scritti argan

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E' sempre difficile parlare della pittura di un amico, si sanno troppe cose della sua vita. Però, nel caso di Brajo Fuso, bisogna saperle e, sapendole, non si può che essergll amico. Non si può capirlo come artista senza sapere che fa il medico o lo fa benissimo, da tanti anni, con tutto l'impegno scientifico e umano che la professione richiede; è anche docente nell'Università. L'arte, per lui, non è riposo né sfogo; è un altro lavoro e vi si dedica con lo stesso tipo d'impegno, magari la mattina avanti giorno o in sera tardi. Non ha dunque due vite, ne vive bene, interamente, una sola. Fa anche altre cose, per esempio scrive racconti fantastici per ragazzi e li illustra; poi, magari, non si dà la pena di pubblicarli. Pratica inoltre un suo curioso tipo di giardinaggio, e qui davvero si potrebbe credere d'aver finalmente scoperto il suo divertimento del tempo libero; ma tempo libero non ne ha, e anche il suo giardinaggio rientra nel circolo della sua attività, è il punto d'arrivo dal bricolage o dello assemblage. Di giardini ne ha due: uno sulla collina di Perugia e l'altro ad Ansedonia. Li tira su con una tecnica tutta sua, lasciando crescere la vegetazione spontanea ed operando gli innesti più stravaganti, disseminandoli di pezzi di scultura e di ceramica, di costruzioni bizzarre e burlesche di sassi e di ferro, di rottami e di cocci di tutti i colori. Nel giardino di Perugia ha costrulto alla rustica un basso padiglione, seminascosto nel verde e tutto disarticolato per non disturbare le piante; e vi ha raccolto una larga scelta di quello che, in pittura, scultura e ceramica, va facendo da più di vent'anni. E' il racconto della sua vita, ma senza il minimo senso autobiografico, ed é il ricordo che vuole lasciare di sé alla nobile citta’ di provincia dov'é nato e vissuto. A visitarlo facendo attenzione alle date si trasecola tante sono le cose che Brajo ha trovato e sperimentato, senza farne un gran caso, prima degli altri. Del resto, se gli altri non hanno mostrato di accorgersene, la colpa è un po’ sua: quello che ha fatto non lo ha tanto fatto per fare, dell'arte quanto per assistere, un pò da dentro e un po’ da fuori al fenomeno di se stesso. Nella matassa della sua esistenza l'arte é il filo rosso che spiega tutto: è l'invenzione, la descrizione, qualche volta la presa in giro della propria persona. Come prima, provvisoria definizione, si può dire che Brajo e’ anzitutto un curioso. La più piccola cosa richiama il suo interesse: quanto basta perche’ la raccatti e la metta da parte con l'idea che potrà sempre servire. Per lui, niente e’ insignificante, non c'è cosa che non sia un segno. Può darsi che sia il tipico attteggiamento del medico, per cui tutto fa sintomo; ma v'è piuttosto ragione di credere che l’interesse del medico e quello dell’artista siano lo stesso interesse verso la vita, propria ed altrui. Le prime cose che ha fatto in pittura, subito dopo la guerra, sono illustrative, narrative, commentarie, con una vena mista di malinconia e d'umorismo: scene di ospedale, di campo di concentramento, di folla cittadina. Il modo del racconto è espressionistico, vagamente ensoriano, non senza un certo gusto di fare l'ingenuo, il pittore della domenica. Brajo racconta, insomma, la condizione


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