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PERCORSI PER IMPARARE A: leggere, comprendere, scrivere, riassumere, ascoltare
VALUTAZIONE
Prove di abilità e conoscenza
Prove di competenza
Compiti di realtà
Autovalutazione
EDUCAZIONE CIVICA e AGENDA 2030
narrano storie che possono accadere nella realtà.
Sono testi che raccontano storie con un inizio, uno svolgimento e una conclusione.
narrano storie che non possono accadere nella realtà.
Presentano un mondo magico popolato da personaggi e creature fantastiche.
Danno degli insegnamenti attraverso brevi storie di animali parlanti.
Spiegano l’origine delle cose in modo fantasioso.
Raccontano l’origine del mondo e dell’umanità attraverso divinità, eroi ed eroine.
Descrivono, informano, esprimono emozioni, forniscono istruzioni.
Spiegano come sono fatti oggetti, persone, animali, paesaggi e ambienti.
Sono brevi testi che giocano con le parole e i suoni in modo creativo, per esprimere emozioni e divertire.
Forniscono informazioni e notizie su vari argomenti, per ampliare le conoscenze e soddisfare la curiosità di chi legge.
Forniscono regole e istruzioni per fare, giocare, costruire.
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digitali
Nelle pagine del libro troverai indicate tante risorse interattive che ti accompagneranno nel corso di tutto l’anno scolastico. Puoi usarle in classe con l’insegnante oppure a casa, in autonomia. Puoi accedere tramite il tuo dispositivo mobile, inquadrando i QR code.
Con i video didattici scoprirai nuovi argomenti.
I percorsi multimediali RAF LAB ti introducono agli argomenti di studio, all’insegna dell’inclusività: organizzerai meglio le tue conoscenze precedenti e i nuovi contenuti, per partecipare alla lezione in modo attivo e consapevole.
Con i testi interattivi allenerai le tue abilità di comprensione.
Con le attività interattive de GLI ANTIRUGGINE potrai ripassare, recuperare e rinforzare le conoscenze acquisite. Mettiti alla prova con le domande a risposta multipla, vero/falso, completamento o abbinamento e controlla i risultati ottenuti.
Con gli esercizi e i giochi interattivi potrai metterti alla prova divertendoti.
IMPARO
Il testo descrittivo
La pesca gigante
Il panettone
DESCRIVERE
Lilith e lo gnomo
La cosa più preziosa MI
La crostata
La piccola volpe
DESCRIVERE
La principessa e gli stivali La piuma d’oro
La lucertola
più grande
DESCRIVERE
Napi e gli
La
per gli insetti
Filastrocca del mare…
…e della montagna Stelle
SCRIVERE MI PIACE
La scuola è come…
La nuvola
L’ombrello
Patata bollente
Regole per i ciclisti
SCRIVERE MI PIACE
Un testo regolativo
MI METTO ALLA PROVA MI METTO ALLA PROVA
Leggo e comprendo Scrivo
VOLO NEL…
142 Come vedono gli animali?
IMPARO CON COLIBRÌ
Il testo informativo
L’energia solare
146
Nuvolario
Progettare un robot
LEGGERE TESTI INFORMATIVI E SCRIVERE MI PIACE
Dati e immagini
Oceani di plastica
Osservando le stelle
Insetti e fiori
MI METTO ALLA PROVA
Ascolto VOLO NEL…
158 La scintilla dell’amicizia
IMPARO CON COLIBRÌ
Il testo regolativo
Graffiti rupestri
MI PIACE FARE
Ogni desiderio è un seme
Educazione CIVICA
La notte di San Giovanni
Dividere in sequenze
Le informazioni importanti
Più breve, ma completo
Collegare le frasi
Dal discorso diretto…
… al discorso indiretto
La Didattica Inclusiva Digitale Integrata consente la personalizzazione dell’apprendimento attraverso percorsi innovativi e flessibili, che supportano e valorizzano i diversi bisogni educativi.
Riassumere un testo informativo
Riassumere con uno schema …al mare
Le scatole delle storie
Zaino che pesi più dell’anno scorso ti porto volentieri, però ascolta, ti voglio fare un piccolo discorso: io vorrei che, quest’anno, ogni volta che ti apro, oltre ai libri e ai pennarelli, uscisse in classe un tempo di allegria, una fontana di momenti belli, la scuola come un gioco in compagnia. Zaino che pesi due quintali pieni, io ho per te una piccola richiesta: vorrei che un po’ di quello che contieni servisse a fare, in classe, un po’ di festa, a stare insieme, insieme con meno fatica, a imparare con tranquillità: la scuola come un’esperienza amica, dove si gioca alla libertà. R. Piumini
Che cosa metti nel tuo zaino di classe terza? Rifletti e completa.
Un argomento che ho voglia di imparare
Un desiderio che spero si avveri
Una paura che proverò a superare
parole NELLO
Muscoso vuol dire “coperto di muschio”.
Nico viveva in riva al mare con il suo papà e sei gatti. Arrivata l’estate, Nico era pronto a passare le vacanze dalla nonna. Lei viveva da sola su un isolotto battuto dal vento, dove l’erba cresceva tutta storta. Nico non sapeva bene cosa pensare della nonna: cucinava zuppa d’alghe e teneva i denti in un barattolo. Di notte dovevano dormire testa-piedi. Le coperte pizzicavano e la nonna russava come un vecchio tricheco.
Durante il giorno, la nonna sembrava sempre troppo occupata a fare qualcosa, o qualcos’altro… e non aveva mai tempo per giocare.
Così una mattina, durante la bassa marea, Nico sgattaiolò via. Saltò di scoglio in scoglio, e zampettò sulla sabbia bagnata. Esplorò le pozzanghere tra gli scogli. Poi notò un bagliore tra la sabbia: era un enorme scoglio pieno di buchi. Nico ci si infilò, ci saltellò intorno, lo esplorò dentro e fuori. Era un castello, un veliero, un covo di contrabbandieri.
Era il dorso muscoso di una vecchia balena.
B. Davies, Un’estate dalla nonna, EDT Giralangolo
la parola a me
Con chi hai trascorso l’estate?
Quali avventure hai vissuto?
Racconta alla classe il tuo ricordo estivo preferito.
– Mamma, insegnami a nuotare! – disse Elena – Per favore.
– Bene – disse la mamma – appoggia le mani sul fondo dove tocchi e scalcia con i piedi, con i movimenti di una rana.
Elena provò. Era abbastanza facile. I piedi, muovendosi come quelli della rana, la spingevano avanti, ed Elena camminava sulle mani, il che rassomigliava già un po’ al nuotare. Elena si esercitò a lungo.
– E ora che cosa faccio? – domandò il giorno dopo al padre.
– Ora alza anche le mani e muovile come fa la rana – le disse.
Elena provò e riprovò, ma per quanti sforzi facesse, non riusciva a staccare insieme le mani dal fondo.
– Allora vai nell’acqua un po’ più profonda e cerca di zampettare con le mani come fa un cagnolino.
Elena andò nell’acqua un po’ più profonda e provò e riprovò a zampettare come un cagnolino; ma non riusciva ancora a staccare le mani da quel bel fondo sabbioso e sicuro.
Un giorno, mentre Elena provava, arrivò un’ondata enorme.
L’acqua divenne all’improvviso così alta che Elena non poté più tenere le mani sul fondo, ma dovette fare qualche cosa.
Senza rendersi ben conto di quanto stava succedendo, Elena cominciò a muovere mani e piedi: stava nuotando!
– Stai nuotando! – gridò la mamma.
– Ce l’hai fatta! – gridò il babbo, tirandola fuori dall’acqua e abbracciandola.
– Sì, ce l’ho fatta!
R. Scarry, K. Jackson, 365 storie. Una storia al giorno, Mondadori
la mia esperienza LIFE SKILLS
Ti è mai capitato di voler imparare a fare qualcosa e di non riuscirci subito? Che cosa hai provato? Hai rinunciato o hai trovato la forza di insistere? Ti ha aiutato qualcuno?
parole NELLO
Rispondi con una X.
Che cosa significa mugugnare?
Brontolare
Ricomincia la scuola. Paola si sveglia per prima. Si alza e va a scuotere la mamma che dorme ancora.
– Svegliati, mamma! Forza, o faremo tardi a scuola! Ma la mamma affonda il viso nel cuscino e risponde: – No, no e no. Non voglio. Ho sonno! È troppo presto!
E poi io ho voglia di passeggiare con te, di andare al mare e di giocare con papà. Non voglio andare a scuola! Paola dice dolcemente:
– Andiamo, mamma, sii ragionevole. Sei grande, lo sai che l’estate non può durare tutto l’anno.
Allora la mamma si alza mugugnando. Si mette i pantaloni, infila l’impermeabile e gli stivali, e dice con aria imbronciata:
– Sono pronta.
Davanti al cancello della scuola ci sono tante mamme con il muso lungo. I loro figli fanno finta di non accorgersene. Finalmente la campanella suona.
Soli, i bambini e le bambine tirano un sospiro di sollievo. – Uff! Per fortuna la mamma non ha fatto troppe storie, ma stamattina è stata dura farla alzare – dice Paola.
E Antonio conclude:
– Lo sapete, bisogna lasciar loro il tempo di abituarsi. Il primo giorno di scuola è duro per le mamme.
J. Hoestlandt, C. e D. Millet, A scuola, mamma!, Mondadori
leGGo e… sCriVo
Completa le frasi con le tue idee.
Avevo voglia di tornare a scuola perché
Non avevo voglia di tornare a scuola perché
Domani per me sarà il primo giorno di scuola. Non riesco proprio a dormire, sono contenta?
No, agitata… un po’ contenta e un po’ agitata! Quindi chiamo la mia fata madrina. Sapete come si chiama la mia fata madrina? Signor Bocconcino. È una fata-maschio!
– Sono agitata, domani comincia la scuola – gli dico. – Non voglio andarci. Aiutami. Ti prego. Che cosa puoi fare? Puoi usare la tua bacchetta magica per farla scomparire?
– Non preoccuparti – dice lui. – Ho un piano: faccio qualche magia e trasformo la scuola in una frittella, così non ci dovrai andare mai più.
– Una frittella? – chiedo.
– Sì, ma è una ricetta parecchio complicata. Potrebbe volerci qualche giorno.
– Ok, va bene.
Una frittella mi sembra un’ottima idea, rifletto. Una grande, immensa, morbida frittella invece della scuola sarà davvero perfetta.
È l’ultimo pensiero che faccio prima di chiudere gli occhi e dormire, finalmente.
A. Hanlon, Dory Fantasmagorica trova un’amica (per davvero), Terre di Mezzo Editore
insieme
Che cosa avete provato il giorno prima di ricominciare la scuola? A turno, raccontate i vostri pensieri prima di dormire e date un nome alle vostre emozioni. Sono uguali o diverse?
leGGo e… ComprenDo
Rispondi con una X.
Come si sente la bambina?
Spaventata
Contenta
Un po’ contenta e un po’ agitata
Che cosa chiede alla sua fata madrina?
Di accompagnarla a scuola
Di far sparire la scuola
Di prepararle una frittella
Dev’essere davvero un grosso dispiacere il suo, se Milo piange. Intanto, perché lui è un maschio. E i maschi non piangono, si sa. Così come si sa che le principesse non fanno la cacca, i papà e le mamme sono infrangibili, le scarpe rosse corrono più veloce, i pagliacci non muoiono mai… Ecco. Be’, per la verità a Milo è già capitato un paio di volte di farsi scappare una lacrima, ma una soltanto. E microscopica, per giunta. L’ultima volta è stata quando è caduto dalla bici. È caduto così male che gli si sono strappati i pantaloni e si è sbucciato le ginocchia. Quando sua madre ha disinfettato le ferite, lui ha stretto i denti, ma una lacrima gli è scivolata giù dall’occhio lo stesso perché bruciava tantissimo.
Ha pianto un pochino anche quando Samuel, il suo migliore amico fin dal nido, alla fine della prima elementare è andato a vivere in un’altra città. Una città troppo lontana perché potessero vedersi tutti i weekend, troppo lontana per continuare a costruire capanne e fortini in soggiorno sotto lo stendibiancheria, troppo lontana per potersi scambiare le carte e la merenda, troppo lontana per restare migliori amici, forse.
Milo ha pianto un po’ anche quando… Sì, va bene, non serve fare l’elenco completo.
F. Medina, K. Consigny, Una sirena sempre con me, Terre di Mezzo Editore la mia esperienza
LIFE SKILLS
Piangere è naturale: ci permette di esprimere le nostre emozioni e di sentirci meglio. A te, quando succede?
Racconta una tua esperienza: colora il titolo che preferisci e disegna ciò che ricordi. Poi completa le frasi, aiutandoti con le domande.
Una nuova amicizia
Un fatto inaspettato.
Una festa indimenticabile
Che giorno era?
Dove ti trovavi?
Chi c’era con te?
Che cosa stavi facendo?
Era
Prima
Che cosa è successo prima?
E poi?
E dopo ancora?
Alla fine
Come si è conclusa
la tua esperienza?
Che cosa hai provato?
Osserva e prova a realizzare anche tu animali o personaggi inventati utilizzando materiali autunnali naturali.
Occorrente:
pigne, castagne, ghiande, rametti, foglie… • colla vinilica carta colorata • occhietti adesivi
parole NELLO
Un rantolo famelico è il respiro o il verso di chi è molto affamato.
Tutti sanno che le bambine e i bambini sono golosi di dolciumi. Non tutti invece sanno che anche alcuni dolciumi sono ghiotti... di bambine e bambini!
– Dolcetto o scherzetto? – chiesero ingenuamente
Eva e Teo alla casa in fondo alla strada.
Aprì la porta una vecchia signora con una smorfia sul volto che avrebbe potuto essere un sorriso, o anche un ghigno. – Dolcetti – rispose. Il suo alito puzzava di topo marcio. Con la mano tremolante mise nei cestini dei due bambini un pugno di dolcetti dalla carta dorata e aggiunse: – Buon appetito!
Casa dopo casa, i cestini di Eva e Teo si riempirono. Rientrati, rovesciarono il malloppo sul tappeto.
La montagnola di dolciumi tremò ed emerse un rantolo famelico in coro: – Gnam gnam.
Delle zampe di caramello stracciarono l’involucro dorato. Apparvero palline di cioccolato con un’ampia bocca dentata.
I loro occhi fissavano Eva e Teo. E... GNAM! I dolcetti dorati li morsero. Ma, anziché dolore, i due sentirono un gran solletico.
– Hihi, hanno i denti di marshmallow – sghignazzò Teo.
– Non sono pericolosi, ma come ci liberiamo di loro?
Eva ci pensò e con un gran sorriso disse: – Li mangiamo! Per i dolcetti non ci fu scampo.
Ma bisogna sempre stare attenti! Non tutti i dolcetti hanno i denti mollicci.
M. Dazzani in AA.VV., Che paura, anche se…, Storybox
Educazione CIVICA
Consumare molti dolciumi può far male ai denti, perché favoriscono la formazione della carie. Tu quanti ne mangi solitamente? Dopo ti lavi i denti?
Realizza un simpatico contenitore portadolcetti… non troppo grande però!
Osserva e scopri come fare.
Occorrente: un piatto di carta • un cordino • cartoncino bianco • tempera nera • otto scovolini neri • pennarelli • colla vinilica
1 2 Taglia a metà un piatto di carta e dipingi il retro delle due parti con la tempera nera.
Stendi la colla sul bordo interno di metà piatto, poi posiziona e modella gli otto scovolini per fare le zampette. Sovrapponi l’altra metà del piatto.
3 4 Decora il tuo ragno incollando occhi di cartoncino e tracciando la bocca con il pennarello.
Fora il piatto, infila e annoda un cordino: ti servirà per trasportare il portadolcetti di Halloween.
Il sole ha compiuto il suo lavoro. Le mele sono rosse, le pere sono gialle e le susine viola. Poi viene il tempo del sole stanco che diventa ogni giorno un po’ più piccolo, piccolo come un’arancia che rotola… così piccolo che il cielo non riesce a trattenerlo: rotola sopra i tetti e si nasconde dietro la montagna. E. Borchers
la parola a me
Quali emozioni ti trasmette questa poesia?
Sono le stesse che associ all’autunno? Racconta.
Come immagini il sole dopo aver letto la poesia? Disegnalo con i colori.
Diwali è una festa molto diffusa in India, Sri Lanka e Nepal, detta anche «festa delle luci».
Infatti, durante questa celebrazione le strade, le case e i negozi vengono illuminati da candele e lanterne Spesso vengono anche organizzati dei bellissimi spettacoli pirotecnici. Il significato della festa è legato alla luce: essa celebra la sua vittoria sulle tenebre, la forza del bene contro il male e l’inizio di qualcosa di nuovo.
Diwali si celebra a fine ottobre o a inizio novembre con l’arrivo del novilunio.
I festeggiamenti durano per cinque giorni e si seguono molte tradizioni come pulire la casa, gettare ciò che non si utilizza più, indossare abiti nuovi e scambiarsi piccoli regali in famiglia.
parole NELLO
Diwali è un’abbreviazione della parola Dipavali che significa «fila di luci». Novilunio significa «Luna nuova» e indica la fase nella quale la Luna è completamente in ombra perché si trova tra il Sole e la Terra e stabilisce l’inizio del mese lunare.
la mia esperienza LIFE SKILLS
Le novità ti spaventano o ti danno gioia? Come le affronti?
RACCONTI REALISTICI
RACCONTI FANTASTICI
Narrano, cioè raccontano, storie di tanti generi diversi.
Descrivono, cioè spiegano, le caratteristiche di oggetti, persone, animali, luoghi.
Giocano con le parole e con i suoni per divertire e per trasmettere emozioni.
Forniscono notizie e informazioni per soddisfare la curiosità di chi legge.
Contengono istruzioni o regole da seguire per fare qualcosa.
La prima cosa che faccio appena torno da scuola è andare sul divano. Anzi no, la prima cosa che faccio è andare a fare la pipì. La seconda cosa che faccio appena torno da scuola è andare sul divano. A riposare? A leggere? A guardare la televisione? No. A immaginare.
Io da grande voglio fare l’attore. Il nonno dice che bisogna stare molto attenti a ciò che si desidera da piccoli, perché poi i desideri si avverano e, visto che il nonno ha ragione molto spesso, io non vedo l’ora che si avveri anche il mio desiderio. A casa non abbiamo un palcoscenico e, fin da quando ero molto piccolo, il mio palcoscenico è diventato il mio divano. Il nostro divano è come la gradinata di uno stadio: io posso camminare sul bordo e anche dove ci si siede, quindi è perfetto per un attore! Sono in alto, sono al centro della stanza e sopra di me ho dei faretti di luce che mi abbagliano.
In genere già durante gli ultimi minuti di scuola decido che storia andrò a raccontarmi: il drago contro il cavaliere; il temerario sconosciuto che insieme alla sua cara amica sventa una rapina; oppure il mago. Quella del mago è la mia storia preferita, perché posso immaginarmi delle magie.
V. Pellizzoni, M. Serafin, Avventure di un ottenne con due fratelli più grandi, Edizioni Corsare
Leggi e sottolinea le tue risposte.
Mi piace inventare storie?
Molto Abbastanza
Poco
So raccontare le mie storie agli altri?
Sì
Così così
No
Che cosa provo quando leggo o ascolto storie?
Sono felice
Mi annoio
Mi diverto
Racconta storie che sono accadute o potrebbero accadere nella realtà.
TEMPO
LUOGO
Sono persone e animali reali che si possono incontrare nella vita di tutti i giorni. Il personaggio più importante si chiama protagonista.
È indicato con precisione e può essere presente o passato.
È un ambiente che appartiene alla realtà.
FATTI
Sono veramente accaduti o possono accadere nella realtà.
Si divide in 3 parti:
INIZIO
SVOLGIMENTO
Introduce la situazione di partenza, il tempo, il luogo o i personaggi.
Racconta che cosa succede.
CONCLUSIONE
Spiega come finisce la storia.
Leggi, osserva gli elementi evidenziati e completa: aiutati con i colori.
Luca e Daniele giocano a calcio nel giardino, è domenica mattina.
Tira Daniele… gol! Sì, ma la palla dov’è finita?
Impigliata tra i rami del melo.
– Ci vuole un bastone – dice Luca.
– Andiamo a cercarlo – propone Daniele.
Cerca e ricerca ne trovano uno, anzi, quattro.
Sono le gambe del tavolo.
– Mmh, no, senza una gamba si schianterebbe a terra – dice Luca.
Allora i bambini vanno in cerca di un altro bastone. Ne trovano uno piantato nell’orto, tiene su la pianta di pomodori.
– Mmh, no, senza palo la pianta cadrebbe giù – dice Daniele.
Allora vanno in cerca di un altro bastone.
Ne trovano uno, è quello del nonno.
– Nonno, ci dai il tuo bastone per tirare giù la palla dal melo?
– E io come faccio senza bastone a stare su dritto?
Ma Luca, furbetto, ha un’idea: lui tiene su il nonno, mentre Daniele col bastone tira giù la palla dal
All’inizio scopro:
• chi sono i protagonisti
• dove si svolge la storia in un
• quando accadono i fatti una
Nello svolgimento:
• accade il fatto principale la palla finisce su un albero e i bambini cercano un per riprenderla
• compare un altro personaggio il
Nella conclusione:
• scopro come finisce la storia i bambini
volo dentro
le storie
Colora di rosso la protagonista, di verde i personaggi secondari.
Marta volontario papà
leGGo e… ComprenDo
Rispondi con una X.
Quale cane sceglie Marta?
Un barboncino
Un collie
Un bastardino
Dove va Marta a scegliere il cane?
In un negozio
In un rifugio di animali
In una casa privata
Marta desiderava un cagnolino da tanto tempo, così, quando a casa dissero di sì, non vide l’ora di andare a prenderlo.
Nel rifugio di animali Marta esaminò i cuccioli uno a uno, perché voleva che il suo fosse perfetto.
– Questo è troppo grande – disse indicando un alano.
– Quello invece è troppo piccolo – aggiunse mostrando un chihuahua.
– Questo è carino – disse il volontario accarezzando un barboncino.
– È troppo riccio – commentò Marta.
Un altro cucciolo era troppo rumoroso, un altro troppo tranquillo. Ben presto rimasero solo pochi cuccioli.
Marta stava quasi per rinunciare, quando prese in braccio un batuffolo bianco e nero.
– Di che razza è questo cucciolo? – chiese il papà.
– È un bastardino – disse il volontario. – Penso sia un incrocio tra uno spaniel e un collie.
– Non importa che cosa sia – disse Marta sorridendo.
– È semplicemente perfetto, lo chiamerò Pippo.
AA. VV., 365 storie e filastrocche per bambine, Gribaudo-Parragon
Nonno Nino ha un bell’orto. Ora ha appena finito di vangare. Giovanni osserva la terra: è tutta a montagnole, umida, sembra quasi bagnata. Ha un suo odore, la terra. Giovanni non sa ancora se gli piace. Stare con nonno Nino, sì.
– Non rimanere lì impalato – gli dice il nonno – in campagna bisogna essere attivi.
Giovanni si avvicina.
– Guarda: adesso prendiamo i semi e li piantiamo.
– I pomodori? – s’informa Giovanni.
– No, no, adesso è il tempo di seminare i broccoli.
– Non mi piacciono – si lamenta Giovanni.
– Ma piacciono tanto alla tua mamma.
– È vero – sorride Giovanni.
– Mi serve il tuo dito indice: è perfetto per fare i buchi.
Vieni qui, fai un buchino non tanto profondo. Il seme ha bisogno di essere al riparo, ma non troppo in fondo.
Deve respirare – spiega il nonno.
Giovanni fa il buco con la punta dell’indice e mette il seme. Poi ne fa altri a distanza regolare.
– I semi sono come me, – dice – quando mi metto sotto le coperte al calduccio, ma lascio uno spazio per respirare bene.
– È vero – dice il nonno – i bambini e le bambine hanno bisogno di dormire per crescere bene. Al caldo, come i semi. Così poi crescono forti.
L. Walter, Storie brevi, molto brevi, molto molto brevi, Edizioni EL
volo dentro
le storie
Dove si svolge la storia? Cerchia nel testo il luogo e rispondi con una X.
È un luogo che esiste nella realtà?
Sì No
Ti sei mai preso cura di una pianta? Quale? Come hai fatto? Ti ha aiutato qualcuno? Racconta. Educazione CIVICA
volo dentro
le storie
Cerchia nel testo quando si svolge la storia. Poi indica con una X il completamento giusto.
La storia è raccontata al tempo: passato. presente.
futuro.
Rifletti e completa.
Quando il gatto fa purr purr si dice che
leGGo e… sCriVo
Riscrivi la storia sul quaderno: trasforma i verbi in verde al presente.
Era un pomeriggio di primavera. Leggevo seduta sul divano, mentre la mamma lavorava al computer.
La porta era aperta. Il gatto entrò e si mise a fissare mia madre.
– Miao – disse sperando probabilmente di ricevere una coccola.
– No dai, micio, adesso proprio non posso darti retta.
– Miao – ripeté lamentoso e instancabile. – Miao.
– Uffa, va bene! – si arrese lei a un certo punto – Ma solo due minuti, perché ho davvero tanto da fare.
Lo prese sulle ginocchia e gli lisciò il pelo dolcemente, mentre quello faceva purr purr, come tutti i mici soddisfatti. Dopo un po’ lo fece scendere e lui uscì di nuovo.
Passati pochi minuti, il micio ricomparve e...
– Aaah, aiutooo!
La mamma cominciò a urlare disperata, in piedi su una sedia, mentre il gatto teneva in bocca una piccola biscia che si dimenava
Era solo un “regalino” con cui il nostro gatto voleva dimostrarci affetto, ma la mamma non la pensava così!
Per il mio compleanno, chiesi ai miei genitori una casa sull’albero. In giardino, sul retro, c’era un grande albero che sembrava l’ideale per ospitare una casa.
Né la mamma né il papà erano abili con le mani, così si collegarono a Internet e scoprirono una ditta che faceva case sull’albero su misura.
Dieci giorni dopo alla nostra porta si presentò un camioncino. Scesero due uomini in tuta blu, scaricarono una gran quantità di assi e attrezzi, portarono tutto sul retro e cominciarono a lavorare sull’albero sotto i miei occhi curiosi.
Nel giro di poche ore la casa sull’albero era pronta: era solida, bella, perfetta. A salirci con la scaletta di corda si dondolava piano e quando eri dentro aveva un buonissimo odore di legno nuovo. Il pavimento era liscio come il parquet di casa, c’erano delle cassapanche per metterci i giochi e un piccolo tavolo con due sedie di legno. Una meraviglia! Invitai subito le amiche e giocammo a Tarzan e Jane.
Quando arrivò la sera, dormimmo dentro la casa sull’albero, nei sacchi a pelo, provando il brivido di una vera avventura.
B. Masini, Il casello della buonanotte, Einaudi Ragazzi
volo dentro
le storie
Colora le barre di fianco al testo con i colori corrispondenti: inizio, svolgimento, conclusione.
leGGo e… ComprenDo
Rispondi con una X.
Quanto tempo durano i fatti?
Un giorno
Alcuni giorni
Alcuni mesi
Sottolinea nel testo le espressioni che te lo hanno fatto capire.
Osserva gli elementi suggeriti e scrivi un racconto realistico. Sviluppa le tre parti aiutandoti con le domande, poi dai un titolo adatto al tuo testo.
PERSONAGGI
due amici in bicicletta una strada di campagna una mattina
Titolo:
Come si chiamano i due amici?
Dove si trovano?
Che cosa vogliono fare?
Inizio
Che cosa accade all’improvviso? Come si sente il bambino?
Conclusione
Che cosa fa la bambina? Perché?
Che cosa succede alla fine? Dove si riparano i bambini? Che cosa provano?
Il Sindaco si fece accompagnare subito al parco davanti alla scuola. Il signor Sindaco era una persona un po’ corpulenta, con pochi capelli in testa, grigi. Sembrava un nonno. Anzi: era proprio il nonno di uno dei bambini seduti su Asdrubale, l’albero che sarebbe stato presto abbattuto per creare nuovi parcheggi per chi veniva a scuola in auto.
Avvicinandosi estrasse gli occhiali dalla tasca, se li mise sul naso e guardò. Quello che vide lo lasciò senza fiato: un albero grande e rigoglioso che al posto dei frutti aveva su ogni ramo un bambino o una bambina.
– Asdrubale è nostro amico! – gridava Mirka.
– Nessuno lo deve abbattere per un parcheggio – strillava Marco.
– A scuola si va a piedi! – sbraitavano in coro.
Oh, quante lacrime riempirono gli occhi del Sindaco! Come aveva fatto a dimenticare?
Lo conosceva molto bene quell’albero. Era già grande e grosso quando lui era ancora un bambino e ci saliva sopra per giocare a nascondino con gli amici. Solo che lui non lo chiamava Asdrubale, lo chiamava... lo chiamava... come lo chiamava?
– Arciclostide! Ecco come ti chiamavo! – urlò colmo di gioia il Sindaco.
L’Assessora all’urbanistica lo guardò interdetta.
– Ma che sta dicendo? È impazzito?
Finì che dopo lunghe proteste da parte dei genitori, dei figli e del Sindaco stesso, il Consiglio comunale bocciò la proposta di abbattimento dell’albero.
G. Biondillo, Il mio amico Asdrubale, Guanda
Educazione CIVICA
Sapete di che cosa si occupa un Sindaco o una Sindaca?
Sapete chi ricopre questo ruolo nel Comune della vostra scuola? Vorreste comunicargli qualcosa?
volo dentro
le storie
Colora la barra di fianco al testo con i colori corrispondenti: inizio, svolgimento, conclusione. Di che cosa parla ogni parte? Leggi e collega.
INIZIO
SVOLGIMENTO
CONCLUSIONE
leGGo e… ComprenDo
Rispondi con una X.
Chi è Asdrubale?
Il Sindaco
Un albero
Un bambino
La proposta di abbattere l’albero per costruire un parcheggio viene bocciata.
Il Sindaco arriva nel parchetto davanti alla scuola.
I bambini e le bambine protestano e il Sindaco si ricorda che anche lui, da piccolo, giocava sopra quell’albero.
Chi è Arciclostide?
Il Sindaco
Il nipotino del Sindaco
Asdrubale con un altro nome
leGGo e… ComprenDo
Rispondi sul quaderno.
Dove sta andando la 3a F?
Come si chiama la maestra che accompagna la classe? Che cosa visita la classe prima di tutto?
la parola a me
Hai mai partecipato a una gita di classe? Quali ricordi conservi? Ascolta anche i ricordi degli altri per riordinare il racconto di quella bella giornata.
È giorno di gita, oggi, per la 3a F. La classe visita un parco preistorico. Alla testa del gruppo, la maestra Agata Tornacasa. Le basta un’occhiata per riconoscere che manca Carlo.
− Fermi qua. Lo trovo io!
Si dirige sicura nei bagni, dove sente la vocina del malcapitato, rimasto chiuso nel gabinetto, ma basta un colpetto della maestra, che il piccolo è libero.
− Carlo, per favore, cerca di non metterti nei guai. Finalmente la visita può partire. Direzione: i dinosauri. Fanno paura ma ognuno sa dire qualcosa su quegli animali, sono ben preparati. Agata li ascolta tutti ma manca una vocina.
− Carlo, dov’è?
− Maestra, questa volta l’abbiamo perso.
− Nemmeno per sogno! Compagnia, dietrofront. Seguitemi!
In fila ordinata si accodano all’infaticabile maestra, finché lo trovano. È rimasto a scivolare sulla lunga coda di un brontosauro.
− Mannaggia, bambino mio, non puoi stare un po’ più attento?
La 3a F arriva al laboratorio di macinatura dei cereali, per poi impastare e cuocere una pagnottella sul fuoco di legna. Quando il pane è pronto è l’ora del pranzo al sacco. La maestra raduna tutti, ma… Carlo. È sparito per la terza volta.
− Lo lasciamo qui? − propone un compagno, per ridere. Ma Agata su questa cosa non scherza e inizia a cercarlo tra le capanne del villaggio di palafitte.
− Carlooo... Carlooo! Inutile! A un certo punto, l’intera classe si arresta nello spiazzo attorno al quale sorgono le capanne. Tutti iniziano a ridacchiare. Uno degli antenati neolitici si anima. È il manichino di un bambino, vestito di pelli.
− Uua-uua − fa un verso gutturale. − Adesso pappa! − Carlo!
Agata lo riconosce anche travestito e non sa se sgridarlo oppure se mettersi a ridere. Carlo si mette alla testa del gruppo. Guida la fila di compagni e compagne, con tanto di maestra saltellante al seguito, in direzione dell’area picnic.
R. Morgese, R. Piumini, Il maestrario, Storybox
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le storie
I fatti di un racconto sono narrati in ordine cronologico, cioè uno dopo l’altro.
Riordina i fatti illustrati del racconto appena letto con i numeri da 1 a 6.
Un giorno in cui faceva molto caldo il nonno mi propose: – Che cosa ne diresti di rinfrescarci al fiume?
L’idea mi sembrò bellissima, così prendemmo gli asciugamani e ci avviammo.
Il fiume passava vicino a casa e più che un fiume era una specie di canale, perché non era né molto largo né molto profondo. Insomma ci spogliammo, io e il nonno, e in mutande entrammo in acqua. Poi, mentre il nonno si rigirava da tutte le parti, soffiando come una foca, io cominciai a dare la caccia ai pesci.
A un certo punto, quando mi trovavo dentro al fiume, me ne passò davanti uno bello grosso e io mi lanciai all’inseguimento.
Ma avevo bisogno di una mano, così mi misi a urlare:
– Nonno, nonno! Vieni!
Io mi sbracciavo per chiamare il nonno e ogni tanto mi tuffavo per controllare il pesce.
– Arrivo Tonino, non ti muovere! – rispose il nonno e si affannò a raggiungermi al più presto.
Proprio allora, sfortunatamente, passò la signora Maria in bicicletta; si femò un momento a guardare, poi schizzò via come un siluro. Cinque minuti dopo, sull’argine del fiume c’erano i pompieri con le sirene spiegate.
– State calmi, vi aiutiamo noi! – gridò uno di loro. Allora il nonno cacciò la testa fuori dall’acqua, tossendo e sputando.
– Non serve, grazie, l’ho già preso io! – esclamò, mostrando il pesce che era riuscito ad acchiappare.
A. Nanetti, Mio nonno era un ciliegio, Einaudi Ragazzi
MI AUTOVALUTO
Rifletti e rispondi a voce: sai rispettare i punti e le virgole quando leggi?
Il progetto SIAMO PARI del Gruppo Editoriale Raffaello sostiene e promuove il codice POLITE (Pari Opportunità nei LIbri di TEsto) per la formazione di una cultura delle pari opportunità e del rispetto di tutte le differenze.
Coordinamento: Emilia Agostini
Redazione: Emilia Agostini, Valeria Amagliani
Coordinamento grafico: Mauro Aquilanti
Progetto grafico e impaginazione: Archimedes Srl, Lara Lucia d’Amato, Cinzia Cardoni
Illustrazioni: Giacomo Cardelli, Gianna Cezza, Manuela Nerolini, Giorgia Corcione, Giorgia Farnesi
Copertina: Mauro Aquilanti
Referenze fotografiche: Adobe Stock, iStock, Shutterstock, Corrado Caimmi (p. 169)
Coordinamento digitale: Paolo Giuliani
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Redazione digitale: Bianca Sagretti
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