Crinali estate 2012

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ANNO XIX - N. 38 AUT. TRIB. AR N. 18/94 - GIUGNO 2012

estate 2012

www.parcoforestecasentinesi.it

CN/FC 776 2008

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NOTIZIE DAL PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI, MONTE FALTERONA E CAMPIGNA

SOMMARIO pag. 2

• 1000 anni di spiritualità e natura • Pietro Zangheri e la natura in Romagna in 3D • Borsa di studio Museo Zangheri

pag. 3

• Un Parco di gusto • Un Parco per te • Compra una foresta • La Natura per migliore la vita

pag. 4

• Tritoni, salamandre, rospi e rane nel Parco • Il monitoraggio delle popolazioni di rana temporaria nel Parco • Borsa di studio Fauna Minore

pag. 5

• Volontariato nel Parco • Il Parco Nazionale... un luogo di passioni • Progetto Life Wolfnet

pag. 6•7

• Vivere il Parco

pag. 8

• Strutture Informative

pag. 9

• Il Parco dei Ragazzi • La Natura nel quotidiano • Estiva...mente idee in vacanza nel Parco

pag. 10

• Scopri la Natura del Parco: il progetto Dryades • Giardino Botanico di Valbonella • Bramito del Cervo • XIV Settimana Nazionale dell’Escursionismo

Pag. 11

• L’Alta Via dei Parchi • Dove gli alberi toccano il cielo • Riapre il rifugio Città di Forlì • Presentata la nuova carta del Parco

pag. 12

• I prodotti del Parco

Foto di Riccardo Rimondi

Editoriale Cari amici quando questo numero di “Crinali” giungerà nelle vostre mani io avrò concluso il mio mandato di presidente del parco, mi perdonerete quindi se approfitto dello spazio che mi è concesso per salutarvi e tentare una sorta di sintetico bilancio della situazione per questi delicati e importanti enti che sono i nostri parchi nazionali. Gli ultimi anni sono stati difficilissimi e ne abbiamo parlato anche da queste colonne, in particolare nel 2009 / 2010 abbiamo vissuto momenti critici che ci hanno fatto dubitare della stessa sopravvivenza. Abbiamo resistito, riuscendo a mantenere efficienti le nostre strutture, garantendo i compiti istituzionali, inventando risorse per promuovere il territorio e garantire un discreto livello di ricerca scientifica. Se nel 2011 le cose sono andate meglio, grazie anche all’impegno degli uffici e della

Direzione nel proporre progetti e raccogliere fondi, il futuro rimane incerto e legato a prospettive che è difficile pensare rassicuranti stanti le attuali condizioni di crisi generale. In particolare non mi sembra che si sia affermata la consapevolezza, ai vari livelli istituzionali, del ruolo essenziale che le aree protette svolgono non solo a garantire la conservazione di un patrimonio unico, ma anche delle potenzialità che rappresentano per sostenere e rafforzare il tessuto socio economico di aree sacrificate dallo sviluppo tradizionale. Molti segnali ci mostrano che le economie green attivate dalla presenza dei parchi reggono meglio l’urto della crisi. Prendiamo gli esempi dell’ecoturismo, che è in controtendenza rispetto a settori simili, e della valorizzazione delle produzioni locali, che rappresentano ambasciatori preziosi della qualità dei territori e per cui abbiamo attivato un accordo con Legambiente e Slow Food nazionali per la promozione delle eccellenze alimentari dei nostri territori. Ma per far bene questo lavoro abbiamo bisogno di maggiori certezze nei tempi e nella entità delle risorse disponibili (di denaro e umane), ma soprattutto di maggiore autonomia e minore burocrazia soffocante. I parchi sono enti sani, capaci di creare ricchezza, in termini monetari dieci volte quello che consumano. Questi obiettivi le aree protette li hanno già raggiunti, come dimostrano studi recenti, per cui vorremmo che ciò fosse riconosciuto e chiediamo di essere messi in grado di farlo ancora meglio, “liberando” le energie e gli entusiasmi ancora inespressi in questo mondo. E a proposito di energie, in sede di bilancio, vorrei richiamare due elementi di forza “interni” che, insieme alla incredibile qualità ambientale di questo tratto di Appennino, hanno rappresentato

il motore del PNFC. L’abnegazione e la competenza mostrate dal personale. I tagli economici ci hanno costretto ad imparare a fare con meno, a diventare se si vuole più “virtuosi”, a collaborare meglio con gli altri, ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza un supplemento di lavoro di qualità, di professionalità e l’aiuto di persone che sono andate oltre il proprio dovere e l’impegno richiesto. L’ottimo rapporto con il CFS non soltanto nell’espletamento al meglio dei compiti istituzionali, ma anche nella realizzazione di progetti in campo scientifico e promozionale. Voglio terminare con due notizie belle e ricche di speranza per il futuro. Primo si è costituita l’associazione “Amici del Parco” che sostiene l’ente collaborando con esso. Gli ambiti di tale collaborazione adesso sono riconosciuti e sanciti in un protocollo che offrirà nei prossimi anni i migliori frutti di un incontro felice fra gli alti compiti di un’area protetta e la passione e la conoscenza di persone che hanno a cuore la conservazione e la promozione di ambienti straordinari. Secondo vi sono, sul versante toscano, Comuni nuovi che chiedono di entrare nel Parco e altri, già presenti, che sono disponibili ad ampliare la propria parte di territorio al suo interno. Questo è il segnale che siamo riusciti a proiettare una immagine positiva dell’istituzione, in un momento non molto favorevole ai temi della conservazione, e significa che qualcosa di buono si può ancora fare, che esiste modo di “resistere” e di offrire un po’ di speranza per la vita dei parchi e per chi caparbiamente ancora “abita” queste meravigliose terre. Arrivederci su questi sentieri.

Luigi Sacchini


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