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Poesia

“Solo per i bianchi”, il fallimento dell’Apartheid. Uno dei cartelli di avviso alla popolazione sudafricana ci mostra come la segregazione razziale fosse ritenuta una norma di comportamento quotidiana: “QUESTI LOCALI PUBBLICI E LE LORO DOTAzIONI SONO RISERVATI PER L’USO ESCLUSIVO DI PERSONE BIANChE”. Oggi è solo un ricordo, ma il processo di cambiamento è ancora da completare a cura di Elisabetta Gatti Nel 1964 Nelson Rolihlahla Mandela, all’età di 46 anni entra nel carcere di Robben Island, un isola dell’oceano Atlantico vicina a Città del Capo, per scontare la condanna all’ergastolo in quanto colpevole di sabotaggio e alto tradimento. Ne uscirà solo 27 anni dopo all’età di 71 anni grazie alle pressioni internazionali e al suo straordinaio carisma. Ma è proprio nell’isolamento e nelle privazioni imposte dal carcere, che Mandela inizia un processo di trasformazione personale e politica che lo porterà a liberare il suo paese da un ingiustizia plurisecolare che aveva permeato ogni aspetto della vita quotidiana delle persone di colore, imprigionando, al tempo stesso, anche le vite della popolazione bianca. Infatti ciò che rende speciale il pensiero e l’azione di Mandela, non è tanto l’aver difeso i più deboli, ma quello di aver trasformato una seppur legittima lotta di parte, in una battaglia per la dignità dell’uomo. Un risultato che si può ottenere solo cambiando il proprio centro di osservazione che, più o

meno inconsapevolmente, è parziale e privo della visione dell’altro da noi. Non giudicare chi sbaglia, ma adoperarsi attivamente per liberarlo dall’errore, è un principio affermato da più parti, da lungo tempo, con diverse parole - “Non giudicare…” Matteo 7.1-. Un principio che è sempre valido nella vita quotidiana e si conferma una scelta irrinunciabile per l’intera umanità se vuole trovare un’alternativa all’auto-distruzione.

“Sapevo che l'oppressore era schiavo quanto l'oppresso, perché chi priva gli altri della libertà è prigioniero dell'odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristretezza mentale. L'oppressore e l'oppresso sono entrambi derubai della loro umanità.”

CN n. 9 2012

N. Mandela

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Poesia

Meditazione

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. È la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? " In realtà chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo. Non c'è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi: È in ognuno di noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri. Nelson Mandela 21

CN n. 9 2012


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