Ricordi di lisiera. Frammenti di vita femminile in una comunità alpina

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Emanuela Renzetti Ricordi di lisiera frammenti di vita al femminile in una comunità alpina

Protagoniste degli scorci di vita raccolti in questo opuscolo sono le donne e le loro narrazioni. Vengono, infatti, offerti testi che sono trasposizione di brani di interviste, esperienze di vita ascoltate che si fanno documento, memorie recuperate da un passato che sembrerebbe troppo diverso e lontano dall’oggi per appartenere a una stessa esistenza se non fosse richiamato da voci vere, presenti e reali. Tutti i racconti, che hanno permesso di delineare con buona approssimazione la quotidianità che fu in un paese del Primiero, Mezzano, ruotano intorno a dei luoghi e alle attività che vi venivano svolte: il sistema delle lisiere e delle fontane, la chiesa con il cimitero, gli orti e i campi, la famiglia cooperativa.

Ricordi di lisiera

frammenti di vita al femminile in una comunità alpina Emanuela Renzetti

Emanuela Renzetti Insegna antropologia culturale all’Università degli studi di Trento. I suoi interessi di ricerca si incentrano sulla dialettica tra cultura dominante e cultura subalterna; entro questa polarità si sono rivolti sia alla medicina tradizionale e alle forme di religiosità, sia alle dinamiche messe in atto dall’immigrazione e alle rivendicazioni di identità locali.

ISBN 978-88-7197-101-8

E 3,50

www.museostorico.it info@museostorico.it telefono +39.0461.230482 fax +39.0461.237418

23 archivio trentino

Quaderni di


Emanuela Renzetti

Ricordi di lisiera frammenti di vita al femminile in una comunitĂ alpina

Fondazione Museo storico del Trentino 2010

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Prefazione

Ancor prima di pensare a come ristrutturare la lisiera dei Cosneri ci si è posti il problema di come, poi, sarebbe stata utilizzata. Si è partiti da un concetto fondamentale: quello era certamente il posto dove le nostre mamme/nonne provvedevano alla lisia, ma era soprattutto il luogo dove il vissuto di ciascuna veniva fuori e si rapportava col vissuta dell’altra. Nella lisiera si celebrava il racconto di ogni giorno. E, cosa ancor più importante, al femminile. Quindi, la lisiera doveva ritornare ad essere il luogo dell’incontro, femminile. Da qui è nata un’analitica ricerca, coordinata da Emanuela Renzetti, docente all’Università degli studi di Trento, che – con l’ausilio di Marina Fontana – ha raccolto, catalogato e montato tutto il materiale sui luoghi dove la donna era protagonista: il sistema delle lisiere e delle fontane; la chiesa con il cimitero; gli orti e i campi; addirittura, la famiglia cooperativa. Lavoro certosino; da salvare, fatto di interviste, filmati, foto. La gratitudine alle protagoniste, a chi ha raccontato e a chi ha ascoltato. Il primo risultato – consultabile anche a video presso la lisiera – è ora fissato su questo opuscolo, cui un altro seguirà. Naturalmente, parla della lisia e del suo mondo intorno. Si legge d’un fiato ed è in un attimo che riemergono il profumo del buono, gli echi sulla volta delle chiacchiere e del crepitio dei fuochi, lo scorrere dell’acqua. Come del tempo.

Ivano Orsingher Assessore alla cultura Comune di Mezzano


7 1. Premessa Testi che sono trasposizione di brani di interviste, esperienze di vita ascoltate che si fanno documento, memorie recuperate da un passato che sembrerebbe troppo diverso e lontano dall’oggi per appartenere a una stessa esistenza se non fosse richiamato da voci vere, presenti e reali. I frammenti auto(grafi) di questa storia orale condivisa, come tutte le storie, ma di genere, come alcune storie cominciano ad essere, delineano una sorta di mappa degli incontri possibili e dei luoghi di sosta e di conversazione cui le donne si affacciavano cinquant’anni fa e più. Il verbo ha un suo senso, perché più volte, nel corso di questa ricerca, si è percepita, come in una rappresentazione teatrale in cui il regista abbia deciso di mutare rapidamente scena dopo brevissimi dialoghi, la rapidità di spostamento, la mobilità di queste donne che non si trattenevano mai a lungo in un luogo pubblico a meno che il lavoro che stavano svolgendo non lo richiedesse. Questa è un’altra costante della storia: le donne erano fuori sì, oltre la soglia domestica che segnava spesso il limite del privato, certamente dell’intimo, ma solo lavorando. Altrimenti, tutte avevano fretta, tutte dovevano andare a fare

il mestiere successivo e dunque i loro incontri erano veloci; se si fermavano era perché c’era una fila da rispettare come al casel o alla cooperativa, oppure perché aspettavano il proprio turno al canal. Nei campi, alla lisiera, sui pradi le conversazioni si protraevano tanto quanto la fatica e questa, talora, si stemperava nel canto; come altrove, le voci unite parlavano di una sorte comune che solo eccezionalmente trovava le parole per essere sussurrata all’amica e che, più spesso, veniva intuita e letta da indizi cui si era sensibili per averli visti e combattuti su di sé. Il conforto, la solidarietà ricorrono nelle voci, eppure, la connotazione è ancora il lavoro: ci si ascoltava ma, soprattutto, ci si aiutava materialmente, si faceva per altre ciò che loro non erano in grado di fare, il sostegno morale non sembra mai disgiunto o alieno dall’opera. Persino il consiglio diventava dimostrazione pratica, come spesso accade nelle culture tradizionali, la parola evocava un’azione e un comportamento, più raramente un dover essere. Per questo forse, la severità dei giudizi era riservata a chi non sapeva fare più che a coloro che pur sapendo fare avevano sbagliato. Le chiacchiere nascevano e morivano ma turbavano sempre la quotidianità


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aspra di chi aveva ormai famiglia e mille problemi, mentre passavano più lievi sul capo delle giovani protese al futuro e ansiose di conquistare spazi che la rigidità della morale comune sembrava chiudere. Non a caso le donne talvolta si lasciavano trascinare dai propri malumori incancreniti, si liberavano delle frustrazioni e diventavano aggressive, quel tanto che bastava a recuperare il proprio difficile profilo, la gestione e il controllo di una condizione dura che ci si sforzava di trasformare in normale, quasi fosse leggera. Passando e ripassando sulla scena sospinte dagli impegni e affaccendate, le protagoniste di questa storia lasciano traccia delle proprie attività e dei propri pensieri, del clima culturale del passato e dei legami, della forza e delle fragilità che hanno saputo coniugare nel proprio quotidiano fino a raggiungere e conquistare il palcoscenico del presente in cui il vissuto ha il valore che deve avere. Le «voci» che seguono, suddivise in argomenti e temi, sono proposte prive di commento e nella forma originaria perché rimangano delle testimoni. 2. Donne di ieri Una volta le femene erano più sottomesse, forse troppo, oggi però è più sottomesso il marito. Rispetto agli altri paesi dicevano che a Transacqua

sono pì furbe, a Imer pì lipe oziose insomma, e a Mezzano dicevano le femene non l’è dent, non sono persone, come a dire che eravamo sottomesse che eravamo più alla buona. Non so se fosse vero, credo che in realtà ognuna si facesse i suoi mestieri nello stesso modo. Si restava vedove e quasi tutte le vedove si risposavano per poter tirare avanti perché era sempre il marito quello che poteva lavorare e quindi anche per quello si sopportava (Albina Svaizer). Avevo suoceri antichi e quando sono arrivata come sposa in casa mi sono trovata a dover obbedire alla suocera invece che alla mamma (Norina Dalla Sega). La lisiera era un pezzo di vita lì ci si chiedeva aiuto sia per la campagna, sia per altri lavori, ci si scambiavano consigli e si parlava di progetti (Lina Trotter). Il prete era severo, molto influente e vicino alle famiglie, il maestro era severo e certamente insegnava l’educazione bene ma tutto aveva come conseguenza che si diventasse rigidi e si criticasse chi non si comportava come noi (Lucia Orler). Si parlava più o meno di quel che capitava, si creava il fattaccio o si parlava del fattaccio avvenuto.


Emanuela Renzetti Ricordi di lisiera frammenti di vita al femminile in una comunità alpina

Protagoniste degli scorci di vita raccolti in questo opuscolo sono le donne e le loro narrazioni. Vengono, infatti, offerti testi che sono trasposizione di brani di interviste, esperienze di vita ascoltate che si fanno documento, memorie recuperate da un passato che sembrerebbe troppo diverso e lontano dall’oggi per appartenere a una stessa esistenza se non fosse richiamato da voci vere, presenti e reali. Tutti i racconti, che hanno permesso di delineare con buona approssimazione la quotidianità che fu in un paese del Primiero, Mezzano, ruotano intorno a dei luoghi e alle attività che vi venivano svolte: il sistema delle lisiere e delle fontane, la chiesa con il cimitero, gli orti e i campi, la famiglia cooperativa.

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Emanuela Renzetti Insegna antropologia culturale all’Università degli studi di Trento. I suoi interessi di ricerca si incentrano sulla dialettica tra cultura dominante e cultura subalterna; entro questa polarità si sono rivolti sia alla medicina tradizionale e alle forme di religiosità, sia alle dinamiche messe in atto dall’immigrazione e alle rivendicazioni di identità locali.

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