L'Alpone numero 3 2014

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l ’alpone

Autorizzazione del Tribunale di Verona del 3 luglio 1986 - R:S: 705 - Sped. in abbonamento Post. - 45% art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Filiale di Verona da Verona C.M.P. - 50% - Trimestrale di informazione e cultura - Anno 28 - Nr. 4 - Dicembre 2013 - Recapito a cura dell’Ente Poste Italiane

Autorizz. del Tribunale di Verona del 3 Luglio 1986 - R:S: 705 - Sped. in abbonamento Post. - 45 % art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Filiale di Verona da Verona C.M.P. - 50 % - Trimestrale di informazione e cultura - Anno 29 - N. 3 - SETTEMBRE 2014 - Recapito a cura dell’ Ente Poste Italiane

www.ilarione.it

Saluto del Presidente Dopo il periodo estivo, molestato da un

tempo a dir poco bizzarro, che ha messo in crisi più di una manifestazione, rovinando serate e sagre che erano state preparate da mesi, ci avviamo ad affrontare l’autunno, che per noi ha nella Sagra delle Castagne il momento certamente più importante e caratterizzante. Vorrei fin d’ora dire un grazie sincero a quanti fra associazioni, gruppi di volontari e privati cittadini collaboreranno per la sua realizzazione, perché se il maltempo facesse ancora le bizze, come è accaduto nella prima parte di quest’anno, il nostro giudizio sul loro operato non cambierebbe di una virgola, perché sostenuto dalle migliori intenzioni. Ringrazio anche coloro che continuano a sostenere L’Alpone con le loro offerte, che diventano sempre più preziose per la sopravvivenza del giornale. Stiamo studiando alcune iniziative per rendere questo sostegno più efficace e concreto, ma è nostra intenzione prima di tutto far sì che L’Alpone sia e rimanga il giornale di tutti gli ilarionesi, e in questa direzione sta lavorando anche la redazione, che naturalmente ringrazio a nome vostro. Un invito, infine, a partecipare alle manifestazioni che vengono svolte in paese, che siano della Pro Loco o di altre associazioni: è il modo migliore per dire grazie a chi si dà da fare per il bene del proprio paese. Il Presidente della Pro Loco Franco Cavazzola

79° SAGRA DELLE CASTAGNE Giovedì 9 ottobre 2014 ore 21.00 - presso il Teatro Parrocchiale convegno sul tema "Prospettive Future sull'Agricoltura" Venerì 10 ottobre 2014 ore 21.00 - Piazza della Chiesa serata disco con NIGHTLIFE Radio Show Dj Alberto Ruffo e Dj Steven Smith Sabato 11 ottobre 2014 ore 16.00 - Ricevimento delle Autorità presso la sede municipale e sfilata con la banda G. Verdi ore 16.30 -visita agli stands della Mostra Artigianale in Piazza A. Moro ore 21.00 - Piazza della Chiesa Val d'Alpone in Movimento "Repino Dj/voice Sama/Gino Tambara" Domenica 12 ottobre 2014 ore 15.00 - Intrattenimento per bambini Radio Criceto - Battitura delle castagne nel castagneto con degustazione di "Polenta e Scopeton" ore 17.30 - Happy Hour con ricco buffet Ronketto DJ ore 21.00 - 3° San Giovanni in mostra Lunedì 13 ottobre 2014 ore 10.00 - Piazza A. Moro Dimostrazione pratica della lavorazione del formaggio ore 21.00 - Piazza della Chiesa Tour Stargate sotto le stelle Dj Morgan

Pro Loco | San Giovanni Ilarione

Anno 29 Nr. 3

Settembre 2014

L'ESTATE MORÌ PRESTO QUELL'ANNO Settanta anni fa, la guerra in casa

Si susseguono da quest’anno gli anniver- Un manifesto affisso nel comune di San le undici bare furono allineate una accanto sari legati alla Grande Guerra (100 anni fa l’inizio), ma anche, più sommessi, quelli legati al tragico 1944 (70 anni fa) che vide la recrudescenza della lotta civile fra partigiani da una parte e nazifascisti dall’altra. Agli inizi del 1943, ricorda don Antoniol parroco di Santa Caterina, “anche i nostri bravi soldati cominciano a tentennare. Solo i fascisti sono convinti della vittoria”. E così dopo la sconfitta in Russia, con la conseguente ritirata, eroica ma pur sempre ritirata, la guerra toccava direttamente l’Italia con lo sbarco alleato in Sicilia per arrivare al 25 luglio 1943 con la caduta di Mussolini, il governo Badoglio, la fuga del re e del governo al Sud e la costituzione della Repubblica di Salò. L’armistizio dell’8 settembre rivelava la debolezza e la divisione del Paese, che al Nord e al Centro diventava, come precisa il maresciallo Kesserling, “zona di guerra” e di conseguenza erano emanati “bandi” di presentazione alle armi per migliaia di giovani. In questo clima cominciano ad organizzarsi i primi gruppi di “ribelli“, poi partigiani, anche sui monti Lessini, uno dei quali, guidato da Marozin, detto Vero, si forma con sede nella zona di Bolca, in contrada Cracchi. La divisione Pasubio richiama molti giovani che non accettano di presentarsi e molti soldati ritornati dai vari fronti. Marozin e compagni perseguono il fine della liberazione dai nazifascisti, attaccando municipi dove distruggono gli elenchi dei possibili richiamati e, con un procedere abbastanza autonomo e temerario, sono autori di numerosi attacchi. Il giudizio sull’operato di Marozin è contraddittorio: da una parte gli si riconosce coraggio e spavalderia, dall’altra con la sua temerarietà e col suo non allineamento, almeno per i primi tempi, con i movimenti nazionali, gli si addebita gran parte delle ritorsioni che la Valle e dintorni dovettero soffrire da parte dei nazifascisti: cioè rastrellamenti, deportazioni, uccisioni, incendi di case e di stalle, soprattutto nel comune di Vestenanova.

Giovanni Ilarione il 29 giugno 1944, in occasione dello stanziamento di un reparto germanico nel paese, ammoniva che “saranno passati per le armi, per un raggio di tre chilometri dal luogo ove è avvenuto il fatto (anche il semplice ferimento di un soldato), tutti gli abitanti della zona e le abitazioni saranno tutte incendiate”. Leggi inumane, per questo dette leggi di guerra, che il comando nazifascista ha cercato di mettere in pratica nella calda estate del 1944. Gli attacchi e le rappresaglie si sono rincorsi in quei mesi. Nella primavera del 1944 si stanziano soldati nazifascisti in varie località con l’intento di ricercare i “disertori” e, attraverso numerosi rastrellamenti, non permettere il formarsi di bande ribelli. “I rastrellamenti - lasciò scritto don Luigi Caliaro prete di Durlo – finivano col prendere la forma di caccia all’uomo. Si ricercavano i renitenti alla leva, gli operai restii ad arruolarsi per il lavoro in Germania, si sparava senza alcun riguardo su ognuno che per paura accennasse a fuggire. Le popolazioni, inerme e indifese, erano spaventate, preoccupate per la sorte dei loro uomini e delle loro cose”. Se ai primi di giugno il gruppo di Marozin mise a segno alcuni colpi a Illasi, Chiampo, Crespadoro, Vestenanova con uccisioni e fucilazione di parecchi militi, lo scontro al Zovo del 9 e 13 giugno vide come conseguenza l’incendio della contrada e di quella di Brusaferri. Uno scontro, quello del Zovo, definito da Marozin, come “una delle pagine più belle del Partigianato italiano”. Nel luglio seguì un grande rastrellamento nelle valli d’Illasi, dell’Alpone e del Chiampo, con l’incendio delle chiese di Crespadoro e di San Pietro Mussolino e l’uccisione del parroco don Luigi Bevilacqua. Anche molte contrade di Vestenanova subirono la stessa sorte. “Io credo – scrive don Benetti parroco – che Vestenanova nella sua lunga storia non abbia mai visto passare per le sue strade convogli siffatti. Il locale della Casa del Fascio si tramutò in camera ardente e

all’altra”. Dopo i mesi terribili di giugno e luglio, il mese di agosto è ricordato per alcuni incontri fra le parti in lotta e per la ricerca di un accordo di tregua che fu raggiunto verso la fine del mese. Una tregua che si dimostrò precaria e breve, tanto che alcuni giorni dopo, in seguito ad un incontro-scontro fra tre partigiani e alcuni tedeschi sul ponte Facchin, il centro di Montecchia fu incendiato. La rappresaglia scattò domenica 3 settembre: “Ci fu un fuggi fuggi generale. Nel silenzio della notte si udivano spari di moschetto, di mitragliate, di bombe e di mortai che diffondevano intorno, un senso di terrore, una vicina lontana, infinita terribilità di morte!”: 35 case bruciate e alcune persone uccise. L’operazione Pauke (Timpano) scattata il 9 settembre, che prevedeva un vasto rastrellamento nei monti del Vicentino e del Veronese, produsse lo sbandamento e la dispersione della divisione Pasubio. L’inverno susseguente 1944-45, molto freddo, costrinse i partigiani a vivere nascosti nei boschi o a lavorare presso la Todt, in attesa che l’ultimo inverno, dopo il proclama di Alexander, passasse e lasciasse il posto, finalmente, alla primavera liberatrice. Se le ferite della guerra dal punto di vista economico furono in gran parte superate, grazie agli aiuti internazionali, all’intenso lavoro, alle entrate degli emigranti tanto che si arrivò a parlare di “miracolo italiano”, quelle più interne dell’uomo, cioè gli odi e le divisioni, accompagnarono il cammino della gente per lungo tempo. Lodevole è quindi ricordare questi anniversari che sembrano lontani nel tempo soprattutto per i più giovani, senza retorica, ribadendo come i valori di libertà, di giustizia, di tolleranza e di solidarietà siano alla base della democrazia, conquistata con duri sacrifici, in modo da esorcizzare la catastrofe di un ritorno a quel passato. Mario Gecchele

1944 - 2014: Il doloroso sentiero della memoria a Vestenanova Nel 70° anniversario delle rappresaglie

dei nazifascisti, Vestenanova ha ricordato i suoi morti e il sacrificio di tante famiglie distrutte dagli incendi delle loro case, delle stalle, del bestiame, dei loro risparmi e ricordi di una vita. Quel funesto 1944 presentava un bilancio terribile di morte e distruzione: 15 vittime civili e 5 contrade bruciate il 10 luglio, 4 vittime e 24 contrade incendiate il 12 e il 14 settembre, 3 vittime il 18 novembre. 22 morti innocenti e un paese distrutto nel 1944, altri 13 morti nel 1945 hanno fatto sì che a Vestenanova venisse conferita la medaglia di bronzo al valor militare, unico comune della provincia di Verona ad ottenere questo riconoscimento, oltre la medaglia

d’oro della città di Verona. Nel comune di Vestenanova e soprattutto nella zona di Cracchi erano presenti delle formazioni partigiane guidate dal comandante Giuseppe Marozin e la popolazione era sospettata di proteggere ed aiutare gli uomini nascosti nei boschi, che talora facevano delle incursioni e delle azioni di disturbo nel territorio. Ad ogni intervento partigiano faceva seguito una rappresaglia nazifascista contro la popolazione. Il parroco del tempo, Don Attilio Benetti, ha lasciato una straordinaria cronistoria degli eventi di cui è stato diretto testimone nel suo libro “Vestenanova nell’uragano”, [continua a pag. 2]

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