Melissa Hill - Un regalo per sempre

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A Nina Hughes non era mai piaciuta Lakeview, ed era certa che nemmeno stavolta avrebbe cambiato idea. Avrebbe voluto che la madre, Cathy, avesse scelto un altro momento per girare il mondo con il nuovo marito, soprattutto perché non aveva mai avuto tanto bisogno di una spalla su cui piangere e di un posto dove stare. Dopo quello che era successo con Steve, non poteva rimanere a Galway e rischiare di incontrarlo per caso; era una piccola città, dopotutto. Doveva cambiare aria e andare da qualche parte a riordinare le idee. Ma non riusciva a credere di essersi ridotta a chiedere ospitalità proprio a suo padre. Purtroppo non aveva avuto altra scelta. In circostanze normali, sarebbe tornata a Dublino e rimasta da Cathy finché non si fosse ripresa, ma lei e Tony erano partiti e avevano affittato la casa per sei mesi. Così aveva dovuto ripiegare su Patrick a Lakeview. Solo per un breve periodo, giusto il tempo di decidere che cosa fare. Gli aveva telefonato qualche giorno prima per chiedergli se poteva andare da lui, sentendosi una sciocca adolescente anziché una trentenne matura e sicura di sé. 11

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«Okay, Nina» le aveva risposto Patrick nel suo consueto tono calmo e distaccato, e lei aveva concluso che non era cambiato per niente dall’ultima volta che si erano visti, circa otto anni prima. Quando era ragazzina, Cathy l’aveva costretta ad andare a trovarlo, anche se Nina pensava che a lui non importasse granché di vedere la sua unica figlia. I suoi si erano separati quando era piccola, e lei non aveva mai capito come avessero potuto stare insieme, perché Patrick, taciturno e severo, era l’esatto contrario di Cathy, allegra e spumeggiante. Forse dipendeva soltanto dal fatto che erano cresciuti nella stessa cittadina. Anche se la madre non l’aveva mai ammesso, Nina sospettava che il suo concepimento non fosse stato esattamente programmato e che si fosse trattato del più classico dei matrimoni riparatori. Nessun problema, però: ormai Cathy abitava a Dublino ed era felicissima con Tony, che per Nina era un padre più di quanto Patrick fosse mai stato. Da bambina aveva dovuto trascorrere diversi weekend a Lakeview, ma da quando aveva compiuto sedici anni ci aveva messo piede solo qualche volta. Se suo padre ci era rimasto male, non l’aveva dato a vedere e, in ogni caso, a lei non faceva né caldo né freddo. Non lo conosceva, non l’aveva mai conosciuto davvero, e ora si sarebbe trasferita da lui solo per cause di forza maggiore. Si chiese se avesse ancora la mania di collezionare elettrodomestici e se continuasse a guadagnarsi da vivere aggiustandoli. Il ricordo più vivido che aveva di Lakeview era Patrick che smontava e riparava pazientemente radio, televisori e apparecchi di ogni tipo, blaterando in 12

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continuazione. Un tempo Nina trovava quel lavoro interessante, ora invece lo considerava da sfigati. All’epoca del divorzio suo padre aveva circa quarant’anni, avrebbe potuto trovarsi un’altra compagna. Chissà cosa aveva visto in lui Cathy. «Patrick è un uomo gentile e generoso» ripeteva sua madre, decisa a non dire e a non tollerare nemmeno una parola cattiva contro l’ex marito, probabilmente perché si sentiva in colpa per averlo piantato in asso e avergli portato via la figlia. «Anche dopo la separazione non ti ha mai fatto mancare niente.» Il che aveva del miracoloso, data l’indifferenza di Patrick nei suoi confronti. Per lui era sempre stata la ragazzina fastidiosa che arrivava di tanto in tanto a incasinare la sua casa immacolata e la sua vita abitudinaria, e «abitudinaria» era un eufemismo. Patrick si alzava alle sette in punto (anche nel weekend), andava a comprare il giornale e lo leggeva mangiando uova fritte e pancetta, accompagnate da pane tostato e da una tazza di tè (con due zollette di zucchero). Una volta, per fargli una sorpresa, Nina aveva preparato la colazione, ma aveva bruciato il pane e lui aveva perso il controllo. Non si era infuriato, ma aveva reagito con un gesto di stizza, che per una bambina di dieci anni risultava ancora più terrificante. Nina non ci aveva mai più provato. Ora, mentre l’autobus si avvicinava a Lakeview, lei si domandò se fosse cambiato qualcosa. Be’, sicuramente c’erano molte case nuove: più moderne, più pretenziose, di quelle che i cittadini che si trasferiscono in campagna costruiscono per dimostrare agli amici che se la stanno spassando, quando invece la maggior parte muo13

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re dalla voglia di tornare a Dublino. Camere da letto gigantesche, giardini enormi e piscine riscaldate non sarebbero mai riusciti a sconfiggere la noia della vita di provincia... Be’, almeno secondo Nina. No, Lakeview era una tappa temporanea, una sosta d’emergenza: presto sarebbe scappata a gambe levate. Scese in Main Street, alla fermata nei pressi del lago, davanti a una caffetteria che era lì da secoli. Forse il locale era gestito ancora da Ella, la signora che raccattava animali randagi. Quella donna era sempre stata gentile con lei, perché intuiva che il più delle volte Nina era costretta a stare a Lakeview controvoglia, o magari la compativa perché Patrick non aveva mai molto tempo da dedicarle. Si mise lo zaino in spalla e imboccò il vecchio ponte di pietra che conduceva alla casa di suo padre. Al telefono gli aveva detto che sarebbe arrivata intorno alle sei. «All’ora di cena, dunque. Vuoi che ti prepari qualcosa?» aveva chiesto Patrick. Lei aveva esitato. «Che c’è di buono?» «Pancetta e cavolo» aveva risposto lui, e Nina aveva scosso la testa, incredula. Come poteva essersene dimenticata? Braciole di maiale il lunedì, bistecca il martedì e pancetta e cavolo il mercoledì... Patrick Hughes non si smentiva mai: cucinava gli stessi piatti negli stessi giorni, da sempre. Per l’ennesima volta, Nina pensò di essersi cacciata in un bel guaio.

«Ciao, Nina» la salutò distrattamente quando lei arrivò poco dopo le sei. Si spostò per farla entrare. 14

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«Ciao, papà. Come stai?» Non provò ad abbracciarlo o a dargli un bacio – tra loro non c’erano mai state effusioni di nessun tipo –, ma fu leggermente offesa dalla sua freddezza. Niente parole di benvenuto, niente affetto o trasporto. Okay, forse era stata lei a non volerlo frequentare per tutto quel tempo, ma le bruciava che lui non avesse mai mosso un dito per vederla. Aveva anche sperato che notasse quanto fosse diversa dall’ultima volta: aveva perso più di sei chili e si era fatta crescere i capelli fin sotto le spalle. Se lui se ne accorse, fece finta di niente. «Bene, grazie. Ti ho preparato la cena, ma ormai si sarà raffreddata» disse e Nina capì al volo il motivo della sua agitazione. Gli aveva detto che sarebbe arrivata intorno alle sei ed erano le sei e un quarto. Era in ritardo. «L’autobus mi ha lasciata in centro. Credevo di fare più in fretta...» Ma perché si stava giustificando? Non aveva più dieci anni. E poi, perché tante storie per quindici minuti? «Spero che tu abbia mangiato. Non dovevi aspettarmi. Se la pancetta si è raffreddata, posso sempre riscaldarla nel microonde.» Era convinta che l’idea di aspettarla non gli fosse passata nemmeno per l’anticamera del cervello. Di solito, Patrick cenava davanti al telegiornale, e una visita della figlia che non vedeva da anni non avrebbe certo modificato le sue abitudini. «Stavo guardando il telegiornale» confermò lui, e Nina sentì montare l’irritazione. Lo seguì in salotto, che non era cambiato di una virgola, e posò lo zaino sul divano. Patrick le lanciò un’occhiata nervosa. «Ho preparato la tua vecchia camera.» 15

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Nina capì che era un invito a portare lo zaino di sopra, anziché mettere a soqquadro quella bella stanza ordinata. «Grazie. Disfo i bagagli dopo mangiato, se sei d’accordo. Sono un po’ stanca.» Odiava sentirsi così a disagio. «Va bene» replicò Patrick, sfuggente, come se gli avesse detto che non voleva lo zucchero nel tè. Nessuna offerta di aiuto né domande sul viaggio, solo la sua tipica indifferenza prima di tornare a sedersi sulla poltrona davanti alla tv. Appena entrò in cucina (anche quella era rimasta identica) ricordò esattamente perché aveva smesso di andare a trovarlo. Quella sua freddezza era frustrante e piuttosto offensiva. Era nei guai, aveva il cuore spezzato e, come sempre, il padre se ne fregava. Non avrebbe almeno potuto fingere di voler sapere il motivo della sua visita dopo tutto quel tempo? Era davvero così egoista? I suoi genitori erano diversi come il giorno e la notte: Nina era sicura che la madre, sempre tenera e affettuosa, sarebbe stata divorata dal rimorso all’idea di essere lontana in un momento così difficile. Ovviamente non si aspettava che Patrick la accogliesse a braccia aperte con una confezione di Kleenex in mano, ma che le chiedesse almeno come stava non era una pretesa eccessiva. Infilò il piatto nel microonde e ingannò l’attesa guardandosi intorno e meravigliandosi una volta di più della pignoleria di suo padre. La cucina era impeccabile, come se non fosse mai stata usata. Pentole, tegami e posate erano già stati sciacquati e impilati alla perfezione, pronti per essere messi in lavastoviglie, e non c’era neppure una goccia o una briciola in giro. 16

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Ripensò a come Patrick avesse sempre pulito e messo a posto ogni cosa appena finiva di usarla, invece di disseminare confezioni aperte e bucce di verdura ovunque, come faceva sua madre. All’ora di cena, la cucina di Cathy sembrava un campo di battaglia. L’esatto contrario di quella di suo padre, sempre in perfetto ordine e tirata a lucido. Il microonde fece bip e Nina, un po’ impacciata, portò il piatto in salotto e si sedette davanti al televisore. «Delizioso» commentò, assaggiando il cibo insipido per cui suo padre andava matto, anche se in fondo la pancetta non era affatto male. Lui annuì svogliatamente. I problemi del mondo non potevano aspettare per una sera? «Hai cambiato i mobili della cucina dall’ultima volta che sono stata qui?» ritentò Nina, anche se era pronta a scommettere che fosse tutto identico. «Non saprei.» Lui ci pensò su. «Quanto tempo è passato?» «Otto anni.» Dopo una separazione così lunga, il minimo che un padre potesse fare era stappare una bottiglia di champagne. Patrick non batté ciglio. «No» rispose convinto, «non li ho cambiati.» Prese il telecomando e alzò il volume. Fine della conversazione. Bell’esordio, pensò Nina. Tuttavia era decisa a non arrendersi. «Il giardino è splendido in questa stagione, con le rose fiorite. Vero?» «Sì.» «Mentre venivo qui ho notato che ci sono molte case nuove. Ormai Lakeview sarà piena di “immigrati”» scher17

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zò lei, ma ovviamente suo padre non capì la battuta e non mostrò il minimo interesse, perché fece un altro cenno apatico e continuò a guardare la tv. Scoraggiata, Nina smise di mangiare. «Papà, grazie per la cena, ma sono un po’ stanca. Penso che andrò di sopra.» Patrick non staccò gli occhi dallo schermo. «Okay.» Lei recuperò lo zaino e salì nella sua vecchia stanza: la sensazione di aver commesso l’ennesimo errore madornale adesso era più forte che mai.

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