Albero Del Maschio fantin

Page 1

Le nostre radici

Dall’album di famiglia...

I Del Maschio Danelin Fantin, da Giacomo a… Pietro. Oltre mezzo millennio di storia in terra budoiese In attesa di avere la fortuna d’imbatterci in documenti cronologicamente antecedenti a quelli finora esaminati,1 riguardanti i Del Maschio, presentiamo il clan dal doppio soprannome: i Del Maschio Danelin Fantin. Pietro con la cuginetta Gianna nel cortile dei Fantin. È novembre 1941.

__ VENTISEIESIMO INSERTO di Vittorina Carlon Una scena agreste degli anni ’50 del secolo scorso. Antonietta con la madre Battistina, il marito Antonio e lo zio Giuseppe. Tutti sono «armati» di rastrelli, forche, mentre la mussa li sta beatamente a osservare all’ombra di un gelso.

Dal patronimico al cognome. 1480-2011

Giuseppe Del Maschio Danelin, in età già avanzata. Alle sue spalle il limone con i suoi abbondanti frutti, pianta che curava con passione.

Un momento particolare della civiltà contadina: l’uccisione del maiale. Nel cortile della casa di via Pozzi, Giuseppe Del Maschio e il nipote suo omonimo con i norcini del paese, i fratelli Giuseppe e Marco Mezzarobba Piai, controllano il peso del suino dopo l’uccisione.

Pietro Del Maschio Danelin (n. 1874), negli anni ’30 dello scorso secolo.

Innanzitutto è doverosa una breve nota introduttiva sul cognome. Del Maschio deriva dal patronimico Maschio, denominazione assegnata a un bambino «maschio», tanto atteso e desiderato. Dal nome personale a quello di famiglia il passo fu breve e Maschius, insieme ad Anzelin, divenne uno dei cognomi più diffusi nella Budoia di metà Seicento. Le fonti genealogiche più remote del cognome del Maschio risalgono, infatti, già all’inizio del ’500 con Maschius Maschlus e Petrus Maschlus (1507-1512) e ancora Dominicus q. Bartholomei Mascli (1528), Jacobus filius q Mathei del Maschli (1544-1563),2 Maschio del Maschio (1555), Antonius q. Andree del Maschio (1563) e Franciscus di Ticiani del Maschio (1563).3 E altri ancora. Il cognome ebbe un’evoluzione grafico-fonologica nell’arco della sua storia, lunga oltre mezzo millennio: dalle forme Masculis, Masclus, Mascli, Mascus fino alla versione del Maschio e a quell’attuale con l’iniziale maiuscola della preposizione. La variante priva di preposizione articolata si registrò anche in alcuni atti anagrafici dell’Ottocento, in particolare di persone che emigrarono a Venezia. È uno dei pochi nomi di famiglia ancora vivi nella toponomastica stradale: si tratta della via a nord-est del paese, la cui intitolazione fu ripresa dalle mappe catastali ottocentesche, napoleonica e austriaca. Denominata a quell’epoca Strada Comunale dei Maschi, la via delimitava, con la Strada Comunale detta Cal de Gaja, l’area in cui abitavano i nuclei familiari numericamente più consistenti dei Del Maschio.

Lorenzo Del Maschio (al centro) con altri commilitoni e bambini greci, durante la guerra in terra ellenica.

I quattro fratelli Del Maschio in occasione della festa di matrimonio del nipote Antonio, negli anni ’60 del secolo scorso, a San Tomè. Da sinistra: Giuseppe, Domenico, Lorenzo, Gino.

Dal 1760 al 1900 le persone con tale cognome erano 650 circa. Dalle omonimie ai soprannomi Domenico, Mathio, Zuanne, Pietro, Zuan Maria, Zambatta, Giacomo e ancora Mathio e Pietro furono i nove capifamiglia di altrettanti nuclei dei del Maschio, individuati finora in zona, a metà del ‘600. In quel periodo le omonimie si stavano diffondendo a macchia d’olio, tanto che già allora tre capi di casa si distinguevano dagli altri per l’uso del soprannome: Gant con Pietro, Visintin/Visintino con Zuan Maria e Mathio. Altri soprannomi si formarono quasi contemporaneamente. Quello di Munar/o fu registrato per la prima volta nel 1657 e il casato è ancora vivo nella memoria collettiva. Da questo si staccò un ramo, il cui capostipite sposò una Parmesan di Dardago, che diede l’avvio all’omonimo soprannome. SEGUE

Casa di proprietà di Pietro Del Maschio Danelin Fantin. In alto. Chiave di volta dell’arco d’ingresso dell’abitazione in cui è inciso l’anno di costruzione, 1655.

Note. 1. Le fonti documentarie esaminate sono state rinvenute presso l’Archivio dell’antica Pieve di Santa Maria Maggiore di Dardago, l’Archivio di Stato di Pordenone, Archivio Storico della Famiglia Del Maschio Pietro Fantin. La fonte bibliografica consultata è il volume di Carlo Zoldan La pieve di Dardago tra XII e XVI secolo. Le pergamene dell’archivio, l’Artugna, 2008. 2. 1558. Iacobus del Maschi, camerarius modernus ecclesiae S. Marie de loco Dardaci. 3. 1563. Franciscus di Ticiani del Maschio iurato e cameraro.

INSERTO DE l’Artugna n. 124 · DICEMBRE 2011

Dell’Anzola fu trascritto per la prima volta nel 1661, nel registro dei battezzati. All’ inizio del XIX secolo, a tale versione si sostituì il diminutivo maschile Anzolet, soprannome presente a tutt’oggi nella comunità e attuale anche nella toponomastica stradale. Il casato Cussol/o-Cuzzol/o si trova documentato per la prima volta negli anni 1746-48: fu un del Maschio che, sposatosi con una Zambon di Dardago, assunse tale soprannome. Si riscontrano, inoltre: Comel, Bologna, Biscontin, a fine Seicento; Burigana e Bevilacqua nei primissimi anni del ’700; Conte e Petol (1747), Machion (1748); d’Iustin era un soprannome formatosi nel ’600 dal capostipite Ustin/Agustin, nato sul finire del secolo XVI. A fine Ottocento si formò Burela e altri si diffusero nel XX secolo: Frate, Pindol, Bisut, Giathinto, pseudonimi esistenti a tutt’oggi nella tradizione orale. A volte i soprannomi divennero anche cognomi, come nel caso di Visintin (1671) di Gant (1691), Dell’Anzola (1702); addirittura con del Maschio declassato a soprannome (1694). I Danelin Fantin. il clan dal doppio soprannome Ritorniamo ai nostri Del Maschio dal doppio soprannome: Danelin Fantin, due storie, due realtà diverse di clan, un’unica fusione che dura da oltre cent’anni. Danelin fu documentato per la prima volta nei registri della pieve, il 13 Febbraio 1694, nell’atto di matrimonio di Zamaria q. Domenico del Maschio detto Danelin e Antonia Bucusso; derivò dal nome del nonno dello sposo, Danièl o Danielin, nato nell’ultimo decennio del ’500. Fu con certezza quest’omino dal fisico

esile e basso di statura a dar origine a tale casato. Un fratello di Danielin dovrebbe essere stato Giacomo de Masculo, nato nel 1599, il capostipite dell’albero in questione, anch’egli presente nei documenti inizialmente con la forma priva di soprannome. L’uso del condizionale è dovuto all’impossibilità di reperimento di materiale archivistico che attesti la paternità dei due. Un ramo di Giacomo si fece registrare con il soprannome solamente nel secolo XVIII e precisamente nell’atto di battesimo di Francesco del Maschio Danelin di Giacomo di Francesco e di Florinda Scussà, nato il 31 Marzo 1741. Da allora tutti i discendenti di Francesco manterranno il soprannome. Mentre la discendenza di Daniel si estinse in paese nell’arco di due secoli (le cause furono determinate sia da nascite prevalentemente femminili sia da probabili fattori di emigrazione), quella di Giacomo, invece, si espanse. Nei secoli, egli divenne il capostipite, oltre che dei Danelin, anche dei Mos’cion, dei Frate, dei Gè e di altri ancora, tramite un fratello del nostro Giacomo (n. 1714). Altre varianti del soprannome, presenti nei registri di battesimo, sono Danel e Daneluz.

Le abitazioni dei Danelin e dei Danelin-Fantin Un documento del 18205 attesta ai Danelin la proprietà del fabbricato in Strada Comunale detta dei Scussat,6 l’odierna via dei Pozzi al numero civico15. Il 24 gennaio di quell’anno, infatti, in casa dei fratelli Giacomo, Giovanni e Giuseppe (l’ultimogenito Angelo non appare nell’elencazione perché già deceduto) del Maschio detti Danelini furono stilati l’inventario e la stima della «Facoltà mobile ed immobile, lasciata tempore mortis» dal padre, Francesco del Maschio Danelin, nato nel 1741, figlio di Giacomo e Florinda. Si tratta dell’attuale casa abitata dalla famiglia di Pietro Del Maschio (l’impresario Piero Fantin), con portone d’ingresso di pietra viva nella cui chiave di volta dell’arco è ancora inciso l’anno di costruzione, 1655. Il sottoportico era lastricato di cogolato, e sopra vi era una camera; seguivano poi la fabbrica della cusina con saliso da lastra grezza, con due finestre e porta con stipiti di pietra, la caneva e il salvarobba. Nel cortile erano collocati la stalla coperta da coppi, la fabbrica della stalla da pecore con coperto di paglia, lo stavoletto e il purcaro. Accanto crescevano 6 morari e nell’orto altri quattro. La proprietà confinava con varie famiglie degli Scussat. Nel cortivo vecchio (?), inoltre, erano situati la fabbrica della Tezzetta, coperta di coppi, a cui si era fatto riferimento nelle divisioni del 20 aprile 1762 (?), la fabbrica della camera, annessa a detta Tezza, delle stanze ai piani terra e superiore e scala di pietra con sette gradini (levadini). Era una struttura bassa, secentesca, che confinava a

sud e ad ovest con gli altri Danelin, Daniel e Bortolo, discendenti del ramo di Daniel/Danielin, il probabile fratello del nostro Giacomo come già sopra accennato. Nel lungo elenco dell’inventario erano inclusi i beni arativi (16), e altrettanti prativi, i beni mobili, gli animali,7 ma anche la passività e i debiti; tra quest’ultimi da saldare la notevole somma di £ 189:60 al signor Pietro Puppi, Speciale Medicinale in Polcenigo, per l’acquisto di medicine occorse allo stesso Francesco o al figlio Angelo, da poco deceduto. In un documento precedente del 9 ottobre 1800, invece, il padre Francesco era ora abitante nelle case Scussat.8 Si trattava forse di un’eredità della madre, Florinda Scussat, ceduta al figlio oppure era l’abitazione in cui il padre Giacomo, sposatosi con Florinda nel 1738, scelse di abitare nella casa della moglie? Nel 1841, Giovanni vendé al nipote Angelo, figlio del fratello Giacomo, la parte della sua casa e, quattro anni dopo, lo stesso Giacomo cedé perpetuamente gli immobili al figlio Angelo. Il giovane acquistò, nel 1847, l’immobile confinante a settentrione da Maria di Giovanni Vettor di Dardago e una casa di muro a calce da Domenica Scussat: casa coperta con coppo, con portale a piano terra e superiore e con relativo granaio. Nel 1851, Angelo continuò ad acquisire immobili: una casetta coperta a coppo sempre da Maria Vettor. I suoi continui acquisti immobiliari attestavano un certo benessere. Costui, infatti, dalla fine degli Anni Venti dell’Ottocento lavorava a Venezia dove probabilmente viveva con la famiglia, anche se tutti i figli nacquero a Budoia. Lo si evince dal documento datato 28 gennaio 1863 e scritto a Venezia, in cui egli si rivolgeva al Co-

mune di Budoia, affinché il figlio ventunenne Lorenzo venisse esentato dal servizio militare per problemi di salute.9 Angelo morì a 84 anni, il 26 aprile 1893, e lasciò i suoi beni ai figli Lorenzo, Valentino, Giuseppe e Maria Anna.10 Antonio, uno dei figli di Lorenzo, abbandonò la casa paterna per abitare in quella della moglie, Antonia Angelin, nelle case dei Del Maschio Fantin, in via Cial de Gaja pur non essendo lei una Del Maschio. Fu Giuseppe con la moglie Battistina Zambon, genitori di Pietro, a ritornare nella casa dei suoi avi, nel 1949. SEGUONO LE TESTIMONIANZE ORALI RACCOLTE DA ALBERTO DEL MASCHIO DANELIN FANTIN.

Note. 4. 1840. Del Maschio Anzolet Fantin Giuseppe e Maria. 5. Archivio Storico della famiglia Del Maschio Pietro Fantin. 6. Mappe Catastali Napoleonica e Austriaca. 7. Un manzo ed un’armenta, peccore n° 8, capre n° 1, una somarella 8. Il 9 ottobre 1800, tre giorni prima della sua morte, a Budoia nella camera della infrascritta …Madalena, figlia del qm Leod° di detta villa gravemente amalata, anzi vedendo che il suo male va avicinandosi agl’estremi, intende e vuole motu proprio pro remedio anima sua, e lascia per grave obbligo di giustizia a suo Fratello Francesco Danielin ora abitante nelle case Scussat, sopra un campo in loco dicto Perer, da esso lui posseduto, lasciato alla sudta Madalena ... che il sudetto suo Fratello gli faccia celebrare messe n° 30 fra l’anno computato il giorno di sua morte, e queste per una volta tanto, ed esborsi per elemosina al celebrante lire due per ogni messa che fanno in tutto £ 60. ... (Archivio Storico della Famiglia Del Maschio Pietro) 9. Lorenzo fu sottoposto all’operazione della pietra, ed ora debole e incontinente. (Archivio Storico della Famiglia Del Maschio Pietro) 10. Documento del 2 agosto 1893 (Archivio Storico della famiglia Del Maschio Pietro).

Certificato di battesimo di Pietro di Giacomo fu Pietro de Masculo e di Magdalena, nato il 28 luglio 1671 (Registro dei battesimi).

Dall’album di famiglia...

Giuseppe Del Maschio Fantin ovvero Barba Bepo Fantin, el mago, in età giovanile.

Giuseppe Del Maschio Danelin con la moglie Elena Del Maschio, sotto il porticato della loro abitazione, nel 1938.

Quest’ultimo casato, Daneluz, ebbe origine da Valentino (n. 1836), fratello di Lorenzo dell’albero in questione, che registrò le due figlie di prime nozze con tale soprannome. I figli di seconde nozze – Giulio, Giovanni, Luigi, Umberto, Cesare, Lorenzo… – furono invece trascritti negli atti di battesimo privi di soprannome; per il patrimonio orale collettivo, però, appartenevano al casato dei Poth, per la presenza di pozzi nella loro proprietà. Dati il susseguirsi e la frequenza di alcuni nomi ricorrenti anche nel consistente casato dei Visentin (Daniel, Bortholomeo, Francesco, Giacomo, Zamaria, Domenego), i Danelin potrebbero aver avuto origini proprio da questi ultimi. Il secondo soprannome, Fantin, non è documentato nei registri di battesimo, mentre è presente in un documento del 1840, accanto all’altro già assai diffuso, Anzolet.4 È collegabile al cognome di Maria Fantin (di Coltura?), moglie di Daniel di Piero del Maschio dell’Anzola o Anzolet che ebbe sei figli tra il 1775 e il 1787 e che avviò un nuovo casato. Oggi, come i precedenti soprannomi, Fantin è attivo solo nella memoria collettiva.

L’alpino Gino Del Maschio Danelin Fantin.

Giuseppe Del Maschio Fantin, el mago, con la moglie tra i nipoti Domenico (a sinistra) e Gino (a destra). La coppia aveva un figlio, Lorenzo, morto in età giovanile. Rimasti soli, decisero di adottare Antonia Angelin, nonna di Pietro Fantin.

A Venezia, negli anni ’20 del secolo scorso. Da sinistra: Giuseppe Del Maschio Danelin, Giuseppe Del Maschio Fantin (’l mago) con i giovani nipoti, Gino e Giuseppe.

Domenico Del Maschio durante il servizio militare, pure lui alpino.


•••

I Del Maschio Danelin Fantin da Giacomo a Pietro

Giacomo de Masculo n. 1599

Petrus n. 1630 ca. SPOSA

Maria di Bartholomeo

Dall’archivio storico di famiglia...

Jacobo

Francesco

n. 1650 ca.

n. 1645

SPOSA

Domenico n. 1659

Madalena

Francesco

Petrus

n. 1684

n. 1671

SPOSA il 28.11.1703

Madalena Cardaz d.a Schiavon

Giacomo n. 1714 SPOSA il 18.06.1738

Florinda Scussà

Certificato di nascita di Giovanni del fu Francesco del Maschio detto Danelin nato nel 1778. Frontespizio dell’Inventario e stima della Faccoltà mobile ed immobile lasciata tempore mortis dal fu Francesco del Maschio detto Danelin.

Francesco Danelin n. 1741 SPOSA il 13.10.1764

Giobatta n. 1744

Cattarina Gislon

Giacomo Giacoma Santa

n. 1770

Giovanni

Maria

Giuseppe

Angelo

n. 1765

SPOSA PRIME NOZZE il 13.01.1792

n. 1778

n. 1778

n. 1780

n. 1784

Angela Quain SPOSA SECONDE NOZZE l’ 11.01.1809

Valentina di Fort

Angelo Giacoma

Francesco

Maria

Maria

Anna

n. 1794

n. 1797

n. 1800 · m. inf.

n. 1802

n. 1806 · m. inf.

n. 1809

Catterina

Anna

Lucia

Lorenzo

SPOSA

n. 1811

n. 1813

n. 1816

n. 1820

Elisabetta Steffano/Steffinlongo

Valentino

Teresa

Giuseppe

n. 1836

n. 1838

n. 1839

Lorenzo n. 1842 SPOSA

Maria Anna n. 1844

Santa Carlon

Caterina

Maria

n. 1901

n. 1906

Andreanna

Pietro Atanasio

Antonio Erminio

Giuseppe

n. 1869

n. 1874

n. 1877

n. 1883

Teresa Angela n. 1886

SPOSA

SPOSA

SPOSA

SPOSA

SPOSA

Carlo Puppin Los

Angela Lachin

Antonia Angelin

Elena Del Maschio

Giovanni Panizzut

Domenico

Giuseppe

n. 1908

n. 1904

SPOSA

SPOSA

Agata Carlon

Battistina Zambon

Angela

Carla

Antonietta

n. 1933

n. 1942

n. 1931

Gino

Lorenzo

n. 1912

n. 1910

SPOSA

Caterina Bocus

Pietro n. 1939

Gianna

SPOSA

Antonio

Maria

Gioconda Carlon

Alberto n. 1966 SPOSA

Anna

Claudia

Raffaella

n. 1967

n. 1969

n. 1983

Luigina Poletto

Pietro n. 2008

Dalla viva voce… di Pietro e Antonietta di Alberto Del Maschio Se fino alla fine del 1800 la ricerca è stata compiuta negli archivi storici, a volte con il dubbio dell’esatta interpretazione di testi con rimandi non sempre chiari a posteriori, da quella data in poi è facile ricostruire la discendenza anche solo attraverso la tradizione orale. Oltre che alla ricostruzione della dinastia, è interessante riascoltare storie e aneddoti legati alle persone che si sono susseguite nelle generazioni ricordate a memoria d’uomo. Pare fosse «Fuggi, fuggi, fuggi...» l’inizio di una formula magica che aiutava ad esorcizzare le persone possedute dal demonio e curate da Giuseppe Del Maschio padre adottivo di Antonia Angelin, andata sposa ad Antonio Erminio «Danelin» a cavallo tra il 1800 e 1900. «Bepo Mago», così era soprannominato, non aveva figli naturali e, avendo come erede la sola Antonia, non impiegò molto a convincere lo sposo a trasferirsi «su de Fantin». In questo cambiamento di residenza certamente una cosa rimase invariata: il cognome. In quella casa la famiglia dei giovani sposi prese

subito forma, nacquero con cadenza esatta di due anni Caterina, Giuseppe, Maria, Domenico, Lorenzo e Gino. Una famiglia oggi numerosa ma per quegli anni normale, dove ogni figlio era una risorsa da impiegare nel lavoro dei campi e soprattutto della montagna. Partenza prestissimo il lunedì mattina verso il podere in località Campo, unica proprietà di famiglia più simile ad una pietraia che ad un prato stabile, con viveri millesimati da far durare per tutta la settimana. Rientro in paese sabato sera, ma non per tutti, Santa Messa della domenica e nuovo rifornimento di viveri il lunedì in un ciclo che si ripeteva per gran parte dell’estate. Le attività principali erano lo sfalcio, l’asciugatura al sole, l’accumulo, la preparazione per il trasporto ed in fine, grazie a Dio, la spedizione del fieno a valle con le slitte. Tanto lavoro e poca resa che i giovani di famiglia cercavano di migliorare con qualche lavoretto aggiuntivo. Gino si dedicava ad accompagnare con carretto e cavallo lo zio almeno una volta alla settimana

nei paesi vicini (Prata, Brugnera, Sacile, Cordignano...) per esercitare l’attività ormai riconosciuta di esorcista e mago. La popolarità dello zio-nonno adottivo aveva ammiratori in ogni luogo che finiva per tradursi in entrate per il sostentamento famigliare. Domenico aveva iniziato a fare il calzolaio, a tempo perso e senza particolare fortuna, in un contesto dove il baratto era spesso la ricompensa. Giuseppe, forse sulla spinta di altri suoi coetanei, lavorava stagionalmente a Venezia come operaio in una fabbrica bellica e poi come muratore. La guerra ha visto Lorenzo impiegato in più campagne militari, sicuramente in Albania e in Grecia mentre Domenico veniva fatto prigioniero dai Tedeschi. Tuttavia, la vera iniziativa presa per sollevare l’economia di questa famiglia, senza ombra di dubbio tra le più stanziali del paese, fu presa dalle donne. In particolare da Agata e Battistina, mogli rispettivamente di Domenico e Giuseppe,

che si trasferirono prima a Milano e Roma poi a Venezia come donne di servizio inviando a casa qualche soldo sonante prima ancor più difficile da vedere. Un fine settimana Giuseppe, rientrando da Venezia, portò con sé un po’ di pesce per la famiglia. Una vera rarità per i suoi congiunti soprattutto se pensiamo che lo stesso pesce ancora crudo finì il suo viaggio «’n tel Ciamp», proprio in quella montagna dove la sera si ritrovavano tutti nel «cason» a consumare quello che c’era. Il pesce fu servito il lunedì sera stesso, fritto nel grasso sciolto, davanti a uomini, donne e bambini. La cena era il momento di massima convivialità dopo il lavoro della giornata e quella sera c’era qualche cosa di speciale: il pesce portato da Bepi messo in un piatto comune al centro. Quella sera non bastarono due polente «pa’ tocia al pesse» che sicuramente rimase disidratato ma intatto nel piatto. Il pesce era piaciuto a tutti, ancor di più la polenta avvicinata a questo che in qualche modo portava con sé il profumo

e il grasso usato nella frittura. Tale momento di gioia aveva però fatto sì che la razione di farina per la polenta del venerdì venisse consumata con quattro giorni di anticipo. Ed è proprio in questa circostanza che fu coniata da Domenico, l’anziano del gruppo che ogni fine settimana andava a valle, l’espressione che a molti fa ancora sorridere: «Basta pesse in mont!». La guerra ha portato cambiamenti epocali e non tutto sembra più quello di prima, ci sono nuove energie che rimettono in piedi l’Italia: gli echi della rivoluzione industriale e di un altro modo di vivere arrivano finalmente anche in paese. Nel 1949 i vecchi di casa Danelin che erano i fratelli di Antonio ossia Pietro, rimasto solo dopo la morte dell’unica figlia e Giuseppe, sposato ma senza eredi, si accordano con il fratello perché mandi uno dei suoi figli e relativa famiglia a vivere da loro. In cambio di assistenza per la vecchiaia avrebbero migliorato il futuro di uno dei nipoti lasciando l’eredità. Fu designato in maniera irrevocabile il figlio più vecchio, Giuseppe che, nonostante i mugugni

dei fratelli, portò in via Scussat (oggi via dei Pozzi), nella casa degli zii, la moglie Battistina ed i figli Antonietta e Pietro. In questo modo l’allora quarantacinquenne Giuseppe rientrò nella casa che il padre aveva lasciato poco prima che lui nascesse per andare in «cuc». Il ramo generato da Erminio Antonio vide la possibilità di continuare la dinastia solamente attraverso due dei figli maschi, Gino e Giuseppe unici ad aver generato figli maschi che avrebbero potuto portare avanti il cognome. Di questi solo Pietro, figlio di Giuseppe, ha avuto la fortuna di avere un figlio maschio il quale, anche quando i più fiduciosi avevano gettato la spugna, ha dato vita a Pietro nato il 23 settembre 2008. E così la dinastia dei Del Maschio attraverso Pietro, figlio di Luigina e Alberto, figlio di Gioconda e Pietro fu Giuseppe, di Erminio Antonio Del Maschio «Danelin» può continuare a sperare di consegnare alle generazioni future il gene di una piccola storia del nostro paese.

Dall’album di famiglia...

Il piccolo Pietro con la cugina Benedetta, figlia di Claudia. Giuseppe Del Maschio Danelin con il nipote Giuseppe, negli anni Cinquanta del Novecento.

Giuseppe con la moglie Battistina Zambon, a Venezia, nell’agosto del 1929.

La famiglia di Giuseppe e Battistina con i figli Antonietta e Pietro, nel 1942.

La famiglia di Pietro e Gioconda con Antonietta, in occasione del conseguimento della laurea di Raffaella, nel 2008.

Pietro, figlio di Alberto e di Luigina Poletto, nipote di Pietro e Gioconda.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Issuu converts static files into: digital portfolios, online yearbooks, online catalogs, digital photo albums and more. Sign up and create your flipbook.