l ’alpone
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Pro Loco . San Giovanni Ilarione (VR)
Anno 27 - N. 5 Marzo 2012
INTITOLATA UNA VIA A “DON DANIELE PARLATO” Saluto del Presidente
Domenica 29 aprile l’Amministrazione comunale inaugurerà la strada che da Castello scende al cimitero
Don Daniele torna a far parlare di sé, a dieci anni dalla morte. Sarà infatti inaugurata il prossimo 29 aprile la via che già da tempo l’Amministrazione comunale aveva deciso di intitolare all’amato parroco di Castello, e che solo ora, trascorsi i canonici dieci anni di attesa previsti per legge, può essere realizzata. La strada conduce dal cimitero a via Garibaldi ed è in forte pendenza, ripida e in salita come in salita è stata tutta la vita di don Daniele Parlato, parroco a Castello negli anni ‘90. Nato a Meledo di Sarego il 7 febbraio 1948, aveva condotto gli studi nel seminario di Vicenza, conclusi il 16 giugno del ’74 con l’ordinazione sacerdotale. Il primo approccio con la realtà pastorale avvenne alle porte di Vicenza, a Bertesinella, dove fu cappellano per due anni. Ma già in quei primi momenti di apostolato maturava in lui l’idea di partire per affrontare una nuova “avventura” in terra straniera: fu così che la sua terra di missione divenne la Germania, immergendosi nel mondo degli emigrati italiani e toccando con mano le mille difficoltà che i nostri connazionali dovevano superare ogni giorno lontano
da casa. Fu un’esperienza che segnò profondamente il giovane sacerdote che, anche nel periodo successivo, mantenne contatti con la realtà dell’emigrazione: questo atteggiamento di accoglienza e di attenzione verso gli ultimi, maturato nel mondo dell’emigrazione, divenne col tempo la cifra caratterizzante la sua vita di prete, sensibile soprattutto verso quelle realtà di difficoltà che sempre esistono nelle parrocchie ma che spesso passano inosservate a chi non sa coglierle e
coltivarle con pazienza e umiltà. Tornato in Italia, fu vicario cooperatore a Olmo di Creazzo, quindi nel 1990 approdò a Castello di San Giovanni Ilarione, dove rimase come parroco (o meglio, “arciprete”, come amava scherzosamente precisare, lui che dei titoli onorifici non sapeva che farsene) fino al ‘99: un novennio caratterizzato da un’attività intensa sia nel campo pastorale sia in quello amministrativo, con interventi anche importanti alle strutture della chiesa e in continuo dialogo con le altre realtà associative e parrocchiali della zona.
Nel 1999 l’ultimo passaggio verso la parrocchia di Rampazzo di Camisano Vicentino, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 28 novembre 2001. Al di là del suo breve “curriculum” pastorale (i 25 anni di sacerdozio li festeggiò proprio a Castello nel 1999, poco prima di cambiare destinazione), don Daniele viene ricordato ancor oggi con affetto per quanto ha saputo essere vicino alla “sua” gente nei momenti di festa ma ancor più in quelli di difficoltà (tutti ricordano la profonda partecipazione umana e spirituale in occasione di alcuni tragici eventi che si portarono via giovani vite fra i parrocchiani), riuscendo davvero in alcuni momenti ad incarnare, pur con le debolezze e i difetti tipici di ogni uomo, quella figura di prete e di cristiano che si fa dono agli altri sull’esempio di Cristo. Senza proclami o solennità, ma semplicemente con l’esempio e con un’umanità vera, magari ingombrante in certi momenti ma sempre priva di ipocrisie e perciò fraterna, calata nel concreto e nel quotidiano e per questo ancor più vera, più “nostra”. Dario Bruni
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