non siamo tra le auliche rime del dolce stil novo del sommo sodomita Dante.
Lui, viaggiatore dei più reconditi meandri della perversione ed oppressione clericale. Non siamo tra i Pascoli verdi e i Foscoli neri, ne tra i bianchi Blake o i rossi di Baudelaire. Siamo ratti che scrivono l'urlo della sconfitta, un richiamo senza eco rimandato al mittente; tutto morirà poco prima della nostra disfatta.