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Sergio Leotta, Lucia Fontana ........................................................................... “
Gruppo di studio ADI-AMD-SID “Nutrizione e diabete” Le raccomandazioni nutrizionali 2013-2014
128 Soggettive, eterogenee, mutevoli, tendenzialmente più equosociali ed eco responsabili, è questo in estrema sintesi il contenuto principale delle abitudini alimentari degli italiani, intese come le scelte e i comportamenti di acquisto e consumo di alimenti (Tabella 1). Tuttavia il modello alimentare prevalente è un patchwork di opzioni che spesso, possono anche apparire contraddittorie(1,2). Tra i principali determinanti il cambiamento delle preferenze e delle abitudini alimentari si collocano fattori socio-demografici (l’invecchiamento della popolazione, la diffusione di famiglie mononucleari e la multietnicità) l’attenzione alla dieta e l’aumento delle malattie legate all’alimentazione, l’affermarsi di differenze nel livello di benessere dei consumatori, la disponibilità sul mercato di una grande varietà di nuovi prodotti alimentari largamente pubblicizzati, la tendenza a raggiungere un proprio equilibrio individuale (inteso come naturalità, edonismo come forma fisica oppure come culto del gusto e del piacere). A partire dai primi anni del nuovo millennio si evidenzia la costante riduzione della quota di spesa destinata all’alimentazione e il sostanziale cambiamento della tipologia che premia prevalentemente i prodotti a maggior valore aggiunto, caratterizzati da un più elevato contenuto di qualità e di innovatività (Figura 1,2,3). Tuttavia in periodi di crisi, le strategie di risparmio delle famiglie, basate principalmente sull’acquisto di prodotti in promozione o nei discount, a volte si manifestano attraverso la necessaria contrazione quanti-qualitativa di beni alimentari per non privarsi di determinati acquisiti o comportamenti che incidono sullo status. La crisi e la riduzione della quota dei consumi alimentari, lungi dall’avere impatti indifferenziati, colpiscono in modo più accentuato le regioni a più basso reddito, quelle meridionali e quelle con una struttura demografica sbilanciata verso gli anziani. Tuttavia, anche in queste regioni, la contrazione della quota dei consumi non riguarda l’intera popolazione bensì solo i ceti sociali a più basso reddito.
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EVOLUZIONE DEI CONSUMI ALIMENTARI IN ITALIA
Sergio Leotta Lucia Fontana
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In generale la sicurezza e la genuinità diventano obiettivi essenziali per un popolazione che invecchia: questa tendenza trova conferma nella presente ricerca di una certa spinta salutista di quote sempre più rilevanti di persone che mangiano verdura e frutta, mentre meno diffusi sono carne, insaccati e soprattutto pesce. Contano, inoltre, le abitudini e gli stili di vita emergenti: crescono i consumi extradomestici in bar, e la “corsa al tempo” porta il diffondersi di break lunch veloci vicini al posto di lavoro. Mentre nei mercati, la Grande Distribuzione Organizzata, (GDO) rappresenta oltre il 70% della spesa alimentare, aumentano i consumi fuori casa, di cibi precotti, prodotti “semi preparati” e di snack. Alcuni consumi (pesce, bevande, frutta e verdura) accrescono la loro importanza relativa nella dieta delle famiglie mentre altri subiscono un ridimensionamento (pane, cereali, latte, formaggi, uova) (Figura 4). I consumi di carne e salumi infatti dopo una fase di forte espansione nel primo ventennio postbellico, negli anni Settanta registrano una stasi, per poi perdere peso dal decennio successivo in poi anche per effetto della rivalutazione di modelli alimentari legati alla dieta mediterranea. Di contro cereali come pane e pasta, dal 2008 hanno continuato a diradarsi nelle scelte di acquisto delle famiglie italiane, espressione di rinnovate scelte di consumo che preferiscono diete povere di carboidrati. Nonostante ciò, nell’arco del 2010 si segnala una ripresa della domanda domestica dei sostituti del pane (+4,3% rispetto al 2009) e dei prodotti della prima colazione e dolciumi (+3,1%) conseguenza in parte della contrazione dei corrispondenti indici dei prezzi. Nel biennio 2008-2009 aumenta di nuovo la spesa per carne, mentre continua a diminuire quella per oli e grassi. Si registra un consumo totale di carne rossa fresca e conservata come peso a crudo, di circa 700g/settimana, significativamente più alto del livello raccomandato per la prevenzione dei tumori del colon e del retto (non più di circa 400-450 g come carne cruda). L’andamento è inverso a partire dal 2010: si assiste ad una contrazione della spesa nazionale ascrivibile a tutti i comparti alimentari, ad eccezione degli aggregati “olio di oliva” e “carni suine e salumi”. La riduzione del consumo si estende anche ai prodotti ittici, freschi e trasformati(3-5) . Dato allarmante è lo scarso consumo di frutta e di verdura (208 g/die e di 210 g/die rispettivamente), anche negli adolescenti, che complessivamente raggiunge appena l’obiettivo minimo di consumo medio raccomandato per la popolazione, pari a 400g/die. I consumatori maggiori di frutta e verdura sono le donne, nella classe di età più elevata (50-69 anni) e le persone con un alto livello di istruzione(6,7) .
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BIBLIOGRAFIA
1.Consumi agro-alimentari in Italia e le nuove tecnologie Ministero dello Sviluppo Economico Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione, Unità di valutazione degli investimenti pubblici (UVAL) 2.Primo rapporto sulle abitudini alimentari degli italiani- Indagine Censis-Swg, Sintesi dei principali risultati Maggio 2010 3.Strategie di innovazione e trend dei consumi in Italia:l caso agro-alimentare Esposti
R., Lucatelli S, Peta E.A. 16 - 2007 4.Le tendenze degli acquisti domestici agroalimentari - ISMEA n. 1/11 - 9 marzo 2011 5.Statistiche Report ISTAT - Anno 2010 - I Consumi delle Famiglie 6.OKkio alla Salute - sintesi dei risultati 2010 7.L’indagine nazionale sui consumi alimentari in Italia: INRAN-SCAI 2005-06 8.La Povertà alimentare in Italia- Prima indagine quantitativa e qualitativa - L. Campiglio e G. Rovati DOCUMENTO DI SINTESI 9.Del Bravo F., “I consumi alimentari: evoluzione strutturale, nuove tendenze, risposte alla crisi”, in questo Quaderno, 2011 10.I consumi alimentari evoluzione strutturale, nuove tendenze, risposte alla crisi -Domenico Cersosimo - Workshop. Palazzo Rospigliosi Roma, 27 settembre 2011 - Atti.
130 Le differenze di reddito esistenti nelle diverse aree del Paese e il peso più importante della povertà fanno presupporre che il fattore prezzo continua a essere la fondamentale vis à vis nella decisione dell’acquisto di un bene alimentare. Questo è tanto più vero quanto più importanti sono in Italia le couches di popolazione a livelli reddituali più bassi e ai limiti delle condizioni di povertà. La cosiddetta “povertà alimentare”, non riduce solo la quantità dei prodotti, ma anche la qualità della sua dieta, concentrando la quota più elevata delle proprie risorse in pane e cereali, latte, formaggi e uova, carni e salumi, frutta(8) . Alla contrazione del reddito generata dalla recessione, le famiglie italiane svantaggiate reagiscono innanzitutto risparmiando, ovvero sostituendo nella propria dieta i prodotti più costosi con alimenti meno costosi ma di pari importo calorico; in secondo luogo, riducendo la spesa per ristoranti, pizzerie e pasti fuori casa, frequentandoli meno oppure prediligendo - soprattutto i giovani - forme emergenti di consumo urbano a costo contenuto, come gli aperitivi “rinforzati”. Tengono i salumi e gli insaccati, i sostituti del pane, i prodotti per la prima colazione e i derivati del latte, alimenti che nonostante il prezzo mediamente più alto sono apprezzati per la loro semplicità d’uso, la comodità di approntare rapidamente un pasto e la capacità ridurre gli sprechi in quanto più flessibili e temporalmente meno deperibili(9) .
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Tabella 1. L’evoluzione del rapporto con i consumi alimentari, 1945-2009
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Figura 1. Confronto della composizione della spesa familiare, 1973 e 2009
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Figura 2. Andamento dei consumi alimentari totali
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Figura 4. Evoluzione della quota di spesa di pane e cereali e carne e salumi sul totale della spesa alimentare, 1951-2005
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