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MIGRAZIONI STORIE, NUMERI, ECONOMIE E CULTURE DI UN MONDO IN MARCIA
Alberto Aghemo
Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri. loreNzo milANi
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Da sempre l’uomo è in marcia: la natura umana è, intrinsecamente, liminale. L’umanità è il cammino: verso l’altrove, verso le terra promessa, verso la pace, verso una landa più prospera e accogliente.
Ieri i popoli delle steppe e delle savane hanno colonizzato l’Europa, poi gli europei hanno colonizzato le Americhe; la globalizzazione, più di recente, ha fatto il resto. Oggi, il flusso inarrestabile dal Sud al Nord del mondo e da Oriente a Occidente vede in cammino, in un flusso incontenibile, lavoratori e disoccupati, profughi e richiedenti asilo, studenti e apolidi: tutti con il loro pesante bagaglio di bisogno e di speranza. A tutti loro è dedicato questo numero monografico di «Tempo Presente» che intende analizzare − con un approccio come sempre interdisciplinare e trasversale – storie, numeri, economie e culture di un mondo in marcia trattando uno dei fenomeni divenuti epocali del nostro tempo e che tuttavia ha da sempre caratterizzato la storia dell’umanità. Attraverso le riflessioni di esperti – sociologi, statistici, cooperanti, economisti, accademici, giuristi, filosofi e artisti − e le testimonianze dei protagonisti emergono in queste colonne i principi, i valori e i limiti della cultura dell’accoglienza e le criticità di un confronto difficile ma inevitabile tra società, costumi, lingue e religioni costrette a meticciarsi nell’esodo globale.
Si può certamente argomentare, come fanno assai brillantemente Paolo De Nardis e Luca Alteri nel poderoso saggio introduttivo a questo numero − Sotto altri cieli. Le migrazioni ieri, oggi e domani − che la migrazione è stata per millenni la storia stessa dell’umanità ed è, oggi, una variabile strutturale delle società capitalistiche, un prodotto degli imperialismi contemporanei, un mezzo per calmierare il mercato del lavoro e per divergere verso “lo Straniero” l’attenzione dell’opinione pubblica, fornendo un comodo capro espiatorio a società spaventate dall’“inquinamento identitario”. È, questa, solo una delle ragioni che rendono difficile “normalizzare” la figura del migrante, inserendola a pieno titolo nella «modernità politica occidentale».
Luca Di Sciullo nel suo La sfida delle migrazioni e la mortale non-volontà di decifrare un segno dei tempi espone il fenomeno con l’evidenza inconfutabile dei numeri (l’Autore presiede il Centro studi e ricerche IDOS, che da anni pubblica preziosi e rigorosi Dossier e Rapporti sui fenomeni migratori) tuttavia accompagnati dalle profonde considerazioni di un osservatore critico. Il suo intervento unisce all’accuratezza delle rilevazioni una partecipe sensibilità che ci aiuta a comprendere, attraverso il dato quantitativo, un allarmante «segno dei tempi».
Economista autorevole, Mario Tiberi affronta − nel successivo saggio L’emigrazione come problema: complesso, epocale o strutturale comunque, da affrontare − il tema nell’ottica della sua disciplina con il rigore scientifico che gli è proprio unito, come sempre nelle sue trattazioni, a una vasta analisi storica del fenomeno in tutte le sue articolate e complesse implicazioni. È invece di taglio giuridico-internazionale l’interessante e quanto mai attuale saggio di Mario Carta, La crisi in Ucraina: un’occasione per la riforma della politica di immigrazione e asilo dell’Ue?, che con efficacia fa emergere, sotto la drammatica urgenza del conflitto alle porte dell’Europa, due aspetti rilevanti della questione: da una parte, il fatto che i migranti con sempre maggiore frequenza si presentano come profughi e richiedenti asilo; d’altra parte, la manifesta inadeguatezza della politica immigratoria dell’Unione europea che deve di necessità, sotto l’incalzante spinta degli eventi, ridefinire nuove strategie di accoglienza e una riforma complessiva della propria politica in materia.
Riconosciuto e apprezzato studioso, Maurizio Ambrosini ci propone, a seguire, un’interessante riflessione − Come gli immigrati stanno sviluppando il pluralismo religioso: i risultati di una ricerca − che analizza il fenomeno migratorio attraverso lo sviluppo sul territorio di un pluralismo religioso di dimensioni e caratteristiche inedite per la storia sociale italiana. La riflessione parte dagli esiti di una ricerca promossa dal Centro studi Confronti di Roma, insieme alla Chiesa valdese-metodista e alla Fondazione Lelio e Lisli Basso, che censisce, nella sola Lombardia, la vasta presenza sul territorio di centri islamici, di chiese evangeliche a carattere etnico, di comunità cattoliche, di templi Sikh e di centri buddisti. Un panorama articolato e stratificato che pone un problema complesso: se la partecipazione religiosa sia di sostegno ovvero di freno alla integrazione sociale dei migranti di prima e seconda generazione.
Nuotatrici: storie e drammi di migrazioni per mare, di Amarilda Dhrami, prende invece spunto dal recente film di Sally El Hosaini The Swimmers, che si basa sulla storia vera delle sorelle siriane Yusra e Sara Mardini, per raccontare storie e drammi di migrazioni femminili per mare sino ad affrontare l’ineludibile recente tragedia di Cutro e a svolgere amare riflessioni sull’inadeguatezza delle politiche immigratorie e di accoglienza sia italiane che dell’Unione europea.
È pressoché impossibile affrontare oggi il tema dell’emigrazione dal punto di vista filosofico senza fare riferimento al pensiero di Günther Anders, il pensatore contemporaneo che più di ogni altro ci ha lasciato una meditazione profonda e tragica sulla migrazione intesa e vissuta come condizione umana e dimensione spirituale. Il primo contributo, firmato da Aldo Meccariello, porta il titolo Migrazioni interiori: Günther Anders e il pensiero apolide e analizza opere quali L’uomo è antiquato e Stenogrammi filosofici, per raccontare la precarietà della condizione umana e il nomadismo come metafora dell’esistenza. A seguire, con In exitu. Per una filosofia dell’emigrazione, Fabio Vander ci offre una brillante lettura di L’emigrante, testo recentemente riproposto a trent’anni dalla morte dell’Autore, opera ormai riconosciuta come un classico della riflessione filosofica sul trauma del migrante nella sua condizione di esule e della sua disumanizzazione, della sua perdita di dimora, di dignità, di identità.
I tre contributi che seguono ci parlano di esperienze artistiche legate alla migrazione e alla condizione di esule che si propongono al contempo come narrazione, come momento di autocoscienza e come riflessione critica sul presente. Ukraina, teatro di guerra, firmato da Vittorio Pavoncello, presenta il laboratorio teatrale Up4inclusion e la testimonianza di Donne for Peace, il gruppo di esuli ucraine guidato da Vohla Marozava, presto protagonista dello spettacolo Women in selfie, per la regia dello stesso Pavoncello che ha di recente messo in scena, sul medesimo tema, il dramma Badanti, interpretato da Elisabetta Magrini e Valentyna Hembik.
A quell’esperienza Madre Terra di Elena Rossi si ricollega direttamente e per due motivi: il primo è che l’intenso e vibrante componimento poetico, che qui si offre nella duplice versione italiana e ucraina, è dedicato alle donne esuli di Women for Peace; la seconda è che sono proprio loro a interpretarlo con rara efficacia nella versione in video realizzata da Vittorio Pavoncello, che si può vedere utilizzando il QR-Code qui pubblicato accanto al testo. Segue una breve presentazione del cortometraggio in animazione Argo e Odi, pensato per i più piccoli, che sull’eco del mito di Ulisse racconta con efficacia e poesia le migrazioni per mare di ieri e di oggi.
Angelo S. Angeloni, infine, con il suo Altrove: i classici della letteratura dell’esilio conclude questo ampio itinerario sul tema della migrazione con un’affascinante ed evocativa lettura dei classici della letteratura dell’esilio da Omero alla Bibbia, da Ovidio a Dante, da Foscolo a Silone.
La sezione intermedia della rivista, STORIE E STORIA, si apre con il ritratto del coté familiare materno di Lisa Giua Foa tratteggiato da Alberto Aghemo − È andata così: Lisa Giua Foa a cento anni dalla nascita − in occasione della recente ricorrenza del centenario della nascita dell’intellettuale torinese, autorevole testimone e protagonista del nostro tempo. Chiude queste pagine la riflessione sviluppata da Enrico Cuccodoro in occasione della Giornata della Memoria: La Memoria e il domani, per la Costituzione. Considerazioni sulle celebrazioni del 27 gennaio.