Cittadinanza e persona. Un gap da colmare per contrastare la tragedia del Mediterraneo

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Cittadinanza e persona Un gap da colmare per contrastare la tragedia del Mediterraneo a cura di Gianmichele Pavone

Atti del X Convegno nazionale del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (M.E.I.C.), Ostuni (BR), 29 settembre - 1 ottobre 2016

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© Il Segno dei Gabrielli editori, 2020 Via Cengia, 67 – 37029 San Pietro in Cariano (Verona) tel. 045 7725543 – fax 045 6858595 info@gabriellieditori.it www.gabriellieditori.it ISBN 978-88-6099-447-9 Foto in copertina di Gianmichele Pavone Stampa Mediagraf SpA (Padova), novembre 2020 Tutti i diritti sono riservati a norma di legge e a norma delle convenzioni internazionali. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta con sistemi elettronici, meccanici o altro senza l’autorizzazione scritta dell’Editore.

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a Pierino

Si ringraziano per la collaborazione Michele Sgura e Gianfranco Moro



Sommario

Premessa Pietro Lacorte

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Parte I Sulle tracce e in cammino con Mario Signore

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Giorgio Rizzo, Mario Signore: pensiero, azione e volto

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Francesco Totaro, Cittadinanza e persona,a partire dalla riflessione di Mario Signore

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Tavola rotonda: Filosofia ed Economia. Il contributo di Mario Signore e le piste di sviluppo

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Giuseppe Cantillo Carmelo Vigna Stefano Zamagni

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Testimonianze

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Antonio Aresta

51

Lorenzo Caselli

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Michele Indellicato

60

Mariano Longo

70

Parte II Approccio etico-antropologico

73

Serge Latouche, Giustizia senza limiti

75

Antonio Luigi Palmisano, Antropologia della solidarietĂ

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Interventi programmati

91

Lucia Bellassai

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Filippo Boscia

93

Carlo Cirotto, Il fatto evolutivo e l’etica

97

Christian Honold

109

Riccardo Roni, La responsabilità sociale della persona. Una proposta di etica interculturale

111

Sabino Chialà

121

Parte III Approccio giuridico-economico

125

Andrea Favaro, Introduzione

127

Carlo Vagginelli, Cittadinanza e persona alla luce dei fenomeni migratori

131

Antonio Ciniero, Sfruttamento, disumanizzazione e percorsi di riumanizzazione dei rapporti lavorativi. Il caso dei braccianti stagionali

147

Simona Pisanelli, Rivoluzioni e controrivoluzioni agricole. Verso il paradigma dell’agroecologia

159

Luigi Fusco Girard, La città per la persona oltre le discriminazioni

173

Interventi programmati

181

Giovanni Adezati

181

Alessandro Distante

184

Parte IV I credenti nella Chiesa e nella politica per la dignità della persona

189

Gian Carlo Perego, Introduzione

191

Lino Duilio, I credenti nella Chiesa e nella politica per la dignità della persona

196

Giovanni Tangorra, Giustizia e amore alla luce della fede nel mondo globalizzato

204

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Cettina Militello, Le donne protagoniste nella Chiesa e nella cittadinanza per l’espansione dei diritti

213

Lino Prenna, Fede e politica oltre il divario tra persona e cittadino

225

Interventi programmati

229

Domenico Amalfitano

229

Vittorio Sammarco

232

Conclusioni Beppe Elia

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Postfazione Gianmichele Pavone

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Premessa Pietro Lacorte *

Ci sono uomini, i quali, dopo morti, lasciano un segno indelebile nel mondo dei vivi. Sono uomini che sono vissuti interpretando con dignità, coerenza ed esemplarità il loro ruolo nella famiglia, nella professione, nella società di cui fanno parte. Il loro stile di vita è stato caratterizzato dal servizio alla comunità di cui facevano parte, alieni dalla ricerca di ogni tipo di potere. Il loro potere era costituito dal prestigio che veniva loro riconosciuto. Il presente X Convegno M.E.I.C. di Ostuni è dedicato ad una di tali figure, al professor Mario Signore, illustre docente per diversi anni nell’ateneo salentino e testimone di una fede praticata nella interpretazione radicale del Vangelo di Cristo. Mario aveva il dono della “parresia”, esprimeva sempre con chiarezza e coraggio il suo pensiero, anche quando le circostanze non erano favorevoli, mai preoccupato delle possibili reazioni negative nei suoi confronti. Per questo ha pagato spesso di persona. Il professor Signore era molto stimato, ma temuto ed osteggiato dai cosiddetti “benpensanti” per la chiarezza con cui esprimeva il suo pensiero. Ha sofferto quando non è stato sostenuto, anche da amici di area cattolica, nel ballottaggio per la nomina a Rettore dell’Università del Salento; così come ha sofferto quando ha osato porre la sua candidatura alla Presidenza Nazionale del M.E.I.C., movimento nel quale era stato per lunghi anni un protagonista. Prese allora atto con umiltà del mancato gradimento dei più e ritornò nel suo privato. Continuò però a credere nell’utilità dei Convegni M.E.I.C. di Ostuni che continuò ad organizzare, con la mia collaborazione, su argomenti di grande attualità che proponeva a studiosi, di varie estrazioni, che credevano nel ruolo della cultura per il progresso della civiltà. Oso ricordare oggi questi momenti della vita di Mario per il rispetto della verità e per rendere evidente la sua capacità di accettazione di ogni mortificazione, capacità che era pari alla sua profonda umiltà. Il nostro non perdette mai la sua “verve” e la sua arguzia che gli consentivano di raccontare battute spiritose, attraverso le quali riusciva a creare comunione.

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Mario mi ha sempre onorato della sua amicizia ed ha saputo sopportare il mio non facile temperamento. Avverto continuamente la sua mancanza in un mondo nel quale difetta ormai il “senso dell’altro”. Egli ha saputo, nel corso degli anni, individuare temi impegnativi per i convegni di Ostuni e ne ha illustrato le ragioni nelle brillanti relazioni introduttive che invitavano a riflettere sui “segni dei tempi”, tempi caratterizzati da un progressivo disinteresse verso il futuro di una umanità, non più vissuta come comunità di fratelli nella ricerca di una pace universale, ma come una convivenza tra estranei. Ho voluto perciò riproporre sempre all’attenzione il ruolo che il Mediterraneo ha esercitato nel corso della storia per l’integrazione fra i popoli che vi si affacciavano, ed ha cercato di turbare le coscienze di fronte al comportamento insensibile ed ingiustificabile delle istituzioni europee nei confronti di tanti nostri fratelli, i quali, fuggendo dalla indigenza o dal pericolo di morte sicura, attraversano con grandi rischi e notevoli oneri finanziari il Mediterraneo, chiedendo solo di essere aiutati a sopravvivere; istituzioni europee che hanno rimosso il problema degli “immigrati”, delegandolo ad un politico come il Presidente della Turchia, dietro compenso esoso per il compito affidatogli. Habermas ha definito come «inaccettabile il ripiegamento silenzioso, forse anche cinico o apatico, dei marginali e degli esclusi» mentre ancora politici che si definiscono cristiani continuano ad avere un comportamento incoerente con la loro fede e tollerano, passivamente, comportamenti inaccettabili delle istituzioni nazionali ed internazionali. È mai possibile ammettere ulteriormente che un organismo come l’ONU, a distanza di quasi ottant’anni dalla sua costituzione, non sia ancora in grado di interrompere definitivamente l’attuale conflitto in Siria? Eppure un tale organismo era stato costituito per attuare un disarmo universale dopo l’ultimo conflitto mondiale che aveva provocato milioni di morti; tale organismo avrebbe dovuto applicare gli stessi criteri che furono adottati dal Tribunale di Norimberga nei confronti di tutti i responsabili, e non solo di alcuni, dei vari conflitti che si sono verificati in varie parti del mondo. Possiamo ancora star zitti di fronte all’esistenza di un organismo che ci costa tanto e che non riesce a tenere in pace il mondo? Sembra ormai che il cristianesimo abbia esaurito la sua funzione, aveva affermato tempo fa don Primo Mazzolari. E sembra proprio che ciò sia accaduto. Siamo ormai tutti preda, senza che ce ne rendiamo più conto, della grande finanza che domina il mondo con le sue leggi. Pochi forse hanno fatto caso che solo qualche settimana fa il colosso farmaceutico Bayer si è fuso con un altro colosso del settore alimentare, la Monsanto, per dar vita ad un organismo dalle grandi risorse finanziarie, il quale potrà decidere quello che vorrà sugli alimenti di cui dovremo nutrirci nel futuro. 12


Sembra che solo Papa Francesco, per grazia di Dio, non usi mezzi termini per definire gli avvenimenti nella loro cruda realtà e richiamarci alla radicalità evangelica, quella radicalità che sa giudicare con realismo quello che accade nel mondo e sa offrire elementi di giudizio utili a scelte di vita compatibili con la nostra dignità di persone. Ancora domenica scorsa, venticinque settembre, Egli ci ha fatto osservare che «siamo adulti, in questo momento, nella malattia dell’indifferenza, dell’egoismo, della mondanità», invitandoci a riflettere che «chi vive per sé non fa la storia». Ma ci sono ancora, a nostro conforto, uomini di pensiero che sanno illuminarci nel nostro cammino; alcuni di essi sono qui fra noi nel presente X Convegno M.E.I.C.. Siamo qui per ascoltarli e per ricevere ulteriori stimoli per un agire intelligente che ci aiuti a vivere da cittadini vigili ed attivi ed a riappropriarci dei compiti che la Costituzione assegna ai cosiddetti “mondi vitali”, compiti che le istituzioni statali e regionali ci hanno usurpato e continuano ad usurparci, nonostante il “principio di sussidiarietà”, sancito dal Titolo V della Costituzione. Pensate al ruolo che esercitano ormai le istituzioni locali e l’associazionismo di base nell’erogazione dei “servizi alla persona”; servizi marginali, ma egregiamente soddisfatti dal “mondo del volontariato”; mentre manager, dotati di immensi poteri, gestiscono i servizi sanitari con regole che consentono loro di emanare disposizioni, compatibili solo con una contrazione della spesa, ma non con i criteri di una assistenza degna di “Persone” e non di semplici utenti di un servizio, assolto peraltro da medici demotivati ed oberati da mille incombenze burocratiche. Tante volte resto stupefatto di fronte alla supina rassegnazione di tanti utenti, costretti a notevoli tempi di attesa per il soddisfacimento delle loro richieste. Cristo è stato un sovversivo; nella sua vita umana ha rivoltato gli ordinamenti esistenti nella comunità ecclesiale ed in quella civile dell’epoca, per difendere l’uomo in quanto persona dotata di diritti inalienabili. Egli, secondo il teologo Joseph Moingt, «con il suo insegnamento ci ha dato un Codice di comportamento che pochi ormai seguono», ma che abbiamo il dovere di osservare per smettere di essere “spettatori passivi” della storia che ci è dato vivere o “spettatori impauriti” per quanto ogni giorno vediamo accadere in ogni angolo del pianeta, nell’assoluta noncuranza nei confronti del “diverso”, considerato una persona da cui difendersi o da eliminare perché ritenuto un nemico o un infedele. Dietrich Bonhoeffer bollava l’incoscienza di chi cantava il gregoriano e non gridava per gli ebrei. Ricordiamoci che già nell’antichità, nel mito di Antigone, si richiamava all’osservanza delle «leggi non scritte ed imprescrittibili di Dio» a fronte di un tiranno che «chiudeva la bocca a molti per paura», mentre oggi Martha Nussbaum ci esorta a «disseppellire Dio dai cuori devastati». 13


Non ci è consentito più stare zitti, se vogliamo ritenerci “cittadini” e non “sudditi”. Nessuno più si indigni per essere in grado di contribuire a cambiare il corso della nostra storia con capacità creativa. Siamo gli eredi di quella cultura greca che vedeva nell’agorà il luogo ideale per decisioni concordate fra il popolo e i governanti. Pericle affermava allora che «un cittadino che non partecipa al governo della cosa pubblica non è un cittadino innocuo, bensì un cittadino inutile». Ed oggi sembra che siamo ormai, in gran parte, cittadini inutili di fronte a capi o capetti che ci governano e che, presumendo di sapere tutto su tutto, continuano a propinarci le loro indiscutibili verità dai canali di una tv pubblica che viene da noi pagata con un canone non indifferente. Si consenta di osservare a me, che ho novant’anni, mi si consenta di osservare che mi sembra essere tornato ai tempi della Seconda guerra mondiale, quando il regime fascista attraverso un altoparlante installato sul balcone del Municipio, informava noi cittadini di mirabolanti ed inesistenti vittorie conseguite per terra, per mare e per aria, anche mentre gli alleati si accingevano ad invadere l’Italia. Noi studenti del terzo liceo, nel maggio 1943, fummo esonerati dagli esami di Stato per motivi di forza maggiore. Fummo solo sottoposti ad un tema di italiano dal titolo “Due popoli, una guerra, una vittoria”, costretti a scrivere che avremmo comunque vinto la guerra per non correre il rischio di essere respinti. Alla luce di tali ricordi non ci è consentito di continuare ad accettare passivamente una politica, nella quale, secondo Geminello Preterossi, «prevale un decisionismo illuministico» che lascia aperte tutte le opzioni utili al mantenimento di un potere che è allo stesso tempo personale e subalterno, insofferente alle istanze dal basso e pronto ad accomodarsi agli interessi più forti; l’inaridirsi di spazi di partecipazione effettiva, vitale, determina, secondo l’autore, per compensazione, il bisogno che nutre l’illusione della democrazia “immediata, veloce, semplice”. L’autore conclude invitando a riflettere che «lo scivolamento verso una forma di neoautoritarismo elettivo, magari senza traumi evidenti, e quasi nella indifferenza di un’opinione pubblica sfiancata, può essere molto breve». Quale politica è quella che svilisce il ruolo dei mezzi audiovisivi nazionali, mediante l’offerta di talk show, nei quali opinion leaders sono abilitati, secondo Paolo Legrenzi, «a dire la loro per esibizionismo, o petulanza, personaggi che sono diventati divi in un dato mestiere. Costoro padroneggiano a livelli di eccellenza specifiche competenze che li hanno resi famosi. E ignorano il resto. Non è bene, avverte l’autore, che a nostra insaputa, siano altri a plasmare la nostra vita quotidiana. È in questo modo che, purtroppo, le patologie del credere sono diventate endemiche». 14


Ma noi oggi siamo qui riuniti nel ricordo di un uomo, Mario Signore, il quale non si è fatto plasmare la vita, ma l’ha utilizzata per insegnare ai giovani a costruirsela da soli, liberamente, alla luce di quei principi etici che danno senso ad una esistenza, la quale non può essere affidata ai cosiddetti “poteri forti”, quei poteri forti che lo stesso Mario ha cercato di contrastare insegnando Filosofia Morale, per scelta, nella Facoltà di Economia dell’Ateneo Salentino, quell’economia che sembra ormai prevalere sui governi del mondo, secondo le pure leggi di mercato che fanno divenire i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Ho ostinatamente voluto realizzare il presente convegno, affrontando molti sacrifici, fra mille difficoltà createmi da quanti non hanno ritenuto di offrirmi collaborazione alcuna; l’ho voluto per onorare la memoria di Mario Signore e, grazie all’aiuto determinante del professor Franco Totaro, sono riuscito a far convenire qui in Ostuni uomini di cultura di chiara fama che ringrazio per la loro generosa disponibilità. È a disposizione il volume degli atti dell’ultimo IX Convegno, all’inizio del quale Mario Signore, dopo aver letto con commozione “una lettera mai scritta” al professor Adriano Bompiani, assiduo frequentatore e protagonista dei precedenti convegni, tragicamente scomparso, espose il suo pensiero in modo talmente sereno e distaccato da farlo apparire, oggi, quasi un testamento spirituale di un uomo che si preparava a lasciarci. Mario aveva scritto in precedenza sul «senso della vita ed ancor più sul senso della morte» per il quale aveva affermato che «la ragione filosofica non ha parole» concludendo che «conveniva affidarsi alle braccia tenere e misericordiose della fede». Alla signora Anna ed ai suoi figli un affettuoso saluto di partecipazione al loro dolore. Sappiamo che Mario rimane per tutti noi un esempio di vita. Il suo ricordo continua a stimolare il nostro impegno nella Chiesa e nel mondo, all’insegna di quello che Egli definiva “coraggio della verità”. Questi nostri convegni, sulla scorta degli stimoli di tanti e valenti uomini di pensiero, devono convincerci una buona volta a “sporcarci le mani”, ad essere protagonisti del nostro futuro, gelosi della nostra dignità di persone e della nostra libertà, in un impegno di “crescita globale” per tutti gli uomini del pianeta che non può consentirci di essere più attenti solo al nostro privato “benessere” nella ricerca del “bene comune universale”. “Chiesa in uscita” sostiene Papa Francesco. Il Cardinale Martini ci aveva invitato a riflettere che “lo Spirito c’è anche oggi, come al tempo di Gesù e degli apostoli; c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né sminuirlo, né svegliarlo, ma innanzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro. C’è e non si è mai perso d’animo rispetto al nostro tempo; al contrario, sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche là dove mai avremmo immaginato”. 15


Affidiamo ai giovani, ai quali passiamo il testimone, le riflessioni del cardinale Martini, con il compito di saper comprendere “i segni dei tempi” e con l’augurio che siano più bravi di noi per il futuro della nostra comunità umana e della Chiesa. A tutti gli iscritti al presente convegno sarà fatto omaggio di un volume che ho voluto dare alle stampe con i testi delle relazioni introduttive che Mario Signore ha tenuto nei precedenti nove convegni, insieme ad una appendice che riporta un confronto tra il nostro amico ed il professor Caselli, già Presidente Nazionale del M.E.I.C. e professore di Economia Politica presso l’Università di Genova, sulle opportunità e l’utilità dell’insegnamento della Filosofia Morale nelle Facoltà di Economia. Walter Benjamin ha affermato che «quando ci si sente sepolti da un deserto di cenere, occorre riattizzare nel passato la scintilla della speranza». Quel passato dei popoli del Mediterraneo, i quali con il loro senso di ospitalità, hanno dato luogo alla civiltà della convivenza pacifica della Magna Grecia. Senso di ospitalità che continua a persistere nel meridione d’Italia e che ha consentito di accogliere tanti fratelli disperati che attraversano il Mediterraneo. Senso di ospitalità che oggi stupisce ancora quanti vengono a trascorrere le vacanze qui fra noi, attratti, oltre che dalle bellezze naturali, da un pacifico clima di convivenza. È in tale clima che vi accogliamo nel presente Convegno, nella speranza che esso offra a tutti stimoli utili, ognuno nel modo che potrà, per contribuire a ricreare una vera comunità umana nella quale tutti possiamo riconoscerci fratelli, qualunque sia la nostra terra d’origine.

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