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Giuseppe Tucci GHERARDO GNOLI Giuseppe Tucci nacque a Macerata, nelle Marche, il 5 giugno 1894 e morì, quasi novantenne, il 5 aprile 1984 nella sua casa di San Polo dei Cavalieri, presso Tivoli, nella provincia di Roma. Dopo la prima guerra mondiale, combattuta al fronte, col grado di tenente, come ricordava con dichiarato orgoglio, si laureò all’Università di Roma (1919). Per qualche anno lavorò nella Biblioteca della Camera dei Deputati. Incaricato di missione presso le Università indiane, dal 1925 al 1930 risiedette in India, insegnando cinese e italiano nelle Università di Shantiniketan e di Calcutta. Fu allora che conobbe Rabindranath Tagore, da lui sempre ammirato come un maestro e come il grande poeta di un nuovo umanesimo indiano. Nel 1929 fu nominato Accademico d’Italia e nel novembre 1930 fu chiamato, per chiara fama, alla cattedra di Lingua e letteratura cinese all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Due anni dopo passò alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma come professore ordinario di Religioni e Filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente. Vi insegnò fino al pensionamento (1969), educando diverse generazioni di discepoli. Nel 1970 fu nominato professore emerito. Promosse nel 1933 la fondazione dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO), di cui fu primo presidente il suo maestro, collega e amico Giovanni Gentile, al cui ricordo restò sempre devotamente legato. Fu prima vicepresidente e poi, dal 1947 al 1978, presidente di questo Istituto, di cui divenne presidente onorario nel 1979. La figura dello studioso si univa in lui a quella dell’esploratore e di un fervido e appassionato conoscitore della realtà contemporanea dell’Asia. Fondamentali furono nella sua vita i sei anni di soggiorno in India, le otto spedizioni in Tibet (1929-1948) e le sei spedizioni in Nepal (1950-1954). Col 1956 in Pakistan, nella Valle dello Swat, egli aprì la grande stagione delle ricerche archeologiche, che si allargheranno subito all’Afghanistan nel 1957 (a Ghazni) e all’Iran nel 1959 (nella provincia del Sistan e a Persepoli). Personalmente da lui dirette sul campo fino al 1976, esse hanno posto le basi dell’archeologia italiana in Asia. Una


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