Formentera. L’isla de l’alma…
Diario di Bordo di Stefania Campanella e Valeria Merlini Il momento esatto in cui metti piede sul traghetto, Balearia o Pitiusa che sia, ecco, quello segna l’istante preciso dell’inizio del silenzio. Quando la barca si stacca dal porto di Ibiza e prende il largo capisci che tutto è reale. Ci si immerge in quella traversata che per molti segna l’inizio di uno stacco. Per me l’inizio non di una vacanza, ma di una svolta. Perché chiamarla vacanza è riduttivo. Ferie suona offensivo. Rinascita e riscoperta hanno un sapore decisamente più forte, ma anche appropriato. Quindi lasciarsi cullare dal rollio della barca, dal rumore a volte assordante dei motori, quando il Caronte che ci sta traghettando è ridotto, è veramente un inizio. Poi, da subito, si scorgono scogli qua e là. Fino a una striscia sottile, davvero sottile di terra. “Terra in vistaaaaaa!” viene da urlare, perché quella è la meta finale. Questo devono aver pensato i primi che arrivarono. O quelli che vi tornarono. Il passo che dalla barca approda alla terraferma della Savina rappresenta il distacco dai condizionamenti e dalle convenzioni che hanno plasmato il nostro vero io, un arrivo nel nostro essere più profondo. È questo il vero senso di libertà che anche il più ignaro passante può percepire transitando sull’isola. …
Formentera, 19391 La speranza. Sono anni di silenzio e di speranza. Speranza di tempi migliori, che non sappiano di sale e di fame. Speranza di vedere questa terra capace di sfamare i proprio figli. Ogni famiglia di Formentera ha ancora un suo componente in esilio a Montevideo, a Cuba o in navigazione. Il desiderio di ognuno di loro è di tornare a casa con quaranta monete d’oro, rivedere il padre, la fidanzata, sposarsi e poter vivere sull’isola di Formentera. … L’isola delle donne. Formentera fu detta pure “isola delle donne” a causa della mancanza di uomini; questi ultimi infatti dovettero partire per cercare lavoro dove fosse possibile. Le donne rimanevano realizzando tutti i compiti senza dipendere da nessun uomo. … Ancora oggi sono in molte a sostenere che crescere un figlio sull’isola rappresenti una grande occasione per sperimentare la collaborazione che solo l’esperienza di un villaggio può concedere: tante madri, tanti fratelli o sorelle e tanta protezione. Una sorta di baby sitting spontaneo e naturale, viziato dalla luce dell’isola… Questo è quello che penso ogni volta che ci torno. Che ci arrivo. Ed è sempre, sarà banale, come la prima volta. Con la consapevolezza di conoscerla benissimo, ma mai abbastanza. Anche chi ci ritorna da tantissimi anni conferma che ogni volta c’è un