ricerca e sperimentazione
PRODUZIONE E QUALITÀ DI MELONE RETATO SU PACCIAMATURA in Mater-Bi
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di Cozzolino E., Bilotto M., Leone V., Zampella L., Petriccione M., Cerrato D., Morra L. Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria - Unità di Ricerca per la Frutticoltura di Caserta (CRA-FRC)
Introduzione L’utilizzazione della pacciamatura con film plastici in polietilene (Pe) in combinazione con l’irrigazione localizzata a goccia ha avuto un ruolo decisivo nell’incrementare la produzione di ortaggi quali pomodoro, peperone, melanzana, anguria, melone, cetriolo, etc. (Kasirajan e Ngouajio, 2012). Numerose sono le modificazioni indotte dalla pacciamatura con film plastici sull’ambiente circostante le piante, sia a livello del terreno che sul microclima nell’intorno delle piante stesse: temperatura, regolari disponibilità idriche e di nutritivi, maggiore attività microbiologica, spettro luminoso. Il successo di
questa innovazione, a livello mondiale, ha determinato l’aumento dei quantitativi di Pe prodotti e impiegati in agricoltura ma ha posto nel contempo, anche il problema del corretto smaltimento dei materiali plastici a fine vita. Infatti, le opzioni a disposizione di un agricoltore vanno dal recupero e riciclo a cura di ditte aderenti al consorzio Polieco, al conferimento in discarica all’incenerimento in impianti controllati per il recupero energetico. Un fattore limitante il riciclo stricto sensu è costituito dal livello di contaminazione di queste plastiche che si presentano imbrattate di terra, residui di vegetali, fertilizzanti e agrofarmaci costringendo
Foto 1 - Piantine di melone trapiantate su Pe trasparente sovrapposto su strisce di Pe nero residuate dalla precedente coltura di cavolo rapa.
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a onerosi passaggi per il loro lavaggio prima del riciclaggio vero e proprio (Kasirajan e Ngouajio, 2012; Kyrikou e Briassoulis, 2007). Una possibile strategia per ridurre le quantità di materiali plastici da smaltire è quella di riutilizzarli per due o più cicli colturali. Ma una soluzione più promettente è rappresentata dall’impiego di teli biodegradabili che, alla fine del ciclo colturale, vengono interrati nel terreno e trasformati in acqua, anidride carbonica (o metano) e biomassa microbica (Kyrikou e Briassoulis, 2007; Malinconico et al., 2008) per azione della microflora tellurica. Le bioplastiche a base di MaterBi® sono materiali con caratteristiche e proprietà d’uso del tutto simili alle plastiche tradizionali ma sono biodegradabili e compostabili ai sensi della norma UNI EN 13432. Le materie prime da cui si parte per la produzione dei diversi gradi di Mater-Bi® sono costituite da amidi (di mais, patata), cellulose, oli vegetali variamente combinati. L’attività sperimentale discussa in questo articolo è stata condotta grazie al progetto PABIORFRU (“Introduzione della pacciamatura del terreno con teli biodegradabili a base di Mater-Bi® per colture orticole e frutticole”) finanziato dalla Regione Campania nell’ambito della misura 124 del PSR 2007-2013. Obiettivo di questo esperimento e di altri in svol-
Colture Protette / n. 6 - giugno 2015