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La Festa della Donna pag

La Festa della Donna

Ormai l’8 marzo è conosciuto in tutto il mondo come la festa della donna anche se il nome più appropriato sarebbe, in realtà, Giornata internazionale dato che non nasce come festa, bensì come

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giorno dedicato al ricordo e alla riflessione sulle conquiste politiche, sociali, economiche del ge-

nere femminile. Per risalire all’origine di questa giornata bisogna tornare indietro ai primi del Novecento. Nonostante per svariati anni la nascita sia stata associata a una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio, i fatti che hanno realmente portato all'istituzione della festa della donna sono in realtà maggiormente legati alla rivendicazione dei diritti delle donne, tra i quali il diritto di voto. Il primo evento importante fu il VII Congresso della II Internazionale socialista, svoltosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907 durante il quale si discusse la questione del voto alle donne. I partiti socialisti si impegnarono a lottare per riuscire ad introdurre il suffragio universale senza successo e, alla fine del 1908, il Partito socialista americano decise di dedicare l'ultima domenica del febbraio del 1909 all'organizzazione di una manifestazione per il voto alle donne. La prima "giornata della donna" negli Stati uniti si svolse quindi il 23 febbraio 1909. Alcuni anni dopo, durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste svolta a Copenaghen il 26 e 27 agosto 1910, si decise di seguire l'iniziativa americana, istituendo una giornata internazionale dedicata

alla rivendicazione dei diritti del genere femminile, anche se per diverso tempo negli Stati Uniti e in vari Paesi europei la giornata delle donne si è svolta in giorni diversi. Durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste di Mosca nel 1921, si

scelse l'8 marzo come Giornata internazionale dell'operaia per ricordare le proteste delle donne di San Pietroburgo in

favore della fine della guerra. Nel settembre 1944 a Roma nacque l’UDI, Unione Donne Italiane, che decise di celebrare il successivo 8 marzo la giornata della donna nelle zone liberate dell'Italia. Dal 1946 si introdusse la mimosa come simbolo di questa giornata. Questo fiore fu scelto perché di stagione e poco costoso. L'8 marzo 1972 in Piazza Campo de Fiori a Roma si svolse la manifestazione della festa della donna, durante la quale le donne rivendicarono diversi diritti, compresa la legalizzazione dell'aborto. Il 1975 è stato definito dalle Nazioni Unite come l'Anno Internazionale delle Donne e l'8 marzo di quell'anno tutti i movimenti femministi del pianeta hanno manifestato per ricordare l'importanza della parità dei diritti tra uomini e donne. Oggi la festa della donna ha un po' perso il suo valore iniziale, nonostante questo ci sono organizzazioni femminili che continuano a cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi principali riguardanti il genere femminile, come la violenza contro le donne e il divario salariale rispetto agli uomini.

Valentina Faustinoni 3EL

EL DÍA INTERNACIONAL DE LAS MUJERES

Según el Artículo 7: Todos son iguales ante la ley y tienen, sin distinción, derecho a igual protección de la ley. Todos tienen derecho a igual protección contra toda discriminación que infrinja esta Declaración y contra toda provocación a tal discriminación. Esta ley afirma que todas las personas tienen los mismos derechos independientemente del sexo. El gobierno tiene el deber de comprometerse a hacer respetar y aplicar este principio de igualdad por parte de todas las personas en los lugares de trabajo, escuela y hogar. Desafortunadamente

muchas leyes no son suficientes para desincentivar la violencia contra las mujeres y suyas discriminación, por ejemplo en cuanto el salario, el de los hombres es más alto que el de las

mujeres. Algunas personas sostienen que el primer día de la mujer se originó el 8 de marzo de 1911. En el mismo año, en Nueva York, ocurrió un accidente en la fábrica de Cotton, donde murieron alrededor de 140 mujeres inmigrantes y 23 trabajadoras; todos ellas, habían sido encerradas en el edificio para que no pudieran escapar, debido a que no poseían un estatus de legalidad. El suceso surgió como una conmemoración al accidente ocurrido, y desde este año se decidió celebrar el día 8 de marzo como un día para luchar por la igualdad, la participación y el empoderamiento de la mujer en todos los ámbitos de la sociedad. Esta fecha fue designada oficialmente como el Día Internacional de la Mujer por La Asamblea General de la Organización de las Naciones Unidas. Desde hace 111 años, esta fiesta se ha convertido en una forma de tradición a favor

de la igualdad, la paz, la justi-

cia y el desarrollo. El 8 de mar zo se refiere a las mujeres como artífices de la historia y aspira a la participación de la mujer en la sociedad en igualdad de condiciones con el hombre. El día internacional de la Mujer se celebra de diversas maneras y tonalidades, pero todas tienen el mismo objetivo: hacer que la sociedad las vea y las reconozca. En Italia el 8 de mar zo se celebra, como en gran parte del mundo,el día de la mujer. El símbolo de la celebración es la mimosa y es costumbre regalar un pequeño ramo de mimosa a las mujeres. En algunos lugares de trabajo se regala a todas las empleadas un ramito, o un dulce «a la mimosa», muchas panaderías preparan de dulces amarillos (recordando el color de la mimosa) y en las plazas las asociaciones pro-mujeres recojan fondos vendiendo las flores.

Para conseguir una sociedad en la cual las mujeres tengan el mismo valor social y cultural de los hombres, ONU Uruguay convocò a la sociedad civil, al gobierno, a la academia y a las empresas privadas a abogar por que la agenda regional de género construida a lo largo de estos años no quede relegada, sino que, en épocas de crisis como ésta, los esfuerzos se multipliquen para no profundizar las brechas preexistentes. En Uruguay dur ante ese día es convocada una huelga general de media jornada para que ambos géneros puedan contribuir a la destrucción de las diversidades. En Perú se conmemor a el Día Internacional de la Mujer con diversas actividades programadas tanto por instituciones públicas como privadas, con la finalidad de reconocer a las mujeres que se han destacado en diversos sectores a través de su trabajo y proyección social. A partir de estos años, el Día Internacional de la Mujer tomó una nueva dimensión global para las mujeres en los países desarrollados y en desarrollo. El creciente movimiento internacional para las mujeres está ayudando a que la conmemoración sea un elemento unificador, fortaleciendo el apoyo a los derechos de las mujeres y su participación en los ámbitos político, social, cultural y económico. En México, par a conmemor ar el Día de la Mujer y remarcar el trabajo de las mujeres en diferentes áreas, los cines, a través de la Filmoteca de la UNAM y FilminLatino, presentan el ciclo ELLAS: festival cinematográfico que presenta largometrajes y cortometrajes hechos en

México, Francia y Colombia. Del 4 al 17 de marzo, hay estrenos que se pueden ver por 24 horas en toda la ciudad y sin costo.

Es muy importante apoyar esta festividad para hacer consciencia sobre la impor-

tancia de empoderar a las mujeres en todos los entornos, proteger sus derechos y garantizar que éstas puedan alcanzar todo su potencial.

“Los hombres, sus derechos y nada más; las mujeres, sus derechos y nada menos.”

Susan B. Anthony Trabajo hecho por: Alessia Basanisi, Maria Bedoni,

Emma Frost, Maram Trabelsi e Margherita Uberti, 3°BL

IL CORPO NON È UN REATO

La mia bellezza scomoda

La lingua è un’arte viva, in continuo mutamento. È facile quindi comprenderne l’importanza. Non a caso si dice che le parole siano in grado di ferire molto più delle botte. Un chiaro esempio di quanto possano essere un’arma è il body shaming, ovvero la derisione dell’aspetto fisico altrui. Sto parlando della discriminazione di un corpo solo perché non conforme ai rigidi standard posti dalla società. Dalla critica per un fisico poco o troppo formoso a quella di un fisico troppo magro, pallido… Pensiamo di sapere con certezza cosa sia bello, beh non è così. Basti pensare che nel Periodo Vittoriano si era soliti ripararsi dalla luce del sole e utilizzare stratagemmi per avere un incarnato più chiaro, come sinonimo di ricchezza, in contrasto con il colorito più scuro di chi lavorava sotto il sole, quindi considerato povero. Ai giorni nostri, invece, è tipica una ricerca al miglior prodotto per avere un’abbronzatura perfetta in poco tempo. Anche in Cina ci sono standard, in particolare femminili, di bellezza. Si predilige un viso perfetto, armonico, che ricordi la forma di un cuore: allungato, con mento sottile e fronte alta. Sono frequenti interventi alle palpebre, per modificarne la forma a mandorla, alle ciglia per renderle più lunghe, al naso per renderlo più appuntito. La pelle è sicuramente l’elemento più distintivo: chiara e priva di imperfezioni. Anche la fisicità è molto importante: una donna deve essere magra ai limiti dell’anoressia, alta ma non più del partner, il seno deve essere aumentato, ma in modo moderato per mantenere l’equilibrio del cor po. Non si parla mai abbastanza delle critiche, dei commenti, che derivano da questi rigidi parametri, ma soprattutto del loro peso nella vita delle persone. La fotografa Stefania Andrello ha, quindi, or ganizzato una mostr a che raffiguri la realtà di questi (pre)giudizi per permetterci di leggerne gli effetti su un volto come se fosse un libro aperto, trasparente. “Il corpo non è un reato” afferma “ogni donna in questo progetto vuole testimoniare le proprie difficoltà, [...] ma anche lanciare un grandissimo messaggio di positività ed inclusione, nella speranza che questo sia di aiuto per altre donne. Siamo piccole gocce che tutte insieme possono formare un grande mare.” Questa mostra, che si terrà il 24, 25, 26 marzo e 1, 2, 3 aprile presso il museo Ken Damy di Brescia, è un incredibile viaggio attraverso diverse storie di disabilità, come la storia di Elena e del suo tumore alla retina; di Christine e della sua obesità e di come sia stata denigrata non solo dai bulli, ma anche in ambito lavorativo, medico ed estetico. E ancora di Jade, Mary, Alessia, Sara, Valentina, Sabina, Mariangela, Silvia, Vicky, Alice e Alessandra. Ad ogni insulto un volto. Credo sia dovere di ognuno di noi conoscere questo concetto di bellezza “scomodo”, ovvero non conforme agli standard che abbiamo sempre coltivato, così da smettere di ferirci a vicenda, cercando di inseguire un ideale di bellezza e imporlo agli altri. A scuola ci insegnano l’incredibile potere delle parole, come poste una accanto all’altra formino scritti alla base della nostra millenaria cultura, di come creino armoniose canzoni che ci accompagnano nelle nostre giornate, di come siano necessarie a conoscere la storia su cui la nostra civiltà è stata costruita. Impariamo a non abusare di questo dono. Ilaria Piceni, 3°DL

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