N. 1 29 gennaio 2016
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Su la testa
Il 12 gennaio, il tribunale di Amiens, in Francia, ha condannato 8 ex dipendenti Goodyear a 24 mesi di carcere, di cui 9 da scontare, per “sequestro di persona”. Erano “colpevoli” di aver “sequestrato” per 30 ore, tra il 6 e il 7 gennaio 2014, il capo del personale e il responsabile della produzione, per protestare contro la chiusura della fabbrica, che sarebbe poi avvenuta qualche giorno più tardi. Al processo, gli accusati (7 dei quali membri della CGT, il maggiore sindacato francese) avevano detto di aver agito per uno scatto di rabbia di fronte alla direzione che non dava risposte al dramma nel quale si trovavano gli oltre mille dipendenti della fabbrica. Secondo la CGT, la condanna ha l’obiettivo di intimorire i sindacati affinché smettano di lottare. In Spagna, si apre il 9 febbraio il processo contro 8 dipendenti Airbus, per i quali sono stati chiesti non meno di 8 anni (!) di prigione per aver tenuto un picchetto durante lo sciopero generale del 29 settembre 2010. Insomma, tira brutta aria, per chi cerca di alzare la testa. Cosa dovrebbero fare i sindacati, i lavoratori, la gente, quando le cose non vanno, quando il dialogo non esiste più, quando i diritti vengono calpestati? Fanno i picchetti fuori dai cancelli delle fabbriche, vanno in piazza, protestano. Fanno sentire la loro voce. E la alzano, se necessario. Ma quando non ti lasciano neppure parlare, allora potrebbe esplodere la rabbia. E potrebbe essere peggio, come ammonisce il giornalista del Courrier Benito Perez : «Non c’è nulla di più pericoloso di un fuoco che cova».
Yves Sancey e Giovanni Valerio
industria grafica
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referendum
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Media
Nel vortice del digitale Che si tratti di innovazione tecnologica, soprattutto nella pubblicità, o della distribuzione dei contenuti, anche lo sviluppo del settore mediatico svizzero è dominato da giganti come Google, Apple e Facebook. Non si può non tener conto della potenza delle aziende digitali globali. Ma rimane comunque un certo margine per le soluzioni indipendenti. Pagine 2-3
© RINGIER
editoriale
Nell’occhio del ciclone ∙ Il settore svizzero dei media è da tempo ostaggio della digitalizzazione.
intervista
Proteggere i salari, migliorare le pensioni e niente tagli
Il consigliere agli Stati sangallese Paul Rechsteiner, presidente dell’Unione Sindacale Svizzera, indica le principali battaglie per il 2016 e commenta le iniziative popolari che verranno messe al voto con i referendum di febbraio.
©Z VG
syndicom: Dopo le elezioni federali, il PLR e l’UDC detengono la maggioranza al Consiglio nazionale. La pressione esercitata dalla destra, che vuole condurre una politica molto antisociale e globalmente contraria agli interessi dei lavoratori, si è accentuata. Quali saranno dunque le tre maggiori sfide che l’USS dovrà affrontare nel 2016 ? Paul Rechsteiner (PR): La prima sfida sarà quella di riuscire a stabilizzare le relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea (UE). Noi vogliamo sempre garantire gli impieghi e pro-
teggere i salari. Il secondo obiettivo sarà di migliorare l’AVS. Ci batteremo per la nostra iniziativa popolare AVSplus che arriverà alle urne nel 2016. Riguardo alla “Previdenza vecchiaia 2020”, il contesto si è fatto più difficile in seguito alle ultime elezioni. Una cosa è certa: noi lotteremo contro ogni progetto che prevede una riduzione delle prestazioni e che dunque non avrebbe nessuna chance davanti al popolo. A questo riguardo, la vittoria conseguita dai lavoratori edili sul prepensionamento a 60 anni è un buon segnale. Da una parte, questa
vittoria conferma che delle pensioni decenti sono necessarie e che non si accetterà nessun peggioramento. Dall’altra, un aumento dei contributi non costituisce più un tabù se serve più denaro. A parte la questione delle pensioni, nel 2016 dovremo sicuramente affrontare attacchi più brutali alle conquiste sociali presenti nella legge sul lavoro come anche programmi di austerità. Ma noi siamo armati. Se tenteranno di toccare delle leggi, noi possiamo adire il referendum per opporci a questi peggioramenti. › Continua a pag. 11