"Brescia Centro - Stili di vita" (numero 1)

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Stili di vita Centro

Periodico del Consorzio Brescia Centro • Numero 1 • Aprile 2011

Chi siete? Dove andate? Un fiorino Da San Nazaro a San Faustino Oro diamanti e la marcia a tourbillon Brescia degli Orefici Signori delle gemme e del tempo a Brescia Mille Miglia sulle ali di un mito La “passione” di Matisse Il centro di Brescia o della vocazione turistica Piazza e Hotel Vittoria Guagliò jammo cu’ a pala Pizzerie di Tramontini nella Brescia degli anni ‘60 La Sosta nelle scuderie del Palazzo Martinengo Si chiudono due cantieri se ne apre uno nuovo Margaroli Riprendetevi la città! Rebecchi La Brescia del buon senso



EDITORIALE

Brescia Centro Stili di vita

numero uno UN PRIMO FOCUS SU ALCUNE VIE DELLA CITTÀ. LA PRIMA PARTE DI UN VADEMECUM  DELLE STRADE, DELLE PIAZZE, DEI MONUMENTI, DELLE CHIESE E DEI NEGOZI DEL CENTRO STORICO CHE VERRÀ COMPLETATO  NELLE PROSSIME DUE EDIZIONI. UNA GUIDA PER VIVERE IL CENTRO STORICO, VERO CENTRO COMMERCIALE NATURALE, DOVE SI RESPIRANO STORIE E CULTURE IMPORTANTI

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Il pranzo è servito! Scusate le abitudini professionali... Dunque, eccoci giunti al numero 1 di Brescia Centro - Stile di vita, edizione più completa e più ricca della precedente. Oltre a un primo focus sulle vie del centro, che integreremo nelle prossime uscite, presentiamo un gruppo di negozi d’eccellenza della “Brescia degli Orefici” (un nuovo intinerario, che completeremo nelle prossime edizioni) e alcuni protagonisti dell’ospitalità bresciana. La Mille Miglia è alle porte, così ne abbiamo tratteggiato la storia gloriosa, ma in una rivista d’attualità che si rispetti, non potevano mancare gli interlocutori della nostra attività di commercianti, vale a dire chi ci governa e chi sta all’opposizione. Ecco allora uno spazio per il confronto sulle tante cose dibattute: traffico, parcheggi, nuove opere e sicurezza. Tutte cose sulle quali il Consorzio Brescia Centro, da un po’ di tempo, ha da dire e dice la sua. Intervenire su una delle possibilità di sviluppo della nostra città, il turismo d’arte (lunga vita alle grandi mostre, come quella di Matisse), vissuto da noi commercianti come il possibile domani, o meglio ancora, il volano dell’oggi, è un altro punto sul quale apriamo un confronto d’idee e di proposte. Il nostro non è un progetto facile: realizzare una rivista autofinanziata, con il solo interesse di rilanciare il centro storico della città, comporta impegno, dedizione e sacrifici. Siamo dunque grati a chi ci sta dando una mano. Il nostro ringraziamento va ai nostri inserzionisti, che hanno creduto nel progetto di Brescia centro - Stili di Vita, ai nostri lettori e a tutti coloro, commercianti e no, che ci stanno offrendo un contributo d’idee e di proposte, per migliorarci e essere ancora più competitivi. L’auspicio è quello di sempre: che Brescia Centro - Stili di vita, diventi un must per un cittadino consapevole. L’augurio è che questa rivista sia uno strumento tra gli altri, per la rinascita del centro storico, luogo dove si respirano storie e saperi importanti, nelle tracce architettoniche certo, ma anche negli uomini e nelle donne che hanno fatto del cuore della città il loro habitat professionale e di vita. Questa del resto è la loro e la nostra mission. Buona lettura! Il direttore Enrico Campanile

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Centro Stili di vita


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Centro Stili di vita

Brescia Centro Stili di vita n. I Anno I • Aprile 2011

La rivista è online www.consorziobresciacentro.it

Periodico edito da Consorzio Centro Città Via Pagani, 14 23127 Brescia Tel 393 2671137 stilidivita@consorziobresciacentro.it Registrazione presso Tribunale di Brescia n. 37/2010 del 18/10/2010

SOmmARIO 5

Consorzio Brescia Centro

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Chi siete, dove andate? Un fiorino

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Le vie del centro storico: Corso Martiri della Libertà, via Fratelli Porcellaga, via Dante, corsetto S. Agata, corso Mameli, corso Garibaldi, via Pace, via San Faustino

Direttore Responsabile: Enrico Campanile Art Director coordinamento redazionale: Giuseppe Romano gierrep@tin.it

In redazione: Maurizio Abrami Enrico Campanile Gabriella Caratti Francesca Guzzardi Toni Massoletti Maurizio Rodella Giuseppe Romano

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Il gioiello della chiesa dei Miracoli

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La chiesa di San Giovanni

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Commercianti di altri tempi

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Torre della Pallata

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Chiesa dei Santi Nazaro e Celso

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Santa Maria del Carmine

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Siamo tutti writers

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Oro, diamanti e tourbillon

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La Brescia degli Orefici

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Signori delle gemme e del tempo a Brescia

Fotografia: Alberto Romano

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Mille Miglia, sulle ali di un mito

albertoromano@me.com

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La “passione” di Matisse per Michelangelo

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Il Centro di Brescia, o della vocazione turistica

Marketing e pubblicità Marco Mandelli Marina Bono

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Può Matisse aiutare Brescia?

Hanno collaborato:

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Roberto Denti Alessio Merigo Marco Riva

Piazza e Hotel Vittoria: l’architettura del ‘900

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“Guagliò, jammo cu’ a pala!...

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Quelle pizzerie di Tramontini nella Brescia degli anni ‘60

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La Sosta nelle scuderie del Palazzo Martinengo

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Si chiudono due cantieri e se ne apre uno nuovo in galleria

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Brescia Centro - Sili di vita a colloquio con Maurizio Margaroli e Aldo Rebecchi

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Negozi associati

Stampa Grafiche Luvriti Via Stazione Vecchia, 92 25050 Provaglio d’Iseo (Brescia)

Si ringraziano: Consiglio del Consorzio Brescia Centro, Anna De Biagi, Marco Consoli, Monica Ferrata, Luisa Ferrata, Gianandrea Massoletti

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Centro Stili di vita



CONSORZIO BRESCIA CENTRO

Consorzio Brescia Centro, anime e valori differenti

Questa è la nostra mission e per realizzarla, convinti che possa bastare davvero poco, auspichiamo che ciascun associato trasmetta il proprio impegno, il proprio entusiasmo e la propria voglia di fare ad altri commercianti. In questa direzione va anche la nostra rivista. Brescia Centro - Stili di vita, è nata infatti come strumento di marketing del centro storico e della sua storia. Buon lavoro, dunque, cari colleghi. È il momento di utilizzare la propria professionalità, la propria unicità ed esperienza per dimostrare che insieme possiamo fare grandi cose!

Francesca Guzzardi Presidente del Consorzio Brescia Centro

Cos’è un consorzio? Un consorzio è un’associazione costruita con il fine di compiere operazioni di comune interesse verso un obbiettivo organizzato e che permette alle aziende commerciali, che ne fanno parte, di ottenere risultati singolarmente impensabili. Aderire al Consorzio Brescia Centro significa “concretizzare” e cioè dare supporto a singole e specifiche iniziative di negoziazione degli interessi commerciali del centro storico, con le istituzione preposte al governo della città. Aderire al Consorzio Brescia Centro non presuppone la rinuncia al supporto delle associazioni di categoria, bensì ne rafforza il ruolo, attraverso la partecipazione alle scelte e al lavoro sindacale. Sono convinta che all’interno del nostro consorzio convivano differenti anime e diversi valori che ci uniscono e che devono unirci sempre di più, in un momento economico estremamente difficile come quello che stiamo vivendo. All’interno del gruppo di lavoro si concretizza, non solo l’impegno al raggiungimento degli obbiettivi prefissati, ma anche una sorta di alleanza dettata da sentimenti di solidarietà e di amicizia. Abbiamo preso a cuore la nostra città e il centro di Brescia, lo sentiamo come un dovere e vorremmo trasmettere tutto questo anche a voi colleghi. Abbiamo bisogno del vostro aiuto, delle vostre idee, della vostra visione delle cose, per condividere sempre e con più persone, quest’esperienza unica che, a nostro avviso, sta dando i suoi frutti.

L’unità d’Italia negli abiti haute couture. Un abito di Guillermo Mariotto per Gattinoni, indossato da Francesca Testasecca, miss Italia 2010 (da Fatti e Pensieri) In  questi  giorni  si  celebra  l’anniversario  dei  150  anni  dell’unità d’Italia e proprio quest’avvenimento ci ricorda che la nascita di un Paese è nell’unità a una bandiera e a un progetto condiviso. Ed è nell’unità che noi cerchiamo di rilanciare il nostro territorio. “L’unità fa la forza”, slogan vetusto, resta sempre un motto di grande attualità. 5

Centro Stili di vita



APERTURE DOMENICALI E FESTIVE DEI NEGOZI

• Domenica  • Domenica  • Sabato • Domenica

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Aprile Aprile Maggio (Notte bianca della 1000 Miglia) Maggio

Il Consorzio Brescia Centro è partner del DUC Distretto Urbano del Commercio

CONSORZIO BRESCIA CENTRO: CIÒ CHE DICIAmO È CIÒ CHE FACCIAmO •

CONDIVISIONE E PARTECIPAZIONE AL PROGETTO DUC (DISTRETTI URBANI DEL COMMERCIO) PROMOSSO DALLA REGIONE LOMBARDIA, DAL COMUNE DI BRESCIA, DALLA CAMERA DI COMMERCIO, DA ASCOM, CONFESERCENTI, COMPAGNIA DELLE OPERE E BRESCIA TOURISM (30 PROGETTI FINANZIATI DAL DUC).

CALENDARIZZAZIONE DELLE APERTURE DOMENICALI E FESTIVE.

CAMPAGNE PUBBLICITARIE A SUPPORTO DELLE VARIE INIZIATIVE.

CREAZIONE DI EVENTI, COME I GALÀ DEI COMMERCIANTI DEL CENTRO STORICO.

CONVENZIONI CON ISTITUTI BANCARI E ASSICURAZIONI.

INCHIESTA TRA I CLIENTI SUGLI ORARI DI APERTURA.

PROPOSTE PER LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI DELLE SINGOLE VIE, IN ACCORDO CON LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA.

NELLE FESTIVITÀ OMAGGI AI CLIENTI DEI NEGOZI CONSORZIATI.

Nel galà dei commercianti, che si è tenuto nel Dicembre scorso, presso l’Hotel Vittoria, il sindaco di Brescia, Adriano Paroli e l’assessore al marketing territoriale maurizio margaroli, hanno premiato il Consorzio Brescia Centro con la Vittoria alata, massimo riconoscimento della città. Con questo gesto l’Amministrazione comunale, ha voluto sottolineare il lavoro svolto dal Consorzio per la promozione e lo sviluppo del centro storico della città. (Nella foto Francesca Guzzardi, presidente del consorzio, riceve la Vittoria alata dall’assessore Maurizio Margaroli)

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Centro Stili di vita


BRESCIA, LE VIE DEL CENTRO STORICO

“Chi siete?

Dove andate? Un fiorino…” Casa del Magistrato della Mercanzia, Corso Mameli

Le attività commerciali del centro storico hanno seguito l’andamento dell’assetto urbanistico della città, le sue stratificazioni demografiche, la domanda degli abitanti, la legge del profitto e delle mode, che via, via, si sono succedute. Di contro la città nel corso dei secoli è stata modellata sull’esigenza stessa del commercio delle merci: le vie di accesso, le piazze, le strade del centro, la nascita di grandi complessi architettonici come lo stesso palazzo della Loggia, con il porticato adatto al mercato e il nome di molte strade, sono il frutto della borghesia mercantile e artigiana nel corso dei secoli. Alcune botteghe hanno resistito al trascorrere del tempo e alle leggi del mercato; altre hanno abdicato. Alcune categorie commerciali sono state espulse dal centro storico; altre, si sono insediate. Nuovi negozi sono sorti, leggendo in una specifica via centrale le possibilità del loro successo; altri si sono profondamente modificati, magari smarrendo la loro connotazione originaria, per far fronte a una nuova domanda. Alcuni hanno fatto tendenza. Altri, forse un po’ sprovveduti, hanno rincorso le mode del tempo, ma si sa, come scriveva Oscar Wilde che la 8

Centro Stili di vita

Giuseppe Romano Foto Alberto Romano Schede Roberto Denti

moda: “È una forma di bruttezza così intollerabile che dobbiamo cambiarla ogni sei mesi”… La recente liberalizzazione delle licenze, la presenza omnivora della grande distribuzione, che resta nella nostra provincia tra le più importanti del Paese, il progetto della realizzazione della metropolitana, la carenza di parcheggi e non ultima la crisi congiunturale, hanno di fatto completato la selezione, ma è fuor di dubbio che senza i negozi la città non vive. Senza botteghe, caffé, ristoranti, teatro, cinema; senza spazi aperti alla cultura, senza un tessuto di relazioni e di scambio, il centro storico muore. “Chi siete? Da dove venite? Dove andate?  Un fiorino…”  Se non vogliamo finire come i due protagonisti, del film “Non ci resta che piangere” di Benigni e Troisi e pagare dazio ad ogni passaggio epocale – anche l’avvento della metropolitana è un passaggio epocale – teniamoci ben strette le nostre radici e le nostre ragioni d’essere. Quella del commercio, nel centro della città, anche se non la sola, è una di queste.


Un vademecum all’uso di Brescia Prima parte Stili di vita, propone un vademecum all’uso di Brescia, attraverso i negozi associati al Consorzio Brescia Centro, che non può prescindere dalla storia delle vie del centro storico, dei suoi palazzi, delle sue chiese e delle sue piazze, a cominciare da tre porte d’accesso: l’antica porta san Nazaro (corso martiri della Libertà), porta Garibaldi (l’omonimo corso) e Piazzale Cesare Battisti (via San Faustino)

CORSO mARTIRI DELLA LIBERTÀ La Porta San Nazaro e Caterina Cornaro, sposata per procura a Giacomo II di Lusingano, re di Cipro. La chiesa dei Templari, Santa Maria del Tempio e la chiesa quattrocentesca di Santa Maria dei Miracoli. I palazzi Onofri e Martinengo Villagana, questo il potpourri della storia e dell’architettura di Corso Martiri della Libertà, ma andiamo con ordine.

Di volta in volta tratteremo le altre zone al fine di costruire un unico palinsesto del centro della città e dei negozi consorziati.

LA REGINA DI CIPRO Corso Martiri della Libertà, che congiunge piazza della Repubblica a via Fratelli Porcellaga, si apre all’angolo con via Vittorio Emanuele II, con l’imponente Palazzo Togni degli anni ’30. È da lì, dall’allora Porta di san Nazaro, che nel lontano 1497 fece il proprio ingresso Caterina Cornaro, regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia e signora di Asolo, in visita al fratello Giorgio, allora podestà di Brescia. Narrano le cronache del tempo, che Caterina Cornaro fu accolta da otto dottori, che allestirono in suo onore un carro trionfale, con baldacchino e ombrello di damasco bianco, per scortarla, tra ali di folla, al palazzo di Lodovico Martinengo della Pallata. Il percorso (con sosta obbligata alla chiesa dei Miracoli, dove la regina si raccolse in preghiera) era pavimentato da tappeti e addobbi dorati e in suo onore fu organizzato uno spettacolo di carri allegorici con Diana, Cupido e compagnia briscola. Pare che tutto questo ambaradan, costò ai nostri antenati la somma considerevole di 10.000 ducati. Chiesa di Santa maria dei miracoli 9

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Centro Stili di vita

Sulla sinistra di Corso Martiri della Libertà, si apre una piazzetta (Contrada della Mansione) dove è ancora visibile la facciata, anche se completamente rifatta, della chiesa di santa Maria della Mansione, o per meglio dire Sancta  Maria Mansionis sive de Templo, legata alla tutela dell’Ordine dei Templari e considerata una meta dei pellegrini lungo la strada per Gerusalemme. La chiesa templare, che era costituita da un unico ambiente, con facciata a capanna e tetto a capriate lignee, fu oggetto di varie diatribe giudiziarie fra gli Ospedalieri, che ne ereditarono i beni dopo la soppressione dell’Ordine dei Templari e la Cooperazione dei fabbri, che rivendicava l’appartenenza dei primogeniti donatori fra


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i propri membri e rimase in funzione sino al 1769, quando venne seriamente danneggiata dall’esplosione della polveriera di San Nazaro. Quello del 1769 fu un tragico evento: un deposito di polveri da sparo, situato al lato della porta esplose, provocando la devastazione di buona parte della città. Narrano le cronache che “settanta case precipitarono sino ai fondamenti…”.

FARE E DISFARE Come tutto il bel Paese, di passato ricco di fascino, fatto di regine, cavalieri templari prima e di città del ferro poi, la Leonessa ne ha da vendere, anche in questo tratto di strada - dall’andamento anomalo, rispetto ai tracciati reticolari delle vie cittadine, che ne spiega di per sé l’importanza di un tempo. Ma, la Leonessa ha un futuro? per quello c’è il tempo della riflessione! Per ora restano i vari tentativi di dare a questa via di scorrimento - che prima del progetto della metropolitana, portava dritta al parcheggio di Piazza della Vittoria - un senso compiuto, salvaguardandone le innumerevoli attività commerciali a ridosso delle piazze del centro, che, fatte salve alcune eccezioni, hanno resistito al disegno della viabilità non sempre illuminato. Si ha spesso la sensazione di un fare e disfare teso a rincorrere la contingenza, anziché perseguire un disegno strategico di città, anche in questo corso in cui sorgono – tra gli altri - il palazzo settecentesco Onofri, ora sede della Banca d’Italia e il palazzo Martinengo Villagana , del XVIII secolo, ora sede dell’UBI.

IL VICOLO DEI CICLOPI Madonna con bambino - Antico vicolo dei Ciclopi, ultimo a sx, prima di svoltare in corso Palestro, venendo da Piazza Repubblica

In un vicolo, oggi senza nome e che fu vicolo dei Ciclopi, all’angolo di un negozio d’ottica, vi è ancora un af11

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fresco del ‘400, raffigurante una Madonna con Bambino che probabilmente doveva assomigliare – ci ricorda Franco Robecchi, Le strade di Brescia, Newton Editore, 1993 – all’immagine della Madonna che fu all’origine della fondazione di santa Maria dei Miracoli, importante gioiello della scultura lombarda del Rinascimento. Immagine un tempo esposta nella pubblica via e poi inclusa nella chiesa, allorchè i devoti ne riconobbero il potere miracoloso.

IL CANTÙ DÈI STUPÌ Andrea e Camillo figlioli del quondam Messer Giovanni Maria di Fabis detto di Stopini con bottega della città de Bressa in contrada del canton di Stopini All’incrocio con corso Palestro, risuona un nome antico, il cantù dèi Stupì (cantone degli Stoppini) che la leggenda vorrebbe romanticamente riferire a qualche venditore di stoppini (a mo di piccola fiammiferaia di lontana memoria), ma che in realtà è la derivazione di un nome, Iovan Maria di Favi ditto el Stopino che aveva una “bottega de li scarpi” nella zona, come ci documenta Paolo Guerrini.

Una chiesa bizantina con quattro cupole e a pianta quadrata, che stranezza! Santa Maria dei Miracoli si potrebbe anche descrivere così, come uno scrigno in pietra di Botticino nato per racchiudere qualcosa di molto prezioso, in una via eternamente trafficata, quasi soffocata dalle case. Il gioiello da proteggere è un’immagine della Vergine dipinta su un muro che, pregata dalla gente, si dice compia davvero miracoli: la venerazione popolare è così forte che si pensa sia necessario costruire un ricovero all’immagine, poi qualcosa che serva pure a celebrare la Messa, infine una chiesa. I lavori iniziano nel 1486, le maestranze sono le stesse che operano in Loggia e nell’omonima piazza. Nelle lesene e nelle candelabre della facciata, opera, di rinascimentale bellezza di Giangasparo Pedoni, si ammirano decorazioni fantasiose: croci, lance, scudi, coppe, uccelli, serpenti, animali fantastici, spighe, frutta, fiori. C’è persino un leone rampante, simbolo di Brescia, su di uno scudo. Il protiro, aggiunto in un secondo tempo, è diviso in quattro colonnine dalle scanalature rettilinee che poggiano tutte su un unico alto basamento e sorreggono una tribuna rettangolare, a una sua volta sor-

montata da una stretta edicola col timpano triangolare. Anche nel protiro, come nei basamenti e nelle fasce delle colonne, nei riquadri dell’architrave e della tribuna è tutto un susseguirsi di fregi. Sopra le lesene ci sono dei bassorilievi raffiguranti il Battesimo di Cristo e l’Adorazione dei Pastori. Nell’abside, all’interno, si conservano opere di rilievo: sulla parete destra la ”Assunzione” di Pietro Marone e la “Purificazione di Maria Vergine” di Grazio Cossali; sulla parete di fondo, in una cornice marmorea barocca, vi è il quattrocentesco e venerato affresco della Vergine col Bambino, alla base dell’antica devozione. E di una lunga tradizione, nei secoli, di ex voto e di “per grazia ricevuta”. Della chiesa, bombardata il 2 marzo 1945, il miracolo vero è che si sia salvata la facciata, una meravigliosa trina di ricami marmorei. Alcune scritte sparse verso il cielo invitano la gente al bene, a rimettere i peccati, a conservare le cose spiegate, a temere Dio. E’il testamento di Cristo. Chi passa dai Miracoli se entra, grazie all’intercessione della Madonna, prega e loda Dio, se resta fuori deve saper bene cosa rispettare: questo è il messaggio.

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NEGOZI DI CORSO mARTIRI DELLA LIBERTA’

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Fotografare i negozi dall’interno è un modo per sottolineare il loro affacciarsi sulla via e la loro accoglienza; è un invito a entrare e ad andare oltre la soglia delle vetrine...

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La Banda cittadina di Brescia sotto la Loggia 14

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COMMERCIO E OSPITALITÀ Da tempo i commercianti di Corso Palestro si danno da fare per dare continuità al passeggio del corso, per chi provenga da corso Zanardelli, camminando verso via Pace. Butto lì una storia fantastica, quella del signore degli stoppini, che all’angolo della via, invitava a superare la soglia, per dirigersi verso il convento caritatevole di San Francesco…Questa storia immaginaria potrebbe valere tutti i tentativi (alcuni ben riusciti, per la verità) d’arredo urbano. Quella che è certa è la volontà degli associati al Consorzio Brescia Centro, di estendere il passeggio e di aprire nuove vie al concetto di centro della città. Del resto se date uno sguardo all’insù al palazzo d’angolo con via  Fratelli  Porcellaga (casa Otelli), sopra il portale curvilineo, troverete due altorilievi del Righetti, raffiguranti il commercio e l’ospitalità.

Il film Blade Runner, che s’ispira al libro di Philip K. Dick, Il cacciatore di androidi, ha oramai 28 anni, ma il suo valore profetico è ancora attuale. Senza fare del facile catastrofismo è come se l’autore ci avesse raccontato quello che poi sarebbe successo in una città cupa, violenta e inquinata: nel film una Los Angeles, perennemente avvolta dalla nebbia. Una città dove anche la pioggia è sporca e dove c’è un eroe che ha il compito di combattere i replicanti. “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...” In Blade Runner, Deckard (Harrison Ford), il nostro eroe, combatte il male in un mondo abbruttito e incattivito. Chi sono oggi i nostri Deckard? Sarebbe troppo facile dire coloro i quali lottano contro il malaffare, garantendo la sicurezza delle città, o chi rischia la vita per portare la pace. A loro va il nostro plauso. Meno facile, ma altrettanto nobile, pensare che altri eroi siano quegli uomini e quelle donne che credono nell’aggregazione, nell’etica del lavoro, nel rispetto delle regole civili e nella democrazia, nella tolleranza, nella solidarietà e che lavorano volontariamente perchè la città sia davvero la città di tutti. Brescia è una città ricca di questi uomini e di queste donne, di associazioni cattoliche e laiche, di categoria e non e di gruppi di volontariato, che danno ai cittadini il senso di non essere soli. Tanti Deckard ignoti, capaci di garantire il bene comune; moderni eroi sconosciuti, in grado di riconciliarci con la brescianità.

Casa Otelli, sculture raffiguranti il commercio e l’opitalità

BLADE RUNNER ALTRO CHE CHIUDERE GLI SPAZI E GLI ESERCIZI PUBBLICI, TRASFORMANDO BRESCIA IN UNA SORTA D’INQUIETANTE CITTÀ COME QUELLA DI BLADE RUNNER DOVE I MODERNI GRATTACIELI SORGONO ACCANTO AI PALAZZI PIÙ ANTICHI, PRIVI DI ABITANTI E MAGARI ADATTATI ALLE NUOVE TECNOLOGIE, DI UNA METROPOLI DESERTA E AUTOMATIZZATA. I VENTUNO NEGOZI CONSORZIATI DI CORSO MARTIRI DELLA LIBERTÀ E DI VIA FRATELLI PORCELLAGA, SONO UNA TESTIMONIANZA TANGIBILE E NON SOLO ROMANTICA, DI UNA CITTÀ VIVIBILE E ANCORA POSSIBILE. 15

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PROFUmERIA

Farmacia Tita Corso Martiri della Libertà 18 Tel 030 43212

Desirèe Corso Martiri della Libertà 10/E Tel 030 3752171 E-mail profumeriadesiree@alice.it Profumeria storica, seguita direttamente dalla titolare e da una collaboratrice, con esperienza ventennale. Marchi di presigio: CBN, Este Lauder, Esteban, Pitanguy, Reminessance, Sisley, Tom Ford, Valmont e tanti altri da scoprire

La farmacia è situata nella stessa sede di corso Martiri della Libertà fino dalla prima metà del 1800. La famiglia Tita, che la gestisce da 40 anni, ha puntato a mantenere visibile la storicità dell’attività, pur offrendo contemporaneamente un servizio sempre aggiornato. La farmacia è specializzata, nei prodotti per fisioterapia, omeopatia, omotossicologia, cosmesi e veterinaria. 17

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Il centro di Brescia ha qualcosa di nuovo, unico e divertente

Corso Mameli 23 - Brescia tel. 030 2808245 aperto dal martedì alla domenica 9.30-20.30

il “Club del gusto” ristorante e enoteca rimane aperto fino alle 23.00 - chiuso la domenica sera Scuola di cucina in collaborazione con Arclinea

L’arcipelago del gusto a due passi da Piazza Loggia. Segui Buonissimo su


Elemento decorativo della Facciata del palazzo masperi: al centro il puttino che fa pipì

VIA FRATELLI PORCELLAGA Singolare la somiglianza del puttino nostrano, fregio ornamentale del palazzo masperi, al manneken-Pis (qui riprodotto), una statua in bronzo alta una cinquantina di centimetri, situata nel centro storico di Bruxelles. Questa statua è il simbolo dello spirito indipendente degli abitanti della città. manneken Pis, nel dialetto fiammingo, altro non è che il ragazzetto che fa pipì.

“TRAHIT SUA QUEMQUE VOLUPTAS” Corso Martiri della Libertà è collegato con via Dante da via Fratelli Porcellaga, che ospitava negli anni ‘60 il cinema Odeon, trasformato poi in magazzino Upim e ora nel supermercato Pam. La breve via è affiancata dalla palazzina Masperi, a ridosso dell’attuale voragine dei lavori per la metropolitana. Il palazzo porta una singolare scritta sulla facciata “Trahit sua quemque voluptas” e “A dominio introitus et exitus” traducibili con: “Ognuno è attratto da ciò che gli piace (Virgilio)” e “Solo Dio concede che da questa porta si entri e si esca”. Desta una nota di curiosità il puttino, che dal cornicione si rivolge verso la strada per fare pipì. Dovrete impegnarvi per vederlo ma vi assicuro che c’è. Questo edificio, negli anni ’70, fu definitivamente rifatto nei suoi volumi interni, dall’architetto Bruno Fedrigolli, per essere trasformato in struttura commerciale che prese il nome di Cordusio (da Curia Ducis, sede politica e amministrativa dei duchi longobardi, che era effettivamente ubicata in quest’area).

LA FONTANA DEL VANTINI

Piazzetta S. Luca - Fontana opera del Vantini

Negli anni venti, presso l’incrocio con via IV Novembre, in una sporgenza muraria ora inesistente, stava la fontana, opera del Vantini, a ricordare l’eroismo dei fratelli Porcellaga. “Qui presso cadevano i prodi Lorenzo e Lodovico Porcellaga combattendo per la patria il 19 Febbraio 1512”. La fontana, rimontata negli anni ’80 in piazzetta san Luca, faceva riferimento all’eroica resistenza dei due fratelli al sacco della città compiuto in quell’epoca da Gaston de Foix. 19

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NEGOZI DI VIA FRATELLI PORCELLAGA

CALZATURE

Il Laccio Via Fratelli Porcellaga 17 - Tel/Fax 030 3750660 e-mail: illaccio@illaccio.it - www.illaccio.it Calzature e pelletteria

GIOIELLERIA

Ricostruzione degli interni della Farmacia Zadei

GELATERIA Oreficeria Ribola Via Fratelli Porcellaga 10 Tel 030 295849 Orologeria e oreficeria dal 1935

INFORmATICA

whiteStore Via Fratelli Porcellaga 8 - Tel 030 2403412 info@whitestore.it

Gelateria La dolce vita Via Fratelli Porcellaga 28

Apple Premium Reseller, negozio affiliato Apple in Brescia, centro assistenza Apple. Computer Apple, iPad, i Phone, iPod e accessori

Gelati, granite, stecchi e torte semifreddo

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VIA DANTE Via Dante che congiunge piazza della Vittoria con via Fratelli Cairoli, presenta ancora nel lato nord lo “spettacolo” – tamponato con contrafforti – delle demolizioni iniziate durante il fascismo. La via è ricca di palazzi: il settecentesco Martinengo di Padernello; la casa del Carmagnola, del ‘400 e il palazzo Calzavelia, all’angolo con l’omonima via e lungo questa strada vi si trovava anche l’antica e celebre farmacia Zadei, prima che venisse sanzionato, con regio decreto del ’29, il piano Piacentini e si avviassero le demolizioni per far posto a piazza della Vittoria.

LA FARMACIA ZADEI, NELLA VIA S.AMBROGIO, POI VIA DANTE “Superfluo ricordare ai bresciani l’antico centro cittadino testè demolito, mera accozzaglia di vecchie case malsane, sozze e cadenti, privo affatto di ogni elemento storico e architettonico che meritasse d’essere conservato”. E’ in questo modo sconcertante che l’Annuario Guida della città e della provincia del 1933-1934 (edizioni Apollonio & C.) liquida la demolizione di una porzione antica e nobile della città di Brescia. Nella “mera accozzaglia di vecchie case malsane, sozze e cadenti”, nella via S.Ambrogio, poi via Dante, c’era anche la farmacia di Guido Zadei, arredata con mobilia disegnata in forma architettonica da Rodolfo Vantini, così come quella di un’altra farmacia altrettanto famosa, Pirlo di Salò, legata alle frequentazioni di Giuseppe Zanardelli, che risiedeva a Maderno e al quale Brescia ha dedicato recentemente il nuovo Palazzo di Giustizia. La farmacia Zadei, verrà ricordata non solo per la mirabile opera del Vantini, ma per le frequentazioni patriottiche e politiche che alla fine dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, ne fecero sede di incontri e cenacoli di cultura. “Nella vecchia, scomparsa via S.Ambrogio, la farmacia Zadei – come scrive Vincenzo Lonati, in Commentari per l’Ateneo di Brescia nel ’34 - aveva visto nel suo retrobottega fervidi convegni di patrioti nella pericolosa vigilia degli avvenimenti, ai quali Brescia partecipò eroicamente; e fu essa, appunto, che diede a Girolamo Rovetta, bresciano ed amico della famiglia Zadei, lo spunto ispiratore della scena del primo atto del Romanticismo”. 21

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ABBIGLIAmENTO

NEGOZI DI VIA DANTE

ABBIGLIAmENTO

Big Jym - Abbigliamento sportivo Via Dante 21 Tel./Fax 030 46235

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Scaravelli Via Dante 12 Tel 030 3757318 www.scaravelliemilio.com e-mail: info@scaravelliemilio.com Abbigliamento uomo e donna Marche prodotti: 313, Ab Soul, Bafy, Bagutta, Barbour, Berwich, Canali, Della Ciana, Filson, Heaven Two, Hetregò, La Torre, Mabro, Peserico, Tramarossa, Woolrich

Dal 1985 negozio specializzato nell'abbigliamento fitness e per il tempo libero, uomo donna e bambino, con le migliori collezioni del settore: Deha, Dimensione Danza, Everlast, Meeting, Freddy, Champion.

OTTICA

Buizza Via Dante 4 - Via Dante 17/19 Tel: 030 3774590 Fax 030 2907882 Tel. 030 40113 - 030 42406 Fax 030 2907882 www.buizza.com e-mail:buizza@buizza.com Buizza abbigliamento, da quarant'anni veste l'uomo e la donna con eleganza e attenzione ai particolari. Nelle boutiques Buizza griffes esclusive interpretano le ultime tendenze della moda: Per l’uomo: Cantarelli, Borrelli, Zanella, Herno Moorer, L.B.M, Brooksfield, Jeckerson, Jacob Cohen, Santoni, Fedeli, Aeronautica, Martina, Blauer. Per la donna: Moncler, Missoni, Jucca, Twin-set, Grifoni, Coast-Weber, Blauer,J acob Cohen, Wood, Brodgen, H.Eich, 40 Weft, Alberta Ferretti, Lenzi. 22

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Max Ottica Via Dante, 25 Tel. 030 45268 Email: maxottica@hotmail.com Negozio presente a Brescia dal 1982. Montature per occhiali di marchi selezionati, quali Oliver Peoples. Lenti a contatto su misura sia progressive, sia per astigmatici. Applicazioni di lenti a contatto a calco per cheratocono.


CORSETTO SANT’AGATA AL MORO DIETRO LA LOGGIA

Portale d’ingresso Loggia delle mercanzie CORSETTO S. AGATA

ABBIGLIAmENTO Garbo Corsetto S. Agata 14/c Tel 030 3751341 toto2801@libero.it Abbigliamento femminile 360°, Anis, Daco, Giglio Rosso, Ken Scott, Malibù Cecilia Benetti

L’antico tracciato di corsetto sant’Agata, che oggi congiunge piazza Rovetta con via Dante è stato trasformato nel corso dei secoli. Originariamente la strada, sorgeva parallelamente alla sponda destra del fiume Garza e si congiungeva a nord con corso Mameli, prima che il piccone demolitore creasse il vuoto tuttora esistente. Nel secolo scorso, dovette arrendersi per fare posto a Piazza della Vittoria e oggi resiste, un po’ turbata, ai lavori per la metropolitana. Al vecchio numero civico 2222 di corsetto Sant’Agata, a ricordare una vocazione commerciale ultracentenaria di Brescia, è rimasto uno dei negozi più antichi della città, l’ottocentesca merceria Rovetta. Grazie alla sua insegna, una testa d’africano con turbante (tuttora visibile), la merceria “Filippo Rovetta fu Giobatta” sarà ricordata come la bottega del “Moro dietro alla Loggia”. Probabilmente furono i broccati e le sete provenienti dall’Oriente a ispirare l’insegna, ma certo la bottega fu antesignana dello sviluppo attuale del commercio in questa zona. L’Oriente, infatti, dagli anni novanta, si è riversato in questo scorcio di città –da Rua Sovera, a via San Faustino – tra profumi di kebab e gateau arabe; tra jeans made in China, macellerie islamiche e pashmine made in Pakistan, pane arabo e mango d’improbabili fruttivendoli filippini. Eppure, fino a pochi anni fa, Corsetto Sant’Agata – scrive Robecchi in “Negozi storici in Lombardia, Edizione la Compagnia della Stampa”, contava una trentina di negozi, fra i quali vi erano sette negozi di tessuti, tre botteghe che vendevano legname (i palér che provenivano soprattutto dalla valle bergamasca Imagna), tre formaggiai e salumieri, una merceria” 23

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DAI TESSUTI MILANI ALLA GALLERIA CONTEMPORANEA Di fronte alla chiesa di sant’Agata, sino a un tempo ancora più recente, stava il negozio di tessuti Milani dell’affabile Giuseppe Massenza, che spesso incontravi sulla porta delle sue vetrine a salutare sorridente i passanti. Ora che il caseggiato, pericolante, è stato messo in sicurezza e che incedono i lavori della metropolitana, ad angelo custode del vicolo è rimasta l’agguerrita edicolante in lotta con alcuni passanti interessati alle sue stampe, tanto da scrivere più o meno scherzosamente, su un cartello esposto sulla via “se trovo chi mi ruba i giornali, taglio loro le mani”. Sul lato ovest del corsetto si apre il portale rinascimentale dell’ex casa Lechi, detta Loggia delle Mercanzie. L’edificio, che è passante rispetto a vicolo Rizzardo, nel cortiletto interno ospita il museo di fotografia Ken Damy e la galleria d’arte Contemporanea. La nascita di Contemporanea, ha finalmente fatto giustizia dell’opinabile scala mobile, realizzata in una ristrutturazione degli anni ’70. In quegli anni, fallito l’esperimento di farvi dei negozi, vi fu chi ebbe addirittura l’ardire di trasformare quei locali in aquarium…

ARTE CONTEMPORANEA, PERCHÈ NON SI VIVE DI SOLO PANE A partire dal mese di febbraio, Contemporanea, ospita un’importante mostra dedicata agli artisti che hanno esposto da Massimo Minini. Nei trentasette anni della sua attività Minini ha fatto conoscere alla città, negli spazi che si sono succeduti nel tempo, sino all’attuale galleria di via Apollonio, un mondo dell’arte aperto alla ricerca: dalla pittura, alla scultura, dalle installazioni video, alla fotografia. Nella galleria di Massimo Minini, sono stati ospitati molti mostri sacri dell’arte internazionale contemporanea: da Boetti a Fabro, da LeWitt a Cattelan, dalla Beecroft ad Accardi, da Paolini a Dan Graham, da Kapoor a Sottsass. In questi trentasette anni d’attività, Minini ha portato il mondo dell’arte contemporanea a Brescia, sostituendosi, sempre in maniera delicata, ma non priva d’intelligente sensibilità e passione, alla carenza di un Museo d’arte contemporanea, evocato e mai realizzato, dalle varie amministrazioni che si sono succedute. 24

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Contemporanea - massimo minini Vanessa Beecroft, VB62, Chiesa dello Spasimo, Palermo, 2008, C print, 114 x 76 cm

Ciesa di S. Agata Le statue, opera di Antonio Calegari, delle Sante Agata, Lucia e Apollonia


LA CHIESA DI SAN GIOVANNI  UN DUELLO ARTISTICO  TRA MORETTO E ROMANINO  Contrada San Giovanni La gotica facciata, rimasta incompleta e con resti di tombe nobiliari, non fa intuire i gioielli dell’interno. San Giovanni, nel 1440 affidata ai Canonici Regolari di San Salvatore di Venezia, sorge su un’antichissima basilica, consacrata nel 402, con il titolo di Concilium Sanctorum. La cappella del SS. Sacramento, commissionata nel 1521 a Romanino e Moretto, dà vita a un duello artistico senza precedenti. I dipinti del Moretto stanno sulla destra (la Raccolta della Manna, Elia confortato dall’angelo, i due evangelisti Luca e Marco, L’ultima cena nella lunetta e sei Profeti nel sott’arco), quelli del Romanino occupano il lato sinistro (Resurrezione di Lazzaro, Cena in casa del Fariseo, gli evangelisti Matteo e Giovanni, Messa di San Gregorio nella lunetta e sei Profeti nel sott’arco), Antico e Nuovo Testamento sono posti di fronte, in una rinnovata attenzione al dialogo fra Dio e gli uomini attraverso i profeti, all’opera degli Evangelisti, al mistero dell’Eucarestia. Sull’altare, la Deposizione di Bernardino Zenale guarda uno dei primi tabernacoli voluti da S.Carlo Borromeo: l’Eucarestia va protetta, difesa, onorata, riposta dopo la Messa con la stesa cura e devozione con cui Cristo viene deposto dalla croce. La cornice in legno è di Stefano Lamberti, mentre la lunetta soprastante ospita una Incoronazione della Vergine del Moretto. Oggetto di devozione è poi la Madonna del Tabarrino, una tela del Moretto spesso portata in processione per scongiurare la siccità: si tramanda che, ancor prima del rientro in chiesa, cominciasse a piovere, obbligando così i partecipanti alla processione a indossare il tabarro, un lungo mantello. La cappella fu rimodernata nel Settecento da Alessandro Callegari che affrescò la volta e realizzò lo scenografico altare decorato da un fondale di angeli e nuvole poggianti su un sontuoso marmo giallo. Si può forse ricollegare alla primitiva basilica paleocristiana, fondata da San Gaudenzio nel V secolo, la cappella di Santa Maria. Sulla parete nord si trova una miracolosa immagine della Madonna che si riteneva perduta, ritrovata con i restauri degli anni ‘60. Le pitture più antiche, due Madonne in Trono e due gruppi di Santi con devoti, sono datate 1486 e sono opera di Paolo Caylina il Vecchio. Opera di inizio Cinquecento di Floriano Ferramola è invece l’affresco della volta, con i quattro Evangelisti, i loro simboli e i Padri della Chiesa.

IL SENO DI SANT’AGATA, GLI OCCHI DI S. LUCIA E I DENTI DI S. APOLLONIA Le statue, opera di Antonio Calegari (1698-1775), delle Sante Agata, Lucia e Apollonia, ornano il portale classicheggiante della chiesa di Sant’Agata, già patrona dei Goti, che dà il nome alla via. La tradizionale rappresentazione della triade delle sante, venerate in questa chiesa e accomunate dall’iconografia del martirio, vuole la siciliana Sant’Agata ostentare i propri seni su un palmo della mano, Santa Lucia, anch’essa siciliana (da queste terre l’origine dell’asinello che l’accompagna), offrire alla visione i propri occhi allineati su un vassoio, pur avendone altri due ben collocati al loro posto e S. Apollonia tenere tra le mani una pinza che serra un molare. Mentre Sant’Agata, nonostante lo stesso Gregorio Magno avesse raccomandato il culto, non ha avuto un grande successo, ben altro si può dire per S. Apollonia e Santa Lucia, in particolare per i bambini. La prima, patrona dei dentisti, ha garantito loro lauti guadagni e a tutti noi qualche soldino, in cambio di un dentino da latte; la seconda, la più amata dai bresciani, nella notte tra il 12 e 13 dicembre, ci ha regalato con i suoi doni (perché i sogni finiscono?) attimi di emozione e felicità indimenticabili.

Chiesa di San Giovanni contrada San Giovanni 25

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CORSO MAMELI LA CURT DEI PULÌ E LA LOGGETTA Corso Mameli è una via ricca di edifici storici che vanno dal Medioevo, come la casa d’angolo con via Paitone, al Rinascimento, come la casa del Magistrato della Mercanzia, ora sede universitaria, capeggiata da una scultura della bilancia e della giustizia. A poche decine di metri da Piazza Rovetta, da un volto si accede alla Curt dei Pulì, (da Polini, commercianti di pelli) un esempio di Brescia medioevale, rimasto nel cuore dei bresciani, tanto da mantenere il suo toponimo in dialetto. La Curt dei Pulì era posta tra due corsi d’acqua, il Bova e il Celato a est e una roggia a ovest, ancora annotata fra le mappe dell’ottocento; presenza confermata anche dalle due fontane all’interno della corte. A questo cortile, nascosto e silenzioso, nel vecchio cuore della città, che ha ispirato nel tempo pittori e poeti nostrani, Renzo Bresciani, nel 1967, dedicò un’opera teatrale, messa in scena con la regia di Costanzo Gatta dalla Loggetta, compagnia teatrale che alla fine di quegli anni, seppe riproporre il filone della cultura popolare (oltre a Bresciani e Gatta, Mina Mezzadri e Renato Borsoni) perseguendo un lavoro che vedeva intellettuali lombardi e non, come Bosio, Leydi, Straniero e lo stesso Franco Fortini, ridare spessore e dignità alla musica, alla canzone e al teatro popolare, non solo di contestazione.

El mostasù dele Cosére NEGOZIO CORSO mAmELI

ARTICOLI DA REGALO

MOSTASÙ DELE COSÉRE All’angolo di corso Mameli con contrada delle Cossere, si affaccia beffardo, il famoso Mostasù dele Cosére, che per i bresciani ha sempre costituito un enigma. Di quale epoca è? Chi rappresenta? E’ stato scolpito lì o vi è stato trasportato e in seguito a quali fatti? Raffigura re Desiderio? Ai tentativi di rispondere a queste domande il Pasquino bresciano, come alcuni lo hanno definito, o la nostra sfinge dal naso mozzato che dir si voglia, è indifferente e se ne sta pacifico spettatore della quotidianità, profondamente “disorientata” nei costumi e nella tradizione, in questo scorcio di città. Scolpito nella pietra, non assurge neppure l’onore del Botticino, pare tuttavia che il Mostasù, per il tipo di materiale utilizzato e per le caratteristiche della scultura stessa, risalga a se26

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Casabella Lilloni Corso Mameli, 47 - tel. 030 41541 www.casabellalilloni.it Articoli d’arredo per la casa: Alessi, Alexander, Sambonet. Gioielli fantasia con elementi Crystallised Swarovski, di Oliver Weber. Porcellane: Thun, Villeroy & Boch, Wedgwood, Richard Ginori, Portmerion, Royal Copenhagen. Cristalli: Carlo Moretti, Sevres, Rogaska e Riedel


coli precedenti al 1300 e ciò darebbe al faccione una derivazione longobarda. Al Mostasù, il poeta Terenzio Formenti, nel 1927, dedicò queste righe: “All’angolo di Via Giulio Uberti ogni giorno t’incontravo/ impettito e sicuro me n’andavo quando mamma per mano mi teneva/ con la coda dell’occhio ti sbirciavo e il fiato nei polmoni trattenevo quando solo passavo accanto a te/ a fissarti negli occhi ci ho provato... ma al tuo sguardo di pietra non reggevo/ anche i sogni nelle notti m’invadevi/ ma il tuo naso tranquillo mi metteva/ senza dubbio... tra noi due il migliore ero io”.

CORSO GARIBALDI “A GARIBALDI”

La Curt dei Pulì, così come si presenta oggi

monumento a Garibaldi

“Accorrendo voi al primo grido d’allarme, insieme ai Cacciatori delle Alpi, avete mostrato che gelosi custodi dell’acquistata indipendenza, siete decisi a difenderla con i vostri petti e consacrarla per sempre”. Con queste parole Giuseppe Garibaldi ringraziò i bresciani nel 1859, accorsi in sua difesa per un allarme improvviso mentre giungeva nella nostra città. Il Corso che gli fu intitolato nel 1862, mentre Garibaldi stava in piena azione di guerra e sino alla metà dell’Ottocento – ci ricorda Franco Robecchi, nella sua opera preziosa Le strade di Brescia - aveva tre diversi nomi: Porta S. Giovanni, corso della Pesa e corso della Pallata. Il nome di corso è antico e sta a indicare che vi si svolgevano delle corse. Tra le più curiose vi erano quelle che si tenevano per la festa dell’Assunta. Le corse che vedevano quale percorso, via Milano, corso Mameli e corso Garibaldi appunto, con traguardo nei pressi di Piazza della Loggia, erano organizzate per cavalli, asini e prostitute. La tradizione durò sino al XV secolo, poi grazie alle invettive di Bernardino da Feltre, i bresciani si convinsero dell’immoralità di detto palio. Il monumento a Garibaldi, opera dello scultore Eugenio Maccagnani, fu collocato nel 1889. L’epigrafe posta sul basamento fu oggetto di una divertente annotazione del poeta dialettale Angelo Canossi: - L’epigrafe è di alcuni professori/che prima l’han mandata al gran Carducci;/se per caso ci fosse qualche errori;/e quello, rispettati i capisaldi,/ci tirò via gli errori e gli errorini;/e c’è rimasto solo: “a Garibaldi”. – 27

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NEGOZI DI CORSO GARIBALDI

ABBIGLIAmENTO

FRUTTIVENDOLO

Franco frutta di Gelmini Carlo Corso Garibaldi 21/b Tel 030 5310443 Fema Sport Corso Garibaldi 10 - Tel. 030 44506 - e-mail: femasport@libero.it Dal 1925 a oggi: quattro generazioni di commercianti. Dal fondatore Mario Festini a Silvio, che trasformò l’attività del negozio. Nel 1985 è Anna a traghettare l’azienda verso il 2000. Oggi è Marco a mantenere viva la storia di Fema Sport, con nuovi marchi e nuovi prodotti di abbigliamento, calzature e articoli sportivi, quali: Lacoste, Avirex, Belfe, Everlast, Roxy, Armani, Quiksilver

Original marines Corso Garibaldi 23 - Tel 030 49071 - e-mail: ombrescia@email.it Abbigliamento dallo stile casual e sportivo per bambino/a da 0 a 16 anni

Lola abbigliamento Corso Garibaldi 20/h Tel 030 3750198 Abbigliamento femminile. Marchi: Kontatto, Northland, Sexy Woman, Souvenir, King Kong 28

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NEGOZI DI CORSO GARIBALDI

CALZATURE

COmmERCIANTI D’ALTRI TEmPI. QUANDO PIETRO CAVELLINI CONTAVA I PASSANTI (da Stòrie & stórie, di Costanzo Gatta)

Toemi Calzature Corso Garibaldi 21/c Tel. 030 40310 e-mail:paolo66bs2007@libero.it Negozio di calzature dal 1980

mACELLERIA

Macelleria Zanini Guerrino Corso Garibaldi 5 Tel. 030 44515 Guerrino Zanini da garzone di bottega negli anni ‘50 a titolare dell’omonima macelleria, con lo stesso impegno di sempre e la stessa attenzione alla qualità delle carni lavorate, che lo contraddistinguono

“Perchè mai quel forestiero conta la gente che passa per strada?” - si chiesero i bresciani, vedendo agli angoli delle strade uno sconosciuto poco più che trentenne impegnato in quel sondaggio. Quello sconosciuto - scrive Costanzo Gatta, in Stòrie & stórie - era Pietro Cavellini (1877-1963), padre di Mario e di Guglielmo Achille Cavellini. Originario di Vignola (una frazione di montagna del comune di Pontremoli), ebbe l’intuizione di aprire il grande magazzino “Bazar 33”, così chiamato come ci ricordava Lilloni, dell’omonimo negozio, perchè tutto veniva venduto a 33 centesimi (Il signore dei cristalli, BresciaCentro-Stile di vita, numero 0). “Cavellini, fu un uomo che fece fortuna grazie alla sua forza di volontà, avendo il coraggio di fuggire da un angolo d’Italia - scrive Gatta - dimenticato da Dio... Ebbe un’infanzia tribolata: un giorno del 1886 una capsula di dinamite gli scoppiò tra le mani. Perse tre dita della mano sinistra e il pollice della destra. Non si scoraggiò. Scartata Milano, troppo grande, approdò a Brescia...Dopo aver girato la Lombardia, casa per casa, prima con una cassettina in spalla piena di cianfrusaglie poi con il carretto, per capire dove aprire il suo negozio, decise di appartarsi in un angolo delle varie strade e, orologio alla mano, controllare il traffico. Dopo giorni di ripensamenti la scelta cadde su corso delle Mercanzie, l’attuale corso Goffredo Mameli. Al numero 45 - dove ora si trova Casabella Lilloni - venne aperta la prima bottega, Il Bazar 33”.

PASTICCERIA

Bar Pasticceria Bicelli Corso Garibaldi 31/a Tel. 030 46216 Caffetteria, biscotteria, pasticceria. Specialità: panettoni, frittelle, colombe pasquali, uova di Pasqua, bossolà, torta di rose

Casabella Lilloni, là dove prima si trovavano  i Grandi Magazzini 33 di Cavellini

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DOPO LE 17.00 RISPARMI 4€

VISITA GUIDATA GRATUITA

Dal 1 aprile tutti i venerdì, sabato e domenica dalle ore 17 biglietto d’ingresso a 10 €

Prenota telefonando al numero 030 3553421 *promozione valida fino a esaurimento posti disponibili

Henri Matisse - Il lanciatore di coltelli (Jazz, tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010

*offerta non cumulabile con altre promozioni.

Dal lunedì al giovedì alle ore 18.30*

Brescia, Museo di Santa Giulia - fino al 12 giugno info e prenotazioni: 800775083 - www.matissebrescia.it con il patrocinio di

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Audioguida per bambini e adulti gratuita!


TORRE DELLA PALLATA CUSTODE DELLA CASSA DEL COmUNE Alta 31 metri, a pianta quadrata di 10,60 metri per lato, con un basamento inclinato del tipo “a scarpata”, una poderosa muratura di bugnato rinforzata, con delle lesene e con alcune sottili feritoie sulla facciata (ora mutate in piccole finestre perchè la torre è abitata), la Pallata è una splendida costruzione romanica. Sarebbe, si dice sovente, quel che resta delle vecchie mura della città, mura intermedie tra quelle antiche (sul giro dei portici, inglobanti le mura della Brixia romana) e la cerchia delle mura del Garza, all’altezza dell’attuale piazzale Garibaldi. Torre fortificata, fa anticamente da custodia alla cassa del Comune, come attestano alcuni documenti in età rinascimentale. Il nome strano di Pallata deriva da una palizzata innalzatale tutt’intorno o come ulteriore fortificazione o perchè, molto più probabile, il terreno è paludoso (poco più avanti, via delle Bassiche sorge infatti su quello che resta di un acquitrino) e pure l’acqua delle piogge scende lungo l’inclinato corso delle Mercanzie, l’attuale corso Goffredo Mameli. Innalzata verso il 1250, si completa utilizzando in gran parte materiale proveniente da edifici romani in rovina. Interessanti sono sul lato settentrionale un bassorilievo con il busto di un santo, un capitello con una testina e un fiore su cui spicca la data 1253, una scultura sul lato occidentale raffigurante, stando alla scritta, il vescovo Apollonio con la mitra e il pastorale. Sempre sul lato occidentale, sulla facciata, nel 1461 viene posto un orologio. Dopo un restauro, alla fine del Quattrocento, viene aggiunto il coronamento dei merli in cotto e la torretta con la cupola zincata e le due campane. Sotto la cella campanaria sta una piccola cappella affrescata in azzurro con motivi floreali in giallo. In basso, ai piedi della torre, getta acqua in quantità la grande fontana del 1596 di Antonio Carra che, su disegno di Pier Maria Bagnadore, scolpisce le statue allegoriche di un tritone, di Brescia in armi e dei fiumi Mella e Garza. Simbolo di Brescia, la Pallata è immortalata sotto la neve in un celebre quadro, un capolavoro del pittore Angelo Inganni (18071880). Dall’alto dei suoi merli, il 17 marzo 1426 i congiurati bresciani, decisi a liberare la città dai Visconti, sventolano la bandiera di Venezia, dando il via alla rivolta. E durante il sacco di Brescia del 1512, ad opera dei Francesi di Gastone de Foix, nemmeno le pietre della mini-fortezza della Pallata riescono a salvare le povere casse del Comune.

Torre della Pallata CONTRADA DELLE BASSICHE

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Milli Chiarini - Abbigliamento 0-16 anni Contrada delle Bassiche 45 Da oltre 30 anni nel centro di Brescia, ora nella nuova sede di Contrada delle Bassiche. Capi prestigiosi, selezionati per ogni occasione, firmati: Polo Ralph Lauren, Il gufo, Aeronautica Militare, Pinko, Twin-set, Frankie Morello, Paul Frank e tanti altri. 31

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VIA DELLA PACE

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Via della Pace congiunge corso Goffredo Mameli a via San Francesco. La via, pur essendo ricca di palazzi, soprattutto nel tratto nord (palazzo Martinengo della Mottella, all’angolo di via Dante, palazzo Fenaroli di fronte alla chiesa di Santa Maria della Pace e la chiesa stessa) è ricordata dai bresciani più per l’oratorio della Pace e il cinema che un tempo vi era annesso.

L’ORATORIO DELLA PACE

Via della Pace

Del resto l’Oratorio dei padri Filippini della Pace (già casa Colleoni, acquistata nel XVII secolo dai Preti Riformatori detti della “Pace” ) ha costituito e costituisce un fulcro della cultura cattolica bresciana, dedicandosi per lo più all’educazione dei giovani della borghesia nostrana. Soprattutto nel secondo dopoguerra l’oratorio della Pace divenne luogo d’incontro e di scambio tra la cultura cattolica e la forza politica di riferimento. Ciò fu possibile grazie all’impegno di figure quali: Padre Giulio Bevilaqua, profondamente legato a Paolo VI; Carlo Manziana, che poi diventerà vescovo e il popolare padre Ottorino Marcolini, ideatore della Cooperativa la famiglia, che iniziò negli anni ’50 l’edificazione di case economiche dando vita ai diversi villaggi della periferia urbana. La parte commerciale di via Pace, si sviluppa per lo più a partire dall’incrocio con via Dante, per poi sfociare in corso Palestro. Sotto la torre della Pallata, a fianco d’anonimi bar, si affaccia il regno del restauro ligneo di Poisa, ora trasformato in laboratorio-museo dalla Fobap. Poco più in là, per chi ancora ricorda l’odore inconfondibile della stoffa tagliata e il rumore che fa il gesso piatto di sartoria nel tracciare le linee del modello, il vecchio negozio di tessuti e merceria, ormai chiuso da un pannello a tutela di un tempo, forse perduto per sempre, il tempo dell’amore per il fare. 33

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NEGOZI DI VIA DELLA PACE

ARTICOLI DA REGALO

CHIESA DEI SANTI NAZARO E CELSO Corso Matteotti L’attuale chiesa dei Santi Nazaro e Celso, risale al XVIII secolo, e deve il suo rifacimento classicheggiante al progetto di Giuseppe Zinelli e Antonio Marchetti, ma la sua origine è documentata già nel 1300. La facciata imponente è arricchita con statue in marmo dello scultore Stefano Saltiero mentre il portale è sormontato da un busto di Alessandro Fè, vescovo di Modone e preposto alla Collegiata di San Nazaro nel 1780. Sulla parete d’ingresso, all’interno della chiesa, sono collocati due grandi dipinti attribuiti a Paolo di Caylina il Giovane (1518 ca) raffiguranti la Flagellazione e la Decapitazione dei Santi Nazaro e Celso. Spiccano, inoltre, due grandi ante dipinte a tempera, attribuite al Moretto, nel periodo giovanile, o più propriamente a un suo allievo. Della stessa scuola due tempere dell’Annunciazione. Dietro all’altare maggiore, opera del Vantini, si trova il polittico del Tiziano, un capolavoro commissionatogli dall’Averoldi, vescovo di Pola, nominato prevosto della chiesa di San Nazaro, da Leone XV. Il polittico datato 1520-1522, raffigura Gesù risorto, l’annunciazione e santi. La chiesa dei santi Nazaro e Celso conserva inoltre, su uno degli altari, un’opera attribuita al Moretto: L’incoronazione della Vergine, con quattro santi, olio su tela del 1534 (nella foto) e due tempere del Romanino, L’adorazione dei Magi. Le notizie sulla vita di Nazaro e di Celso sono per lo più fantasiose, è certo invece, il loro culto. I santi, accomunati dal martirio, vengono ricordati il 28 luglio e secondo la tradizione fu S. Ambrogio, a rinvenire il corpo del primo, di seguito trasportato e tumulato in quel di Porta Romana, dove venne eretta una basilica in suo onore.

Franceschini Via Pace, 29c tel 030 44406 Arredamento antico e moderno; articoli da regalo: Fendicasa, Lladrò e L’ocanera

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Libreria Punto Einaudi Via Pace, 16/a Tel e fax 030 3757409 www.einaudi.it e-mail:info@puntoeinaudibrescia.it Decca, Deutsche Grammophon, E.Elle, Ecm, Einaudi, Electa, Fondazione L.Valla, Harmonia Mundi, Hyperion, Logos, Mondadori, Naïve, Naxos, Philips, Piemme Junior, Sony, Taschen, Universal, Warner 35

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SANTA mARIA DEL CARmINE Contrada del Carmine Il vescovo Lambertini, che riposa nel sepolcro in Duomo Vecchio, nel 1345 chiamò a Brescia i frati del Monte Carmelo dell’Osservanza, detti anche Calzati. La chiesa, terminata nel 1475, è un bell’esempio di gotico lombardo. L’interno, rimaneggiato due secoli dopo, è a tre ampie navate, con volte a botte nella centrale ed a crociera nelle minori. Dell’antica struttura sono rimaste le cappelle di destra e quelle terminali delle navate minori, ma se anche la chiusura delle finestre ha tolto all’interno parte della sua luminosità, gli affreschi del Sandrini, del Gandino, del Rama e del Barucco, con spazi illusori e finte architetture, creano un effetto di maestosa solennità. Nella terza cappella si ammira il monumento funebre di Giovan Pietro Averoldi (XVI secolo), sormontato dai due delfini con le code intrecciate, e un grande Crocifisso dipinto da Vincenzo Foppa su un cielo appena rischiarato dalle prime luci dell’alba, che fa da pala all’altare, ornato da un paliotto marmoreo con angeli e puttini (XV secolo). Nell’abside, dietro l’altare barocco, in una cornice dorata ed intagliata a cariatidi abbinate (XVI secolo), è L’Annunciazione di Pietro de Witte, detto il Candido (1595), opera vivace e luminosa, sormontata da una tela di Grazio Cossali raffigurante la Vergine col Bambino. Tutto il coro è affrescato con le finte prospettive di Domenico Bruni, tra cui spiccano, nel volto, L’Assunta del Gandino, e alle pareti Scene della vita di S. Alberto, di Ottavio Amigoni. Bellissimo è il quattrocentesco coro ligneo: lungo l’abside sono disposti 65 seggi dai preziosi pannelli intarsiati a disegni geometrici, alla certosina. Assai venerata è una Vergine col Bambino (chiamata, popolarmente, Madonna delle brine) dipinta in stile bizantino, portata dall’Oriente nel 1472, dal generale dei carmelitani Cristoforo Martinoni. Molto interessante anche il gruppo della Pietà, opera del modenese Guido Mazzoni detto il Paganino (1450-1518): in terracotta colorata, allinea figure a grandezza naturale, realizzate con notevole e drammatico realismo. Dal fondo della navata destra si esce in un cortiletto, da cui si può ammirare l’abside poligonale della chiesa. Sulla sinistra, in quel che rimane dell’annesso monastero, si apre una piccola cappella con affreschi che risalgono al 1510: la Madonna in trono col bambino, di Floriano Ferramola, nel catino absidale, sovrastata dal Cristo risorto di Vincenzo Civerchìo,sulla parete dell’arco. E, sempre del Civerchio, due versioni di Gesù e la Maddalena.

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Santa maria del Carmine

Confluenza del Bova e Celato sotto via San Faustino. Associazione Brescia Underground - www.bresciaunderground.it

La documentazione sulle vie è stata tratta da: Franco Robecchi, Negozi storici in Lombardia Ed. La compagnia della stampa Franco Robecchi, Le strade di Brescia Periodici locali Newton Silvano Danesi, 70 anni della CEF Ed. Cooperativa Esercenti Farmacie Enzo Marchetti, Da Occidente a Oriente Cooperativa Valverde marmo di Botticino Marina Braga, Roberta Simonetto, Brescia Città museo


VIA SAN FAUSTINO

Via San Faustino durante la festa dei patroni (foto eden)

Se si esclude la chiesa dei Santi patroni della città, Faustino e Giovita (del 1622), dalla facciata, ornata da nicchie con le statue dei Santi, opera di Santo Callegari il Vecchio e il complesso monastico, ora sede dell’Università statale di Economia e Commercio, la via non presenta edifici di particolare pregio, a conferma dell’origine popolare, commerciale e artigianale della strada, che si trova in un quartiere, quello del Carmine, che nel XII e XIII secolo fu fonte di ricchezza per l’intera città. Alla base di tale fortuna stava la presenza di corsi d’acqua, elemento fondamentale nell’economia Medievale. Qui scorreva il Garza che incontrava i canali Celato e Bova. Questultimo, attraversato il convento Carmelitano di Santa Maria del Carmine, confluiva nel Garza, là dove via San Faustino s’incrocia con via del Carmine. A ricordare quella località, chiamata Ponticello, resta il nome dell’attuale osteria d’angolo. La mania demolitoria degli architetti innovatori ha devastato questa zona, modificandola pesantemente: basti pensare allo slargo di Piazza della Rovetta, ma anche a via Elia Capriolo, anticamente costituita da due vicoli o alla stessa via Pulusella, creata ex novo nel ‘900. Insomma I nostri Santi patroni non hanno preservato certo la loro strada, forse sempre avvertita (a torto o a ragione) come appartenente a un quartiere di malaffare, quello del Carmine. Quest’ultimo negli anni recenti è diventato il quartiere arabo della città, ma non potendo usufruire del fascino del quartiere latino di Parigi, grazie ad alcune operazioni lungimiranti (il progetto Carmine, la collocazione dell’Università ecc.) è riuscito a sopravvivere a se stesso. I Santi patroni se nulla potettero alla smania degli urbanisti bonificatori, ci dettero però una grossa mano (così narra la leggenda) quando nel 1438 si misero sulle mura del Roverotto a fermare con le mani nude le cannonate delle truppe di Nicolò Piccinino, che assediavano la città. Per la verità i due Santi non hanno mai avuta la stessa esposizione mediatica: il buon diacono Giovita ha lasciato sempre al vescovo Faustino il compito di rappresentanza. La stessa sagra che ogni 15 Febbraio, riempie la via di venditori ambulanti, è ricordata come la “Fera de San Faustì”. Alle biline e ai biscocc e al tirapicio (caramello fatto a treccia) si sono sostituite le patatine fritte e la pasta di mandorle del Padrino, ma resta sempre il sapore di una bella festa di tradizione e di popolo. 37

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Siamo tutti writers

Racconti, lettere, fotografie e disegni vanno inviati a: Redazione Brescia centro - Stili di vita Consorzio Centro Città Via Pagani, 14 - 23127 Brescia

La redazione provvederà a pubblicare “le meglio cose” 38

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Nel 1911 per i tipi della Pavoniana fu celebrata l’Unità d’Italia con un puzzle di figurine che riproduceva l’immagine ricomposta sulla sinistra dell’opera... 1961: Italia, dal sud verso il nord - 2011, il sogno europeo: Italia ponte sul Mediterraneo

Dall’unità all’Italia, attraverso il sogno,

Ossimoro


COmmERCIO D’ECCELLENZA

Marco Riva

Cercatori d’oro del West americano Nei primi due anni dopo l’inizio della “Febbre dell’oro”, si stabilirono in California quasi centomila persone; nel 1849, l’oro trovato raggiunse in totale i 287.791 chili, mentre nel 1852 la quota salì fino ai 2.304.705 chili. Forse non sbaglia chi ritiene che fu proprio questo fenomeno migratorio, di proporzioni quasi bibliche, a gettare definitivamente le basi della “conquista” del West.

ORO

Provate a trovare un altro materiale diverso dall’oro, che ha goduto dello stesso ruolo nella storia dell’umanità. Estratto da seimila anni, ne sono state prodotte circa 135.000 tonnellate. Intorno a esso si sono scontrati gli interessi degli uomini e d’intere nazioni. La ricerca dell’oro, ha segnato epoche; la rincorsa all’oro ha modificato costumi, ambizioni e comportamenti sociali. Per l’oro si è combattuto, per l’oro ci si è spinti oltre oceano, per l’oro si è colonizzato l’Ovest americano, insomma si è fatto tutto ciò che un essere umano può fare e può immaginare. Fin dalla sua scoperta il prezioso metallo ha svolto una funzione monetaria e per diversi millenni è stato considerato il più importante e sicuro mezzo di pagamento. Grazie alle sue caratteristiche (resistenza alla corrosione, divisibilità, e riconoscibilità immediata) l’oro è stato preferito ad altri metalli per essere trasformato 40

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in moneta sino a divenire nell’Ottocento, moneta corrente. Se questa è stata la sua funzione monetaria, l’oro ha pure assunto la funzione di riserva e d’investimento, a protezione delle svalutazioni e delle incertezze economiche, sia per le banche centrali, sia per i privati. L’altra funzione dell’oro, più comunemente conosciuta, è quella di bene di consumo. Molte civiltà dagli egizi agli atzechi - ci hanno tramandato gioielli e manufatti in oro, ma è alla fine del settecento che lo si usa industrialmente a fini commerciali. La gioielleria industriale nasce in Francia nel 1782, dove viene costruita la prima macchina per la produzione della catena a coda di volpe, ma è l’Italia che da molti anni detiene il primato delle lavorazioni orafe. Tutte le tecniche, antiche e moderne, della trasformazione dell’oro in collane, bracciali, anelli, sono considerate, a buon diritto, un’eccellenza del Bel Paese.


DIAmANTI

Benvenuto Cellini, statua di Perseo, Firenze

CELLINI E DURANTE, LA POVERE E LA DUREZZA DEL DIAmANTE Questo episodio, che pare un gioco di parole, collega Brescia ai diamanti, o meglio alla polvere di diamante, potente veleno in uso dei Papi nel XVI secolo. Benvenuto Cellini, nella sua autobiografia, lancia il sospetto di un tentato avvelenamento, con polvere di diamante, da parte del cardinale bresciano Durante Duranti (Palazzolo S. Oglio, 1492 - Brescia, 1558) uomo di lettere, ma discusso pastore di anime. Scrive il Cellini (La vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze): «Quel messer Durante bresciano... Andorno immaginando di mettere in fra il cibo del diamante pesto; il quale non è veleno in se di sorte alcuna, ma per la sua inestimabil durezza resta con i canti acutissimi, e non fa come l'altre pietre... di modo che entrando innello stomaco assieme agli altri cibi, in quel girare che e' fanno e' cibi per fare la digestione, questo diamante s'appicca ai cartilaggini dello stomaco e delle budella, e di mano in mano che 'l nuovo cibo viene pignendo sempre innanzi, quel diamante appiccato a esse con non molto ispazio di tempo le fora; e per tal causa di muore...» A modo suo il Cellini, che oltre a essere scultore e scrittore, fu anche orafo, seppe così celebrare la durezza del diamante e di messer Durante.

Il diamante, dal greco adamas (indomabile) e diaphanes (trasparente), sin dalla "Naturalis historia" di Plinio il Vecchio (I d.C.) è considerata la pietra più dura e più preziosa. Da subito il diamante acquista un significato simbolico connesso alle sue proprietà, ma solo nel XVII secolo, grazie al taglio a brillante, sarà simbolo di luminosità. I primi diamanti sono quelli rinvenuti nel X secolo nell’isola del Borneo e bisogna arrivare alla metà del 1600 perchè Jean-Baptiste Tavernier, viaggiatore al servizio di Luigi XIV, scopra le miniere di Golconda, sulla costa ovest dell’India. I diamanti, grazie alla loro inalterabilità, assumeranno presto il significato di fedeltà matrimoniale e di eternità del legame amoroso, simbologia che giunge ai nostri tempi con il famoso claim: “un diamante per sempre”. Il loro commercio s’intensifica nel XVI secolo con l’arrivo dei portoghesi a Goa. La regione indiana sarà per lungo tempo l’unico bacino diamantifero della terra, fino alla scoperta dei giacimenti in Brasile, lungo il fiume Jequitinhonhas, a cinquecento kilometri da Rio de Janeiro. Quando la produzione brasiliana andrà esaurita, toccherà al Sudafrica sostituirla. Narra la leggenda che nel 1866, un uomo noti una bambina, figlia di contadini, giocare con una pietra scintillante, donatale dal fratello. L’uomo intuisce che la pietra è un diamante, il celeberrimo "Eureka", che da il là alla ricerca e tre anni dopo verrà rinvenuta la cosiddetta Stella del Sudafrica. Oggi il Sud Africa non è più il maggiore produttore di queste pietre, sebbene rimanga la fonte mondiale di diamanti di taglia extra large come il Centenary oil Cullinan da 533 carati, che appartiene ai gioielli della Corona Britannica.

Baselworld, il salone mondiale dell’orologeria e della gioielleria di Basilea 41

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“I DIAmANTI SONO I mIGLIORI AmICI DI UNA RAGAZZA” CANTAVA mARILyN

mONROE…

LE 4 C DEI DIAMANTI CARAT WEIGHT (PESO) Il carato è la misura di peso di un diamante. Un carato equivale a 200 milligrammi o 1/5 di grammo. Un carato può anche essere diviso in 100 punti, un diamante di 0,75 carati equivale ad un diamante di 75 punti. COLOUR (COLORE) I diamanti sono classificati in base ad una scala di colore stabilita dal Gemological Institute of America (GIA). La scala varia da D (privo di colore) a Z e in questo tratto le tonalità gialle e/o marroni variano progressivamente. Solo un osservatore esperto in condizioni di illuminazione particolari è in grado di vedere la differenza tra due livelli successivi. claRItY (PUREZZA) Spesso un diamante ha imperfezioni naturali che vengono definite come impronte digitali della natura dette inclusioni, queste contribuiscono all’identificazione delle caratteristiche di un diamante, si trovano all’interno di una pietra e possono essere bianche, nere, prive di colore oppure persino rosse o verdi. Le inclusioni, che non sono visibili a occhio nudo, sono classificate in base ad una scala di perfezione chiamata purezza. La posizione e la quantità di questi segni di riconoscimento influenza il valore di un diamante. cut (TAGLIO) Si riferisce agli angoli ed alle proporzioni creati da un abile tagliatore nella trasformazione di un diamante da grezzo a tagliato. Sulla base di formule matematiche un diamante ben tagliato riflette la luce interna da una faccetta all’altra, la disperde e la riflette attraverso la parte superiore della pietra con una brillantezza ed un fuoco unici. I diamanti tagliati troppo o troppo poco profondi avranno come risultato una perdita di luce attraverso i lati o il fondo che determina anche minor valore e brillantezza della pietra.

Tourbillon Zenith El Primero calibro El Primero 4035 photo www.swisstime.ch

OROLOGI, SIGNORI DEL TEmPO La storia della misurazione del tempo è una storia antica, ma fu Louis Breguet, orologiaio di genio, con le sue innovazioni tecniche a determinare la svolta dell’orologeria moderna. Il regolatore di marcia a tourbillon, (brevettato nel 1801), l’adozione dei rubini sintetici per la riduzione dell’attrito dei meccanismi, l’introduzione della ricarica automatica, si devono, infatti, alla sua vena creativa. La genialità dei congegni meccanici di Breguet e la raffinatezza artistica con cui furono realizzate le sue creazioni, lo resero ben presto famoso e ne decretarono il successo in tutta l’alta società europea. Un altro padre storico della moderna orologeria, fu Jean Adrien Philippe (1815-1894) che attraverso l’introduzione della corona di carica e di regolazione, ebbe un ruolo importante nella scomparsa dei vecchi orologi da tasca a chiavetta. Quando Louis Cartier costruì per il suo amico, l’aviatore brasiliano Albert Santos Dumont, (a lui si deve il nome di una linea di successo della maison) un segnatempo che potesse essere più pratico da leggere in volo di un modello da tasca, nacque l’orologio da polso. Pochi anni dopo, siamo nel 1921, fu la Rolex, di Hans Wilsdorf, con il suo progetto di cassa a ostrica e a tenuta stagna (da qui il nome Oyster) a segnare un altro passo importante. 43

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DAL WEB

UN SITO WEB CONTRO LA CONTRAFFAZIONE

Tag  Heuer  Monaco  Twenty  Four,  caratterizzato da due bande colorate poste sul quadrante e dotato di un innovativo sistema di assorbimento degli urti. La grande cassa in titanio da 40,5 mm ospita un movimento Calibro 36 montato su una struttura realizzata con polimeri impiegati su auto da corsa e aeroplani, capace di assorbire ogni vibrazione compresa tra 1 e 10 Hertz

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Un sito per contrastare la vendita di orologi contraffatti è stato lanciato dalla Federazione dell’industria orologiera svizzera (FH). Come funziona? Attirando potenziali clienti di prodotti falsi e reindirizzandoli, trascorso un tot di tempo, a una pagina web che illustra tutte le conseguenze dell’acquisto di oggetti contraffatti. Il sito è: www.replicaswisswatch.com. La strategia prevista dalla Fédération mira a sensibilizzare i consumatori sul problema della contraffazione attraverso l’uso del sito esca. Negli ultimi anni la contraffazione, in particolare la vendita di orologi falsi, ha acquisito un tale livello di visibilità che i mezzi utilizzati per frenare la sua crescita hanno avuto difficoltà a tenere il passo. Di conseguenza, il mercato dei beni contraffatti è diventato praticamente incontrollabile: secondo l’Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (OCSE), rappresenta tra il 5 e il 7% del commercio mondiale. Il sito esca di FH è organizzato in due fasi: la prima ha l’aspetto di un normale sito web che vende orologi contraffatti. I navigatori del web interessati possono navigare a piacere tra le diverse pagine che lo compongono, ma solo per un limitato periodo di 30 secondi. In una seconda fase l’utente viene reindirizzato automaticamente ad una pagina di prevenzione, di forte impatto, che contiene messaggi destinati a informare i consumatori e a metterli in guardia sulle conseguenze di una simile scelta d’acquisto. Inoltre, per far comprendere la tracciabilità delle visite ai siti web, la pagina comunica all’utente il suo Ip e il luogo di provenienza della connessione. Vi garantisco (ndr) che la cosa funziona!


Nel 1927 Longines, con la collaborazione di Lindberg, che compì la prima traversata aerea dell’Oceano Atlantico, realizzerà un orologio da polso ad angolo orario, che grazie all’ingegnosa disposizione dei quadranti, consentirà la lettura diretta dell’ora solare di Greenwich. Nel 1931 verrà alla luce il Reverso di Jaeger-Le Coultre, (la cassa del Reverso - orologio in auge anche nel nuovo millennio - scorre su se stessa sino a ribaltarsi completamente, proteggendo così il vetro dell’orologio dai colpi accidentali). Da allora le meccaniche tendono a complicarsi, la ricarica automatica sarà perfezionata e la ricerca affiancherà il lavoro di un’altra ricerca fondamentale degli anni 60, quella dell’uomo nello spazio. Ne fu testimonianza l’Omega Speedmaster Professional, il leggendario Moon watch, tuttora in produzione, esibito al polso di Aldrin nella sua passeggiata lunare. Siamo nel 1969 e in quell’anno nascerà El Primero 400 di Zenith, un movimento cronografico capace di misurare con estrema precisione 1/10 di secondo, grazie a un bilanciere che oscilla a 36.000 vibrazioni all'ora. Lo stesso movimento, che addottato e modificato da Rolex, farà poi la fortuna del Cosmograph Daytona. È singolare che durante tutto il corso della storia dell’orologeria meccanica, ogni nuova innovazione non abbia mai veramente soppiantato le precedenti tecnologie, anzi, ciascuna ha continuato nel tempo a essere migliorata. Le singole soluzioni sono andate sovrapponendosi le une alle altre, come se ogni conseguimento tecnico avesse dentro di sé anche le ragioni di un proprio diritto a vincere la battaglia contro il tempo. Ciò è valso anche per l’estetica, che ha rappresentato e tuttora rappresenta, una ricerca imprescindibile. A onor del vero, va detto che le tendenze attuali delle forme, altro non sono che una rivisitazione delle linee e un’amplificazione dei volumi delle casse, degli orologi del periodo che va dal 1930 al 1950. Si guardi a tale proposito all’evoluzione degli orologi di casa Rolex, dal mitico “Ovetto”, ambito dai collezionisti, passando per l’impagabile “Ovettone”, con calendario rosso e indici a freccia, sino all’attuale Rolex Perpetual Datejust, poco è cambiato nelle forme dell’originale cassa Oyster. Lo stesso bracciale, più rigido rispetto a quelli del passato e con un diverso fermaglio di sicurezza, ha mantenuto quella linea di successo e praticità degli anni d’oro dell’orologeria. Altri brand si ispirano, nei loro orologi di forma, ai dettami di quell’epoca, come Franck Muller, con la linea Casablanca, dal quadrante con numeri arabi “esplosi”.

La riedizione del Longines Lindberg photo www.swisstime.ch

Prezioso Jaeger-LeCoultre Reverso, cassa in oro e diamanti photo www.swisstime.ch

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Bresciacentro ConsorzioCentroCittà

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VIA GRAmSCI Barozzi CORSO mAGENTA Ghidini gioielli Marpi gioielleria Veschetti gioielli VIA mAZZINI Gioielleria Saleri CORSO mARTIRI DELLA LIBERTÀ

DICIOTTO GIOIELLERIE E OROLOGERIE  ADERISCONO AL CONSORZIO BRESCIA CENTRO

Affari d’oro Gallinari gioielli Umberto Giarin Gioielleria Paini CORSO PALESTRO David J Gioielleria Rolex Veschetti VIA FRATELLI PORCELLAGA Oreficeria Ribola CORSO ZANARDELLI Pasini gioielli Locman Italy VIA X GIORNATE I gioielli di Rossana

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Le ragioni per le quali il centro di Brescia risulta essere così ricco di gioiellerie e orologerie, vanno forse ricercate nella storia della città. Del resto, Corso Mameli, nel tratto che fiancheggiava a nord Piazza della Loggia, si chiamava un tempo, Corso degli Orefici. A partire da Umberto Giarin, in Corso Martiri della Libertà, alla strada d’angolo con corso Matteotti, per finire in corso Magenta, di fronte alla piazzetta Arturo Benedetti Michelangeli, con la Gioielleria Veschetti, le vie del centro storico sono ricche di eleganti negozi che offrono gioielli prestigiosi e modelli di alta orologeria. Punti di vendita d’eccellenza, alcuni storici, come la Gioielleria Saleri e Gallinari, altri più recenti, come Locman e il prestigioso Rolex di Veschetti o ben dentro il tessuto commerciale bresciano, come Pasini, sotto i portici di Corso Zanardelli. A Barozzi, in via Gramsci, negozio che fa tendenza nell’alta orologeria e non solo, si affiancano l’elegante Gioielleria Marpi, Ghidini gioielli, di corso Magenta e David J di corso Palestro. I gioielli di Rossana, in via X Giornate, illuminano i portici dei bresciani, ma anche altre vie, come Contrada Cavalletto, con Sbalzer, via Felice Cavallotti con Bosetti gioielli, corso Cavour, con la Giolleria Gatta, per finire in via Fratelli Porcellaga, con la Gioielleria Ribola e corso Martiri con la Gioielleria Paini e Affari d’oro, rendono Brescia, città preziosa degli orefici.


BRESCIA, COmmERCIO D’ECCELLENZA

Da Adolfo Gallinari, signore delle gemme a Ennio Barozzi, maitre dell’alta orologeria. La certificazione KPCS Marpi. Saleri, un negozio di tradizione e stile. Veschetti, Rolex in Brescia, the collection in Bahrain. Un primo viaggio nella Brescia degli Orefici, che continuerà nel prossimo numero Giuseppe Romano

Uno straordinario diamante taglio smeraldo di 85 kt proveniente dalle miniere indiane di Golconda © Chopard

A sentire gli analisti del mercato il settore del lusso non è in crisi, essi sostengono che: “La stagione natalizia ha segnato la ripresa, fornendo i primi segnali di recupero”. Secondo alcune banche d’affari la gioielleria nel 2011 avrà un trend positivo del 7,5%, ma se si analizzano i dati si scopre che i cinesi diventeranno i maggiori utilizzatori di beni di lusso, con una crescita del 15%, mentre per l’Europa il trend positivo è dato a un più 3%. Insomma, questo dovrebbe essere l’anno della crescita del mercato del lusso. Non ci resta che aspettare per vedere se le stime sono realmente attualizzabili. Quello che appare certo è che ci vorranno altri anni per arrivare ai picchi del 2007- 2008. Sul piano dei consumi, la nostra città non sfugge alla congiuntura mondiale, ma non solo, Brescia soffre di quella sorte di smarrimento e di perdita d’identità economica che tutti conosciamo. “Forse, la crisi economica ci ha toccato per ultimi, ma ora la sentiamo più forte di altre città sostiene Samuel Barozzi, dell’omonima gioielleria di via Gramsci - Brescia è profondamente cambiata, le piccole e medie industrie sono in crisi, l’alta finanza non è più nelle nostre corde, l’edilizia continua la sua strada difficile da comprendere, le banche non fanno credito: tutto questo ha prodotto un cambio di marcia anche per noi. L’arte come polo d’attrazione (ben vengano le grandi mostre) e il turismo (non basta la 1000 Miglia), non sono mai state eccellenze della nostra città e a questo si aggiungano i profondi cambiamenti demografici vissuti negli ultimi anni”. La domanda che riecheggia è: dove andiamo? A questa domanda è difficile dare risposta, si può però affermare che per far crescere un nuovo sistema economico servono una capacità di analisi e di efficacia di governo straordinarie e associazioni che vogliano percorrere strade nuove. Servono protagonisti e interlocutori con i quali confrontare idee e progetti e anche in questa direzione va vista la fun47

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zione, non sostitutiva delle associazioni di categoria, del Consorzio Brescia Centro. Servono interlocutori solidi: “Chi nel commercio ha mantenuto alto il prestigio della tradizione, garantendo l’assortimento dei prodotti, senza cambi di direzione, ha ancora suggerimenti e grandi possibilità da offrire al mercato bresciano”. Molti esercizi commerciali, sono oramai di terza generazione e forse per questo vivono la congiuntura con lo spirito imprenditoriale inscalfibile e cristallino dei grandi padri fondatori.

GALLINARI, IL SIGNORE DELLE GEmmE, CHE AmA LO STUDIO DEI myXOmyCETES È singolare, a tale proposito, la storia di Adolfo Gallinari, titolare della gioielleria di corso Martiri della Libertà, al civico 25, lì ubicata dal lontano 1934, chiamato a sostituire il padre orologiaio, che subito un furto, decise di chiudere baracca e burattini e di mandare a quel paese quel lavoro. Adolfo rileva l’attività del padre, ma campa pure facendo il chitarrista nel gruppo musicale I 5 dollari: “51 anni fa - e lo dice con orgoglio - accompagnai Mina in un concerto di beneficenza a Brescia”. Poi i suoi grandi amori diventeranno la gemmologia e le scienze naturali a tal punto da trasformarlo in un “signore delle gemme”, quelle per intenderci che hanno luce e vita propria e che, ci crediate o no, sanno trasmettere anche energia. La famiglia Gallinari (anche i due figli di Adolfo sono gemmologi) ha resistito in quella che un tempo era la via d’accesso per eccellenza verso il centro “la gente arrivava dalla stazione e a piedi veniva verso il centro ed era un flusso continuo”, mantenendo quei clienti storici che hanno fiducia nel sapere di Adolfo (socio fondatore del Collegio italiano gemmologi), un sapere che va di là della sua attività di commerciante. Chi lo avrebbe mai detto che un gioielliere, gemmologo di lunga esperienza, patito di micologia, potesse innamorarsi dello studio dei mixomiceti, “funghi particolari, che presentano due fasi diversissime della loro vita: la fase assimilativa o vegetativa che è di tipo sicuramente animale e la fase riproduttiva in cui essi si comportano in modo simile ad altri funghi”. Questo suo incanto per la micologia, per la musica e la gemmologia lo si può trovare in “Pensieri preziosi 3”, un volume, scritto con Giovanni Corsetti e Vittorio Restelli, che nella prefazione cita, a ragione, O. Wilde: “Viviamo in un epoca in cui il superfluo è la nostra unica necessità”. Centro Stili di vita

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Interni Orologeria gioielleria Barozzi (foto alberto Romano)

Interni Gallinari gioielli (foto alberto Romano)


IL CALENDARIO PERPETUO AUDEmARS PIGUET E IL CARTIER SANTOS 100, DI ENNIO BAROZZI L’orologio Audemars Piguet è tra le massime espressioni di alta gioielleria. Dal leggendario Royal Oak ai modelli classici come il Millenary, le manifatture di Audemars Piguet hanno sempre caratterizzato l’industria orologiera svizzera. La tradizione, l’estrema qualità della meccanica e la particolare innovazione stilistica, hanno da sempre contraddistinto la maison di Le Brassus. Il Royal Oak disegnato da Gerald Genta, con la sua forma ottagonale, l’impiego dell’acciaio e le viti dalla testa esagonale, è un perfetto connubio di forza ed eleganza. Nel 1993 fu inaugurato l’Audemars Piguet Museum, un tributo ai grandi fondatori dello storico marchio. L’esposizione non tralascia nulla, comprende tutti i più importanti modelli, includendo ovviamente la Grande Complication Series, come l’elegante cronografo tourbillon Grande Complication, realizzato in oro rosa 18 kt, con calendario perpetuo che indica la data e il giorno della settimana, le fasi lunari, gli anni bisestili e la ripetizione dei minuti. Non tutti sanno però che: “Il movimento del primo Audemars Piguet a calendario perpetuo fu realizzato negli anni ‘90 dai maestri orologiai della maison con la collaborazione di mio padre - ci dice con orgoglio Samuel Barozzi - e per i primi due anni quel modello venne venduto esclusivamente nella nostra gioielleria, allora situata in corso Garibaldi”. Lo stesso Santos 100 di Cartier, che si differenzia dal Santos per il cinturino in pelle e la grande cassa in acciaio satinato (51,1x42,6), rivestita in ADLC e la lunetta in titanio satinato, è stato realizzato, grazie a un disegno di Ennio Barozzi. Quando si sottolinea l’eccellenza degli esercizi commerciali giunti oramai alla terza generazione (Barozzi opera dal 1959), i riscontri non mancano.

mARPI, DIAmANTI CERTIFICATI KPCS La gioielleria Marpi, di Giuliano Picuno, che ha sede in un palazzo settecentesco di corso Magenta, dichiara che nella realizzazione dei propri manufatti preziosi utilizza solo pietre non provenienti da zone di conflitto nel rispetto del Kimberley Process. Il Kimberley Process (KPCS) è un accordo teso a garantire che il profitto del commercio di diamanti non finanzi le guerre civili. L'accordo è stato messo a punto e approvato con lo sforzo congiunto dei goInterni Gallinari gioielli (foto alberto Romano) 49

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verni di numerosi paesi (tra i quali l’Italia), di multinazionali produttrici di diamanti e di organizzazioni umanitarie. Mettere in evidenza tale aspetto non è un elemento secondario e corrisponde a quelle richieste da parte dei consumatori sulla qualità, l’affidabilità e la reputazione di un’impresa in termini di responsabilità etica, sociale e ambientale. Oggi, chi acquista, valuta e premia le imprese che sanno distinguersi sia per la qualità dei prodotti e dei servizi offerti, sia per la trasparenza e la correttezza dei comportamenti. Giuliano Picuno, (figlio di Pietro, abile orafo con laboratorio in Brescia) dopo gli studi di gemmologia, si laurea in architettura con una singolare tesi sulla storia del gioiello:“Dall’Art Noveau agli anni ‘40”. Nei primi anni ‘90 unisce alla gioielleria, che prosegue nel segno della tradizione e dell’eleganza tracciato dal padre, lo show room per l’home design della moglie Barbara e inaugura l’attuale sede, che si affaccia su Corso Magenta, al civico 14. La gioielleria Marpi, l’eleganza dei suoi arredi e il susseguirsi degli spazi in un crescendo di luci, sono una sorta di alveo naturale dei gioielli proposti, capaci di riportarti indietro nel tempo, quando gli orafi erano innanzi tutto dei creativi e poi, per necessità o per virtù, dei commercianti. Se, oltre alla ristrutturazione di questo palazzo dove ha sede Marpi, la storia dell’urbanistica del Corso avesse portato alla luce il vecchio Salon Parisien (poi Cinema Edison e poi Magenta), avrebbe fatto tombola... Ma il business e gli urbanisti spesso dimenticano di recuperare quell’armonia dei luoghi propria dell’architettura tradizionale... Armonia, che invece è tangibile nei salottini di Marpi e nei suoi protagonisti Giuliano e Barbara. L’architetto Picuno, smessi i panni del colto commerciante e indossati quelli del raffinato designer orafo, ci ricorda che i gioielli sono fatti di pietre preziose, perchè naturali e rare, di oro, di platino e non di altro: “Non definiamo gioielli i bijoux realizzati con materiali certamente nobili, ma non preziosi”. Il “Codice Marpi” non lascia ombra al dubbio: la realizzazione di un gioiello è un’opera d’arte esclusiva, il gioiello è prezioso e unico (ogni pietra in natura e ogni manufatto realizzato hanno la loro inconfondibile unicità). Il gioiello è un bene duraturo e d’investimento sia economico, sia emotivo, che supera la vulgata della moda e delle sue omologazioni. La Brescia degli Orefici, ha trovato qui, in questa strada fondamentale del centro storico tanto da essere dichiarata nell’Ottocento strada nazionale, un fedele, colto e appassionato interprete.

Interni Goielleria marpi

Goielleria marpi

Parure di perle dell’atelier marpi 51

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SALERI, NEGOZIO DI TRADIZIONE E DI STILE

Interni Gioielleria Saleri (foto alberto Romano)

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La gioielleria Saleri, che dal 1965 dà luce con le sue vetrine a via Mazzini, vanta una lunga tradizione, che risale agli anni ‘20 quando Filastro Saleri, iniziò l’attività di orologiaio. Il figlio Rodolfo, seguì le orme del padre e dopo aver frequentato l’Istituto d’arte orafa Benvenuto Cellini, a Valenza, iniziò a creare gioielli, che diventarono presto un vanto di molte famiglie bresciane. Ora sono il figlio Giacomo, perito gemmologo, e Maridia, moglie di Rodolfo, a continuare l’attività, nel solco della tradizione. L’amore di Rodolfo per l’arte orafa, ma non solo, lo puoi tuttora notare nelle decorazioni dipinte, che riproducono i punzoni degli orafi e degli argentieri bresciani dell’Ottocento, che adornano il soffitto a travi della gioielleria e resta il rammarico di non aver avuto modo di conoscere i disegni delle sue creazioni, ora custoditi con riserbo dalla famiglia. Se un ambiente definisce lo stile, il negozio Saleri trasmette da subito una sensazione piacevole e famigliare. Il caldo legno di rovere dei mobili realizzati da Giuseppe Rivadossi, con i segni della sgrobbia a ricordare una maestria antica, come scrive Sgarbi: “...A contatto di mano quei mobili rivelano un’altra natura, sono frutto di lavoro umano, presentano minime irregolarità, tagli e levigature troppo sofisticate per derivare dall’automatica precisione di una macchina”. Le vetrine ordinate, mai aggressive ed eccessive, la cortesia di Giacomo Saleri e della signora Maridia, concorrono a creare l’atmosfera di un luogo semplice, ma importante, dove sia il cliente curioso in cerca del gioiello che sottolinei un nuovo amore, sia la signora esigente di conferme di un vecchio amore, si sentono facilmente a loro agio. La gioielleria Saleri propone per lo più gioielli particolari di piccoli artigiani, capaci d’interpretare con la loro tecnica le diverse idee creative. Del resto un gioiello non è prezioso se non trasmette sensazioni ed emozioni, ma pur nella sua esclusività, va portato senza sentirne il peso, come fosse un accessorio disegnato a misura di chi lo indossa. “I nostri clienti affezionati - racconta Maridia - sono attenti e pronti a stupirsi a ogni cambio di vetrina, perchè sanno che vi troveranno l’oggetto desiderato, diverso da altri, come se fosse stato interpretato esclusivamente per loro”. Forse sta qui il segreto di un successo: nel sapere offrire emozioni e dare vita a un sogno, che per essere tale deve essere esclusivo, qualcosa di più di un’edizione in tiratura limitata, anche se firmata da un grande brand.


VESCHETTI, ROLEX IN BRESCIA,  THE COLLECTION IN BAHRAIN La Brescia degli Orefici non può prescindere dalla figura del cavaliere Mario Veschetti, artefice di due negozi che danno lustro al centro storico della città: la gioielleria Veschetti di corso Magenta e Rolex Veschetti di corso Palestro. La loro stessa ubicazione, il primo di fronte a Piazza Arturo Benedetti Michelangeli dove ha sede il conservatorio e dove si staglia la facciata barocca di S. Barnaba (1632), l’altro in una delle case del Gambero, con gli affreschi esterni del Gambara, segna un ponte ideale con la storia e la cultura della città. Mario Veschetti apre il suo primo negozio in via Crispi, dandogli il nome di Marvesch. Ha solo 17 anni, ma porta già sulle spalle il lavoro in una bottega di orologiaio. Siamo negli anni della ricostruzione post bellica, Mario Veschetti (e questa è la storia di molti padri dell’orologeria bresciana) la domenica va nelle piazze della Bassa in cerca di orologi da riparare, che poi verranno riconsegnati la domenica successiva in piena marcia, revisionati e oliati a puntino. Quando succede, ne vende di nuovi... In questo “cost tu cost” (all’italiana) c’è forse l’inconsapevole vocazione (anche se la necessità di incontrare nuovi mercati è una consapevolezza lungimirante) di allontanarsi dai confini della città per ricercare nuovi scenari. Se un tempo fu Mario Veschetti a uscire dalle mura venete, oggi, sono i figli Marco e Laura, eredi di quella tradizione, a portare Brescia nel mondo, attraverso l’alta gioielleria. Laura e Marco hanno saputo innovare l’azienda di famiglia, sfidando con coraggio nuovi mercati che, pur in tempi non sospetti di globalizzazione, fanno ancora tremare le vene ai polsi ed eccoli alla Jewellery Arabia, nel regno di Bahrain, a esporre le creazioni Veschetti “The Collection”. Una long lasting jewellery story fatta di gioielli esclusivi realizzati nel proprio atelier che portano il nome dei sogni: Liz, Taj Mahal, o più semplicemente il nome di Laura. Il core business della gioielleria Veschetti sono le proprie collezioni di manufatti preziosi, che si accompagnano alla gioielleria d’epoca (come una magnifica parure di Chaumet degli anni ‘60, appartenuta a Elizabeth Taylor e un bracciale in stile Art Deco di Cartier degli anni ‘30), ma oggi a Brescia, Veschetti è anche Rolex: “Un brand che non si sceglie, perchè da Rolex si viene scelti”. Prestigiosa operazione commerciale dunque, ma anche importante riconoscimento della professionalità, dell’esperienza e delle capacità di questa famiglia bresciana di gioiellieri, che pochi altri possono vantare.

Rolex Veschetti, Corso Palestro e Gioielleria Veschetti, Corso magenta

“Laura” collana con ametiste, turchese e brillanti 53

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BRESCIA EVENTI

1000 Miglia, sulle ali di un mito Roberto Denti

Maggio 1948, Nuvolari  e Scapinelli sulla Ferrari 166 SC  (Foto Allegri, Archivo Zagari Budrio)

Correrla costa ormai dieci euro al chilometro, a mettere nel conto anche meccanici e amici per l’assistenza più qualche giorno on the road e di vacanza dal lavoro, ma potervi prendere parte, per un equipaggio, non è mai (o solo) una questione di soldi. La Mille Miglia (12-15 maggio 2011) è infatti la corsa per auto storiche più famosa ed affascinante del mondo, ma è anche e soprattutto la più esclusiva. E riuscire a partire dalla magica pedana di viale Venezia a Brescia è, per un appassionato di motori, toccare il cielo con un dito. La Mille Miglia è infatti un sogno ad occhi aperti, un’esperienza unica e irripetibile, in un dosato cocktail di agonismo e mondanità. Così vip di tutto il mondo fanno carte false pur di entrare nella lista di partenza, le raccomandazioni si sprecano di anno in anno, re della finanza, industriali e teste coronate, accettano persino mesi di anticamera. Tutti inviano fotografie e documentazioni di auto prestigiose, capolavori a quattro ruote. Ma può non bastare, perCentro Stili di vita

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chè c’è posto solo per 375 equipaggi al via e così altri 1.500 aspiranti tenteranno di rifarsi alla prossima edizione. Rassegnarsi però a non vivere una Mille Miglia non è facile. C’è chi tenta di tutto, chi propone l’iscrizione di una ventina di vetture di sogno e chiede poi all’organizzazione di scegliere quella giusta, chi si iscrive con l’amico, ma si dichiara pronto a sostituirlo, caso mai dovesse servire, con un personaggio noto, un divo della tivù, una cantante, un attore del cinema. A volte vien da sorridere. Anche perchè le vere star, in una gara di regolarità (e non più di velocità come un tempo: oggi sarebbe impensabile paralizzare l’Italia al passaggio della carovana) restano e devono restare le automobili. Sono loro a raccontare, a non meno di quindici milioni di persone che accorrono sulle strade ad applaudirne il passaggio o lo seguono in diretta dalle televisioni private, la storia della passione a quattro ruote. Come se il tempo si fosse magicamente fermato.


Il 12 maggio prende il via  la Mille Migliala,  la corsa per auto storiche più famosa,  affascinante ed esclusiva del mondo

IL PIÙ GRANDE MUSEO - LABORATORIO VIAGGIANTE DEL MONDO Enzo Ferrari disse un giorno che la Mille Miglia era il più grande museo viaggiante del mondo. E poi aggiunse: un museo-laboratorio. Jackie Ickx, il re di Le Mans con la sua Ford GT 40, confessò che era invece tutta una vita racchiusa in dodici ore a tutto gas, spingendo a fondo sull’acceleratore: “E’ un’avventura completa come il viaggio di Marco Polo”. Ma la Mille Miglia è anche il ricordo nostalgico di un’altra Mille Miglia, da Amarcord felliniano, di un’Italia che non se ne va a dormire e resta sveglia a battere le mani a dei fari che sballonzolano e saettano nella notte. E si perdono insieme a un rombo di mitraglia.

PILOTI UN PO’ MATTI

1955, Moss e Jenkinson tagliano vittoriosi il traguardo (Faraboloso, Milano)

È il ricordo, come in una nebbia, di piloti uno più matto dell’altro. Clemente Biondetti si rovina, vende tutti i suoi poderi per mettere insieme auto sempre più competitive. Vince quattro Mille Miglia, ma resta senza una lira. Mario Bornigia somiglia a Giuseppe Campari, detto “el negher”, e il destino vuole che i due guidino pure auto identiche. Allora Bornigia, stanco degli applausi destinati al grande campione milanese, scrive sulla fiancata: “Non sono Campari”. Ma, in corsa, il pubblico legge sì e no solo il nome Campari e lo stratagemma peggiora la situazione. Achille Varzi, timoroso di sabotaggi prima della gara, fa dormire per alcune notti il meccanico nella sua auto da corsa. Tazio Nuvolari corre senza freni (“non servono se si vuol andare forte”) e in gara perde anche il cofano, ma non si ferma nemmeno a risistemarlo (“meglio così: il motore si raffredda più facilmente”). Luigi Arcangeli corre con in testa il cappello di paglia dei mietitori di Romagna. Sopra c’è scritto: “Io, Forlì e il mondo”. Umberto Borzacchini, cittadino di Terni, tiene solo ad una cosa: arrivare primo nella sua città. In genere ci riesce, poi la vettura cede di schianto. Giovanni Bracco, detto la ciminiera umana perchè fuma come un turco, più della sua Alfa, nei lunghi rettilinei tracanna fiaschi di Chianti. Tutti, nelle fotografie hanno il viso nero come dei diavoli e sorridono fingendo di non sentire la fatica. Che è disumana.

A FARI SPENTI NELLA NOTTE Nel 1955, ma siamo già nell’era moderna della corsa, Stirling Moss e Denis Jenkinson vincono con la 55

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1952, operazioni di controllo alla partenza da Brescia  (Foto Archivio Alinari)

Mercedes SLR e segnano, irraggiungibili, il record, ad oltre 157 di media. Hanno davvero volato e Jenkinson fa un cenno col capo, no, non è per niente una battuta. “In un rettilineo dopo San Benedetto del Tronto l’auto, a 270 all’ora, si è staccata del tutto dall’asfalto. Una buca, una sporgenza, chissà... Ma per più di cinquanta metri abbiamo tenuto il fiato sospeso, un attimo lungo un’eternità in attesa dell’urto. E invece è andata bene: siamo atterrati dritti sulle quattro ruote e, senza nemmeno perdere velocità, abbiamo puntato il muso verso Ancona”. Quell’anno il barbuto Jenkinson, un giornalista con la passione dei motori, ha un’idea davvero unica, segnarsi i punti difficili del percorso su una specie di rotolo di carta igienica da svolgere e poi strappare strada facendo. E’ il primo radar-book della storia del rallysmo e il codice è semplice al massimo, anche perchè va strillato senza interfono: sinistra che chiude, destra secca, vai piano, rallenta, ora gas, vai vai, tira, quel ponte è da fare in pieno...Quanti ricordi, quante imprese da leggenda! Certo ora nessuno corre più a fari spenti nella notte, come Nuvolari per sorprendere il rivale Varzi, nessuno gareggia vestito in elegante doppiopetto come il conte Giannino Marzotto, nessuno dipinge sulla fiancata numeri che sono anche l’orario di partenza. Perchè Moss vince con il numero 722, un numero entrato nella storia, ma ben pochi sanno che sta a indicare il via da Brescia, alle 7 e 22 precise. Quel sistema ingegnoso permette infatti al pubblico disseminato per l’Italia di capire, orologio alla mano, chi è in testa alla corsa. Non ci sono le radio e le televisioni private: Renzo Castagneto, il grande regista della Mille Miglia, tiene tutto sotto controllo con postazioni telefoniche nei pressi dei rifornimenti. Usando anche i piccioni viaggiatori, se serve. Così, per esempio, viene a sapere nel 1948 del ritiro di Nuvolari a Villa Ospizio, nei pressi di Reggio Emilia…

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA Ma come nasce la corsa su strada più celebre del mondo? In un tranquillo salotto milanese, alla vigilia di Natale del 1926. In casa del giornalista Giovanni Canestrini tre amici bresciani, il conte Aymo Maggi, Renzo Castagneto e Franco Mazzotti, parlano di auto, del bisogno di inventare qualcosa di nuovo nelle gare. Molte le idee, tutte inesorabilmente scartate. Poi, un guizzo: perchè non una Brescia-RomaBrescia da corrersi tutta d’un fiato? “Quanti chilometri sono?”, chiede il conte Maggi. “Circa mille e seicento”, risponde pronto Castagneto. Centro Stili di vita

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7 MAGGIO NOTTE BIANCA DELLA 1000 MIGLIA

La OM 665 al garage SEVA di Brescia dopo la vittoria della Mille Miglia del ‘27

LA mILLE mIGLIA

PRENDERÀ IL VIA DA

BRESCIA

IL

12

MAGGIO DOVE RITORNERÀ IL 14, DOPO LA TAPPA INTERMEDIA DI

ROMA

E VEDRÀ LA GARA RIPERCORRERE STORICHE

TAPPE COME BOLOGNA, SAN MARINO E MODENA, CON LE SOSTE A SANSEPOLCRO E ALL'AUTODROMO DI

BUONCONVENTO E IL PASSAGGIO VALLELUNGA.

ALL’INCANTO VENTI PRESTIGIOSE AUTO D’EPOCA ALL’INCANTO PER CELEBRARE LA PARTENZA DELLA FRECCIA ROSSA. LA "MILLE MIGLIA AUCTION” È L’INIZIATIVA DELLA TEDESCA LANKES AUCTIONEN CHE ORGANIZZERÀ UN’ASTA ALLA VIGILIA DELLA MILLE MIGLIA , ALLA QUALE POTRANNO PRENDERE PARTE COLLEZIONISTI, PARTECIPANTI ALLA GARA E APPASSIONATI. L’APPUNTAMENTO È PER L’11 MAGGIO 2011 PRESSO LA FIERA DI BRESCIA DOVE, OLTRE ALLE AUTO D’EPOCA, VERRÀ ‘BATTUTA’ ANCHE AUTOMOBILIA DI PREGIO. FERRARI TRIBUTE CONFERMATO ANCHE IN QUESTA EDIZIONE, DOPO IL SUCCESSO DELLO SCORSO ANNO, LO SPETTACOLARE FERRARI TRIBUTE ALLA MILLE MIGLIA, CON 130 SPLENDIDE VETTURE DEL CAVALLINO RAMPANTE COSTRUITE DAL 1958 A OGGI, ALLA TESTA DELLE VETTURE IN GARA.

“Mille miglia”, sottolinea Mazzotti, da poco tornato da un viaggio in America. E quel nome piace subito a tutti. Certo la parola è inglese e a qualche zelante gerarca, nemico di ogni esterofilia, la cosa potrebbe non andar giù. Ma lo scoglio viene superato. “Anche i romani misuravano le distanze in miglia”, osserva Canestrini, “perciò noi siamo in pieno nella tradizione romana”. Dal lontano 1927 ad oggi tante cose sono cambiate. La corsa un certo punto, nel 1957, addirittura si ferma: un tremendo incidente a Guidizzolo, la Ferrari di De Portago che vola impazzita fra la folla, e si dice no a tutte le gare di velocità su strada. In tutto il mondo. Poi solo la passione rimette in moto ogni cosa, tanti anni dopo, nel 1977, proponendo una formula tutta diversa, una manifestazione di regolarità, che attira a Brescia ogni anno (nel 2011 dal 12 al 15 maggio) vetture tra le più belle e cariche di storia che si possa immaginare.

L’EMOZIONE DI UN GIOVEDÌ MAGICO Per tre interminabili giorni sono loro, le auto, le regine di una corsa davvero unica al mondo, applaudite, ammirate, fotografate, carezzate con amore. Poi spariscono, quasi senza lasciare traccia e per un anno, sino alla prossima edizione della Mille Miglia, non le si rivedrà più. Parcheggiate al sicuro in garage inavvicinabili come bunker, in officine che paiono degli atelier, le star della Freccia Rossa, come nella fiaba della bella addormentata, non vivranno né faranno sentire la loro voce per lungo tempo. E ci vorrà un grande e irresistibile richiamo per risve57

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1930 Tazio Nuvolari e Guidotti su Alfa Romeo 1750 GS Spider

gliarle...Ogni anno a maggio l’atmosfera a Brescia si fa elettrizzante di ora in ora, mentre auto da favola arrivano da ogni parte del mondo, sin dal Giappone, dal Sudamerica, dall’Australia. Il momento magico è di giovedì, sulla pedana del via, mentre scendono le prime ombre della sera e i fari delle auto storiche sciabolano su una folla multicolore in festa, una folla che ricorda quella che accompagna altri trionfi dello sport, il circus della Formula Uno o il Giro ciclistico d’Italia. Sotto i flash dei fotografi e gli “occhi” di macchine da presa, arrivate da ogni parte del mondo, sfilano i grandi piloti di ieri e di oggi. L’emozione toglie il respiro anche ai personaggi dello spettacolo, pur abituati ai caldi abbracci della folla. Certo la velocità folle d’un tempo ha lasciato ora il posto alla precisione cronometrica nei passaggi su un pressostato o davanti a una fotocellula: l’Italia, in una gara che ha cambiato pelle adeguandosi ai tempi, a una realtà sociale ed economica molto mutata, viene traversata a una media che non supera i 40 chilometri orari. Sembrerebbe la Mille Miglia di oggi un gioco da ragazzi e invece cosi non è. Bisogna infatti al volante di auto d’epoca affrontare centinaia di centri storici (la folla è oceanica, si parla di almeno quindici milioni di spettatori, lungo le strade), strade minori, tortuose, lunghi tratti appenninici. Per esempio, i passi della Futa e della Raticosa non perdonano incertezze sulla tabella di marcia.

UNA GARA NELLA GARA Le auto in gara sono tutte rigorosamente costruite prima del 1957: tutti i modelli devono essere identici (ma per lo più sono gli originali) alle vetture che, con il numero bianco spennellato con la biacca sulle portiere, si contendevano la gara d’un tempo. Allora le strade non erano asfaltate e la Mille Miglia era da correre tutta d’un fiato. Oggi sarebbe impossibile e così, nella rievocazione della leggendaria prova, la Mille Miglia ha dovuto puntare le sue carte sullo spettacolo, su auto da sogno e personaggi famosi al volante, che la vivono con entusiasmo incontenibile. “Pur di essere in gara venderei anche uno dei miei castelli”, ha confessato un giorno il principe Michele di Kent, cugino della regina d’Inghilterra. I suoi rivali di sangue blu, irriducibili, a ogni edizione arrivano a Brescia dalla vecchia Mitteleuropa: sono i principi Paul di Metternich e di Hohenlohe, i baroni von Doenhoff, von Boetticher e De Graffenried. Una gara nella gara la loro, con sotto, si mormora, scommesse folli. Da Mille e una notte … 59

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BRESCIA CITTÀ D’ARTE

La “passione” di Matisse

La mostra matisse, la seduzione di michelangelo, è stata presentata agli operatori del commercio della città e alle loro associazioni. Folta la presenza dei commercianti associati al Consorzio Brescia Centro Un giovedì insolito quello del 10 Febbraio scorso, all’ora di pranzo, per molti commercianti della città che hanno aderito all’invito del Sindaco di Brescia, Adriano Paroli. Oggetto dell’invito l’inaugurazione della mostra “Matisse, la seduzione di Michelangelo”, curata da Claudia Beltramo Ceppi e allestita nel Museo Santa Giulia. Una folta partecipazione ha premiato questa iniziativa dell’Amministrazione comunale verso gli operatori del commercio, che ha segnato l’impegno teso a rilanciare Brescia nel circuito delle città d’arte. Hanno fatto gli onori di casa gli assessori Arcai e Margaroli, poi è stato un susseguirsi d’ammirazione e di piacevole sorpresa per le centoottanta opere dell’artista francese, provenienti da vari musei internazionali e da collezioni private.

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"Sono ritornato studente. Disegno la notte, studio il Lorenzo dè Medici: cerco di impadronirmi della concezione chiara e complessa che è alla base della costruzione di Michelangelo", sostenne Henri Matisse, maestro dei fauves (letteralmente in francese “belve”), termine con il quale furono battezzati alcuni artisti (oltre allo stesso Matisse, Marquet, Manguin, de Vlaminck, Braque, e altri) al Salon de Automne nel 1905, dal critico Louis Vauxcelles, per il furore, la violenza rivoluzionaria delle innovazioni formali delle loro opere. Di Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564), scultore, pittore e architetto, geniale e irrequieto, Matisse condivide la passione perennemente insoddisfatta per

l'opera. Lo intriga la capacità di Michelangelo d’inseguire, fino all'equilibrio estremo, la forza e la tensione che distorcono i corpi, nella sua incessante ricerca dell’ideale di bellezza. La mostra è un lungo percorso di dipinti, disegni, incisioni, che raccontano la parabola creativa di Matisse, a partire dalla stagione fauve, fino alle sue ultime gouaches découpées (i suoi famosi collage composti di ritagli di carta dipinta), a sottolineare una seconda vita creativa, in grado di riconciliare nella sua opera, l'elemento pittorico a quello scultoreo . "Ritagliare a vivo nel colore mi ricorda il procedimento diretto della scultura" sosterrà Matisse. "Al capolavoro michelangiolesco L'Aurora, conservato nella chiesa


LA TORRE D’ERCOLE La mostra “Ercole, il fondatore - dall’antichità al Rinascimento”, allestita al Museo Santa Giulia, accanto a quella di Matisse, ha riportato all’attenzione della città la storia della Torre d’Ercole. La Torre d’Ercole, che si trova in via Cattaneo, all’angolo con via Laura Cereto, è una costruzione che risale al XII - XIII secolo. Sull’origine del nome “Torre d’Ercole” il dibattito è tuttora aperto. L’ipotesi più accreditata fa riferimento a un tempio o a una statua votiva di epoca romana, dedicata all’eroe dell’antichità classica, figlio di Zeus e Alemena, noto per le sue gesta e per le sue immani fatiche al servizio di Euristeo. La Torre di Ercole era conosciuta anche come “Torre dei Palazzi” dal nome di una famiglia che possedeva alcuni edifici nella zona del Foro romano. Nel 1258, durante la conquista di Brescia da parte di Ezelino da Romano, la torre fu parzialmente demolita. Il lato della costruzione che conserva maggiormente i caratteri originali è quello a est, anche se gli edifici adossati, nel corso delle successive epoche, tolgono alla struttura l’effetto imponente di un tempo. La base dell’edificio poggia probabilmente su resti di edifici romani e numerose sono le lapidi di quell’epoca utilizzate nella muratura. La sua importanza è sottolineata in un’acquaforte del Settecento, opera di Domenico Carboni. Un’immaginaria veduta aerea di Brescia, dall’insolita precisione descrittiva, la mette in evidenza: la Torre d’Ercole spicca in mezzo ad altri edifici nella zona est della città. Inoltre, in una mappa della Città di Brescia, di epoca Napoleonica (1816), è leggibile la contrada d’Ercole, nei pressi di “piazzetta Beveratore”, così denominata per la fontana ancora esistente in piazza Labus (l’autore degli scavi che nell’ottocento riporteranno alla luce il Foro romano). (ercole il fondatore- electa))

di San Lorenzo a Firenze, Matisse si rifà esplicitamente nel realizzare quella statuetta del Nudo disteso, che ricomparirà in tanti dipinti contemporanei dichiara Beltramo Ceppi - A Michelangelo tornerà per trovare nuove soluzioni spaziali nei tormentati anni Venti”. Matisse nato a Le Cateau-Cambrésis nel 1869, morirà a Nizza nel 1954 . “E non a caso, la sua più sofferta scultura sarà proprio quel meraviglioso Grande nudo seduto, arrivato dal Musée Matisse di Le Cateau Cambrésis: la più grande scultura mai realizzata dall’artista, che si riferisce esplicitamente a Michelangelo e che Matisse trascorrerà ben sei anni a modellare e rimodellare, fino a considerarla la sua opera più importante". Tutto il percorso della mostra è dunque segnato dalla presenza di Michelangelo, con calchi delle sue opere, come la statua di Ecate-Notte delle Cappelle Medicee, a grandezza naturale, fino a un confronto inedito tra una delle opere più importanti di Matisse, la grandissima gouache découpée intitolata "Venere" e un disegno originale di Michelangelo, raffigurante, per l'appunto, due Veneri. Un rapporto mai tentato prima. La mostra di Matisse, la seduzione di Michelangelo (che rimarrà aperta sino al 12 Giugno) "Suggerisce una chiave di lettura nuova. Due grandi maestri di tutti i tempi accostati - dice la curatrice Claudia Beltramo Ceppi - per la prima volta, in un dialogo fruibile a tutti e lontano da difficili ermetismi”. La scelta delle opere, il percorso proposto, l'allestimento, le frasi e la stessa scenografia, sono state pensate e volute per svelare la straordinaria evoluzione dell’arte di Matisse, attraverso il legame profondo con il maestro del Rinascimento italiano. (Gierre)

Henri Matisse, “Icaro”, tav. 8, Jazz, Paris, Tériade, 1947. Tavola a pochoir realizzata con gouache di Linel, 42 x 65 cm. Le Cateau-Cambrésis, Musée départemental Matisse, © Succession H. Matisse by SIAE 2010, Photo Philip Bernard 61

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BRESCIA TRA TURISmO E COmmERCIO

Il Centro di Brescia, o della vocazione turistica Il centro storico di Brescia con la sua rete multiforme di attività commerciali è sempre  di più un “Luogo vero” dove si percepisce l’intensità di storie importanti Alessio Merigo (A.D. Bresciatourism)

Fra le numerose ragioni che portano il turista a visitare la nostra città e il suo impareggiabile centro storico, sicuramente, quella della sua accoglienza si colloca ai vertici. “Brescia città ospitale”, così recitava un claim ormai datato attorno al quale sorsero numerose e fortunate iniziative che ponevano in evidenza i negozi di qualità del centro cittadino, le botteghe artigiane, i ristoranti e in generale, i pubblici

esercizi. Sono passati più di vent’anni da quella efficace intuizione ma il fascino del centro storico di Brescia è rimasto immutato nei suoi tratti più significativi, nonostante i contraccolpi derivanti da alcune scelte di carattere amministrativo, adottate con eccessiva superficialità nelle tornate precedenti. Brescia mantiene il suo carattere di città ospitale facendo leva su un vasto tessuto di negozi storici, ai quali

se ne sono aggiunti di nuovi che hanno trovato nello stile del centro l’ambiente ideale per sviluppare la propria idea imprenditoriale. Naturalmente non vanno sottovalutati i positivi effetti di interventi sul patrimonio architettonico cittadino com’è il caso di Santa Giulia, ora divenuto uno dei musei più suggestivi del nostro Paese, oppure le stagioni degli eventi museali che hanno contribuito e contribuiscono tutt’ora, a 63

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segnalare la nostra città ai primi posti nelle classifiche nazionali per numero di visitatori. Questo non significa che, sul piano delle rete distributiva, non vi siano stati cambiamenti anche significativi negli ultimi dieci anni con una rilevante presenza di negozi in franchising che, per il loro carattere standardizzato e poco personalizzabile, tendono ad omologare intere vie a logiche da “centro commerciale” con il rischio, tutt’altro che remoto, di abbassare la soglia di interesse da parte dei visitatori che, per contro, tendono a ricercare un offerta più originale. Ma è proprio la tenacia e l’impegno degli operatori “indipendenti” a mantenere alto il profilo di compatibilità fra il piacere di percorrere vie e piazze affascinanti così ricche di storia, e il gusto di fare lo shopping fra i negozi, di prendere un buon caffè o un aperitivo nei numerosi bar e infine, di sedersi attorno a un tavolo nei ristoranti per assaporare le delizie della nostra cucina. I dati dell’Infopoint del Comune di Brescia (gestito da

Henri Matisse , Odalisca con il cofanetto rosso – Nizza, Musée Matisse - © Succession H. Matisse by SIAE 2010 – Photo : Ville de Nice – Service photographique

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BRESCIA, ARTE E TURISmO

PUÒ mONSIEUR mATISSE AIUTARE BRESCIA? La mostra Matisse, la seduzione di Michelangelo, al Museo Santa Giulia, riporta in auge il dibattito sulla vivacità culturale della città. Non vi è dubbio che le grandi mostre abbiano rappresentato e rappresentino un elemento importante di marketing territoriale, non antitetico alla cultura tradizionale e alla valorizzazione del patrimonio artistico e storico della città. Le grandi mostre, sia nell’era Goldin che nella nuova gestione di Artematica, oltre a rappresentare un valore in sè, hanno il pregio di scuotere le intelligenze. In altre parole discudendo di cultura, si produce cultura e se si produce cultura si discute dello sviluppo della città, perchè senza conoscenza e cultura diffusa non si va da nessuna parte. L’idea di rimettere Brescia nel circuito dei “migranti della cultura”, richiamata anche da Alessio Merigo, in queste pagine, costringe la città a entrare in concorrenza con altre città d’arte, non lontane, come Verona o Bergamo, per restare nei paraggi. E mettersi in concorrenza vuol dire ripensare alle strutture, ai servizi, alle stesse scelte urbanistiche e financo alle offerte commerciali e agli orari di apertura dei negozi. La mostra di Matisse e la sua campagna mediatica (si prenda a esempio la sua presenza alla Borsa Internazionale del Turismo all’interno dello stand della Regione Lombardia, grazie alla collaborazione di Bresciatourism) veicola l’immagine della città, del suo patrimonio e della sua economia. Questo non può che far bene allo sviluppo di Brescia e nel contempo produrre valore economico. Del resto l’arte, nella società moderna, è sempre più un fenomeno economico a tutto tondo. Spingere Matisse, metterlo nel mercato della comunicazione, non può che trainare la credibilità e la fruibilità del patrimonio storico bresciano. A tale proposito sarebbero fuorvianti quei confronti tra una presunta cultura di alto livello e una cultura popolare più legata alle proprie tradizioni o al popolo. Cultura alta e bassa si diceva un tempo, quasi ci fosse necessariamente un divario tra l’amore per la festa del patrono e l’apertura ai grandi eventi culturali nazionali e internazionali. Si possono infatti amare in egual misura, la sagra dello spiedo, la festa del patrono e Matisse o Monet. Il problema resta quello di non eccedere nelle sagre, ma ancor più del come veicolare Santa Giulia, fuori dai confini lombardi, per rafforzare l’identità di Brescia, in un rapporto di apertura al mondo e non di chiusura autocompiacente e localistica. La visibilità della mostra di Matisse è il giusto volano. Giuseppe Romano


Bresciatourism) ci forniscono indicazioni molto confortanti sul crescente interesse dei turisti verso il centro cittadino, inteso come quel mix di elementi storico-culturali e mercantili che ne connotano l’attrattività. Fino a pochi anni fa gli ospiti degli alberghi del Garda preferivano Verona come meta dei loro spostamenti giornalieri, riconoscendo alla città scaligera un fascino che altre località non erano in grado di regalare. Oggi, grazie ad un positivo lavoro di promozione e di valorizzazione della nostra città questa tendenza si è notevolmente riequilibrata consentendo ai turisti di scoprire Brescia come uno straordinario scrigno ricco di grandi opportunità. Uno scrigno forse non ancora del tutto conosciuto che ha in serbo ulteriori sorprese per coloro che vorranno aprirlo desiderando di vivere nuove esperienze. Si può così passare con assoluta facilità dalla visita alle piazze e ai loro straordinari gioielli dell’architettura di ogni epoca, alla frequentazione dei musei così ricchi di testimonianze di un passato glorioso, a negozi che affondano le loro radici fin dal tardo 1700 per esprimere concept di rilevante modernità. Così il centro storico di Brescia, che ha prosperato nei secoli all’ombra dell’imponente Castello, silenziosa sentinella sul colle Cidneo, oggi parla al visitatore della sua storia, delle tradizioni e della sua gente. Lo fa con leggerezza, senza particolari fronzoli, con l’eleganza dei suoi negozi, dei bar e dei ristoranti, regalando momenti indimenticabili fra shopping, conoscenza e relax. Se il cuore antico della nostra città pulsa ancora con ritmi regolari lo dobbiamo dunque a tutti coloro che hanno creduto nelle sue straordinarie potenzialità e non si sono fatti suggestionare dai richiami “interessati”“ di quelle scatole cinesi che sono i centri commerciali (come ad esempio il “Freccia Rossa”) e che propongono un modello consumistico che non ci appartiene. Il centro storico di Brescia con la sua rete multiforme di attività commerciali è sempre di più un “Luogo vero” dove si percepisce l’intensità di storie importanti. I poli commerciali, con la loro anima di cartone, continuano ad incarnare l’inconsistenza tipica dei “Non Luoghi”, dove la storia non è mai esistita. Riappropriarsi, riscoprire e amare il nucleo antico della nostra città significa saper tornare alle origini con lo sguardo rivolto al futuro, nella consapevolezza di perpetuare uno stile di vita fatto di eleganza e semplicità al tempo stesso. Uno stile di vita che parla di noi nel modo più intrigante, lasciando nell’animo del visitatore piacevoli ricordi. Allegoria di Ercole di Dosso Dossi (1540 ca) Ercole il Fondatore, Museo Santa Giulia

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OSPITALITÀ BRESCIANA NEL CENTRO

L'Hotel Vittoria, unico in città a poter esporre le cinque stelle come «chiave» per l'eccellenza alberghiera, si rilancia nel segno dell’accoglienza bresciana e della tradizione. Le camere sono 65, di cui 5 suite, e tutte con bagno e doccia, dotate di tutti i confort: tv satellitare, telefono, filodiffusione, aria condizionata, frigobar, linea adsl e cassaforte; arredamento di classe, ambienti tranquilli e molto grandi. L’hotel dispone di due sale meeting in grado di offrire il massimo delle attrezzature e la massima professionalità per ogni evento di successo: la sala Savoldo e la sala Moretto. Le sontuose sale cerimonie, come la sala delle Rose e la sala delle Gardenie, arricchite da preziosi lampadari di Murano, sono location suggestive per eventi personalizzati ed esclusivi.

Piazza e Hotel Vittoria: Piacentini, Dabbeni e il ‘900 La storia dell’Hotel Vittoria è strettamente legata alla figura del suo progettista Egidio Dabbeni (Brescia 1873-1964) e alla piazza omonima. A Egidio Dabbeni, ingegnere e architetto, si devono molti interventi in territorio bresciano: oltre all’Hotel Vittoria, banca San Paolo, Wuhrer, Società elettrica, palazzo Bertolotti, palazzi Pisa di Via Solferino e di corso Magenta, palazzo Capretti, palazzo Migliorati, palazzo Togni e palazzo Folonari. “Tutti luoghi costitutivi del paesaggio urbano. Una produzione straordinaria - come ci ricorda l’architetto Antonio Rapaggi, che con Gian Paolo Treccani ha scritto “Brescia, architettura 900”, Grafo edizioni quantitativamente, certo non omogenea dal punto di vista del linguaggio (è semplificatorio etichettare Dabbeni come architetto liberty), ma sempre a livelli molto alti. C’è in Dabbeni una sintonia naturale con la sua committenza (fu amico Centro Stili di vita

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personale di Togni, di Beretta e di Pisa) ciò che lo rese naturale interprete delle esigenze della borghesia industriale cittadina. Lo accomunano ai migliori tra i suoi committenti, elementi etici e ideologici che si traducono in uno stile di vita, in un comportamento. Queste affinità gli consentirono anche una notevole autonomia professionale e indipendenza intellettuale. Egidio Dabbeni - sostiene sempre Rapaggi - non ebbe bisogno di curare le pubbliche relazioni per acquisire visibilità, non aderì al fascismo e si permise di criticare Piacentini”. Eppure negli anni Trenta, Egidio Dabbeni è l’unico bresciano nello staff del Piacentini a realizzare gli interni e le facciate non rivolte su Piazza della Vittoria, l’Hotel Vittoria appunto, mentre Tito Brusa lavorerà alla progettazione dellle sale della Borsa (Quadriportico). Piazza della Vittoria, uno dei massimi esempi della politica urbanistica fascista

nei centri storici dell’Italia, ottenuta distruggendo il precedente tessuto urbano. Fu un’operazione caldeggiata dal segretario nazionale dell’allora partito fascista Augusto Turati, bresciano d’adozione e da industriali locali, come Giulio Togni, che commissionerà la progettazione dell’Hotel Vittoria all’architetto Dabbeni. Per ragioni di immagine e di retorica innovativa fu eliminato un tessuto urbano antico di almeno 1500 anni, il quartiere delle Pescherie, quartiere di mercati e di botteghe artigianali a partire dal Quattrocento. Il grande artefice fu l’architetto romano Marcello Piacentini a cui si devono tutti gli edifici che contornano Piazza della Vittoria, inaugurata dal Duce nel 1932. La piazza venne poi danneggiata dalla guerra e definitivamente “abbrutita” dall’autorimessa, realizzata negli anni ‘70. Infine, vennero i lavori per la metropolitana... Piazza della Vittoria ha perso molte delle


LA NUOVA GESTIONE DEL VITTORIA Dopo gli interventi conservativi sulle sale, sulla hall e sulle scale, la struttura è stata riaperta da Claudia Isabella Vivaldini, che è subentrata alla gestione della proprietà dell’immobile, la famiglia Ghidini-Bosco. Claudia Isabella, che qualche anno fa ha rilevato con successo l'albergo Orologio, ora replica l'impresa con l’Hotel Vittoria, uno dei simboli del centro storico di Brescia. “Abbiamo ristrutturato completamente 36 camere e rinfrescate le rimanenti, cercando di ridare lustro ad una struttura che rischiava di finire nel dimenticatoio. Ci sentiamo parte integrante del centro della città, e per questo, penso sia fondamentale dare la possibilità a coloro che soggiornano nel nostro hotel, di sentirsi circondati e coccolati dalle cose belle che Brescia può offrire. Vorremmo far rivivere questo meraviglioso luogo, non solo a chi vi giunge da fuori, ma anche ai nostri concittadini. L’auspicio è che il Vittoria, diventi un punto di riferimento anche per i bresciani, per un aperitivo o un caffè, un pranzo o una cena... Per questo motivo abbiamo aperto il ristorante e il bar al pubblico e organizzeremo eventi settimanali, quali brunch, tè, aperitivi e cene a tema. Il nostro obiettivo - sottolinea Claudia Vivaldini - è un intervento di riqualificazione del Vittoria, simile a quello (seppur di dimensione molto più ridotte) fatto con l'Albergo Orologio”.

opere del tempo. Non solo il Bigio del Dazzi, statua batezzata da Mussolini quale allegoria dell’epoca fascista, che dovrebbe tornare a mostrare le sue possenti nudità, ma anche la fontana, distrutta dopo il ventennio e altre cose ancora, tra cui un bassorilievo raffigurante l’Annunciazione, opera di Arturo Martini che - come scrive Robecchi: “fu criticatissima dai cattolici del tempo, per il suo tono dimesso”. Alcuni sostengono che andò distrutta, altri che qualcuno la trafugò intera o a pezzi e se la portò a casa... Venne invece distrutto o andò perduto, il bassorilievo di bronzo di Benito Mussolini a cavallo, posato nel riquadro della Torre della Rivoluzione, opera di Romano Romanelli. In questa piazza, che ha perso ormai tutta la sua continuità spaziale e la sua evocazione di piazza San Marco, per stare agli intendimenti di Piacentini, l’Hotel Vittoria che si affaccia su via X Giornate, rimane un testimone allusivo del razionalismo classicheggiante di quegli anni, non privo di charme.

Hotel Vittoria: Botticino e vetri di Murano L’Hotel dalla facciata in marmo di Botticino, in sintonia con le linee classiche e rigorose della piazza, ha il proprio ingresso sotto l’ampio porticato che circonda il piano terra. Nonostante nel 2010 sia stato effettuato un intervento di restauro e di adeguamento rivolto al ripristino, al mantenimento e alla conservazione dell’albergo, la hall mantiene un pavimento originale con rombi in marmo di Botticino, alternati a breccia aurora oniciata. Anche le lampade e le appliques della hall sono quelle dell’epoca. La scala principale, sempre in “Botticino” e la ringhiera in ferro e ottone, con alternanza di motivi geometrici, riportano ai fasti del tempo, così come il pavimento in doghe di legno di rovere del ristorante al piano terra e le boiseries in noce naturale alle pareti. La Sala delle Rose, al primo piano, ha un soffitto con cupola centrale ed elementi geometrici nella fascia perimetrale. Pure dell’epoca sono le lesene in marmo e i motivi decorativi in gesso delle pareti, i serramenti a foggia geometrica, con inserti centrali in bronzo. Fanno ancora bella mostra di sè le appliques e i lampadari della sala eseguiti negli anni Trenta dalle vetrerie Venini, su progetto di Napoleone Martinuzzi. Al primo piano sono stati conservati i servizi per gli ospiti eseguiti con piastrelline in mosaico vetroso, debitamente restaurate, come pure sono state mantenute le pavimentazioni in Botticino, con campi centrali a mosaico. Nelle camere i parquets in tavolette di rovere posate a lisca di pesce, i mobili in stile impero, i tappeti pregiati e i tendaggi si fondono con gli strumenti tecnologici più avanzati, creando una preziosa e raffinata atmosfera. 67

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OSPITALITÀ BRESCIANA NEL CENTRO

La Grotta Azzurra, la Bersagliera e Al Teatro, ovvero: “Guagliò, jammo cu’ a pala!... Giuseppe Romano

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LE ORIGINI DELLA PIZZA: DA ENEA ALLA PIZZA MARGHERITA

“la pizza, sorta di perfezione alimentare, sezione aurea della cucina, è una creazione semplicissima, perfettamente a suo agio nella sua più intima complessità: croccante fuori e morbida dentro, resistente, elastica ma non gommosa, alta ma non panosa, non sottile ma bassa, né umida, né secca, non si serve cruda, ma nemmeno cotta. Rivoltata deve avere una composizione astratta di scottature, venature intense che si alternano a passaggi di pasta chiara.” Agnese Palumbo, in 101 storie su Napoli, Newton Compton Editore

Si dice sia stato Enea a inventare la pizza (picea secondo Orazio). Lo racconterebbe Virgilio nell’episodio dell’Eneide, in cui l’eroe per non morire di fame mangia schiacciate di farro cotte al forno usate per appoggiarvi sopra il cibo. Si narra che nel 1772, Ferdinando di Borbone, re di Napoli, in barba alle regole del bon ton del tempo, mise piede nella pizzeria di Antonio Testa detto n’ Tuono, che aveva la bottega alla Salita Santa Teresa. Il re volle assaggiare la pizza, che tanto piaceva al suo popolo e rimanendone favorevolmente colpito, ne decantò la bontà alla sua corte. Nobiluomini e nobildonne lo imitarono e la pizzeria divenne un locale alla moda del tempo. Il suo successore, Ferdinando II – che si fece costruire nel parco della Reggia di Capodimonte, dal figlio del grande n’ Tuono, un forno per le pizze - non ebbe alcun ritegno nel manifestare pubblicamente la predilezione per i piatti del suo popolo. Scrivono gli storici: “A Ferdinando II, napoletano in tutto, piacevano quei cibi grossolani dei quali i napoletani sono ghiotti: il baccalà, il soffritto, la mozzarella, le pizze e i vermicelli al pomodoro”. Nel 1871, nasce la Margherita (in onore della Regina d’Italia) che suggella il legame tra il sud e il nord del Paese, attorno a quest’impasto. Qui le mani in pasta ci possono stare, come quelle della bellissima donna napoletana Sofia, che a forza d’impastare pizze fritte, perse l’anello... La pizza Margherita, fu una creazione della moglie del pizzaiolo Raffaele Esposito, chiamato a corte da Umberto I di Savoia e dalla consorte Margherita in visita a Napoli. Gli Esposito oltre alla classica marinara, con pomodoro, aglio, origano e olio e alla mastunicola, una pizza dalle antichissime origini a base di strutto e basilico, ne prepararono una terza, in onore della regina, con nuovi ingredienti: pomodoro, olio e mozzarella, ai quali fu aggiunto il verde basilico, a formare il tricolore della bandiera. Qualunque sia la sua vera, storia è facile affermare che questo pasto frugale ha conquistato il mondo più d’ogni altra cosa e che i suoi artefici, i pizzaioli, a colpi di mozzarella, pomodoro e origano, sono stati i veri antesignani del piatto unico a buon mercato, gradito da intere generazioni, da sud a nord.

Costiera Amalfitana in un dipinto dell’Ottocento

BRESCIA, TERRA DI TRAMONTINI

Che ci azzecca Brescia con Tramonti?

Se  la  storia  universale  della  pizza  s’intreccia  con  la storia  della  Napoli,  la  storia  della  pizza  a  Brescia  è strettamente  connessa  a  quella  della  tradizione  di Tramonti, paesello della Costa Amalfitana. 69

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mimmo Francese, Pizzeria La Bersagliera, corso magenta

Al Teatro, via mazzini

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Il paese, in provincia di Salerno, che prende il nome dalla sua configurazione morfologica, "intra montes", costituito da tredici borghi, con altrettante chiese, già nel ‘900 era famoso per i suoi prodotti caseari: in quell’epoca la mozzarella prodotta a Tramonti forniva le prime pizzerie napoletane. Che ci azzecca questo, con Brescia e con la pizza? Andiamo con ordine. Nel 1947 detto Luigi Giordano, in servizio di leva in provincia di Novara, individua una nuova possibilità di lavoro: produrre mozzarelle al nord d’Italia... Ma le cose non andarono per il verso giusto, la mozzarella alla fine degli anni Quaranta non era un prodotto per le tavole nordiste. Che fare? Giordano ebbe un’idea lungimirante, affiancare alla produzione del latticino una pizzeria. Siamo nel 1951, nasce la prima pizzeria del nord e la prima attività di tale tipo di un Tramontino. Non deve essere stato facile far digerire quel piatto unico a una ristorazione tradizionale fatta di salami, polenta, cacciagione, ossi buchi, tome e tomini, ciò nonostante, contemporaneamente nel milanese alcune trattorie campane si trasformano in pizzerie. Le sorti furono alterne, tantè che il Giordano più volte fu sul punto di chiudere baracca e burattini per fare ritorno al paesello. Per la fortuna dei bresciani, amanti di questo piatto unico, il progetto del tramontino prese piede: Giordano aprì nuovi esercizi e cominciò a chiamare a raccolta i parenti rimasti al paese, in cerca di sbocchi imprenditoriali o di semplice lavoro al nord. I tramontini capirono (quando si dice l’arte dell’arrangiarsi e dell’ingegnarsi tutta meridionale) che aprire pizzerie poteva essere un filone d’oro e a partire da Novara si ebbe ben presto uno sviluppo a macchia di leopardo. Da Novara verso Vercelli, da Vercelli verso Ivrea, da lì verso Pavia e da Pavia a Bergamo, Cremona, Piacenza e Brescia. Fermiamoci qui. Guagliò, jammo cu’ ‘a pala, l’esortazione del maestro pizzaiolo al ragazzo addetto al forno, che in bresciano starebbe per “gnaro möet, làa chèi bichèr ” (come scrive il nostro Beppe Viselli, che di mestiere fa il barman, su Facebook) udita o no che fosse, iniziò a riecheggiare negli anni ‘60 nel centro della città e più precisamente alla Grotta Azzura in viale Venezia, alla Bersagliera in Corso Magenta, alla Piedigrotta ora al Teatro, in via Mazzini, sino da Don Rodriguez, in via Cavallotti, vicino al Sociale. In uno sfizioso libretto di Emanuele Ceccarelli sulla “Storia della pizza della tradizione di Tramonti”, nell’elenco della Corporazione dei pizzaioli del luogo si possono leggere molti nomi di pizzerie di Brescia, a conferma di una migrazione o per meglio dire di un fare impresa nella ristorazione, che ha fatto scuola. Guagliò piglia sta pala, ‘nforna chesta pezzella, fatta cu l’aglio e l’uoglio pe la siè Teresella!


Grotta Azzurra, viale Venezia - Foto Alberto Romano

Quelle pizzerie di Tramontini nella Brescia degli anni ‘60 La signora Ida che di cognome faceva Mandara aprì nel ‘63 la Piedigrotta, ora del figlio Enrico Campanile;  Vittorio  Macchiarola  la pizzeria Don Rodriguez; a Don Vittorio,  nel  ‘64,  seguì  Antonio  Giordano con la Grotta azzurra e infine Antonio Vaccaro, suocero di Mimmo Francese, nel ‘67 venne in centro con la Bersagliera. Anni lontani di una Brescia fatta di cinema nel centro: Aquiletta, Adria, Astra, Crocera, Moretto, financo il Brixia; di locali da ballo: la stessa Aquiletta (al piano di sopra), la Tavernetta (al piano di sotto) e il Pincio sulla salita per il Castello. Anni in cui nessuno avrebbe mai saputo pronunciare la parola fast food o hamburger e il doner kebab forse lo avevi assaggiato a Istambul (l’India non era ancora un mito), se c’eri arrivato attraversando l’ex Jugoslavia. Non essendo in Romagna, la piadina la trovavi in estate in quel di Rimini e le crèpes a colazione a Parigi (per chi avrà poi la fortuna d’arrivarci, con il treno delle 23 che ti portava per le 9 alla Gare de Lyon). In-

somma eravamo nel pieno degli anni ‘60 e anche l’isola di Wight, così come lo sbarco sulla Luna erano ancora in divenire. I Beatles apparivano in TV all’Ed Sullivan Show, ma l’America era l’altra faccia della luna...Il Che partiva per la Bolivia, ma non lo sapevamo e del resto neanche i cubani lo sapevano. Pasolini non aveva ancora scritto sul Corriere “Contro i capelli lunghi”, ne contro i jeans Jesus. Le pizzerie del centro diventarono locali di aggregazione, interclassisti, ci trovavi le famiglie degli operai della OM e della Sant’Eustacchio e i giovani della Brescia bene, gli abituè del Maffio, prima di andare in provincia a ballare, con i capelli stirati da Ferrari, alla moda del tempo. Ci vedevi quelli del club di vicolo Calzavelia o di quello sotto la Galleria Rizzotti, accanto ai gnari dei quartieri Marcolini (i piedi neri) che facevano cagnara in centro, inconsapevoli di quella migrazione che altri avevano fatto, portando abitudini e tradizioni tanto lontane. Oggi - come dicono all’unisono Mimmo e Antonio - la platea è cambiata.

Nel centro, ai bresciani si sono sostituiti i nord africani, gli asiatici e gli africani, con le loro abitudini e i loro saperi, con i loro sapori e i loro ristoranti e ci vorranno altre generazioni (ha da passa’ ‘a nuttata) per tornare: “ A Femmena è a pizza e vo passione e core. Vò ca tu ll’accarizze e sotto a mana lle daie appassiunato nu calore comme a Porta Alba o Porta Capuana”. Loro, i pizzaioli, nucleo solido di ristoratori di seconda generazione, figli della repubblica di Amalfi (là dove il vento proveniente dal nord spirava da Tramonti verso costa, prendendo il nome di Tramontana) sanno che quel vento è sinonimo di buone partenze... Per dove? Per altre stagioni, fatte di tradizione imprenditoriale e d’intraprendenza un po’ bresciana, un po’ campana, che non teme certo i cambi di platea, perchè i tramontini sanno che: “Chi se mmocca ‘o primmo muorzo, fosse pure nu barone, nun ‘o lassa ‘o curnicione, quando è certa ‘a libertà. Vì che t’esce ‘a chillu furno! Ma che sciure! Che bellizze! So’ caruofene sti ppizze, chi non crede, adda pruvà.” 71

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OSPITALITÀ BRESCIANA NEL CENTRO

La Sosta nelle scuderie del Palazzo Martinengo Giuseppe Romano - Foto Alberto Romano

In quelle che furono le scuderie del settecentesco Palazzo Martinengo delle Palle, risiede il ristorante La Sosta, che fa angolo tra via San Martino delle Battaglie e via Vittorio Emanuele II. La Sosta fu aperta dai fratelli Santo e Giovanni Mazzolari nel 1967, dopo che il vecchio ristorante dell’Albergo del Gambero, del quale erano gestori, venne chiuso dai proprietari, la famiglia Zanotti. L’albergo, che aveva il suo ingresso accanto all’attuale negozio Centro Stili di vita

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Caprettini (là dove ora si accede in piazzetta Bruno Boni) fu trasferito dagli Zanotti in Via Gramsci. Fu così che la vecchia scuderia del Palazzo Martinengo delle Palle, diventò un’elegante sala da pranzo, con le sue imponenti file di colonne che sostengono le volte. Ripensandola oggi quale luogo di “posta” dei cavalieri, di ristoro e di cambio dei cavalli, è facile dire che il nome “La Sosta”, fu una felice intuizione di Giovanni Mazzolari.

L’attuale titolare, Aldo Mazzolari, figlio di Santo, negli anni ‘80 scelse di affiancare il papà e lo zio nella gestione di uno dei ristoranti più eleganti ed esclusivi del centro storico della città. Alle capacità di Aldo, alla sua cortesia di ristoratore raffinato ed elegante, si affianca la conduzione dello chef Ezio Colombo, vero maitre della cucina, che guida una brigata di cuochi e pasticceri, che fanno le fortune gastronomiche del ristorante e del servizio di catering,


*El bertagnì, ovvero il merluzzo finchè è vivo, che diventa baccalà se conservato sotto sale, alias stoccafisso (letteralmente “Pesce a bastone” da stock, legno e fish, pesce) per la sua durezza dovuta all’essicazione all’aria fredda che ricorda quella di un bastone di legno, pare debba la sua derivazione a: “Baccalà fritto alla moda della Bretagna”. Per cui il nome dialettale bertagnì deriverebbe dal nome della terra francese, la Bretagna appunto, rinomata per la sua cucina.

sempre più rilevante nelle attività della Sosta. “Siamo stati forse i primi a Brescia - racconta Aldo Mazzolari a fare catering, quando ancora non vi erano aziende in grado di garantire il necessario per la banchettistica e si dovevano spostare e trasportare le cose direttamente dal ristorante, non senza fatica e intoppi”. Catering o banqueting che sia, il ristorante La Sosta non ha smarrito il fascino della cucina tradizionale bresciana. La lista del menù propone: malfatti con crema di bagòss, capretto, spiedo, cotechino, manzo all’olio, crema di zucca all’amaretto, sardine di Montisola e *bertagnì con polenta. Altra specialità del ristorante, non proprio autoctona, è il salmone affumicato della casa, preparato secondo antichi procedimenti. La cucina legata alla tradizione bresciana, interpretata con stile dallo chef Ezio Colombo, pronto a dare quel tocco di personalità indispensabile perché ogni piatto solleciti il palato, ha dato modo al ristorante di continuare un dialogo generazionale con i propri affezionati clienti. Le famiglie della Brescia che conta non tradiscono la tradizione e ai padri, seduti ai tavoli tra le colonne della vecchia scuderia o nella sala al piano superiore, si sono succeduti i figli e i nipoti. “Come nella notte di San Valentino - racconta Aldo dove il ristorante ha fatto il pieno”. Come a voler dire: puoi anche passare le serate nei luoghi della movida, ma se desideri una cena emozionante, che lasci il segno nel suo cuore, devi tornare in centro, in un luogo dal fascino antico... “Certo le cose sono cambiate anche per noi ristoratori e Brescia non è una città facile. I tempi della grande Exa (la manifestazione fieristica italiana più importante dell’intera industria delle armi sportive e da caccia), quando il settore tirava e La Sosta si riempiva di operatori stranieri, visitatori e collezionisti di armi da caccia, sono assai lontani e la Mille Miglia (lunga vita alla corsa più bella del mondo) non basta a ravvivare questa città un po’ in ginocchio”. Ma questo è quello che passa il convento, pardonne, la città dei vari Martinengo, che tra saloni e scuderie non se la passavano poi tanto male.. Se avete la fortuna di cenare davanti al camino della saletta del ristorante La Sosta, anche senza oltrepassare la soglia del salone, o nell’arioso spazio all’aperto, coperto da una luminosa struttura, vuol dire che Brescia ancora sa offrire il meglio e di questi tempi, non è cosa da poco. 73

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SOPRA E SOTTO Un incontro dei commercianti del centro con il sindaco Adiano Paroli,  promosso dalla Confesercenti.

Si chiudono due cantieri, se ne apre uno nuovo in galleria Il nuovo parcheggio nella parte sud della Galleria Tito Speri, dal lato di piazza Martiri di Belfiore, si farà e sarà di tipo tradizionale (non meccanizzato come da una prima ipotesi). Avrà un ascensore capace di portare in castello venti persone per volta e un costo di oltre 20 milioni di euro. Il parcheggio sarà costituito da due grandi gallerie appaiate di 172 metri di lunghezza e 16.70 di diametro, capaci di ospitare più piani. Steso il progetto preliminare, si è chiusa pure la gara per l`affidamento di quello definitivo, assegnato a una società di Roma e Trento, che sarà pronto a luglio, dopodiché scatterà la gara d’appalto integrato che si chiuderà entro fine anno, con l`assegnazione dei lavori. I cantieri apriranno nel Febbraio 2012 e la realizzazione dell’opera è prevista per Dicembre 2013, con la garanzia che la galleria Tito Speri non verrà mai chiusa al traffico. Nodo metropolitana e chiusura dei cantieri di piazzale Cesare Battisti e piazza della Vittoria, illuminazione delle vie del centro, sicurezza e arredo urbano, progetto del nuovo parcheggio sotto la galleria Tito Speri, di queste cose si è discusso, in un incontro promosso dalla Confesercenti al completo (presenti Baitelli, Merigo e Piccioli) all’Hotel Vittoria, con il sindaco Adriano Paroli, accompagnato dagli assessori Mario Labolani e Maurizio Margaroli. Il disegno della giunta Paroli parte dalla concezione di un centro storico aperto e vivibile, non più considerato zona “off limits” chiusa dalle Ztl. Un centro che torni a essere il salotto della città, attraente e fruibile. Questo progetto, secondo Paroli, così come quello della pedonalizzazione realizzabile, può essere fatto solo in accordo con i residenti e gli operatori economici e commerciali della zona. In quest’ottica sono stati presentati i tempi di realizzazione del nuovo parcheggio, con una capienza di 600 posti auto, che tra le altre cose collegherà, attraverso un ascensore, la città al castello. Dopo la progettazione preliminare, appena conclusa (500.000 euro di spesa), si passerà alla stesura completa del progetto. Le preoccupazioni non si sono fatte attendere: alcuni commercianti hanno sottolineato il ti-

more di un ulteriore disagio causato da questa grande opera pubblica, che andrebbe a sommarsi a quello procurato dai lavori per il metrobus. In sostanza un sì alla nuova opera, ma con un’attenzione particolare alla tempistica. “I lavori per il nuovo parcheggio, partano - hanno sostenuto alcuni presenti - una volta chiusi i due cantieri (accesso a San Faustino e Piazza della Vittoria) previsti per il mese di marzo del prossimo anno”. Ridisegnare la città, per il presidente della Confesercenti, Pier Giorgio Piccioli, che ha sottolineato la condivisione della sua associazione per la nuova opera, vuol dire avere nelle corde un’immagine d’insieme del centro, delle sue trasformazioni demografiche e del suo possibile futuro. Vuol dire insomma non fermarsi alle sensazioni prodotte dai processi d’immigrazione che hanno cambiato la tipologia dei residenti. “La metropolitana ce la siamo trovata cosa del resto sottolineata dallo stesso Paroli - ma non deve essere un problema, bensì un’opportunità; così come un’opportunità sono i nuovi progetti del parcheggio e di una struttura in Largo Formentone, capace di attirare i giovani nel centro, in un collegamento ideale con l’Università in via San Faustino, fino allo stesso rettorato”. Nel disegno di Piccioli c’è una Brescia degli studi e attrattiva, che cerca lì le risorse del suo riscatto. 75

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FATTI E MISFATTI

GOVERNO

Viabilità, sicurezza, patrimonio dismesso, nuovi parcheggi, nuove edificazioni e commercio nel centro: su queste questioni, che disegnano il futuro della città, Brescia  Centro  -  Stili  di vita  apre un confronto. Maurizio  Margaroli, Assessore alle attività produttive, e Aldo Rebecchi, consigliere comunale del PD e uomo di spicco dell’opposizione, dicono la loro

Riprendetevi la città! Brescia Centro - Sili di vita a colloquio con Maurizio Margaroli  Maurizio Margaroli, Assessore alle attività produttive, artigianato e marketing territoriale del Comune di Brescia, dieci anni di presidenza della Circoscrizione Brescia ovest e un passato di consigliere di minoranza, artigiano del centro storico “prestato alla politica”, ha improntato il suo lavoro di assessore sul rapporto umano con le persone. Alla domanda esplicita: “cosa esalterebbe del suo operato?” Risponde: “Esalterei il rapporto con la gente e le scelte del mio assessorato condivise da tutti, maggioranza e opposizione. Dieci anni di presidente di una circoscrizione mi hanno insegnato che non si sfugge dal rapporto concreto con i bisogni della gente. Operiamo in anni di vacche magre - prosegue Margaroli - e le poche risorse a disposizione vanno utilizzate con accuratezza e un pizzico di fantasia, per ridare “mercato” al centro storico e alla città. In un recente passato c’erano più possibilità economiche, ma nulla è stato fatto e la situazione del centro storico, che abbiamo ereditato, avrebbe smontato chiunque. Ci siamo rimboccati le maniche e ora il nostro impegno, quello della giunta Paroli, è realizzare più punti possibili del programma elettorale che ci ha portati al governo, nel rispetto con il patto sottoscritto con gli elettori. Nessun pregiudizio a collaborare con l’opposizione tant’è che mai su proposte di programma dell’assessorato da me diretto ho ricevuto un voto contrario. Certo questa opposizione non è costruttiva e anzichè suggerire possibili soluzioni ai problemi sul tappeto, ha scelto di cavalcare la tigre della contrapposizione tout court.” E qui si ferma, lui il puntaspilli, strumento indispensabile del suo lavoro di artigiano prestato alla politica, lo tiene al polso. In Margaroli c’è quel pizzico di saggezza popolare che viene da una cultura del fare, prima che del dire, quasi una sorta di riservatezza, ma ciò non fa

venir meno le convinzioni e le posizioni inamovibili, come quella di un secco no a quanti hanno ventilato, o sussurrato recentemente alla stampa, una possibile edificazione di un nuovo centro commerciale, in un giro di scambio, tutto da leggere, in zona palazzetto EIB. “Se succedesse - dice fermamente Margaroli - sarei il primo a sbattere la porta e ad andarmene dalla Loggia. Comunque - tiene a precisare l’assessore alle attività produttive - nessuna richiesta in merito a quel progetto è stata formulata all’Amministrazione comunale”. Come se non bastasse quanto è già avvenuto. Tra Freccia Rossa e cantieri della metropolitana, gli operatori del centro storico hanno già di che lamentarsi e hai un bel dire che la diffusione dei centri commerciali è un processo di sviluppo ineludibile, quando sei in una provincia che supera la media dei loro insediamenti non solo a livello nazionale, ma addirittura, a livello europeo. Margaroli “cittadino al servizio della città e dei suoi abitanti” rivendica la positività dei rapporti intessuti con le associazioni di categoria dei commercianti, 77

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degli artigiani e con il Consorzio Brescia Centro, nello specifico e suggerisce una ricetta infallibile: “Quella del saper ascoltare le ragioni degli altri”. Certo in politica bisogna anche mediare (ingoiare rospi?) e decidere, ma il mettersi in ascolto della “pancia del popolo” è sempre un ottimo approccio. “Soffro, in un certo senso, la mancanza del rapporto con la gente dei quartieri, rapporto che avevo instaurato durante le mia presidenza in circoscrizione, ma i cittadini sappiano che la porta del mio assessorato è sempre aperta. Sono sempre disposto a recepire qualsiasi osservazione, consiglio o critica, purchè costruttivi... Il percorso intrapreso non si esaurisce nel mio mandato amministrativo, è un percorso di lunga lena che dovrà essere perseguito nel tempo”. L’assessore al marketing territoriale, sposa la tesi di una Brescia  polo  attrattivo  degli  studi  e  di  conseguenza della cultura. “Adeguare il centro storico a questa esigenza, allargando gli spazi per i giovani universitari è un obiettivo primario della nostra Amministrazione, per questo ben vengano le scelte che portano a rivitalizzare il centro, attraverso la presenza degli studenti anche in nuove strutture, come quella ipotizzata in Largo Formentone”. E il recupero dei palazzi della città, privi di funzione e in uno stato di degrado, come Palazzo Avogadro? Risponde Margaroli: “Certo, dovremo intervenire e trovare nuove risorse anche per il patrimonio della città, ma i costi di queste operazioni oggi sono al di sopra delle nostre possibilità reali. Lavoriamo di fantasia, cerchiamo nuove strade per intervenire, ma una cosa non esclude l’altra”. Sul nuovo progetto di un parcheggio sotto la galleria Tito Speri, nel programma della giunta Paroli, Margaroli si schiera a favore e non potrebbe essere altrimenti, certo delle difficoltà della città a corrispondere alla domanda di posti auto nel centro. In sintesi: “Prima creiamo i parcheggi e poi togliamo le auto dalle strade del centro”. Margaroli retoricamente chiede: “A chi non piaciono le Centro Stili di vita

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piazze prive di auto?” e detto da un bresciano che ha il proprio atelier su Piazza Paolo VI (in quelle che furono le scuderie di Casa Chiappa), c’è da crederci. “Il problema però - afferma l’assessore - è come far arrivare la gente nelle piazze e come nel contempo farle vivere. Uno dei miei impegni prioritari è stato quello di occuparle, con più iniziative possibili e in più giorni possibili”. Proviamo a enumerare quella che per Margaroli è una proposta di programma “Riprendiamoci le piazze, occupandole”, ne vien fuori un elenco ad alto gradimento: Fiorinsieme (manifestazione che vede protagonisti i Floravivaisti bresciani, a fine Agosto e Settembre), Mercati d’Europa, Moda & design, Brixia Florum (ai primi di Aprile), Chocolat, le esposizioni di prodotti agroalimentari, in collaborazione con la Coldiretti e l’Unione provinciale agricoltori e via elencando.

Loggia: notte tricolore nei 150 anni dell’unità d’Italia. Nella foto in alto Fiorinsieme in Piazza Paolo VI

Il centro storico di Brescia ha in Margaroli un interprete ottimista, pronto a ridare alla città armonia e senso compiuto, nonostante i danni fatti dai cantieri della metropolitana, che rimangono come una sorta di cappa opprimente sulla testa degli operatori, dei cittadini e pesano come macigni sulla stessa giunta Paroli, che ha sempre sostenuto: “Ce li siamo trovati”. Per  ridare  armonia  e  ottimismo  al  centro  storico, a volte bastano operazioni come quella, che sarà portata a termine nel 2012, di quattordici banchi, realizzati con tecnologia d’avanguardia, quasi esclusivamente di frutta, verdura e fiori (90% del mercato) che ridisegneranno il volto di Piazza del Mercato. Grazie alla progettazione la piazza (che dal 1763 venne occupata dai banchi di vendita dei prodotti commestibili) tornerà alle sue funzioni originarie, scandita dagli (G.R.) antichi ritmi del mercato.


OPPOSIZIONE

FATTI E MISFATTI

La Brescia del buon senso Brescia Centro -  Sili di vita a colloquio con Aldo Rebecchi

L’appello di Aldo Rebecchi, un presente e un passato nella politica che pochi possono vantare (già numero uno della Camera del lavoro di Brescia, deputato al Parlamento, poi vice presidente della Provincia di Brescia e ora consigliere comunale e presidente del Banco nazionale di prova di Gardone Valtrompia) è quello di una persona di buon senso e suona come monito alla maggioranza e all’opposizione: “Riposizionare la città non è un problema di destra o di sinistra; è il problema e per far questo serve la collaborazione di tutti i soggetti in campo: forze politiche, forze economiche, società civile, associazioni e sindacati. Rimbocchiamoci le maniche senza pregiudizi”. Dichiararlo è semplice, realizzarlo un po’ meno per una serie di ragioni insite nel quadro politico nazionale e locale, per la crisi congiunturale e non per ultimo per l’atteggiamento di chi ha governato prima e di chi governa oggi. “Bisogna prendere atto dice Rebecchi - che Brescia è profondamente cambiata: oggi siamo all’incirca 191.000 abitanti ma a differenza del passato di questi ben 40.000 sono immigrati (extracomunitari). La popolazione è inesorabilmente invecchiata e i bresciani sono sempre meno...Pensare di tornare alla domanda di un tempo è mera utopia”. Se questo è l’assunto di partenza ne discendono a cascata i problemi d’affrontare, nella consapevolezza che: “nessuno oggi è depositario di una risposta complessiva ai mali che affliggono Brescia e il muro contro muro, praticato in consiglio comunale, non fa che aggravare la situazione che è già di per sè complessa. Le cose da fare - dichiara Rebecchi - vanno affrontate senza pregiudizi, nel confronto con le forze sociali e con la domanda reale dei cittadini, come è stato fatto in

questi giorni sulla questione dei giardini in via Odorici.” In via pregiudiziale Aldo Rebecchi non è contrario ai nuovi interventi che modificheranno la viabilità  nel  centro  (come il nuovo parcheggio progettato sotto la Galleria Tito Speri), ma pone alcune domande di buonsenso: “Il progetto del parcheggio sotto la galleria è una priorità? - E ancora - Perchè non aspettare di conoscere il reale impatto della metropolitana sulla città, prima di ridisegnare la mappa della viabilità nel centro? Perchè non riempire i due piani del parcheggio di Fossa Bagni, che si trova a poche centinaia di metri da quello progettato, prima d’intervenire con un lavoro di tale portata sotto il Aldo Rebecchi Cidneo, con una spesa di 25/30 milioni di euro? Se il disegno delle ZTL e la loro rigidità non hanno giovato al centro storico, questo nuovo progetto rischia di mettere in difficoltà nuovamente l’assetto urbano”. Per l’esponente del PD manca un’idea d’insieme della città e rimanda al confronto sul PGT, o sul prossimo bilancio, le occasioni per trovare in un accordo tra maggioranza e opposizione, le idee guida dello sviluppo di una Brescia possibile. “Importante - qui Rebecchi torna al concetto iniziale - è discuterne senza pregiudizi. Pregiudizi che c’erano prima nella giunta Corsini e che, di contrasto, vi sono ora nella giunta Paroli”. Chi farà il primo passo per superare l’impasse che si è determinata e c’è ancora il tempo e lo spazio politico per farlo? “Brescia, non è l’ombellico del mondo”. Sostiene Rebecci e in questa dichiarazione c’è una sorta di appello alla necessità di sprovincializzarsi, e ad abbassare la cresta, guardando alla città per quello che 79 Centro Stili di vita

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realmente è: “Brescia è una città di poco meno di duecentomila abitanti che non potrà più riproporre la ricca domanda del passato e può essere governata con ragionevolezza e con la collaborazione di tutti”. Insomma, quello che un tempo si chiamava il buon governo. L’incertezza del mercato immobiliare, discussa recentemente in un convegno, dagli operatori e dagli Ordini professionali del settore: “È uno dei grandi problemi sul tappeto. Le trentamila unità immobiliari invendute nel bresciano, spesso sono già vecchie allo stato delle cose, perchè non in classe A e B”

Brescia città della cultura e città universitaria? “Certo - sostiene Rebecchi - Brescia può continuare su questa linea di tendenza e ben vengano operazioni quali quelle del campus per gli stutendi universitari o l’investimento su un campus universitario per gli studenti stranieri. Ciò può voler dire una nuova vitalità del centro storico, ma prima di realizzare nuove strutture, come quella ipotizzata in Largo Formentone, perchè non guardare ai palazzi pubblici e al loro riutilizzo?”. L’esempio è al Palazzo Avogadro, che rischia di cadere a pezzi o al Palazzo dell’ex Tribunale. “Il futuro della città - sostiene Rebecchi - deve partire sopratutto dalla riqualificazione e dalla ricreazione dell’esistente: questo è un nodo ineludibile se si guarda a una città futura. Se poi il Comune, per fare cassa, si trova costretto ad alienare alcune proprietà, si vada anche in questa direzione; basta decidere le cose con dovizia e in un progetto d’insieme che non guardi solo al contingente”. La stessa operazione di una sede  unica  dell’Amministrazione  comunale fuori dalle mura venete solleva non poche perplessità: “Che ne faremo di quegli spazi? E come pensiamo di riqualificare il centro se vi sottraiamo chi vi lavora e lo vive quotidianamente?”. Sul commercio. È evidente la sparizione di intere tabelle commerciali e il conseguente svuotamento d’interesse per il commercio del centro storico (si prenda a Centro Stili di vita

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esempio la chiusura di negozi di giocattoli che ravvivano e non poco, le vie durante le festività natalizie). “Infatti, il problema è capire quali funzioni intendiamo mantenere nel centro della città e come intendiamo riqualificare la domanda dei suoi residenti e l’offerta dei suoi operatori commerciali ”. La provincia di Brescia ha una delle maggiori concentrantrazioni di centri commerciali in Europa e ciò non contribuisce certo a riqualificare l’offerta commerciale del centro. “Per questo vanno trovati e perseguiti quegli incentivi che aiutino la tenacia e l’impegno degli operatori indipendenti, come da tempo sostengono il Consorzio Brescia Centro e le associazioni di categoria più sensibili.” Rebecchi non lo dice apertamente, ma da bresciano che vive nel centro città, fa trasparire la sua condivisione per quanto le associazioni di categoria e il Consorzio stanno facendo per il commercio del centro. Brescia non è mai stata una città particolarmente vivace: “Questo è vero - dice il consigliere comunale del PD - ma prima c’erano solo i bresciani, ora ci sono anche altri attori sulla scena sociale e un processo d’integrazione e di osmosi non è poi così semplice e richiede idee lungimiranti, oltre a un lavoro di lunga lena”. La sicurezza: “Nel centro storico non è un problema da sottovalutare, ma non è neppure il problema principale. Vi sono situazioni del vivere civile che non vanno trascurate, ma è più una questione di senso civico della collettività, sulla quale è giusto intervenire educando e reprimendo quando necessario, più che un vero e proprio allarme delinquenza. A tale proposito l’ordinanza di chiusura dei locali in zona Carmine alle 22 (allorchè al limite della legittimità e in contro tendenza con la volontà di fare vivere il centro) lascia il tempo che trova, è un’operazioni di pura propaganda ideologica e di dubbia efficacia” (G.R.)


Flavio Bonardi

Redazionale Circoscrizione Centro

Bilancio “partecipativo”, grazie ai cittadini, alle associazioni e alle parrocchie del centro. Il presidente Flavio Bonardi esprime la propria soddisfazione per il lavoro svolto dalla Circoscrizione Brescia Centro. “La stesura del “Bilancio partecipativo” – afferma Flavio Bonardi, presidente della Circoscrizione Centro – ha coinvolto circa sessanta cittadini, tramite le schede di segnalazione distribuite nel territorio circoscrizionale e raccolte nelle ultime settimane. Le indicazioni emerse si sono aggiunte al grande lavoro fatto dalle commissioni sicurezza, ambiente e territorio della Circoscrizione. Nel mese di Marzo la Commissione bilancio ha esaminato tutte le proposte e grazie anche alla collaborazione delle associazioni iscritte all’Albo circoscrizionale (ben 180) e delle 15 parrocchie, si è stilato il documento finale, approvato nell’ultima seduta del Consiglio. All’interno dello stesso documento (come si evince dal “Bilancio partecipativo”) vi sono una serie di richieste legate a interventi urbanistici, quali: la sistemazione di via Silvio Pellico e di viale Piave, il risanamento del fiume Garza e la creazione nuove aree per il passeggio dei cani. Interventi sociali (servizi per gli anziani e i minori), interventi culturali (mostre di artisti bresciani e recupero di edifici storici), interventi commerciali (creazione di una via del-

la moda, aiuti alle attività commerciali nel centro storico e city-manager) e interventi di sicurezza, con la richiesta di maggior controllo del territorio. E’ stato un buon lavoro – continua Bonardi – che ci ha permesso di presentare all’Amministrazione Comunale non le solite richieste di mero intervento, ma soprattutto quelle che rispondono alle vere esigenze del territorio. La partecipazione dei nostri concittadini residenti, ci ha permesso effettivamente di conoscere al meglio la nostra zona. Ora la “palla” passa alla Giunta Comunale che dovrà analizzare attentamente tutte le proposte della Circoscrizione, soprattutto nell’ottica di una vera collaborazione per la stesura del Bilancio Preventivo del Comune di Brescia. Siamo soddisfatti – conclude Flavio Bonardi – di quanto fatto. Ci sembra un’ottima base di partenza per la realizzazione della vera partecipazione della città alla costruzione della cosa pubblica. Forse, e dico forse, le Circoscrizioni hanno senso di esistere grazie proprio a questi interventi di collaborazione fra ente locale e cittadini”.

Comune di Brescia Settore Partecipazione e Decentramento - Circoscrizione Centro Via Elia Capriolo n. 17/d – 25122 Brescia (BS) Tel. 030/3756354 – 030/8377000 Fax 030/3772565 www.comune.brescia.it/CircoscrizioneCentro E-mail: CircoscrizioneCentro@comune.brescia.it

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Chiesa Santa Maria dei Miracoli Piazza della Vittoria Piazza della Loggia Torre della Pallata Monumento a Garibaldi Chiesa San Giovanni Chiesa Sant’ Agata Chiesa Santa Maria delle Grazie Chiesa Santi Nazaro e Celso Chiesa Santa Maria del Carmine

Parcheggio Randaccio Nel cortile dell'ex caserma omonima con accesso da via Lupi di Toscana, 4 (170 posti) Orari apertura: tutti i giorni 24h su 24h

Parcheggio Piazza Vittoria Sotto l'omonima piazza. Capienza: 450 posti Orari apertura: tutti i giorni 24h su 24h

Parcheggio Stazione

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Di fronte alla stazione ferroviaria. Capienza: 1000 posti Orari apertura: tutti i giorni 24h su 24h

Parcheggio Fossa Bagni Accesso veicolare da via Lombroso (imbocco nord Galleria Tito Speri) Capienza: 385 posti Orari di apertura: tutti i giorni 24h su 24h

Parcheggio Palagiustizia Presso l'omonimo palazzo in via L. Gambara Capienza: 570 posti. Orari di apertura: tutti i giorni 24h su 24h

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Parcheggio Castellini via Castellini angolo via Mantova Capienza: 230 posti. Parcheggio gratuito

Parcheggio Goito A ridosso della Caserma Goito con ingresso e uscita da via Spalti San Marco. Capienza: 215 posti

Parcheggio Autosilouno

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In via Vittorio Emanuele II. Capienza: 350 posti. Domenica e festivi chiuso

Parcheggio Paciullo Via Cattaneo 18/a Ingresso telecamera di via Cattaneo (30 posti)

Parcheggio San Domenico

Piazza San Domenico (tra via Einaudi e via Moretto) Parcheggio automatizzato

Parcheggio Benedetto Croce

Piazzetta Don Sturzo (a nord di via Benedetto Croce) Parcheggio automatizzato

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✂ P.LE C. BATTISTI VIA LEONA RDO DA VINCI

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VIA SPALTI S. MARCO

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PIAZZA ARNALDO

CORSO MAGENTA

AUTOSILOUNO

P.LE STAZIONE

P. TABALDO BRUSATO

VIA TRIESTE

SAN DOMENICO

B. CROCE V IA V IT TO R IO E M A N U E LE II V IA X X S E TTEMBRE

PARCHEGGIO PACIULLO

VIA CRISPI

P. VITTORIA

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PIAZZA PAOLO VI VIA G. ROSA

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CORSO MATTE OTTI

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CONTRADA BASSICHE

VIA DANTE

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VIA S. MARTINO D. BATTAGLIE

VIA PACE

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Museo Santa Giulia

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CASTELLO

VIA G. MAZZINI

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CONTRAD A

CAPRIOLO

VIA F.LLI CAIROLI

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C. S. AGATA

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VIA DELLE GRAZIE

PIAZZA GARIBALDI

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PIAZZA LOGGIA

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FOSSA BAGNI

S. CHIARA

VIA MARSALA

RANDACCIO

VIA PUSTERLA


Un soffio a colori Stampiamo in un soffio, un attimo, un colore in tutte le sue sfumature. Perchè così è la vita. Riproduciamo emozioni per trasmetterle agli altri, per rappresentare la tua azienda, il tuo pensiero. Dalle nuovissime macchine da stampa HEIDELBERG e KOMORI nascono prodotti per il marketing più efficace. Collaboriamo per dare colore alle tue idee , in un attimo, un soffio creativo che distingue.

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Centro Stili di vita

Periodico del Consorzio Brescia Centro • Numero 1 • Aprile 2011


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