Non sono sempre le medesime anime che vengono a incarnarsi sulla terra. Spesso può succedere che ritornino dopo millenni, ma non è obbligatorio. Questo perché la terra non è l’unico luogo dove le creature possono fare degli stages ed evolvere. Dovunque nell’universo ci sono «terre» dove le creature si istruiscono. Quindi, nella stessa maniera come degli esseri vengono sulla terra da altri pianeti per compiere determinate missioni e se ne vanno dopo aver svolto il loro compito, altri esseri abbandonano la nostra terra per andare su altri pianeti. Sono i Ventiquattro Vegliardi che presiedono a questa circolazione delle creature. Ma nel momento in cui l’uomo muore, le porte della terra si chiudono dietro di lui; egli si trova impegnato in un’altra corrente e non ha il diritto di ritornare indietro. Ecco perché non è bene evocare i morti: perché si impedisce loro di evolvere. Bisogna pregare per loro, bisogna inviare loro luce affinché evolvano, affinché si liberino, ma non bisogna aggrapparsi a loro per trattenerli, e soprattutto non bisogna cercare di ricondurli verso la terra. Negli antichi testi si trovano numerosi racconti di evocazioni dei morti. Si sgozzavano degli animali e col loro sangue si attiravano le loro anime. C’è nell’Odissea un episodio nel quale Ulisse fa ritornare dagli Inferi l’ombra dell’indovino Tiresia per fargli predire il suo avvenire. E nell’Antico Testamento si legge il racconto della visita che re Saul fece alla maga d’En-Dor, affinché facesse apparire per lui l’ombra del grande re Samuele: egli voleva sentire da lui quale sarebbe stato il risultato della guerra che stava conducendo contro i Filistei. Questo genere di evocazione si chiama «necromanzia », poiché si tratta della predizione dell’avvenire (manzia) per mezzo dei morti (necro). Certamente ricorderete ciò che Samuele disse a Saul nel momento in cui apparve: «Perché mi hai disturbato chiamandomi?» Infatti, i morti che hanno vissuto sulla terra da grandi spiriti, non amano essere disturbati per soddisfare la curiosità dei vivi: essi si sentono talmente lontani dalle preoccupazioni terrene, così meschine e limitate! Certo, non li hanno dimenticati, accettano di aiutarli, ma in una forma diversa. ∗
* In un’altra conferenza Omraam Mikhael Aivanhov disse: « Quando, al momento della trasfigurazione sul Monte Tabor, Gesù apparve ai suoi discepoli, era talmente luminoso e raggiante che essi non poterono reggere a tanta luce e caddero col viso a terra. Quella trasfigurazione era un’irruzione del suo corpo spirituale, del suo corpo di gloria sul
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