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Il CSI verso inclusione, partecipazione e alleanze

Per mons. Antonino Raspanti, vicepresidente per l’Italia meridionale della CEI, il CSI deve tornare ad essere vivo nei quartieri, nelle case e nei contesti difficili: una presenza per tutti

LO SPORT È UN GRANDE ALLEATO DELLE FAMIGLIE. FONDAMENTALE IL RUOLO DEI DIRIGENTI E LA COLLABORAZIONE CON LA DIOCESI E LE PARROCCHIE. BENTORNATO STADIUM! TANTI AUGURI ALLA VIGILIA DI UN MOMENTO PARTICOLARMENTE SIGNIFICATIVO PER L’ASSOCIAZIONE QUAL È L’INCONTRO DI ASSISI, STADIUM HA INCONTRATO IL VICE PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, MONS. ANTONINO RASPANTI, MEMBRO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA CULTURA, DA DIECI ANNI ALLA GUIDA DI UNA DIOCESI IMPORTANTE QUALE ACIREALE E NEL SUO LUNGO CAMMINO PASTORALE, MOLTO VICINO E INCLINE ALL’UNIVERSO SPORTIVO

Come vede oggi la presenza del CSI nella società del nostro tempo, tanto più disorientata dopo la terribile pandemia e le conseguenze devastanti sull’assetto sociale?

La presenza del CSI, come ho avuto modo di ribadire già al convegno dello scorso settembre, organizzato dal CSI Sicilia, e al quale ho partecipato, assume un grande ruolo sia nella società e sia come risvolto dei principi cristiani che si applicano anche alla vita fisica di ogni persona e quindi anche nello sport. È vero che tutti guardiamo con attenzione alla nostra presenza e al riconoscimento ufficiale come quello del comitato olimpico internazionale, del CONI e così via. Tuttavia la peculiarità del CSI è quella di vivere la vita sportiva come conseguenza, applicazione e riverbero di alcuni grandi principi della fede cristiana come la creazione. Dio crea il mondo e l’uomo, a cui affida la responsabilità della corporeità, della salute, della forza e dell’energia. È necessario trasmettere quindi valori che non sono solo competitività o perfomance, ma anche la “non esclusione” e la partecipazione come principio della dignità umana. Per questo motivo la proposta del CSI può essere ancora valida ed essere quell’antidoto necessario per ripartire anche in questo momento storico segnato dalla pandemia e dalle conseguenze devastanti che essa continua a portare.

La scelta del suo motto episcopale “humilitas ac dulcedo”, ha trovato conferma nelle sue parole e nelle sue opere con una disponibilità all’ascolto, al sostegno, alla condivisione con tutti coloro che si mettono al servizio dei bambini e dei ragazzi che vanno accolti e formati in ambienti amorevoli. Cosa vorrebbe dire per incoraggiare i dirigenti delle società sportive che si sentono a volte esposti e poco considerati?

Il ruolo dei dirigenti è cruciale nella direzione delle necessarie “politiche di sostegno associativo”, verso le quali non occorre mai indietreggiare ma continuare a proporsi e spendersi anche per loro. Per tali ragioni bisogna continuare a proporsi sia presso le strutture ecclesiastiche (Vescovi e Sacerdoti), sia presso le famiglie. L’opera del CSI, insieme a quella di tutte le società sportive a voi legate, continua ad essere strumento di evangelizzazione. La esistenza del CSI deve tornare ad essere una presenza viva nei quartieri, nelle case e nei contesti difficili, una presenza per tutti. I dirigenti siano impegnati in prima persona nella promozione dei valori del Vangelo, siano responsabili nel condividere con i presbiteri la missione educativa, ponendo molta attenzione alla formazione cristiana. Attraverso la loro azione tipicamente sportiva debbono creare sempre più relazioni solide attorno ai valori immediatamente prossimi all’evangelizzazione.

Il tema della famiglia le è sempre stato particolarmente caro, così come pure il tema dell’etica nella società. Pensa che il CSI attraverso la gestione delle attività sportive possa essere un concreto alleato nel compito formativo dei figli, spesso gravoso oltre ogni limite, delle famiglie e della scuola?

Se il compito educativo e formativo è sempre importante, nel CSI è cruciale, in quanto la vostra Associazione si ispira al valore assoluto della persona umana, alla sua parità ed alla sua dignità. Si aspira ad una politica sportiva inclusiva, che oggi è perseguita da tutti (leggi, governi e le stesse agenzie sociali) in un contesto, invece, selettivo e che si espone

È necessario trasmettere quindi valori che non sono solo competitività o perfomance, ma anche la “non esclusione” e la partecipazione come principio della dignità umana

ad idolatrie e violenza. In realtà, lo sport, insieme alle comunità parrocchiali, deve essere un alleato della famiglia ma anche della vita democratica. Infatti, se è vero che lo sport che tende all’agonismo viene promosso e viene avallato da qualsiasi regime autoritario (si pensi ai romani, al regime fascista e ad altri esempi dei giorni nostri), quello della partecipazione piena, dell’inclusione, che aiuta ogni cittadino, ogni figlio di Dio, aiuta a capire che è importante esserci e partecipare, offrendo il proprio contributo.

Gli oratori e le parrocchie sono i primi e più importanti luoghi di accoglienza dei bambini e dei ragazzi che fanno sport educativo. Ritiene che questa collaborazione tra Chiesa e CSI possa continuare e possa dare sempre buoni frutti a favore delle giovani generazioni?

La collaborazione tra Parrocchia, Diocesi e CSI è fondamentale. Il tema delle alleanze educative sta a cuore a noi tutti, però c’è da fare uno sforzo reciproco. Gli oratori devono aprirsi di più e comprendere il valore che può scaturire dall’ospitare una società e\o un gruppo sportivo, come quello che il CSI promuove. Dal fronte opposto il CSI deve tentare di non strumentalizzare o semplicemente “approfittare” di una parrocchia solo come luogo dove reperire con facilità un campo sportivo, magari a prezzo di saldo, ma al contrario essere molto attento nel richiedere e cercare fortemente alleanze educative a cominciare dalla vita parrocchiale. È necessario che questi due mondi si avvicinino per provare a costruire alleanze educative in quei luoghi che devono riaprirsi ai nostri giovani.

Con l’incontro di quest’anno ad Assisi il prestigioso “giornale” del Centro Sportivo Italiano, Stadium, riprende le pubblicazioni. Era nato nel 1906 e poi, dopo tante vicissitudini, tanti momenti di gloria e un momento di declino, questa autorevole voce torna a farsi sentire. Vorremmo chiederle un suo auspicio personale e pastorale per la rivista, affinché sia di nuovo e pienamente l’espressione del volto associativo nella società contemporanea.

Tutte le riviste vivono grandi difficoltà perché devono sapersi inserire nel nuovo mondo del giornalismo e della comunicazione in generale che si trasforma in un momento di “rivoluzione digitale”. Stadium dovrà saper intercettare le nuove modalità comunicative per arrivare ai giovani, alle società sportive, alle parrocchie, al mondo delle famiglie ed al territorio tutto. Molto dipenderà dalla capacità professionale di saper comunicare nei modi consoni che oggi sono più utilizzati. L’augurio è che Stadium ritorni a diventare un grande contenitore di informazione sportiva/ educativa riconosciuta, apprezzata e sfruttata. Auguri

© Siciliani-Gennari/CEI

Chi é Mons. Antonino Raspanti

Mons. Antonino Raspanti è nato ad Alcamo, in provincia e diocesi di Trapani, il 20 giugno 1959. Dopo gli studi liceali, è entrato nel Seminario diocesano, frequentando quello arcidiocesano di Palermo, conseguendo il Baccellierato in Teologia presso la Facoltà Teologica di Sicilia nel 1982. Ha poi completato gli studi accademici presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, con il Dottorato in Teologia nel 1990. Ha ricevuto il diaconato il 6 marzo 1982 ed è stato ordinato presbitero il 7 settembre 1982, nella Chiesa Madre di Alcamo, da S.E. Mons. Emanuele Romano. Il 26 luglio del 2011 è stato nominato dal Papa Benedetto XVI vescovo eletto della diocesi di Acireale e il giorno 1 Ottobre, ricevendo l’Ordinazione Episcopale nella basilica cattedrale, ha preso possesso della diocesi. Membro del Pontificio Consiglio della Cultura. Dal 24 maggio 2017 vicepresidente per l’Italia meridionale della CEI.

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