LA MUSICA FORTE DELL’ITALIA
FESTIVAL IV EDIZIONE concerti | incontri
23-24-25-26 settembre 2015
fondazione orchestra regionale toscana
Commissario straordinario
Ufficio sviluppo e fundraising
Direttore generale
Amministrazione
Maurizio Frittelli Marco Parri
Direttore artistico
Giorgio Battistelli
Direttore servizi musicali
Paolo Frassinelli
Direttore comunicazione
Riccardo Basile
Elisa Bonini
Simone Grifagni Cristina Ottanelli
Ufficio del personale
Patrizia Brogioni Andrea Gianfaldoni Segreteria
Stefania Tombelli | Direzione Generale Tiziana Goretti | Direzione Artistica Ambra Greco | Area Comunicazione Simona Capristo | Play It! Servizi tecnici Orchestra
Francesco Vensi Angelo Del Rosso
OspitalitĂ e sala Teatro Verdi
Fulvio Palmieri Paolo Malvini
Palcoscenico Teatro Verdi
Alfredo Ridi Walter Sica Carmelo Meli Sandro Russo Alessandro Goretti
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LA MUSICA FORTE DELL’ITALIA
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Compositori Direttori Solisti Prime Assolute Prime Nazionali Commissioni ORT
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Play it! è il Festival che l’Orchestra della Toscana presenta ogni anno per dare spazio e voce alla musica contemporanea d’arte italiana. Un affresco del molteplice, dei tanti modi di pensare, di scrivere e di suonare la musica del nostro tempo. Una musica che diviene espressione delle passioni e delle contraddizioni del nostro presente dove il mondo dei suoni ci appare sempre più senza confini precostituiti. Uno sforzo sempre più forte verso l’inascoltato che passa attraverso l’invenzione di forme musicali e i suoni del nostro immaginario. I musicisti dell’Orchestra della Toscana si mettono a disposizione dei compositori e offrono la loro esperienza per diventare interpreti di composizioni dove il suono dell’orchestra viene modellato e riproposto sempre in modo diverso. I quattro giorni di Festival saranno anche l’occasione per riflettere sul concetto di “dubbio” e come questo viene vissuto dai compositori e dagli interpreti oggi. Una riflessione che riguarda la creatività, che riguarda la funzione politica e culturale della musica e il complesso rapporto tra il guardare e ascoltare. Nei quattro concerti
si ascolteranno ventuno composizioni con molte prime esecuzioni assolute e italiane, una particolarità del Festival Play it! è di avere alcuni compositori in residence affidando loro ogni anno una commissione e offrendo loro un’opportunità di scrittura. Play it! è uno spazio dove pensieri diversi si confrontano e si arricchiscono nella loro diversità e lontananza. Uno sguardo verso un orizzonte globale dove ogni autore lotta per creare un’identità della propria scrittura. Un ringraziamento va al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e al Sindaco di Firenze, Dario Nardella per la loro sensibilità ad ascoltare la nostra musica, la musica d’arte italiana, e aiutarci a renderla sempre più forte. Play it! è un progetto politico e culturale che propone una molteplicità di visioni musicali su Firenze, la Musica e il Mondo.
Giorgio Battistelli
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Albo d’Oro PLAY IT!
I edizione (ottobre 2011)
II edizione (ottobre 2012)
Riccardo Panfili premio sezione musica da camera con il brano Mappe immaginarie per ensemble (2011) Carla Rebora premio sezione musica sinfonica con il brano Quimeras (Chimere) suite per orchestra (2011) Sylvano Bussotti premio alla carriera
Matteo Franceschini premio sezione musica da camera con il brano Middle eight per ensemble (2012) Paolo Marchettini premio sezione musica sinfonica con il brano Mercy per orchestra (2012) Giacomo Manzoni premio alla carriera
III edizione (MARZO 2014) Gilberto Bosco premio sezione musica da camera con il brano Dal deserto per ottoesecutori (2003) Marco Lena premio sezione musica sinfonica con il brano In the dark (2014) Azio Corghi premio alla carriera LA MUSICA E F DELL’ITALIA
FESTIVAL III EDIZIONE
concerti | incontri 26-27-28-29 MARZO 2014
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Nel maggio 2014 il Festival Play It! èstato premiato con il XXXIII Premio della Critica Musicale “Franco Abbiati” come migliore iniziativa 2013.
premio playit! 2015
Play It! ha voluto quest’anno riconoscere il percorso musicale del compositore e direttore d’orchestra Claudio Ambrosini, pluripremiato artista e fondatore del Centro Internazionale per la Ricerca Strumentale, proponendo per l’ultimo concerto del sabato, un brano inedito dal titolo Morte di Caravaggio, copia dal vero per fagotto e orchestra. Si tratta di una prima esecuzione assoluta, interpretata per l’occasione dal primo fagotto dell’ORT Paolo Carlini e diretta da Marco Angius. La stessa sera verrà consegnato al maestro veneto il Premio PLAY IT! 2015 alla carriera Per questa quarta edizione è previsto un unico premio Play It! al compositore che risulterà il vincitore dalla selezione fatta dai Professori dell’Orchestra della Toscana, senza distinzione tra musica da camera e musica sinfonica.
I premi sono realizzati dal maestro orafo Paolo Penko 7
calendario concerti
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ore 21.00
Mercoledì 23 settembre
daniele rustioni direttore Laura Catrani soprano Andrea Tacchi violino Azio Corghi
...ite bellu! “rondeau” per soprano e archi
cinque “mutos” dal Canzoniere Italiano a cura di Pier Paolo Pasolini (2003)
Marco Lena
Concerto per violino e orchestra (2015)
Prima Assoluta commissione Fondazione ORT
Alessandra Ravera
Per vivere il sole che sorge per orchestra (2015)
Prima Assoluta commissione Fondazione ORT
Gilberto Bosco
Ora non è più dolce come prima per orchestra (2015)
Prima Assoluta
Emanuele Casale
11 per ensemble ed elettronica (2008)
Prima Italiana
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Giovedì 24 settembre
diretta su
Rai Radio
Francesco lanzillotta direttore Emanuele Torquati pianoforte Francesco Dillon violoncello Francesco Filidei
Ballata n.3 per piano ed ensemble (2014)
Prima Italiana
Pier Paolo Cascioli
Silère per orchestra (2015)
Prima Assoluta
Mauro Montalbetti
Si un jour per orchestra (2015)
Prima Assoluta commissione Fondazione ORT
Lorenzo Pagliei
A.L.M.A. per violoncello e orchestra (2015)
Prima Assoluta commissione Fondazione ORT
Andrea Manzoli
Strenua Inertia per orchestra (2015)
Prima Assoluta commissione Fondazione ORT
Francesco Antonioni
Nostro mare Cinque brevi scene per orchestra (2015)
Prima Assoluta commissione Fondazione ORT
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calendario concerti
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ore 21.00
Venerdì 25 settembre
luca pfaff direttore Quartetto Maurice - Georgia Privitera e Laura Bertolino violino, Francesco Vernero viola, Aline Privitera violoncello Chia-Ying Lin
String Quartet (2015)
Prima Assoluta vincitore Concorso Farulli
Marcello Filotei
To sync or not to sync (2015)
Prima Assoluta
Daniela Terranova
Interno metafisico. “D’après” De Chirico per orchestra d’archi (2015)
Prima Assoluta commissione Fondazione ORT
Lucia Ronchetti
Rumori da monumenti Studio di Johannesburg per voce registrata e orchestra da camera (2008 rev. 2015)
Prima Assoluta
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Sabato 26 settembre
marco angius direttore Paolo Carlini fagotto Roberto Fabbriciani flauto Luca Mosca pianoforte Riccardo Massai voce recitante Luigi Attademo chitarra Claudio Ambrosini
Morte di Caravaggio copia dal vero per fagotto e orchestra (2015)
Prima Assoluta
Vittorio Montalti
In acque profonde per flauto basso, orchestra ed elettronica (2012 rev.2015)
Prima Assoluta
Luca Mosca
Sesto concerto per pianoforte e orchestra (2012)
Prima Assoluta
Carmine Emanuele Cella
All of a sudden per orchestra (2015)
Prima Assoluta commissione Fondazione ORT
Giacomo Manzoni
Allen per lettore e orchestra da camera (1996)
Alessandro Solbiati
Concerto per chitarra e orchestra Prima Assoluta (1990) versione definitiva per orchestra da camera (2014-15)
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concerti conservatori venerdì 25 settembre
ore 16.30
Scuola di Composizione del Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze Niccolò Bulgarini direttore Matteo Cristofori Lorenzo Cavallini Giovanni Pontoni Lorenzo Martinico Antonino Giccone Daniela Fantechi Francesco Oliveto
Ian Cecil Scott
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Le foglie morte
per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte
Michele Ignelzi docente
Trio (Corale e Allegro)
Michele Ignelzi docente
Dell’ignavo
Barbara Rettagliati docente
Qui luce splendes ordinis
Roberto Becheri docente
per clarinetto, violoncello e pianoforte per violino, violoncello e pianoforte per clarinetto, violoncello e vibrafono
Quartetto per nessuno
per violino, violoncello, pianoforte e vibrafono
Noch
per sax alto, chitarra elettrica, pianoforte e percussioni
Palpito tangente II
per clarinetto, chitarra classica e elettrica, celesta e pianoforte
Tomorrow and tomorrow and tomorrow
per baritono, flauto, clarinetto e quintetto d’archi; testo da W.Shakespeare
Michele Ignelzi docente
Paolo Furlani docente Claudio Josè Boncompagni docente Claudio Josè Boncompagni docente
SABATO 26 settembre
Scuola di Composizione del Conservatorio Santa Cecilia di Roma Imago Sonora Ensemble Federica Severini violino, Matteo Rocchi viola, Leila Shirvani violoncello Alessandra Amorino flauto, Alice Cortigiani clarinetto, Alessandro Viale pianoforte Andrea Ceraso direttore Domenico Turi
Fiori d’acqua
Matteo D’Amico docente
Marco Cucco
To water and back
Maurizio Gabrieli docente
Angela Bruni
Chimera
Antonio Di Pofi docente
Karolina Kapustaite
Matrikacakra
Rosario Mirigliano docente
Luis Tenaglia
El influjo de la Noche
Rosario Mirigliano docente
Giuseppe Zampetti
Psycoma
Francesco Telli docente
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Programma incontri Un ciclo di incontri dal titolo “IL DUBBIO” ore 10.00 foyer del Teatro Verdi via Ghibellina 99 | ingresso libero 4 conversazioni introdotte da GIORGIO BATTISTELLI con Gianluigi Mattietti
Professore di Storia della Musica - Università di Cagliari
■ mercoledì 23 settembre
Il dubbio: la creatività è un pozzo senza fine? con LUIGI DEI
Professore di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali Direttore del Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff ” Magnifico Rettore eletto - Università di Firenze QUIRINO PRINCIPE
Professore di Drammaturgia Musicale e Storia del Teatro Accademia per l’Opera di Verona
■ giovedì 24 settembre
Il dubbio: la funzione sociale della creazione artistica con Marco BONTEMPi
Professore di Sociologia - Università di Firenze
■ venerdì 25 SETTEMBRE
Il dubbio: economia e politica nella creatività con dIMITRI D’ANDREA
Professore di Filosofia Politica - Università di Firenze
■ sabato 26 SETTEMBRE
Il dubbio: guardare e ascoltare con GIANLUCA GARELLI
Professore di Estetica - Università di Firenze DANIELE LOMBARDI
Pianista e compositore
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MUSICA DA VEDERE A Play It! Opere del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nel foyer del Teatro Verdi | Firenze, 23 settembre - 25 ottobre 2015
L’ORT e il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato propongono un originale omaggio alle arti visive che hanno sperimentato o indagato tematiche musicali e sonore: le opere di 5 artisti italiani di nascita o d’adozione, provenienti dalla collezione del Centro Pecci, sono esposte come Musica da vedere nel foyer del Verdi fino all’inaugurazione delle stagioni concertistica e teatrale.
cercare la pittura quanto la pittura e l’ambiente e il mercato della pittura che hanno cercato me...”
Il Centro Pecci, inaugurato il 25-26 giugno 1988 con la prime esecuzioni di Ofanìm del maestro Luciano Berio, nel corso della sua attività espositiva e culturale ha ospitato diversi episodi di sperimentazione musicale contemporanea: esempi significativi sono i Pianoforti dipinti di Giuseppe Chiari (Firenze, 1926-2007), donati dal collezionista pratese Carlo Palli. Come ha rivelato lo stesso artista su “La stanza rossa” del 1993: “non sono stato tanto io a
Altri esempi della relazione fra “musica e segno” pittorico sono le partiture di Glitch composte da Daniele Lombardi (Firenze, 1946), in memoria di Luciano Berio e di una “conversazione sui sistemi di notazione musicale”. L’esecuzione musicale per un gruppo d’improvvisazione è stata effettuata il 25 giugno 2013 in occasione del 25° anniversario del Centro Pecci, quando Lombardi ha donato le partiture. Le elaborazioni poetico-visive di Elisabetta Gut (Roma, 1934) sono frutto di una ricerca che sperimenta i rapporti fra l’immagine, la scrittura e l’oggetto, come nel caso dei pentagrammi interpretati dall’artista quali supporti utopici per composizioni o piuttosto cancellazioni di frasi sensuali come Ti amo e Meraviglioso ti amo del
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1983. Le due opere sono state donate dall’artista nel 2000, in occasione della mostra collettiva “Fotoalchimie” incentrata su sperimentazioni e innesti della fotografia in Italia. Dalla stessa mostra proviene anche il collage fotografico di Silvia Mejìa (Medellin, 1943; vive a Venezia) intitolato Parola, sostantivo femminile: esempio della “poesia gestuale” di matrice femminista presentata nel 1980 alla Biennale arti visive di Venezia. Ha scritto in proposito Mirella Bentivoglio: “la mano e la bocca, strumenti
corporali della formulazione della parola scritta e della parola detta, divengono di per sé stesse produttrici di comunicazione: il corpo ... si trasforma in voce e parola”. Completa la selezione di opere il simbolico Urlo del 2001 di Franco Ionda (Firenze, 1946), artista interessato alla dimensione profonda e alla condizione universale dell’esistenza umana.
L’assemblage su tela, donato dalla famiglia Bruscoli in ricordo di Daniela Salvadori Guidi, rappresenta uno dei soggetti cardine del vocabolario visivo utilizzato da Ionda: il chiodo, interpretato come metafora di un’unica tragica storia che, nel titolo emblematico, richiama il famoso quadro espressionista di Edvard Munch.
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direttori
daniele rustioni
Milano, 1983
A 32 anni, è uno dei direttori d’orchestra più interessanti della sua generazione, premiato nel 2013 come miglior emergente agli International Opera Awards promossi dalla rivista britannica Opera, appena designato alla guida del Teatro dell’Opera di Lione e prossimo a debuttare a Parigi, Zurigo e al Metropolitan di New York. Direttore principale dell’ORT dal 2014, si è formato con Gilberto Serembe, Gianluigi Gelmetti, Gianandrea Noseda e Antonio Pappano. Dirige regolarmente nei migliori teatri in Italia e all’estero, passando con disinvoltura dal repertorio lirico a quello sinfonico, e per l’occasione contemporaneo.
Francesco Lanzillotta
Roma, 1977
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Tra i più i giovani direttori emergenti nel panorama musicale italiano, Francesco Lanzillotta ha diretto al Teatro San Carlo di Napoli, alla Fenice di Venezia, al Teatro Filarmonico di Verona, al Verdi di Trieste. Vincitore del primo premio al concorso “Valentino Bucchi” e al concorso “Nino Rota”, ha debuttato sul podio dell’Orchestra Sinfonica della RAI con una serie di concerti dedicati a Stravinskij e Berlioz, nonché ha diretto Historie du soldat e La fuga in maschera al San Carlo, Il Maestro di cappella all’Opera de Nancy e Il piccolo spazzacamino di Britten al Comunale di Treviso.
direttori
luca pfaff
Canton Ticino, 1944
Ha studiato pianoforte con Canino e composizione con Donatoni al Conservatorio Verdi di Milano. Si è diplomato in direzione d’orchestra con Hans Swarowsky a Vienna e con Franco Ferrara all’Accademia di S.Cecilia di Roma. Dirige regolarmente orchestre di grande prestigio in tutto il mondo ed è ospite di numerosi festival internazionali. Le sue affinità eccezionali ed il suo impegno per la diffusione della musica del Novecento lo collocano tra le personalità di spicco del mondo musicale. Ha diretto numerose prime assolute di Battistelli, Berio, Donatoni, Dusapin, Fedele, Huber, Maderna, Rihm, Scelsi, Schnittke, Xenakis.
marco angius
Civita Castellana (VT), 1969
Autore di numerosi scritti sulla musica del nostro tempo, ha pubblicato un volume dell’opera di Ivan Fedele e una monografia sull’opera di Sciarrino. Proprio di Sciarrino ha diretto la prima assoluta di Studi per l’intonazione del mare per 100 flauti, 100 sax e solisti, nonché Luci mie Traditrici, Le stagioni artificiali, Archeologia del telefono, Quaderno di Strad. Per il Maggio Musicale Fiorentino L’Italia del destino di Luca Mosca e la prima de La Metamorfosi di Silvia Colasanti. Al Festival Dissonanzen Globe Thaetre, e, Truth alla Scala di Milano, entrambi di Giorgio Battistelli. Ancora opere di Fedele, Boulez, Berio e Scelsi.
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solisti
laura catrani
Rimini, 1975
Andrea tacchi
Firenze, 1953
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soprano Interessante e coraggiosa voce di riferimento per il repertorio del novecento e contemporaneo, duttile e musicale nella doppia veste di cantante e attrice, è stata interprete di numerose esecuzioni di compositori quali Luciano Berio, Niccolò Castiglioni e Giacomo Manzoni e di opere in prima mondiale quali Il dissoluto assolto di Corghi, Leggenda e Il suono giallo di Solbiati, La metamorfosi di Colasanti, Il gridario e Forést di Franceschini. Ha cantato nei teatri più prestigioni in Italia diretta da Reck, Noseda, Biondi, Curtis, Angius, Rustioni, Arming e Webb per citarne alcuni. Ha inciso per le etichette Naxos e Stradivarius.
violino Fiorentino, allievo di Roberto Michelucci e Franco Rossi, è Primo Violino di Spalla dell’ORT fin dalla sua istituzione e svolge con essa un’intensa attività che lo vede spesso impegnato anche come solista e concertatore. Nello stesso ruolo ha collaborato con l’Orchestra Filarmonica della Scala e dell’Accademia di S.Cecilia. Ha da sempre coltivato la musica da camera nei suoi aspetti più eterogenei, dando vita negli anni a numerosi e prestigiosi ensemble. Si è inoltre dedicato a lungo all’attività didattica sia per il suo strumento che per la Musica d’Insieme. Suona un violino Antonio Gragnani del 1763.
solisti
emanuele torquati
Milano, 1978
francesco dillon
Torino, 1973
pianoforte Definito “a thoughtful musician” (New York Times) e “a vibrant pianist” (Boston Globe), ha studiato prima con Cardini, e in seguito con Bogino, Loriod-Messiaen e Lonquich. La sua non esclusiva passione per la musica contemporanea lo ha portato a lavorare intensamente con compositori quali Pintscher, Rihm, Saariaho, Furrer, Harvey, Lindberg, Ablinger. Si è esibito come solista con l’Orchestra Filarmonica di Buenos Aires e Avanti! Chamber Orchestra. A livello discografico, ha al suo attivo l’integrale dell’opera di Albert Roussel e più recentemente quella di Alexander Zemlinsky per Brilliant Classics.
violoncello Formatosi sotto la guida di Andrea Nannoni a Firenze, e con Bijlsma, Brunello, Geringas e Rostropovich, studia composizione con Salvatore Sciarrino. Con una brillante carriera internazionale caratterizzata da un repertorio vario e originale, ha un profondo interesse per la contemporaneità, collaborando con Ivan Fedele, Luca Francesconi, Philip Glass, Sofija Gubaidulina, Toshio Hosokawa, Arvo Pärt e con musicisti sperimentali come Matmos, Pansonic, William Basinsky, e John Zorn. Recenti le registrazioni di Variazioni di Sciarrino e della Ballata di Giacinto Scelsi, con l’Orchestra della RAI.
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solisti
quartetto maurice Fondato nel 2002, il Quartetto si diploma nel 2009 alla Scuola di Musica di Fiesole sotto la guida di Andrea Nannoni. I 4 interpreti manifestano sin dall’inizio l’esigenza di porre in primo piano la musica contemporanea, fino a farla diventare l’essenza artistica del Quartetto, attraverso pagine del Novecento storico, opere di Ligeti, Lachenmann, Fedele, Romitelli, Haas, Scodanibbio, Glass, Franceschini, Momi, Agostini, Murat, Sneeggen, Nas, Ireland. Si è esibito in tutta Italia e all’estero, facendosi anche direttore artistico in molti festival. Violino Georgia Privitera e Laura Bertolino, viola Francesco Vernero, violoncello Aline Privitera.
paolo carlini
Ferrara, 1960
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fagotto Primo fagotto dell’ORT, ha collaborato in tale ruolo con le orchestre del Teatro alla Scala, Accademia Nazionale di S.Cecilia, Teatro dell’ Opera di Roma, Fenice di Venezia. Dedicatario di brani dei compositori De Pablo, Sani, Morricone, Gaslini, Bacalov, Boccadoro, Betta, Portera, Bellino, Ambrosini, Taccani, Cardini, Pieranunzi. Numerose le incisioni in veste solistica per le etichette Sony, CPO, Chandos, Naxos, Tactus. Regolarmente invitato a tenere masterclass nei conservatori di Lione, Rostov on Don, Ural Music College di Ekaterinburg, Kazan, Haute Ecole de Musique di Losanna. È docente di fagotto presso l’ISSM di Livorno.
solisti
roberto fabbriciani
Arezzo, 1949
luca mosca
Milano, 1957
flauto Diplomatosi sotto la guida di Gordigiani, si è perfezionato con Gazzelloni e ha studiato composizione con Togni. Innovatore della tecnica flautistica, ha ampliato con la ricerca personale le possibilità sonore dello strumento. Solista con Abbado, Berio, Bour, Chailly, Eötvös, Gielen, Halffter, Jurowsky, Maag, Maderna, Muti, Sinopoli, Zagrosek, ha collaborato con Boulez, Cage, Carter, Clementi, Dallapiccola, de Pablo, Donatoni, Ferneyhough, Françaix, Krenek, Kurtág, Ligeti, Maderna, Messiaen, Milhaud, Morricone, Nono, Petrassi, Pousseur, Rihm, Scelsi, Sciarrino, Stockhausen, Takemitsu, Yun, molti dei quali gli hanno dedicato opere.
pianoforte Ha studiato al Conservatorio della sua città diplomandosi in pianoforte con Eli Perrotta e Antonio Ballista, in clavicembalo con Marina Mauriello e in composizione con Franco Donatoni e Salvatore Sciarrino. Oltre la carriera di compositore, è attivo come solista in numerosi concerti in Italia e all’estero, proponendo spesso programmi composti prevalentamente da musica contemporanea, autori del novecento storico e la sua musica. Ha inciso l’integrale degli Études di Claude Debussy per la CGD e musiche di Chopin, Liszt, Scriabin, Gershwin. Vive e lavora a Venezia, docente presso il conservatorio “Benedetto Marcello”.
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solisti
riccardo massai
Firenze. 1959
luigi attademo
Napoli, 1972
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voce recitante Lavora con Pier’Alli, Tiezzi, Sepe, Bussotti, Placido, Massini; dal 2003 è direttore artistico e regista di Archètipo presso il Teatro Comunale di Antella a Bagno a Ripoli (FI), e dal 2008 diventa il regista assistente di Luca Ronconi presso il Piccolo Teatro di Milano. Nel 2013 interpreta alla Biennale di Zagabria e al Piccolo Teatro l’assolo monodramma giocoso L’Imbalsamatore di Giorgio Battistelli. Nel 2014 cura la regia di Amuleto di Roberto Bolaño con Maria Paiato, per il Teatro Metastasio Stabile della Toscana. Quest’anno per l’Opera di Firenze realizza Il Pipistrello di Johann Strauss Jr.
chitarra Premiato nel 1995 al Concorso di Ginevra, laureato in filosofia, ha al suo attivo più di dieci registrazioni, tra cui monografie dedicate alle Sonate di Domenico Scarlatti, all’opera per liuto di J. S. Bach, all’integrale delle opere di Niccolò Paganini. La sua attenzione per la musica contemporanea si è concretizzata nel 2013 con la pubblicazione di un’antologia di opere a lui dedicate da autori italiani contemporanei, ispirate a Paganini. Nel 2015 ha realizzato con il violista Simone Gramaglia un nuovo cd paganiniano e la messa in scena dell’opera di Hans Werner Henze El Cimarrón.
AZIO CORGHI
Cirié (TO), 1937
Nella sua Introduzione al Canzoniere Italiano, Pier Paolo Pasolini, nella sezione dedicata ai canti popolari della Sardegna, definisce i MUTOS come “canti lirici” equivalenti agli Strambotti e agli Stornelli. Il loro verso (settenario, raramente ottonario) consta di due parti: la istèrria e la torrada. Nel caso dei cinque MUTOS scelti per l’opera musicale, l’istèrria è composta da tre versi, non rimati, mentre la torrada è composta da tante cambas (ripetizioni) quanti sono i versi dell’istèrria, ogni volta disposti in ordine differente (torrar significa girare). Quanto al lessico dei MUTOS, continua Pasolini, abbiamo “parole fisse” (archetipi di fenomeni esorcistici e istinto di conservazione stilistica) e “parole elette”, d’uso letterario (derivate dalle letterature auliche). Le prime si collocano astrattamente nell’istèrria, come specie di avvio puramente meccanico di un vocalizzo senza senso, talvolta carico di fantasia, ora allucinata, ora piena d’ingenuo realismo. Invece nella torrada, la voce esprime il sentimento amoroso, anch’esso sempre generico, aprioristico ma talvolta sublime oggetto artigianale dotato di una bellezza fatta di sottili
Mercoledì 23 | ore 21.00
coordinazioni e di pura immagine. Quando poi tra istèrria e torrada il distacco è netto, l’unità dei MUTOS consiste nell’irrazionalità fantastica di quel distacco. Tuttavia non mancano i casi in cui le due componenti formano un corpo unico, un’unità classica tra paesaggio e sentimento (da poesia colta di tipo romantico). Quella sarda, conclude Pasolini, è una poesia molto “femminile”, malinconica, rassegnata, non violenta. Il desiderio di abbellire il sentimento, stilizzandolo e fissandolo negli ornati tradizionali, non sovraccarica i MUTOS che sussistono come “umili oggettini d’oro”. Le suddette considerazioni pasoliniane hanno in parte motivato, sul piano musicale, le scelte linguistico-formali d’impostazione “neoclassica” della composizione. Dei cinque MUTOS prescelti, viene utilizzato solamente il testo senza alcun riferimento alle relative melodie popolari. Poiché i versi ruotano insistentemente attorno a un’esclamazione di natura estetica: “...ite bellu!”, questa viene a costituire il Tema ricorrente nella forma di rondeau adottata, il quale conduce ad una serie di “stazioni amorose” che spaziano fra l’ammirazione della bellezza e l’espressione di un
...ite bellu!
“rondeau” per soprano e archi (2003) cinque “mutos” dal Canzoniere Italiano a cura di Pier Paolo Pasolini
Casa Ricordi durata 15 minuti soprano Laura Catrani direttore Daniele Rustioni
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desiderio. Uno solo fra i cinque Mutos è di segno contrastante: il quarto, che formalmente tende a creare un ironico Scherzo fra le sequenze appassionate costituite dal primo (Tema ricorrente), dal secondo (Minuetto) e dal terzo (Berceuse) fino a comprendere l’esaltazione dionisiaca della danza che troviamo nel quinto (Finale). Gli ambiti tonali diatonici (suc-cessione: LA-FA-RE-LA-SOLDO-SI-MI-LA), che delimitano i campi armonici delle varie sezioni, subiscono interferenze di natura cromatica e determinano conseguenze sul piano linguistico.
La timbrica degli archi alterna omogenei blocchi materici, che giungono a effetti rumoristici, a trasparenze e filigrane ottenute tramite l’artificio contrappuntistico e l’impiego di particolari tecniche di produzione del suono. La scansione metrica è generalmente presente: spesso si tratta di polimetrie determinate da modelli variamente permutati. Ad evidenziare questo tipo d’intervento, l’impaginazione della partitura è stata curata particolarmente. L’adozione di simili parametri compositivi può condurre al coinvolgimento coreografico (che l’autore immagina favorevolmente).
“mutos”
tratti dal Canzoniere Italiano a cura di Pier Paolo Pasolini Ite bellu giuvànu, falende i ssa carrera, chi èr bellu de bista! Ite bellu giuvànu... Sa garrighera l’istata, che aneddu i ssa manu.
Che bel giovanetto, discende per la via, com’è bello vederlo! Che bel giovanetto... Gli sta la cartucciera, come un anello al dito.
Ite bellu s’aneddu, chi m’ana regalau, ch’es totu fatt’a oro! Ite bellu s’aneddu... Furau m’à ssu coro su tratt’ ‘e Antoneddu.
Che bello l’anellino, che m’hanno regalato, tutto fatto d’oro! Che bello l’anellino... Rubato m’ha il cuore il viso d’Antonino.
Ite bellu pastore, b’àt i mmandria murghendre, bellu latte à bboccau! Ite bellu pastore... Prestu, ca so morinde, chèrj’ inoche s’amore!
Che bel pastore, che munge nella mandria, che bel latte ricava! Che bel pastore... Presto, ché muoio, voglio farci l’amore!
Ite bellu se’ su re cand’essi’ de gherrare, bastidu de tristura! Ssa bellesa ‘e te m’a’ chufidu interrare in d’una tumba oscura.
Com’è bello il re quando torna dalla guerra, vestito di tristezza! La bellezza di te m’ha fatto sotterrare in una tomba oscura.
Ite bellu sonare che faghe’ sa ghiterra s’este in divelthimentu! No ponzo pes in terra, cando‘ enza a ti mirare so lèviu che bentu.
Ah il bel suonare che fa la chitarra nei trattenimenti! Non poso piede a terra, se ti vengo a guardare son lieve come vento.
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marco lena
Mercoledì 23 | ore 21.00
Casalmaggiore (CR), 1974
La parte solistica del concerto per violino si sviluppa tra soluzioni timbriche fortemente contrastanti: gesti solistici che sviluppano una grande concentrazione di energia e vuoti che riverberano nello spazio acustico gli armonici generati. L’orchestra riprende ogni singolo intervento del solista e reagisce in modo del tutto simile, generando una sorta di amplificazione non solo acustica, ma anche gestuale. A tal fine, e come già fatto in altri precedenti lavori, ho preferito limitare l’estensione complessiva dell’orchestra tagliando le frequenze poco utili al progetto compositivo e - trattandosi di concerto per violino - i suoni più gravi rispetto alla quarta corda (quindi fuori dell’estensione dello strumento) sono per lunghi tratti totalmente inutilizzati. In particolare, nella prima parte la concentrazione di tutti gli strumenti dell’orchestra in un intervallo che parte dalla terza minore e arriva ad un intervallo poco più grande dell’ottava, produce un accrescimento di energia cinetica, di movimento, di densità, senza però arrivare mai al caos.
Il Concerto per violino e orchestra è dedicato a Andrea Tacchi
CONCERTO PER VIOLINO E ORCHESTRA (2015)
prima assoluta commissione Fondazione ORT durata 10 minuti
violino Andrea Tacchi direttore Daniele Rustioni
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alessandra ravera Roma, 1977
L’opera trae ispirazione da una lirica di Mahmūd Darwīsh, ritenuto a livello internazionale uno dei più grandi poeti contemporanei in lingua araba, Palestinese che amava Eschilo e Dante, voleva usare la poesia per avvicinare culture e persone, cantore d’amore, di libertà e vita. Il conflitto mediorientale rappresentato nei suoi versi perde la dimensione regionale e diventa dramma collettivo che va oltre le barriere ideologiche di una frontiera. La sua lingua si rivolge al cuore di tutti gli uomini: il dramma dell’esilio, dello sradicamento di un popolo, la condizione umana del rifugiato è la condizione oggi di milioni di esseri umani cacciati dalle loro case o costretti a fuggire per sopravvivere. Il sogno dei gigli bianchi dà vita ad un messaggio assoluto di necessità di pace - intima, lieve, quasi silenziosa - in contrapposizione al rumore degli strumenti di guerra. Ho voluto esaltare questo messaggio attraverso la musica, è la poesia a suggerire le scelte timbriche
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Mercoledì 23 | ore 21.00
attorno al quale si articola il brano, dall’immagine bucolica del sogno dei primi versi alle parole di guerra che nascondono un grido di dolore e determinano una gestualità strumentale incalzante, orientata verso punti culminanti violenti che costituiscono una sorta d’imprecazione, un’idea di minaccia e disperazione. Non c’è rassegnazione nelle sue parole, anzi speranza, desiderio di pace e vita, ma sono parole intrise
per vivere il sole che sorge
per orchestra (2015)
prima assoluta commissione Fondazione ORT Edizioni Sconfinarte durata 9 minuti
direttore Daniele Rustioni
di un’umana angoscia e dolore che delineano momenti musicali di luce e ombra in cui colori e suoni cambiano costantemente in una forma tesa alla ricerca di una tregua a cui non si giunge mai fino alla fine. Per vivere il sole che sorge è la speranza che dà vita al lirismo del brano, la cui essenza si raggiunge verso il finale nel canto dell’oboe, proteso verso l’acuto come triste invocazione di pace.
IL SOGNO DEI GIGLI BIANCHI di Mahmūd Darwīsh (1941-2008) Io sogno gigli bianchi in un ramo d’olivo, un uccello che abbracci il mattino sopra i fiori di limone. Io sogno gigli bianchi in una strada di canto e una strada di luce. Io sogno e voglio un cuore buono che non sia pieno di fucili, e un giorno intero di sole. Voglio un bimbo che all’alba sorrida non un pezzo di ricambio in strumenti di guerra. Son venuto per vivere il sole che sorge, non quello che tramonta. E non ho voglia di morire e combattere donne e bambini.
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gilberto bosco
Torino, 1946
“Ora non è più dolce come prima” dice Orsino ne La dodicesima notte. Sta parlando di musica, ma forse anche di altro, e potremmo anche noi riferirci a molte storie, a molte situazioni, con quelle parole. Ma restiamo alla musica. Cosa rimane, nelle dita e nella memoria di un compositore, delle ondate e delle tempeste meravigliose e terribili che hanno squassato la musica negli ultimi settanta anni? Si può (secondo me si deve, ma limitiamoci al “si può”) si può “guardare indietro”? Cosa ci insegna, su questo, la Sinfonia di Berio, oppure Rendering ? Che farò, senza Euridice? Così Hanslick, in un testo ormai ricoperto di polvere. E che farò con (con!) Euridice? Si domandava, maliziosamente, Massimo Mila, in un testo forse un poco troppo dimenticato. E che farò dell’accordo di stupore che taglia, con grazia provocatoria, la Serenata di Petrassi?
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Mercoledì 23 | ore 21.00
Quanti “accordi” può reggere il nostro “stupore”? Queste e altre domande percorrono il lavoro. Non volevo e non voglio trovare risposte. Ma mi piacciono i punti interrogativi.
ora non è più dolce come prima
per orchestra (2015)
prima assoluta Edizioni Suvini Zerboni durata 8 minuti direttore Daniele Rustioni
emanuele casale
Mercoledì 23 | ore 21.00
Catania, 1974
11 è il titolo del brano; ma non ci sono 11 esecutori, 11 sezioni o 11 caratteri. A dire il vero non c’è nulla, almeno che io sappia, che sia davvero “undici”. Un carattere meditativo/intimista è contrapposto ad un altro ludico/ironico e tendenzialmente grottesco. La parte “meditativa” l’ho forse vissuta come manifestazione di un’auto-sfida che sfiora il piglio estetizzante, come per voler scorgere le probabili “conseguenze” del toccare una retorica-estetica, insomma. Poi c’è una specie di alter ego di quanto appena esposto: le figure dell’irrisione, sostenute dalla sincronia stretta e necessaria con l’elettronica, e quindi il gioco, quello che ad un certo punto prende il sopravvento e trascina il brano verso la conclusione. 11 è stato commissionato dall’istituto francese GRAME ed è stato eseguito per la priva volta a Lione.
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per ensemble ed elettronica (2008)
prima italiana Casa Ricordi durata 15 minuti
direttore Daniele Rustioni
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francesco filidei
Pisa, 1973
Ho composto questa terza Ballata per pianoforte e ensemble dopo il mio soggiorno a Villa Medici. L’ arrivo a Roma è stato un vero shock, l’incredibile bellezza del luogo, il peso della storia ed il fatto di essere di origine italiana rispetto agli altri borsisti mi hanno, per diversi mesi, reso incapace di scrivere una sola nota. Non riuscendo a trovare un respiro adeguato al lavoro, mi sono messo dunque a suonare: a Roma, nel mezzo del giardino di Villa Medici, avevo una casetta tutta mia con un pianoforte a disposizione giorno e notte (cosa che non mi capitava da anni), permettendomi di studiare da vicino le opere di Liszt e Chopin, scoprendo tutti gli Anni di Pellegrinaggio e le Armonie poetiche e religiose dell’uno ed i Notturni e gli Studi dell’altro. Il piacere del suono ed anche il gusto tattile delle mani sulla tastiera, mi hanno in seguito permesso di scrivere questo pezzo. La struttura formale è, come nelle altre Ballate che ho composto, basata su una scala cromatica discendente,
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Giovedì 24 | ore 21.00
ma in ogni sezione il rapporto con i materiali è molto più libero, la parte del pianoforte sviluppa a partire da singole gocce acutissime un discorso basato su disposizioni simmetriche di accordi, entra nel corpo dello strumento sollecitando direttamente la cordiera, torna alla situazione iniziale dopo aver raggiunto una zona di saturazione. L’ esperienza di un percorso chiuso, se si vuole classico, ma permeato di una certa vena di follia.
ballata n.3
per piano ed ensemble (2014)
prima italiana Edizioni Musicali Rai Com durata 13 minuti pianoforte Emanuele Torquati direttore Francesco Lanzillotta
pier paolo cascioli
Giovedì 24 | ore 21.00
Toronto, 1973
Silère è un brano per orchestra che tenta di rappresentare i vari livelli di profondità raggiungibili dalla mente umana durante la pratica della Meditazione. I toni orchestrali sono tutti racchiusi in uno spazio dinamico che va dal pianissimo al mezzo piano, e la rarefazione orchestrale, soprattutto quella degli archi, unita alla progressiva diminuzione della velocità metronomica, vuole significare il cambiamento della frequenza respiratoria, assieme al rallentamento del battito cardiaco, della pressione sanguigna e della chimica del cervello.
silÈre
per orchestra (2015)
prima assoluta Music Ensemble Publisher durata 13 minuti
direttore Francesco Lanzillotta
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mauro montalbetti
Brescia, 1969
Si un jour è una composizione orchestrale in cui episodi si susseguono febbrilmente, a formare un mosaico di gesti sonori apparentemente eterogeneo, quasi rapsodico, ma in realtà saldamente ancorato ad una sequenza di note fondamentali (dalle quali derivano gli spettri armonici utilizzati) che seguono lo schema formale di una poesia francese di Samuel Beckett. Il suono abitualmente nella mia musica è materia da plasmare. Ma se in altre occasioni le sonorità prevalenti sono terse, luminose fino ad essere talvolta ridondanti, Si un jour ha un’orchestrazione più essenziale con nette diversità dinamiche, e il suono diventa materia incandescente, dolorosa, drammatica.
Giovedì 24 | ore 21.00
si un jour
per orchestra (2015)
prima assoluta commissione Fondazione ORT Edizioni Musicali Rai Com durata 11 minuti direttore Francesco Lanzillotta
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lorenzo pagliei
Giovedì 24 | ore 21.00
Terracina (LT), 1972
Quando osserviamo l’universo con gli occhi dell’astronomia, siamo catturati con stupore da ciò che vediamo e in qualche modo ci sembra di scomparire come individui. Sentiamo la vertigine del cosmo che appare infinitamente distante dalla vita quotidiana, eppure è vicinissimo a noi perché ne facciamo parte e siamo costituiti dalla stessa materia. Ciò che più mi affascina nell’osservazione dell’universo non è il momento in cui gli astronomi propongono una teoria ma quando si trovano per la prima volta davanti a un fenomeno inspiegabile che si staglia davanti a loro con la forza inequivocabile della realtà e con la sua Bellezza. In quel momento nessuna parola può essere ancora detta: possiamo solo contemplare ciò che vediamo e tentare di coglierlo con l’intuito. Quello è il luogo dello stupore e della vertigine, del nonverbale, un luogo che la musica conosce ed evoca benissimo. A.L.M.A. mette in musica due modi di essere immersi nel suono: da un lato l’universale, l’impersonale, l’ambiente
sonoro, dall’altro il lirico, il personale, il culturale. Il violoncello non è più un “solista” ma un individuo che si trova immerso in uno spazio sconfinato e sconosciuto in cui viaggia osservando fenomeni misteriosi da diverse distanze. In questa infinità metterà a risuonare una voce di un lirismo estremamente dilatato e la storia prenderà un altro corso. A.L.M.A. (Atacama Large Millimiter/ submillimiter Array) è il più potente radiotelescopio al mondo in grado di osservare fenomeni lontanissimi nello spazio e nel tempo e di mostrarne aspetti invisibili ai normali telescopi. I suoi occhi scrutano e ci fanno accedere all’universale ma Alma significa anche Anima, quanto di più intimo e personale possediamo, o ancora colei che nutre, spesso riferito al nutrimento della conoscenza. In ultimo, il nome Alma è inevitabilmente legato a Gustav Mahler, precursore visionario di tempi infinitamente sospesi. brano dedicato a Francesco Dillon
a.l.m.a.
per violoncello e orchestra (2015)
prima assoluta commissione Fondazione ORT Casa Ricordi durata 16-19 minuti violoncello Francesco Dillon direttore Francesco Lanzillotta
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andrea manzoli
Atri (TE), 1977
Giovedì 24 | ore 21.00
Strenua inertia rappresenta il tentativo di considerare il suono come unione fra mobilità ed immobilità. Un “suono ossimoro” dunque, dove moto e stasi si fondono in un unico oggetto sonoro; così un accordo di armonici degli archi suonato con un’arcata lunga e con transizione d’arco può equivalere allo stesso accordo articolato freneticamente (realizzato ad esempio con un tremolo velocissimo e molto irregolare). Formalmente il brano è diviso in due parti. Nella prima un flusso sonoro continuo e tendente alla sinusoide viene continuamente perturbato attraverso articolazioni e gesti strumentali molto pronunciati. La seconda è invece una rilettura dilatata del flusso sonoro proposto nella prima parte, con sostituzioni vertiginose di elementi musicali.
strenua inertia
per orchestra (2015)
prima assoluta commissione Fondazione ORT Edizioni Suvini Zerboni durata 9 minuti direttore Francesco Lanzillotta
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francesco antonioni
Teramo, 1971
Contrariamente alle storie raccontate nella tradizione (o forse in conformità agli aspetti più cruenti e dunque spesso rimossi di quelle stesse storie), il mare mediterraneo è diventato sotto i nostri occhi un luogo diverso. Una poesia di Erri de Luca ha dato lo spunto per una successione di brevi scene, di situazioni emotive differenti, accomunate da un senso di urgenza e di partecipazione, come un possibile studio di nette connotazioni musicali, per un teatro immaginario. Non è compito della musica stabilire demarcazioni etiche, o dare giudizi su quel che è giusto o sbagliato, poiché essa agisce su un piano irriducibile alla logica di contrapposizioni che domina il dibattito, né la musica può sostituirsi al racconto o all’esperienza diretta, incommensurabile rispetto alla sua rappresentazione. Tuttavia essa deve poter fornire uno sguardo diverso, che tenga assieme sentimenti ed emozioni contrastanti, a volte opposti, tenuti insieme da strette relazioni polifoniche,
Giovedì 24 | ore 21.00
per abbracciare le tante contraddizioni con cui siamo chiamati ogni giorno a confrontarci. I. ... senza una strada sopra le tue onde ... II. ... sia benedetto il tuo sale, sia benedetto il tuo fondale ... III. ... Custodisci le vite, le visite cadute come foglie sul viale ... IV. ... tu sei più giusto della terraferma ... V. ... all’alba sei colore del frumento ...
nostro mare
Cinque brevi scene per orchestra (2015) da una poesia di Erri De Luca
prima assoluta commissione Fondazione ORT Casa Ricordi durata 13 minuti direttore Francesco Lanzillotta
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chia-ying lin
Venerdì 25 | ore 21.00
Taiwan, 1990
Questo lavoro è destinato a studenti con un livello di preparazione avanzata, esplorando e studiando con ogni movimento diversi aspetti propri del quartetto d’archi. L’intento è di comporre musica che risponda, in senso storico, al ricco repertorio per quartetto d’archi finora scritto, da Haydn in poi. Ciò si riflette nella struttura del brano, che si compone di quattro movimenti, cercando di renderli, il più possibile, diversi tra loro, ma conservando una certa coerenza per tutto il pezzo. Nonostante la strumentazione del quartetto sia omogenea per natura, in questo caso il brano è diviso in modo diverso. Quindi, i musicisti vivranno diverse esperienze nella formazione di una veduta sonora e armonica d’insieme e nella creazione di eventi musicali eterogenei, e saranno incoraggiati ad esplorare ulteriormente tale processo, messi a conoscenza delle capacità del proprio strumento, attraverso l’utilizzo di tecniche, strutture e timbri impegnativi. Il primo movimento esplora la fisicità sottile delle quattro corde, creando una dialettica tra le armoniche stabili
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(armoniche sostenute, all’ascolto chiare e familiari) e instabili (date da tremoli e rapidi glissandi). I cambiamenti di posizione dell’arco trasformano il suono, aggiungendo un’altra dimensione ai gesti utilizzati. Il secondo percorre il registro basso del quartetto, in cui i timbri e i lunghi e scuri trilli borbottanti creano un’atmosfera sinistra. Tale atmosfera si conclude con un frenetico gesto ascendente del violoncello,
string quartet
(2015)
prima assoluta brano vincitore al Concorso Internazionale di Composizione dell’Associazione Piero Farulli Casa Ricordi durata 12 minuti Quartetto Maurice
anticipando il terzo movimento. Quest’ultimo si apre con ritmo e vivacità, perdendo gradualmente slancio, dando così modo alla sezione centrale di emergere come principale. Tuttavia, l’idea originale ritorna alla guida della musica, con il suo tempo veloce, fino alla fine del movimento. Il quarto e ultimo movimento è, in una certa misura, meditativo. Fa riferimento agli eventi musicali precedenti, collocandoli intorno alla tonalità del do diesis. In termini di forma complessiva, il movimento si espande verso l’esterno dal registro medio dell’apertura.
L’Associazione Piero Farulli, promossa da Adriana Verchiani Farulli assieme ad un gruppo di amici, musicisti e ex allievi del Maestro, è nata per custodire e tramandare l’eredità morale di Piero Farulli, viola del Quartetto Italiano e fondatore della Scuola di Musica di Fiesole. L’Associazione ha bandito nel settembre 2014 un Concorso Internazionale di Composizione aperto a compositori di qualsiasi nazionalità ed età al fine di creare un nuovo repertorio per i giovanissimi quartetti ad arco. Sono state accettate 52 partiture provenienti da Italia, Inghilterra, Grecia, Cina, Spagna, Israele e Stati Uniti.
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marcello filotei
VenerdĂŹ 25 | ore 21.00
Roma, 1966
Due metronomi posizionati su una superficie rigida e fatti partire fuori sync restano fuori sync per sempre. Due persone ferme nelle loro decisioni e non intenzionate a sentire le ragioni dell’altro restano della loro idea per sempre. Se spostiamo i due metronomi su una superficie oscillante questi cominciano a influenzarsi tra loro e dopo pochi secondi entrano in sincronia, si muovono con lo stesso ritmo, si armonizzano. Forse funziona anche con le persone. Se ognuno, invece di limitarsi educatamente ad attendere il proprio turno per parlare, prova pure ad ascoltare gli altri forse evita di rimanere fermo a oscillare da solo senza relazione con quello che gli capita intorno. Resta da chiedersi se vogliamo davvero entrare in risonanza con quello che ci circonda: To sync or not to sync questo è il dilemma
to sync or not to sync
(2015)
prima assoluta Edizioni Musicali Rai Com durata 10 minuti
direttore Luca Pfaff
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Daniela Terranova
Udine, 1977
Come all’interno di uno spazio evocativo ed enigmatico, che ricorda e al tempo stesso omaggia le architetture del pittore Giorgio de Chirico, l’esperienza dell’ascolto diventa esplorazione di un labirinto metafisico posizionato all’interno di un labirinto reale. Immaginarie stanze, apparentemente chiuse, dialogano con l’esterno attraverso finestre o quadri che ci introducono in nuovi spazi. Interno ed esterno si compenetrano costantemente, trasformando le cose comuni in presenze di un mondo sospeso e magico.
Venerdì 25 | ore 21.00
interno metafisico. “d’aprÈs” De chirico per orchestra d’archi (2015)
prima assoluta commissione Fondazione ORT Edizioni Suvini Zerboni durata 10 minuti
direttore Luca Pfaff
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lucia ronchetti
Roma, 1967
Rumori da monumenti è un ritratto acustico di Johannesburg ideato con lo scrittore Ivan Vladislavic e la regista Minky Schlesinger, entrambi sudafricani residenti nella città, in occasione di un soggiorno organizzato nel 2008 dalla Siemens Foundation. Gli otto frammenti testuali tratti dal libro di Vladislavić Portrait with Keys, sono stati letti dall’attore sudafricano Russel Savadier e registrati nello studio Area 5.1 sotto la direzione di Minky Schlesinger. La registrazione presenta la voce come un oggetto-acustico, una cartolina sonora realizzata in situ. Nell’accompagnamento strumentale ho voluto riprodurre alcuni aspetti del flusso costaste di suoni e rumori dei luoghi descritti da Vladislavic, suoni esasperatamente naturali e artificiali, coperti solo dall’arrivo di spettacolari tempeste. Nel testo due visioni della città si alternano e si confondono, la città bianca e la township. L’attenzione è focalizzata nelle frontiere pubbliche e private che isolano gli abitanti per
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Venerdì 25 | ore 21.00
proteggerli e dividerli, in contrasto con i vastissimi spazi naturali che circondano la città. L’assenza di fiumi e laghi naturali è colmata da montagne di scorie e di detriti o da immense voragini scavate nel terreno nella ricerca dell’oro. La coda del testo “For a moment the shell of the city was pressed to my ear” (per un attimo la conchiglia della città è stata premuta al mio orecchio) sintetizza le intenzioni compositive.
rumori da monumenti
Studio di Johannesburg
per voce registrata e orchestra da camera (2008 rev.2015)
testo tratto da Portrait with Keys di Ivan Vladislavić prima assoluta Edizioni Musicali Rai Com durata 14 minuti direttore Luca Pfaff
frammenti da “portrait with keys” testo di Ivan Vladislavić I live on an island, an accidental island, made by geography and the town planners who laid out these city streets. … When I am driven to walk, which is often, only the long way round, following this shore – Blenheim, Roberts, Juno, Kitchener – will bring me back to the beginning. Johannesburg surges and recedes like a tide. I come home with my shoes full of sand, empty my pockets at the kitchen table and pick through the findings. The roar in the air is the absence of water. Handwritten The township is written in longhand across the printed page of the white city, in felt tip, in chalk, in gaudy heeltaps of enamel. The new services: Dokotela, Pan-African Financial Systems, Siyathuthuka Tavern Ngubane. White eyes appraise these declarations on flaking facades, accompanied by crude drawings of stethoscopes and knives and forks, and put the premises and proprietors in inverted commas: ‘Herbalist’, ‘Moneylender’, ‘Eating house’ … The white city is made of steel and glass, illuminated from within. It is printed on aluminium hoardings and perspex sheeting. It is bolted down, recessed and double-glazed, framed and sealed, it is double-sided and laminated, it is revolving in the wind on a wellgreased axle. The township is made of cardboard and hardboard, buckling in the sunlight. It is handpainted on unprimed plaster, scribbled on the undersides of things, on the blank reverses, unjustified, in alphabets with an African sense of personal space, smudged. Tied to a fence with string. leaning against a yield sign. propped up by a brick. secured with a twist of wire. nailed to a tree trunk. My people are islanders. I am happy enough on the edge of the city, combing its long shores while the weather drives currents through the veld. My English blood makes me go clockwise, the rest urges me the other way around. Homemade a brazier. a 25-litre drum – beetle resin – with triangular holes punched through it (the tines of a garden fork?). an aureole of ash and cinders on the pavement, when the brazier has been carried away. a black sun of burnt grass on the yellow verge. a cob with blackened kernels caught in its teeth. stainless-steel shelving from gutted fridges, planks from construction sites encrusted with dried cement, splintered chipboard, printed metal sheets from bus shelters – ‘It’s a pleasure dealing with the professionals’ – estate agents’ placards, lengths of angle-iron chained to a no-parking sign. an apple box full of the green spearheads of mielie leaves and the golden shag of their plucked beards. a wire fence brown with rust, wavy as fishnet. a grey-paper shopping bag with the stars and stripes on it. rows of plastic plates arranged on paving stones like counters in a board game. the broken propellor of a banana skin. a canvas awning with its aluminium legs moored to rocks. exhaust pipes and baffles dangling like the day’s catch on a line strung between two bluegums. a flattened cardboard carton – five roses quality tea. a window pane glazed with twentieth-century news. the driver’s seat of a car standing on its metal runners like a sleigh. a silver bucket with a rag wrung hard as a root in its bottom. a white plastic milk crate like an architect’s model in a drift of red sand. a green plastic garden chair, with one leg missing, propped on a paint tin – wall & all. a greasy mattress with a trumpet flower fallen upon it like an omen – ‘It’s starting to look like a township around here.’ cardboard fruit trays stacked into spirals like gigantic snail shells. two gigantic snail shells in the fists of a black woman. a black woman. a brazier
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In Johannesburg, the Venice of the South, the backdrop is always a man-made one. We have planted a forest the birds endorse. For hills, we have mine dumps covered with grass. We do not wait for time and the elements to weather us, we change the scenery ourselves, to suit our moods. Nature is for other people, in other places. We are happy taking the air on the Randburg Waterfront, with its pasteboard wharves and masts, or watching the plastic ducks bob in the stream at Montecasino, or eating our surf ’n turf on Cleopatra’s Barge in the middle of Caesar’s. Excess the shoes, the socks, the button-down collars, the corduroy jackets. the tables, the chairs. the pavements, the grass on the verges, the flower beds, the impatiens, the Barberton daisies. the street names on the kerbstones, the white lines, the street lights, the bulbs in the sockets. the buckets, the spades. the cars, the caravans, the motorboats. the sheepskin seat covers, the halogen spotlights, the retractable aerials, the loudspeakers, the rubber mats. the driving, the parking, the driving back. the money in the parking meters. the walking in the parks, the drinking in the bars, the talking, the laughing, the eating in the restaurants, the glasses, the wine in the glasses, the knives, the forks, the plates, the food on the plates, the baby potatoes, the stuffed trout, the chocolate mousse, the brandy snifters. the reading, the writing. the paper, the pen, the ink in the pen. the books, the books, the books The entrance to the Joburg Metro … A corrugated afdak with a lazy slant rests on black-wattle posts, roughly dressed and creosoted, rooted in low white walls freckled with mosaic. The Metro-Net logo is picked out in ox-blood and mercury on the lintel. You enter the cage and it drops into the gloom. Light your lamp. You pass through lava and sediment into prehistory, falling back in time towards the pyritic ores of the Main Reef. At last, in the neighbourhood of hell, as you imagine it, the cage shudders to a halt and the doors open. Mind the gap. But you cannot step out at all because the opening is blocked by a sheet of rock. You lean towards this rich confection, a blue conglomerate studded with almond-quartz, and press your tongue to it. The smoky pebbles taste of salt. Swallowing sand, you remember the sign in the window of the ticket booth. Take your pick. The plane takes off. I am looking forward to seeing Joburg from the air. It is always surprising to discover how huge and scintillating the city is, that it is one place, beaded together with lights. As the aircraft lifts you out of it, above it, it becomes, for a moment, comfortingly explicable. … But we have hardly lifted into air when the plane banks to the left and the lights dip below the horizon of the window ledge. It is sudden enough to be alarming, this lurch and slide, but I am merely annoyed. … Through the other windows I catch the briefest sparkles and flares. … We are going to spiral out of here, I can just see it, rising like a leaf in a whirlwind until the entire city has been lost in the darkness below. Disappointment wells up in me, disproportionate and childishly ominous. … And then just as suddenly the plane levels out and the city rises in the window, as I knew it would, a web of light on the veld, impossibly vast and unnaturally beautiful. Coda For a moment the shell of the city was pressed to my ear
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claudio ambrosini
Venezia, 1948
Unica arte a non avere un modello in natura – sì, d’accordo, ci sono i tuoni e lo stormire delle fronde, e il crepitio del fuoco e le cascate e il canto degli uccelli (ma dove, in natura, l’accordo di settima diminuita?) – la musica ha così visto privilegiare i procedimenti astratti, spesso basati su assiomi di derivazione numerica, a scapito di quelli intuitivi e allusivi. Anche se niente è più reale dei numeri e nulla è più astratto della fantasia. Domina ricorrentemente, nelle quotazioni, la logica sull’analogia, la geometria sulla fisiologia, lo schema sul brivido, anche se già un bel po’ di secoli fa la teoria degli affetti aveva suggerito che è l’emozione, e non le tabelline, a muovere animi e pensieri. L’imitazione è comunque rientrata dalla finestra in forma di canone; l’onomatopea invece non ce l’ha fatta, rimanendo relegata in fondo alla classifica della “stimabilità”. La voluntade di dire si presenta perdente, rispetto alla giustificabilità meccanica del da dirsi. Ma non è possibile che la pura ricerca strumentale arrivi a raccontare, la
Sabato 26 | ore 21.00
tecnica sperimentale a dipingere, la sintassi a farsi morfica così da sembrare comportamento reale, anzi perfino surreale, con il falso che sembra vero e il vero che sembra falso? Spiaggia del Mediterraneo tra Toscana e Lazio, data aperta, ultimi istanti di un uomo in fuga.
Morte di caravaggio
copia dal vero per fagotto e orchestra (2015)
prima assoluta Casa Ricordi durata 9 minuti
fagotto Paolo Carlini direttore Marco Angius
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vittorio montalti
Roma, 1984
Le idee sono simili a pesci, se vuoi prendere un pesce piccolo puoi restare nell’acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso devi scendere in acque profonde David Lynch La composizione è per me una sorta di autoritratto. Scrivere infatti significa raccontare delle storie ma anche raccontarsi. Proprio per questo cerco una musica autentica, che mi rappresenti nel modo più vero possibile. Questo brano è una sorta di indagine su me stesso, che sviluppa la descrizione di un ipotetico labirinto e di possibili itinerari in cui perdersi. Il viaggio all’interno di questa rete costruisce una narrazione in cui gli elementi musicali si alternano, si sovrappongono e si trasformano l’uno nell’altro con ritorni in luoghi già visitati. L’orchestra e l’elettronica amplificano il percorso strumentale, divenendone
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Sabato 26 | ore 21.00
un’estensione. Si creano labirinti paralleli, diramazioni che aprono la porta su dimensioni altre. Ne deriva una sorta di ombra dello strumento, che può incarnare ruoli diversi. Così orchestra ed elettronica accompagnano lo strumento, ne deformano l’immagine, lo contrastano e arrivano a vivere di vita propria; un gioco delle parti in cui i ruoli sono sempre in discussione.
in acque profonde
per flauto basso, orchestra ed elettronica (2012 rev.2015)
prima assoluta Edizioni Suvini Zerboni durata 13 minuti
flauto Roberto Fabbriciani direttore Francesco Lanzillotta
luca mosca
Milano, 1957
Il Sesto Concerto per pianoforte e orchestra è una composizione in tre movimenti. Il primo presenta una parte pianistica brutale, selvaggia, caratterizzata da articolazioni acrobatiche che rendono il suono particolarmente brillante. L’orchestra è spesso utilizzata come un’emanazione della tastiera che amplifica e sottolinea il sinfonismo della scrittura scaturito dalla violenta e spericolata alternanza delle mani. Al contrario il secondo movimento, scritto per pianoforte e archi, è un brano dalle sonorità estremamente caste con gli archi che presentano una lunga, ininterrotta linea melodica raddoppiata dal pianista con un insolito attacco del tasto: la nota va suonata molto forte ma senza pedale di risonanza; il pedale va schiacciato un attimo dopo aver suonato così da cogliere solo una parte della risonanza. Il terzo movimento è lo svolgimento ironico del materiale armonico del primo, come se si potesse trasformare il dramma in gioiosa satira con un solo colpo di bacchetta magica.
Sabato 26 | ore 21.00
Il Concerto è dedicato al mio caro amico Gabriele Bonomo.
sesto concerto
per pianoforte e orchestra (2012)
prima assoluta Edizioni Suvini Zerboni durata 15 minuti
pianoforte Luca Mosca direttore Marco Angius
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carmine emanuele cella Monteciccardo (PU), 1976
Sabato 26 | ore 21.00
Il pezzo “All of a sudden” racconta la storia di un’improvvisa rivelazione, un’epifania, che muta la percezione del mondo da oggettiva a soggettiva. Una sorta di cambio di prospettiva simile al flusso di coscienza di Joyce, che rivela un piano del reale che non era visibile prima. Il pezzo risente di influenze spettraliste e gioca su elementi formali che si rifanno a Feldman: il tempo risulta teso, quasi congelato e le relazioni tra memoria e previsione si annullano a favore della percezione del presente.
all of a sudden
per orchestra (2015)
prima assoluta commissione Fondazione ORT Edizioni Suvini Zerboni durata 10 minuti
direttore Marco Angius
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giacomo manzoni
Sabato 26 | ore 21.00
Milano, 1932
Allen, per lettore e orchestra da camera, fu scritto per un concerto romano in occasione dei settant’anni di Allen Ginsberg (1995). Ad alcuni compositori erano stati proposti testi suoi da mettere in musica. La mia preferenza andò a un brano tratto da Diario indiano, che già conoscevo: le sonorità di una piccola orchestra sottolineano la recitazione del testo, ripetuta tre volte e sempre con carattere, intonazione, intenzione diverse, mirando con questo procedimento per me inedito - né conoscevo casi analoghi - a illuminare in modi vari il senso di questa prosa poetica. Essa a sua volta espone in modo conciso oltre che con grande efficacia alcune tematiche tipiche del poeta americano, che fin dall’uscita di Urlo mi si era rivelato come uno straordinario interprete della lacerata società statunitense.
allen
per lettore e orchestra da camera (1995)
Casa Ricordi durata 12 minuti
(da Parole per musica, Palermo 2007)
voce recitante Riccardo Massai direttore Marco Angius
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Allen testo di Allen Ginsberg
L’uomo insanguinato intento soltanto a cantare Comunque muoia Viaggiava nelle vetture del treno Si svegliò all’alba, nella luce bianca di un nuovo universo Non poteva fare altro Lui scheletro e occhi si alzò dal banco di legno si sentì diverso guardando i campi e le palme Il Tempo siede solido nelle quattro pareti gialle. Il richiamo del fischio del treno risponde alla bestia cornuta. O spirito della Poesia, inutile invocarti balbettando in questo vuoto sotto il lucente specchio ovale - notte perfetta per dormire e dissolversi in un nero tranquillo, Ma ora il grande schianto di edifici e pianeti irrompe attraverso le pareti del linguaggio e mi affoga sotto il peso del suo Gange per sempre. non incastrarti in un angolo dell’Universo cacciandoti morfina nel braccio e mangiando carne.
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Alessandro solbiati
Busto Arsizio (VA), 1956
Una lunga storia, quella del mio Concerto per chitarra e orchestra. Chiestomi per la Stagione 1990 dell’Orchestra di Santa Cecilia, ma vincolandomi ad un organico orchestrale enorme, sproporzionato allo strumento pur amplificato, venne riscritto in una versione più equilibrata per orchestra da camera dieci anni dopo, e definitivamente rivisto ora. Si tratta di un solo ampio movimento suddiviso in molte sezioni in ciascuna delle quali va in scena un differente rapporto tra chitarra e orchestra: lo strumento è di volta in volta “solista compositivo”, come all’inizio, annunciando le note perno di una sequenza e lasciandole dilagare in orchestra, oppure si alterna rapidamente al tutti, in una sorta di lotta serrata, oppure ancora si costruisce una sorta di concertino costituito da archi soli o da altri strumenti. Altre volte la chitarra viene in un certo senso amplificata da strumenti gemelli, quali l’arpa prima e la celesta dopo, e altre volte ancora, infine emerge prepotentemente
Sabato 26 | ore 21.00
con momenti fortemente solistici e cadenzali, a volte mimando la danza, a volte “cantando”, come nel finale.
concerto per chitarra e orchestra
(1990) versione definitiva per orchestra da camera (2014-15)
prima assoluta Edizioni Suvini Zerboni durata 20 minuti chitarra Luigi Attademo direttore Marco Angius
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VIOLINI
CLARINETTI
Andrea Tacchi (* 23 e 26) Daniele Giorgi (* 23, 24 e 25) Chiara Morandi * Paolo Gaiani ** Marian Elleman (** 24 e 25) Susanna Pasquariello (** 23 e 26) Angela Asioli Patrizia Bettotti Stefano Bianchi Gabriella Colombo Marcello D’Angelo Francesco Di Cuonzo Chiara Foletto Alessandro Giani Marco Pistelli
Marco Ortolani * Alfredo Vena *
VIOLE
Stefano Zanobini * Caterina Cioli (** 23 e 25) Pier Paolo Ricci (** 24 e 26) Alessandro Franconi VIOLONCELLI
Luca Provenzani * Augusto Gasbarri ** Stefano Battistini Giovanni Simeone
FAGOTTI
Paolo Carlini * Umberto Codecà * CORNI
Andrea Albori * Paolo Faggi * TROMBE
Donato De Sena * Guido Guidarelli * TROMBONI
Giorgio Bornacina * Marcello Angeli (26) TIMPANI
Morgan M.Tortelli * PERCUSSIONI
Tommaso Ferrieri Caputi Ivan Pennino (26) arpa
Cinzia Conte * (26)
CONTRABBASSI
PIANOFORTE/CELESTA
Amerigo Bernardi * Luigi Giannoni **
Sara Danti * (23 e 26)
FLAUTI
Fabio Fabbrizzi * Michele Marasco * (23, 24 e 26)
*prime parti **concertino
OBOI
Alessio Galiazzo * Flavio Giuliani *
Ispettore d’orcheStra e archivista
Alfredo Vignoli
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Fondata nel 1980, l’ORT ha sede a Firenze e oggi è considerata una tra le migliori orchestre in Italia. È formata da 45 musicisti, tutti professionisti eccellenti che sono stati applauditi nei più importanti teatri italiani come il Teatro alla Scala, l’Auditorium del Lingotto di Torino, l’Accademia di Santa Cecilia di Roma e nelle più importanti sale europee e d’oltreoceano, dall’Auditorio Nacional de Musica di Madrid alla Carnegie Hall di New York. Collabora con musicisti illustri: da Salvatore Accardo, Martha Argerich, Rudolf Barshai, Yuri Bashmet, Giorgio Battistelli, a Luciano Berio, Frans Brüggen, Myung-Whun Chung,
Gianluigi Gelmetti, Daniel Harding, Eliahu Inbal, Yo-Yo Ma e Uto Ughi. Interprete duttile di un ampio repertorio che dalla musica barocca arriva fino ai compositori contemporanei, l’Orchestra riserva un particolare spazio alla ricerca musicale al di là delle barriere fra i diversi generi, sperimentando possibilità inedite di fare musica e verificando le relazioni fra scrittura e improvvisazione. In questa direzione l'Orchestra ha incontrato musicisti come Franco Battiato, Stefano Bollani, Richard Galliano, Heiner Goebbels, Butch Morris, Enrico Rava, Ryuichi Sakamoto. Incide per Emi, Ricordi, Agorà, Dreyfus.
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Roberto Masotti - Ricordi (5, 21) Neno Brusegan (7) Davide Cerati (14 alto) Manuela Giusto (14 basso) Chico De Luigi (16 alto) Stefano Corso (17 alto, 38) Bottesi (17 basso) Silvia Lelli (19 alto) Alessandro Botticelli (20 alto) Ilaria Costanzo (21 basso) Luigi Franzese (24) Philippe Stirnweiss (28) Massimiliano Siccardi (31) Maurizio Marini (32) Diego Landi (41) Carlo Comazzi (45) Cristina Moregola (47) Marco Borrelli (49, 50) stampa
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