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Si vive per mangiare o si mangia per vivere? Fisiologia e psicologia delle scelte alimentari. Fattori individuali, fattori ambientali e condizionamenti. di Maria Torlini
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iascuno di noi nel corso della vita sviluppa un rapporto molto personalizzato con il cibo. L’uomo è per definizione onnivoro e questa necessità di nutrirsi in maniera varia dovrebbe essere alla base di una sana condotta alimentare che, come ricompensa, dovrebbe mantenerci in forma e preservarci dalle malattie. Ma – c’è sempre un ma... – purtroppo la maggioranza di noi non vive più a stretto contatto con l’ambiente naturale e di certo non produce, coltiva o alleva in diretta ortaggi, frutta, bestiame o pollame per il sostentamento dei propri cari, ergo “si deve fidare” di ciò che compra. La scienza e la tecnologia ci hanno messo a disposizione una infinità di conoscenze per produrre di più, conservare meglio, “migliorare” i sapori facendo contento il palato. Sta di fatto che oggi siamo in balia delle industrie alimentari e i ritmi di vita tendono a sottrarci ulteriore tempo anche nella preparazione e “condivisione” del cibo. Risultato: tanti cibi “gustosi come quelli che faceva la nonna” già pronti da mettere in tavola con buona pace di tutti. Ma – c’è sempre un ma… - a chi non è capitato di indirizzare lo sguardo alle etichette e/o alle composizioni di ciò che entra quotidianamente nelle nostre case? Alcune diciture sembrano quasi delle preparazioni farmaceutiche e ci vorrebbe un chimico industriale o di laboratorio per capire meglio le componenti degli appetitosi preparati che abbiamo a disposizione… La ricerca sul cibo migliore ha radunato intorno a sé parecchie specialità scientifiche e non: c’è il pubblicitario, l’industriale, il chimico alimentare, il genetista, il sociologo, lo psicologo, il ristoratore, ecc. ognuno però fa ricerca secondo le proprie esigenze, ovvero dal proprio punto di vista… ergo è molto difficile per il consumatore medio farsi un’idea reale
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e libera del concetto fisiologico di nutrizione. Ma andiamo per ordine. La nostra fisiologia è dotata di strumenti altamente efficaci con cui il nostro organismo è in grado di rilevare, analizzandoli, quantità e qualità degli alimenti in base all’aspetto, all’odore, al sapore e all’effetto finale della preparazione. Un complesso team gestisce il comportamento alimentare. Nessuno fa caso normalmente al mirabile processo che si svolge all’interno del nostro organismo per mantenere intatte e/o rinnovare le componenti su cui si fondano le nostre funzioni vitali. Il comportamento alimentare usufruisce di sofisticati meccanismi di attivazione e disattivazione di processi biofisici, biomolecolari e quant’altro per trasdurre quello che quotidianamente assumiamo come cibo e trasformarlo in energia spendibile da tutti i nostri apparati, ma soprattutto dal perpetuo lavorio che svolge il nostro cervello. Fondamentalmente il comportamento alimentare adempie due funzioni principali, entrambe sotto il controllo cerebrale: 1) il mantenimento dell’equilibrio energetico; 2) le relazioni con l’ambiente circostante. L’equilibrio energetico mira a mantenere la stabilità del peso corporeo, mediando tra le variazioni che possono essere dovute all’età o a circostanze esterne. I segnali che provocano o accompagnano l’assunzione di alimenti, la sensazione di fame, i segnali che le pongono termine, la sensazione di sazietà, sono in prima istanza di ordine metabolico. Forse non tutti sanno che lo stimolo è legato al grado di utilizzazione del glucosio, misurato in base alla sua differenza di concentrazione tra il sangue arterioso e venoso. Quando questa differenza è rilevante, appare
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la fame. Esistono anche dei misuratori glucidici al livello del fegato e del cervello, più precisamente nell’ipotalamo. La fame e la sazietà sono correlati inoltre a meccanismi legati ai lipidi. La degradazione dei lipidi, così come l’aumento della concentrazione degli acidi grassi liberi plasmatici, riducono l’assunzione di alimenti. In caso di digiuno, compare una sensazione di fame intensa a cui si associa una accresciuta lipolisi, in parole povere l’organismo consuma le riserve che ha a disposizione. Gli elementi di controllo sono pertanto degli amminoacidi poiché le proteine hanno un elevato potere di saziare. tra i mediatori della sazietà figura la serotonina. Anche l’ipotermia e l’ipertermia, ovvero le variazioni di temperatura osservate rispettivamente prima e dopo il pasto, giocano un ruolo di stimolo o di blocco all’assunzione di alimenti. Il comportamento alimentare può infine essere modulato da neuromediatori raggruppati sotto il termine generico di catecolamine. Collaborano al processo anche le sensazioni gastriche. L’intestino lancia i suoi segnali attraverso i chemorecettori intestinali, sensibili alle concentrazioni di aminoacidi o di glucidi. i recettori gastrici e intestinali partecipano al controllo del volume dei pasti, informando i centri cerebrali sulla quantità e la natura degli elementi ingeriti. L’atteggiamento verso il cibo può anche invertirsi alla fine del pasto, dando luogo ad una sensazione di disgusto. Ulteriore contributo per interrompere l’assunzione indiscriminata di cibo… La fame (quella fisiologica intendiamoci!) è la percezione dello stato di bisogno ed è provocata dagli stimoli provenienti da numerose regioni del nostro corpo. Lo stato di disagio e persino di sofferenza che genera è soppresso dall’ingestione di cibo. Forse non tutti sanno che la sazietà è la percezione anticipata della soddisfazione del bisogno organico. il nostro cervello, infatti, usufruisce di “sentinelle” attraverso le quali viene informato della soddisfazione dei bisogni in anticipo, prima che i tessuti ne siano effettivamente saturi. Questo consente di graduare senza squilibri tutti i processi metabolici. L’appetito, invece, nasce dall’associazione di stimoli esterni e interni che accompagnano l’assunzione alimentare: gusto e disgusto, odori e sapori…. e condizionamenti! E’ abbastanza comune per chi ha affrontato delle diete, aver fatto uso di preparati farmaceutici (gli
aiutini!), detti anoressizzanti (cioè antifame…) insieme ai derivati delle amfetamine. Questi composti possono creare anche una sensazione di euforia, ma – c’è sempre un ma… - il loro uso produce una serie di effetti secondari: accelerazione del ritmo cardiaco, aumento della pressione arteriosa, fenomeni di assuefazione che possono comportare l’aumento progressivo delle dosi e, a fine terapia, uno stato depressivo. gUsti innati e appetibilità innata. esistono due fattori che influiscono sul gradimento di un cibo: uno ormonale, svincolato dal gusto vero e proprio, e uno percepito dagli organi del gusto, in stretta correlazione agli eccitanti psicosensoriali. Capire le differenze e le relazioni tra questi fattori è di importanza fondamentale per raggiungere un giusto compromesso tra salute e gusto. i gusti innati sono comuni a tutti gli esseri umani. Malgrado sia difficile separare i gusti innati dai gusti veri e propri in quanto essi interagiscono tra loro, possiamo rilevare, in prima analisi, che i gusti innati dipendono dalla densità calorica (kcal per 100 gr.). Tutti amano i cibi che contengono molta energia (carboidrati e grassi): difficile trovare persone che non amano la pizza, il pane, la pasta, il formaggio, i salumi grassi. Solitamente alimenti meno graditi risultano essere i cibi con poche calorie (verdure, frutta, spezie). i gusti innati sono influenzati dal rilascio di neurotrasmetitori e dipendono solo in minima parte dai nostri gusti personali. Possiamo chiamare questo fenomeno appetibilità innata degli alimenti. Gli alimenti ipercalorici contengono sempre grassi, carboidrati o un mix di entrambi. Guarda caso i grassi e i carboidrati stimolano il rilascio di neurotrasmettitori che producono una sensazione di benessere e appagamento. Aumentando la loro concentrazione aumenta la densità calorica, il rilascio di queste sostanze, e il benessere conseguente alla loro assunzione. I carboidrati, ad esempio, stimolano il rilascio di serotonina, un potente sedativo che ci calma dallo stress, i grassi dal canto loro stimolano il rilascio di endorfine, sostanze che provocano il benessere fisico e alleviano il dolore. Diversi esperimenti scientifici hanno dimostrato che i mangiatori compulsivi presentano delle alterazioni del metabolismo di questi neurotrasmetitori, che aumenta la pulsione verso il cibo ad un livello simile alla droga. Anche i soggetti che non presentano tali
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cultura e natura alterazioni, a causa di questo meccanismo, possono dolce, per non formare dei futuri “zuccheroincorrere nel sovrappeso. dipendenti”. Come si è capito, le abitudini alimentari si formano QUesto piatto è proprio invitante! nel corso di tutta la vita. sin dall’infanzia un alimento può acquistare una connotazione positiva Per il nostro cervello ricezione, o negativa. E’ molto comune trovare persone che si percezione e sensazione non sono allontanate da un certo alimento per anni dopo sono sinonimi ma complementari averne fatto indigestione oppure perché da piccoli gli e rappresentano fasi successive è stato imposto. Ricordo una persona che da bambina indissociabili. il sapore di un (circa 8 anni), era stata costretta dal padre a mangiare piatto è, in effetti, un dato complesso, che mette in la carne, che lei odiava. Ebbene mi raccontò che gioco al tempo stesso la sensibilità gustativa, invece di mandare giù controvoglia il boccone, lo l’olfatto, la percezione termica, il riconoscimento parcheggiò in una guancia per ore mangiandoci sopra della forma e della consistenza, la valutazione della anche il gelato. Quella persona non toccò la carne per struttura degli alimenti, l’aspetto estetico e anni perché il solo ricordo le suscitava una repulsione l’impatto emozionale e psicologico. incontrollabile, per non parlare del conseguente stato Gli eccitanti psicosensoriali, che accompagnano e di anemia che spesso risultava nelle analisi… talvolta anticipano gli stimoli metabolici, sono a loro E’ quindi un dato di fatto che la sensazione di soddisfazione, di benessere nell’uomo dipende più volta numerosi, sottili e raffinati. La capacità di misurazione degli stimoli svolta dai dalle proprietà sensibili e gustative che dalla nostri sensi è molto potente, ad esempio l’uomo, in soddisfazione dei bisogni nutrizionali a livello condizioni ottimali, può percepire il chiarore di una metabolico. La sua percezione si arricchisce col candela a 27 km di distanza. Può avvertire trascorrere degli anni, delle circostanze nelle quali istantaneamente una puntura della pelle della esso viene consumato, del suo valore in termini di ampiezza di mezzo millesimo di millimetro. E ancora, prestigio sociale e del piacere digestivo che ne la quantità di sostanze odorose necessarie per accompagna il consumo. suscitare la sensazione olfattiva è dell’ordine di miliardesimi di milligrammo: si è costretti ad cibo e cervello esprimerla in numero di molecole. La sensibilità del nostro olfatto è diecimila volte più acuta di quella del Una complessa componente del gusto. Per esempio, l’ odore di aglio (etilmercaptano), cervello, il sistema limbico, mette viene avvertito dall’uomo nella concentrazione di 200 l’assunzione di cibo in molecole, per il cane la percentuale si abbassa collegamento con altri fattori notevolmente: 30 molecole. Sono divenuti ormai noti come l’emozione, l’apprendia tutti i famosi cani molecolari, impiegati in vari mento e la memoria. campi per la lotta alla droga, nelle operazioni di Di tutto ciò bisogna tenere conto salvataggio, nelle indagini criminologiche, ecc. nella prescrizione di una dieta, poiché un pasto di uguale valore nutritivo può ah! come fa le polpette la mamma risultare molto diverso rispetto alle abitudini del soggetto. non le fa nessUno! Le nostre emozioni e i nostri ragionamenti sono processi interdipendenti e nel caso delle scelte Il cibo non è soltanto un mezzo di sostentamento ma alimentari possono esserci due livelli di processo: 1) assume una valenza affettiva sin dai primi mesi di vita processi di scelta a livello biologico (calo di zuccheri e in seguito, può essere vissuto come un sostituto di nel sangue); 2) processi di scelta nello spazio legami affettivi. Il latte materno è senz’altro dolce, e personale e sociale (conoscenza di sé, relazioni molti attribuiscono a questo fatto il loro desiderio di sociali – ragion pratica). zucchero: una sorta di bisogno primordiale. In realtà L’amigdala (che guarda caso vuol dire mandorla, per il latte umano non ha un sapore marcatamente dolce, le dimensioni e la forma che ricorda), riceve mentre i biberon, eccessivamente zuccherati, possono informazioni da varie modalità sensoriali direttamente deviare il nostro gusto naturale. Attenzione quindi, dal talamo e dal tronco encefalico, svolgendo un nei primi anni di vita, a non eccedere con il gusto ruolo importante nel comportamento emozionale
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cultura e natura e alimentare. Un ampio e dettagliato studio elettrofisiologico su singoli neuroni (le cellule della corteccia cerebrale) ha confermato queste informazioni, precisando che il ruolo dell’amigdala è anche quello di valutare la palatabilità gustativa e di associare gli stimoli gustativi con altri stimoli sensitivi compresa la percezione (Nishijo et al. 1998). gli stimoli visivi risultano responsabili della palatabilità, quanto e più di quelli organolettici degli alimenti, poiché possono modificare gli effetti di sensorialità gustativa ed olfattiva. nella corteccia gustativa secondaria dell’area orbitofrontale, singoli neuroni rispondono al gusto di un alimento soltanto se è presente la fame. I neuroni in questo caso riflettono il valore gratificante del gusto e mostrano sazietà sensospecifica, che nell’uomo si rivela un fattore importante nella food choice (corrente che studia le scelte alimentari) nei comportamenti alimentari dell’obesità (Snoek et al., 2004). Sempre nella corteccia orbitofrontale, le afferenze olfattive convergono su neuroni con afferenze gustative, formando la rappresentazione di aroma. Oltre ai neuroni che mostrano una risposta ottimale per dolce, salato, amaro e acido, vi sono rappresentazioni separate per il gusto umami (è il nome giapponese del sapore del mono-sodiogluttammato MSG, presente nei dadi) e astringente o allappante (ad es. acido tannico, frutta acerba, ecc.). Dunque anche la capacità di apprendimento di associazioni tra vista e gusto è caratteristica precipua del processo nervoso che si verifica nella corteccia orbitofrontale (Rolls, 1999). La sensazione gustativa legata all’integrazione centrale ha tutti i caratteri della sensibilità generale, come confermato dalla possibilità di evocare una “sensazione gustativa fantasma”, in presenza di anestesia della branca del nervo facciale proveniente dalla lingua (chorda timpani, Yanagisawa et al. 1998). Lo studio degli effetti degli stimoli sensoriali nella
scelta di alimenti risulta particolarmente interessante poiché la molteplicità di recettori e vie nervose relativi implica un’eccezionale complessità del sistema e quindi spiega la grande diversità del comportamento alimentare, soprattutto alla luce delle ricerche di settore che, a fini della scelta, definiscono l’abbondanza di beni alimentari “un fattore che influenza la ricerca di soddisfazione oro sensoriale”, spesso esaudita con alimenti ad alta densità energetica (Kringelbach, 2004). Attualmente si reputa che ciascun recettore gustativo contribuisca in modo modulato all’integrazione centrale del sapore, e la migliore conoscenza della fisiologia del gusto può essere utile per garantire migliore adesione ai consigli dietetici (Hess, 1997). Questi dati ci dicono che le esperienze in fatto di selezione e gusti alimentari si possono costantemente arricchire e perfezionare, infatti chi lavora nel campo ha senza dubbio dei “software” cerebrali molto più sofisticati dei nostri: vedi i degustatori professionali di cibi e alimenti … in grado di percepire e riconoscere minime variazioni in tal senso… Ecco perché è molto importante, soprattutto sin dall’infanzia, far sperimentare una vasta gamma di prodotti alimentari, possibilmente di origine naturale, accompagnati da una sana educazione alimentare che dovrebbe comprendere l’integrazione tra il gusto degli alimenti e la loro utilità metabolica. condizionamenti! Purtroppo l’obesità infantile è diventato un vasto fenomeno e di conseguenza anche i contributi di ricerca per l’infanzia hanno fatto notevoli progressi nella comprensione dei meccanismi alla base delle scelte alimentari che riguardano i piccoli. Una serie di evidenze è particolarmente allarmante e allo stesso tempo illuminante a questo proposito poiché mette ancora una volta in tutta evidenza, la potenza dei meccanismi di apprendimento della prima infanzia. Bambini da 2/3-6 anni possono riconoscere come familiari marchi, confezioni, colori, loghi, testimonials e cartoni animati ad essi associati ( in questo caso al cibo). Esperimento 1): anche una sola
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cultura e natura esposizione ad un messaggio pubblicitario televisivo produce una marcata preferenza per il prodotto nella prima infanzia. Esperimento 2): a bambini tra i 3 e 5 anni fu chiesto di scegliere il sapore migliore tra una serie di cibi e bevande McDonald’s e un’altra serie di prodotti anonimi (ma che in realtà erano gli stessi prodotti della McDonald’s). Ebbene i bambini preferirono anche il sapore di carote e latte (non presenti nei prodotti della McDonald’s) perché pensavano fossero prodotti dal marchio! La ricercatrice Elisabeth Loftus (Univ. California, Irvine) ha condotto esperimenti sui falsi ricordi riuscendo a contraffare la memoria degli individui per indurli a preferire o a disprezzare un cibo. “i falsi ricordi possono influenzare i comportamenti futuri, anche determinando decisioni fondamentali su cosa mangiare.” In due esperimenti, tramite questionari e informazioni fasulle, ha convinto i volontari che nell’infanzia si erano sentiti male per aver consumato uova sode o sottaceti tanto da doverli escludere dalla dieta. La strategia persuasiva ha funzionato anche con il gelato alla fragola, ma non con gli snack, soprattutto le patatine, il cui appeal è risultato più forte delle bugie che non hanno modificato l’atteggiamento delle “cavie” (forse perché rientrano, appunto, nelle preferenze innate per i grassi?...). E’ risultato completamente positivo il test riguardante i prodotti salutari ma sgraditi: la Loftus, introducendo nei soggetti reminiscenze menzognere, li ha spinti ad amare e quindi a divorare verdure fino ad allora detestate. Di fronte ad una rosticceria siamo tutti come i cani di Pavlov….. Il condizionamento classico è un tipo di apprendimento fondamentale. Il fisiologo russo Pavlov, durante i suoi studi di laboratorio incentrati sulle funzioni gastriche, si accorse che i cani del suo laboratorio salivavano quando si metteva polvere di carne nelle loro bocche, ma anche al solo vedere la carne, la ciotola, la persona che lo portava, o al sentire i passi dell’addetto alla pappa, oppure appena si
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accendeva la luce. Questo comportamento è stato dimostrato anche nei granchi, nelle formiche, nei mangiatori di formiche, nei gatti, così come nelle persone… Un’altra forma di apprendimento è il condizionamento operante, detto anche strumentale o apprendimento per prova ed errore, che è stato studiato a fondo da P.F. Skinner. Questo tipo di apprendimento dimostra come il comportamento dell’uomo e dell’animale sia determinato anche dagli effetti prodotti sull’ambiente. Skinner pose un ratto in una gabbia, (Skinner Box). In essa vi era una leva. Il ratto, premendo casualmente la leva, ottenne il cibo - apprese così a premere la leva per ottenere il formaggio. Il condizionamento strumentale è possibile perché animali ed esseri umani sanno quando c’è una relazione tra due eventi e quando non c’è. Questo secondo tipo di condizionamento è un meccanismo cardine dei messaggi pubblicitari poiché induce a creare associazioni gratificanti con il prodotto reclamizzato. Molti sono anche gli studi sui messaggi subliminali i quali dimostrano che “l’assimilazione passiva di un concetto è facilitata dalla comunicazione subliminale”(R. Provana). Ad esempio, la procedura, nata negli anni ‘30 con gli Spot di 1/3 di secondo della Coca-Cola e poi proibita, si basa in particolare su immagini che, scorrendo veloci, non vengono percepite se non dall’inconscio dove rimarrebbero a pilotare le scelte. I messaggi subliminali, visivi, olfattivi sonori, toccano le aree sensibili del cervello. McDonald’s, per incentivare la socializzazione nei suoi locali (così si mangia di più…) dopo un lungo studio sui colori, li ha arredati con il giallo e l’arancione, che favoriscono l’aggregazione. Ma c’è anche chi applica a questo campo la sinestesia, ovvero l’associazione di un colore con un suono, che permette di mascherare nelle affissioni parole o frasi dietro i colori corrispondenti, visibili e captati anche a distanza e a bordo di un veicolo in movimento. Tra le tante tecniche di indagine si sta sperimentando quella con una camera ad infrarossi per registrare in un volto, durante l’assaggio di un alimento, le minime variazioni termiche, dovute a
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cultura e natura contrazioni di muscoli e capillari, che vengono comparate con le reazioni verbali e gestuali rivelatrici dell’effettivo interesse di un soggetto per il prodotto. conclUdendo….. Abbiamo visto quanti elementi concorrono a far parte dei comportamenti e delle scelte Ivan Piotr Pavlov, 1849 - 1936 alimentari. Questo ci permette di riassumere alcuni tra i fattori che influenzano la scelta del cibo: a) determinanti biologiche (fame, appetito, gusto); b) determinanti Malattie digestive: alMeno 1 tuMore su 4 riguarda psicologiche (emozioni, memorie, apprendimenti); l’apparato digerente. determinanti fisiche (procedure di preparazione, tipologia, struttura degli alimenti, tempi di cottura, l’apparato digerente è tra le componeni più colpite dalle neoecc.); c) attitudini, (credenze e conoscenze riguardo plasie con una incidenza del 28% negli uomini e 26% nelle al cibo); d) determinanti sociali (cultura, famiglia, donne. annualmente circa il 15% della popolazione italiana efabitudini alimentari); e) determinanti economiche. Il fetua una visita per malaie digesive. Questa percentuale rappresenta il 2% dei ricoveri ospedalieri. il 40% degli italiani tutto può essere racchiuso nello stile di vita. Sta di fatto che il nostro processo decisionale si soffre di disturbi funzionali come la dispepsia e la sindrome delorienta non solo in base ai marcatori somatici ma l’intesino irritabile. nel nostro paese nel 2006, escludendo anche e soprattutto in base ai meccanismi cerebrali quelli per tumore, i decessi per malaie dell’apparato digeche sottostanno alle motivazioni più o meno rente sono stai oltre 23.000. condizionate del nostro personale stile alimentare. Il i dai epidemiologici rivelano una prevalenza, nella popolazione ricordo del sentimento corporeo, spesso di natura tra i 18 e i 65 anni di età, di 220-240mila casi di affezioni inemozionale, associato all’assunzione di una fiammatorie intesinali (colite ulcerosa, morbo di Chron), mendeterminata scelta effettuata anche in base alla nostra tre il 9-11% della popolazione presenta celiachia. l’incidenza esperienza passata, potrebbe nondimeno delle patologie acute del pancreas è tra i 70-80 su 100.000 abicondizionarci pesantemente nell’alimentazione. Le tani. più di un milione e mezzo di casi di cirrosi sono riferibili malattie all’apparato digerente sono in costante alle epaii di HBv (circa 1.500 decessi all’anno) e un milione e aumento e probabilmente una delle ragioni potrebbe otocentomila casi all’epaite HCv (10.000 decessi all’anno). essere rintracciabile nella quantità di sostanze Quaderni del Ministero della salute. “stato dell’arte e programchimiche utilizzate nei settori della filiera alimentare mazione dell’assistenza alle malaie digesive” che nel corso di giorni, mesi, anni, costringono il nostro organismo ad entrare in contatto con sostanze n.9 maggio-giugno 2011. www.quadernidellasalute.it artificiali. Per poter effettuare scelte consapevoli, non basta seguire istruzioni e procedure ma occorre potenziare la finalità funzionale del processo: mangiare con BIBLIOGRAFIA soddifazione non fa rima con alimentarsi male o fare Torlini, M, Argomenti tratti da: Dispense corso ECM “Fondamenti di sacrifici inauditi, vuol dire altresì promuovere con nutrizione umana” . Resp. Scient. E. Lugaresi Cioffi, A.L., Scelta di alimenti e nutrizione: approccio psicofisiologico. piacere tutte quelle azioni che ci aiutano ad adottare Alimentazione e nutrizione umana. comportamenti alimentari che ci tutelino e non ci Robinson T.N. at al. Effects of Fast Food Branding on Young Children’s danneggino a causa, spesso, di condizionamenti Taste preferences. Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine /vol 161(no,8) aug 2007. indotti o di comportamenti compensatori. EUFIC REVIEW n. 17 The determinants of food choice, april 2005 “Lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato; lentamente fresco e delizioso, comincia a fondersi: bagna il palato molle, sfiora le tonsille, penetra nell’esofago accogliente e infine si depone nello stomaco che ride di folle contentezza”. (G. Flaubert)
Henkin, Levy LM, Lateralization of brain activation to imagination and smell of odors using fRMI: left hemispheric localization of pleasant and right hemspheric localization of unpleasant odors. J. Comput Assist Tomogr.2001 jul-aug;25(4):493-514 Review Royet JP, Plailly J, Lateralization of olfactory processes, chem senses. 2004 Oct; 29(8):731-45 Review
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