Giornale Energia Ottobre 2008

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Periodico di informazione del Petrolvilla Group Energia e Ambiente

Fonti rinnovabili e impresa: un binomio virtuoso Il Gruppo Petrolvilla a Klimaenergy08 con uno stand e un convegno su temi energetici

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onti rinnovabili e opportunità di impresa, Esco tra pubblico e privato, tecnologia e Global Service. Questi alcuni dei temi che saranno affrontati e dibattuti nel corso del Convegno organizzato dal Gruppo Petrolvilla Energia e Ambiente che si terrà il 9 ottobre a Bolzano nell’ambito di “Klimaenergy 08”, la manifestazione dedicata al tema della commercializzazione dell’energia da fonte rinnovabile che si svolge nel quartiere fieristico del capoluogo altoatesino. Oltre all’attualità degli argomenti in programma, un aspetto indubbiamente interessante del meeting organizzato dal Gruppo Petrolvilla è che ampio spazio sarà dedicato alle cosiddette best practice: ad ogni intervento da parte di un esperto farà infatti seguito la testimonianza di un imprenditore che affronterà il tema dal proprio punto di vista descrivendo un caso concreto. Continua a pag III


Speciale Klimaenergy08

Fonti rinnovabili ed internazionalizzazione

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La centrale idroelettrica di Lakatnik (Sofia) inaugurata lo scorso giugno

rima la Bulgaria, ora il Ghana e la Croazia: le vele bianca e rossa su sfondo azzurro che campeggiano nel marchio aziendale spingono il Petrolvilla Group Energia e Ambiente sempre più avanti nel processo di internazionalizzazione. Siamo in epoca di globalizzazione e di mercati aperti e se si tratta di individuare i siti più idonei per la produzione di energia da fonti rinnovabili la prospettiva si fa globale. Dunque, Europa o Africa non fa differenza. Il primo passo verso l’apertura internazionale del Gruppo Petrolvilla risale a tre anni fa ed è la realizzazione di nove centrali idroelettriche in Bulgaria; più di recente si sono aggiunti altri due importanti progetti: la produzione di oli combustibili di origine vegetale in Ghana e la realizzazione di campi eolici nell’area dei Balcani. Tre progetti, lo stesso denominatore comune: la produzione di energia attraverso lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili, un dato, questo, che mostra in maniera incontrovertibile l’orientamento del Petrolvilla Group verso quel settore di mercato che si estende tra i termini di energia e ambiente. “Il progetto di affiancare al business storico di Petrolvilla, il commercio di prodotti petroliferi, altre attività risale indietro nel tempo,

spiega Sergio Bortolotti Presidente del Petrolvilla Group, ma ultimamente ha subito una decisa accelerazione e ciò per tutta una serie di fattori, non solo di natura strettamente economica. Innanzitutto la crisi energetica ha ormai raggiunto proporzioni allarmanti, aggravata soprattutto dalla corsa verso l’alto del prezzo del petrolio: se ciò da una parte ha comportato un aumento del fatturato (più 40% dall’inizio dell’anno ad oggi), dall’altra ha determinato un aumento dei costi e degli oneri finanziari, mentre i margini sono rimasi invariati. Non si può inoltre rimanere insensibili ai segnali di allarme sollevati da più parti a proposito dello stato di salute del nostro pianeta. Non penso, come capita a volte di leggere, che si tratti solo di previsioni apocalittiche provenienti da un coro di Cassandre. I mutamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. A questo riguardo ritengo sia necessario, a cominciare da quanti operano nel settore dell’energia, mettere in agenda provvedimenti adatti a promuovere un nuovo modello di sviluppo, più attento ai temi dell’ecologia e che gradualmente ci possa affrancare dalla dipendenza dei combustibili fossili e da altre fonti inquinanti. L’obiettivo è quello di consegnare alle nuove generazioni un ambiente pulito e vivibile. Da questo punto di vista, conclude Sergio Bortolotti, quella delle fonti rinnovabili è una strada obbligata”. Tornando ai progetti, l’operazione in Bulgaria prevede la realizzazione di nove centrali idroelettriche sul fiume Iskar nel comune di Svoghe, nella regione di Sofia. La prima centrale è stata inaugurata lo scorso giugno, mentre la seconda sarà operativa entro l’anno. Le centraline sono tutte del tipo ad acqua fluente e produrranno circa 137 gigawatt all’ora con una potenza installata pari a 24 megawatt. Il progetto ha un costo complessivo di 80 milioni di euro ma, avendo superato i quattro esami di due-diligence (ambientale, tecnico, finanziario e legale), può contare su un finanziamento di 54 milioni da parte della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Ma la Bulgaria è solo il primo passo. La passione

Rivista della Finenergy Spa

Redazione: Via Brennero 171/18 e-mail: giornaledellenergia@finenergy.it

II IL GIORNALE DELL’ENERGIA


Klimaenergy08

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rganizzato da Fiera Bolzano, è una manifestazione interamente dedicata al tema della produzione di energia rinnovabile per usi commerciali e si terrà dall‘8 al 10 ottobre 2008 nel quartiere fieristico del capoluogo altoatesino. Klimaenergy, l’unica fiera del settore dedicata a questo tema, si rivolge agli amministratori pubblici responsabili della produzione e to della distribuzione d’energia, alle imprese con un alfabbisogno energetico, e ad aziende che generano biomassa. Nei padiglioni della mostra sono esposti prodotti e servizi appartenenti ai settori fotovoltaico, solare termico, geotermia, biomassa, biogas, eolico, idroelettrico, cogenerazione, celle a combustibile, idrogeno, biocarburanti, distribuzione energia, istituzioni di ricerca.

per le fonti rinnovabili infatti ha spinto il Gruppo Petrolvilla ancora più lontano, precisamente in Ghana dove è impegnato in un altro grande progetto: la produzione di oli combustibili di origine vegetale, in particolare dell’olio di palma. Petrolvilla ha acquistato il 25% delle azioni della West Tide Spa, società tutta italiana che controlla altre due società ghanesi: la Bloom LLC e la Wave LLC. Il nome West TIDE significa “marea occidentale” ed è la sigla di Trading Initiatives for Developement and Energy. In base al progetto, la Bloom LLC (in inglese “fioritura”, a significare l’inizio del progetto) deve occuparsi della realizzazione e della coltivazione della piantagione di

palme, mentre alla seconda, la Wave (dall’inglese “onda”, a ricordare la continuazione del progetto e acronimo di West Africa Vegetable Oil for Energy), che è proprietaria dell’impianto di raffinazione, compete la realizzazione del prodotto. Infine, il Gruppo Petrolvilla attraverso una sua società controllata, la Petrolvilla Croazia, è impegnato nell’area dei balcani in un progetto per la realizzazione di cinque campi eolici: per due di questi, con una potenza complessiva di 37 megawatt, le autorità locali hanno già concesso tutte le autorizzazioni, mentre per gli altri tre, di potenza di 110 megawatt, le procedure sono ormai in dirittura di arrivo.

Fonti rinnovabili e impresa: un binomio virtuoso Continua a pag I Un semplice accorgimento, questo, per avere di ogni argomento un’analisi più completa e per evitare che la discussione sia limitata al solo livello teorico. Più in dettaglio il programma prevede in apertura il saluto di Ilaria Vescovi, presidente di Confindustria Trento, e una breve presentazione del convegno da parte di Mauro Marcantoni, presidente Iasa e moderatore del dibattito. I lavori entreranno quindi nel vivo con la relazione dell’ing. Alberto Fecchio che affronterà il tema del Global Service e dell’Energy Management, e l’intervento di Renzo Bortolotti, a.d. di Energy Service di Petrolvilla, che porterà la sua esperienza di imprenditore e, in particolare, si soffermerà sulla gestione degli impianti calore di strutture di grandi dimensioni come gli enti ospe-

dalieri. Il senatore Massimo Garavaglia prenderà invece in considerazione il tema delle Esco (Energy Service Company) e il rapporto tra pubblico e privato. In questo caso il ruolo del testimone spetterà all’arch. Tito Cattaneo, presidente di Esco2 di Milano che in Lombardia ha realizzato diversi interventi di riqualificazione energetica in collaborazione con la pubblica amministrazione. L’ultimo intervento sarà quello dell’ing. Maurizio Fauri, della Facoltà di Ingegneria deIl’Università di Trento, il quale affronterà il tema delle fonti rinnovabili. Di seguito Sergio Bortolotti, presidente del Gruppo Petrolvilla, illustrerà le operazioni sia quelle in corso sia quelle concluse nell’ambito di questo settore strategico, portando ad esempio i casi delle centrali idroelettriche in Bulgaria, dei campi eolici in Croazia e degli oli vegetali in Ghana.

IL GIORNALE DELL’ENERGIA III


Speciale Klimaenergy08

Petrolvilla Group Tutte le forme dell’energia

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La «Torretta» sede della Petrolvilla a Trento

etrolvilla Group Energia e Ambiente è un moderno network imprenditoriale attivo nel settore dell’energia. Dal 1980 può vantare un costante incremento sia in termini di fatturato che di dipendenti, un trend che si conferma anche per l’anno 2008 con i ricavi che superano i 400 milioni e con un organico di oltre 300 dipendenti. Il core business del gruppo è rappresentato da quattro settori strategici. Il primo settore è quello dei prodotti energetici con le aziende Petrolvilla & Bortolotti, Trentino Energia e Petrolvilla Bulgaria. L’ambito operativo di Petrolvilla & Bortolotti comprende il commercio di combustibili derivanti dal petrolio e con undici depositi sul territorio, sei in Trentino Alto Adige e cinque in Veneto, garantisce puntualità e qualità del servizio. Attualmente Petrolvilla & Bortolotti ha rivolto la propria attenzione anche al mercato degli oli vegetali nel Ghana, acquisendo un’importante partecipazione in WestTide, una società che si occupa della coltivazione (oltre 6.000 ettari di palme), della realizzazione e gestione di due raffinerie per la produzione di Crude Palm Oil.

IV IL GIORNALE DELL’ENERGIA

La società Trentino Energia è attiva nel settore della commercializzazione di gas metano e energia elettrica, per grandi utenze private ed imprese, e nel settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili: sono attivi cinque progetti per la realizzazione di altrettanti impianti idroelettrici per una produzione complessiva di 70 GWh all’anno. Trentino Energia è entrata ultimamente anche nel settore del fotovoltaico garantendo al cliente un servizio completo, cha va dalla progettazione alla realizzazione dell’impianto. La Petrolvilla Bulgaria è impegnata nel paese esteuropeo nella realizzazione di nove centrali idroelettriche nel distretto della capitale Sofia, con una potenza installata complessiva di 24.324 KW per una produzione annua di 140 GWh all’anno. La prima centrale, quella di Lakatnik, è entrata in funzione nel giugno del 2008 mentre la seconda sarà inaugurata entro la fine dell’anno. Per rimarcare l’importanza del capitolo delle fonti rinnovabili, occorre ricordare che il Gruppo ha in programma di realizzare cinque campi eolici in Croazia attraverso una sua società controllata, la Petrolvilla Croazia. Il secondo settore è quello dei servizi tecnologici per l’energia con Energy Service, azienda in forte espansione che vanta una significativa presenza in Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli e Venezia Giuliia con un oltre tre mila impianti in gestione. In questo caso, la mission è fornire un servizio integrato nell’ambito della gestione impiantistica ed energetica degli edifici civili, ospedalieri ed industriali, perseguendo con le più evolute tecnologie informatiche obiettivi di comfort dell’utenza, di ottimizzazione delle risorse, di rispetto ambientale. Il terzo settore è quello dei servizi impiantistici, un ambito operativo che comprende sia servizi di progettazione, installazione e manutenzione di impianti idraulici, meccanici ed elettrici sia servizi di predisposizione e di ristrutturazione di infrastrutture edilizie complesse. L’impresa che presidia questo settore è Ierclimes e si avvale delle collaborazioni di altre società del gruppo, quali Tesi e Necsi. Infine, il quarto settore comprende i servizi ambientali e della sicurezza con Sea e Necsi. Mission di questo settore è fornire alle aziende e alla pubblica amministrazione un insieme di servizi avanzati nella gestione dell’ambiente e della sicurezza, con particolare attenzione all’attività di consulenza, di progettazione e di formazione.


Dove va il fotovoltaico europeo Spagna da record: superati i 1500 MW

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l fotovoltaico non cessa di sorprendere. E la 23a conferenza solare tenutasi nei giorni scorsi a Valencia ha confermato la crescita rivoluzionaria in atto e contemporaneamente le nuvole che si profilano all’orizzonte. Cominciamo con un dato, quello della Spagna, che a fronte dei 595 MW cumulativi alla fine del 2007, quest’anno registra un vero boom che dovrebbe portarla a superare i 1.500 MW, con una crescita annuale che la pone vicina ai valori della Germania. Il motivo è semplice. Alla fine di settembre cesserà la validità delle attuali tariffe, molto generose in particolare per gli impianti a terra che rappresentano larga parte dell’installato nella penisola iberica. Le proposte governative che stanno circolando prevedono una riduzione degli incentivi del 30-35%. Le industrie del comparto, attivissime, con una occupazione che ha ormai raggiunto le 26.000 unità, stanno facendo pressioni per ottenere una discesa più graduale per evitare crisi produttive. Questo provvedimento si affianca, del resto, a quello del governo tedesco che prevede riduzioni del riconoscimento tariffario del 25% nel giro di tre anni. Ovviamente questi interventi scontano una forte riduzione dei prezzi dei sistemi solari sul medio periodo, grazie anche al fatto che tra il 2009 e il 2011 i colli di bottiglia della produzione di silicio e wafer dovrebbero essere progressivamente superati. In questo clima di grande entusiasmo si colloca l’ultima valutazione delle installazioni fotovoltaiche al 2020 da parte dell’Epia, l’associazione europea dei produttori solari. Secondo queste stime, molto superiori rispetto anche a quelle del recente passato, il solare dovrebbe arrivare a soddisfare il 12% della domanda europea di elettricità. Alla base di questo ottimistico scenario vi è la considerazione che la discesa dei prezzi consentirà di garantire nei paesi del sud Europa, subito dopo il 2010, la produzione di elettricità a valori inferiori rispetto al costo della bolletta e che quindi il mercato si autoalimenterà anche in presenza di una drastica riduzione degli incentivi. Sempre a Valencia il Kyoto Club ha presentato le sue valutazioni sulla crescita del mercato italiano. Anche da noi si dovrebbe vedere una crescita rapidissima, con installazioni che potrebbero raggiungere i 1.500 MW già nel 2010 (vedi grafico). Queste stime tengono conto di quattro fattori. Da un lato le richieste per diversi GW di studi

di connessione per centrali multi-megawatt denotano una forte disponibilità ad investire, pur ipotizzando un alto tasso di mortalità dei progetti. In secondo luogo, la riduzione dei costi dei moduli che si accentuerà nel corso dei prossimi due anni. Quindi, la revisione delle tariffe al raggiungimento del tetto dei 1.200 MW che provocherà una accelerazione delle installazioni. Infine, il taglio degli incentivi in Germania e Spagna che renderà particolarmente interessanti gli investimenti nel nostro paese. Insomma, uno scenario che deve essere governato con una contemporanea accelerazione degli investimenti in corso per creare un’industria italiana del fotovoltaico in modo da essere in grado, sul medio periodo, di soddisfare il mercato anche con incentivi decisamente inferiori. qualEnergia

Il solare, una fonte energetica sempre più diffusa

IL GIORNALE DELL’ENERGIA V


SPAZIO ENERGIA

Lo sviluppo dell’eolico francese vittima della lobby nucleare

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olti parlamentari francesi soprattutto dello schieramento di maggioranza hanno dichiarato guerra all’eolico. Ma neanche troppo nascosta pare agire la potente lobby del nucleare. Alcuni esponenti politici e parlamentari francesi, soprattutto della maggioranza, hanno intrapreso una campagna feroce contro l’energia eolica. Qualcuno è convinto che dietro ci sia la lobby del nucleare. Un articolo pubblicato su Le Monde lo scorso 1° settembre, firmato da due esponenti politica verde d’Oltralpe segnala la portata delle minacce all’energia dal vento ad un anno dal lancio dal Grenelle Environnement,

Studio sul cambiamento climatico nel Tirolo L’associazione ambientalista austriaca GLOBAL 2000 ha recentemente presentato lo studio “Il cambiamento climatico in Austria - un approccio regionale”, condotto da ricercatori e ricercatrici dell’Università di Agraria del Land del Tirolo. La ricerca evidenzia che in tale regione le conseguenze dei cambiamenti climatici saranno particolarmente marcate. Il territorio alpino reagisce in modo molto sensibile ai cambiamenti climatici e può perciò essere considerato un efficace “sistema di allarme precoce”. GLOBAL 2000 chiede pertanto l’adozione di misure come l’adeguamento delle norme edilizie tenendo conto dell’aumento del fabbisogno di condizionamento, una ridistribuzione degli incentivi per l’edilizia residenziale dalla costruzione di nuovi edifici al risanamento termico di edifici esistenti, la totale eliminazione di incentivi all’edilizia residenziale senza standard energetici e la promozione di progetti innovativi e della relativa ricerca e sviluppo di soluzioni per la riduzione del fabbisogno di riscaldamento e condizionamento. Inoltre GLOBAL 2000 chiede una legge complessiva per la protezione del clima a livello costituzionale sul piano nazionale. Anche per i Länder federali Stiria e Vienna esistono studi sulle conseguenze del cambiamento climatico a livello regionale, mentre per gli altri Länder austriaci devono ancora essere svolti (fonti: AlpMedia e Global 2000)

VI IL GIORNALE DELL’ENERGIA

un programma che, voluto anche Nicolas Sarkozy, intende definire i grandi orientamenti della politica del Governo in materia di ecologia e di sviluppo sostenibile nei prossimi 5 anni. Il pericolo è identificato nel tentativo di bloccare la fragile crescita della tecnologia sul territorio, nonostante che a fine 2007 un sondaggio avesse indicato che il 90% dei francesi era favorevole allo sviluppo dell’eolico. Ma gli ultimi mesi hanno dato registrato un escalation di posizioni anti-eoliche. Lo scorso 17 marzo, oltre settanta senatori hanno depositato un progetto di legge che prevede l’obbligatorietà di referendum locali per l’installazione delle turbine. Il 24 aprile, un deputato del partito conservatore UMP (Union pour un Mouvement Populaire) ha presentato una proposta di legge simile. A giugno si riunisce un comitato di orientamento strategico che raggruppa le associazioni che si oppongono all’eolico, presieduto da Valéry Giscard d’Estaing, che addirittura denuncia una lobby germano-danese dell’industria eolica. Nel comitato c’è anche il presidente onorario dell’EDF, la compagnia elettrica di Francia. Passa poco tempo e si viene a scoprire che il Governo ha l’intenzione di sottoporre le centrali eoliche alla procedura di autorizzazione tipica delle infrastrutture più dannose per l’ambiente. Ma va detto che gli impianti eolici prima di essere costruiti devono già ottenere un permesso concesso dopo una valutazione ambientale e paesaggistica. A mettere il piede sull’acceleratore anche l’Istituto Montaigne che accusa l’eolico di essere troppo costoso. Questo club del pensiero liberale francese è finanziato da diverse multinazionali, tra cui Areva, leader nel nucleare e le cui azioni sono per il 90% proprietà dello Stato. Pochi sono i dubbi sulla presenza di una potente lobby pro-nucleare che trama contro l’energia eolica e neanche così nell’ombra. A tal proposito viene citato nell’articolo lo scienziato Hubert Reeves che afferma: “ogni turbina eolica garantisce un po’ meno gas serra nell’atmosfera o un po’ meno di rifiuti nucleari da gestire per le generazioni future”. E poi un appello di Reeves che in sintesi chiede ai politici eletti il rispetto della propria dignità e del proprio onere per “resistere alla pressione degli interessi di brevi periodo”. E pensare che la Francia, nel quadro della Presidenza europea, dovrà preparare la conferenza di Copenaghen del 2009 per la fase post Kyoto. (qualEnergia)


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Unione Europea, regole per prodotti e tecnologie più verdi

UE lancia un pacchetto di azioni volte a migliorare le prestazioni ambientali ed energetiche di prodotti e tecnologie e a stimolare la loro penetrazione nel mercato. Il documento contiene una serie di azioni volontarie e obbligatorie a supporto di una politica coerente, non solo in ambito europeo, per la definizione di prodotti ecocompatibili e per la corretta informazione verso i consumatori attraverso una etichettatura “evoluta”, tale da incentivarne l’acquisto sia negli appalti pubblici che attraverso incentivi fiscali. La proposta contiene una serie di misure per il perseguimento del macro obiettivo di riduzione del consumo di energia, a tutela sia dell’ambiente che dei consumatori stessi. Il piano d’azione si concentra in particolare su tre aree specifiche:

accessibile economicamente e da incoraggiarne la diffusione anche presso le piccole e medie imprese. Produzione e consumo sostenibili a livello internazionale Per favorire la diffusione di prodotti ecocompatibili a livello mondiale, il pacchetto di azioni prevede la promozione e condivisione di buone pratiche a livello internazionale e il rafforzamento, anche oltre la sfera d’azione europea, del commercio di prodotti e servizi sostenibili.

Una nuova politica di prodotto Riguarderà non solo i prodotti che consumano energia, già regolamentati dalla Direttiva Ecodesign o EuP (Energy using Products) che stabilisce requisiti minimi obbligatori, ma anche i prodotti che non consumano energia durante il loro uso ma che hanno un impatto indiretto sul consumo energetico (energy-related products). Un sistema di etichettatura obbligatoria espliciterà i parametri rilevanti a livello ambientale per una più ampia gamma di prodotti, inclusi gli “energy-using” e gli “energy-related”. La CE propone inoltre che solo i prodotti che si attengono a certi livelli di prestazioni energetiche e ambientali possano usufruire di incentivi e possano rientrare negli appalti pubblici, sia a livello nazionale che europeo. La forma dell’incentivo sarà a discrezione dei paesi membri. Ecolabelling volontario: lo schema europeo dell’Ecolabel sarà esteso ad una più ampia gamma di prodotti e servizi, tra cui bevande e prodotti alimentari, sarà meno costoso e verrà snellito nella procedura, in questo modo incoraggiando le aziende produttrici a innovare i loro prodotti in tale direzione. Sarà infine creato un Forum per rivenditori, produttori e organizzazioni di consumatori per promuovere migliori performance ambientali e l’acquisto di prodotti verdi, e per fornire una corretta informazione agli utenti. La promozione di una produzione più snella Al fine di snellire la produzione, tra le varie azioni, sarà messo a punto uno schema di verifica ambientale tecnologica che favorisca l’eco-innovazione e sarà rivisto lo schema EMAS in modo da renderlo più

IL GIORNALE DELL’ENERGIA VII


SPAZIO ENERGIA

Veneto: incentivi agli enti locali che attivano il bike sharing Parigi è stata una delle prime capitali ad introdurre il bike sharing

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on deliberazione della Giunta Regionale lo scorso 8 agosto la Regione Veneto ha stanziato cinquecento mila euro per i comuni che attiveranno il cosiddetto “bike sharing”, il servizio che mette a disposizione dei cittadini biciclette pubbliche in condivisione. Una soluzione di mobilità sostenibile che, se adottata su larga scala, garantirebbe interessanti risultati in termini di miglioramento della qualità dell’aria, decongestionamento del traffico, riduzione delle emissioni e del rumore in città. “La somma”, ha sottolineato l’assessore alle politiche della mobilità Renato Chisso, promotore dell’iniziativa, “verrà utilizzata dalle amministrazioni comunali interessate per l’acquisto delle biciclette e delle relative attrezzature (rastrelliere e così via) necessarie

per la dotazione del servizio di noleggio, da dislocare in punti considerati cruciali e strategici all’interno dell’area urbana, come stazioni ferroviarie, parcheggi scambiatori, piste ciclabili. Lo scopo è di favorire una mobilità intelligente nei centri urbani, contribuendo nel contempo la riduzione dell’inquinamento da polveri sottili”. Il contributo assegnato ad ogni Comune non potrà essere superiore al 75% del costo effettivo del progetto, fino ad un massimo di 70 mila euro. Le domande dovranno pervenire entro il 31 ottobre 2008 alla Direzione Mobilità della Regione Veneto. Saranno finanziati progetti accompagnati da una proposta di campagna promozionale volta a diffondere l’iniziativa presso i cittadini. L’attività relativa alla campagna di sensibilizzazione dell’utenza nelle aree urbane - i cui oneri non dovranno superare il 5% del totale del progetto presentato - sarà gestita a discrezione di ogni Comune, purché abbia come obiettivo una funzione educativa, informativa e divulgativa. Sarà data preferenza ai progetti presentati da Comuni capoluogo che non abbiano ancora attivato il servizio di bike sharing e, successivamente, a quelli proposti da Comuni non capoluogo associati o singoli. In caso di ulteriori disponibilità, saranno finanziate le iniziative volte a incrementare o migliorare il servizio di bike sharing già esistente.

Google investe nella geotermia ad alto potenziale

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oogle, o meglio Google.org, braccio filantropico del colosso della rete americano, ha stanziato 10 milioni di dollari a favore della ricerca in geotermia allo scopo di perfezionare, e rendere più accessibili economicamente, le tecnologie che utilizzano il calore contenuto nelle viscere della Terra. In particolare, i fondi saranno destinati all’Enhanced Geothermal Systems o EGS, un processo innovativo il cui potenziale supera di diversi ordini di grandezza quello del geotermico tradizionale. Il progetto rientra nella più ampia iniziativa di Google.org nota come “RE<C”, ovvero “Energia rinnovabile più economica del carbone”. L’approccio tradizionale si basa sull’inter-

VIII IL GIORNALE DELL’ENERGIA

cettazione di sacche di vapore o di acqua calda naturali. L’EGS, invece, replica queste condizioni e le amplifica. Il sistema è costituito da un pozzo che viene scavato per qualche chilometro nella crosta terrestre. L’acqua iniettata nel pozzo va a fratturare la roccia creando migliaia di passaggi che consentono il flusso dell’acqua che così si riscalda. Una volta tornati in superficie il vapore e l’acqua calda vengono utilizzati per produrre elettricità mediante una turbina tradizionale. L’acqua viene poi reintrodotta e il ciclo si può ripetere indefinitamente. Il sistema è stato concepito per essere realizzato in contesti geologici come quelli riscontrati in California o Islanda, ma in

realtà è replicabile quasi ovunque nella geosfera terrestre. Il fondo stanziato sarà destinato: allo sviluppo di tecnologie innovative per abbattere significativamente i costi e migliorare le performance dell’EGS; allo sviluppo di nuovi approcci per ridurre i costi di realizzazione dei pozzi per raggiungere la roccia profonda (attualmente il maggior limite per l’impiego dell’EGS su larga scala); a migliorare la comprensione della distribuzione della risorsa geotermica e ad aggiornare la mappatura geotermica del Nord America. In Europa la tecnologia è in adozione in Francia (a Soultz) e in Germania. Fonte: Google.org


Prezzo del petrolio alle stelle? Puntiamo all’efficienza energetica

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perare che il petrolio torni ad essere economico? Non è realistico ed è contro i nostri interessi. Hamish Mc Rae spiega perchè in un editoriale sull’Independent. Nelle ultime settimane il prezzo del petrolio ha ricominciato a scendere facendo tirare un sospiro di sollievo a molti. Ma è un’illusione pensare di poter tornare all’epoca del petrolio a buon mercato - scrive Hamish Mc Rae, noto editorialista economico dell’Independent - che, inoltre, ritiene che solo questo non accadrà, ma che non è nemmeno auspicabile. I 100 dollari al barile, visti in questi giorni come una cifra che da sollievo dal caro greggio, solo un anno e mezzo fa erano visti come una soglia passata la quale ci sarebbero state conseguenze tremende per l’economia mondiale. In questi 18 mesi il prezzo del barile ha superato di gran lunga questa cifra, raggiungendo livelli molto più alti (in termini sia assoluti che relativi) dei peggiori momenti degli anni ’70 e dei primi anni ’80, ma - fa notare Mae – le conseguenze economiche sono state molto meno gravi di quello che ci si aspettava o di quanto è successo negli anni ’70 e ’80: non si è fermata la crescita negli Stati Uniti ed è continuata in Cina e in India, solo l’area dell’Euro ha avuto un rallentamento nel secondo quarto del 2008. Il mondo, insomma, non è finito, ma si è adattato a vivere con il petrolio a 100 dollari al barile. Per farlo - spiega l’editorialista dell’Independent - come negli anni ’70 e ‘80 si è economizzato dove il petrolio era indispensabile e sostituito con altre fonti dove era possibile. Se allo shock petrolifero degli anni ’70 – ’80, che aveva cause totalmente diverse da quello odierno, è poi seguito un periodo di abbondanza e di greggio a prezzi stracciati, non possiamo attenderci che la situazione si ripeti in futuro. Il destino del petrolio, secondo Rae, è di restare caro data la finitezza delle risorse petrolifere e la crescita della domanda e, anche se si avverassero le stime più ottimistiche, come quella di Charles Dumas al Lombard Street Research che parla di un prezzo del barile tra i 50 e i 70 dollari entro i prossimi due anni, il greggio non tornerà mai (parlando di valori reali) ai livelli degli anni ’90. Difficilmente dunque i sostituti del petrolio riscoperti in questo periodo di prezzi alti verranno rimessi nell’armadio. Ai prezzi attuali, ma anche leggermente più bassi, le tecnologie che una volta erano non economiche sono diventate competitive. Biocarburanti, gassificazione del carbone, eolico e solare, che con l’ingresso nel mercato della Cina ha prezzi sempre

più bassi - scrive l’editorialista - continueranno ad essere interessanti. E poi c’è la questione della sicurezza energetica, riportata all’attenzione bruscamente, prima dalle guerre per il petrolio in Medio Oriente e nelle ultime settimane dalle tensioni politiche con la Russia. L’indipendenza energetica è una necessità di cui si è sempre coscienti e non è un caso che sia Barrack

Obama che Gordon Brown ne abbiano fatto recentemente un loro cavallo da battaglia. L’opinionista inglese ritiene che la lezione appresa dal caro petrolio in questo anno non va dimenticata: “lo sforzo per migliorare l’efficienza energetica è assolutamente al centro di ogni business al mondo”, scrive Rae. E continua: “maggiore è l’efficienza energetica di un paese minore sarà la domanda di combustibile marginale (quello cioè con il prezzo più sensibile alla domanda), cioè il petrolio.” Per cui, conclude, inutile sperare in un ritorno all’epoca delle vacche grasse del greggio: “non è né realistico né nei nostri interessi”. qualenergia

IL GIORNALE DELL’ENERGIA IX


SPAZIO ENERGIA

Il cassonetto per “rifiutare” in modo consapevole

U Il cassonetto trasparente di “Rifiuto con affetto”

n tempo se qualche cosa, un vecchio giocattolo, un vestito dimesso, un mobile, non serviva più ma non si aveva l’animo di privarsene una volta per tutte c’era sempre la possibilità di depositarlo in soffitta oppure in cantina. Ma adesso che le case hanno spazi sempre più ristretti e si vive in un’epoca di consumismo esasperato, capita di sbarazzarsi di oggetti non perché siano inutilizzabili ma più semplicemente perché hanno stufato. Questo il messaggio alla base di RCA, che sta per “rifiuto con affetto” e che si colloca a metà strada tra l’impegno ecologista, la sperimentazione artistica e l’analisi sociologica. In sintesi RCA, un’iniziativa nata dalla arguta immaginazione di tre giovani donne, Roberta

X IL GIORNALE DELL’ENERGIA

Bruzzechesse, Maddalena Vantaggi e Maria Zanchi, non è un nuovo servizio di raccolta rifiuti né di riciclaggio ma semplicemente di riaffezione. RCA permette di sottrarre alla discarica oggetti ancora utilizzabili rimettendoli a nuovo a disposizione dei cittadini. Al centro del progetto un cassonetto della spazzatura che è stato ripensato e trasformato in luogo di scambio tra oggetti che riacquistano utilità e persone che vi si riaffezionano. Le pareti trasparenti lo privano della sua funzione di vile ricettacolo e ne fanno una vera e propria vetrina e un luogo di interscambio: l’azione del “buttar via” e quella del “rovistare” si trasformano in un “lascia e prendi”. Lo scopo è di sensibilizzare il cittadino intorno al problema dei rifiuti e in particolare dello spreco. Chi una volta nella vita non ha detto “Mi dispiace buttarlo via.”? Ciò significa che molte volte si gettano oggetti ancora utilizzabili. RCA vuole agire sulla coscienza della singola persona stimolandola ad interrogarsi sul proprio rapporto con l’oggetto e sull’azione quotidiana del “gettare nella spazzatura”. L’obiettivo è quindi quello di evidenziare l’importanza di un “rifiutare” in maniera critica e consapevole.


Meno ghiacci e più effetto serra Dal metano “bombe” climatiche

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o scioglimento dei ghiacci e del permafrost nella regione artica sta permettendo agli enormi depositi di gas metano sottostanti di liberarsi nell’atmosfera, replicando una dinamica che già in passato aveva causato drammatici cambiamenti del clima. Le prime risultanze di una ricerca condotta nell’Artico Milioni di tonnellate di metano - un gas 20 volte più dannoso dell’anidride carbonica per il suo contributo all’effetto serra - si apprestano ad ‘esplodere’ nell’atmosfera, rischiando di provocare una catastrofe

cui l’emissione di metano era così intensa che il gas non aveva il tempo di sciogliersi nell’acqua e giungeva in superficie sotto forma di bolle”, ha scritto qualche giorno fa in un’email Orjan Gustafsson, uno degli studiosi della spedizione scientifica a bordo della nave russa ‘Jacob Smirnitskyi’. Quanto registrato dagli studiosi sarebbe l’inizio di un ciclo devastante: la fuoruscita di metano accelererebbe esponenzialmente il surriscaldamento globale provocando a sua volta lo scioglimento di altro permafrost e di conseguenza liberando nell’atmosfera altro metano ancora: con il Un suggestivo tramonto al Polo Nord

ecologica. L’allarme è stato lanciato dall’Independent, il primo a parlare con gli scienziati che hanno raccolto le prove che lo scioglimento dei ghiacci e del permafrost nella regione artica sta permettendo agli enormi depositi di gas metano sottostanti di liberarsi nell’atmosfera, replicando una dinamica che già in passato aveva causato drammatici cambiamenti del clima. Secondo il quotidiano britannico, un’equipe di scienziati che ha navigato lungo l’intera costa settentrionale della Russia ha rilevato concentrazioni estremamente alte (a volte 100 volte superiori ai livelli normali) di metano in diverse aree di parecchie migliaia di chilometri quadrati della Siberia. Negli ultimi giorni, inoltre, i ricercatori hanno visto il mare ribollire a causa del gas che è riuscito a attraversare lo strato sottomarino di permafrost, ora in fase di scioglimento. “In precedenza, avevamo documentato livelli elevati di metano già sciolto nell’acqua. Ieri, per la prima volta, abbiamo trovato un punto in

risultato di innescare un meccanismo inarrestabile. I risultati preliminari raccolti dagli studiosi a bordo della ‘Jacob Smirnitskyi’ verranno pubblicati dalla American Geophysical Union dopo essere stati elaborati e studiati da Igor Semiletov dell’Accademia delle scienze russa. È dal 1994 che Semiletov controlla i livelli di metano che fuoriescono dal permafrost: ma mentre negli anni Novanta non aveva mai rilevato livelli elevati del gas, a partire dal 2003 ha trovato diverse “sorgenti”. Negli ultimi decenni la temperatura delle zone artiche è salita di circa 4 gradi centigradi, facendo diminuire in maniera notevole l’estensione delle aree coperte da ghiacci anche durante l’estate. Secondo gli scienziati la perdita della coltre di ghiaccio rappresenta un’ulteriore spinta per un surriscaldamento globale sempre più rapido, dato che l’oceano assorbe più calore di quanto invece viene riflesso dalla superficie ghiacciata. (La nuova ecologia)

IL GIORNALE DELL’ENERGIA XI


SPAZIO LIBRI

Il futuro è nelle rinnovabili, ma prima un mix di fonti

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arvelli, l’autore di Petrolio e dopo? dove sosteneva la tesi che all’era del petrolio sarebbe succeduta l’era del gas naturale, soddisfa l’interesse del lettore con questo ultimo volume in cui si chiede che cosa avverrà nel “dopo del dopo”. La prima riflessione dell’autore è che l’avvento dell’era delle fonti rinnovabili non è imminente. Di particolare interesse è l’analisi dei dati di alcune tesi “catastrofiste” che l’autore confuta proprio perché tali dati sono poco scientifici: basti pensare che la validità di un dato viene comprovata attraverso lo studio di serie storiche, ma non sono a disposizioni serie storiche dell’uso degli idrocarburi; il loro uso è infatti “giovane” e non permette analisi su lunghi periodi. Quindi sia i catastrofisti che i non catastrostifisti non hanno la possibilità di fare osservazioni scientificamente valide. Diverso, infatti, è fare previsioni basate su ipotesi scientificamente valide dal fare “profezie” basate sul “si dice” o “si pensa”. Particolare interesse riveste il capitolo dedicato al nucleare, in cui il lettore trova oltre ad informazioni chiare sulla tecnologia delle centrali, un ampio dibattito sui rischi; vengono esaminati i rischi inerenti agli impianti stessi, le metodologie di costruzione di ultima generazione che riescono a minimizzare tali rischi e le pratiche di smaltimento più sicure e utilizzate nei diversi paesi europei. Viene descritto il caso della Svezia, paese

che ricava dalle centrali nucleari circa un terzo del suo fabbisogno energetico, e che per lo smaltimento delle scorie prevede la costruzione di un deposito geologico all’interno di rocce granitiche. Anche in Italia possono essere individuati siti idonei allo stoccaggio di scorie radioattive, basti pensare agli strati argillosi, alternati a salgemma, che si trovano in diverse regioni italiane, anche se si deve tener conto in modo particolare del fattore sismicità. Il problema principale è far comprendere a politici e opinione pubblica che non si può continuare esclusivamente contestando e manifestando contro; le energie pulite non sono dietro l’angolo, dopo il petrolio non ci sarà subito e soltanto “il sole”, ma ci sarà una fase di passaggio che vedrà l’uso di un mixer di fonti, come già in tanti paesi europei ed extraeuropei. L’Italia non può chiamarsi fuori, deve percorrere tutte le strade possibili, dall’acqua al vento, dal nucleare al geotermico, dalle biomasse al sole. Sarà compito dei politici e della comunità scientifica far nascere nel cittadino la consapevolezza della necessità di certe scelte, senza dimenticare che la fonte energetica primaria è il “risparmio”. Riccardo Varvelli Le energie del FUTURO ETAS, Milano, 2008, pagg. 191, € 16,50

Efficienza energetica, istruzioni per l’uso Le pubbliche amministrazioni oggi, non possono rivestire solo un ruolo regolatore ma devono farsi promotrici di processi di sviluppo rispettosi delle risorse e dell’equilibrio ambientale. Le politiche ambientali sono oggetto esplicito anche del DPEF 200-2011 a testimonianza della centralità dei problemi inerenti la sostenibilità e il cambiamento climatico. Questo manuale è stato messo a punto, quale contributo del Formez-Centro di Formazione Studi e del Coordinamento Italiano Agende 21 Locali all’obiettivo di accrescere le conoscenze e le competenze della Pubblica Amministrazione in tema di governabilità ambientale. Nessuno più mette in discussione l’attuale cambiamento climatico e pochi dubitano che ci sia un legame causa-

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effetto tra le attività antropiche, in particolare l’uso delle fonti energetiche fossili, e tale cambiamento. I dati statistici e le osservazioni dirette condotte negli ultimi anni sembrano purtroppo dar ragione alle ipotesi più pessimistiche. L’impegno individuale volto a scelte che minimizzino i consumi, deve essere accompagnato ma meglio ancora, preceduto da scelte corrette a livello amministrativo locale perché le politiche ambientali non sono solo un “affare di stato” ma riguardano proprio i comuni. È, infatti, a livello locale che si possono tenere sotto controllo alcuni processi come i tagli sulla bolletta elettrica. Nel testo è citato il caso del comune di Padova che ha ottenuto un risparmio di un milione e mezzo di €, intervenendo

sulle fonti di approvvigionamento, sui contratti di fornitura, sulla qualità degli impianti e delle strutture sui sistemi di gestione e manutenzione proprio come previsto dal Piano Energetico Comunale redatto dal Prof Maurizio Fauri. Questo testo rappresenta uno strumento pratico per la realizzazione e gestione del “piano energetico comunale” descrive infatti, le metodologie per razionalizzare e rendere efficace ed efficiente, a livello locale, l’uso dell’energia. Energia e Clima, Beni Comuni Manuale pratico di efficienza e risparmio nel settore energetico per gli enti locali Guerini e Associati, Milano 2008, pagg. 175, € 9,00


Recuperare per risparmiare Breve excursus su possibilità e tecnologie di recupero energetico Introduzione Uno dei più interessanti criteri di razionalizzazione dell’impiego delle risorse energetiche risiede nei recuperi termici, ovvero nello sfruttamento del contenuto di calore/freddo di fluidi che, per diverse ragioni, vengono espulsi dall’ambiente occupato all’esterno. In generale la necessità di espellere di liquidi o gas deriva dalla necessità di eliminare elementi contaminanti o indesiderati, quali aria viziata, umidità, polveri, fumi, gas combusti… È il caso dei sistemi di ricambio forzato dell’aria ambiente, di captazione di atmosfere inquinate, di espulsione di prodotti della combustione, ma anche

di scarico di acque calde di processo o sanitarie. I fluidi espulsi, nella gran parte dei casi acqua o aria, vengono reintegrati da quantità corrispondenti prelevate dall’ambiente esterno, a condizioni termiche diverse da quelle di utilizzo. Il ripristino delle volute condizioni termiche richiede quindi la somministrazione di calore (o freddo), che finisce inevitabilmente per pesare sul bilancio energetico del sistema, spesso in misura significativa. I casi più comuni sono legati al ricambio di aria ambiente, viziata da affollamento o da lavorazioni particolari, ma anche di acque da rinnovare per ragioni di ordine sanitario o tecnologico. Si può quindi notare che l’ambito

Modalità di recupero energetico Il criterio di razionalizzazione energetica più immediato e ragionevole consiste nell’”incrociare” le portate espulsa e di rinnovo, in modo da consentire il trasferimento di una quota dell’energia dalla prima alla seconda, tramite l’interposizione di una serie di superfici che consentano lo scambio, prevenendo però il contatto diretto e la conseguente contaminazione tra le correnti. Il recupero descritto può avvenire tanto in regime invernale (recupero di calore), che estivo (recupero di freddo), inclusa la possibilità di una quota significativa di recupero latente, ovvero di umidità (che, all’interno del recuperatore, migra dall’espulsione al rinnovo in inverno, viceversa in estate). Non manca una condizione intermedia di potenziale criticità: nelle mezze stagioni, come noto, può infatti accadere che un recupero da un ambiente in sovratemperatura risulti nocivo, pregiudicando la possibilità di un raffreddamento gratuito con aria esterna fresca (free cooling); in questi casi l’inibizione del recupero – per esempio per by-pass del recuperatore – è comunque risolutiva.

di applicazione si estende dal settore civile a quello produttivo, evidenziando situazioni di potenziale criticità energetica che interessano una molteplicità di fabbricati e di attività. La citata criticità è tanto maggiore quanto più il livello termico del fluido espulso differisce da quello della fonte di ripristino; per esempio, l’espulsione di aria viziata da un ambiente, comunque inevitabile per ragioni di salubrità, rappresenta un onere energetico ben maggiore in presenza di condizioni climatiche rigide, anziché miti; è infatti evidente che l’aria espulsa dovrà essere rimpiazzata inevitabilmente e ultimamente con aria esterna, e che la stessa introdurrà un corrispondente fabbisogno termico.

corrente, l’adozione di superfici estese ed opportunamente corrugate, l’induzione di un’adeguata turbolenza, ecc. – consentono di spingere le efficienze di recupero a percentuali molto elevate, in particolare nello scambio termico tra liquidi. È però evidente che l’ottenimento di ulteriori incrementi di efficienza diviene via via più oneroso, perdendo progressivamente interesse tecnico-economico. La composizione di un sistema di recupero termi-

Figura 1

Criteri di ottimizzazione Opportuni accorgimenti - quali l’organizzazione dei flussi in controcorrente (fig. 1) anziché in equiIL GIORNALE DELL’ENERGIA XIII


SPAZIO ENERGIA della pompa di calore. Simili soluzioni vengono da anni impiegate con successo nella ventilazione civile ed in particolare in ambienti umidi, quali gli impianti natatori.

Figura 2

co statico – così come descritto – con un recupero attivo – basato cioè su un ciclo termodinamico inverso, ovvero su una pompa di calore – consente di spingere il recupero termico ben oltre (fig. 2), fino a restituire al fluido di rinnovo la totalità del contenuto termico posseduto dalla corrente espulsa rispetto a quella esterna: questo provvedimento risulta in generale di notevole interesse energetico, finchè gli scarti di temperatura tra i fluidi sono relativamente contenuti. Va poi notato che il fluido di rinnovo, oltre al contenuto termico sottratto a quello espulso, si appropria anche di quello legato alla eventuale condensazione di umidità, oltre che della quota di energia elettrica introdotta nel sistema per l’attivazione

Casi significativi Un caso particolare è costituito dal recupero di calore da prodotti della combustione, che, anche a valle di generatori di calore efficienti, possono presentare contenuti termici residui rilevanti; qusti possono essere sfruttabili tramite sistemi di recupero, che, raffreddando i fumi al di sotto del punto di rugiada, possono aggredirne il patrimonio energetico sensibile e latente. In questi casi l’aggressività che i fumi assumono in regime umido costringe in genere ad esecuzioni delle superfici di scambio chimicamente resistenti ed alla neutralizzazione delle condense; la formazione di condensa diverrà allora un evento non più da evitare, bensì da cercare con la massima determinazione, in primo luogo abbassando per quanto possibile le temperature del fluido in ingresso al recuperatore. Altro caso particolare è dato da particolari processi in cui un fluido deve raggiungere, anche per tempi circoscritti, livelli di temperatura ridotti (per esempio per favorire la condensazione di vapori, come negli essiccatori), o elevati (per esempio per consentire processi di disinfezione, piuttosto che di termodemolizione): in questi casi un sensibile incremento di efficienza può essere raggiunto con l’introduzione di cicli rigenerativi (fig. 3), che operano recuperi termici interni al sistema. Difficoltà n° 1: la distanza Le considerazioni ed esemplificazioni svolte indicano una molteplicità di situazioni in cui è possibile incrementare significativamente l’efficienza energetica dei sistemi, operando opportuni scambi termici tra correnti fluide. La realtà è però ricca di insidie e difficoltà, che spesso rendono i processi di recupero complessi, quando non anche antieconomici. Una prima difficoltà è rappresentata dalla distanza che spesso separa le sezioni di transito dei fluidi tra cui attuare lo scambio termico. In questi casi l’”incrocio” tra le correnti fluide corrispondenti può avvenire comunque per mezzo di un fluido intermedio (fig. 4) - generalmente un liquido in circolazione forzata - non senza una certa caduta di efficienza. In questi casi il recupero attivo diviene particolarmente difficoltoso, se non impraticabile, specie se dislivelli consistenti possono pregiudicare il corretto ritorno del lubrificante lungo le linee del fluido frigorigeno, mettendo a rischio il corretto funzionamento delle unità di compressione. Difficoltà n° 2: la presenza di impurità Un aspetto cruciale che spesso complica il recupero energetico è legato alla presenza di impurità nel

XIV IL GIORNALE DELL’ENERGIA


fluido espulso, quali polveri, particolati o fluidi di processo. Queste sostanze convogliate dal flusso espulso possono aggredire le superfici di scambio (corrosione, erosione) o depositarsi su di esse, compromettendo il recupero termico, quando non ostruendo il passaggio. È il caso di cappe di aspirazione in fase gassosa da processi di combustione, cottura, saldatura, taglio o abrasione, piuttosto che di scarico di acque luride da processi di tintoria o lavaggio: il recupero può essere salvaguardato nel primo caso da separazione inerziale (ciclonica), da filtrazione (statica o elettrostatica) o da pulizia pneumatica impulsiva, come avviene p. es. a valle di caldaie a biomassa o di lavorazioni del legno; nel secondo caso le misure adottate variano dall’impiego di superfici particolarmente lisce (per prevenire l’aggrappaggio delle impurità) o mantenute in moto rotatorio (con lo stesso scopo, come nel caso di acque da bagni di tintura), o, infine, con serpentini periodicamente lavati da flussi di corpuscoli abrasivi convogliati da circolazione fluida forzata in circuito chiuso (come avviene per recuperi da scarichi di docce civili). Difficoltà n° 3: la discontinuità di processo Spesso però le difficoltà sono legate alla discontinuità o irregolarità del processo da cui recuperare il contenuto termico; si pensi agli scarichi da docce appena citati, piuttosto che a trattamenti termici in cicli “batch” (discontinui), che prevedono una portata di scarico molto variabile, se non a carattere impulsivo. In questi casi il sovradimensionamento delle superfici di scambio può essere evitato solo per mezzo di accumuli del liquido termovettore, che permettano di distribuire nel tempo il processo di recupero termico: è comunque chiaro che sia il sovradimensionamento delle superfici di scambio, che la polmonazione delle portate in gioco comportano accorgimenti di impatto economico tutt’altro che trascurabile.

mente maggiore che se operati su processi stagionali e circoscritti ad un solo turno giornaliero. Conclusioni La breve carrellata svolta sui processi di recupero, volutamente stringata ed inevitabilmente poco esaustiva, ha lo scopo di illustrare la molteplicità di circostanze e la varietà di soluzioni tecnologiche messe a disposizione dal mercato per operare forme diverse di recupero energetico, da cui possono derivare considerevoli benefici ambientali ed economici. L’esperienza insegna poi che ogni situazione costituisce un caso a sé, per cui è spesso possibile individuare componenti e soluzioni impiantistiche che permettano di raggiungere target energetico, economico ed ambientale di tutto rilievo, suscettibile di ottimizzazioni ed affinamenti di notevole importanza. Ing. Lorenzo Strauss T.E.S.I. Engineering srl

Figura 3

Figura 4

La “regola d’oro” Il grado di sofisticazione e di prestazione dei sistemi di recupero deve comunque essere sempre giustificato dall’entità delle energie in gioco e, in definitiva, dal risparmio assicurato. In questo senso risulta sempre premiante rivolgere la propria attenzione verso situazioni caratterizzate da uno intensivo e flussi energetici rilevanti. A titolo esemplificativo, è evidente che le redditività economiche che possono derivare da recuperi termici applicati a degenze ospedaliere (esercizio continuo) di grandi dimensioni, sono fatalmente maggiori di quelle provenienti da analoghi recuperi operati su piccole sale circoscrizionali (utilizzo tipicamente saltuario); analogamente interventi eseguiti su processi industriali in ciclo continuo (8.000 ore/anno) presentano interesse inevitabilIL GIORNALE DELL’ENERGIA XV


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