Spedizione in abbonamento postale art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone.
Periodico della Comunità di Dardago · Budoia · Santa Lucia Anno XXIX Aprile 2000 Numero 89
Sommario in questo numero... 2
Ricominciamo il cammino di Roberto Zambon
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Gloriosa Pasqua giubilare di don Adel Nasr
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Un tesoro nascosto nel cuore di Emanuela Mican
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Là de Riseta...la Vera e... un’attività lunga centoquindici anni di Laura Carli
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Una corsa nella memoria a cura della Redazione
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Ancora sul toponimo Artugna di Umberto Sanson
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’N tel Therthin di Clelia Zambon
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Il nido di Carla Andreini
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Cinque bambini riscattati con un debito d’amore
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Intorvìa la tóla a cura di Adelaide e Melita Bastianello
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’N te la vetrina
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Cronaca
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Inno alla vita
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Su le scanthie a cura della Redazione
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Lasciano un grande vuoto...
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I ne à scrit
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Bilancio e Auguri
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Avvenimenti
ed inoltre… nel supplemento ’l Cunàth 1
Don Oreste: «Dietro l’angolo... Gesù» di Elena Zambon
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Il fumetto diventa murales per Budoia di I ragazzi del Progetto Giovani
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Arco Iris: un piccolo grande coro di Emanuela Lot e don Adel
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Film al centro giovani di I ragazzi del Progetto Giovani
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Appunti del giovedì di A.C.R.
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Caffè e solidarietà di Marianna Busetti
In copertina LA CO`CIA LA CLAMA I SO PITÙS. (foto di Ennio Miotto) Passati circa 22 giorni ecco schiudersi le uova! Ora i pulcini si raccolgono attorno a chi con tanto amore e sacrificio ha saputo donare quel calore «necessario» per trasformare semplici uova in esseri pieni di vita. La chioccia non lo sa ma quel calore é già tenerezza. I pulcini non capiscono ma quel che provano é tepore di gioia. Amore e sacrificio. Tempo pasquale. Ispiriamoci alla natura per capire con quanto amore e lacrime Cristo ci trasforma e ci invia per sentieri nuovi.
Periodico quadrimestrale della Comunità di Dardago, Budoia e Santa Lucia (PN) Direzione, Redazione, Amministrazione Tel. 0434/654033 - C.C.P. 11716594 Internet: http://www.naonis.com/artugna E-Mail: l.artugna@naonis.com Direttore responsabile Roberto Zambon - Tel. 0434/654616 Per la redazione Vittorina Carlon Impaginazione Vittorio Janna Ed inoltre hanno collaborato Ennio Carlon, Espedito Zambon, Ugo Zambon Autorizzazione del Tribunale di PN n. 89 del 13-4-73 Spedizione in abbonamento postale. Art. 2, comma 20, lettera C, legge n. 662/96. Filiale di Pordenone. Stampa Arti Grafiche Risma - Roveredo in Piano/Pn
Ricominciamo il cammino
Dal 1° marzo don Adel è ufficialmente il nuovo parroco di Budoia e il nuovo Pievano di Dardago. Ora il cammino delle due nostre comunità è completamente affidato alla sua guida e alla nostra collaborazione. Un parroco giovane e capace può fornire nuovi stimoli per scuotere le due comunità. Sarà perché facciamo tanta fatica a mettere insieme l’Artugna, ma vediamo anche intorno a noi tanta apatia. Vorremmo sbagliarci, ma ci sembra che il cammino delle nostre parrocchie stia segnando il passo e che abbiamo bisogno tutti di un forte sprone per andare avanti. Le iniziative avviate proseguono più per forza d’inerzia che per la spinta di rinnovati entusiasmi. Se è così, bisogna fare un esame di coscienza. Ognuno, ai vari livelli di responsabilità, dobbiamo chiederci se vogliamo veramente la crescita delle comunità e cosa facciamo per promuoverla. Nessuno può tirarsi indietro. Ognuno, per la sua parte, è responsabile. È come quando si parte in comitiva per raggiungere una vetta, un’alta cima tanto desiderata. All’inizio l’entusiasmo è una potente molla che fa partire tutti di scatto e per qualche metro non si fa fatica. Ci sentiamo forti e ci pare di toccare la mèta con un dito. Poi, ecco le prime difficoltà, la strada si restringe, diventa un sentiero che s’inerpica tra le rocce sempre più scoscese: la cima sembra ancora più alta e distante. La molla dell’entusiasmo non ha più la forza di spingere il gruppo e qualcuno è tentato di fermarsi. L’entusiasmo iniziale non serve più, ora ci vuole il fiato per continuare, lentamente ma continuamente, la nostra ascesa. Ma fermarsi non si può. Vorrebbe dire rinunciare, tornare al punto di partenza. Se qualcuno si ferma, tutto il gruppo comincia a sentire la stanchezza, ci si siede; la voglia di riposare può trasformarsi nell’apatia che non ci fa avere più la volontà di alzarci e di rimetterci in cammino. Specialmente in questo anno particolare in cui il grande Giubileo del 2000 dovrebbe richiamare tutti ad una maggiore consapevolezza, non possiamo assumerci la responsabilità di rallentare la crescita delle nostre comunità. Ognuno di noi si faccia carico dei propri impegni e ricominciamo il cammino. ROBERTO ZAMBON
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Gloriosa Pasqua giubilare
Ormai la Santa Pasqua del 2000 è alle porte. Quest’anno del Giubileo ha una caratteristica particolare: è pieno di sorprese. Desidero che tutti possano fare esperienza di una di queste sorprese, cioè la sorpresa di Dio in questo tempo benedetto. Infatti la nostra fede, come scritto al numero 8 della TERTIO MILLENNIO ADVENIENTE, «trae origine dal mistero dell’Incarnazione redentiva, è la religione del rimanere nell’intimo di Dio, del partecipare alla sua stessa vita». Qui purtroppo noi vogliamo una fede a nostra misura, e di conseguenza rifiutiamo Dio che ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: «Abbà, Padre!». Cerchiamo di capire che il rimanere nell’intimo di Dio vuole dire essere liberi, né in modo positivo né negativo, da ogni legame disordinato nei confronti di qualsiasi persona e creatura. Dio è Dio solo, è la mia roccia, e io vorrei che tutte le persone che trovo nel mio cammino
possano aiutarmi a vivere questa intimità con Dio. Diventare vicini a Dio è un affare che porta molto guadagno, è un affare redentivo che perdona i tuoi debiti e ti rinnova la vita. Diventa un affare buono, quando lo nutri della tua volontà di perdonare e di lasciar perdere e quando copri di carità il tuo prossimo. Invece, quando tiri sassi alla casa del tuo fratello e non consideri la fragilità della tua casa essendo fatta di vetro, sarà molto dolore se il tuo fratello usa la stessa tecnica contro di te, e così perdi il perdono di Dio in questo Giubileo e lo fai perdere al tuo simile. Allora perché non collaboriamo tutti ad essere creature nuove che dipendono solo dalla salvezza che viene dal Sangue di Gesù e non dal compiacimento degli uomini che dura poco ed è molto fragile, essendo instabile? Don Nillo ed io Vi auguriamo una gloriosa Pasqua giubilare. DON ADEL NASR
Un tesoro nascosto nel cuore
Sangue dardaghese scorre nelle vene di una cittadina rumena, di Galati, la signora Emanuela Mican, che ha voluto svelare il tesoro custodito segretamente nel suo cuore ad un paese mai visto, ma conosciuto attraverso le memorie di nonno Tino Pinal. Siamo commossi per questo incontro epistolare, reso possibile dalla collaborazione dell’amico prof. Mario Cosmo, a cui va il nostro cordiale ringraziamento. Per far sentire la prof. Emanuela anche dardaghese, Le abbiamo ricostruito l’albero genealogico del nonno materno con la speranza di po-
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terla incontrare presto a Dardago, luogo in cui vivono i cugini Enrico, Sergio... Come la gran parte dei friulani anche Valentino Zambon Pinal, ancora adolescente, sperimentò la difficile via dell’emigrazione, dapprima temporanea, verso mète transoceaniche ed europee. Travolto dalla crisi di occupazione, che dilagò nell’impero austro-ungarico e in Germania, negli anni 1875/80, e spinto dalla disperata ricerca di un’occupazione, si trovò costretto a spostarsi più ad Est, in Romania, terra che trasformò la sua emigrazione da temporanea a stanziale. LA REDAZIONE
Un grazie sincero a Espedito Zambon, che – con le sue testimonianze – ci ha guidati nella ricerca del ramo da seguire, i Pinai, per la realizzazione dell’albero genealogico, e a Paolo e Sergio Zambon.
Ognuno di noi ha il suo tesoro segreto nascosto nel cuore. Io tiro fuori una parte di questo tesoro due volte all’anno. La prima volta il giorno di San Valentino, e la seconda volta d’estate. Perché proprio a San Valentino? Perché è il giorno dell’onomastico di mio nonno Valentino Zambon, nato a Dardago di Budoia circa 140 anni fa. I nostri antenati erano molto bravi, corag-
giosi, laboriosi, con il desiderio di «conquistare il mondo». E così, da giovani, partivano dalle loro terre verso altri paesi, come ha fatto anche mio nonno. Dopo aver lavorato in Sud America (Buenos Aires), Francia, Svizzera, Austro-Ungheria (Vienna), verso il 1884 è arrivato in Romania, con una vera squadra composta da parenti e com-
Foto sotto: È il 1900, in Romania. Gruppo di dardaghesi in una fabbrica del vetro. Contraddistinti con i numeri sono: 1. Andreana Zambon 2. ? Zambon 3. Valentino Zambon 4. Giomaria Bocus. (Foto di proprietà di Emanuela Mican). Nella pagina accanto: Romania, 4 ottobre 1926 Gregorio e Maria Zambon Pinal con i loro figli Alessandro (da sinistra), Amabile e Rosolino. (Foto di proprietà di Sergio Zambon)
5 ISEPI n. 1685 ca.
Albero genealogico Zambon Pinal
MATTIO n. 1710 ca. sposa Domenica Bocussi ZUANNE n. 8.2.1738 sposa Cattarina Burigana MARIA MADDALENA GIUSEPPE n. 19.12.1763 n. 30.8.1765
GIOMARIA n. 4.8.1778 sposa Domenica Anzelin
ANNA n. 15.7.1780
VINCENZO n. 24.10.1811 sposa Teresa Zambon
MARIA n. 5.9.1817
GIUSEPPE n. 20.4.1815
PIETRO n. 19.11.1838
PIETRO n. 27.7.1840
VALENTINO n. 15.3.1862 +1958 sposa Amabile Pescador ADRIANA
GIOVANNI
FRANCESCA n. 23.11.1849
LUIGIA
OSVALDO n. 17.8.1842
LUIGI n. 4.1.1852
ALESSANDRO n. 10.9.1864 sposa Gertrude Zambon
CATERINA n. 27.9.1859
AMABILE n. (?)
ROSOLINO n. 1917
ALESSANDRO n. 1920
paesani. Chissà, quante privazioni, quanta fatica hanno dovuto subire, ma non si sono spaventati. Gli anni passavano, dovevano fermarsi, trovare un posto dove costruire il loro nido. E si sono fermati lungo il fiume Trotuss¸ che forse somigliava al Livenza, in un posto (Tg.Ocna) con monti e boschi, che poteva ricordare il loro paese. Trovato il posto, nonno ha deciso di sposarsi, di avere figli. Si è sposato con un’italiana, Amabile Pescador (nata a Roncan di Belluno), anche lei venuta in Romania, in cerca di lavoro, donna bella e molto laboriosa. Sono venuti i figli: Giovanni, Adriana, Luigia. Nonno Valentino costruiva case, edifici per altri; costruì anche per i figli una casa, una casa abbastanza grande per poter ospitare anche i suoi compagni di lavoro. Con tutta la squadra, ha lavorato in costruzioni di ferrovie, ha costruito case, chiese, scuole, edifici pubblici, veri testimoni della loro presenza in questi posti. Mentre Valentino faticava per i viveri e le necessità della famiglia, Amabile si preoccupava di casa, cucinava per tutti, si curava dell’educazione dei figli, che dovevano essere buoni cristiani e studiosi. È venuta la seconda guerra mondiale, i tempi erano difficili, ma di più sono diventati dopo, quando in Romania è cambiato il regime politico. Gran parte dei loro amici e parenti italiani hanno deciso di ritornare in Italia, lasciando tutto. Valentino non poteva ritornare, perché la sorte voleva così. Giovanni, Adriana e Luigia erano sposati con cittadini rumeni, e a causa del regi-
ROMANO (*) SECONDIANO n. 20.8.1862
MARIO GIROLAMO n. 25.9.1860
GIUDITTA n. 21.7.1865
ROSA ANGELA n. 19.5.1867
ANGELO EMMA n. 8.11.1898 n. 4.11.1900 sposa Giovanna Pellegrin
TRANQUILLO n. 17.9.1902
ANDREANNA n. 30.9.1905
COSTANTE QUINTO n. 8.8.1908
GIANFRANCO n. 1931
GIOVANNINA n. 1930
PIETRO n. 1921 ENRICO n. 1923
(*) Divenne Sacerdote. Fu pievano di Dardago per quasi 50 anni, dal 1896 al 1942.
GIOMARIA DOMENICO n. 26.1.1845 n. 6.1.1834 sposa Santa Bastianello
GIOBATTA n. 3.3.1854
REGINA n. 7.11.1858
SANTA GREGORIO VITTORIO n. 1891 n. 18.9.1893 16.11.1896 sposa sposa Maria Zambon Giulia Zambon
EMANUELA sposa Mican ANDREE
VINCENZA ANGELO n. 5.8.1836 n. 16.7.1847 sposa Luigia Bastianel
GERTRUDE n. 1920
CANDIDO n. 1927
SERGIO n. 1932
PAOLO n. 1939
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me comunista, al nonno fu ritirata la cittadinanza italiana. Sebbene la vita sia diventata pesante, i nonni potevano godere dei loro nipoti. Ma come succede a tutti, viene un tempo quando dobbiamo alzare gli occhi al cielo: per Valentino è successo nel 1958 e per Amabile nel 1956, ringraziando Dio per la loro lunga e ricca vita. Il destino ha voluto che io abitassi e lavorassi a Galati. Ma ogni estate mi chiama a Tg.Ocna la casa di mio nonno, che adesso appartiene ad Adriana, mia mamma, per curarle le ferite, e per tirar fuori i ricordi. ... Intorno ad una tavola di pietra messa dal nonno nel cortile, insieme a mamma, a mio figlio Andree e ai parenti che vengono dall’Italia, agli amici di origine italiana, che vengono spesso a visitarci, i ricordi prendono vita. La casa si riempie di gioia come una volta, quando ritornati stanchi dal lavoro scherzavano, cantavano, raccontavano della loro bella Italia. Anche oggi si può leggere su una porta queste parole «Monte Grappa, tu sei la mia patria». EMANUELA MICAN
Foto sopra: muratori, scalpellini, taglia legna di Dardago e di Budoia, in Romania nel 1904 (foto tratta da Immagini di emigrazione a cura di Renato Appi, Ente Friuli nel mondo · Istituto di storia dell’emigrazione friulana).
Foto sotto: Tg.Ocna · Romania, 1923. Da sinistra: Vincenzo ?, Guido Zambon, Amabile Zambon, Gregorio Zambon, Valentino Zambon, Giovanni Bastianello, Giuseppe ?. Tra i bambini: Adriana, Luigi e Giovanni Zambon, figli di Valentino ed Amabile. (Foto di proprietà di Emanuela Mican).
Là de Riseta...
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... la Vera In questi ultimi anni, anche i nostri paesi si sono visti privati di negozi di vecchia tradizione, oramai inghiottiti dalla diffusione dei supermercati. È successo a Dardago, così pure a Budoia, ed ora tocca anche a Santa Lucia, con la chiusura dell’ultima bottega del paese, da Riseta, luogo in cui si poteva ancora respirare un’atmosfera familiare. Anche per Vera, ultima erede di una tradizione commerciale durata ben centoquindici anni, si presenta il momento di abbassare le serrande, dopo tanti anni di laboriosa attività condotta con senso di responsabilità e scrupolo, con zelo e passione. Vedova in giovanissima età con un bimbo appena nato, rimane profondamente legata alla famiglia del marito Italo, della quale si sente parte integrante, e con essa vive un affettuoso, sincero e rispettoso legame filiale e fraterno. Collabora attivamente con il suocero Andrea nella conduzione del negozio e, quindi alla morte del capofamiglia, prosegue da sola per molti anni ancora, fino ad oggi, alle soglie del terzo millennio. Attiva e dinamica, sempre pronta a soddisfare le molteplici esigenze della clientela, continua l’attività commerciale con la familiarità e la competenza di sempre, trasmessele anche dal suocero. Andare a fare la spesa dalla Vera significava essere serviti, con grazia e gentilezza, di prodotti scelti, e contemporaneamente avere l’opportunità di coltivare piacevoli rapporti umani. Nel suo negozio dalle originali scansie in legno, con la merce disposta sempre con precisione, pur nella modernità della scelta dei prodotti alimentari, si è continuato a respirare quella caratteristica ed ormai scomparsa aria di bottega, frammista di fragranze di pane e di spezie, di oli e di aromi inebrianti, e di forti e penetranti profumi. A Vera, persona ancora giovanile e attiva che lascia con rimpianto il proprio lavoro, auguriamo di conservare quella dinamicità che l’ha contraddistinta negli anni e di godere con serenità la vita, compreso il ruolo di nonna di Filippo e Leonardo. LAURA CARLI
Foto sopra, a sinistra: Andrea Carli nel suo negozio sempre ben fornito. Foto sopra a destra: Italo Carli. Foto sotto: Vera, ultima erede de Riseta. (Foto di proprietà della famiglia Carli)
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... un’attività lunga centoquindici anni Era la fine dell’Ottocento quando, Augusta Angelin di Budoia, con il marito Antonio Soldà, aprì una bottega di generi vari con il banco della mescita del vino, a Santa Lucia. Fu denominata Riseta o Risuta (secondo i mezzomontini), per la grande quantità di riso venduto sfuso, conservato in sacchi di juta, secondo la consuetudine di quei tempi. Rimasta vedova in giovane età, sposò Enrico Carli, un abile commesso sacilese, impiegato nel negozio di ferramenta «Lachin», che diede impulso alla bottega, arricchendola di nuovi e svariati settori, dall’edilizia e la falegnameria, agli articoli casalinghi e da regalo. Egli sfruttò la sua passata esperienza per espandersi con passione nel campo della ferramenta e della falegnameria offrendo agli artigiani, anche dei paesi del circondario, una gamma completa ed eterogenea di materiali. Per curare l’acquisto dei prodotti, raggiungeva i centri vicini con il calesse trainato dalla sua veloce cavalla. In queste occasioni, ebbe modo di incontrare e di stringere rapporti con Antonio Zanussi, fondatore dell’omonima ditta, a quel tempo ancora operante in un’officina per la costruzione delle prime stufe a legna. Egli cominciò così a vendere le prime stufe, che, gradualmente, entrarono nelle case della fascia pedemontana sostituendo l’antico focolare. Pur curando con attenzione questi impegnativi settori, non trascurò la vendita di alimentari nella sua bottega e la mescita di buon vino, servito nei caratteristici boccali friulani. Lavorò per molti anni con il figlio Andrea e la nuora Giuseppina Besa, i quali, alla sua morte sopraggiunta nel 1946, continuarono la conduzione dell’azienda. La crisi del periodo bellico compromise fortemente la produttività dell’azienda, senza però causare danni irreversibili, anche grazie alla fattiva collaborazione di tutti i figli, che sacrificando il tempo libero dallo studio, contribuirono al mantenimento dell’attività di famiglia. Seguì poi anche nella zona pedemontana una lenta e graduale ripresa economica, che richiedeva un adeguamento dell’offerta alle nuove esigenze della clientela. In questo periodo, l’attività aumentò il suo ritmo e i magazzini vennero riforniti dei nuovi generi richiesti dal progresso. Anche la piccola bottega diventò più ampia e moderna
mantenendo però lo stile e l’arredamento di un tempo che continuarono a conferirle quell’atmosfera accogliente e familiare di sempre. La dinamicità necessaria per offrire un servizio sempre migliore provenne anche dal giovanile impulso del figlio Italo, designato dal padre quale continuatore dell’esercizio di famiglia. Dopo la sua prematura scomparsa, Andrea rimase per lunghi anni alla conduzione del negozio, validamente affiancato dalla nuora Vera, vedova di Italo e giovane madre di Franco. Vera ha esercitato con passione fino a quest’anno l’attività commerciale, prediligendo il ramo dei generi alimentari, supportata in questi ultimi tempi dalla brava e fidata Benvenuta Fort. LAURA CARLI
Foto sopra: I coniugi Augusta Angelin e Enrico Carli. Sullo sfondo, documento rinvenuto nell’archivio parrocchiale di Budoia. È la ricevuta di pagamento per l’acquisto di «tre Sidol», nel 1923 Foto sotto: Andrea Carli tra Guido e Lino Zanussi, ad un incontro conviviale. (Foto di proprietà della famiglia Carli).
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Una corsa nella memoria
Correvano gli ultimi decenni dell’Ottocento, quando – anche per le nostre genti – la Merica era un mito, somma di desiderio di benessere, di emancipazione, di libertà. Tanti dei nostri scelsero gli States per riscattarsi da un mondo di miserie, di stenti, di privazioni, optando per lavori artigianali, commerciali o per umili attività legate al territorio. Tra coloro che seguirono il miraggio della terra facile ci fu anche il giovanissimo Domenico Bravin Caselut, classe 1866, figlio di Antonio di Domenico e Teresa Marcandella, nato a Budoia in via Lunga, in te la Ciasinela de Soela, emigrato nell’ultimo decennio dell’Ottocento, e, nei primissimi anni del ‘900, sposatosi ad un’inglese, era già proprietario di un’impresa edile per la progettazione e la realizzazione di pavimenti alla veneziana. Nei primi anni del ’900, chiamò in quella terra anche il fratello Pietro Stefano (1871) con precedenti esperienze di emigrazione a Trieste, città in cui nacquero i tre figli, Vittorio, Umberto e Maria. E fu proprio la quindicenne Maria (1908) a seguire il padre, nel 1923, dopo il rifiuto del fratello Umberto di emigrare in terra transoceanica. La famiglia si smembrò: i figli maschi rimasero con la madre Teresa Zanolin e la zia Caterina a Budoia, in attesa di fortuna del capofamiglia e dalla giovanissima Maria. Maria ebbe fortuna: incontrò un giovane siciliano che la sposò ed ebbe tre figli, mentre Pietro ritornò in famiglia nella seconda metà degli anni Trenta. Oggi, il richiamo della terra degli avi invita
Quattro note sul cognome Bravin Bravin ha subito probabilmente il processo di trasformazione del nome proprio o dell’appellativo bravo, bravino in cognome: dal sostantivo bravo con significato di «sgherro, assoldato dai signorotti di un tempo», dal latino barbarus, barbaro, selvaggio, attraverso il provenzale brau, aspro, feroce; oppure dall’aggettivo con significato di «coraggioso, onesto, aspro, selvaggio», dal latino pravus incrociato con barbarus. Bravin è presente nella realtà locale in qualità di personale, nel secolo XVII e in quello successivo: «1697, Ant.o di Fran.co di Do.go e di Paula di Bravin di Bravin di Coltura» (Registro dei Battesimi) e «Osvalda, figlia di mistri Bravin Carlon, morta nel 1732 a 60 anni» (Registro dei morti). Sempre nel ’600 ci giunge come cognome nella versione Bravino e in quella tronca Bravin, citato in una pergamena della Pieve di Dardago nel 1590 «Tommaso q. Paolo de Bravino». Sicuramente l’origine del cognome proviene da Coltura come attestato nel registro dei battesimi della Pieve di Dardago, della seconda metà del ’600: «Menega di Pol Bravin di Coltura» e «Paola di Fran.co Bravino di Coltura». In tale paese pedemontano il cognome è diffuso già alla fine del 1400, secondo attestazioni di Alessandro Fadelli: «1492 Ckesco de Bravin; 1497 Tonin de Bravin». Nel 1700, si diffonde la versione con funzione di soprannome: «Cattarina, moglie di Giomaria Carlon d.o Bravin», morta nel 1736. E per concludere queste brevi note antroponimiche, negli ultimi decenni del ’700 e nella prima metà del 1800 il cognome Bravin viene spesso aggiunto a Carlon: «1847, Francesco, figlio di Giovanni Carlon Bravin morì a 60 anni». (Ricerca presso l’archivio della Pieve di Santa Maria Maggiore di Dardago)
Nelle due foto: Joan e Rosa con le cugine Maria Teresa, Adriana Bravin ed una conoscente nel cortile della casa dei loro avi. (Foto a sinistra di Angelo Varnier)
Ancora sul toponimo Artugna
gl’italo-americani a scoprire le radici, a respirare l’aria degli umili paesi d’origine, a conoscere quel microcosmo che è Budoia. Così atterrano in paese le sorelle Rosa e Joan, figlie di Maria, ospiti delle cugine friulano-veneziane, Maria Teresa e Adriana Bravin Caselut, figlie di Umberto e Giuseppina. Interessate ad ogni angolo e alle pietre della nostra terra, visitano i luoghi dell’infanzia della madre, citano con disinvoltura toponomi e fatti narrati da Maria nella sua lunga esistenza. Per Joan e Rosa, Budoia del terzo millennio è un mito di emozioni, di affetti, di serenità. LA REDAZIONE
Foto in alto: Teresa Marcandella, moglie di Antonio Bravin, alla fine dell’Ottocento, lungo la Ciasinela de Soela. Foto in basso: Domenico Bravin Caselut (a destra) con la moglie inglese e il fratello Pietro.
Sante Ugo Janna, uno dei fondatori del periodico l’Artugna, nel suo primo scritto, apparso sul primo numero del lontano 1972, lo intitolava così: «Non deve essere un giornale per pochi». Le sue speranze si sono realizzate oltre il previsto! Difatti quel periodico è cresciuto ed apprezzato ed ha spronato a creare altre interessanti pubblicazioni. Ora credo opportuno dire ancora qualche cosa sul titolo l’Artugna. Ha già esaurientemente detto il comm. conte MGB Altan nel n. 69 dell’agosto 1993 a pag. 11 in una nota toponomastica dove il nostro torrente è ora chiamato Ortugna ora Artugna ed illustra quanto dice con la foto della formella in ceramica (per fortuna ancora intatta) murata su una casa che si trova prima di imboccare il ponte sull’Artugna sul quale passa la strada che porta a Budoia. Questa è la scritta rilevata dal conte: «Via per l’Ortugna». Ora nelle preziose Pergamene della Pieve di Santa Maria Maggiore di Dardago si possono leggere spesso i nomi dati al nostro maggiore torrente nei secoli scorsi. Vi si incontra nel 1042 il nome Ortugna (Rodolo) poi nel 1408 Artugna (Rodolo), nel 1580 ritroviamo il nome Ortugna che è anche la località chiamata Cal de Sacco. In breve su 18 voci citate 11 sono per Artugna e 7 per Ortugna. Se ci affidiamo agli «Atti preparatori al catasto austriaco» del 1826 pubblicati da me nel Vol. I «Budoia e il suo territorio» al n. 17 relativo alle «Acque» leggiamo: «Qui non vi sono riui ne fiumi utili ma ben sì un torente desolatore che atraversa la nostra Campagna, che si chiama Artugna, il quale col suo rapido corso portano dei sassi della giaja, che essendo disalveato va ad ingerarli tereni adiagenti...». Il nome del torrente Artugna potrebbe anche aver origine dal greco Arctos (dal momento che nella nostra parlata alcuni termini si riferiscono a quella lingua) nel significato di orso non solo, ma anche di costellazione. Infatti resti di orso speleo sono stati trovati a San Tomè e, sopra la zona dell’Artugna, a Nord dei nostri tre paesi, nelle notti limpide, brillano le stelle delle due Orse celesti. UMBERTO SANSON
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’N tel Therthin (istàt 1947)
Finita la grande raccolta del fieno in pianura, trasferta in montagna. Capo carovana papà Paolin. Carovana senza cammelli, i portatori siamo noi tutti. Si preparano le cose per il lavoro e il vitto. Per il lavoro: sfalthin (falce stretta), sesui (falcetti), rastriei. Per il cibo che deve bastare sei giorni: farina da polenta, patate, uova, salami, formaggio, sale, lardo. Attrezzi da cucina: fiammiferi, cialdiera per la polenta, tegame per le patate arroste, tegame per le uova, piatti, bicchieri e posate in alluminio, un secchio e fiaschi per l’acqua. I fiaschi si impagliano in inverno da nonno Adamo. Il menù rimane invariato. Al mattino: polenta fresca con uova. A mezzogiorno: la polenta rimasta con formaggio. Alla sera polenta fresca con patate arroste con salame. Bibite per i tre pasti, acqua fresca di sorgente (sorgente: Salton della lora). Si parte con il buio: Paolin e Santina coniugi, poi le quattro figlie e il cuginetto Francesco. Tutti devono portare qualcosa. I piccoli portano le cose in alluminio. Prima palsa (riposo) Val de Croda (ora c’è un ristorante) 10 minuti di riposo e via. I bambini si stancano presto e così papà Paolin sullo zaino si carica Francesco (anni sei). Le bambine si danno coraggio e proseguono. Segue il gruppo anche un agnello bianco. Arrivati bisogna ispezionare il cason di paglia; che non ci siano vipere, il fieno vecchio va rimosso. Il fogher, fatto di sassi, e la banciela davanti sono a posto. Appena arrivati: via a prendere l’acqua e a cercare legna! L’acqua scende goccia a goccia in una vasca di pietra pulitissima. Altre famiglie usano la fonte. Dopo un’oretta è pronta la polenta con le uova: divorata da tutti. I piatti si lavano con erba appena tagliata e risciacquati con poca acqua. I giorni seguenti tutti hanno le loro mansioni. Papà taglia l’erba con la falce, mamma Santina alla cucina, Rosi e Antonia a rastrellare il fieno. I tre piccoli a cercare legna, seguiti sempre dall’agnellino bianco come fosse un cagnolino. Con i pezzi di legna più grandi si cucina, con le ramaglie si fa un falò alla sera appena fa buio. Quel falò serve a salutare i nonni che sono rimasti a Dardago e vuole anche dire che tutto va bene. Vanno a legna da soli per la montagna, però da bambini obbedienti si comportano come ha in-
segnato loro papà Paolin. Mettere sempre i piedi sulle zolle d’erba. Mai togliere un piede se non si è sicuri della stabilità dell’altro. Battere sempre la terra con un bastone in modo di spaventare eventuali bisce. L’agnello che fa loro compagnia è scelto dai bambini, ogni anno possono tenerne uno, gli altri saranno venduti. Appena fa buio tutti seduti ad ammirare le luci della pianura che si confondono con le stelle numerosissime e brillanti. I genitori mostrano ai piccoli le varie costellazioni. Da una parte all’altra della montagna si sentono delle voci di persone che si danno la buonanotte. Varie famiglie popolano la montagna in questo periodo. Poi tutti a nanna. Un lenzuolo sopra uno strato di fieno fa da materasso, fieno anche nei cuscini. Il papà il primo davanti all’entrata per proteggere il sonno di tutti. Al mattino sveglia all’alba, freschi e riposatissimi per vedere il sorgere del sole. (Attualmente si è scoperto che i bagni di fieno fanno bene alla salute. In provincia di Bolzano praticano la fienoterapia in istituti di alta quota). Finalmente il venerdì è tutto pronto. Il fieno è secco. Si tratta di fare la meda (grande covone). Per fortuna il medil, cioè il palo centrale dell’anno prima, è ancora buono. Il covone deve essere perfetto, deve resistere al vento e il fieno non deve bagnarsi all’interno. Per questo lavoro ci vuole capacità e per questo lo fa papà, aiutato da tutti noi. Una volta finito lo pettiniamo con i rastrelli con soddisfazione e quasi con amore. Nell’inverno verranno gli uomini forti con le slitte per portare il fieno a valle. Al sabato ammiriamo il lavoro ben fatto, la montagna ben rasata, lasciamo la casetta di paglia in ordine per il prossimo anno. Sicuri che tutti la rispetteranno, sarà rifugio per alcuni che si ripareranno lasciandola come l’hanno trovata. Ritorniamo a Dardago felici, incontriamo altra gente di ritorno e i discorsi si intrecciano felici. (Questo è stato l’ultimo anno in montagna, in quanto la mamma Santa ci ha lasciato l’anno seguente). CLELIA ZAMBON
Disegni tratti da: «C’era una volta... la civiltà contadina». Alunni Scuola Elementare di Marsure · Pn.
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Il nido
L’autunno ha spogliato tutti gli alberi dalle loro foglie ed i rami avviliti e tristi, rimangono inerti, sia che il pallido sole cerchi di riscaldarli, o che una bufera di vento e pioggia li sferzi, quasi a schernirli della loro nudità. La natura a volte, come gli uomini, sembra accanirsi contro i deboli e ad agire, miseramente iniqua, affinché abbiano a pentirsi per le gioie assaporate durante la buona stagione. Invidiosa degli alberi e della loro bellezza, quando coprendosi di un manto verde si aprivano al sole, fieri più che mai di poter donare ombra e rifugio ai piccoli amici che fra i suoi rami intrecciavano riti di dolce armonia. A punirli, perché per primi hanno goduto del cinguettìo festoso di ogni genere di uccelli, che andavano e tornavano instancabili, portando nel becco minuscoli ramoscelli, fili d’erba, fango e che altro, per preparare la casa ai piccoli che fra poco sarebbero nati. E poi, invidiosa della gioia che tra le fronde scaturiva, ogni qualvolta le gole chiassose e avide, si spalancavano per ricevere dal becco dei genitori, la preda, frutto di voli infiniti. Solo la notte dava tregua a tutti, e le foglie si afflosciavano come una coltre per difendere il loro sonno tranquillo. Ma, poiché ogni cosa in natura è perfetta, ed ogni essere ha diritto alla vita, altri visitatori notturni, silenziosi ed infidi, ma comunque nei loro diritti, approfittando di tale quiete, si inoltrano tra il fogliame, e strisciano sui rami facendo razzia. Così la notte è interrotta nel suo silenzio da strani squittìi, da agitare di fronde e dai predatori in fuga. Tutto in un clima di misteriose creature, che vivono la notte. All’alba, come se nulla fosse successo, la vita riprende. Su un ramo di vite, spoglia e rinsecchita, una nera graspa con alcuni chicchi rimasti, è ancora ancorata al suo ramo, e vicina ad essa un nido vuoto. Nient’altro. Di tanto in tanto un passerotto, un merlo, un piccolo uccello dal canto melodioso e sottile che lo distingue dagli altri, vola fra i rami, nutrendosi di quel poco che l’inverno offre. Ora, anche il nido non c’è più. È passato l’uomo e lo ha fatto cadere assieme alla potatura della vite. Ma come tutto quello che avviene in natura, il ciclo della vita dipende a volte da azioni
che parrebbero crudeli, perché distruggono il frutto che a fatica è maturato fra gioie e dolori, seppellendolo nel nulla. Tagliati i rami vecchi, che avevano con la loro forza sostenuto i giovani pampini e il peso delle foglie, nonché quello dei rigogliosi grappoli d’uva, si cerca di dare nuovo sostegno ai ramoscelli cresciuti, legandoli ai vecchi rimasti, affinché nella prossima stagione possano loro compiere ciò che gli altri hanno fatto. Fra non molti giorni, spunteranno le prime gemme, poi le tenui foglie si schiuderanno, i fiori apriranno le loro corolle, gli insetti si nutriranno del nettare, gli uccelli riprenderanno a volare, i nidi accoglieranno i piccoli nati, e la natura trionfante rivivrà l’eterno ciclo. Se l’uomo non conoscesse l’egoismo, frutto malsano della sua perfidia, non citerebbero l’odio e la vendetta, risultato della distruzione di sé stesso e degli altri, natura compresa. Se l’uomo, anziché arrovellarsi per far denaro, trovasse conforto nelle piccole cose, che l’immenso cosmo nasconde nei suoi anfratti, e che ogni giorno anche se ignorati fanno parte dell’essere, non avrebbe l’ansia che lo trascina inconsapevolmente alla propria rovina! Un nido, da qualunque parte si guardi, è quel qualcosa che fa pensare ad una nuova vita. Per l’uomo la casa, oggetto e desiderio per creare una famiglia risultato del matrimonio felice. Per le creature sole, un rifugio dove vivere le gioie e le ansie di una attività scelta come scopo di vita. Per i mistici che vivono nel ritiro di un convento, asilo sicuro lontano dal mondo e vicino alla mèta che conduce a Dio. Per gli eremiti la grotta, che come San Francesco non chiedeva altro che di vivere la natura nel suo vero essere creata da Dio e immune dal contagio dell’uomo. Per l’infelice e diseredato è il cartone nel quale si rifugia ai bordi della strada, dove la malasorte lo ha gettato! CARLA ANDREINI
Disegno dell’autrice
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Cinque bambini riscattati con un debito d’amore
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Cochabamba, 21 novembre 1999
Stimato Don Italico, le mando le cinque foto dei bambini che nella sua parrocchia sono stati adottati per merito suo. La ringrazio molto per questa sensibilità. Ho chiesto alla signora Sara che se ci sono altre possibilità, desidererei aprirmi alla Comunità di El Alto de La Pas, che abbiamo aperto da un anno. È una zona grandissima, una parrocchia di 90.000 persone e il parroco è un giovane sacerdote ordinato il 17 ottobre 1999. Le necessità sono grandi e desideriamo condividere anche questo aiuto. La prassi è la stessa: con Sara e con me, essendo che per il momento sono delegata in Bolivia per le quattro comunità che abbiamo. Grazie per la sua generosità e, se desidera aiutare anche il sacerdote, credo che ne saremo molto grate. Buone feste e preghi per me, perché viva come Dio desidera sempre. Mi benedica con riconoscenza. SR. GENEROSA
Cochabamba, 26 novembre 1999
Cari santoli, desidero salutarvi con molto affetto e spero che stiate bene di salute. Io sono contento perché ho superato il secondo anno di elementari; i miei genitori mi accompagnano nei miei studi, mi vogliono bene e pure io voglio bene a loro. Desidero ringraziare per tutto il bene che mi volete e per tutto quello che mi inviate per la scuola. Mi piace giocare a calcio. Tanti auguri di Buon Natale e di Buon Anno. Un abbraccio forte e molti baci dal vostro figlioccio che vi vuole molto bene. RAFAEL FERNANDES ZORADE
Foto in alto: a sinistra, Cleto Flores Mamani con Tia Nicolasa Flores. Accanto, Maria Pintos. Foto al centro: a sinistra, Rafael Fernandez Zorade. Accanto, German Pintos. Foto in basso: Alex Ayeviri.
Pordenone, 20 febbraio 2000
Care collaboratrici, abbiamo ricevuto la quota per le adozioni e vi ringraziamo per la vostra generosità. Lo facciamo con questa foto di Suor Pia Ogliari, una missionaria comboniana e ostetrica che aiutiamo da anni. L’abbiamo scelta come simbolo del nostro impegno verso tutti i bambini che muoiono di fame nel mondo. Il suo grazie è anche per tutte voi. Vi salutiamo con affetto e stima. GRUPPO MISSIONARIO «SACRO CUORE»
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Intorvìa la tóla
Polenta e bacalà
Salàt e cao (Salàt e cao mus)
Ingredienti per 10 persone 400 g di stoccafisso, 50 g di farina 00, 50 g di formaggio grattugiato, una cipolla, un vasetto di capperi, 8 filetti di acciuga, una bella manciata di prezzemolo, 2 bicchieri di olio di oliva extravergine, 1 litro di latte, sale e pepe q.b.
Questa ricetta, tipica della Pedemontana, era molto conosciuta nelle nostre famiglie. Gli ingredienti erano facilmente reperibili poiché il salame e la panna erano alimenti quasi sempre presenti nelle case.
Preparazione Mettere il baccalà in ammollo in acqua per due giorni, cambiando l’acqua ogni giorno. Tirarlo fuori, pulirlo e tagliarlo a pezzi eliminando le spine. Conservare un po’di pelle, tagliarla e metterla poi nella pirofila insieme al baccalà. Unire alla farina il formaggio, il sale, il pepe e infarinare i pezzi di baccalà; metterli in una pirofila da forno e unirvi, tritati, la cipolla, l’acciuga, i capperi e il prezzemolo. Aggiungere l’olio di oliva e coprire il tutto col latte. Infornare a 200 °C. Quando prenderà il bollore, abbassare la fiamma e cuocere lentamente per tre ore abbondanti. Servire con polenta.
Ingredienti per 4 persone 8 fette di salame fresco, spessore circa mezzo centimetro, 2 quartini di panna da cucina, sale e pepe q.b. Preparazione Far rosolare a fuoco molto dolce le fette di salame per circa 5 minuti. Aggiungere quindi la panna, stemperare dolcemente e far amalgamare il salame con la panna a fuoco basso. Aggiustare di sale e pepe e cuocere per cinque minuti circa il tempo necessario affinché la panna si rapprenda un poco. Versare e servire con una bella polenta bianca. Variante per il «cao mus»: a piacere poco prima di spegnere il fuoco, con la forchetta stemperare nella panna due rossi d’uovo (per quattro persone) cercando di non fare grumi. Cuocere sempre a fuoco dolce per qualche minuto e servire. Accorgimenti: per coloro che volessero rendere il piatto più leggero prima di aggiungere la panna eliminare il grasso che viene lasciato dal salame cotto. A CURA DI ADELAIDE E MELITA BASTIANELLO
A P P E L L O
A L L E
L E T T R I C I
Ci farebbe molto piacere la vostra collaborazione a questa rubrica così da meglio rappresentare le abitudini di ogni famiglia. Inviateci presso la redazione de l’Artugna i vostri suggerimenti o le vostre ricette. Siamo disponibili per qualsiasi aiuto o richiesta. È indispensabile la collaborazione di tutti.
’N te la vetrina
FOTO SOPRA Giovani sposi degli anni Trenta: Maria Zamboni (5.9.1910) e Pietro Del Maschio Andholet (8.3.1905). (Proprietà di Maria Zamboni Del Maschio). FOTO IN ALTO A DESTRA 15 gennaio 1963. Le coppie Ines Zambon e Fausto Puppin, Antonietta Sanson e Liberale Carlon festeggiano il venticinquesimo anniversario del loro matrimonio. (Proprietà di Ines Zambon). FOTO AL CENTRO Anni Quaranta, nell’immediato dopoguerra a Budoia, un gruppo di bambini posano con i vestiti de la festa. Luigi Del Maschio con la sorella Nella, Sandro Signora con Ramira Besa e la sorella Bianca Signora, ed infine il più piccolo del gruppo di amici della contrada, Bruno Del Maschio. (Proprietà di Maria Zamboni Del Maschio). FOTO IN BASSO Gruppo di famiglia a Budoia, negli anni ‘38/39. È la famiglia Signora, davanti alla sua abitazione. Attorno all’anziana nonna Caterina Signora si stringono figli, nuora, genero, nipoti e conoscenti. In basso: le sorelle Rina, Giovannina e Teresina Signora. Nella fila centrale: Angelo Varnier, nonna Caterina, Lucia Signora con il figlio Corrado Varnier, Rosina Carlon Cech e Andrea Signora. Dietro: Agostino Varnier con un conoscente e Tiziano Signora. (Proprietà di Rina Signora).
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Cronaca
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A NADÀL INSIEME Alla tradizionale Festa degli Anziani (siamo ormai al 5° anno) hanno partecipato lo scorso Natale moltissime persone: ben 173 infatti sono state le adesioni a questa iniziativa che ha riscosso un lusinghiero successo. In questa occasione è stata festeggiata la signora Bruna Zambon che si apprestava a ricevere il premio della Bontà, istituito dalla Provincia di Pordenone, per le sue benemerite opere a favore dei cittadini bisognosi di cure. Inoltre un particolare augurio è stato indirizzato a Rossanda Bocus, che si è rivelata la più anziana della compagnia con i suoi 93 anni.
state molto apprezzate ed è continuata la catalogazione del notevole patrimonio librario. I prestiti sono aumentati rispetto agli anni precedenti come pure il numero degli utenti. Grazie all’attività della bibliotecaria Anna Puiatti, che è dipendente comunale a tempo pieno, la biblioteca è punto di riferimento anche per altre attività socio-culturali come, ad esempio, la gestione del Progetto Giovani. Dal prossimo autunno ci saranno anche novità per quanto riguarda l’orario. Infatti, il sabato mattina la biblioteca sarà aperta al pubblico per dare la possibilità di usufruire dei servizi anche a coloro che durante la settimana non possono accedervi per motivi di studio o di lavoro.
MARIA ANTONIETTA TORCHETTI
´ N FESTA AL 2000 FO Come in tutto il mondo anche nei nostri paesi il capodanno del 2000 è stato celebrato in modo più festoso. E non poteva essere altrimenti visto che per settimane e settimane televisione, radio e giornali non facevano altro che parlare del capodanno del nuovo millennio (a proposito siamo proprio sicuri che il terzo millennio non cominci il prossimo 1° gennaio 2001?). I cenoni e i veglioni, in famiglia oppure nei pubblici ritrovi, erano quelli d’ogni capodanno ma l’atmosfera era diversa e i botti di mezzanotte sono stati più abbondanti e rumorosi. Benvenuto 2000! E se il nuovo millennio comincia fra nove mesi, siamo tutti pronti a festeggiare di nuovo!
´ T VALA LA BIBLIOTECA COMO La nuova commissione biblioteca, nominata all’inizio dell’anno, ha cominciato a lavorare. Come primo atto è stata nominata presidente l’insegnante Maria Luisa Piccolo. Gli altri membri sono Gian Pietro Fort, Raoul Panizzut, Sara Sanviti e Roberto Zambon, oltre all’assessore alla cultura. Il bilancio 1999 della biblioteca è senza dubbio positivo: sono state realizzate una sezione ragazzi e una sala multimediale che da subito sono
Nella foto, da sinistra: Vittoria Tesser con Rossanda Bocus Frith al pranzo di Natale.
50 AINS INSIEME..... Domenica 23 gennaio 2000 Romualdo Zambon e Bruna Bastianello, ancora in splendida forma, hanno tagliato questo prestigioso traguardo della loro vita. La coppia, attorniata dai loro familiari e dai loro amici, ha rinnovato l’impegno matrimoniale con una S. Messa nella Chiesa Parrocchiale di Dardago concelebrata da Don Vittorio e Don Adel, accompagnata da una stupenda prestazione della corale e dall’assolo del soprano Cinzia Del Col. Congratulazioni vivissime a questa coppia per quanto di importante ha saputo fare nella sua vita ed auguriamo un cammino sereno verso traguardi lontani. GIANNI E FRANCESCA
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Dhuti insieme par Aldo Rosit e Bruna. Congratulazioni dalla Redazione.
AL É PASSAT MARESSIÀL
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APPELLO AI LETTORI
Il Comandante della Stazione Carabinieri di Polcenigo ha ricevuto il grado di Maresciallo Aiutante Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza (Mar.A.s.UPS), in data 3 febbraio 2000. l’Artugna rivolge al Maresciallo Franco Sciarrino le più vive congratulazioni e l’augurio di un buon servizio esteso a tutti i componenti la Stazione.
Attraverso le foto la nostra storia per il futuro
M. POVOLEDO
EL LIBRE «CRODE» AL PAPA In occasione del Giubileo del 2000 il consigliere della Pro Loco Mario Povoledo ha fatto recapitare alla Segreteria Particolare del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, la pubblicazione «Crode», edita in occasione del trentesimo anniversario di fondazione della Pro Loco di Budoia, accompagnata da una lettera di augurio del Presidente Gian Pietro Fort. La Segreteria di Stato del Vaticano ha risposto inviando un biglietto con la benedizione del Papa, estesa a tutte le nostre Comunità. M. POVOLEDO
LA BRUNA Il 26 dicembre è stato conferito a Bruna Zambon il premio di Bontà «Stella di Natale 1999», promosso dalla ProPordenone.
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La Redazione invita cortesemente a fornire vecchie fotografie (fine ’800 e sec. XX) con la relativa spiegazione, per la realizzazione di un libro fotografico. L’intento è quello di ricostruire la storia di quest’ultimo secolo attraverso le immagini di:
• VEDUTE DEI NOSTRI TRE PAESI • • • • • • •
(case, cortili, strade) PERSONE LAVORO IN PAESE E FUORI PAESE GUERRE (prigionie, vita militare) RITI RELIGIOSI E CIVILI SCOLARESCHE ATTREZZI, BESTIAME FESTE E DIVERTIMENTI
Una volta eseguite le copie, le foto verranno restituite al proprietario. Le foto saranno selezionate da un’apposita commissione e pubblicate in un volume.
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Riportiamo la motivazione del premio e rinnoviamo all’amica Bruna le nostre congratulazioni ed il nostro ringraziamento per il suo costante impegno a favore di tanti anziani ed ammalati della nostra comunità. «Tornata a Budoia dopo una lunga esperienza di assistente geriatrica privata a Milano, Bruna ha generosamente deciso vent’anni fa di mettersi al servizio del suo paese natale: da allora senza mai cercare ricompense di alcun tipo, nello spirito del più esemplare altruismo, si prodiga sempre e con qualunque tempo a favore dei bambini e soprattutto degli anziani di tutto il suo comune, ai quali reca conforto sia dell’aiuto materiale che del sostegno morale. Le comunità di Budoia, Dardago e Santa Lucia le sono grate».
Foto accanto: Bruna Zambon con il sindaco alla cerimonia dell’assegnazione del premio Bontà «Stella di Natale ’99».
DIESE AINS DOPO... Nel decimo anniversario della morte di Monsignor Aurelio Signora, la Parrocchia di Budoia lo ricorderà, con la celebrazione della Santa Messa, presieduta da Monsignor Vescovo Sennen Corrà, lunedì 1° maggio 2000 alle ore 18.00, nella Cappella del cimitero, ove riposano i suoi resti mortali. In questo Anno Giubilare, verranno pure ricordati tutti i Defunti che riposano nel nostro camposanto, in attesa della Risurrezione. M. POVOLEDO
Qui di seguito riportiamo un ricordo del Defunto, scritto da Paolo VI in occasione del 50° di Sacerdozio.
*** A Te, vigile custode, l’alto merito di aver amorosamente cercato, con versatile ingegno, il decoro dell’insigne Santuario di Pompei e di aver curato con zelo la struttura dell’Opera e le varie attività pastorali e sociali. A Te che, con serenità e costanza, hai sempre confidato nell’aiuto validissimo della celeste Regina degli Angeli e degli uomini, ben s’addicono le parole di San Bernardo: Dio ha riposto in Maria la pienezza d’ogni bene affinché impariamo che per mezzo di Lei sovrabbonda in noi ogni dono sperato di grazia e di salvezza. PAULUS P P. VI
***
Foto accanto: Mons. Aurelio Signora. Nella pagina successiva. In alto: massimo impegno per i corsisti di lenghe furlane. Al centro: Simonetta e Marta in azione per gli ultimi ritocchi alle lesene del presbiterio. In basso: a sinistra, dolce e paffuto l’angioletto aggettante appena restaurato; a destra, i coscritti del 1929 in piena forma per i loro 70 anni.
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DI´MAL PAR FURLAN Dal mese di gennaio, una trentina di persone del luogo e dei paesi limitrofi si sta impegnando a imparà a lei, a scrivi e a ciacarà par furlan, frequentando il corso promosso dal Comune ed organizzato didatticamente dalla Società Filologica Friulana. Il progetto, diretto dalla dott.ssa Erica Cristante, ha come obiettivo sì il recupero e la valorizzazione del friulano come lingua, ma anche la sua conoscenza storico-letteraria. Alle lezioni si alternano visite guidate in luoghi caratteristici del Friuli ed incontri con poeti e scrittori. l’Artugna si augura di contare su nuovi collaboratori, esperti in lingua «giallo-blu».
LAVORI IN GLESIA Sono ripresi i lavori di restauro della parrocchiale «S. Andrea Apostolo» di Budoia. Dopo l’ottimo restauro degli stucchi, le bravissime restauratrici della Coop.va Sebastiano Ricci, Simonetta Gherbezza e Marta Benza, oramai cittadine onorarie di Budoia, proseguono con passione e a ritmo serrato per il recupero delle decorazioni del presbiterio e dell’altare maggiore. Continueranno, poi, con il lavoro delle pareti della navata. Anche la ditta, specializzata nella realizzazione del riscaldamento, ha concluso i lavori. Con il prossimo autunno non batteremo più i denti e gli occhi ammireranno la chiesa in tutta la sua bellezza!
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Inno alla vita... ´ C ’N TE LE SCOATHE FO Il voler ripulire frettolosamente il caminetto dalle braci ancora ardenti ha spinto un irresponsabile cittadino a destinare i resti ancora incandescenti a un cassonetto dei rifiuti. In un batter d’occhio, il gesto, eseguito con estrema superficialità, ha sviluppato un dannoso incendio a due cassonetti e a due contenitori della raccolta differenziata, costringendo ad intervenire i Vigili del fuoco, a Dardago. I veci i ne insegna che le bore le va cuerte co la thenisa.
BAGNAFIORI IN TE I THIMITERI Più ordine nei tre cimiteri. Non più contenitori di recupero abbandonati in un angolo per annaffiare piante e fiori, bensì dei nuovi annaffiatoi, con tanto di marchio del proprietario «cimitero di …» per sviare qualche malintenzionato, allineati sugli appositi appendini. Piccole idee che contribuiscono a migliorare l’immagine dei nostri paesi.
MALA´NS AL FANTE Attorno al monumento «al Fante» in platha a Dardac, sembrava ormai tutto completato con la sistemazione di panchine di pietra e con l’installazione della fontanella e delle luci, quando nella notte tra il 9 e 10 aprile alcuni vandali hanno scambiato per altalena una delle catene che cingono il monumento, cosicché una delle quattro colonnine si è spezzata. Un atto deplorevole che non fa certo onore ai nostri paesi.
BRAVI, CANA´IS! Coordinati pazientemente dalla catechista e da alcuni genitori e giovani dell’A.C.R., bambini e ragazzi di Budoia danno vita – la Domenica delle Palme, negli spazi della Casa della Gioventù – ad un recital sulla Passione di Gesù, ottenendo successo di pubblico. Applausi ai giovani attori e agli animatori!
È una grande festa quando un bambino riceve il Sacramento del Battesimo. l’Artugna partecipa alla gioia dei genitori e di tutta la comunità cristiana con questa nuova rubrica fotografica. In questo numero ricordiamo il battesimo di Gabriele Puppin e Silvia Santin
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Foto sopra: nel primo compleanno di Riccardo Santarossa quattro generazioni a confronto: dalle bisnonne Gelinda Bortolin Pasut, Angela Buosi Buso, i nonni Anita Pasut Santarossa, Antonio Santarossa, Annamaria Buso Zambon, Espedito Zambon, i genitori Tania Zambon Santarossa, Gianni Santarossa ed infine il festeggiato che sorridente batte le manine. Foto a sinistra: i fratellini Matteo e Thomas Vignando con la mamma Roberta Vendramin, la nonna Gabriella Fort e la bisnonna Elsa Lachin in Fort.
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Su le scanthìe
Appi · Sanson · Carlon RACCONTI POPOLARI FRIULANI – S.F.F. Udine, 1999. Merito degli informatori delle tre comunità, il settore delle tradizioni popolari si è arricchito di un nuovo contributo con la riedizione – notevolmente ampliata – del volume dei «Racconti popolari friulani», edito dalla Società Filologica Friulana in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, il periodico l’Artugna e la Pro Loco. Proietta al futuro fiabe, leggende, racconti di spiriti, orchi, streghe ed altri esseri mitici.
PA’ TRÂ LA VÔS Ier, uncói, doman Rubrica telefonica delle Associazioni del Comune di Budoia Roveredo in Piano, 2000. Con la collaborazione di tutte le Associazioni del Comune, coordinate dalla Pro Loco, è uscita la rubrica telefonica Pa’ trâ la vôs, titolo significativo che sottolinea il valore della comunicazione. L’espressione si rifà al mondo agricolo-pastorale, quando l’osada echeggiava di valle in valle e dai monti ai colli per sentirsi uniti, forti nelle difficoltà quotidiane. L’inserimento di foto, di schede dedicate alla vita delle Associazioni con la loro storia e i loro programmi, di numeri telefonici di utilità pubblica rende la pratica rubrica ad anelli uno strumento utilissimo.
Roberto Cescon VICINO LONTANO · Campanotto Udine, 1999. Questa è una storia d’Amore finita. È la storia di quello che può accadere (tra le molteplici possibilità) dopo la fine di un Amore. Forse non è nemmeno una storia – al di là dei limiti fisici che la definiscono – perché è una successione di pensieri e azioni accostati più o meno senza senso (o lo trovano dalla non logicità, in un ordine faticoso). Comunque è una «storia» dolorosa, che scava giù fino in fondo alla disperazione provocata dall’esulcerazione dell’Io nell’Amore infranto.
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Lasciano un grande vuoto...
A ricordo di Paolo Sono Valeria, la sorella di Paolo De Tuoni, fedele lettrice del periodico sin dalla sua prima uscita. Voglio approfittare di queste pagine per dimostrare tutta la mia riconoscenza alla comunità per l’affetto dimostrato al mio caro fratello con la partecipazione al suo funerale. Grazie, Dardago, per Paolo! VALERIA DE TUONI
Per Teresa Zambon Cep Nel quinto anniversario della scomparsa della mia mamma, desidero pubblicare la sua foto. La ricordo caramente. Se qualche lettore la riconosce, la ricordi nelle sue preghiere. MARIO AGOSTI
Requiem Requiem per una madre. Requiem per una persona che ti ha dato tutto. Ti ha dato vita, amore, ti ha dato speranza. Requiem per la mamma. Purtroppo se n’è andata, è andata a trovare suo marito e i suoi antenati. Requiem per mia madre e mio padre. Purtroppo è difficile trovare tutte le parole che uno si sente nell’anima, nel proprio istinto, è proprio difficile esprimere tutti i sentimenti che ha un figlio per la propria madre. IL FIGLIO GIACOMO
Addio, amico Claudio! Improvvisamente, dopo una breve ed incurabile malattia ha lasciato in un grande dolore i suoi familiari e nell’incredulità l’intera comunità di Budoia. Collaboratore eccezionale delle varie associazioni, di cui faceva parte, era sempre pronto a mettere a disposizione le sue forti e robuste mani ed il suo grande cuore. Noi della Bocciofila lo ricordiamo oltre che per la sua incommensurabile disponibilità lavorativa, anche per la sua sponsorizzazione. Stiamo iniziando la nuova stagione agonistica anno 2000 e facciamo fatica a credere che lui non possa essere fra di noi, ci aspettiamo da un momento all’altro che compaia la sua sagoma inconfondibile, la sua figura aleggerà fra di noi, ancora per molto tempo. Noi ti saremo sempre riconoscenti, grazie amico Claudio..... grazie di cuore. GLI ASSOCIATI DELLA BOCCIOFILA PEDEMONTANA BUDOIA-POLCENIGO
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I ne à scrit
Spett. le Redazione, vi invio il mio nuovo indirizzo. Ho dovuto cambiare perché la mia vecchia casa di 24 piani, Horiel House, sta per essere demolita. Qui fa molto freddo ma, per fortuna, non abbiamo avuto quei grossi temporali che hanno devastato molte zone, perfino Parigi. Approfitto per salutarvi tutti e per inviarvi i migliori auguri per un prospero anno nuovo. Dio vi benedica, vi mantenga in salute e vi doni la pace del cuore. Sinceramente SANTINA CARLON
Francia, 14 febbraio 2000
Buongiorno, sono contenta di trovare l’Artugna sul Web (Internet). Io abito in Francia, a Lione. Mia mamma è italiana, nativa di Dardago dove ha trascorso tutta la sua giovinezza. Noi riceviamo da anni l’Artugna e vi ringraziamo. Passiamo ogni anno le vacanze a Dardago. Grazie a tutta la redazione, è favolosa!
Loisin, France
Sempre un grande piacere ricevere l’Artugna, il torrente vicino a casa mia. A tutti i dardaghesi Buon Natale ed un prospero 2000. ARISTIDE PUPPIN
Natale 1999, Capodanno 2000
A nome dell’amministrazione comunale di Budoia, esprimo l’augurio che il Natale ci porti un anno di vita più solidale, in cui la pace e il progresso sociale siano sempre gli obiettivi da raggiungere. Cordialmente ANTONIO ZAMBON
sindaco di Budoia
Ringraziamo i lettori che per le festività ci hanno fatto pervenire i loro auguri. Un grazie particolare al signor Sindaco per il suo significativo messaggio.
RENÉE LALLEMAND
Cara Renée, grazie del tuo messaggio di posta elettronica. Come vedi Dardago e Lione sono più vicine grazie alle nuove tecnologie. Continua a seguirci e, se puoi, mandaci qualche articolo o qualche foto per il nostro periodico perché, sai, la redazione sarà anche favolosa – come dici tu – ma ha sempre bisogno di tutti.
Budoia, 21 febbraio 2000
Spett. le Redazione de l’Artugna, volevo soltanto dirvi che il vostro periodico è molto interessante. Continuate sempre così e non smettete mai di scrivere questo periodico. ANNA PUIATTI - BIBLIOTECA BUDOIA
Susegana, 2 febbraio 2000
Cari amici de l’Artugna, mi sono ripassata con gran piacere tutti i numeri de l’Artugna perché desideravo trovare qualche foto che mostrasse com’era la vasca grande e la fontana della piazza del nostro paese. Ho visto quella bella storica copertina del n.60 con il campanile a pigna: sul lato sinistro si vede appunto un po’ della fontana. Mi piacerebbe tanto se si potesse trovare qualche foto nella quale si veda bene la vasca, dove le donne andavano a lavare i panni (e anche la lana nelle ceste) e la fontana in cui bevevano le mucche: mattina e sera. Solo quando tornavano calme calme alla loro stalla, andavo ad aiutare mia sorella o la nonna a prendere l’acqua con i secchi. Per me, sarebbe bello dare immagine ai flash della mia memoria! Vi mando delle copie di foto che potete tenere ed utilizzare se e quando credete opportuno: quella del campanile l’ha scattata mio cognato Serafino Zambon Pinal (de la Cooperativa) il giorno dell’Assunta
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Birmingham, 10 aprile 2000
del 1951.Quel giorno era stata inaugurata la nuova punta del campanile. Se ricordo bene, dovendo rifarla perché pericolante, era stato chiesto alla popolazione se la volevano a pigna, com’era prima, o a punta: la maggioranza scelse quest’ultima soluzione. La foto del funerale dev’essere ancora più antica, però non so dirvi né l’anno, né come mai sia tra le foto della famiglia. Comunque mi sembra di riconoscere la figura snella di don Romano. Poi ve ne mando una quasi... recente: è del 1980. Mio figlio Lorenzo è seduto sulla senta che stava in piazza, vicino al fogher di mia nonna Santa, fuori del portone de Sartorel. Poco dopo è scomparsa, forse rubata? Ed io vi rubo ancora un momento: ditemi, per favore, da cosa deriva il nome della via Brait, cosa può voler dire Brait? Me lo sono chiesta spesso, certo non conosco tutti i segreti del dialetto dardaghese. Ecco, simpatici amici, qualcosa vi ho dato, qualcosa vi ho chiesto, grazie di tutto! Saluti cordiali SILVANA BOCUS PISU
Cara Silvana, grazie per le belle fotografie e relative notizie. Le utilizzeremo in futuro per il volume fotografico. Per quanto riguarda il significato del Brait, ci rifacciamo al secondo volume «Budoia e il suo territorio» di Umberto Sanson che sarà pubblicato prossimamente. Il toponimo Brait, simile a quello di Braida, deriverebbe dal longobardo «Brid». Significa terreno ampio ed aperto, che poi si modificò in terreno recintato. Speriamo di aver soddisfatto la sua curiosità.
Carissimi lettori de l’Artugna, in occasione della Pasqua e del nuovo numero del periodico, rivolgo un fraterno saluto. Mi sia consentito di rinnovare il mio grazie per il tanto bene ricevuto. Ricambio con affetto fraterno ed il ricordo al Signore nella Preghiera. Ricordo tutti ed ognuno di voi, con particolare attenzione gli ammalati, i sofferenti e quanti li assistono. Anche agli emigranti e ai lettori del periodico, che vivono fuori dalle loro Comunità di origine, un indirizzo di saluto cordiale. Alla redazione del periodico un rinnovato e sempre dovuto grazie per la simpatia e unità d’intenti che ci hanno legato in passato. Ricordo con dovuta riconoscenza tutti. Dall’Inghilterra, dove mi trovo per un periodo di studio e ministero pastorale, un fraterno saluto e gli auguri di Buona e serena Pasqua. La gioia del Signore sia la nostra gioia. Sia lodato Gesù Cristo! SAC. ITALICO JOSÉ GEROMETTA
San Donato Milanese, 10 marzo 2000
Marco Puppin e Michela Ballan sono lieti di informarvi della nascita dell’ultimo erede dei Budelone, avvenuta il giorno 4 marzo 2000 alle ore 21,13. Buongiorno, dopo un periodo di nove mesi di analisi e di accurata progettazione siamo lieti di informarvi che dai nostri stabilimenti di Milano alle ore 21 e 13 minuti del giorno sabato 4 marzo 2000 è uscito un gioiello di tecnologia e di performance, il suo nome «Gabriele». Ha superato con successo i più ardui test di qualità prima di essere immesso sul mercato. Volevamo attirare inoltre la vostra attenzione sulle sue ridotte dimensioni (53 cm di lunghezza per 3,610 kg di peso) che fanno di Gabriele un prodotto comodo e maneggevole, facilmente trasportabile e poco ingombrante. Degni di nota sono poi i bassi consumi (circa tre ore con una sola poppata) ed il basso livello
Bilancio
di inquinamento ambientale (tutti i suoi scarti sono biodegradabili). Allegato alla presente troverà un depliant illustrato che le permetterà di ammirare ogni singolo aspetto del prodotto, seguirà, non appena possibile un dettagliato libretto di istruzioni per l’uso. Certi di un Suo interessamento le porgiamo i nostri più cordiali saluti. PUPPIN & BALLAN CO.
Cari Marco e Michela, abbiamo ricevuto la bella notizia e volentieri la pubblichiamo. Complimenti per lo stile «commerciale» dell’annuncio e per la foto inviataci via Internet. Sicuramente il «prodotto» avrà grande successo nella sua vita.
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Bilancio Situazione economica del periodico l’Artugna Periodico n. 88 Costo per la realizzazione + sito Web Spedizioni e varie Entrate dal 12/12/99 al 31/03/2000 Varie
entrate
uscite 6.900.000 148.000
6.776.000 1.368.000
Totali
6.776.000
Differenza
1.640.000
8.416.000
DAI CONTI CORRENTI Auguri cordiali ed infiniti per un vero e sincero Anno Nuovo a tutta la Redazione e alla comunità di Dardago, Budoia e Santa Lucia. SILVANA ZAMBON - ROMA
* Per l’Artugna 2000, con tanti auguri di buona continuazione. Cordiali saluti. MARIA ANGELIN - TRIESTE
*
Bravi!
DON MARIO DEL BOSCO - ROVEREDO
Saluti ed auguri.
* AURELIO ZAMBON - MILANO
*
Saluti ed auguri per l’anno 2000 a tutta la Redazione. DONATELLA ANGELIN - MILANO
*
Per l’Artugna 2000, con tanti auguri.
Grazie, Padre buono, per il dono dell’anno giubilare. Fa’ che sia tempo di grazia per il grande ritorno alla casa paterna, dove Tu, pieno di amore, attendi i figli smarriti per dar loro l’abbraccio del perdono e accoglierli alla tua mensa, rivestiti dell’abito di festa. GIOVANNI PAOLO II
ANNA JANNA - MILANO
* Un caro saluto a tutti de l’Artugna. CAMILLO ZAMBON - TRIESTE
*
Cordiali saluti e buon lavoro. OSVALDO SOLDÀ
* Il nostro contributo per l’Artugna, in occasione dell’arrivo di Silvia. MARIA TERESA E ANTONIO SANTIN - BUDOIA
Errata corrige Nell’ultimo numero di dicembre 1999, sulla quarta di copertina è stato riportato erroneamente il nome dell’esemplare fotografato. Anziché leggere: Civetta capogrosso leggasi Civetta - Athene noctua (parlata locale: thuita) Foto di Ezio Zaia - Pordenone Nikon F90x ob. 300 f 4.5 Fuji velvia
Nella prima didascalia di p. 32 del precedente numero (n° 88), leggasi Silvana ANGELIN Girolet, anziché Angelini. Ci scusiamo con l’interessata per non aver riportato in forma tronca il suo cognome come giustamente ella stessa ha tempestivamente evidenziato.
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Avvenimenti
Nascite
Matrimoni
Benvenuti! Abbiamo suonato le campane per l’arrivo di:
Hanno unito il loro amore: felicitazioni a…
Francesca Bastianello di Andrea e Elena Modolo - Dardago Alessia Manenti di Sergio e Laura Marcandella - Santa Lucia Roberto Merlo di Elio e Daniela Michilin - Dardago Joshua Favero di Luca e Christine Modolo - Budoia Federico Martinuzzi di Andrea e Michela Bernardis - Giais Samuele Peraboni di Elio e Sonia Janna Tavan - Cologno Monzese/Mi Silvia Santin di Renzo e Anna Belletti - Cernusco sul Naviglio/Mi Sara Gambin di Francesco e Monica - Mestre/Ve Lorenza Gennarini di Alberto e Romana Zambon - Milano Andrea Grattoni di Luca e Cristina Sanson - Milano Michele e Patrizia Venuda di Massimo e Monica Verde Marghera/Ve Anna Maria Caterina Boschin di Pierluigi e Rosanna Mancinelli - Roma Gabriele Puppin di Marco e Michela Baldan - S. Donato Milanese/Mi Benedetta Basso di Antonio e Silvia Bastianello - Mestre/Ve
Devis Sguassero con Laura Pellegrini - Budoia Ciro Zaccaria con Orietta Pastorutti - Santa Lucia Massimo Andreazza con Salima De Re - Budoia Angelo Zambon con Patrizia Zanolin - Dardago
Lauree
Defunti
Complimenti a:
Riposano nella pace di Cristo: condoglianze ai famigliari di…
Fabrizio Vago - Giurisprudenza - Budoia Marco Sogne - Economia e Commercio -Vimodrone/Mi Giovanna Zambon Bedin - Scienze Statistiche - Venezia
I nominativi pubblicati sono pervenuti in Redazione entro il 31 marzo 2000. Chi desidera usufruire di questa rubrica è invitato a comunicare i dati almeno venti giorni prima dell’uscita del periodico.
* Nozze d’oro Romualdo Zambon e Bruna Bastianello - Trieste
Erminia Zanon di anni 90 - Budoia Alberto Camarotto di anni 88 - Santa Lucia Antonio Panizzut di anni 72 - Budoia Paolo De Tuoni di anni 40 - Dardago Marco Falciani di anni 33 - Firenze Savino Amasoli di anni 69 - Santa Lucia Emilio Del Maschio di anni 91 - Francia Ida Marzari - Lido/Ve Salvatore Brancato di anni 30 - Budoia Agostino Andrea Fiorentini di anni 76 - Budoia Maria Boschin di anni 86 - Budoia Nello Cafasso di anni 67 - Alessandria Attilio Zambon di anni 80 - Dardago Rosalia Janna di anni 91 - Santa Lucia Giovanni Battista Signora di anni 72 - Budoia Ines Bastianello di anni 87 - Milano Santa Lachin di anni 86 - Palermo Marco Carlon di anni 78 - Budoia
IMPORTANTE Giungono talvolta lamentele per omissioni di nominativi nella rubrica Avvenimenti. Ricordiamo che la nostra fonte di informazioni sono i registri dell’Anagrafe comunale. Pertanto, chi è interessato a pubblicare nominativi relativi ad avvenimenti fuori Comune o relativi a particolari ricorrenze (nascite, nozze d’argento, d’oro, risultati scolastici, ecc.) è pregato di comunicarli alla Redazione.
Scoiattolo · Sciurus vulgaris Foto di Sergio Vaccher - Pordenone Nikon F90x ob. 300 f 4.5 Fuji velvia Gli scoiattoli sono attivi di giorno, in particolar modo subito dopo l’alba e al tramonto. Saltando agilmente tra i rami degli alberi si spostano in cerca di cibo, soprattutto semi, che rosicchiano tenendo i frutti tra le zampe anteriori. Spesso scendono anche sul terreno per mangiare germogli, tuberi e funghi; il cibo in eccedenza lo immagazzinano in diversi nascondigli. Gli scoiattoli non vanno in letargo e costruiscono un nido tra le biforcazioni degli alberi dove in primaveraestate nascono dai due ai quattro piccoli.
O Associazione Fotografi Naturalisti Italiani Sezione di Budoia -Pordenone Via della Liberazione, 6 · 33070 Budoia / Pn Tel. 0434/654322