anche con un po’ di pena. Tanti sono gli esempi illustrati, da meditare e non imitare. Chi non si è imbattuto in frasi del tipo “tale problematica investe pesantemente il problema”? Per Carofiglio – e non solo per lui - non è possibile pensare con chiarezza, se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza. La parola confusa è
un ostacolo alla libera circolazione delle idee. “Parlare oscuro ognuno lo sa fare, chiaro pochissimi”. Le principali ragioni: pigrizia del gergo, narcisismo, esercizio del potere. La lingua diviene così “sacerdotale e stracciona in cui formule misteriose e ridicole si accompagnano a violazioni sistematiche della grammatica e della sintassi”. Un esempio è quella dei giuristi “in cui l’oscurità non necessaria è cifra stilistica. (…) La celebre espressione (attribuita a Giovanni Giolitti) per cui la legge si applica ai nemici e s’interpreta per gli amici rischia, allora, di diventare qualcosa più che una battuta”. La seconda parte del volume è un manuale pratico di “scrittura civile, cioè a un tempo efficace e democratica, per le professioni del potere”. Qualche consiglio? Le virtù della “scrittura leale”: “Uno scrittore leale in ogni frase che scrive si farà perlomeno quattro domande, così: ‘Che cosa sto cercando di dire? Con quali parole lo esprimerò? Quale immagine o modo di dire lo renderà più chiaro? Questa immagine è abbastanza fresca da avere un qualche effetto?’ E probabilmente se ne porrà altre due: ‘Potrei dirlo più brevemente? Ho scritto qualcosa di bruttezza non necessaria?’” E ancora: usare sempre soggetto, predicato e complemento, come insegna la negletta analisi logica; niente parole inutili, linearità, concretezza, uso appropriato di sinonimi e contrari. Si ponga attenzione a riferire bene le “parole degli altri” nei verbali ( chi ha pratica, ad esempio, di quelli dei consigli comunali, quando gli interventi si trascrivono parola per parola, sa che l’omissione o l’aggiunta di una virgola alterano completamente il senso di una frase). A decifrare i gerghi o il lessico criminale, come quello di “Mafia Capitale”, in cui le tangenti sono “stecche” e i debiti “strisciate”. A tradurre, operazione in cui spesso si fraintende, e con conseguenze tragiche, come nel caso del marocchino M. Fikri, arrestato per un errore di comprensione linguistica. Si parla infine della diversa percezione delle parole “giustizia” e “legge”. Esempi illustri: Francesco De Gregori, che canta “Cercavi giustizia, ma trovasti la legge” e Pinocchio, che va dal giudice a denunciare di furto il Gatto e la Volpe. Il giudice – racconta Collodi -, quasi commosso, suona la campanella e sentenzia: “Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione”.
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Nutrizione
Sei rossa... come un di Simona Ruggieri
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peperone
Grazie ai livelli molto alti di vitamina C, i peperoni svolgono un ruolo prezioso per l’alimentazione e per la salute, anche se consumati in piccole quantità
riginario delle Americhe ma coltivato in tutto il mondo, l’ortaggio di cui vi voglio illustrare le caratteristiche appartiene alla famiglia delle Solanacee: il peperone! I peperoni possono essere classificati in base alla piccantezza (piccanti e dolci) e alla forma (costoluti, a corno e schiacciati); quelli più consumati in Italia sono sicuramente il peperone quadrato di Carmagnola, il quadrato d’Asti, il quadrato di Nocera, il cuoriforme di Capriglio, il sottile Cornetto di Pontecorvo e l’uncinato di Senise. Sono tra gli ortaggi a maggior contenuto idrico, pari a circa il 92,3%, apportano 1 g scarso di proteine per 100 grammi di prodotto, circa 0,3 grammi di grassi e 4,2 grammi di carboidrati. Le fibre sono quasi 2 grammi per 100 grammi di prodotto e le Kcal a mala pena 25. Sono una fonte di potassio e fosforo ma
apportano anche molta vit.A e vit. C. Grazie ai livelli molto alti di vitamina C, i peperoni svolgono un ruolo prezioso per l’alimentazione e per la salute; anche se consumati in piccole quantità (a crudo, come ingrediente in un’insalata mista) o cotti (la cottura può distruggere fino al 60% di vitC). Una porzione di 50g di peperoni crudi contiene più di 60 mg di vitamina C, il 75% della razione giornaliera raccomandata (RDA). Nonostante i tanti aspetti positivi, il peperone si caratterizza anche per la presenza di capsaicina, una sostanza che assunta in dosi eccessivamente elevate può essere tossica per alcuni mammiferi, tra cui l’uomo. A dosi non dannose però, può provocare la tipica sensazione di bruciore ma, eliminando i semi e la placenta del peperone, che sono i veri contenitori della capsaicina, l’ortaggio risulterà molto più digeribile!
La ricetta del giorno: uova ai fiori di peperoni! Ingredienti per 6 pomodori: 4 uova, peroni colorati, sale, pepe, olio evo.
Lavare i peperoni, scegliendo con cura quelli che hanno la forma più frastagliata, tagliarli a fette e privarli dei semi e della parte centrale: creare una specie di fiore! Poneteli in una padella antiaderente ben calda con un po’ di olio evo e fateli scottare da entrambi i lati. Una volta girati, ponete all’interno di ciascun peperone un uovo, facendo attenzione a non rompere il tuorlo. Salate e pepate e servite caldi!
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Alla riscoperta del vivere sano Successo per l’iniziativa “Essere il cambiamento, benessere a 360° che si è tenuta nella sede dell’associazione Brucare Onlus di Bruno Petrini ed organizzata da “Positiva-Mente”
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rande successo nel week-end scorso per l’iniziativa “Essere il Cambiamento – Il Benessere a 360°”, manifestazione organizzata dalla rete di professionisti teramani “Positiva-Mente” nella sede dell’Associazione “Brucare Onlus”, in Contrada Piane Vomano, nella zona industriale di Roseto. Nel corso della due giorni si sono registrate numerose presenze sia durante i laboratori ed i seminari mattutini, che hanno riguardato cibo sano, buone pratiche legate alla nutrizione, terapie con gli animali, gestione dello stress e benessere psicofisico, che nel corso degli incontri e dibattiti pomeridiani e serali alla presenza di professionisti ed esperti dei vari settori. Sabato pomeriggio il sindaco Enio Pavone ed il suo vice ed assessore all’Agricoltura Maristella Urbini hanno preso parte all’interessante seminario dal titolo “Scegliere, Valorizzare, Guadagnare” nel quale sono state presentate tutte le iniziative messe in campo, nel corso dell’ultimo anno, dall’Amministrazione comunale in materia di rilancio dell’agricoltura, benessere animale, tutela del territorio e del patrimonio ambientale. Nel corso della serata l’amministrazione comunale ha incontrato la Comunità Eritrea nell’Abruzzo e la sua rappresentante, Seium Rahel, partecipando con loro al cosiddetto “Rito del Caffè”. “Vogliamo fare i nostri complimenti all’associazione “Brucare Onlus”, al Presidente Bruno Petrini, al suo Vice Carlo De Lauretis
ed a tutti i professionisti della rete “Positiva-Mente” che hanno lavorato sodo per realizzare questo stupendo evento che non solo ha richiamato tantissima gente, da appassionati a semplici visitatori, ma ha anche offerto dei validissimi spunti di riflessione sui quali ci siamo ripromessi di tornane”, ha commentato il primo cittadino rosetano. L’evento ha permesso dunque di conoscere la comunità Eritrea in Abruzzo e le sue tradizioni. Un mondo ricco di fascino e tradizioni, ma soprattutto una realtà ben integrata sul territorio con la quale nascerà presto una collaborazione istituzionale. Pavone ha invitato i rappresentanti della comunità Eritrea a venire in visita a Palazzo di Città. “Iniziative come queste, che propongono tematiche e riflessioni interessanti”, ha puntualizzato la Urbini, “rappresentano un arricchimento cultura importante per il nostro territorio e le nostre realtà. Personalmente ho partecipato a diversi seminari, laboratori ed appuntamenti e ho potuto così scoprire un mondo ricco e variegato, un’attenzione al cibo di qualità ed a “km 0”, al recupero del benessere psicofisico ed al ritorno ad una vita più sana e semplice che credo sia una buona base, anche per la nostra società, per ripartire. L’auspicio è che, anche grazie agli amici della “Brucare Onlus”, possano ripetersi esperienze di questo tipo, che rappresentano un arricchimento culturale e umano per il nostro territorio”.
il giornalista Piergiorgio stacchiotti
ha partecipato al workshop in diretta su sport italia
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utta la Redazione di Eidosnews, è lieta di complimentarsi con uno dei suoi ex collaboratori “storici”, Piergiorgio Stacchiotti, per aver partecipato alla settima edizione del Workshop Live in Giornalismo Sportivo, organizzato da Sportitalia. Questo ambito del giornalismo è stato da sempre l’ambizione di Piergiorgio ed è per questo che tutti noi, certi della sua preparazione, gli auguriamo di continuare a realizzare tutti i suoi sogni. Tanti auguri Stacchiotti! Martina Franchi
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I nostri assessori devono sapere... Carissimi assessori, avrete smaltito gli effetti della “grande abbuffata” di prodotti del mare dopo la rievocazione della sciabica e quelli etilici della mostra di Montepagano, nel frattempo speravo che avreste fatto adottare iniziative a finché le cose funzionassero un pochino meglio nell’ultima fase di vacanze. Sopraffatti nel vestire i panni di anfitrioni ad ogni evento godereccio, le cittadine limitrofe ci scippavano di forze di polizia, uffici ed il 118: quindi mettete da parte gli effetti spot delle vostre comunicazioni evitando le grosse gaffes di questo ultimo periodo e cercate di recuperare qualcosa: come Vi siete comportati fino ad ora non vi fa apparire credibili. Veramente pensavate che con l’assunzione provvisoria di 4 vigili il 12 di agosto ed il proclama del Primo Cittadino “ed ora tolleranza zero!” di risolvere i veri problemi? Sabato 27 giugno: conferenza stampa per annunciare la realizzazione e la distribuzione presso tutte le attività commerciali del depliant con l’elenco giornaliero delle manifestazioni del mese di giugno e luglio, ma si è dovuto attendere una settimana per averne una copia. Per iniziativa di privati, a cui va il mio plauso, nel mese di giugno le due nazionali under 19 ed under 20 di pallacanestro si sono allenate presso gli impianti cittadini ed hanno disputato ben 2 tornei internazionali: conferenza stampa in Comune ma … nulla è trapelato sui media e quindi si è giocato in un palazzetto vuoto ed addirittura il 13 giugno è stata autorizzata in piazza Olimpia una manifestazione di tutt’altro genere nelle stesse ore delle partite. Assessore allo sport … perché è accaduto? So che non risponderà! forse avrebbe difficoltà anche ad organizzare una gara di biglie per ragazzini sulla spiaggia? La nostra cittadina è stata l’antesignana della promozione turistica tramite lo sport, ma lo avete dimenticato! Ha visto in uno degli ultimi numeri di Eidos cosa ha fatto il Comune a Matera per un torneo giovanile di minibasket? Anche le luminarie! È stato sbandierato ai 4 venti l’aver ricollocato 4 nuove palme lì dove c’erano quelle che l’avevano resa famosa come “la Scala estiva del basket”. Nell’acquistare le 4 nuove piante, il cui costo varia con la sua altezza, bastava prenderle un metro più basse e destinare parte di quelle risorse per ridare una sembianza accettabile ad un
impianto “sgarrupato” e provvedere anche ad una disinfezione periodica contro le zanzare. Avreste “comparuto” … e reso un minimo di servizio ai nostri figli! Invece alla presentazione del XXXIII torneo di minibasket di Roseto, Ella ha promesso che il prossimo anno l’Arena 4 Palme tornerà al suo antico splendore. Prima di promettere per il prossimo anno, ricordi che tutti i politici, hanno usato l’Arena 4 Palme come punto cardine del proprio programma elettorale per guadagnare un voto in più per poi dimenticare le promesse! Quindi, invece di promettere, si presenti prima con l’atto di acquisizione dell’area unitamente al progetto di riqualificazione ed il finanziato. Benvenuto il regolamento per portare gli amici a 4 zampe in spiaggia, ma molti hanno portato a spasso i loro animali, convinti di essere autorizzati a lasciare i loro escrementi ovunque. Una volta si diceva che “pestare” quel fagottino portava fortuna: qui si è fortunati se si riesce ad evitare la “pescata giornaliera della fortuna”: agli occhi dei rosetani non siete gli amici degli animali ma amici dei maleducati padroni degli animali! Quindi il prossimo anno, nessun proclama di ferragosto, ma provvedete in tempo affinché quando ad inizio estate verranno ridipinte le strisce pedonali sul lungomare non finiscono nei parcheggi e si cerchi che l’intero passaggio venga tutelato e rispettato fino al marciapiedi di via Roma, disponete che nessun stabilimento balneare usi il lungomare come parcheggio di centinaia di bici: questo servizio deve essere ricavato all’interno dell’area in concessione, per cui non la voce grossa ma assumete prima degli ausiliari che controllino o intervengano, senza fare multe, su chi fa abusi come coloro che vanno con gli skateboard sulla pista ciclabile, sui marciapiedi e là dove dovrebbero essere in funzione le famose fontane o sui ciclisti che invadono la passeggiata pedonale. Il prossimo anno, se pensate di continuare a far svolgere il mercato del giovedì su via Celommi, organizzatelo in modo più razionale impegnando personale addestrato a convincere gli “irriducibili indisciplinati” che utilizzando al meglio la cosa comune, vivremmo più sereni le vacanze un po’ tutti a costo zero! Italo di Antonio
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1 anno 19 SETTEMBRE
2015
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