Life Marche Magazine - Gennaio 2015

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GENNAIO 201 5 - ANNO 2 - N° 2 - Aut. Tribunale di Ascoli Piceno: 400/201 4

Il2015, l'annocheèarrivato

CHE MADONNA ONESTÀ CI ILLUMINI

di Massimo Consorti

Il 201 4 non ha mantenuto nessuna delle promesse che ne avevano caratterizzato il secondo semestre. Anzi. Se possibile la situazione è peggiorata, tanto che quanto ventilato nell'editoriale di dicembre, alla fine è stato un auspicio che si è rivelato una previsione al ribasso: è andata decisamente peggio. I saldi fiscali di fine anno sono stati terribili e se qualche bambino ha ottenuto i regali sognati per un anno, deve ritenersi un bambino fortunato. In molte famiglie, infatti, la cinghia è stata tirata allo spasimo e l'aria serena del Natale ha ceduto il passo alla sensazione di aver lavorato un anno inutilmente. Tutto questo ormai è un trend e non si vede all'orizzonte nessuna via d'uscita, almeno a breve. Nelle Marche non è andata meglio che in altre parti, anche se da noi sembra sempre di vivere in un contesto ovattato nel quale i problemi vengono visti con il filtro flou degli obiettivi da ripresa dei film di Zeffirelli. Purtroppo il tanto sbandierato concetto di “Marche-Comunità” ci sembra più uno slogan che un dato di fatto. Il tasso alcoolico, per non parlare d'altro, sta salendo paurosamente, così come il tasso di intolleranza che sta portando a vivere situazioni al limite della “caccia al negher” che pensavamo fossero parte integrante di una certa cultura geograficamente più a nord. Si può definire razzismo? Chiamatelo come volete, per noi lo è. I dati macroeconomici relativi al 201 5 parlano di una lieve ripresa che dovrebbe essere visibile già nel primo trimestre dell'anno appena iniziato. Poi ci sarà l'Expo e le cose dovrebbero migliorare... maledetti condizionali, sono loro che ci fregano. Il fatto è che si avverte in maniera prepotente il bisogno di aria pulita. Sarà perché in questi anni ci siamo intossicati di sogni a poco prezzo e di divismo delirante, tornare a ragionare in termini di equità appare come un abominio, anche se qualcuno dovrà ricominciare a farlo. Ci accostiamo quasi terrorizzati alle prime pagine dei quotidiani dove, fra una famiglia sterminata e l'ennesimo atto di violenza sulle donne, non passa giorno che con ci tocchi leggere di corruzione, malaffare, imbrogli, truffe, evasioni fiscali milionarie, concussioni a ogni livello e latitudine. Le banche falliscono e nessuno paga, le aziende falliscono e i titolari si suicidano. C'è qualcosa, in questo paese, che non funziona e le Marche non sono un'isola felice anche se hanno potenzialità che altre regioni oggettivamente si sognano. Poi c'è un virus che sta causando una vera e propria pandemia. Pensiamoci un attimo, non è così difficile da individuare. La corruzione è il peggior delitto contro la dignità della persona. Un individuo che si lascia corrompere, quindi comprare, che essere umano è? Che tipo di esempio potrà mai dare ai figli, ai nipoti, agli amici? Come può un uomo vendersi spudoratamente a un altro uomo per soldi? Almeno Faust vendette la sua anima per l'eterna giovinezza ma i corrotti di oggi perché lo fanno, per un Suv? Da noi quest'anno si vota. Che Madonna Onestà ci illumini. Piccola chiosa: le rivoluzioni si fanno, non si annunciano. Che patologia strana l'annuncite.

di Eleonora Crucianellli La nostra storia comincia Qui. Nelle Marche, sui suoi campi arati e dalle geometrie ordinate. “Qui” è l’avverbio protagonista dell’accattivante campagna per il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Marche, piano quadriennale di finanziamento i cui risultati saranno valutati nel 2020 e che premia, tra l’altro, gli “Studi e investimenti relativi alla manutenzione, al restauro e alla riqualificazione del patrimonio culturale e naturale dei borghi”. Lo sviluppo del nostro territorio infatti non può prescindere da quello dei borghi che lo costellano. Essi ne costituiscono l’essenza e ne qualificano la presenza da secoli, fin da quando nacquero come simbolo del potere e del progresso economico. Secondo Sartre “Ogni progresso dipende dall’uomo irragionevole”. Ma Qui noi abbiamo deciso ragionevolmente negli ultimi secoli che il mondo (quello costruito, s’intende) non andava più toccato. Ragionevolmente abbiamo iniziato a rattoppare, come si faceva – e si fa tutt’ora - coi vecchi abiti. Abbiamo immobilizzato, sacralizzato, idolatrato. Posizionato transenne, fissato tariffe d’ingresso, installato telecamere. Ragionevolmente. Chi è dentro è dentro. Gli altri tutti fuori. Quel fuori diventato terra di nessuno oggi, problema dei posteri domani. Terra di speculazioni immobiliari e centri commerciali le cui insegne fanno capolino tra gli scorci dei vicoli nei piccoli borghi dai quali ci si affaccia a distanza. Di sicurezza, appunto. Affascinanti mattoni ripuliti sono la perfetta scenografia di accurate rievocazioni storiche che appartengono agli avi di chi per queste occasioni ci ritorna, ma spesso non ci abita. Gli abitanti sono altri nei migliori dei casi. Ed è proprio quando altri, nuove facce e nuovi accenti, popolano le case dirute che il borgo viene definitivamente declassato. Questa contaminazione di chi non conosce le nostre origini ci terrorizza perché muove, desacralizza, varca i confini, osa e soprattutto usa. Eppure è proprio in questo Uso che sta la chiave della nostra salvezza, perché non c’è fatto storico di cui si ha memoria che non abbia re/innovato o ri/attivato. La storia siamo noi. (…) la storia non si ferma davanti a un portone, entra dentro le stanze, le brucia. Il 27 Novembre nel convegno fabrianese “Nuova vita ai borghi storici e rurali delle Marche”, Gruppi di Azione Locale, istituzioni e tecnici si sono interrogati

Hicetnunc

I BORGHI. IL FUTURO DELLE MARCHE DIPENDE DA NOI … e dal coraggio di essere irragionevoli

sul futuro dei nostri borghi e sull’impegno di risorse comunitarie e regionali finalizzate a dare nuova vita a paesi e paesaggi della nostra Regione. A emergere su tutto sembra essere stato l’atteggiamento positivo e propositivo di condivisione delle scelte; una volontà di agire di concerto, amministrazioni e cittadini, con lo scopo ultimo di rinnovare attraverso scelte condivise di valorizzazione del territorio. Lo slogan citato recita che il futuro delle Marche è Qui. Noi ci permettiamo di aggiungere che il cambiamento deve partire Ora. Ed esso dovrà avere il coraggio di essere irragionevole.


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