di Mauro Roversi Monaco - Questo libro, «Mauritania», è evidentemente un autoritratto: un «catasto di memoria», come avrebbe potuto definirlo Gadda; dove tutto si muove di continuo, dove né il ritrattista, né lo specchio, né la cornice barocca né lo sfondo restano un momento fermi; e dove tuttavia ogni piccola contraddizione lascia quel po’ di tempo, di indugio necessario ad andare sotto, a immergersi, a esplorare. L’impasto sonoro è quasi sempre opaco, denso di strati. Il lessico è provocatoriamente ricercato, e per certi aspetti concavo, cavernoso: vi risuonano dentro una grande quantità di parole del passato, con i loro corpi ingombranti e desueti, con i loro suoni nutriti di ombre, che si proiettano dal riflesso della lampada sempre accesa e saldamente fissata alla fronte. […]