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Sede legale e operativa: Via Emilia all’Angelo, 7 - 42124 Reggio Emilia Tel./fax 0522 232222 Ebook realizzato da Laura Vallisneri
Indice Copertina Frontespizio Colophon Indice Dedica Prefazione Introduzione La coppia I figli Economia domestica Le vacanze In ufficio La guida in stato di pazienza La giornata di Miss Perfect Appendice Sex and the City Una chiacchierata con Marina Ripa di Meana Postfazione Lui: dedicato a Belen Rodriguez e Stefano De Martino. Lei: dedicato alla mia cugina imperfetta, perchĂŠ ho fiducia nel cambiamento.
Prefazione
«Io che ce l’ho fatta: cinquant’anni di matrimonio… nonostante tutto!»
La fase più difficile non è il talamo, i cuscini pieni o mezzi pieni, la coperta leggera o più pesante, la finestra socchiusa se uno dei due soffre un po’ di claustrofobia. No, la fase critica dell’amore nuziale è chi vuole spegnere la luce e chi, invece, ostinatamente la tiene accesa, per leggere. Già, ma leggere cosa? Il compromesso si può trovare se la lettura coinvolge entrambi. Il guaio è che – può capitare – chi insegue la cultura lo fa con un libro di quei “cento pagine” sulla fusione dell’atomo. Ma detto questo, l’amore coniugale che resiste – il mio è quasi al record dei cinquanta – è quello che prima o poi decide la separazione, non legale, ma quella consensuale delle camere. Separazione che rende più esaltante la voglia improvvisa di ritrovarsi. È vero, però, che serve anche a utilizzare, con voce soffocata, quelle telefonate non proprio di “lavoro”. Amarsi, dicono, è anche sopportarsi. Manco per niente. Sopporta chi si sopporta, scappa la pazienza e il mattino la prima telefonata è al matrimonialista. Nel caso specifico divorzista. A rendere forte l’unione è il bisogno di sentirsi, anche se a lungo raggio. Durante gli anni di inviato di guerra in Africa facevo salti mortali per sentire la voce della mia Diana. Ma ci sono i contrattempi. Quando c’era il tempo della breve vacanza lei sceglieva sempre le città d’arte, essendo dell’arte grande esperta, io quelle dove c’era un casinò. Lei al museo io alla roulette. Condividere, capirsi. Il primo momento debole quando lei dice “basta” a qualche hobby che la disturba. Nel mio caso il gioco d’azzardo. L’altro quando si tratta della divisione dei beni. Io ho diviso. Nel senso che lei li ha, io no. Se li avessi, avrei fatto la felicità dell’ufficio fidi di un casinò. Ma che l’unione sia salda, sapete dove si conferma? Nella voglia di tenersi per mano. Senza sfogliare l’album dei ricordi. E – perché no – nella preghiera. Emilio Fede Introduzione
Partiamo da un presupposto: sono perfetta, è bene chiarirlo subito. Non vivo su un’isola deserta, inevitabilmente il confronto tra il mio comportamento e quello delle altre donne, evidenza la differenza tra me e la maggioranza di esse. Affronto spesso questo argomento con i miei conoscenti, sia di sesso femminile sia maschile. Alcuni, ascoltandomi, sentenziano che sono fuori dal comune e tendo a paragonarmi al Divino. Come se fosse una brutta cosa; comunque non mi sento Dio: mi ispiro a lui, è diverso. Altri affermano che voglio sempre avere ragione; è inesatto: non accetto che si mettano in dubbio i miei pensieri. Nessuno può dirmi in cosa credere e quanto le convinzioni che esterno siano realmente radicate nella mia anima, né sostenere: «Non puoi pensarlo davvero». In altre parole non credo sia intellettualmente corretto teorizzare sulle riflessioni altrui arrogandosi il diritto di confutarne l’onestà. La sfera personale è inviolabile, soprattutto la mia. Vi fa forse piacere sentirvi dire: «Questo non è vero!» quando avete appena espresso un’idea? A me di certo no. Diverso è invece aprire una discussione su temi e aspetti della realtà che accomunano tutti noi, in questo caso considero il confronto interessante e proficuo, purché ci sia rispetto delle reciproche posizioni e non si intenda farmi cambiare opinione. Per semplificare: se vi dico «Credo che l’amore sia una giustificazione per i propri impulsi sessuali» non potete metterlo in dubbio, perché è chiaro sin dall’inizio della frase che si tratta di una mia personalissima considerazione; contraddirla equivarrebbe a negare che il mio cervello è in grado di elaborare pensieri. Se invece affermo: «L’amore è una giustificazione per i propri impulsi sessuali» ne possiamo discutere.
Sono certa che molti di voi maschietti hanno colto soltanto la parola sessuali, ma questa è un’altra storia! Da brava donna “perfetta” andrò avanti a esporre il mio punto di vista corredato dai famosi e immancabili “consigli per il corretto utilizzo”. In un mondo di imperfetti è stato inevitabile collaudare alcune strategie per affrontare la quotidianità e le relazioni con gli altri, e ne ho sperimentato l’efficacia nel corso del tempo. Questo sintetico manuale vuole essere un agile vademecum per aiutare anche voi a superare le piccole difficoltà di ogni giorno, sia relative al rapporto con Lui, complesso, difficile, a tratti urticante nonché necessario per la continuazione della specie, sia con le persone che incontrate durante la vostra giornata, lui o lei che siano. Sono esclusi a priori i grandi misteri e problemi dell’esistenza umana: non sono una saggia, né una filosofa, né tanto meno possiedo il dono dell’illuminazione. E non mi sento Dio, ma questo ve l’ho già detto, per cui, se desiderate leggere un libro serio e capace di toccare l’anima, rivolgetevi altrove. Nelle pagine seguenti scoprirete l’acqua calda, o penserete che l’ho scoperta io, sorriderete forse, vi riconoscerete e criticherete i luoghi comuni che ho fatto miei. Può darsi, inoltre, che mi accusiate di banalità e di giocare sporco utilizzando esempi di vita già oggetto di discussioni da pausa caffè e chiacchierate con amici. Non posso darvi torto, ma le soluzioni che propongo sono assolutamente personali. Se poi c’è qualcuno che le ha già adottate, significa soltanto che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Tutte le indicazioni, inoltre, sono rivolte a persone che si amano fra loro e amano la vita, ma non sono consigli amorosi. Le definirei, piuttosto, suggerimenti di sopravvivenza destinati alle donne, perché affrontino con più serenità il loro percorso attraverso le intemperie. Non escludo che anche gli uomini, se lo vorranno, potranno trarne beneficio, e magari assomigliare un po’ a quegli individui che le donne vorrebbero al loro fianco. So già che la maggioranza degli uomini mi odierà e terminerà la lettura in questo istante. Pazienza, me ne farò una ragione. Chiariamo subito un concetto: quando utilizzo il termine perfezione, intendo la massima compiutezza possibile, non escludo la presenza di difetti, guardo oltre. Il termine perfezione non è inteso in modo assoluto, è da intendersi “purché funzioni”, nonostante.
Non sarà etimologicamente corretto, ma lo dico io. E tanto basta. Non si cambia per amore, tuttavia nel suo nome si può imparare a evitare i conflitti. Riuscirci rappresenta già un miracolo. nb: In queste pagine troverete anche i consigli del mio amico Lui, crede di essere l’incarnazione della perfezione maschile. Se da questa supponenza ne possa derivare del beneficio per i vostri maschietti, non lo so. Però vi assicuro che Lui si distingue, in meglio, dalla maggior parte degli uomini che conosco. In questa prospettiva le sue parole potrebbero essere utili al genere maschile e quindi anche agli uomini che vi circondano. Tentar non nuoce.
Amici, lei si crede perfetta, io lo sono. Lei si ispira a Dio, io sono un Dio. Non mi nascondo dietro un’apparente umiltà, non mi fingo persona comune per evitare le invidie degli altri. Non voglio avere sempre ragione, non è colpa mia se gli altri sbagliano. Lei mi ama, non potrebbe essere altrimenti: anch’io la amo ma vivere con lei è una continua prova di forza e pazienza. Per questa ragione ho adottato una serie di stratagemmi e astuzie per uscire indenne dalle sue manie e sopravvivere alla convivenza. Se seguirete i miei consigli godrete senza dubbio di un valido strumento di resistenza contro le infinite pretese, talvolta insensate, ammettiamolo, di Lei. La mia donna non è l’unica persona con la quale ogni giorno mi confronto e che spesso, mio malgrado, sono costretto a sopportare. Sono certo che anche voi vi trovate sovente nella stessa situazione. Per tale ragione ho raccolto in questo manuale alcune strategie per aiutarvi a superare le piccole difficoltà di ogni giorno. La coppia
Sopravvivere a un uomo disordinato e disorganizzato Vivi con un uomo capace di contribuire all’organizzazione domestica senza bisogno del tuo intervento, che cucina, lava, pulisce, mette in ordine ed è perfettamente informato in merito alle scadenze delle bollette, alle assicurazioni da pagare, nonché del fatto che le mutande non si lavano da sole e se nel cassetto della biancheria non ce n’è più neanche una è per una logica ragione (esiste un’equazione molto semplice che illustra questa circostanza: biancheria pulita nel cassetto = averla messa in lavatrice + aver azionato il ciclo di lavaggio + averla stesa + averla ritirata e riposta nel cassetto), un uomo che non ti telefona dal supermercato per chiederti quale formato di uova (piccole, medie o grandi) deve comprare, né ti invia sul cellulare messaggi allarmistici del tipo «C’è un problema, si è fulminata la lampadina in bagno», un uomo che quando decide di cucinare non ti domanda «Cosa mangiano i bambini?» e se uscite insieme ai vostri figli si ricorda che è anche una sua responsabilità che non escano nudi e scalzi; un uomo che, magari, conosce l’etica e la pratica della raccolta differenziata dei rifiuti. In altre parole, vivi con un uomo alla pari, capace di condividere fatiche e incombenze quotidiane perché ti rispetta a tal punto da esserne consapevole o, più semplicemente, è stato educato in questo senso? Puoi saltare il capitolo e tenerti il tuo compagno ben stretto. Oppure potresti continuare a leggere per alimentare ancora di più il tuo appagamento e sentirti ancora più fortunata di quanto in realtà già sei! Se affermassi di non provare un pochino di invidia, starei mentendo. Spudoratamente! Ma andiamo oltre e torniamo al mondo di noi comuni donne moderne portatrici sane e sclerate di un compagno “basic”. Se il tuo Lui, invece, è cresciuto come un principino, ignora l’ABC del rammendo, di fronte al forno elettrico è assalito dal panico perché, se due manopole sono incomprensibili, la terza diventa destabilizzante, quando gli chiedi di aggiungere l’ammorbidente in lavatrice a distanza di dieci anni dalla prima volta ti guarda ancora
con aria perplessa e non ricorda quale sia la vaschetta giusta in cui versare il liquido, un uomo che considera fare il bagnetto ai bambini un compito di alta responsabilità per il quale si sente inadeguato (se fosse per lui i vostri figli sarebbero perennemente sudici e infestati da pulci e pidocchi); un uomo che non trova le sue maglie dentro l’armadio e non ha idea di cosa sia la lettura di un contatore, non conosce il luogo in cui custodite i detersivi e non si accorge che è finito l’olio, non toglie mai la polvere perché tanto si riforma, un uomo che ti ha costretto a rinunciare a invitare a cena i vostri amici perché eri sempre tu quella che doveva occuparsi del prima, del durante e del dopo, crede che tu abbia la vocazione all’economia domestica e aiutare i bambini nello studio sia un tuo speciale talento, come quello di guardare nella cassetta della posta, potrai trovare utile leggere quanto segue. a. Il nostro appartamento non è un percorso a ostacoli Hai sposato l’uomo che amavi, anche lui ti ama; vi siete indebitati trent’anni per una casa che fra qualche anno non ti piacerà più, ma che attualmente rappresenta il vostro nido d’amore. Terminato il periodo di cosiddetta luna di miele, ti accorgi che la vostra convivenza non è come avevi immaginato. In quanto a ordine il tuo Principe Azzurro si è trasformato in rospo, probabilmente lo è sempre stato ma adesso la tua vista non è più offuscata dall’innamoramento e lui ti appare per quello che è. Forse all’inizio del vostro rapporto ha occultato i propri difetti per sembrarti migliore, oppure sei stata tu a cucirgli addosso l’immagine che più ti piaceva e adesso che quel vestito gli va stretto, l’uomo nascosto sotto ti appare vergognosamente nudo. Non mi interessa trattare di canoni estetici, né convincerti che, nonostante il tuo lui non sia Jonny Deep, o il ragazzo atletico che era si sia trasformato nell’omino della Michelin, il vostro rapporto sarà bello lo stesso. Ciò di cui ti parlerò ha a che fare con un mondo più complesso delle posizioni che devi assumere fra le lenzuola; qui è in gioco la tua salute mentale: delle questioni di letto mi occuperò più avanti. Ora dobbiamo parlare di come sopravvivere a un uomo disorganizzato e disordinato, che possiede il dono della moltiplicazione del caos e la lungimiranza di un criceto sulla ruota, un individuo che considera lo spazio intorno a sé il prolungamento di se stesso e la casa in cui vive quel posto in cui “io dormo, mangio e guardo la tv e qualcuno si occupa di tutto il resto”, un uomo che sporca come un’intera classe di prima elementare durante la festa di fine anno e riordina come mio nonno che ha centotrè anni e non si muove più dalla sua poltrona.
Lui lascia in giro tutti i suoi indumenti, dalle mutande sporche alla maglietta che ha indossato soltanto una mattina. Le prime volte hai pensato che si trattasse di avvenimenti sporadici, causati da fretta e disattenzione, e ci sei passata sopra. Non che la cosa ti facesse piacere, ma durante il vostro tempo insieme, accadeva un’infinità di situazioni piacevoli, momenti di gioia e tenerezza, e i piccoli malumori passavano inevitabilmente in secondo piano. Sì, è vero, aveva lasciato i calzini puzzolenti sul pavimento davanti al letto, ma aveva trascorso tutta la serata a farti i grattini sulla schiena. Non si può avere tutto, pensavi. In seguito, pur constatando la ricorrenza di tali episodi, ti sei limitata a qualche cenno di insofferenza, nella speranza che fosse sufficiente per correggere la cattiva abitudine, ma non ha funzionato. Sono passate le settimane e anche i mesi e la tua pazienza si è esaurita, ammettiamolo: non accade più tanto spesso che si dedichi alla tua schiena con l’entusiasmo dei primi tempi, ora se ti fa i grattini è perché ha un secondo fine. Quale strategia adottare dopo aver provato con gentilezza, ma inutilmente, a fargli capire che il tuo scopo nella vita non è ripassare sul suo cammino per raccogliere quanto ha malamente seminato, né sei una di quelle madri disposte ad abdicare alla causa della schiavitù, o una domestica che percepisce giusti compensi per il lavoro che svolge? Non offenderò la tua intelligenza spiegandoti che le domestiche meritano e devono esigere il nostro massimo rispetto, ma almeno possono permettersi il lusso di mandarci mentalmente a cagare senza gli inutili sensi di colpa che potremmo provare noi inveendo silenziosamente contro il nostro lui. Chiaro, no? Vuoi borbottare continuando a roderti il fegato mentre ti scontri con i suoi calzini puzzolenti? Se la risposta è “sì”, non ho altro da aggiungere. Se pensi, invece, di intervenire per tentare di risolvere la situazione, salvaguardando così la tua salute fisica e mentale, continua la lettura di questo paragrafo. Ti consiglio di passare alle maniere forti, dopo tante parole che non hanno sortito gli effetti desiderati, occorre sostituire le intenzioni con i fatti, come si farebbe con i bambini: l’esempio in luogo delle spiegazioni. Quello che segue è il fedele racconto della mia esperienza personale. Non conosco il tuo lui, pertanto non sono in grado di anticiparti se nel tuo caso il mio percorso sarà anche per te la strategia vincente, prendi spunto e adatta i miei suggerimenti sulla base del temperamento del tuo uomo.
Stufa di raccogliere gli indumenti e le scarpe che sparpagliava un po’ ovunque, ho cominciato a ignorarli, lasciandoli esattamente dove li aveva buttati lui. Aveva sfilato calzoni e mutande adagiandoli con delicatezza elefantiaca sul pavimento? Mi facevo forza e mettevo a tacere la vocina che dentro di me suggeriva di raccoglierli, non una volta, ma tutte quelle in cui si presentava la circostanza. Inutile nascondere che tale scelta ha comportato delle conseguenze, come sempre nella vita. Ero certa di poterle affrontarle con consapevolezza e un pizzico di ironia, ho avuto ragione. Inizialmente sono riuscita a muovermi per casa abbastanza agevolmente. L’inevitabile disagio ha sviluppato la mia destrezza e sono diventata esperta in slalom tra scarpe da ginnastica e calzini. Col passare dei giorni la quantità di biancheria sparsa è aumentata, è stato il momento più difficile per i miei nervi, ma ho resistito all’impulso di riordinare. Quando lo spettacolo è diventato troppo disgustoso e il senso di vergogna non avrebbe potuto sopportare gli sguardi di disapprovazione dei malcapitati ospiti, ho smesso di invitare gente a casa nostra. Un bel giorno mi sono accorta che le acrobazie non erano più sufficienti per evitare di calpestare le sue cose. E l’ho fatto, mi sono sentita meglio: ho preferito prendermela con i suoi indumenti, piuttosto che la sua testa, che soddisfazione! Mi sono messa a saltare su tutte le sue cose sparpagliate per terra. Mentre lo facevo ho anche urlato qualche parolaccia e quel binomio vaffa-pestone è stato davvero liberatorio! Una piccola percentuale di uomini, sono certa, si sarebbe sentita a disagio per quello spettacolo. Mio marito non è un campione rappresentativo di questa parte e non è, quindi, tra coloro che, seppur contro voglia, si sarebbero impegnati a far di tutto per evitare repliche, rimuovendo ogni traccia della loro vergogna. Lui apparteneva, e sottolineo apparteneva (il cammino è stato lungo ma sono riuscita ad addestrarlo…), a quella categoria di uomini che avrebbe continuato a ignorare slip e calzini che ormai si ritrovano ovunque. Le persone come lui hanno una predisposizione genetica a convivere con il caos: non trovano nulla di sconveniente nel passare da una stanza all’altra scalciando o pestando ciò che c’è sul pavimento, e non provano nessun fastidio nel farlo, tanto meno pensano di poterlo arrecare a te. Lui era tra quelli che non sentono la necessità di rifare il letto la mattina, figuriamoci cambiare periodicamente le lenzuola, ignorava la sporcizia nel lavandino e nella
vasca da bagno e riteneva che arieggiare i locali prima di soggiornarvi fosse soltanto un’indicazione pubblicitaria. Se entrava in casa e si trovava tra i piedi il sacchetto dei rifiuti, era capace di ignorarlo per giorni, se non trovava nulla di pronto da mangiare, scendeva nel negozietto sotto casa e acquistava una confezione di quattro salti in padella Findus (in alternativa alla sua solita specialità: toast con gorgonzola e fettine di pollo ai ferri). Ebbene sì, i miei primi tempi con lui sono stati tutt’altro che semplici. La situazione andava risolta: dovevo esercitare il diritto di vivere in una casa ordinata quanto meno senza essere costretta a chinare la schiena. Poiché non ho mai posseduto la facoltà di dematerializzare gli oggetti a comando, né spostarli con la forza del pensiero, ho dovuto liberarmi fisicamente di ciò che rendeva il nostro appartamento un porcile. Dal momento che ignorava i miei inviti a mettere in ordine ho approfittato della sua assenza e mi sono procurata alcuni sacchi per rifiuti, del tipo nero per pattumiere. Ho percorso ogni metro quadrato del nostro appartamento e ho infilato nei sacchi tutto ciò che trovavo là dove non avrebbe dovuto essere: pedalini, jeans, maglie, mutande, canottiere, scarpe, scontrini, pigiami, tute. Ho riempito tre sacchi.
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