Famija Arciunesa Giugno 2011

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Periodico bimestrale - Sped. a.p. 45% - Art. 2 comma 20/b - Legge 662/96 - Filiale di Forlì - Contiene I.P. - Dir. Resp. Carlo Andrea Barnabè Aut. Trib. di Rimini n. 185 del 16/8/80 e del 26/8/92 - Red. e Amm. Riccione - Via Montebianco, 27 - Tel. 0541 643884 Stampa: Litografia La.Ser. Coriano - Grafica: Composet Riccione - Anno XXX- N° 3 - MAGGIO/GIUGNO 2011

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CN/RN0665/2010

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Che ne sarà di me?

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Il primo “Pioniere” riccionese Sta arrivando una nuova stagione estiva, preceduta, sin dal termine della precedente, da infinite polemiche su programmi, investimenti, strategie, atti a catturare l’attenzione dei turisti, convincerli della bontà dell’offerta e, possibilmente, allungare la loro permanenza. Tutti coloro che “sanno” di turismo hanno detto la loro, su tutto e su tutti, su quello che c’è da fare di produttivo e su quello che è inutile. Controbattuti da coloro che ritengono di “saperne” di più e che propongono l’esatto contrario. In mezzo, a far da cuscinetto, un’altra fetta che “pizzica” un po’ dagli uni e un po’ dagli altri. Ciò che accomuna le tre categorie è “accalappiare” ogni occasione mediatica per apparire, subissare gli astanti di chiacchiere, sciorinando idee partorite senza gestazione.

Per costoro l’importante è far parte del minestrone: carota, patata, pisello, s edano, cipolla, zucchina... A nessuno è venuto in mente che manca un elemento... che ancora non s’è “sentito” ...il sale! “Sale” che in queste occasioni significa “amore”. Amore per Riccione. Perchè in tutte le chiacchiere e in tutte le idee che abbiamo sentito dall’autunno 2010 alla primavera 2011 manca il “sale”.Quello che invece possedeva e impiegava, con oculata fantasia e discernimento, don Carlo Tonini, parroco della Perla verde che nel 1868 – cioè la bellezza di 143 anni fa – scrisse e distribuì un opuscolo che decantava il paese di Riccione, i suoi bagni marittimi...e i suoi abitanti. Da prendere come esempio, naturalmente rapportato ai giorni nostri. Leggete... e meditate uomini del turismo!

Cenni sul paese di Riccione e suoi bagni marittimi Per Don Tonini, Parroco di detto luogo, (1868) Il Paese di Riccione nel Mandamento di Rimini a dieci chilometri dai suo capoluogo, giace sulla via Corriera presso il Mare Adriatico in una amena e fertile pianura alla quale sono sopraposte vicine ridenti colline. Un regolare sistema di facili vie Provinciali e Comunali che metton capo a ricchi e popolosi Paesi, ha il suo termine all’immediato, confine del Paese di Riccione. Della sua popolazione di oltre mille e cento anime, una parte è dispersa per la campagna, dedita alla coltura de’ campi, altra parte attende al commercio ed ai mestieri necessari per l’uomo, ed altra si dedica alla pesca sopra sette barche e nove battelli terrieri. I suoi pesci, i suoi crostacei sono con avidità, ricercati per tutta la Romagna, come i più saporiti, segno certo, ed indubitato di una marina la più salubre dei luoghi circonvicini. Una spiaggia sottile, una sabbia tersa, e pulita, una acqua limpida, e color del cielo costituisce nel tutt’insieme i migliori bagni di tutto il nostro litorale. Non i fiumi, nè torrenti che portino ghiaia o sedimento fangoso che quasi è parte dell’attività naturale dell’acqua marina. La nostra spiaggia è sottile perchè affatto manchiamo di quelle fosse, gardoni o voraggini che rendono pericoloso il bagno. La nostra sabbia è pulita e terza. Ossia è che le nostre acque, ed i nostri bagni sono più salubri e proficui che in altri luoghi. Nel nostro paese, non più lontano di un chilometro dal mare, si respira un’aria salubre, e sempre nuova sia perchè è rotta primieramente dal soffio di leggeri venticelli e perchè la materiale posizione del luogo alto ed aperto non mette ostacolo alcuno all’agitarsi della marea dal continuo passaggio dei carri e vetture che da quivi transitano. Forse che di ciò la popolazione che si vede fiorente, è di atletica costruzione, di un bei colorito, sana, è robusta. La tisi, i mali cutanei, la scrofola, il glanulare infesto è da noi affatto sconosciuto. I nostri bimbi al giungere del maggio incominciano a far uso per lor

diporto di bagni marini, e come altrettanti pesci te li vedi snelli, e svelti guizzar nell’onde; e se ritrovano un battello screpolo poggiato alla riva a frotte saltan dentro e via a passeggiar pel mare. Le loro prime occupazioni, e di quasi tutta la giornata si è quella di starsene sulla spiaggia ora per raccogliere legna dal mare gettata al lido, or per raccoglier pesce, o crostacei, e telline. Quello però che fa meraviglia si è il vedere la nostra gioventù che solca il mare di una robustezza meravigliosa. Giovani di circa vent’anni piuttosto pingui che no, di un rosso incarnato che ti sorprende, dì una carnagione bianca ma non affatto candida, lenti nel muoversi, non snelli nelle operazioni, perche tale porta l’arte loro, il lor vestiario, il lor calzare di mare. Se ii vedi in dì festivo vestiti col lor migliore equipaggio li prendi per figli di ben agiati possidenti, gravi nel portamento, diritti nella per-

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OFFERTA TURISTICA giovani i meno flagellati dal male, e prossimi alla guarigione di ritenerli fin tutto ìl prossimo ottobre facendoli abitare in vicinanza al mare, senza bagnature, ma solo con passeggiate in riva, od in batello per vederne forse un risultato finale dopo quel tempo? Dirò fra parentesi, perchè progetto intempestivo, se una libera Società si forma, e fonda in breve tempo un Ospizio pei bagni marini nella rada di Viareggio, che a quest’ora ha speso centoventimila franchi, ed eterna la Istituzione del primo Ospizio marino, perchè a Riccione non si potrà consacrare ed eternerne un secondo? Forsechè i Romagnoli al coraggio non congiungono la filantropia? La Providenza par che conduca l’uomo alle opere di pietà senza volerlo. Due belle case in mezzo al nostro Paese sono da vendersi con un bel grande scoperto, e tutte e due unite per lo prezzo di circa L. 6.500. Le altre L. 3.500 che mancano per arrivare alle 10.000 farebbero fronte alle spese occorrenti per ridurre il locale a stabilimento, e di corredarlo di letti, mobiglio, e biancherie per 50 giovanetti. Coraggio, Signori, vorrem noi esser da meno dei nostri vicini? Vorrem noi lasciarci sopraffare dagli eguali? Se non avremo il merito di essere stati i primi, non abbiamo almeno nemmen la vergogna di essere gli ultimi. Mano all’opera prima che altri prendino il nostro posto di secondi. Si apra una sottoscrizione in un qualche foglio di Bologna, e spero che in meno di un mese l’opera sarà coronata dal suo fine. I cittadini di Bologna in opere di pietà non han bisogno di stimolo, e ciò che più monta si è il vedere alla testa i primi locati. Qual dubbio adunque del felice esito? Il Comitato di Riccione spera di vedere un Signore del Comitato di Bologna accompagnare i bimbi alle bagnature, e che abbia ìl mandato di osservare le abitazioni di collocamento pei medesimi, di vederne la posizione del Paese, la spiaggia, il sito se sia adatto per uno stabilimento, e così portarne le genuine relazioni al Comitato Bolognese, onde prenda in considerazione e cose dette nel presente scritto, e nella sua saggezza prenderne quelle risoluzioni che crederanno al vantaggio della salute dei bimbi scrofolosi, perchè così negli anni avvenire avendo uno stabilimento proprio spenderanno una metà, od un terzo di meno di quello che spendono in quest’anno, e così i signori oblatori avranno un terzo meno di spesa, e sorgerà ancora in questo frattempo una qualche anima generosa che farà un qualche lascito perpetuo a beneficio dello stabilimento de’ bagni marini, che d’altronde non vi essendo, mai, e poi mai, si penserà ad ingrandire, ed arricchire in tanta opera di pietà. In fine una lapide sul bel mezzo dello stabile additerà al passaggio la pia opera di que’ grandi, e generosi Bolognesi che concorsero al ristabilimento della umanità sofferente.

sona, gioviali nel conversare, esprimentisi con enfasi, e ad alta voce. Si crederà forse la loro vita agiata? Eccola. partono alla domenica dopo i divini uffici, vanno al mare, entrano nei loro legni, e salpano per prendere il largo, e fino alla domenica ventura non pongono più piede in terra. Il loro cibo consiste nel pane che ognuno si porta seco, il loro companatico si riduce a pochi e piccoli pesci che entro sottil legno infilono e cuociono al riverbero della fiamma, o mettono in un calderino di terra per una leggera bollitura, e così mal condito se ne danno pietanza. La loro bevanda consiste in 13 litri d’acqua, e due di aceto posta in un vaso di legno, che dal continuo scuotimento della barca intristisce, e addiviene una pessima bevanda. Ad onta di tutto questo, tu vedi una gioventù la più bella, la più forte, la più robusta delle nostre generazioni. S’ha veduto un giovane che fino agli anni 19 è stato sempre malaticcio, e malsano, inetto ad ogni opera. Un nostro medico gli ordinò di andare in mare: detto e fatto; ma per isventura il mare gli originava molte noiosissime nausee di stomaco che mal di mare dicesi altrimenti. Poichè animato a perseveranza, tanto fece che fra più crudeli patimenti ha potuto vincere e superare la malattia. È entrato nella leva di mare; è stato su primi bastimenti della nostra marina italiana; è tomato a casa, e trovasi ora robusto e pieno di salute. Di questi casi ne potrei raccontare non pochi. Ma d’onde ciò? Forse l’aria sempre pura, e nuova che respirano, la semplicità del cibo, la fatica continua, ma moderata, d’esser sempre zuppi dell’acqua marina, l’odor continuo del catrame, le esalazioni del cordaggio, e reti imbevute nelle onde marine, tutto contribuisce alla forza erculea del marinaro, alla sanità, alla robustezza, allo stato fiorente che ti muove invidia. L’unica malattia alla quale van soggettati talvolta si è il vederli col braccio al collo punti dai pesci armati nel farne in fretta la cerna. Da tutto ciò conchiudo che i bimbi di Bologna che verranno a fare i bagni di mare nella nostra spiaggia dopo respirata un paio di mesi di questa aria e all’uso contemporaneo di bagni marini potranno di molto migliorare in salute; che se a tutto questo si aggiungerà l’esercizio del passeggiare due volte alla settimana per mare in battello, radendo la spiaggia, il profitto tornerà senza dubbio maggiore. L’aria sempre nuova che si respira purificata dai venti, l’esalazione del ca­trame che sorge dai legni, lo squotimento leggiero dello scafo percosso dalle scherzevoli onde, la vista di quella immensa pianura di acqua, il continuo venire, e andare dei diversi legni, e da pesca e da carico, lo spesso guizzare de’ pesci li ricrea, li scuote li rallegra a modo che tutto contribuisca all’effetto desiderato di migliorare, cambiarti e risanartti ìl fisico ed ìl morale. Più ancora. Non si potrebbe provare con un paio di

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RICCIONE FUTURA

Nuovo porto: posti barca, chioschi e piazzette di ristoranti, ma di attività che offriranno prodotti differenziati, non in concorrenza con gli esistenti”. Questi moduli, serviranno a ripagare l’intervento, assieme a 1.600 metri quadri di residenziale, sopra via Dei Mille, da concedere alla ditta che eseguirà i lavori. Ed è proprio su questi due punti, soprattutto sull’ulteriore cemento, usato come “moneta” per ripagare il project financing da 13/15milioni di euro, che va avanti la polemica con la minoranza. In quanto ai chioschi, saranno realizzati su due piani: il magazzino, alto 2,40 metri, sotto il livello della strada, e il piano superiore che si eleva di altri tre metri (con terrazza panoramica?). Se confermati tutti sette, i moduli misureranno complessivamente 600 metri quadri. Tre di questi dovrebbero misurare in pianta 8 metri per 3. Non è tutto. Si conta, infatti, di arricchire il porto con due nuove piazze, da costruire sulle scogliere lungo i moli di Levante e di Ponente. Si tratta di due strutture, larghe circa otto metri, capaci di creare un vero e proprio effetto “agorà”. Questo è un altro intervento da sostenere, dal punto di vista economico, con la realizzazione dei chioschi, che saranno intervallati da tre ponticelli tra i viali Bellini e Parini, per favorire la movida da una sponda all’altra del rio Melo. Nives Concolino Gli operatori del porto di Riccione l’hanno spuntata. La darsena sarà riqualificata, ma senza devastare i due stabilimenti balneari che si trovano a Levante, ossia l’89 e il 90. L’idea è stata accantonata per sempre, come quella di utilizzare l’intera piazzetta, davanti al Cavalluccio marino. Gli amministratori comunali ora intendono occuparne solo metà per ricavare quindici/venti posti barca, contro i circa settanta, dei quali si parlava prima dell’estate. Lo spazio rimanente, soprattutto nei mesi freddi, dovrebbe essere riservato a parcheggio. Il disegno, che mentre andiamo in stampa è in fase di definizione, prevede anche dei chioschi in legno, a ridosso del canale su viale Bellini. Si parla di sette, ma gli uffici tecnici, stanno valutando se è possibile limitarsi a cinque/sei. Come ha annunciato il sindaco Massimo Pironi agli operatori dell’area portuale “non si tratta

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RICCIONE FUTURA

Brilla di nuovo l’idea dell’atollo

A Riccione torna in auge l’atollo, da realizzare davanti al porto. Non a caso, il sindaco Massimo Pironi, supportato dallo Studio Buldrini, studia la strada per consentire al Comune di far parte della società del nuovo colosso. L’idea è quella di levare le ancore della parte burocratica entro l’anno. D’altra parte, come tutte le categorie economiche, il primo cittadino è convinto che quest’opera vada realizzata “perché può essere un’opportunità, un elemento di sviluppo per tutta la città, da sempre apripista per le nuove tendenze”. Di recente, intanto, per mettere a fuoco il bando pubblico, che serve a individuare la società alla quale sarà affidata la realizzazione dell’atollo, con il sindaco si sono ritrovati la dirigente al Demanio, Graziella Cianini, lo Studio Buldrini, l’avvocato Franco Fiorenza e il docente universitario Luca Emanueli, direttore di Sealine, laboratorio di ricerca permanente, al quale il Comune aveva destinato 100mila euro per effettuare una serie di studi tra il 2008 e il 2010. Mentre si definiscono gli aspetti legali, l’assessore al Turismo Simone Gobbi mostra la bozza da utilizzare per la

gara e fa sapere che “l’Università di Southampton, città sulla costa meridionale del Regno Unito, tempo fa ha elaborato un primo studio di fattibilità per l’atollo riccionese”. I particolari sono riportati in un rendering che riproduce un isolotto esagonale energetico, imperniato sull’ “Otec”, impianto capace di rendere autonoma per tre quarti la città, sotto il profilo dell’energia. A formarlo sono turbine eoliche e per le correnti marine, campi eliostatici, un convertitore per l’energia dalle onde, un forno solare e una torre per la stessa energia che riflette i suoi raggi su un campo con specchi. Questa idea progettuale tecnico-meccanica, elaborata in modo scientifico con la collaborazione

del professore Louis Vega di New York, secondo Gobbi va fuso con quella che i fratelli Andrea e Stefano Matteoni di Riccione avevano già presentato, quand’era sindaco Daniele Imola. L’atollo, che dovrà fungere anche da barriera antierosione, dovrà essere dotato di attracchi per navi da crociera e altre imbarcazioni (200/300 posti in tutto), alloggi per il personale, fabbriche, uffici, serre e, persino, gabbie per la pescicoltura. L’idea è di costruire anche due strutture alberghiere di alta classe, bar, negozi, un punto di ristorazione, un centro di ricerca marittima con annesso museo Archeomarino e sede di Cetacea. Nives Concolino

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occhio alla spiaggia

Parola d’ordine: rinnovare La spada di Damocle che pende sul rinnovo delle concessioni demaniali a Riccione non frena il processo d’innovazione dell’arenile. Sono diversi i bagnini che quest’inverno hanno cambiato completamente l’immagine delle proprie zone

con servizi all’avanguardia, realizzati con materiali e impianti ecosostenibili. Tra questi, i concessionari delle zone 135 e 136, 110, 109 e 108, 85 e 24. Partendo da Nord, la prima novità è “Balnèa. Goduria da Riccioneâ€?, realizzata nelle zone unificate 135 e 136 che hanno eliminato il 20 per cento di cabine e passerelle. In quest’ultima parte è stata realizzata la nuova area wellness & relax con microambienti marini, ricavati in una serie di cabine allineate e con loggetta. CosĂŹ quella mediterranea con il bagno di vapore tipico delle giornate di Libeccio (tepidarium) e quella col mare d’inverno (frigidarium). Simulano piogge leggere e temporali, nebbia fredda e cascata di ghiaccio, nonchĂŠ la pioggia battente estiva. Realizzate anche tre vasche di idromassaggio, un percorso plantare

con i sassi di Gabicce monte, il bagno di sale e l’area relax con spazio per la lettura, computer e musica. Poi l’altra novitĂ : “Il sole nel cassettoâ€?. Nella zona 135, la casetta del bagnino si è trasformata in un centro estetico, affidato a un’estetista professionale, che con le lampade garantirĂ l’abbronzatura in spiaggia anche con il cattivo tempo. A pochi passi dalla piscina, ampia 49 metri per 20, è rinata anche la spiaggia dei bimbi con mini cabine e minimoscone. Ricostruiti ex novo i bagni 108 e 109 sul lungomare della Costituzione, dove i rispettivi concessionari, Flavio Muccioli e Paolo Zavoli, unificate le loro spiagge su un fronte lungo 90 metri, hanno realizzato il progetto, firmato dall’architetto Andrea Matteoni. A caratterizzare il nuovo stabilimento balneare ĂŠ una piscina a forma di otto, ampia cento metri quadri. E’contornata da una passeggiata - belvedere che si eleva da terra per un metro e venti. Le nuove cabine, una trentina in tutto, vale a dire metĂ delle precedenti, sono

state inglobate in due nuove strutture, a forma di ventaglio, che includono anche cinque/sei bagni per i bimbi con tutti i servizi e mini accessori. Una “Sunbeach�, a dimensione di bambino. Tra le cabine sono stati installati anche quattro gazebo ampi 4,70 metri per 5, riservati a palestra, lettura e relax, punto internet e animazione per bimbi. Poi l’area benessere con tre vasche idromassaggio. Quanto basta a intrattenere piacevolmente i turisti per i quali, come annunciano i due bagnini, si organizzeranno iniziative d’intrattenimento, performance teatrali, corsi e laboratori. E’ realizzata dall’A alla Z con sistemi e materiali ecocompatibili la zona 85 di Matteo Giovanardi, dove le cabine sono state disposte, in parte a ventaglio, dietro la casetta, e in parte in senso longitudinali rispetto la battigia, Queste ultime sono dotate di veranda. Particolare attenzione per i portatori dio handicap che disporranno di passerelle fin sotto l’ombrellone. Nives Concolino

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occhio alla spiaggia

Pontile: novità e nodi da sciogliere Nuova versione per il pontile che allungherà in mare la passeggiata di viale Ceccarini. Dopo l’assemblea con le categorie economiche e i tecnici di parte, la piattaforma è stata ridisegnata in senso longitudinale rispetto alla battigia, e non più obliqua, come si presentava prima. Nel frattempo i pubblici esercizi hanno chiesto all’amministrazione comunale di sostituire il bar e il ristorante con un centro benessere. Proposta che il sindaco Massimo Pironi ha tenuto in considerazione, tant’è che questa possibilità sarà inserita tra i punti del bando, da pubblicare a breve per individuare la ditta esecutrice del Project financing. Se poi la gara andrà deserta, i lavori se li aggiudicherà il Consorzio Romagnolo che, per ora è solo proponente. Al di là delle questioni burocratiche, il primo cittadino dove fare i conti con il suo partito. Mentre ci accingiamo ad andare in stampa, sono ben cinque i consiglieri del Pd che continuano a opporsi all’intervento. Sicché al momento del voto, in consiglio comunale, per il pontile potrebbe scattare il disco rosso. Tanto più che il capogruppo dei socialisti Stelio Bossoli, più volte pubblicamente, ha annunciato voto contrario. Nessuna speranza d’aiuto dall’opposizione. Al sindaco il compito di vestire i panni del “sarto” e ricucire le fratture. A spostare l’ago della bilancia potrebbero essere i chioschi che i bagnini riccionesi chiedono da anni per vendere almeno le bibite nei loro bagni. Proposta cassata per le resistenze dei baristi. I chiringuiti si potrebbero ottenere con una variante al Piano spiaggia che, però, essendo legato al pontile, rischia di rimanere al palo, come, di conse-

guenza, la stessa variante. Tornando alla piattaforma, è stato messo in pratica il suggerimento del professore Alessandro Mancinelli, ordinario di Costruzioni marittime all’Istituto di Idraulica della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Ancona, ingaggiato dalla Cooperativa Bagnini per verificare l’insorgenza di eventuali erosioni. Il professore aveva assicurato che: “I pontili non hanno grande effetto erosivo”. Ha poi specificato che nel caso di Riccione “a creare problemi potrebbe essere la piattaforma che, se realizzata in senso longitudinale, avrà sicuramente un impatto inferiore sulla sabbia. In questo caso le ripercussioni sono pressoché inesistenti”. La vecchia posizione della piattaforma rischiava di creare erosio-

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ne, perché “essendo inclinata rispetto il pontile, poteva formare una barriera permeabile e, quindi, un tombolo, cioè un deposito di sabbia che avrebbe messo in crisi la parte a nord dell’arenile”. Per il resto, secondo Alberto Lamberti, docente di Idraulica all’Università di Bologna, incaricato dal Comune a eseguire un ulteriore studio su eventuali effetti erosivi, ha fatto sapere che l’erosione non interesserà la spiaggia, ma i pilastri dell’opera, per un diametro variabile tra i 60 centimetri e un metro. Ecco perché come annunciato dal comandate della Capitaneria di porto, Saverio Trani “ per motivi di sicurezza, bisognerà vietare la balneazione lungo un corridoio largo 20 metri”. Nives Concolino


ARREDO URBANO

C’è un â€œsalottoâ€? da rottamare

Trasformare viale Ceccarini in una galleria con tanto di copertura per fare shopping come dentro un immenso centro commerciale naturale. E’ una delle tante idee emerse alcune setttimane fa durante il work-shop intitolato: “Riccione il Futuro è...â€? promosso dal Consorzio d’area di viale Ceccarini e da Cna, presenti un centinaio di operatori. Tante le proposte avanzate per cercare una nuova strada che serva al rilancio del viale, da alcuni anni appannato, afflitto come l’intero settore del commercio, da una profonda crisi. Per farlo si è utilizzato di tutto, pescando tra le risorse piĂš fantasiose, dalle torri spaziali ai grattacieli; per alcuni si tratta di <americanate>,come hanno scritto i giornali, che da tempo hanno lanciato l’allarme dopo aver fotografato una situazione a tratti drammatica, segnata dal clamoroso abbandono di attivitĂ storiche. Un esempio fra tutti l’<Abg> della famiglia Mantellato, chiuso dopo decenni a causa anche degli affitti stratosferici richiesti. Tanti gli ospiti accolti in <salotto>, dal docente aziendale Fabio De Ponti, all’architetto Thomas Gambini, al responsabile nazionale della Cna Federmoda, Antonio Franceschini, e al direttore artistico di Riccione Moda Italia, Roberto Corbelli, protagonisti tutti di proposte per ridisegnare il centro della cittĂ . Che ha ancora un forte appeal, sostengono gli esperti. <Questo marchio deve diventare come quello della Coca Cola e della Conad>. Tanti anche i punti neri: la crisi economica,  la durata della bassa stagione, i negozi che hanno ancora le saracinesche, gli spazi vuoti lasciati dalle monomarche, la scarsa presenza di congressisti. Ma, nel ridisegnare la cittĂ , non si ripartirĂ da zero, ha sostenuto De Ponti, visto che il brand creato negli anni, fa di Riccione in termini di qualitĂ dei

servizi/prezzi, la migliore cittĂ , assieme a Capri, Porto Cervo, Portofino e Amalfi. Altro capitolo è lo sviluppo del commercio che, come illustrato da Corbelli passa attraverso le nuove tendenze: tra le piĂš innovative (discutibili o meno) ecco il temporary store, ossia negozi vuoti da riempire pro tempore, gli store container, come quello di Puma, su tre piani, o quello dell’Illy con pareti che aprendosi diventano pavimenti con arredo incorporato. Il suggerimento è poi quello di trovare e creare spazi, come il Block 60, dove proporre anche degli eventi. Un’ultima nota interessa la comunicazione per la quale si suggeriscono i nuovi canali on line, come Facebook e Twitter, programmi in tempo reale per Smatphone e forme di gioco promozionali, da lanciare sempre attraverso i social network. Ma in quella occasione ha fatto notizia la durezza dell’intervento del sindaco Massimo Pironi. <A Riccione servono scelte coraggiose,

ma qui per ogni opera spuntano comitati per il no in ogni viale>. Pironi ha sollecitato gli interventi di riqualificazione per strutture a attivitĂ , riprendendo le osservazioni dell’architetto milanese Alessandro Mendini. <Viale Ceccarini, se tirate giĂš quelle quattro piante, è la realtĂ peggiore che esista - ha detto il sindaco,  in riferimento all’accozzaglia degli stili dei fabbricati, tra i quali diversi non adeguati. <Esistono delle situazioni che non si possono portare avanti all’infinito, ma che si potrebbero anche demolire e ricostruire con il Poc (Piano operativo comunale)>. Pironi insiste: <Bisogna destrutturare, ossia rompere gli schemi classici che facevano parte di un consumare che non c’è piĂš. Ora i nostri riferimenti sono cittĂ come Londra e Barcellona. Il nostro territorio è vocato alla sperimentazione. Dobbiamo anche liberare la spiaggia. PerchĂŠ, lĂŹ, non si può mangiare di sera? Alle 19 i bagni sono tutti chiusi. Io solo per il sole in spiaggia non ci andrei mai>. Da qui la speranza che tutti i bagnini, come quelli che si sono giĂ attivati, diano presto una svolta all’arenile. Ultima tappa Viale Dante e l’Alba, l’idea giĂ preannunciata, per ridare ossigeno al commercio, è quella dell’accorpamento dei piccoli negozi. A riaprire il fronte viale Ceccarini era stato il consigliere del Pdl, Luciano Tirincanti, che aveva proposto di impiegare i soldi incassati con la palazzine date in cambio per il porto per risistemare anche viale Ceccarini. Un’idea accolta con favore in molti ambienti. Un intervento soft sul porto e una riverniciata al viale piĂš celebre della riviera. Due piccioni con una fava, si direbbe in soldoni. Un modo per uscire dalle secche in cui sembra finita l’amministrazione comunale, bloccata sia lĂŹ che altrove.

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ROTARY CLUB

Restaurata la tomba dei Ceccarini Giovanni Ceccarini nasce a Torrice (ora provincia di Frosinone) il 17 ottobre 1823. Egli intraprende gli studi di medicina: nel 1841 frequenta l’ospedale di Pesaro, dove fa pratica di chirurgia, meritandosi gli elogi dei superiori; frequenta anche l’ospedale di Rimini. Nel periodo della spola fra Pesaro e Rimini, apprezza molto le verdi colline, attratto dalle bellezze naturali di quei luoghi, che sovrastano il piccolo paese di Riccione. Il 12 luglio 1844 si laurea in chirurgia a Roma. Successivamente gli viene assegnato l’insegnamento della Anatomia alla Accademia di Belle Arti di Roma. Il 24 agosto 1848 è nominato chirurgo comunale di Roma. Nel febbraio 1849 c’è la breve stagione della Repubblica Romana inesorabilmente stroncata dall’esercito francese: Giovanni Ceccarini

combatte a fianco di Garibaldi e – dopo la disfatta – viene condannato all’esilio. Va in un primo tempo in Oriente, poi a Parigi dove frequenta l’Ospedale Necker e la Facoltà di Medicina. Nel 1854 lascia Parigi e va negli Stati Uniti dove fonda un ospedale oftalmico, essendo poi nominato Commissario di Sanità a New York. Qui conosce Maria Boorman Wheeler che diventerà sua moglie il 15 ottobre 1863. Il matrimonio viene celebrato con rito protestante perché sono di quella religione. Il 9 novembre 1875 viene concesso il passaporto ai Ceccarini, il mese successivo

Tra le 1089 camice rosse anche Giovanni Ceccarini

Giovanni si stabilisce a Roma, ma si divide fra Roma e Scacciano, frazione di Misano Adriatico, situato sulle colline subito all’interno di Riccione. Ha occasione così di assumere insieme alla moglie Maria iniziative di generosa liberalità nei confronti della popolazione locale, prevalentemente costituita da gente povera, contadini o pescatori. Nel 1880 avendo la cittadinanza americana non può assumere la carica di consigliere comunale di Misano Adriatico alla quale era stato eletto. Giovanni e Maria alternano la loro presenza fra Roma e la villa di Torre Rossa che avevano costruito ai confini fra Riccione e Misano. Giovanni Ceccarini cessa la sua esistenza il 3 dicembre 1988, Maria Boorman Wheeler Ceccarini nel 1889 entra a far parte della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Riccione; fonda la Biblioteca Popolare Circolante; nel novembre 1891 realizza l’Asilo Infantile di Riccione, nell’aprile fa iniziare i lavori di costruzione dell’Ospedale finito di costruire nell’ottobre 1893 assegnando all’ospedale la proprietà di numerosi poderi agricoli. Nel 1894 rende possibile la realizzazione del porto di Riccione , fornendo una cospicuo somma al Comune di Rimini. Fa poi costruire lungo il tracciato dell’antico sentiero la Viola la strada che va dal paese di Riccione, situato lungo la via romana Flaminia, al porto. La benefattrice di Riccione viene a morte il 31 agosto 1903. Il monumento funebre che accoglie le spoglie dei coniugi Ceccarini si trova nel Cimitero Acattolico di Roma e viene restaurato, in memoria dei due benefattori, nel 2011 a cura e spese del Rotary Club Riccione-Cattolica e della IPAB di Riccione. La cerimonia pubblica dell’evento è celebrata il giorno 8 maggio 2011

A Vicenza c’è via Ceccarini

Navigando in internet, sul sito VicenzaPiù, abbiamo inoltre scoperto che questa città veneta ha dedicato una via a Giovanni Ceccarini, proprio in centro e nel luogo di un’importante battaglia. Il 20 maggio 1848 per cercare di impedire il ritorno delle truppe austriache un battaglione di italiani, per lo più bolognesi, attaccò i nemici. Il maggiore Giovanni Ceccarini fu il primo a rispondere alle fucilate austriache.

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Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia è stato un buon motivo per riportare in auge il profilo politico di Giovanni Ceccarini. Il suo spirito patriottico e la sua grande abnegazione sono stati tali da indurre Giuseppe Garibaldi a inserire il suo nome, accanto a quello delle 1089 camice rosse dell’eroica spedizione. A ricordarlo, lo scorso 17 marzo durante il Galà Lirico risorgimentale, proposto dal coro “Perla Perde” al Palazzo del Turismo,è stato il ricercatore Rodolfo Francesconi, nel suo dialogo-performance con Francesca Airaudo. Lo studioso si sofferma sul 1851, “Anno importante per Riccione” e ricorda: “molti rivoltosi italiani emigrano in America, come avevano fatto nel 1833 Pietro Maroncelli, il Conte Federico Gonfalonieri e, nel 1850 Garibaldi, l’anno dopo raggiunto dal giovane Giovanni Ceccarini.

Sia nel 1864, sia nel 1878, quando apparve sulla Gazzetta Ufficiale l’elenco dei Mille, Garibaldi volle aggiungere i nomi di alcuni che non avevano partecipato all’impresa, ma che lui considerava “meritevoli di stare accanto ai Mille”. Erano sedici i nomi aggiunti e fra questi, oltre a quello di Anita, era inserito anche Giovanni Ceccarini, a dimostrazione della riconoscenza del Generale per queste persone che avevano contribuito all’Unità d’Italia”. Il patriottismo di Giovanni, che ha dato il nome all’ospedale di Riccione, e del fratello Vincenzo, del quale riporta tutt’oggi il nome il piazzale di fronte al Palazzo del Turismo, è testimoniato anche da Patrizia Bebi e Oreste Delucca, autori del libro “I Ceccarini a Riccione”. Nives Concolino


PALACONGRESSI

Il Palas? Mettiamolo al bando C’è una storia nascosta dietro la bufera che ha coinvolto il mancato passaggio di consegne del Palas alla società composta da 16 albergatori. La storia, quella del Palazzo dei Congressi, racconta ancora una volta dell’ incapacità della classe politica al governo di coniugare l’interesse comune con il consenso, l’efficienza e la credibilità. Navigando intorno alle tante dichiarazioni che hanno fatto o vogliono fare del Palazzo dei Congressi di Riccione un volano dell’economia riccionese si sta scoprendo che la partita rischia di diventare un incubo. Per i suoi costi e per i drammatici effetti sugli equilibri finanziari di una città a corto di respiro. Fallita l’operazione di concedere direttamente il Palas alla cordata di albergatori, l’amministrazione comunale d’accordo con la società che gestisce l’impianto è dovuta correre ai ripari e prevedere un bando pubblico, che complica pareccchio le cose e costringe il sindaco e il presidente Lucio Berardi a cambiare velocemente rotta. Con tutti i problemi che questo comporta. Una storia complicata come si sta rilevando quella del pontile, della darsena da giochi senza frontiere, di un isolotto esotico da mille una notte, della teleferica da ghiaccio bollente, di una cintura di verde da muro di Berlino. E non importa se le ciambelle non riusciranno tutte con il buco. Nelle segreterie del partito di maggioranza e nei dibattiti, ormai sempre più deserti, delle organizzazioni che cercano, appiattite, un ruolo in commedia, ci si esalta e ci si complimenta. Qualcuno ha detto che l’autoreferenzialità è l’anticamera del disastro. Induce a tragici errori e crea mondi virtuali. Una certa leggerrezza ha

di fatto trascinato il destino del Palas alla deriva, quando lo stesso Berardi si è visto costretto ad ammettere a metà aprile che la società naviga su un mare di debiti. Hanno sbagliato prima, sbagliano adesso, probabilmente continueranno a sbagliare. Questo perchè la mano pubblica si è rivelata maldestra, tremante, inadeguata. Si cercherà di salvare il salvabile, ma è un triste epilogo. Anche il bando rappresenta un’incognita, per chi cede la gestione e per chi la insegue. L’incapacità di chi ha organizzato l’ingegneria socieraria, di chi l’ha gestito per anni, di chi tentava di disfarsene in fretta senza pagare il dazio. A tutti costoro i riccionesi dovrebbero prima o poi far pagare il prezzo di un disastro annunciato.

MISS ITALIA

Addio... o arrivederci? Addio miss, arrivederci passerelle, lacrime in diretta tivù, fiori, sorrisi, fascia e tutto l’armamentario che ha fatto la storia del costume italiano. Che per alcuni giorni, appena una manciata, ha rischiato di passare di qua, di approdare a Riccione. Niente da fare: dopo Salsomaggiore non toccherà a noi ospitare il prossimo concorso di Miss Italia. A chiudere la partita, dopo giornate passate a dividersi tra pro e contrari, è stato il sindaco Massimo Pironi. Non ci sono i soldi, ha decretato Pironi, ma soprattutto non c’è quell’entusiasmo che avrebbe dovuto trascinare l’amministrazione comunale verso un’operazione finanziaria quanto meno ardita. Non a caso il sindaco di Salsomaggiore aveva rotto definitivamente il rapporto con la società della famiglia Mirigliani utilizzando argomenti tutt’altro che leggeri: non posso permettermi - disse in soldoni - di spendere 600mila euro per Miss Italia sacrificando un asilo. Un

argomento che ha fatto breccia da Taormina alla Liguria, dove il concorso cerca di trovare ospitalità dopo lo storico divorzio da Salso. Ma torniamo a Riccione. Patrizia Mirigliani ha dichiarato più volte di amare Riccione, dove spesso soggiorna e ha parecchi amici. Nel corso delle trattative ha detto di tifare per questa soluzione, ma si è dovuta scontrare con la realtà. Alcuni operatori hanno tentato di creare una cordata per sostenere lo sbarco in città delle reginette d’Italia; troppo pochi, a quanto si è poi potuto apprendere, visto che anche la categorie economiche hanno risposto picche. Insomma, nessuno sembra disposto a cacciare un euro per avere il concorso nel ‘cortile’ di casa. Pironi, che di Miss Italia così com’è non è sembrato affatto convinto, ha preso la palla al balzo per liquidare la faccenda e dire no grazie, facciamo a meno delle miss e del carrozzone televisivo che si portano dietro. Qualcuno c’è

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Francesca Testasecca, miss Italia 2010

rimasto male, ma se ne farà una ragione. Un dettaglio non da poco: il palazzo dei congressi non avrebbe potuto accogliere l’evento, il palazzetto dello sport è ancora in cantiere. Avremmo rischiato di rimandare le miss a... settembre.


“VERDE” E NON SOLO

Inaugurato l’Arboreto “Cicchetti” Dopo anni di attesa, l’arboreto “Cicchetti” ha riaperto i battenti al pubblico con una serie di servizi e attività culturali, culinarie e d’intrattenimento, che hanno una duplice valenza: sociale e ambientale. A tagliare il nastro, sabato 16 aprile, è stato il sindaco Massimo Pironi, affiancato dai responsabili delle cooperative Cento Fiori, PachaMama, Artigianate e Millepiedi in capo al Consorzio sociale romagnolo. Tra le novità del “polmone verde”, che s’inserisce nel “Boulevard dei paesaggi”, spicca il planetario che, con la sua cupola semisferica, consente di scrutare la volta celeste. Accanto sono stati ricavati un bar e il ristorante “Sicomoro” che proporrà piatti con prodotti stagionali del territorio, a chilometro zero, e del commercio equo, nonché spazi per mostre ed eventi. Il punto di ristoro spalancherà la porte martedì, mercoledì e giovedì solo per pranzo, venerdì, sabato e domenica per pranzo e cena. Chiuso il lunedì. Dall’11 giugno al 15 settembre, invece, tutti i giorni dalle 9 alle 22,30. Aperto pure un punto vendita PachaMama di articoli con stampa romagnola, impressa su tele grezze tradizionali, realizzate da Artigianate con colori organici e atossici, e la bottega “Altromercato” di PachaMama. Qui si trovano generi alimentari, come caffè, te e cacao, provenienti dal sud del mondo, alimentari della cooperazione sociale italiana (prodotti di Libera e delle cooperative che operano in carcere), artigianato etnico prodotto attraverso progetti di sostegno dei piccoli produttori asiatici, africani e dell’America Latina). All’interno è stata allestita anche una libreria volante. Per chi ama il genuino, ogni martedì mattina nell’arboreto é possibile acquistare frutta e verdura, coltivati nei dintorni. Tutti

i giorni, invece, la Cooperativa Cento Fiori vende piante ornamentali nel “Garden”, dove vengono organizzate attività d’informazione e sensibilizzazione sul verde. Si tratta di una vecchia serra ristrutturata, a pochi passi da quella che dal 2003 ospita il presepe meccanico di Maurizio Veterani sotto l’egida di Famija Arciunesa. Per gli amanti della lettura è stato attivato anche il libero scambio di libri, attività che affianca quelle ludiche e ricreative, organizzate dalla cooperativa Millepiedi. Potranno pure dissetarsi, usando il distributore d’acqua delle nostre condutture, filtrata e, volendo anche gassata. E’ in vendita a 5 centesimi al litro. Un particolare. L’intera area, compreso le sette serre, dove il Cavalier Augusto Cicchetti coltivava rare e pregiate piante, fiori e alberi, fu acquisita dal Comune nel 1992/1993. L’ex sindaco Massimo Masini, decise di farne un arboreto, dedicato, a Cicchetti. Da allora i progetti, a partire da quello ambizioso da 350mila euro dell’architetto Mussoni

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e quello che nel 2003 con un milione di euro già a bilancio, che prevedeva la realizzazione della “Casa delle farfalle” in accordo con Aquafan e Oltremare, si sono moltiplicati, finendo tutti nei cassetti. Nel parco ha preso, così, piede il degrado. Nel 2004 un paio di serre si erano trasformate addirittura in deposito di rottamazione per carrozzine e arnesi sanitari, tant’è che il Comune stracciò la convenzione stipulata con la cooperativa di allora, liquidata con 16mila euro. Nel 2003, intanto, l’ex sindaco Daniele Imola ha concesso un lembo di terra, sul lato di viale Massaua, per la sede degli scout. All’inaugurazione dell’Arboreto, benedetto da don Maurizio Fabbri, la professoressa Emanuela Cicchetti ha ricordato come tutto il verde di Riccione sia nato dalla sua famiglia, partendo dal bisnonno Lodovico. Su suggerimento del suo amico, il conte Martinelli che svernava a Parigi, disegnò la città giardino. Nives Concolino


aziende in auge

Riccione Piadina sbarca negli States! “Hai più pensato a quel progetto di esportare la piadina romagnola?” cantava così nel 1994 il cantautore cattolichino Samuele Bersani nella sua bella canzone “Freak”. Bè non ci crederete ma ben 17 anni dopo Roberto Bugli e la sua azienda RICCIONE PIADINA è diventato sponsor del famoso torneo di tennis “Sony Ericsson Open 2011” di Key Biscane a Miami, insieme a colossi quali Corona, Veuve Cliquot, Starbucks, BMW, Fila, Head, Penn, Lindt, Rolex, Bollè e tanti altri. In collaborazione con il Comune di Riccione presente con tantissimo materiale informativo della Città distribuito poi durante la kermesse sportiva dagli incaricati di Riccione Piadina. Partner sportiva è stata la ditta Vision Italia di Geo Orsini azienda leader nel panorama del beach tennis. Un connubio di sport, cultura e gastronomia che è piaciuta ai quasi 15.000 visitatori gior-

Thatiana Garbin, Davide Casadei (Riccione Piadina), Corrado Barazzutti e Paolo Massarente (Comunicazione per le imprese).

record anche nei giorni seguenti con “ospitate” di personaggi famosi: Corrado Barazzutti (ex giocatore e CT. della nazionale femminile di tennis), Omar Camporese, Tathiana Garbin, Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, David Ferrer, Andy Roddick, la cinese Zheng, il signor Auricchio (si proprio lui quello dei formaggi), la telecronista Rai Federica Balestrieri (inviata di automobilismo, ora di moda), Gavin Forbes (Presidente dell’agenzia sportiva numero uno in America la IMGWorld) il mitico Nick Bollettieri (uno degli allenatori più famosi in campo tennistico, Agassi, Becker, Courier, Hingins, Sampras, le sorelle Williams sono solo alcuni dei suoi alunni passati per la sua famosissima Accademia), Riccardo Piatti (allenatore di Ljubicic e Gasquet), per finire a Rafa Nadal che ha autografato il cappellino di Riccione Piadina. Il titolare Roberto Bugli commenta così l’esperienza promo/commerciale in Florida: “è stato come essere in un film, la nostra cultura gastronomica inserita in un contesto spettacolare come il torneo di tennis di Key Biscane mi ha fatto capire quanto siano ben volute le nostre tradizioni in questi posti, meglio ancora se curate nei minimi particolari come la nostra piadina. Dalla confezione, alle scritte, al packaging, alla freschezza, nulla è lasciato al caso e questo agli attenti osservatori d’oltreoceano non è scappato! Abbiamo ricevuto tanti attestati di stima anche dai nostri “compaesani” trasvolati che hanno esclamato: -“era ora” che arrivaste anche qui! - La cosa incredibile è che gente del posto ha confermato che il nostro prodotto è di gran lunga superiore ai tipici “Tacos” o “Tortillas”, facendo crescere in noi l’entusiasmo di poter competere con realtà già esistenti. Mi piacerebbe soprattutto unire il nostro prodotto con la nostra cultura e far conoscere le nostre tradizioni, portare insomma una ventata di “romagnolità” oltre oceano. Questo il nostro obbiettivo primario!”. La sfida è lanciata, gli scenari sono positivi e i riscontri pure, l’azienda è pronta per il salto “americano”, un in bocca al lupo ed un grazie per aver fatto conoscere un pezzo di Romagna in Florida.

Lo stand gastronomico/culturale!

nalieri che hanno fatto da sfondo a questo evento considerato dopo gli Open il secondo torneo più importante degli USA con ben 128 giocatori e 128 giocatrici professionisti del circuito ATP tutti i migliori al via tra cui Federer, Nadal, Djokovic (vincitore), Roddick, la Sharapova, l’Azarenka (vincitrice), la Wozniacki sono transitati davanti allo stand romagnolo. Oltre 5000 piadine andate a ruba, in 15 giorni che sono volati via tra incontri di tennis all’ultimo smash e degustazioni varie all’interno del villaggio oltre che in ristoranti italiani e non, centri commerciali e market della zona comprendente Miami Beach, Downtown, Key Biscane e Palm Beach. Un successo senza precedenti per la tenace azienda rivierasca che ha fatto conoscere il proprio prodotto, la cultura e la simpatia romagnola oltreoceano a migliaia di appassionati di tennis e del “buon mangiare italiano”. Andata letteralmente a ruba quella ripiena di Nutella, ma anche farcita di prosciutto e rucola, con la mortadella ma anche ripiena di Stracchino. Lo stand preso d’assalto fin dai primi giorni ha fatto registrare un afflusso

Tutti in fila per la piada!

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AMARCORD

Rosa d’inverno, una serata speciale Nella Riccione del dopoguerra non c’erano molti avvenimenti mondani e il più importante era la Rosa d’Inverno, una serata che si svolgeva alla fine del Carnevale nel salone del Teatro Dante nel quale il Moto Club locale aveva la sua “vernice”. Strettamente ad invito, essere presenti alla Rosa d’Inverno era considerato uno status symbol. Le ragazze si preparavano per dei mesi a questo veglione nel corso del quale veniva eletta la Miss Moto Club, scelta non solo tra le bellezze locali, ma anche tra le molte che venivano da fuori e speravano nel “lancio” proprio. Chi non era invitato alla serata della Rosa, poteva accontentarsi di quella successiva denominata “Rosetta”, alla quale erano ammessi tutti i riccionesi. Dal 1956 il veglione si trasferì nei saloni del Grand Hotel di Riccione. La fine di questa tradizione, anche perché i tempi dei veglioni erano cambiati, si ebbe nel 1967.

Il Veglione della Rosa d'inverno ebbe annate straordinarie grazie alla presenza di ospiti eccezionali del mondo dello spettacolo, coi balli accompagnati dalla "verve" delle più grandi orchestre.

Eccovi qua dei documenti fotografici che avvalorano quanto scritto. Due immagini di Sophia Loren ospite d'onore nel 1954. A sinistra nella sua prorompente femminilità in un abito di pizzo che ne esalta il decolletè (naturale al 100 %). Sotto, elegantissima, in amabile conversazione con Pizzo (?)- a sinistra- e Edmondo Ricci -a destra illuminata da un sorriso che ne amplifica la sconvolgente bellezza. Aveva appena interpretato la "pizzaiola" nell'Oro di Napoli di Vittorio De Sica. Era il 27° film e la sua ascesa nell'olimpo cinematografico non avrebbe avuto più ostacoli. Diretta dai più grandi registi e affiancando i più valenti attori, conquisterà l'Oscar con La ciociara e diverrà in assoluto l'attrice italiana più famosa al mondo. Nella locandina dl 1956 invece appare il nome di Fred Buscaglione, che propose un originalissimo genere di canzoni, divenendo un mito "musicale" assolutamente irripetibile. G.L.M.

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CENTRI BUON VICINATO

“Buoni vicini”= migliori cittadini Cura del verde, spirito aggregativo e solidarietà. Questi i tre ingredienti di base che adeguatamente miscelati fan sì che i centri di Buon Vicinato diventino una ricetta socialmente appetibile per sfamare il desiderio di tanti cittadini riccionesi di stare insieme. Ed insieme non solo per confrontarsi, crescere e divertirsi, ma per concretizzare una rete cittadina fatta di iniziative importanti, e non riferite esclusivamente alla cura delle nostre aree naturali (piccola manutenzione e pulizia, anche dei giochi e delle strutture sportive ivi installate, segnalazione di eventuali problemi di ordine pubblico…). In dieci anni i centri sono diventati ben venticinque, l’ultimo nato è quello de “I sempre giovani del Nautilus” che si occuperà, tra le altre cose, anche della buona tenuta dei giardini di via Lazio, accanto al Centro della Pesa. Sostenendo la creazione dei centri di Buon Vicinato, l’Amministrazione comunale, di loro imprescindibile sostegno e non solo economico, si è posta l’obiettivo di sviluppare forme nuove di partecipazione alla cosa pubblica da parte della collettività, in modo volontario e gratuito ed ispirandosi al principio di sussidiarietà. Nel corso degli anni il progetto si è ampliato ed articolato, arrivando a coinvolgere tutti i principali quartieri di Riccione: i volontari del verde sono infatti ormai più di 600. Ogni anno è prevista una festa ufficiale in ciascuna sede, momento culminante per tutti coloro che hanno interagito con lo sviluppo delle iniziative; il tutto organizzato assieme all’Amministrazione, la quale premia con un piccolo riconoscimento in denaro che viene investito nell’acquisto di eventuali attrezzature necessarie. Tre domande all’Assessore Giuseppe Savoretti: Quali sono le principali opere solidali che i centri di Buon Vicinato hanno realizzato? “I centri da tempo partecipano concretamente a progetti che riguardano sia il nostro territorio, sia il sostegno a situazioni di emergenza. Le tre ultime importanti iniziative a cui hanno contribuito sono state il terremoto in Abruzzo (8.900 euro), la raccolta fondi per la Tac (9.000 euro), il sostegno al Centro 21 (7.150 euro).“ Quanto crede nell’importanza del loro ruolo rispetto al be-

nessere della collettività? “I centri hanno indubbiamente ricoperto un ruolo importante per la nostra città, sia per la loro capacità aggregativa attraverso le innumerevoli attività di carattere sociale, sia per il lavoro che viene svolto dai volontari nella cura e manutenzione dei parchi assegnati. La loro presenza è indice di sicurezza ed anche di presidio e cura del territorio, in controtendenza con chi invece pensa di risolvere il problema con ronde improvvisate, lontane dalla nostra cultura dell’accoglienza.” Come si potrebbe ancor meglio sviluppare una rete sociale di così valida coesione? “Lo sviluppo dei nostri centri è sempre oggetto di stimolo per l’Amministrazione, in quanto siamo consci dell’importanza che rivestono nella crescita di una società inclusiva e coesa. E’ un progetto d’eccellenza proprio per la sua innovatività, un vero esempio di cittadinanza attiva. Li sapremo mantenere vivi e sviluppare se sapremo ascoltarli e discuterne assieme le proposte, dando spazio e considerazione all’operatività e creatività di tutti coloro che ci mettono il proprio tempo e anche la propria faccia.” Maria Grazia Tosi

SOLIDARIETA’

Per i più bisognosi parte il “Last minute market” Nuova rete solidale a Riccione tra piccoli negozi, supermerket, grande distribuzione, enti pubblici e associazioni di volontariato. Si tratta del “Last minute market” che ha un duplice obiettivo: aiutare le persone indigenti e ridurre la quantità di rifiuti. Con questo intento lo scorso marzo l’assessore alle Attività economiche Lanfranco Francolini, ha attivato un tavolo di lavoro con altri assessorati, in particolare, quelli all’Ambiente e alle Politiche Comunitarie. Nel frattempo sono giunte le prime adesioni, in particolare quella di una nota catena di supermercati. Quando partirà il servizio e come funzionerà? “Intendiamo avviare il progetto nell’anno in corso -promette Francolini-. Cominceremo con la distribuzione dei generi alimentari. Poi ci allargheremo ad altri beni, indumenti nuovi e mobili, anche usati, da donare a singoli o famiglie bisognose. Lo scopo dell’operazione è quello di recuperare tutti quei prodotti alimentari sani, prossimi alla scadenza, che le attività alimentari, compreso i catering, non riescono a smaltire, per destinarli alle mense dei poveri o alle famiglie bisognose. In quest’ultimo caso gli articoli verrebbe recapitati, garantendone l’anonimato”. Stesso procedimento per il vestiario e i mobili che, ormai fuori collezione, vengono stoccati e spesso destinati agli inceneritori. Per la distribuzione, come spiega Francolini, sarà necessario “trovare un punto d’incontro tra fornitori e destinatari. Non a caso il “Last minut market” sarà multisettoriale. Per favorire la comunità saranno coinvolte tutte le associazioni di volontariato riccionesi, coordinate da un referente per evitare conflitti tra enti. Al Comune, che fungerà

da garante, spetta la regia”. Per il progetto, sollecitato anche in consiglio comunale da Rosita Bertuccioli del Sel, il Comune ha già preso contatti con la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Si farà altrettanto con quella di Rimini. Nel frattempo Francolini è impegnato sul piano burocratico “per offrire garanzie, anche di tipo fiscale, sia a chi offre i prodotti, facendoli detrarre dai redditi, sia a chi li riceve, attraverso una corretta catena alimentare”. Nives Concolino

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IN GITA CON LA FAMIJA

Sulle calme acque del lago di Como

Finalmente, con l’inizio della primavera, è arrivata la tanto desiderata gita di Famija Arciunesa. Partiti i primi giorni di Aprile, quando ancora l’ombra della notte non si è dileguata, dopo un lungo viaggio, durante il quale siamo allegramente intrattenuti dal sempre creativo Presidente Giuseppe Lo Magro, ci lasciamo incantare, in una radiosa e tiepida mattina primaverile, da un magnifico paesaggio e da una magica atmosfera. Vaghiamo con i nostri sguardi sulle calme acque del lago: scorgiamo angoli suggestivi di piccole insenature e di giardini stupendi, siamo affascinati dagli antichi borghi, arroccati sulle pendici dei monti con le loro antiche chiese, dalle magnifiche ville delle facoltose famiglie lombarde che, sin dal 1700, hanno abbellito le sue rive. Il lago di Como, o Lario, con la sua strana forma di una ipsilon rovesciata, è circondato dai maestosi gruppi montuosi delle Grigne e del Resegone, di manzoniana memoria. Percorrendo la costa occidentale, ad Ossuccio ammiriamo il campanile dell’antica chiesa di Santa Maria Maddalena, che è considerato il simbolo del lago, sulla cui sommità di stile romanico, in tempi lontani, fu aggiunta la celletta gotica. Arrivati a Tremezzo, la riviera delle azalee, camelie e rododendri, visitiamo Villa Carlotta, un’elegante costruzione neoclassica di fine ‘700, voluta dal conte Sommariva, amico di Napoleone Bonaparte, dove ammiriamo

GRAZIE AI DONATORI

le spaziose sale impreziosite da sculture di Antonio Canova e da quadri di diversi artisti; la Villa ha come cornice un fiabesco parco all’italiana con ruscelletti, giochi d’acqua, alberi, piante e fiori provenienti da ogni parte del mondo. Alloggiamo all’Hotel Bazzoni, il migliore di Tremezzo, in camere con vista sul lago. Un breve tragitto in battello ci consente di raggiungere Bellaggio, “la perla del lago”, adagiata su uno splendido promontorio. Passeggiando tra le viuzze del borgo e del lungolago, respiriamo la sua atmosfera unica e godiamo della sua incantevole posizione. L’indomani ci trasferiamo a Como, la città fondata dai Romani, per visitare il suo magnifico centro storico, ancora circondato e protetto da possenti mura. Ammiriamo

il Broletto, sede nel Medioevo del Consiglio Comunale, la Torre del Comune e il Duomo, sorto su una chiesa paleocristiana, che richiese lavori di quattrocento anni, le Basiliche di San Fedele e di San Abbondio. Il viaggio di ritorno, contrassegnato da un clima estivo, ci conduce sul ramo di Lecco dove, per un’imponente manifestazione sportiva, non possiamo visitare la città. La gita rilassante, emozionante per le stupende visioni paesaggistiche, ci ha consentito di godere appieno delle bellezze del lago, di ammirare località particolari con ricche insenature, piccoli promontori che celano ville da sogno, paesini pittoreschi, che con i borghi medievali si sono trasformati in rinomati centri turistici. Emanuela Cicchetti

Ringraziamo tutti coloro che in questi mesi sono venuti a donare. Ancora una volta si è riusciti a capire il fabbisogno e i difficili momenti di emergenza sangue. A tale proposito lanciamo un appello alla generosità dei riccionesi non ancora donatori perché lo diventino presto, così da poter affrontare sempre più prontamente le emergenze. Precedentemente vi avevamo informato della nostra annuale presenza nelle scuole allo scopo di sensibilizzare i giovani delle superiori e i genitori dei più piccoli delle elementari. Oggi abbiamo il piacere di comunicarvi che ci sono stati ottimi risultati: 58 ragazzi delle scuole superiori si sono sottoposti ad analisi per iniziare a donare e 46 genitori delle elementari hanno fatto richiesta di adesione. Nel mese di febbraio, poi, l’Avis ha sponsorizzato un corso di PRIMO SOCCORSO per allenatori e operatori della scuola di Calcio PERLA VERDE di Riccione, tenuto dal Dr. Manzo della C.R.I. di Riccione. (I Volontari Avis)

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AMICI CHE SE NE VANNO

Addio a”Pirulèin”, una vita sul mare

La Riccione del Porto ha perso uno dei suoi personaggi più carismatici. Lo scorso due aprile Gino Tomassini, per tutti “Pirulèin”, alla soglia degli 89 anni, ha lasciato il molo per guardare il suo amato mare dall’alto dei cieli. Nato da parto gemellare (la sorella Gina é scomparsa nel 1991) il 19 ottobre 1922, ha legato indissolubilmente tale avvenimento alla storia della sua città. Il fatto di essere venuto alla luce lo stesso giorno che vide la proclamazione dell’autonomia amministrativa di Riccione, finalmente emancipato da Rimini dopo annose proteste e una sorta di insurrezione che poco mancò spargesse sangue, ne ha sancito il diritto di essere il nato “numero uno” nella Perla verde. Il primo respiro di Gino è stato rafforzato dall’aria marina, visto che la casetta dei suoi genitori si affacciava sul porto canale e la salsedine lo ha “alimentato”per il resto della sua esistenza. Figlio di Augusto, esperto pescatore, si è cibato, sin dall’adolescenza, dei racconti dei marinai che solcavano l’Amarissimo. L’attrazione per quello spazio in eterno movimento, che solo la misteriosa riga blù divideva dal cielo, creava in Gino tali irrefrenabili desideri di avventure da spingerlo a nascondersi, ad ogni situazione a lui favorevole, nella barca del babbo per saltare fuori solo al largo. Giorni tristi furono quelli seguenti il naufragio della “Bruna”, la motobarca dei fratelli Tomassini- Augusto e Secondo (padre e zio di Gino)- considerata l’ammiraglia della marineria riccionese. Mentre il primo si salvò per non essere

tra i membri dell’equipaggio, l’altro perì coi quattro compagni di pesca nella terribile tempesta che squarciò la notte del 17 gennaio 1929. Gino ne fu alquanto scosso ma, pur patendo le pene dell’inferno, non rinunciò al sogno di andare per mare. All’età di 12 anni coronò le sue aspirazioni imbarcandosi sui pescherecci e sulle vongolare. Da bravo “murè” si adattò a fare tutto assimilando ogni sfumatura di una vita dura che “doveva” diventare la “sua”vita. Grazie alla innata disponibilità e a una buona dose di simpatia divenne la mascotte del porto e ben presto dalle semplici mansioni del pulire sopra e sotto coperta “duvrand sèsula e scuèta” (adoperando paletta e scopetta) , passò all’“armacè al rède” (rammendare le reti), “ciarnì e pès” (se-

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lezionare il pesce) e “priparè e brudèt” (preparare il brodetto). Quest’ultima “incombenza” divenne una sua specialità e fino a poco tempo fa invitava gli amici a casa per gustarlo, accompagnandolo con del buon vino e con gustose storie di mare. A 18 anni era ormai un bravo marinaio e Renzo Ceschina del Grand Hotel gli affidò la guida del cutter “Fortuna”. Negli anni ‘50 diviene proprietario dello “Scirocco” e porta i turisti in gita per un bagno al largo o per ammirare il promontorio di Gabicce. Nel frattempo la casetta sul porto canale si trasforma dapprima in “Vitto e alloggio” poi in albergo Marilena e, tanto per non restare inoperoso, comincia ad ospitare nel periodo invernale l’organizzazione di numerose cene a sfondo benefico, coadiuvato dalla pimpante moglie Albina e dai generosi figli Marilena, Daniele e Mirco. Ed è in una di queste meritorie occasioni che in Gino s’accende la lampadina per un duraturo ricordo del naufragio della “Bruna”. Si fa ideatore e promotore del posizionamento di un modellino della prua della sfortunata motobarca nell’aiuola a fianco della rotonda “Geo Cenci” al cui centro spicca una vela che riporta i colori originali dell’amato scafo. Quel 5 aprile 2008, alla presenza di autorità e amici, fu un giorno di gioia che attenuò l’amarezza di una tragedia in un uomo sempre corretto, misurato nelle parole, con spiccata serenità di giudizio e sconfinato amore per il mare. Tali qualità gli hanno fatto meritare l’elevato rispetto della comunità portuale e di tutta la città che lo ha idealmente abbracciato nel giorno del commiato. G.L.M.


CENE A TEMA DI F.A.

Il “Gran brodetto” “Tòt pès senza spèine” va alla grande Un classico di primavera “Al pescatore” al Ristorante “Cristallo”

La quarta edizione della cena “Gran brodetto”, organizzata da Famija Arciunesa il 18 marzo u.s. grazie alla squisita disponibilità di Fausto ed Elisabetta del Ristorante “ Al pescatore” di Via Ippolito Nievo, ha ribadito il “goloso” consenso degli anni passati. Ancora una volta, nell’eleganza del locale, sono stati serviti molluschi e pesci per una “nuotata” nel gusto della nostra tradizione culinaria marinara. Una delizia il gran carosello di purace e bdòc te lor sugh, lumaghin scurnèd, grancèle scaplède a introdurre il clou della serata: “Il signor brodetto”. Servito in piccole fiamminghe da due/tre porzioni è stato “spazzolato”con tanto di scarpetta e più d’uno, con discrezione, si è leccato beatamente le dita. A fine serata, gli ottanta commensali nell’augurarsi di essere presenti anche nel 2012, con un lungo applauso hanno ricordato lo scomparso Walter Amati, grande amico di Famija Arciunesa ed ideatore della prima edizione.

La classica cena di Primavera, denominata “Tòt pès senza spèine” (Tutto pesce senza spine) nel confortevole ambiente del Ristorante “Cristallo” di Viale Dante, il 15 aprile scorso ha festeggiato nel migliore dei modi, tagliando baldanzosamente il traguardo della 7ª edizione, col “salotto” esaurito. Organizzata da F.A. e approntata da Giorgio, la cena è dedicata ai degustatori affetti da “ pigrizia spinaiola”, neomalattia del consumismo di che vuole pesce “comodo”, da infilzare e portare alla bocca in tutto relax, tra una chiacchierata e l’altra. E così è stato con un super antipasto ad aprire la strada (sardoncini, spada, salmone, seppia e croquette gamberi e patate). A seguire zuppetta calda con farro, carciofi e gamberetti e un delicato bis di gnocchetti con pomodorini e spigola con a fianco crespella ripiena di crostacei. Poi i secondi: spiedino gamberi e calamari, cozze gratinate e nessuno ha saputo resistere, seppure al limite della sazietà, alla invitante doratura di un fritto misto con verdure, abbondante e dalla insuperabile delicatezza. Un menù non da tutti i giorni per commensali esigenti ed un po’ “viziati”. Ma Giorgio sa il fatto suo e ha già in serbo qualche stuzzicante sorpresuccia per l’ottava edizione. Vietato mancare.

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UN PO’ DI STORIA

1943: concerto notturno di Camillo Oblach Momento d’arte nel mezzo della guerra

Al pari di tante famiglie bolognesi, modenesi, milanesi, nel corso del 1942, il celebre violoncellista Camillo Oblach (Padova 1895-Bologna 1954), decise di sfollare da Bologna, per trasferirsi con moglie e figli a Riccione, ove affittò un appartamento di una villetta in viale F. Baracca, ritenendo la stazione balneare romagnola, un luogo più sicuro di altri, in cui attendere la fine del conflitto. “Avevo 17 anni e subito con mia madre sono andato ad iscrivermi al Liceo Scientifico Statale A. Serpieri di Rimini, per l’anno scolastico 1942-43, scuola ove i registri erano sconvolti tanto quanto gli esseri umani”, scrive Giorgio Oblach, figlio del musicista, nelle pagine “riccionesi” del suo libro “Ho fatto… la guerra”, pubblicato nel 2009 dall’ Editografica di Rastignano (Bologna). Se innumerevoli saggi di storici, memorie di militari e civili descrivono, da differenti angolazioni, la tragedia della seconda guerra mondiale, l’autore, come ben sottolinea il giornalista Federico Bini nella presentazione, “non racconta una guerra diversa…la guarda con gli occhi di un ragazzo che si trova dentro un evento più grande di lui, un evento che ovviamente ne condiziona la vita ma che non riesce mai, alla fine, a imporsi”. Ed ancora prosegue Bini “… due mondi si fronteggiano: uno fatto di orrori, di odi, di vendette, di stupidità, di retorica, di lutti, e un altro di gioventù, di incoscienza, di ingenuità, di amicizia, di orchestrine, di balli, di primi amori, di fatalismo, e questo mondo non viene mai sconfitto. Il messaggio alla fine è chiaro: la guerra, nella storia personale che Giorgio Oblach racconta, non è riuscita a vincere sui suoi diciotto anni”. Artefi-

ce di questa autentica testimonianza di vita, è un bolognese, già medico dentista, grande appassionato di mare, affezionato a tanti riccionesi suoi coetanei, e ad altri ragazzi, che come lui sfollati, condivisero quel drammatico periodo della loro giovinezza. Giorgio Oblach narra che suonava la chitarra, e con tre amici aveva formato un quartetto, che si esibiva in casa di conoscenti, ed anche in alcuni alberghi: il Domus Mea, il Vienna, il Boemia, che nell’inverno del 1942-primavera-estate 1943, erano aperti per ospitare, quasi esclusivamente, soldati tedeschi convalescenti per ferite di guerra. Il repertorio di quell’ orchestrina, consisteva in canzoni americane: Star Dust, Laura, Blue Moon, e le italiane, Ma l’amore no, Tristezza di Pippo Barzizza, ed altre ancora. Oltre alla possibilità di suonare, e di praticare il loro divertimento preferito, quei giovani erano ricompensati con cibo, bevande e siga-

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rette: un privilegio in tempi di grandi ristrettezze! Al gruppo di amici, s’era poi unito un bagnino, che se la cavava molto bene al clarinetto: un giovane soprannominato “Nicia”, (da identificarsi con Fortunato Angelini, membro di una antica famiglia di bagnini riccionesi), scomparso prematuramente negli anni ’60 del Novecento. “I militari tedeschi”, prosegue la narrazione, “erano in linea di massima quasi tutti attorno ai 20 anni e qualcuno dai 20 ai 40, tutti graduati, caporali, sergenti … qualche capitano e colonnello, con i quali avevamo instaurato un simpatico rapporto di amicizia… Ci raccontavano delle loro famiglie… Le serate più belle erano quelle ‘dell’addio’, in cui portavamo l’ultimo saluto ai militari completamente guariti che dovevano presentarsi al comando per essere assegnati ai vari fronti di guerra… Eppure, le vicende conseguenti all’ armistizio dell’8 settembre 1943, in cui i tedeschi, da alleati erano divenuti all’improvviso nemici, e la costituzione una decina di giorni dopo, della Repubblica di Salò, a seguito dell’applicazione ferrea delle odiose leggi razziali, con il rastrellamento degli ebrei e la confisca dei loro beni, avevano creato tra le persone, una condizione che dall’incertezza e dallo smarrimento iniziali, s’era trasformata in vero panico. Il 1 novembre 1943, erano iniziati i bombardamenti aerei su Rimini, e di sera non si poteva più uscire di casa per il coprifuoco. “In questa atmosfera, il 7 novembre 1943, ci accadde l’avventura che con i miei genitori abbiamo ricordato per lungo tempo”, scrive Giorgio Oblach: “Era una notte come tante altre e dopo aver fatto due chiacchere


UN PO’ DI STORIA e sentito un po’ di radio (forse anche radio Londra), verso le 11 tutti decidiamo di andare a dormire…. Potevano essere passate due-tre ore quando improvvisamente veniamo svegliati dall’abbaiare di Tabù, il nostro cagnetto, e da un forte rumore di motori, un vocio di grida e urla che chiaramente si distinguevano essere di lingua tedesca. Io salto giù dal letto seguito da mia sorella e di corsa andiamo nella camera dei nostri genitori che, anche loro già in piedi, ascoltavano accanto alla finestra che cosa stava accadendo. Tutti eravamo fermi come statue davanti alle tapparelle, con gli occhi sbarrati e fissi e guardavamo tra le fessure che col massimo silenzio avevamo creato, per vedere meglio. Lo spettacolo era proprio quello agghiacciante che avevamo immaginato. Una colonna di automezzi tedeschi formata da quattro camionette e una quarantina di militari si era fermata davanti a casa e proprio davanti al nostro cancelletto c’era una Volkswagen con alcuni militari che si capiva cercavano qualche cosa o, meglio, qualche persona. Il campanello di casa squillò. Senza porre indugio ognuno di noi disse la sua: facciamo finta di dormire, fuggiamo, scappiamo dietro la casa, facciamo finta che non ci sia nessuno. Ma ecco una seconda suonata e questa un po’ più lunga. Dalla macchina erano scesi in quattro e, dalle divise, si notavano alti ufficiali. O farsi il segno della croce e sperare o prendere una decisione. Mio padre e mia madre accesero la luce esterna e in vestaglia aprirono porta e cancello. Si fece avanti il meno graduato che urlò: ‘Vedo dai campanelli che Camillo Oblach abita qui’. Stringendo ancora forte a me

mia sorella sentimmo il sì di mio padre: ‘Sono io’. ‘Il nostro colonnello Hans Hadler cerca il maestro Camillo Oblach che ha sentito essere grande violoncellista, prego fare entrare’. Certo non poteva essere uno scherzo e nemmeno una trappola in quanto non avevo mai sentito che per prelevare le persone ebree i tedeschi usassero trucchi così sciocchi. Ci avviciniamo anche noi e vediamo entrare un ufficiale bardato di insegne di tutti i tipi, non più giovane, seguito da altri due ufficiali

di grado inferiore e da un graduato che faceva da interprete. ‘Il nostro colonnello non parla la lingua italiana e si scusa per l’ora, ma è qui di passaggio e vuole sentire un po’ di buona musica’. Mia madre li fa accomodare offrendo loro una buona bottiglia di vino e ciambella che fortunatamente aveva comprato il pomeriggio stesso. Tutti a sedere mangiano, bevono e fumano con piacere. ‘Il colonnello la prega di suonare una suite di Bach’. Violoncello tra le gambe, mio padre inizia a suonare. Passa circa un’ora e il colonnello guarda l’orologio, si alza in piedi e chiaramente soddisfatto fa un lungo discorso in tedesco che subito viene tradotto e rias-

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sunto dall’interprete “Veniamo dal sud e siamo di passaggio per raggiungere domani il nostro battaglione. Saputo della presenza del concertista che il colonnello ha già sentito suonare in Germania, abbiamo voluto concederci un momento di gioia, cosa non facile in questo periodo. Ringraziamo il maestro Oblach che ci ha accolti e rallegrati con la sua splendida arte e prometto che alla fine di questa terribile guerra non mancherò di venirlo nuovamente a ringraziare, in altra veste, per questo bellissimo regalo: Heil Hitler”. Nel concludere la descrizione di quella singolare vicissitudine che, per com’era iniziata, sembrava destinata ad un tragico epilogo, e di quell’ incredibile “concerto per violoncello solo”, che per le condizioni in cui si tenne, rimarrà un ricordo indelebile per il famoso violoncellista e tutta la sua famiglia, l’autore termina con queste parole: “ Non abbiamo mai saputo il perché, ma l’abbiamo immaginato. Non ha mantenuto la promessa. Noi… non l’abbiamo più visto”. Molto probabilmente il colonnello Hadler, di cui la famiglia Oblach non avrà più notizie, nonostante ricerche effettuate nel dopoguerra, aveva perduto la vita nel corso di un conflitto da lui non voluto, e del quale sperava in cuor suo una rapida fine, per poter tornare a casa, agli affetti familiari, ed al piacere magari di gustarsi le sublimi suites per violoncello di Bach, che tanto aveva dimostrato di amare! Una pausa di vera arte, che pare inverosimile, nel mezzo di una guerra che comporterà tanti lutti, ed avrà conseguenze devastanti anche per Riccione. Fosco Rocchetta


DONAZIONI

Dal Teatro dialettale 1.000 euro per il Centro 21 Fratelli di Taglia e Famija Arciunesa hanno unito le loro forze per organizzare la rassegna di commedie dialettali 2011 (quattro serate al Teatro del Mare in gennaio/marzo) e devolvere l’utile a scopo benefico. Il risultato è stato di mille euro, consegnati il mese scorso nella sede provvisoria del Centro 21, con una simpatica “cerimoniaâ€? caratterizzata da quattro risate e classica foto di gruppo. Al momento dei saluti non è mancata la promessa di futuri impegni per contribuire alla realizzazione del progetto del nuovo ambiente dove i ragazzi potranno fare esperienze necessarie alla loro crescita intellettuale e ad un proficuo inserimento nel tessuto sociale. Sorridenti al clik : Da sin: Giuseppe Lo Magro, Daniele Dainelli, Sara, Giovanni Ferma, Maria, Valentina, Maria Cristina Codicè.

dei F.lli Curzi Andrea e Simone s.n.c.

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AVVISO (Vale come invito personale ai soci) I Soci sono invitati all’Assemblea Generale ordinaria che avrà luogo presso la sede sociale, in via Montebianco nel parco pubblico (ex casa colonica della «Micia») per discutere e deliberare sul seguente: ORDINE DEL GIORNO Elezione del nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 2011/2014 L’Assemblea si riunirà il giorno 25/06/2011 in prima convocazione alle ore 16,00; qualora il numero dei presenti non raggiungesse la maggioranza degli iscritti, l’Assemblea tornerà a riunirsi il 09/07/2011 col medesimo OdG. ora e luogo, e sarà valida qualunque sia il numero dei soci presenti.

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CANDIDATURE A CONSIGLIERE

I soci che ritengono di poter svolgere la carica di Consigliere per il prossimo triennio 2011/2014, possono proporsi a Candidati a tale carica comunicando il loro intendimento alla sede, tutti i giorni dalle ore 16,30 alle 19 oppure telefonando al 0541 643884 entro 5 giorni dalla data dell’Assemblea generale che è fissata per il 25.06.2011. Consiglio di Amministrazione uscente: Nella foto. Da sin. Paolo Arcangeli, Giovanni Olivieri, Giovanni Morganti (Vice Pres.), Giuseppe Lo Magro (Pres.), Riccardo Angelini (Vice Pres.), Antonio Batarra (Tesoriere), Paolo Santovito, Salvatore Tonti, Franco Baratti.

Riccione (zona art.) Via Montefeltro 18/20 Tel./Fax 0541 601 007

REDAZIONE Direttore Responsabile: Carlo Andrea Barnabè • Capo Redattore: Giuseppe Lo Magro • Redazione: Nives Concolino, Maria Grazia Tosi • Collaboratori di questo numero: Emanuela Cicchetti, Fosco Rocchetta, Laura Amati, Enrico Cenci, Luciano Luzzi, Silvano Spadini, Daniele Casalboni, Moreno Villa, Piero Serafini, Vilma Tosi, Giovanni Mattoni, Lorenzo Scola, Edmo Vandi • Foto: Foto Riccione • Pubblicità: Tel./Fax 0541 643 884 • Impaginazione e Grafica: Composet Riccione: 0541 606680 • Stampa: Litografia La.Ser. Coriano

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Grande debutto di Musica Corale ed Espressione Corporea per ragazzi Si è conclusa l’attivitĂ del primo anno della Scuola Play che ha sede presso il Centro Elisabetta Renzi di Riccione e che ha visto gli alunni esibirsi in teatro in varie occasioni: “La Corteâ€? di Coriano, “La Reginaâ€? e lo “Snaporazâ€? di Cattolica, riscuotendo grande entusiasmo e consensi dal folto ed entusiasta pubblico, oltre che da numerosi addetti ai lavori. In particolare, il grande Concerto-Spettacolo del 3 maggio alla Regina di Cattolica ha visto gli alunni calcare il palcoscenico come attori ed esibirsi con sicurezza accompagnando sempre il canto corale con suggestivi elementi coreografici capaci di far calare lo spettatore nell’atmosfera del brano permettendogli, cosĂŹ, di  assaporarne pienamente il gusto musicale e di comprenderne il messaggio dell’autore. â€œLa Scuola Playâ€? raccontano Enrico Cenci e Laura Amati “ha proposto nel corso dell’anno un percorso di educazione alla musica attraverso il canto corale e l’espressione corporea. Siamo soddisfatti del lavoro svolto ed i risultati sono stati al di sopra delle aspettative in quanto siamo riusciti da subito a creare un gruppo affiatato sia fra i docenti, che fra i ragazzi, ma soprattutto ci ha colpito l’entusiasmo dei genitori che hanno sperimentato il grande valore educativo di questa iniziativa. Ed è per l’ educazione di questi giovani che noi vogliamo continuare a spenderci con passione ed entusiasmo!â€? La Scuola Play inoltre organizza una Vacanza-studio presso il Centro turistico “Valbonellaâ€? a San Piero in Bagno dal 28 al 31 agosto 2011 per tutti i ragazzi che vogliono sperimentare il gusto del cantare insieme in una convivenza fatta di amicizia, studio, gioco e compagnia educativa. Quattro giorni da vivere insieme giocando ed imparando nuovi repertori corali, oltre ad attivitĂ quali “gare di orienteeringâ€?, camminate nel bosco e serata “sotto le stelleâ€?. Laura Amati e Enrico Cenci

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Martina Colomabari: la vita è una cento della popolazione vive con meno di due dollari al giorno e un bambino su tre non arriva a compiere cinque anni. In Italia raccoglie fondi, promuove campagne, intensifica il suo impegno dopo il terribile terremoto del gennaio 2010. E capisce che se anche ha fatto molta strada da quel palco del 1991, il viaggio è appena cominciato. In questo suo primo libro Martina si racconta in modo franco, scanzonato e orgoglioso, privo di paure e compromessi. L’autobiografia di una combattente nata, che ha saputo crescere negli affetti, nel lavoro, nella solidarietà, ma che ancora riconosce ogni mattina nello specchio la ragazza che è sempre stata. Quella per cui la vita è una, da vivere senza risparmio.

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COWRITER: Luca Serafini (Milano 1961) è un giornalista sportivo di Mediaset. Tra i suoi libri Profughi (2000), L’oro di Sheva. Parole e segreti di un campione (2005) e Soianìto (2010). Martina ha solo sedici anni quando viene eletta Miss Italia nel 1991. La sua vita da adolescente della provincia romagnola è stravolta: passerelle, copertine, interviste e la relazione con il campione di sci Alberto Tomba. Non sarà. facile tenere i piedi per terra evitando le trappole del mondo scintillante e infido in cui è entrata, ma le soddisfazioni non mancheranno: programmi in tv e radio, ruoli cinematografici, tanti incontri importanti da Sean Penn a Berlusconi. Aggiungiamo il colpo di fulmine con l’ex difensore del Milan Alessandro Costacurta, con cui coronerà il sogno di un matrimonio felice e della maternità, e la sua storia diventa quella di una ragazza che dalla vita ha avuto tutto - bellezza, successo, amore. Ma nell’autunno 2007, di fronte alle immagini della Repubblica di Haiti devastata dalla povertà ecco il colpo di scena: Martina parte per l’inferno tropicale. Lavora fianco a fianco con i volontari della Fondazione Rava impegnati nel tentativo di dare sollievo alle vittime di tanta miseria. Affronta la fatica, l’orrore degli obitori, il dramma di un Paese dove l’ottanta per

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CREATIVI DEL MARE

Maurizio Rinaldi e il mare Ingegno e creatività sono le doti che il riccionese Maurizio Rinaldi ha da sempre ed in diversi modi investito nei suoi progetti, dove il protagonista è sempre uno: il mare. Geometra di professione, in realtà accanto al mare ha sempre vissuto e non solo nelle regate in barca a vela alle quali negli anni ha partecipato, ma perché lui le barche le ha disegnate, e non solo tecnicamente. Ma partiamo dall’inizio. C’è da dire che è figlio d’arte: il padre Raffaello (Lello) aveva sempre una barca attraccata al porto di Riccione, e la Cooperativa dei Marinai, Gnoli, il Club Nautico erano il punto di riferimento suo e del piccolo Maurizio che portava sempre con sé (“mio padre andava ogni mattina a controllare se il mare ci fosse ancora…!”). Progettò diverse imbarcazioni costruite poi dal Cantiere Franchini, nonché la motonave Calimero e la Marinella, colossi nautici che segnarono la storia della nostra marina. “Quando cresci respirando questi sentimenti, non puoi che assorbirne l’imprescindibile passione – dice Maurizio -. Per me fu perciò naturale frequentare sin da piccolo i corsi del Club Nautico di Riccione e di Rimini, imparare da esperti velai i segreti del taglio e cucito delle vele, sia moderne che classiche ed antiche; fu naturale anche ideare barche da traffico, da lavoro, da diporto… e negli ultimi due anni ad approfondire una mia antica predisposizione: quella di dipingere.” L’espressività pittorica di Maurizio lascia incantati, per la delicatezza e per l’amore verso il suo mare e tutto ciò che gli ruota attorno che traspare evidente, da ogni linea o sfumatura. Tante le tecniche usate, dall’acquarello, alle acqueforti, dall’acrilico ad un suggestivo inchiostro seppiato. I sassaioli di Cattolica, la pescata delle poveracce, le

battane d’Igea, l’albero di trinchetto della nostra Saviolina, sono alcuni dei soggetti immortalati, con un sagace tratto che diventa meticoloso riporto di ogni minimo particolare. Un armonioso gioco di rappresentazione del reale in un’atmosfera soffusamente magica e luminosa, che rendono i suoi lavori più che degni di essere apprezzati e divulgati, in quanto precisi ritratti del nostro territorio e della nostra cultura. “Ho incominciato a percepirne la qualità più che altro attraverso lo sguardo degli altri. Il riscontro acquisito ad esempio con l’esposizione realizzata n occasione della presentazione del libro di Carlo Volpe, la mostra al Palazzo del Turismo di Cattolica ed altre manifestazioni dell’estate scorsa a Candelara e Pesaro, sono state per me di grande stimolo, contribuendo a farmi credere di più nella mia capacità espressiva, e conferendomi così la giusta spinta nel promuoverne la divulgazione. Infatti sono già diversi gli appuntamenti che mi aspettano questa estate, ovviamente sempre ricollegabili ad eventi legati al mare: andrà a Saint Tropez al raduno delle Vele Latine, a La Spezia in concomitanza

con una prestigiosa regata, a Stintino, a Salerno a Termoli.” Parlare con Maurizio è un po’come tuffarsi nel mare, tanto si percepisce questo rappresenti per lui elemento d’ispirazione assoluto. Ispirazione che la sua manualità ha concretizzato altresì in una curiosa tecnica creativa: quella della Demi-Coque (mezzi scafi): sculture di barche realizzate in legno o in vetroresina che sono presentate dentro pannelli incorniciati, e che Maurizio già dai tempi del salone “Nautex” di Rimini realizzava con le proprie mani, anche per occasioni prestigiose, come la pubblicità di un famoso prodotto in occasione della Coppa America del ’95. Una volta ancora il DNA del padre Raffaello, bravissimo scultore, non ha potuto che lasciare il segno. Ovviamente un segno marino. Maria Grazia Tosi

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Quattro chiacchiere fra donne Approfittando di un interessante momento d’incontro con un gruppo di mature ma vivacissime signore riccionesi, organizzato per presentare loro il nostro questionario “Una città contro la violenza”, questionario mirato ad acquisire la percezione della violenza da parte della nostra collettività tutta, dopo la condivisione d’informazioni riguardanti la situazione nel nostro territorio, tra il serio ed il faceto sono emerse storie e considerazioni che la dicono lunga su quale sia stato il ruolo della donna in rapporto al concetto di parità.

SITUAZIONE VIOLENZA NEL NOSTRO TERRITORIO

1934. Operaie della fabbrica “Amati Vongole”

Libere e ‘colorite’ esternazioni: “L’arzdora, che si dice essere una figura di potere della nostra tradizione romagnola in particolare agreste, questo potere lo esercitava sì… ma solo in cucina; al massimo un pochino nella gestione del podere, quando poteva dire la sua sulla decisione se piantare carciofi o rape. ” “Quando da bambina vedevo mio babbo che aiutava mia mamma a sparecchiare la cucina lui si rivolgeva a lei supplichevole: “mi raccomando… che non lo sappiano i miei amici!”” “La donna con forte personalità magari non comanda, ma é quella che fa e disfa la famiglia!” “Le donne di oggi sono molto cambiate, hanno studiato e hanno un proprio lavoro, e così anche una loro autonomia economica. Vuol dire molto, ma bisogna comunque sempre dare l’illusione all’uomo che conti un po’ di più…” “Sì è vero, ma penso proprio che gli uomini in fondo in fondo lo capiscano; però del maschilismo di una volta, anche se molto attenuato, ne resta sempre traccia, e anche l’uomo più aperto, quel pochettino di dominio in più ci tiene ad averlo… che sia reale o no. ” “Quando le donne finalmente ebbero il diritto di voto votavano come votava il marito, e il giornale che leggevano era naturalmente quello che portava a casa lui e che contribuiva a condizionare le loro personali convinzioni politiche.” “Mia nonna era una vera arzdora, con un forte ideale politico, ed aveva persino aperto una pensioncina. Si aggiornava su tutto, parlando e leggendo… ma la terrorizzava andare a votare.” “Bisogna insegnare bene ai figli maschi, che dovrebbero imparare a far tutto, a pari delle donne; negli anni ’50 avevo un fratello che diceva che in casa lavava i piatti, e mio padre si scandalizzava. La cosa curiosa e che lo faceva anche mia madre!”

Una testimonianza più cupa “Ero sposata con un marito che mi menava, e non avevo il coraggio di denunciare le botte che prendevo. Lo faceva perché aveva un’altra donna, e sfogava tutta la sua rabbia di dover vivere accanto a me e ai nostri bambini. Trovai il coraggio di andare da un avvocato e lui mi disse che c’era una legge che mi avrebbe difesa: mi feci fare un certificato medico che attestava le percosse subite e lo consegnai al giudice, che stabilì un assegno di mantenimento per

me e i miei figli, e che ci permise di tirare avanti anche quando lui se ne andò di casa. Dopo diversi anni, forse perché solo o forse perché pentito chissà, mi chiese di ritornare in famiglia: “si può provare” risposi io. Ma non era facile dimenticare come niente fosse il segno delle angherie che avevo dovuto precedentemente subire da lui, e rimasi incerta per un po’ di tempo; riflettevo e riflettevo, cercando la giusta convinzione. Ma evidentemente riflettei troppo: quando mi decisi… lui aveva già trovato un’altra!”

Questi i dati del 2010 emersi da un’analisi del Progetto Dafne e che riguardano la situazione in Provincia. Nel corso dell’anno sono state 286 le donne prese in carico dal Servizio di Psicologia dell’A.USL di Rimini; di queste 19 erano incinte e 113 hanno figli; 152 sono italiane, le altre straniere; la loro età media è di 37 anni; 95 hanno un titolo di studio (dalla formazione professionale alla laurea), ma nonostante ciò sono 166 quelle che hanno reddito assente o comunque insufficiente. La violenza è stata in 163 casi di tipo fisico (percosse), in 13 casi sessuale, in 12 casi di stalking, in 1 caso si è giunti all’omicidio. In 83 casi è stato possibile verificare precisamente le conseguenze fisiche delle violenze: contusivi ed ematomi, traumi cranico e rachido-cervicali, escoriazioni ed abrasioni, fratture, ecc; si aggiungono episodi di ansia, disturbi alimentari, depressione, stress post-traumatico, pensieri suicidi. Per quanto riguarda lo stalking, se il fenomeno è stato sempre in crescita fino al 2009, nel 2010 se ne è verificata una flessione, probabilmente a causa di una legge promossa dal Ministero per le Pari Opportunità che prevede anche l’arresto, creando così un significativo effetto deterrente. Quanto all’autore di violenza, in 119 casi si è trattato del partner o del coniuge, in 33 dell’ex, in 11 di figli o parenti, in 3 di datori di lavoro, in 3 di amici o conoscenti. Nei 12 casi in cui l’autore di violenza è un estraneo, si è trattato per lo più di violenza sessuale. L’età media del violento è di 44 anni; nel 58% è italiano, e nel 76% dei casi è stabilmente occupato e con buona retribuzione (dall’operaio al commerciante, dal professionista all’albergatore). I progetti dello Sportello Dafne per il 2011 hanno previsto la creazione di gruppi terapeutici per le donne e la formazione anche per medici di famiglia e pediatri. Info: nuova sede Sportello Donna presso CPO al piano seminterrato del Comune di Riccione. Il Legale riceve il martedì dalle 15.30 alle 18.00. Tel. 0541 608317. Per appuntamento: Tel. 0541 608321 o 0541 608111 pariopportunita@comune.riccione.rn.it

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C’ERA UNA VOLTA

Il mitico Vallechiara di Spadini e Bezzi ricordato da Luciano Luzzi e “Lallo” Spadini Così è nato lo storico dancing Vallechiara nel cuore di Riccione nel lontano 1946 con l’ingresso in viale Ceccarini. In origine dava accesso al giardino con annessa villa di proprietà della Sig.ra Marianna Ceccarini in Salvatori che io ho avuto il piacere di conoscere. Persona amabilissima e generosa, tanto generosa che si offrÏ di donare il proprio giardino gratuitamente ai Sig.ri Ebo Bezzi (Baffiti) e Luigi Spadini per farne un locale da ballo. Nasce così il dancing Paradiso, questo il nome alle origini. Spadini, che allora faceva il cameriere al Zanarini, avendo famiglia e figli si preoccupò di non perdere il posto nel caso le cose non fossero andate al meglio, e in sua vece affiancò come direttore Arrigo Semprini, divenuto dopo anni proprietario dell’Embassy di Rimini. La dinamicità di Ebo Bezzi e la pacatezza di Luigi Spadini, amici carissimi che ricordo con tanto affetto, fecero nascere il locale in breve tempo e, come succedeva ai quei tempi, con poco denaro. Tutti i locali di allora erano assai piacevoli di notte e un disastro di giorno; tutto giocava sulle luci, il verde e le stelle facevano il resto. Si cominciò a eliminare una parte di alberi per far posto alla pista da ballo, mentre quelli attorno vennero tagliati lasciando il tronco abbastanza alto da farne base per i tavolini inchiodandoci sopra una tavola rotonda. Semplice modo per risparmiare sull’arredo. Tranne la pista tutto il locale era coperto di ghiaia e si doveva solo sperare nel bel tempo altrimenti saltava la serata. Il locale decollò molto bene, l’ottima posizione, la cordialità e la simpatia tipica romagnola dei gestori favorì la riuscita. L’anno seguente, 1947, Ebo Bezzi si ritira per avviare la pizzeria del Gallo, al posto suo arriva Bisio che poi aprirà il dancing Florida. L’allora parroco di San Martino, Don Montebelli, pregò Spadini di cambiare nome al locale, ritenendo il nome Paradiso non molto rispettoso per un locale da ballo. A quei tempi si

cercava di accontentare tutti, tanto più la chiesa, così il caro Gigetto (tutti lo chiamavano così) decise di accontentare il Don. Furoreggiava allora un film musicale americano dal titolo “Serenata a Vallechiara” che, ahimè, io ricordo. L’interprete era la famosa pattinatrice Sonia Henye e l’interprete maschile credo fosse Tyrone Power. Così Spadini decise che il locale si sarebbe chiamato “Vallechiara”. Di anno in anno vennero apportate migliorie tali da renderlo molto accogliente e sempre frequentatissimo, specie da un pubblico giovane. Cominciò così la gara fra i locali da ballo per avere i più importanti personaggi dello spettacolo in voga. Nel 1949 al Vallechiara si esibì un giovanissimo Paolo Bacilieri divenuto in seguito famoso cantante del programma televisivo “Il Musichiere” condotto dal grande Mario Riva. L’incubo della guerra si era allontananato e tutto sembrava facile anche se così non era, si facevano debiti che, fortunatamente, il lavoro estivo saldava.Nel 1957 Spadini, ormai da tempo unico gestore, ingaggia l’orchestra di Corrado Bezzi, la cantante è una graziosa brunetta di nome Teresa, dotata di una bella voce. Pensate che

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io ho avuto il piacere di conoscerla ancora ragazzina (appena quattordicenne) che cantava al passo del Furlo. Da studente a Urbino andavo con gli amici in estate a ballare sulla terrazza in riva al fiume. La brunetta Teresa diventerà poi la moglie di Silvano (Lallo) Spadini uno dei figli di Gigetto. Nel 1958 l’orchestra Bezzi arriva a Riccione al Vallechiara con due nuovi cantanti, Tilde Natili e Renato Sambo, due veri talenti e grandi voci, un complesso musicale eccezionale. Renato Sambo era anche un bel ragazzo e fece strage di cuori. Le donne impazzivano e il locale era sempre affollatissimo. Tilde Natili sposata al musicista Romano Frigeri, virtuoso violinista, diventerà poi, all’epoca dei noti urlatori, la famosa Jenny Luna, che negli anni 60 spopolavano in TV. Ricordiamo la prima Mina, Tony Dallara, Betty Curtis e Celentano. Il M. Carlo Alberto Rossi di Rimini recentemente scomparso, grande amico del nostro Gigetto e fondatore a Milano della casa discografica Juke-Box, propone all’amico serate con cantanti in voga in quel periodo, così attrazioni con personaggi come Nilla Pizzi, Carla Boni, Natalino Otto, Duo Fasano, Achille Togliani, Flo Sandons, Modugno, Jula de Palma, Milva, Ornella Vanoni, Caterina Caselli, Fidenco, Massimo Ranieri, Rita Pavone e tanti altri. Negli anni 60 fu il boom di tutti i locali da ballo, ci si arrivava a piedi, senza dover prendere l’auto e il ritorno in hotel o a casa diventava una piacevole passeggiata elegante, le signore in abito da sera e gli uomini in giacca e cravatta. Il Vallechiara, ancora una volta rinnovato, conobbe il suo massimo splendore. Ricordo il direttore Virgilio Tosi, esemplare il suo modo di ricevere i clienti. Le signore venivano da lui,


C’ERA UNA VOLTA impeccabile nel suo smoking, accompagnate al tavolo con garbo. Le attrazioni del momento furono nomi internazionali, Aznavour, Caterina Valente, Neil Sedaka, le gemelle Kessler, Lola Falana, Piergiorgio Farina, Nini Rosso e Mia Martini. Presentavano tutte le sere i giovani Daniele Piombi, Alvaro Alvisi, Mario Alani e orchestre ricercatissime come Paolo Zavallone, Narciso Parigi, Lello Tartarino, Gualdi, Raf e Ciato, Righi Sait-

to e Tullio de Piscopo. Memorabili le serate con Gigi Sabani, Alighiero Noschese, i più grandi imitatori del momento. Le sfarzose sfilate di moda con la direzione di Luciano Grasso di Torino che con splendide modelle e modelli, a indossare i meravigliosi abiti, ha fatto sognare le più eleganti signore ospiti di quelle serate al Vallechiara. Gli uomini non avranno dimenticato facilmente Teresa, Barbara, Amanda le indossatrici che ho avuto il piacere di fotografare anche fuori dal locale e il fatto che io ne ricordi ancora il nome significa che erano veramente belle. Si può affermare che il Vallechiara ha avuto il privilegio di ospitare la migliore clientela nel periodo più vivace delle estati riccionesi quando tutto era in crescita, quando i locali da ballo erano per giovani e meno giovani. I tempi cambiano e non sempre in meglio, e il modo diverso di divertirsi ha portato alla chiusura di questi locali tipici dove si ballava sotto le stelle, con musica soft, che ha fatto innamorare tanti villeggianti e nostrani vitelloni. Nel 1973 la gestione Spadini cessa di esistere e subentrano Galanti, Masini e il direttore Galeazzo. Una parte del giardino diventa discoteca, le stelle non si vedono più, si va avanti per un pò fino alla fine. Peccato! Luciano Luzzi

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verde a riccione

Natura “anarchica” Alle Fontanelle di Riccione, zona Cannarecce (altrimenti detta Colle dei Pini), la tortuosa Via Trebaci con le sue curve arrotondate divide la piccola pineta che fa da cuscinetto verde tra la teoria di abitazioni residenziali e la città vera e propria. Escludendo i pini che abbelliscono ed ombreggiano la carreggiata possiamo contare ben 55 esemplari (Parco delle Viole), una quindicina a Sud della stessa e una quarantina a Nord disseminati in un’area molto più vasta. E fin qui nulla di eccezionale... senonchè questa piccola pineta ha una anomalia che difficilmente si riscontra in luoghi analoghi : i suoi “abitanti” sono assai originali anzi, potremmo definirli “anarchici”, quasi provenissero direttamente dalle fiabe più crude, da quel mondo fantastico popolato di elfi, gnomi, streghe, draghi e chi più ne ha più ne metta. I pini del Colle (1 a Sud e 15 a Nord) non rispettano le normali regole di crescita: alcuni rasentano il suolo e poi, improvvisamente, si ergono in verticale; altri si attorcigliano e poi si slanciano verso il cielo con due o tre propaggini; altri ancora denudano le proprie radici quasi a voler trarre vita dal cielo e non dalla terra. Anomalie casuali? Stranezza inspiegabile? Ai nostri lettori l’arduo compito di fornire una risposta. G.L.M.

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PASSEGGIANDO

Da una “incompiuta”(?)... ai vandalismi... alla trascuratezza

Tra le tante idee per migliorare la circolazione e snellire il traffico c’è in primo piano il progetto di raccordare la rotonda della maxi brandina di Via Berlinguer con...il mare, creando una parallela a Via Massaua. Così una bella mattina del marzo scorso, tecnici “armati”di rotoli di progetti e operai impegnati ad azionare ruspe e scavatrici hanno iniziato i lavori e in quattro e quattr’otto è stata com-

pletata la parte che dall’altezza delle vie Mazzini e Cavour sfocia nella nuova rotonda su Via Vittorio Emanuele II. Senza ombra di dubbio tanti i benefici immediati che porterà non appena completata e aperta al traffico: dall’autostrada non si finirà, quasi obbligatoriamente in Viale Ceccarini alta e saranno eliminate le code per chi dall’attuale via Massaua vuole infilarsi sul viale del Comune (in-

Stavolta gli imbecilli hanno agito alla “grande”. In una notte di gennaio, protetti dal buio e dall’assenza di testimoni, i “soliti squaglionati pieni solo di vuoto” si erano sfogati sugli steccati dell’area giochi all’interno del Parco della Resistenza procurando notevoli danni ad un bene pubblico. Ora con la primavera hanno trovato degli imitatori più “temerari”. Questi ultimi si sono “divertiti” semidistruggendo gli arredi di due rotonde tra le più in vista. Quella del Secchiello, vicino ad Olttemare e quella della Maxi Brandina in via Berlinguer. Chissà se i loro genitori, una volta a conoscenza della bravata dei loro “pargoli”, rifletteranno sul fatto che, a volte, è molto meglio andare al cinema piuttosto che “giocare sotto le lenzuola”?

crocio che non brilla per visibilità). Sorge allora una domanda.Chi vuole andare verso il mare, arrivato alla nuova rotonda (Del Teatro ?), che possibilità avrà di non “infognarsi” in tortuosità varie? E’ previsto, in un NON lontano futuro, di unirla a viale Paolieri (quello lungo il Rio Melo) opportunamente allargato e confluente nella rotonda Flavio Gioia e quindi nell’immediatezza del Porto Canale?

A monte del campo da Baseball, sotto il tratto di statale tra le due grandi rotonde Popilia e Delle Vele, una bella striscia di verde, ornata da rigogliose palme che addolciscono il frenetico sfrecciare dei veicoli, accompagna i passi dei pedoni e le pedalate dei ciclisti. Un quadretto ora “bruciato” perché l’inverno rigido ha fatto i suoi danni...le palme sono di un marroncino poco naturale e difficilmente “mangeranno un altro panettone”. Era così problematico dotarle di una copertura protettiva certamente più economica di una probabile sostituzione? Ehh...il bene pubblico tanto trascurato!

A cura di Giuseppe Lo Magro 31


comitato riccione x-mas

Un piccolo riconoscimento per una grande disponibilità Negli incontri preliminari dell’organizzazione della camminata dei Babbi Natale nel novembre 2010, era apparsa subito evidente la necessità di una “base di presentazione e vendita” che avesse determinati requisiti quali centralità (quindi vicinanza al luogo del ritrovo dell’evento) e spazio. I componenti del gruppo direttivo, alla guisa di cani da tartufo, hanno iniziato ad “annusare” i dintorni del Palazzo del Turismo e... visto che la fortuna aiuta gli audaci... come poteva la “Dea bendata” non essere benevola coi Babbi Natale? La Famiglia Del Magno, proprietaria di un locale libero in Galleria Viscardi, con tutti i requisiti e anche di più, si è dimostrata immediatamente disponibile concedendo lo spazio a titolo gratuito per il periodo Novembre 2010/ Gennaio 2011. Mai scelta fu più azzeccata . L’aver battuto il record di adesioni alla camminata 2009 è indubbio merito anche della visibilità e delle varie comodità offerte dal locale dei Del Ma-

gno. Per cui il Comitato Riccione Xmas (rappresentato da Fernanda Renzi e Giuseppe Lo Magro) ha consegnato il mese scorso, anche a nome degli oltre 4500 Babbi Na-

tale, un PICCOLO riconoscimento per una GRANDE disponibilità (pergamena Xmas e libro su Riccione) al “patriarca” Eugenio e ai suoi figli Sabina e Mauro. Grazie ancora.

FOTOGRAFIA

Documentare le vostre vacanze C come COMPOSIZIONE Sebbene la “B” preceda la “C” nell’alfabeto, la Composizione viene prima del Bilanciamento. Infatti prima di scattare dobbiamo “disegnare” la foto nella nostra testa. La composizione corretta è data dall’insieme dello sfondo, dei materiali, dei colori, delle angolazioni, dei soggetti e di molti altri fattori. Nelle fotografie di viaggio la forza dello scatto è data dai dettagli: prestare attenzione a particolari che sfuggono al primo sguardo aiuta la vostra immagine a convogliare l’idea che avete avuto nella vostra mente prima di scattarla. D come DEPTH OF FIELD (PROFONDITA’) Con “profondità” si intende la distanza fra il soggetto dello scatto e lo sfondo. Il soggetto in primo piano è generalmente a fuoco e con i contorni ben definiti, che sfumano via via. La profondità ottimale è quella in cui sia il soggetto che lo sfondo rimangono in pieno fuoco. E come EVOCATIVITA' Un tratto comune delle più belle foto di viaggio è la loro capacità di evocare particolari sensazioni ed emozioni. Scattare la foto di una suora che cammina accanto ad un muro vi restituirà semplicemente la foto di una suora che cammina accanto ad un muro, ma se nella foto inseriamo qualche riferimento spazio-temporale, un pò di ombre giuste e un’angolazione più particolare otterremo non solo una foto più bella ma anche un pezzetto di storia. Per ultima cosa ricordate che una bella fotografia non è necessariamente una foto perfetta, ma è quell’immagine capace di trasportarci immediatamente nel luogo ritratto. Buone vacanze! Daniele Casalboni

Cosa c’è di più bello del ritrovare in un cassetto una vecchia fotografia che ci evoca un viaggio e ci fa volare indietro nella memoria? Volete imparare a fare fotografie di viaggio belle, significative e azzeccate da tutti i punti di vista? Seguite i consigli che ricalcano le prime lettere dell’alfabeto A come AZIONE Le fotografie di viaggio più belle sono quelle che ritraggono l’azione, che può essere sia un soffio di vapore che si alza da una tazza di caffè caldo sia un’azione decisiva in una partita di rugby su un campo fangoso. Catturare l’azione nei vostri scatti aggiunge atmosfera e sentimento allo scenario. Lo stesso concetto si può applicare anche ai panorami. Una foto che ritrae un prato verde e omogeneo può essere noiosa ma si ravviva se includiamo nello scatto una pecora che pascola, per esempio.Includere qualche elemento “vivo” nello scenario aiuta anche a aggiungere proporzione all’immagine e allo sfondo. B come BILANCIAMENTO Non solo il bilanciamento del bianco, che fa riferimento alla quantità di rosso, verde e blu presenti nella foto, ma più che altro la capacità di creare fotografie equilibrate.Avrete sicuramente sentito il termine “INQUADRARE” riferito alla fotografia.In poche parole significa che la fotografia deve essere attraente dal punto di vista simmetrico sia estetico. L’equilibrio si può raggiungere anche senza mettere il soggetto al centro dello scatto e può essere trovato anche con l’aiuto di “cornici” come archi, incavi, finestre, scavi nelle rocce e quant’altro che ci aiuti a bilanciare la foto.

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Ricordiamo che in occasione della “NOTTE ROSA” si svolgerà la 6ª edizione del “Trofeo Internazionale dei Gruppi Spettacolo”.

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personaggi di oggi

Corbezzoli... che Corbo! CampionE del forno a legna

La nostre origini, legate alla campagna e al mare, ci hanno confinato nei mestieri di contadino o pescatore (per taluni lo stato di estremo bisogno costringeva ad entrambe le mansioni). Pertanto, in caso di gara culinaria, dovremmo primeggiare in piatti tipo: ”Pièda se parsòt e tajadèle si ragujoun, o sinà spidèin si sarduncin e spaghét sal purace“ (Piada col prosciutto e tagliatelle con le interiora, oppure spiedini coi sardoncini o spaghetti con le vongole). Fatta la premessa, di certo nessuno a Riccione, avrebbe mai immaginato che un nostro concittadino potesse diventare “Campione di Pizza sulla teglia”. Invece, Giuseppe Corbo, della pizzeria Arnold’s di Viale Dante, ultratrentenne ragazzotto gioviale, sorriso stampato in viso, con curve che denotano la propensione al sedersi volentieri a tavola e apprezzare la buona cucina, ha messo in doverosa fila, in quel di Roma (ottobre 2010), ventiquattro agguerriti pizzaioli che gli contendevano il trofeo suaccennato (3ª edizione organizzata dall’ A.P.I. - Ass. Pizzerie Ital.), aggiudicandosi il prestigioso titolo 2010. Per il nostro Giuseppe un arricchimento della bacheca, visto che nel 2008 da Scalea (CS) tornò con la Coppa di vice campione mondiale di Pizza piccante e l’anno seguente salì sul terzo gradino del podio per i Campionati regionali dell’Umbria. E dire che sino a pochi anni fa le pizze le aveva gustate esclusivamente da cliente. Infatti dopo aver lavorato da dipendente seguendo la trafila barman-cameriere, nel 2005 rileva l’attività di viale Dante, diventando l’imprenditore di se stesso e affidando alla graziosa Mimosa, sua compagna da dieci anni, la creazione di saporite e coloratissime pizze (nonchè l’educazione di tre bellissimi figli). All’inizio i prodotti erano quelli classici, in linea con gli altri esercizi del settore e anche se il lavo-

ro non è mai mancato, Giuseppe coltivava il desiderio di uscire dall’anonimato offrendo novità che valorizzassero la sua insegna. Allora si mette in gioco personalmente e si tuffa nei corsi specializzati in materie di qualità, in lievitazioni che favorissero la digeribilità, in apparecchiature all’avanguardia. Acquista fiducia nelle sue capacità e vede “lievitare” l’amore per un lavoro difficoltoso ma soddisfacente. Così è nato Giuseppe pizzaiolo da teglia! E il tempo per le competizioni? Nella pause della stagione invernale visto che sta aperto esclusivamente nei week-end. In estate non c’è tempo...bisogna sempre avere le mani “in pasta”! G.L.M.

FAMIGLIE RICCionesi: I brEch

Tutti e 6 insieme... trotterellando! Gli Arcangeli sono una delle “vecchie” famiglie che nel secolo scorso hanno avuto parte attiva nella pur breve storia della “Perla verde”. Papà Domenico e mamma Maria, gran lavoratori, erano tra i pochi a possedere un somaro “ e bréch”. Animale tanto bistrattato quanto utile per i mille lavori di fatica che sapeva sopportare grazie all’indole pacifica e alla bontà ancestrale. Per Domenico era indispensabile: “Ui vléva bèn come m’un fiul, ul tniva sa tòt i riguèrd e l’eva una sòrta d’urgoj quand e giva ch’l’era e sù”. Per cui, con la semplicità e la praticità della gente di allora, gli Arcangeli vennero soprannominati i “ Bréch”. Quando le tristi vicende della IIª Guerra mondiale portano i militari tedeschi a calcare le nostre terre e razziare ogni ben di dio, il nostro buon Domenico si trova a dover difendere il suo somaro dalle grinfie di alcuni soldati. Urla, spinte e smoccolamenti vari finché uno di questi alza la pistola e col

calcio lo colpisce in pieno naso che sanguina copiosamente e rimane deturpato per sempre. Un bel naso storto che contraddistinguerà a vita Domenico: capostipite degli Arcangeli detti i “Bréch”. Nel marzo scorso, gli eredi “Bréch”: Valeria, Augusto, Romolo, Remo, Graziana e Franco si sono ritrovati per una allegra rimpatriata ed è stata una gran festa con mille emozioni scaturite dalla presenza dei loro figli e da uno stuolo di nipoti sorridenti e chiacchieroni. Nella foto di rito poteva mancare la “mascotte” di famiglia? Certo che no! Ed eccoli qua gli Arcangeli, felici attorno al fedele “Bréch”. Moreno Villa

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Personaggi di ieri

E mi non Luigi “Cirocani” E mi bà “Neti ad Purcatera” Questo è il compendio della storia di due “lupi di mare”, pescatori pelagici. Questo tipo di pesca si svolge in alto mare ed è zona riservata a gente esperta. A questo proposito Dante Alighieri conferma la pericolosità di quanto sopra... “uscito dal pelago alla riva, si volge all’acqua perigliosa e guata”. Il ramo genealogico di questi Serafini, per quanto ci è pervenuto, parte dal 1785 con Giuseppe, che, a differenza dei suoi eredi era colono sui poderi del conte Zollio in zona Fontanelle di Riccione. Segue Michele, primo pescatore pelagico che aveva la caratteristica di imprecare in dialetto maccheronico con “Cirocani” - cielo cane, patronimico che trasmise ai suoi successori. Da mio nonno Luigi, dal quale nacque mio padre Mariano, che cambiò l’imprecazione in “purcatera” – porca terra. Dei suoi fratelli, anche loro pescatori d’altura, Aristide (Pietro), Virgilio e Giovanni, scriveranno, se lo vorranno, i loro figli. Il nonno Luigi, brevilineo, di carattere mite e tendente al timido, coi fianchi fasciati da uno straccio di rete da pesca e pipa in bocca si trasformava da vero “parone” – capobarca, appena usciva dal porto. Determinato, tempestivo nelle sue decisioni infondeva sicurezza al suo equipaggio. Alternava la pesca, al trasporto della ghiaia da Chioggia lungo la riviera romagnola con a fianco suo figlio Mariano ancora bambino che cominciava a prendere confidenza col mare. La passione la trasmise a mio padre che col tempo divenne suo vice. La sua fama è provata dalla gigantografia in tenuta “casual marinara”posta all’ingresso della mostra della marineria riccionese presso il Palazzo del Turismo. A conclusione di questo breve ritratto di questo grande personaggio, mi piace ricordare, fra i tanti aneddoti che lo riguardano, il seguente. Saltuariamente il parone ospitava a bordo la moglie con le mansioni di cuoca. Accadde che in piena zona pelagica, con mare grosso, il nonno rivolto al figlio, mio padre, gli disse: “prendi il timone che vado sotto coperta per vedere come sta quella poveretta di tua madre”. Sceso trovò la moglie Maria, donna segaligna e di carattere tosto, tranquilla, che abbracciandolo lo aiutò a spogliarsi pretendendo di fare l’amore. Tornando in coperta trovò il figlio in ansia che gli chiese: “bà cum la sta la mà?” Ed il nonno con un sorrisino: “la tu mà la sta mèj ca ne tè!”. Mio padre Mariano più noto come “Neti”, nome impostogli da suo nonno, raggiunse la notorietà per le innumerevoli peripezie e la perizia con cui le ha superate. Non era un temerario,

ma conscio dei rischi che affrontava con il suo motto: “ama il mare, temilo, rispettalo” così con l’esperienza e una dose di fortuna potrai evitare grossi guai. Prima di uscire dal porto, seguiva un famoso detto: “tramontana chiara, ponente scuro, prendi la barca e mettila al sicuro; ponente chiaro e tramontana scura, esci con la barca e non aver paura”. Una delle esperienze più tragiche alla quale ha assistito nei suoi cinquant’anni di mare, si è verificata sempre in altura, la notte del 17 gennaio 1929, quando un violento fortunale sorprese un’intera flotta di natanti. Buona parte di essi puntò rapidamente verso la riva dove incapparono nel pieno della violenza della burrasca. Fu una tra-

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gedia con la perdita di numerosi pescatori. Questo infausto evento, a distanza di oltre 80 anni viene ancora ricordato come una carneficina del mare. Mio padre, invece, non tentò la via del ritorno, ma ancorò la barca, fece ridurre le vele e puntò la prua contro vento. Così salvò sé stesso, il suo equipaggio e la barca, facendo rotta due giorni dopo verso il porto di Pesaro. Nell’estate del 1932, durante la pausa della grande pesca, esercitava l’attività di salvataggio. Gli accadde con mare grosso, di dover soccorrere una bagnante in procinto di annegare. Adagiatala sul moscone, causa una improvvisa onda anomala, venne sbalzato in acqua sbattendo la nuca contro il pattino. Ciò gli procurò una emiparesi destra che lo rese claudicante per il resto della sua vita, ma non gli impedì, una volta ristabilitosi, di riprendere la sua principale attività per altri venti anni. Un’altra brutta avventura ha corso nell’immediato dopoguerra, con il rischio delle mine marine poste a mò di sbarramento ed ancora da bonificare. Durante una battuta di pesca assistette ad un dramma che lo “sfiorò”. A meno di 200 metri dalla sua barca, vide un peschereccio saltare in aria scomparendo tra i flutti. Mia madre Aurelia era solita portarmi in spiaggia, in attesa di scorgere all’orizzonte la barca con il simbolo sulle vele a noi familiare. E stringendomi a sé, ero un bambino, mi diceva: “tu Piero non farai mai il mestiere di tuo padre, ricordatelo!” Infatti, pur amando il nostro mare, non mi ha mai “ospitato”, se non per qualche sana nuotata. L’ultima disavventura in ordine di tempo accadde la notte, sempre in alto mare. Mio padre colpito da lancinanti dolori all’addome diede ordine al suo equipaggio di puntare “a tutta” verso il porto, quindi fu portato d’urgenza al Ceccarini dove il mitico dott. Moro diagnosticò una grave ulcera perforata. Dopo oltre 4 ore, alle 5 del mattino, fu dichiarato fuori pericolo. Rimessosi in sesto, pur continuando la pesca, d’estate era stato assunto dall’azienda di soggiorno quale manutentore dei campi da tennis, ora “Villa Mussolini”, dove il sottoscritto in giovanissima età, ha fatto il raccattapalle al Duce ed ai più grandi giocatori del mondo in tour a Riccione. Successivamente calcai quei campi come maestro di tennis creando la prima delle sei scuole fondate da me nell’Italia del nord. E pensare che ero a due passi dal diploma di “scadente” geometra. Curioso destino! Ma questa è un’altra storia! Piero Serafini


LE COLONIE:

CURIO ITà senzaetà di Maria Grazia Tosi

cattedrali sulla sabbia

Regali e gigantesche, le colonie incarnano fuor di dubbio un grande esempio di architettura, quali autentiche cattedrali sulla sabbia. Tanto c’è da raccontare di loro, perché nella storia riccionese di tante animate vicende sono risultate le immobili testimoni. COLONIE AL FRONTE La colonia Modenese durante la seconda guerra venne utilizzata come ospedale militare per il ricovero dei soldati feriti sul fronte russo, e nel periodo dell’occupazione tedesca, alla fine di agosto del ’44, divenne l’isola di salvezza di riccionesi sorpresi dalla pausa dell’offensiva alleata che doveva liberarli. Fu il nascondiglio di braccati perché indocili o sfuggiti ai rastrellamenti; fu un punto di ricomponimento delle famiglie smembrate del territorio e un punto d’informazione e d’incontro per chi non voleva stare solo ed indifeso nel marasma della guerra combattuta per le strade e nei campi. Una concentrazione di migliaia di anime in pena che paradossalmente si era ritrovata nel posto più esposto alle azioni di guerra, ma che veniva in qualche modo considerato zona franca da rispettare. Anche se non di rado i tedeschi entravano per cercare uomini per vari impieghi e donne da ‘usare’, in un prevedibile fuggifuggi generale. Da lì si seguivano l’evolversi degli eventi, grazie a quello che si vedeva… e soprattutto sentiva; ed è sempre da lì che il 16 settembre del ’44, la fine del fronte di guerra, un’interminabile fila di cittadini smunti e spaventati se ne uscirono per dirigersi verso il centro liberato di Riccione. Un’onda umana che trascinandosi dietro carretti, sacchi e biciclette si ingrossava mano a mano per i tanti disperati che uscivano dai rifugi e da case che erano sembrate vuote: un’onda che cavalcava la corrente… di libertà. COLONIE PIENE DI SALUTE Le prime colonie (nascono come ‘ospizi’) in realtà erano centri di cura per i bambini affetti da ‘scrofolosi’, malattia che colpiva coloro che vivevano in ambienti insalubri e in regimi nutritivi insufficienti: sorsero grazie all’iniziativa di filantropi che offrirono il denaro necessario. A Riccione la prima risale al 1877 (seconda in Romagna dopo la Matteucci di Rimini): la colonia Martinelli-Amati, nell’area Grand Hotel, che in estate accoglieva gruppi numerosi di bambini provenienti da Modena, Bologna, Ferrara, bisognosi di sole, mare ed aria buona. Le colonie inconsapevolmente fecero da traino a quello che sarebbe poi diventato il fulcro della nostra economia: il turismo balneare. Erano strutture che rispondevano alle più moderne esigenze d’igiene e dove ne venivano accuratamente controllate

giovani organizzatori che ne varcarono la soglia si presentò uno scenario apocalittico: un nauseabondo tanfo avvolgeva un guazzabuglio di letti sfatti, effetti personali dispersi a terra, stracci e generi alimentari vari. Spalancarono i finestroni per dare un po’ di luce ed aria agli spazi di una struttura che era diventata un ricettacolo di ospiti abusivi di vario genere, con ovvie ripercussioni per la vivibilità della spiaggia prospiciente, in special modo di sera quando l’oscurità celava traffici non propriamente leciti. Più di un mese ci volle per ‘bonificare’ la zona scelta per allestire rastrelliere per tavole da surf, ganci per appendere vele, bagni , spogliatoi… Mentre l’Amministrazione comunale sistemava robuste inferriate a porte e finestre al fine di stroncare una volta per tutte il flusso inarrestabile di inopportune figure, fu necessario più volte l’intervento dei Carabinieri che dopo meticolose perlustrazioni all’interno riuscirono a far sgombrare circa una cinquantina di persone che per loro stessa ammissione vivevano da mesi nelle stanze ai piani superiori. La determinazione dei soci del club che si prolificarono negli anni è stata premiata: tante le performance di windsurf e kite-surf di giovani del posto e non, e tante le iniziati vedi successo.

Foto di Sandro Cristallini

le tabelle dietetiche; ogni anno i locali venivano visitati dal medico provinciale e il numero dei posti disponibili stabilito con decreto prefettizio. Fu Mussolini, che scelse Riccione quale sua seconda casa, che ne fece costruire parecchie, disponendo che vi fossero accolti migliaia e migliaia di bambini e non più solo quelli ammalati. Le colonie sopravvissero fino al 1940 per poi trasformarsi lentamente in case-vacanze, e a partire dagli anni ‘70 a svuotarsi. Le presenze di bambini diminuirono vistosamente, per il variare delle dinamiche dell’industria del turismo, per l’elevarsi generale del tenore di vita, ma anche per il calo demografico. Negli anni ‘80 e ‘90 se ne concluse l’epoca. COLONIE SPORTIVE La colonia Reggiana, non più utilizzata e di proprietà del Comune di Riccione, nel 1989 aprì un suo piccolo angolo per il Vela Club Marano. Si racconta che ai

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COLONIE TRA PASSATO E FUTURO Le colonie erano edificazioni d’avanguardia, e negli anni sono diventate materia di studio di numerosi concorsi d’idee anche a livello internazionale. Proprio in questi giorni sono apparse di nuovo protagoniste sulle pagine dei quotidiani, a proposito di un ambizioso progetto che da diversi anni attende di essere portato a buon fine: il progetto “Futurismo”, che sorgerà su 52mila mq e coinvolgerà le colonia Reggiana, Savioli e Adriatica. La Savioli sarà abbattuta per dare spazio al ricettivo alberghiero, l’Adriatica resterà pubblica, mentre la Reggiana sarà data in convenzione per 50 anni ad una società che realizzerà un lussuoso resort. Progettazione che arrecherebbe prestigio alla zona nord di Riccione, quella del Marano, da sempre ‘trascurata’, nonostante in estate, da alcuni anni, diventi il mondano cuore notturno della movida. Una meta spettacolare per il popolo giovane che può aggirarsi, gioioso e chiassoso, tra i tanti locali (ex bar di spiaggia) disseminati sulla sabbia… e attorno alle colonie.


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premio “baleani”

Alla memoria di Franco Neri

La cucina della nonna

Toccante cerimonia, domenica 17 aprile, nella Piazzetta del Faro in occasione del Premio “Baleani” a ricordo del noto gioielliere di Viale Ceccarini scomparso undici anni fa. La medaglia d’oro è andata alla memoria di Franco Neri, ex impiegato all’ospedale, poi collaboratore della moglie Silvia nella libreria- edicola Brigliadori avviata dai suoi suoceri Guglielmo Silvi ed Eleonora Brigliadori, consigliere del Consorzio d’area del Viale e per alcuni anni albergatore. A ritirare il premio la moglie ed i figli dalle mani della signora Rita Baleani affiancata dalle figlie Polly, Anna e Lucia. A fare gli onori di casa il Presidente del Consor-

Pollo al Marsala (x 4 persone) Ingredienti: 1 pollo di kg 1,200-1,400 circa 2 grosse cipolle 30 gr di burro 1 bicchiere di marsala secco

zio Giorgio Mignani che ha illustrato, senza enfasi e coi giusti aggettivi, le qualità di un personaggio come Franco Neri, mai sopra le righe, sottolineandone la disponibilità alla collaborazione e al dialogo e la profusione di energie nelle iniziative intraprese. A rappresentare l’amministrazione comunale era presente il vice sindaco Lanfranco Francolini che ha ricordato quanto Franco fosse apprezzato per il suo impegno sociale. La benedizione delle palme ha preceduto la celebrazione della Santa Messa officiata da don Matteo Donati . Al maestro Fabio Pecci invece è toccato l’onore di concludere la mattinata dirigendo l’esibizione, sempre emotivamente coinvolgente, del coro “Le allegre note”. G.L.M.

Preparazione: Fiammeggiare, lavare e tagliare il pollo a piccoli pezzi come per farlo alla cacciatora, metterlo a rosolare in una padella antiaderente con le cipolle tagliate a fette, il burro, il sale e un po’ di pepe.Cuocere lentamente con il coperchio, rigirandolo spesso finchè si sarà asciugata l’acqua di cottura, a questo punto versare nella padella un bicchiere di marsala secco. Rigirare bene in modo che il pollo venga tutto insaporito dal marsala, mettere ancora il coperchio e finire di cuocere molto lentamente sempre rigirandolo e aggiungendo eventualmente un po’ di acqua per terminare la cottura. A piacere, a fine cottura si può aggiungere una noce di burro Questo pollo è squisito accompagnato da un tortino di patate di cui daremo la ricetta prossimamente. Vilma Tosi

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CENE BENEFICHE

Amici e generositĂ "Vola la speranza" per il Centro 21 A tavola con lo IOR L’Hotel Mediterraneo, lo scorso marzo, per il secondo anno consecutivo ha ospitato la tradizionale cena di beneficenza della sede di Riccione dell’Istituto Oncologico Romagnolo:“Facciamo volare la speranza, insieme per sostenere ricercaâ€?. La cena rappresenta l’occasione di incontro tra Volontari, cittadini, autoritĂ locali e medici del nostro territorio, che hanno aggiornato tutti i presenti sugli importanti progressi compiuti dall’oncologia nel nostro territorio nell’ultimo anno.Particolarmente importante e sottolineato da applausi l’annuncio del direttore dell’Istituto Oncologico Romagnolo, dott. Vincenzo Erroi, dell’acquisto da parte dello IOR di due ecografi per i reparti Oncologici degli Ospedali Infermi di Rimini e Cervesi di Cattolica, presentati rispettivamente al pubblico l’11 ed il 20 Aprile. Fondamentale è stato il contributo di aziende, enti e privati, che hanno contribuito alla serata con erogazioni e contribuzioni che si sono sommate all’incasso dei biglietti della lotteria che si è svolta al termine della cena, grazie a bellissimi premi offerti dalle gioiellerie di Riccione, dall’Aeroporto Fellini di Rimini e dall’Elettromeccanica Muccioli. Durante lo svolgimento della cena, oltre all’intervento del direttore IOR, si sono alternati sul palco per gli abituali momenti istituzionali il Sindaco di Riccione Massimo Pironi, il Consigliere Responsabile Sede IOR di Riccione Barbara Bonfiglioli, la consigliera Ilva Melotti, il dott. Pasquini responsabile del modulo di oncologia dell’ospedale Cervesi di Cattolica e l’assessore regionale dott. Roberto Piva. L’edizione 2011 della Cena Istituzionale della Sede IOR di Riccione, grazie anche al supporto di numerose ed importanti aziende che hanno scelto quest’anno di essere partner dell’evento, ha permesso alla nostra Sede di ricavare un utile netto di 8.100 euro.

VenerdĂŹ 1° aprile si è svolta l’ormai tradizionale CENA DI BENEFICENZA con LOTTERIA organizzata dall’associazione Centro 21 per raccogliere fondi a sostegno delle attivitĂ di educazione alle autonomie per ragazzi con disabilitĂ intellettiva presso il Centro Educativo Daniela Conti. Fra le realtĂ di Riccione e del circondario che hanno contribuito alla realizzazione della serata offrendo i premi per la lotteria ricordiamo Aeroporto Federico Fellini, Gioielleria Bartorelli, Hotel Mediterraneo, Parrucchiere Della Rosa Giuliano, Gioielleria Adamantos, Caffè ABC le realtĂ di Riccione, Flli Muccioli, Salumificio Torsani, Ristorante La Conchiglia di Misano, Parrucchiera Elisir a Centro Benessere Aesthetica di Coriano, Aromatica Essenza del Benessere Naturopatia di Morciano.. Come sottolinea Maria Cristina Codicè, Presidente di Centro 21 “E’ la presenza di tante persone che condividono le finalitĂ educative dell’associazione a renderne possibile le attivitĂ , molti dei progetti che stiamo realizzando, il piĂš conosciuto è quello di danza e teatro che ha portato alla realizzazione degli spettacoli Italiangrease e I Fratelli Blues, sono sostenuti dalle famiglie ma i progetti “Ciao mamma guarda come mi divertoâ€? (week end di educazione alle autonomie), “Vicini-viciniâ€? (percorsi di educazione alle autonomie metacognitive) e “Per mangiare devo lavorareâ€? (educazione al senso e al valore del lavoro) non sarebbero possibili senza il sostegno continuo di realtĂ economiche e privati che ci aiutano in questa grande avventura. Durante la cena sono state premiate alcune persone e realtĂ che dallo scorso anno ed in maniera continuativa hanno contribuito a sostenere il nostro lavoro: Vela Club Marano, Gelateria Panna&Cioccolato, Lions Club, l’Hotel Bristol e l’Architetto Donatella Finiâ€?

Da sinistra: dott. Vincenzo Erroi, dott. Roberto Piva, dott. Enzo Pasquini, Ilva Melotti, Barbara Bonfiglioli, Massimo Pironi.

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centro karate riccione

Società Campione d’Italia 2011 www.karatericcione.it

La stagione sportiva 2010/2011 sta per concludersi (dobbiamo giocarci ancora il titolo nazionale Cadetti ed Esordienti B) e per il Libertas Centro Karate Riccione, Società affiliata alla Polisportiva Comunale è tempo di consuntivi. Dire che è stata una stagione straordinaria sembra assurdo ma è riduttivo. Nelle più importanti gare a livello Nazionale ed Internazionale, inserite dalla CONI FIJLKAM nell’Elenco Ufficiale della Federazione, non contando i piazzamenti, il CKR ha ottenuto i seguenti titoli: Campione d’Italia di Kata a Squadre Femminili per Società, Campione d’Italia di Kata a Squadre femminili per Regioni con Martina Olivieri, Giulia Maestri e Carlotta Villa, Campione d’Italia individuale con Vanessa Villa ai Campionati Italiani di Kata Juniores Femminili, Società Campione d’Italia di Kata Juniores Femminili, Oro individuale con Carlotta Villa agli Open d’Italia, Campioni in Austria, Slovenia e Croazia. Abbiamo un’atleta (Carlotta Villa) che a Novi Sad (Serbia) ha gareggiato con la maglia azzurra e abbiamo altri 6 atleti (Vanessa Villa, Giulia Maestri, Martina Olivieri, Giulia Olivi, Massimiliano Terenzi e Serra Antonio) tra i primi 10 nelle singole graduatorie, che orbitano nel giro della Nazionale. Crescono molto bene anche i giovani agonisti: Giulia Bartorelli, Caterina Faragona, Emily Schiaratura, Stella Marisi, Giada Migani, Nicolas Pesaresi e Mattia Marangoni (campione regionale di Kumite); stanno facendo notevoli progressi e maturano con grande velocità. L’entusiasmo degli oltre 50 bambini che riempiono la Palestra di via Forlimpopoli, gratificano il lavoro fatto con professionalità e abnegazione

dai Maestri Roberto Corbelli, Vito Mininni e Giampaolo Massi, coadiuvati da Manuela Gasperoni nell’inesauribile ed indispensabile opera di raccordo tecnico/ organizzativo. La Società è considerata tra le più forti ed importanti nel panorama Italiano e la qualità del Karate che viene insegnato è sicuramente tra le più alte a livello assoluto. La ricetta ha solo un nome: RICCARDO SALVATORI. Tutto ciò è stato possibile solo grazie alla capacità, umiltà, professionalità e passione che l’ex tecnico della Nazionale Italiana mette in ogni momento della lezione. E’ veramente un onore per la Città, per la Polisportiva e per la Nostra Società avere alla Guida Tecnica, uno dei principali esponenti del Karate Nazionale. GRAZIE DI CUORE MAESTRO da parte di tutto il CKR. Una piccola chicca per la Città: RICCIONE è stata scelta per ospitare il Seminario di Karate della Nazionale Italiana (Pala Terme 13/15 maggio) con 400/500 persone tra atleti e accompagnatori. Un altro successo per il Centro Karate Riccione, arrivato grazie agli ottimi rapporti che intercorrono con la Federazione ed in special modo con il Vice Presidente FIJLKAM Sezione Karate, Professor Giuseppe Pellicone. Per ultimo ma non per importanza è doveroso ringraziare chi ci supporta, appoggia e condivide il nostro impegno, senza i quali il progetto di crescita diventerebbe impossibile:

Comune di Riccione nella persona del Sindaco Massimo Pironi, Polisportiva Comunale di Riccione nella persona del Presidente Giuseppe Solfrini, Libertas nella persona del Presidente Regionale Luciano Morri ed i nostri fantastici SPONSOR

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LA PAGINA DEI GIOVANI

Olimpiadi parrocchiali: vincono gli “Angeli Custodi”

Lorenzo Zangheri “turbo” Dottore!

E’ stata la parrocchia dei Ss. Angeli Custodi ad aggiudicarsi lo stendardo della seconda edizione delle Olimpiadi parrocchiali, riservate alle scuole elementari. I ragazzini di don Giorgio dell’Ospedale hanno “strappato” il trofeo ai coetanei della parrocchia di San Martino, che l’aveva conquistato nel 2010. La manifestazione sportiva, organizzata dall’Anspi (Associazione San Paolo Italia) della parrocchia di don Maurizio Fabbri con l’intento di creare un’ulteriore opportunità per gli oratori, si è tenuta nell’area del Bicifestival, accanto all’ingresso dell’A14. Oltre ai bambini, sono stati coinvolti i genitori, di tutte le parrocchie. Unica assente per impegni pastorali la Stella Maris. Dopo il giuramento e la preghiera, guidata da don Franco Mastrolonardo della parrocchia Gesù Redentore, affiancato da don Matteo Donati della Mater Admirabilis, il pomeriggio sportivo ha preso corpo tra gare, gimcane, corsa dei cerchi e di mountain bike, fino al gran finale col tiro alla fune. Il tutto sotto la direzione del tecnico Marcello Regno, che ha disegnato i percorsi. Durante il break spuntino con piada e Nutella offerta da Riccione Piadina agli scolari e caffè Pascucci per mamme e papà. ni.co.

Vivissimi complimenti al neo dottore Lorenzo Zangheri (classe 1988), nipote di Pico e figlio di Daniela e Gianni. Nel marzo scorso si è brillantemente laureato all’Università di Bologna, sede di Forlì,in Ingegneria meccanica (triennale) discutendo una tesi su turbina per motore d’elicottero, meritandosi un bel 100. Dal C.d.A. e dalla Redazione di Famija Arciunesa la lode per questo prestigioso traguardo con l’augurio di una prossima brillante carriera professionale.

Un virgulto riccionese sale agli onori della cronaca sportiva con 4 + 3 “botti” deflagranti ai Campionati Italiani Giovanili di Categoria 2011 ( fine Marzo scorso) svoltisi nella splendida cornice della Piscina Olimpionica di Riccione. Centinaia di emuli di Federica Pellegrini e Filippo Magnini, provenienti da ogni angolo dello Stivale, si sono dati battaglia per staccare il miglior crono e salire sul podio, in 6 giornate di gare intense e convulse (3 masch. e 3 femm.). Stavolta c’è anche un nuotatore della Perla verde che ha scalato quei gradini e lo ha fatto in un entusiasmante poker di occasioni: si chiama Simone Sabbioni, studente al Liceo Scientifico “A.Volta”, classe ‘96, 3° di cinque fratelli (che bazzicano tutti altri sport) iscritto in categoria ragazzi. Uno che in Polisportiva è di casa avendo cominciato a “sbracciare” in acqua da bambino con le prime competizioni agonistiche da Es.C. Ora fate bene attenzione! Le sue 4 (quattro!) medaglie hanno il doppio colore del Bronzo per il 3° posto nel 400 mt.

breve è stato migliorato due volte: dapprima nella gara individuale e poi da primo frazionista nella 4x100 mista (59”19) ed è anche la miglior prestazione di SEMPRE per un quindicenne. Nessuno aveva mai nuotato così veloce, neppure negli anni dei”chiacchieratissimi” costumoni che facevano diventare tutti superman. Da non trascurare anche l’ottimo 4° posto nei 100 Stile libero (52”56) e la caparbietà nelle tre staffette così da sommare 8 (otto) gare in sole 72 ore. Sintomi di un gran fisico supportato da eccellenti doti di recupero. Una gioia immensa è esplosa nell’ambiente natatorio di Riccione per una vittoria importante che in tanti attendevano da anni. Ma è anche una vittoria “pesante”, con due facce: può essere il trampolino di lancio verso successi internazionali se Simone saprà essere umile e sacrificarsi con continuità oppure può essere insidiosa come una bolla di sapone, lucente ma effimera, se penserà di essere già arrivato sull’Olimpo. G.L.M.

Campionati Italiani Giovanili di Nuoto Esplode il talento di Simone Sabbioni

e 200 mt. Stile libero (4’02”50 e 1’54”76) e il doppio colore dell’Oro per il 1° posto nei 200 mt. e 100 mt. Dorso (2’01”49 e 56”27). E qui spieghiamo anche gli altri 3 “botti” deflagranti. Questi ultimi rilevamenti cronometrici rappresentano altrettanti record della manifestazione con “l’aggravante” che quello sulla gara più

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LINE P alestra in Riccione PERSONAL TRAINER BLUE LA FRUTTA LONTANO DAI PASTI? Conclusione: mentre scrivevo queste due righe un amico in palestra, Davide, mi disse: se non mangio tre, quattro frutti a fine pasto mi manca qualcosa, non sto bene. Altri invece sono abituati a mangiarla da sola negli spuntini. Consiglio: per quelli ancora indecisi, mangiate la frutta 20/30 minuti prima dei pasti principali. In questa maniera riuscite a mangiare la frutta vicino ai pasti e a stomaco vuoto ma, sopratutto, la mangerete.

La frutta puoi mangiarla dove ti pare. Puoi decidere di mangiarla in camera da letto, oppure nel garage così magari digerisci nel frattempo, ma la cosa più importante è mangiare tre razioni di frutta al giorno. Dicono che gli agrumi mangiati ai pasti principali, con il contenuto di vitamina C aiutino ad assorbire il ferro, la papaya con la papaina aiuta la digestione delle proteine, la frutta pulisce la bocca dal grasso e protegge il cibo mentre attraversa l’intestino. Sembra sconsigliata ai pasti in soggetti affetti da reflusso gastro-intestinale e da diabete. In soggetti predisposti a gastriti croniche o lievi, la frutta ai pasti può creare senso di pesantezza e fermentazione, questa provocherebbe un aumento della temperatura dell’intestino e della congestione vascolare che già caratterizza la digestione. L’aria che si forma nell’addome dovuta ad un eccesso di zuccheri semplici nei pasti è assolutamente individuale. Qualcuno dice che la fermentazione può provocare sostanze tossiche il cui assorbimento potrebbe provocare una diminuzione di energia e quindi l’indebolimento dell’organismo.

Sul prossimo numero:

L’AEROBICA NON E’ IL MIGLIOR MODO PER DIMAGRIRE

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STAR BENE

Vinciamo la stanchezza

stanchezza, torpore agli arti e depressione. Cereali integrali, legumi e semi (arachidi, girasole) ne sono ricchi. Anche la vitamina C, come è noto, è importante per la sua attività antiossidante e per la funzionalità del sistema immunitario. In particolare la troviamo negli agrumi, broccoli, cavoli, fragole, kiwi, lamponi, mango, papaia, peperoni, pomodori, ribes nero e spinaci. A queste, possiamo aggiungere altre sostanze, chiamate vitamino-simili, come l’inositolo o la carnitina, che svolgono un’azione disintossicante, energetica e immunostimolante. Il primo è contenuto in agrumi, cereali integrali, noci, semi oleosi e nella carne; la seconda prevalentemente nelle carni rosse e nei latticini. Un tempo, si prescrivevano le cosiddette cure ricostituenti, magari a base di olio di fegato di merluzzo o di fialette al ferro. Oggi, in erboristeria e in farmacia l’offerta di ricostituenti naturali è ampia: quelli tradizionali sono il lievito di birra, il germe di grano e la pappa reale. Tutti dall’elevato contenuto di vitamina B e minerali, possono essere normalmente aggiunti a latte, minestre, insalate. Anche per il fegato ,in primavera: infusi di erbe quali tarassaco, boldo, cardo mariano, gli ridanno energia, al contrario di ciò che fanno i cibi grassi. I più piccoli manifestano in questo periodo stanchezza irritabilità, insonnia, inappetenza, difficoltà di concentrazione, perdita di interesse per tutte le attività prima ritenute divertenti o almeno piacevoli. Anche per loro quindi cibi ricchi di vitamine, minerali, grassi polinsaturi (presenti negli oli vegetali e nel pesce).. Quindi verdura e frutta: vanno benissimo gli agrumi ma anche alcuni frutti tropicali come ananas, mango, papaia. L’olio extravergine di oliva è il condimento ideale; se gradita è consigliabile qualche tisana di rosa canina che contiene vitamina C. Da evitare l’eccesso di carboidrati semplici, (merendine, i biscotti farciti, cioccolata, cereali raffinat)i perché provocano un innalzamento dell’insulina nel sangue, responsabile di un repentino abbassamento del livello di glicemia e di una sensazione di profonda stanchezza e spossatezza seguita da fame. Se anche voi volete iniziare una dieta primaverile ricordatevi che le diete drastiche sono sconsigliate, non soltanto sono davvero dannose per la salute e per l’umore ma anche perché spesso fanno perdere peso in modo veloce ma poco duraturo nel tempo. Non esiste una dieta che vada bene per tutti, ma di sicuro per dimagrire è importante conoscere il proprio fabbisogno di calorie giornaliere e cercare di assumere con l’alimentazione meno calorie di quelle che si consumano: un po’ di sano esercizio fisico di sicuro può aiutarvi! Scola dr. Lorenzo

“Aprile, dolce dormire”: una certa tendenza ad affaticarsi, sonnolenza e scarsa concentrazione sono alcuni dei sintomi più tipici di questo periodo, dovuto al lento adattamento dell’organismo dalla stagione fredda a quella calda. È il prezzo della ripresa dell’attività metabolica, che in inverno rallenta sia per il freddo che per la poca luce. Con le giornate molto più lunghe, si sente un’esigenza naturale a fare di più, ma se il fisico non è ancora pronto ci si stanca subito. Poi si può aggiungere la debolezza lasciata dall’ultimo virus della stagione oppure dalle allergie primaverili, peggiorando ulteriormente la situazione. Ma una dieta corretta può aiutare a recuperare le energie più rapidamente. Piatti leggeri e tante vitamine L’arrivo del caldo si riflette anche sulle nostre necessità dietetiche. In questo momento, il metabolismo ha bisogno di nutrienti che lo riforniscano di pronta energia per adeguarsi alla nuova condizione e non ha più bisogno di immagazzinare riserve energetiche, come in inverno. La prima regola, perciò, sarà quella di evitare le pietanze ipercaloriche e di ridurre il consumo degli alimenti ricchi di grassi e zuccheri come salumi, formaggi e dolci. Che, oltre a far crescere di peso, appesantirebbero il sistema digestivo aumentando la sensazione di stanchezza. Ciò che occorre è invece altro: i micronutrienti utili per attivare tutte le funzioni metaboliche, ossia vitamine e minerali. Tra le vitamine svolge un’azione antifatica la B1 (o tiamina) che è fondamentale per la produzione di energia e per la salute delle cellule nervose. Tipici segni di una sua carenza sono infatti

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atletica leggera

Nicola Ciotti salta ancora nell’oro Alla soglia dei trentacinque anni firma il settimo sigillo agli Assoluti Diventare Campione d’Italia ad una età più adatta a gare Master, giusto per non far lievitare troppo la panciotta visto che la “tartaruga” è solo un bel ricordo, è soddisfazione senza limiti. Osservate l’esplosione emotiva di Nicola Ciotti nell’istante successivo al salto vincente, con relativo titolo 2011 (Ancona- febbraio u.s.) ... e capirete! Nicola è il più “anziano” (di una manciata di secondi) dei due famosi gemelli volanti riccionesi; l’altro è Giulio, il più giovane. Mentre per innumerevoli stagioni agonistiche hanno spesso lottato in modo “fratricida” per un posto sul podio, queste ultime due annate li hanno visti a ruoli invertiti sia per vittorie che per guai fisici. Il 2010 è stato all’insegna di Giulio, l’anno in corso arride a Nicola. La loro forza sta nell’essere una coppia solidissima; sanno scambiarsi gioie ed emozioni e soprattutto sostenersi nei periodi neri e pungolarsi negli allenamenti per vincere la noia della ripetitività e l’ombra della fatica. Sono i pericoli della lunga carriera sportiva. Hanno cominciato a saltare che erano due ragazzi e da dieci anni sono stabilmente in Nazionale. Curio-

samente hanno fama e apprezzamenti più nel resto del mondo che in patria (nemo profeta... ricordate?). Nei meeting dei paesi dell’Est si sono so-

vente esibiti, applauditissimi, in coppia, per la gioia degli sportivi locali che poi li circondavano richiedendo autografi e molte ragazzine avevano (o hanno ancora?) il poster della loro performance in camera. Ma torniamo all’ultima impresa di Nicola in quel di Ancona. E’ il settimo sigillo tricolore ai Campionati Assoluti (5 indoor e 2 outdoor) e ci porta ad un dato tecnico: alla entusiasmante regolarità di questo atleta, che gareggia per il G.S. Carabinieri e, tanto per rinverdire la memoria, vanta: partecipazione alla Olimpiade 2004, a 4 mondiali (3 out e 1 in) e a 4 Europei (in). Altre chicche? Ha superato l’asticella a 2,31 mt., che vuol dire mezzo metro sopra la testa di un adulto ben piazzato; per 5 anni consecutivi sopra i 2,30 (2002/ 2006); “spulciando” tra la sue medie/salto si scopre che su 100 (cento) gare la misura è quasi di 2,25 (per l’esattezza 2,248). Strabiliante! Se lo sottoponiamo all’esame del DNA magari scopriamo che è imparentato coi canguri o con le gazzelle o forse, girando la domanda ai genitori Isabella e Paolo, scopriremo l’arcano. G.L.M.

BOXE

Difalco in “volo” verso lo zenit del Merito sportivo L’ultimo riconoscimento è di pochi mesi fa (Rimini, dicembre 2010), quando gli è stata consegnata la Stella d’Argento per meriti sportivi nel campo della Boxe. Dopo la Benemerenza del 2004 e la Stella di Bronzo del 2005 questo Argento è il terzo e penultimo gradino della speciale graduatoria riservata a chi si distingue come dirigente (in cima c’è la Stella d’Oro). Lui è Salvatore Difalco, riccionese, avviato ai sessant’anni con immutata passione per lo sport e un fervore organizzativo da “neofita”. E sì che a scorrerne il curriculum verrebbe da pensare che, vissute mille esperienze da dirigente, delegato, commissario, segretario, presidente, organizzatore, la sua più ambita aspirazione fosse quella di appendere al chiodo i consunti “immaginari” guantoni. Pensare che per trent’anni ha frequentato, da atleta, esclusivamente l’ambiente calcistico. Una fanciullezza spensierata (10/12 anni) da portiere nella Robur del mitico e indimenticabile mister Gianni Adamo “il Maresciallo”, i cui insegnamenti tecnici e le oneste regole comportamentali sono impresse nella mente e nel cuore. Poi le giovanili del Riccione Calcio (riserva nel campionato di serie D) e la lunga militan-

za in numerose squadre del circondario illuminata da una entusiasmante promozione dalla 2ª alla 1ª categoria grazie alla vittoria nello spareggio tra Coriano e Ospedaletto. La svolta avviene nel 1985. A Riccione si allena il pugile portoricano Victor Callejas che è in attesa d’incrociare i guantoni con Loris Stecca per il mondia-

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le dei Supergallo WBA. E’ un personaggio stravagante che attira la curiosità dei frequentatori il Centro sportivo anche perchè le sue grondanti sudate sul quadrato sono ritmate da musica da discoteca. Salvatore è tra gli astanti e lì c’è anche Giovanni Centonze che di passione pugilistica si nutre da anni e tra una chiacchiera e l’altra gli getta l’amo: “Perchè non entri nel Consiglio della Sezione ?” E lui “abbocca”divenendone il “delfino”. In 25 anni accumula mansioni d’ogni genere e cariche di responsabilità, maturando una esperienza senza eguali : delegato prov.; consigliere Comitato reg. Em. Romagna; in P.C.Riccione prima segretario poi presidente della Sezione; nell’organizzazione dei Giochi della Gioventù, di stages naz. Under 17 e camp. Interreg. 3ª serie, riunioni intern., camp. Europei di boxe femm.; nel progetto “Giochiamo al pugilato” per le scuole elementari. E’ Commissario di riunione per circa 200 volte compresi i mondiali femminili internazionali per Club. Irraggiungibile! Anzi, speriamo di no! Gli auguriamo di cuore di essere “raggiunto” tra non molto dalla Stella più prestigiosa, quella d’Oro! G.L.M.


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MOTOCICLISMO

Il rombante ferragosto del 1946 Berardi e Papini lottano coi grandi campioni

Nel panorama del motociclismo agonistico, la Romagna si è sempre distinta per l’entusiastica passione dei suoi abitanti, e per aver dato i natali a validi piloti, parecchi dei quali hanno avuto grandi successi nei circuiti di tutto il mondo. Poche notizie di cronaca, ma soprattutto i racconti degli anziani, ci rammentano che le prime gare svolte nella nostra città risalgono agli anni Venti del Novecento ed ebbero come protagonisti i riccionesi Frangiotto Pullè e Nello Leardini. Quelle “pionieristiche” competizioni si tenevano nel campo sportivo “Stadium” (area del Luna Park), che tanti, ancor oggi, chiamano “ingar”, trasformazione dialettale del termine inglese “hangar”: difatti quella zona fu utilizzata come luogo per il ricovero di aeromobili negli anni della Grande Guerra. Un amore genuino per i motori porterà alla fondazione, nel 1935, del Motoclub “Celeste Berardi”, sodalizio cui va il merito di aver tenuto alto il nome di Riccione in Italia, con la promozione di importanti manifestazioni sportive. Fatta questa breve introduzione, appare opportuno illustrare una gara del tutto singolare che, per il giorno e l’anno in cui si effettuò, il 15 agosto

1946, (a poco più di un anno dal termine della seconda guerra mondiale), dimostra palesemente quanto ardente fosse in molti, il desiderio di ritornare, pur nelle ristrettezze di allora, alla “vecchia” ed “inossidabile” passionaccia per “è mutor”. In questo sport la nostra città aveva del resto ottenuto lusinghieri risultati fin dagli anni Trenta grazie a Gastone Berardi, vincitore nella classe 500 di terza categoria, e quinto assoluto nell’edizione 1940 della “leggendaria” Milano-Taranto. “A Nello Olmeda, l’impareggiabile presidente, a tutti i suoi attivissimi e competenti collaboratori esprimiamo il nostro compiacimento per aver saputo dar vita in periodo tanto difficile per la graziosa cittadina adriatica pulsante della vita straordinaria del ferragosto, alla bella manifestazione”. Queste, le parole di plauso per gli organizzatori del Motoclub cittadino, con cui si esprimeva l’inviato della rivista “Motociclismo” ( n. 21 del 22 agosto 1946, Lire 30). Considerevole fu l’affluenza degli appassionati, nonostante l’esigua partecipazione di piloti. “Starter” d’eccezione, fu il generale inglese comandante la zona di Riccione, che testimonia

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come gli alleati fossero ancora presenti sul nostro territorio. Quel Gran Premio si svolse sul lungomare e sulle vie adiacenti, su di un percorso che, di anno in anno, ad ogni primavera, ospiterà gare di moto, e precisamente fino al 4 aprile del 1971, in cui sull’asfalto bagnato, tragicamente, perderà la vita il pilota lombardo Angelo Bergamonti. La manifestazione, inserita nella “Settimana Motociclistica Romagnola”, era quanto mai sentita, giacchè significava il risorgere dell’attività agonistica dopo la forzata interruzione bellica, tanto da esser ripresa dalla Settimana Incom, il più importante cinegiornale del secondo dopoguerra. Questo documentario, che si proiettatava in tutti i cinema d’Italia, prima di ogni film, illustrava i principali eventi politici, culturali e sportivi della settimana, in anni in cui la televisione non era ancora entrata nelle case degli italiani. Con enfasi retorica, sia per le espressioni usate, che per il tono aulico della voce, con queste parole veniva descritto l’evento: “Quarto Circuito Motociclistico di Romagna, valevole per il campionato di prima e seconda categoria. Un carosello di assi! I più famosi centauri han preso il


MOTOCICLISMO via! Lorenzetti, Ruffo, Ambrosini, Alberti, Mangione, Cavazzuti. La rete degli alberi lungo la strada nera d’asfalto e lucida di sole sembrano palpitare nella terribile prepotente, vibrazione dei motori! Quei rombi che ci parevano lugubri, minacciosi, allorché echeggiavano nelle strade delle nostre città svuotate dal coprifuoco, oggi salgono gioiosi come esultanti nel fervore della gara!”. Alle ore 15 fu data la partenza della classe 250. Dario Ambrosini (Guzzi Albatros), cesenate, campione del mondo nel 1950 categoria 250, risulterà vincitore compiendo i 40 giri del percorso pari a Km. 74,240 alla media di Km. 82,269, davanti a Alfredo Milani (Guzzi), Claudio Mastellari (Guzzi), e al riccionese Ruggero Papini (Benelli). A seguire, la partenza della gara riservata alle motocarrozzette (foto che ne ritrae la partenza), competizione che, almeno sul nostro circuito, si terrà in poche altre occasioni, e solamente fine alla metà degli anni ’50. Buona la prova di Gastone Berardi (Guzzi), il più noto pilota riccionese che saprà portare a termine la gara, piaz-

zandosi secondo, dietro l’irragiungibile Fausto Toni (Gilera). Ed infine si giunse alla gara più interessante, quella della categoria 500 cmc. Partecipano alla gara i concorrenti: Berardi Gastone (Guzzi),

Bertacchini Bruno (Guzzi), Milani Alfredo (Gilera), Colombo Nino (Guzzi), Rabitti Enzo (Gilera), Villa Ettore (Gilera), Brini Aldo (Gilera). Il forte centauro reggiano Bruno Bertacchini riuscì a raccogliere una significativa vittoria, compiendo i 40 giri del percorso, pari a Km, 74,240 in 50’21” 3 , alla media di Km. 88,451. Infine, commentando le gare di Gastone Berardi, il giornalista della rivista “Motociclismo” così terminava: “Il riccionese, che nel confronto dei seconda categoria segue i campioni, e che nelle domenicali gare ha saputo conquistarsi tanta simpatia nell’ambiente motociclistico della sua Riccione. Inizialmente attardato al quinto posto si è ripreso poi brillantemente nel finale finendo al posto d’onore. A Berardi un elogio particolare per la sua condotta nelle motocarrozzette. Al giorno d’oggi competizioni e gare si svolgono in circuiti attrezzati, in grado di poter dare sicurezza agli spettatori, e sarebbe impensabile un ritorno al passato che, tuttavia, aveva un suo fascino romantico. Fosco Rocchetta

SURF

Col Monkey Club, Riccione come la California Non tutti sanno che a Riccione esiste un club di surfisti da onda,capitanati dall’inossidabile presidente Andrea Tordi, é il MONKEY SURF CLUB. Ne e’ passato di tempo da quel lontano 1996,quando un gruppo di ragazzi decise che era giunto il momento di provare a fare surf anche da noi in Adriatico.Di li a poco,si formo’ un gruppo sempre piu’ numeroso, che quando c’e’ onda (sopratutto in primavera e autunno) si ritrova in mare per surfare onde di discreta qualita’ (quando soffia lo scirocco o la bora, venti che creano le onde piu consistenti in Adriatico) nelle zone di mare a nord del porto di Riccione. Certo le onde non saranno quelle oceaniche ma quando si impara il divertimento e’ assicurato. Quest’anno ricorre il 15° anno della fondazione del club e finalmente dopo tanti sacrifici e impegno agonistico, due ragazzi che fanno parte del club: Matteo Fabbri e Alessandro Onofri, hanno conquistato il titolo italiano, rispettivamente nella categoria “longboard“ e “paddle” surf wave, un vanto per il club e per la città di Riccione. L’unica pecca del surf da onda, é che in estate a Riccione questa pratica non e’ consentita, ciò sembra assurdo e paradossale, considerato il notevole interesse che nascendo attorno a questa pratica sportiva e che in altre località, questa pratica sportiva viene consentita, basterebbe creare delle apposite zone dove poter praticare questo bellissimo sport in condizioni di sicurezza. L’associazione lancia un appello alle Autorità preposte (Capitaneria di Porto e Amministrazione comunale) perché individuino delle apposite zone dove permettere la pratica del surf da onda anche nel periodo estivo. Il surf da onda é uno sport emergente nella nostra località e potrebbe rappresentare un’ulteriore attrattore per Riccione e un’opportunita’ per gli operatori turistici della citta. Per informazioni radicaltordi@virgilio.it or info@monkeysurf.it or 335\497361 sito www.monkeysurf.it Andrea Tordi

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28 e 29 maggio Trofeo Italo Nicoletti

La pista di pattinaggio Giardini in viale Milano, a due passi da viale Ceccarini, è una delle strutture estive che la Polisportiva Comunale di Riccione e il Pattinaggio Riccione mettono a disposizione di riccionesi e turisti. Si tratta di una “piastra”, all’aperto, di 20x40 metri in cemento e quarzo. E’ dotata d’illuminazione e tribune. Dunque, chi vuole farsi del bene facendo un po’ di sport, magari dopo una giornata di sole, può trascorrere lì un po’ del suo tempo libero. Naturalmente, alla pista si trovano anche istruttori qualificati. Così, chi vuole imparare o perfezionarsi può farlo in tutta sicurezza. Novità di quest’anno, i corsi di freestyle che partiranno già all’apertura dell’impianto. E, a proposito di freestyle, il 18 e 19 giugno si terrà alla pista Giardini una tappa del Trofeo delle Regioni Uisp 2011.

Il 28 e il 29 maggio, allo Stadio del Nuoto di Riccione in via Monterosa, si tiene la 15esima edizione del trofeo Italo Nicoletti di nuoto. Partecipano atleti regolarmente tesserati per società italiane o estere. Si tratta di un classico del nuoto giovanile italiano che anche quest’anno porterà centinaia e centinaia di atleti a misurarsi nella vasca 50 metri dello Stadio. Da qualche anno a questa parte, poi, il trofeo è internazionale, data la presenza di diverse squadre provenienti dall’estero. Tanto è vero che i record assoluti del Nicoletti, in alcune specialità sono detenuti da personaggi di calibro internazionale come Miroslav Cavic, il nuotatore serbo che per un soffio non strappò la settima medaglia d’oro a Michael Phelps nei 200 farfalla (cosa che gli avrebbe impedito di conquistare il record di otto ori con otto record mondiali alle Olimpiadi) a Pechino 2008. E che fu suo avversario agguerrito anche ai mondiali di Roma 2009. Ricordiamo ai lettori che in occasione del trofeo Nicoletti, l’impianto resta chiuso al pubblico.

E’ estate, tutti a pattinare!

La pista è aperta dal 1° giugno a settembre. Per info orari telefonare al 339 7658575 (Gigliola).

1 e 2 luglio: International Skate team Trophy L’1 e 2 luglio, alla pista Giardini Luigino Montanari, si tiene la sesta edizione dell’International Skate Team Trophy, la competizione internazionale per gruppi di pattinaggio organizzata dal Pattinaggio Artistico Riccione con il patrocinio del Comune. L’anno scorso parteciparono una quarantina di società e 70 gruppi in gara per un totale di 520 atleti provenienti, oltre che dall’Italia, anche dalla Spagna, dalla Francia e dall’Estonia. Il programma di quest’anno inizia alle 15 del primo luglio con le prove in pista e termina con le gare del sabato sera. Al trofeo possono partecipare diverse categorie di gruppi. La novità di quest’anno è che gareggeranno i Gruppi Show Promozionali (da 6 a 20 atleti che non abbiano partecipato a gare nazionali o internazionali, senza limite di età, con disco da 4 a 4.30 minuti).

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Novità: Da quest’anno, si accolgono anche bambini di 4 anni Il Giocaestate è un’attività polivalente per bambini e ragazzi dai 4 ai 13 anni. Lo scopo principale è organizzare un insieme di attività ludico motorie finalizzate agli sport di gruppo e alla conoscenza di nuove esperienze formative. Il periodo di svolgimento va da giugno ad agosto, quando le condizioni sono adatte allo svolgimento di attività all’aperto; è quindi premura della Polisportiva proporre situazioni di gioco all’aria aperta. Il Giocaestate è sicuramente un’esperienza indimenticabile per il bambino che, oltre ad arricchire il proprio bagaglio di esperienze, intrattiene rapporti interpersonali con i compagni e con gli istruttori - animatori formando ancor più il proprio carattere nel principio della socializzazione. Il Giocaestate è vivere assieme agli altri esperienze avvincenti, divertenti ed interessanti. Per il Giocaestate, il “Villaggio” è il parco dello Stadio del Nuoto di Riccione. Inoltre, le attività del Giocaestate usciranno dal Villaggio per la “giornata al mare”, al Parco Comunale e per uscite programmate nel nostro entroterra. Dal lunedì al venerdì, i bambini dovranno arrivare tra le 8 e le 9 (rimarranno fino alle 12.30/13.15) e al pomeriggio dalle 14.30 alle 15 (fino 18.30/19.15) e saranno divisi in gruppi in base all’età (VERDI, dai 4 ai 5 anni; ARANCIO dai 6 ai 7; GIALLI 8 anni; BLU dai 9 ai 10 anni; ROSSI, dagli 11 anni in poi). Parte del progetto didattico

e ricreativo del Giocaestate è indirizzato verso l’acquisizione d’esperienze che servano al bambino come bagaglio culturale ed informativo. Per info: 0541.643559/644410.

La festa di fine estate del Giocaestate.

Il 9 e 10 luglio Settima edizione del “Remo di Legno” di pallanuoto E’ ormai un piccolo classico fra i tornei amatoriali di pallanuoto. Si tratta del torneo “Città di Riccione”, giunto quest’anno alla sua settima edizione, che si disputerà il 9 e 10 luglio nelle piscine dello Stadio del Nuoto. Organizzato dalla sezione pallanuoto della Polisportiva Comunale Riccione, normalmente conta sulla partecipazione di una decina di squadre provenienti dall’Italia e dall’estero. Quest’anno sono state invitate società di Napoli, Genova, Roma, Brescia, Como, Torino, Pescara, Roma, Firenze, Bologna, Modena e Modena. Sono state inviate anche squadre straniere da: Romania, Ungheria, Croazia, Francia. I giocatori sono tutti amatori, nati prima del 1982, la maggior parte con un passato agonistico alle spalle.

La Uisp porta a Riccione i suoi Master Il 10 e 12 giugno si disputano nello Stadio del Nuoto di Riccione i Campionati italiani Master Uisp di nuoto. Si tratta di una delle tante manifestazioni a carattere nazionale che la questo ente di promozione sportiva porta a Riccione. Ed è una di quelle occasioni molto importanti per la città di perché porta nella Perla Verde diverse centinaia di atleti accompagnati, spesso e volentieri, da genitori, amici, parenti, tecnici, dirigenti, ecc. Un’occasione, dunque, per far arrivare in città tanti turisti “sportivi” che, oltre a recarsi allo Stadio del Nuoto per le gare, avranno modo di conoscere ed apprezzare la città di Riccione.

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NUOVI ORARI Stadio del Nuoto

Con l’arrivo della stagione calda, lo Stadio del Nuoto apre la sua piscina esterna al pubblico. Dai primi giorni di giugno sarà possibile nuotare all’aperto tutti i giorni, compreso il sabato e la domenica, dalle ore 10 alle ore 19. Dalle 19 alle 20.30, dal lunedì al venerdì, sarà anche possibile nuotare nella vasca invernale.

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Dal 20 giugno, torna il “Giocaestate”


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Open delle Nazioni in Belgio I riccionesi tricolori sul podio Il 5/6 Marzo gli allievi di Riccione hanno partecipato (come atleti della Nazionale Italiana FIST) al “The Open Challenge Cup” a Torgeren in Belgio, gara con la partecipazione di 15 Nazioni e 1000 iscritti (numero chiuso), i nostri sono andati sul podio sia nella gara di combattimento che di tecnica (forme). La prima è stata Betti Alice nella categoria combattimento Aspiranti (11-13 anni cintura n. 1° poom) si è comportata egregiamente battendo in semifinale un’atleta del Lussemburgo, poi per infortunio non ha potuto affrontare la finale. L’altra bravissima atleta che già conosciamo è stata Uguccioni Luna, che nella categoria Senior di combattimento è arrivata terza assoluta, perdendo la semifinale con una israeliana di altissimo livello e notevole esperienza. Una bella medaglia d’argento è arrivata dal M° Betti Roberto nella categoria Master 1 (41-50 anni) nelle poomse (forme) sfiorando la vittoria per pochi punti. Bella prestazione anche per GianLuca Lotti categoria di poomse (41-50) con un’ottimo 5° posto. Che dire, anno dopo anno la palestra di Riccione sta migliorando notevolmente, sia a livello di combattimento che di poomse (le classifiche parlano da sole) emergendo in competizioni nazionali e internazionali, questo grazie anche alla Federazione Italiana FIST che crede negli atleti di Riccione e ci permette di partecipare a grandi eventi in giro per il mondo. Un altro bel risultato è arrivato dalla competizione “7 trofeo di Cesenatico” (9/10 di Aprile), gara interregionale con una presenza di 300 atleti. Riccione ha partecipato con 20 atleti tra adulti e bambini e ha vinto ben 16 medaglie! QUESTO IL DETTAGLIO: Bambini al 1° posto: Betti Alice, Sanchi Aurora, Pesaresi Enea, Marzialetti Doralice (più il 3° posto poomse), Ugolini Lorenzo. al 2° posto: Migani Filippo, Di Fraia Giada, Pesaresi Thomas, Pesaresi Mattia, Alunni Diego. al 3° posto: Anastasio Luca Adulti Lotti Gianluca - 1°, Uguccioni Luna - 1° posto comb. - 1° poomse, Aureli Andrea - 2°.

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La “bargnocla” per tre invenzioni marine A cura di Giuseppe Lo Magro

1937 – Dino Berni inventA l’antenato del pedalò: la “Bicicletta marina” Il volantino pubblicitario che veniva distribuito in spiaggia alle migliaia di turisti che vivevano ancora il romanticismo delle gite in barca, per assaporare l’aria di mare, deliziarsi allo sciabordio delle onde e gustarsi la frescura di un bagno al largo. Tutti potenziali clienti della Bicicletta marina. Il giornale “ Littoriale” di Roma pubblicò la foto del nostro “Archimede” a bordo della sua creazione definendola “La macchina di stagione”.

1939 - GREMIGNANI e DELLA ROSA CREANO IL MAXI SURF

Immagini da: Riccione in camicia nera e costume da bagno di Roberto Mignani.

1975 - La collana SALVAGENTE di mabelli Facciamo nostra l’iniziativa di un pittore modenese che ha l’hobby delle invenzioni. Dimostrare al villeggiante i rischi di un bagno per immersione subito dopo aver mangiato o assorbito bevande fredde, è un discorso ampio che dovrebbe affondare le radici nella completezza e praticità della scuola, che deve essere formativa non soltanto a parole. A tale insegnamento, non dovrebbero risultare estranei gli slogan e quelle statistiche che fanno risalire alla preoccupante cifra di oltre duemila i bagnanti che ogni anno perdono la vita per annegamento. Ma il Signor Mabelli, pittore ecologico, modenese, è andato oltre a queste gravi considerazioni. Infatti, riferendosi ai «gommoni» in dotazione alla marina americana, ha brevettato un SALVAVITA di plastica, dl minime proporzioni, che può essere portato al collo come una qualsiasi collana: una collanaper non annegare, del peso di 200 grammi. L’uomo anziano, la donna, il fanciullo (ed anche il giovane se fosse un po’ meno riluttante) se la infila al collo. In caso di malore, di crampo, di insicurezza, di improvviso mancamento del fondo per colpa di un gardone ecc., si dà uno strattone. Da una bomboletta di anidrite carbonica inserita nell’interno esce il gas che in quattro secondi trasforma la collana in un salvagente a giro collo, tale da costringere chi lo indossa a tenere la testa, fuori dell’acqua; quindi a salvarsi. Il signor Mabelli brillante ideatore dei sistema, capace di insegnare anche il nuoto, a tutte le età, spera che qualcuno o qualche ente ne valuti le grandi possibilità umanitarie e si dia a costruire il suo salvavita», già brevettato, tanto più che il suo prezzo accessibile a tutte le tasche, gli consentirà di entrare nella moda e nell’uso pratico!

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Riccione visse una serie di grandi manifestazioni culturali, sportive e mondane di alto livello qualitativo e di impatto spettacolare: Festa del Sole e del Mare; Raduno delle Stelle ( Cinema e teatro) con gran ballo e concorso di eleganza; Tiro al piccione, Pattinaggio e Tennis nazionali; Regate veliche e Pugilato internazionali; Lirica al teatro degli Ottomila, Strariccione al Grand Hotel. In tale fermento si inserisce anche l’invenzione di Eldo Gremignani (bagnante) e Virgilio Della Rosa (bagnino). Costruirono, con pochi mezzi rimediati, una “creatura nautica” a forma di osso di seppia che avrebbe dovuto solcare le onde. Diciamo una specie di maxi-surf. Nulla si sa del varo e dell’eventuale “crociera” nelle acque dell’Adriatico. Che sia stata solo una burla ?

Immagine da: Una rotta nel vento di Dante Tosi


il racconto in dialetto

“Tilioâ€? e i malan... Attilio Bardaccini,“Tilioâ€?per quĂŠi ch’il cnusĂŠva, l’era un s-gnor che fèva una vita tranquĂŠla. Un era spusèd, ui era sempre pisĂš la libertĂ da fè quel che e vlĂŠva, senza santĂŹ una mej ch’l’ai putĂŠs dĂŹ “Fa quèst....fa quèl...â€? e via zcurĂŠnd. Grazie me su lavor te Cumoun l’eva una masa ad tèmp lĂŠbre: una muliga te bar per na brĂŠs-cla e tresèt dèp magnèd e un sac ad pasigède sla biciclèta...e piò dal volte e camniva e u la punziva te manubrie, perchè isĂŠ e vidiva mej al robe e us farmèva spès a ciacarè quand l’incuntrèva j’amigh. Mo ui era una roba ch’l’ai rusghiva na masa: la malatia. Un è ch’l’avĂŠs paura d’amalès...e su pĂŠpacul l’era da bichè ouna ad cal “bès-ceâ€? ch’l’it fa patĂŹ un sach ad tèmp...a prilĂŹ da un uspidèl a ch’l’èlt...a fè tot chi esami...a fès sbusĂŹ ad tòt i chènt. IsĂŠ e giva sempre: “Mej ciapè un colp sĂŠch... e chi s’è vĂŠst ...s’è vĂŠstâ€?. Un vendre d’instèda, ch’un eva gnit da fè us’è trov tla piaza de marchè a sbarlucè tra i bènch. A un cert mumènt e vĂŠd un circh-le ad gènta d’intènda m’un om stĂŠs saltrèin. Curios com’una gata prègna us’avsèina e e dmanda “ Cus ch’l’è sucès?â€?. E una sgnora sla facia sbiènchèda l’arspond s’una vosa ch’la pidrièva: “Che disgrèzia...un turĂŠsta, un tugnin, e pruvèva un pèr ad schèrpe... ui ha ciap un colp sĂŠch.. l’è mort t’un lèmp in bèsa*â€?. E “Tilioâ€?, smulènd una paca sora la sèla dla biciclèta e dis: “ Vigliaca miseria...al furtoune sempre mi furis-cir! “ E us’avĂŠia vèrs chèsa sbangiuland la testa... G.L.M. *Lèmp in bĂŠsa = Lampo in biscia (zigzagante)

“Tilioâ€? e le malattie Attilio Bardaccini, “Tilioâ€? per quelli che lo conoscevano, era un signore che faceva una vita tranquilla. Non era sposato, gli era sempre piaciuta la libertĂ di fare quello che voleva senza sentire una moglie che gli potesse dire: “Fai questo...fai quello...â€? e via dicendo. Grazie al suo lavoro in Comune aveva molto tempo libero: un poco al bar, per una briscola e tressette dopo pranzo e un sacco di passeggiate in bicicletta... il piĂš delle volte camminava e la spingeva sul manubrio, perchè cosĂŹ osservava meglio le cose e si fermava spesso a chiacchierare quando incontrava gli amici. Ma c’era una cosa che lo rodeva molto: la malattia. Non è che avesse paura di ammalarsi...la sua strizza era di beccare una di quelle “bestieâ€? che ti

fanno patire un sacco di tempo... a girare per gli ospedali...a fare tutti quegli esami...a farsi bucare da tutte le parti. CosĂŹ diceva sempre: “ Meglio prendere un colpo secco...e chi si è visto ...si è visto!â€? Un venerdi d’estate, che non aveva niente da fare, si è trovato nella piazza del mercato a curiosare tra i banchi. A un certo momento vede un circolo di gente attorno ad un uomo steso in terra. Curioso come una gatta gravida si avvicina e domanda: “ Cos’è successo?â€? E una signora con la faccia sbiancata e la voce che tremava “Che disgrazia, un turista, un tedesco, provava un paio di scarpe..e gli ha preso un colpo secco.. è morto in un baleno*â€?. E “Tilioâ€?, assestando un colpo sulla sella della bicicletta dice: â€?Vigliacca miseria... le fortune sempre ai forestieri!â€?. E si avvia, dondolando la testa, verso casa.

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immagini curiose 1956 – Dancing Savioli Una curiosa immagine degli aiutanti di sala (i comìs). Da sin. Giancarlo X, Ulderico Casati, Eros X , Corrado Galli, Giuseppe X , Giorgio Nicoletti.

Presagio di addio...

Questo gruppo affiatato era costituito da studenti lavoratori che così contribuivano al bilancio familiare assicurandosi gli studi invernali. Orario di lavoro: Mattino: 9,30 distribuzione volantini pubblicitari in spiaggia. Pomeriggio: 4,30 pulizia del dancing e svuotamento dei portacenere, sistemazione tavoli. Sera: 20,00 in divisa per il servizio. Notte/Mattino 05,00 chiusura e ritorno a casa. Ulderico che abitava a Coriano se la faceva in bicicletta.

Marco Innocenti, figlio di Piero, appassionato di fotografia (e con cotanto padre come poteva essere altrimenti?), ogni tanto sottopone un suo scatto al nostro giudizio. E sempre ci sorprende, ci “impressiona”, perché ha il merito di non essere mai banale anche nel ritrarre soggetti già cliccati milioni di volte. Questo “Bosco della pioggia”, ottenuto in fase di sviluppo sfruttando alchimie incomprensibili ai più, sembra scaturire dal futuro, nonostante la presenza del gazebo retrodati di qualche anno la sua creazione. Merita la pubblicazione con lo sprone a nuove “future” proposte. Ma forse è incitamento superfluo, la fotografia originale è una febbre con tendenza al rialzo!

Estate 1972 Il piccolo “Ghigo” impegnatissimo a “inquinare” l’Adriatico.

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Come eravamo

Dall’album della Famiglia LO MAGRO

Riccione Estate 1931 Spazio antistante l’albergo Zanzani (ora piazzetta del FaroViale Ceccarini). Le giovani Teresina Palazzi e Dolores Angelini, commesse al “Minerva“ di Virginia Angelini in una pausa dal lavoro.

Riccione Maggio 1954 Tempo di Comunioni Il “santolo” Vindice Foschi protegge con la sua mole e il suoi sorriso i tre neo-soldati di Cristo. Da sin. Giuseppe Lo Magro, Giorgio Zuccardi Merli e Mario Angelini.

Maggio 1954 Tutti a tavola a festeggiare Da sin. (di fronte): Mirco Zuccardi, Luigi Colombari, Giorgio Zuccardi, Irma Luigi in Zuccardi, Salvatore Lo Magro, Giuseppe Lo Magro, Carla Angelini, Amedeo Angelini, Mario Angelini, Vindice Foschi, Giuliana Angelini. Da sin. (di schiena): Fernanda Colombari, Lina Zuccardi, Ettore Angelini, Danilo Zuccardi, Pina Foschi, nonna Aldina, Maria Luigi in Angelini.

Scapoli-sposati negli anni ‘70 Campo di Via Lazio Riccione Paese La formazione dell’Harry’s Bar schierava da sinistra In piedi: Renato Arcangeli “Fino ad Zòch”, Gianni Fagioli, Riccardo Sorci, Remo Bartolucci “Mostricchio”, Giorgio Rossi “Gotha”, Vittorio Pullè “Faina”, Giuseppe Mingucci, Renzo Torelli (guardialinee). Accosciati: Raul Conti, Roberto Mancini, Giuseppe Lo Magro, Massimo Angelini, Oscar Del Bianco.

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LA ZIRUDELA

E lungomare d’Arcioun (Il lungomare di Riccione) di Giuseppe Lo Magro

An capés propria quei chi dis sturcénd la bèca, ch’un gni pis com’un magnè ch’l’è dvènt gris e un è un cantoun ad paradis.

Per l’aredamènt i ha vù dagl’invenzioun da “premio Nobel”, senza esagerazioun. Ui è la prova ad mèrmara biènch dla nèva ch’la taja l’ènda t’un sèfie ligir ad bèva.

Al ghéce al rugh-la, l’è perle da culèna, incantèd un burdlèin e slènga la su mèna un gran squéz birichin ui fa scrichì l’oc e taca a piègn, e su vistid l’è un patroc.

Alora piò daprès a j’ho dè un’ucèda ch’an avés da ciapè na cantunèda Ho fat na pasigèda, pianèin pianèin da e Port finènta piazèl San Martèin.

Sora i litèin tat po’ stènd com un raganac tpò fè ènca un sunlèin sa quatre surnac. Dal funtalèle spròz d’aqua e frescura sòbte ut vèn da dì. “Evviva santa Dura”

Dè muros chi camèina s’i’abre cusid is l’artrova isé tra’l gambe tòt spartid. Lia las mèt din znòc, la dovra un fazulèt lal suga, un suris, una carèza e un bufèt.

L’è tòt un culor, ch’un dà dan m’j’èc perchè l’è fat per i gièvne e per i vèc. E vird dl’erba per chi camèina a pid la strèsa rèsa per chi dla bici l’è patid.

Un vicèt strach e pogia e cul t’un scaranèin schèmpul ad vita, che sia dolc e distèin. Te spèc de Sol ogni sorta ad piantèine vèrte e tavlèin da giughì a dama, scacchi o chèrte.

Tòt i baganaj chi spuda pòza e gas nir in po’ pasè, chi sia luchèl o furis-cir. Isè t’at gòd l’èria de mèr e e Sol d’or ch’ut imbarbaja come scròv un tesor.

Quasi come stè tranquél te salòt ad chèsa l’atmosfera ilé dintènda l’è sègn ad pèsa. Alora, burdèl, gudémse sta “ giuvaca” fè “ E bastièn cuntrerie”l’è da pataca.

Non capisco proprio quelli che dicono storcendo la bocca, che non gli piace come un cibo che è diventato acido e non è un angolo di paradiso.

Le gocce rotolano, perle di collana incantato un bimbo allunga la mano uno schizzo gli fa spremere l’occhio piange e il vestito è un pastrocchio.

Allora più da vicino ho dato un’occhiata che non dovessi prendere una cantonata. Ho fatto una passeggiata adagio adagio dal Porto fino a piazzale San Martino.

Due fidanzati che stanno a labbra cucite se lo ritrovano tra le gambe disperato. Lei in ginocchio, adopera un fazzoletto asciuga, sorride, carezza e un buffetto.

E’ un colore che non disturba gli occhi è studiato per i giovani e per i vecchi. Il verde dell’erba per chi va a a piedi la striscia rossa per i patiti della bici.

Per l’arredamento tutte belle invenzioni da “Premio Nobel”, senza esagerazioni. C’è la prua di marmo bianco della nave che taglia l’onda in un soffio di bava.

Un vecchio stanco siede sul seggiolino scampoli di vita, che sia dolce il destino. Nello specchio del Sole piantine aperte e tavolini per dama, scacchi o carte.

Gli aggeggi che fanno puzza e gas neri non passano, sia locali che forestieri. Così godi l’aria del mare e il Sole d’oro che ti abbaglia come scoprire un tesoro.

Sui lettini ti stendi come un ramarro e fai un pisolino con quattro ronfate. Dalle fontane spruzzi d’acqua fresca ti viene da dire: “Prego santa Dura”.

Come stare tranquilli nel salotto di casa l’atmosfera lì attorno è segno di pace. Allora, gente, godiamoci ‘sta “ goduria” fare “Il bastian contrario” è da patacca.

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la pagina di edmo vandi

“Anzièn” cus che vò dì? (Anziano cosa vuol dire?)

I RASUNAMENT PER CAPI’ LA VITA “Cumplimènt, t’an si cambiè per gnint” (tzì rèsta bròta e intipatica cumè prèima).

Se giurnèl ho let che j’ha ciap sèta un om ch’l’andeva in bicicleta. “Hanno investito un uomo anziano

Una volta arvàt me mèr t’an pèns piò mi fiòm.

che in bici pedalava contromano” E l’articul e spiegheva “un pò più sotto che di anni ne aveva sessantotto” Ho pèns che a cl’età l’era un pò còt e l’era mej se stèva te divèn de su salòt. Mo dèp d’un pò a j’ho pèns sò

Sul giornale ho letto che hanno preso sotto un uomo che andava in bicicletta. "Hanno investito un uomo anziano che in bici pedalava contromano".

che me d’j’an an’eva dis ad piò

E l'articolo spiegava un po più sotto che di anni ne aveva sessantotto.

E sa cla definizioun am sò avilì,

Ho pensato che a quell'età era un pò cotto era meglio se stava sul divano del salotto.

“Anzièn”, già, anzièn in fènd cus che vò dì? L’è facil di ma chijèlt che j’è anzièn,

Ma dopo un pò ci ho pensato sù che io di anni ne avevo dieci in più.

precisànd che j’an in fènd i’j porta ben

E con quella definizione mi sono avvilito " Anziano", già anziano in fondo cosa vuoi dire?

Mo ut tira e cul pansè che in verità, guardand mej i nomer dla tu età,

E' facile dire agli altri che sono anziani precisando che gli anni li portano bene.

La facènda la sta propie isè

Ma ti tira il c... pensare che in verità, guardando meglio i numeri della tua età.

e at clà categoria ti si ènca tè. Per quèst burdèl pansej pò bèn prèima ad dì ma chi’elt che j’è “anzièn”!

La faccenda sta proprio così in quella categoria ci sei anche tu. Per questo ragazzi pensateci bene prima di dire agli altri che sono "anziani"!

Un’è vera che al done l’is fà bèle per pis ma j’emne. L’il fà per fè invidia ma c’algl’elte. Bsègna dì la verità qualche volta, sinè quand d’dis al busì in ti cred nisoun. Un’è e fiòm che pasa, ma l’aqua, e un’è j’an chi pasa, ma noun. Tè voja ad avè sudisfaziòun da la vita, ma la guduria piò grosa l’è truvè la cèva dla machina dèp d’una giurnèda che tla circh.

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